Lilium di Forcina

Lily è una giovane ragazza che aveva un dono che nessun mago o babbano possedeva. È introversa a causa degli abusi dei genitori e a causa della sua unicità. Nonostante questo riuscirà a vivere una vita serena a Hogwarts?


Categoria: Post-DH Personaggi: [+] Trio
Era: Harry a Hogwarts (1991-1998)
Generi: Romantico
Lunghezza: A Capitoli
Pairing: Altro
Avvertimenti: OC (Personaggio Originale)
Sfide: Nessuno
Series: Nessuno
Capitoli: 5 Completa: No Parole: 5504 Read: 5747 Pubblicata: 14/03/20 Aggiornata: 14/03/20

1. Capitolo 1: Undicesimo Compleanno. di Forcina

2. Capitolo 2: Un Inizio Col...Botto di Forcina

3. Capitolo 3: La Cerimonia Di Smistamento di Forcina

4. Capitolo 4: Quella Notte Di Inizio Maggio di Forcina

5. Capitolo 5: Il Primo Giorno di Forcina

Capitolo 1: Undicesimo Compleanno. di Forcina

La famiglia Bernkastel era un tipo di famiglia tutt’altro che normale. Karin Bernkastel era secondogenita della famiglia e viveva a Londra insieme a suo marito Norman Baker. Norman lavorava come fotografo e pittore mentre Karin gestiva un caffè/pasticceria.
Karin era una splendida donna, esile e alta. Lunghi capelli rossi e mossi le incorniciano il volto pallido e dai lineamenti morbidi. Una particolarità peculiare erano i suoi occhi di due colori diversi, quello sinistro era verde chiaro mentre quello destro era celeste. Nel quartiere era conosciuta per la sua gentilezza e per la sua maturità.
Norman era alto e magro con occhi azzurri e capelli neri. I suoi capelli si spostavano leggermente a sinistra, coprendo appena l'occhio. Era il tipo di persona che rispettava la privacy altrui, che teneva tutto per sé. Inoltre, sebbene lui fosse famoso nel settore della fotografia, non era molto noto al pubblico. Una personalità timida e debole, sensibile alle opinioni degli altri.
Sopra il negozio di Karin c’era un appartamento nel complesso abbastanza grande per tutte le persone che ci vivevano.
Era una semplice giornata di maggio. In quel appartamento una bambina di circa dieci anni si svegliò, la sua testa sbucò dalle lenzuola. Aveva lunghi capelli lisci di un rosso lucente e occhi celeste chiaro.
Scese del letto e si nota il suo pigiama costituito da un vestito bianco con dei piccoli fiocchi sparsi.
La porta della stanza si aprì lentamente e Karin entrò.
“Lily, già sveglia?” domandò la donna.
La bambina annuì senza dire una parola.
Karin indossava un maglione di lana bianco, dei pantaloni neri e delle pantofole. Si avvicina a Lily e la fece sedere sul letto.
Afferra una spazzola da un piccolo cassetto e iniziò a pettinarle i capelli. Amava pettinare i capelli della sua piccola e dolce nipotina con gentilezza.
“Buon compleanno, piccola Lily.” disse la donna.
“Grazie.” risponde la bambina con un sorriso. Karin si alzò dal letto e prese dei vestiti dall’armadio. Prese una felpa bianca e una gonna rosa pallido. Poggiò i vestiti delicatamente sul letto.
“Metti questi vestiti e vieni a fare colazione, bambina mia.” disse lei amorevolmente.
Lily annuì di nuovo, prese i vestiti posati sul letto e li indossò.
Intanto nella sala da pranzo, Norman stava preparando la colazione per tutti mentre Karin dava un occhiata a dei documenti.
“Come va con il negozio, cara?” chiese l'uomo.
“Va tutto bene per il momento.” rispose sorridendo.
“Quando pensi di tornare?” domandò Karin.
“Credo che finirò di lavorare verso le otto del pomeriggio.” rispose Norman.
Dalla porta della cucina entrò un ragazzo di circa undici anni. Aveva una corporatura robusta nel complesso, capelli rossi e spettinati, occhi verdi come distese erbose di un pascolo e una pelle chiara ma non eccessivamente pallida. Aveva anche degli occhiali neri e rettangolari. Il ragazzo aveva in mano un pacco regalo che posa sul tavolo.
“Bentornato caro.” disse la donna.
“Scusate se ci ho messo tanto. Volevo prendere il regalo giusto per Lily.” disse il bambino sorridendo, il suo nome era Alfred.
Era l'undicesimo compleanno della piccola Lily e tutti volevano rendere quel giorno speciale.
Lei non era propriamente la loro figlia biologica, era più una loro nipote ma loro la amavano teneramente proprio come se fosse davvero una loro figlia.
Lily arrivò in cucina in quel momento e Alfred corse per abbracciarla.
“Buon compleanno, sorellina.” disse.
“Sono più una cugina, credo.” rispose lei.
“Sei mia sorella, punto.” rispose allora lui.
Norman portò tutto a tavola, era una colazione semplice. Latte con cacao, biscotti, caffè, pane e marmellata di fragole.
Lily si sedette ma prima di mangiare unì le mani tra loro, come se stesse pregando.
“Grazie per il cibo.” disse.
Era una specie di rituale per lei. Iniziarono tutti a fare colazione. Karin beveva del caffè mentre la posta arrivò.
Norman si alzò e prese la posta controllandola. Non riuscì a trattenere un espressione di gioia.
“Come mai così allegro, mio caro?” chiese la donna quando il marito ritornò.
“Beh, amore mio, credo che il nostro sogno si sia avverato.” rispose.
“Mh? Una fornitura a vita di cannoli siciliani?” propose la donna ironica.
Karin adorava i cannoli siciliani, in realtà amava tutti i tipi di dolci ma i cannoli erano la sua vita.
“No.” rispose l'uomo.
Lui porse le due lettere alla moglie che appena le vide scoppiò di felicità. Abbracciò il marito con una tale forza che erano vicini dal cadere.
“Che succede?” chiese Alfred.
“Beh, tu e Lily siete stati scelti per frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts.” disse Norman.
Alfred sorrise e guardò Lily accorgendosi che non sembrava molto felice della cosa.
“Quindi...altri maghi mi faranno del male?” chiese lei.
“Se si azzardano li riempio di pugni.” disse il cugino.
Karin notando il timore della nipote si avvicinò a lei accarezzandole la testa.
“So che potrebbe spaventarti una cosa del genere ma non sarai sola. Potrai sempre trovare dei buoni amici, lo sai.” disse la zia.
“Dici davvero?” chiese lei.
“Ne sono sicura.” rispose.
Lily sorrise. Alfred si alzò e prese il pacco regalo e lo porse alla cugina.
“Aprilo.” disse.
Lei lo aprì con delicatezza e dentro vi era un accessorio, un elastico per capelli di seta bianca ricamata e sembravano tanti cuori connessi tra loro con un fiocco rosa che pendeva dolcemente.
“È stupendo. Grazie.” disse lei sorridendo.
Alfred prese alcune ciocche dei suoi capelli rossi e fece un piccolo chignon sulla parte sinistra della testa. Prese l'elastico e fissò lo chignon.
Pensò che fosse una principessa con i capelli lisci e sciolti e con quel piccolo chignon.
Prese un piccolo specchietto.
“Guarda, cosa ne pensi?” chiese lui.
“È così carino.” disse Lily con un tono molto riconoscente.
Sua madre e suo padre non l'avevano mai trattata come i suoi zii. Loro la chiudevano per giorni in una stanza buia e fredda fino a quando, stanchi delle sue lacrime, l'avevano abbandonata dai suoi zii paterni. Era sempre felice con loro, la trattavano come una specie di principessa.
“Quindi, è meglio comprare tutto il possibile per la scuola.” disse Karin leggendo la lista dell'occorrente.
Con la sua bacchetta in mano che mosse leggermente animò dei metri da cucito che misurarono tutte le misure dei due ragazzi. Scrisse le varie misure su un taccuino.
“Con questo vi farò cucire delle divise, dovrete tenerle con assoluta cura.” disse.
Lily e Alfred annuirono. Entrambi avevano sempre molta cura delle proprie cose quindi era difficile per loro rovinare i loro oggetti.
Per tutto il pomeriggio Lily e Alfred non fecero altro che domandarsi come sarebbe stato il loro nuovo inizio.

