Note al capitolo

Titolo: Specchi Riflessi
Fandom: Harry Potter
Writers: [info]nasreen44
Betareader: [info]queenseptienna
Pairing: Draco/Harry
Personaggi: Teddy Lupin, Draco Malfoy, Harry Potter, Nuovo Personaggio
Rating: PG15
Capitolo: 1/1
Avvertimenti:
AU, Oneshot, post 7 libro (no-epilogo), Slash, OOC

Note dell'autrice: Questa fanfiction è dedicata a Mistress Lay aka  [info]sepherim_ml  per il suo compleanno. Ti auguro di aver trascorso un giorno speciale, tesoro. TANTI AUGURI!

 

Inoltre approfitto per ribadire i miei auguri a Aleksej Larkey e Mr.Ciocco per il loro ‘giorno speciale’. Scusate il ritardo ragazzi!

Mi scuso per aver aspettato a postare in questi lidi ma ho dovuto attendere di farmi betare la storia che era veramente conciata malino  xD

Spesso si può trovare conforto nelle cose più strane. Spesso una parola sussurrata nel vuoto può riempiere un cuore… Spesso, quando abbraccio manca, un riflesso è tutto quello di cui abbiamo bisogno…

Disclaimer: I personaggi ed i luoghi presenti in questa storia non appartengono a me bensì, prevalentemente, a chi ne detiene i diritti. La trama di questa storia è invece di mia proprietà ed occorre il mio esplicito e preventivo consenso per pubblicare/tradurre altrove questa storia o una citazione da essa.
Questa storia non è stata scritta a scopo di lucro, ma per puro divertimento, nessuna violazione del copyright è pertanto intesa.

 

Specchi Riflessi

 

29 Aprile 2017 

 

Il rumore delle voci e delle grida di bambini irrompeva intorno a lui, scuotendolo dolcemente dallo stato di torpore in cui era finito da qualche minuto. L’aria era festosa e dirompente mentre il cielo aveva deciso di regalare a tutti una fresca, ma mite giornata primaverile dopo i lunghi mesi invernali.

Gli occhi cerulei si abbassarono soffermandosi sulla marea di persone che in quel momento avevano letteralmente invaso il suo giardino e non poté trattenere un certo disappunto di fronte ad una palla finita in mezzo ai Lilium Auratum di suo padre.

Sbuffò lievemente, mentre un piccolo sorriso gli increspava le labbra al pensiero della lunga discussione a cui aveva dovuto assistere quando si era trattato di scegliere se piantare o no, assieme alla candida e virginale Auratum, anche qualche pianta di Lilium Davidii giacché, com’era stato più volte ripetuto, «In quella casa di casto e puro non c’era proprio un accidente di niente!».

Una risata divertita gli era sfuggita allora come quel giorno, di fronte a quel viso d’alabastro arrossato dal puro sdegno provato di fronte al suo desiderio di unirsi alla giornata verde per piantare quei bellissimi fiori.

«Non era certamente ammissibile che facessi qualcosa di così… femminile!» ridacchiò divertito mentre i lunghi e morbidi capelli blu cambiavano dolcemente in un biondo pallido.

Si rimirò alla grande specchiera che aveva voluto tassativamente nella sua stanza osservandosi il viso bello e giovane incresparsi lievemente per poi mutare nuovamente ed assumere delle fattezze più adulte, più mature… Più emaciate.

Gli occhi erano ora di un marrone chiaro, più dolci e profondi, che tante volte aveva osservato negli anni mentre il viso era solcato da lunghe cicatrici antiche che sapeva di dolore, di passato ma eppure di una quieta felicità.

Era il viso di suo padre che ora lo osservava riflesso nello specchio, mentre alzava lievemente lo sguardo per rimirare nuovamente quella piccola foto vecchia e ingiallita fissata nell’angolo in alto a sinistra.

Da lì sua madre e suo padre lo salutavano felici e raggianti nel giorno del loro matrimonio. I capelli di sua madre continuavano a cambiare dal rosa, al marrone, a un colore che somigliava inquietamente alla fusione di entrambi, come se perfino lei fosse indecisa, o meglio, troppo entusiasta per trattenere i suoi poteri da Metamorfomagus mentre suo padre ogni tanto le lanciava un’occhiata indulgente, ma felice.

