Dodici anni di 7vite

Sirius Black, accusato di un crimine mai commesso, è costretto a scontare la sua pena nella prigione di Azkaban.
Sirius tenterà inizialmente di farla finita stuzzicando un Dissennatore, ma riceverà la visita dei fantasmi di James e Lily che lo incoraggeranno a non darsi per vinto. Seguendo il loro consiglio di "mantenersi lucido" Sirius deciderà di scrivere un diario in cui racconterà tutto della sua vita: dai problemi legati alla sua infanzia con l'insopportabile famiglia Black alle amicizie speciali strette ad Hogwarts, sino ad arrivare al giorno in cui finalmente evaderà dalla prigione di massima sicurezza.


Categoria: Pre-OOP Personaggi: Lily Evans, [+] Black, [+] Malandrini
Era: Ultimi Black e Malandrini (1950-1990)
Generi: Avventura, Commedia
Lunghezza: A Capitoli
Pairing: Nessuno
Avvertimenti: Momento Mancante
Sfide: Nessuno
Series: Nessuno
Capitoli: 2 Completa: No Parole: 3719 Read: 3098 Pubblicata: 18/02/18 Aggiornata: 18/02/18
La notte di Halloween di 7vite

 

La notte di Halloween


Il 31 Ottobre 1981 la notte era fredda ed il cielo cupo, tuttavia i vicoli di Diagon Alley erano gremiti di Streghe e Maghi di ogni età intenti a festeggiare Halloween.
Io non avevo alcun desiderio di unirmi alla bolgia, da poco tempo avevo preso insieme a James una decisione parecchio rischiosa e continuavo a chiedermi se avessimo fatto la scelta giusta. Sia chiaro, non che non mi fidassi del mio vecchio amico Peter, ma mi domandavo se fosse stato in grado di sopportare il peso di una responsabilità così grande.
Per alleggerire il peso dei miei pensieri decisi di  affogarli in un bel boccale di Burrobirra fumante, quindi entrai ai Tre Manici di Scopa, dove la bella Madama Rosmerta era impegnata a mescolare in un calice diverse bottiglie di colori diversi.
«Mi permetta di dirle che lei diventa sempre più affascinante ogni giorno che passa, Lady Rosmerta.»
Le confessai prendendo posto al bancone. Avevo sempre avuto un debole per quella donna lì e non ne avevo certo mai fatto mistero. Le sorrisi, sfilandomi la giacca di pelle e sistemandola sullo sgabello di fianco al mio.
«Sirius, oh Sirius, sei davvero un playboy, lo sai? Una burrobirra?»
Si sentiva in dovere di fingersi disturbata dalle mie avances, ma io sapevo che in realtà le mie attenzioni la lusingavano parecchio.
«Calda come l’inferno per favore.. E come lei…»
«Ah-ah sai che queste tue doti di gigolò non attaccano con me. Quante volte te lo devo dire? Ho tanti anni più di te, Sirius, potresti essere mio figlio.»
Sorrise, ma c’era una nota di malinconia nella sua voce. Forse il mio viso così liscio la faceva sentire più vecchia di quanto non fosse in realtà. Succedeva a quasi tutte le donne che avessero superato la quarantina, anche se Madama Rosmerta si portava i suoi 42 anni elegantemente.
