Note alla storia
Autore: Ida59 - 2 febbraio - 17 marzo 2007
Beta: Niky - Astry - Ale-chan - Elena
Tipologia: long-fic in 11 brevi capitoli
Rating: Per tutti
Genere: Introspettivo, drammatico, suspense, commedia
Epoca: Post HP a Hogwarts
Personaggi: Severus Piton, Personaggio Originale (Lys), Albus Silente
Pairing: Nessuno
Avvertimenti: Nessuno
Riassunto: Si tratta della continuazione di "L'ultima lacrima" e "Condannato a vivere".
Un arrivo impossibile e argentei fili di pensiero intessono la speranza nella trama lisa di una sentenza annunciata.
Sfumature di sorriso ad illuminare occhi neri che non sapevano più vedere la luce.
Disclaimer: I personaggi ed i luoghi presenti in questa storia non appartengono a me bensì, prevalentemente, a J.K. Rowling e a chi ne detiene i diritti. Il personaggio originale di Lys, i luoghi non inventati da J.K. Rowling e la trama di questa storia sono invece di mia proprietà ed occorre il mio esplicito e preventivo consenso per pubblicare/tradurre altrove questa storia o una citazione da essa.
Questa storia conclude la raccolta "Dalle lacrime al sorriso" composta da:
"L'ultima lacrima"
"Condannato a vivere"
"Sfumature di sorriso"
Per il contenuto di interpretazione dei fatti del sesto libro, questa fiction appartiene di pieno diritto anche alla raccolta "In difesa di Severus Piton", composta da:
"Solo il mio dovere"
"Un uomo che sa uccidere gli amici"
"Non era odio"
"Scelte"
"Maschere di sangue"
"Luci e ombre del cristallo - ovvero - La studentessa"
"Condannato a vivere"
"Brindisi per un amico"
"Sfumature di sorriso"
"Forza e purezza del cristallo - ovvero - La compagna."
1 - Atterraggio a Hogwarts
Lo spettacolo davanti agli occhi di Gazza era pietoso e ridicolo insieme: una ragazza dai lunghi capelli neri e lisci, con grandi occhi verdi dilatati dalla paura, era saltata precipitosamente giù da un tappeto volante, che l'occhio esperto del magonò valutò subito essere d'importazione illegale e probabilmente difettoso, che si era repentinamente fermato appena a qualche millimetro dall'imponente portone di quercia del castello di Hogwarts.
Il vecchio Gazza l'aveva casualmente vista arrivare mentre si trovava nel parco e si stava dirigeva verso l'entrata della scuola; il tappeto l'aveva superato a gran velocità, facendogli rizzare sul capo quei pochi capelli che gli erano rimasti, da tanto gli era passato vicino rischiando quasi di atterrarlo: era evidente che la ragazza non aveva la più pallida idea di come manovrarlo. Non che lui lo sapesse fare, certo, ma aveva visto più volte maghi che si spostavano tranquillamente su docili tappeti volanti.
Ma quello non aveva l'aria mansueta, nemmeno un po'.
La ragazza dimostrava l'età delle studentesse dell'ultimo anno, o poco meno, ma gli abiti denotavano chiaramente la sua origine babbana. Era scossa da leggeri tremiti, ancora chiaramente sconvolta dall'esperienza di volo sul tappeto, i folti capelli sciolti ingarbugliati dal vento che aveva incontrato nel corso di quello che aveva l'aria di essere stato un lungo, tribolato, e del tutto imprevisto, tragitto aereo.
Gazza affrettò il passo, mentre la ragazza cercava di allontanarsi dal tappeto che, docilissimo ora, si era arrotolato e disposto ai suoi piedi, in attesa di nuovi ordini. Lei si scansava bruscamente di lato ed il tappeto, con irruenza degna di un cucciolo insistente che vuole le coccole, di nuovo si strusciava contro le sue lunghe e magre gambe.
