Note al capitolo


Ho questa storia in mente da tanto, ma solo stasera sono riuscita a scriverla, dopo una giornata particolarmente romantica, dolce e... sì, commovente, con il mio fidanzato. Ho pensato che avrei potuto provare a descrivere emozioni dolci, e donarvele.
E' una storiella semplice, senza pretese, una tranche de vie romantica, forse un po' ingenua, magari appena pucciosa, proprio come sono io.
Dedicata a chi è romantico, a chi è innamorato, e soprattutto alle giovani coppie.
Per un amore romantico, puccioso... diabetico XD

A VeryHermy, che la aspettava da tanto tempo e ora starà facendo i salti di gioia... con tutto il mio affetto.
E come insegna proprio Very, vi consiglio di leggere ascoltando l'omonima famosissima canzone ^^
KISS ME
Kiss me
out of the bearded barley
Nightly
beside the green green grass
Swing swing
swing the spinning step
You wear those shoes and I will wear that dress
Kiss me
down by the broken tree house
Swing me
upon its hanging tire
Bring bring
bring your flowered hat
We'll take the trail marked on your father's map
Oh, kiss me
beneath the milky twilight
Lead me
out on the moonlit floor
Lift your open hand
Strike up the band and make the fireflies dance
Silver moon sparkling
So kiss me (x4)


