Note alla storia

Piccola storia nata da conversazioni su msn e varie ed eventuali connessioni nervose del mio cervello. Grazie a Lady Black che l'ha vista nascere in diretta e a Freddy, Roby, Mapina, Ale e Rowi: insomma, tutti quelli che leggono in genere in anteprima.
Sirius era ancora un bambino, quando Andromeda se ne era andata di casa. Si ricordava bene quel giorno, però, perché la sua fuga aveva dato un bello scossone alla comunità magica dabbene, e aveva creato scandalo e un discreto danno finanziario alla famiglia di suo zio Cygnus, che le stava organizzando un vantaggioso matrimonio Purosangue.
Erano bene impresse nella sua mente anche le urla di sua madre, e i commenti sprezzanti del padre, una volta tanto non diretti a lui. Walburga Black poi aveva chiamato lui e suo fratello con tono perentorio mentre saliva le scale, ordinandogli di seguirla nella stanza dove veniva conservato l’albero genealogico.
Sirius aveva intravisto una sorta di sadica soddisfazione, mentre sua madre inceneriva il nome della cugina dall’arazzo, aveva cercato comprensione nello sguardo di Regulus, invano: lui stava fissando la madre con puro e sincero terrore.
- Andromeda ha tradito e disonorato la nostra famiglia. – disse la donna, voltandosi verso di loro. – Esigo che il suo nome non venga più pronunciato in questa casa, non ha diritto alla nostra considerazione. Lei non esiste più, dimenticatevela. Sono stata chiara?
- Cristallina, madre. – aveva risposto Sirius, beffardo, mentre Regulus annuiva. Walburga si era avvicinata a lui furibonda, pronta a punirlo per il suo atteggiamento irrispettoso, ma aveva poi desistito, tornando di sotto con un diavolo per capello.
- Era necessario dirlo? – gli aveva poi chiesto Regulus, squadrando il fratello. Non aveva mai capito il suo bisogno di far impazzire i suoi genitori con le sue irritanti battutine.
Sirius alzò le spalle e uscì dalla stanza, senza parlare. Era stato necessario, sì. Andromeda era sempre stata la sua cugina preferita: quella che lo coccolava come una bambola, con cui scambiava confidenze, che lo lasciava giocare senza dargli fastidio. Loro due, insieme, ridevano. Perciò non vedeva perché mai avrebbe dovuto fingere che non fosse mai esistita solo perché aveva preferito quel compagno di scuola, quel Ted Tonks, o come si chiamava, all’orribile prospettiva di un matrimonio combinato. Non meritava di essere dimenticata. Così, di tanto in tanto, per gioco, più che altro, Sirius a volte si azzardava a chiedere ai genitori come stesse la cugina fuggiasca, dove vivesse e cose del genere. L’effetto di quelle domande, generalmente, era esplosivo, e le punizioni di sua madre non si facevano mai attendere troppo. Smise di essere divertente poco prima che lui iniziasse a frequentare Hogwarts, quando suo padre Orion, dopo che lui aveva chiesto, con fare insolente, l’indirizzo di Andromeda per andarla a trovare, gli diede uno schiaffo talmente forte da fargli lacrimare gli occhi e crollare l’orgoglio. Regulus aveva distolto lo sguardo, fissando ostinatamente il piatto.
Da allora si guardò bene dal nominare la “reietta”, in casa Black. Non aveva alcuna intenzione di compiacere i suoi famigliari; semplicemente, attendeva il giorno in cui sarebbe diventato maggiorenne, ovvero libero di fare quello che gli pareva.
La fortuna e la sua sfacciataggine vollero che quella sua agognata libertà giungesse prima del previsto, alla fine del quinto anno. Uscire da quella casa tanto odiata, sbattendo la porta per raggiungere il suo migliore amico, era stato uno degli atti più liberatori che avesse mai compiuto.
