Era sera ma Lily non riusciva a dormire. Si girava e rigirava tra le lenzuola del letto in preda ai suoi pensieri. Era ansiosa, spaventata, dentro di sé pensava di non essere in grado di frequentare una scuola così importante. Cosa avrebbero pensato i suoi genitori?
"Un demonio come te non appartiene a nessun posto."
Lei era ancora tormentata dalle parole aspre e amare dei suoi genitori, quelle parole la rendevano insicura.
Per loro era solo una poco di buono ma lei nel profondo voleva davvero cambiare.
L'unica forma di luce che filtrava dalla finestra della sua camera era la debole luce della luna. Una luce candida, pura e tenue.
Lily guardò la luna scostando la tenda innondando la stanza di quella luce immacolata. Desiderava ardentemente brillare come quella luna.
Il giorno seguente Lily e Alfred vennero accompagnati alla stazione da Karin. Arrivati all'entrata la donna raccomandò ai due ragazzi di comportarsi bene. I due ascoltarono attentamente senza dire nulla. Infine si chinò verso la bambina e le accarezzò la testa.
“Non mangiare troppo e non metterti nei guai. Credi in te stessa, okay? È importante. Cerca di farti degli amici, non ne servono tanti ma di loro potrai fidarti in ogni momento."
Lily annuì e le sorrise.
Così si salutarono e Karin tornò a casa non riuscendo a trattenere le sue lacrime. Forse non era pronta come credeva nel lasciarli andare via così.
Intanto Lily e Alfred cercavano, smarriti, il binario nove e tre quarti. Lily indossava una camicia di seta bianca, un nastro rosso scuro intorno al colletto della camicia, una gonna dello stesso colore del nastro lunga fino alle ginocchia, aveva anche delle calze bianche lunghe fino a metà coscia e delle ballerine nere a tacco basso con il cinturino. I suoi capelli rossi erano sciolti ma alcune ciocche furono raccolte in due chignon e quello sinistro era ornato dall'elastico che le era stato donato da suo cugino. Alfred indossava solo una felpa bianca, dei jeans con delle scarpe da ginnastica grige.
Entrambi trasportavano i loro bauli e le gabbie con i rispettivi gufi su dei carreli per bagagli.
Ad un certo punto Lily sbatté contro qualcuno cadendo a terra. Il baule si aprì leggermente a causa dello scontro e da lì cadde una piccola spilla.
“Mi dispiace, non volevo venirti addosso.” disse il ragazzo.
Lei alzò lo sguardo verso il ragazzo, aveva capelli scuri spettinati e occhi verdi contornati da occhiali tondi e rovinati. Non aveva mai visto un ragazzo come lui. Per un secondo sentì le sue pupille bruciare e vide qualcosa di bizzarro. Al posto del cuore del ragazzo c'era una caraffa di vetro piena di tante spaccature superficiali. Per un momento sembrò ricordare una frase che le disse Karin: "Il cuore di una persona è come una caraffa, può contenere molte cose, ma se si rompe anche tu lo fai." Il suo era un cuore molto simile al- "Lily, tutto bene?" suo cugino la risvegliò dai suoi stessi pensieri.
"S-Si. Ecco, mi dispiace, non volevo urtarvi." disse Lily prendendo la mano dello sconosciuto che la aiutò ad alzarsi.
“Posso sapere il tuo nome?” chiese Lily.
“Mi chiamo Harry Potter. Tu?” rispose.
“Il mio nome è Lily Bernkastel.” disse sorridendo.
“Stavi cercando il binario nove e tre quarti?” domandò Harry.
Lei annuì e vedendo il suo baule aperto lo richiuse.
“Anche io lo stavo cercando, se volete possiamo cercarlo insieme.” propose il ragazzo.
I due annuirono e insieme a Harry tentarono di trovare il binario che infine trovarono. Lily tirò un sospiro di sollievo. Sembrava affascinata da quello che aveva d'avanti. Una locomotiva a vapore scarlatta era ferma lungo il binario, un cartello in testa al treno diceva Hogwarts Espress, ore 11. Lei si voltò verso Harry.
“Grazie per l'aiuto.” gli disse.
Afferrò suo cugino per il braccio e lo trascinò dentro la locomotiva. Attraversarono alcuni vagoni e trovarono un posto libero.
Alfred sapeva che Lily era una delle persone più testarde del mondo e ne ebbe la conferma vedendola mentre tentava di caricare il suo baule. Era fin troppo bassa per arrivarci e era fin troppo esile per sollevare un baule così pesante.
