Note alla storia

A tutti quelli a cui l'avevo promesso, a tutti coloro che hanno mal digerito i polpettoni di zia Muriel. A Lady Black che ha insistito per averla XD
L’inizio di aprile aveva donato giornate assolate e tiepide dopo mesi di freddo e piogge continue, perciò era piacevole poter uscire di casa e fare una scampagnata. L’occasione che l’intero clan Weasley si preparava ad affrontare non era propriamente felice, ma bisognava pur sempre accontentarsi.
- Tua madre e tuo padre ci raggiungono direttamente là o dobbiamo passare a prenderli? – chiese Harry, sbadigliando, mentre guidava lungo una strada deserta.
- Non ti preoccupare, - rispose Ginny – basta arrivare puntuali alle dieci e mezza davanti alla chiesa di San Cirillo.
- La chiesa l’ha scelta lei, vero? – commentò Harry, faticando a star serio.
- Siamo arrivati, mamma? – chiese James, biascicando.
- Ci vorrà ancora del tempo, puoi continuare a dormire, se vuoi. – rispose la madre, voltandosi un attimo. – Poveri piccoli, caricati in macchina all’alba per un lungo quanto noioso viaggio. -
James ciondolava preda alla stanchezza, mentre Albus e Lily dormivano profondamente, la piccola pareva sparire nel suo seggiolino.
- Tua madre come ha preso la notizia? – chiese il signor Potter, più per far conversazione che per reale interesse.
- Come vuoi che l’abbia presa, si è dispiaciuta, naturalmente. – sospirò la strega. – Ma d’altronde è morta da ultracentenaria; come dice lei, si è fatta la sua vita e si è presa le sue soddisfazioni.
- Mi è piaciuta la lettera via gufo di tuo fratello. – scherzò Harry. Ginny capì al volo senza nemmeno dover chiedere.
- Piena di buon gusto, sì: In alto i vostri calici, la vecchia megera è morta. Siete tutti invitati al party di commiato per la “nostra zia Muriel”. – recitò la donna mordendosi un labbro per non ridere. – George è sempre molto elegante.
- Ron si è quasi strozzato con il suo caffè, quando gliel’ho detto. – continuò Harry. – E’ rimasto piegato in due per mezza giornata, in preda ai crampi per le troppe risate.
- Lo so, Hermione era scandalizzata dalla mancanza di tatto. Ha passato tutto il pomeriggio a lamentarsi, ieri, ma dopotutto si parla di zia Muriel…
Esaurito in così poco tempo l’argomento che era la causa principale di quella grande mobilitazione, ovvero la disgraziatissima quanto prematura dipartita della cara zia Muriel, i coniugi Potter continuarono a percorrere silenziosamente le piccole strade secondarie, accompagnati solo dalla radio in sottofondo.
- Merlino, un bel viaggetto, vero? – li accolse Ron, vedendoli arrivare. – Non solo si è presa il disturbo di morire di venerdì, rovinandoci questa bella domenica mattina, ma ci fa perfino arrivare in questo luogo sperduto. – aggiunse, indicando il desolante vuoto che circondava la chiesa di San Cirillo.
- Un posto più comodo non mi avrebbe dato fastidio. – s’intromise Hermione, avanzando con il suo enorme pancione e la figlioletta Rose per mano.
- Anche questa è una bella scocciatura, mancano dieci giorni alla scadenza. – sbottò Ron.
- Be’, in fondo non è colpa sua, non ha certo potuto scegliere quando morire…
- Se avesse potuto scegliere, Hermione, Muriel non sarebbe affatto morta, e sarebbe qui a lamentarsi del nostro vestiario decisamente inelegante e poco adeguato. – sospirò Ginny indicando la sua camicia e i suoi pantaloni scuri.
- Mamma e papà non sono ancora arrivati? – salutò Bill, raggiungendo il drappello di parenti sul selciato della chiesa.
- No, li ho sentiti stamattina, arriveranno con la zia medesima, sarà un viaggio spassoso, immagino.
- Ron, non essere sacrilego! – brontolò Hermione, passandosi una mano fra i capelli.
- Almeno non potràà plus dire a moi cosa sc’è che non va nel tirare su i miei bambini. – disse Fleur, bellissima come sempre in un completo color malva. – Sci sarà anche Charlie oggì?
