Note alla storia

Questa storia l'abbiamo scritta me medesima Rowi e Ladyhawke, ed è dedicata a Erin, visto che ce l'ha commissionata per il suo compleanno... Certo, siamo in ritardo di qualche mese... OK, diciamo pure sei, ma finalmente ce l'abbiamo! Buon compleanno (intanto iniziamo a progettare quella per il prossimo compleanno, che è meglio! XD)!

Ci sono giorni in cui fin dal risveglio si avverte un oscuro presagio incombere sulla propria testa. Mattine in cui sarebbe meglio nascondersi sotto le coperte e rimanere lì fino a sera, sperando che la minaccia passi.
La mattina di maggio che andiamo a raccontare Sirius Black, nove anni di sfacciataggine e impertinenza, ebbe esattamente quella sensazione. Quando aprì gli occhi, quel giorno, si stiracchiò pigramente nel suo lettino e cercò di fare mente locale su ciò che l’attendeva: l’odioso Kreacher sarebbe presto apparso per convincerlo ad alzarsi, lavarsi e presentarsi a colazione, dove avrebbe salutato i genitori e suo fratello, prima delle lezioni. La scuola vera e propria sarebbe cominciata per lui solo tra due anni, ma la madre era preoccupata della sua istruzione perché a Hogwarts il buon nome dei Black non fosse messo in ridicolo: anche le tre cugine più grandi, Bellatrix, Andromeda e Narcissa, avevano preso lezione di buone maniere e di corsi teorici di magia prima di cominciare gli studi ufficiali per presentarsi ai professori ben preparate, perciò non c’era speranza per Sirius di salvarsi da una simile tortura.
Quella mattina, però, iniziò in maniera del tutto speciale: quando la porta si aprì, comparve non l’Elfo domestico spesso bersaglio degli scherzi del bambino, ma sua madre.
- Buongiorno Sirius! – trillò la donna in maniera inquietante. – È una giornata splendida, non trovi anche tu?
- No-Non saprei, madre – balbettò il piccolo strofinandosi gli occhi per convincersi di non stare ancora sognando. – Mi sono dimenticato qualcosa, forse oggi è una giornata speciale?
Walburga Black sorrise e annuì: - Certamente, figlio mio: oggi è attesa la tua fidanzata con tutta la sua famiglia, per la presentazione ufficiale e la sigla degli ultimi accordi.
No, quello doveva essere un incubo bello e buono! Sirius cadde dal letto al sentire quella frase, ma neanche il dolore provato – e lì niente l’avrebbe salvato da un bel livido – riuscì a farlo svegliare.
- Fidanzata? E da quando io di preciso avrei una fidanzata, madre?
- Da un paio di settimane, ma tuo padre ed io abbiamo preferito non dirti niente prima di trovare un accordo con la famiglia della ragazza che si potesse definire soddisfacente: non è stato facile, ma tu sei il primogenito e devi avere una moglie di tutto rispetto, con una linea di sangue puro degna della nostra famiglia, che possa darti degli eredi senza macchie.
Un discorso ovvio e perfettamente comprensibile, che fece rabbrividire il bambino. Le lezioni abituali a quel punto non gli sembravano poi così noiose.
- Ma a me non piacciono le femmine, non voglio sposarmi. – provò a lamentarsi, pur sapendo che non sarebbe servito a nulla. Se sua madre aveva deciso così, così sarebbe stato.
Inutile lamentarsi, inutile insistere.
- Puoi dirlo adesso, Sirius – rispose già più impettita la donna, infatti – ma non la penserai sempre così. Adesso alzati, abbiamo molto da fare.
Sirius fu condotto in bagno, dove Kreacher lo stava già aspettando: all’Elfo fu ordinato di strofinarlo a dovere con la spazzola dura, così da eliminare ogni più piccola traccia di sporco. Sirius fu strigliato dalla creaturina con un’energia e un entusiasmo forse esagerati anche per i termini del contratto che legavano l’essere alla famiglia Black. Seguì il taglio dei capelli, che ridisegnò la chioma bruna del piccolo in un orribile, odioso caschetto.
- Non mi piacciono così! – pigolò quasi disperato: erano quasi quattro anni che veniva dispensato da quel taglio a scodella, che invece ancora toccava a Regulus in quanto piccolo della famiglia, perché ora si tornava a questa tortura?
