Note alla storia

Questa è una storia che ho scribacchiato un sacco di tempo fa. 
Poco dopo avere finito di leggere "Harry Potter e i Doni della Morte", per la precisione. Quando già meditavo di scrivere "La Chiave del Tempo".
Anzi, scribacchiata proprio perché meditavo di scrivere "La Chiave del Tempo" ad essere sinceri.
Mi sembrava arduo scrivere una storia adottando il punto di vista di un personaggio - Teddy - di cui non sapevo nulla. Un personaggio intravisto solo come un tenerissimo neonato dai capelli cangianti. Così ho deciso di provare a conoscere Teddy osservandolo con gli occhi della persona che, a mio parere, può comprenderlo meglio di chiunque altro: Harry.
Ed è nata questa che, più che una storia, io considero la mia pre-storia.
Non ho mai pensato di pubblicarla (se ne stava sola e dimenticata nella mia vecchia chiavetta) ma una delle mie lettrici-cavia è riuscita a leggerla e mi ha tormentata per settimane, dicendo che era un dovere morale plubbicarla (ho lettrici cavia piuttosto combattive, sapete?). Perché sì. 
Così, per quieto vivere: eccola qui.

Mi avvicino alla porta dello studio massaggiandomi distratto la vecchia cicatrice che mi segna la fronte.

Penso di essermi meritato qualche momento di pace: addobbare la casa per il Natale, aiutato da una schiera di marmocchi esaltati, è un compito immane. Anche per il Bambino che è Sopravvissuto.


Apro la porta e sorrido.

A quanto pare qualcun altro ha avuto la mia stessa idea.

Teddy, accoccolato sulla mia poltrona preferita, mi dà le spalle; il naso immerso in un grosso libro rilegato in pelle.

Lo osservo divertito: i suoi capelli, al momento di un caldo castano chiaro - il loro colore naturale, suppongo - sono decisamente troppo lunghi.

Da qualche tempo non c'è verso di farglieli tagliare; nessuno c’è riuscito... e sospetto che l'appassionata affermazione di Victoire, riguardo al fascino degli uomini con i capelli lunghi, abbia avuto parecchio peso nell'improvvisa avversione del giovane Lupin per gli Incantesimi Accorcianti.

Tredici anni, non riesco davvero a credere che il mio piccolo Teddy abbia già tredici anni. E venga così profondamente influenzato dalle opinioni di Victoire Weasley.

Merlino, all'improvviso mi sento coetaneo di Flamel...


«Ciao Harry, sei riuscito anche tu ad eludere la stretta sorveglianza di nonna e Ginny, vedo».


Oh, è inquietante la facilità con cui questo ragazzino riesce a cogliere la gente alla sprovvista.

E a sentire quando qualcuno lo osserva. Non c'è verso di sorprenderlo alle spalle.
Immaginando, probabilmente, il mio sconcerto ride soddisfatto.

La stessa risata gioiosa di sua madre: impossibile resistere.


«Be', sono reduce da anni di duro allenamento, ragazzino. Tu, piuttosto, come hai fatto a non soccombere nella difficile impresa?» chiedo, accovacciandomi davanti a lui.

Teddy mi fissa con i suoi occhi ambrati. Gli occhi di Remus. Non li cambia mai. Li ha sempre avuti così, realizzo, mentre vengo assalito dal familiare miscuglio di tenerezza e di dolore che mi coglie ogni volta che li osservo.

Certo, al momento l'effetto è mitigato dal grosso naso adunco che il ragazzo sta fieramente sfoggiando.

 

Lui sorride, un lampo impertinente negli occhi. «Ho avuto un buon maestro».


Ah, ecco il suo lato Malandrino che emerge.

Gli scompiglio ridendo i capelli, ammirando un po' invidioso il modo in cui quelli se ne tornano subito al posto. Come i capelli di tutti i Black, secondo il compiaciuto parere di Andromeda.


«Cosa stai leggendo di bello?»


Teddy mi guarda incerto, i capelli che acquistano un’inedita sfumatura rosso fenice.

«Non sto esattamente leggendo, Harry. Sto... be', esercitando i miei poteri di Metamorfomagus» spiega un po' imbarazzato, porgendomi il grosso libro che, scopro, è in realtà un album di fotografie.

