Note al capitolo

Una semplice shot su un missing moment postDH. Spero vi piaccia, e vi auguro buona lettura.
BellaBlack.
Ask Harry



« Ron... » lo squittio soffocato di Hermione Granger fece grugnire rumorosamente Ronald Weasley, suo marito, nel cuore della notte.
La donna si passò le braccia intorno alla pancia, in preda a dolori fortissimi.
"Fa che non sia così... " pregò mentalmente mentre le contrazioni aumentavano. Sì, era incinta. Alla metà del nono mese. Non poteva essere già il momento, mancavano due settimane.
Sicuramente era un falso allarme, così come era successo a Ginny con James alla fine dell'ottavo mese. Cominciò a respirare profondamente, come un cagnolino, così come insegnano a quei corsi speciali.
« Ron! » urlò più forte, per una contrazione che non sapeva per nulla di falso allarme.
L'uomo, sbalzato dal letto per lo spavento, si mise a sedere, i capelli scompigliati e gli occhi gonfi e rossi come le guance.
« Merlino! Che succede? » esclamò Ron voltandosi verso un'Hermione dolorante e gemente.
« Sta' calmo, Ron » gli ordinò sua moglie, notando la sua espressione allarmata. Dopo quelle parole il colorito del rosso divenne del bianco più spaventoso, soprattutto dopo aver visto le braccia della moglie strette intorno al ventre gonfio.
« Ron, ti prego dammi un - ah!- segno » ansimò Hermione notando l'espressione vacua ma terrorizzata di suo marito. Stringeva convulsamente il lenzuolo bianco, balbettando qualcosa di indistinto e indicando se stesso ed Hermione con cenni della mano.
« Hermione » sussurrò mentre lei cominciava a constatare la regolarità delle contrazioni. Sì, era decisamente il momento.
« Ron, smettila e portami immediatamente all'ospedale! » sbraitò Hermiione in preda alle doglie.
L'urlo sembrò svegliare Ron del tutto. In un attimo saltò giù dal letto e cercò di realizzare il fatto che, se tutto fosse andato bene, sarebbe diventato padre a breve. Quasi quella certezza l'avesse appena colto dopo otto mesi e mezzo, Ron si immobilizzò prima di prendere Hermione tra le braccia e portarla subito in macchina.
« Sarò padre! »