- Li porterai così, Sirius, oggi almeno devi dare un’immagine di bravo bambino. Adesso scegliamo i tuoi vestiti, dovrai essere impeccabile.
Inutile dire che anche gli abiti si scoprirono essere orrendi, pomposi e scomodi, roba che in genere era conservata per le feste importanti. Uffa, così non sarebbe riuscito a giocare né a divertirsi!
La madre lo scortò fino in sala da pranzo, dove il padre e Regulus li stavano aspettando: Sirius notò che anche il fratello indossava le vesti che erano toccate a lui, e gongolò. La piaga – fidanzata – sarebbe toccata a lui, ma Reg avrebbe condiviso la tortura.
- Buongiorno, padre. – salutò il bambino con educazione, così da evitare la prima sgridata del giorno.
Orion Black comparve da dietro le pagine della Gazzetta del Profeta e rispose al saluto. – Buongiorno, figlio: sarà una giornata importante per te, perciò mangia.
Lo stomaco di Sirius si era stranamente chiuso nel momento in cui Walburga aveva nominato per la prima volta la fidanzata, ma si sedette a tavola e si versò un’abbondante dose di latte nella tazza.
- Mi devo proprio fidanzare, padre? – domandò poi dopo qualche minuto, sperando che l’altro genitore fosse meno intransigente. In fondo era giovane, aveva tutta la vita davanti, perciò perché tutta questa fretta?
Tuttavia, il mago non fece in tempo a rispondere: sua moglie lo anticipò, già minacciosa e incombente sul primogenito, e gli ricordò l’importanza di continuare la linea di sangue dei Black, così pura e senza macchie. Tranne le bruciature sull’arazzo, pensò Sirius pur tenendo per sé quel commento. Era troppo presto per entrare subito in polemica.
Orion cercò di scherzare: - Adesso le ragazze non ti piacciono, Sirius, ma datti il tempo di crescere: un giorno cambierai idea, e sarai felice che i tuoi genitori abbiano trovato per te una sposa come quella che avrai. Io ho visto la piccola Cavendish, ed è piuttosto bellina: scommetto che da grande sarà una donna bella come la mamma, o come tua zia Druella.
Anche suo padre dunque era schierato contro di lui. Almeno non aveva parlato di bambini… Bleah, solo l’idea gli dava la nausea!
Sirius non sembrava ancora convinto, ma tacque. Poi ebbe l’idea: - E non potrei conoscerla allora, quando saremo grandi?
In realtà non credeva che sarebbe arrivato il giorno in cui le ragazze gli sarebbero piaciute: le femmine erano inutili, non volevano mai giocare, piangevano sempre, si lamentavano se i loro vestitini si sporcavano o se capitava che si strappassero. Sirius aveva esperienza con le sue cugine: Bellatrix era abbastanza spaventosa, era meglio non contraddirla, Andromeda si prestava ogni tanto ma era la cugina speciale, Narcissa era una principessina rompiscatole che voleva giocare alle bambole e al futuro marito, noiosa e lamentosa.
No, la sua vita era bella senza femmine: perfino Regulus era meglio, e lui spesso non voleva giocare ai termini proposti da Sirius.
- No, Sirius, la conoscerai oggi, perciò basta storie – rispose la madre, abbastanza irritata. – Adesso ascoltami e ripeti quello che ti dico: dovrai essere impeccabile con i nostri ospiti.
Sì, avrebbe proprio dovuto rimanere nascosto sotto le coperte, quel giorno.

Arrivarono in tre, un paio d’ore dopo. Padre, madre, e piccola piattola incappucciata e avvolta in un mantello ornato di fronzoli. Sirius registrò quella stranezza e si domandò se la nascondessero per qualche orrore sulla sua faccia, magari un porro peloso o un nasone strano… Del resto suo padre aveva detto che sarebbe diventata come la mamma, perciò tutto era possibile.
Osservò quelli che sua madre chiamò i suoi futuri suoceri come se si trattasse di una coppia di serpenti velenosi: il mago, che si presentò come Persius Cavendish, era alto e secco, con i capelli lunghi e un paio di folti baffi neri, mentre sua moglie, Brunilde, aveva lunghi capelli biondo spento e l’aria molto dolce. Apparentemente non erano minacciosi, ma la cosa che portavano con loro… Non doveva abbassare la guardia, mai.
