Note al capitolo

Percy trascorre il primo week end nella nuova casa...

Un vento gelido imperversava da un paio d’ore circa, insinuandosi in ogni più piccolo spiraglio. Il cielo plumbeo non lasciava trasparire neanche uno spiraglio di luce. Percy si affacciò alla finestra lieto di non dover lasciare la sua nuova casa con quel tempaccio.

Si sedette nella poltrona davanti al camino: “Incendio” ed il fuoco iniziò a crepitare allegramente spandendo un profumo di resina.

Sprofondando più comodamente in poltrona, aprì il libretto distribuito dal Ministero con le nuove regole da rispettare per chi abitava in quartieri a maggioranza Babbana.

Si raccomanda di seguire assolutamente le regole di buona vicinanza valide per i maghi: a tali regole bisogna aggiungere alcuni piccoli accorgimenti Babbani.

Primo: utilizzare il  campanello per annunciarsi ed aspettare che il proprietario di casa vi apra la porta e vi inviti ad entrare.

Secondo: non Materializzare o Appellare alcunché da bere o mangiare in casa Babbana, ma accettare quello che potranno offrirvi senza mostrare meraviglia per eventuali sapori nuovi.

Terzo: ricordare che le fotografie ed i ritratti Babbani sono statici e le persone ritratte non si muovono.

-  Quarto: aderire alle iniziative organizzate nel quartiere e…

“Driinnn!”

Il suono del campanello interruppe la lettura del quarto punto. Percy si guardò intorno stupito: non pensava proprio di avere un simile campanello.

“Qual è la cosa giusta da fare? Ah, al primo punto si parla della porta di casa; devo andare ad aprire ed invitare ad entrare.”

Con aria sostenuta il rosso si guardò allo specchio per controllare se l’abbigliamento fosse correttamente Babbano: pantaloni, camicia, maglione, tutto pulito e stirato. Atteggiò il volto ad un lieve sorriso interrogativo, raddrizzò le spalle ed aprì la porta di casa.

“Buongiorno, desidera?” Giudicò il tono della sua voce semplicemente perfetto.

“Darle il benvenuto nel nostro quartiere, signor Weasley. Sono Deborah Sweet, del comitato di quartiere.” A parlare fu una giovane donna in jeans.

Percy la studiò: lunghi capelli castani, grandi occhi color ambra, labbra rosee leggermente imbronciate, corpo snello ma sinuoso e la voce, poi, sonora e morbida da accarezzare l’udito.

Allargò il sorriso trasformandolo da interrogativo ad invitante.

“Sono io molto felice di essere qui. Ma, la prego, si accomodi; il vento è sempre più freddo, le offro qualcosa di caldo.” E si fece leggermente da parte per farla passare.

Fu lieto di vedere quel gran bel pezzo di ragazza guardarsi intorno con aria di apprezzamento, avanzare fino alla poltrona da cui si era alzato pochi secondi prima ed accomodarsi allungando le mani dalle dita affusolate verso il fuoco.

“La ringrazio per l’invito, non vorrei disturbarla; ma l’idea di un tè caldo mi tenta molto.” Il sorriso che illuminò il volto della ragazza le fece apparire due deliziose fossette sulle guance.

“Mi scusi, ci vorrà solo un minuto: l’acqua è già sul fuoco.”  Percy si diresse verso la cucina guardando l’ospite ed andando in confusione tanto da sbattere contro lo stipite della porta.

Una volta arrivato senza ulteriori danni in cucina, si chiuse la porta alle spalle e mosse velocemente la bacchetta per Trasfigurare tazze, piatti, bicchieri e piattini sbrecciati in un elegante vassoio con tutto l’occorrente per il tè.  

Tornò in soggiorno e, posato il vassoio sul tavolino fra il divano e la poltrona, riempì una tazza. “Zucchero, latte, limone? Le consiglio di assaggiare questi biscotti, sono molto buoni: li ho presi da un fornaio che lavora in modo artigianale.” Da perfetto padrone di casa cercò di mettere a proprio agio la ragazza. “Questo è il mio primo week end in questa casa; sono lieto che lei inauguri la lista degli ospiti.”