Ovviamente Ron, dopo aver guidato come un pazzo fino all'ospedale San Mungo - durante il tragitto non era mancata la crisi isterica di Hermione che, ad ogni incrocio o semaforo urlava a suo marito di far attenzione, di rallentare e di pensare alla vita di sua figlia - aveva chiamato Harry e Ginny, nonostante fossero le tre del mattino.
« Sì, Harry! Sta per partorire! » ignorando l'occhiataccia dell'infermiera che già una volta gli aveva intimato di non urlare, Ron continuò a gridare gioioso ma nervoso.
Hermione non era stata portata in Sala Parto appena arrivata. Le acque non si erano ancora rotte, ma le contrazioni si facevano sempre più dolorose a giudicare dalle urla di Hermione.
« RON! Vieni subito qui! » l'urlo di Hermione giunse fino all'orecchio di Harry. Ron farfugliò qualcosa, intimando ad Harry e Ginny di arrivare all'ospedale al più presto e, proprio in quel momento, fece la sua entrata Molly Weasley.
« Ronald Bilius Weasley! Corri da tua moglie, immediatamente! » urlò la donna avvolta nel suo più eccentrico mantello da strega, facendo sbuffare la povera infermiera.
Ron sobbalzò sul posto e si affrettò ad ubbidire, seguito da sua madre.
La signora Weasley chiese subito informazioni al Medimago, mentre Ron impallidiva di fronte a flebo e all'odore di medicinali.
« Dobbiamo aspettare. Le acque non si sono rotte. Il travaglio potrebbe essere più lungo del previsto » spiegò Kyle, il Medimago che aveva curato Hermione per tutta la gravidanza.
Ron si chiese cosa volesse dire, troppo stordito e spaventato per capirlo da solo.
« Co-come sta la bambina? » domandò con voce tremante. Se fosse successo qualcosa a sua moglie o a sua figlia...
« Stanno bene, sia sua moglie che sua figlia. Dobbiamo solo aspettare. Non si preoccupi signor Weasley, abbiamo tutto sotto controllo » quelle parole non calmarono del tutto Ron che, dopo la felicità iniziale, sentiva solo l'immane desiderio di vedere il dolore svanire dal viso di Hermione. Soffriva, in quel momento. Ma il Medimago stava già provvedendo a placare il dolore.
La signora Weasley carezzò Hermione sulla testa e le posò un bacio sulla fronte, sussurrandole che sarebbe andato tutto bene e che tutti le erano accanto.
« Grazie, signora Weasley » disse Hermione con affanno. Piccole gocce di sudore le imperlavano al fronte, e Molly cacciò subito un fazzoletto dalla tasca interna del mantello. Ma Ron le si avvicinò.
« Posso farlo io? » chiese avvicinandosi al letto.
Era spaventato, ma non avrebbe mai lasciato Hermione da sola. La signora Weasley sorrise teneramente e porse il fazzoletto a Ron, per poi dire:
« Vi lascio soli. Andrò ad aspettare gli altri »
Ron le sorrise riconoscente e si sedette sulla sedia accanto al letto, senza strisciarla come faceva a casa provocando il fastidio di sua moglie, ma sollevandola. Hermione ridacchiò di fronte a quel gesto, e si disse che lo amava così tanto che anche la più semplice delle azioni riusciva a ricordarglielo.
« Scusa se mi sono allontanato »
« No, sono io che ho esagerato, Ron. Il dolore mi ha fatto... ecco, esagerare » replicò lei respirando piano.
« Come stai? » le domandò Ron mentre le passava il fazzoletto sulla fronte, con delicatezza. Hermione sospirò.
« Meglio. I medicinali stanno placando i dolori » rispose.
Ron abbassò lo sguardo e cominciò a fissare la mano di Hermione, la piccola mano candida che tante volte aveva stretto e che ora giaceva stanca sulle lenzuola di un letto di ospedale. Aveva tolto la fede, ora appesa con una catenina al collo. Aveva paura di ingrassare troppo, Hermione, e che l'anello si incastrasse. E così Ron le aveva regalato quella catenina d'oro perchè la portasse comunque.
«Andrà tutto bene, Ron » disse lei alzando il braccio e posando una carezza sul volto di lui. Gli alzò il viso, lasciando che la guardasse negli occhi. Era così preoccupato e spaventato che Hermione non potè trattenere una lacrima.
« Questo dovrei dirlo io, non credi? » la voce di Ron era quasi spezzata dal pianto, ma cercò di essere forte, di dimostrare a sua moglie di sapere prendersi cura di lei come si deve. Ma era sempre stata lei quella forte, quella sempre pronta a rassicurare, quella che non si arrendeva mai. E perciò credeva di essere solo un debole. Riusciva sempre ad abbattersi, e così lasciava che Hermione fosse forte per entrambi.
« Sono felice così, Ron. Hai paura per me, per la bambina » la voce di Hermione divenne un sussurro indistinto. I calmanti stavano sortendo il loro effetto. Ed Hermione aveva bisogno di riposare, ora che le contrazioni sembravano essersi interrotte.
« Dovrei essere forte. Per te, per noi » ribattè lui stringendole piano la mano che lei teneva ancora sul suo viso. Le baciò il palmo e la sentì sospirare prima di alzare gli occhi e trovarla addormentata, dolce e bella anche nel dolore. Gli occhi chiusi e un ti amo silenzioso posato sulle labbra di rosa che si disperse per la stanza.


