Note al capitolo

*** Questo è un piccolo omaggio per tutti i supporters della coppia Pansy-George, dal momento che la fic sarà ancora piuttosto lunga! Non è un prequel, ma semplicemente un capitolo a parte!
by Weasleygirl
Sotto la luce delle stelle

Tornò nella sua stanza sbattendo la porta. Non sopportava proprio l'idea di dover andare a quello stupido ballo! Chi glielo faceva fare?
Fin dall’inizio, quando gli avevano comunicato che ci sarebbe stato il Ballo del Ceppo, centenaria tradizione del Torneo Tremaghi, aveva iniziato a pensare a stratagemmi per evitarlo.
Gli altri studenti la pensavano in modo diverso: le ragazze non facevano altro che sfilare più volte al giorno davanti al ragazzo che interessava loro, così il poveretto era costretto a cedere e a invitarne una se voleva che la persecuzione finisse.
I ragazzi che odiavano ballare cercavano di muoversi sempre in gruppo in modo da non essere placcati da una ragazza, mentre quelli che davvero volevano andare al Ballo erano in difficoltà perchè anche le ragazze si muovevano in gruppo. Insomma era un vero disastro.
Come lui si aspettava suo fratello Fred non aveva avuto problemi a invitare la ragazza che gli piaceva al Ballo, infatti Angelina aveva accettato senza nemmeno pensarci su.
Se proprio George avesse dovuto andare al Ballo, beh, allora ci sarebbe andato con Angelina. Lei gli era piaciuta fin dall’inizio, quando si erano incontrati sul treno per Hogwarts, ma lui era timido e non le aveva mai detto niente.
Non aveva detto niente a nessuno, nemmeno a suo fratello Fred. Per questo quando Fred si era accorto di avere una cotta per Angelina, l’aveva invitata al Ballo senza pensarci due volte.
Lui non era tipo da prendersela o da deprimersi per una cosa simile, il fatto era che la faccenda era drammaticamente precipitata qualche giorno prima.
Erano a Trasfigurazione, mentre la McGranitt cercava disperatamente di insegnare nuovi incantesimi ad un branco di studenti scimuniti che volevano solo andare in vacanza.
Lui fissava pigramente la penna pensando agli affari suoi, e dopo un po’ il suo sguardo era stato attirato come un magnete da Angelina, come accadeva incredibilmente spesso.
Dopo un po’ (non sapeva dire esattamente quanto tempo fosse trascorso da quando aveva iniziato a fissarla) Fred gli aveva dato un colpetto al braccio col gomito, e aveva iniziato a squadrarlo maliziosamente.
“Che c’è?” gli aveva chiesto George, sorridendo meccanicamente al fratello.
“Vedo che hai puntato qualcuno anche tu, fratello!” aveva sghignazzato.
“Ma... no! Cioè ti sbagli!” aveva incespicato lui, temendo che Fred si fosse accorto dei suoi sentimenti per Angelina.
“Ed io che pensavo che tu fossi superiore a certe cose! A quanto vedo una fanciulla ha fatto colpo, finalmente.”
“...mi dispiace molto.” aveva detto George rassegnato.
“Per cosa? Io ne sono davvero felice!”
“Come!?” aveva gridato George decisamente shockato.
“Certo. Trovo fantastico che tu ti sia preso una cotta per Alicia! Lei è simpatica, carina e poi è amica di Angelina: possiamo uscire tutti e quattro insieme d’ora in poi.” aveva commentato Fred.
Evidentemente vedendolo guardare verso Angelina Fred aveva pensato che stesse fissando Alicia, seduta proprio accanto a lei.
“Ah! Alicia... certo. Sapevo che non avrei potuto nascondertelo a lungo.” aveva mentito decisamente sollevato.
Il peggio doveva ancora venire.
“L’hai già invitata al Ballo?” aveva chiesto Fred emozionato.
“No!...cioè, credo sia un po’ presto. Non me la sento di dirle quello che provo.” si era giustificato, ma nel giro di due secondi aveva capito che avrebbe fatto meglio a stare zitto.