Il Remus Lupin allo specchio sorrise triste mentre le labbra s’increspavano in due piccole parole, ‘Auguri figliolo’, prima di sparire e lasciare nuovamente spazio al giovane Teddy che si allontanò con passo deciso per tornare a sdraiarsi sul letto con le braccia incrociate dietro la testa.

Era il suo diciannovesimo compleanno ed eppure non si trovava giù con gli altri, a fare caos, a ridere e a far disperare quel dannato di suo cugino con i suoi continui pasticci e voli rocamboleschi che gli distruggevano metà del mobilio ogni volta.

Non che fosse triste! Tutt’altro!

Aveva finito Hogwarts da un anno ed aveva iniziato, con somma sorpresa di tutti doveva ammettere, il suo corso preparatorio per entrare nel corpo attivo degli Auror guidato da Harry.

Nonostante anche sua madre fosse rinomata per essere un’ottima Auror, nonostante la sua sbadataggine, nessuno aveva davvero creduto nei suoi propositi da sempre d’indole più tranquilla e riflessiva, tant’è che tutti avevano sempre sorriso e scrollato le spalle quando lui rispondeva mitemente che avrebbe fatto l’Auror, mentre Draco si limitava ad alzare il sopracciglio perfettamente curato e ad osservarlo stranamente in silenzio.

Quando poi, mesi prima, era tornato con i vestiti ridotti in brandelli, il corpo ricoperto di ematomi e sporcizia ma con un sorriso a trentadue denti mentre varcava la porta della cucina inciampando nel nulla per poi spaccarsi la faccia a terra, era stato finalmente chiaro a tutti che quando Ted Remus Lupin diceva qualcosa andava sempre sul serio poiché, come suo padre, non era assolutamente solito a parlare tanto per fare.

E mentre sua nonna Molly (perché tale l’aveva sempre considerata) lo guardava sconvolta e prendeva ad urlare sui vari rischi che correva e sui colpi di testa dei giovani, Draco l’aveva guardato per attimo per poi ghignare verso il compagno. «Amore, credo che saranno decisamente cazzi tuoi questa volta al lavoro. Complimenti Hurricane! Sono anni che spero in qualcuno che lo faccia dannare un po’, il Signor Eroe! Ecco la risposta alle mie preghiere…»

Harry stranamente non si era nemmeno sprecato nel mandare al diavolo il marito, si era limitato a lanciargli un’occhiata di fuoco prima di tornare a fissare il suo figlioccio con sguardo fiero. In quel momento Teddy comprese che lui gli aveva sempre creduto, che non aveva dubitato nemmeno per un attimo delle sue reali intenzioni e quella certezza gli scaldò il cuore.

Amava la sua famiglia, tutta quanta, per quanto rumorosa ed impossibile potesse essere certe volte, ma quando le iridi verdi del Bambino Sopravvissuto incrociavano il suo sguardo, una bolla di calore esplodeva dentro di sè mentre una sola parola rimbombava nella sua mente… Casa.

 

Un suono, un botto… Rumori di vetri.

«Dannazione, Potter! Il mio stramaledettissimo servizio buono! È mai possibile!»

«Cosa cazzo dici! Semmai è il nostro servizio!»

«Che la Umbridge ti si porti! Chi diavolo pensi che l’abbia pagato?!»

«Babbo Natale!» 

«Che?!» e Teddy sentì chiaramente le risate del suo padrino.

«Ehi, Potter…? Potter… Potter! Non osare prendermi per il culo… Potter! Dove diavolo credi andare… POTTER!»

 

Teddy scoppiò a ridere come un pazzo sul grande letto da una piazza e mezza che si era fatto regalare anni prima, all’immagine di Harry che prendeva in giro Draco sfruttando la sua ignoranza del mondo Babbano per poi piantarlo in asso e tornare dagli amici, lasciando l'altro a fissare il suo fondoschiena che si allontanava e ad incazzarsi ancora di più proprio per quel motivo.

«In fondo se l’ho sposato è stato anche, se non soprattutto, per quel fondoschiena da favola che si ritrova!»

Quante volte gli aveva sentito dire una frase del genere?

Aveva assistito spesso alle loro litigate e sapeva bene che per quei due pazzi la lite era un modo di rapportarsi, di entrare in contatto… Forse era l’unico modo che conoscevano!

