Note alla storia

Dedicata a LadyBlack che il 25 settembre ha compiuto gli anni ^^
Era stata una cena frettolosa, strana e relativamente poco formale, pur trattandosi della famiglia Black. Orion aveva mangiato frettolosamente, leggendo in religioso silenzio la Gazzetta del Profeta con aria accigliata e concentrata, quando invece era abituato ad assaporare con calma le pietanze che Kreacher preparava con cura. Walburga si era dimostrata altrettanto silenziosa e cupa, tanto che non era andata in escandescenza vedendo la postura scomposta del suo primogenito, sempre che ci avesse fatto caso.
Sirius e Regulus si erano rapidamente adattati a quell’atmosfera così funerea anche per loro senza fare alcuna domanda: essere inopportuni poteva essere molto controproducente, a Grimmauld Place. Regulus guardava alternativamente sua madre e suo padre con perplessità, ma finiva immancabilmente osservare suo fratello, che nonostante tutto sembrava il più sereno dei quattro.
- Vorrei che andaste a dormire subito dopo aver finito di cenare, stasera. – furono le prime parole che Walburga pronunciò rivolta ai figli. Il tono era quello del più perentorio degli ordini. - Perché? – domandò Sirius, provando un sincero moto di curiosità. Che stavano architettando quei due? Per quanto fossero ridicolmente severi di solito c’era una ragione per spedirlo a letto subito dopo cena. O, com’era accaduto in passato, anche prima.
- Perché è una richiesta di tua madre, innanzitutto. – intervenne Orion, chiudendo distrattamente il giornale. – Non penserai che debba darti spiegazioni, Sirius?
- No… - rispose il figlio, deglutendo. Mossa sbagliata, lo sguardo di suo padre tradiva un certo fastidio, ma niente di più. Si mise a sedere più composto, sospirando.
- Ma io e Sirius volevamo finire la nostra partita a scacchi magici. – tentò allora Regulus, con l’aria più mite e compassionevole possibile.
- Non c’è problema per quello, potrete finirla domani nella pausa tra i vostri compiti, nessuno toccherà la scacchiera fino ad allora. – concesse la madre, prima di bere un abbondante sorso d’acqua. – Kreacher, porta il dolce per i bambini e vai a preparare i loro letti.
L’elfo si materializzò nella stanza non appena venne pronunciato il suo nome, e dopo aver ascoltato le direttive della signora Black s’inchinò e si mise all’opera.
Sirius rivolse al fratello un mezzo sorriso, come a dire “Be’, ci hai provato”, e si mise ad aspettare il dolce con aria annoiata. Lui e Regulus se lo gustarono il più possibile, tentando di ritardare l’inevitabile momento in cui si sarebbero dovuti ritirare; era evidente che i genitori non volevano l’intromissione dei figli per fare… qualsiasi cosa avessero di fare.
- Possiamo alzarci da tavola, madre? – chiese Sirius, pulendosi la bocca con cura, finito di mangiare.
Walburga notò subito la vena di sarcasmo nella frase, e lanciò al bambino un’occhiata livida, ma si limitò a ribattere: - Lavatevi i denti e andate subito nelle vostre stanze.
Facendo scricchiolare le sedie in un modo che Orion parve decisamente non gradire, i due piccoli si alzarono da tavola e si apprestarono ad uscire dalla sala da pranzo.
- Madre, padre, buonanotte. – salutarono i due all’unisono con una formula ripetuta migliaia di volte.
Orion e Walburga replicarono con un “Buonanotte” cordiale e gentile, ma privo di calore.
I due bambini salirono le scale in silenzio, dirigendosi mestamente verso il bagno.
- Non ho sonno, Sirius. – si lagnò Regulus allungandosi per prendere il suo spazzolino. – E’ troppo presto per andare a dormire, non sono stanco.
