Note alla storia

Titolo: Primi passi
Autore/data: Ida59 – 16 aprile 2013
Beta-reader:nessuno
Tipologia:One-shot
Rating:per tutti
Genere:romantico, introspettivo,
Personaggi: Severus, Personaggio originale
Pairing: Severus/ Personaggio originale
Epoca: Post 7° anno
Avvertimenti: AU
Riassunto:Con fatica e sforzo, spinto dall’amore, Severus vuole compiere i suoi primi passi. È il seguito di “Il futuro è già incominciato”.
Parole/pagine:  787/3.
Nota: Storia scritta per la sfida “Sette giorni per un sorriso”lanciata da “Il Calderone di Severus”

Primi passi

La testa gli girava e il mondo oscillava incerto attorno a lui, i contorni ondulati e sfocati.
Severus bevve l’ultimo sorso della pozione speciale distillata per lui dalla Guaritrice del San Mungo seguendo i suggerimenti letti direttamente nella sua mente, quando ancora lo squarcio inflittogli da Nagini gli impediva di parlare.
Era l’ultima dose del medicinale: da quel momento il mago aveva deciso che sarebbe iniziata la sua convalescenza.
Non intendeva più attendere.
Voleva guarire.
Aveva cose troppo importanti da fare.
Voleva vivere, finalmente.
Severus sorrise.
E amare.
Gli occhi neri scintillarono di felicità.
Elyn.
Strinse i denti e si aggrappò testardo alla testata del letto: non doveva cadere.
E non sarebbe caduto.
Era normale che gli girasse la testa dopo essere rimasto immobilizzato a letto per due mesi e mezzo; era normale dopo tutto il torrente di sangue perso ed il veleno di Nagini in corpo che ammorbava quel poco che gli era rimasto.
Era normale per chi aveva creduto di morire, per chi aveva voluto morire compiendo il proprio ultimo dovere e cercando l’oblio in amati occhi verdi.
Ma non era morto.
E ne era molto felice.
Né era più l’oblio che voleva, ora.
Severus Piton era vivo, si era alzato ed era in piedi, saldamente ancorato alla nuda barra di metallo opacizzato dal tempo che costituiva la testata del suo letto.
Il mondo aveva smesso di girargli vorticoso intorno: si stava finalmente fermando restituendogli la nitida visione della sua stanza al quinto piano del San Mungo, nell’ala riservata in cui Elyn aveva tanto insistito per farlo trasferire.
La grande finestra, aperta sull’estate, era invitante, calda e luminosa, e si trovava solo dall’altra parte del letto, a pochi passi.
Poteva farcela.
Doveva farcela.
Voleva farcela.
Per lei, per Elyn.
Per i suoi occhi nocciola. E per il suo sorriso.
Severus sorrise tra sé.
Era una sorpresa.
La Guaritrice sarebbe presto arrivata e voleva farsi trovare in piedi.
Come un uomo, non più come un debole malato.
Voleva stringerla forte tra le braccia, come fa un uomo con la donna che ama.
Voleva vedere gli occhi nocciola, illuminati dal sole, sorridergli felici e brillare d’amore.
Voleva baciarla, accarezzarla, desiderarla; come ormai faceva a lungo ogni notte.
Voleva inebriarsi del suo profumo, gustare il sapore della sua pelle ed assaporare ancora le sue labbra.
Voleva…
Il mago sospirò appena, il sorriso sempre adagiato sulle labbra sottili: voleva fare tante cose che ancora non era in grado di fare…
Sospirò di nuovo, piano, guardando lontano fuori dalla finestra.
Guardando al futuro.
Avrebbe cominciato camminando fino a là, costeggiando il letto con cautela.
Mosse un passo.
Le gambe erano molli e quasi non lo reggevano.
Si morse il labbro, deciso a non cedere, e spostò avanti l’altro piede.
I contorni del mondo sfumarono di nuovo ai suoi occhi, ondeggiando pericolosamente.
Ricordi di brucianti Cruciatus tornarono all’improvviso vividi nella sua mente. Muscoli che tremavano per la lunga tortura subita e si rifiutavano di reggerlo in piedi con dignità. Scacciò con decisione il dolore delle vecchie memorie: quel passato non sarebbe tornato ad ammorbare il suo presente.
Strinse i denti: ce l’avrebbe fatta!
Un altro passo strascicato, e poi un altro ancora.
Il mondo era tornato al suo posto.
Ancora un passo incerto.
Per Elyn.
Un altro breve passo e arrivò ai piedi del letto. Doveva aggirarlo per raggiungere la finestra dall’altro lato. Scendere dall’altra sponda del letto, già comodamente davanti all’obiettivo, non gli avrebbe dato il gusto della sfida con se stesso.
Un passo un poco più lungo, per la donna che amava.
Un passo più sicuro, per la donna che con coraggio aveva conosciuto il suo passato e amato e perdonato le sue colpe.
Un tempo incedeva con orgogliosa eleganza per i corridoi di Hogwarts, il mantello che gli fluttuava alle spalle, incutendo timore negli studenti.
Ora trascinava a fatica i piedi nudi: meglio evitare di impigliarsi nelle ciabatte.
Era sfinito, madido di sudore, però era arrivato dall’altro lato del letto.
E il mondo era rimasto ordinatamente fermo e nitido.
Intuì il proprio riflesso sulla vetrata spalancata sulla calda estate: uno spaventapasseri spigoloso e nero, dal volto bianco come un morto.
Sorrise al suo riflesso.
Elyn lo amava.
Continuò a sorridere impudente allo spaventapasseri nero.
Da pipistrello a spaventapasseri: era di sicuro un peggioramento, ma Severus continuò a sorridere, felice.
Elyn lo amava.
L’amore e la vita gli sorridevano, infine, nelle iridi nocciola, screziate d’oro, della maga.
Severus girò all’improvviso le spalle alla finestra, come se un richiamo l’avesse raggiunto nella mente.
Elyn era lì, sorridente, raggiante nel vederlo in piedi.
In un istante gli volò tra le braccia.
Il mago la strinse a sé, esausto ed estasiato, continuando a sorridere.
Aveva percorso i primi passi nel suo futuro.
 

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