Certo, con gli anni e la maturità le loro battute si erano fatte meno sferzanti, le offese avevano perso un po’ di slancio e gli incantesimi meno mortali ma, soprattutto, le sessioni di sesso post lite erano diventate notevolmente più frequenti.

Era ormai diventata la presa in giro preferita di Ron, George e Blaise, questo loro scoparsi a morte dopo ogni litigata tant’è che avevano preso a domandare direttamente a lui quanto tempo se n’erano stati chiusi in camera dopo una lite per valutarne la gravità. Facendo così arrossire regolarmente d’imbarazzo Harry e ghignare bastardamente Draco che non perdeva occasione di accanirsi sul marito ed il cugino per quel loro assurdo pudore.

 

Teddy scese lentamente le scale per raggiungere finalmente gli altri in giardino non accorgendosi di Lorcan, Hugo e Fred che rincorrevano disperatamente Lysandro e Louis che scappavano a gambe levate, travolgendolo letteralmente e mandandolo a sbattere contro lo stipite della porta del salotto.

«Ouch!» si lamentò massaggiandosi l’occhio attraversato ora da una lunga riga rossa sicuramente dolorosa.

«Scusaci Teddy!» sentì uno dei ragazzini urlargli dal giardino, probabilmente Fred che aveva preso sicuramente tutto dal padre e dal suo omonimo zio.

«Sì, sì… Dannazione, che male» si lamentò nuovamente scivolando piano verso la cucina per scongiurare ulteriori impatti contro porte e spigoli «Dove la troveranno tutta questa energia…» continuò a bofonchiare mesto.

«Da come parli sembri aver compiuto 200 anni e non 19, Hurricane…»

Teddy fece un salto di due metri portandosi una mano al cuore sentendo dentro di sé la matematica certezza che non sarebbe sopravvissuto alla giornata.

«Cazzo, Draco!»

«Sì, moccioso, è questo il mio nome» ghignò questi in risposta mentre arraffava da un piatto uno dei tortini della Signora Weasley e si accomodava su uno sgabello.

«Mmm… Se glielo dici ti crucio, ma questi cosi sono fantastici!» mugugnò mezzo in estasi.

Teddy, riacquistato un po’ di autocontrollo, afferrò un po’ di succo e l’intero piatto piazzandolo davanti al cugino prima di ficcarsene in bocca uno.

«Concordo, ma se glielo diciamo ci ritroveremmo la dispensa piena per i prossimi due anni…» convenne il giovane bevendo un po’ di succo osservando l’altro di soppiatto.

Gli anni erano stati ovviamente clementi con Draco Lucius Malfoy: la sua eterea bellezza era rimasta intatta, mentre aveva perso quasi completamente quell’aria da snob moccioso di città ed avendo acquisito un atteggiamento degno di uno snob lord inglese. Nel cambio, Teddy doveva ammetterlo, almeno all’apparenza ci aveva guadagnato, per il resto restava sempre lo stesso sadico figlio di buona donna, ma anche questo faceva parte del suo fascino.

I capelli corti biondi erano stati lasciati da anni liberi dal qualsiasi cosmetico impiastricciante che li avevano torturati per i primi 16 anni della loro esistenza. Beh certo, liberi ma non troppo, vista la cura maniacale che gli riservava.

E poi c’erano gli occhi… Gli occhi grigi di Draco erano qualcosa di veramente singolare e speciale.

Non avevano niente a che vedere con quelli caldi e  sfolgoranti di Harry, nè con quelli scuri e smaliziati di sua nonna Andromenda… No, i suoi erano glaciali, imperscrutabili e freddi come due lastre di ghiaccio.

Molto spesso si era domandato negli anni come facessero quegli occhi gelidi a trasmettere tutto quell’amore ogni volta che si posavano su Harry, su di lui, ma poi, con l’arrivo di James aveva smesso di domandarselo. Draco era così, inutile cercare di forzare quel muro che si era alzato intorno con gli anni, sarebbe stato lui a lasciar intravedere una fessura in cui scivolare, al momento giusto.

«Come mai te ne stai chiuso dentro quando è il tuo compleanno?» la voce del cugino aveva infranto le sue riflessioni riportandolo sulla terra.