Ora, padrone di se stesso anche fuori Hogwarts, poteva frequentare chi diavolo gli pareva; la cugina era la prima della lista. Ci aveva rimuginato parecchio, già dal primo anno di scuola, e in quegli anni ne aveva approfittato per carpire informazioni sulla cugina da quelle che erano state le sue amiche. Fortunatamente Andromeda aveva avuto parecchie amicizie al di fuori dei Serpeverde, semplificandogli non poco il lavoro. Aveva conservato quel foglietto di pergamena con sopra un indirizzo per anni, e ora non vedeva l’ora di poterlo usare.
Andromeda aveva scelto di vivere poco fuori Londra, per sua fortuna, e Sirius non aveva trovato troppe difficoltà a rintracciare Queensberry Road, una piccola via di un delizioso quartiere residenziale di epoca georgiana. Con un sorriso si avvicinò alla porta rossa che era contrassegnata dal numero civico 27 e bussò delicatamente. Nessuno, però, venne ad aprire. Sirius tentò una seconda volta, sospirando; in fondo era pomeriggio inoltrato, possibile che fossero tutti fuori?
Stavolta, dopo pochi attimi d’attesa, Andromeda stessa aprì la porta.
- Ciao. – la salutò lui con un gran sorriso.
- Sirius! – disse lei, boccheggiando per la sorpresa. – Circe, quanto sei cresciuto! – aggiunse abbracciandolo con tutta la forza di cui era capace.
- E’ da tanto che non ci vediamo… - rispose lui, ricambiando la stretta. Quella strega adorabile gli era mancata molto. – Ma tu sei bella sempre.
- Certo, sciocchino. – rise lei, accarezzandogli una guancia come faceva quando Sirius era un bambino e lei lo usava come il suo… bambolotto. – Vieni, entra. – gli disse, scansandosi. Il ragazzo si innamorò subito dell’aria confortevole di quella casa e si guardò curiosamente intorno, mentre sentiva un rumore proveniente da quella che doveva essere la cucina.
- Ti disturbo, Andromeda? Forse hai gente in casa o tuo marito…
- No, affatto, Ted è ancora fuori, entra…
Qualcosa di assolutamente inatteso lo accolse in quella stanza: una bambina.
- Che… ?
- Ti presento mia figlia, Sirius. Si chiama Ninfadora. – disse, chiudendogli delicatamente la bocca che era rimasta aperta per la sorpresa. Senza dargli il tempo di replicare aveva raggiunto la piccola che stava colorando energicamente un foglio, seduta ad un piccolo tavolino su misura per lei, un po’ in disparte, e l’aveva presa in braccio.
- Dora, piccola mia, questo è Sirius. – disse all’indirizzo della figlia che stava fissando lo sconosciuto con curiosità. – Da brava, saluta.
La piccola squadrò il giovane per bene, prima di fare un segno di saluto con la mano, mentre i suoi capelli si tingevano di scarlatto. – Ciao. – mugugnò.
- Ma fa già magie? Quanti anni ha?
Andromeda rise. – E’ molto piccola, lo vedi. Ha compiuto tre anni questa primavera. È una metamorfomaga, per cui può divertirsi a cambiare il colore dei capelli e qualsiasi parte di sé quando vuole.
- Non sapevo che tuo marito fosse un metamorfomago…
- Non lo è.
- Ma allora come…
- E’ stata una sorpresa anche per noi. Non me l’aspettavo proprio. – disse alzando leggermente le spalle. – E’ molto raro, ma pare che possa succedere. Non sai la fatica che facciamo io e Ted a tenerla a bada quando vogliamo uscire, è così dispettosa. – disse mentre baciava la bambina sulla guancia. Dora gorgogliò felice per quelle attenzioni, e i suoi capelli virarono immediatamente verso un rosa particolarmente acceso.
- E’ il suo colore preferito, al momento. – disse la strega a mo’ di scusa, rimettendo la bambina al suo posto. Ninfadora riprese immediatamente a colorare, entusiasta.
- Non sapevo che avessi avuto una figlia, mi spiace. Avrei potuto mandarti le mie congratulazioni o cose del genere…
- Non preoccuparti, Sirius. Non sono sorpresa che tu non ne sapessi nulla, i nostri genitori devono aver fatto di tutto per fingere che io non sia mai esistita, sbaglio forse?