Capitolo 2: Un Inizio Col...Botto di Forcina

Era sera ma Lily non riusciva a dormire. Si girava e rigirava tra le lenzuola del letto in preda ai suoi pensieri. Era ansiosa, spaventata, dentro di sé pensava di non essere in grado di frequentare una scuola così importante. Cosa avrebbero pensato i suoi genitori?
"Un demonio come te non appartiene a nessun posto."
Lei era ancora tormentata dalle parole aspre e amare dei suoi genitori, quelle parole la rendevano insicura.
Per loro era solo una poco di buono ma lei nel profondo voleva davvero cambiare.
L'unica forma di luce che filtrava dalla finestra della sua camera era la debole luce della luna. Una luce candida, pura e tenue.
Lily guardò la luna scostando la tenda innondando la stanza di quella luce immacolata. Desiderava ardentemente brillare come quella luna.
Il giorno seguente Lily e Alfred vennero accompagnati alla stazione da Karin. Arrivati all'entrata la donna raccomandò ai due ragazzi di comportarsi bene. I due ascoltarono attentamente senza dire nulla. Infine si chinò verso la bambina e le accarezzò la testa.
“Non mangiare troppo e non metterti nei guai. Credi in te stessa, okay? È importante. Cerca di farti degli amici, non ne servono tanti ma di loro potrai fidarti in ogni momento."
Lily annuì e le sorrise.
Così si salutarono e Karin tornò a casa non riuscendo a trattenere le sue lacrime. Forse non era pronta come credeva nel lasciarli andare via così.
Intanto Lily e Alfred cercavano, smarriti, il binario nove e tre quarti. Lily indossava una camicia di seta bianca, un nastro rosso scuro intorno al colletto della camicia, una gonna dello stesso colore del nastro lunga fino alle ginocchia, aveva anche delle calze bianche lunghe fino a metà coscia e delle ballerine nere a tacco basso con il cinturino. I suoi capelli rossi erano sciolti ma alcune ciocche furono raccolte in due chignon e quello sinistro era ornato dall'elastico che le era stato donato da suo cugino. Alfred indossava solo una felpa bianca, dei jeans con delle scarpe da ginnastica grige.
Entrambi trasportavano i loro bauli e le gabbie con i rispettivi gufi su dei carreli per bagagli.
Ad un certo punto Lily sbatté contro qualcuno cadendo a terra. Il baule si aprì leggermente a causa dello scontro e da lì cadde una piccola spilla.
“Mi dispiace, non volevo venirti addosso.” disse il ragazzo.
Lei alzò lo sguardo verso il ragazzo, aveva capelli scuri spettinati e occhi verdi contornati da occhiali tondi e rovinati. Non aveva mai visto un ragazzo come lui. Per un secondo sentì le sue pupille bruciare e vide qualcosa di bizzarro. Al posto del cuore del ragazzo c'era una caraffa di vetro piena di tante spaccature superficiali. Per un momento sembrò ricordare una frase che le disse Karin: "Il cuore di una persona è come una caraffa, può contenere molte cose, ma se si rompe anche tu lo fai." Il suo era un cuore molto simile al- "Lily, tutto bene?" suo cugino la risvegliò dai suoi stessi pensieri.
"S-Si. Ecco, mi dispiace, non volevo urtarvi." disse Lily prendendo la mano dello sconosciuto che la aiutò ad alzarsi.
“Posso sapere il tuo nome?” chiese Lily.
“Mi chiamo Harry Potter. Tu?” rispose.
“Il mio nome è Lily Bernkastel.” disse sorridendo.
“Stavi cercando il binario nove e tre quarti?” domandò Harry.
Lei annuì e vedendo il suo baule aperto lo richiuse.
“Anche io lo stavo cercando, se volete possiamo cercarlo insieme.” propose il ragazzo.
I due annuirono e insieme a Harry tentarono di trovare il binario che infine trovarono. Lily tirò un sospiro di sollievo. Sembrava affascinata da quello che aveva d'avanti. Una locomotiva a vapore scarlatta era ferma lungo il binario, un cartello in testa al treno diceva Hogwarts Espress, ore 11. Lei si voltò verso Harry.
“Grazie per l'aiuto.” gli disse.
Afferrò suo cugino per il braccio e lo trascinò dentro la locomotiva. Attraversarono alcuni vagoni e trovarono un posto libero.
Alfred sapeva che Lily era una delle persone più testarde del mondo e ne ebbe la conferma vedendola mentre tentava di caricare il suo baule. Era fin troppo bassa per arrivarci e era fin troppo esile per sollevare un baule così pesante.