«Ma non lo è, e mi permetta di dirle che, se lo fosse stata, io non avrei mai saputo rinunciare ad essere nutrito dai suoi seni, probabilmente vi sarei ancora attaccato adesso a ventuno anni suonati.»
Le sue guance divennero paonazze, mentre il mio sorriso si allargò sempre di più sul mio viso. Poggiai le labbra sul boccale rovente e ingollai una lunga sorsata del suo liquido. Madama Rosmerta mi strillò dietro un bel po' di parolacce, schiaffeggiandomi il braccio dalla sua postazione dietro al bancone, rischiando di farmi rovesciare la burrobirra per terra. Non riuscii comunque a sentirmi offeso, ridevo ancora più sguaiatamente, incitandola a continuare.
Rimasi seduto un altro paio di minuti, fissando la gente attorno a me, sorseggiando il resto della mia bibita con scarso interesse. Con la coda dell'occhio fissai Madama Rosmerta chinarsi per raccogliere qualcosa dal pavimento e desiderai avere circa vent'anni in più. Forse una pozione invecchiante avrebbe fatto al caso mio. Sollevai il boccale e tracannai fino all'ultima goccia, poi lasciai sul bancone un pugno di falci come mancia e, stringendomi per bene la sciarpa attorno al collo, uscii per strada.
Il cambio di temperatura fu brusco, il vento gelato mi irrigidì i muscoli facciali. Non avevo una chiara idea di dove sarei andato, avrei tanto voluto andare dai Potter e giocare insieme ad Harry e la nuova scopa giocattolo che gli avevo regalato per il compleanno, ma sapevo di non potere. Da quando, solo poche ore prima, James e Peter avevano stretto l’incanto Fidelius, ero stato pervaso da una brutta sensazione. Avrei preferito essere io il loro Custode Segreto, di modo da poter far loro visita quando più mi aggradasse, ma per questioni di sicurezza la scelta era poi ricaduta su Peter. D’un tratto mi venne in mente un altro luogo che avrei potuto visitare.
Il nascondiglio di Peter non era lontano da dove fossi, e mi dissi che vedermi avrebbe sicuramente messo di buon umore il mio vecchio amico, che da un paio di giorni sembrava essere più nervoso del solito. Peter non era mai stato un cuor di leone, e inizialmente mi sentii in colpa per avergli proposto quel ruolo così ingrato, ma in fin dei conti lui non correva alcun rischio. Confesso che il mio primo pensiero era andato a Remus, ma anche lui era tenuto costantemente sotto controllo da Voldemort e il suo esercito. Peter invece no, quasi tutti lo ritenevano fin troppo insignificante da credere che qualcuno gli affidasse la propria vita. Ma Peter era sempre stato un nostro caro amico, sin dal primo anno ad Hogwarts, e noi ci fidavamo ciecamente di lui.