Fred si voltò verso Angelina ed Alicia.
“Ehi, Alicia!” gridò.
“Sì?”
“Mio fratello ha una cotta per te, ti va di andare al ballo con lui?” aveva chiesto mentre il povero George diventava del colore del libro di Trasfigurazione, che era di un bel rosso acceso.
Alicia era rimasta zitta un attimo per la sorpresa, poi sul suo volto si era dipinto un sorriso radioso: “Certo!”
Fred si era voltato verso di lui: “Fatto.”
“Grazie Fred.” aveva bisbigliato poco contento, mentre Alicia lo fissava sorridendo con le guance in fiamme.
Avrebbe sopportato soffrire per Angelina, ma non sarebbe mai riuscito a scaricare quella ragazza che lo fissava così speranzosa, considerato che era praticamente la sua migliore amica.
Così il giorno del ballo era giunto e lui aveva promesso di andarci con Alicia, e siccome lei ed Angelina erano grandi amiche si sarebbe anche dovuto sorbire suo fratello che flirtava con la ragazza di cui era innamorato.
Si stese sul letto già esausto ancora prima di indossare il vestito da cerimonia.
Ovviamente non gli era permesso nemmeno un secondo di crogiolarsi nella sua tristezza, perchè suo fratello fece irruzione nella stanza tutto emozionato per il ballo.
“Cavolo George! Alicia mi ha detto che il vestito di Angelina è uno spettacolo e che le sta benissimo, spero di non svenire stasera!” rise mentre cercava nell’armadio il suo smoking.
“Aha.”
“Che hai?” fece scrutando George oltre il baldacchino del suo letto.
George non rispose così Fred credette di capire: “Ah, certo, sei teso! Non ti preoccupare: tu piaci ad Alicia da secoli, quindi andrà tutto bene.”
Se credeva di rassicurarlo spiegandogli quanto lui piacesse ad Alicia, era decisamente fuori strada: non faceva altro che rendergli più difficile confessarle che era stato tutto un errore. Che a lui interessava solo Angelina.
George si tirò su dal letto a fatica, cercando di sorridere in modo convincente a suo fratello.
Prese lo smoking che gli aveva mandato la madre: non era nuovo ma era sicuramente molto meglio di quello di suo fratello Ron, per cui poteva ritenersi davvero fortunato.
Si soffermò un attimo a guardare Fred. Si preparava con cura, come se una volta tanto tenesse davvero molto a qualcosa. Ad Angelina, per essere precisi.
Gli fece tenerezza la luce che brillava negli occhi di Fred, così impaziente di vedere Angelina, così felice di uscire con lei e così totalmente inconsapevole di quello che provava lui.
George teneva decisamente di più al legame con suo fratello di quello con una ragazza qualsiasi, e anche se Angelina per lui non era affatto una qualsiasi, per suo fratello l’avrebbe trattata volentieri come se lo fosse.
George indossò rapidamente lo smoking, infilò un piccolo fiore azzurro nel taschino dello smoking e si dette una pettinata ai capelli ribelli, rossi e luminosi come il fuoco.
“Come sei lento, Fred!” disse al fratello che era ancora intento a stringersi il nodo della cravatta.
“Sei tu che sei troppo impaziente.” rispose Fred, sbagliandosi clamorosamente.
George prese dalla scrivania un piccolo bouquet di fiori profumati che aveva comprato nel pomeriggio. Sorrise a Fred con un po’ di malinconia e uscì dalla stanza, per raggiungere Alicia nella Sala Comune.
Quando arrivò Alicia non era ancora scesa, ed al suo posto, tanto per torturarlo ancora un po’, c’era Angelina in uno stupendo abito blu che, se possibile, la rendeva ancora più bella del solito.
“George! Stai benissimo! Tuo fratello?”
“Sta finendo di prepararsi. Anche tu sei bellissima, Angelina.” disse cercando di celare il rossore delle sue guance.
“Grazie.” raccolse mestamente il complimento.