Harry e Ginny arrivarono subito dopo, seguiti da Bill e Fleur e dalla piccola Victoire, di sette anni. Tutti sembravano emozionati ma al tempo stesso preoccupati per Hermione.
« Come sta? » domandò subito Harry, sciogliendosi dall'abbraccio di Molly.
Ron lo accolse con un sorriso, contento di vedere l'amico, quasi il suo arrivo riuscisse a dargli forza e a risollevarlo.
« I Medimaghi dicono che il travaglio potrebbe essere più lungo del previsto, quindi preferiscono tenerla qui. Ma la bambina sta bene » rispose il quasi papà.
Harry e Ginny sospirarono, sollevati, e Bill e Fleur si strinsero l'un l'altro, contenti della notizia, ma consci delle sofferenze che avrebbe dovuto attraversare la povera Hermione.
« Hermione è una donna forte » disse Ginny. Harry annuì e Ron sorrise quasi forzatamente, pensando che avrebbe preferito vivere quel dolore lui stesso, pur di farla star bene. Ma sapeva che, una volta che la piccola fosse nata, Hermione avrebbe dimenticato quella sofferenza come fosse nulla.
Purtroppo Hermione dormiva in quel momento, quindi tutti dovettero salutarla silenziosamente. La guardavano dal vetro che li divideva dalla sua stanza.
"Andrà tutto bene, amore mio." pensò Ron senza distogliere un solo istante lo sguardo.
Cercò di carpire i pensieri tramutati in sogni della sua Hermione. Pareva così tranquilla, in quel momento... Ma se ripensava alle sofferenze che, forse, sarebbe stata costretta ad attraversare sentiva una stretta al cuore. Harry parve capire i suoi sentimenti e gli si avvicinò, poggiando una mano sulla sua spalla.
Non ci fu bisogno di parlare, ma solo di uno sguardo amico, uno sguardo che Harry e Ron avevano imparato a riconoscere in anni e anni di amicizia profonda e indissolubile.