Incuriosito, osservo l’immagine su cui è aperto: un raggiante Remus stringe tra le braccia un neonato dai brillanti capelli turchesi contemplandone, con adorante meraviglia, la minuscola mano tenacemente serrata attorno al dito di Tonks che, cingendo la vita al marito, sorride radiosa al bimbo lanciandosi in una sarabanda di pittoresche appendici nasali.

Ecco spiegato il grosso naso adunco momentaneamente sfoggiato da Teddy!


«Sai, Harry?» alzo lo sguardo, un po' sorpreso dal tono incerto del ragazzino. «Mi mancano» sussurra abbassando gli occhi e mordicchiandosi nervoso il labbro inferiore. «E'... stupido, lo so, in fondo non li ho neppure conosciuti».

«Non è stupido, Teddy. E' normale che ti manchino» mi affretto a rassicurarlo. «Ed è normale anche che questa sensazione ti faccia sentire un po'... strano. So perfettamente come ti senti».

Ed è vero. Riesco a rivedermi nel mio figlioccio come in uno specchio. Purtroppo.


«Anche mamma è una buona maestra, persino in fotografia» afferma il ragazzino, sfiorando con dolcezza i capelli rosa intenso esibiti dall'immagine di Tonks. Poi strizza gli occhi concentrandosi e ritorna, con mio grande sollievo, al suo naso abituale.


«E Neville dice che anche papà non era male». Insinua, scrutandomi speranzoso.


«No, infatti. Era molto bravo. Il miglior professore di Difesa che io abbia mai avuto».


Teddy si scosta il ciuffo che gli cade perennemente sugli occhi e annuisce. «Sì, lo dice anche Ron. Parla soprattutto di un Molliccio» mi guarda pensoso. «Ma dice anche che papà non ha avuto una grande concorrenza».


Sorrido. «No, in effetti. Ma tuo padre era davvero bravissimo. Ti ho mai detto che è stato lui a insegnarmi ad evocare un Patronus?»

 

Teddy scuote la testa e mi guarda interessato, accoccolandosi più comodamente sulla poltrona. «No, me lo racconti ora?»


«Uhm, farò di meglio» prometto cospiratorio, mentre lo sguardo mi si posa sul familiare bacile di pietra decorato da elaborate rune che troneggia sulla mia scrivania. «Hai mai provato l’ebbrezza di usare un Pensatoio, Teddy?»

Senza dargli il tempo di rispondere, mi alzo di scatto e, trascinandolo con me, mi avvicino al bacile; impugno la bacchetta e me la punto alla tempia come ho visto fare innumerevoli volte da Silente, mentre lo scettico ragazzino mi scruta preoccupato, osservando con sconcerto la sostanza argentea che dalla mia bacchetta scivola dolcemente nel Pensatoio.

Divertito, mi affaccio al bacile costringendo Teddy a fare lo stesso.



E’ sempre strano piombare in un ricordo.

Se il ricordo è tuo lo è ancora di più.

Teddy mi si avvicina intimidito, guardandosi attorno, poi, scorto il mio alter ego ragazzino, sorride stupefatto. Sorriso che gli si pietrifica sulle labbra quando compare l’altro protagonista della scena.

Sento Teddy trattenere il respiro mentre cerca la mia mano bisbigliando sbalordito: «Ma è…»

«Si, Teddy, è tuo padre. Ma parla pure a voce alta, lui non può sentirti: è solo un mio ricordo, purtroppo».

Il ragazzino annuisce e osserva, in meravigliato silenzio, tutta la lezione, fino alla riuscita evocazione del mio primo Patronus, ascoltando deliziato la risata soddisfatta di Remus e i suoi complimenti sperticati.

Mi accorgo con sorpresa di avere gli occhi umidi: rivedere Remus mi fa sempre questo effetto.

Teddy non riesce a distogliere lo sguardo dal padre. Lo capisco. Anche a me successe la stessa identica cosa la prima volta che scorsi il mio in un Pensatoio.

E’ sconvolgente sentire ridere e parlare per la prima volta qualcuno che ami alla follia ma che, di fatto, nemmeno conosci.

Mi avvicino a Teddy e gli accarezzo i capelli con tutta la tenerezza di cui sono capace: «Vieni, usciamo da qui. Il ricordo è finito».



Siamo in piedi, accanto alla scrivania.

Il bacile di pietra davanti ai nostri occhi manda misteriosi bagliori d’argento.