Restarono in silenzio per un po’, mentre George osservava come le stava bene quel vestito blu oltremare, con piccole spalline e pizzi eleganti sui bordi, venendo quasi ipnotizzato dalla sua vista. Angelina aveva i capelli raccolti in un’acconciatura che faceva risaltare i suoi stupendi occhi scuri, ed era anche leggermente truccata, ma non in modo troppo pesante, perciò stava benissimo.
In quel momento si sentì come se si fosse innamorato di lei per la seconda volta. Se non lo fosse già stato, allora se ne sarebbe innamorato proprio in quel momento.
Il corso dei suoi pensieri fu interrotto dall’arrivo di Alicia.
Alicia indossava uno stupendo vestito giallo con dei volant nella gonna, e le rifiniture dorate. Scese le scale sorridendogli, mentre i suoi capelli sciolti, che aveva evidentemente arricciato un po’ sembravano danzare intorno al suo volto.
Anche Alicia era stupenda, ma per lui esisteva solo Angelina. Per il momento, almeno.
Tutto sommato la serata fu divertente. A George piaceva Alicia, perchè era simpatica, divertente e si trovava a suo agio con lei, dal momento che avevano molte cose in comune. Gli piaceva certo. Come amica.
Si divertirono a ballare, ridere e scherzare prendendo in giro i compagni coi vestiti più assurdi, ma si divertirono un po’ meno quando si fermarono a prendere da bere.
“Allora che dici? Chi ha il podio per il più assurdo?” chiese George.
“Che ne dici di quella Corvonero col cappello a forma di papera?”
“Oh, no. Io l’ho trovato sinceramente spettacolare, per non dire geniale!”
“Ah, ah! Solo tu puoi trovare geniale una cosa del genere!” rise Alicia.
“Lo prenderò come un complimento...” fece lui sorseggiando il suo drink accanto a lei.
Alicia si fermò a fissarlo.
“Certo che lo è.” disse seria, mentre lo guardava coi suoi occhi decisi e innamorati.
Si avvicinarono leggermente, come reciprocamente attratti dalle labbra dell’uno e dell’altra come fossero calamite, e poco prima che le loro labbra si sfiorassero George si scostò.
Lei lo guardò sorpresa.
“Scusa... mi dispiace, ma non credo sarebbe giusto. Io non posso stare con te.”
“Perchè?” chiese lei semplicemente, mentre i suoi occhi si inumidivano.
“Ti voglio bene, ma... c’è anche un’altra ragazza.” confessò George.
“E... lei ti ricambia? Sei sicuro di piacerle di più di quanto piaci a me? Perchè ti assicuro che mi piaci moltissimo...” chiese a voce più alta, in una strana calma rassegnata e incredibilmente triste, mentre le lacrime le rigavano inesorabilmente le guance.
“Non credo affatto di piacerle in questo senso. Ma non importa, non sarebbe comunque corretto nei tuoi confronti.” disse a disagio.
“Capisco. Beh, adesso devo riprendermi dalla batosta, ma non pensare che domani non torni all’attacco. Alla fine sarai mio!” disse abbozzando un sorriso tra le lacrime.
“Grazie per aver capito.” George sorrise, colpito dalla sua maturità: non gli aveva nemmeno chiesto di chi si trattasse.
Lei se ne andò in lacrime, e lui rimase lì in piedi sentendosi un verme.

*
Quel ballo era davvero una gran fregatura! Fu questo che si ritrovò a pensare Pansy Parkinson, Serpeverde del quarto anno.
Aveva avuto una cotta per Draco Malfoy fin da quando lo aveva conosciuto, e quando era riuscita a farsi invitare al ballo, a forza di sfilare ogni giorno di fronte a lui sbattendo le ciglia e sentendosi un’oca, aveva toccato il cielo con un dito.
Solo che al ballo non era andata esattamente come lei aveva pensato, perchè tutte o quasi le ragazze del quarto anno di Serpeverde non facevano altro che fermare lei e Draco per chiedere a lui di ballare, così lei se ne doveva restare in un angolo a guardare quelle oche che civettavano con lui.