Infine la ragazza si rassegnò a quell'inconsueta manifestazione d'affetto da parte di un oggetto che, dal suo razionale punto di vista babbano, avrebbe dovuto essere rigorosamente inanimato, e pertanto immobile, e si abbandonò ad un lungo sospiro, che somigliava molto ad un gemito sconsolato.
Stringeva rigidamente al petto una piccola borsa rossa con le frange dorate, dalla quale spuntava un rotolo di pergamena: le sue dita corsero veloci a tastare il contenuto e sembrò soddisfatta dall'esito della frettolosa indagine.
Fece un altro sospiro e chiuse gli occhi, per un lungo istante. Poi li riaprì con cautela rivolgendo dapprima lo sguardo in basso e poi rialzandolo verso l'alto.
Il tappeto continuava a strusciarsi contro il suo polpaccio e quello splendido castello, certo uscito da una favola, con tutte quelle improbabili torri e torrette svettanti nel cielo limpido di giugno, si ostinava a riempire la sua visuale anche se, nemmeno due ore prima, si trovava ancora nella sua cameretta nei sobborghi di Londra.
Un uomo anziano, sdentato e con pochi capelli, si era velocemente avvicinato: indossava stravaganti abiti di foggia antica e la stava guardando in modo sospettoso, come se la trovasse del tutto fuori posto davanti a quel portone.
Il problema era che lo sconosciuto aveva del tutto ragione: lei era tremendamente fuori posto davanti a quel singolare castello, soprattutto se quella era veramente la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts.
Perché se era così, e c'erano buone probabilità che lo fosse, vista la grande H che troneggiava nello stemma inciso sulla porta, significava che quello che era scritto nella pergamena che stringeva spasmodicamente tra le dita era tutto vero e che non aveva affatto sognato mentre sorvolava a velocità folle prati e valli in quello spericolato volo da Londra alle Highlands.
Significava che la magia esisteva veramente e che lei aveva un compito importantissimo da svolgere in quel mondo appena scoperto.
Ma che lei fosse una strega, no, questo era veramente troppo per poterlo credere!
- Allora, - l'apostrofò scortesemente l'uomo - cosa diavolo ci fai qui, proprio oggi?
La ragazza era sorpresa: l'uomo le stava parlando in inglese, e non in un'arcana lingua sconosciuta, come si era invece aspettata.
Innervosito dal silenzio di quella ragazza dall'aria profondamente smarrita, Gazza rincarò, petulante:
- Sono tutti a Londra, è ovvio no?! Sono rimasto solo io, come sempre, a mandare avanti la baracca!
Poi aggiunse bruscamente, forse intenerito dallo sguardo sperduto della ragazza, o in risposta alla muta domanda che campeggiava sul suo giovane viso:
- Sono tutti al processo, naturalmente, a veder condannare a morte il Professor Piton.
S'interruppe un attimo per tirar su con il naso: sembrava inspiegabilmente commosso. Poi aggiunse, abbassando la voce sgraziata e modulandola in una stridente nota di dolcezza:
- Anche se ormai sono rimasto solo io a chiamarlo Professore... dopo che ha... bè, lo sanno tutti che cosa ha fatto!
La ragazza finalmente sembrò aver ritrovato il coraggio, e il fiato, per parlare. Con un filo di voce chiese:
- Anche la Professoressa Minerva McGranitt è a Londra?
- Sì, anche la Preside McGranitt è a Londra, si capisce! - sbuffò l'uomo, con voce stridula.
Si sentiva morire: aveva intrapreso quel folle viaggio per niente, dato che la persona che cercava si trovava esattamente dove era lei poche ore prima.
Ma la cosa peggiore era che il Professor Piton stava per essere condannato per un crimine che non aveva commesso.
Lei lo sapeva e ne aveva le prove, lì, in quella piccola borsa, di fattura assurda quasi quanto il suo contenuto.
Svuotata d'ogni energia si accasciò lentamente a terra scrollando la testa: cosa avrebbe potuto fare ora?
Il tappeto venne a solleticarle le mani con le sue lunghe e disordinate frange, regalandole anche la risposta al suo dilemma.
Si sollevò di scatto, mentre una frase letta sulla pergamena tornava nitida alla sua memoria.