Victoire

Sei arrivato con la primavera, con i fiori, con le calde giornate di aprile.
Tu, ad Hogwarts.. Perché? Sono così felice che non riesco nemmeno a credere che sia vero. Davanti al mio stupore, hai ammesso con candore che non saresti riuscito ad aspettare la fine di giugno, quando tornerò a casa, che avevi bisogno di vedermi prima.
E sei arrivato all’improvviso, inaspettato. Come hai fatto a venire, non lo so... so solo che sei qui... e che il cuore mi batte così forte che sembra sul punto di scoppiare.
Mi sei apparso quasi come un fantasma, ieri pomeriggio a Hogsmeade. Quando mi hai mandato quel gufo, la mattina, dicendomi di passare vicino alla Stamberga Strillante, ho creduto ad uno scherzo, anche se poi ci sono passata davvero… credendo di essere una stupida illusa e sognatrice!
Che cosa mai avresti potuto fare tu a Hogsmeade? Avresti dovuto essere a Londra, alle lezioni dell’Addestramento Auror, e sapevo bene che non esiste alcun motivo comprensibile che ti porti ad Hogsmeade. Non era possibile che ci fossi venuto per qualche motivo serio, e ne avessi approfittato per vedermi. Se eri lì, c’eri per me.
Non riuscivo a credere che fossi vero: hai sorriso quando ti ho toccato come se fossi stato un fantasma, ma non hai riso. Non mi hai preso per una sciocca, non ne hai approfittato per prendermi in giro. E io ti ho gettato le braccia al collo.
Non avrei più voluto staccarmi da te.
Non so se anche colpa della primavera, o se è soltanto per te... non ricordo di essermi mai sentita così felice. Cammino ad un metro da terra, e tutto mi sembra splendido. Le colline coperte di fiori, l’erba, i campi in lontananza... così contenta che sto diventando smielata.
Mi hai chiesto di vederci, stanotte. Ci sarò: e ci sarò anche domani, e dopodomani, e ancora, tutte le notti... solo per te, se lo vorrai.
Ma vorrei la promessa che mi bacerai questa notte... e anche la prossima, ed ogni notte... lontano dai campi, laggiù, in mezzo ai prati, seduti sull’erba.
Senza dubbi, senza paure, senza il terrore di affrettare troppo le cose.
Al pensiero dei tuoi baci, mi sento leggera, come se fluttuassi nell’aria... è una sensazione che non provavo da molto, da quando da bambina andavo sull’altalena in giardino, alla Tana, dai nonni... dondolavo piano, e Bessie mi prendeva in giro, mentre svettava in alto, sempre più in alto, lontana da me.
Non capiva che quel leggero, monotono dondolio mi dava tranquillità e sicurezza.
E non può nemmeno capire che è la stessa sensazione di leggerezza che provo quando sono con te. E mentre aspetto che sia ora di scendere di soppiatto per incontrarti, guardo fuori. C’è vento, e laggiù sui campi l’erba trema, dondola, freme.
Chiudo gli occhi e sono di nuovo sull’altalena. Dalla finestra, nonna Molly mi sorride, e mi guarda dondolare piano su e giù, su e giù, sorride della mia tranquillità, della mia espressione serena.
E poi le corde dell’altalena diventano le tue braccia: sei tu che mi stai cullando piano, seduto nell’erba, come fossi una bambina. E mi sento davvero piccola: indosso uno di quei vestitini tutti pizzi e nastri che mamma sceglieva per me quando la domenica andavamo a pranzo dai nonni...
Tu ci sei sempre stato, nella mia vita. Non ho ricordi in cui tu non ci sia. Anche se ripenso a quando andavo sull’altalena, con uno di quei vestitini da bambola e i piedi scalzi, so che anche tu eri lì, alla Tana, come me... forse giocavi con James e Al, o forse aiutavi Lily che allora muoveva i primi passi...
Non riesco ad immaginare la mia vita senza di te, per quanto mi sforzi. Tu sei parte di me, sei parte di tutto ciò che è il mio mondo. Anche se sembra assurdo che dopo tanti anni ci scopriamo innamorati... o quantomeno qualcosa di simile.
Non so se sia amore, e forse non so nemmeno esattamente l’amore cos’è per gli altri, per il mondo; quello che so, è che in ogni mio ricordo ci sei anche tu... e voglio che sia così per sempre.
D’improvviso riconosco i tuoi passi, fuori. Mi sembra che dondolino leggermente, come l’altalena nei miei ricordi.
È ora...!
Dall’emozione fatico a muovermi... sento e riconosco quel suono lieve che mi è tanto famigliare: le scarpe che mi piacciono tanto. Le hai indossate per me!
Getto un’occhiata allo specchio e mi ricordo di colpo che ho indossato quel vestitino verde che ti è sempre piaciuto da morire. È un po’ da bambina, lo so, e a sedici anni suonati non dovrebbe piacermi più. Ma pensare che a te piace mi toglie ogni strano pensiero.