Quando arrivai di fronte casa sua notai che le luci erano spente. Ebbi inspiegabilmente paura, corsi velocemente alla porta e bussai con furia, ma non rispose nessuno. Pronunciai “Alohmora” e varcai l’uscio di casa attraversando il corridoio a grandi passi, ma di Peter nemmeno l’ombra, sebbene tutto sembrasse in perfetto ordine. Un terribile presentimento mi martoriava la testa: era la notte di Halloween, Voldemort stava cercando i Potter e il loro custode segreto non era in casa. Mi dissi che forse era semplicemente uscito a fare due passi, ma conoscevo troppo bene Peter da sapere che aveva troppa paura di mettere il naso fuori di casa di quei tempi, soprattutto al calare delle tenebre. Un groppo mi si strinse in gola, dove diamine era finito? Cavalcai la mia motocicletta e sorvolai il cielo notturno, il cuore mi tamburellava violentemente dentro al petto, talmente forte che credevo sarebbe uscito fuori dalla cassa toracica da un momento all'altro. Sorvolai Spinner's End, il luogo in cui aveva vissuto Lily da bambina, ma non vi era nulla di strano, allora mi diressi verso la dimora dei Potter, a Godric’s Hollow. Rabbrividii quando notai la catasta di rovine e il cumulo di polvere che si ergevano dal punto in cui un tempo si trovava la dimora del mio migliore amico. Sperai con tutto me stesso che non fosse ciò che temevo, tentai di rassicurarmi, di dirmi che andava tutto bene, ma non riuscii a crederci davvero. Persi quota e smontai dalla motocicletta. Dalle rovine proveniva una voce familiare, anche se in quel momento non seppi dire a chi appartenesse – non era Peter –. Mi avvicinai cautamente alla fonte del suono con la bacchetta stretta in mano. Spinsi lentamente la porta di legno e vi trovai Hagrid. Mi tremarono le gambe. Lui si voltò di scatto come un animale selvaggio brandendo un ombrello rosa verso di me. Alzai le mani in segno di resa e, lentamente, Hagrid abbassò l’arma. Vidi che teneva un piccolo fagotto in una sola delle sue massicce mani.
«Sirius.»
Sussurrò, abbandonando l’ombrello per terra e passandosi una mano sotto gli occhi, asciugandosi le lacrime che gli rigavano il viso e si intrappolavano nella sua folta barba.
 «Io... Io... Non ci voglio ancora credere.»
Il corpo di James giaceva immobile a terra, aveva gli occhi sbarrati di chi ha appena ricevuto un’orribile sorpresa, la bocca aperta in una smorfia di disgusto e le braccia alte, la bacchetta ancora serrata in una mano. Mi chinai di fianco al suo cadavere e toccai la punta delle sue dita. Poi mi voltai, salii rapidamente le scale e, nella stanza del piccolo Harry, trovai il corpo inerme di Lily. Era morta con le braccia strette al petto, l'espressione sul suo viso rivelava dolore e paura. Non aveva la bacchetta, non aveva neppure lottato. Mi chinai ad accarezzarle i capelli, sentendomi responsabile di quello scempio. Tornai al piano di sotto, e strappai via il mio figlioccio dalle grosse mani di Hagrid. Lui non si oppose, continuò a lacrimare in silenzio. Harry aveva una nuova cicatrice sulla fronte a forma di saetta e gli occhi chiusi, ma al contrario dei suoi genitori respirava, era vivo, stava solo dormendo. Grosse gocce di luce sgorgarono involontariamente fuori dai miei occhi. Strinsi al petto il corpicino di quell'orfanello e soffrii insieme a lui, uniti entrambi da una perdita troppo dolorosa.
«Devo portarlo dai suoi zii a Little Wingings, me l'ha ordinato Silente.»
Mi disse il gigante, prima di affondare il naso in un grosso pezzo di stoffa, soffiandoci dentro.
«Devo farlo adesso, Sirius, prima che il posto si riempia di Babbani curiosi.»
Aggiunse, arrotolando grossolanamente il fazzoletto e riponendolo in una tasca del suo enorme pastrano. Mi limitai ad annuire, incapace di fare altro. Hagrid allungò le braccia per riprendere Harry. In quel momento sentii come se un pezzo di me mi venisse illecitamente strappato via, come se mi stessero allontanando dall'unica cosa rimastami, e sprofondai nell'angoscia.
«So come ti senti. Sto uno schifo anch'io. Vorrei poterti consolare, ma non so farlo.»
Mi disse, e vidi il mio stato d'animo riflesso solo in minima parte nel suo volto. Annuì.
 «Vuoi prendere la mia motocicletta, Hagrid? A me non serve più.»
La mia voce parve provenire da un punto molto lontano. Il gigante accettò la mia offerta e presto si levò in aria allontanandosi insieme ad Harry. Rimasi immobile con lo sguardo verso il cielo, mentre osservavo le due figure diventare sempre più piccole, minuscole, fino a sparire del tutto nel buio cielo di Londra.


