Uroboro di Hoel
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L'Uroboro è il simbolo della natura ciclica delle cose: per formare un mondo nuovo, è necessario che quello vecchio prima muoia. Così quattro giovani maghi, orfani del loro magister, ultimo custode della Magia Antica, decidono di fondare una scuola, dando inizio ad una nuova epoca per il mondo magico.


Categoria: Post-DH Personaggi: Godric Grifondoro, Priscilla Corvonero, Salazar Serpeverde, Tosca Tassorosso, [+] Nuovi personaggi
Era: Fondatori e pre-Fondatori (1000 circa)
Generi: Generale
Lunghezza: A Capitoli
Pairing: Altro
Avvertimenti: AU (Alternate Universe), Nomi Originali, OC (Personaggio Originale), OOC (Fuori Canon), Slash
Sfide: Nessuno
Series: Nessuno
Capitoli: 5 Completa: No Parole: 26091 Read: 18384 Pubblicata: 15/12/09 Aggiornata: 06/03/10
Note alla storia:

Sinceramente, questa ff è stata la più inaspettata di tutte quelle che ho scritto. Voglio dire, ero in biblioteca (non a fare il Library Quiz …) e tutt’ad un tratto mi alzo, vado nella sala al computer e incomincio a scrivere il prologo di questa storia. E con i fondatori, poi!Mah!
A proposito due warnings: primo, i nomi sono in originale! Io vi ho avvertito …
Secondo: signori, siamo nell’Alto Medioevo, oh yeah! Le aspettative di vita erano sui quarant’anni circa se si era moooooolto fortunati. I maschi divenivano maggiorenni a 14 anni e le femmine a 12. Ciuòdetto, se nel corso della ff si parlerà di spose- bambine e madri appena adolescenti NON ve la prendete con la sottoscritta, prendetevela con i medievali. Semplicemente, cerco di essere il più fedele possibile al contesto storico.
Buona lettura!
Hoel, a cui fanno sempre piacere le recensioni!

Prologo: 981 A.D. di Hoel
Note dell'autore:

Voilà il prologo, per scriverlo ho dovuto riprendere in mano il libro di storia inglese! Lol!
A proposito delle invasioni dei Sassoni, King Arthur è una bufala storica: a nord c'erano gli Scoti, i Pitti, i Caledoni, non i Sassoni!

“When shall we meet again?
In thunder, lightning, or in rain?
When the hurlyburly's done,
When the battle’s lost and won.
[…]
Fair is foul, and foul is fair:
Hover through the fog and filthy air.”

Macbeth, scena I, W. Shakespeare



Anglesland
Anno Domini 981

Molti secoli erano ormai passati, da quando i Romani avevano lasciato la Britannia. Da allora, essa non aveva conosciuto che invasioni dai popoli a nord del Vallo, quali gli Scoti, i Caledoni e i Pitti. Per difendersi, i Britanni chiesero aiuto alle tribù germaniche d’Europa: gli Juti, gli Angli e i Sassoni. Tuttavia, una volta lì giunti, queste tribù decisero di rimanere, creando, nel giro di pochi anni, la cosiddetta eptarchia anglosassone, formata da sette nuovi regni: Kent, Essex, Sussex, Wessex, Northumbria, Anglia Orientale e Mercia.
I Britanni, resisi conto della gravità della loro scelta, si opposero a quest’invasione, rifugiandosi verso il Galles.
Nel frattempo, i sette regni lottavano per la supremazia di uno sull’altro e fu il Wessex a uscirne vincitore, anche se, l’unico vero sconfitto fu il popolo, stremato da guerre, pestilenze, carestie e dalle razzie compiute dai pirati vichinghi, i quali battevano le coste come lupi affamati, saccheggiando, uccidendo e portandosi via uomini, donne, vecchi e bambini per venderli poi come schiavi.
Nel X secolo, tuttavia il re Atelstano del Wessex compì una campagna d’espansione, costruendo forti e edilizi, portando a termine l’opera iniziata da suo padre Edoardo il Vecchio, figlio di Alfredo il Grande. Il re, inoltre, sconfisse le armate scozzesi e vichinghe nella Battaglia di Brunanburh, compiendo in questo modo il primo passo verso la nascita di un unico regno: Anglesland.
Il suo successore, re Edgardo il Pacifico, si adoperò a consolidare la neonata Anglesland, rendendola più forte e sicura, impedendo soprattutto ogni possibilità che essa si potesse dividere ancora. Gli successe il figlio Edoardo il Martire, il quale, difendendo la Chiesa e i monasteri dalle razzie compiute da parte dei nobili, a causa di una terribile carestia, fu avvelenato dalla matrigna per favorire l’ascesa al trono del giovanissimo fratellastro, che divenne poi Etereldo II detto l’Inetto. Costui dovette affrontare le nuove mire espansionistiche degli scandinavi, avendo essi, infatti, rinnovato il loro interesse verso la fertile Anglesland.
Ed è in questo periodo buio e oscuro, dominato dall’incertezza, dalla miseria e dalla guerra, che incomincia la nostra storia.

