Dodici anni di 7vite

Sirius Black, accusato di un crimine mai commesso, è costretto a scontare la sua pena nella prigione di Azkaban.
Sirius tenterà inizialmente di farla finita stuzzicando un Dissennatore, ma riceverà la visita dei fantasmi di James e Lily che lo incoraggeranno a non darsi per vinto. Seguendo il loro consiglio di "mantenersi lucido" Sirius deciderà di scrivere un diario in cui racconterà tutto della sua vita: dai problemi legati alla sua infanzia con l'insopportabile famiglia Black alle amicizie speciali strette ad Hogwarts, sino ad arrivare al giorno in cui finalmente evaderà dalla prigione di massima sicurezza.


Categoria: Pre-OOP Personaggi: Lily Evans, [+] Black, [+] Malandrini
Era: Ultimi Black e Malandrini (1950-1990)
Generi: Avventura, Commedia
Lunghezza: A Capitoli
Pairing: Nessuno
Avvertimenti: Momento Mancante
Sfide: Nessuno
Series: Nessuno
Capitoli: 2 Completa: No Parole: 3719 Read: 3377 Pubblicata: 18/02/18 Aggiornata: 18/02/18

1. La notte di Halloween di 7vite

2. Azkaban di 7vite

La notte di Halloween di 7vite

 

La notte di Halloween


Il 31 Ottobre 1981 la notte era fredda ed il cielo cupo, tuttavia i vicoli di Diagon Alley erano gremiti di Streghe e Maghi di ogni età intenti a festeggiare Halloween.
Io non avevo alcun desiderio di unirmi alla bolgia, da poco tempo avevo preso insieme a James una decisione parecchio rischiosa e continuavo a chiedermi se avessimo fatto la scelta giusta. Sia chiaro, non che non mi fidassi del mio vecchio amico Peter, ma mi domandavo se fosse stato in grado di sopportare il peso di una responsabilità così grande.
Per alleggerire il peso dei miei pensieri decisi di  affogarli in un bel boccale di Burrobirra fumante, quindi entrai ai Tre Manici di Scopa, dove la bella Madama Rosmerta era impegnata a mescolare in un calice diverse bottiglie di colori diversi.
«Mi permetta di dirle che lei diventa sempre più affascinante ogni giorno che passa, Lady Rosmerta.»
Le confessai prendendo posto al bancone. Avevo sempre avuto un debole per quella donna lì e non ne avevo certo mai fatto mistero. Le sorrisi, sfilandomi la giacca di pelle e sistemandola sullo sgabello di fianco al mio.
«Sirius, oh Sirius, sei davvero un playboy, lo sai? Una burrobirra?»
Si sentiva in dovere di fingersi disturbata dalle mie avances, ma io sapevo che in realtà le mie attenzioni la lusingavano parecchio.
«Calda come l’inferno per favore.. E come lei…»
«Ah-ah sai che queste tue doti di gigolò non attaccano con me. Quante volte te lo devo dire? Ho tanti anni più di te, Sirius, potresti essere mio figlio.»
Sorrise, ma c’era una nota di malinconia nella sua voce. Forse il mio viso così liscio la faceva sentire più vecchia di quanto non fosse in realtà. Succedeva a quasi tutte le donne che avessero superato la quarantina, anche se Madama Rosmerta si portava i suoi 42 anni elegantemente.