Sembra che ci siamo messi d’accordo, mentre non è affatto così. Forse, pensare le stesse cose, e indossare quel che piace all’altro, è segno che, a prescindere da ogni etichetta, tra noi c’è qualcosa di grande.
E allora baciami, stanotte. Baciami. Non chiedo altro.
Non mi piace accontentarmi dei nomi che tutti danno alle cose. Non mi piace adattarmi a qualcosa già deciso da altri. Non so come chiamare il motivo di quello che sento per te. Tutti lo chiamano Amore, ma io cos’è l’Amore in fondo non lo so.
Non riesco a capire perché, a detta di tutti, ha tutto lo stesso nome: quel che provo per te, per i miei genitori, per le mie sorelle, per i nonni, per gli amici. Io sento che sono tante cose diverse,anche se hanno qualcosa in comune.
Ma baciare sulla guancia mio padre, oppure Al sulla fronte, è diverso. Aggiustare la cravatta di Rosie non ha nulla a che vedere col preoccuparmi se Bessie è raffreddata. E il volerti sempre accanto, se solo fosse possibile, è altra cosa ancora.
Però quando mi baci, sento che è il modo migliore per averti vicino, perché ti sento su di me.
E allora dimmi che mi bacerai. Come a settembre, a King’s Cross... questa volta non ci sarà James a spiarci a tradimento, e a farci fare una figuraccia davanti a tutti gli zii.
Non ho idea di dove andremo ora; so solo che sei riuscito a entrare nel castello, ed ora sei qui con me nella Sala Comune.
Mi sento imbarazzata, un po’, non mi era mai accaduto con te. Sono così abituata ad essere la più grande, la più forte, la più saggia, con le mie sorelline e tutti i miei cuginetti. Con te è tutto così diverso, invece.
Non ho sonno, anche se è tardi: stanotte ho solo voglia di te. È come se fosse giorno, anche se questo silenzio è particolare. E c’è tanta quiete; ma anche i tuoi occhi, come i miei, stanno ridendo.
Basteremo noi due a dare vita a questa notte silenziosa e tranquilla.
Sono così contenta che avrei voglia di mettermi a ballare; ti sono saltata al collo con troppa foga, quando sono scesa, attraverso un passaggio segreto… lo so... perdonami, ma mi sento troppo felice.
Baciami stanotte. Portami lontano dal castello. Stare tra le tue braccia è come tornare sull’altalena di quando ero bambina... prendimi tra le braccia e baciami. Non avrò mai il coraggio di chiedertelo, ma forse lo capirai... anche questa volta.
Non chiedermi dove andiamo, non ne ho idea. Non so nemmeno se mi interessi molto. Basta che sia lontano dal castello, e tra le tue braccia.
L’unica cosa importante è che mi baci.
Come sono belli i tuoi occhi che ridono! La tua allegria è una delle cose che più amo di te. E quel tuo sguardo dolce, e spesso un po’ sognante.
Dicono che lo hai ereditato da tuo padre. Lo ripetono sempre tutti, a casa, ma in fondo a me non importa molto. Anzi. Io conosco te, quello che sei, che sei sempre stato. Tutto qui.
Non ho bisogno di sapere perché sei così, sempre se ci sono dei motivi oggettivi. Non cambierebbe il modo in cui ti vedo. Affatto. Sei tu, e lo sarai sempre. Basta che mi prometti che resterai così per sempre.
Non m’importa chi o cosa o come siano stati i tuoi genitori, che cosa tu abbia ereditato da loro. So solo che, qualunque cosa sia successa nel passato, tu ora sei Teddy, il mio Teddy, e mi piaci così tanto…
Mi torna in mente quella canzoncina che cantava sempre zia Hermione quando ero bambina: “Quindici anni, quasi sedici, è la più bella età, per imparare come baciare per quando ti servirà…”
Io di anni ne ho sedici appena compiuti… è la più bella età, vero? Forse baciare mi servirà più avanti, o forse no. Se continuerò a voler baciare te, non mi servirà a nulla.
No, non so dove andremo. Tu pensa solo a baciarmi. Baciami. Portami alla Stamberga Strillante e riempimi di baci.
Seguiremo uno dei percorsi segnati sulla Mappa. Chissà se tuo padre, quando l’ha ideata con gli altri Malandrini, avrebbe mai potuto immaginare che a suo figlio sarebbe servita per questo…
Sì, non guardarmi così. Voglio che mi baci. Nient’altro.
Solo il sapore delle tue labbra, il profumo della tua pelle, il tuo capello pieno di fiori, farò coroncine con le margherite e con le violette, spargerò petali di rosa e campanelle colorate…
Baciami nel buio lieve di una fresca sera di maggio. Baciami senza dire nulla, le parole non servono, non ne ho bisogno.
Baciami soltanto…

