Per amore del potere di Hel

Tutti sanno che Lord Voldemort è incapace di amare; ma se lo fosse stato?


Categoria: Post-DH Personaggi: Albus Silente, Nuovo personaggio, Qualcun altro, Tom Riddle/Voldemort, [+] Docenti e staff, [+] Mangiamorte
Era: Altra Era (?-?)
Generi: Drammatico, Introspettivo, Romantico
Lunghezza: A Capitoli
Pairing: Altro
Avvertimenti: OOC (Fuori Canon)
Sfide: Nessuno
Series: Nessuno
Capitoli: 7 Completa: No Parole: 11099 Read: 19630 Pubblicata: 03/12/10 Aggiornata: 05/06/13
Note alla storia:

Alcuni personaggi sono presi dai libri, ma la protagonista è tutta farina del mio sacco!

So che il suo cognome è sbagliato, lo so!, ma per i fini della mia storia va bene così.

1. Appuntamento di Hel

2. Notte d'inverno di Hel

3. Vendetta di Hel

4. Il Lumaclub di Hel

5. Quidditch di Hel

6. Ballo di Natale di Hel

7. Dichiarazione di Hel

Appuntamento di Hel
Note dell'autore:

Invitare una persona ad un Ballo di Natale è sempre così difficile...

 

Era l'inizio di un dicembre particolarmente freddo, quello del 1944. Tom si trovava, come suo solito, nel Reparto Proibito, in Biblioteca, a leggere. I capelli color ebano sfioravano quasi il libro, tanto era vicino per leggere le parole semi-cancellate dal tempo.

Era talmente concentrato che non si accorse dei passi che si muovevano nella sua direzione, né delle risatine sommesse di due ragazze.

«Jill, cosa credi di fare?» chiese la ragazza bionda all'amica.

«Tranquilla, Alyson, voglio solo fargli una sorpresa!»

Jill si avvicinò al ragazzo e mise le sue mani davanti ai suoi occhi, il quale non ci mise più di tre secondi ad indovinare chi fosse la sua "assalitrice".

«Perché mi hai disturbato, Peverell?» chiese alla ragazza.

«Oh, niente di che, Riddle. Volevo solo avvisarti che Lumacorno darà una delle sue feste domani sera.»

Alyson, al fianco di Jill, tremava nel vedere Tom. Tom Riddle, il ragazzo più affascinante della scuola, nonché cocco di quasi tutti gli insegnanti, Prefetto e…

«Grazie di avermi avvisato. Non devi dirmi nient'altro?» chiese, in modo scortese, il giovane.

«No. Credo di no.» Rispose Jill.

… e solitario. Riddle era conosciuto da tutti a scuola, era ammirato come pochi, eppure non aveva molti amici. Forse non ne aveva oltre a Jill.

Le due ragazze si avviarono verso l'uscita della Biblioteca, quando la mora, Jill, si voltò e ritornò da Riddle.

«Dimenticato qualcosa, Peverell?»

«Sì. La Vigilia di Natale hanno organizzato uno spettacolo teatrale, quello sulla fonte magica, hai presente la favola di Beda il Bardo?»

«Ne ho sentito parlare, dello spettacolo, mentre sono totalmente negligente sulla favola.»

«Beh, ecco… Non importa se non conosci la storia… Ma io, sai, io… Io mi… Mi chiedevo se ti andrebbe di venire con me a vedere lo spettacolo e fermarci poi al Ballo di Natale.». Jill aveva pronunciato l'invito talmente velocemente che il ragazzo non aveva capito nulla di ciò che diceva.

«Come, prego?»

«Vuoi… vuoi venire al Ballo con me? Dippet è stato così gentile da consentire la festa! Sarebbe un peccato non andarci…»

«Ma gli inviti non spetterebbero ai ragazzi?» chiese Tom pietrificando la ragazza semplicemente guardandola negli occhi color cioccolato, occhi che avrebbero fatto svenire chiunque, ma alla cui magia l'Erede di Serpeverde era immune.

«Beh, sì… Ma io ti invito come amica.»

«Amica? Da quando siamo amici?»

«Credo dal primo anno, quando ci siamo conosciuti alla cerimonia dello Smistamento. Tu eri quello perfettino in prima fila.» rispose la ragazza sorridendo.

Forse Tom non aveva vere amicizie, ma tra i due giovani c'era un affetto molto profondo. Jill era l'unica studentessa della scuola con cui Tom fosse cortese.

«D'accordo, Peverell. Ci penserò. Ti faccio sapere appena posso.»

«Perfetto! Allora io vado… Bene. Ci si vede!» concluse la ragazza esultante.

 

«L'hai fatto sul serio, Jill!» esclamò Alyson appena uscite dalla Biblioteca.

La ragazza mora si fermò davanti ad una delle enormi finestre e fissò la Luna quasi piena, pallida come la pelle diafana di Tom.

Le piaceva tutto di lui, pregi e difetti. Adorava il modo odioso con cui fissava le ragazze che flirtavano con lui, mentre con lei era sempre gentile. Impazziva per il sorriso malvagio che vedeva sul suo volto latteo ogni volta che progettava una vendetta. Passava notti insonni a rivedere nei suoi ricordi il suo fisico perfetto, slanciato e vigoroso, sebbene non avesse dei muscoli pari a quelli di Matthew Newell; continuava a passarle per la mente il giorno dell'ultima uscita a Hogsmeade, quando Tom si era tolto il maglione per darlo a lei che moriva dal freddo. Quell'atto era assolutamente inimmaginabile per uno come Riddle, freddo e austero, eppure vedendola tremare si era privato di un maglione di lana per darlo a lei, rimanendo così solo con la camicia sotto il mantello. Era innamorata di lui dal primo giorno di scuola, ma non lo aveva mai fatto trapelare.

«Pensi a lui, Jill?» chiese Alyson alle sue spalle.

«Ovviamente.» rispose sorridendo l'amica.

Si voltò e la prese sottobraccio per dirigersi alla sala comune di Grifondoro, casa alla quale entrambe appartenevano.

Si fermarono di fronte al ritratto della Signora Grassa.

«Zampognaro!» disse Alyson convinta.

«Chi è che mi sveglia a quest'ora?» chiese la donna del quadro.

«Zampognaro!» ripeté Jill.

«Ho capito che volete entrare! Passate, su, in fretta! Ma la prossima volta rientrate prima!»

Le due giovani risero della Signora Grassa per tutto il resto della serata, o almeno fino a che Sebastian Smith non venne a reclamare la compagnia della sua ragazza, Alyson.

Rimasta sola, Jill si mise a leggere "Pozioni d'amore: infatuazione o lieto fine?" e continuò fino a quasi mezzanotte, quando dal buco del ritratto arrivò il suono delle risate dei ragazzi della squadra di Quidditch. Quanto avrebbe voluto giocarci! Eppure alle ragazze non era permesso, nonostante le continue insistenze del professor Woolner, che richiedeva dall'inizio del trimestre che fossero ammesse anche loro, dato che alcune erano più brave di parecchi ragazzi. E tra queste certamente rientrava Jill Peverell. Veloce, piccola e agile, sarebbe stata una Cercatrice perfetta. Anche se quell'anno a Grifondoro era andata veramente bene con le selezioni. Newell, il Capitano, nonché Battitore, aveva deciso di rinnovare totalmente la squadra e come Cercatore era stato scelto William Potter, un ragazzo del settimo anno veramente carino, secondo parecchie ragazze.

Jill personalmente lo trovava un po' sciocco e infantile, anche se era veramente gentile.

Fu proprio William ad avvicinarsi a Jill per chiederle cosa stesse leggendo. Nel ripetere il titolo la ragazza diventò bordeaux e il giovane rise.

«Sai, Peverell, mi chiedevo se…» il giovane si interruppe. Jill lo fissò spalancando i suoi occhi castani; William aveva pronunciato il suo cognome con una dolcezza incredibile, come fosse una melodia bellissima, in un modo totalmente diverso da come lo pronunciava Tom.

«Ti chiedevi se?»

«Se ti andrebbe di venire con me allo spettacolo e al Ballo.»

Jill abbassò lo sguardo sulle proprie mani, combattuta dal desiderio di rispondere di sì a quella richiesta così cortese, fatta da un ragazzo ambito da molte, e l'insana speranza che anche Tom le facesse quella stessa proposta.

«Ecco… Beh, ti faccio sapere, okay? Perché volevo andarci con un altro, ma non mi ha ancora invitata, nonostante ne abbiamo parlato. Ecco, io vorrei aspettare lui, però se non si sbriga rischio di rimanere da sola…». Jill aveva iniziato a parlare a raffica, come le accadeva ogni volta che era agitata.

«Facciamo che me lo dici domenica alla partita, okay?»

«D'accordo. Domenica.» 

Aveva meno di tre giorni per decidere.

 

«Stirpe reale!» disse Tom al serpente della porta della Sala Comune dei Serpeverde, che si trovava nei sotterranei del castello.

Entrò nella sala e si sedette nella poltrona più lontana dal fuoco del caminetto e, soprattutto, più lontana dalle coppiette felici che pomiciavano indisturbate.

Prese un libro a caso dalla sua borsa e si accorse con sorpresa che si trattava di uno di quelli appartenenti a Jill Peverell. Il suo nome era scritto all'interno della copertina con una grafia elegante anche se lievemente infantile; le lettere erano tutte ben distanziate e sulla i compariva un enorme puntino.

«"Sarà vero amore? Chiedilo ai Tarocchi"». Tom lesse il titolo del primo capitolo con disprezzo, ma decise di leggerlo comunque.

Si accorse che a margine delle pagine erano segnati vari nomi di ragazzi: Matthew Newell, Oliver Tinner, persino quel bamboccione di William Potter. Fu sorpreso di leggere il nome del ragazzo della sua migliore amica, quell'oca bionda di Alyson Jeffers, e fu ancora più sbalordito di trovare anche Aster Lestrange tra i vari nomi. 

Sorrise delle sciocchezze che potevano nascere dalle menti contorte delle ragazze e continuò la sua lettura.

