Note al capitolo

Dopo mesi di inattività (esclusa Don't wanna... poichè si tratta solo di rivedere) torno con questa storiella dal carattere leggero e dalla trama.. assurda. Spero la gradiate comunque... ^^

Era un affronto, un affronto imperdonabile!


Un ragazzino di appena dodici anni era seduto a gambe penzoloni sul letto, le guance gonfie e rosse, gli occhi puntati sul pavimento, ridotti a fessure, a guardare l’ombra del suo piede ciondolare.


Le candele dei dormitori erano per metà spente, ma quelle due fiammelle vicino al suo letto erano più che sufficienti per non lasciarlo completamente al buio.


Le ombre scure dei mobili si proiettavano sul pavimento di pietra, dorato per effetto della luce calda.


La porta si aprì e si richiuse discretamente, uno dei suoi compagni di stanza, Blaise Zabini, entrò nella stanza e si accomodò sul suo letto. Le gambe incrociate e un sorriso che protendeva sempre di più a scoppiare in una risata, mentre fingeva di cercare qualcosa nella sua borsa.


Il bambino biondo lo guardò per qualche secondo, rabbioso per la sua voglia di ridere, e poi voltò di scatto la testa, continuando a fissare il pavimento, rimuginando ancora e ancora su quanto successo.


“Allora…” fece una pausa per schiarirsi la voce, portando una mano chiusa davanti alla bocca. Il tono ilare sempre presente “… che cosa intendi fare, ora?”


Draco soffiò tra i denti e poi rispose, senza guardarlo in viso.


“Non la passerà liscia… questo è sicuro…”


“Ma il buon galateo ti impone di non sfiorare una donna nemmeno con un fiore…” proseguì comprensivo il moretto, sorridendo e guardando il soffitto dalle volte scure.


Un grugnito fu la risposta che ebbe.


“Però devi fare qualcosa, Malfoy. Ti ha fatto fare la figura dell’idiota davanti a tutti” aggiunse, sogghignando nel piacere di stuzzicarlo colpendolo nell’orgoglio.


Non ottenne risposta, ma lo vide voltarsi e guardarlo. La candela illuminò il visetto pallido e affilato, e ancora il segno rosso di cinque dita impresse come un marchio doloroso sulla guancia.


Blaise tentò di trattenere una risata ma le immagini si susseguirono troppo velocemente per essere bloccate: il ghigno beffardo del ragazzino che gli era di fronte, lo sguardo offeso e sin troppo permaloso di lei, il sonoro schiaffo che fece voltare tutti, l’espressione sgomenta, umiliata e furiosa dell’impeccabile principino di casa Malfoy.


Vedrai che non potrà resistermi.”


E proprio non ce la fece più, così, sotto lo sguardo indignato del suo compagno, scoppiò a ridere piegandosi su se stesso.


“Avessi… avessi visto la tua faccia… e tutte le persone che vi guardavano…” tentò di dire soffocato dalle risate.


Draco aspettò in silenzio, sempre più umiliato e furente, che il suo compagno finisse di ridere e quando finalmente sembrava aver deciso che poteva bastare, mentre ancora era intento ad asciugarsi gli occhi umidi con il dorso della mano, rispose.


“Non eri tu quello che dicevi che la Parkinson era cotta di me?”


“Io e tutto il resto di Serpeverde, ma magari non ha gradito l’approccio…”


Stava per ricominciare a ridere ma uno sguardo fulminante blocco la sua risata sul nascere, così, per clemenza e compassione Blaise decise che poteva aspettare per rigodersi appieno tutta la scena e farsi una grassa risata.


“Un po’ troppo diretto, non credi? E va bene che sei Draco Malfoy, e va bene che le piaci ma le donne sono sensibili… in certe zone del corpo ancor di più…”


“Okay basta. L’ho capito da solo che non è stata una felice idea” disse portandosi una mano a coprire la guancia offesa.


“Picchia forte?”


“Non me l’aspettavo…” ignorò la domanda di Blaise e parlò più come se stesse riflettendo fra sé e sé, ad alta voce.


“Qualcosa mi dice che la cosa non ti è dispiaciuta poi tanto…”


Draco si voltò a guardarlo, interessato alle sue parole come se avesse appena pronunciato qualche incantesimo dalla grande magia oscura. Incantesimo che si rese conto di conoscere già.


“Già, lo credo anch’io.”


Con una piccola spinta saltò giù dal letto e si diresse a passo spedito verso la porta.


“Dove vai?”


“Pansy, giusto? Pansy Parkinson” disse aprendo la porta e andandosene senza nemmeno aspettare una risposta.


Blaise Zabini continuò a fissare la porta rimasta semi aperta, non riuscendo a cogliere il filo conduttore dei pensieri del suo compagno. Spinto dalla curiosità decise di seguirlo, sgattaiolando fuori dalla stanza, in silenzio.