Ted

Per James è tutto così semplice! È il modo in cui affronta la vita: con leggerezza, senza troppe domande, con tanto senso pratico. Non cerca significati nascosti nelle cose, non pensa a quanto anche quel che esiste di più bello può essere difficile, a volte.
Vedermi che ti fermo sulla porta del vagone per baciarti, proprio un attimo prima che il treno parta, per lui non ha altro significato che quello che vede: ci siamo innamorati, ci sposeremo, e io entrerò a fare parte ancora di più della vostra immensa famiglia.
Cercare di spiegargli che le cose non sono sempre così semplici, evidenti e lineari, è inutile, lo so.
Lo capirà da solo, a proprie spese, purtroppo.
Ma lo invidio, perché vede le cose così come sono e come gli appaiono, senza domande o dubbi, e spesso è un bene. Può sembrare leggerezza, ma vorrei essere un po’ così anche io.
Amarti non è facile come pensa Jamie, purtroppo. L’unica cosa di cui sono certo, è che non riesco ad immaginare la mia vita senza di te.
Per quanto cerchi di scavare a fondo nella mia memoria, nei ricordi più vecchi e sbiaditi vedo tua madre che svolazza di qua e di là come una farfalla, con quella grazia e quella leggerezza che le sono connaturali; il pancione sembra non impacciarla, oltre a riempirla di gioia.
E tu ci sei già, in mezzo a noi, anche se non possiamo vederti. Non ho alcun ricordo che vada più indietro di quando tu già eri dentro tua madre; d’altronde, allora avevo soltanto due anni.
Tu ci sei sempre stata nella mia vita. Non ci sono mai stati dei veri genitori, ma tu c’eri. Non ho mai imparato a chiamare nessuno “mamma” o “papà”, ma ho imparato subito ad abbreviare il tuo nome.
Tu sì che sei sempre stata semplice. Piccola, rosea e con gli occhi sgranati. Piangevi, mangiavi, dormivi. E poi sorridevi, ridevi, ridevi e sorridevi…
E profumavi di bagnoschiuma e di quello shampoo alla violetta che zia Fleur faceva arrivare dalla Francia per gufo.
Profumavi di biscotti appena sfornati, di zenzero, di cannella, di mandorle dolci e di frittelle con lo zucchero. E assomigliavi proprio ad una frittella, quando te ne stavi a pancia all’insù nel lettino, mentre zio Bill cercava di capire come vestirti…
Tu nella mia vita ci sei sempre stata, e voglio tu ci sia sempre… finché avrò vita io.
Non avevo mai pensato ad amarti prima… prima di King’s Cross.
Abbiamo trascorso tutta l’estate assieme alla Tana, ma non era la prima volta… le vacanze per me hanno sempre fatto rima con Tana. Vacanze uguale Weasley, uguale Tana, uguale tutti i ragazzi riuniti, se non tutti i giorni, almeno due volte a settimana…
Tu, invece, c’eri sempre, la scorsa estate. Zia Fleur era in Francia a trovare tua zia che era in attesa del suo primo, attesissimo figlio, e zio Bill aveva così tanto da lavorare. Tu e le tue sorelle vi siete trasferite dai nonni con immensa gioia.
E così anche la mia nonna. Appena io ho terminato il Corso di Addestramento per le vacanze, ha fatto le valigie e siamo partiti alla volta di zia Molly.
La nonna aveva bisogno della sua compagnia, e io… io mi sono ritrovato a vivere con te da mattino a sera.
Le tue sorelle scorazzavano tra i Babbani a Ottery St.Catchpole, e tu… tu stavi con me.
Chiacchieravamo, ridevamo, facevamo battute, facevamo le pulizie e cucinavamo, riordinavamo e giocavamo a Quidditch…
Ormai stare insieme a te era ovvio, quasi naturale. Quando sei ripartita, ho sentito la morte nel cuore. Era come se mi strappassero un pezzetto di carne.
Alla stazione sono corso al vagone, volevo salutarti. Baciarti è stato spontaneo. Naturale. Ovvio. Come se non aspettassi altro da diciannove anni.
È stata la cosa più spontanea e ovvia che abbia fatto in vita mia. Ma poi ho avuto paura, paura che tu non volessi, paura di averti spaventata.
Paura perché un bacio significa tutto, ma non significa nulla.
Solo nei romanzi i protagonisti di baciano per iniziare una meravigliosa storia d’amore. Il bacio è l’inizio, poi ci sarà il bacio della fine.
Nella realtà non è così. Un bacio sulle labbra può voler dire tutto e niente.
Si può baciare senza amare, amare pazzamente e non baciare. Si può concedere le labbra a qualcuno senza alcun sentimento, bruciare d’amore e nascondere la bocca.
Si può baciare e dimenticarsene, o non baciare e non dimenticare mai.
Cosa significa, in fondo, un lieve bacio a fior di labbra? Nulla. Che differenza c’è coi baci sulle guance che ti ho sempre dato? Quelli sì che erano appassionati e colmi di trasporto.
Invece quel bacetto a fior di labbra che ti ho strappato… quello al confronto era ridicolo.
Ma mi hanno detto che è così che si fa. Che quando una ragazza ti sembra la più bella del mondo, quando soffri se lei non è vicino a te, allora devi baciarle le labbra.
C’è scritto nei libri, e lo dicono in quella rivista che legge Molly. E anche in quei giornaletti che compra Cathy, e anche nelle storie che leggono alla radio.
E tutti giù a dire “Ti amo”. Ma io cosa vuol dire non lo so.
