Note al capitolo

Stavo rileggendo Harry Potter ed il principe Mezzosangue e mi sono chiesta: Come sarà stato Slughorn ad Hogwarts? e se lui e Dumbledore si fossero conosciuti a scuola?

Slughorn è un presonaggio che mi piace molto e ho scritto di getto questa oneshot. E' breve, non ha una trama precisa, è solo un'idea messa per iscritto, spero che vi piaccia.
L’Apparenza Conta


Era un ragazzino grassottello, quello che stava dirigendosi allegramente all’aula di Pozioni. La sua uniforme, adornata con lo stemma della Casa Serpeverde, dissimulava appena le sue considerevoli dimensioni. Per essere un quindicenne, superava in stazza la maggior parte dei suoi compagni di corso. Del resto Horace aveva sempre apprezzato il buon cibo che era servito a scuola ed essendo un ragazzo allegro ed amante dei piaceri della vita, non riusciva a trattenersi dall’assecondare pienamente la sua fortuna scegliendo sempre i bocconi migliori.
Se incontrava qualcuno lungo il corridoio salutava sempre con il giusto miscuglio di allegria e garbo. Era un ragazzo dall’ indubbia intelligenza ed aveva presto scoperto che il suo carisma, se ben utilizzato, poteva procurargli amici utili, sia per le loro conoscenze parentali, sia per il loro talento scolastico. Per questo era il Serpeverde che contava più amicizie all’interno delle altre case, quello che era sempre visto di buon occhio dai professori, quello che durante le vacanze otteneva gli inviti migliori, i biglietti per i concerti e le partite, i dolci più prelibati. Questo aveva portato molti ragazzini a guardare lui, un ragazzo grassoccio e assolutamente poco attraente, con ammirazione, a desiderare essere suo amico. Insomma, era diventato popolare grazie all’altrui popolarità. Horace era giunto alla conclusione che il vero potere stava nell’avere le giuste conoscenze e il riuscire ad influenzarle.
Nonostante ciò, il ragazzo ultimamente si sentiva piuttosto malinconico.
Ogni viso sorridente che lo salutava era per lui motivo d’orgoglio. Eppure, lui non provava nulla per queste persone, a parte interesse personale. Li chiamava amici, ma chi di loro lo era veramente? Se non fosse stato così spigliato, affabile e capace di accattivarsi il prossimo, non sarebbe stato per loro solo un ciccione Serpeverde?
Era sempre circondato da un’allegra brigata, era sempre invitato quando c’era da far baldoria, riusciva ad essere l’anima della festa. Eppure, di veri amici, lui, non ne aveva.
Giunse dinnanzi all’aula e spinse la maniglia dell’uscio. Era chiuso. Si guardò intorno in cerca di qualcuno che gli desse spiegazioni. Solitamente era sempre al corrente dei cambi d’orario.
”Il professore ha avuto un malore improvviso, per questo le lezioni sono sospese.” Una voce tranquilla alle sue spalle lo fece trasalire. Si voltò, il volto paffuto arrossato per l’imbarazzo. Dinnanzi a lui stava il Prefetto Grifondoro, Albus Dumbledore. Questo non fece altro che aumentare il suo imbarazzo.
Horace non era diventato prefetto. Ne era stato lieto, in realtà, entrambi i prefetti Serpeverde erano suoi amici, lo favorivano e lui non doveva sobbarcarsi tutte quelle noiose responsabilità.
Ma Dumbledore non era un semplice prefetto. Era l’unico che lui ammirasse. Era un ragazzo alto e magro, terribilmente intelligente, dall’aria seria e dal linguaggio forbito, ma che sapeva divertirsi, dire cose realmente buffe con leggerezza, senza curarsi di sembrare strambo. Se Horace avesse provato ad essere divertente in quel particolare, delizioso modo, lo avrebbero chiamato “il grassone matto”, invece Albus era ammirato anche per la sua originalità, oltre che per la sua bravura. Certo, a volte metteva in imbarazzo la gente con uscite incomprensibili, ma le persone che lo prendevano in giro erano certo meno di quelle che lo consideravano un genio. Del resto, nonostante fosse quasi d’un intero anno maggiore di lui (si era informato a dovere) era più capace dei ragazzi del settimo anno. Dumbledore era il migliore, ed Horace pensava che fosse l’unica persona che realmente fosse degna della sua ammirazione. Il fatto che fosse un Grifondoro non gli interessava minimamente: era ben consapevole che le persone di valore erano smistate in tutte le case e non avrebbe perso un buon contatto solo perché aveva uno stemma rosso e oro sull’uniforme. Ma pensare a Dumbledore come ad un buon contatto lo faceva quasi vergognare di sé stesso. Albus era un ragazzo speciale, uno che non si lasciava blandire con delle sciocche lusinghe, non era come gli altri e questo non faceva altro che accrescere la stima che Horace aveva di lui.
“Oh, no-nnon lo sapevo…” Bravo, balbetta, così sì che gli farai una bella impressione, pensò, dandosi dell’imbecille. Il prefetto Grifondoro sorrise leggermente.
”Hanno risposto tutti così. Sei l’ultimo, oggi”. Horace pensò che la temperatura delle sue orecchie non avesse mai raggiunto livelli così elevati. Inspirò profondamente nel tentativo di alleviare il suo rossore. Dumbledore sorrise. “Oh, non volevo metterti in imbarazzo, davvero… Io stesso mi perdo ancora e non riesco ad andare dalla sala comune al dormitorio senza infilarmi in uno sgabuzzino. Terribile quando ho dovuto fare da guida ai ragazzini del primo anno.”