***

Il vento mugghiava furioso giù per la brughiera infinita, venata dai raggi rosso scuro del crepuscolo. E tuttavia, la valle era stranamente silenziosa, non si scorgeva un’anima viva ivi vagabondare. Solo un folle, infatti, avrebbe osato avventurarsi nella brughiera al calare delle tenebre, specie con la minaccia dei danesi che incombeva sul giovane regno di Anglesland.
A quanto pareva, però, uno pazzo c’era e si presentava nelle sembianze di un giovane uomo di diciassette anni, i cui occhi grigi come l’argento riflettevano una maturità poco comune per quell’età e un’intelligenza vivace e arrogante. Il ragazzo vestiva una tunica da cavallerizzo verde e argento, coperto da un mantello di lana verde anch’esso, cui si stringeva come un naufrago a un pezzo di legno. Il vento terribile lo faceva rabbrividire, non aveva mai amato il duro clima del nord e se le circostanze non fossero state così urgenti, mai il ragazzo si sarebbe sognato di lasciare il suo castello nell’Oxfordshire. Inoltre, il mostruoso ritardo di coloro che stava aspettando non aiutava di certo a migliorare il suo umore già nero per il lungo e spossante viaggio.
Che il suo messaggio non fosse loro giunto? O che qualcosa li avesse trattenuti?
Sbuffando, il giovane alzò il cappuccio del suo mantello, coprendosi la chioma nera come l’ala di un corvo, un retaggio delle origini arabe di sua madre, assieme alla pelle leggermente olivastra, che, messa a confronto con il pallore latteo degli abitanti dell’Anglesland, lo contraddistingueva da tutti i suoi coetanei del regno.
Una voce chiara e profonda attirò all’improvviso l’attenzione del ragazzo, che si voltò di scatto, la mano corsa, nel frattempo, veloce all’interno del suo mantello, quasi stesse frugando in cerca di qualcosa e agli occhi di un ignaro spettatore, ciò dovette sicuramente contribuire ad accrescere l’aura di stranezza che già circondava il giovane: come sperava di difendersi con un bastoncino, quando dal suo fianco pendeva una magnifica spada?
“Chi va là?”, chiese autoritariamente il ragazzo, anche se il sogghigno che si stava allargando sul viso significava che non c’era alcun pericolo imminente che minacciasse la sua persona.
Un giovane uomo sui vent’anni gli venne incontro, calandosi il cappuccio del mantello scarlatto, liberando un’arruffata zazzera rossa alla mercé del vento del nord. I suoi vivaci occhi nocciola, venati da pagliuzze dorate, esprimevano un immenso piacere alla vista del giovane vestito di verde.
“Hail, Salazar Slytherin, figlio di Kerwick Slytherin. Non sapevo fossi così pauroso!”, lo canzonò giocosamente.
Salazar, questo era il nome del ragazzo, abbassò la bacchetta. “Hail a te, Godric Gryffindor, figlio di Wulfgar Gryffindor. Vorrei vedere come reagiresti te, se fossi stato costretto come un babbeo ad aspettare cinque giri di clessidra dopo il vespro, nella brughiera poi! Ancora un poco, e mi ritrovavi morto congelato!”
Godric rise, gettando indietro il capo divertito. “Ah, Salazar, grande mago per niente! Accenderti un fuoco no?” e ricevette una fulminata da parte degli occhi grigi del giovane mago.
“Con i danesi alle porte? O con i briganti in giro? No, l’oscurità mi è alleata, Godric. Inoltre, non sono così scavezzacollo da cercare il pericolo quando non ce n’è bisogno!”
