Note al capitolo

Era molto tempo che volevo scrivere una fanfiction su Helga, ma non è facile ambientare una storia nel X secolo in modo realistico e questo mi ha frenato per un po'. Ma oggi mi sono detta "ora o mai più" e così mi sono lanciata... spero davvero di poter fare un buon lavoro!

« Helga, ma non ti stanchi mai? »

« Perché dovrei stancarmi? Sei tu che lavori! »

Il vecchio guardò la bambina in tralice, con i suoi occhi ormai bianchi dalle cataratte. Helga sorrise, consapevole dell’effetto che aveva fatto sul nonno. Era la sua preferita, e lo sapeva, anche se lui non glielo diceva mai.

Le piaceva stare a guardare mentre lavorava, tanto che sarebbe rimasta per ore ad osservarlo, in silenzio. Era quasi cieco, ma le sue mani erano abili come solo quelle di un artigiano baltico potevano esserlo.

Il vecchio lavorava l’ambra, di cui quella regione era molto ricca, e creava gioielli splendidi. Il padre di Helga era un mercante: vendeva i lavori del suocero nei mercati delle città della contrada, e di là partivano alla volta di terre lontane, per finire nelle mani dei ricchi signori.

« A chi andrà questo monile? » gli chiese.

Lui alzò la collana verso la luce che filtrava dalla finestra: « Alla figlia di un principe di Bisanzio. »

« La indosserà per il suo matrimonio? »

Il vecchio la guardò di nuovo, ma stavolta Helga non si accorse del suo sguardo. Era persa nelle sue fantasie, le fantasie che solo una ragazzina i 13 anni poteva avere. Anche una smaliziata e intelligente come lei.

La madre entrò nella stanza e interruppe i suoi pensieri.

« Helga, tuo padre è tornato. » annunciò.

La ragazza sospirò: « Vado a preparare la cena. »

Helga amava cucinare, fosse stato per lei sarebbe stata tra i fornelli tutto il giorno. Ma la madre aborriva i lavori di casa, e lei era l’unica figlia femmina. Morale della favola: i lavori di casa erano tutti sulle sue spalle e cucinare era diventato più un peso che un piacere.

Senza contare che nella sua famiglia lei era l’unica ad apprezzare le novità, tutti gli altri disdegnavano le nuove ricette che proponeva, anche le piccole variazioni. L’unica volta che aveva osato preparare un piatto esotico, aveva ricevuto un ceffone.

Un uomo dai capelli bagnati e la barba incolta entrò in cucina, mentre lei mescolava la zuppa.

« Ben tornato, padre. » disse da sopra il paiolo.

L’uomo le scompigliò distrattamente i capelli.

« Dove sono i tuoi fratelli? » chiese odorando la pietanza.

Helga si morse un labbro, ma il suo tono fu calmo e rispettoso quando parlò. Una femmina deve parlare poco – lei lo sapeva bene – e quel poco lo doveva dire in modo appropriato.

« Petri è andato al fiume a pescare, Arne e Miska sono da zia Jenna. Sampsa non so, non lo vedo da questa mattina. »

Il padre uscì, lasciandola a mescolare la zuppa, e si recò dal nonno. Helga cercò di fare meno rumore possibile e aguzzò le orecchie.

« No, non molto, questa volta. » stava dicendo il padre.

« È la moda. – ribatté il nonno – Ora la gente ricca vuole le turchesi e i lapislazzuli e gli smalti d’Egitto. »

Ci fu un momento di silenzio, poi il padre aggiunse: « Devo parlarti di Helga. »

« Lo immaginavo. Cosa hai deciso? » chiese il vecchio.

« Non può più stare qua. È utile in casa, ma ormai è troppo grande. »

Helga ebbe un sussulto, per poco non le cadde a terra la brocca che aveva in mano.

Il nonno emise un suono a metà tra un ringhio e un colpo di tosse.

