Note alla storia

Storia dedicata a mapina per il suo compleanno trascorso da un po'. Spero che il ritardo non le dispiaccia, ma so che in questo periodo ha poco tempo per farsi viva. Spero che mi perdoni, visto che siamo a Natale ^^
Ah, il "parzialmente vera" del titolo è dedicato a me medesima, che ho avuto una disavventura del genere a cinque anni, e che mi ha quasi uccisa XD
- Bambini, temo proprio sia meglio rimandare. – sospirò Hermione guardando fuori dalla finestra. Ovviamente suggerire una simpatica gita fuori porta con Rose e i suoi nipoti in pieno novembre non era stata una grande idea; ma non avevano certo progettato una scampagnata, solo una breve passeggiata in centro, dopotutto. Eppure il nubifragio che poteva vedere dalle finestre del soggiorno invitava solo e soltanto a rimanere davanti al camino.
- Ma come? Io non voglio stare in casa. – mugugnò Albus, deluso. Stare chiuso a casa della zia, perché? Tanto valeva che se ne stesse a Grimmauld Place.
- Possiamo andare tutti insieme da nonna Molly, Harry ha portato là Hugo e Lily. – suggerì accondiscendente Ron.
- Sono piccoli, sarebbe una noia. – sbuffò James dall’alto dei suoi sette anni. – Noi vogliamo fare una cosa da grandi.
I signori Weasley sospirarono, pensando al da farsi. In effetti tenersi in casa tre bambini sotto i dieci anni delusi e scontenti avrebbe certamente reso quel pomeriggio infernale.
- Papà, davvero dobbiamo restare a casa? – pigolò Rose, che non aveva ancora parlato.
- Rose, cara, non vedi come piove? Non abbiamo molta scelta.
- Per favore. – disse lei con voce ancora più sottile, come se ne andasse della sua stessa vita. Ron, sconfitto, si voltò a chiedere silenzioso aiuto alla moglie; non poteva resistere ad una preghiera così accorata della sua bambina, proprio no.
Hermione alzò lo sguardo, mordicchiandosi il labbro. Forse una soluzione per salvare Knarl e giardino c’era…
- Potremmo andare al cinema, a Londra. – disse.
I bambini la elessero all’unanimità zia e mamma dell’anno, regalandole tre sguardi scintillanti.
- Davvero mamma? Possiamo? – chiese Rose, avida.
- Cinema? – chiese Ron, dubbioso.
- Sai, quando siamo andati in città con Harry e Ginny a vedere quelle specie di foto che raccontano delle storie, quando tu stavi per chiedere spiegazioni al co-protagonista maschile, arrabbiandoti perché non ti dava retta? – disse Hermione distrattamente, sfogliando un giornale. – Quello è il cinema. Ora cerchiamo qualcosa per i bambini e vediamo che possiamo fare…
- Comunque mi era piaciuto. – si giustificò Ron, tentando di non arrossire a quel ricordo imbarazzante. – E anche Ginny era sorpresa.
- Sì, mi aveva chiesto di tornarci il giorno dopo. – rise la strega, continuando la sua opera di ricerca.
- Niente cose da femmina, però. – tuonarono James e Albus.
- Già! – proseguì il secondogenito di casa Potter. – Niente principessa su piselli, principonze varie, damigelle in pericolo, eroine, principesse…
- Meno femmine ci sono meglio è. – tagliò corto James, sfoggiando le sue sublimi capacità di sintesi.
- Ehi! – sbottò Rose, - Ci vengo anche io con voi, sapete?
- Cercheremo qualcosa che accontenterà tutti. – disse Hermione con voce leggermente alta, giusto per farli calmare. – La spada nella roccia può andare bene? È un classico. – propose.
- Quante principesse? – s’informò Albus, dubbioso.
- Nemmeno una, se ben ricordo. Rose, dovrai accontentarti di qualche animaletto parlante. - Io sono pronta! – disse Rose, agguantando il suo cappottino.
- Animali parlanti? – s’informò Ron. – L’ennesima baggianata babbana con cose strane?
- Oh avanti Ron, non fare il bambino. – disse spiccia Hermione mentre aiutava i bambini a vestirsi. – Qui i maghi fanno pure una bella figura e a loro piacerà. – continuò mettendo a forza la sciarpa a James che tentava fare il recalcitrante. – Inoltre, il film inizia tra venti minuti, giusto il tempo di raggiungere il posto e…
- E? – chiese il signor Weasley.
- Non hai scelta. – sorrise Hermione, mentre i bambini ridevano sommessamente.