“Lascialo, ti aiuto io.” cercò di dire lui.
“No, faccio da sola.” rispose lei.
“Per quanto tu voglia non ce la farai mai." disse lui ridendo della sua testardaggine.
Con una piccola spinta riuscì a caricare il baule e gli rivolse un sorriso beffardo.
“Dicevi?” gli chiese ridendo.
“Va bene. Ritiro quello che ho detto ma ora siediti.” rispose lui.
Lily si sedette e iniziò a pensare mentre guardava fuori dalla finestra. Il loro viaggio era iniziato da poco.
Si chiedeva se sua sorella Monika fosse in quel vagone. Monika era sua sorella gemella ma è sempre stata la preferita tra le due. Aveva ereditato tutto da sua madre, era la classica principessa viziata.
La loro relazione era sempre strana, quando erano da sole si comportavano come due sorella ma quando c'erano i loro genitori lei la trattava male e la maltrattava. Lily era solo una macchia nera che rovinava la purezza della loro famiglia. Sembrava divertente per loro vederla soffrire.
Una cosa era certa, non aveva molta voglia di vedere sua sorella. Voleva evitarla il più possibile. Era evidente che nonostante fossero sorelle erano destinate a due mondi opposti.
“Che hai?” le chiese il ragazzo tutto d'un tratto.
“Stavo solo pensando a qualcosa.” disse lei.
Ad un certo punto una faccia conosciuta da Lily entrò nella loro visuale periferica. Lo riconobbe subito, era il figlio di Lucius Malfoy, Draco.
Lo vedeva spesso visto che sua madre li invitava quasi sempre a casa loro. Non li sopportava. Stranamente, Draco non l'aveva mai trattata troppo male.
“È bello vederti qui, pomodoro.” disse Draco con aria di sufficienza.
Già, pomodoro, era quello il soprannome che lui e Monika usavano per schernirla ma Lily non si scomponeva mai. Per lei era quasi un soprannome appropriato per descrivere i suoi capelli scarlatti.
“Non sapevo che i pomodori potessero frequentare Hogwarts. Sembra una barzelletta.” più continuava a chiamarla così e più lei tratteneva l'istinto di picchiarlo a sangue.
“Si vede che è la stagione della raccolta.” disse afferrandola per i capelli.
“Divertiamoci un po'.” disse Draco rivolgendosi ai suoi amici.
Alfred era pronto a scagliarsi contro i tre ma lei gli fece cenno di starsene al suo posto con uno sguardo autoritario.
Notò un particolare nei suoi occhi, un azzurro freddo e solitario, gli occhi di una lince pronta a accattare le sue prede.
Prese il polso con cui Draco le tirava i capelli, era una presa stretta e ferrea. Stringeva il polso con una tale forza che per un secondo lei temette di spezzarglielo ma pensò che se lo meritasse.
Lo buttò a terra e iniziò a prenderlo a pugni contenendosi per non rovinargli il viso. Sarebbe arrivato il giorno in cui gli avrebbe rovinato anche quello.
Quando si sentì soddisfatta si alzò.
“Draco, dovresti imparare a cucire quella bocca che ti ritrovi. Ti ho già fatto un favore non spaccandoti la faccia ma se ti azzardi a darmi noia ancora non so cosa altro potrei farti.” disse Lily con tono minaccioso.
“Non preoccuparti di dirlo a tuo padre, non sono interessata ad avere a che fare con persone non raccomandabili come i Malfoy. Ora, evapora.” disse ancora lei con tutta la tranquillità dell'universo.
Alfred non credeva ai suoi occhi, non aveva mai visto la sorella reagire in quel modo. Era sempre tranquilla e taciturna. Era a dir poco sotto shock.
Quando Draco scappò via con i suoi amici Lily si risiedette come se avesse fatto la cosa più naturale del mondo.
“È stato epico! Ti rendi conto di cosa hai fatto?” chiese lui tra l'emozionato e il preoccupato.
“Per qualche mese non verrà a darci fastidio se l'ho spaventato abbastanza.” sussurrò Lily per convincersi.
Non era sicura di aver fatto la cosa giusta ma se non avesse reagito lui avrebbe continuato. Sospirò pesantemente.
“È meglio indossare la divisa. Siamo quasi arrivati.” disse Alfred.
L'altra annuì. Non doveva pensarci troppo, o almeno non per ora. Doveva solo pensare a iniziare questo nuovo capitolo della sua vita.