Teddy, un po' disorientato, sbatte le palpebre un paio di volte e mi guarda con un sorriso incredulo e luminoso. «Era lui. Harry, era proprio lui! Ora so com'era la voce di papà! Neville ha ragione: era davvero bravissimo ad insegnare!»

In uno slancio molto Tonksiano mi salta al collo, ringraziandomi con un entusiasmo travolgente.


Voci alterate interrompono l’idillio: qualcuno sta urlando il mio nome da distanze siderali.


Mi sciolgo dall’abbraccio e sospiro: «Ginny mi sta chiamando, tesoro. La sua voce ha già assunto quel tono particolare al quale è meglio rispondere. Se non vuoi provare una delle sue celebri Fatture Orcovolanti, ovviamente. E, in tutta sincerità, ne farei volentieri a meno».

Teddy mi guarda e annuisce con virile comprensione. «Sì, vai pure, è meglio. Io posso restare qui ancora un po’?»

«Certo» affermo scompigliandogli i capelli, quindi mi dirigo verso la porta: i richiami della mia dolce mogliettina hanno raggiunto toni davvero preoccupanti.

Esco dallo studio, evitando per un soffio di travolgere il frugoletto esagitato che si sta scagliando verso di me con la grazia di un Bolide.


«Mamma ti sta cercando da tutte le parti, papà» afferma il mio primogenito, scrutandomi con i suoi vispi occhi castani. «Ha quel tono di voce, sai? Quello che ha sempre prima di affatturare zio George».


Appunto. Meglio affrettarsi a raggiungerla.


Agguanto James - eh, il talento del Cercatore non mi ha ancora abbandonato - e mi accingo a scendere di sotto. Schivando con agilità una graziosa campanella dorata che fluttua a mezz'aria cantando, con voce argentina, una briosa carola natalizia: evidentemente non solo gli esseri umani tentano di sfuggire dalle grinfie di Ginny e Andromeda.

James, ridendo deliziato, si divincola dal mio abbraccio e comincia a saltellare, tentando di acchiappare la dispettosa campanella fuggiasca, lasciandola poi proseguire indisturbata per indicarmi eccitato la finestra.


Un grosso gufo grigio, appollaiato sul davanzale, sfida impavido la tormenta di neve che infuria all'esterno, fissando il vetro decorato da evanescenti figurette bianche e argentate; sembra quasi ipnotizzato dalla piccola renna rilucente che sfreccia libera e solitaria tra stelle e fiocchi di neve tentando, anarchica, di seminare il panciuto Babbo Natale lanciatosi con la sua slitta “zoppa” in un rocambolesco inseguimento.


Ahimè, conosco perfettamente quel gufo. E' di Neville.


Colto da un sinistro presentimento, apro la finestra e prendo la pergamena arrotolata sulla zampa destra della bestiola che, dopo avere lanciato un'ultima occhiata alla renna ribelle, se ne vola via arruffando le penne sdegnato.

Mentre James si aggrega, con encomiabile entusiasmo, alla movimentata caccia alla renna – Ginny avrà parecchio da ridire a proposito delle ditate generosamente disseminate sul vetro dal piccoletto – leggo la lettera.


Viene da Hogwarts, come temevo.


Neville, mi scrive in veste di Capo della Casa di Grifondoro.

Pare che Teddy abbia deciso di continuare la tradizione di famiglia, dopo tutto.
E con una certa creativa originalità, anche.

Neville, che sembra sinceramente ammirato, ha deciso di scrivere a me invece che ad Andromeda: è affezionato a Teddy e sa quanto può essere terribile una nonna infuriata!


Sospiro un po' abbattuto: sembra proprio che dovrò improvvisare una ramanzina.


Cercando di mettere a punto il mio piano - fare ramanzine a un ragazzino non è facile come potrebbe sembrare, occorre un certo metodo - ritorno nello studio.

Con James al seguito - pare che trovi più interessante me della renna dipinta; dovrei esserne lusingato, credo - e la cosa potrebbe rivelarsi un problema.


«Quello era il gufo di Neville, papà?»


«Sì, Jamie. Sembra che Teddy abbia fatto uno scherzo a un Serpeverde».


«Davvero? Quindi noi stiamo andando a congratularci con lui, vero?» chiede il mio entusiasta piccolino, guardandomi elettrizzato con candida approvazione.