- Avanti, Gertrude, non essere timida – disse la donna levando il mantello alla figlia: ebbene eccola lì, Gertrude Cavendish in tutto il suo tremendo splendore. Non pareva nemmeno una bambina, ma più una bambola: boccoli biondi e lucidi, occhi così blu da essere quasi inquietanti, e una pelle di porcellana. Stava in piedi, sulla soglia della sala da pranzo in mezzo ai suoi genitori e fissava Sirius con un’aria timida ma incuriosita.
Sirius, d’altro canto, che aveva Regulus al fianco pronto a ridere di lui, la fissò brevemente per poi fissare i complicati arabeschi del tappeto, studiandoseli a memoria.
- Sirius, saluta la tua futura fidanzata. – Walburga era così ridicolmente chioccia che la frase scosse il piccolo Black come una frustata.
- Felice di fare la vostra conoscenza. – ripetè meccanicamente il ragazzino secondo la formula imparata a memoria. Non fece un passo, non guardò la bambina in faccia: non fece assolutamente nulla; era già abbastanza grave che stesse per conoscere la sua futura sposa, ecco.
- Felice anche io di conoscervi. – rispose Gertrude con una voce sottile e delicata. Sembrava molto timida, o forse stava solo recitando bene la sua parte.
- Ottimo, perché ora tu e Regulus non accompagnate la piccola Gertrude nel giardino sul retro? Credo possiate fare amicizia. – proseguì Walburga, sinistramente amabile.
Regulus sgranò gli occhi in un modo tanto ridicolo che fece sorridere Sirius: che c’entrava lui? Mica era la sua di moglie, no?
- Madre ma…
- Sì, vai pure anche tu, Sirius e Gertrude sono ancora troppo piccoli per starsene da soli. – insistette la madre, provocando risate in tutti gli adulti presenti. Mentre l’allegria scemava si attendeva la prima mossa del primogenito Black che avrebbe dovuto fare da cavaliere; dopo attimi di fremente attesa Sirius parlò: - Per di qua.
Attraversò la sala da pranzo rigido come una scopa e passò attraverso i coniugi Cavendish, facendo cenno alla “bambola” di seguirlo. Regulus trotterellò dietro di loro, perplesso. Scesero le scale nel più completo silenzio e Sirius guidò gli altri due verso la porta a vetri che portava nel piccolo e riparato giardino.
- Non mi fai passare per prima? – chiese Gertrude, perplessa.
- Dovrei? - chiese di rimando Sirius, altrettanto confuso.
- Tu sei il mio cavaliere ed io sono una fanciulla. – protestò lei, fissandolo con quegli occhi bellissimi.
- Avanti allora. – la schernì con supponenza, facendola passare prima di lui. – Oggi mi sento molto cavaliere, Regulus, vai anche tu in giardino. – suggerì poi, spingendo il fratello nel cortiletto. Per un attimo il secondogenito temette di venire abbandonato con la smorfiosa, ma, esercitando un grande autocontrollo, anche Sirius uscì all’aperto e si chiuse la porta alle spalle con rammarico. Gertrude si mise subito a passeggiare avanti e indietro per il cortile, saggiando con le sue scarpine di vernice boema il costoso selciato, e atteggiandosi come una vera piccola lady.
Morgana, quanto odiava le femmine, si disse Sirius fra sé e sé.
- E così voi sarete il mio futuro marito Sirius. – esordì la piccola con quella sua vocetta da fata. – Naturalmente non prima della fine della scuola; una lunga attesa ci separa da quel giorno, ma mia madre mi ha rassicurato che verrà presto.
E io spero che non avvenga mai, insistette il giovane Black, già annoiato a morte da quel tripudio di pizzi.
- Più di un decennio ci separa da quel giorno. – sospirò infine con sollievo, pensando che, per allora, avrebbe potuto sempre fuggire lontano lontano in lande inesplorate.
- Sono persuaso che passerà in fretta, sì. – ridacchiò Regulus, oltremodo divertito da quella situazione surreale.