****

Il camino collegato con la Metropolvere non era poi così vicino al cinema come era stato pronosticato. Fu necessario evocare un enorme ombrello per non affogare sotto quella pioggia torrenziale; attraversare un isolato e mezzo fu un’impresa ostica, tanto che Albus propose, senza successo, di far ricorso ad un paio di buoni remi.
- Bene, ci siamo. – disse Hermione passandosi una mano tra i capelli divenuti crespi per l’umidità. – E… be’, siamo in ritardo rispetto a quanto avevo pronosticato, ma il film deve ancora cominciare.
- Dov’è la biglietteria? – chiese Ron, cercando di dissimulare una gran disinvoltura in quel luogo così… babbano. Aveva figlia e acuti nipoti appresso, non poteva fare la figura del pollo.
- Cosa sono quelli? – gli chiese Rose senza il benché minimo avviso, indicando della roba biancastra, mentre sua moglie se la sbrigava con sterline e biglietti di sorta.
- Io lo so cosa sono. – disse James, piazzandosi davanti a Rose con aria golosa. – Sono popcorn! Zio Ron, posso prenderli? È da tanto che li volevo assaggiare.
Il signor Weasley esitò un attimo. Comprare qualcosa avrebbe significato entrare in contatto con quella carta moneta ignota; la figuraccia era in agguato…
- Ehi, ho i biglietti, che aspettiamo? – disse Hermione raggiungendoli.
- Io volevo assaggiare i popcorn, zia. – ripetè James con un’irresistibile faccia da angelo.
- E io allora voglio bere della coca-cola. L’ho assaggiata a casa di zio Dudley e mi piaceva. – fece eco Albus, per nulla deciso a rimanere un passo indietro al fratello. A dir la verità, quella bevanda zuccherina era l’unica cosa sopportabile di casa Dursley; non capiva proprio perché papà continuasse a portarli lì, di tanto in tanto.
- Quella roba nerastra? – chiese Rose dando voce anche ai dubbi paterni.
- Sì, è buona. Prometto che mi laverò i denti arrivato a casa zia. Giuro! – esclamò rivolto allo sguardo corrucciato di Hermione. La strega ci pensò un po’ su, e poi decise che poteva accontentare quelle semplici richieste.
- Io voglio le caramelle. – disse Rose con un sorriso. Strani assaggi di gastronomia babbana non la interessavano al momento. Con le caramelle andava sul sicuro.
Quello che sorprese la strega però fu vedere il marito avanzare la stessa richiesta di Albus, spinto dalla curiosità per quel liquido pieno di bollicine. Con un sopracciglio alzato la donna accontentò il quarto bambino della comitiva, e tutti e cinque si diressero poi in sala.
All’interno non c’erano molte persone, per lo più erano famiglie che, come i Weasley, avevano certamente usato il cinema come ripiego di altre attività andate a ramengo causa stagione avversa. Un paio di ragazzini si erano piazzati in ultima fila.
Mentre James si ingozzava di popcorn, rifiutandosi di offrirli ad Albus, ma concedendo un assaggio alla piccola Rose, la sala si oscurò e cominciarono a partire i trailer pubblicitari.
- Sarebbe questo? – domandò in un sussurro Ron a Hermione, mostrandosi perplesso di fronte alle immagini che venivano proiettate.
- Ancora come l’altra volta… - rispose Hermione con un sospiro divertito – questa è pubblicità.
- Ah. – commentò il mago assaggiando per la prima volta la coca-cosa. Uh, pensò, era dolce. Nel giro di pochi minuti iniziarono i titoli di testa veri e propri. Con terrore Ron notò che si apriva, davanti ai suoi occhi, un enorme libro di fiabe decorato che mandò in sollucchero la sua bambina. Poteva vedere i suoi occhi scintillanti mentre succhiava incantata una delle sue caramelle.
Però ecco… lui si fidava, si fidava davvero di sua moglie, ma l’inizio non era granchè coinvolgente. Certo, si era partiti con cavalieri, una spada eccetera, ma si finiva per narrare le avventure di un marmocchio rachitico con una scopetta al posto dei capelli. Forse somigliava a Malfoy da giovane, pensò con un sorriso, mentre continuava a bere lentamente.
Oh, fantastico, ora si farà ammazzare da quel lupo scarno, la storia finirà e ce ne andremo tutti a casa…
- Quel lupaccio è veramente stupido. – bisbigliò James con la bocca piena, mentre il ragazzino dal nome insulso, Semola, piombava nella casa di un…