Va bene. La cosa si sta già rivelando un problema!

Ma posso farcela. Devo solo fronteggiare due ragazzini.

Ho sconfitto draghi, basilischi e maghi oscuri, per la barba di Merlino, che sarà mai!

Prendo un bel respiro, mi sistemo gli occhiali e, ignorando il saltellante James, spalanco la porta dello studio: «Credo che tu e io dobbiamo fare un bel discorsetto, Ted».

Sì, come esordio non c'è davvero male.

Un bell'ingresso minaccioso fa sempre colpo. Secondo Ginny, almeno.


Teddy si volta di scatto, il viso pallido, gli occhi sgranati. «Oh, sì... io… mi dispiace Harry. Non pensavo… lui si è... formato all'improvviso».


Formato all'improvviso? Merlino, forse il mio ingresso è stato troppo minaccioso e ha sconvolto il povero Teddy. Che ha cominciato a delirare.

«Il Serpeverde si è formato all'improvviso, Teddy?» mi informo cauto.

Lui mi guarda sbigottito. E un po' preoccupato, anche. Come pensasse che sia io quello che sta delirando.

«Un Serpeverde?» chiede, guardandosi attorno interdetto e indicandomi, con la bacchetta che stringe spasmodicamente nella mano, un angolo dello studio. «No. Quel lupo si è formato all'improvviso. Io ho solo provato un paio di volte l’incantesimo che ti ha spiegato papà...»

Oh, certo.

No, Teddy non è impazzito, noto con sollievo, ammirando il grosso lupo d'argento accovacciato accanto alla mia poltrona preferita.

Un po’ evanescente, forse, ma davvero niente male come primo Patronus.

Sorrido, notando la folta coda a ciuffo e la particolare struttura del muso. Ci avrei giurato. Non poteva che essere così, in effetti: bentornato, Lunastorta. Ero sicuro che ti avrei rivisto in questo frangente.


«Non ho nemmeno preparato il pensiero intenso e felice» sussurra Teddy sconcertato, mentre James si fionda, intrepido, verso il Patronus allungando una manina nel tentativo di... uh, tirargli la coda, temo.

«Stavo solo pensando a papà che ti spiegava l’incantesimo e… ho immaginato che lo spiegasse a me» conclude in un bisbiglio Teddy, richiamando immediatamente la mia attenzione.

Be', a quanto pare il giovane Lupin ha avuto il miglior insegnante che potesse desiderare per imparare l'Incanto Patronus: Remus.

Questo non mi aiuta nel mio compito di padrino, però.

Perché ora vorrei solo abbracciare il mio figlioccio e dirgli quanto sono orgoglioso di lui: ha evocato un Patronus al primo colpo! Davvero un mago coi fiocchi!

Ma non posso farlo. Non mi sembra il caso...

Non ora, per lo meno.

Prima devo assolutamente sistemare la questione lettera di Neville. Remus lo farebbe. Credo.

Certo, la consapevolezza che, da qualche parte, mio padre e il mio padrino staranno allegramente stappando Burrobirre, complimentandosi con Remus per avere generato un vero Malandrino, non aiuta.

Come non aiuta il fatto che il mio primogenito stia saltellando adorante attorno a Teddy, professandogli la sua ammirazione incondizionata.

Ah, a volte temo di non avere fatto una scelta molto saggia, imponendogli i nomi di quei due.


«Oh, Teddy, credo che pensiero più intenso e felice di quello non avresti potuto trovarlo, sai?» spiego con una tenerezza che rischia di vanificare il mio scenografico ingresso. «Ma non è di Lunastorta che volevo discutere con te...» tento subito di rimediare, sventolando con energia la pergamena di Neville.


«Lunastorta?» chiede sorpreso il ragazzino.


«Sì, il lupo. Il tuo Patronus, insomma».


«I Patroni hanno un nome? Non lo sapevo».


«No, i Patroni non hanno un nome, in genere. Ma il tuo lo ha. E anche il mio». Tento di tagliare corto.

Mi sfiora il dubbio che Teddy stia volontariamente tentando di distogliere la mia attenzione dalla lettera di Neville.

Ma io sono un Auror. Ho riflessi pronti!

Così gli piazzo in mano la pergamena incriminata e spiego: «Neville ha mandato questa per avvisarmi che un ragazzo di Serpeverde è stato... azzannato da una tavoletta del water che lo ha prima inseguito, ululando e ringhiando, per tutto il corridoio del terzo piano».