«Ma non lo è, e mi permetta di dirle che, se lo fosse stata, io non avrei mai saputo rinunciare ad essere nutrito dai suoi seni, probabilmente vi sarei ancora attaccato adesso a ventuno anni suonati.»
Le sue guance divennero paonazze, mentre il mio sorriso si allargò sempre di più sul mio viso. Poggiai le labbra sul boccale rovente e ingollai una lunga sorsata del suo liquido. Madama Rosmerta mi strillò dietro un bel po' di parolacce, schiaffeggiandomi il braccio dalla sua postazione dietro al bancone, rischiando di farmi rovesciare la burrobirra per terra. Non riuscii comunque a sentirmi offeso, ridevo ancora più sguaiatamente, incitandola a continuare.
Rimasi seduto un altro paio di minuti, fissando la gente attorno a me, sorseggiando il resto della mia bibita con scarso interesse. Con la coda dell'occhio fissai Madama Rosmerta chinarsi per raccogliere qualcosa dal pavimento e desiderai avere circa vent'anni in più. Forse una pozione invecchiante avrebbe fatto al caso mio. Sollevai il boccale e tracannai fino all'ultima goccia, poi lasciai sul bancone un pugno di falci come mancia e, stringendomi per bene la sciarpa attorno al collo, uscii per strada.
Il cambio di temperatura fu brusco, il vento gelato mi irrigidì i muscoli facciali. Non avevo una chiara idea di dove sarei andato, avrei tanto voluto andare dai Potter e giocare insieme ad Harry e la nuova scopa giocattolo che gli avevo regalato per il compleanno, ma sapevo di non potere. Da quando, solo poche ore prima, James e Peter avevano stretto l’incanto Fidelius, ero stato pervaso da una brutta sensazione. Avrei preferito essere io il loro Custode Segreto, di modo da poter far loro visita quando più mi aggradasse, ma per questioni di sicurezza la scelta era poi ricaduta su Peter. D’un tratto mi venne in mente un altro luogo che avrei potuto visitare.
Il nascondiglio di Peter non era lontano da dove fossi, e mi dissi che vedermi avrebbe sicuramente messo di buon umore il mio vecchio amico, che da un paio di giorni sembrava essere più nervoso del solito. Peter non era mai stato un cuor di leone, e inizialmente mi sentii in colpa per avergli proposto quel ruolo così ingrato, ma in fin dei conti lui non correva alcun rischio. Confesso che il mio primo pensiero era andato a Remus, ma anche lui era tenuto costantemente sotto controllo da Voldemort e il suo esercito. Peter invece no, quasi tutti lo ritenevano fin troppo insignificante da credere che qualcuno gli affidasse la propria vita. Ma Peter era sempre stato un nostro caro amico, sin dal primo anno ad Hogwarts, e noi ci fidavamo ciecamente di lui.