«Stavo uscendo quando sono stato travolto da una marasma di mocciosi» si lamentò ignorando inconsciamente il tono sferzante tipico dei Black.

«Non ti piacciono i mocciosi?» lo istigò l’altro ghignando di fronte a quell’espressione d’intolleranza così tipica della sua famiglia. Allora il moccioso aveva qualche gene incorrotto dal buonismo di Potter, pensò entusiasta. Ma poi ripensò al fatto che se l’era sposato anche per quello stramaledettissimo buonismo e tenne la bocca saggiamente chiusa.

«Quando attentano alla mia vita, cazzo no!» ribatté stizzito Teddy mostrandogli l’occhio già leggermente violaceo. Draco scoppiò in quella sua tipica risata sferzante facendolo imbronciare come un bambino.

«Beh? Che hai da ridere, stronzo!?»

«Rido…» singhiozzò il biondo «Rido… Merlino… Rido perché sei un aspirante… Merlino… Un aspirante Auror che si fa mettere a ko da una banda di mocciosi… Merlino!» e riprese a ridere picchiando un pugno sul piano e facendo sobbalzare il giovane.

Teddy sentì le guance imporporarsi, mentre i capelli mutavano diventando neri: si stava arrabbiando.

Draco gli lanciò un’occhiata e si ricompose: «Okay, okay, la smetto, basta che la finisci…» promise prima di ridacchiare nuovamente sadicamente.

«Okay» intervenne mantenendo la calma Teddy «Per la prossima festa di compleanno di James io me ne vado due giorni da nonna e tu te la spicci da solo… che ne dici?» chiese mentre un sorrisetto gli s’apriva in viso di fronte alla faccia a metà fra il disperato e lo sconvolto dell’altro.

«Colpo basso! Non è da te!»

«Ho sangue Black nelle vene, cugino, quando serve lo so usare sai?» ribatté incrociando le braccia al petto e infilandosi in bocca un altro tortino per poi avviarsi soddisfatto lasciando la cucina.

Stava già per chiudersi la porta alle spalle quando sentì Draco dire: «È preoccupato per te perché non sei fuori, smetti di rimuginare, esci e va da lui che entra in paranoia e dopo tocca a me sopportarlo.»

Non rispose, non serviva, era questo che aveva compreso di Draco in tanti anni di convivenza: gli altri non dovevano sapere che aveva un cuore, mai.

 

Uscì fuori in giardino, socchiuse gli occhi per la luce improvvisa e subito si sentì meglio, era proprio vero il bel tempo era miracoloso a volte!

Si avviò verso il gazebo dove le donne si davano da fare per controllare i bambini, apparecchiare e chiacchierare tra loro come se non si vedessero da anni. Poco più lontano Ron, George, Bill e Rolf stavano parlando, come sempre, di Quidditch tant’è che spesso si chiedeva quando mai si sarebbero stufati di parlare di quel gioco e soprattutto, se mai fosse accaduto, di che avrebbero parlato poi?

Charlie stava facendo divertire Lucy e Dominique con qualche strana storia di Draghi; i maschietti stavano giocando lanciandosi palle informi che assomigliavano disperatamente a degli gnomi (e lì Teddy fu certo che doveva esserseli portati dietro sicuramente Fred dalla Tana); Roxanne e Molly se ne stavano invece sotto un albero a giocare con le loro bambole sotto lo sguardo attento di Rose mentre, dal giardino, poteva vedere la zazzera impossibile di Harry che discuteva con James; discussione che sicuramente si  sarebbe conclusa con la vittoria del secondo. Come sempre.

Mentre si avvicinava a questi poté osservare meglio il ragazzino afferrare la gamba del padre e lagnarsi mentre gli rivolgeva due occhioni celesti imploranti. Quando erano andati a prenderlo all’orfanotrofio, dopo numerose discussioni stranamente prive di urli ed insulti e quindi terribilmente preoccupanti, Teddy era praticamente certo che non sarebbe mai riuscito a considerarlo figlio loro, sarebbe stato troppo diverso! Harry e Draco invece erano tornati a casa con un fagottino fra le braccia, un bambino di un anno che era stato abbandonato dalla madre in una fredda notte davanti al San Mungo. Il mocciosetto aveva poi rivelato una capigliatura nera come l’inchiostro e due occhi così chiari da essere inquietantemente vicino a sembrare veramente figlio loro.