Harry Potter, ormai ufficialmente considerato l'eroe del Mondo Magico, si era sentito così solo quando era nato suo figlio James. Ora Ginny era di nuovo incinta, ed era sicuro che avrebbe riprovato quell'emozione fortissima come fosse la prima volta. Ma, ora, quella che stava per partorire era Hermione.
Non poteva credere che fossero cresciuti così tanto, che fossero finalmente riusciti a costruire una famiglia unita e forte, che fossero felici. Una felicità che meritavano ampiamente.
E pensava.
Pensava che quella donna forte e ormai cresciuta in tutto che dormiva in quella camera era molto più di una semplice amica con cui parlare nei momenti di difficoltà. Hermione era sua sorella, non avrebbe potuto pensare ad un modo migliore nè diverso per definirla.
Per questo, ora, anche se aveva provato a nasconderlo, aveva paura. La bambina che presto avrebbe visto la luce sarebbe stata sua nipote. Un sorriso comparve sulle sue labbra, distendendo i muscoli del viso e facendo rilucere gli occhi verdi.
« Ciao, zio Harry » una voce melodiosa lo fece sobbalzare.
Di fronte a lui, bella come la madre ma con lunghi capelli rossi, c'era la piccola Victoire Weasley.
« Ciao, Vic » disse dolcemente lo zio Harry lasciando che la bimba si arrampicasse sulle sue ginocchia.
Per un motivo che Harry ancora non aveva pienamente compreso, la piccola lo stava fissando intensamente con la boccuccia arricciata e gli occhi socchiusi.
« Vuoi domandarmi qualcosa, Victoire? » domandò Harry, chiedendosi come mai, una bambina di sette anni, avesse il potere di farlo sentire in soggezione.
« Sì, zio » ma rimase ancora in silenzio dopo la risposta.
Fissava, adesso, il pancione di Ginny, in piedi accanto a Ron. Harry sperò di aver capito male.
« Zio, perchè i bambini di zia Ginny e di zia Hermione sono nelle loro pance? »
Aveva capito bene. Deglutì, dicendosi che quel momento, per lui, sarebbe dovuto arrivare molto più tardi, dato che James spiccicava sì e no solo tre frasi di senso compiuto "Pappa" "Scopa volare!" "Mamma e papà".
Persino se avesse sentito la domanda di Vic, in quel momento, sarebbe parso annoiato e avrebbe cercato l'ennesimo modo per salire sulla scopa del padre dietro le urla isteriche di Ginevra.
« Ehm... questa domanda dovresti porla al tuo papà, Victoire » cercò di svicolare Harry.
« Mi hanno detto di chiederlo a te, perchè zia Ginny ha ancora il bimbo nella pancia, e quindi tu ti ricordi meglio come è successo » rispose Victoire.
Harry si appuntò mentalmente un paio di cosette da dire a Bill una volta passato quel momento, e guardò un po' nel vuoto, un po' lo sguardo insistente di sua nipote cercando le parole.
« Be', succede di notte » cominciò. Lo sguardo di Vic si illuminò di curiosità e si sistemò meglio sulle gambe di suo zio, pronta a non perdere neanche una virgola. « La mamma e il papà guardano il cielo e aspettano di vedere una stella cadente »
Aveva sempre immaginato la sua mamma raccontargli una storia del genere quando rimaneva chiuso nel suo sgabuzzino e si chiedeva da dove fosse venuto. Immaginava i suoi genitori stesi sotto le stelle, mentre attendevano la stella cadente.
« E quando la vedono, esprimono insieme il desiderio »
« Quale? » chiese con un entusiasmo che quasi commosse Harry.
« Di ricevere il più bel dono dal cielo che una mamma e un papà possano desiderare. Voi, i nostri bambini » concluse Harry ripensando a quelle fantasticherie.
Magari Lily e James avevano davvero espresso quel desiderio, lui non poteva saperlo, ma era chiaro che le cose non erano andate esattamente così. Tuttavia non poteva spiegare ad una bimba di sette anni i segreti del corpo umano in quel modo. I bambini hanno bisogno di sognare, di qualcuno che racconti loro favole prima di crescere.
« Davvero? » esclamò Victoire piena di gioia. Le guance candide si erano colorate di rosso, come i capelli, e gli occhi azzurri splendevano come quelle stelle.
Harry annuì e le carezzò piano la testa, lasciando che sognasse, quella bambina...
« E perchè è la mamma a portare il bambino nella pancia? »
Ecco, Harry a quel particolare non aveva mai pensato. Ma trovò subito la risposta guardando Ginny, la donna che amava di più al mondo.
« Così noi papà possiamo coccolarle molto molto di più »
E, soddisfatta della spiegazione, Vic balzò giù dalle gambe di suo zio e, prima di andar via, fece calare Harry per stampargli un bacio sulla guancia. Poi saltellò contenta verso la sua mamma e il suo papà. Ed Harry potè giurare di aver visto Bill mimare un grazie con le labbra.

La fase finale del travaglio era cominciata. Hermione era sveglia da circa venti minuti, e le acque si erano appena rotte, dando ufficialmente inizio al parto. Ron aveva indossato il camice e la mascherina, entrando in Sala Parto, ignorando le raccomandazioni di sua madre, convinta che alla vista del sangue suo figlio sarebbe svenuto come era successo al signor Weasley alla nascita di Bill.
Gli altri assistevano, guardando attraverso un vetro.
Sicuramente per lo stress e la paura, i dolori di Hermione erano amplificati. Stringeva forte la mano di Ron mentre l'infermiera e il Medimago le dicevano di spingere.
« Forza, amore, ancora un piccolo sforzo! » disse Ron facendole coraggio.
L'amore che provava per lei in quel momento era talmente forte che gli fece dimenticare la vista del sangue.
« Cosa hai detto prima, a Victoire? » chiese Ginny mentre Hermione continuava a spingere.
Harry sorrise e sfiorò con una mano la pancia di sua moglie, dove il suo secondogenito, probabilmente, li ascoltava.
« Che i desideri si avverano » rispose semplicemente.
Ginevra sorrise e si strinse a lui, pensando che era davvero così.