 


Draco superò la Sala Comune, quasi del tutto vuota. Era ora di cena e poteva trovarla solo in Sala Grande.


Pansy Parkinson.


Solo per la prima volta in quei giorni le aveva rivolto la sua attenzione più del dovuto, più di quanto cioè non fosse tenuto a fare in quanto semplici compagni di casa e di corso. Accade tutto quando circa una settimana prima iniziò a circolare la voce maliziosa, e talvolta insidiosa, che quella ragazzina si era infatuata del principino di Serpeverde.


Non che non sapesse della sua esistenza, in realtà. Durante il primo anno di per certo c’era stato qualche scambio di parola, ogni tanto l’avrà vista, ma mai l’aveva considerata.


Ancora troppo presi dai nuovi studi, dal nuovo luogo, ancora troppo impegnati ad ambientarsi per sondare adeguatamente tutti e tutto.


Conosceva poco e niente di lei. Purosangue però, di questo ne era certo.


Con passettini veloci salì le scale dei sotterranei e risalì per la Sala d’Ingresso. Gli sembrò di sentire un respiro un tantino affannato come al suo, alle sue spalle, ma quando si voltò non c’era nessuno. Nessuno che voleva essere visto, per lo meno.


Sogghignò e decise di non disturbare Zabini mentre si divertiva a fare il detective, continuò perciò a procedere verso la Sala Grande.


Istintivamente si portò una mano a massaggiarsi la guancia, prima di varcare la soglia della Sala. Picchiava forte, sì.


Non poteva che constatare che era un tipo un po’ troppo permaloso, per una toccatina! Storse le labbra scocciato e, camminando lentamente per tutta la lunghezza del tavolo dei Serpeverde, esaminò ogni ragazza per cercare una testolina nera, dai capelli neri e lisci, dalla corporatura gracile, ma dalla mano… scattante.


La prima e l’ultima che si sarebbe permessa di fare una cosa del genere a lui, Draco Malfoy.


La prima e l’ultima che, forse, avrebbe anche avuto il coraggio di farlo.


La prima e l’ultima che avrebbe avuto un tale onore come quello che stava per ricevere.


 


Pansy Parkinson nel frattempo stava consumando tranquillamente la sua cena, si parla di una tranquillità apparente, in realtà, perché dentro di lei un mare in tempesta s’agitava.


Gli avvenimenti dell’ultima ora le avevano fatto passare l’appetito e l’avevano disorientata. Le sue amiche, dopo quello sfoggio di coraggio e impudenza, l’avevano elogiata e le avevano dato qualche pacca sulla spalla. Con risatine maliziose, poi, le avevano chiesto come era stato.


Una fortuna tale se il ragazzo che ti piace mostra interesse per te!


Il pensiero comune più o meno era questo, e anche lei sosteneva quella tesi, ma non se l’aspettava così quell’interessamento. Non che fosse una santa, lei, ma…


Li odiava i maschi quando facevano gli spacconi in quel modo!


Perchè lo sapeva, e nessuno glielo avrebbe tolto dalla testa, che Draco Malfoy si fosse comportato così, oltre che per natura, per fare una bella figura davanti ai suoi amici porci.


Alzò gli occhi al cielo e sospirò, giocherellando con la forchetta nel suo piatto. Le vennero così in mente gli avvertimenti che avevano seguito le battute maliziose e le lodi alla forza del sesso debole.


Sta attenta…”


Malfoy è un tipo vendicativo…”


L’hai umiliato pubblicamente, te la farà pagare…”


Brava! Ma sei in un bel guaio…”


Decise di lasciar perdere le voci evanescenti delle sue compagne che le infestavano la testa  e di concentrarsi sulla sua cena. Tuttavia i movimenti ansiosi e inquieti delle sue compagne la indussero a corrugare la fronte e a domandare, infastidita, alla sua compagna cosa diavolo stesse succedendo.


“Millicente? Che hai, vuoi stare un po’ ferma su questa panca?!”


Millicente Bulstrode assieme ad altre due ragazze si voltarono di scatto verso di lei e parlarono confusamente assieme. Sembravano impaurite ed eccitate al contempo. Di quelle parole riuscì solo a cogliere “Malfoy” “... sta arrivando” poi il dito indice di Millicente le indicò il suddetto ragazzo in arrivo.


A mento alto e con espressione imperscrutabile Draco Malfoy si dirigeva verso di loro stando nella corsia opposta al loro lato del tavolo, Pansy perse un po’ di colore e deglutì. Pensò anche, o meglio, volle pensare che in realtà stesse raggiungendo i suoi amici seduti più infondo, ma una suo sguardo tagliente e veloce, diretto proprio a lei, la convinse del contrario.


Arrossì e abbassò lo sguardo, concentrandosi sulla sua forchetta immersa nel purè ormai freddo. Le sue amiche era di colpo divenute mute e le sembrava, anche, che avessero cercato in tutti i modi di allontanarsi da lei (per quanto la panca in cui erano tutti seduti talmente vicini da toccarsi uno con l’altro permettesse).