“Una dozzina di Muggles, che vuoi che siano?”, ribatté per nulla colpito Gryffindor, costringendo Salazar a levare gli occhi al cielo, sospirando: a volte il giovane non sapeva spiegarsi se Godric fosse o davvero coraggioso o estremamente incosciente. Slytherin era giunto alla conclusione che l’amico fosse entrambi. Usando la logica e ponderando attentamente i pro e i contro, spesso il coraggio compariva a fatica. E alle sarcastiche frecciatine di Godric circa onore, cavalleria e magnanimità, Salazar replicava con Aristotele: “Primum vivere, deinde philosophari”, prima si pensa a sopravvivere, poi si può filosofare di questo e di quello, cosa assai difficile da morti, no?
Inoltre, Godric aveva la brutta tendenza innanzitutto di fidarsi troppo della gente e in secondo luogo, di sottovalutare l’avversario, lusso che Salazar non si prendeva mai. Perfino l’ultimo dei servi della gleba, colto da uno di quei vapori malefici che sconvolgevano la mente annebbiandola, poteva arrivare a infilzarlo alle spalle con la falce.
“Esatto, se vuoi attirare ulteriormente l’attenzione dei Muggles su di noi! Tre risse nell’arco di una settimana, Godric! E quali erano i motivi, stavolta? Avevano pestato la coda a un cane? O avevano calpestato una formica?”
“Dei balordi avevano costretto un povero saltimbanco, che se ne stava tranquillo per i fatti suoi a bere la sua birra, a ballare come un orso su per il tavolo, minacciandolo con delle torce!”
“Commuovente”, commentò Slytherin, anche se il tono della voce mostrava che più di tanto la cosa non lo toccava.
“In ogni modo, non ho usato la magia, bensì questa” e batté la mano sul fianco sinistro, da cui pendeva una preziosa spada d’argento con l’elsa incastonata di rubini.
“Piuttosto, dimmi il motivo della tua inaspettata visita. Non credo che tu abbia lasciato il sud per venire a farmi la predica!”
Il volto di Salazar divenne improvvisamente serio. “Ammetto che c’è qualcosa di cui amerei discutere con te e con le altre due nostre amiche, le quali, da vere femmine, conoscono bene l’arte di farsi aspettare…”
“… così che il loro spasimante sia doppiamente felice di vederle!”, terminò alle sua spalle Rowena Ravenclaw, una giovane di appena sedici anni dai lunghi capelli castano scuro e da uno sguardo acuto e penetrante.
A farle compagnia, vi era una florida donna sui venticinque anni circa, la quale, invece, aveva i capelli biondo – rossicci e i suoi occhi azzurri riflettevano un dolcezza di carattere fuori dalla norma. Il suo nome era Helga Hufflepuff, moglie di Brendan Hufflepuff, il quale l’aveva lasciata di recente vedova e questo spiegava l’abito nero che la donna portava, anche se non aveva rinunciato alla civetteria femminile preferendo al posto di un mantello sobrio e dello stesso colore uno di un giallo vivace.
“Mie signore”, la salutarono i due uomini, chinando il capo in segno di rispetto; gesto cui le donne risposero inchinandosi leggermente.
“Salazar”, riprese Rowena, famosa in tutta la comunità magica per la sua mente fine e agile “abbiamo ricevuto il tuo messaggio, in cui ci intimavi di riunirci qui al più presto. Che cosa è accaduto di così grave da costringerti ad attraversare tutta l’Anglesland, specie in questo momento, con la guerra incombente?”
Slytherin abbassò la testa, grato dell’oscurità che lo avvolgeva, poiché non desiderava che gli altri suoi amici notassero i suoi umidi e rossi da lacrime non sparse.
“Il magister”, incominciò cercando di mantenere la voce più ferma possibile “è… è morto.”
Helga si portò la mano guantata alla bocca, soffocando un gridolino; Rowena sbatté incredula le palpebre e Godric strinse inconsciamente l’elsa della spada.
