Lo strano caso del cane accalappiato a mezzanotte - Volume I di Stormtroopers in stilettos

In un mondo alternativo, in cui la guerra è finita nel 1981 e più o meno a fin di bene per parecchi, Sirius Black è un mago che vive sereno e a piede libero. Che potrebbe succedere però se incontrasse nuovamente una delle sue vecchie fiamme scolastiche, tale Cornelia Lethifold, con cui i rapporti erano finiti in maniera piuttosto burrascosa? Solamente un mare di guai…


Categoria: Post-DH Personaggi: Nuovo personaggio, Qualcun altro, Sirius Black, [+] Black, [+] Malandrini, [+] Nuovi personaggi
Era: [+] Più Ere
Generi: Commedia, Generale, Romantico
Lunghezza: A Capitoli
Pairing: Altro, James/Lily
Avvertimenti: AU (Alternate Universe), OC (Personaggio Originale)
Sfide: Nessuno
Series: Sirius e Cornelia
Capitoli: 59 Completa: No Parole: 124732 Read: 186348 Pubblicata: 12/03/09 Aggiornata: 05/09/12
Note alla storia:

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1. Prologo di Stormtroopers in stilettos

2. Capitolo uno: nuove commissioni di Stormtroopers in stilettos

3. Capitolo due: Brompton Cemetery di Stormtroopers in stilettos

4. Capitolo tre: l'appuntamento di Stormtroopers in stilettos

5. Capitolo quattro: Felpato Furioso di Stormtroopers in stilettos

6. Capitolo cinque: le invasioni barbariche di Stormtroopers in stilettos

7. Capitolo sei: il guaritore c'è di Stormtroopers in stilettos

8. Capitolo sette: tè delle cinque di Stormtroopers in stilettos

9. Capitolo otto: seghe mentali di Stormtroopers in stilettos

10. Capitolo nove: volo su Londra di Stormtroopers in stilettos

11. Capitolo dieci: nell'alcova dell'imbecille di Stormtroopers in stilettos

12. Capitolo undici: nanna time di Stormtroopers in stilettos

13. Capitolo dodici: sintonie di Stormtroopers in stilettos

14. Capitolo tredici: ritrovarsi di Stormtroopers in stilettos

15. Capitolo quattordici: flagranza di reato di Stormtroopers in stilettos

16. Capitolo quindici: crisi di Stormtroopers in stilettos

17. Capitolo sedici: lunga notte di Stormtroopers in stilettos

18. Capitolo diciassette: a casa dei suoi di Stormtroopers in stilettos

19. Capitolo diciotto: chiacchiere di Stormtroopers in stilettos

20. Capitolo diciannove: al Murray's di Stormtroopers in stilettos

21. Capitolo venti: dispetti di Stormtroopers in stilettos

22. Capitolo ventuno: sottile è il ricatto di Stormtroopers in stilettos

23. Capitolo ventidue: a spasso col nemico di Stormtroopers in stilettos

24. Capitolo ventitre: John e Constance di Stormtroopers in stilettos

25. Capitolo ventiquattro: conclusioni e mezzi infarti di Stormtroopers in stilettos

26. Capitolo venticinque: Grimmauld Place n. 12 di Stormtroopers in stilettos

27. Capitolo ventisei: vecchie ferite di Stormtroopers in stilettos

28. Capitolo ventisette: tregua di Stormtroopers in stilettos

29. Capitolo ventotto: mare d'inverno di Stormtroopers in stilettos

30. Capitolo ventinove: giornate trionfali di Stormtroopers in stilettos

31. Capitolo trenta: missive di Stormtroopers in stilettos

32. Capitolo trentuno: ricongiungimenti alla stazione di Stormtroopers in stilettos

33. Capitolo trentadue: due fanno coppia, tre fanno folla di Stormtroopers in stilettos

34. Capitolo trentatre: confessioni tra vecchi amici di Stormtroopers in stilettos

35. Capitolo trentaquattro: routine pre-natalizia di Stormtroopers in stilettos

36. Capitolo trentacinque: Merry Christmas di Stormtroopers in stilettos

37. Capitolo trentasei: traviamenti di Stormtroopers in stilettos

38. Capitolo trentasette: Happy new year di Stormtroopers in stilettos

39. Capitolo trentotto: Festa al Ministero della Magia di Stormtroopers in stilettos

40. Capitolo trentanove: bignami di Bon Ton di Stormtroopers in stilettos

41. Capitolo quaranta: destinazione Parigi di Stormtroopers in stilettos

42. Capitolo quarantuno: smarrimenti di Stormtroopers in stilettos

43. Capitolo quarantadue: presa di coscienza di Stormtroopers in stilettos

44. Capitolo quarantatre: tornando a casa di Stormtroopers in stilettos

45. Capitolo quarantaquattro: gli amici di Stormtroopers in stilettos

46. Capitolo quarantacinque: piccoli passi di Stormtroopers in stilettos

47. Capitolo quarantasei: il primo giorno di Aprile di Stormtroopers in stilettos

48. Capitolo quarantasette: oggetti luccicanti di Stormtroopers in stilettos

49. Capitolo quarantotto: vento di primavera di Stormtroopers in stilettos

50. Capitolo quarantanove: Worcester di Stormtroopers in stilettos

51. Capitolo cinquanta: pause di riflessione di Stormtroopers in stilettos

52. Capitolo cinquantuno: risse di periferia di Stormtroopers in stilettos

53. Capitolo cinquantadue: leccarsi le ferite di Stormtroopers in stilettos

54. Capitolo cinquantatre: Natale e Cioccorane di Stormtroopers in stilettos

55. Capitolo cinquantaquattro: dici sul serio? di Stormtroopers in stilettos

56. Capitolo cinquantacinque: il giorno dopo di Stormtroopers in stilettos

57. Capitolo cinquantasei: piani malefici di Stormtroopers in stilettos

58. Capitolo cinquantasette: destinazione Cardiff di Stormtroopers in stilettos

59. Capitolo cinquantotto: ... la fine? di Stormtroopers in stilettos

Prologo di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:
Gentili lettori, benvenuti su questa pagina. Le balde giovani Alektos, freddymercury, Ladyhawke, RobyLupin e Rowena sono liete di presentarvi la prima parte di quello che temiamo sarà un mostruoso e lunghissimo lavoro d’equipe. Un grosso enorme Au, nato dall’idea di rimettere forzatamente assieme quei due furbacchioni dei protagonisti, disgraziatamente accoppiati da Ladyhawke nella sua Lo strano caso del cane che abbaiava a mezzanotte. Per chi non la conoscesse, sappiate solo che i due si sono conosciuti, insultati, messi più o meno assieme eccetera eccetera. Poi lei ha scoperto il piccolo segreto peloso di Remus e la soluzione ha dovuto essere per forza un po’ drastica. Quando al resto, leggete e giudicate sappiate che noi vi giuriamo solennemente di NON avere buone intenzioni…
Prologo

Era un caldo pomeriggio a Diagon Alley, l’estate era arrivata senza fretta e ora maghi e streghe impegnati a fare shopping nella via magica più nota del paese si concedevano volentieri una pausa per rinfrescarsi nei pub che si affacciavano tra i vari negozi o, meglio ancora, alla gelateria di Florian Fortebraccio, per gustare uno dei suoi gusti eccezionali. Tra i tanti, un gruppetto composto da cinque ragazzi, due bambini di quasi cinque e un anno, e un passeggino occupava il tavolo all’angolo: sembrava un incontro di ritrovo dopo tanto tempo di separazione, soprattutto perché una ragazza dai capelli neri veniva tempestata dalle domande degli altri.
Solo uno, il noto playboy ed eroe della guerra magica Sirius Black, manteneva un’aria imbronciata e si rifiutava di parlarle, stranamente offeso.
In quel momento, Cornelia Lethifold stava facendo tanto d’occhi sentendo i racconti degli altri, degli amici persi di vista da prima dell’inizio del conflitto.
- Mi state dicendo che…
- Sì - risposero in coro gli altri senza scomporsi.
- E siete sicuri che il gatto…
- Sì - ripeterono ancora. E per Merlino, era così difficile da capire?
Sirius si sentì in dovere d’intervenire e fece una strana smorfia: - Almeno, abbiamo visto il gatto mentre finiva d’inghiottire la coda di un ratto - , disse, - sai, come quando si mangiano gli spaghetti? Ecco, la stessa cosa.
Cornelia rabbrividì, sconvolta, ma questa volta non fu la sola: Remus Lupin, infatti, abbuonò all’amico un pugno sulla spalla, disgustato. - Che schifo, Sir, ora nessuno di noi potrà più mangiare un piatto di pasta!
- Ma è vero, per Merlino… - mugugnò l’altro, massaggiandosi la parte lesa; la sua risposta, però, fu interrotto da Lily Evans in Potter, che in quel momento si stava occupando del suo primogenito dandogli dei leggeri colpetti sulla schiena.
- Smettila, Sirius, o farai scappare tutti i clienti e Florian ci caccerà sul serio.
Sgridato su tutti i fronti, ad eccezione del suo migliore amico, che però se ne rimase ben zitto per non scontrarsi con sua moglie, Sirius tornò a incrociare le braccia e a tenere il muso a tutti, offeso.
Approfittandone del silenzio, Nel si rivolse alla sola altra donna al tavolo, senza smettere di guardare il bambino tra le sue braccia. Per Merlino, ma era già così grande? Sia il piccolo Julian che Harry, seduto accanto alla strega, crescevano a vista d’occhio. Il pargolo dei Potter, o meglio, i pargoli, le suonava strano, molto strano, soprattutto ripensando a Lily e James a Hogwarts…
- Lily, lo chiedo a te perché qui dentro mi sembri e mi sei sempre sembrata l’unica con un po’ di buon senso - cominciò sollevando polemiche tra i tre maschietti seduti al tavolo. - Insomma, questa storia non vi crea problemi? Nel senso, per me sarebbe uno shock, almeno, se il micio di casa si fosse pappato uno dei miei migliori amici!
Le risate cessarono subito, perfino la donna dai capelli rossi si scurì di colpo. - Peter era un traditore e, se Sirius non fosse passato per assicurarsi della sua sicurezza senza trovarlo, ci avrebbe venduto tutti pur di salvarsi la pelle, tutti, perfino Harry - aggiunse con rabbia indicando il suo bambino. - Capirai perciò se non riesco a sentirmi in colpa per quello che ha fatto il mio gatto. Che poi, Snitch non ha fatto nulla di male: ha solo seguito l’istinto trovandosi di fronte un topo; non parliamone più, per favore.
Nel sospirò, annuendo: il nome del gatto la fece sorridere pensando al suo vecchio e sempre più grasso Bianconiglio, eppure la storia di un uomo divorato in quel modo… Brrr, forse era davvero meglio non pensarci più.
- A proposito del tuo maschietto, in redazione ho sentito un sacco di storie su di lui, l’Oscuro Signore e una certa profezia…
James le fece cenno di abbassare la voce e si diede un’occhiata in giro: per fortuna nessuno l’aveva sentito, ci mancava che alimentassero la storia delle fantomatiche doti eccezionali di suo figlio. - È vero, esiste una profezia sul ruolo che Harry avrebbe dovuto sostenere nella guerra, ma nessuno di noi vi ha badato molto, soprattutto Silente; quando Sirius l’ha avvertito della sparizione di Peter, quella notte infernale, non ci ha pensato due volte a presentarsi a casa nostra e a battersi con Voldemort per difendere noi e nostro figlio. Non appena ha avuto la possibilità di sconfiggere quel pazzo, Albus non ha esitato e l’ha colta, per fortuna.
- È stato saggio, secondo me: nessuno sano di mente avrebbe rischiato le vostre vite per dare credito a una stupida profezia!
- Vedo che abbiamo tutti un’altissima opinione delle pratiche divinatorie - commentò Remus facendo scoppiare a ridere gli amici. Gli argomenti seri vennero messi rapidamente da parte, per tornare a domandare all’ultima arrivata, una preoccupata Cornelia, cosa avesse fatto in quegli anni, di cosa si fosse occupata, e molto altro.