Capitolo 3: La Cerimonia Di Smistamento di Forcina

Una volta arrivati a Hogwarts, Lily e Alfred si sentirono sollevati. Lily guardava tutto con dolce curiosità e si sentiva felice ma nervosa allo stesso tempo. Alfred invece era ansioso, muoveva la testa di qua e di la cercando di analizzare l'ambiente circostante. La ragazza alzò gli occhi al cielo. Non erano mica in una prigione di massima sicurezza, poteva anche rilassarsi.
La porta si spalancò all'istante. Si vide una strega alta, dai capelli corvini, vestita di verde smeraldo. Aveva un volto molto severo.
“Ecco qua gli allievi del primo anno, professoressa Mcgranitt.”
“Grazie Hagrid. Da qui in avanti li accompagno io.”
Spalancò la porta. La sala d'ingresso era immensa agli occhi di Lily. Le pareti di pietra erano illuminate da torce fiammeggianti, il soffitto era altissimo e vi si intravedeva una sontuosa scalinata di marmo che conduceva a piani superiori.
La donna condusse tutti gli studenti in una saletta vuota, oltre la sala d'ingresso.
“Benvenuti a Hogwarts. Il banchetto per l'inizio dell'anno scolastico avrà luogo tra breve, ma prima di prendere posto nella Sala Grande, verrete smistati nelle vostre case. Lo Smistamento è una cerimonia molto importante perché per tutto il tempo che passerete qui a Hogwarts, la vostra casa sarà un po' come la vostra famiglia. Frequenterete le lezioni con i vostri compagni di casa, dormirete nei locali destinati alla vostra casa e passerete il tempo libero nella sala comune della vostra casa.”
Lily e Alfred si guardarono per poi riportare la loro attenzione alla professoressa.
“Le quattro case si chiamano Grifondoro, Tassorosso, Corvonero e Serpeverde. Ciascuna ha la sua nobile storie e ciascuna ha sfornato maghi e streghe di prim'ordine. Per il tempo che resterete a Hogwarts, i trionfi che otterrete faranno vincere punti alla vostra casa, mentre ogni violazione delle regole gliene farà perdere. Alla fine dell'anno, la casa che avrà totalizzato più punti verrà premiata con una coppa, il che costituisce un grande onore. Spero che ognuno di voi darà lustro alla casa cui verrà destinato.”
“La Cerimonia dello Smistamento inizierà tra pochi minuti, davanti a tutti gli altri studenti. Nell'attesa, vi suggerisco di farvi belli più che potete.”
“Tornerò non appena saremo pronti per la cerimonia.Vi prego di attendere in silenzio.” disse la professoressa Mcgranitt.
Lasciò la stanza e Lily diede uno sguardo a Alfred che si stava sistemando i capelli disordinati per essere un minimo presentabile.
Una volta lei sentì parlare di questa cerimonia da una delle sue zie paterne. Diceva sempre che era una cerimonia frizzante, non sapeva cosa intendeva con l'aggettivo frizzante ma le aveva spiegato effettivamente come veniva svolta la cerimonia.
La professoressa Mcgranitt era tornata.
“Mettetevi in fila e seguitemi.” ordinò la professoressa Mcgranitt agli allievi del primo anno.
Lily si mise dietro al fratello e seguirono la professoressa. Uscirono dalla stanza, attraversarono di nuovo la sala d'ingresso, oltrepassarono un paio di doppie porte, ed entrarono nella Sala Grande.
Non aveva mai visto un posto come quello, era affascinata da tutto quello che vedeva. Nonostante lei fosse una strega aveva vissuto gli ultimi anni con gli zii, come una comune bambina, forse troppo stramba per un bambina. I suoi zii non usavano spesso la magia. Molte cose del mondo dei maghi le ignorava.
La sala era illuminata da migliaia e migliaia di candele sospese a mezz'aria sopra quattro lunghi tavoli, intorno ai quali erano seduti gli altri studenti. I tavoli erano apparecchiati con piatti e calici d'oro scintillanti. In fondo alla sala c'era un altro tavolo lungo, intorno al quale erano seduti gli insegnanti.
Lily si meravigliò nel vedere il soffitto di velluto oscuro coperto da stelle. Era difficile credere che semplicemente il tetto non fosse aperto, non aveva mai visto un cielo così stellato.
La professoressa McGranitt silenziosamente sistemò la sedia davanti agli alunni e ci mise sopra una capello da mago. Sembrava piuttosto vecchio e sgualcito.
Lily emise un sussulto dalla sorpresa, uno strappo sul cappello apparve come una bocca e il bizzarro oggetto iniziò a cantare una filastrocca.