- Nemmeno io. – rispose l’altro approfittando della sua statura per porgere al fratello spazzolino e anche dentifricio. – Puoi venire in camera da me, se vuoi, qualcosa da fare lo troviamo; di certo non verranno su a controllare, e se non facciamo rumore nemmeno Kreacher lo farà.
- Perché pensi abbiano avuto tanta fretta di mandarci via? Non ci sono ospiti in casa… - continuò il secondogenito di casa Black, asciugandosi la bocca.
- Possiamo andare a controllare…
- Origliare o spiarli, intendi? – s’interrogò Regulus ad alta voce. – Non mi pare il caso. Nostro padre se la prenderebbe terribilmente, e dei suoi schiaffi ho molta paura. – disse, ricordandosi un paio di episodi passati in cui non si era divertito per nulla.
- Solo per qualche minuto, tanto non diranno niente di interessante. – insistette Sirius. – Non ci beccheranno se facciamo attenzione. Avanti…
Reg fece una smorfia e tacque per un momento, riflettendo. – Vado a mettermi il pigiama, adesso… - iniziò a dire, dirigendosi verso la porta del bagno.
- Anche io. Ci vediamo in camera mia tra due minuti. – concluse il fratello maggiore, vedendo che l’altro già s’incamminava per il corridoio. Dopodiché Sirius si trascinò nella sua stanza sbadigliando; non aveva sonno, ma la noia della cena aveva dato i suoi effetti. Sbottonò la camicia bianca che era costretto a indossare per i pranzi in famiglia, si sfilò i pantaloni e li gettò sulla poltrona sotto la finestra, non era suo compito sistemarli, almeno si era vestito senza fare storie quel giorno.
Si arrampicò poi sull’ enorme letto a baldacchino, che riusciva a far sembrare piccolo perfino lui, un bambino alto, rispetto alla media dei suoi coetanei, e spostò il cuscino per tirare fuori il suo pigiama: l’indossò alla svelta e attese che il fratello lo raggiungesse.
Regulus non si fece attendere, e aprì la porta semisocchiusa della stanza di Sirius poco dopo. - Sono pronto. – disse, lasciando la mano sulla maniglia.
- Bene allora, andiamo! – Sirius saltò giù dal letto con un balzo e trotterellò in direzione del fratello minore, lo superò e cominciò ad incamminarsi baldanzosi per il corridoio. Poi, sì voltò.
– Che ci fai ancora lì? – chiese, notando che Regulus non aveva fatto un passo.
- Sicuro che non ci beccano? – mormorò il bambino.
- Nel caso ti copro io, promesso. Però ora piantala di fare la lagna, non sei curioso? – rimbeccò Sirius, incamminandosi per le scale.
Reg sospirò profondamente, e si mise a correre per raggiungere il fratello che non lo stava aspettando. Frenò in ritardo, finendo quasi addosso a Sirius.
- Però così ci fanno il sedere a strisce Reg! – sbottò il primogenito di casa Black, scostando il fratello e tappandogli la bocca, per verificare che tutto fosse tranquillo. Per il corridoio semibuio non volava una mosca, perciò si concesse di sorridere e di far cenno all’altro di continuare in religioso silenzio.
Salirono una rampa di scale senza proferire parola: destinazione studiolo del terzo piano, una stanza dove spesso e volentieri i genitori andavano a rintanarsi prima di andare a dormire, per leggere un libro d’evasione o fissare le fiamme del camino. Era, forse, la camera più umana di tutta la casa, e ai bambini era espressamente proibito metterci piede.
Convinti che i loro piccoli fossero avvolti nelle loro coperte preziose, Orion e Walburga avevano lasciato la porta socchiusa, e il suono delle loro voci filtrava dal piccolo pertugio, assieme ad una luce fioca.
Sirius si sarebbe spinto fino ad aprire un po’ di più la porta, per poter sentire meglio, ma Regulus gli aveva bloccato il braccio, e aveva insistito con un gesto imperioso perché sedessero sul pianerottolo e tendessero le orecchie. Il fratello maggiore aveva acconsentito con una smorfia. Non appena si accomodarono riuscirono a sentire la voce del padre piuttosto chiaramente.