«Wow!» esclama James estasiato, mentre i capelli di Teddy virano a un cupo nero Gramo e il suo Patronus si dissolve in uno sbuffo di fumo argentato.


Scoccando un'occhiata ammonitrice a James proseguo imperterrito: «E Neville sostiene che il... uhm... domatore di tavolette ringhianti sia tu, Ted».


Teddy abbassa lo sguardo, colpevole e James indaga, affascinato: «Davvero?»


«Sì» ammette Teddy, raddrizzando fieramente la schiena e fissandomi negli occhi.


«Wow!» ribadisce sempre più esaltato James – suppongo che il suo entusiasmo dovrebbe preoccuparmi – ricominciando a saltellare attorno a Teddy. «Promettimi che insegnerai anche a me a farlo! Promettilo! Voglio provare a usarne una con Albus!»


Sì, il suo entusiasmo dovrebbe decisamente preoccuparmi!

Meglio evitare di dare altri creativi suggerimenti a James.

Non ne ha bisogno. E io amerei davvero vedere Albus raggiungere la maggiore età...

 

«James, torna da mamma e dille che arriverò tra un momento. Devo prima scambiare due chiacchiere con Ted». Perfetto. Sicuro e conciso.

Peccato che James si limiti a degnarmi dello stesso vago interesse che susciterebbe un Vermicolo addormentato e continui a saltellare attorno al suo indiscusso idolo.


«James Sirius Potter!» sì, un bel tono deciso, vagamente minaccioso. E l’utilizzo del nome intero. Ginny mi sta insegnando bene: anche lei è una buona maestra. James, infatti, si decide a guardarmi.

Merlino, il suo sguardo è identico a quello che ha Ginny quando ripensa a Draco Malfoy: fortuna che Jamie non sa ancora scagliare Fatture Orcovolanti. Spero.


Teddy appoggia la lettera sulla scrivania, si abbassa fissando mio figlio negli occhi e dice serio: «Per favore Jamie, fa come ha detto tuo padre. Preferirei che mia nonna non piombasse qui proprio ora, sai?»

Solo un pacato sussurro, nessun tono vagamente minaccioso. Ma James lo ascolta con attenzione e annuisce. «Sì, è meglio che sia papà a punirti. Non è molto bravo, non preoccuparti. Mamma ha molta più fantasia».

Ma sentitelo, l’esperto!

Non è che io non abbia fantasia. Solo che con lui l’ho esaurita, ormai.


James si scompiglia i capelli scuri, perennemente arruffati e sorride complice: «Tranquillo, Teddy. Ci penso io a distrarre mamma e nonna Andromeda» poi, gratificando Teddy dell'ennesima occhiata adorante, ci lascia soli.

Però! Il giovane Lupin ha stile. Degno figlio di suo padre, non c’è che dire. Potrei farmi dare qualche lezione su come ridurre James all'obbedienza...


Ma prima le cose importanti.


«Va bene, spiegami il perché di quella tavoletta ululante, Ted…» sì, tono sicuro, professionale, ah, certo, nome integrale. «Remus Lupin».

Ecco, lo sapevo, un addolcimento improvviso nella voce.

Ma è molto scorretto da parte sua fissarmi con quegli occhi tristi, colpevoli e ambrati.

Risvegliano troppi ricordi. Decisamente.


«Io… Kyle Addams, sì, il Serpeverde insomma, se lo è cercato, Harry. L'ho incrociato in bagno e lui... lui ha insultato papà» spiega Teddy con voce vibrante di rabbia. «Ha detto che era uno...» si ferma, esitante, poi abbassa lo sguardo e, serrando i pugni, sussurra: «schifoso licantropo, capace solo di ringhiare, ululare e azzannare alle spalle i maghi per bene» rialza gli occhi e mi fissa fiero e triste. «E io gli ho dimostrato che non serve essere licantropi per ringhiare, ululare e azzannare alle... ehm... spalle i maghi per bene


Oh. Ecco. E ora che dovrei dirgli? Io ho fatto di peggio a chi ha osato insultare mio padre. Non posso certo punirlo.

No, neppure Remus e Tonks lo avrebbero punito, ne sono sicuro.