Quando Hermione prese tra le braccia la sua bambina, la loro prima figlia, credette di non poter reggere l'emozione. Quelle non erano cose che potevano essere spiegate sui libri, non erano cose che imparavi a memoria e che rimanevano uguali nel tempo. Quelle emozioni ti cambiano dentro e ti portano a pensare che non esista dono più bello.
Persino Ron, alla vista di quella creatura tanto piccola si commosse, perchè sapeva che era il frutto del loro amore. Infinito, meraviglioso e vero.
Hermione, ancora stremata per il parto, gliela porse e lui, quasi per paura di romperla come fosse cristallo, la prese delicatamente, con quel sorriso estatico che i padri rivolgono solo ai loro figli, senza capire bene da dove nasca quella sensazione di totale felicità che ti porta ad amarli così tanto, incondizionatamente.
Molto meglio di una partita vinta.
Molto meglio di ogni abbuffata.
Molto meglio di un sogno.
Perchè i sogni, per quanto dolci, rimangono intrappolati in quella dimensione irreale che è la fantasia. Invece la realtà, quando si impone in maniera tanto meravigliosa, fa' sì che quei sogni di sembrino distanti anni luce. E pensi che non ci sia niente di più bello, sorridi anche alle difficoltà che potresti incontrare in futuro. Ormai il tuo desiderio si è realizzato, ci hai sperato tanto, e nulla ti farà indietreggiare.
« E' la nostra bambina, Ron » sussurrò Hermione. Ron le si sedette accanto, posandole la bambina sul petto. Smise di piangere, rassicurata dalla calma e dal calore dei suoi genitori, sapendo di essere al sicuro.
« Ti amo, Hermione » l'avrebbe ripetuto all'infinito, l'avrebbe ringraziata per sempre per quella gioia che gli aveva donato. « Grazie, amore mio... »
« E' merito tuo, non solo mio » sussurrò. Sfiorò la testa della piccola, pensando che, in quel momento, nulla avrebbe potuto turbarla.
E alzò lo sguardo, per sorridere a quegli amici, ora in lacrime, che la fissavano dal vetro, salutandola e comprendendo a pieno la sua gioia.

SEDICI ANNI DOPO

« Teddy, che bello vederti » disse Harry mentre rispondeva ad una lettera di Albus, il suo secondogenito.
L'uomo, ormai ventitreenne, lo salutò allegramente e attese che finisse di scrivere la lettera e che la inviasse.
« Sei venuto per una ragione in particolare? » domandò. « Anche perchè Ginny ha preparato il tuo piatto preferito, quindi sei invitato a cena »
« Grazie zio, ma oggi non posso » disse Teddy declinando, stranamente, l'offerta.
« Merlino, deve essere successo qualcosa di davvero incredibile, ragazzo mio » esclamò il padrino. Teddy gli rivolse un sorriso un po' confuso, ripensando a quello che la sua ragazza, Victoire, gli aveva detto.
« Già. Almeno credo. » convenne lui. Harry, adesso, era più curioso che mai.
« Dimmi. »
« Victoire ti manda questo biglietto. Mi ha severamente proibito di leggerlo e dice che, una volta che avrai finito, dovrai dirmi qualcosa »
Harry lo fissò con una confusione che raggiungeva quella di lui. Ma prese il biglietto e lo spiegò e, mentre leggeva, un sorriso gli dipinse il viso. Dopodichè, cercando di non ridere ma anche di non piangere per la commozione, disse al suo figlioccio:
« Va' a fare le coccole alla tua fidanzata, ne avrà bisogno. Il resto te lo dirà lei... »

Fine

Note di fine capitolo

*__* Harry non è adorabile?
Grazie a chi ha letto e a chi recensirà.
BellaBlack.

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