Quando giunse, piuttosto rapidamente, al quinto capitolo "Seducilo con i colori" fu sorpreso di trovare il proprio nome circondato di cuoricini. Era possibile che Jill fosse innamorata di lui? Era certamente improbabile, dato che era una tra le ragazze più affascinanti dell'intera Hogwarts; era capace di stregare chiunque con quei suoi enormi, bellissimi, dolcissimi occhi color cioccolato che la facevano somigliare a un cerbiatto; i suoi lunghi capelli scuri si intonavano così bene alla pelle color porcellana che era difficile credere che non fosse seriamente una bambola.

Da quanto la ragazza gli aveva rivelato, aveva avuto una disastrosa relazione con Peter Owen all'inizio del trimestre e poi più nulla. Certo, riceveva ogni finesettimana parecchi inviti, ma inspiegabilmente li declinava tutti. Tom in quel momento aveva di fronte a sé la risposta allo strano comportamento di Jill nei suoi confronti: era innamorata di lui.

Non è possibile, pensò il giovane. Era assolutamente impossibile che Jill fosse anche solo lontanamente infatuata da lui. Erano amici da sempre, dal primo giorno di scuola, se si poteva definire amicizia la loro. Era un rapporto formato da momenti di piena e momenti di secca. Nei momenti di piena i due si capivano alla perfezione, e tutto andava alla grande. Nei momenti "di secca" era impossibile che si rivolgessero la parola senza arrivare in brevissimo tempo allo scontro verbale e, qualche volta, a cercare di stregarsi l'un l'altra.

Chiuse il libro, lo rimise nella borsa e si diresse nel dormitorio dei ragazzi del sesto anno; lanciò la borsa sul baule e si buttò sul letto.

Quella notte non aveva intenzione di dormire. Doveva accertarsi dei sentimenti di Jill.

 

Note finali:

Spero che vi piaccia questa storia un po' "alternativa".

Notte d'inverno di Hel

Alyson diede un ultimo rapido bacio a Sebastian ed entrò nel dormitorio delle ragazze aspettandosi di vedere Jill seduta sul letto che le sorrideva fingendosi indignata.
Eppure quella volta l'amica non si trovava nel dormitorio e sul letto trovò un biglietto.
"Sono uscita con il Mantello di mio padre. Ci vediamo domani a colazione. Jill."
Tredici parole! Jill sapeva che Alyson tendeva a preoccuparsi, anche eccessivamente, ma era nel suo carattere l'essere apprensiva. Nonostante lo sapesse, Jill aveva avuto la faccia tosta di andarsene con il Mantello dell'Invisibilità che aveva ereditato dal padre il giorno del suo undicesimo compleanno.
Aveva una mezza idea di dove potesse essere l'amica, anche se non voleva ammetterlo a se stessa.

È vuoto questo corridoio? si chiese Jill preoccupata. Poco dopo si ricordò di essere invisibile, dato che indossava il Mantello che le aveva dato il padre.
Stava scendendo verso la Sala Comune dei Serpeverde quando sentì un rumore alle proprie spalle. Lentamente prese la bacchetta e si preparò a scoprire chi stesse vagando nei corridoi all'una di notte.
«Chi c'è?» chiese una voce maschile.
Il cuore di Jill fece un tuffo nel suo petto, interrompendo per un secondo il proprio battito continuo. Era la voce di Tom.
«Tom! Sono io, Jill!» sussurrò la ragazza scostando il Mantello dal proprio viso.
«Sembri Sir Nicholas de Mimsy-Porpington»
«Chi?» chiese Jill spalancando gli occhi.
«Il fantasma di Grifondoro. Come fai a non conoscerlo?»
«Ah! Nick-quasi-senza-testa!»
«Perché sei in giro per i corridoi, Peverell?»
«Potrei farti la stessa domanda.»
I due ragazzi si fissavano in silenzio, un silenzio carico di domande senza risposta, domande impronunciate. Non ancora.
Jill abbassò lo sguardo per prima, accorgendosi del lampo rosso che passò negli occhi del ragazzo.
Tom fu sorpreso da questa reazione; lui aveva semplicemente pensato a quanto fosse carina in pigiama e aveva elaborato anche qualche pensiero più spinto, ma non credeva che lei fosse abile nella Legilmanzia.
«Si da il caso che io sia un Prefetto.» disse Tom per rompere quel silenzio imbarazzante.
«Si da il caso che nessuno è in grado di vedermi.» rispose Jill.
Il silenzio riprese, più intenso di prima. Era un silenzio assordante ed estremamente fastidioso.
Tom si voltò e si mise a fissare la Luna. Jill non aveva il coraggio di controllare cosa stesse facendo il ragazzo. Quando nei suoi occhi aveva visto quel lampo di luce rossa si era sentita desiderata, ma non come la desideravano gli altri. Era come se Tom la volesse possedere fino al suo ultimo respiro, come se la desiderasse a tal punto da mettere a tacere il cuore della ragazza. Era un desiderio orribile.
La giovane Grifondoro era persa nei suoi pensieri e non sentì la proposta di Riddle, che fu costretto a scuoterla per svegliarla dalle sue riflessioni.
«Scusa stavo… pensando.»
«Ti ho chiesto se ti andava di fare una passeggiata fuori.»
«Lo sai che è vietato; o perlomeno, dovresti saperlo, visto che sei un Prefetto.»
«Ma dai! Sotto il tuo Mantello non ci vedranno mai!»
I due ragazzi si nascosero sotto il Mantello dell'Invisibilità e uscirono nel freddo della notte.
Passeggiarono in silenzio per un'ora e Tom percepiva che il cuore di Jill batteva in modo irregolare, come se soffrisse di aritmia, ma si accorse che questo accadeva soprattutto quando i loro sguardi si incontravano.
«Sai, Peverell, ho pensato a quello che mi hai chiesto prima in Biblioteca.»
«Non potresti cominciare a chiamarmi Jill? Ci conosciamo da sei anni, stai per invitarmi al Ballo di Natale, e mi chiami ancora per cognome?»
Tom si fermò, lasciando che il Mantello lo scoprisse.
Anche la ragazza uscì da sotto il mantello e lo ripiegò con cura prima di parlare con Tom, rendendosi conto del pasticcio che aveva combinato.
«Perché dovrei aver intenzione di invitarti al Ballo? Devi aver frainteso le mie parole, Peverell.» rispose il ragazzo con particolare enfasi sul cognome.
«Credevo che intendessi farlo, visto che mi hai invitata a fare una passeggiata…»
«Forse volevo solo parlare.» disse Tom come se fosse la cosa più ovvia del mondo.
«E di cosa vorresti parlare?» Jill fece una breve pausa, si guardò intorno e riprese.«Forse è meglio se inizi tu, visto che io non sono in grado di cogliere l'esatto significato delle tue parole.»
«Sei diventata acida.» mormorò sottovoce Tom.
«Non è una domanda vero?»
Come ha fatto a sentirmi? «Devi aver capito male…»
«Certo, certo. Ho frainteso, come al solito. Come sempre, con te. D'altronde dovrei saperlo.»
«Cosa stai dicendo?»
«Non mi hai mai voluta invitare al Ballo di Natale, non mi hai mai invitata ad andare insieme a Hogsmeade, l'unica cosa che facciamo insieme è studiare. Devo aver frainteso tutto di te.»
«Peverell, devi capirmi. Noi siamo solo amici e io… Io non me la sento di invitarti, so che lo voleva già fare quel Potter. Non puoi non accettare perché speri che io ti inviti al Ballo, perché sai che non lo farò sapendo questo. Eppure tu sembri ancora sperarlo, ma sai che rispetto il fatto che lui abbia preso questa scelta prima di me, e quindi… quindi… ecco…»
«Problemi a parlare, Riddle?»
Jill sfoderò il suo miglior sguardo accusatore che costrinse il ragazzo ad abbassare il proprio: una cosa mai accaduta prima.
«Ho capito. Non mi inviterai. Tranquillo, ci vado con William, non ci sono problemi.» concluse la ragazza preparandosi ad indossare nuovamente il mantello.
«E trova un po' di coraggio una buona volta!» furono le ultime parole della giovane prima di sparire.
Tom rimase solo tra i fiocchi che cominciavano a cadere.
Non era un codardo, non lui che aveva ucciso una giovane l'anno precedente con l'aiuto del Basilisco e aveva messo fine alla vita della propria famiglia Babbana senza battere ciglio. Eppure non era in grado di invitare quella sciocca ragazzina al Ballo di Natale.
«Jill. Vuoi venire al Ballo con me?» urlò alla notte vuota e silenziosa. «No, Riddle, non sei abbastanza ostinato per avermi.» mormorò sconfortato il giovane.
Vide una figura avvolta in un mantello che si avvicinava e impiegò pochissimo tempo a riconoscerla.
«Riddle, che ci fai fuori a quest'ora della notte?» chiese il professor Silente, sopraggiunto dopo aver sentito dei rumori.
Ci mancava il rompiscatole pensò Tom mentre si preparava a crearsi un alibi convincente.

Vendetta di Hel
Note dell'autore:

Mai far arrabbiare una Peverell.

«Jill, tesoro, cosa ti è successo?» chiese Alyson all'amica la colazione seguente.

«Quel pezzo di… cacca di drago, quel… quel… Oh Aly, è odioso!»

«Chi? Riddle?»

«Sì! Quell'odioso essere pieno di sé, quell'abominio, quell'insensibile…»

«Calmati, cara. Ti ha invitato al Ballo?»

«NO!». Jill urlò a voce così alta che metà della Sala Grande si voltò nella sua direzione.

Stava tremando e non riusciva a tenere in mano il cucchiaio della colazione; aveva gli occhi rossi e gonfi per il pianto e i capelli, di solito impeccabili, erano acconciati in una coda scomposta.

«Jill, piccola, calmati, Ci sono qui io, Alyson. Adesso andiamo in Infermeria e ti prendi un bel calmante, così ti rilassi e non ci pensi più…»

«Me la pagherà.» sussurrò la giovane mora.

«Come hai detto?»

«Devo vendicarmi di lui! Sono sei anni che gli muoio dietro e non se ne è ancora accorto. Anzi, mi ha dato dell'illusa. Una Grifondoro non perdona certe cose.» ripeté con maggior convinzione, mentre iniziava a sistemarsi decentemente i capelli e a rimediare con il trucco agli occhi gonfi.