- Parola mia, certo. Non si perderebbe per nulla al mondo un evento del genere. – esclamò George, tutto contento, salutando fratelli e cognati. – Era così felice di sentirmi, quando gli ho mandato l’invito, era addirittura commosso! – e con gesto plateale tirò fuori dalla tasca un intero pacco famiglia di fazzoletti, offrendoli in giro. – Prendeteli, soprattutto voi, bambini, vi serviranno, ne sono certo!
- Perché dovrebbero servirci? – chiese Victoire.
- Magari per nascondere il tuo visino mentre tenti di non ridere. – scherzò George, mentre la moglie, accanto a lui starnutiva vigorosamente.
- Danne uno a me, prima, questa maledetta allergia mi sta facendo impazzire. – sbottò Angelina.
- Facciamo uno scambio equo, io ti do un fazzoletto e tu mi dai Roxanne, così evitiamo che cada. Ehi Fred, vedo che i tuoi cugini si sono dati da fare a strappare tutti i fiorellini di quella bella aiuola, perché non ti unisci?
- Non sarà di scerto vietato, voglio sperare.
- Quell’aiuola sembra essere stata lasciata incolta da un pezzo, non credo sarà un problema; più che altro sarà scomodo ripulirli dalla terra che raccoglieranno. – considerò Harry, mentre George, in sottofondo, gli ricordava che sarebbe stato generosissimo nel rifornirli anche di salviettine da viaggio.
- Che fine avrà fatto Percy? Di solito è così puntuale. – si chiese Ginny, mentre sistemava la piccola Lily sul suo bel passeggino.
- La paternità credo sia stato il colpo di grazia finale. Non riesco a parlare con lui senza che mi parli di Molly ogni tre parole. Non è più lui. – sopirò Bill.
- Immagina la sofferenza mia e di Harry, quando lo incontriamo in ministero. Riesce a far rimpiangere il periodo in cui era fissato con lo spessore dei calderoni, e non scherzo. – si lagnò Ron, mentre la sua primogenita correva da lui per fargli ammirare il suo bel mazzo di margherite.
- Io mi devo sedere, ragazzi, le mie gambe non ce la fanno più. – informò Hermione, incamminandosi lentamente verso i gradini davanti all’ingresso della chiesa, seguita subito da George e Ginny con i loro piccoli. – Molto meglio. – mormorò, una volta che si fu accomodata su uno dei gradini di pietra, ormai logorato dall’usura.
- Stanca, vero? – commentò George, comprensivo. – Angelina era sull’orlo dell’isteria, nell’ultimo periodo in cui aspettava Roxanne, di certo non avrei potuto portarla ad un evento mondano come questo.
Le due donne risero lievemente, posando lo sguardo sui figli maggiori, intenti a giocare.
Per una fatalità inspiegabile, la Passaporta di Charlie Weasley lo fece atterrare in prossimità dell’aiuola incolta dove i suoi adorati nipotini avevano deciso di divertirsi. – Speravo di arrivare senza impiccio, ma evidentemente mi sono sbagliato. – si lamentò il mago, stringendo ancora la teiera che l’aveva portato fin lì.
- Zio Charlie! – esclamarono i bambini, felici di rivedere il loro zio emigrato, che passava a trovarli solo per le feste comandate.
- E’ meraviglioso averti qui! – esultò James al settimo cielo. Rose, intanto, si era staccata dalla madre, pronta per essere presa in braccio.
- Credevo di essere in ritardo, come mai la chiesa è ancora chiusa?
- Non ti sei perso niente, Charlie, il pastore arriverà con mamma, papà e la zia: nel testamento ha insistito per essere accompagnata da casa a qui. – spiegò Bill.
- Già, immagina: il corteo dell’allegria. – disse Ron per mantenendo un’espressione molto seria per non dare dispiaceri alla moglie.
- Oh sì, mi spiace molto non esserci. – commentò Charlie, - Voi state tutti bene? I nipotini li vedo alla grande – disse, notando che Fred tentava di arrampicarsi addosso a lui – Mi spiace per il lungo viaggio che ti è toccato, Hermione.
- Oh be’, dovere in fondo. – sospirò la donna, prontamente interrotta da George.
- Come avrebbe potuto mancare all’evento dell’anno, scusa?
In quel momento, l’ennesimo uomo dai capelli rossi fece il suo ingresso nel piccolo selciato, guardandosi attorno nervosamente.
- Perdonate il ritardo, abbiamo avuto qualche imprevisto con Molly. – si scusò Percy Weasley, seguito a ruota dalla giovane moglie Audrey.