Alfred rise sotto i baffi alla reazione della ragazza che in risposta gli diede un occhiata arrabbiata.
A quel punto, la professoressa Mcgranitt si fece avanti tenendo in mano un lungo rotolo di pergamena.
“Quando chiamerò il vostro nome, voi metterete il cappello in testa e vi siederete sullo sgabello per essere smistati” disse.
Così iniziò la cerimonia e i vari studenti venivano smistati tranquillamente. Lily era nervosa, le tremavano le gambe e si guardava intorno come una piccola preda attaccata da un predatore.
Era preoccupata perché da quella cerimonia dipendeva tutto il modo in cui sarebbe stata vista e giudicata.
Senza contare che la famiglia di sua madre era serpeverde da generazioni e già immaginava l'ira funesta di sua madre se lei non sarebbe stata sorteggiata in serpeverde.
“Alfred Bernkastel.”
Suo cugino venne chiamato e si sedette e prima che il cappello gli venisse poggiato sul capo esso gridò.
“Grifondoro!”
Dal tavolo dei grifondoro partì un applauso di felicità. Lily sorrise teneramente.
Quando vide il ragazzo che incontrò alla stazione sentì una sensazione piacevole. Sentiva un calore espandersi nel petto e provava felicità e serenità. Anche lui era un grifondoro.
“Lily J. Bernkastel.”
In quel momento raccolse tutto il coraggio che aveva nel cuore e si sedette su quella sedia e il cappello parlante le venne poggiato in testa.
“È difficile. Vedo coraggio e forza da vendere ma anche un animo puro e gentile, anche un intelletto superiore alla media ma soprattutto una forte determinazione e voglia di cambiare...dove ti metto? Allora...Grifondoro!”
Lily senza pensarci molto raggiunse il tavolo dei grifondoro. Si sedette vicino a una ragazza dai capelli castani e mossi.
“Io sono Lily.” disse.
“Io sono Hermione, piacere.”
“Piacere mio.”
Alfred aveva già fatto amicizia con molti grifondoro ma Lily si sentiva a suo agio e poi sapeva molte cose e la affascinava.
“Non vedo l'ora che le lezioni abbiano inizio.” disse Lily sorridendo.
I suoi occhi si posarono su Harry e non poté far a meno di sorridere. Quella sensazione di calore e di affetto nel cuore era così amabile. Sentì un rumore. Come se nella caraffa, che rappresentava il suo cuore, fosse caduta una caramella.
Cosa era questa sensazione?
Aveva sempre pensato di essere una bambina senza sentimenti e di non poter provare sentimenti. Eppure quella sensazione che provava nel suo cuore era dolce come il caramello. Che cosa era?
Nonostante quel bel momento sentì un nome che non le faceva piacere sentire.
“Monika C. Ward.”
La vide. Monika, la sua sorella gemella minore. Aveva preso tutto da sua madre, lunghi capelli fluenti e mossi come fili d'oro, occhi blu scuro come le profondità del mare e pelle bianca come perle. I capelli erano raccolti in due codini laterali.
Era la tipica principessina viziata, pigra e capricciosa. Lily non provava nulla per lei, non la amava ma nemmeno la detestava. Era solo un sapore agrodolce.
“Serpeverde!”
Era quasi ovvio. Sua madre ne sarebbe stata orgogliosa. Monika esibì un ghigno compiaciuto prima di unirsi ai serpeverde insieme a Draco Malfoy, il suo amico d'infanzia. Una coppia di viziati.
Lily scosse la testa per non pensare a loro, doveva solo godersi la festa finché poteva.
Notò un professore in particolare che parlava con uno strano uomo con un turbante. Aveva i capelli neri e untuosi, il naso adunco e la pelle giallastra. Era curiosa su chi fosse.
Quando per sbaglio i loro sguardi si incontrarono sentì un dolore molto forte ai lati della fronte e per un secondo non vide nulla, erano come dei flash molto forti. Si mantenne al tavolo e portò una mano sulla fronte quasi rischiando di mostrare a tutti il suo segreto.
“Tutto bene?” chiese Hermione preoccupata.
Lily si prese dopo qualche minuto, i flash cessarono e il dolore si attenuò.
“S-Sto bene.”
Come se fosse stata scottata da un ferro bollente, rimise la sua frangia al suo posto per nascondere la sua fronte e rivolse un sorriso rassicurante.
“Se posso chiedere, sapete chi è quel professore vestito di nero?” chiese sottovoce.
Le rispose uno studente del secondo anno.
“Lui è Severus Piton, insegna pozioni.”
Lily annuì e disse a sè stessa che era meglio non contraddirlo.