Il fatto poi che, con gli anni, avesse sviluppato dei capelli tremendamente lisci e dritti che portava orgogliosamente con un taglio simile a quello del padre quando aveva 11 anni ed una lingua sferzante niente affatto da sottovalutare aveva completato decisamente il quadro. Se non fosse stato consapevole dell’impossibilità per un maschio di partorire, si sarebbe sicuramente convinto che quel piccolo demonio era veramente il figlio biologico di quei due schizzati.

«Papàààà… per favore!» piagnucolò James Lucius Malfoy.

«No, ho detto che tra poco mangiamo e non potete andare a fare una partita, altrimenti, come minimo, distruggerete tutto in meno di 10 minuti» rispose Harry come se avesse già ripetuto lo stesso mantra già decine di volte.

«Per favore Papy» riprovò il mostriciattolo mentre Teddy alzava gli occhi al cielo, quel ragazzino era una serpe dannazione! Sapeva perfettamente come rigirarseli tutti e due come calzini spaiati! Sapeva bene che facendo gli occhioni dolci Harry non avrebbe retto e lo stronzetto si stava adoperando nella sua migliore interpretazione di ‘bambino solo ed abbandonato al suo triste-triste destino’!

«No» ripeté Harry quieto mentre tirava via dal fuoco la carne e la sistemava sul piatto da portata e Teddy pensava che, in fondo, era stato ingiusto con Harry che non era certo un povero pollo pronto a farsi fregare così da suo figlio.

«5 minuti?»

«No!»

«Uffa! Ed io vado a dirlo a papà!» pestò i piedi il piccolo Malfoy Junior attirando più di uno sguardo.

Harry, rivendendo in lui Draco ai tempi di Hogwarts sogghignò sadicamente conscio di quanto poco sopportasse quel comportamento il marito. Draco non voleva che il figlio facesse i suoi stessi errori, anche se poi nascondeva il tutto dietro ad un “I Malfoy devono essere in grado di cavarsela da soli!”. Idiota di un furetto!

«Vai, Jamie, è in casa… Se tuo padre ti dice di sì puoi giocarci» gli rispose alzando gli occhi al cielo.

Il bambino gli lanciò un’occhiata di fuoco degna del padre che fece rabbrividire Teddy e marciò a passo di carica verso casa.

«Stzè… Malfoy… Ma la colpa è mia che me  ne sono anche sposato uno» bofonchiò alzando gli occhi al cielo «Toh! Guarda chi si rivede…» disse notando il figlioccio poco distante da lui.

«Eri impegnato» chiosò Teddy mentre gli si avvicinava.

«Già… ed ancora non è neanche lontanamente vicino all’adolescenza. Riuscirà laddove Voldemort ha fallito. Te lo dico io…»

Teddy ridacchiò rubando una salsiccia e addentandola, salvo poi pentirsi amaramente visto che ustionava.

«Cazzo!» imprecò invocando dell’acqua.

«Merlino, Teddy!» rise l'altro, scuotendo i lunghi capelli neri che si incasinarono ancora di più.

«Grazie dell’aiuto, eh!»

«Prego moccioso... Ed ora dimmi, hai finito su in camera?» gli domandò serenamente guardandolo negli occhi, tant’è che Teddy arrossì certo che… Dannazione, Harry sapeva!

Sapeva che ogni anno lui tirava fuori dalla cornice quella vecchia foto e l’appendeva per tutta la giornata al grande specchio che si era fatto regalare molti anni prima.

Sapeva che passava a festeggiare un po’ della sua giornata con i suoi genitori… Lui aveva sempre saputo. Maledizione!

«Harry… Io…» balbettò incerto su come dovesse sentirsi l’altro. Forse offeso ed indignato visto che il giorno del suo compleanno lo passava trasformandosi in suo padre per farsi gli auguri da solo!

Harry alzò nuovamente lo sguardo su di lui e poi gli sfiorò con una mano i capelli che ora, ovviamente, erano neri come la notte.

«Non sei il primo a trovare conforto in uno specchio Ted» gli ricordò guardandolo tristemente e rammentandogli quella piccola parte di sé che aveva condiviso solo con lui.