- Mia madre mi ha impedito di pronunciare il tuo nome, a casa.
- C’era da aspettarselo. – rispose, mentre si sedeva di fronte a lui. – Ho cercato di contattare almeno Narcissa, ma non mi ha mai risposto, deduco che abbia preferito uniformarsi al pensiero comune.
- E’ prossima alle nozze con Malfoy, da quello che ho sentito. – disse Sirius. – E pare sia una sposina entusiasta. – aggiunse, disgustato.
- La ricoprirà di doni e la tratterà come una regina; se Cissy non è cambiata da quando la conoscevo io, sarà sicuramente al settimo cielo. È fragile, e si fa abbindolare facilmente da quello che luccica.
Sirius grugnì.
- E tu dimmi, come ci sei arrivato qui? Credevo che Walburga e Orion fossero decisi a tirarvi su come si conviene, tenendovi lontani da ogni pessima influenza.
- Be’, con me hanno decisamente fallito. – rise Sirius. – Sono un fiero Grifondoro che è scappato di casa una settimana fa, quindi sono libero di farmi influenzare da te, se mi va.
- Oh, Sirius, perché? – Andromeda si era fatta improvvisamente cupa. – Non sai dove stare e sei ancora così giovane, è stato avventato da parte tua…
Il ragazzo la interruppe bruscamente, e le prese la mano: - Credimi, non ce la facevo davvero più. Un solo altro giorno ingabbiato là dentro e sarei impazzito. Fidati, è stato meglio così. Vivo dai Potter, ora. Io e il loro figlio, James, siamo compagni di dormitorio. È un ragazzo ridicolmente simpatico, sai?
Andromeda sorrise, ma non pareva del tutto convinta. – Posso immaginare, ma ricordati che i tuoi genitori rimangono i tuoi tutori legali e…
- Fino ai diciassette anni mi comporterò bene, te lo prometto. – le disse, incoraggiante.
- Oh Sirius, non sono così ingenua. So perfettamente che hai incrociato le dita e che mi stai prendendo in giro. Ti perdono solo perché sei venuto a trovarmi. – disse, lanciando una benevola occhiata alla figlia, tutta affaccendata nel suo mondo. – Come hai trovato l’indirizzo?
- Non è stato difficile. – disse con finta modestia. – Quando sono arrivato ad Hogwarts tu ti eri appena diplomata, e di certo avevi delle amiche ancora a scuola, ho fatto qualche ricerca e mi sono informato, tutto qua.
- Sei terribile. – rise divertita. – Avresti potuto scrivermi, allora, in tutto questo tempo.
- Non potevo avere la certezza che fosse quello giusto, e sicuramente o Narcissa prima, o Regulus poi avrebbero fatto la spia. Sai, mi guardano molto male, dato che sono a Grifondoro. Non volevo che tu avessi delle noie. Ora che ho tagliato i ponti non vorranno avere più a che fare nemmeno con me, quindi non corriamo pericoli.
Mentre Sirius spiegava Dora si era alzata in piedi e aveva raggiunto Andromeda, sventolando il suo foglio.
- Mamma, ti piace? – chiese nel tentativo di richiamare la sua attenzione.
- E’ molto bello tesoro, sei stata brava. – rispose, ammirando sorridente l’opera della figlia. La bambina sorrise e Sirius si perse nel contemplare una tranquillità famigliare che lui non aveva mai conosciuto.
- A te piace? – disse la piccola, rivolta a Sirius.
- A me? – domandò, mentre fissava allarmato Andromeda. Lui non sapeva che dire ad una bambina.
- Sì, a te. – disse Dora, facendo il giro del tavolo e piazzandosi di fronte a lui con il foglio in mano. Nel disegno c’era una casetta storta di un improbabile color cielo e qualche scheletrica pianta li vicino. Una striscia verde doveva essere il terreno. Ninfadora si era impegnata a disegnare dei contorni, ma poi l’immaginazione l’aveva spinta a spaziare.