Capitolo 4: Quella Notte Di Inizio Maggio di Forcina

“Lily, tutto bene?” le domandò Hermione con aria preoccupata.
Sentiva ancora la sua fronte pulsare, non era un dolore acuto ma era abbastanza fastidioso. Non capiva il perché di quel dolore, da quando aveva incontrato lo sguardo di Piton...
Bevve un bicchiere d'acqua e il dolore diminuì a poco a poco.
“Sto bene.” rispose a Hermione.
Lei annuì. Lily continuò a mangiare spalmando un bel pò di miele su una fetta di pane. Amava qualsiasi tipo di dolce.
Poco dopo girò lo sguardo, guardando Harry. Provava un bizzarro interesse per quel ragazzo.
“Chi sta guardando?” le chiese Hermione.
Lily sussultò e portò lo sguardo sul suo piatto ignorando la domanda della ragazza.
Dopo il banchetto tutta la scolaresca si diresse verso i dormitori della propria casa. Arrivati in sala comune vide Harry venirle incontro.
“Posso aiutarti?” gli chiese.
“Prima ti è caduto mentre ci siamo incontrati in stazione.” disse lui porgendole una spilla con un giglio bianco sopra.
Lily ricordava quella spilla, era un regalo che ebbe da sua nonna paterna, prima di conoscere Karin e Norman. Quel giorno fu l'inizio di una nuova vita per lei.
“Ti ringrazio.” disse prendendo la spilla.
Gli rivolse un dolce sorriso e seguì le ragazze nel dormitorio femminile.
Durante la notte Lily non riusciva a dormire. Era inginocchiata vicino alla grande finestra, ammirava la bellissima luna piena.
Quella luna le ricordava il giorno in cui lei scoprì tutto su se stessa.
Era una notte di luna piena. Era rinchiusa in una gabbia nello scantinato. Vi chiederete perché, i suoi genitori l'avevano rinchiusa lì perché dicevano che lei fosse il frutto del demonio, un mostro. Lily non capiva il perché di quelle parole d'odio, era lì, in un angolino a piangere dalla tristezza immensa che provava.
Ad un tratto vide entrare un maggiordomo nello scantinato, un bellissimo maggiordomo vestito di nero e dai capelli rossi e scintillanti. Aveva occhi verdi come due smeraldi grezzi. L'uomo avanzò e aprì il lucchetto puntando la bacchetta magica e sussurrando una parola strana.
“Finalmente ti ho trovata.” disse.
Lily non lo capiva. Cosa voleva dire che lui l'aveva trovata? La fece uscire dalla gabbia e la avvolse con un cappotto molto caldo. La prese per mano e uscirono da lì.
Attraversarono vari corridoi prima di uscire dal castello, senza essere disturbati da nessuno.
“Chi siete voi? Dove mi state portando?” chiese con preoccupazione.
“Non preoccuparti, non vogliamo farti del male.”
Lily quasi senza accorgersene vide il cuore dell'uomo. Era una caraffa con poche crepe, sembrava un cuore così sincero.
Decise di fidarsi di lui, era sola dopotutto, la sua famiglia la detestava e non apparteneva più a nessun posto. Era un demone tutto solo nella foresta.
Camminarono per molto tempo, sentiva dolore ai piedi e il cappotto nonostante la tenesse al caldo non migliorava la situazione di quella fresca notte di maggio.
Arrivarono davanti a una specie di antico castello dalle origini orientali circondata da un giardino ricco di alberi e fiori.
I due entrarono nell'atrio e Lily quasi si perse nell'ammirare i quadri enormi sul muro che rappresentavano varie donne con mille varietà di abiti provenienti da ogni epoca. Il pavimento in marmo lucido e le pareti tinte di verde menta. C'era una grande scalinata che portava al piano superiore.
“Vincent, sei tornato finalmente.”
Una donna bellissima corse loro incontro.
Lunghi capelli rossi e mossi le incorniciavano il volto pallido e dai lineamenti morbidi. Una particolarità peculiare erano i suoi occhi di due colori diversi, quello sinistro era verde chiaro mentre quello destro era celeste.
Indossava un maglione bianco e una lunga gonna giallo pallidoche arrivava fino alle caviglie, ai piedi aveva delle semplici scarpe nere con il tacco basso.
Poco dopo venne seguita da un uomo alto e magro con occhi azzurri e capelli neri. I suoi capelli si spostavano leggermente a sinistra, coprendo appena l'occhio.
“Si, sono tornato. Lei è Lily, la bambina di Isabella.” disse l'uomo chiamato Vincent.
La ragazza si chiese come facesse l'uomo a sapere il suo nome. La conosceva? Non l'aveva mai visto, era sempre chiusa in quello scantinato. Com'era possibile?
