Note alla storia

Spero vi piaccia, qualche volta mi faccio prendere la mano e rischio di rendere le cose un po' incomprensibili... Recensite numerosi!

Ninfadora Tonks se ne stava seduta al tavolo della cucina, in lacrime. Sua madre, Andromeda, si avvicinò, posandole una mano sulla spalla.
- Teddy si è addormentato. - sussurrò. La ragazza alzò lo sguardo. Un'ultima lacrima solcò il viso della giovane Auror. Lo sconforto aveva ceduto il posto alla determinazione.
- Ho deciso, mamma. Non posso restare qui, ad aspettare che qualcuno mi dica che Remus... - non riuscì a finire la frase, e chinò il capo, lasciando che i capelli castani le ricadessero sul volto.
- So che non avete mai accettato il mio matrimonio... ma ora ti prego, ti supplico, di lasciarmi andare. - concluse Tonks, lanciando uno sguardo disperato alla madre, che la guardava con espressione indecifrabile. Lentamente, Andromeda si sedette di fronte alla figlia.
- E' vero, non ho mai accettato quello che tu... quello che avevi fatto. - cominciò lentamente, senza guardare Dora - Ma ora mi rendo conto, che mi sono comportata esattamente come mia madre, che non avevo il diritto di giudicarti, io non potevo giudicarti, io, che ho sposato un Babbano. Non so se tornerai, - e a queste parole le si riempirono gli occhi di lacrime - Ma vorrei chiederti scusa, figlia mia, scusa per tutto quello che posso aver detto, o fatto...
- Mamma basta! - l'interruppe Tonks - Non fa niente, quello che mi hai detto ora... vale più di ogni altra cosa; sono io, al massimo, che dovrei chiederti scusa...
- Figlia mia... - Andromeda si sporse, e strinse la giovane in un caldo abbraccio, poi l'allontanò da sè, e disse, con voce tremante:
- Penserò io a Teddy, se vuoi.
Gli occhi di Tonks si riempirono di lacrime, ma lei le ricacciò indietro, come aveva imparato da suo marito, e annuì.
Simultaneamente, le due donne si alzarono, dirigendosi verso la camera da letto di Teddy. Il piccolo bambino dai capelli turchesi, dormiva beatamente nella sua culla, e non si svegliò nemmeno quando la madre lo baciò dolcemente sulla fronte, sussurrandogli all'orecchio un:
- Tornerò presto.
Tonks restò ancora qualche secondo ad ammirare quel miracolo che era suo figlio, poi tornò alla porta, dove sua madre, col volto pallido e le lacrime che le rigavano il viso, la stava aspettando. Uscirono lentamente dalla cameretta, ma prima che la porta si chiudesse, la giovane madre vide il volto del bimbo, rivolto verso la luna, così simile a quello del padre, che si muoveva sul cuscino. Poi Tonks si voltò verso Andromeda, che stava riprendendo il colorito. L'abbracciò un'ultima volta e, arrivata nell'ingresso, si avvolse nel mantello e fece per uscire; poi, ripensandoci, si volto nuovamente verso la Black, e disse:
- Sei così diversa dalle zie. - prima di spalancare la porta, e uscire da casa sua.
Tonks lanciò un ultimo sguardo triste alla villetta, poi si smaterializzò con un sonoro CRACK, diretta ad Hogsmeade, da suo marito, pronta a combattere.