Rimasi da solo in quella casa per un lasso di tempo che mi sembrò interminabile, accanto al cadavere del mio migliore amico, odiando me stesso per aver affidato a Peter l'incarico che spettava a me. Peter… Dov'era adesso? Quanto alto era stato il prezzo della vita di James e Lily? Seppi immediatamente che non era morto, non c’era nessuna traccia di battaglia  in casa sua, e dubitavo che  i Mangiamorte lo avessero prelevato con gentilezza. No, doveva semplicemente averci tradito. Quella consapevolezza faceva ancora più male, una parte di me avrebbe desiderato che fosse stato torturato, meglio morto da eroe, piuttosto che vivo da vile codardo. Sentii la rabbia montarmi in corpo, decisi di correre a cercare Minus, se era vivo l’avrei ucciso io con le mie stesse mani. Mi trasformai in cane e, bacchetta alla bocca, corsi a perdifiato lungo i budelli di Godric’s Hollow, Peter non poteva essere lontano, ne ero certo. D’un tratto lo vidi e il mio cuore mancò un battito.
«Peter!»
Urlai, tornando ad essere un uomo. Peter si voltò di scatto e mi sorrise malvagiamente.
«Sirius, amico mio.»
Lanciai uno Stupeficium che lo colpì in pieno petto.
«Schifoso Mangiamorte dei miei stivali, vigliacco di un ratto di fogna, ti giuro che è giunto il momento della tua morte.»
Non mi accorsi nemmeno della calca di persone che si era formata alle mie spalle. Peter si risollevò con fatica, sul suo volto era ancora stampato il sorriso beffardo che mi aveva rivolto poco prima.
«Io non credo, Sirius. Sarò io ad ucciderti.»
Strinse gli occhi acquosi e levò la bacchetta in aria.
«Avada Kedavra, Avada Kedavra, Avada Kedavra.»
Lanciò una maledizione dietro l’altra, dalla bacchetta fuoriuscivano nubi di fumo color verde. Rotolai sul fianco per schivare la morte, la gente intorno a me urlava di paura e disperazione. Vidi Peter trasformarsi in topo e sparire dal luogo del delitto, mentre una decina di corpi giaceva inerme di fianco a me. Peter era un assassino, aveva ucciso tutte quelle persone.
Un sonoro pop mi destò dallo stato di trance in cui ero caduto. Due uomini si avvicinarono a me con espressione preoccupata. Li conoscevo, erano Cornelius Caramell e Bartemius Crouch. Li fissai con gli occhi lucidi, incapace di aprir bocca.
«Per la barba di Merlino, Sirius Black.»
Esclamò Caramell sobbalzando. Entrambi parvero sorpresi.
«Incarceramus.»
Pronunciò Crouch senza espressione,  puntando la bacchetta contro di me e lasciandomi immobilizzare dalle funi che fuoriuscivano dalla sua bacchetta. Mi sentii mancare il respiro, più mi divincolavo e più e le funi si stringevano attorno al mio corpo, soffocandomi.
«Ti verrà requisita la bacchetta Black.»
M’informò Crouch in tono piatto.
«Hai causato tu tutto questo?»
domandò Caramell con disgusto, evidentemente confuso.
«Che cosa? Vi state sbagliando di grosso, è stato Peter, Peter Minus.»
«Peter Minus?»
Ripeté Caramell.
«Era qui un attimo fa, proprio in quel punto lì, guardate.»
Caramell e Crouch seguirono il punto che gli indicavo e si fissarono sgomenti.
«Sirius Black.»
Cominciò Crouch.
«Sei accusato della morte di dodici Babbani e di Peter Minus. Sconterai la tua pena nella prigione di Azkaban sino al giorno della tua morte.»
Avrei voluto rispondere, ribattere a quelle accuse infondate, ma le corde mi chiudevano la gola.
«Sono innocente.»
Sibilai, ma le mie parole morirono sulla punta della mia lingua e in quel momento capii di essere spacciato. Peter era riuscito ad ingannare tutti quanti. In preda alla disperazione iniziai a ridere. Risi perché compresi che la mia vita era finita, perché non mi restava più niente, perché ero stato gabbato dal mago più inetto che conoscessi. E mentre la mia risata amara lacerava l'aria nottura come il latrato di un cane, le funi attorno al mio collo si fecero più strette, togliendomi quel po' di fiato che mi restava, finchè infine non caddi per terra privo di sensi.

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