La donna dai capelli rossi si avvicinò a Lily e si inginocchia per arrivare alla sua altezza. Aveva un viso così amabile e dolce, pensò Lily.
“Devi essere molto confusa. Non preoccuparti. Con il tempo capirai tutto.” disse.
Vincent rivolse alla ragazza un sorriso amorevole.
Dalla grande scalinata scese un altra donna. Sembrava molto sicura di sé. Lunghi capelli neri e lisci come seta scendevano dal volto lungo il petto prosperoso. Era alta, slanciata, i suoi occhi felini erano blu come lapislazzuli. Indossava un lungo cappotto nero, dei pantaloni neri e aderenti e stivali bassi con tacco anch'essi neri.
“Gwenael vi sta aspettando, è impaziente di vedere la ragazza.” disse.
Vincent annuì incerto. In effetti, si era dimenticato di dire alla ragazza tutta la verità. L'uomo porto la ragazza oltre quella scalinata, attraversarono un corridoio vuoto, illuminato da delle candele e si fermarono d'avanti a una grande porta dorata. L'uomo bussò un paio di volte e la porta si aprì lentamente.
“Entra, non avere paura.”
Lily entrò lentamente e con passo incerto. Aveva così tante domande nella sua testa.
Sembrava una normalissima stanza da letto, sul letto patrimoniale era seduta una donna anziana. Il volto sembrava avanti con gli anni e era pieno di rughe, i capelli un tempo rosso acceso erano di un colore sempre più pallido, il corpo sembrava debole e stanco avvolto in un kimono bianco.
“Tu devi essere Lily, mio figlio mi ha parlato molto di te, bambina mia.” disse la donna.
“Perché Vincent mi ha portato qui?” chiese.
“Tuo padre era così preoccupato per te, quando ha saputo come ti trattavano non ha esitato a portarti qui.” spiegò.
Lily non comprendeva. Suo padre era Michael Ward, l'uomo con cui sua madre si è sposata, no?
“In che senso? Mio padre è-” cercò di dire la ragazzina.
“Purtroppo non è la verità.” iniziò la donna.
“Tua madre sposò quell'uomo solo per convenienza, in realtà il tuo vero padre è Vincent.” disse Gwenael con voce calma.
Il mondo sembrava crollarle addosso. Non ci credeva, era impossibile che quello sconosciuto. Non era assolutamente suo padre. Erano solo dei pazzi.
“Non è vero!” urlò quasi Lily.
Si mise le mani tra i capelli tentando di cancellare queste parole. Guardando le cose da quest'ottica però tutto aveva un senso.
L'odio dei suoi genitori dei suoi confronti sembrava improvvisamente chiaro. La odiavano perché era il frutto di una relazione della madre con un altro uomo.
Sentì la donna accarezzarle la testa con gentilezza quasi materna.
“Oggi sei qui perché voglio che tu sappia tutto stanotte.” disse.
“Tutto?” ripeté Lily.
La donna prese uno specchio d'argento e lo porse a lei. La ragazza lo prese e guardò il suo riflesso. Non riusciva nemmeno a credere ai suoi occhi. Vedeva due piccole corna scorgere dalla sua testa. Era completamente assurdo! Non voleva crederci, desiderava con tutta se stessa che tutto questo fosse solo un bruttissimo incubo.
Gwenael le spiegò che essendo figlia di Vincent aveva ereditato queste unicità che facevano parte della sua famiglia da generazioni. Erano una delle famiglie più antiche del mondo magico, le loro unicità erano sconosciute e custodite gelosamente.
La donna cercò di rassicurare Lily che pian piano che apprendeva tutta la realtà si mostrava sempre più fragile.
La capofamiglia accolse la bambina tra le sue braccia e le accarezzò i capelli.
“Sai, anche io quando avevo la tua età sono arrivata a conoscenza di questa verità in modo così repentino. Mi sentivo sola all'epoca e abbandonata dalla mia stessa famiglia.”
Lily che fino ad ora aveva la testa china la alzò lentamente.
“Puoi dirmi tutto quello che senti. È questo che provi, non è così?”
La donna era così affranta nel vedere l'espressione sofferente di quella bambina. Pensò che la vita fosse così ingiusta nel costringere una piccola creatura, così fragile, nel percorrere una strada piena di ostacoli.
“Cosa dovrei fare, nonna?”
Lily si sentiva così protetta e serena con lei, le venne quasi naturale chiamarla così. Un calore così affettuoso non lo provava con nessuno.
Gwenael si sorprese ma le sorrise in modo amorevole, si, aveva davvero un animo nobile e gentile.
Passarono tutta la notte a parlare di tutto e la donna insegnò alla più giovane la lezione più importante: per diventare forti bisognava riempire il proprio cuore d'amore.
Lily non avrebbe mai dimenticato quella notte, mai.