***

Remus Lupin respinse la maledizione lanciatagli da un Mangiamorte. Non aveva ancora capito chi fosse, ma sinceramente non gliene importava. Stava solo pensando a salvarsi la pelle, perchè lui aveva promessso a sua moglie che sarebbe tornato.
'Tornerò Dora, te l'ho promesso, tornerò' pensò con tutte le sue forze mentre un altro attacco lo fece tremare, dai piedi alla punta della bacchetta. Era passato da poco l'ultimo plenilunio, e lui non si era ancora del tutto ristabilito. Aveva anche avuto qualche difficoltà a convincere sua moglie a lasciarlo andare. Il volto di Tonks si affacciò alla sua mente. Era l'unica speranza di vita, per lui. Lei e suo figlio, Teddy. Non li avrebbe mai abbandonati.
Tuttavia il Mangiamorte cominciava ad avere la meglio; Lupin non ce la faceva più. Intorno a lui la battaglia infuriava; lui stava per morire, e nessuno poteva aiutarlo. Con la coda dell'occhio, vide la giovane Ginny Weasley combattere contro un altro Mangiamorte.
'Così piccola, ma così potente' pensò Lupin, ormai distrutto dalla stanchezza. Con uno sforzo enorme, riuscì a lanciare una maledizione, che colpì il Mangiamrte sulla spalla. Questi, gemendo infuriato, lanciò una maledizione senza perdono. Lupin era allo stremo delle forze, non tentò nemmeno di difendersi e, prima ancora che l'incantesimo arrivasse a destinazione, si accasciò a terra, ansante, aspettando la maledizione che lo avrebbe ucciso...
...Ma che non arrivò mai a lui. Il Mangiamorte si guardò attorno, cercando l'autore del sortilegio che aveva salvato l'ex-professore. Quest'ultimo, con le poche forze che gli rimanevano, fece lo stesso. Il Mangiamorte l'avvistò per primo. Ninfadora Tonks, con la bacchetta levata puntata contro il nemico, stava avanzando verso di loro, un espressione furiosa dipinta sul viso, i capelli rosso sangue. Remus la vide avvicinarsi, e il cuore si riempì di calore.
Il Mangiamorte si scostò il mantello per essere più libero nei movimenti, e in questo modo Lupin riconobbe l'uomo: Dolhov. Questi fece per maledire Tonks, ma lei, con i suoi riflessi pronti da Auror, aveva già lanciato un incantesimo talmente potente, che spedì il Mangiamorte a cozzare contro il muro.
Tonks si accostò a Remus, premurosa, e lo aiutò a rimettersi in piedi.
- Non ti avevo chiesto espressamente di rimanere fuori dai guai? - chiese Lupin, severo, ma animato dalla comparsa della sua amatissima moglie.
- E io non ti avevo detto espressamente di stare zitto? - sorrise Tonks - Dovresti conoscermi, ormai. Non ascolto mai nessuno.
- Lo so benissimo. - borbottò lui - Ma speravo che almeno una volta mi avresti ascoltato. Tentar non nuoce. - aggiunse vedendo il cipiglio scettico della ragazza. Tonks sospirò - Te la senti di combattere? Non mi sembri molto in forma.
Lupin non fece in tempo a rispondere, che un lampo di luce verde sfiorò l'orecchio di Tonks. Si voltò infuriato verso Bellatrix Lestrange, che sorrideva maligna.
- Salve, nipote! Non dovresti essere al calduccio a tenere sott'occhio il tuo cagnolino? - chiese sogghignando.
- Stai zitta! - ruggì Remus.
- Cosa c'è, cane? E' un complimento troppo grosso per te? Devo dire che hai ragione, sei peggio d'un cane, sei...
Bellatrix non finì la frase, costretta a parare la maledizione che le aveva lanciato un'infuriata Metamorphomaga.
- Non... dire... mai... più... una... cosa... del... genere... contro... la mia... famiglia! - Tonks era talmente arrabbiata, che non riusciva nemmeno a formulare decentemente un frase. Lupin non l'aveva mai vista così, l'aveva sempre considerata una dolce e tranquilla Auror, ma dovette ricredersi. Si appoggiò al muro, tentando di riprendere un po' le forze, mentre osservava ammirato sua moglie, combattere abilmente contro la malefica zia.
Nessuno faceva caso a lui, tutti erano impegnati a combattere.
A un certo punto Remus, i cui sensi da Legilimens stavano analizzando tutto quello che gli sembrava utile, riconobbero i pensieri maligni di Bellatrix.
Spaventato, si voltò verso sua moglie, e rivide con chiarezza nella sua mente l'incantesimo che la Mangiamorte voleva usare contro Tonks.
Cominciò a correre. Durante il combattimento le due streghe si erano allontanate.
- Dora! - urlò disperato. Con la coda dell'occhio vide un lampo di luce verde che partiva dalla bacchetta di qualche Mangiamorte, momentaneamente libero, e che si dirigeva sibilando verso di lui. Il giovane non se ne preoccupò; doveva raggiungere Ninfadora e in fretta, portarla via dalla traiettoria di Bellatrix.
- Dora! - urlò in un ultimo, debole tentativo.

 

Note di fine capitolo

Mi piace molto scrivere su Tonks/Remus, perciò ho incentrato le mie prime fic su loro due... spero di non essere stata troppo prevedibile.

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