Note alla storia

Disclaimer: I personaggi ed i luoghi presenti in questa storia non appartengono a me bensì, prevalentemente, a J.K. Rowling e a chi ne detiene i diritti. I luoghi non inventati da J.K. Rowling e la trama di questa storia sono invece di mia proprietà ed occorre il mio esplicito e preventivo consenso per pubblicare/tradurre altrove questa storia o una citazione da essa.
Questa storia non è stata scritta a scopo di lucro, ma per puro divertimento, nessuna violazione del copyright è pertanto intesa.
Nota: storia scritta per la sfida ff “La notte di Halloween” del Magie Sinister Forum.
In questa storia andavano inseriti degli oggetti e delle frasi, stabiliti dal regolamento della sfida: si troveranno in grassetto all'interno del testo.


 Smile



Tempo atmosferico: pessimo.
Pomeriggio trascorso a Diagon Alley: pessimo.
Umore? Pessimo anche quello, ovviamente.
Hai ancora dubbi sul voto da affibbiare a questa giornata?
Questi sono i tuoi primi pensieri quando ti chiudi la porta di casa alle spalle e lanci un incantesimo per asciugare il mantello zuppo d’acqua ed il pavimento, sul quale in pochi attimi si è formato un lago in miniatura. Fuori da lì nuvole grigio scuro stanno rovesciando su Spinner’s End pioggia a non finire, sembrano una pesante cappa di piombo posta da un gigante per opprimere questo quartiere. Meno male che tra poco farà buio ed il nero avvolgerà ogni cosa.
Con un rapido ed elegante gesto di bacchetta accendi il caminetto e ti siedi di peso sulla poltrona, massaggiandoti gli occhi. Nulla di quel che avevi programmato per il pomeriggio è andato a buon fine e non sai se essere più arrabbiato per lo spreco di tempo o per alcuni progetti andati in fumo. La ruga profonda che ti solca la fronte tradisce tutto il tuo disappunto, mentre con la mente vaghi alla ricerca del momento peggiore.
È per caso quello in cui il nuovo commesso della Farmacia è inciampato in una zucca rotta ai piedi di un tavolo colmo di ingredienti sparsi? Probabilmente sì, se la diretta conseguenza è stata quella di rovesciarti addosso l’intero barattolo di muco di vermicoli. Passi per le decorazioni di Halloween sparse per le strade di Diagon Alley, ma addirittura nella Farmacia!
Oppure potrebbe essere l’attimo esatto in cui un vecchio mago allampanato, vestito di verde smeraldo da capo a piedi, al Ghirigoro ha avuto l’ardire di soffiarti da sotto il naso l’ultima copia del nuovo libro di pozioni peruviane. La tua palese contrarietà non è valsa a nulla, il commesso non ha potuto fare altro che scusarsi con mille inchini.
Oh, eccolo il momento peggiore! Le patetiche scuse e l’ancor più patetico tentativo di rimedio, poiché provare ad imbonirti con un testo di pozioni sulla cui copertina campeggiava un calderone rovesciato coperto di polvere, intitolato “Pozioni a fermentazione record, mettete a riposo il vostro calderone!” non poteva che essere un insulto al lavoro che svolgi da anni con diligenza e passione. Al negozio hanno avuto l’onore di ricevere la tua celebre occhiata truce, quella che per anni è stata il terrore di svariati studenti di Hogwarts e che ha generato parecchi incubi.
Quanto tempo perso inutilmente. Ed è una cosa che odi, anche ora che di tempo ne hai praticamente da vendere e sei libero da impegni di qualsiasi tipo.
La mano destra corre rapida all’avambraccio sinistro. No, non hai davvero più vincoli, lì non c’è più nulla, se non una pallida ombra dai contorni sbiaditi. Qualche mese fa una Fenice ha pianto per te, legandoti nuovamente alla vita.
Sospiri, lasciandoti cullare dal tamburellare insistente della pioggia che giunge dalla finestra del salotto appena socchiusa. E ti addormenti, con ancora un pizzico di delusione per un sacco di ore gettate al vento.