In quel momento entrò nella Sala Grande Tom Riddle, il quale cercò lo sguardo di Jill fra quelli dei presenti. Si incamminò verso il tavolo dei Serpeverde e, passando accanto ai Tassorosso, il suo passaggio provocava un generale silenzio degli studenti.

Cosa era successo? Perché non chiacchieravano?

«Ehi, Riddle, cos'hai fatto? Hai ucciso qualcuno?»

«No, Rosier, ho solo detto a quella sciocca di Peverell che non la inviterò al Ballo di Natale.»

«Ma non mi pare che se la sia presa molto. Sta già facendo la smorfiosa con quel Potter.»

Tom non poteva credere ai suoi occhi: Jill Peverell sorrideva ammiccante al Cercatore dei Grifondoro.

«William Potter…» ringhiò Riddle in Serpentese.

«Che cosa hai detto?»

«Niente, Rosier, niente. Non ho fame. Ci vediamo a Trasfigurazione.»

Uscendo Tom incrociò Alyson, che lo guardò come se cercasse delle risposte.

La giovane infatti non era convinta della versione di Jill, la quale era disperata fino all'arrivo di Riddle, e subito dopo era sorridente e parlava con William. Doveva scoprire la verità, ma c'era tempo.

 

«Oh, Jill! Come sono felice che tu abbia accettato l'invito di Potter! Sei davvero fortunata, dolcezza! E non pensare a quello svitato di un Riddle. Sì, sarà carino, intelligente, affascinante, ma di certo non si merita la tua fiducia! Ma non dovevate parlarne alla partita?»

«Beh, sì… Ma come hai detto tu, Riddle non mi merita, quindi sono corsa ad accettare la proposta di William!» rispose sorridente Jill.

Aveva accettato l'invito di Potter e deciso di non pensare mai più a Riddle, se non come un insopportabile compagno di scuola.

Si era accorta, finalmente, che William Potter non era solamente un ragazzo tutto muscoli e niente cervello, anzi era dotato di molto ingegno ed era estremamente cortese. Forse non era astuto e subdolo come Riddle, ma era molto meglio così; era un vero cavaliere.

La notte precedente l'aveva passata piangendo, piangendo per un ragazzo che non la meritava e che non era in grado di riconoscere il suo affetto e la sua devozione.

Erano sei anni, sei!, che provava a fargli capire quanto fosse importante per lei, ma evidentemente Riddle non era in grado di ricambiare.

Povero illuso, aveva perso. Quella era stata la sua ultima occasione.

Pensandoci bene, Jill si accorse che William era veramente il ragazzo adatto a lei, soprattutto per la pazienza, una dote veramente ammirabile.

Sarebbe andata con lui al Ballo e, non appena ne avesse avuto la possibilità, avrebbe mandato Tom Orvoloson Riddle, e tutta la sua nobile ascendenza, direttamente all'altro mondo!

Quell'insensibile avrebbe potuto giocare con il cuore di un'altra, quello di Jill Peverell era ormai inaccessibile. Perché lei era l'ultima dei Peverell, e nessuno si può permettere di far soffrire una Peverell!

Il Lumaclub di Hel

La giornata di entrambi i ragazzi trascorse tranquilla, come se non si conoscessero; si ignoravano totalmente: non un saluto, un sorriso, nemmeno una battutina. Niente.

 

Alyson normalmente si sarebbe preoccupata di questo comportamento insolito, ma date le circostanze fece finta di niente: finchè Jill non avesse pensato a Tom sarebbe andato tutto alla grande.

 

E quella sarebbe stata la giornata perfetta, se non fosse stato per la "riunione" del Lumaclub.

 

Jill e Tom sarebbero dovuti rimanere nella stessa sala per tutta la serata e senza William a distrarre la mora!

 

Le due amiche quella sera si diressero tranquille verso l'ufficio del professor Lumacorno, chiacchierando come al solito. Non furono sorprese di incontrare Riddle che usciva dalla Biblioteca senza aver prima cenato.

 

Arrivarono insieme da Lumacorno, il quale li accolse calorosamente: fino a pochi istanti prima era comodamente seduto in poltrona con i piedi appoggiati ad un puf di velluto, ma quando entrò Tom si alzò per salutarlo.

 

«Bene, bene, bene… Vedo che ci siamo tutti…» disse il professore accarezzandosi i baffi biondo zenzero.

 

Riddle si alzò dal divano dove era seduto e porse all'insegnante una scatola di ananas candito che non rimase chiusa a lungo.

 

Il gruppo del Lumaclub era formato da una ventina di persone: molti Serpeverde, tre Grifondoro, qualche Corvonero e un Tassorosso, ovviamente i prediletti del professor Lumacorno.

 

Solamente tre ragazze si trovavano in quella stanza: Alyson Jeffers, la nipote del Ministro della Magia, Tabitha Reeve, figlia del direttore della Gazzetta del Profeta, e Jill Peverell, ultima discendente di una nobile famiglia di Purosangue, ottima pozionista e ragazza molto affascinante.

 

La serata trascorse in modo piacevole, senza intoppi, e Jill non notò nemmeno la presenza di Riddle, con grande sollievo dell'amica; non le sarebbe piaciuto se i due avessero iniziato a scagliarsi maledizioni di fronte ad un insegnante.

 

«Tom, dove hai preso quell'anello? Lo porti dall'inizio dell'anno, ma ancora non ho capito dove l'hai comprato.» cinguettò Tabitha al bel Serpeverde.

 

«Apparteneva a mio zio.» rispose freddo il ragazzo.

 

«È molto bello, non trovate?» chiese la ragazza rivolta a tutti.

 

Ci fu un generale coro di approvazione, ma probabilmente perché si stava parlando di qualcosa appartenente a Riddle.

 

«Potrei vederlo?» chiese Jill incuriosita. Era dall'inizio di settembre che si chiedeva se il disegno sull'anello fosse il blasone dei Peverell. L'aveva notato alla stazione di Hogsmeade il primo giorno, dopo l'arrivo in treno. Era un disegno che conosceva molto bene e le sembrava proprio quello. Se così fosse stato, Tom avrebbe potuto essere suo cugino, alla lontana ovviamente.

 

«No, Peverell.» rispose glaciale.

 

«Perché no?»

 

«Non c'è un perché preciso; non voglio mostrarlo troppo, tutto qui.»

 

Alyson lanciò uno sguardo truce a Riddle prima di chiedere all'amica se potevano andare a letto, vista l'ora tarda. Jill disse di aspettare ancora un po'.

 

«Signore, è vero che la professoressa Gaiamens va in pensione?» chiese Tom al professor Lumacorno, il quale agitò il dito a mo' di rimprovero e fece un occhiolino.

 

«Tom, Tom, anche se lo sapessi non potrei dirtelo. Ammetto che mi piacerebbe sapere da dove prendi le tue informazioni, ragazzo; ne sai più di metà del corpo insegnanti, davvero.»

 

Riddle sorrise; gli altri ragazzi risero e lo guardarono ammirati.

 

Che schifo! Pensò Jill Tutti che sbavano dietro a questo montato.

 

«Con la tua inquietante capacità di scoprire le cose che non dovresti sapere, e la tua abile adulazione verso coloro che contano… grazie per l'ananas, fra parentesi, hai ragione, è il mio preferito…»

 

Parecchi ragazzi ridacchiarono di nuovo.

 

Dio, quanto sono ridicoli!

 

«… Mi aspetto che tu diventi Ministro della Magia entro vent'anni. Quindici, se continui a mandarmi ananas, io ho ottimi contatti al Ministero. E anche la bella Jeffers ne ha, vero cara?»

 

«Oh certamente… Ora noi però andiamo. Buona notte!» disse Alyson trascinando Jill fuori dalla sala.

 

«Voglio sentire cosa risponde!» bisbigliò Jill iniziando ad origliare alla porta.

 

«Non so se sono adatto alla politica, signore.» replicò Tom «Non vengo dall'ambiente giusto, innanzitutto»

 

E fai bene a dirlo, Riddle.

 

«Sciocchezze. Con capacità come le tue, è lampante che discendi da una rispettabile stirpe magica»

 

I Peverell, pensò Jill

 

«No, andrai lontano, Tom, non mi sono mai sbagliato su uno studente.»

 

L'orologio battè le undici.

 

«Jill, il Mantello! Metti il Mantello!» sussurrò Alyson nascondendosi con l'amica sotto il mantello dell'Invisibilità.

 

I ragazzi lentamente uscirono. Tutti tranne Riddle.

 

«Attento, Tom. Non vorrai farti sorprendere fuori dal letto, di nuovo, nelle ore proibite, sei anche un Prefetto…»

 

«Signore, volevo chiederle una cosa»

 

«Chiedi, ragazzo mio, chiedi…»

 

«Signore, mi chiedevo che cosa sa degli… degli Horcrux»

 

«È una ricerca per Difesa contro le Arti Oscure?»

 

«Abbiamo una ricerca da fare?» chiese Alyson a Jill.

 

«No! Ascolta e zitta!»

 

Le ragazze tornarono ad origliare.

 

«… e non l'ho capita bene»

 

«No… insomma… è molto difficile trovare a Hogwarts un libro che parli degli Horcrux, Tom. È roba molto Oscura, molto Oscura davvero.» ribatté Lumacorno.

 

«Ma ovviamente lei sa tutto di loro, signore. Voglio dire, un mago come lei… Mi scusi, insomma, se non me lo può dire, è chiaro… ma vede, se c'è qualcuno che può, questo è lei… così ho pensato di chiederle…»

 

«Bè… non può esserci niente di male a darti un'idea. Solo perché tu capisca il termine. Si definisce Horcrux un oggetto nel quale una persona ha nascosto parte della sua anima.»

 

«Però, signore, non riesco a comprendere come funzioni»

 

«Beh, si spacca l'anima, capisci. E se ne nasconde parte in un oggetto al di fuori del corpo»

 

«Che schifo!» mormorò Alyson.