- La mia famiglia non si è mai unita in matrimonio con la vostra, ma ho una cugina, signor Regulus, più o meno della mia età e anch’ella in cerca di marito. Sarebbe molto romantico avere una doppia cerimonia. – sospirò la bimba con aria sognante e giungendo le mani e avvicinandole al petto.
Regulus tossicchiò in preda al panico. – Sono secondogenito e ancora giovane per questo.
- Mia sorella è fidanzata da quando aveva quattro anni. – sorrise la piccola, enfatizzando le sue parole facendo il segno del numero quattro con le dita. Poi ridacchiò istericamente. – Sirius… - domandò poi, piena d’apprensione – come vostra promessa mi trovate di vostro gusto?
L’interessato ci pensò su: Gertrude era di suo gusto quasi quanto Kreacher, e lui detestava Kreacher.
- Le femmine mi fanno schifo, spiacente. – ammise candidamente, sedendosi sullo scalino che separava l’interno della casa e quel piccolo ambiente rigoglioso e riparato dai rumori della città babbana. Se doveva annoiarsi a morte almeno voleva farlo comodamente seduto.
Gertrude parve indignarsi nella stessa identica maniera di Walburga Black: assunse un’espressione corrucciata, e forse anche vagamente ferita.
- Io non sono una volgare femmina, sono una purosangue! – si difese, come se la cosa la rendesse diversa da qualsiasi altra bambina inglese. – Sarà un matrimonio giusto e benedetto e avremo molte proprietà e ricchezze, questo mi è stato detto sì. – cominciò a spiegare, passeggiando tra le piante ornamentali e le rose con aria trasognata. – E avremo dei figli anche: vi darò alla luce un bel maschietto, come si deve, ma a me piacerebbe tanto aveva anche una femminuccia, voi che ne dite?
- Ma siamo noi dei bambini. – protestò Regulus, anticipando qualsiasi reazione da parte del fratello maggiore.
- Non sono molto interessato ad avere figli. – rispose poi l’interessato, tremando.
- Abbiamo tempo per queste cose. – disse la piccola, rassicurandolo, o tentando di farlo. – Anche perché non ho nemmeno pensato ai nomi, ancora. – aggiunse con un velo di preoccupazione. – Potremmo discuterne insieme, quando sarà il momento.
- Fra molti, molti anni.
- Siete timido forse, Sirius? Rispondete a monosillabi. – Gertrude era preoccupata da questo fatto: era lei stessa molto dolce, candida e timida, l’uomo della situazione doveva farlo lui.
Timido lui? Ma che baggianate stava dicendo quella tappetta? Che avrebbe mai potuto voler dire ad una sconosciuta più simile ad un’orrida fatina che a una persona?
- Sirius, timido? Che scemenza. – ridacchiò Regulus, - In genere è così chiassoso!
- Oh, stai zitto, piattola! – irritato com’era Sirius aveva raccolto un sassolino piccolo ma affilato, e l’aveva lanciato al fratello con forza, centrandolo su una guancia.
- Ahi! – si lamentò l’altro, massaggiandosi la parte lesa. Temeva che avrebbe sanguinato, perfino. – Non ho detto niente di male!
- Così impari a stare zitto.
- Oh, Sirius, come siete aggressivo! Mi piace! – gli occhi di Gertrude scintillarono di viva e sincera ammirazione, e qui Sirius ebbe vera paura.
- Beh, allora se non mi vuoi io vado in camera mia, così tu giochi con la tua fidanzata. – berciò offeso Reg. – Io ora vado in casa. – soggiunse con tono minaccioso, raggiungendo il fratello e sorpassandolo per aprire la porta che l’avrebbe riportato al sicuro dentro casa. Nel farlo diede casualmente un calcio nella schiena di Sirius e ciò gli diede una certa soddisfazione. Dolore a parte, Sirius osservò l’uscita di scena del fratellino con sentimenti contrastanti: da un lato, era contento di essere riuscito a liberarsi di Regulus, dall’altro la reazione della piattola lo infastidì. Accidenti, se lei approvava avrebbe dovuto trovarsi un altro passatempo!
Almeno l’avesse aiutato, se fosse diventata sua complice forse avrebbe dovuto trovarla un poco meno sgradevole… Ma Gertrude non aveva intenzione di muoversi, né di sporcare il suo vestito così grazioso.