***


L’espressione corrucciata del tuo volto accentua le piccole rughe attorno alla bocca. Albus te lo diceva sempre mentre ti incitava a sorridere un po’ più spesso e ti offriva le sue stravaganti caramelle al limone.
Osservi il suo ritratto con le mani sui fianchi, in una posa da combattimento che metterebbe in fuga chiunque nel raggio di chilometri.
«Non mi calmo, Albus, proprio per nulla!»l a tua voce alterata riempie l’ufficio. Fanny perde ogni interesse per il suo osso di seppia e ti guarda curiosa, piegando il capo di lato.
«Aveva promesso che sarebbe venuto alla cena di Halloween! Non solo non si è presentato, ma nemmeno ha avvisato!»
«Minerva cara, sai che quel ragazzo non è tipo da feste, soprattutto se si tratta di questa sera.» ti risponde pacatamente il mago dalla barba argentata.
«Per questo lo avevo pregato che venisse qui, che passasse la serata con tutti noi: perché non rimanesse da solo. Oh, Albus!» non puoi fare a meno di impallidire e di portarti le mani al viso. «L’ho lasciato da solo con il suo straziante dolore per un anno intero, senza degnarmi di farmi alcuna domanda su di lui, ma solo odiandolo ingiustamente. Ora che è miracolosamente vivo non intendo ripetere lo stesso errore. Starà combattendo contro i suoi demoni senza nessuno accanto. Non è giustizia, questa!»
Il ritratto del vecchio mago annuisce con gravità, dandoti ragione.
Questo ti basta, perché in un attimo corri fuori dall’ufficio. E non senti la voce di Albus che ti augura buona fortuna, né vedi Fanny che riprende a beccare il suo osso di seppia: la pesante porta di legno si è già chiusa alle tue spalle.
È durante il tragitto verso i cancelli di Hogwarts che ti viene in mente un’idea tanto assurda quanto potenzialmente efficace.


Diresti che dorme come un bambino su quella poltrona, se non fosse per quella ruga sulla fronte che un po’ ti preoccupa.
Severus, ma nemmeno nel sonno riesci a trovare un po’ di pace?
Il pendolo sulla mensola del camino batte le dieci e quel suono sembra svegliarlo pian piano. Lo senti sospirare, mentre apre lentamente gli occhi e con una mano corre a massaggiarsi il collo indolenzito. Il suo gesto però rimane bloccato a metà, quando ti vede vicino alla finestra.
Ridi sotto i baffi, letteralmente, mentre il suo sguardo passa dallo stupore alla consapevolezza in pochi secondi.
«Minerva?» è l’inutile domanda.
«Meow.» è la tua ovvia risposta.
Ti sta guardando come se fossi un incrocio tra un Thestral ed un Ippogrifo, invece sei solo un gatto soriano compostamente seduto nel salotto di un caro amico.
Un gatto soriano che per il momento non ha nessuna intenzione di riprendere la propria forma umana e forse può essere la carta vincente per averla vinta su di lui, almeno per questa volta.
Senza degnarlo di altri sguardi zampetti sicura verso la cucina, facendo una scommessa con te stessa, scommessa che è vinta sul nascere, perché i panini dolci che gli avevi portato questa mattina sono ancora lì sul tavolo, nel loro pacchettino intatto. Quest’uomo non ha toccato cibo, oggi come in altri giorni.
Troppo occupato a distillare pozioni per Hogwarts e per l’intero mondo magico del Regno Unito o quasi: questa ora è la sua nuova occupazione e se lo rende felice, sei felice anche tu, su questo non c’è dubbio.
Ma se tu non impari a prenderti cura di te stesso, come posso essere contenta?
È la muta domanda che gli rivolgi non appena sali sul tavolo e additi i panini con una zampa.
«Minerva…» è la sola parola che riesce a dire, sospirando esasperato.
È inutile che sospiri ed è inutile che alzi gli occhi al cielo, caro mio. Su, ora datti da fare!
Oh, la sua espressione è impagabile, mentre ti guarda saltare sul ripiano e porre le zampe sul bollitore! Sembra uno di quei bambini che arrivano per la prima volta nella Sala Grande pronti per essere smistati: ha gli occhi e la bocca spalancata nello stesso identico modo. Per Merlino, è veramente buffo!
Gli concedi qualche attimo di sbigottimento, poi miagoli con insistenza.
E con muta rassegnazione, Severus non può che acconsentire alla tua richiesta.
Quasi ti stupisci di te stessa: questa sera hai vinto tu.