“Lascialo, ti aiuto io.” cercò di dire lui.
“No, faccio da sola.” rispose lei.
“Per quanto tu voglia non ce la farai mai." disse lui ridendo della sua testardaggine.
Con una piccola spinta riuscì a caricare il baule e gli rivolse un sorriso beffardo.
“Dicevi?” gli chiese ridendo.
“Va bene. Ritiro quello che ho detto ma ora siediti.” rispose lui.
Lily si sedette e iniziò a pensare mentre guardava fuori dalla finestra. Il loro viaggio era iniziato da poco.
Si chiedeva se sua sorella Monika fosse in quel vagone. Monika era sua sorella gemella ma è sempre stata la preferita tra le due. Aveva ereditato tutto da sua madre, era la classica principessa viziata.
La loro relazione era sempre strana, quando erano da sole si comportavano come due sorella ma quando c'erano i loro genitori lei la trattava male e la maltrattava. Lily era solo una macchia nera che rovinava la purezza della loro famiglia. Sembrava divertente per loro vederla soffrire.
Una cosa era certa, non aveva molta voglia di vedere sua sorella. Voleva evitarla il più possibile. Era evidente che nonostante fossero sorelle erano destinate a due mondi opposti.
“Che hai?” le chiese il ragazzo tutto d'un tratto.
“Stavo solo pensando a qualcosa.” disse lei.
Ad un certo punto una faccia conosciuta da Lily entrò nella loro visuale periferica. Lo riconobbe subito, era il figlio di Lucius Malfoy, Draco.
Lo vedeva spesso visto che sua madre li invitava quasi sempre a casa loro. Non li sopportava. Stranamente, Draco non l'aveva mai trattata troppo male.
“È bello vederti qui, pomodoro.” disse Draco con aria di sufficienza.
Già, pomodoro, era quello il soprannome che lui e Monika usavano per schernirla ma Lily non si scomponeva mai. Per lei era quasi un soprannome appropriato per descrivere i suoi capelli scarlatti.
“Non sapevo che i pomodori potessero frequentare Hogwarts. Sembra una barzelletta.” più continuava a chiamarla così e più lei tratteneva l'istinto di picchiarlo a sangue.
“Si vede che è la stagione della raccolta.” disse afferrandola per i capelli.
“Divertiamoci un po'.” disse Draco rivolgendosi ai suoi amici.
Alfred era pronto a scagliarsi contro i tre ma lei gli fece cenno di starsene al suo posto con uno sguardo autoritario.
Notò un particolare nei suoi occhi, un azzurro freddo e solitario, gli occhi di una lince pronta a accattare le sue prede.
Prese il polso con cui Draco le tirava i capelli, era una presa stretta e ferrea. Stringeva il polso con una tale forza che per un secondo lei temette di spezzarglielo ma pensò che se lo meritasse.
Lo buttò a terra e iniziò a prenderlo a pugni contenendosi per non rovinargli il viso. Sarebbe arrivato il giorno in cui gli avrebbe rovinato anche quello.
Quando si sentì soddisfatta si alzò.
“Draco, dovresti imparare a cucire quella bocca che ti ritrovi. Ti ho già fatto un favore non spaccandoti la faccia ma se ti azzardi a darmi noia ancora non so cosa altro potrei farti.” disse Lily con tono minaccioso.
“Non preoccuparti di dirlo a tuo padre, non sono interessata ad avere a che fare con persone non raccomandabili come i Malfoy. Ora, evapora.” disse ancora lei con tutta la tranquillità dell'universo.
Alfred non credeva ai suoi occhi, non aveva mai visto la sorella reagire in quel modo. Era sempre tranquilla e taciturna. Era a dir poco sotto shock.
Quando Draco scappò via con i suoi amici Lily si risiedette come se avesse fatto la cosa più naturale del mondo.
“È stato epico! Ti rendi conto di cosa hai fatto?” chiese lui tra l'emozionato e il preoccupato.
“Per qualche mese non verrà a darci fastidio se l'ho spaventato abbastanza.” sussurrò Lily per convincersi.
Non era sicura di aver fatto la cosa giusta ma se non avesse reagito lui avrebbe continuato. Sospirò pesantemente.
“È meglio indossare la divisa. Siamo quasi arrivati.” disse Alfred.
L'altra annuì. Non doveva pensarci troppo, o almeno non per ora. Doveva solo pensare a iniziare questo nuovo capitolo della sua vita.

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