Sospetto anzi che Tonks avrebbe aizzato una seconda tavoletta ululante contro quel simpaticone di Kyle Addams.


«Va bene Teddy, ho capito. Non è la fine del mondo, dai. Una tavoletta ululante non ha mai ucciso nessuno. Al massimo può ammaccare le... ehm... spalle di qualche mago per bene. O il suo orgoglio. Ma nessuno finisce ad Azkaban per avere aizzato una tavoletta del water contro qualcuno» mi avvicino scompigliandogli i capelli di un inquietante e funereo color viola. «E poi avevi davvero un ottimo motivo. Io ho fatto di peggio, sai? Magia in presenza di Babbani».


Teddy mi guarda dubbioso, i capelli virati ad un più mite lillà. «Sì, mi hai raccontato della faccenda dei Dissennatori. Ma era legittima difesa, quella».


«Sì, certo. Ma io mi riferivo alla volta che ho gonfiato zia Marge. Anche lei aveva insultato mio padre. Nessuna tavoletta ululante l'ha azzannata, ma si è ritrovata a sorvolare Privet Drive trasfigurata in una specie di mongolfiera. E’ una storia interessante, se vuoi te la racconto».


Il ragazzino fa spallucce e mi scruta con occhi tristissimi.

Strano, non è da lui mostrare così poco entusiasmo per un aneddoto. Teddy adora farsi raccontare delle storie.


«Addams se lo è meritato. Ma... tu pensi che io li abbia delusi? Mamma e papà, voglio dire» sussurra timoroso abbassando gli occhi e studiando interessato la trama del vecchio tappeto. Poi sorride leggermente. «Cioè, mamma no, non credo. Nonna mi ha raccontato cose interessanti su di lei. Ha ricevuto decine di lettere simili, sai? Quindi mamma mi capirebbe sicuramente. Ma papà?»


Lo guardo pensoso per un istante.

Tredici anni. La stessa età che avevo io quando Remus mi raccontò la meravigliosa storia dei Malandrini.

Una storia che io non ho ancora raccontato a Teddy. Oh, gli ho raccontato parecchie cose su Remus. Ma nulla sui Malandrini. Forse perché anch'io so così poco di loro...

Be', credo proprio sia giunto il momento di rimediare: è tempo per Teddy di fare la conoscenza di Lunastorta.


«Tuo padre, Teddy? Oh, stai tranquillo, anche lui capirebbe. Senza alcun dubbio. Non so se abbia mai ricevuto lettere come questa ma… anch’io posso raccontarti cose interessanti su di lui. E sul tuo Patronus... e sul mio».


Mi avvicino alla scrivania, sorridendo dell'evidente sbigottimento di Teddy, ed estraggo dal cassetto una vecchia pergamena un po' ingiallita.


«Bene, sto per darti un regalo di Natale con qualche ora di anticipo, Teddy, un regalo molto speciale, perché penso sia giunto il momento che tu faccia la conoscenza dei Signori Lunastorta, Codaliscia, Felpato e Ramoso; Consiglieri e Alleati dei Magici Malfattori. Nonché geniali creatori della Mappa del Malandrino».


«La Mappa del Malandrino


«Sì. Era di tuo padre, Teddy. E credo non mi perdonerebbe mai se tu non ne venissi in possesso, sai? Vorrebbe sicuramente che tu la usassi. Come ha voluto che la usassi io. Tutti loro lo vorrebbero».


Teddy mi raggiunge titubante, scrutando incuriosito la vecchia pergamena. «Tutti loro?» chiede confuso.

Poi mi guarda scettico: suppongo che una vecchia pergamena non gli debba sembrare granché come regalo.

Ma si ricrederà molto presto.

Gli sorrido incoraggiante e, sfoderando enfatico la bacchetta magica, colpisco il foglio ingiallito declamando con solennità: «Giuro solennemente di non avere buone intenzioni


La Mappa si rivela ubbidiente sotto lo sguardo incredulo di Teddy.

Anch'io dovevo avere la stessa espressione stralunata quando Fred e George la mostrarono a me.

Ridacchiando divertito, gliela porgo per permettergli di godersi il disinvolto benvenuto di Messer Lunastorta.

Lo adorerà di sicuro. Non ho alcun dubbio. Come io adorai quello riservatomi da Messer Ramoso.