- La Gazzetta anche oggi elencava incidenti a non finire, pare che un uragano abbia fatto scempio di un paesino dell’East Midland. Testimoni giurerebbero che siano stati dei giganti.
- Giganti? – sentirono ripetere la signora Black con tono perplesso.
- Su mandato dell’Oscuro Signore, si dice.
- E perché mai dovrebbe richiedere i servigi di quelle creature inferiori? – si domandò nuovamente Walburga. – Non ha abbastanza Purosangue? A che scopo metterli in mezzo?
- Mia cara, e perché sprecare un mago solo per spaventare quattro Babbani incivili? Perfino il mannaro Greyback pare voglia unirsi alla causa; ogni scusa gli pare buona per mordere carne fresca.
I due fratelli si scambiarono un’occhiata sorpresa. Giganti? Lupi Mannari?
- Con questa le ho sentite tutte. Ebbene, è uno strano modo di preparare il terreno alla nuova, pura razza. Credevo che la feccia andasse eliminata, non accolta sotto al proprio mantello. – sbottò la donna, scocciata.
- Tanto vale sfruttarla finchè è utile, d’altronde è comunque molto difficile riuscire a superare il livello d’inferiorità di un Babbano. – considerò Orion con pragmatismo. – Mi chiedo perché insistano ad accogliere Mezzosangue a Hogwarts piuttosto: perché illuderli di essere come noi, visto che non è così.
- Mi domando invece perché a Serpeverde ci sia sempre qualche Nato Babbano. Druella mi diceva che ce ne sono un paio anche nello stesso anno della piccola Cissy. Se Salazar vedesse lo scempio perpetrato alla sua Casa risorgerebbe dalla sua tomba. – insistette Walburga, sempre più scandalizzata.
- Se le cose continuano così presto forse non avremo più nemmeno questo problema. Ci sono diversi simpatizzanti dell’Oscuro al Ministero, non dubito che arriveranno anche a scuola.
- Spero avvenga presto, Orion, Sirius andrà a scuola fra un anno, e mi sentirei molto più sicura se si trovasse in un ambiente confacente al suo status.
Regulus si voltò a guardare il fratello che ora tratteneva il fiato per essere stato nominato. Tra un solo anno si sarebbero separati, avrebbe preferito non ricordarselo.
- Non credo dovresti stare troppo in pensiero, Walburga, sarà comunque circondato da persone adatte a lui. Bellatrix non mi pare che abbia avuto problemi a frequentare le persone giuste, a scuola, e nemmeno noi, non credi?
I due bambini sentirono dei passi per la stanza, e per un attimo temettero di essere sul punto di venire scoperti, ma questi si fermarono poco dopo: il padre evidentemente doveva solo aver preso un altro libro. Rimasero all’ascolto per qualche altro minuto, ma poi cominciarono a sentire freddo; il pigiama non era sufficientemente pesante e nel corridoio non c’era alcun tipo di riscaldamento. Sirius aspettò che Regulus gli facesse segno, ma era ormai così concentrato sulle voci dei genitori che dovette essere lui a prendere l’iniziativa e a fargli cenno di tornare di sotto.
Raggiunsero la camera di Sirius molto velocemente; il bambino scoperchiò il letto e si infilò sotto le coperte per scaldarsi le gambe e i piedi e Regulus lo imitò all’istante. Tacquero per qualche momento, apprezzando il tepore che regalava la trapunta.
- Sai, sia nostro padre che nostra madre sono terribilmente noiosi anche quando sono da soli. – esordì il maggiore, rompendo quell’atmosfera silenziosa.
- Non hanno detto niente di nuovo, niente che non sentiamo dagli zii, o quando vengono qui i loro amici… - proseguì Reg.