- Che le dico? – bisbigliò Sirius alla cugina.
- Quello che vuoi, non ti morde, tranquillo.
- Ehm… - tentennò lui – Sì, è bello. Ha ragione la tua mamma; davvero brava.
- Grazie… - cominciò a dire la piccola, tentando di ricordarsi il nome dello sconosciuto.
- Si chiama Sirius, tesoro. – le venne aiuto in la madre.
- Grazie Si… Sirus.
- Ci siamo quasi, imparerà. – sorrise Andromeda. – Ti va una fetta di torta? Sono una vera maleducata, sai? Non ti ho ancora offerto nulla.
- Oh sì, grazie mille. – rispose il ragazzo, grato, mentre un leggero rumore cominciava a farsi sentire dalle parti del suo stomaco.
Dora intanto aveva sciolto l’assedio, tornando a posare la sua opera d’arte sul tavolino. Perciò a Sirius prese un colpo quando se la rivide di fianco, con un foglio bianco in mano e un astuccio nell’altra.
- In spalla.
- Come?
- In spalla, Sirus, in spalla! – scandì Dora, convinta di trovarsi di fronte ad un ritardato mentale.
- Vuole che tu la prenda in braccio. – disse Andromeda porgendogli una bella fetta di crostata alle ciliegie. – Dora, che ne dici di posare un attimo quei colori, così fai merenda anche tu?
Ninfadora schizzò via a velocità folle, quasi lanciando foglio e astuccio e si ripresentò da Sirius, che, vedendola inciampare, dovette acchiapparla al volo prima che planasse sul pavimento.
- In spalla. – disse lei, senza scomporsi. Sirius, imbarazzato, dovette cedere e acconsentire.
- La mia piccolina è un po’ sbadata, vero? – disse Andromeda, fingendosi imbronciata e porgendo anche alla figlia una bella fetta di dolce. – Sai, io e Ted la troviamo più spesso in terra che da qualsiasi altra parte. Ha imparato presto non piangere quando cade. – spiegò, mentre si chinava sulla bambina e le faceva indossare un delizioso bavagliolo con sopra ricamato il suo nome. Al giovane si imporporarono le guance. La piccola sulle sue ginocchia, Andromeda che la vezzeggiava e tutto il resto lo mettevano vagamente a disagio.
– E’ anche una bella sbrodolona. – aggiunse, mentre la bambina negava a gran voce.
- Va bene se la tengo così? – chiese Sirius, temendo di fare danni con la piccola Dora che si era già gettata sulla sua gustosa merenda.
- Sei bravissimo, se è scomoda te lo dice lei.
- Sei bravo bravo. – fece eco Dora, voltandosi e mostrando degli irresistibili baffi di marmellata.
Vagamente rassicurato, anche Sirius si mise a mangiare, scoprendo, deliziato, che la torta di sua cugina era buonissima.
- Ne vuoi ancora? – chiese Andromeda porgendo poi a lui e alla bimba un bicchiere d’acqua.
- No, grazie mille. Ad ogni modo complimenti, era squisita.
- Sei sempre molto gentile. – rispose la strega, mentre osservava divertita la figlia impiastricciarsi le mani e la faccia, nel tentativo di finire la sua fetta. Sirius, che se la teneva saldamente in grembo, pareva perplesso.
- E’ sempre così. – sospirò Andromeda. – Ha preso da suo padre in questo, non certo da me. – aggiunse con un pizzico di orgoglio per non essere causa di quel disastro. Quando anche la figlia ebbe finito raccolse i piatti e si mise a lavarli con solerzia. – Ti dispiace dare una ripulita a Dora mentre faccio qui?
- E come?
- Con il bavagliolo, Sirius, è lì apposta.
- Ma non sono capace.
- Sono sicura che sarai all’altezza del compito. – rispose la strega voltandosi appena e sfoderando un sorrisino.
Si dimenticava sempre che Andromeda, dopotutto, era stata una fiera Serpeverde.
- Ehm… Dora? Puoi farmi vedere le mani che ci diamo una sistemata?