Quando arrivai di fronte casa sua notai che le luci erano spente. Ebbi inspiegabilmente paura, corsi velocemente alla porta e bussai con furia, ma non rispose nessuno. Pronunciai “Alohmora” e varcai l’uscio di casa attraversando il corridoio a grandi passi, ma di Peter nemmeno l’ombra, sebbene tutto sembrasse in perfetto ordine. Un terribile presentimento mi martoriava la testa: era la notte di Halloween, Voldemort stava cercando i Potter e il loro custode segreto non era in casa. Mi dissi che forse era semplicemente uscito a fare due passi, ma conoscevo troppo bene Peter da sapere che aveva troppa paura di mettere il naso fuori di casa di quei tempi, soprattutto al calare delle tenebre. Un groppo mi si strinse in gola, dove diamine era finito? Cavalcai la mia motocicletta e sorvolai il cielo notturno, il cuore mi tamburellava violentemente dentro al petto, talmente forte che credevo sarebbe uscito fuori dalla cassa toracica da un momento all'altro. Sorvolai Spinner's End, il luogo in cui aveva vissuto Lily da bambina, ma non vi era nulla di strano, allora mi diressi verso la dimora dei Potter, a Godric’s Hollow. Rabbrividii quando notai la catasta di rovine e il cumulo di polvere che si ergevano dal punto in cui un tempo si trovava la dimora del mio migliore amico. Sperai con tutto me stesso che non fosse ciò che temevo, tentai di rassicurarmi, di dirmi che andava tutto bene, ma non riuscii a crederci davvero. Persi quota e smontai dalla motocicletta. Dalle rovine proveniva una voce familiare, anche se in quel momento non seppi dire a chi appartenesse – non era Peter –. Mi avvicinai cautamente alla fonte del suono con la bacchetta stretta in mano. Spinsi lentamente la porta di legno e vi trovai Hagrid. Mi tremarono le gambe. Lui si voltò di scatto come un animale selvaggio brandendo un ombrello rosa verso di me. Alzai le mani in segno di resa e, lentamente, Hagrid abbassò l’arma. Vidi che teneva un piccolo fagotto in una sola delle sue massicce mani.
«Sirius.»
Sussurrò, abbandonando l’ombrello per terra e passandosi una mano sotto gli occhi, asciugandosi le lacrime che gli rigavano il viso e si intrappolavano nella sua folta barba.
 «Io... Io... Non ci voglio ancora credere.»
Il corpo di James giaceva immobile a terra, aveva gli occhi sbarrati di chi ha appena ricevuto un’orribile sorpresa, la bocca aperta in una smorfia di disgusto e le braccia alte, la bacchetta ancora serrata in una mano. Mi chinai di fianco al suo cadavere e toccai la punta delle sue dita. Poi mi voltai, salii rapidamente le scale e, nella stanza del piccolo Harry, trovai il corpo inerme di Lily. Era morta con le braccia strette al petto, l'espressione sul suo viso rivelava dolore e paura. Non aveva la bacchetta, non aveva neppure lottato. Mi chinai ad accarezzarle i capelli, sentendomi responsabile di quello scempio. Tornai al piano di sotto, e strappai via il mio figlioccio dalle grosse mani di Hagrid. Lui non si oppose, continuò a lacrimare in silenzio. Harry aveva una nuova cicatrice sulla fronte a forma di saetta e gli occhi chiusi, ma al contrario dei suoi genitori respirava, era vivo, stava solo dormendo. Grosse gocce di luce sgorgarono involontariamente fuori dai miei occhi. Strinsi al petto il corpicino di quell'orfanello e soffrii insieme a lui, uniti entrambi da una perdita troppo dolorosa.
«Devo portarlo dai suoi zii a Little Wingings, me l'ha ordinato Silente.»
Mi disse il gigante, prima di affondare il naso in un grosso pezzo di stoffa, soffiandoci dentro.
«Devo farlo adesso, Sirius, prima che il posto si riempia di Babbani curiosi.»
Aggiunse, arrotolando grossolanamente il fazzoletto e riponendolo in una tasca del suo enorme pastrano. Mi limitai ad annuire, incapace di fare altro. Hagrid allungò le braccia per riprendere Harry. In quel momento sentii come se un pezzo di me mi venisse illecitamente strappato via, come se mi stessero allontanando dall'unica cosa rimastami, e sprofondai nell'angoscia.
«So come ti senti. Sto uno schifo anch'io. Vorrei poterti consolare, ma non so farlo.»
Mi disse, e vidi il mio stato d'animo riflesso solo in minima parte nel suo volto. Annuì.
 «Vuoi prendere la mia motocicletta, Hagrid? A me non serve più.»
La mia voce parve provenire da un punto molto lontano. Il gigante accettò la mia offerta e presto si levò in aria allontanandosi insieme ad Harry. Rimasi immobile con lo sguardo verso il cielo, mentre osservavo le due figure diventare sempre più piccole, minuscole, fino a sparire del tutto nel buio cielo di Londra.