Note finali:
Siete perplessi? Ne avreste ragione, in fondo: avevamo lasciato la tenera e coccolosa Lethifold alla stazione di King’s Cross, dopo il suo addio a Sirius, e ora eccola di nuovo qua; volete sapere cos’è successo?
Ripartiamo da qualche scena precedente, esattamente da qualche settimana prima che si svolgesse questo incontro davanti a un’ottima coppa di gelato. È una storia molto interessante, credete a noi…
Capitolo uno: nuove commissioni di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:
Ed ora entriamo nel vivo... o quasi XD
Capitolo uno: Nuove commissioni

Era una tranquilla giornata di primavera inoltrata e, stranamente, trattandosi di Londra, piuttosto assolata. Cornelia Lethifold uscì dal suo appartamento sbadigliando, pronta ad abbandonare il quartiere residenziale di Streatham e dirigersi verso Charing Cross Road, prima di sparire per la strada magica di Diagon Alley.
Non avendo fretta si concesse il lusso di prendere la metropolitana, come una babbana qualunque. Non era cambiata molto dai tempi in cui ancora frequentava la scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, quando la guerra incombeva su di loro come una nube minacciosa. Era stata, ancora molto giovane e come tutti i suoi amici, spettatrice involontaria di eventi che avevano stravolto la comunità magica in un decennio e più di violenza non tanto celata. Fortunatamente poi la nube di tempesta si era dissolta, portandosi dietro tutta la paura e il panico che aveva covato, ed anche numerosi morti.
Benché fossero passati quasi quattro anni dalla fine di quell’incubo le cicatrici erano ancora vive e dolorose; famiglie semicancellate ancora cercavano di ritrovare un posto nel mondo, o di dimenticare parentele ed amicizie poco felici. Eppure gli sconosciuti compagni di viaggio di Nel, gran parte dei quali nascosti dietro ai quotidiani appena acquistati, non davano segno di aver vissuto di fianco alla bocca dell’Inferno per un po’. E dire che di segnali, anche per loro, ce n’erano stati… Il detto non mentiva, non esiste creatura più testarda ed ottusa di un babbano, pensò Nel mentre approfittava del momento di sosta della carrozza della metropolitana per sistemarsi il rossetto. Ci aveva già provato mentre il treno era in corsa, e i risultati erano stati a dir poco clowneschi.
Diplomata con buoni voti, Cornelia aveva deciso di approfittare della sua ottima vista ed innata curiosità per il mondo, e di farne una professione. Per quanto ambiziosa la Gazzetta del Profeta le era sembrata, in un primo momento, la scelta migliore e più ovvia; ma il servilismo del giornale al potere nuovo che si stava instaurando durante la guerra, un certo snobismo per le nuove leve, e la presenza di Rita Skeeter, l’antigiornalismo fatto strega, l’avevano spinta a desistere. Per quanto la riguardava aveva ancora un orgoglio e un amor proprio sufficiente da impedirle di piegarsi alle scienze infuse dall’alto e non permettersi di essere paragonata ad una donna il cui ultimo bestseller era stato “Mangiamorte: maschera d’odio o circolo d’elite?” . Scartato quello non c’erano altre grosse scelte, per una giovane ragazza desiderosa di far carriera; il mondo magico era assai più piccolo di quello babbano. Così dopo un breve apprendistato a Strega Moderna e un paio di altri colloqui era approdata, finalmente, ad un altro quotidiano, meno famoso e blasonato, ma in cui si trovata assai bene: L’oracolo. Essendo meno letto, e con meno pretese, era più disposto a lasciare carta bianca ai suoi dipendenti. L’editore, Bertrand Chadwick, forse divertito dall’aria vagamente supponente e velenosa di Nel, l’aveva messa alla prova chiedendole di scrivere un articolo di costume, alla moda e d’impatto. Lei, per quanto un attimo interdetta e stupita che le si chiedesse di trattare un argomento tanto frivolo, aveva risposto con un piccolo aneddoto di vita famigliare di sua madre e suo padre, e del convivere tra babbani e maghi, con risultati esilaranti. Così era nata la rubrica Invasi dai babbani, e il redattore, Donovan, le aveva offerto un piccolo spazio settimanale tutto per sé, seguendo questo tema. In breve aveva ottenuto un lavoro semplice e che la divertiva: passeggiare per strada e vedere la realtà era di quanto di meglio si potesse desiderare.
Giunta finalmente a Diagon Alley, Nel si infilò in una stradina laterale, raggiungendo in breve tempo la sede del giornale, che occupava un vecchio e stretto palazzo color ocra, addossato a diversi altri, largo giusto quanto lo spazio di una porta e una piccola finestrella.
- Sono già arrivati gli altri? – chiese salutando la segretaria.
- No, mancano ancora Garth, che doveva fare delle foto per non so che servizio e Carla. Però Chadwick e Donovan e gli altri sono già in sala riunioni.
- Perfetto, grazie.
Avere una rubrica di costume settimanale permetteva di non avere orari d’ufficio e una certa libertà d’azione, ma non le risparmiava le riunioni dello staff. Non appena la sala fu piena e l’incontro cominciato, annotò diligentemente quanto degno di nota e cercò di non annoiarsi; era difficile appassionarsi a dettagli tecnici come la scelta della grana della carta di stampa e il tipo d’inchiostro.
- E poi avrei una proposta per te, Lethifold…
- Davvero? – chiese, sorpresa.
- Sì. – riprese il redattore, affabile. – Mi sono reso conto che non sappiamo molto, o meglio nulla, di molti degli eroi che hanno collaborato alla sconfitta di Voi-sapete-chi. Ho letto milioni di articoli sui Mangiamorte, ma quasi mai nulla dell’Ordine che faceva capo a Silente.
- L’Ordine della Fenice?
- Sì esatto. Molti di loro credo siano tuoi coetanei, perché sono stati assoldati poco dopo il diploma, quindi penso potresti facilmente recuperare nomi e qualche dettaglio.
- Quindi dovrei farti da segugio? – domandò Nel. – Non sono sicura di avere contatti con persone che hanno fatto parte dell’Ordine, ma posso provarci. È questo che ti serve?
- In parte, vorrei che tu ne intervistassi uno.
Si diffuse un breve mormorio nella stanza e sia lei e Carla si chiesero perché non se ne occupava un reporter: - Le interviste non sono il mio lavoro, Donovan. Non credo che l’ironia vada bene per un argomento così delicato.
- Lethifold, non mi serve un articolo serio, per quello ho qui giornalisti con più esperienza di te, e per quanto delicato, penso ormai sia il momento di dare voce a chi a reso possibile la fine di un incubo.
Nel tacque, perplessa.
- In breve, - s’inserì Chadwick, - non abbiamo bisogno di uno strappalacrime racconto di guerra, ne scriveremo uno al prossimo Halloween, ma un ritratto delle persone che hanno concorso alla vittoria. Starà a loro fare bella figura o meno.
- Mi limiterò a por loro domande… - acconsentì Cornelia.
- Quel che conta è che sia sul tuo solito genere. La modalità sta a te. Se riesci a prepararmelo per la prossima settimana sarebbe fantastico. – concluse. – Quanto ai veri reporter mi chiedevo se non fosse il caso scrivere un editoriale su…
Era una richiesta strana, da parte del suo datore di lavoro, ma era uno stimolo per fare qualcosa di nuovo. In fondo, si poteva fare…
- Come pensi di placcare un membro dell’Ordine della fenice? Non sono molto inclini ad avere contatti coi giornalisti, dalla fine della guerra.
- E come dar loro torto, Carla? Alla Gazzetta erano sul punto di inneggiare a Tu-sai-chi. Non è un buon biglietto da visita.
- Be’, abbiamo tutte e due un bel lavoro da fare, a me tocca occuparmi di corruzione finanziaria, come se alla Gringott potessi andare liberamente in giro a far domande…
- Sempre meglio dei tempi in cui correggevo bozze per Strega Moderna e ci si preoccupava dell’acconciatura più glamour per le feste natalizie… - constatò ridendo.
Certo, lei aveva un vantaggio sulla sua collega. Conosceva più d’un membro del famigerato Ordine, e con uno in particolare aveva pure avuto intimi rapporti. Black, a conti fatti, era la vittima ideale per il suo esperimento, ma non avrebbe mai accettato, leggendo il suo nome. Ci rimuginò tutto il giorno, mentre completava il pezzo di scorta, nel caso non fosse riuscita nella missione di scrivere l’articolo entro la settimana. Le persone a cui poteva chiedere erano ben poche, a conti fatti: Remus, in quanto lupo mannaro, non meritava pubblicità, Lily e James ne avevano avuto già troppa, visto che casa loro era stata trasformata in fronte di guerra, dunque, non rimaneva che Black.
Era pur vero si erano riappacificati, da che si erano lasciati; quella sfuriata però se la ricordava ancora bene. Poteva farle un favore, dopotutto.
Verso sera vergò un breve messaggio molto mellifluo e a dir poco civettuolo, ben sapendo che Sirius era incline alla vanità; con le parole giuste lui avrebbe acconsentito, non era tipo da rifiutare una sviolinata. Sì firmò con uno svolazzo incomprensibile, certa che Sirius non si sarebbe dato troppa pena per scoprire la mittente della lettera. E con questo pensiero inviò la lettera, sperando in una rapida risposta affermativa; in fondo, doveva solo abboccare.

***

E Sirius abboccò con una facilità disarmante. Mai stanco di farsi viziare dal genere femminile, da lui compreso così bene, secondo la sua stessa opinione, aveva letto con piacere la missiva, parlandone con gli amici con fare casuale.
- Però non è firmata Sirius, e se fosse la Skeeter? – chiese gentilmente Lily.
- Non vorrei trovare in libreria una cosa tipo “L’eroe gentiluomo”, “Il casanova che salvò il mondo tra un letto e l’altro” o scemenze del genere. – commentò Remus, facendo scoppiare a ridere di gusto gli altri presenti.
- Cos’è un casanova?
- E’ Sirius ogni volta che è troppo occupato per passare a salutarci. – spiegò James.
- Hai un gusto tremendo in fatto di titoli, Lunastorta, sono raccapriccianti. – disse Sirius, ignorando lo scambio di battute precedente.
- Resta il fatto che potrebbe essere chiunque, anche una pazza furiosa…
- Quelle sono le più facili da gestire, non temere.
- Quindi sei così curioso da non resistere alla tentazione di andare? – chiese James.
- Precisamente. – annuì Sirius, convinto.
- Mi porti con te? – domandò Harry, entusiasta.
- Vorrei tanto, Harry… - iniziò il mago, mentre Lily lo fulminava con lo sguardo. Mai lasciare un bambino con Sirius e una donna nei paraggi, neanche morta. – Ma tua madre mi incenerirebbe, se lo facessi.
La signora Potter sospirò soddisfatta.
- Dunque tienici informati, Felpato, moriamo dalla voglia di sapere chi è questa misteriosa giornalista. – concluse Ramoso, sorridendo.

***

- Nel, per favore, ho proprio bisogno che tu mi tenga Alice, domani.
- Violetta lo vorrei, ma come faccio? Ho un appuntamento di lavoro verso le undici, ed è piuttosto importante. – Merlino, doveva vendicarsi di Sirius, era di importanza vitale! Non potevano appiopparle la nipote così, a tradimento.
- Io e Conrad siamo oberati di lavoro, gli altri anche, e Connie ha già il suo bel da fare col suo bebè.
Il bambino scodellato a sorpresa, oh sì. Lei e John non ci erano certo andati cauti…
Nel ci pensò su, dubbiosa: le due attività di giornalista e babysitter le parevano inconciliabili.
- Hai detto che hai appuntamento al parco, no? Alice non ti darà problemi, te la potrai portare dietro; è brava, lo sai.
Oh, lei non dubitava di sua nipote, quanto di lei medesima e Sirius. C’era il rischio di innescare un conflitto mondiale, ma se sua cognata si fidava…
- Se trovi che Brompton cemetery non sia troppo macabro per me penso andrà bene.
- E’ lì che hai appuntamento per intervistare Black? – domandò Violetta, sorpresa.
- E’ pur sempre un parco reale, tante lapidi, ma anche tanto verde. – si giustificò Nel, con un sorriso. – E ci sono sempre un sacco di persone, per la gioia dei poveri ospiti, se non ti fidi.
- Di solito me la riporti viva e in salute… - rise Violetta. – E’ che ora sono in dubbio se chiederti di comportarti bene o meno…
- Stai prendendo troppe abitudini di Conrad, il che è molto male. – considerò la strega. – A che ora vengo a prendere la bambina?
- Te la porterà Conrad mentre va al Ministero, non preoccuparti.
E così fu, Alice si ritrovò la mattina presto tra le braccia di una zia ancora in pigiama e non del tutto sveglia.
- Nel, datti una mossa o ci penserà lei, chiaro? – fu il cortese saluto del fratello, che mollò la bambina e andò via come un tornado.
- Uomini. – commentò la ragazza rivolta alla porta chiusa, con Alice che si preoccupava di darle un rumoroso buongiorno.
Capitolo due: Brompton Cemetery di Stormtroopers in stilettos
Capitolo due: Brompton cemetery