Io amo tutti quelli che sono la mia famiglia. Amo la nonna, amo Harry e Ginny, amo Ron e Hermione, e Molly e Arthur, amo i miei fratellastri, amo i tuoi genitori e le tue sorelle e tutti i ragazzi. E amo anche te, eppure è diverso. Ti amo diversamente da come amo gli altri.
Ma quelle cose pazzesche che descrivono alla radio io non le provo.
Si sbagliano loro o mi sbaglio io? Io non so se posso dirti “Ti amo.”
Non sapevo neanche se potevo baciarti, a King’s Cross a settembre.
L’ho fatto spontaneamente, ma la reazione di James mi ha messo in testa mille dubbi.
Quel piccolo folletto dispettoso e ficcanaso. Che gli venisse un crampo dove dico io… ce lo voglio vedere lui, a baciare una ragazza… se ne sarà capace!
Come sei bella stasera… ho messo le scarpe che ti piacciono tanto, e lo so, e tu… tu hai quel vestitino verde che io adoro!
Neanche se ci fossimo messi d’accordo prima… sei veramente bella da farmi spavento, poco mancava che non svenissi quando ti ho vista scendere correndo a rompicollo.
Tenevi la Mappa in mano, mentre volteggiavi in questo favoloso vestitino da bambina che adoro; chissà cosa direbbe James se ci vedesse ora. Sarebbe uno scoop, vero?
E invece non potrà mai saperlo. Perché la Mappa l’abbiamo noi.
Dove vuoi che ti porti, mia splendida fata abbigliata in verde? Non ne ho idea, dimmi dove vorresti andare, quali desideri hai… voglio essere ai tuoi ordini questa notte.
Questa notte è nostra… dove ho già sentito questa frase? E chi lo sa… ma è così adatta a noi, a me e a te.
Me e te… come mi suona strano… ma è così bello. Scivola via dalle labbra in modo così dolce e naturale… You and me… suoni che sembrano nati per susseguirsi fino a fondersi: Us.
Lo so che non ti importa dove andremo, né cosa faremo.
Ma ci sono bei prati verdissimi che ci attendono… possiamo ballare, ondeggiare, abbracciarsi stretti sotto questa luna che sembra fatta di miele.
E invece tu non fai altro che alzare il viso, gli occhi chiusi, i capelli che si muovono appena nella brezza leggera, e ti sfiorano le labbra appena schiuse. Vuoi che ti baci ancora.
Ma io ho paura. Paura di baciarti più seriamente, paura di baciarti di nuovo dopo tanti mesi. Non ho dimenticato che sapore hanno le tue labbra, né che profumo ha la tua pelle, ma sono solo ricordi, e temo che la realtà possa farmi perdere i sensi.
Sono così emozionato che mi sudano le mani e ho l’impressione che mi tremino le gambe. E tu stai davanti a me, immobile, nel tuo abitino verde, i capelli rossi al vento, ferma, le labbra che fremono, gli occhi chiusi, in attesa. Non posso dirti di no, ma non riesco nemmeno a dirti di sì.
Allora ti abbraccio con delicatezza, ti avvolgo alla cintola e ti attiro piano a me, anche se ad ogni cm sento il mio cuore battere più veloce. Mi sembra di svenire, credo che quando sarai abbastanza vicina per farti baciare, io sarò a terra privo di sensi.
Trattengo il respiro, ho paura di sciuparti. So che cosa stai pensando, so quale è il ritornello che gira nella tua testa: ”Baciami!” ma io non ne trovo il coraggio…
Sciocco, vero? Faccio l’Addestramento Auror, e la mia prima dote dovrebbe essere il coraggio… non ho paura di affrontare la Magia Oscura, le Maledizioni senza Perdono, eppure… ho paura di baciare una ragazza.
Ma tu non sei una ragazza. Tu sei Vic. Sei così bella, fragile e preziosa, e io ho paura di sciuparti. Sei un fiore prezioso da maneggiare con cura.
Sei un’opera d’arte da sfiorare coi guanti. E io ho paura di rovinarti.
E invece tu vuoi il contrario, ti avvicini, e resti lì, le ciglia che tremano come le labbra, tenere gli occhi chiusi ormai ti costa, ma tieni duro, convinta che si debba fare così.
Non posso che accontentarti, mio fiore prezioso e ribelle.

Oh, kiss me…

Passerò la notte a baciarti, ho deciso. Tutta la notte avvinghiato a te, a cercare le tue labbra, e non scappare, perché non te lo permetto.
Hai voluto baci, e sarai accontentata. Apri la Mappa, allontaniamoci. Voglio un posto appartato per chiudere gli occhi e non sapere nient’altro che non sia il sapore delle tue labbra…
E adesso baciami, di nuovo, ancora… baciami e basta… che altro vuoi fare? Non c’è altro che sia degno di essere fatto stanotte.
Baciami soltanto…

Note di fine capitolo

"Un bacio è un apostrofo rosa tra le parola T'amo"
Lo sostengo appieno... però non so chi l'ha detto XD
Ah, ecco: quella canzoncina che canta "zia Hermione" (“Quindici anni, quasi sedici, è la più bella età, per imparare come baciare per quando ti servirà…”)è presa dal film "Tutti insieme appassionatamente" (in inglese: The sound of music), un capolavoro del cinema musical. Ovviamente è in bocca ad Hermione perchè, in quanto Nata Babbana, è l'unica che abbia potuto vederlo =P (non ce li vedo proprio i Dursley a vedere queste cose, e Harry tantomeno!)
Qualche romantico lettore che commenta? ^^

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