- Mago Merlino? – Sbottò Ron, scandalizzato, rivolgendosi alla moglie che lo guardò con un’aria alla “e allora?”.
- Ma… ma… ma è un vilipendio! – bisbigliò iroso. – Quello non è un mago, è solo uno in sottoveste, perché per i babbani dobbiamo sempre sembrare degli idioti? – si lagnò, mentre i bambini ponderavano attentamente sulle sue considerazioni.
- Continua a guardare, ti ricrederai. – disse Hermione pazientemente.
- Però questo tipo è simpatico sai papà? – disse Rose, mentre osservava divertita la sequenza di Hocus Pocus.
- L’incantesimo è errato, ma tutte quelle cose un mago sa metterle tranquillamente nella borsa, non ti ricordi Ron? – fece eco la signora Weasley.
- Sai, questo mago somiglia ad Albus Silente, quello delle figurine, non Al. – disse James. – Che ne pensi zia?
Hermione ridacchiò: in effetti tra i due maghi qualcosa in comune c’era.
Nel giro di cinque minuti il supposto Mago Merlino e il suo scorbutico assistente Anacleto conquistarono le simpatie dei tre ragazzini, che sghignazzarono impunemente ad ogni scena anche vagamente spassosa, come tutto il pubblico presente.
- Non eri tu quella tutta precisina con Storia di Hogwarts e tutto il resto? Dillo che i gufi non parlano, avanti! – disse rivolto alla moglie.
- Oh, zio Ron. Non è invidia? – Chiese James sornione.
- Dopotutto è difficile competere con il più grande mago di tutti i tempi. – fece eco Al.
- Sai trasformarti in scoiattolo, papà? – continuò Rose.
- Sono un Auror, so fare tante cose quanto lui, e sono altrettanto spassoso. – sentenziò Ron alzando il mento in segno di sfida nei confronti dei nipoti.
- Allora finisci di bere la coca-cola con il naso tappato, avanti. – pungolò James. Harry conosceva bene suo figlio, e negli anni aveva imparato ad ignorare o svicolare le pressanti, quanto potenzialmente pericolose, richieste di dimostrazioni da parte del primogenito. Ma il signor Weasley era decisamente impreparato. Vane furono le silenziose preghiere di Hermione. Il Grifondoro Ron accettò la sfida e si apprestò all’impresa.
Per i primi due, tre sorsi filò tutto liscio, nonostante l’apnea. Poi quel maledetto gallinaccio di Anacleto, a cui ormai si era quasi affezionato, cominciò a ridere, ridere, ridere sguaiatamente. E nessun al mondo può resistere ad un gufo che muore dalle risate.
E così un decorato Auror, un salvatore del mondo magico, un uomo che era perfino (e ho detto tutto) sulle figurine delle Cioccorane, rischiò di soffocare in uno stupido cinema babbano con moglie, figlia e nipoti ad assistere.
Diventò paonazzo, tentò di respirare col naso e di tossicchiare, ma la maledetta coca-cosa era sul punto di invadergli i polmoni e distruggere la sua dignità. Con gesto rapido e professionale Hermione gli tirò via dalla bocca l’infernale cannuccia, e gli assestò una micidiale pacca sulla schiena. Era salvo.
Nell’ilarità generale della scena nessuno aveva notato nulla tranne…
- Stai bene papà?
- Alla grande, Rose. – bofonchiò l’uomo, stremato, mentre Al e James erano sprofondati sulle loro poltrone, a loro volta quasi soffocati dalle risate.

****

- Allora, vi è piaciuto il film? – chiese Hermione mentre uscivano dal cinema. Pioveva ancora, ma con meno violenza rispetto a quando erano arrivati.
- Da morire, ho riso tantissimo! – rispose Rose, entusiasta.
- L’unica donna della storia era stupida, ma faceva spanciare! – disse Al.
- Lo odio, lo odio, lo odio! – cominciò James, imitando la gracchiante voce della strega.
- Io vorrei tanto un gufo come Anacleto, sarebbe bello, vero papà? Devo solo trovare un mago bravo come Merlino. – ponderò Rose.
- Morgana, niente gufi per un po’. – disse Ron, ancora vagamente imbarazzato.
- Be’, zio, puoi sempre tentare di trasformarti in caprone… - suggerì James.
- O in un letale virus. – considerò Albus.
- Basta che non bevi niente di gasato quando hai sete, Ron. – sussurrò Hermione, non con voce così bassa da non farsi sentire dai nipoti purtroppo.
Il camino di casa Weasley riecheggiò delle risate di James, Al, e Rose ben prima che la polvere volante li scaricasse a destinazione.

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