L’appuntamento era per la tarda mattinata, quindi Cornelia si concesse il lusso di prepararsi con la dovuta calma, bambina permettendo. Per un momento aveva pensato che la scelta del luogo d’appuntamento, perfettamente nel suo stile, potesse tradirla; ma dalla risposta del signor Black poteva dirsi tranquilla.
La boria evidentemente lo rendeva sempre più stupido: tutto a suo vantaggio. Si diresse a Brompton cemetery con passo leggero e decisamente di buon umore, con la compagnia di Alice nel suo bel passeggino. Arrivò sul luogo del futuro misfatto con una decina di minuti d’anticipo, e così si mise a passeggiare tra una lapide e l’altra.
Vide Sirius arrivare puntuale, e non ne fu affatto sorpresa: doveva nutrire diverse speranze su questa fantomatica giornalista, povero illuso. L’osservò vagare per un po’; non c’era una gran folla, da quelle parti, tutt’al più turisti curiosi. Tutte le donne con mocciosi appresso erano quantomeno a Kensington. Non era cambiato molto dall’ultima volta che l’aveva visto, ormai sette anni fa: stessa fascinosa aria da malandrino.
Bene, era giunto il momento di far crollare il suo patetico castello di carte magiche.
- Non è da quelle parti la lapide della Marchesa Luisa Casati, sei completamente fuori strada. - Cosa? – si voltò il mago, perplesso. Quando la vide sbiancò leggermente. – Come lo sai tu?
Nel sorrise diabolicamente: - Punto primo, io sono davanti alla lapide giusta. – disse indicando quella che sembrava una grossa anfora di pietra poggiata su un piedistallo e decorata con tralci di frutta. – Punto secondo: io sono la giornalista che si occuperà di te.
- Tu?
- Non mi sorprende che tu abbia un vocabolario così ridotto, probabilmente non leggi carta stampata dai tempi della scuola. Ad ogni modo sì, io.
- Avrei dovuto immaginarlo, nessuna donna normale darebbe un appuntamento in un posto del genere. – sbottò Sirius raggiungendola con poche, rapide falcate.
- Ma eri troppo preso a gongolare, vero? – disse la strega, scoppiando a ridere. Alice, presa dall’allegria, le andò dietro.
Sirius notò quella che per lui era poco più che una nanetta solo in quel momento. Gli unici bambini che conosceva e frequentava erano i figli di James, Harry e Julian, e tanto bastava. Era a dir poco schockato, ad ogni modo. Non solo si era trovato davanti “Quella lì”, e in maniera del tutto subdola, infingarda e quant’altro, ma con una bambina pure! Era totalmente impreparato a tutto ciò, e i suoi nervi, temprati dalla guerra, erano sul punto di cedere. Nel suo cervello, intanto, era appena comparsa una piccola parolina: fuga.
Fuggi, fuggi più lontano che puoi e tutto sarà finito.
Lo avrebbe fatto, potendo, ma lui era in primo luogo una persona coraggiosa e audace, e in secondo, quella strega l’avrebbe perseguitato e sbugiardato di certo. Tentò, dunque, di confezionare una frase qualunque.
- Ti… ti somiglia molto, la bambina.
Cornelia notò un certo imbarazzo nel pronunciare quelle parole; era evidente che Sirius aveva scambiato Alice per sua figlia, e non aveva alcun problema a farglielo credere.
- Grazie, si chiama Alice. – rispose gentilmente.
- Vedo che quel libro di infanzia ti è rimasto nel cuore. – commentò Sirius con un sorrisetto. – Bianconiglio era di Alice nel paese delle meraviglie, no?
Già, Alice era un nome che le piaceva molto. Peccato che Conrad avesse pensato bene di usarlo senza chiedere il suo parere. Non che avesse intenzione di usarlo, ma almeno un consulto… quello sì che era un dispetto degno di quelli d’infanzia. Si rifiutò, ad ogni modo, di facilitargli la conversazione.
- Come mai hai preso appuntamento proprio qui? – chiese poi lui, facendo un secondo tentativo. Aveva come la sensazione che volesse trafiggerlo con un milione di spilli e godere della sua lenta agonia. Glielo leggeva in faccia, davvero. Che aveva fatto di male, per meritarselo? Dubitava perfino che ci fosse di mezzo un’intervista, ora.
- Perché Luisa Casati, intendi? Nessun motivo particolare in realtà. Solo… è stata una nobildonna italiana, ereditiera in giovane età, mecenate d’arte e amante di quel pazzo poeta di D’Annunzio. Non lo so, mi sembrava appropriato. – rispose con un ghigno.
- Ah. – fu l’unica risposta. Bene, ora era terrorizzato.
- Però ci serve una panchina, se vuoi possiamo andare in un luogo meno terrificante. – disse, sorridendo di nuovo.
- Mi chiedo cosa aspettino a ritirarti la custodia di tua figlia, se te la porti appresso in luoghi così poco adatti. – sibilò lui velenoso. Non avrebbe accettato di soccombere senza combattere, almeno questo se lo sarebbe risparmiato.
- Suo padre lavora presso il Ministero, sono a posto direi.
Colpito e affondato; era in qualche modo crudele citare il padre di quella bambina così, senza avvisare prima. Non sapeva perché, ma lo mandava in bestia. Non era pronto ad accettare che Cornelia Lethifold fosse una madre e una donna sposata, di conseguenza. Non gli sembrava nemmeno concepibile. Forse era dovuto all’assurda dinamica della loro relazione.
- Ma ti prego, seguimi, così ci mettiamo comodi su una panchina. – cinguettò lei, facendo strada.
Sirius la seguì, titubante, fino a che non trovarono un posto adatto per una conversazione tranquilla.
- Bene. – esordì Nel prendendo Alice dal passeggino e mettendosela accanto con un piccolo peluche a forma di cavallo che la mandò in sollucchero, essendo il suo preferito. – Direi che ora siamo pronti per cominciare, no? – disse arraffando pergamena e penna.
- Allora è davvero un’intervista. Mi sorprende che tu ti metta a scrivere sviolinate ad un eroe di guerra per lavoro.
- Il mio capo mi ha chiesto di preparargli un articolo su voi eroi di guerra, visto che non siete amici dei giornali. Mi sei venuto in mente tu ed eccoci qua. Storia sconvolgente, lo riconosco. – disse.
- Be’, abbiamo una pessima opinione di voi giornaliste. – rispose Sirius, salace.
- Il modo migliore per cominciare. Ma dimmi allora, com’è essere un eroe di guerra?
- Com’è che hai sfornato una bambina, non mi sembravi il tipo. E che hai fatto in tutti questi anni? – chiese preso da canina curiosità.
- Prima le mie domande, Black. – rispose Nel, senza guardarlo.
- Oh, magnifico, posso avere tutte le ragazze che desidero. E senza battere ciglio. – disse, fiero di sé.
- Questo succedeva anche prima. – fece notare la strega, gelida.
- No, ora tutte fanno meno storie.
- Racconti loro la strappalacrime storia della tua vita? L’audace fuga di casa? La straordinaria tempra morale del cavarsela da soli a sedici anni?
- Come ti permetti di parlarmi in quel tono, Nel? Devi farmi un’intervista o umiliarmi? – chiese, quasi offeso.
- Noi giornaliste non conosciamo la differenza tra queste due parole. E ci è concesso dire quasi tutto. – gongolò mentre si metteva la bambina tra la braccia, visto che aveva cominciato ad agitarsi un po’ troppo. Alice si spaparanzò per bene, appoggiandosi a quella che Sirius credeva sua madre. Lui rabbrividì inspiegabilmente. – Avanti, coraggio, rispondi. – lo pungolò poi Nel. Andarono avanti così per un po’, con domande sulla guerra, su quegli anni passati a nascondersi, il pericolo di vivere sotto costante minaccia di morte, le battaglie… in un certo senso trovarono perfino un equilibrio tra battute ed insinuazioni.
- Quanto durerà ancora questa tortura? – chiese Sirius, dopo quasi mezzora. Nel finse di non ascoltarlo, troppo presa a far scrivere sul suo blocco.
- Nel?
- Fino a quando sarà necessario Sirius, fino a quando sarà necessario. – rispose, mentre si risistemava Alice sulle gambe con fare autenticamente materno.
Non avrebbe saputo dire né come, né perché, ma ritrovarsela davanti l’aveva improvvisamente riportato ai suoi turbolenti diciassette anni. Era stato con lei per un tempo tremendamente lungo, visti i suoi standard, e la cosa gli aveva lasciato il segno. Se n’era reso conto e ci aveva rimuginato sopra durante tutta la loro conversazione; Nel lo divertiva. E vederla con quella bambina tra le braccia, il pensarla sposata gli davano un fastidio che non si sarebbe aspettato di provare.
Era invidioso di quel pazzo furioso che aveva deciso di sopportarla per il resto dei suoi giorni, ecco.
- Come stanno James e gli altri? – domandò lei, poi. – Non fa parte dell’intervista, tranquillo.
- Oh, bene. Dopo Harry, Lily e James hanno avuto un altro bambino e hanno sorprendentemente deciso di farmi padrino anche di Julian. Remus, come saprai, è il nuovo docente di Difesa contro le Arti oscure, quanto al traditore…
- Da chi è stato assassinato? – domandò la donna.
- Nessuno di noi si è abbassato a giustiziare certa feccia. E cerca di non scriverlo. – minacciò abbassando la voce. Alice si voltò a guardarlo sorpresa, mugugnando qualcosa: tutta sua madre.
- Cerco di non commettere un errore due volte, Sirius, se non ne vuoi parlare passerò oltre. – Nel profondo Cornelia si struggeva di curiosità per la poco nota e poco chiacchierata morte di Peter Minus, ma decise di soprassedere.
- Tu invece, come mai hai sfornato così presto? L’uomo della tua vita ti ha accalappiato?
Unghie sulla lavagna. Sirius Black non aveva il dono della delicatezza, tutt’altro; era materiale come un Labrador.
- E anche se fosse? – sibilò velenosa Cornelia, alzando un sopracciglio. – Ti sembrerebbe così straordinario?
- Be’… - tentennò il mago – Non sei ingrassata troppo per via della gravidanza.
Questo. Era. Decisamente. Scortese. Per punizione Sirius sì ritrovò il gomito della strega nello stomaco, e non fu per niente una bella esperienza.
- Dimmi un’altra volta una cosa del genere e sei morto, Auror dei miei stivali.
Ok, forse Nel non gli mancava così tanto.
- Molto bene – cominciò la strega rassettando le sue cose e infilandole nella sua enorme borsa di pelle di drago – Direi che tu ed io abbiamo finito…
Ad essere sincera lei avrebbe giocato un altro po’, ma Sirius si stava abbandonando al turpiloquio, e questo voleva semplicemente dire che aveva finito le cartucce. Farsi insultare non era propriamente la sua idea di divertimento, ecco.
- Sai, è un peccato però che tu ti sia già rovinata la vita così. – interloquì Sirius. Cornelia alzò di scattò la testa e lo fissò con odio. Persisteva nel suo essere inequivocabilmente stronzo.
- Pensa alla tua, patetico soldatino.
- Dicevo… - persistette Sirius, con garbo – Che se tu non fossi sposata e non avessi una marmocchia da crescere, mi sarebbe piaciuto portarti fuori, una sera, in memoria dei vecchi tempi. – buttò lì.
Nel sospirò divertita, e regalò al mago una delle espressioni più maliziose di questo mondo. – Domani, a che ora vieni a prendermi?
Black la fissò con gli occhi sgranati: che, aveva accettato? Ma che razza di strega era quella? - Non mi sembra affatto la condotta di una strega per bene… - e dire che lui l’aveva detto solo per imbarazzarla! Adesso quello che si vergognava era lui. Che razza di…
Nel frattempo la strega in questione aveva cominciato a ridere di cuore, molto, molto divertita. - Sirius, credimi, sei quasi tenero – disse singhiozzando dalle risate. A peggiorare la situazione Alice aveva cominciato a gorgheggiare in direzione del mago. Due contro uno non era valido, soprattutto se una era una bimbetta paffutella. – Vorrei tranquillizzarti, non sono una donna estremamente infedele, ma… come dire… - ennesima pausa per una sana e sguaiata sghignazzata – Non sono sposata o roba del genere: Alice è mia nipote, è la figlia di Conrad.
Totale, completo, choc. Gliel’aveva fatta porcaccia la pupazza.
- Ti sei presa gioco di me per tutto il tempo?
- Be’, sì. – sorrise Nel. – Spero che l’invito sia ancora valido, però.
- E io dovrei invitare fuori una pazza furiosa che mi ha preso in giro per ore?
Merlino, quanto la faceva drammatica però eh?
– Piccola vendetta per i bei tempi andati, tutto qua.
Ma il signor Black, dall’alto del suo aristocratico fascino, continuava a guardarla con aria di rimprovero.
- Suvvia, una marachella innocente come quella di una bambina, proprio tu te la prendi?
Ripensa alla tua vita scolastica; era pur prevedibile che qualcuno ti restituisse il favore, no? Certo, aveva previsto che un giorno o l’altro Mocciosus tentasse di assassinarlo o di avvelenarlo in maniera orribile, ma Nel… suvvia. Aveva fatto solo sputare lumache a uno che le dava noia. Certo, si vantava di quel libro di torture, ma era tutto fumo, o almeno così pensava…
- Ovunque ti poterò tu sarai disarmata. – disse. Poteva evitarselo, davvero. Avere compagnia non era di certo un problema, ma la rompiboccini al momento era una tentazione irresistibile sotto diversi punti di vista. E poi voleva rispondere all’affronto.
- Ma certo signor cavaliere. – cantilenò con voce sottile. – Però decido io dove andare, d’accordo?
- Andata. – sospirò, sapendo che si sarebbe pentito di tale affermazione fino alla fine dei suoi giorni. – Ci vediamo a Diagon Alley alle otto.
- Cos’è, una specie di ordine?
- Ovvio. - rispose lui, spavaldo. Era decisamente giunto il momento di dimostrare che c’era un uomo presente alla conversazione, ed quello era inequivocabilmente lui.
- Ma certo. – rispose lei, sorprendentemente accondiscendente. Si allungò per baciargli la guancia, risistemò Alice nel passeggino e fece per andarsene. – A domani.
- E ricordati di venire DISARMATA. – urlò, mentre Cornelia si allontanava.
Capitolo tre: l'appuntamento di Stormtroopers in stilettos
Capitolo tre: l’appuntamento

- Tu non puoi immaginare chi era la giornalista. – sbottò Sirius entrando nell’ufficio Auror, poco dopo, giusto in tempo per iniziare il turno.
- O era racchia o era la Skeeter. – rispose James, ridacchiando.
- James! – sbottò Lily, dall’altro capo della stanza. – Non sei cresciuto per certe cose?
- Oh, dai Felpato, chi era? Una ex delusa? Una fan accanita che ti è saltata addosso in pieno luogo pubblico?
- Era Cornelia. – rispose Sirius, lugubre.
- Oh, è vero che fa la giornalista, adesso. Ho visto il suo nome su L’oracolo, è bravina.
- Grazie per avermi avvisato, Lily. Te ne sono davvero grato, di cuore, proprio. – sbuffò il mago, crollando sulla sedia dietro la sua scrivania.
- E dunque? – domandò Potter con un sorrisino complice.
- E dunque cosa?
- Cavolo Sirius, dai! Eri solo soletto con la Lethifold, come minimo sono partiti i fuochi d’artificio. Ha perso un po’ della sua follia e della sua ficcanasaggine, almeno? – chiese poi James, un filo più serio.
E così l’onorevole Auror Black fu costretto a raccontare per sommi capi la disturbante mattinata passata su una panchina, cercando di non aggredire una che si era divertita per tutto il tempo a prenderlo in giro e poi…
- Te la vuoi pure portare fuori? Tu sei un pazzo masochista… - commentò Lily.
- Però ti si è rizzato il pelo quando hai visto la bambina eh? – rise James – Sei tu che l’hai piantata e avevi perfettamente ragione. – si affrettò ad aggiungere, vedendo che l’amico cominciava a ringhiare.
- Davvero ti sei ingelosito? Fai tenerezza, Sirius. – disse la strega, comprensiva. - Evidentemente ti piace ancora; e così abbiamo scoperto che anche tu hai un cuore e ti affezioni, ogni tanto.
No, dargli del tenero no! Oh, Lily, come hai potuto dire la parola tabù del giorno? Lui non si era affezionato a Nel, affatto. Solo… aveva una sorta di curiosità per quella donna: voleva solo vedere se sarebbe sopravvissuto in sua compagnia; il passatempo della nottata, eventualmente, sarebbe stato solo un divertente sovrappiù.
- Ad ogni modo, divertiti domani, noi ti aspettiamo.
- No, non di mattina, Sirius, no. Non puoi traumatizzarmi i bambini, per favore. – supplicò Lily; erano anni che sentiva certi suoi resoconti e ora Harry capiva, e ripeteva tutto quello che il suo padrino diceva. Non era proprio il caso che imparasse certe cose.
- Come se io raccontassi chissà che…
- Black, Potter! Ispezione a Fleet street, adesso! – tuonò Scrimgeour, il capo del Dipartimento Auror, comparendo nell’ufficio. Lily rise sommessamente dalla sua postazione.