 

Fa proprio schifo. Spezzare la propria anima… che cosa orrenda. Pensò Jill

 

«Quindi anche se il corpo viene colpito o distrutto,»continuò il professor Lumacorno«non si può morire, perché parte dell'anima resta legata alla terra, intatta. Ma naturalmente l'esistenza in una simile forma…»

 

Il professore fece una pausa di silenzio e respirò rumorosamente

 

«Pochi la vorrebbero, Tom, davvero pochi. La morte sarebbe preferibile»

 

«Come si fa a spaccare l'anima?» chiese il giovane

 

Spaccatela, l'anima, e uccidi tutti i pezzettini… Anzi, non preoccuparti, te la spezzo io per vendetta!

 

«Ecco, tieni a mente che l'anima deve restare integra e indivisa. Spaccarla è un atto di violenza, è contro natura.»

 

«Ma come si fa?» La curiosità di Riddle non aveva limite, specialmente per quanto riguardava l'immortalità. Ne aveva parlato così tante volte con Jill che il solo argomento le faceva venire la nausea.

 

«Con un'azione malvagia… L'azione malvagia suprema. Commettendo un omicidio. Uccidere lacera l'anima. Il mago che intende creare un Horcrux usa il danno a suo vantaggio: rinchiude la parte strappata…»

 

«Rinchiude? Ma come?»

 

«Esiste una formula, non chiedermela, non la so! Ti sembra che l'abbia provata… Ti sembro un assassino?»

 

Ecco che adesso manda Riddle in punizione.

 

«No, signore, certo che no… Mi dispiace, non volevo offenderla…»

 

«Ma no, ma no, non mi sono offeso. È naturale provare curiosità per queste cose… I maghi di un certo calibro sono sempre stati attratti da questo aspetto della magia…»

 

«Sì, signore. Quello che non capisco, però… è solo una curiosità… voglio dire, un solo Horcrux sarebbe utile? Si può strappare l'anima una sola volta? Non sarebbe meglio, per rendersi più forti, dividere l'anima in più parti? Per esempio, sette non è il numero magico più potente, e sette non…?»

 

«Per la barba di Merlino, Tom!» guaì Lumacorno «Sette! Non è già abbastanza orribile pensare di uccidere una persona? E in ogni caso… dividere l'anima è orribile… ma strapparla in sette pezzi…»

 

Lumacorno sembrava sconvolto, e anche le due amiche guardandosi si accorsero che si stavano mordendo le labbra. Uccidere, dividere l'anima… Ma che razza di discorsi erano?

 

«Comunque…» continuò Lumacorno «sono tutte ipotesi, no? Tutta accademia…»

 

«Sì, signore, certo»

 

«E in ogni caso, Tom… tieni per te quello che ti ho detto… cioè, quello che abbiamo discusso. Alla gente non piacerebbe sapere che parliamo di Horcrux. È un argomento bandito ad Hogwarts… Silente è severissimo a questo proposito…»

 

«Non dirò una parola, signore.»

 

Le due ragazze si fissarono sbalordite: Tom voleva dividere la sua anima?

 

Sentirono che si avvicinava alla porta ed immediatamente corsero via verso la Torre di Grifondoro.

 

«Jill, meno male che non ti ha invitata… Onestamente mi terrorizza, non so te, però…»

 

«Zitta, Alyson! Sto cercando di pensare.»

 

Tom. Tom, il ragazzo di cui era innamorata sin da quando l'aveva visto la prima volta sull'Espresso per Hogwarts, il suo, per così dire, miglior amico… Tom voleva uccidere per rendersi immortale.

 

Insieme avevano parlato di Pietra Filosofale, filtri che allungavano la vita, la possibilità di rallentare l'invecchiamento delle cellule… Tutte cose che riguardavano il corpo; dividere la propria anima era un vero e proprio abominio.

 

«Jill, siamo arrivate, tesoro. Siamo davanti al ritratto. Puoi toglierti il Mantello.»

 

«Cosa? Oh, sì, certo Alyson.»

 

«Mi sembri imbambolata. Per quello che abbiamo sentito?»

 

«Sì. Per quello.»

 

«Tranquilla… Mica lo farà! Sei matta? Dividere la sua anima! Certo, è un po' macabro, e questa cosa è macabra, quindi è nel suo carattere, ma credo che almeno alla sua anima ci tenga. O no?»

 

«Non ne sono tanto sicura. Devo dormire. Buona notte.»

 

«'Notte, Jill. » rispose scocciata la bionda rimanendo nella Sala Comune insieme al proprio fidanzato.

 

Devo dormire, ma come faccio? Si chiese Jill. Tom vuole commettere sette omicidi per rendersi immortale. Devo convincerlo che è meglio una vita vissuta bene che una vita immortale con un'anima lacerata.

 

Era disperata, confusa e arrabbiata nello stesso tempo. Avrebbe tanto voluto parlare con qualcuno, liberamente e senza tabù, ma quel qualcuno era la persona che la faceva impazzire.

 

Perché essere adolescente crea così tanti problemi?

 

 

 

«Peverell, fai attenzione, per favore! I tuoi capelli sono diventati blu, non biondi.»

 

«Sì, mi scusi professore.»

 

«Ti vedo distratta. Concentrati. Grazie.». Il professor Silente era sempre così cortese, anche nei rimproveri.

 

«Sì, certo, signore.»

 

Jill sentì delle risate dietro di sé e non ci mise molto per capire che era Riddle a ridere.

 

«Vuoi anche tu i capelli blu o li preferisci verdi?» chiese voltandosi.

 

«Credo che questo colore vada bene, grazie.» rispose passando una mano tra i suoi capelli diventati biondo grano. Era bellissimo come sempre, anche se quel colore era troppo caldo, stonava con il freddo di quegli occhi così scuri, come una notte senza Luna.

 

 

 

Era un contrasto insopportabile.

 

Jill si concentrò e dopo aver pronunciato la formula si ritrovò i capelli biondi come il miele. Era un bel colore, le piaceva, e piaceva agli altri.

 

«Peverell, quel colore ti dona!» esclamò Augustus Riley dall'altro lato della classe.

 

«Riley, smetti di elogiare la tua compagna e impegnati a far diventare i tuoi capelli come i suoi. Potrai continuare a corteggiarla fuori dall'aula.». Il professor Silente trovava sempre il modo più elegante per i rimproveri; qualunque insegnante avrebbe mandato l'alunno in presidenza, lui no. Era ammirevole.

 

Jill stava commentando il cambio di colore di Alyson, da bionda a bruna, quando sentì che qualcuno alle sue spalle ridacchiava. Era certamente Riddle.

 

«Ignoralo, tesoro, lascialo perdere…» disse la bionda, ormai mora, all'amica. Aveva chiaramente sentito ciò che Riddle aveva detto: «La preferisco mora, così fa semplicemente ridere.»

 

«Alyson, quanti giorni mancano al Ballo?»

 

«Oggi è il dieci, quindi quattordici. Due settimane. Perché?»

 

«Non ho molto tempo per organizzarmi, ma sarà una vendetta perfetta..» rispose Jill. Nei suoi occhi scuri si leggeva un desiderio crescente di vendetta, accresciuto dal rancore, dall'odio e dalla volontà di umiliare quell'odioso Serpeverde.

Quidditch di Hel
Note dell'autore:

Sperando che la pubblichino presto *-*

«Buona partita, William!» disse Jill al suo ragazzo salutandolo prima della partita Grifondoro-Serpeverde, che era stata rimandata a metà dicembre perché la squadra di Serpeverde era stata decimata dal vaiolo di drago.
«Grazie, Jill. Vincerò per te.» disse uscendo dalla Sala Grande.
La giovane lo guardò allontanarsi con aria sognante prima di voltarsi verso Alyson e gridare, sottovoce, «Quanto è carino!»
Jill era veramente coinvolta nella sua relazione con William Potter. Stavano insieme da solo tre giorni, ma già si sentiva che sarebbe durata.
William era bello, gentile, premuroso, affidabile e cortese. E non perdeva occasione per dire a Jill quanto fossero belli i suoi occhi. Eppure lui non era certamente la persona adatta a dirlo, con quei suoi meravigliosi occhi blu cielo. Jill poteva giurare di volare guardando in quegli occhi, così belli, così luminosi. Erano blu come il cielo di un caldo giorno d'estate. L'unica cosa che l'accomunava con Riddle erano probabilmente i capelli scuri, neri come le ali di un corvo, sempre in disordine. Possibile che non riuscisse a pettinarseli?
«Jill, tesoro, andiamo o perderemo i posti migliori!» disse Alyson tirandola per la manica della giacca.
«Sai, cara, ho notato che da quando ti frequenti con Potter sei sempre così, così… sognante, non so se mi spiego, sembri quasi assente, ma in senso positivo. Non come quando pensi a Riddle. In quei momenti sembri quasi triste, invece se pensi a Potter sei radiosa, felice. Ma mi hai sentito?»
«Certo, Alyson. E sai cosa ti dico? Hai perfettamente ragione! Sorridiamo alla vita e al Ballo!»

«E dai, Riddle, sorridi!» disse Tabitha Reeve al compagno di Casa quando Serpeverde segnò il sedicesimo goal. «Stiamo vincendo centosessanta a zero; se anche quegli stupidi Grifondoro prendessero il Boccino, perderebbero.»
«Sono venuto a vedere la partita perché mi hai costretto. Preferirei essere in Biblioteca a studiare.»
«Beh, se ti ho invitato ci sarà un motivo. Ecco, mi chiedevo se…»
Quella titubanza, insolita in Tabitha, gli ricordò quella cha aveva avuto Jill in Biblioteca pochi giorni prima. La ragazza voleva invitarlo al Ballo. Un'idea geniale e sciocca allo stesso tempo gli balenò per la testa.
«Signorina Reeve, le sarei infinitamente riconoscente se accettasse di venire al Ballo della Vigilia con me.»
Le guance pallide di Tabitha divennero purpuree e la giovane abbassò lo sguardo.
«Ne sarei felicissima!» rispose alzando i suoi occhi verdi sul giovane.
Jill si ingelosirà e tornerà a parlarmi pensò Tom. Sembrava il piano perfetto. Si capiva benissimo che la Grifondoro non era pienamente coinvolta da quel bellimbusto di Potter. Sì, le piaceva, ma niente di che. Non ne era innamorata come era innamorata di lui. Jill era sempre stata un aiuto prezioso e non poteva permettersi di perderla per delle sciocche faccende da ragazze.
«Ci vediamo in Sala Comune la Vigilia alle sette, d'accordo?» propose Tom alzandosi.
«Va benissimo. Ma dove vai?»
«In Biblioteca.». In quel momento Grifondoro aveva segnato e un boato, che somigliava a un ruggito, si alzò dalle tribune rosso-oro.
Tom si diresse verso il castello e non si accorse di essere seguito da una giovane bionda.