Cosa sarebbe successo, dunque? Si sarebbe vendicato, l’avrebbe minacciata? Be’ a quel punto non poteva più tirarsi indietro, tanto valeva affrontarlo.


Non scartò, tuttavia, la possibilità di fuga  a priori e difatti si guardò velocemente attorno per decidere se aveva lo spazio necessario per scavalcare la spalliera e filarsela.


Draco era finalmente arrivato davanti alla ragazzina di tanto interesse, senza curarsene troppo scostò in malo modo il ragazzo seduto di fronte a lei e prese il suo posto.


Pansy Parkinson aveva il capo chino nel suo piatto, in una pessima e mal curata interpretazione di una persona intenta a cenare, le sue amiche invece gli lanciavano sguardi apprensivi e incuriositi.


Quanto gli piaceva essere al centro dell’attenzione…


Una volta sedutosi lei alzò il viso e lo guardò senza dire una parola.


“Non credi di dovermi delle scuse?” disse in tono leggermente risentito e irato, mantenendo tuttavia un’espressione di cera.


“Solo se tu le farai a me” rispose decisa e apparentemente tranquilla.


Draco tuttavia si accorse del lieve rossore sulle sue guance e del battere inquieto della sua dita sulla panca in legno. Sogghignò e allungò una mano verso di lei.


“Draco Malfoy.”


La vide strabuzzare gli occhi e, ancora stupita e titubante, accettare la sua mano.


“Pansy Parkinson” disse a voce lieve.


In fondo, quella ragazza poteva essere un piacevole diversivo in quelle monotonia di gente e comportamenti servili. Magari l’avrebbe fatto anche divertire…


Nel frattempo, la scena era osservata a distanza da un ammiccante e piacevolmente sorpreso Blaise Zabini.


“Una storia da raccontare…”


 


Due occhi blu cobalto fissavano il soffitto, immersi nel fiume dei ricordi. Un sorrisetto divertito e sognate a incurvare le labbra sottili.


“Davvero non sapete come è iniziata?”


La decina di ragazzini che gli era intorno scosse la testa all’unanime, gli stemmi di Serpeverde scintillavano alla luce del fuoco della Sala Comune.


“Be’ è stato cinque anni fa, eravamo al secondo anno…”


Tutti i Serpeverde lì presenti subito sollevarono viso e occhi tutti intenti ad ascoltare le sue parole, a pendere dalle sue labbra.


Come gli piaceva essere il narratore della vita altrui…


“Blaise!”


Draco era appena apparso sulla rampa di scale che conducevano ai dormitori e guardando sospettosamente tutti quei primini e secondini, che ora lo fissavano tra bisbigli e sorrisetti, si rivolse al Serpeverde suo coetaneo, temendo di trovar conferma del suo pensiero.


“Che stai facendo? Perché questi mocciosi non sono ancora andati a letto?”


“Sto raccontando la favola della buona notte...” rispose, sorridendo poi maliziosamente quando vide comparire alle spalle di Draco una scocciata e scarmigliata Pansy Parkinson.


“Draco… andiamo…” gli disse a bassa voce, guardando per qualche secondo i piccoli Serpeverde che la osservavano, e tirando per una manica il suo ragazzo. O quello che si presupponeva esserlo, dato che da parte del suddetto non vi era mai stato alcun interesse ad ufficializzare la cosa.


“State facendo troppo chiasso, cosa erano tutte quelle risate? Di sopra c’è gente che dorme!”


“Ovviamente non ti riferisci a voi due…” risatine maliziose accompagnarono la sua battuta.


“Ma non puoi impedire loro di ridere” proseguì Zabini muovendo in un gesto fluido ed esplicativo la mano, con tono serio e di chi vuole condurre alla ragione un qualcuno particolarmente ottuso .


“La storia di Potter e della McGraniit dovresti sentirla anche tu. Magari un’altra volta però, ho appena finito di raccontarla. Ora passiamo a cose più interessanti e più vicine a noi…”


Draco lo squadrò male e poi si voltò per andarsene.


“Non hai altro da fare, la sera, piuttosto che intrattenere marmocchi con le tua storie assurde?”


“Sta sera no, e non sono assurde. Ma tutte reali, o quasi… Altrimenti, secondo te, come nascerebbe il pettegolezzo ad Hogwarts?”


Con un sospiro Draco Malfoy e Pansy Parkinson ritornarono verso i dormitori e Blaise, tornando a fissare i suoi piccoli ascoltatori, che subito tacquero in attesa delle sue parole, si accinse a raccontare una delle sue storie preferite.


Era giusto che tutti avessero l’appropriato bagaglio culturale per poter sopravvivere nell’immenso salotto di pettegolezzi che Hogwarts, oltre alle altre cose, era.


Era un affronto, un affronto imperdonabile!”…


 

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