Note al capitolo

Ovviamente è meglio se avete già letto il primo Bacchette e Libertà, ma questo non credo ci fosse il bisogno di dirlo.
Nel dubbio, l'ho detto lo stesso.
Nonostante fossero passati più di due mesi dalla divertente e catastrofica rivoluzione di Hogwarts, le cose per la scuola andavano allegramente drammatiche: lo star team di "maghi e streghe famosi" ivi convocati, selezionati sfogliando la raccolta dell'omonima raccolta di figurine, aveva approntato una complessa sequenza di incantesimi per ridare vigore magico alle mura e all'aria dell'antico castello, che l'Interrutore Generale nascosto nelle sue fondamenta aveva dissolto [v. "Bacchette e libertà"].
Per due settimane questi maghi avevano cercato di raccogliere la più ingente quantità di energia naturale magica per convogliarla nell'anima di Hogwarts, sorvegliati e difesi da una squadra di Auror che per l'occasione operavano con attrezzatura mista babbano-magica, dato che ad Hogwarts era noto che il funzionamento dell'una escludeva quello dell'altra, e per il momento non era chiaro quale delle due avrebbe funzionato in caso di un improvviso attacco di Voldemort.
Non che sarebbero stati tutti pronti ad usare le armi babbane, intendiamoci: tra chi teneva il mitra per la canna pronto a sbatterlo in testa al nemico, chi teneva involontariamente sotto mira i compagni di squadra alle proprie spalle equivocando la direzione di uscita degli spari e chi lo imbracciava correttamente ma ignorava che senza proiettili sarebbe stato solo un deterrente estetico dai risultati concreti piuttosto imbarazzanti, la salvezza di Hogwarts sarebbe potuta venire solo da un ripristino rapido e completo delle sue potenzialità magiche.

Ma questo era ovviamente solo uno dei fronti su cui si stava lavorando: nel corso della tentata rivoluzione molti babbani erano entrati in contatto con Hogwarts, e si rendeva necessario oblivarli al più presto prima che il Castello fosse indicato come tappa fondamentale su tutte le guide turistiche della Gran Bretagna.
Solo che, per evidenti ragioni, il Castello non era invisibile, e i cartelli per babbani con scritto a chiare lettere "Lavori in corso", "Chiuso per ferie", "Attenzione: pericolante", "Vietato l'ingresso ai non addetti ai lavori", "Chi tocca muore", "Asino chi legge" e "Non adatto ai bambini di età inferiore ai 36 mesi" non sembravano sufficienti a tener lontane le comitive di turisti o le curiose famigliuole di aspiranti visitatori, attirati dal castello come la testa di un elfo domestico da un muro.

La difficoltà di sistemare le memorie babbane negando una tanto palese evidenza necessita, come potete ben immaginare, di un incantesimo molto complesso e che difficilmente riesce alla perfezione, e che qualcuno ha paragonato all'operare a cuore aperto usando gli attrezzi da giardinaggio di Hagrid.
I risultati, nella fattispecie, furono alterni: mentre alcuni babbani persero insieme al ricordo di Hogwarts anche il ricordo del pin della propria carta, delle chiavi e di diversi appuntamenti importanti, altri rimossero tutti i loro ricordi eccetto Hogwarts (classico ma interessante caso di reazione allergica invertitiva all'incantesimo Oblivion, riscontrata in rarissimi casi e mai studiata adeguatamente), stazionando in pianta stabile davanti al Castello anelando una visita, mentre ad altri ancora venne rimosso del tutto il concetto di Castello, di Magia, di Macchina Fotografica, di Sole e di Visita Turistica, condannandoli di fatto ad una vita piuttosto normale ma un po' meno divertente.

Nel complesso, non c'era nessuno che negasse che la situazione fosse decisamente perfettibile. Il Ministero della Magia, in particolare, sembrava aver preso sul serio il rischio di perdere il controllo sugli eventi e sulla propria poltrona, ed aveva concordato con il Primo Ministro Babbano un decreto straordinario e senza precedenti per Hogwarts, motivandolo con l'applicazione di una poco nota clausola di "Sicurezza Nazionale".
Ormai, del resto, il lavoro dell'equipe di maghi sembrava che cominciasse ad andare nel verso giusto, sebbene anche qui si perse il controllo della misura: d'un tratto, inaspettatamente, Hogwarts si riaccese, rifulgendo di magia. Dopo il primo "Ooohhhh!..." di meraviglia, si notarono i primi inquietanti segni di ubriachezza magica, dovuti probabilmente alla mescolanza di tecniche tentate (come dice il saggio: "Puoi bere quanto ti pare, l'importante è non mischiare").
Le immagini nei quadri ricominciarono a muoversi ma portandosi dietro sulle pareti anche le cornici e sovente saltando da una parte all'altra dei corridoi, causando quindi danni estetici ma non solo, vista la frequenza delle collisioni.
Il cielo nella Sala Grande ricomparve con un tuono ed uno scroscio di pioggia lungo due giorni, che rovinò per sempre i secolari tavoli in mogano indiano delle Case.
Le bacchette cominciarono a vomitare incantesimi di loro iniziativa, dimostrando che a volte non scelgono soltanto il mago, ma anche le magie o l'intensità delle stesse, come quando la McGranitt, mostrando la Trasfigurazione di una sedia in un coccodrillino durante una lezione, si ritrovò con la classe trasformata in una palude, gli studenti in scimmie, e tutte le sedie trasfigurate in coccodrilli lunghi quattro metri e mezzo.
Nonostante questi incidenti le lezioni erano infatti ricominciate alla grande, per non dar adito a voci, peraltro comprensibili, di crisi incontrollabile.
Gli incantesimi di protezione che difendevano il Castello erano stati superficialmente ripristinati, ma quello che poteva fare una squadra di maghi contemporanei, per quanto bravi, non poteva essere all'altezza del lavoro secolare di generazioni di Presidi.
Anche per questo motivo era allo studio una forma di difesa alternativa che compensasse l'abilità con la fantasia, e che avrebbe dovuto essere costituita da una larga striscia di sabbie mobili che avrebbe dovuto correre tutto attorno al Castello, con nascosti Gnomi appositamente addestrati a mordere le caviglie di chi avesse cercato ugualmente di attraversare.
Questo sistema venne bocciato, non tutelando dai malintenzionati volanti, ma altri ne venivano continuamente proposti, come ad esempio il campo minato di Caccabombe terra-aria a sensore di movimento, una cintura di passaporte che portava ad una copia esatta del castello appositamente costruita in mezzo al deserto e perfettamente visitabile, e altre ancora.

E nel pieno di questa travagliata "ricostruzione", ecco il Decreto Ministeriale Straordinario di Espulsione. Non degli studenti, della scuola.
La Gazzetta del Profeta in un articolo aveva insinuato che il Ministero avesse colto l'occasione per togliersi di torno una scuola crogiuolo di intellettuali antigovernativi e che da un po' di anni sembrava attirare guai e disgrazie (nessuno, educatamente, fece il nome di Harry Potter), ma la tesi venne insabbiata con la velocità di una Firebolt in picchiata e col vento favorevole. Studenti e professori rimasero allibiti per la decisione, ma dopo una settimana di proteste e discussioni la scuola venne incantata per potersi muovere, veloce come il vento ed invisibile tra i babbani, su decine di migliaia di piccole zampe che spuntarono alla base dei muri portanti, e che tutti osservarono sbalorditi sollevare l'intero Castello senza apparente fatica, per poi restare in attesa di ordini.

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