Rimasi da solo in quella casa per un lasso di tempo che mi sembrò interminabile, accanto al cadavere del mio migliore amico, odiando me stesso per aver affidato a Peter l'incarico che spettava a me. Peter… Dov'era adesso? Quanto alto era stato il prezzo della vita di James e Lily? Seppi immediatamente che non era morto, non c’era nessuna traccia di battaglia  in casa sua, e dubitavo che  i Mangiamorte lo avessero prelevato con gentilezza. No, doveva semplicemente averci tradito. Quella consapevolezza faceva ancora più male, una parte di me avrebbe desiderato che fosse stato torturato, meglio morto da eroe, piuttosto che vivo da vile codardo. Sentii la rabbia montarmi in corpo, decisi di correre a cercare Minus, se era vivo l’avrei ucciso io con le mie stesse mani. Mi trasformai in cane e, bacchetta alla bocca, corsi a perdifiato lungo i budelli di Godric’s Hollow, Peter non poteva essere lontano, ne ero certo. D’un tratto lo vidi e il mio cuore mancò un battito.
«Peter!»
Urlai, tornando ad essere un uomo. Peter si voltò di scatto e mi sorrise malvagiamente.
«Sirius, amico mio.»
Lanciai uno Stupeficium che lo colpì in pieno petto.
«Schifoso Mangiamorte dei miei stivali, vigliacco di un ratto di fogna, ti giuro che è giunto il momento della tua morte.»
Non mi accorsi nemmeno della calca di persone che si era formata alle mie spalle. Peter si risollevò con fatica, sul suo volto era ancora stampato il sorriso beffardo che mi aveva rivolto poco prima.
«Io non credo, Sirius. Sarò io ad ucciderti.»
Strinse gli occhi acquosi e levò la bacchetta in aria.
«Avada Kedavra, Avada Kedavra, Avada Kedavra.»
Lanciò una maledizione dietro l’altra, dalla bacchetta fuoriuscivano nubi di fumo color verde. Rotolai sul fianco per schivare la morte, la gente intorno a me urlava di paura e disperazione. Vidi Peter trasformarsi in topo e sparire dal luogo del delitto, mentre una decina di corpi giaceva inerme di fianco a me. Peter era un assassino, aveva ucciso tutte quelle persone.
Un sonoro pop mi destò dallo stato di trance in cui ero caduto. Due uomini si avvicinarono a me con espressione preoccupata. Li conoscevo, erano Cornelius Caramell e Bartemius Crouch. Li fissai con gli occhi lucidi, incapace di aprir bocca.
«Per la barba di Merlino, Sirius Black.»
Esclamò Caramell sobbalzando. Entrambi parvero sorpresi.
«Incarceramus.»
Pronunciò Crouch senza espressione,  puntando la bacchetta contro di me e lasciandomi immobilizzare dalle funi che fuoriuscivano dalla sua bacchetta. Mi sentii mancare il respiro, più mi divincolavo e più e le funi si stringevano attorno al mio corpo, soffocandomi.
«Ti verrà requisita la bacchetta Black.»
M’informò Crouch in tono piatto.
«Hai causato tu tutto questo?»
domandò Caramell con disgusto, evidentemente confuso.
«Che cosa? Vi state sbagliando di grosso, è stato Peter, Peter Minus.»
«Peter Minus?»
Ripeté Caramell.
«Era qui un attimo fa, proprio in quel punto lì, guardate.»
Caramell e Crouch seguirono il punto che gli indicavo e si fissarono sgomenti.
«Sirius Black.»
Cominciò Crouch.
«Sei accusato della morte di dodici Babbani e di Peter Minus. Sconterai la tua pena nella prigione di Azkaban sino al giorno della tua morte.»
Avrei voluto rispondere, ribattere a quelle accuse infondate, ma le corde mi chiudevano la gola.
«Sono innocente.»
Sibilai, ma le mie parole morirono sulla punta della mia lingua e in quel momento capii di essere spacciato. Peter era riuscito ad ingannare tutti quanti. In preda alla disperazione iniziai a ridere. Risi perché compresi che la mia vita era finita, perché non mi restava più niente, perché ero stato gabbato dal mago più inetto che conoscessi. E mentre la mia risata amara lacerava l'aria nottura come il latrato di un cane, le funi attorno al mio collo si fecero più strette, togliendomi quel po' di fiato che mi restava, finchè infine non caddi per terra privo di sensi.