Draco, invece di darci un taglio, sembrava apprezzare le attenzioni del pubblico femminile, e tendeva a dimenticarsi completamente che aveva invitato lei al ballo e non tutte le altre.
Dopo aver definitivamente rinunciato ad avere un ballo dal suo cavaliere, ed essersi stancata di aspettarlo ai bordi della sala, era uscita in veranda.
C’era un balcone piuttosto spazioso e completamente vuoto, dal momento che tutti erano dentro a scatenarsi nelle danze, e la metà delle ragazze si scatenava nelle danze col suo di ragazzo.
Si appoggiò stancamente alla ringhiera del balcone, e non poté fare a meno di notare coppiette che si aggiravano mano nella mano negli angoli più ombrosi del giardino.
La rabbia che l’aveva attanagliata per tutta la sera aveva lasciato spazio ad una sensazione di abbandono e di tristezza, e si sentiva perfettamente inutile. Se non fosse andata al ballo non sarebbe cambiato nulla, anzi forse sarebbe stata meglio senza vedere Draco con tutte quelle ragazze.
Si soffermò a fissare il bicchiere che aveva in mano, pieno di un liquido dal colore ambrato. Era alcool. L’aveva preso dal tavolo delle bevande prima di uscire, tanto con quella confusione non importava a nessuno il fatto che lei fosse troppo giovane per bere.
Lo fissò senza troppo interesse, e provò ad annusarne il contenuto, indecisa sul da farsi.
“Hai intenzione di berlo o no? Mi stai lasciando in sospeso.” fece una voce sconosciuta alle sue spalle.
George era uscito dalla sala per prendere un po’ d’aria e restare solo. Era stato allora che l’aveva vista. Una ragazza più giovane di lui, avvolta in un vestito rosa pallido, antico, le braccia nude scosse da leggeri brividi ed i capelli color caffè raccolti dietro con delle forcine brillanti. Non sembrava molto più allegra di lui, e fissava il suo drink come fosse stato un veleno.
Si sentì stranamente nel posto giusto per la prima volta in tutta la sera.
Pansy si voltò scocciata e rispose: “E tu chi cavolo saresti?”
“Davvero ti importa?” chiese George.
“In effetti no. Che cavolo vuoi?”
“Mi chiedevo se avessi intenzione di berlo o no. Perchè effettivamente credo di aver bisogno di qualcosa di forte. E tu sei troppo giovane per bere.”
“Ma davvero? Non se n’è mai preoccupato nessuno.” rispose seccata tornando a fissare il liquido ambrato nel bicchiere.
George fece un passo in avanti e strappò il bicchiere di mano, riversandone il contenuto giù dal balcone.
“Io sì.”
Pansy restò a fissarlo sorpresa, ma dopo poco sentirono degli strilli provenire dal giardino sotto il balcone.
“Si può sapere che diavolo combinate?” sbraitò un ragazzo sbucato fuori da un cespuglio, mentre una ragazza dal vestito stropicciato si nascondeva dietro la sua schiena.
“Scusate! Non pensavamo certo che ci fosse qualcuno nascosto nel cespuglio!” urlò George di rimando, scatenando i risolini di Pansy.
“Un tiro azzeccato!” scherzò Pansy.
“Direi di sì.”
Quando Pansy pensò che quei due ragazzi sarebbero potuti benissimo essere Draco ed una delle ragazze che ballavano con lui rise un po’ meno, e s’incupì.
“Tutto bene?” le chiese George.
“Per niente. Sono al mio primo ballo, il mio ragazzo balla con tutte fuorché me. Pensa che non ho ancora ballato, stasera! Sono sul balcone al freddo con uno sconosciuto... come va secondo te?” sbottò.
“Ti invita e balla con le altre, bel tipo ti sei scelta!”
“Non sono affari tuoi. E poi comunque tu non devi passartela tanto meglio, se sei qui fuori a fare da tappezzeria.” disse inarcando un sopracciglio.
“Indovinato.” ammise.
“Sentiamo, che ti è successo?” chiese Pansy senza troppo interesse, come suo solito.
