Note alla storia

Autore: Ida59 (20/1/08 - 28/1/08)

Beta: Nykyo (che ringrazio per i preziosi consigli, mentre Severus la ringrazia per aver suggerito un finale completamente diverso da quello inizialmente previsto.)
Tipologia: breve storia a capitoli
Rating: PG
Genere: Introspettivo, Drammatico
Epoca: Da "Epoca dei Malandrini" fino a HP a Hogwarts (7° anno)
Personaggi: Severus Piton
Pairing: nessuno
Avvertimenti: nessuno

Riassunto: La porta che immette all'Inferno diventa lo specchio dell'anima di Severus Piton, in un lungo e tormentato percorso che dall'oscurità conduce infine alla luce.

Disclaimer: I personaggi ed i luoghi presenti in questa storia non appartengono a me bensì, prevalentemente, a J.K. Rowling e a chi ne detiene i diritti. I luoghi non inventati da J.K. Rowling e la trama di questa storia sono invece di mia proprietà ed occorre il mio esplicito e preventivo consenso per pubblicare/tradurre altrove questa storia o una citazione da essa.

Nota 1: Questa storia è stata scritta per i Fanwork di Lumos.it sul tema "Il lato oscuro", in cui occorreva raccontare, possibilmente in prima persona, il motivo per cui un personaggio "cattivo" è diventato tale. Io sono andata un po' oltre e ho raccontato anche le motivazioni per cui il mio personaggio, che non ho assolutamente mai ritenuto potesse essere realmente "cattivo", è ritornato "buono". L'incipit della storia (le prime cinque righe in corsivo) è stato scritto dagli organizzatori. Colgo l'occasione per ringraziare lo Staff Fanwork di Lumos che mi ha dato lo spunto per ideare questa particolare storia.

Nota 2: In questa storia, ognuna delle sei scene (i cui titoli giocano sull'assonanza/dissonanza fonetica e di significato della parole) affronta le stesse nove tematiche relative al personaggio di Severus Piton trattandole in modo completamente diverso in relazione a quella che è la trasformazione del personaggio nel corso dei venti anni coperti dalla storia. I temi affrontati in ogni scena, che mostrano il precorso dell'evoluzione psicologica del personaggio, sono, più o meno nell'ordine (non rigoroso) in cui appaiono nei diversi atti:

1. descrizione del tempo atmosferico e suo legame con la situazione psicologica del personaggio (nebbia, vento, afa...);
2. descrizione fisica del personaggio che sottolinea i segni lasciati dal tempo sul suo volto (e nella sua psiche);
3. descrizione del suo sguardo (altro elemento determinante per comprenderne la psicologia);
4. la maschera dei Mangiamorte e suo rapporto con il personaggio;
5. aspetto dello specchio come riflesso dell'anima del personaggio;
6. marchio dei Mangiamorte e suo rapporto con il personaggio;
7. descrizione dell'atteggiamento tenuto dall'immagine riflessa nello specchio, che indica la reale essenza/desiderio del personaggio;
8. passaggio attraverso lo specchio tramite il diverso utilizzo/rapporto con il marchio;
9. sentimenti/emozioni del personaggio mentre attraversa lo specchio.

 

 

Atto 1° - Anima perduta
Scena 1 - Errore
Scena 2 - Terrore

Atto 2° - Anima coraggiosa
Scena 1 - Rimorso
Scena 2 - Riscatto

Atto 3° - Anima lacerata?
Scena 1 - Dovere
Scena 2 - Ricompensa

 

 


Atto 1° - Anima perduta

Scena 1 - Errore


Nebbia, solo nebbia.
E' ovunque, anche intorno a me.
Mi guardo allo specchio e per un attimo stento a riconoscere il mio viso.
Da quanto tempo ho quello sguardo? Non lo ricordo. Forse da quando ho deciso di seguire il Signore Oscuro o forse ancora prima.