- Eccomi. – disse la piccola mostrando in tutto il loro mostruoso splendore le manine ricoperte di marmellata di ciliegie e briciole di pastafrolla. Il coraggioso Grifondoro ebbe un momento smarrimento, poi si mise a pulirla, delicatamente.
- Mi fai il solletico, sai? – rise la piccola mentre il giovane cercava di togliere ogni residuo di roba appiccicosa da quelle dita. Per Merlino, erano così piccole!
- Di’ la verità, Andromeda, ti diverti a mettermi in difficoltà? – chiese poi all’indirizzo della cugina, che stava sistemando le stoviglie ridacchiando.
- Sto solo valutando le tue doti di babysitter. – ammise, mentre vedeva Sirius pulire la bocca di Dora.
- Non sono un babysitter. – mormorò lui, rosso in viso e offeso.
- Come preferisci. – la strega si avvicinò per prendere una recalcitrante Dora e costringerla ad andare a lavarsi per bene le mani. – Torniamo subito. – lo rassicurò con un bacio sulla fronte, prima di dirigersi con la bambina in bagno.
Sirius non fece nemmeno in tempo a lasciarsi sfuggire un sospiro di sollievo che Ninfadora era tornata da lui, foglio e colori alla mano, insistendo per tornagli in braccio. Lui non potè che cedere a richieste così pressanti.
Andromeda sorrise all’indirizzo dei due, mentre si metteva a rassettare la stanza.
- Le piaci molto. – disse poi rivolta al cugino. La piccola parve non sentire, troppo concentrata sul suo lavoro. – E non ne sono affatto sorpresa.
- Perché?
- Perché sei gentile, la tratti bene e la stai coccolando come solo suo padre fa. – rispose, gongolando alla vista di Sirius con la faccia incandescente. – Ma immagino tu sia abituato a piacere alle ragazze.
- Sì… be’… - balbettò lui, mentre la bambina si risistemava in una posizione più comoda. – In genere hanno qualche anno in più…
- Lo spero bene, Sirius. – rispose la donna, scoppiando a ridere di cuore.
Sirius rimase a casa Tonks per almeno un’altra ora, tiranneggiato da un demone coi capelli rosa che voleva ostinatamente finire il suo disegno. Quando annunciò che per lui si era fatto tardi, Dora lo fissò, incredula.
- Perché vai via?
- Tesoro, i Potter lo aspettano, non può restare o andranno in pensiero. – spiegò sua madre.
- Ma io voglio che resti con me! – insistette.
- Dora, mi spiace, ma devo salutarti. – disse Sirius, mentre veniva inseguito verso l’ingresso. – Prometto che tornerò a trovarti. – aggiunse mentre sua madre l’afferrava prima che cadesse, di nuovo.
- Davvero? – disse lei, avvicinandosi.
- Sì. – rispose, chinandosi quel tanto che bastava per trovarsi quasi all’altezza della piccola.
- Grazie, Sirus. – esultò Dora saltandogli al collo. – Ti voglio bene!
Il giovane Grifondoro rimase pietrificato a causa di quell’eccesso affettuoso; Andromeda, di fronte a lui, si mordeva il labbro per non ridere. Aspettò che la figlia si staccasse da lui e la prese in braccio.
- Sicuro che non hai problemi per andare dai Potter? Vuoi andarci con la Metropolvere?
- No, grazie, ti ho disturbato anche troppo, prenderò il Nottetempo. – la rassicurò Sirius, mentre abbracciava Andromeda e la bambina insieme.
- Guarda che ora che hai promesso devi tornare, o Dora non te lo perdonerà mai.
- Non mancherò.
- E… scrivimi Sirius, sarò felice di risponderti quando sarai a Hogwarts, così almeno potrai sempre dire che qualche famigliare decente ce l’hai.
- Lo farò certamente. Ti adoro! – salutò Sirius, uscendo.
- Anche io! – gridò Ninfadora, prima che la porta rossa si richiudesse, tra le risate di Andromeda.

Note di fine capitolo

Commenti, come sempre, graditissimi.

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