«Mary, hai visto Alyson?» chiese Jill tornando al proprio posto con del succo di zucca per lei e per l'amica.
«Si è alzata prima. Non so dove sia andata.»
«Non fa niente, grazie comunque.» rispose Jill.
Dove diamine ti sei cacciata, Jeffers?

Dove ti sei nascosto, Riddle? Nel Reparto Proibito, ovviamente, in quel buco da Serpeverde… Alyson Jeffers stava seguendo Tom Riddle quando lo aveva perso di vista e ne aveva dedotto che si era certamente diretto in Biblioteca a studiare. Ma cosa studiava poi?
La Grifondoro doveva parlargli di Jill, doveva chiedergli cosa intendeva fare andando al Ballo con Tabitha Reeve, che aveva già spifferato a tutti i presenti alla partita che sarebbe andata con lui. Era incredibile: bastava dire una cosa a una Tassorosso ed immediatamente tutta la scuola ne era al corrente. Quelle ragazze formavano una rete di informazione incredibile, meglio di qualunque sistema di spionaggio!
Entrò nel Reparto Proibito e si accorse con stupore che lì Riddle non c'era. Era strano, visto che l'aveva seguito fino al corridoio prima. Era convinta di averlo sentito dirigersi verso la Biblioteca. Forse si era sbagliata.
Un rumore di libri che cadevano la fece girare e si ritrovò a poco meno di due metri da Tom Riddle.
«Cercavi me, per caso?» chiese puntandole la bacchetta verso la gola.
«Sì, Riddle. Vorrei parlarti. Possiamo sederci?»
I due giovani si sedettero. La giovane non sapeva da dove cominciare per spiegargli che il suo comportamento aveva innervosito Jill e che avrebbe dovuto fare attenzione a una sua eventuale vendetta. Voleva dirglielo, ma non trovava le parole.
«Sei venuta per Jill, vero?». Alyson alzò gli occhi e percepì che Riddle stava leggendo i suoi pensieri. Era un Legilimens molto abile, ma forse non sapeva di trovarsi di fronte a una Occlumante coi fiocchi. Chiuse gli occhi e lo cacciò fuori dalla propria testa.
«Sì. Sono qui per Jill. Come hai avuto modo di vedere, le tue sciocche decisioni l'hanno resa furiosa e vuole vendicarsi.»
«Dovrei preoccuparmi?»
«Sì. Credo proprio di sì.»
Tom fissò a lungo la ragazza negli occhi azzurro chiaro, quasi trasparenti, così limpidi che sembrava non potessero mentire. «So proteggermi.»
«Non l'hai mai vista arrabbiata. Sarà terribile. Mago avvisato…»
«…mezzo salvato. Grazie, Jeffers.»
«Prego, Riddle. Ma non aspettarti altri favori. D'ora in poi ti devi arrangiare.»
La ragazza si alzò e uscì dalla Biblioteca.
In che casino mi sono cacciato? pensò Tom sconsolato, non potevo semplicemente non invitare Tabitha?
Lui non era proprio in grado di capire le ragazze, di interpretare le loro reazioni, prevedere le loro mosse. Non era una cosa da Tom Riddle. Lui, l'Erede di Serpeverde, non doveva perdere tempo dietro alle ragazze, o meglio alla ragazza; lui doveva impegnarsi e scoprire tutto il possibile sugli Horcrux.
E doveva ringraziare Lumacorno per l'aiuto dato.
Scrisse rapidamente un ordine di ananas canditi a Mielandia, il negozio di dolciumi di Hogsmeade, chiedendo di consegnarli al Professor Horace Lumacorno e si diresse nel Reparto Proibito alla ricerca di informazioni sugli Horcrux.

Alyson tornò rapidamente al campo di Quidditch. Da lontano sentì il boato e una piccola esplosione dorata. Evidentemente i Grifondoro avevano segnato.
Quando arrivò al proprio posto si accorse che Jill non aveva occhi che per William Potter; ne seguiva ogni movimento come se fosse lei a volare e non il giovane, e quando questo si lanciò in picchiata per prendere il Boccino la mora trattenne il fiato.
Alyson sorrise nel vedere l'amica così coinvolta dalla partita; probabilmente non aveva nemmeno fatto caso alla sua assenza.
Potter virò rapidamente in alto e prese quota, superando così il Boccino.
«Cosa sta facendo?» urlò Jill.
Il Cercatore iniziò poi una picchiata vertiginosa proprio sopra la tribuna in cui si trovava Jill e afferrò il Boccino pochi metri sopra la ragazza.
«E Grifondoro vince centottanta a centosettanta! Che partita signori!» commentò il ragazzo che faceva la cronaca della partita.
William si avvicinò a Jill e la invitò a salire sulla sua scopa.
«Mi consente, signorina Peverell?»
«Certamente, signor Potter» rispose la ragazza radiosa.
William le fece fare un giro panoramico del castello e del lago prima di fermarsi sotto un porticato del cortile interno.
«È stato… wow!» disse Jill sorridendo.
«Wow? Magnifico, spettacolare, incredibile, perfetto… Con tutti gli aggettivi proprio wow?»
«Rende bene l'idea…»
«A proposito di idea, me n'è venuta in mente una proprio adesso…».
William si avvicinò al volto di Jill, che chiuse gli occhi e attese. Sentiva il calore del respiro di William, i suoi capelli le solleticavano il viso, e tuttavia non aveva la forza di avvicinarsi a lui. Voleva provarci e baciarlo, ma era come se sapesse che Will non era la persona che voleva accanto a sé. Rimasero a pochi centimetri l'una dall'altro per quella che parve a Jill un'eternità; lentamente, William unì le proprie labbra a quelle della ragazza in un bacio dolce, dapprima lento e moderato, ma che pian piano crebbe insieme alla passione.
Quando il giovane terminò il bacio, Jill aprì gli occhi e vide il loro riflesso negli occhi di William.
«Sai, credo di essermi innamorata…» mormorò Jill. Ma innamorata di chi?
William, per quanto possibile, le si avvicinò ulteriormente. «Sai, anche io credo di essere innamorato…» mormorò a fior di labbra.
Entrambi sorrisero e si incamminarono mano nella mano verso la Torre di Grifondoro.
Non si accorsero che dietro a una colonna poco lontano un giovane pallido li stava fissando.
Come fa Jill ad innamorarsi di uno così? Cosa ha in più di me? si chiese Tom. Sì, è bello, ma a Jill della bellezza non è mai importato un granché. Sarà la sua vendetta, anche se, onestamente, mi aspettavo di meglio.
L'erede di Serpeverde era sorpreso dalla direzione che avevano preso i suoi pensieri: si sentiva geloso. Non lo era mai stato per una ragazza, per di più una che non era niente di speciale, semplicemente una fra le tante. Forse era geloso perché Jill era la sua unica confidente, l'unica di cui si fidava veramente anche se, a volte, al posto di ascoltarlo la ragazza era persa nei propri sogni. Non aveva mai osato leggere i pensieri della Grifondoro per rispettare la sua privacy, ma in quel momento provava un'inspiegabile curiosità, come un bisogno di conferme: di chi era innamorata Jill?

«Ti ha baciata?» domandò Alyson all'amica. Più che una domanda però sembrava un urlo di gioia.
«Sì…» mormorò Jill arrossendo.
«Ma è grandioso! Cioè, andrai al Ballo con lui e… Oh, che cosa romantica! Mancano pochissimi giorni, hai già il vestito?»
La mora non era riuscita a seguire il cambio di argomento di Alyson, e decise di rispondere solo all'ultima domanda.
«Sì. Ce l'ho di sopra. Perché?»
«Il mio dovrebbe arrivare a momenti con il gufo dei miei genitori. Devi vederlo: rosso e oro! È una favola, te l'assicuro! Fatto su misura per me con le stoffe più pregiate. Farò schiattare d'invidia chiunque! Ma tu non hai problemi, fa già abbastanza il tuo cavaliere…»
La bionda si voltò per sentire la risposta di Jill, che però fissava il fuoco nel caminetto con uno sguardo perso; le fiamme si riflettevano negli occhi tristi; non era certo lo sguardo di una ragazza innamorata!
«Alyson, devo farti una domanda: è vero che Riddle andrà al Ballo con Tabitha Reeve?»
Riddle. Stava di nuovo pensando a quel viscido Serpeverde.
«Sì, Jill. Andrà con lei.»
Adesso si arrabbia pensò Alyson. Invece, inaspettatamente, Jill sospirò e si sedette su una poltrona vicino al caminetto, rannicchiandosi e tenendosi le ginocchia tra le braccia.
Non era depressa, nemmeno preoccupata, era più che altro pensierosa.
«Allora io vado da Sebastian, okay? Ci vediamo a cena!» disse Alyson uscendo dal buco del ritratto.
Vai, vai pure, tesoro ,pensò Jill, io resto qui a progettare la vendetta perfetta. Così quel Mezzosangue capirà cosa ha perso: me. E per sempre.