“Il magister? Morto? Come? Quando?”, lo tempestarono subito di domande, cui Salazar non si sottrasse.
“Tre giorni fa. Assassinato nel sonno. Non ha neppure avuto il tempo di difendersi”, fu la sua spiegazione.
“Cani! Codardi!”, ringhiò Gryffindor, le nocche bianche per la stretta all’elsa. “Solo i ladri e i vigliacchi agiscono così!”
“Erano… maghi? Intendo, gente come noi?”
Un sorriso amaro si dipinse sul volto di Salazar. “No, Muggles!” e pronunciò l’ultima parola quasi sputandola. “Si erano insospettiti di lui. Non stregoneria, no, non è stato quello che li ha allarmati all’inizio. Credevano che lui indugiasse nei peccati della carne con i giovani cui insegnava.”
“Ma non è vero! Il magister era l’integrità morale fatta persona!”, protestò Helga con vivacità “Non avrebbe mai osato approfittare della nostra buonafede in lui! Mai!”
“E per questo l’hanno ucciso?”
“Uno degli allievi, messo sotto torchio dai genitori, ha parlato. Stregoneria, ha detto. È stata la condanna a morte del magister e degli altri suoi cinque studenti. Inutile aggiungervi che l’uccello canterino era un Nato- Muggle…”
“Salazar…”
“Non sono mie opinioni, Godric! Sono fatti quelli che ti sto portando. Ed è per questo che vi ho chiesto di incontrarci. La morte del magister mi ha spinto a prendere una grande e importante decisione. Ma ho bisogno anche del vostro aiuto.”
Rowena lo guardò con attenzione, i suoi occhi neri lo scrutavano attentissimi: il suo istinto le diceva che qualsiasi fosse stata l’idea si Slytherin, essa avrebbe influenzato la loro vita.
“Voi tutti sapete che la magia fino ai giorni nostri è stata tramandata oralmente, da maestro a discepolo, di generazione in generazione. Un mago colto e abile prendeva con sé cinque o sei allievi e li educava, infondendo in loro tutto il suo sapere. Così è successo anche per noi. Ora, il problema qual è? La mancanza di maghi abbastanza capaci da insegnare. Il magister era l’ultimo rimasto. Noi stessi siamo gli ultimi rimasti. Dopo di noi, chi ci sarà?”
“In poche parole, tu ci staresti suggerendo di costruire una scuola?”, lo interruppe Godric incredulo “E di mettere per iscritto gli incantesimi e le pozioni insegnateci dal magister?”
Salazar annuì. “Sarà come nei monasteri Muggles. Non possiamo correre lo stesso rischio del magister. Oggigiorno, perfino i maghi stessi sono sospettosi riguardo al metodo d’insegnamento della magia. Costruendo, invece, un ambiente più neutro…”
“Ma Salazar, è… è troppo periglioso! E gli incantesimi per costruire e nascondere agli occhi dei Muggles questo posto, potrebbero costarci tutta la nostra magia! Se non la vita! Noi non abbiamo l’esperienza del magister, né le sue incredibili conoscenze!”, sottolineò Helga, per nulla convinta dalla proposta del giovane.
“Dobbiamo correre il rischio! I Muggles, la cui ferocia e avidità non conoscono limiti, pian piano stanno distruggendo tutto ciò che c’era di magico in questa terra! Spero che ti sovvenga, Helga, quanto difficile fu anche per noi apprendere la magia con guerre, pestilenze e carestie! O hai dimenticato la razzia compiuta al monastero in cui vivevamo con il magister nell’anno della carestia sotto il re Edoardo il Martire? Inoltre, il cristianesimo ha messo a tacere gli dei della religione tradizionale e la magia con essa: la gente ha smesso di crederci, la guarda addirittura come sinonimo del male! I maghi stessi la stanno abiurando, giacché sono intimoriti delle pene ultraterrene per coloro accusati di stregoneria! Andando avanti di questo passo, non ci saranno più allievi, la magia finirà con la nostra morte, poiché nessun incantesimo è stato mai messo per iscritto! Il nostro mondo finirà nell’oblio, dimenticato! E noi con esso!”