***


Anche la seconda tazza di porcellana bianca finisce nel lavandino. Lavi tutto a mano, così ti concedi ancora qualche minuto per ripensare all’assurda serata appena trascorsa.
Minerva se n’è appena tornata ad Hogwarts con la Metropolvere. In forma umana, naturalmente.
Però prima ha preteso che bevessi tutto il tè e che mangiassi almeno due dei quattro panini dolci che ti aveva portato la mattina stessa. Per tutto il tempo del tuo pasto frugale se ne è rimasta sulla tavola a fissarti con insistenza, assumendo la temibile posa di una Sfinge pronta a fare a pezzi il malcapitato di turno. Non hai potuto rifiutarti.
Ha giocato la carta dell’Animagus, sapendo perfettamente che questo ti avrebbe impedito di usare con lei il tuo proverbiale sarcasmo.
Benedetta strega, che ancora ti chiede se mangi abbastanza, che si preoccupa se non dormi a sufficienza e che ti domanda di continuo se hai bisogno di qualcosa o se ti fa ancora male la cicatrice. Ti vuole bene, Severus, questo è evidente, come è evidente che si sente ancora in colpa per averti odiato. Sentirsi in colpa, lei? Sei tu quello che ha ucciso Albus, sei tu quello che ha recitato alla perfezione la parte del Mangiamorte tanto da convincere chiunque, soprattutto il Signore Oscuro; non potevi permetterti di fallire e non hai fallito, è anche per questo che ora il mondo magico ha ritrovato la pace.
Metti un po’ d’ordine sul tavolo, c’è ancora qualche briciola sparsa dei panini.
Come diamine tu abbia potuto, ad un certo punto, cominciare a raccontare a Minerva gli avvenimenti della giornata, lo sa soltanto Merlino. Sai solo che di punto in bianco ti sei interrotto con ancora la tazza in mano ed hai smesso di narrare, rendendoti conto che ti stavi lamentando di un mancato nuovo libro di pozioni con un gatto soriano che ti ascoltava composto agitando la coda di tanto in tanto.
Forse è stata l’assurdità della situazione, forse ancora la delusione in circolazione… o forse era semplicemente il momento che aspettavi per farti una sana risata, tutta, dal’inizio alla fine portatrice di un paio di lacrime ai lati degli occhi.
La vita è strana, Severus. Pochi mesi fa eri pronto a morire, ad immolarti senza battere ciglio. Ora invece hai imparato a stupirti se in alcuni giorni il cielo è più azzurro o se è finalmente fiorita la passiflora che l’anziana vicina di casa tiene con tanto amore sul davanzale.
Non ti sei rammollito, no.
Stai imparando, giorno dopo giorno, che la vita può essere bella anche per te.
Quando hai riaperto gli occhi, scosso ancora dagli ultimi sussulti, Minerva era in piedi accanto a te con uno sguardo indecifrabile, fra l’amorevole ed il sollevato, negli occhi il luccicore di lacrime che avrebbero tanto voluto scenderle sul viso.
Terminare la serata in salotto, accanto al caminetto, con una tazza di tè offerta anche all’anziana strega, è stata la cosa più ovvia e naturale del mondo.
Spegni tutte le luci di casa con un colpo di bacchetta ed anche la fiamma del camino. È quasi l’una di notte, è ora di andare a dormire.
«Severus, dovresti sorridere un po’ più spesso. Sono certa ti farebbe un gran bene.» erano state le parole di Minerva mentre aggiungeva una zolletta di zucchero nella tazza.
Sali le scale e percorri il corridoio fino alla tua stanza.
La Preside ha avuto ragione, lo sai più che bene. Stanotte è la prima volta che queste povere mura sentono una tua sincera risata di adulto. Un evento più unico che raro, a tuo dire, perché la solitudine di cui ami ancora circondarti ti lascia ben poco spazio al sorriso. Ma non l’hai contraddetta né sei riuscito a risponderle a tono.
Poggi la testa sul cuscino, fissando il soffitto.
Ridere con lei ti ha fatto bene, per davvero.
Soprattutto questa sera.