Ballo di Natale di Hel

«Sei… wow!» disse William vedendo scendere la sua dama dal Dormitorio delle ragazze. Jill sorrise ripensando all'occasione in cui aveva usato quello stesso aggettivo.
«Grazie, Will. Anche tu sei perfetto.».
Jill indossava un abito da sera nero senza spalline con degli inserti argentati. I capelli, solitamente lisci, erano raccolti e le ciocche che non rimanevano nello chignon erano state arricciate e fermate da due fermagli argentati. Ai piedi portava delle ballerine abbinate a fermagli e decorazioni del vestito.
«Niente tacchi?» sussurrò Alyson all'amica.
«Meglio così, sai com'è… Sarebbero scomodi per il Piano Gamma della mia vendetta.» rispose con un sorriso maligno.
Jill prese William sottobraccio e si diressero verso la Sala Grande dove era stato installato un enorme palco con una collina.
«Dove vuoi sederti?» chiese Potter.
Jill si guardò intorno alla ricerca di Riddle e quando lo vide, seduto in terza fila, disse:«Laggiù, dietro alla ragazza vestita in verde.»
L'ultima dei Peverell era così seduta dietro a Tom, che non si accorse nemmeno del suo arrivo.
Tabitha al suo fianco era felicissima e non smetteva di salutare tutti quelli che conosceva.
«Oh, Tommy, sono così felice che mi hai invitata.» disse la ragazza con aria sognante.
«Primo, chiamami Tom; secondo, sono felice anche io.».
Jill sorrise sentendo queste parole: Riddle non stava sorridendo, né tanto meno sembrava a proprio agio nel suo abito da cerimonia di seconda mano.
'Degno di un Mezzosangue'. pensò la giovane.
Il buio calò nella Sala Grande.
«Buonasera, cari studenti. Sono lieto di presentarvi lo spettacolo de "La Fonte della Buona Sorte" messo in scena dal professor Beery e dalla compagnia teatrale da lui creata. Nella speranza che la visione di questa favola sia un gradito regalo di Natale, lascio che sia il regista a presentarvi gli attori. Herbert Beery, il nostro professore di Erbologia, sul palco, grazie.». la presentazione del Preside Dippet fu veloce e diede modo al professor Beery di ringraziare anticipatamente tutti i presenti e coloro che avevano collaborato alla preparazione dello spettacolo, in particolare il Professor Silente e la Professoressa Gaiamens. Dopo aver presentato gli interpreti lasciò il palco e la rappresentazione ebbe inizio.
«Conosci la favola, vero Jill?» chiese William alla sua dama.
«Ma certamente!» rispose sorridendo la ragazza. Così se mi perdo qualche battuta mentre ripasso la mia vendetta non avrò problemi.
Riddle, seduto davanti a lei, sembrava così concentrato sullo spettacolo che anche Tabitha aveva smesso di parlargli, visto che non la considerava nemmeno.
«Ma è Catherine McLaggen a recitare nella parte di Asha?» chiese Alyson a Sebastian.
«Ma è davvero lei? Santo cielo, non sta per niente bene vestita in verde…» rispose.
«Ma te la stai mangiando con gli occhi comunque.» commentò sottovoce Alyson.
Era incredibile, dopo tre mesi che erano insieme, lui aveva il coraggio di negare che era ancora attratto dalla sua ex-fidanzata, Catherine appunto.
«Ho bisogno di una boccata d'aria. Esco un attimo.» disse la bionda alzandosi.
Vedendo l'amica allontanarsi anche Jill disse a William che sarebbe uscita e seguì Alyson fino al giardino.
«Cosa ti succede?» le chiese.
«Sebastian. Scommetto la mia collana che è ancora innamorato della McLaggen.»
«Non ci credo, dai!»
Alyson alzò lo sguardo: i suoi occhi azzurro chiarissimo erano pieni di lacrime. «Ti assicuro che è così. Se la sta divorando con gli occhi, come fa ogni volta che la vede. È inutile che neghi, Jill, è così e basta.»
«Alyson Jeffers, ti vieto di rassegnarti!» disse la mora sedendosi accanto all'amica. « Ti ricordo che abbiamo una vendetta da compiere, e senza di te non posso fare nulla. Mi spiego?»
Alyson annuì.
«Bene, adesso asciugati le lacrime, sistema il vestito e rientriamo. Comunque hai ragione, è veramente bello, molto… Molto da Grifondoro!»
«Sapevo che l'avresti detto…» rispose con un sorriso triste Alyson.
Era spontanea e solare, di solito, ma quando le cose non andavano per il verso giusto si chiudeva in un silenzio sconsolato, peggiore del silenzio pensieroso di Jill. Quello della mora si poteva rompere facendole una domanda o deviando i suoi pensieri verso qualcosa di più allegro, mentre Alyson restava depressa e basta. Piangeva senza singhiozzare, semplicemente le lacrime le rigavano le guance, e nessuno poteva consolarla. Erano passati più di tre mesi senza questa situazione, merito di Sebastian, ma proprio per colpa di quel viscido verme adesso la giovane era in crisi.
Potrei preparare una sorpresina anche per lui, pensò Jill, tanto sono già preparata sull'argomento.
Quando le due amiche rientrarono nella Sala Grande, i quattro sventurati protagonisti dello spettacolo stavano scalando la collina che, per merito di Silente, era simile a una vite senza fine: nonostante stessero salendo la meta era comunque lontana.
«Cosa mi sono persa?» chiese Jill al suo accompagnatore.
«Niente di che, solo la McLaggen in lacrime. Direi che è la parte adatta a lei, anche se il verde la fa sembrare un palloncino!»
Jill sorrise; se solo Alyson l'avesse pensata come William sarebbe andato tutto meglio.
Riddle davanti a lei fissava intensamente Phoebe Roberts, la bella Corvonero del quarto anno che interpretava Amata.
Mi spiace carino, ma lo sanno tutti che è occupata. È insieme a Ernest Callaghan, il Battitore del quinto anno di Tassorosso. E non credo che tu possa essere il suo tipo: sei troppo studioso.
Jill si sentiva stranamente curiosa riguardo agli interessi del Serpeverde che nemmeno si accorse che la recita era giunta al termine e tutti i presenti si stavano alzando; i ragazzi che non avevano ancora quindici anni, a meno che non fossero stati invitati, non potevano restare al Ballo della Vigilia e andarono nelle rispettive sale comuni accompagnati dagli insegnanti mentre nella Sala Grande venivano sostituiti dei tavolini alle sedie e al palco si sostituiva una piccola orchestra di venti elementi.
Tabitha iniziò a volteggiare con Tom non appena la musica iniziò. Quest'ultimo non era un bravo ballerino, ma la tecnica scadente era compensata dal fascino.
«Mi concede questo ballo?» chiese William con un inchino.
«Certamente!» rispose Jill radiosa.
Iniziarono a volteggiare accanto a Riddle e alla sua dama, che non poté fare a meno di sgranare gli occhi quando vide che Potter e quella svampita di una Peverell ballavano meglio di lei e di Tom.
Subito dopo iniziarono a danzare tutti al ritmo di dolci valzer o melodie più lente e delicate.
«Hai sete?» chiese William
«Un po'. Magari un bicchiere di succo di zucca, grazie.» rispose Jill fissandolo negli occhi.
Lui si allontanò e lei si sedette sulla prima sedia libera a guardarlo camminare. Stava benissimo con quell'abito da cerimonia, sembrava un vero gentiluomo. Presa nei suoi pensieri non si accorse che Tom si sedeva accanto a lei.
«Ti ha lasciata sola?» chiese con un sorriso malvagio.
«No, Riddle. È andato a prendere da bere.» rispose altezzosa la Grifondoro.
«Capisco… Pensi che se la prenderà se ti chiedo un ballo?»
Jill lo fissò negli occhi: erano sereni e imperscrutabili, come sempre, ma non nascondevano nessuna cattiva intenzione.
«Va bene. Ma uno soltanto.»
Alyson li vide avvicinarsi insieme alla pista da ballo e attese il segnale dell'amica.
I due giovani iniziarono a danzare; nessuno si accorse di loro finchè non si posizionarono esattamente al centro della pista.
«Balli bene. Peverell, davvero bene.»
«Grazie. Anche tu te la cavi.»
Il valzer si tramutò in un lento.
«Dovresti abbracciarmi, sai?» disse acida Jill.
Tom obbedì, sapendo che l'avrebbe abbracciata anche senza quella precisazione.
Ma che mi prende? si chiese il giovane.
Non si accorsero del cambio di canzone e continuarono a ballare come se esistessero solo loro due. Jill appoggiò la testa al petto di Tom e sentì il suo cuore battere; sorrise ingenuamente: era convinta che lui non avesse un cuore.
Tom a sua volta fu sorpreso da tutta quella confidenza, dato che avevano litigato solo pochi giorni prima.
«Mi sei mancata…» le mormorò all'orecchio.
Jill approfittò dell'occasione e fece cadere il suo anello, il segnale per Alyson.
Anello? Piano Beta, allora! Pensò la bionda. Doveva fare in modo che restassero solo loro due nella pista da ballo.
Prese la bacchetta dalla tasca nascosta del vestito e diede fuoco alla tovaglia di un tavolino poco distante.
«Al fuoco, al fuoco!» urlò Catherine McLaggen con quella sua voce stridula. La ragazza corse immediatamente da Sebastian e lo abbracciò fingendosi terrorizzata.
Non ho tempo di pensare a lei, ma con Sebastian farò i conti dopo.
Mentre accorrevano gli insegnanti a spegnere il piccolo incendio, Alyson provocò altri piccoli incidenti: un vaso di fiori cadeva, una ragazza inciampava e per non cadere si reggeva al cavaliere di un'altra, creando un piccolo litigio.
L'ultimo intervento non richiedeva l'uso della bacchetta: bastava un piccolo pettegolezzo.
«Ma sono proprio Riddle e Jill Peverell quelli nella pista?» chiese a un gruppetto di Tassorosso del terzo anno, che ovviamente si erano fatte invitare solo per spettegolare.
«Hai ragione, sono proprio loro! Ma lei non era venuta con Potter?» fece notare Bethany Bones.
In meno di dieci minuti tutte le ragazze erano intorno alla pista ad osservare la coppia di ballerini e i ragazzi, evidentemente scocciati, organizzavano una battaglia a palle di neve notturna nel giardino.
Jill e Tom non avevano nemmeno notato l'assenza degli altri studenti e continuavano a ballare indisturbati.
«Ti dicevo che mi sei mancata, Peverell.» ripeté Tom.
«Non ti risponderò finchè non inizierai a chiamarmi con il mio nome: Jill.»
«Non ti ho mai chiamata così, Jill…»
«Dovresti iniziare a farlo e, tra parentesi, l'hai appena fatto.». Jill alzò lo sguardo e sorrise.
Tom si perse in quello sguardo dolce e sognante. Non era possibile che fosse innamorata di Potter se lo guardava in quel modo, la storia con quel belloccio del settimo anno era certamente una copertura o un modo per farsi invitare al Ballo.