- Il posto è francamente sperduto. – commentò lei, spingendo il suo passeggino.
- Forse è per questo che ci siamo solo noi… - ipotizzò Harry, pulendosi gli occhiali.
- O magari perché tutti gli altri sono morti di vecchiaia nell’attesa di questo grande giorno. – aggiunse Charlie. – A proposito Bill, perché non ti sei messo quello splendido farfallino che ti aveva regalato?
- Stonava con il mio completo. – rispose il fratello, gelido. Merlino, quanto detestava quell’affare. Rimasero tutti in attesa per pochi, lunghi minuti che peggiorarono notevolmente l’allergia di Angelina, costretta a respirare immani quantità di polline. Alla fine però sentirono scattare la serratura del portone della chiesa, che si aprì cigolando alle spalle di Hermione, George e Ginny.
- La salma sta arrivando. – spiegò in maniera lapidaria un diacono, prima di sparire dentro alla piccola chiesa. Armati di pazienza, tutti i genitori si preoccuparono di richiamare i loro figli e renderli nuovamente presentabili.
- Dominic, ton completo era nuovo! – sbottò Fleur facendo sfoggio di un Tergeo d’emergenza. - Al, in condizioni normali non lo pretenderei, lo so che sei come tuo padre, ma vediamo di sistemare quei capelli. – implorò Ginny chiamando a sé il suo secondogenito. In qualche modo riuscirono a ritrovarsi tutti pronti e ordinati, quasi in posa per una foto ricordo, quando finalmente arrivò il carro funebre, un vecchio modello completamente bianco, seguito dalla Ford Anglia di Arthur e altre tre o quattro vetture piene di gente.
- Guarda Fred, la tua prima parata! – si lasciò sfuggire George, provocando risatine divertite nel piccolo drappello. Tutte le auto raggiunsero il parcheggio lì accanto, mentre il carro funebre si fermava proprio davanti alla chiesa. L’autista e il suo socio scesero dalla macchina cominciando a disporre le corone di fiori ed altre amenità.
- Buongiorno ragazzi. – salutò Molly Weasley mentre li raggiungeva inseguita dal marito. – Dovrete aiutare a portar dentro e poi fuori la bara di Muriel; Bill, Charlie, George andranno benissimo, e anche tu Ron, non penso che vostro padre ce la farà.
- Grazie per la fiducia Molly, davvero. In ogni caso Muriel non era una piuma, eventualmente vi darò una mano. – li rassicurò Arthur, mentre la moglie andava quasi di corsa a conferire con il pastore.
- Frena un attimo, perché Percy no? – chiese Charlie.
- Perché saremmo dispari, altrimenti. – fu la rapida risposta di Bill.
- E poi non ha forza. – ribadì George, costringendo il fratello a risentirsi così tanto da dover dire la sua.
- Non è stato chiesto nemmeno a Harry, – si giustificò Percy – ma non mi pare che ne abbiate fatto uno problema!
- Già, perché Harry è il salvatore del mondo magico. – borbottò Ron con sarcasmo, fingendosi mortalmente offeso.
- Grazie Percy. – sospirò Harry, ben poco contento di essere stato preso in mezzo. Intanto Muriel era ormai pronta per essere trainata dentro a San Cirillo. I quattro mollicci sacrificali si issarono la pesante bara sulle spalle, e per lo sforzo riuscirono perfino ad assumere un’espressione afflitta e contrita, molto adatta all’occasione. Due minuti dopo erano tutti all’interno, pronti a dare l’ultimo saluto alla vecchia megera. La cerimonia fu lunga e noiosa, e i più giovani nipoti diedero spesso segni di cedimento. La piccola chiesa era spoglia e priva di particolari attrattive, ad eccezione forse dell’altissimo soffitto a costoloni. Victoire e i suoi fratelli rimasero a testa in su per quasi tutto il tempo. James ed Al, invece, preferirono sbadigliare a ripetizione, appoggiati l’uno all’altro, ancora intontiti dal lungo pisolino in macchina. Zia Muriel aveva programmato il suo funerale in ogni, piccolo particolare, inclusa la lettura di polposissime poesie, scritte da un letterato di certo poco dotato.
- Ed ora… - annunciò il prete circa venticinque anni dopo, svegliando dal sonno molti dei presenti, - uno dei nipoti salirà per fare un elogio funebre.
Tra i Weasley si diffuse il panico: elogio? Che genere di elogio? Ma, soprattutto, perché? Un lieve brusio si sollevò in chiesa.