Azkaban di 7vite
Note dell'autore:

Per qualche inspiegabile ragione non riesco a centrare il titolo né a ingrandirlo (sebbene abbia provato a modificarlo circa 18 volte), e questa cosa mi fa andare fuori di testa. Qualcuno di voi saprebbe dirmi come porre rimedio? Mi farebbe estremamente piacere.

 

 

 

Azkaban
 

Quando riaprii gli occhi sentii che la mia guancia posava su qualcosa di freddo e duro. Mi alzai, la testa mi martellava, non avevo ancora elaborato gli avvenimenti della notte prima.
La stanza in cui mi trovavo era piccola e buia, costituita principalmente da pietre. Ad un angolo stava una minuscola brandina lurida, e accanto un puzzolente vaso da notte, in alto si apriva una finestrella da cui entravano spifferi d’aria gelida e di fronte a me c’erano delle sbarre di metallo.
Mentre faticavo per sollevare il mio corpo da terra sentì delle voci provenire da poco lontano.
«È completamente impazzito Albus, non vale nemmeno la pena provare a parlarci, fidati amico mio.»
«Cornelius, capisco le tue preoccupazioni, ma vorrei comunque rivolgergli due o tre domande, almeno fino a quando resta cosciente, se mi capisci.»
«Uh uh. Beh, penso di dover proprio accettare per sdebitarmi del tuo aiuto degli ultimi giorni.»
«Consideriamo il debito saldato, vecchio mio.»
«E va bene Albus, ma non avvicinarti troppo, credo sia pericoloso anche se sprovvisto di bacchetta. Insomma, parliamo di dodici Babbani e… Un dito, un solo dito abbiamo trovato del povero Minus.»
«Ti assicuro di prestare attenzione. Se non ti dispiace adesso...»
«Ma figurati, mi tengo ben alla larga da quella cella io. Ci rivediamo nel mio ufficio quando hai finito allora.»
Un rumore di passi trascinati attirò la mia attenzione al di là delle sbarre. Davanti a me, illuminato dalla tenue luce di un Patronus a forma di fenice, si stagliava il professor Silente in tutta la sua altezza.
Ci fissammo per un periodo di tempo eccessivamente lungo.  Mi era sempre piaciuto Silente, apprezzavo la sua diplomazia, la sua immensa intelligenza e il suo modo di affrontare i discorsi più scomodi con quieta nonchalance, ma in quel momento l’odiai.
L’odiai perché mi squadrava da dietro i suoi occhiali a mezzaluna dubitando di me. Provai a decifrare il suo sguardo ma fu tutto inutile, ero troppo stanco persino per reggere il confronto.
«Non dovrei essere qui.»
Gli dissi infine, ponendo termine a quel lungo e imbarazzante silenzio.
«No, Sirius, hai ragione, non dovresti.»
Fu la sua risposta, concisa come sempre.
«Neanche lei dovrebbe.» Lo informai.
«Vero» Concordò lui.
«Allora perché è venuto?» Ringhiai, sentendomi più cane che uomo, ma Silente non ci badò.
«Sono venuto per darti delle risposte.»
Sorrisi amaramente scuotendo la testa
«Non è un compito che spetta al Ministro della Magia?»
«Sì, ma ho insistito tanto per venire personalmente.»
«Significa che lei crede nella mia innocenza?»
Decisi di arrivare subito al nocciolo della questione ponendo una domanda diretta e in quel momento mi resi conto di quanto desiderai sentirmi confortare. Lo stregone mi lanciò un’occhiata penetrante, e solo allora mi resi conto di quanto fossi vergognosamente vulnerabile.
«Il punto è, Sirius, che non ci sono prove sufficienti a definirti innocente. Sei accusato della morte di dodici Babbani e di Peter Minus.»
«E di aver tradito i miei due migliori amici, ha dimenticato di aggiungere.»