***

- Cos’è quello, lavoro? – chiese Bonnie sbadigliando, mentre mescolava il suo caffè.
- Sì, è un articolo che devo consegnare entro stasera. Non sbirciare, lo vedrai domani. – minacciò Nel, finendo di scrivere alacremente.
- Oh, dai dai dai, per favore, solo l’argomento! – continuò l’amica.
- Tanto più che io tra poco devo andarmene a casa, visto che Roger ha quasi finito di lavorare. Dammi una piccola soddisfazione.
- Ma che brava mogliettina sei diventata Lu. – la derise Cleo con aria civettuola.
- Niente da fare. – rispose Nel, finendo l’ultima frase e facendo sparire la sua pergamena. E poi se vi dicessi l’argomento non riuscirei a mettervi tranquille. Attenderete fino a domani.
- Sei una donna davvero, davvero crudele. – sospirò Ina, delusa. – Cleo, lo sai che stanno guardando tutte il nostro tavolo? Potevi pensare a qualcosa di più babbano…
- Se così facessi rinnegherei il mio status di Purosangue…
- A cui tieni così tanto che vieni con noi per bar babbani. – rise Bonnie.
- Devo pur rendermi meno appetibile per il mago che i miei vorrebbero tanto che sposassi. – sospirò la strega, lisciandosi la sua bella veste color malva.
- Sono ancora decisi? – domandò Ludovine.
- Be’, no. Sanno bene che non possono obbligarmi, ormai il tempo dei matrimoni combinati è passato, però è caldamente consigliato. Sono la mia personale agenzia di cuori solitari. – sbuffò.
- Allora hai qualche probabilità di mandarlo a quel paese… - disse Lu, alzandosi per andare a pagare. – Io scappo. Buona serata ragazze, qualunque cosa vogliate fare. Alla prossima! – salutò prima di uscire.
- Oh, non temere, lo sarà. – sussurrò Nel con un sorrisetto. Nessuna delle altre però sembrava averla sentita, e ne fu grata.

***

Arrivò a Diagon Alley, vicino al Paiolo Magico, alle otto in punto. Sorprendentemente, Sirius era già lì.
- Pensavi di dovermi aspettare, vero? – commentò l’uomo con superiorità. In realtà era stato James a costringerlo a Smaterializzarsi là prima del tempo. Come se lui avesse avuto bisogno di consigli.
- Mmm, forse. Pronto per dove ti porterò?
- Una casa infestata? Un cimitero indiano? Una fossa comune? Sei disarmata come avevo chiesto, vero?
Cornelia scoppiò a ridere per la strada, mentre i due camminavano. – Solo perché ti ho portato in un cimitero, che è comunque un parco, una volta. Stasera propongo un luogo tremendamente babbano, pensi di poter sopravvivere? Oltretutto sono davvero disarmata.
- Sì, perché? – Sirius faticò a finire la domanda, Nel l’aveva brancato e lo stava Smaterializzando chissà dove.
Il ristorante era carino, e Nel insospettabilmente graziosa, benché si trascinasse dietro sempre quella sua borsa enorme. Nella semioscurità della strada non l’aveva notato. Quando si truccava e si vestiva bene era adorabile.
Cenarono tranquillamente e risero parecchio, con grossa sorpresa di Sirius. Cornelia era un po’ meno pungente del solito, quanto bastava per non renderlo insofferente. Certo, non frequentava spesso posti babbani e quindi ci fu qualche inconveniente dettato dalle circostanze, ma la strega ebbe il buon gusto di non farglielo notare. Strano ma vero: doveva cominciare a credere nei miracoli, pensò il mago.
Vagarono un po’ per la città, dopocena, e Black dovette rendersi conto che a volte non era un male intrattenere perfino una conversazione, col genere femminile.
- Mi spiace, Sirius, ma per me si è fatto davvero tardi. – disse Nel, ad un certo punto. – Domani devo essere in redazione per consegnare il pezzo e meno occhiaie ho, meglio è.
No, Morgana, no! Proprio ora che la sosia carina e gentile di Cornelia stava per cadere nella sua rete… aveva un programma per la serata, lui, ed era molto dettagliato.
- Sei troppo giovane per dire una cosa del genere.
- Ho anche un lavoro bello, ma impegnativo, anche se non quanto il tuo.
- Eh già, il duro lavoro dell’Auror… - gongolò Sirius. La strega si morse la lingua per non commentare; come aveva fatto per tutta la serata, del resto. La vendetta sarebbe giunta presto.
- Buonanotte Sirius, io devo proprio abbandonarti al tuo destino. Cerca di non sentirti troppo solo, ok? – Nel si avvicinò per un rapido bacio sulla guancia, pur conoscendo le intenzioni davvero poco mascherate di chi aveva di fronte.
Lasciò che Sirius posasse le sue labbra sulle sue senza la benché minima protesta. Dopotutto non c’era niente di male, e bisognava ammettere che ne valeva sempre la pena. Si staccò quasi a malincuore da lui e si Smaterializzò a casa: aveva un articolo da scrivere e consegnare.

La mattina dopo, Nel si svegliò di ottimo umore, Sirius completamente ignaro. Cornelia si concesse il lusso di crogiolarsi un po’ sotto le coperte, mentre Black correva in ufficio per il suo turno. Stranamente quest’ultimo trovò alcuni dei suoi colleghi particolarmente divertiti. James, poi, piangeva dal ridere.
- Buongiorno, che succede? – chiese, entrando.
- La Lethifold ti ha fatto le scarpe. – rispose Ramoso, cercando di non soffocarsi con la sua stessa saliva.
- Ovvero?
- Sirius, non so se ti conviene leggerlo… - tentennò Lily.
- Bisogna ammettere che è divertente, però. – disse Dawlish, con un sorriso smagliante.
Senza tanti complimenti Sirius strappò di mano il giornale a James, e lesse l’indicibile.
- Non prendertela con me. – bofonchiò il povero Potter.

Eroi dei nostri giorni.
Non capita spesso di incontrare personaggi di rango, o comunque assai famosi, e si finisce spesso per avere grandi aspettative, soprattutto se ci si trova davanti uno dei famosi membri dell’Ordine della Fenice.
Un conflitto magico non è cosa da prendere sottogamba, come tutti noi abbiamo imparato più che bene pochi anni fa, eppure gli eroi che hanno permesso a noi e al mondo che conosciamo di salvarsi tendono a tenersi lontani dai riflettori e dal palcoscenico della celebrità, preferendo un più tranquillo anonimato. Ebbene, ieri sera è stato dimostrato che, forse, è meglio che le cose vadano proprio così.
Chi ho scovato per sostenere questa tesi? La vostra redattrice preferita è riuscita a scovare un nome e ha incontrato il suo proprietario per voi, desiderosa di poter approfondire la sua conoscenza.
In genere persone schive e poco inclini a farsi intervistare, sanno sciogliersi facilmente, davanti ad un sorriso complice. Sirius Black, venticinque anni, non è niente altro che quello che sembra: un uomo affascinante e pienamente consapevole di esserlo, il che, ovviamente è la sua rovina. Non paghi di averlo visto salvare da una delle peggiori minacce al nostro mondo degli ultimi cinquant’anni, ora ci è venuta curiosità di vederlo in mezzo a coloro che gli devono la libertà, e che non lo sanno: ovvero i Babbani.
Sorprendentemente, il risultato è un vero e completo disastro. Non lo si direbbe affatto un Purosangue rinnegato che frequenta i comuni mortali definiti feccia da certi ambienti altolocati. Sicuri che ce la racconti giusta? Non volendo discutere se sia corretto o meno tentare di sedurre la giornalista incaricata di redigere questo articolo, possiamo invece soffermarci sulla sua condotta.
Cominciamo col dire che le gesta eroiche non autorizzano a essere estremamente maleducati, soprattutto quando si è un pesce fuor d’acqua: imparate dall’esempio di questo coraggioso individuo, signore e signori, i Babbani si possono irritare parecchio sentendo che l’occupante del tavolo vicino sta commentando ad alta voce il loro abbigliamento. Detto da uno strano tipo vestito come a carnevale, poi…
E mi raccomando, ricordate che se i Babbani in questione esigeranno delle scuse è inutile chiedere loro se vogliono sistemare le cose con un piccolo duello, per i non maghi una moda del genere è passata e sepolta da secoli. Fatelo e vi rischierete il ricovero immediato in un reparto di psichiatria, con addosso una bella camicia di forza, capo sempre chic e intramontabile.
Ma passiamo oltre! Se per un Babbano può semplicemente sembrar strano, infatti, vedere un uomo con abiti così assurdi per lui da destare interesse, molto peggio è vederlo arrancare nel pagare il conto. La gente concreta ama avere in mano il denaro con una certa velocità. Certo poi, strabuzzeranno gli occhi sentendosi rivolgere richieste che a loro parrebbero quantomeno… vecchie e ammuffite, come i loro trisavoli. Definire “taverna” un ristorante, sapete… non va. Soprattutto se il ristorante ha fama di essere stato annoverato tra i migliori della città.
Insomma, se si fosse trattato di un appuntamento la serata sarebbe stata un fiasco totale: fa ridere pensare che quest’ometto, che oltre al fascino ha ben poco altro, dovrebbe ottenere calde pacche sulle spalle e congratulazioni da parte di coloro che durante la mia osservazione l’hanno degnato di uno sguardo frettoloso e spesso di compatimento.
Sembrerebbe ingratitudine, certo, ma d’altronde, come prendersela con un uomo che definisce il suo status di eroe meraviglioso perché “può avere tutte le ragazze che desidera”?
Ragazze, non temete, l’Auror Black sarà ben felice di ricevere da voi quelle pacche sulle spalle che questi inetti, maleducati Babbani non vogliono concedergli. Ma sappiate che ci ha provato anche con la cameriera, la quale c’è cascata in pieno, e non credo avrà intenzione di risentirla… Al massimo cercatelo per salvarvi la vita, non per un appuntamento dopo il lavoro, sebbene quanto osservato dalla sottoscritta lasci intendere che, se il mondo ha bisogno di essere salvato da un simile personaggio che ha difficoltà a destreggiarsi con gli interruttori della corrente in un bagno e che riesce a passare mezzora a giocare con il phon dotato di fotocellula… Ebbene, siamo proprio arrivati alla frutta.
Alla prossima settimana, la sempre vostra affezionata

Cornelia Lethifold

Una marea di scemenze in ordine sparso per farsi beffe di lui, ecco cos’erano. Sarebbe finito dentro per omicidio di lì a poco, in mezzo a orde di Dissennatori, ma ne sarebbe valsa la pena. - Io la ammazzo. – sibilò, tremando dalla rabbia.
- Via, non prenderla così male…
- Non è divertente Dawlish, non lo è affatto! Questo è un affronto, e una sistematica vendetta!
- Ho come l’impressione che tu ieri sera ti sia fatto giusto un paio di illusioni… - tentò James, con aria estremamente comprensiva.
- Non essere impulsivo. Passerà. – suggerì Lily.
- Oh, passerà, e lo farà per merito mio. Io vado ad ucciderla. – Sirius Black uscì dalla stanza come una furia quasi travolgendo Kingsley.
- Quel ragazzo fa paura, quando si impegna.
Capitolo quattro: Felpato Furioso di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:
Breve, ma denso di eventi!
Capitolo quattro: Felpato furioso