- Ora che siamo soli – disse proprio in quel momento la piattola – sarebbe carino parlare del nostro futuro: mia madre mi ha detto che il nostro fidanzamento è cosa fatta, perciò dovremmo cominciare a conoscerci meglio.
Conoscersi meglio. Nostro futuro. Sirius avvertì un brivido scendergli lungo la schiena. – Francamente non ci tengo molto – rispose spiccio – sono stato costretto a stare qui ma, come ho già detto, non ho il minimo interesse per voi o per qualunque altra femmina. Spiacente.
Gertrude era sinceramente spiazzata: fin da quando ricordava era stata educata a essere una buona sposa, una donna di casa e una signora di cui il suo futuro marito non potesse che essere fiero, perché Sirius non cercava neanche di scoprire tutte le sue qualità?
- Suvvia – provò di nuovo – sono sicura che su qualcosa dovremmo trovare un’intesa. Che cosa vi piace fare?
E lì il maghetto ebbe una grande idea: doveva mostrarsi disgustoso, in fondo sua madre non era presente e se anche fosse stato accusato di non essersi comportato bene avrebbe sempre potuto negare. – Mi piace giocare fuori, e sporcarmi con il fango. Forse potremmo giocare così, che ne dite?
Aveva visto giusto: nemmeno Narcissa avrebbe reagito in maniera così deliziosamente sconvolta, pallida come un cencio e a bocca aperta all’idea di sporcare il suo bel vestitino. Dentro di sé, Sirius gongolò per la sua furbizia: ancora qualche proposta del genere e la mocciosa sarebbe scappata ad appendersi alle sottane della madre, lasciandolo finalmente libero. Tuttavia, Gertrude notò la sua espressione soddisfatta e comprese di essere stata presa in giro: non avrebbe mai osato sporcarla come diceva, sia i suoi genitori che i signori Black si sarebbero arrabbiati se lei si fosse lamentata… Forse era quello il modo per colpirlo, mostrarsi più furba di lui. E lei sapeva esserlo, sotto quell’aria da bambola tenera e candida. - Potremmo fare un gioco diverso – propose.
- Quale, arrampicarci su un albero? – continuò Sirius senza avvertire il pericolo. La bambina finse di rabbrividire e lui esultò in silenzio, certo di averla in pugno.
Peccato che Gertrude fosse di altro parere.
- No, potremmo giocare ai fidanzati.
Fidanzati. Altra parola da brivido. Sirius strabuzzò gli occhi. – Come?
- Sì, come ci comporteremo da grandi prima di sposarci… Non avete mai visto le vostre cugine con i loro promessi?
Effettivamente era uno spettacolo che Sirius tentava di evitare: Bellatrix ancora non aveva trovato una vittima per la situazione, Andromeda aveva rifiutato un paio di pretendenti, facendo venire un attacco di nervi a sua madre, mentre Narcissa, pur essendo già impegnata con il rampollo dei Malfoy, era ancora troppo giovane per rimanere sola con lui.
- No, e questo gioco non mi piace. – rispose con aria lamentosa.
- Suvvia, non è poi così terribile! Passeggeremo mano nella mano – spiegò Gertrude cominciando ad avvicinarsi al bambino – andremo alle feste… E ci baceremo, ovviamente.
Arrossì a parlare di baci, non era riuscita a trattenersi, ma l’effetto ottenuto fu abbastanza soddisfacente: Sirius aveva ripreso a guardarla come se fosse la creatura più spaventosa dell’universo, cosa che le piacque abbastanza; sua madre in fondo le aveva insegnato a doversi imporre negli affari di casa… Era meglio cominciare il prima possibile a mostrare chi comandava davvero.
- Baciarci? – ripeté con aria schifata Sirius – Non credo proprio!
Maledisse Regulus per averlo abbandonato con quell’essere che parlava di baci, il più oscuro degli argomenti. Se ci fosse stato anche lui la piattola non avrebbe osato tanto!
- E perché no? È un segno di amore, tra moglie e marito è normale – rispose Gertrude, facendo un altro passo avanti. Lo aveva in pugno, ormai, lo sapeva.