Lo corressi con una punta di amarezza. Il professore tacque e unì la punta dei suoi indici davanti a sé in un gesto consueto.
«So cosa pensa, ma sono innocente le dico, non ero io il Custode Segreto.»
Capì subito che Silente stava sinceramente ascoltando le mie parole, e mi illusi che qualcuno al mondo mi credesse. Non commentò, per cui approfittai del suo silenzio e vuotai il sacco.
«Ho pensato che Voldemort avrebbe subito cercato me e ho ritenuto che fosse più saggio affidare il compito a Peter. Nessuno avrebbe mai pensato a lui, era al sicuro più di quanto lo fossimo io e Remus. James e Lily accettarono immediatamente.»
«E gli unici a conoscenza di questo cambiamento eravate voi quattro.»
M’ interruppe lo Stregone allungando una mano dalla lunghe dita affusolate.
«Certo! Se avessimo sparso la voce allora sarebbe stato tutto inutile, Voldemort sarebbe corso direttamente a cercare Minus, e allora l’intero piano non avrebbe affatto avuto senso.»
Silente rimase un attimo a pensare.
«Lo comprendo, ma ti renderai conto che tre degli ideatori di questo geniale cavillo sono tragicamente deceduti.»
«Peter non è morto!»
Urlai afferrando le sbarre tra le mani. Silente non si scompose.
«Peter è vivo, professore, io lo so, l’ho visto! Quel bastardo è ancora in vita, e dovrebbe esserci lui sottoterra, al posto di Lily e James.»
Respiravo affannosamente, e Silente aspettò che mi calmassi prima di parlare nuovamente.
«Di Peter è rimasto un solo dito, Sirius. Si ritiene che tu lo abbia torturato atrocemente prima di concedergli finalmente la morte.»
Rimasi sbalordito. Oltre ad aver tradito i Potter, Minus mi aveva messo nel sacco, raggirando l’intero mondo magico.
«Cosa sta dicendo? Peter si è trasformato sotto ai miei occhi ed è scappato prima che arrivassero Crouch e Caramell. Dev’essersi tagliato il dito un attimo prima di trasformarsi, mi ha ingannato, non capisce? Ha ingannato tutti quanti.»
Ci fu un altro momento in cui tutto tacque. Vidi Silente osservarmi intensamente, quasi come se sperasse di scorgere la verità dentro ai miei occhi.
«Professore, io non avrei mai condannato James e la sua famiglia, lei questo lo sa bene, non è vero? Sa che James Potter è stato il mio migliore amico per più di otto anni, quindi sa anche che non l’avrei mai messo in vendita per nessun motivo al mondo. Professore, lei deve credermi.»
Più che domandarglielo, glielo supplicai. Desideravo ardentemente che qualcuno mi credesse, non per scagionarmi, ma perché era importante che qualcuno sapesse la verità.  Non  potevo proprio tollerare l’idea di vivere in un mondo che mi credeva il responsabile della morte dei Potter.
«Professore, risponda. Mi crede?»
Silente rispose con voce calma e pacata.
«Vorrei poter dire di crederti, Sirius. Il legame che ha unito te e James è ben noto a tutti, ed io per primo vorrei credere alla tua storia, vorrei crederti innocente, vorrei che avessi ragione.»
Attesi, sapevo bene che la parte successiva del suo discorso non mi sarebbe piaciuta per niente
«Ma purtroppo ho cominciato a dubitare della bontà d’animo delle persone alcuni anni fa. L’uomo chiamato Voldemort è stato uno degli studenti migliori di Hogwarts, un vero modello da seguire, e nessuno avrebbe mai immaginato che dentro di lui si nascondesse il seme del male.»
«Ma qui non si tratta di Voldemort, si tratta di me!»
Il professore non rispose, si chinò e poggiò sul pavimento di fronte a me, all’interno della cella, una copia della Gazzetta del Profeta.