"Il tappeto ti porterà ovunque tu voglia: devi solo definire in modo preciso il luogo di destinazione."
La prima volta l'aveva fatto solo per gioco, pensando ad uno scherzo idiota, era saltata per sfida sul tappeto ed aveva ordinato, con divertita voce stentorea:
- Portami alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, presto!
Da quell'istante in poi la sua razionalità aveva cominciato progressivamente a vacillare, mentre il tappeto si alzava da terra sbilanciandola pericolosamente. Mentre recuperava a fatica l'equilibrio, aveva visto la finestra della sua camera spalancarsi da sola ed il tappeto si era slanciato in avanti, verso il davanzale: si era precipitosamente inginocchiata afferrandosi ai lati del tappeto, giusto in tempo per non sbattere la testa contro lo stipite della finestra.
Non aveva urlato, no, era stata troppo spaventata per farlo, all'inizio. Dopo, se anche c'era riuscita, il vento che le soffiava sul volto era così forte che lei stessa non sarebbe mai riuscita a sentire la propria voce, per quanto si sgolasse. Eppure, proprio dal male alla gola che ora avvertiva, doveva aver gridato aiuto per lungo tempo, finché il centro abitato si era trovato troppo lontano per sperare di poter essere anche solo vista. Avrebbe anche giurato che qualcuno l'aveva notata schizzare fuori dalla finestra: ma se lei stessa, che stava volando su quel tappeto, non riusciva a credere a quanto le stava accadendo, come poteva pretendere che un ignaro passante potesse credere ai propri occhi vedendo un tappeto uscire in volo da una finestra trasportando una ragazza dai lunghi capelli neri e dall'aria terrorizzata?
Ora, però, davanti a quel portone di quercia, in pochi istanti aveva preso la sua decisione:
- Vieni qua, Zerbino! - ordinò, chiedendosi che tipo mai fosse stato l'uomo, no, il mago, che aveva deciso di assegnare un nome al tappeto; un nome che, oltretutto, al tappeto non piaceva per nulla, giacché ogni volta che lo pronunciava lui si ribellava e le frustava le caviglie con le lunghe frange scomposte.
Conosceva bene quella reazione perché si era divertita più volte a chiamarlo, quando era ancora a casa, cercando di capire in base a quale meccanismo nascosto lui reagiva a quel modo quando pronunciava il suo nome. Ora cominciava proprio a credere che non ci fosse alcun meccanismo nascosto e che si trattasse veramente solo di magia.
Lui... un tappeto: stava parlando con un tappeto, volante per di più! E anche antipatico!
Forse era solo un incubo dal quale non riusciva a svegliarsi, o forse era completamente impazzita. Ma se, invece, era tutto vero, in quest'ultimo, deprecabile caso, un uomo rischiava di morire se lei non arrivava a tempo.
Paura o no, doveva farlo, doveva saltare di nuovo su quel dannato tappeto e precipitarsi indietro a Londra.
- Portami a Londra, nel luogo in cui stanno processando il Professor Severus Piton: svelto, abbiamo poco tempo!
Saltò sul tappeto, decisa seppur tremante, già pentita d'avergli messo fretta; questa volta si distese e si aggrappò strettamente al bordo anteriore con entrambe le mani e sussurrò:
- Vai!
Il tappeto si arrotolò strettamente attorno a lei, quasi soffocandola, e schizzò via; ora capiva perché nella pergamena c'era scritto:
"E' meglio se rimani sempre seduta o in ginocchio perché Zerbino è leggermente difettoso: sai com'è, quando si compra via Gufo, ogni tanto si prendono delle fregature!"
Chiuse gli occhi e si augurò che valesse veramente la pena di fare quello che stava facendo: precipitarsi a Londra per testimoniare a favore di un mago che non conosceva ma che, senza il suo intervento, sarebbe stato irrimediabilmente condannato, senza alcuna speranza.
Sorrise alla propria incoscienza, cominciando a dimenarsi all'interno del tappeto che la soffocava
.