Sirius non seppe che rispondere, in vita sua non aveva mai visto i genitori scambiarsi quel genere di affetto, per fortuna, e avrebbe volentieri continuato su quell’andazzo.
- Ma noi non siamo ancora sposati.
Indietreggiò, ma subito sentì il muro contro la schiena. Era in trappola, maledizione!
Cosa non avrebbe dato per essere capace di trasformarsi in un qualche animale e scappare di corsa, magari un cane, così da avere abbastanza forza per fare cadere quella specie di demonio e leccarla tutta, mandandola in crisi… Un momento, se l’avesse leccata sarebbe stato come baciarla?
Che schifo, come poteva essergli venuta un’idea del genere? Allora avrebbe piuttosto scavato in giardino, coprendola tutta di terra. Sì, quella era l’idea migliore!
Gertrude sbatté le sue lunghe ciglia e sorrise, avanzando ancora. – Ma lo saremo, Sirius, perciò perché non cominciare da adesso?
E, in quel momento, avvenne il fattaccio: la ragazzina si allungò sulla punta dei piedi, così da coprire quella spanna che Sirius aveva in più in altezza, e osò baciarlo. Sulle labbra.
Il piccolo Black fu così sorpreso che non riuscì a contrastarla, e sì che darle uno spintone e allontanarla sarebbe stato molto facile… Semplicemente annichilito, rimase fermo come uno stoccafisso, incapace di reagire.
Contenta della reazione ottenuta, Gertrude si staccò e ridacchiò, soddisfatta. – Poteva andarmi peggio, direi. Ora gradirei una tazza di tè, a più tardi, Sirius.
E detto questo, la piccola trotterellò in casa, lasciando il bambino in balia dei suoi pensieri.
Sirius non rispose e attese di essere solo, prima di portarsi un dito alla bocca: aveva sempre pensato che un simile contatto con una femmina gli sarebbe stato fatale, come se avessero le labbra avvelenate, ma in fondo…
Si spaventò a quel pensiero, eppure non poté reprimerlo: in fondo, il bacio non gli era dispiaciuto. Neanche un po’. Anzi.
Certo, Gertrude era una piattola. Come si permetteva di trattarlo così, per di più?
- Vi ho visto – sussurrò una voce fin troppo nota dall’interno della casa. – Vi ho visto!
Oh no, Regulus. Sirius inorridì, sapendo da subito che non aveva speranze di impedire al fratello di prenderlo in giro per parecchio tempo, probabilmente a vita.
- Oh, stai zitto – rispose con astio cercando di non mostrare punti deboli – riderò io quando i nostri genitori troveranno la tua fidanzata. Sarà un rospo peloso, probabilmente, e bacerà come le mucche, con la lingua tutta di fuori!
Regulus non seppe che rispondere, rimase fermo un istante e, alla fine, scoppiò a piangere.
- Così impari a godere del dolore altrui, piattola. – sibilò Sirius, scocciato.
Regulus tirò su col naso, - Nemmeno profetizzare disgrazie agli altri è bello. Se nostra madre lo sapesse…
- Tu a nostra madre non dirai un bel niente. – minacciò il bambino, serio. – Ora andiamo dentro, così magari riusciamo a vedere la piattola che se ne va. – aggiunse, aprendo la portafinestra del giardino, e lasciando passare avanti il fratello. Raggiunsero di nuovo la sala dell’arazzo, dove i coniugi Cavendish chiacchieravano amabilmente con i signori Black.
- Direi che l’accordo per la dote sarà vantaggioso per entrambi. – disse Persius, prima di voltarsi verso la porta. – Oh, i piccoli Black, ci chiedevamo dove foste finiti.
- Sirius, non è stato affatto cortese abbandonare così la tua fidanzata. – lo ammonì la madre, mentre il bambino osservava Gertrude che, comodamente seduta in mezzo ai genitori, lo fissava con aria… strana.
- Gertrude ha detto che voleva rientrare. – si giustificò il bambino, dando un buffetto a Regulus, che annuì convinto, per dargli man forte.
- Niente di grave, allora. – chiuse la questione Orion, sbrigativo. – Vi è piaciuto stare insieme? – chiese.
- Oh sì, - intervenne Gertrude. - Tantissimo.