Ci fu un attimo di silenzio, in cui i due ragazzi si lanciarono una sincera occhiata di gaio divertimento nell’immaginare i ragazzini del primo anno infilarsi fiduciosi in uno sgabuzzino dietro al prefetto.
Poi entrambi scoppiarono a ridere, Horace si sentì all’improvviso più leggero, l’imbarazzo sollevato dal suo cuore e il rossore scomparso dal suo volto.
“Oh, beh, è un peccato che il professore stia così male… Lo hanno portato in infermeria?” Albus annuì mentre cercava di controllare le ultime risatine.
”Sì, pensavo di andare a fargli visita dopo… Vuoi venire?” Horace si sentì assolutamente deliziato. Era stato invitato dopo aver fatto quella figura terribile!
”Oh, certo! Potrei portargli qualcosa… Le brodaglie che propinano in infermeria sono terribili… Peccato che non ci sia lezione, tra l’altro, aveva promesso che ci avrebbe insegnato a mescere una pozione molto divertente e ci tenevo a scoprire cosa fosse. ” Dumbledore annuì.
“Tu sei molto bravo, in Pozioni, vero?” Horace ora era scioccato. Il migliore studente dell’anno, pensava che lui fosse bravo! Era stato notato, dopotutto, e non a causa dei suoi molti contatti! Ora, il ragazzo sapeva di avere un buon ammontare di cervello, ma non pensava che fosse abbastanza da farsene accorgere.
“Oh, no, me la cavo… Insomma, tu rubi un po’ la scena a tutti, no?”
Era scioccante vedere come fosse facile parlare con Albus. Non si sentiva in dovere di essere terribilmente gentile o simpatico per conquistare la sua amicizia. Poteva comportarsi in modo naturale, il suo compagno avrebbe giudicato tramite i suoi metri bizzarri e che quindi se l’avesse apprezzato l’avrebbe apprezzato per quello che era. Poteva essere sincero, ed anche se magari non sarebbero diventati amici, sapeva che quel ragazzo si sarebbe comportato in modo garbato e schietto nei suoi confronti. Il prefetto ridacchiò. “Oh, mi dicono in molti che sono dotato di un cervello fuori dal comune… Ma ‘fuori dal comune’ non sempre è un complimento, non ti pare? Insomma, sono anche piuttosto sbadato, soprattutto con gli ingredienti delle pozioni. Ho notato, invece, che tu sei molto preciso e meticoloso.” Nonostante l’orgoglio lo gonfiasse, Horace scosse la testa. Era vero, lui era meticoloso, trovava il saper fare un’ottima pozione un’arte, come il saper cucinare un piatto prelibato. Mancava però di fantasia, ed era sempre pronto ad arruolare nel suo esercito di amici quelli che avevano la fama di essere più intuitivi e fantasiosi di lui.
”Allora sei lo sbadato più sfacciatamente fortunato che io conosca, mio caro Dumbledore, perché quando hai rovesciato per sbaglio l’aconito, la settimana scorsa, hai trovato un metodo geniale per abbassarne gli effetti collaterali.” Rispose con tono ironico. Albus gli rivolse un sorrisino furbetto.
”Sì e te ne sei accorto solo tu. Insomma, dovresti darti credito del tuo talento, invece che aver sempre paura di creare disappunto nei tuoi compagni, Slughorn”.
Ora il ragazzo era sbalordito. Lo capiva. Albus lo capiva, veramente. Probabilmente lui non sarebbe mai riuscito ad indovinare cosa passasse per quella mente imprevedibile, ma in tutta quella enorme scuola c’era almeno una persona che lo comprendeva.
”Oh, per quello dovrei essere molto più intelligente, affascinante e pieno di talento. Mi adopero meglio che posso a sopravvivere in questa scuola. Avrei potuto essere lo zimbello di Hogwarts, sai. Le apparenze sono più importanti di quello che pensi.” Albus annuì, pensoso.
”Hai ragione…Non ci avevo mai pensato.”
”Questo perché non hai bisogno di ingegnarti per essere considerato” Il prefetto sorrise gentilmente. Horace si rese conto all’improvviso di essere ancora fuori da un aula chiusa a chiacchierare con un prefetto che pur essendo nel suo anno conosceva a malapena, e di avergli confidato qualcosa che non aveva mai detto a nessuno. Non si era mai aperto così con qualcuno e confessare una cosa del genere a Dumbledore la prima volta che ci parlava probabilmente lo aveva fatto sembrare uno stupido.
”Tu farai più strada di quella che pensi, e non solo grazie ai tuoi contatti, Slughorn.” Il ragazzo ridacchiò.
“Beh, se lo dici tu, vorrà dire che ci crederò, Dumbledore. Quando volevi andare a trovare il professore?” domandò. Se il ragazzo ci aveva ripensato gli avrebbe detto di andarci da solo e lui avrebbe saputo per certo di essersi comportato come un ragazzino stupido.
”Dopo pranzo ti va bene? Ci vediamo fuori dalla sala grande” Horace fece un ampio sorriso.
“Sarebbe perfetto.”
Detto questo salutò e si allontanò lungo il corridoio. Il suo umore era decisamente migliorato. Forse qualcuno lo avrebbe visto andare in giro con Dumbledore e lo avrebbe considerato ancora di più, ma al momento, davvero, non gli importava.

Posta una recensione

Devi fare il login (registrati) per recensire.