La lieve brezza del mattino che investì Sirius non appena fuori dal Ministero lo fece imbestialire ancora di più. Nel l’aveva spiazzato, deriso e umiliato pubblicamente. Non l’avrebbe mai passata liscia. Mai. Preso dalla rabbia fece per Smaterializzarsi senza alcuna meta precisa; da qualche parte sarebbe finito di certo.
Con sorpresa si ritrovò in Streatham, un quartiere residenziale di Londra, davanti ad un portone. Probabilmente la megera abitava lì. Vide una specie di campanello con sopra i nomi degli inquilini, intercettò quello che gli interessava e premette il pulsante con nervosismo.
- Chi è?
- Chi vuoi che sia infida serpe? Aprimi o credimi farò irruzione nel tuo appartamento per decapitarti! – urlò Sirius.
Cornelia, dall’altra parte della conversazione, attaccata al citofono, si morse la lingua. Doveva aspettarsi una reazione del genere, dopotutto. Solo che non era molto rassicurante quello che le aveva appena urlato. Sospirò e si fece coraggio.
- Vieni al primo piano e non osare urlare ancora, non voglio le lamentele dei vicini. – strillò lei, sbattendo giù la cornetta.
Gli schiamazzi saranno i tuoi ultimi problemi, pensò Sirius salendo come una furia. Due rampe di scale dopo la vide davanti alla porta, ancora in pigiama.
- Entra, disturbatore della quiete pubblica.
- Non darmi ordini, tu! – ringhiò Sirius entrando e sbattendo la porta dietro di sé. – Ti sei divertita, Nel? Hai ricevuto i complimenti del tuo capo, o una promozione?
- Niente del genere. – sospirò la ragazza, pensando che si sarebbe meritata entrambe le cose, con quello che stava subendo.
- Non scherzare! – ululò Sirius con tono isterico. – Non è divertente! Mi hai distrutto onore e carriera, dovrò comportarmi come un fuggiasco, d’ora in poi!
- E allora piantala di comportarti come un idiota! – urlò lei in risposta. – Non hai nemmeno cercato di rendermi il compito difficile! Ti sei messo a flirtare con la cameriera come un quindicenne…
- Cosa c’entra questo?
- E’ solo la evidente prova che se hai un cervello nessuno ti ha mai insegnato come usarlo. – rispose Nel a voce più bassa. Se avesse urlato ancora le corde vocali le si sarebbero spezzate di netto. E poi sperava che anche Sirius smettesse di urlare; cominciava a spaventarla.
- Oh, credimi, piuttosto che averlo come il tuo…
- Che vorrebbe dire? – lo aggredì lei, avvicinandosi quasi per spingerlo via.
Ora, Sirius sapeva che era giunto il momento di insultarla pesantemente, ferirla e andarsene di corsa lasciandola nel suo brodo. Era… procedura standard, come dire.
Il riflesso condizionato, invece, gli giocò un brutto scherzo. La sera prima non era stato pienamente soddisfatto dal finale e voleva un risarcimento.
In men che non si dica, aveva arpionato Nel e si era messo a baciarla selvaggiamente, cercando di ottenere soddisfazione prima che lei lo facesse pentire di essere nato. Fu sorprendente, perciò, sentire le braccia della strega avvolgere il suo collo come le spire di un serpente. Molto, molto strano, benché gradito.
“Maledetto eroe di guerra” furono le uniche parole che Nel riuscì a dire, intervallate da lunghe pause, sotto l’assalto di Sirius.
- Sai… - tentennò Black mentre la spingeva contro al muro – con uno stretto sgabuzzino, la Foresta e uno scomodo pavimento abbiamo già dato. Cos’hai da offrirmi oggi?
Si ritrovarono in camera da letto senza grande memoria di come c’erano arrivati, visto che Nel non ricordava di aver spiegato dove fosse. Forse Sirius aveva un talento per trovare certi posti. Un brivido le attraversò la schiena, mentre entrambi cadevano a peso morto sul letto, con una mancanza di grazia da medaglia olimpica.
No, non si sarebbe potuta immaginare un inizio migliore di giornata.
- Vedo che i miei articoli ti piacciono, dopotutto. – sospirò Nel tempo dopo, arrotolandosi fra le coperte.
- Un’altra uscita infelice come questa e finirai molto male.
- Più invecchi più diventi permaloso. – commentò nuovamente la donna, tentando di sgusciare via dal letto.
- Dove Merlino vai?
- Ma tu non ce l’hai un lavoro a cui tornare? – domandò la strega, cercando di levarsi Sirius di dosso. A quel punto Black si lasciò sfuggire un’esclamazione poco elegante, farneticando sull’essere fuggito da Dipartimento e, intravisto il bagno al di là della porta, ci si fiondò dentro.
- Perdonami se non ti faccio un invito formale, ma sono di fretta e al momento non mi servono distrazioni.
Da seduta che era, Cornelia si lasciò cadere nuovamente sul letto, sbuffando. In confronto a quel mago un’invasione barbarica non doveva essere granchè. Si stava giusto ponendo domande esistenziali sull’essersi ficcata o meno in un caos di proporzioni epiche, quando la causa delle sue turbe psichiche uscì dal bagno, mezzo vestito.
- Gentile da parte tua, darmi la precedenza. – esordì Sirius, mentre la ragazza, immobile, grugniva di disappunto.
- Ti passa alla svelta la rabbia. – Nel incrociò le braccia, in attesa della inevitabile vendetta.
- Solo perché l’hai scampata ora non pensare di essere in salvo. – In men che non si dica, la strega si ritrovò sovrastata da Black, i cui capelli ancora gocciolanti le stavano lavando la faccia.
- Sono molto impressionata. Non avevi fretta tu?
Sirius parve seriamente offeso per non aver colpito la sua… eh, diventava difficile dare una definizione, ora. Fortuna che “Quella lì” funzionava sempre. Qualunque cosa fosse lei ora doveva seriamente andarsene per due ragioni: intanto non gli andava di ripensare a quell’articolo e imbestialirsi, secondariamente il suo capo probabilmente ora voleva la sua testa su un piatto d’argento.
- Molta, perciò volevo salutarti. – disse prima di baciarla nel modo più appassionante che conosceva e filarsela con le gambe in spalla.
Per qualche minuto Nel si considerò la vittima di un tornado. Poi si alzò decidendo di dare inizio alla sua giornata.
Capitolo cinque: le invasioni barbariche di Stormtroopers in stilettos
Capitolo cinque: le invasioni barbariche

A Sirius non fu richiesto di separarsi dalla sua bella testa solo perché, nonostante tutto, era un Auror competente e preparato. Questo non lo risparmiò da una violenta filippica sulla sua irresponsabilità, che lo tenne impegnato ad assumere un’aria frustrata per quasi mezz’ora. Scrimgeour ci dava dentro, quando si impegnava.
- Ti prego, dimmi che non andrai dentro per omicidio. – chiese James con aria affranta, vedendolo uscire.
- Purtroppo per me quella donna gode ottima salute. – e possiede un letto comodo, continuò nella sua testa. Fece in modo di non zittire con lo sguardo ogni domanda, richiesta e curiosità per le sue due ore di assenza. Avrebbe parlato solo dopo un’abbondante dose di alcool. Dose che arrivò, puntuale e gentilmente offerta con un sorriso da Madama Rosmerta, proprietaria dei Tre manici di scopa.
- Hai l’aria afflitta, Felpato. Buonasera a tutti. – disse Remus, entrando nel locale e venendo subito accalappiato dalla gentilezza di Rosmerta, che lo considerava uno dei suoi clienti preferiti, insieme al resto della banda di James Potter, fin dai tempi della scuola.
- Se tra una lezione e l’altra hai avuto il tempo di leggere il giornale avrai visto uno degli articoli più spassosi degli ultimi anni. – salutò James, pimpante come non mai, mentre faceva saltellare sulle sue ginocchia Julian, che rideva come un pazzo.
- No, dovevo correggere dei compiti, non ne ho avuto il tempo.
- Allora leggi e godi. – continuò James, strappando dalle mani del suo secondogenito la copia de L’oracolo aperta sulla pagina “rubriche” e passandola a Remus.
- E’ tutto il giorno che ride, lo sai? – disse Harry, mentre osservava con aria sospettosa il suo bicchiere di succo di frutta.
Sirius rimase rigido come un palo per tutto il tempo, mentre Lunastorta leggeva l’articolo ridacchiando divertito.
- Te l’ha proprio fatta. – sghignazzò poi. – Cos’è, una vendetta per i tempi andati?
- Il punto è che oggi è sparito dall’ufficio per qualche ora con istinti omicidi, e non ci ha voluto dire nulla. – sussurrò Lily con aria cospiratoria.
- Dici che quindi in questo momento stiamo intrattenendo una conversazione con un omicida? – rise Remus.
- Divertente. – abbaiò Sirius.
- Davvero? – domandò Harry curioso.
- Oh, via Felpato. Hai detto che è in buona salute, prima di ammutolirti, quindi quanto meno l’hai aggredita verbalmente.
- Inizialmente sì, James…
- E poi? – chiese Harry, tutt’un fremito per sentire un aneddoto dal suo adulto preferito, dopo mamma e papà.
- Non posso dire altro, o Lily mi fa la pelle, visto che sono in presenza dei suoi bambini.
Ignorando l’espressione delusa del figlioccio, Sirius notò il patetico tentativo di Potter di sillabare una domanda. Come non comprendere un “ci sei andato a letto?”
- Sei pessimo, Sirius! – sbottò la signora Potter senza aspettare nemmeno la risposta, da tanto conosceva il mago.
- Mi chiedo come abbia fatto lei a non polverizzarti. – ponderò Remus.
- Ehi, era consenziente! – si difese il mago. – Molto, molto consenziente.

***

- Era Sirius Black! Era lui l’argomento! – cinguettò Ina, entusiasta. – Ecco perché non ce l’avevi detto.
- Vedo che ci sei andata giù pensante. – disse Ludovine, rileggendo le sue parti preferite. – Vendetta per l’orrendo modo in cui ti ha lasciato e di cui non sappiamo nulla?
- Già… - Bonnie osservò l’amica con aria inquisitoria. – Nemmeno da Connie siamo mai riuscite a scoprire alcunché.
- E’ una cosa fra me e lui. – sospirò Nel, felice di festeggiare il suo successo lavorativo. Lo faceva sempre, ogni qualvolta le usciva un pezzo che la rendeva fiera di sé. E quello la rendeva oltremodo felice. – Ha avuto quello che si meritava.
- Davvero ci ha provato, a cena?
- Conosci un essere di sesso femminile che potrebbe non interessarlo, Bonnie?
- E hai ceduto alla tentazione? – chiese Cleo – Perché è una gran bella tentazione, lo riconosco.
- No, affatto. – rispose Nel precipitosamente e con aria si superiorità. Una vocina dentro di lei, di tutt’altra opinione, aveva invece urlato “Sì, e ti è anche piaciuto da matti”. Per fortuna, nessuno poteva sentirla. – Ma si è presentato a casa mia questa mattina più minaccioso che mai…
- Incredibile che siate entrambi illesi.
- Se n’è andato dopo una sfuriata, nulla di che.
- E con la speranza che non si faccia più rivedere, un brindisi alla nostra Nel! – commentò Ina levando il bicchiere, subito imitata dalle altre.
L’idea era buona, in teoria, e certamente si sarebbe concretizzata. Dubitava fortemente del fatto che avrebbe potuto rivedere Sirius, o che la cercasse quantomeno. Sospirò, bevendo alla sua salute.
Nei giorni successivi se la spassò magnificamente, il suo scontro con il pluridecorato Auror Black l’aveva resa di ottimo umore, perciò continuò a considerare la sua scomparsa un’immane fortuna. Cinque giorni dopo, però, dovette rassegnarsi al fatto che il suo cuore di donna la pensava diversamente. Una vocina dentro di lei le diceva che farsi usare così era veramente da stupide, anche se pure lei ne aveva tratto beneficio. E lei odiava sentirsi stupida. Quando la vocina divenne un vocione in grado di tenerla sveglia la notte, Cornelia capì di dover affrontare il problema. Il giorno dopo, dunque, approfittò del fatto di essere uscita presto dalla redazione de L’oracolo per fare una puntata al Ministero. Conosceva bene ormai la procedura di accesso per visitatori, contando che sia suo fratello che suo padre lavoravano lì, in ambiti diversi sebbene allo stesso piano. Una volta raggiunto l’Atrium, si diresse senza indugio verso l’ascensore che l’avrebbe portata al maledetto Dipartimento Auror, situato al secondo livello. Il fatto che fossero le due del pomeriggio rendeva l’atmosfera di quel posto estremamente rilassata; lei, a confronto, sembrava un vulcano pronto ad eruttare.
Lily fu la prima a vederla entrare, visto che la sua postazione era vicino all’ingresso: la ragazza non prometteva nulla di buono. Sorrise intimamente, Sirius aveva ovviamente fatto i conti senza l’oste; era incredibile che in tanti anni non avesse imparato nulla.
- Dov’è? – chiese Nel con aria stanca alla signora Potter. – Perdona la maleducazione, dopo ti saluterò e ti chiederò dei bambini, prima la strage.
- Si era assentato un attimo fa, seconda scrivania a destra, vicino a James. – indicò la strega sporgendosi; non si sarebbe persa lo spettacolo, oh no!
- Ehi, ciao Lethifold, il tuo cavaliere è in arrivo non temere. – la salutò Potter, entusiasta. Erano giorni che aspettava quel momento. Lo sapeva che si sarebbe presentata, se lo sentiva. - Non c’è problema, lo aspetto qui. – disse lei, andando a sedersi alla scrivania dell’imbecille, in attesa che si presentasse. Un curioso mormorio intanto si era diffuso in ufficio, Dawlish, Williamson, Savage e Kingsley si stavano dando di gomito.
- Scusami, sei per caso tu Cornelia Lethifold? – chiese l’Auror Shacklebolt, gentilmente. - Puoi scommetterci. – rispose con un sorriso radioso, ruotando la sedia in sua direzione. In quel momento Black riapparve in ufficio.
- Eri in missione speciale, Black? Ti aspettavo, sai? A meno che tu non sia stato a importunare qualche altra donzella in pieno giorno, eh? – lo aggredì, con voce sinistramente soave.
- Che Merlino ci fai alla mia scrivania?
- Ti scaldo la sedia mentre non ci sei Sirius. E’ il mio ruolo, se non sbaglio… che dici sono più uno scaldaletto o è meglio definirmi un antistress? – ringhiò. Il pubblico presente sembrò gradire la battuta non priva di allusioni.
- Che stai farneticando?
- Oh, non fare il bambino con me, tu sei venuto a cercarmi gridando come un ossesso per il tuo orgoglio ferito, mammoletta!
Sirius fu seriamente tentato dall’idea di trasformarsi e sbranarla seduta stante. Certo che non era cambiata di una virgola da quando la conosceva: Nel aveva un debole per le piazzate, se ne ricordava una simile a Hogwarts, quando si erano conosciuti.
- E anche se tu fossi il mio antistress? Non mi pare che ti sia lamentata, o sbaglio? Hai passato la settimana a gongolare, forse?
Gli Auror presenti si guadarono tra il tremendamente divertito e l’imbarazzato. Non erano molte quelle che andavano a far scenate in pubblico con Black, temendo, appunto, certe allusioni.
- Non rigirare la frittata in tuo favore! – strillò lei alzandosi di scatto. – Non provarci solo per un secondo. – continuò spingendolo lontano da sé. – E togliti dalla faccia quell’aria compiaciuta, non sono il tuo giocattolo!
- Oh, io credevo proprio di sì. – disse Sirius, cercando di sovrastarla – Sei quasi più divertente di quelle che frequento da un po’…
- Così oche da non aver letto il giornale, evidentemente. – suggerì Nel, mentre Savage bisbigliava “Gran bel pezzo!”.
- Molto gentile. – si voltò lei con un sorriso grazioso.
- Che Merlino succede qui? – tuonò Scrimgeour, facendosi largo tra il capannello di spettatori. – Chi è lei?
- Oh, solo un’amica mia e di Sirius… - rispose James, con fare vago.
- E’ una giornalista. – insinuò Black, come se fosse l’accusa più infamante del mondo. – E squilibrata, sto cercando di levarmela dai piedi.
- Mi chiamo Cornelia Lethifold, e sono qui per questioni strettamente personali.
- Come il suo articolo per L’Oracolo? – s’informò il Capo del Dipartimento Auror. – Molto divertente davvero, ma rischia di compromettere l’integrità di questo reparto. La stampa non è sempre ben gradita, qui.
- Sirius Black, dovrebbe saperlo, non conosce alcun tipo di integrità, ed è un elemento molto fragile del vostro gruppo, se le mie parole riescono a metterlo in crisi. Non disturberò oltre. – disse facendo per andarsene, mentre Sirius la seguiva con lo sguardo.
- E’ triste che tu abbia dovuto ricercare la figura materna nel tuo capo, sai? – sibilò, prima di sparire.
Capitolo sei: il guaritore c'è di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:
Grazie a tutti coloro che continuano a seguirci, commentate, mi raccomando ^^
Capitolo sei: il guaritore c’è