“Per errore sono venuto al ballo con una ragazza che in realtà è la migliore amica di quella che mi piace, con cui non ho nemmeno una speranza, dal momento che è la ragazza di mio fratello.”
“Accidenti, mi sento quasi fortunata.” sorrise Pansy un po’ amaramente.
“Per caso ci conosciamo? Hai un’aria familiare ma non riesco a ricordare chi sei.”
“Ci conosciamo di vista. Tu sei uno dei Weasley, ed io sono, o almeno dovrei essere, la ragazza di Malfoy.” sbottò lei.
“Come?? E perchè diavolo stiamo parlando, allora?” fece lui disgustato.
“Davvero, in questa situazione, t’importa che a compatirti sia io e non qualcun altro?” chiese lei scocciata.
“Effettivamente no. A patto che tu non lo dica ad anima viva.”
“Secondo te sarebbe onorevole per una Serpeverde dire in giro che ha passato la sera del ballo a parlare con un Weasley?” chiese indignata.
“Mhm, decisamente no.” ridacchiò George “Mi fa piacere che ci capiamo.”
“Uffa! Che schifo di ballo.” fece Pansy.
“Ce ne andiamo?”
“E dove scusa?”
“Ovunque è meglio che qui. Francamente al momento non mi va proprio di vedere tutte queste persone che si divertono.” spiegò George “Io me ne vado. Se vuoi restare, buon divertimento.”
Si era già voltato ed aveva iniziato ad incamminarsi a scendere le scale che conducevano al giardino.
Pansy si voltò un attimo verso la sala e attraverso la vetrata vide Draco abbracciato ad un’altra. Una lacrima le rigò rapidamente il volto, ma lei la asciugò fermamente, socchiuse gli occhi per un po’ e poi li riaprì di scatto.
“Aspettami.” disse raggiungendo George. Ovunque era meglio che lì.
“Allora dove stiamo andando?” chiese dopo un po’ Pansy.
“Tu devi proprio essere così petulante? Ci stiamo facendo una passeggiata per il giardino.” sbottò George.
“Ma davvero? Tanto per rovinare le mie scarpe nuove? Allora era meglio restare al ballo.”
“Non mi pare di averti obbligata a venire.” le ricordò George, guardandola con superiorità.
Pansy lo guardò storto, senza trovare nulla di abbastanza cattivo da replicare, forse perchè era triste o forse, come cercava di convincersi, perchè era semplicemente stanca.
Una folata di vento gelido le scompigliò leggermente i capelli e le provocò un fremito.
“Accidenti che freddo!” commentò stringendosi nelle spalle.
George la fissò per un istante, come indeciso sul da farsi, poi si tolse la giacca dello smoking e gliela posò sulle spalle.
“Che fai?” chiese lei scettica.
“Copriti.” disse lui semplicemente.
“N-non... la giacca è tua.” fu l’unica cosa che trovò lei da ribattere di fronte a quel gesto così carino che l’aveva fatta arrossire.
“Te la presto. Oh, guarda! Il lago!” fece George additando una distesa di ghiaccio.
Avevano attraversato il giardino di Hogwarts e, giunti sul retro, erano arrivati proprio davanti al lago. Il lago era ghiacciato e trasmetteva una sensazione di lucentezza, che faceva brillare tutte le canne e gli alberi attorno ad esso.
“Che bello! È del tutto ghiacciato!” gridò Pansy, sorridendo entusiasticamente.
George si sentì come se in quel momento non fosse più in grado di riconoscerla. Lei non somigliava nemmeno un po’ alla ragazza scostante che si aggirava al fianco di Malfoy, ridendo di qualunque cosa cretina lui dicesse.
Aveva gli occhi spalancati per la sorpresa che sembravano traboccare gioia, tutto il suo volto si era illuminato ed aveva il sorriso di una bambina estasiata davanti ad una cosa che vedeva per la prima volta.
“Credi che il ghiaccio regga?” gli chiese ancora sorridente.
“H- hai intenzione di salirci sopra?” fece riscuotendosi dai suoi pensieri.