«Ho visto che ti sei alzata durante lo spettacolo. Dove sei andata?»
Jill arrossì. «Sono uscita da Alyson, non si sentiva molto bene.»
«Nemmeno Phoebe stava bene, Tabitha l'ha accompagnata fuori.»
«Perché loro le chiami per nome che nemmeno le conosci bene, quando non chiami me per nome che ci conosciamo da sei anni?».
La Grifondoro aveva colpito nel segno: Tom Riddle aveva problemi a chiamarla per nome per il semplice fatto che era innamorato di lei e voleva nasconderlo usando il cognome. Tentativo inutile, perché negli occhi del ragazzo si leggeva chiaramente quello che provava per Jill e il bruciante desiderio.
«Non saprei come spiegartelo.»
«Usa anche un esempio.» lo stuzzicò Jill. Voleva arrivare ad un bacio, e voleva arrivarci in fretta, in modo da poter recitare la scenata che aveva preparato insieme ad Alyson.
Tom le prese il mento con la mano e la fissò negli occhi, interrompendo il ballo. Respirò a fondo e si avvicinò al volto della ragazza. Era titubante e stava iniziando a tremare: pensava al bacio che la Grifondoro aveva dato a Potter. Doveva essere un bacio migliore.
Jill socchiuse le labbra ma non chiuse gli occhi. Stava fissando l'Erede di Serpeverde con lo sguardo più dolce e più innamorato possibile. «Fallo.» sussurrò.
Tom prese coraggio e la baciò. Non era un bacio cauto e delicato, era un bacio pieno di passione che aspettava solo quel momento per esplodere. La ragazza inizialmente tenne gli occhi aperti per la sorpresa; quando li chiuse si accorse che quel bacio era ciò che si aspettava da Tom per chiarire i propri sentimenti. Ricambiando il bacio si scoprì veramente innamorata di lui e non credeva che la scenata fosse necessaria, ma doveva vendicarsi, altrimenti lui l'avrebbe buttata via di nuovo non appena non fosse stata più necessaria.
Da parte sua, Tom capì che voleva veramente Jill. Non era un bisogno superficiale, un bisogno d'aiuto per realizzare i propri progetti, era un bisogno profondo che partiva direttamente dal cuore. Il suo cuore era rimasto freddo per sedici anni e, improvvisamente, la consapevolezza di essere innamorato di Jill lo stava riscaldando. Avrebbe voluto che quel bacio durasse per sempre. Si dimenticò della purezza del sangue, degli omicidi commessi, delle sue aspirazioni di immortalità e potere: voleva solo Jill.
La ragazza aprì gli occhi e gli tirò uno schiaffo allontanandosi.
«Ma sei impazzito?» gridò.
Riddle fu preso alla sprovvista, era convinto che anche Jill fosse felice di quel bacio.
«Lo sai che sono insieme a William e osi baciarmi?». Era isterica, le lacrime le rigavano il volto e la voce era rotta dal pianto.
«Ma tu…»
«IO? Devi esserti bevuto il cervello! Io ti ho dato un'opportunità di invitarmi questa sera, ma tu l'hai buttata al vento per invitare una Serpeverde perché, ovviamente, farti vedere con ME sarebbe stato un disonore per uno come te!»
«Calmati, Jill…»
«Ah, adesso mi chiami per nome?».
«Tu non capisci…»
«Io capisco benissimo! Tu non hai avuto il coraggio di invitarmi e pensi che basti un bacio a farmi cambiare idea. Ti sbagli! Sei solo un illuso, Riddle.»
Tom l'afferrò per i polsi. «Cosa stai dicendo?»
«Lasciami, mi fai male!»
«Perché stai urlando?» chiese il ragazzo senza rendersi conto che anch'egli aveva alzato la voce.
«Perché ti odio, Riddle! Ti sei dimostrato infantile ed egoista, io ero sinceramente innamorata di te, ma tu sei stato così cieco da non vedermi! Cosa ti ha fatto cambiare idea adesso? Dai, sentiamo… »
«Jill, io… non capisco…»
«Tom Riddle, sei solo uno sciocco.». La Grifondoro scappò via dalla Sala Grande in lacrime ed Alyson, dopo aver gettato uno sguardo di rimprovero a Tom, la seguì.
La ragazza si era seduta sulla scale che conducevano ai sotterranei e piangeva.
«Sei stata veramente convincente, tesoro.» disse la bionda sorridendo.
«Non era quello che volevo dirgli, però. Oh, Alyson! Abbracciami, per favore!».
La voce di Jill era ridotta ad un sussurro e gli occhi erano arrossati per il pianto; aveva gettato le scarpe giù dalle scale e la collana era stata calpestata.
«Cosa vuol dire che "non era ciò che volevo dirgli"?»
«Alyson, credo di essere ancora innamorata di lui.»
«Cosa?». Dopo tutti i piani di vendetta, che erano ben otto, dopo tutte le ore passate a scoprire dettagli macabri su di lui, Jill si accorgeva di amarlo. «E William?»
La mora alzò lo sguardo verso Alyson in cerca della risposta che lei non sapeva dare: certamente William si era offeso, ma poteva anche non aver visto nulla.
«Era accanto a me, Jill, e quando ti ha baciata ha fatto cadere un bicchiere. È salito ai Dormitori prima della tua scenata.»
«No! Ti prego, dimmi che ha detto che voleva vendicarsi…»
«Non ha detto nulla, ma era molto triste… No, non proprio triste; era amareggiato, deluso, credo che si sentisse tradito.»
Jill prese il capo tra le mani e ricominciò a piangere.
«Dai, almeno andiamo nel Dormitorio. Non piangere qui sulle scale.»
«Non mi interessa dove piango! Vorrei scomparire!»
Alyson fece un Incantesimo di Appello e recuperò le scarpe e la collana, che riaggiustò con un colpo di bacchetta. Prese Jill sottobraccio con l'intento di accompagnarla alla Torre di Grifondoro.
«No, Alyson, devi andare in Sala Grande e farti valere: non puoi permettere a Sebastian di trattarti così. Vado da sola. Buona notte.» disse la mora dandole un bacetto sulla guancia.
La bionda Grifondoro ritornò in Sala Grande, dove fu accolta da sguardi curiosi e affamati di gossip.
Lei cercava due persone: Tom Riddle e Sebastian Smith.
Il secondo era appartato in un angolo con una ragazza vestita in verde.
Catherine, giuro che le prendi, pensò Alyson.
Avvicinandosi la ragazza si accorse che non era la McLaggen: aveva i capelli rosso fuoco e l'abito era molto più scollato di quello indossato dall'attrice in erba.
«Sebastian!» urlò vedendolo avvinghiato a Ruth Quirrel, una Grifondoro del terzo anno. «Ha quattro anni in meno di te!»
«Cosa dici? Catherine ha la mia stessa età!» rispose il ragazzo.
«Forse non ti sei accorto che questa non è la tua cara Catherine, ma è una del terzo anno!»
«Co-Cosa?» chiese confuso Sebastian.
L'attenzione di Alyson si riversò totalmente sulla ragazzina.
«Cosa gli hai fatto?»
«Nulla.»
Alyson le puntò la bacchetta alla gola. «Cosa hai fatto?» chiese minacciosa.
«Una pozione d'amore…» sussurrò Ruth.
«Sei fortunata che non ho voglia di spaccarti la faccia, ma ti assicuro che questo non passerà inosservato. Aspetta che trovo un insegnante…»
Alyson aveva afferrato la giovane per i capelli con il chiaro intento di farla urlare, ma fortunatamente passò di lì il Professor Lumacorno.
«Ragazze, non mi sembra il caso di fare rissa. Cosa è successo?» chiese tranquillo l'insegnante.
«Ruth Quirrel, Grifondoro, terzo anno, ha somministrato una pozione d'amore a Sebastian Smith, signore.» rispose Tom Riddle alle spalle di Alyson.
«Tu…» la ragazza stava per urlare, ma lui la interruppe.
«Devo parlarti. In privato. Riguarda Jill.» le sussurrò Tom all'orecchio prima di allontanarsi.
Il professor Lumacorno decise di mettere in punizione la ragazza e accompagnare il giovane Smith al suo Dormitorio, per smaltire l'effetto della pozione.
«Newell, Tinner, accompagnate il signor Smith, per favore. Signorina Quirrel, mi segua dal Preside. Quanto a lei, signorina Jeffers, si calmi, prenda un bicchiere di succo di zucca, trovi un cavaliere e vada a ballare. Buona serata.». Il professor Lumacorno sparì dalla vista della ragazza insieme alla piccola Ruth, che era imbronciata e sicuramente aveva una mezza idea di lanciare una fattura ad Alyson.
«Bene, Jeffers. Vogliamo parlare?» chiese Tom Riddle con tono piatto.
«D'accordo. Andiamoci a sedere. E ti chiedo di perdonarmi se dovessi mettermi a piangere.»
I due ragazzi si accomodarono sulle panchine all'esterno, nascosti alla vista della Sala Grande da un enorme cespuglio di rose.
«Era questa la vendetta di Jill?» chiese. I suoi occhi non erano glaciali come al solito, erano quasi tristi, come gli occhi di un bambino che perde il proprio giocattolo.
«Era una delle otto possibili. Avrebbe deciso quale usare a seconda di cosa le avresti detto.»
«Era la meno dolorosa, immagino.»
«Oh, no! Nessuna ti avrebbe fatto del male fisicamente: avrebbero tutte ferito il tuo orgoglio.»
«Mi conosce molto bene per sapere come la penso…»
«Era innamorata di te, Riddle! È chiaro che ti conosce bene!». L'ovvietà delle parole di Alyson fece breccia nel muro dei pensieri di Tom.
Si era accorto troppo tardi di volerla, di desiderarla, di amarla, forse. Se ne era accorto quando lei ormai apparteneva ad un altro, certamente peggiore di lui. Solo lui, Tom, era il ragazzo giusto per Jill. Era lui l'unico che era in grado di capire quando era triste e quando era felice davvero, senza farsi ingannare dal sorriso di facciata che la Grifondoro mostrava perennemente.
«Perché mi ha chiesto di baciarla?»
«Voleva che tutti vi vedessero baciarvi per poi fare la scenata. Era tutto programmato.»
«Se fosse stato davvero tutto programmato, non avrebbe chiuso gli occhi.»
«Infatti li ha tenuti aperti e…»
«Non li ha tenuti aperti. Li ha chiusi.» disse convinto il Serpeverde.
«Ne sei sicuro?» chiese Alyson preoccupata. Il bacio avrebbe dovuto sembrare una cosa voluta solo da Tom, una specie di violenza.
«Sì, Jeffers. Li ha chiusi.» Quanto vorrei che non l'avesse fatto, sarebbe tutto più semplice, pensò il ragazzo.
«Sarà stato per essere più convincente. Insomma, non è che avere gli occhi chiusi significa per forza apprezzare il bacio. Ti avrà sicuramente tirato i capelli, dato uno schiaffo, pestato un piede…»
«Mi ha stretto più forte, se ti interessa.»
«Seriamente?» chiese la bionda.
Tom annuì.
«Devi assolutamente parlarle, ma non fatevi vedere da nessuno! Vedetevi stanotte nella Stanza delle Necessità.»
«La conosci?»
«Ovviamente. Vedetevi lì alle tre di stanotte. Sii puntuale!»
Alyson si diresse nella Sala Grande e tornò a ballare. Tom andò nei sotterranei, nel Dormitorio dei Serpeverde. Aveva bisogno di riflettere, aveva bisogno di risposte.