«Sono un ingrato, in fondo io non ho bisogno di conforto… Io… Io ho tutto questo» disse indicando con il mento il resto del giardino pieno zeppo di persone. La sua famiglia.

Harry ridacchiò piano, quasi sovrappensiero e Teddy fu certo che in quel momento davanti agli occhi verdi del bambino sopravvissuto vi era un sottoscala scuro e polveroso.

«Non sei un ingrato, Ted. Questo mondo non sarà mai abbastanza pieno da riempire quel vuoto, capisci che intendo dire?»

Teddy assentì in silenzio sentendosi un groppo in gola, in fondo lui ed il Golden Boy non erano così differenti: entrambi avevano perso un pezzo della loro anima quando ancora non erano in grado di sopportarlo ed ora ne avrebbero portato la cicatrice per tutta la loro vita. Lui era stato solo più fortunato.

«Sai perché ti dico che non sei un ingrato, Ted? » riprese Harry guardandolo «Vedi?» ed alzò una mano per toccargli nuovamente i capelli «Ecco perché non puoi e non sarai mai un ingrato»

Teddy lo guardò perplesso per un attimo, prima di abbassare lo sguardo sui suoi capelli corvini continuando però ad avere un'espressione dubbiosa.

«È per noi che i tuoi capelli cambiano colore» disse una voce facendogli alzare la testa per incontrare gli occhi grigi del cugino mentre questi abbracciava in vita il marito, appoggiandogli il mento su una spalla.

«Quando eri molto piccolo non facevi altro che cambiare colore tutte le volte che vedevi un volto amato oggi sai controllarti ma quando sei a casa… tu cambi ancora per noi e noi sappiamo che non smetterai mai di farlo, come noi non smetteremo mai di amarti e questo ci basta» chiarì calmo Harry mentre si appoggiava a Draco facendosi baciare fra i capelli.

Teddy arrossì ma poi accettò la spiegazione con un sorriso.

«Amore, ma James?» chiese Harry al marito con aria dubbiosa.

Draco, come al solito, lo strinse maggiormente a sè e ridacchiò con quell’aria bastarda che da sempre lo contraddistingueva.

«È con gli altri a giocare»

«Sei riuscito a convincerlo a desistere senza distruggere casa?» allibì l’altro.

«No, certo che no. Non ce n’è stato bisogno alla fine ho dovuto lasciargli prendere quella dannata scopa!»

Harry si staccò e lo fronteggiò con le mani sui fianchi.

“Ohi, ohi” pensò Teddy.

«E perché se è lecito, scusami?»

«Amore! Gli avevo detto già detto che tu non volevi e che mi avevi proibito di dargli il permesso. Alla fine gli ho detto che doveva sentire te se voleva giocare a Quidditch! Lui dopo un po’ è tornato dicendomi che tu avevi detto che, se io gli dicevo di sì, poteva giocarci. Ho controllato e diceva la verità. Che avrei dovuto fare?» concluse ghignando.

Harry allibì per qualche istante spalancando la bocca.

Quei due gliel’avevano fatta sotto il naso!

«Tu… Tu!» ringhiò «Sappi che potrai tornare a dormire in camera nostra SOLO quando riuscirai a farti dare il permesso da TUO figlio e anche allora, ricordati, che non è detto che dormirai nella nostra stanza e nel nostro letto!» e detto ciò si voltò e se ne andò verso la tavola portandosi dietro la carne da servire abbandonando a se stesso Draco con il sorrisetto congelato sulle labbra e lo sguardo innaturalmente sgranato.

«Cazzo» soffio questi conscio dell’irragionevole gelosia di suo figlio per quanto riguardava Harry. Avevano sempre fatto comunella ma su quel particolare James era sempre stato gelosissimo del padre al punto che spesso, quando lo abbracciava, si lanciava contro di loro per separarli. Ed ora questo sfratto avrebbe rappresentato un boccino d’oro per quel piccolo diavolo!

«Harry!» gli urlò dietro rincorrendolo «Harry, dai… Harry!»

 

Teddy nel frattempo era scoppiato a piangere dalle gran risate che si stava facendo, mentre un alito di vento gli accarezzava dolcemente il viso ed i suoi capelli diventavano improvvisamente rosa.

Note di fine capitolo

Grazie a tutti coloro che passeranno di qua ^^

Nasreen

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