I tre amici lo ascoltavano silenziosi. Poi Rowena prese la parola: “Ciò che ti dici è vero, Salazar: noi siamo gli ultimi esponenti di un mondo che sta morendo. Amico mio, tutto cambia. È triste, ma la natura è fatta così, non si può fermare il suo ciclo. Non puoi spezzare il cerchio dell’Uroboro!”
“Rowena ha ragione. Per formare un nuovo mondo, il vecchio deve prima morire”, aggiunse Godric “E con la morte del magister, posso ben affermare che lo è! Salazar ha ragione, dannazione! Non accetterò passivamente tutto ciò! Ci opporremo e combatteremo per la nostra sopravvivenza!” e appoggiò la mano sulla spalla di Slytherin, che gli sorrise grato per l’appoggio.
“Helga?”, fece supplice Salazar “Per noi. Per le future generazioni. Per il magister!”
La donna si morse il labbro inferiore, dilaniata da sentimenti contrastanti: che fare? I rischi erano numerosi e il prezzo altissimo, avessero dovuto fallire!
Almeno, però, ci avevano provato e non avrebbero avuto rimpianti.
“Sono dei vostri”, dichiarò infine.
Sospirando, anche Rowena Ravenclaw si unì all’ardita e ambiziosa impresa.
Come poteva essere altrimenti? Erano troppo giovani, troppo inesperti! Ma la situazione era troppo disperata: Aodren del Kent era stato l’ultimo vero magister di magia dell’Anglesland, giacché ormai le famiglie di maghi preferivano educare presso di loro i propri figli. Sempre meno giovani venivano iniziati alla magia, anche perché i suoi principi cozzavano con le prediche dei preti alla domenica, che condannavano ad atroci ed eterne pene coloro che si macchiavano del peccato di stregoneria.
Finché c’era stato il cristianesimo celtico, queste perplessità non sorsero: San Patrizio stesso proibì che delle persone fossero condannate per aver praticato della magia e i maghi (quelli veri) avevano allora sospirato di sollievo. Ma in Anglesland, il cristianesimo celtico fu rimpiazzato da quello cattolico e così si ricominciò daccapo.
Anche perché da secoli, ormai, i maghi avevano abiurato la fede tradizionale per abbracciare la nuova religione, venuta di là dal mare. Solo i più estremisti resistevano, praticando piuttosto il cristianesimo celtico, invece di abbandonare del tutto le vecchie credenze: infatti, la croce celtica e Santa Brigida, non erano che una nuova versione camuffata la prima di OIW, l’unico dio, irraggiungibile dalla comprensione umana e che si manifestava secondo una triplice energia, Skiant, Nerz e Karantez; la seconda della dea pagana Brigit, figlia di Dagda, protettrice della cultura e della famiglia.
Pochissimi si ricordavano della Magia Antica, quella dei druidi, quella che anime volonterose come Aodren insegnavano a proprio rischio e pericolo a giovani dotati e brillanti.
La magia stava sul serio morendo, sostituita dalla paura e dalla superstizione.
E toccava ora a quei quattro giovani, orfani del loro ex maestro, aiutarla a sopravvivere e a prosperare tra coloro che si sarebbero dimostrati a lei affini.
Questo fu il loro giuramento sulla semplice tomba del defunto magister Aodren del Kent, su cui sparsero i suoi gigli preferiti.
Gli Hogwarts.

Note finali:

Come al solito, inizio con un'idea e finisco con un'altra. Mi lascio catturare dai miei stessi personaggi! La storia del magister non l'avevo minimamente accarezzata e guarda un po'...

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