Occhi neri, profondi, scintillanti, in un volto pallido e magro, incorniciato da lunghi capelli corvini.
Uno sguardo traboccante di odio.
Forse l'ho sempre avuto, da quando le Arti Oscure hanno cominciato ad affascinarmi e ho cominciato a studiarle approfonditamente, anche sui misteriosi libri della Biblioteca di Hogwarts: ottenere il permesso da Lumacorno per accedere al Reparto Proibito, per il suo più brillante alunno in Pozioni, è sempre stato un banale gioco da ragazzi.
Ho cominciato a sperimentare e ad inventare incantesimi, sempre più pericolosi, che annotavo con minuziosa cura sul libro del Principe Mezzosangue: sortilegi da utilizzare contro i miei nemici, per vendicarmi, per fare del male, per dare uno sfogo a tutta la mia aggressività repressa.
Stringo i pugni, pieno di rancore verso tutti quelli che non hanno mai riconosciuto il mio valore e hanno sempre cercato di umiliarmi: ora è arrivato anche il mio momento.
Dietro l'argentea maschera dei Mangiamorte, io sono finalmente uguale a tutti gli altri miei compagni e loro mi rispettano perché la mia magia è potente, anche più della loro, pur se sono ancora così giovane.
Sorrido orgoglioso.
Anche l'Oscuro Signore mi apprezza, per le mie capacità di pozionista: me lo ha detto Lestrange.
La nebbia è scura, intorno a me, e lo specchio, ingresso stregato al covo del mio Signore, sembra essere fatto solo di luce nera, quasi riflettesse l'oscurità della mia anima.
C'è solo un punto, là in fondo, lontano, dove qualcosa forse brilla, ma la nebbia che mi avvolge mi impedisce di vedere bene e di capire.
Ma non mi importa: il potere è dentro di me, circola vorticoso nel mio sangue e lo porto inciso sul mio braccio, prezioso dono del mio Signore.
Ho dovuto uccidere, per dimostrare d'essere degno di riceverlo.
Era solo uno sporco Babbano, ha gridato Bellatrix ridendo, quando lui è caduto ai miei piedi, rantolando, ed io ho guardato sconvolto le mie mani piene di sangue.
Quel piccolo puntino di luce, là in fondo, dentro lo specchio, sembra scomparso.
Solo un Babbano.
Mi accorgo che il mio riflesso sta stringendo i denti e ha abbassato lo sguardo.
Anche mio padre è un Babbano.
Il mio odio è grande e brucia la mia anima.
Non volevo uccidere un innocente.
Ma l'ho ucciso ugualmente.
Il puntino di luce è tornato, è ancora là, lontanissimo e debole, quasi invisibile.
Muovo un passo verso lo specchio, mostrando spavaldo il marchio che mi permette di entrare: ancora un altro passo attraverso l'impalpabile superficie di luce nera e sono all'interno, tra chi mi rispetta, tra i miei amici.
La mia vera famiglia, come dice sempre il mio Signore.

 

Atto 1° - Anima perduta

Scena 2 - Terrore



La nebbia è scomparsa, spazzata via dal vento gelido che soffia intorno a me.
Ora ho capito.
Il fascino perverso delle Arti Oscure ha avvelenato il mio sangue e nutrito la mia ambizione, facendomi credere che il potere fosse nelle mie mani.
Tra le mie dita, invece, c'era solo il filo della vita di innocenti esseri umani, che io ho impietosamente reciso, troppe volte.
La nebbia scura che mi aleggiava intorno era l'odio di cui mi nutrivo, era il desiderio di vendetta che mi accecava e mi impediva di capire.
Ora, il gelido vento del terrore ha reso tutto fin troppo nitido.
Sono ancora davanti allo specchio della mia anima, infernale ingresso all'antro dell'Oscuro Signore.
Guardo il mio riflesso: vedo un ragazzo di vent'anni, pallido e magro, dai lunghi capelli corvini e occhi profondi, pieni di paura.
Vedo un assassino.
Nei miei occhi neri c'è solo il terrore della morte.
Se non uccido, sarò ucciso; se non obbedisco agli ordini del mio Signore, ugualmente verrò ucciso; se la mia mano tremerà, loro capiranno e mi uccideranno.
Io non voglio morire!
Così stringo i denti, premo la maschera sul viso per nascondere le mie lacrime ed eseguo i tremendi ordini dell'Oscuro Signore: sono costretto ad uccidere e, lentamente, giorno per giorno, muoio anche io, la mia anima sempre più lacerata e ormai perduta.
Verrà il giorno in cui non ce la farò più a vedere il terrore della morte negli occhi delle mie vittime, le loro bocche spalancate nella muta implorazione di una pietà che non ho potuto avere, né per loro né per me.
E quel giorno avrò pietà, di loro, se non di me.
Pregherò di morire, al loro posto, espiando le mie colpe nell'interminabile sofferenza che mi verrà inflitta.
Ma non oggi, non ancora: ho visto morire troppe persone per non essere terrorizzato dalla morte.
Odio la mia vita e gli errori che ho commesso, ma non ho ancora il coraggio e la forza di morire.
Lo specchio è cambiato: è oscurità nera e profonda al centro, un baratro infinito popolato dalle mie colpe, ma sui margini c'è un tenue bagliore, come se fosse una porta che immette in una stanza illuminata e la luce filtrasse appena dagli infissi lievemente allentati.
Ma dietro c'è solo l'Inferno, ora lo so.
L'Inferno che io ho volontariamente scelto, attratto da un sapere troppo pericoloso, da un potere che credevo mi avrebbe reso finalmente superiore ai miei nemici, pienamente soddisfatto della vendetta ottenuta su di loro.
L'Inferno di questo marchio di morte che brucia sulla mia pelle e mi ha reso schiavo, rubando la mia umanità.
Guardo il ragazzo, di là dallo specchio: lui sta piangendo, ma io non posso.
Mi premo l'argentea maschera sul volto, impassibile finzione d'uguaglianza fra esseri che si credono superiori.
Vorrei solo poter ammettere che non ho mai odiato i Babbani, anche se c'è stato un tempo in cui sono perfino arrivato a cercare di convincermene, la mente assurdamente attratta dalle folli teorie del Signore Oscuro.
Fino a quando non ho visto il loro sangue Babbano gocciolare sulle mie mani, uguale al mio sangue di mago.
Sospiro, poi muovo un passo verso lo specchio e mostro sottomesso il marchio che mi incatena al Signore dell'Oscurità, al mio implacabile Padrone.
Mentre attraverso l'impalpabile superficie di luce nera un conato di vomito scuote il mio corpo.
Vorrei tornare indietro, ma non posso: la mia anima è ormai perduta.

 

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