“Ci puoi giurare.” disse e si incamminò piano e cautamente sul ghiaccio.
Dopo un po’ iniziò a muoversi più liberamente, e procedeva sul ghiaccio un po’ camminando un po’ scivolando, osservando come ipnotizzata la lastra di ghiaccio.
“Accidenti è stupendo, devi assolutamente provare anche tu! È la cosa più bella che abbia mai fatto!”
“E se il ghiaccio si rompe?” sorrise George.
“Avresti una rompiscatole in meno.”
“Beh, se la metti così hai ragione.”
“Tu che fai? Non vieni?” chiese fissandolo.
“Non mi va.”
Sul volto di Pansy si dipinse un sorriso di sfida, e si portò le mani sui fianchi con aria compiaciuta: “Hai paura.”
“Certo che no.”
“Sì, invece! Weasley ha paura! Fifone!” ridacchiò lei.
La sua era una risata diversa dal solito. Non aveva nulla di cattivo e nemmeno di canzonatorio, anzi suonava come estremamente innocente e priva di qualunque arroganza. Era semplicemente allegra, rilassata.
“Non ho affatto paura.” disse infine George, salendo a sua volta sulla lastra di ghiaccio.
In pochi istanti raggiunse Pansy.
“E ora?” sbottò lui, come se quello che gli aveva fatto fare non avesse senso.
Ma George si accorse in quel momento stesso del perchè Pansy avesse insistito tanto che la raggiungesse: camminare su quella lastra di ghiaccio era stupendo perchè rifletteva tutte le luci delle stelle e sembrava di essere immersi in un sogno.
“Non è meraviglioso?” sorrise Pansy.
George non rispose, si limitò a rivolgerle un sorriso. Era troppo emozionato, troppo felice per trovare qualcosa da dire.
Era freddo, ma loro a mala pena se ne accorgevano. Il ghiaccio sembrava scintillare da solo, e la cosa più bella era che le stelle più grandi individuavano punti precisi, perciò sembrava quasi di poterle afferrare.
Pansy gettò un’occhiata al cielo limpido e pieno di stelle, e proprio in quel momento lo vide riempirsi di piccoli fiocchi bianchi che sembravano soffici come lo zucchero filato.
“Nevica!” disse correndo verso George a qualche metro da lei.
Anche lui fissò il cielo, e se possibile sorrise ancora di più.
Restarono sotto la neve per un tempo indefinibile, osservandola cadere incantati come bambini.
Non cadeva troppo forte, infatti si scioglieva al contatto col terreno, però l’effetto era ugualmente spettacolare.
Solo in quel momento George si accorse che Pansy aveva iniziato a canticchiare una canzone. Allora si ricordò finalmente che il ballo era ancora in corso e non fu sorpreso che la musica fosse così alta da sentirsi anche nel retro del castello.
Pensò che anche Pansy doveva essersene accorta, dal momento che si era rabbuiata di colpo.
Sapeva bene che Draco era un cretino, ma non pensava lo fosse tanto da passare la sera del ballo con tutte fuorché la sua ragazza. Così tanto da non accorgersi nemmeno che non si trovava più al ballo.
George si mise davanti a lei, le fece un inchino e le porse la mano.
“Che ti sei messo in testa?” chiese lei, scettica ancora una volta.
“Anche se sei stata tu a sceglierti un ragazzo come Malfoy, questo non significa che non ti meriti un ballo.” disse semplicemente.
Pansy mugugnò un Oh, abbassò lo sguardo e prese la sua mano.
Pansy posò la mano sulla sua spalla, mentre lui le circondava la vita con un braccio.
Nessuno dei due era un granché a ballare, specialmente contando che si trovavano su una lastra di ghiaccio estremamente scivolosa e il fatto che entrambi erano a disagio, dal momento che tra loro i rapporti non erano così rosei.
George fu lì lì per pestarle un piede, e lo mancò decisamente per poco, prendendolo di striscio.
“Scusa.” bisbigliò arrossendo.
“Non importa, non sono tanto meglio di te.” rise Pansy dopo avergli quasi fatto lo sgambetto.