“Mi sono offerta volentieri per darle il benvenuto quando mi hanno detto che dovremmo essere coetanei. Nel quartiere ci sono diverse giovani coppie con figli neonati, molti pensionati, in complesso l’età media è abbastanza alta: la nostra fascia d’età è poco rappresentata.” Spiegò Deborah. “Mi sembra, quindi, abbastanza logico che la aiuti per la gara.”

“Gara? Quale gara?” S’informò il rosso.

“Oggi nel quartiere si terrà una gara di giardinaggio: niente di difficile. Si tratta solo di potare le siepi, togliere le erbacce, mettere a dimora delle piante fiorite. Sa, cose del genere, giusto per rendere più accogliente e colorato ogni giardino e quindi il nostro ambiente. So che lei si è trasferito da poco e non ha avuto molto tempo per curare il giardino che, invece, ne ha proprio bisogno. Direi di iniziare appena finito di bere il tè; i membri della giuria passeranno tra un paio d’ore. Fuori troveremo le piante che le sono state assegnate dal comitato: abbiamo avuto la fortuna di poterle acquistare a prezzo irrisorio, quindi dovrà darmi solo quattro sterline.” Il sorriso che accompagnò le ultime parole, e la mano tesa di Deborah, era decisamente affascinante.

Percy si frugò in tasca, pur sapendo di non avere denaro in tasca. “Che sbadato! Ho lasciato il portamonete nella stanza da letto. Vado subito a prenderlo, così estinguo il mio debito prima di iniziare col giardinaggio.”

Uscì dal soggiorno e salì le scale di corsa per fiondarsi nella sua stanza da letto, dove iniziò a frugare nei cassetti.

“Per la barba di Merlino! Dovevo avere del denaro Babbano da qualche parte ed era anche un bel po’. Dove sarà finito? Accio sterline!” Appena pronunciato l’incantesimo d’appello, gli arrivò in mano un sacchetto di velluto rosso tintinnante.

Con mani tremanti disfece il nodo e frugò tra le monete, confrontandole con un foglietto esplicativo che aveva preventivamente estratto dal sacchetto.

“Bene. Questi sono penny. Ah, ecco le sterline. Uno, due, tre. Ne manca ancora una. Dove piffero si è cacciata… Ecco. Quattro sterline.”

Scese le scale saltando gli scalini ed entrò in soggiorno con aria soddisfatta. Tese alla ragazza la mano contenente le monete.

“Ecco quanto dovevo al comitato. Ora possiamo iniziare a lavorare.” Percy si avvicinò alla porta del soggiorno e la tenne spalancata per l’ospite.

La giovane uscì avviandosi verso l’ingresso e, dopo essere stata raggiunta dal rosso, si fermò sul pianerottolo davanti alla porta guardandosi intorno.

Il giardino era disastroso: le erbacce proliferavano rigogliose, due stentati alberi di ciliegie tentavano, inutilmente, di migliorare la situazione e delle siepi era rimasto solo qualche ramo secco.

“Capisce quello che dicevo?” Deborah si girò verso Percy indicandogli lo spettacolo. “Si vede proprio che questo giardino è stato lasciato a sé stesso per troppo tempo. Rimbocchiamoci le maniche: mentre sistemo le piante fiorite lungo il vialetto d’ingresso, lei può estirpare le erbacce, togliere le siepi secche e piantare le nuove. Certo un paio d’ore sono poche, ma chi ben comincia è alla metà dell’opera.”

Galvanizzato dalla voce della ragazza, Percy si mosse velocemente verso il casotto dove pensava di trovare gli attrezzi. Una volta aperta la porta, vide gli scaffali desolatamente vuoti. Entrò e si chiuse la porta alle spalle per poter Trasfigurare dei rami secchi in scope, pale, cesoie e rastrelli. Caricatosi degli attrezzi, uscì pronto per la sfida agricola.