«Ti consiglio di farti recapitare una copia della Gazzetta ogni giorno. In questo modo potrai essere informato su tutte le novità del mondo magico e forse riuscirai a mantenerti mentalmente lucido quanto basta. Ti avviso però che non sempre sarai soddisfatto di quel che leggerai.»
Posai gli occhi sulla prima pagina e lessi il titolo: “Il Mondo Magico si appresta a celebrare la sconfitta del Mago più oscuro di tutti i tempi.” In basso c’era una foto di Maghi e Streghe che brindavano con boccali colmi di burrobirra. Lessi qualche rigo dell’articolo scuotendo la testa incredulo.
«Questo non può essere vero professore, qui dice che Voldemort è stato sconfitto da Harry Potter, ma è un’assurdità, quel bambino ha appena un anno di vita.»
«È tutto vero invece.»
«Oh andiamo, non può crederci sul serio»
«Allora come spieghi il fatto che Harry sia l’unico membro dei Potter ad essere rimasto in vita? Credi forse che Voldemort gli abbia concesso la grazia? Pare che Harry fosse protetto dall’amore di Lily. È stato questo il suo potere.»
«Voldemort è morto?»
«Non so se sia morto, ma posso affermare con certezza che è scomparso.»
«Ma…»
«Adesso devo andare Sirius. Non potrò più venire a trovarti.»
Fu come ricevere un pugno in pieno stomaco. Silente non mi credeva affatto, non avrebbe fatto nulla per difendermi, sarei morto in prigione e il mondo mi avrebbe ricordato come il traditore dei Potter. Il mio pensiero vagò verso Remus, che cosa avrebbe pensato di me? Avrebbe capito, almeno lui, che doveva esserci stato un errore?
«Quindi è venuto fin qui per dirmi solamente questo? La ringrazio ma in tutta sincerità, poteva anche evitarsi il viaggio.»
Con quelle parole intendevo porre fine alla sua visita, ne avevo già avuto abbastanza.
«Con queste parole, Sirius.»
Cominciò a dire, avvicinandosi alla mia cella senza alcun timore.
«Intendo comunicarti che l’amore è più forte di qualsiasi altra forza o magia oscura. L’amore ha tenuto Harry in vita quando era a un passo dalla morte. L’amore.»
Si voltò e fece per andarsene, ma poi parve ripensarci e tornò sui suoi passi.
«Se quello che dici è vero, posso solo consigliarti di attendere. La verità verrà a galla prima o poi, te lo garantisco.»
L’osservai allontanarsi provando un moto di rabbia sempre più grande. Cosa diavolo significavano tutte quelle cose? Voleva farsi beffe di me? Sarei marcito in questa prigione, a cosa diamine sarebbe servito custodire una verità che non sarebbe mai venuta a galla?
Sfogliai rabbiosamente le pagine del Profeta e, da una pagina, il mio volto mi ricambiava lo stesso sguardo rabbioso. In cima torreggiava il titolo: “Condannato ad Azkaban il pluriomicida Sirius Black, accusato della morte di un Mago e dodici Babbani.” Più in basso una foto ritraeva la casa dei Potter piena di rovine e macerie. Il ricordo della notte precedente mi provocò maggiore sofferenza.
Urlai a pieni polmoni, piansi più intensamente e picchiai le pareti di pietra che avevano posto fine alla mia vita da uomo libero fino a che un Dissennatore non si avvicinò a me. Un freddo innaturale mi s’ infiltrò nel corpo, raggiungendo le ossa. Ebbi paura, rividi nella mia mentre i corpi senza vita di James e Lily, e improvvisamente non riuscii più a ricordarli vivi, per quanti sforzi facessi. Rividi il piccolo Harry e potei udire i suoi lamenti, e nulla di ciò che gli dicessi riusciva a placare i suoi gemiti.
Svenni, stremato.

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