- Già… sempre la stessa storia tutti i santi giorni. Purosangue, Purosangue, Purosangue! Tu sai di essere un Purosangue, Regulus? Devi andarne molto fiero, non dimenticartelo, eh? – disse Sirius imitando il tono imperioso della madre.
Il fratellino rise divertito: - Di solito però non ci fanno sapere dei dettagli divertenti come i giganti e i Lupi Mannari! Quelli se li tengono per loro! Pensa cosa direbbero se venissero a scuola, invece di fare la pulizia come vorrebbero.
- Non dire fesserie Reg, un gigante a scuola non ci entrerebbe nemmeno! – lo riprese Sirius, molto poco serio. – Ma se sapessero che a scuola oltre ai Nati Babbani ci fossero creature così be’… a nostra madre prenderebbe un colpo, e nostro padre…
- Gli basterebbe sapere che sono amici dell’Oscuro e ci permetterebbe perfino di frequentarli! – concluse Regulus con semplicità. – Da come ne parlano Hogwarts sembra un posto in cui bisogna guardarsi bene dagli amici che hai. – riprese, più cupo. – Il prossimo settembre te ne vai…
- Per fortuna! Finalmente avrò a che fare con il vero mondo, e avrò veri amici, non i figli chic di qualche famoso mago o le nostre cugine. – esclamò Sirius, già pregustando quel momento. Poi posò lo sguardo su Reg, e capì di avere esagerato. – Oltre a te, ovvio.
- Ovvio un fico secco, hai detto che avrai veri amici… e io? E poi andrai a Serpeverde, e vedrai Cissy e tutte le ragazzine ben vestite che tu odi: le incontrerai sempre e comunque. Pensi davvero che ti divertirai? – Regulus era sempre il fratello più tranquillo e posato, rispetto alla vitalità di Sirius, ma sapeva reagire, se toccato nel profondo o in qualcosa a cui teneva particolarmente. Conosceva la gelosia, per esempio. Ed era, nei riguardi del fratello maggiore, un sentimento perfino accecante.
- Che piaga, mica ci saranno solo mosci amebi, Hogwarts è grande! – sbottò Sirius, mentre il fratello incrociava le braccia, poco convinto. – Se proprio dovessi annoiarmi preparerò il comitato di benvenuto per te, contento adesso? – concluse, riscotendo solo un timido sorriso poco convinto.
- Non sarà divertente sentire certi discorsi da solo, Sirius. – rispose l’altro, lisciando il copriletto con una mano.
- Non è divertente nemmeno adesso che ci sono io. Non so che succede là fuori, – disse, indicando la finestra schermata dalle pesanti tende, - ma perché nostra madre deve guardare male tutte le persone che incontriamo per strada e parlare bene solo di quelle che conosce lei? Tutte le sue amiche sono antipatiche.
- Perché noi che siamo maghi ci dobbiamo nascondere Sirius? Perché chi non sa fare la magie è sempre fuori e non sa che noi esistiamo?
- Sembri nostro padre, Reg. – tagliò corto l’interessato.
- Ma noi facciamo cose che gli altri non possono, ed è vero! Perfino Kreacher fa le magie e di certo non va a Hogwarts. – insistette il bambino.
- Kreacher è uno stupido elfo… - Sirius stava per aggiungere qualcosa, ma i rumori provenienti dal piano di sopra convinsero entrambi ad andare a dormire.
- Vuoi che ti accompagni? – chiese al fratellino, mentre sgusciava via dalle calde coperte, rabbrividendo.
- No, - rispose – solo una cosa però. – aggiunse, con aria molto seria.
- Ovvero?
- La prossima volta che mi costringi ad origliare vieni a scaldare il mio letto, perché ora tu stai comodo e io avrò freddo! – minacciò, puntando il dito con aria severa.
- Vai via, stupido nanerottolo, e non farti beccare! – bisbigliò infine, sentendo che Regulus attraversava il corridoio a grandi falcate. Si rilassò quando sentì il clic della porta della camera del fratello. Entrambi erano in salvo, poteva dormire tranquillo.

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