Walburga e Brunilde risero con una risatina nasale di chi la sapeva lunga, e al piccolo Sirius la cosa piacque proprio poco.
- Direi che allora per oggi possiamo congedarci qui. – s’intromise Persius, alzandosi in piedi, subito imitato dalla moglie e dalla figlia. In breve tutti gli adulti si erano messi in piedi e avevano iniziato a scambiarsi convenevoli di commiato piuttosto noiosi. Sirius fu sul punto di rilassarsi, quando una frase lo bloccò.
- Saluta la tua promessa come si deve, su. – gli disse sua madre, intendendo, orrore orrore, un baciamano in piena regola. Gertrude si fece avanti con la manina tesa, e il mantello di nuovo addosso. Con Regulus che lo fissava attonito, Sirius prese la mano della bambina e chinandosi gliela baciò appena: no, il contatto con le labbra era stato decisamente meglio.
- Arrivederci, mio amato. – esalò la piccina con aria pomposa, prima di rivolgersi a Regulus. – E arrivederci anche a voi, mio futuro cognato. – disse, baciando la guancia del bambino, così sorpreso che rimase impietrito per almeno due minuti dopo quel contatto. Per la prima volta dall’inizio della giornata ora era Sirius a guardare con compassione il fratello. Poco dopo la famiglia Cavendish sparì con una fiammata verde via camino, e i Black rimasero nuovamente soli.
- Bene, Sirius. – disse la madre, risvegliando entrambi i fratellini dal loro inspiegabile torpore. – Presto sarà ora di decidere la data delle nozze, che sarà presumibilmente poco dopo il tuo diploma. Ma abbiamo ancora un po’ di tempo…
Nella sua mente di bambino dieci anni erano molto più che “un po’ di tempo”, ma evitò di contraddire la madre per evitarsi guai.
- Potete andare, ora. – li congedò il padre. – Alle questioni pratiche pensiamo noi.
Senza farselo ripetere due volte i due sparirono dalla vista degli adulti, stremati dalla sequela di convenevoli che avevano dovuto subire.
- Be’, Sirius… - disse Regulus, non appena furono entrambi fuori dalla portata d’orecchio genitoriale. – Le piaci, e tra dieci anni sarà tutta tua. – ridacchiò.
- Sembra pronta a fare amicizia anche con te, non trovi? – replicò il bambino, acido. – Se vuoi te la posso regalare.
- No, tanto ne affibbieranno una anche a me, e di due non me ne faccio niente. – considerò l’altro. – Infida, l’hai vista, mi ha baciato sulla guancia!
- Hai anche visto che ha fatto con me. – alzò le spalle Sirius, convinto di aver subito la sorte peggiore. – Però quando ti bacia sulla bocca non fa schifo, la mano sì, la bocca no.
- Ti è dato di volta il cervello? Cos’è, basta che una femmina sia senza pudore e tu cedi? – commentò Regulus, esterrefatto.
- Mentre mi baciava non poteva parlare, sai… non diceva quelle stupide cose che dicono quelle come… Gertrude…
- La chiami pure per nome, adesso! – lo interruppe il fratello, che cominciava a spaventarsi.
- Non mi hai lasciato finire! – disse Sirius, dando una spintarella al fratello, mentre salivano le scale che portavano alle camere. – Chissenefrega di Gertrude, è una piattola. Mica saranno tutte come lei, no?
- Mi stai dicendo che vuoi baciare tutte le bambine che incontri per vedere se ce n’è una meno piattola di Gertrude? E che te ne fai? Tanto devi sposarla.
- Non voglio baciarle tutte. Quelle brutte no. E Gertrude la piattola me la faranno sposare tra dieci anni… - spiegò Sirius.
- Non ti seguo.
- Nessuno mi ha detto che non posso baciarne altre. Voglio fare un esperimento, voglio vedere se è sempre divertente. A Hogwarts una più simpatica di lei la troverò, no? – chiese, rivolto al fratellino.
- E se la trovi?
- Sarai il primo a saperlo. – concluse Sirius, cominciando a programmare la sua vita futura da libero, o quello che ne restava. Gertrude la piattola sarebbe arrivata ad arpionarlo, un giorno, ma per il momento aveva un obiettivo da perseguire. E, Merlino, l’avrebbe fatto.


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