«Ehi! Lunastorta, Ramoso, Felpato e Codaliscia mi hanno appena dato il loro benvenuto! Ma questo è... il Castello di Hogwarts. E il Parco... e qui... ma è davvero Mastro Gazza questo puntino che si muove nel sotterraneo? Ma aspetta... Lunastorta? Non è il modo in cui hai chiamato il mio Patronus? Ma che c'entra tutto questo con papà, Harry?»


Prendo un profondo respiro e comincio a narrare la mia storia: «C'erano una volta un cervo, un cane, un topo e un lupo mannaro...»

Teddy alza la testa di scatto e mi guarda attonito. «Il mio Patronus non è un lupo, vero? E' un lupo mannaro! Aveva la coda a ciuffo, ne sono sicuro. E il tuo è un cervo...»

Annuisco e continuo il mio racconto. Godendomi la gioia incredula di Teddy.
E' strano, per me, parlare dei Malandrini. Dolce e amaro al tempo stesso.

Chissà se anche Remus si sentiva così, mentre mi parlava di loro.

Sì, penso proprio di sì.

La storia si ripete. E ora è il mio turno di passare il testimone: la Mappa rientrerà in servizio grazie al mio racconto.

Il figlio di un Malandrino tornerà a scorrazzare indisturbato nei luoghi più reconditi di Hogwarts.

Spero solo che Neville, Capo della Casa dei Grifondoro, possa perdonarmi; perché il talento Malandrino a Teddy non manca di certo.

Lunastorta, Codaliscia, Felpato e Ramoso avrebbero sicuramente adorato la sua tavoletta del water ululante. La McGranitt non credo proprio, però...

Note di fine capitolo

Grazie per avere resistito fin qui. Siete davvero encomiabili, ragazzi!
Approfitto della vostra squisita disponibilità solo per chiarire alcuni punti.
Punto primo: L'età di Teddy. Tredici anni. Mi sembrava carino accostare il primo Patronus di Teddy alla sua scoperta dei Malandrini. Mi piace pensare che, proprio come è successo per Harry, non sia stata "voluta" la forma del Patronus... che, per quanto mi riguarda, non può che essere un lupo mannaro. Non può che essere Lunastorta: legato sia a Tonks che a Remus. Proprio come il Patronus di Harry è legato sia a Lily che a James.
E meno di 13 anni mi sembravano decisamente pochi per evocare un Patronus. E poi Harry aveva proprio quell'età quando ha scoperto i Malandrini... e visto che Teddy è comunque il suo specchio...
Punto secondo: L'evocazione del Patronus. Qualcuno potrà obiettare che Teddy è minorenne, e non può fare magie fuori da scuola: pena un richiamo del Ministero. Ci ho pensato a lungo e devo ammettere di non avere ben chiaro il funzionamento di questo particolare nodo del mondo di Harry Potter.
Ma, da quanto ho capito, il Ministero della Magia può solo rilevare la presenza di "forze magiche", ma non sapere chi effettivamente le ha sprigionate. (In "Harry Potter e la Camera dei Segreti" infatti Harry viene incolpato per una magia che non ha commesso, solo perché, secondo le conoscenze magiche, non c'erano altri maghi nel luogo in cui la magia era stata fatta). Bene, Teddy fa una magia... ma la fa in un luogo dove ci sono dei maghi adulti e nessun Babbano.
Punto terzo: Il Pensatoio. Sì, è proprio il Pensatoio di Silente quello che troneggia sulla scrivania di Harry. Credo sia plausibile che sia finito nelle sue mani. Regalo di Natale di Aberforth?  E poi mi piaceva troppo l'idea che fosse Remus a spiegare a suo figlio come evocare un Patronus...
E questo "giustifica" anche la fotografia... chi meglio di Tonks poteva iniziare il piccolo alle Metamorfomagie?
A tal proposito, nella versione originale Remus non compariva affatto nella foto, c'erano solo Teddy e Tonks... ma poi non ho resistito, e ci ho messo anche lui; senza la foto mi sembrava "zoppa"... come la slitta di Babbo Natale disegnata sul vetro della finestra di Harry.

Per finire una precisazione: la "mancanza" di Remus e Tonks è solo momentanea, per quanto mi riguarda.
Qualche anno dopo lo svolgimento di questa scenetta, Teddy deciderà di usare la Chiave del Tempo, ovviamente...  a insaputa della sua stessa creatrice. ; )

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