«Meow.»
Il miagolio sommesso ma persistente che proviene dal salotto ti lascia con il braccio a mezz’aria e l’orecchio teso, tra le dita le bacche di vischio attendono per essere tuffate nel calderone.
Blocchi la fermentazione della pozione e ti precipiti per le scale che dalla cantina-laboratorio portano al piano di sopra. Non può essere ancora Minerva, a che scopo, poi? Ed inoltre stamattina la finestra del salotto è chiusa, non può essere entrato nessun gatto.
«Meow!»
Un rotondo cesto di vimini dalle alte sponde è sul tavolino accanto alla poltrona. Sul manico campeggia un gran fiocco verde ed argento, con una piccola pergamena arrotolata. Ti avvicini con cautela, bacchetta in mano. All’interno, steso su una piccola coperta anch’essa verde, c’è un minuscolo batuffolo tutto nero con vivaci occhi gialli. E questo da dove arriva?
Srotoli pian piano la pergamena, andando subito a cercare la firma in fondo a due sole righe di scrittura fine ed elegante.
Ovviamente di Minerva, chi altri?

Caro Severus,
chiamalo “Smile” e che questo sorriso sia soltanto il primo di una lunga serie di quelli veri.
Con tanto affetto,

Minerva.


I tuoi occhi si spostano ora sulla pergamena, ora sul piccolo felino, indecisi su dove posarsi.
Non hai tempo per occuparti di un gatto. Meglio rispedirlo subito al mittente.
Non hai tempo? Giusto ieri sera hai pensato l’esatto contrario. Non è il tempo che ti manca, è che sei troppo abituato a stare da solo.
Rileggi ancora una volta le parole di Minerva e ripensi a ieri sera.
«Dovresti sorridere un po’ più spesso, Severus.»
Inaspettatamente non sei tu a rompere gli indugi, ma proprio il nuovo ospite. Si sta arrampicando con fatica sulla sponda di vimini e con una zampetta cerca di prendere il nastro verde ed argento che pende dal fiocco. Osservi incuriosito il suo tentativo da novello equilibrista, quando il piccolo perde la presa e ricade sulla coperta con un miagolio sommesso di disappunto.
Un sorriso, uno vero, ti spunta sulle labbra.
Sei capitolato dopo solo qualche minuto, Severus, vergognati!
Ti chini a prendere il cucciolo ed è così piccolo che ti ci sta tranquillamente tra le mani chiuse a coppa. Contro le tue palme il suo cuore batte all’impazzata, completamente disorientato dal tuo gesto. Ti siedi sulla poltrona, carezzando con il pollice quella nera morbidezza, scura e vellutata come i tuoi occhi. Senti che il felino si calma pian piano.
Poi porti le mani all’altezza del viso.
«Smile.» lo chiami. Lui risponde drizzando le orecchie e guardandoti dritto negli occhi.
«Meow.»
Le presentazioni sono fatte.
Nel laboratorio la pozione è sotto incantesimo, può aspettare con tranquillità: hai tempo per fermarti e carezzare in punta di dita il tuo nuovo inquilino.


***


Per la seconda volta in poche ore Albus ti ammonisce a rimanere calma. Ma sei troppo curiosa, oh se lo sei!
Vorresti infilarti subito nel camino e dare una sbirciata al salotto di Severus, per vedere se ha già trovato la tua sorpresa.
Conti i minuti ed anche i secondi, poi non ne puoi proprio più. Cercando di non fare il minimo rumore metti la testa nel camino e trattieni il fiato.
Severus è sulla poltrona accanto alla finestra, con la testa lievemente reclinata di lato. Poi lo vedi, nero tra il nero, quando una zampina spunta ad artigliargli il bianco colletto della camicia che s’intravede sotto il foulard di seta. Comodamente posato tra capo e collo, il gatto culla il sonno del suo nuovo padrone.
Ad Halloween è l’unico giorno dove ti puoi permettere di essere veramente te stesso.”
Beh, chiunque abbia pronunciato questa frase si è sbagliato di grosso.
Perché il cammino di Severus per essere veramente se stesso ad Halloween è cominciato per non avere fine.
La prima lacrima ti scende sulla guancia e sai che non è colpa della cenere.
Prima di andartene, lanci un’ultima occhiata verso quest’uomo tanto coraggioso quanto bisognoso di affetto, riempiendoti la vista.
Finalmente Severus sorride nel sonno.

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