Se avesse potuto, Nel avrebbe incendiato l’edificio. Sparì di lì prima di incontrare qualcuno di sua conoscenza, costringendola a dare una qualunque spiegazione.
Sirius, invece, era rimasto basito, nella stessa identica posizione in cui quella furia lo aveva lasciato. Scrimgeour se ne era tornato nel suo ufficio senza battere ciglio; tutti gli altri commentavano sottovoce, parteggiando per l’una o per l’altro.
- Ma che diavolo le è preso? – chiese poi Sirius, prima di sprofondare sulla sua, intoccabile sedia.
- Mi sorprende che tu non ci sia arrivato. – disse James, comprensivo. – Più chiaro di così poteva solo torturarti a morte, sai?
- Ovvero? – Sirius alzò un sopracciglio, perplesso.
- Per essere uno che se ne porta a letto tante non le capisci proprio per niente. – soggiunse Williamson, prima di sprofondare nuovamente nella sua pratica.
- Vorrei una risposta chiara, vorrei sapere che ho fatto per subirmi questo.
- Ti sei dimenticato di lei dopo la tua visita a domicilio, Sirius. – spiegò gentilmente James. – Evidentemente la vostra uscita le ha fatto più piacere di quanto non abbia mostrato nell’articolo, non trovi?
- Dirlo no? – sbottò Sirius, offeso.
- Già il fatto che non ti abbia privato dei gioielli di famiglia quando le sei saltato addosso doveva essere indicativo, non credi?
- E’ palese, sai? Credo se ne siano accorti tutti quando lei è arrivata qua a passo di carica, non avrebbe avuto altri motivi per farlo, altrimenti. – suggerì Lily.
- Ah…
- Sei carino con la faccia da pesce lesso.
- Vai a farti sbranare da un Mannaro. – borbottò l’interessato. Poi, dopo qualche minuto di profondo silenzio. – E io che dovrei farci?
- La domanda vera è: perché le sei saltato addosso come un animale in calore? – chiese Lily, con una risatina nasale.
- Lo sai che i cani si fanno pure i tavoli Lily, dai…
- Di solito però poi non si sentono così in colpa, vero Sirius? – domandò la strega, rivolta all’amico.
- E dovrebbe essere un problema mio? Io mica mi sento in colpa, l’ho zittita per un po’ e lo scopo è stato raggiunto, se mi facessi sempre dei problemi a quest’ora sarei infelice e depresso. – replicò baldanzoso.
- Sì, infatti sei l’allegria fatta mago.
- Ehi, ho appena avuto uno scontro con un’arpia, dammi tregua Ramoso!
E tregua fu. I colleghi e gli amici si rassegnarono a lasciarlo bollire nel suo brodo. Dal canto suo Sirius si finse seriamente impegnato in quel lavoro d’ufficio che tanto odiava, ma almeno gli dava la possibilità di schiarirsi le idee. Non era ancora sicuro di quello che provava per Nel. Gli aveva fatto piacere rivederla, l’aveva invitata ad uscire, certo… e non aveva resistito all’impulso di saltarle addosso, ma quello capitava con praticamente tutte, giusto due minuti fa James l’aveva definito un cane sempre attaccato alle gambe del tavolo.
Quello che l’aveva spiazzato, a dire il vero, era stata la sua reazione. Possibile che avesse visto qualcosa che non c’era tra loro? Di solito era una che la vedeva anche troppo lunga…
Si era divertita parecchio a fingersi la madre di quella che invece era sua nipote, e doveva ammettere che l’idea di immaginarla in quel ruolo lo aveva enormemente infastidito, ma perché? Dopotutto l’aveva piantata lui e senza troppi problemi o rimorsi.
Ok, trattarla come uno straccio da pavimento non rientrava nelle azioni che lo rendevano fiero di sé, ma da qui a farsi una malattia per un errore di gioventù ce ne passava. Eppure l’idea di saperla sposata ad un altro per un po’ lo aveva messo a terra, questo andava ammesso. Quella lì gli era mancata per davvero, di tanto in tanto. Si era splendidamente consolato, questo sì, però… ecco, escludendo le sfuriate e concentrandosi sull’uscita a cena, il giro di lenzuola e, sì via, anche l’intervista lo avevano davvero divertito.
- Pensi alla tua bella? – chiese James dopo un po’.
- A quale delle tante? – fece Sirius, con aria volutamente distratta. Aveva una vita sociale intensa, lui.
- Alla furia portatile, scemo.
- Non pensavo a lei, è più fumo che arrosto, lo sai bene. – ribattè Sirius.
- Io invece mi ricordo di quando ti piaceva molto, tu Lily?
- Oh sì, Sirius, adoravi litigare con lei.
Già, sembrava difficile riuscissero a fare altro, a ben pensarci. D’altronde, se fosse stato anche lui lo spettatore della crisi di follia della pazza, poco prima, e non la vittima, si sarebbe divertito un sacco.

***

Cornelia non fu fortunata come aveva sperato; incrociò suo fratello giusto in ascensore, dove non poteva farla franca.
- Che ci facevi al secondo livello?
- Da quando in qua fai domande, tu? – lo aggredì lei a voce bassa, per non passare per squilibrata anche tra gli occupanti di quel piccolo spazio.
- E’ sempre un piacere vederti. – Conrad non fece altri commenti, non aveva in programma di farsi maltrattare dalla sorella, né quel giorno, né mai. Cadde in breve tempo un pesante silenzio che li accompagnò fino all’Atrium.
- Hai finito di lavorare?
- Nel mio mondo ideale sì, sfortunatamente sto solo aspettando un funzionario indiano che non conosce le buone usanze inglesi della puntualità.
- A che ora finisci stasera? – chiese nuovamente lei.
- Quando ti troverai un confidente che non sia io? – si lagnò Conrad, affranto. Niente domande, la prossima volta, doveva annotarselo.
- Tu non giudichi, Conrad. – sussurrò Nel.
- Comincerò a farlo, allora.
- Non terrò mai più Alice per te agli orari più impensabili e senza preavviso. – minacciò la giovane.
- Lo facevo per riempire il devastante vuoto della tua vit… - Conrad Lethifold fu colpito da una gomitata in pieno stomaco. Non si piegò in due solo perché aveva una dignità da mantenere. – Alle sei qui fuori, e ora levati dai piedi, prima che ti maledica. – bofonchiò, mollando la sorella nel bel mezzo dell’Atrium.
Fu una tortura aspettare l’orario intimatole dal fratello, e un paio di volte pensò di andarsi a confidare con Ludovine. Lei avrebbe capito, questo sì, ma non le serviva il punto di vista femminile della situazione, al massimo sarebbe corsa da lei in ginocchio in un secondo momento.
- Mi aspetti da quando ti ho mollato? Allora è vero che non hai una vita. – l’apostrofò Conrad, parandosi davanti a lei.
- Ora mi ricordo perché a sei anni ti volevo morto. – rispose Nel, passandosi una mano fra i capelli, nervosa. - Sono qui da pochi minuti, giusto per rendermi conto che sei in ritardo.
- Ottima premessa. Ti spiace se ci allontaniamo da qui mentre mi parli delle tua angosce esistenziali? Ci passo troppe ore per sopportare anche solo il quartiere.
Senza fare ulteriori commenti Cornelia seguì il fratello verso la metropolitana. L’aria si stava facendo più fresca, ma la strega non sentiva freddo: le bastava ripensare alla giornata appena trascorsa per ritornare un blocco di fluido magma incandescente.
- Nel, ti prego, non rendermi la cosa ancora più difficile… - pregò Conrad, mentre si aggrappava per non spalmarsi sul vagone in movimento.
- Venivo dal Dipartimento Auror, oggi. Ti ricordi dell’articolo della settimana scorsa? Ecco… - e così si mise a riassumere brevemente la turpe vicenda.
Conrad ascoltò in silenzio, senza dire alcunché. A stento avrebbe fatto sapere al mondo che leggeva religiosamente, e ridendo come un pazzo, la rubrica della sorella giornalista, figuriamoci lasciarci scucire commenti comprensivi.
- Quello che mi verrebbe da dire, così di primo acchito, è che tra voi due non so decidere chi sia quello più schiavo delle sue pulsioni.
- Mille grazie, dottor Freud.
Nel frattempo avevano raggiunto la loro fermata; la banchina sotterranea, dato l’orario, era sovraffollata di persone che non vedevano l’ora di tornarsene a casa. Conrad e Cornelia, invece, se la stavano prendendo comoda. Lui supponeva che la psicoanalisi della sorella richiedesse un certo tempo.
- Non è questione di giocare al piccolo strizzacervelli, è che ho ragione. – continuò Conrad. – Perché non l’hai sbattuto fuori casa, invece di cedere come una ragazzina? Ti mancava avere a che fare con uno che ti ha trattato come uno scarto, qualsiasi cosa tu gli abbia fatto? – era straordinaria la sua capacità di dire qualsiasi cosa con un tono di voce completamente inespressivo. Faceva paura, a volte. Ed era anche complicato rispondere alla sua domanda. Non era partita con l’intenzione di ricomplicarsi la vita con Black, quando le era balenata l’idea per l’articolo, tutt’altro. Però era stato divertente comportarsi come una quindicenne bizzosa, e le attenzioni di Sirius erano, ecco… particolarmente piacevoli.
- Be’… - tentennò, mentre iniziava a salire le scale – Accantoniamo pure quello che è successo a scuola, era una situazione particolare, difficilmente ripetibile…
- Non che ora le circostanze siano propriamente comuni.
- Quello che non capisco è Sirius. E’ anche per questo che gli ho fatto una sfuriata pazzesca.
- Di certo ora l’hai stordito per bene. – ridacchiò Conrad. – Ti sorprende che ti abbia invitato a cena?
- Visto il suo comportamento da imbecille dubito che fosse particolarmente interessato a me.
- Ti sorprenderebbe scoprire che le azioni di un uomo non corrispondono sempre a quello che pensa. Sicura di conoscermi bene, Nel? – Diavolo, sua sorella sembrava prenderla seriamente la faccenda.
Cornelia ridacchiò. – Ok, ma difficilmente il resto del mondo si comporta come te. Black non mi sembra il tipo da nascondersi.
- Ti è saltato addosso, più di così che doveva fare? È un idiota, questo è chiaro, ma quando deve farsi intendere non lascia dubbi. – sua sorella non sembrava convinta; camminava per la strada a testa bassa. – Insomma, perché te la prendi tanto?
- Non mi faccio usare, Conrad, meno che mai da Mister Ego. Ora vorrei solo sapere che fare…
- Be’, l’hai umiliato davanti a colleghi, amici e superiori. Se sei riuscita a farlo sentire sufficientemente verme potrebbe cercarti per ucciderti per davvero, stavolta.
- Evviva. – gemette lei.
- Per intanto, permettimi di offrirti un’ultima cena. – sorrise Conrad, aprendo la porta di casa. Nel era così distratta che si rese conto solo in quel momento si essere piuttosto distante dal suo appartamento.
Violetta si dimostrò gentile e anche più comprensiva di Conrad; non che ci volesse molto, d’altronde. Già avere una persona che si fingeva interessata al tuo problema, rispetto al collaudato menefreghismo del fratello, era un vero lusso. Perfino Alice, a suo modo, si dimostrò tenerissima, limitandosi ad osservarla con aria curiosa per tutta la sera. Quello che Cornelia ricavò dal suo sondaggio, in cui incluse anche Ludovine, che l’ascoltò deliziata e dicendosi convinta del fatto che fosse successo altro tra loro, quando lei ancora negava, non le fu di grande aiuto.
Aspetta (e spera).
Oh certo. Che fretta c’è, in fondo? Attendiamo un canide pazzoide facendo la calza. Non le pareva molto diverso dal farsi usare come un fazzoletto di carta.
- Ancora una volta con questa storia e mi farò scappare tutto davanti a Connie. – minacciò il fratello due giorni dopo. Come se lei l’avesse assillato. Aveva solo sbuffato un paio di volte in sua presenza, e citare Connie era subdolo e crudele. Le sembrava di avere ancora dieci anni. Sirius Black doveva morire, lui e le amichette con cui ora si stava divertendo di certo. Ebbene, tanto valeva ammetterlo: era gelosa marcia, anche perché era stato lui a rimescolare le carte, e a lui toccava sistemare la faccenda.
Capitolo sette: tè delle cinque di Stormtroopers in stilettos
Capitolo sette: tè delle cinque
Sirius divenne meno spiritoso, nei giorni che seguirono. James dovette ammettere che era una lagna infinita doverlo sopportare. Un’ameba senza personalità tale da fargli rimpiangere i giorni un cui frequentava Piton: lui almeno reagiva, a punzecchiarlo.
- Credi sia da abbattere? – chiese alla moglie, durante una pausa caffè.
- Ne sentiresti la mancanza, dopo. E Harry e Julian resterebbero senza padrino, non mi pare il caso. E poi sopportalo dai, lui ha retto il tuo martellante soliloquio per mesi, a scuola…
- E tu che ne sai? – chiese James inarcando un sopracciglio.
- Remus è un caro amico. – rispose Lily baciando il marito sulla guancia e svuotando la tazza d’un fiato.
- Felpato sei una piaga. Non ci vengo in ispezione con te, oggi. Non mi rendi nemmeno divertente terrorizzare le aspiranti reclute, così…
- Ma senti da che pulpito, tu che…
- Ehi, ehi ehi! Fermo lì, non dire un’altra parola! Oggi è la giornata nazionale del rinfacciarsi le cose? Anche Lily mi ha fatto una testa così, poco fa…
- Che c’entro io se tua moglie è in quei giorni del mese e se la prende con te? – sbottò Sirius – Sei suo marito, servi apposta.
- Guarda che qui l’unico “in quei giorni” sembri tu! – sibilò James, sentendosi offeso e sminuito. – Se hai un problema con quella giornalista vai, risolvilo e falla finita.
- L’ho risolta, è finita lì. Più di così che devo fare?
- Giusto, noto che la tua decisione ti ha reso il mago più felice della terra, infatti. – sbuffò, prima di mettersi a scribacchiare qualcosa, tenendo d’occhio l’amico.
- Mica resto con le mani in mano, io. – fece notare Black. – Mi tengo impegnato.
- Evidentemente non abbastanza, se continui a pensare a lei. – soggiunse Lily, di passaggio.
Morgana, che ambiente di lavoro pressante, pensò Sirius, voltandosi per guardare in cagnesco Williamson e Dawlish, che sghignazzavano alle sue spalle come pazzi.