« Non è ancora fertile, nessun uomo la prenderebbe. Vuoi forse farla monaca? »

« No, ma non voglio trovarmi con un bastardo tra capo e collo. » replicò il padre.

Il nonno ridacchiò: « Helga non è così sciocca. »

La ragazza sorrise e, con la brocca ancora in mano, si accostò alla porta per sentire meglio.

« Non può evitare il suo destino di femmina e non voglio andarci io di mezzo. – continuò il padre – Ricordi la figlia del macellaio? »

« Ti sei fatto influenzare dalle leggi del Nazzareno. » disse amaramente il vecchio.

« Non posso correre il rischio di accollarmi un’altra bocca da sfamare. » ribadì il padre.

La porta dell’ingresso si aprì con uno schianto e un gran vociare giunse dal corridoio. I due uomini furono investiti dal turbine dei fratelli di Helga e lei non poté sentire il resto della conversazione.

I ragazzi presero a parlare contemporaneamente.

« Padre, ho visto il carro passare davanti al fiume, ma era troppo veloce. »

« Ce li hai portati quei foderi che avevi promesso, padre? »

« A cena potrai gustare i pesci che ho pescato! »

« Bugiardo, li hai barattati al mercato con la tua cinta! »

« Non è vero, li ho pescati per nostro padre! »

« Ah, sì? E come facevi a sapere che sarebbe tornato proprio oggi? »

L’uomo li interruppe prima che si accapigliassero.

« Dov’è Sampsa? » chiese, ma i ragazzi non seppero rispondergli, e lui li congedò e andò da sua moglie.

Helga, che fino a quel momento aveva continuato a cucinare senza perdersi una parola, dovette ora lottare contro i fratelli, che cercavano di arraffare tutti cibi che avevano a portata di mano.

« Non rovinarlo, sorella, ho sudato come un bue per acchiapparlo! » disse Petri piazzando il pesce sul tavolo senza tante cerimonie.

La ragazza li scacciò via a colpi di mestolo.

Quando furono lontani, abbandonò i lavori precedenti e prese raschiare le squame del pesce con un grosso coltello.

Maledetti delinquenti, che la peste vi colga… per voi tutto è facile, tutto è scontato… ma cosa è scontato per me? L’intera vita mia è già decisa, e dunque niente, non c’è niente di scontato… perché per voi l’ignoto è scelta, per me invece è obbligo.

Raschiava e raschiava.

Ma che sto a fare, qui? Dovrei fuggire, finché sono in tempo, e il nonno m’aiuterebbe… sì, e dove andresti, tu, che a parte mestolo e paiolo non sai usare? Ma ogni alternativa è meglio della prigionia! O è forse meglio accettare il pollo che tuo padre di appiopperà, sposarlo e aspettare pazientemente che crepi? Tanto avrà minimo 30 anni più di te…

Raschiava e raschiava, sempre più forte.

Forse dovrei davvero farmi monaca… meglio monaca che sposa, di certo. E poi, se fossi fortunata, potrei imparare a leggere… dovranno pur leggere da qualche parte la vita del loro Nazareno, mica se la impareranno a memoria! Ma se così non fosse… no, grazie, io già ho dimenticato che giorno è oggi.

Raschiava con sempre maggiore rabbia.

E a cosa diamine mi serve questo dannato cervello? Eh?! È forse frutto del demonio? O è opera divina? Dio, perché me l’hai dato? Forse per farmi soffrire con più gusto? Il nonno ha ragione, hai uno strano senso dell’umorismo, tu…

« Helga, che stai facendo a quel povero pesce?! »

La ragazza si fermò di colpo. Con il coltello a mezz’aria, guardò la madre, ferma sulla soglia della cucina, che a sua volta la osservava esterrefatta. Abbassò lo sguardo: il pesce di Petri – da lui pescato o barattato che fosse – era diventato una poltiglia.

Posta una recensione

Devi fare il login (registrati) per recensire.