Capitolo 5: Il Primo Giorno di Forcina

Il venerdì Lily arrivò alla Sala Grande per la colazione. Si sedette accanto a Hermione e iniziarono a parlare del più e del meno.
“Cosa abbiamo oggi?” chiese Lily a Hermione.
“Doppia ora di pozioni con i Serpeverde.” rispose l'amica.
Le lezioni di Pozioni si svolgevano in una delle celle sotteranee.
Piton iniziò la lezione prendendo il registro e giunto al nome di Harry si bloccò.
“Harry Potter, la nostra nuova...celebrità”
Si udirono delle risate soffocate. Piton finì di fare l'appello e alzò lo sguardo sulla classe.
Lily teneva lo sguardo chino sul banco prer paura di leggere il cuore di qualcuno per errore.
“Siete qui per imparare la delicata scienza e l'arte esatta delle Pozioni. Poiché qui non si agita insulsamente la bacchetta, molti di voi stenteranno a credere che si tratti di magia. Non mi aspetto che comprendiate a fondo la bellezza la bellezza del calderone che sobbole a fuoco lento, con i suoi vapori scintillanti, il delicato potere dei liquidi che si insinuano nelle vene umane, stregando la mente, irretendo i sensi...Io posso insegnarvi a imbottigliare la fama, distillare la gloria, addirittura mettere un freno alla morte...sempre che non siate una manica di teste di legno, come in genere sono tutti gli allievi con cui ho a che fare.”
Lily pensò che il suo discorso forse abbastanza delirante. Alzò gli occhi, come per istinto, verso Piton e vide per la prima volta uno dei cuori più bizzarri che avesse mai visto. La caraffa era colma di spaccature, sembrava quasi sul punto di spezzarsi. Era un cuore così soffocato dalla tristezza e dalla sofferenza ma forse un briciolo di speranza teneva insieme tutti i cocci. Non aveva mai visto un cuore così...ferito.
Sussultò. Abbassò subito lo sguardo per paura che Piton si rendesse conto dei suoi poteri.
Alfred la prese per mano per rassicurarla. Lily non era di certo la persona più facile da calmare. Aveva solo bisogno di qualcuno che la tenesse per mano.
“Perché non prendete appunti.” disse il professor Piton.
In quel momento entrò in panico visto che si era distratta ma il cugino la aiutò dicendole cosa doveva scrivere.
Durante il pranzo qualche civetta recapito a Lily un pacco con una lettera sopra.
La lettera diceva:

Cara Lily, Spero che tutto vada bene a scuola e che i tuoi voti siano sempre eccellenti. In questo pacco ci sono solo dei libri necessari per la tua educazione e il giornale con tutte le novità. È sempre un bene informarsi su quello che accade nel nostro mondo. Ti invierò ogni giorno il giornale e mi aspetto che tu lo legga con attenzione. Se ti serve qualsiasi cosa sarò lieta di soddisfare ogni tua richiesta. Infine, ti raccomando di fare molte amicizie e di fare nuove esperienze. Sinceramente tua. Gwenael Bernkastel.

Lily, dopo aver letto la lettera, aprì il pacco con un giornale e sei libri dalla copertina molto antica e opaca.
Dopo il pranzo corse verso il dormitorio e chiuse la porta. Mise i libri nel suo baule e iniziò a leggere il giornale. Lesse di una rapina alla Gringott. Le parve molto strano, credeva che fosse un posto di assoluta sicurezza.
Hermione entrò in camera risvegliando Lily dai suoi pensieri.
“Non pensavo fossi qui, cosa stai leggendo?” le chiese.
“Sto solo leggendo il giornale.” rispose.
Hermione prese qualche libro e uscì velocemente dalla stanza. Lily prese i suoi libri e iniziò la sua sessione pomeridiana di studio.

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