Lily Evans in Potter era una donna gentile e cortese, sempre pronta a rendersi utile anche se non le piaceva risultare invadente. Era anche per questo che Remus la trovava una compagnia discreta e rilassante, rispetto a Felpato e Ramoso. Quel giorno, però, Lily era ben decisa a mandare alle ortiche tutta la sua prudenza e dare una sonora svegliata a Black. Se non ci arrivava da solo ce l’avrebbe fatto arrivare lei.
E, come diceva il detto, se la montagna non andava da Maometto, Lily Potter avrebbe ospitato Maometto a Godric’s Hollow, con buona pace della montagna.

Cornelia fu estremamente sorpresa, vedendosi recapitare un invito per il tè delle cinque a casa Potter. Estremamente sorpresa. Le pareva più plausibile essere invitata a Buckingham Palace, che da quelle parti. Doveva forse guardarsi le spalle? Dov’era l’inghippo? Onestamente, tra tutte le persone che potevano farsi vive con lei, Lily non era in cima alla lista. Eppure, l’attesa e la curiosità la fecero fremere per tutta la giornata. Come c’era da supporre, e come succede sempre ogni qualvolta si attende un evento con frenesia ed eccitazione, Nel fu trattenuta da imprevisti di varia natura fin verso le cinque e un quarto, quando, con sua somma gioia, si Smaterializzò verso Godric’s Hollow. Bussò delicatamente alla porta, sentendosi vagamente in colpa per il ritardo.
- Ciao, scusa per il ritardo, sono uscita dalla redazione prima che ho potuto.
- Tranquilla, accomodati. – disse Lily, gentilmente, - Non far caso ai bambini. – aggiunse mentre prendeva Julian in braccio prima che pestasse il gatto, arrivato a fare amicizia con la nuova arrivata. Cornelia si abbassò per accarezzarlo e Snitch le fece delle fusa di incoraggiamento: la nuova venuta era approvata.
- Dimmi che non sono qui per colpa di Sirius, mi mortificheresti ancora di più… - pigolò la strega, mentre veniva introdotta nella calda cucina dei Potter, dove un Harry molto compito sorvegliava la teiera sul fuoco.
- Mamma, il tè non ha ancora fischiato. – disse il bambino, prima di salutare la giornalista. - Sei il piccolo Harry, vero?
- In persona! – rispose il bambino mentre si voltava di scatto, distratto dal rumore della teiera, che era appena stata colpita dalla madre con la bacchetta. Nel osservò la donna mettere Julian sul seggiolone, e si prese la briga di tirarle fuori le tazze dal pensile sopra al lavandino, come le aveva indicato un attimo prima. Snitch, sotto al tavolo quadrato, si faceva un bagno defaticante, l’ideale dopo la giornata di caccia appena trascorsa.
- La colpa è di Sirius e del suo essere… quel che è. – disse la signora Potter, frenandosi appena in tempo. – Non sentirti mortificata, e perdona il mio impiccio, ma ci sono dei limiti oltre ai quali io mi sento in dovere di intervenire.
- Ovvero? – chiese Nel, perplessa.
- La tua sfuriata l’ha costretto a mettere in moto neuroni che non usava da decadi. Ciò lo rende particolarmente di malumore e James lo odia, quando è così…
- Oh, è l’unico motivo per cui sono dispiaciuta di quel che ho fatto. – rise la strega, mettendo lo zucchero nel tè di Harry.
- Grazie mille. – disse il bambino con un sorriso smagliante.
- In ufficio si sono divertiti molto, è anche per questo che Sirius non è molto contento. Detesta essere sminuito.
- Questo perché è un pallone gonfiato.
- Indubbiamente. – convenne Lily, alzandosi per prendere un pacco di biscotti secchi. – Ma non credo sia di malumore solo per questo. È che è così abituato ad avere persone, di sesso femminile, ovviamente, che si buttano ai suoi piedi che tu lo metti seriamente in crisi.
- Tu mica ti butti ai piedi di Sirius, mamma! – sbottò Harry, provocando l’immediata risata delle due donne.
- E’ un modo di dire, Harry, tutto qua. – sorrise sua madre.
- Dovrei andar fiera di aver messo in crisi un latin lover che di certo si è già consolato con qualcun’altra, Lily? Onore e merito a me. – sospirò Nel, facendo tintinnare il cucchiaino contro la tazza.
- Sì è indubbiamente consolato perché è un animale, ma non l’ha reso felice come succede di solito. Il tutto per dire che quando tu ti sei presentata con una bambina spacciandola per tua, e poi l’hai sbeffeggiato dopo un supposto appuntamento… be’, ci è rimasto male. Non solo per il suo ego.
- Be’, ne avrebbe avuto di tempo per dirmelo, no?
- Sirius ha il dono della parola quanto Julian, permettimi di dirtelo.
- Mamma, il tè scotta! – si lamentò Harry. E mentre Lily provvedeva con la magia a rendere bevibile la bevanda per il suo primogenito, Cornelia ponderò sulle parole della strega.
Immaginarsi Sirius così impedito in quel frangente aveva del ridicolo, davvero.
- E a che conclusione dovrei arrivare dopo questo tè?
- Ho pensato di costringerlo ad un ennesimo incontro faccia a faccia qui, sperando che la mia casa non ne risenta.
- Non so se è una buona idea, Lily… - tentennò la strega, perplessa. Ora come ora, soprattutto dopo quella discussione, Sirius era l’ultima persona che desiderava vedere.
- Non lo è affatto. – sospirò la signora Potter – Ma, credimi, con Julian e Harry nei paraggi siamo certi che sarà costretto a trattenersi; è come suolo consacrato, per lui.
- Quindi Sirius è Satana e tu lo stai facendo trascinare qui per neutralizzarlo? Allora è vero che a voi Auror fa schifo la vita, questa ne è la prova.
- Te lo sconsiglierei vivamente, ma fai ancora in tempo ad andartene, se vuoi… - fece Lily, svuotando la sua tazza. In quel preciso istante si sentì una chiave girare nella toppa.
- Troppo tardi. – gemette Nel, pietrificata. Tante, tante condoglianze a me.
- Per la cronaca, Sirius è all’oscuro di tutto, ovviamente.
- Ovviamente. – ripetè Nel, tremando.
- Lily, ciao, scusa il ritardo! Sirius era refrattario, continuava a dire che aveva dolci occupazioni a cui attendere, ma niente è meglio che venire a trovare i suoi adorabili figliocci, vero?
James entrò in cucina tutto gongolante, a salutare moglie e marmocchi.
- Vedo che non sei fuggita dandoci dei pazzi. Ottimo, ottimo segno. – disse, rivolto a Cornelia. – Ehi Sirius, vieni di qua o fai l’eremita ancora per molto? Mica ti starai offendendo perché ti faccio tardare un attimo, no? Ce l’hai un po’ di autocontrollo?
- Vorrei sapere perché diavolo mi hai trascinato qui quando vedo i tuoi figli praticamente ogni g… - Sirius si bloccò di colpo, come di fronte ad una visione. Una visione infernale, ovviamente. Cornelia Lethifold nell’adorabile cucina color albicocca dei Potter. Questo era un vero incubo. – Che Merlino ci fa lei qua?
- Non fare un’altra scenata, Sirius, finiresti per diventare ripetitivo, e le commedie di questo tipo stancano, alla lunga. – disse Nel con voce flebile.
- E’ nostra ospite, Sirius. E per quanto tu sia di casa, non puoi ancora decidere chi far entrare e chi no. – soggiunse Lily, alzandosi. – Vuoi del tè?
- Lo dici come se fosse un’amica di famiglia da una vita. – sbottò Black.
- Nel è simpatica, sai Sirius? – cinguettò Harry dalla sua sedia, mentre il fratellino annuiva con un ampio movimento della testa.
- Ci mancava anche questa. – borbottò Felpato fra i denti.
- A parlare, voi due. – ordinò James.
- Il divano è a vostra disposizione, e fuori dai piedi, prima che perda il controllo. – fece eco Lily.
- Sono forse un ostaggio? Credo di avere di meglio da fare che dare ascolto ad un’isterica pazza!
- Oh giusto, quante ne hai a mano Sirius? Un giro e via come con me o hanno una scadenza predeterminata, vorrei saperlo. – sbottò Nel alzandosi in piedi di colpo. Sentì qualcuno spingerla nell’altra stanza, e un attimo dopo si trovò sola col mago che tanto la stava facendo penare.
- Credi sia una buona idea lasciare a loro disposizione il divano? L’abbiamo comprato che non è molto, sai? – domandò James, rivolto alla moglie.
- Se servirà allo scopo sarà un buon investimento. E poi, trattandosi di Sirius, credo che nessuna superficie potrebbe fermarlo, anche volendo.
- Un’immagine disgustosa, Lily.
- Gentilmente fornitaci da una conoscenza decennale del tuo testimone di nozze. Ora speriamo che non distruggano casa. – disse la strega, tornando a sedersi. – Harry, che ne dici di andare in giardino con tuo fratello per un po’, finchè c’è ancora luce? – così facendo, sperò Lily, forse non avrebbero sentito il caos che sarebbe di certo seguito.
Effettivamente le cose non andavano particolarmente bene nel soggiorno.
- Mi spieghi che diavolo stai farneticando, di nuovo? In che mondo vivi?
- Mi riferisco alla tua completa assenza di reazioni dopo quello che ci siamo detti nel tuo ufficio! - Che dovevo fare, dopo essermi fatto vomitare addosso tutte quelle parole a vanvera, me lo spieghi?
- Dovevi venirmi a cercare, Sirius, è molto semplice. – balbettò Nel. Era stanca, veramente. Non ne poteva più di girare intorno ad un argomento che probabilmente non esisteva, checchè ne dicessero tutti. Si sedette pesantemente sul divano.
- Perché avrei dovuto cercare qualcuno per farmi deliberatamente insultare ancora una volta, come stai facendo ora? Sono meno masochista di quanto sembri.
Nel alzò lo sguardo per guardarlo con sufficienza; le costava fatica ammetterlo, ma non riusciva ad essere del tutto furiosa con lui come era stata solo pochi giorni prima. Ormai era semplicemente arresa all’evidenza dei fatti.
- Se tu mi avessi cercato quand’era ora probabilmente non ti starei insultando.
- E tu ti saresti dovuta risparmiare quel colpo basso.
- E’ un gioco, Sirius. Dopodomani sarà dimenticato, perché è così importante? – sussurrò.
Ormai era fiato sprecato. – Perché non la smetti di concentrarti su te stesso? Sei cresciuto per fare il bambino egocentrico! A te non serve una donna, basterebbe uno specchio. – sibilò con rinnovata cattiveria.
- Hai finito? – sbottò Sirius.
- Improvvisamente non ti diverte sentir parlare di te? Solo perché non ti sto celebrando o incensando, eh Narciso?
- E dopo questa, penso decisamente di potermene andare. – convinto di essersi fatto insultare abbastanza Black prese la porta di casa Potter e se ne andò senza salutare. Dopo il tiro che gli avevano giocato James e Lily era già tanto che non avesse sbattuto la porta.
Nel neanche si girò a guardarlo uscire, ormai non aveva più nemmeno importanza.
- Certo che è un vero imbecille. – mugugnò Potter, aprendo la porta della cucina. – Una capacità discorsiva da ameba, proprio. Ah sì, scusami, ma abbiamo sentito ogni parola, non ci hai nemmeno costretto ad origliare.
- Nel, però anche tu potevi evitare di metterlo all’angolo così, ti pare? Lui non scherza, ma nemmeno tu sei uno zuccherino. – convenne Lily, sedendosi accanto alla strega.
Capitolo otto: seghe mentali di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:
Eccoci col nuovo capitolo!
Capitolo otto: seghe mentali

Per quanto frustrata, Nel dovette ammettere con Lily che era una vera iena. Il che, naturalmente, non giustificava affatto il comportamento di Sirius, ma bastava a farle crollare l’umore sotto ai piedi.
- Comincio a pensare che quell’uomo non faccia decisamente per te. – commentò Bonnie una sera, dopo essere riuscita a far svuotare il sacco all’amica. Approfittare del suo stato confusionale era stata una tattica vincente, davvero.
- Da quale dettaglio hai ricavato quest’eccezionale idea, Sherlock?
- Il sarcasmo rivolgilo a qualcun altro, Nel.