- Ragazzi, forza, uno di voi si sacrifichi. Bastano veramente due parole. – bisbigliò Arthur ai figli.
- Vai tu, Percy, sei l’unico che non ha fatto ancora niente per la zia. – suggerì Bill, facendogli cenno di alzarsi.
- Ma… veramente… - balbettò l’interessato.
- Vai o ti pesto. – la minaccia di Charlie, abituato a battersi con veri draghi, fece deglutire il povero Percy, che si diresse verso il leggio con passo lento ed aria mesta.
- Ecco… - tentennò, mentre le sue parole risuonavano nella chiesa. – per la verità non ho preparato nulla…
- Dillo con parole tue! – lo incoraggiò George a voce vagamente alta.
Percy alzò gli occhi al cielo, confuso. Muriel era sempre stata adorabile quanto un avvincino attaccato al cavallo dei pantaloni; addolcire la pozione sarebbe stato difficile.
- Conosco Muriel praticamente da che ero bambino. – esordì, mentre Ginny alzava il braccio e gli indicava l’orologio, con Harry accanto che annuiva convinto. – Fino a quando non ho avuto dieci anni non ha mai mancato un Natale in famiglia, per dimostrare quanto tenesse a noi. – altra pausa, George lo guardava con occhi spalancati. – Poi i miei fratelli gli hanno fatto uno scherzetto con una Caccabomba, e le cose sono decisamente migliorate. – Ora era la madre a fissarlo sconvolta: suo padre, invece, ridacchiava. – Tutti noi conserviamo i suoi regali come reliquie: pensiamo di aprire molto presto un negozio degli orrori a Diagon Alley, sarete invitati all’inaugurazione. – Tutti i bambini scoppiarono a ridere, e con essi molti adulti. – Naturalmente la mancanza di buon gusto non è reato, ma quando passava a trovarci era sempre un momento delicato in famiglia: tra i pasti avariati, il suo gufo violento e il suo modo soffocante di abbracciare e baciare, sorprende che non siamo stati decimati. – Altre risate, il pastore ora lo guardava con aria molto perplessa. – Detto questo, credo che ci mancherà – concluse frettolosamente, prima di riguadagnare la sua panca a passo di carica.
- Ottimo discorso, un elogio perfetto! – si congratulò Ron, sollevando i pollici. Con la cerimonia ormai agli sgoccioli non restò altro da fare che trascinare Muriel nella fossa del piccolo cimitero lì accanto, congedare carro funebre con relativi autisti ed ascoltare le ultime benedizioni. I pochi altri parenti di ottantesimo grado attesero quel momento per rinnovare tante grate condoglianze e filarsela sgommando. Il clan Weasley era rimasto di nuovo solo.
- Merlino, quella foto è ampietosa! – mormorò Fleur, indicando la lapide.
- E pensa che l’ha scelta mamma, e non io! – fece George, impedendo a Fred di inciampare e cadere nella fossa ancora aperta.
- George, per favore, è pur sempre un funerale, sii serio!
- Serio come Percy, lo giuro! – continuò il mago.
- Già, come ti è venuto in mente di dire certe cose? – sbottò la signora Weasley, irritata. - Be’, ho dovuto cercare di non essere offensivo. – si difese lui, causando attacchi di risa incontrollati a fratelli e cognate.
- Via, riempiamo la fossa lasciando un ultimo pensiero per Muriel e poi torniamo alla Tana, come ricorderete siete tutti invitati per pranzo. – detto ciò Arthur sfoderò la sua bacchetta, subito imitato da tutti gli altri adulti; Vic li guardò con ammirazione e invidia. Grazie alla magia l’enorme fossa scavata per contenere ciò che rimaneva di zia Muriel fu riempita in breve tempo.
- Papà, qual è stato il tuo ultimo pensiero per Muriel? – domandò Charlie.
- Il sollievo per non poter più essere baciato da lei. – ammise candidamente.
- Anche il mio. – esclamò Audrey, sollevata. – Al matrimonio credevo si fosse invaghita di Percy!
A quel punto non restò che radunare i bambini sparsi fra le tombe o per giocare a nascondino o per inseguire le farfalle che tentavano di concupire i fiori lasciati accanto alle lapidi. Dopo una vita passata a scocciare il prossimo, zia Muriel aveva regalato ai suoi nipoti, forse per risarcimento, una delle mattine più divertenti degli ultimi anni.

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