Tutto sommato non era tanto male quel ballo, fu quello che si ritrovò a pensare Pansy.
Stretti in un dolce abbraccio sembravano scivolare sul ghiaccio, mentre il vestito rosa di Pansy danzava in modo aggraziato facendola sembrare una fata. Almeno questa era l’impressione di George, e quella di Pansy non si discostava molto dalla sua.
In un istante i loro occhi si incontrarono, e restarono entrambi immobili, come se un misterioso messaggio fosse passato contemporaneamente nei loro cervelli.
Pansy avvertì come una scarica elettrica e un calore immenso sulla schiena dove lui posava il braccio. Il volto di George era talmente vicino che le sembrava di non riuscire a pensare.
Improvvisamente si accorse di trovarlo carino. Lo era davvero.
Gli occhi azzurri brillavano, risaltando il rosso fuoco dei suoi brillanti capelli; aveva la carnagione pallida e qualche rada lentiggine sul volto che lo rendeva estremamente carino e ne addolciva molto l’espressione. Tuttavia non bastavano ad attenuare l’attrazione che provava per le sue labbra, rosee e morbide incurvate in un sorriso gentile.
Nella mente di George stava scorrendo rapidamente la stessa idea.
Pansy, sebbene sui non ne conoscesse nemmeno il nome, lo aveva completamente rapito. Le accarezzò dolcemente i capelli color caffè, e contemporaneamente lei socchiuse gli occhi. Scese lungo la sua guancia, che era rosea al contrario del suo volto dalla carnagione chiara, e ne avvertì chiaramente il tepore, mentre anche lui veniva investito dallo stesso identico tepore.
Lei aprì gli occhi e lui si sentì risucchiato dalla profondità di quegli occhi da cerbiatta, poi vide le sue labbra ardere rosse e non resistette oltre.
Iniziò a baciarla sulle labbra, e lei dopo un momento di disorientamento lo ricambiò.
Gli circondò il collo con le braccia, mentre lui la attirava a sé stringendole la vita con entrambe le braccia, così in un attimo poterono approfondire il bacio.
Quando si staccarono si guardarono confusi, ma nessuno dei due disse nulla, temendo di rovinare l’atmosfera di felicità che pervadeva l’aria e i loro cuori.
Solo in seguito George si fece coraggio e parlò.
“Non so nemmeno come ti chiami.”
“Pansy Parkinson...”
“Già. L’avevo sentito dire.”
Pansy fu come folgorata, come se in quel momento avesse improvvisamente ricordato una cosa terribilmente spiacevole: “Dimenticalo.”
“Cosa?”
“Il mio nome. Quello che è successo. Tutto. Noi... n- non possiamo.” disse mentre la voce le tremava leggermente.
“Lo so.” sorrise lui tristemente “Lo sapevo.”
“Bene.” soffocò un singhiozzo.
George si frugò nel taschino e Pansy si chiese che stesse facendo in una situazione del genere.
Lui ne estrasse un piccolo fiore azzurro, si avvicinò e glielo appuntò ai capelli con una delle sue spille brillanti.
“Mi spiace che sia azzurro: non si abbina al vestito.”
“Azzurro? Va bene.” sorrise lei.
“Allora... credo che dovremmo riprendere le nostre strade.”
“Già.” gli diede un rapido bacio e poi entrambi tornarono a Hogwarts facendo strade diverse.
George doveva assolutamente dimenticarla. Pansy Parkinson. Sì, l’avrebbe dimenticato ad ogni costo.
Pansy tornò nella Sala Grande dove Draco la aspettava. Non gli disse una parola, e non rispose a nessuna delle sue domande mentre lui la accompagnava nella Casa di Serpeverde. Quella sera Draco non ricevette nemmeno un bacio.
Pansy indossò rapidamente la camicia da notte, decisa a dimenticare del tutto quella giornata, che era stata la più felice e bella della sua vita.
Sciolse l’acconciatura e notò il fiore attaccato ad una delle spille. Le piaceva proprio. Azzurro.


The End

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