Alyson diede un ultimo rapido bacio a Sebastian ed entrò nel dormitorio delle ragazze aspettandosi di vedere Jill seduta sul letto che le sorrideva fingendosi indignata.
Eppure quella volta l'amica non si trovava nel dormitorio e sul letto trovò un biglietto.
"Sono uscita con il Mantello di mio padre. Ci vediamo domani a colazione. Jill."
Tredici parole! Jill sapeva che Alyson tendeva a preoccuparsi, anche eccessivamente, ma era nel suo carattere l'essere apprensiva. Nonostante lo sapesse, Jill aveva avuto la faccia tosta di andarsene con il Mantello dell'Invisibilità che aveva ereditato dal padre il giorno del suo undicesimo compleanno.
Aveva una mezza idea di dove potesse essere l'amica, anche se non voleva ammetterlo a se stessa.

È vuoto questo corridoio? si chiese Jill preoccupata. Poco dopo si ricordò di essere invisibile, dato che indossava il Mantello che le aveva dato il padre.
Stava scendendo verso la Sala Comune dei Serpeverde quando sentì un rumore alle proprie spalle. Lentamente prese la bacchetta e si preparò a scoprire chi stesse vagando nei corridoi all'una di notte.
«Chi c'è?» chiese una voce maschile.
Il cuore di Jill fece un tuffo nel suo petto, interrompendo per un secondo il proprio battito continuo. Era la voce di Tom.
«Tom! Sono io, Jill!» sussurrò la ragazza scostando il Mantello dal proprio viso.
«Sembri Sir Nicholas de Mimsy-Porpington»
«Chi?» chiese Jill spalancando gli occhi.
«Il fantasma di Grifondoro. Come fai a non conoscerlo?»
«Ah! Nick-quasi-senza-testa!»
«Perché sei in giro per i corridoi, Peverell?»
«Potrei farti la stessa domanda.»
I due ragazzi si fissavano in silenzio, un silenzio carico di domande senza risposta, domande impronunciate. Non ancora.
Jill abbassò lo sguardo per prima, accorgendosi del lampo rosso che passò negli occhi del ragazzo.
Tom fu sorpreso da questa reazione; lui aveva semplicemente pensato a quanto fosse carina in pigiama e aveva elaborato anche qualche pensiero più spinto, ma non credeva che lei fosse abile nella Legilmanzia.
«Si da il caso che io sia un Prefetto.» disse Tom per rompere quel silenzio imbarazzante.
«Si da il caso che nessuno è in grado di vedermi.» rispose Jill.
Il silenzio riprese, più intenso di prima. Era un silenzio assordante ed estremamente fastidioso.
Tom si voltò e si mise a fissare la Luna. Jill non aveva il coraggio di controllare cosa stesse facendo il ragazzo. Quando nei suoi occhi aveva visto quel lampo di luce rossa si era sentita desiderata, ma non come la desideravano gli altri. Era come se Tom la volesse possedere fino al suo ultimo respiro, come se la desiderasse a tal punto da mettere a tacere il cuore della ragazza. Era un desiderio orribile.
La giovane Grifondoro era persa nei suoi pensieri e non sentì la proposta di Riddle, che fu costretto a scuoterla per svegliarla dalle sue riflessioni.
«Scusa stavo… pensando.»
«Ti ho chiesto se ti andava di fare una passeggiata fuori.»
«Lo sai che è vietato; o perlomeno, dovresti saperlo, visto che sei un Prefetto.»
«Ma dai! Sotto il tuo Mantello non ci vedranno mai!»
I due ragazzi si nascosero sotto il Mantello dell'Invisibilità e uscirono nel freddo della notte.
Passeggiarono in silenzio per un'ora e Tom percepiva che il cuore di Jill batteva in modo irregolare, come se soffrisse di aritmia, ma si accorse che questo accadeva soprattutto quando i loro sguardi si incontravano.
«Sai, Peverell, ho pensato a quello che mi hai chiesto prima in Biblioteca.»
«Non potresti cominciare a chiamarmi Jill? Ci conosciamo da sei anni, stai per invitarmi al Ballo di Natale, e mi chiami ancora per cognome?»
Tom si fermò, lasciando che il Mantello lo scoprisse.
Anche la ragazza uscì da sotto il mantello e lo ripiegò con cura prima di parlare con Tom, rendendosi conto del pasticcio che aveva combinato.
«Perché dovrei aver intenzione di invitarti al Ballo? Devi aver frainteso le mie parole, Peverell.» rispose il ragazzo con particolare enfasi sul cognome.
«Credevo che intendessi farlo, visto che mi hai invitata a fare una passeggiata…»
«Forse volevo solo parlare.» disse Tom come se fosse la cosa più ovvia del mondo.
«E di cosa vorresti parlare?» Jill fece una breve pausa, si guardò intorno e riprese.«Forse è meglio se inizi tu, visto che io non sono in grado di cogliere l'esatto significato delle tue parole.»
«Sei diventata acida.» mormorò sottovoce Tom.
«Non è una domanda vero?»
Come ha fatto a sentirmi? «Devi aver capito male…»
«Certo, certo. Ho frainteso, come al solito. Come sempre, con te. D'altronde dovrei saperlo.»
«Cosa stai dicendo?»
«Non mi hai mai voluta invitare al Ballo di Natale, non mi hai mai invitata ad andare insieme a Hogsmeade, l'unica cosa che facciamo insieme è studiare. Devo aver frainteso tutto di te.»
«Peverell, devi capirmi. Noi siamo solo amici e io… Io non me la sento di invitarti, so che lo voleva già fare quel Potter. Non puoi non accettare perché speri che io ti inviti al Ballo, perché sai che non lo farò sapendo questo. Eppure tu sembri ancora sperarlo, ma sai che rispetto il fatto che lui abbia preso questa scelta prima di me, e quindi… quindi… ecco…»
«Problemi a parlare, Riddle?»
Jill sfoderò il suo miglior sguardo accusatore che costrinse il ragazzo ad abbassare il proprio: una cosa mai accaduta prima.
«Ho capito. Non mi inviterai. Tranquillo, ci vado con William, non ci sono problemi.» concluse la ragazza preparandosi ad indossare nuovamente il mantello.
«E trova un po' di coraggio una buona volta!» furono le ultime parole della giovane prima di sparire.
Tom rimase solo tra i fiocchi che cominciavano a cadere.
Non era un codardo, non lui che aveva ucciso una giovane l'anno precedente con l'aiuto del Basilisco e aveva messo fine alla vita della propria famiglia Babbana senza battere ciglio. Eppure non era in grado di invitare quella sciocca ragazzina al Ballo di Natale.
«Jill. Vuoi venire al Ballo con me?» urlò alla notte vuota e silenziosa. «No, Riddle, non sei abbastanza ostinato per avermi.» mormorò sconfortato il giovane.
Vide una figura avvolta in un mantello che si avvicinava e impiegò pochissimo tempo a riconoscerla.
«Riddle, che ci fai fuori a quest'ora della notte?» chiese il professor Silente, sopraggiunto dopo aver sentito dei rumori.
Ci mancava il rompiscatole pensò Tom mentre si preparava a crearsi un alibi convincente.

Posta una recensione

Devi fare il login (registrati) per recensire.