Si avvicinò alle piante secche ed iniziò a tirare per sradicarle. In breve si ritrovò sporco di terra, sudato, affannato, con le mani spellate e la schiena rotta, ma la siepe secca non c’era più ed al suo posto brillava il tenero verde delle nuove piante.

Soddisfatto e fiero si avviò verso il vialetto d’ingresso per chiedere il consiglio di Deborah sulla potatura degli alberi. Si fermò senza fiato: la ragazza era china su un grande vaso rettangolare, intenta a sistemare una pianta dai fiori rosa e le sue forme erano messe in risalto dai jeans attillati.

Percy sentì una vampata di calore e rossore salirgli dai piedi e fermarsi ad altezza delle orecchie. Era certo, più che certo, di essere praticamente paonazzo; non riusciva a chiudere la bocca né a trovare un ritmo di respiro più calmo.

Riuscì a trovare la forza di muoversi e si avvicinò tenendo lo sguardo fisso sul particolare più evidente di Deborah che, proprio in quel momento, si rialzò, inarcandosi all’indietro con le mani sulle reni e mettendo così in evidenza altre forme.

“Ha fatto un lavoro notevole, miss Sweet: il vialetto ha decisamente cambiato faccia. La siepe è già a posto, potremmo anche fare una pausa prima di attaccare le erbacce.” Propose il rosso.

“Non mi sembra il caso di entrare in casa così combinati, però mi piacerebbe bere una tazza di tè, magari seduti sui gradini del portico d’ingresso.” Confermò la ragazza.

Dopo poco erano seduti a terra sotto il portico sorseggiando il tè che Percy aveva preparato.

“Penso che avremo il tempo di completare prima dell’arrivo della giuria. Sono venuti alcuni miei compagni di corso per aiutare con le piante fiorite e l’estirpazione delle erbacce.” Deborah sorrise. “Non pensi che sia una procedura irregolare. Ho pensato di chiamarli visto che ci sono diversi istituti nei paraggi e gli studenti partecipano a tutte le attività del quartiere.”

“E’ stata molto gentile ad aiutarmi, compreso la chiamata ai suoi compagni di corso.” Il giovane sorrise. “Chissà, potrebbe essere l’inizio di una bella amicizia, o forse di qualcosa di più.”

Percy si avvicinò a Deborah e l’abbracciò in fretta, posando la bocca sulle rosee labbra che l’avevano attirato dal primo sguardo, trovandole serrate e cercando di forzarle per sentirne il sapore. Continuò a stringere a sé la ragazza che si divincolava fino a quando si sentì gettare all’indietro da uno spintone, preceduto da un forte ceffone alla guancia.

Rotolò per gli scalini per fermarsi urtando violentemente con la spalla contro uno dei grossi vasi del vialetto.

Guardò confuso verso Deborah che torreggiava su di lui dal portico, le mani appoggiate sui fianchi, il volto paonazzo e l’aria bellicosa.

“Ma come si permette! Tutti uguali voi uomini cittadini, credete di essere un dono inestimabile per noi donne provinciali. Siete convinti che vi basti schioccare le dita, fare un cenno e tutte dobbiamo cadere ai vostri piedi. Credevo che lei fosse un ragazzo perbene, con cui fare amicizia ed invece… Mi ha proprio deluso. Addio.” Deborah scappò via.

Il vento gelido cessò all’improvviso ed un violento rovescio lo sorprese a terra, lasciandolo bagnato ed infreddolito.

“Ho fatto certamente colpo su quella ragazza, ha voluto fare la preziosa per interessarmi. Ma non so se mi convenga stringere il rapporto: nella mia posizione al Ministero non credo sia auspicabile farsi coinvolgere con i Babbani. Poverina. Se ne dovrà fare una ragione.”

Percy si rialzò e rientrò in casa, al caminetto acceso ed al manuale del Ministero.

 

Note di fine capitolo

N.B. Si capisce meglio se si è letto la ff intitolata "Sorpresa"...

Posta una recensione

Devi fare il login (registrati) per recensire.