Dichiarazione di Hel

«Alyson, non ho la minima voglia di andarci.»
Jill Peverell era seduta sul suo letto ed era ancora vestita con l'abito nero e argento.
«Tesoro, è l'occasione per chiarire! Senza contare che al momento sei tu ad avere la meglio: ho convinto le Tassorosso che quel bacio ti ha totalmente disgustata.»
«Ma lo sai che non è così. E se parlando con lui ci accorgessimo di poter stare insieme?»
«Non eri tu a volere vendetta?»
«Sì, ma…»
«Ci penserò io a convincere le Tassorosso, ho i miei contatti. Non preoccuparti. Basta che tu vada da Riddle questa notte alle tre, al settimo piano, davanti all'entrata della Stanza delle Necessità.»
«Hai già organizzato tutto?» chiese curiosa Jill.
«Sì. Ovviamente.».
«Non vuoi parlare di Sebastian?» chiese la mora con il chiaro intento di cambiare discorso.
«No. È un mio problema, lo risolvo da sola. Tu adesso dormi e alle tre vai al settimo piano. Capito?»
«Agli ordini, Capitano Jeffers!» concluse Jill con una risata.
Alyson uscì dal Dormitorio e lasciò l'amica a riposarsi. Avrebbe dovuto parlare con William Potter, ma aveva paura di non conoscere esattamente i pensieri dell'amica. Avrebbe lasciato che la storia fra Jill e Tom facesse il suo corso.

Tom non riusciva a prendere sonno. Era sdraiato sul suo letto nel Dormitorio dei Serpeverde e fissava il soffitto immerso in un oceano di pensieri. Il centro di quel caos? Jill Peverell, la giovane Grifondoro che gli aveva cambiato la vita. Dopo sedici anni di solitudine, ecco che arrivava questa perfetta sconosciuta, o quasi, a rovinargli la vita. Lui voleva il potere, voleva la gloria, voleva l'immortalità del suo corpo, non l'immortalità data dal ricordo dei posteri, il genere di filosofia che si addiceva perfettamente a Jill. L'amore non rientrava assolutamente nei piani del ragazzo, era un inconveniente imprevisto da eliminare il prima possibile.
Sarebbe andato all'incontro nella Stanza delle Necessità e avrebbe spiegato a Jill tutto, avrebbe confessato tutti i suoi omicidi mostrandosi come l'Erede di Serpeverde; la ragazza si sarebbe così spaventata e non l'avrebbe più tormentato.
Mancavano ancora venti minuti alle tre quando Tom si alzò dal letto e fece un Incantesimo di Disillusione per rendersi invisibile; uscì dalla sala comune dei Serpeverde e iniziò a salire le scale.
Nel frattempo Jill aveva indossato il Mantello dell'Invisibilità e stava scendendo le scale che conducevano alla Torre dei Grifondoro. Cercava di non pensare mentre i suoi piedi si dirigevano meccanicamente verso il settimo piano e le sue orecchie erano attente ad ogni suono sospetto, soprattutto a passi provenienti dal basso.
Quando l'orologio battè le tre, Jill, che si trovava davanti alla Stanza delle Necessità, si tolse il Mantello e Tom fece terminare l'Incantesimo di Disillusione.
«Ciao Jill.» disse sottovoce il ragazzo.
«Ciao.» rispose fredda Jill. «Di cosa abbiamo bisogno? »
«Che ne diresti di un salottino caldo, con un camino e dei biscotti?» propose Tom.
«Vada per il salottino.»
I due ragazzi pensarono a quell'ambiente caldo ed accogliente e passarono tre volte davanti al muro sul quale di lì a pochi secondi sarebbe apparsa la porta per entrare nella Stanza.
Tom aprì la porta dicendo «Prima le signore.» e facendo un lieve inchino e un sorriso. Jill non poté trattenere le sue labbra dal curvarsi a loro volta in un sorriso sincero, e nulla sarebbe riuscito a spegnere il rossore sulle sue guance. La galanteria la faceva impazzire.
Entrando si accorse di un enorme camino e di due poltrone rosse piuttosto grosse, più simili a dei divanetti; tra le due poltrone vi era un tavolino coperto da vassoi di biscotti, bottiglie di Burrobirra calda e Cioccocalderoni ripieni di Whisky Incendiario.
«E questo mazzo di fiori?» chiese la Grifondoro prendendo in mano delle rose rosse.
Tom arrossì per la prima volta nella sua vita. Mentre pensava a ciò di cui aveva bisogno, aveva deciso che un pizzico di romanticheria non avrebbe certo guastato, sarebbe servito per addolcirle la pillola.
«Ecco… È un mio omaggio per te.»
«Bhe, grazie.» rispose secca Jill.
La ragazza prese posto su un divanetto e iniziò a mangiare i biscotti, uno dopo l'altro, ingoiandoli come se non mangiasse da secoli.
"Calmati Jill, calmati! Non mangiarti tutto per il nervosismo" pensò.
«Peverell, io…» esordì Tom, senza sapere da dove iniziare un discorso. Era in preda all'ansia e per la prima volta nella sua vita gli mancavano le parole. Si trovava con la ragazza che amava, quella a cui aveva dato il suo primo bacio, e non poteva non sentirsi impotente ed imbarazzato.
«Siamo ritornati al cognome?» Jill manteneva una patina di freddezza che poteva passare per acidità, ma Tom non si fece ingannare: anche lei era innamorata, non poteva negarlo.
«D'accordo, Jill. Io… Noi… Credo che dovremmo parlare.»
«Che scoperta! Ci ero arrivata anche io che non ho la media del dieci in tutte le materie e ho preso Eccellente in tutti i GUFO…»
«Allora parla tu, visto che sei così perspicace!»
Jill fu ferita dall'ira improvvisa di Tom, che fino a pochi istanti prima era in preda al più totale disagio. L'obiettivo della Grifondoro era quello di scoprire tutta la verità, quindi non si sarebbe certo fatta intimidire da quel ragazzo.
Lo fissò negli occhi scuri e si vide riflessa come in uno specchio. "Non sarò onesto con te" sembrava dire lo sguardo fisso ed inespressivo.
«Mi hai baciata perché te l'ho chiesto io o perché lo volevi?».
«Perché mi hai chiesto di baciarti?» ribatté il Serpeverde.
Jill rimase interdetta per parecchi secondi prima di capire la tattica che aveva adottato Tom: andando avanti con le domande sarebbero arrivati al fulcro della vicenda. Astuto, doveva ammetterlo.
«Volevo vendicarmi.» rispose impassibile la ragazza.
«E di cosa ti volevi vendicare?»
«Il tuo comportamento mi ha fatta innervosire.»
«Intendi il mio rifiuto ad invitarti?»
«Sì, quello e anche l'avere invitato Tabitha Reeve ha contribuito ampiamente.»
«L'ho invitata perché tu hai accettato l'invito di Potter!»
«Io ho accettato perché tu mi hai dato dell'illusa!»
«A dir la verità, sei stata tu a darmi dell'illuso solo poche ore fa. Io ti ho semplicemente detto che avevi frainteso le mie parole.»
L'atmosfera nella stanza si stava surriscaldando troppo rapidamente, non era il dialogo che si immaginavano.
«Il senso generale era quello! E mi hai detto che sono acida!»
«Mi hai dato del fifone! Chi ha torto?»
La ragazza si interruppe, respirò profondamente e si alzò, andando vicino al fuoco.
«Forse tu non mi hai dato dell'illusa, ma sono sicura che intendevi dirmi che non ho speranze con te.»
Tom la raggiunse e le prese le mani. «Credi che ti avrei baciata altrimenti?»
La giovane arrossì violentemente. Quello era certamente il preludio a una confessione in piena regola.
«Quindi tu mi volevi davvero baciare?»
«Sì, Jill Peverell, sognavo quel momento dalla prima volta che ti ho vista, nel profondo della mia anima sapevo che lo volevo, ma non ho mai avuto il coraggio di ammetterlo.» Si inginocchiò, sempre tenendole le mani. «Ed ora sono qui al tuo cospetto a confessarti tutto ciò che provo per te. So di aver impiegato parecchio tempo per fare chiarezza nei miei sentimenti, ma ora ne sono sicuro: io ti amo.»
Jill si sentiva la testa pesante e non capiva bene cosa stava accadendo; tutto era confuso e la stanza aveva iniziato a ruotare intorno a lei.
«Tom…» mormorò prima di cadere svenuta a terra.

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