***

- James, per favore, non intrometterti mai più nella mia vita privata! – tuonò Sirius il giorno dopo, in ufficio.
- Sei una lagna di uomo, lo sai?
- Be’ non fare più il ficcanaso, lo sai che quelli così non li sopporto.
James alzò gli occhi al cielo: starlo a sentire era una noia tale… stava per appannarsi magicamente gli occhiali pur di non vedere più quel broncio.
- Invece di accusarmi di tutti i mali del mondo, prova a vedere perché ci stai da schifo!
Ramoso era evidentemente diventato il confidente meno adatto del mondo, sospirò Black, affranto. Fortunatamente aveva una riserva a cui fare riferimento.

***

- Professore, professore! – gridò un ragazzo di Corvonero del sesto anno. – C’è un cane dall’aria particolarmente feroce dalle parti della Stamberga Strillante, ha fatto fuggire tutti i ragazzini che erano là.
Remus Lupin, professore di Difesa contro le Arti Oscure, alzò un sopracciglio, perplesso. – Un cane randagio, e che ci fa là?
- Non ne ho idea, ma è enorme e tutto nero, non fa altro che ringhiare.
Oh, quel cane lo conosceva, probabilmente.
- D’accordo Connor, grazie. Dì a nessuno di andare da quelle parti, essendo un randagio è di sicuro incontrollabile e probabilmente feroce, ci penso io. – rispose Lupin, prima di abbandonare lo studente al suo giro e inerpicarsi verso la sua casa di villeggiatura, vecchia e decadente.
Sirius Black non si poteva permettere una visita come tutte le persone normali? Naturalmente non lo trovava sufficientemente divertente, non era il suo stile. Tanto valeva accondiscendere alle sue bizzarrie e dargli corda. Fu facile trovarlo: si era piazzato proprio davanti alla sgangherata porta principale, accucciato e pronto a zompare addosso al primo visitatore non gradito; ringhiava come non mai.
- Ciao Felpato, come ti va? – chiese Remus, senza scomporsi minimamente.
- Cos’è, una specie di battuta? – domandò Sirius in risposta, ritrasformandosi in umano in un attimo. Il suo atteggiamento era cambiato di una virgola, constatò Remus.
- Pura e semplice domanda di cortesia, in realtà. Mi fa piacere che tu venga a trovarmi, ma era necessario terrorizzare dei poveri studenti innocenti?
- Solo un branco di stupidi tredicenni, niente di eccezionale, davvero. – convenne Sirius.
- Tu ed io dobbiamo parlare, è evidente. Seguimi, avanti. – intimò gentilmente Lupin, rimettendosi in marcia verso il villaggio. Black lo seguì senza fare una piega.
Ci volle una pazienza infinita e un whisky incendiario per farlo parlare, ma una volta aperta la diga Remus ebbe difficoltà ad arginare il flusso di parole, spesso e volentieri poco signorili, di Felpato. Madama Rosmerta girò via dal loro tavolo un paio di volte, per questa ragione.
- Insultato due volte nel giro di una settimana, miri ad un nuovo record.
- Mi ha dato dell’infantile egocentrico e del Narciso, ti rendi conto? – sbottò Black, irritatissimo.
Lupin si morse la lingua per non dover rispondere.
- Mi hai sentito?
- Sì, Sirius. Ho un udito buono quanto il tuo, non temere.
- E allora?
- Ti è mai balenato in mente che Cornelia possa aver ragione, di tanto in tanto? – tentò Remus. – Come amico sei veramente straordinario, ma quando si tratta di vanità raggiungi i picchi di James con il Quidditch, ti ricordi com’era, no?
La smorfia di Felpato fece capire al licantropo che ricordava alla perfezione.
- Non sei sempre propriamente attento ai sentimenti delle ragazze a cui ti accompagni, questo devi ammetterlo.
- D’accordo, ma perché lei se la prende tanto?
- E a te perché importa saperlo? Se è una delle tante dimenticala e stop. – sorrise Remus.
- Ci ho provato, ma Ramoso mi ha fatto l’agguato sotto il suo stesso tetto, non l’aveva mai fatto prima. Lui e Lily sono impazziti.
- O forse pensano che ne valga la pena.
- Ma tu da che parte stai, eh? – Sirius posò il bicchiere sul tavolo con forza. Un paio di studenti si voltarono a guardarlo, perplessi.
- Sto dalla parte della ragione, Felpato. Nonostante tutto quello che è successo a scuola, Nel non mi pare abbia mai aperto becco su certe questioni, anche col lavoro che fa. Credi che un’altra si sarebbe lasciata scappare uno scoop del genere su un professore di Hogwarts?
- Però se l’è presa con me…
- Non ha detto nulla che qualcuno che ti conosce non sappia già. Solo, è molto brava a renderlo estremamente comico. Stai vedendo un mare di problemi dove non ci sono, credimi. Sicuro che lei non ti piaccia proprio tanto?
Decisamente, ovviamente, insindacabilmente impossibile. Per Morgana e Merlino, Sirius non era così scemo, c’era già cascato una volta. Mise il broncio e non rispose, offeso.
- Ti sei mai chiesto cosa sarebbe successo se lei non ci avesse fatto uscire dai gangheri?
- Un bel po’ di volte, in effetti. – inutile mentire, Quella lì gli era tornata in mente piuttosto spesso a ben pensarci.
Remus sogghignò, la verità dei fatti era piuttosto evidente. – E in questi giorni?
- Anche peggio. – borbottò Sirius, dopo una lunga pausa riflessiva.
- E che pensi di fare ora? – coraggio Felpato, puoi arrivarci e capirlo perfino tu!
- Non ne ho idea…
Forse necessitava di qualche altra ripetizione; fortuna che lui era un tipo paziente, si disse Remus fra sé e sé.
- Perché non le chiedi scusa per essere stato intrattabile?
- E lei, scusa?
- Se la cosa le sta a cuore la metà di quanto sembra, cederà. Sei il playboy dei Malandrini, Merlino, qualcosa la saprai pur fare senza combinare danni, ti pare?
Sirius lasciò Remus ancora più pensieroso di prima. Lupin era un amico troppo cervellotico per i suoi gusti, lo avrebbe rovinato con altre parole, se non se ne fosse andato precipitosamente. Arrivò a casa in forma canina, a passo di trotto, dopo esserci Smaterializzato nella city: passeggiare in solitudine gli faceva sempre bene, soprattutto quando non incontrava accalappia cani. Sfortunatamente non fu sufficiente. Il piano b, per questi casi, era una doccia gelida: oltre a calmare bollenti spiriti di ogni sorta, dava una sveglia. Rimase sotto il getto d’acqua un quarto d’ora buono, riuscendo solo ad uscirne infreddolito e poco altro.
Stupida Cornelia Lethifold, soggetto bacato del genere femminile. Gli avrebbe fatto perdere il sonno, quella. Lei era contro di lui, i suoi amici erano contro di lui, i figli dei loro amici e presumibilmente anche il gatto dei Potter. Che aveva Quella lì di speciale? Magari i suoi affezionati amici avevano conosciuto le gioie della corruzione… Nel ne sarebbe stata capace. Appoggiò le mani al lavandino, fissandosi allo specchio.
Capitolo nove: volo su Londra di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

No, non siamo morte... è che l'estate ci ha un po' distratto, ecco. Tra le vacanze, la vita campestre e beghe di connessione abbiamo perso il ritmo... We're sorry!

Capitolo nove: volo su Londra

 

Sirius, dopo un paio di giorni di intensa e spossante attività cerebrale, trovò geniale l’idea di pedinare Cornelia in versione canina. Gli sembrò un buon modo per passare inosservato, e per non essere scambiato per un maniaco, oltretutto. Non essendo certo di sapersi Materializzare nuovamente dove Nel viveva, decise di recuperare l’indirizzo della sede de L’oracolo e appostarsi da quelle parti. Avendo dovuto lavorare fino a tardi la sera prima, e con un paio di perquisizioni che l’attendevano, tentò di placcarla all’uscita dal lavoro; sempre che lei ci fosse andata. Non avendo obblighi particolari, se non lo sfornare un articolo a settimana, aveva una certa libertà d’azione.

Tutte le fortune a lui, insomma.

Ma la sorte gli fu amica, in quel frangente. La vide uscire verso le sei e mezza con una manciata di colleghi. Ci mancava pure questa… a lui serviva Nel sola ed indifesa, niente scassaboccini in mezzo ai piedi, per cortesia. Fortunatamente, si dileguarono tutti piuttosto velocemente dopo quattro chiacchiere e dei saluti, all’imbocco di Diagon Alley. La Lethifold era tutta sua.

La pedinò per un po’, con calma. Nel camminava svagata, non era particolarmente difficile starle dietro. Appena lei compì l’errore di passare per un punto un po’ isolato lui le si parò davanti, e si sedette, come un bravo cane in attesa del suo biscotto.

- Non ce l’hai un padrone, eh, Sirius? – chiese la strega, riconoscendolo. L’aveva visto in versione Animagus una sola volta, ma era stata piuttosto indimenticabile per varie ragioni.

- Ho voglia di fare due chiacchiere con te. – disse il mago, riprendendo il suo aspetto naturale. Nel alzò un sopracciglio, assai perplessa.

- Ma davvero? Così non mi era parso, l’ultima volta, pur considerando che Lily mi aveva avvertito delle tue nulle capacità oratorie.

- E’ che detesto farmi insultare, come saprai.

- Già, te la sei filata per stare con qualcuna delle tue amiche. Sai essere meno permaloso di quanto vuoi sembrare, se hai un motivo per andartene. – sibilò lei, nervosa. Proprio ora che aveva smesso di pensare alla questione lui le si parava davanti con intenzioni non bellicose? Bastardo d’un cane.

- Non sarai mica gelosa, eh? – chiese Sirius con un ghigno, ridacchiando. Con sua somma soddisfazione la vide arrossire vistosamente. Non gli capitava da anni uno spettacolo così.

- Non dire fesserie. – soffiò.

- Sai, al corso di addestramento Auror insegnano che una risposta così rapida e velenosa spesso nasconde una menzogna. Naturalmente ci sono altri fattori, come il battito cardiaco accelerato, il sudare freddo, il nervosismo…

- Non farmi una lezione, professore!

- Guarda che non sono qua con intenti bellici, sai?

- E per cosa, allora? – Nel voleva andare a casa, nascondersi sotto al letto e sparire dal mondo civilizzato, davvero. Si morse il labbro inferiore.

- Se ti dicessi che con te ho esagerato, come ti comporteresti?

La giovane donna dovette trattenersi per non spalancare la bocca, sorpresa. Nulla le impedì di sgranare gli occhi e di osservare Sirius come se si fosse trattato della creatura più curiosa di questa terra. La salivazione era un fenomeno del passato, ormai. – Eh?

- Sappiamo entrambi che hai l’insulto facile. – convenne Sirius ora con aria di superiorità – La mia colpa è stata darti corda…

Cornelia continuò a fissarlo con aria di completo stupore. Qualunque parola, a questo punto, sarebbe stata considerata fuori luogo e di scarso valore.

- Perciò l’unica cosa da fare è riappacificarci.

- Riappacificarci? – ripetè lei.

- Esatto. – disse Sirius, sorridendo.

- Sei serio? Guarda che non hai otto anni e devi chiedere scusa alla bambina seduta davanti a te perché gli hai tirato le trecce.

- Nessuno ha parlato di trecce, e quando ci siamo conosciuti avevi i capelli corti. – rispose Sirius, pronto a vederla perdere le staffe di nuovo.

- Perché mi stai lentamente torturando? Addestramento Auror anche questo?

- Affatto, volevo solo fare pace, e con questo ti saluto. – disse, prima di riprendere forma canina e allontanarsi verso la Londra babbana.

Nel si chiese se era finita in un sogno contorto o meno, e come Alice decise di seguire il coniglio in panciotto, lei seguì il cane col dono della parola a sproposito.

A Felpato venne spontaneo scodinzolare vedendo che Quella lì lo seguiva. Era arrossita e non lo lasciava in pace, era chiaro che, come gli era stato detto e ridetto a ritmo martellante in quei giorni, Nel in qualche modo ricambiava. Ora ne era certo anche lui, che si fidava solo dei suoi sensi.

- Come mai mi segui? – chiese dopo un po’, trasformandosi nuovamente nell’affascinante mago.

- Perché sei completamente suonato. – disse Nel, bloccandosi di colpo, lugubre.

- Anche tu, per questo andiamo d’accordo.

- Tu e io non andiamo d’accordo, siamo solo finiti a letto insieme perché tu avevi del nervosismo da scaricare. – ribattè Nel, senza malizia.

- Mica mi hai detto di no.

E mentre Nel deglutiva, sconvolta dalla logica inattaccabile del discorso, Sirius tornò alla sua amata forma canina, riprendendo a scodinzolare felice. Cornelia fu costretta a placcarlo per la collottola come un gatto, nonostante la notevole mole del cane.

- Ora tu ti spieghi per bene. – intimò.

- Mi piacevi prima quando avevi la faccia color peperone. – Fu facile per Black baciare Nel, a quel punto. Lei si era avvicinata decisamente troppo, non lasciandosi nessuna possibilità di scampo. Avrebbe potuto fargli dei grattini alle orecchie però, mentre lo brancava in malo modo; ai cani piace.

- Che Merlino vuoi da me, si può sapere? – boccheggiò Nel, senza fiato.

- Niente di particolare, cose del genere, comunque. – rispose, baciandola di nuovo.

- Hai compagnia a cui rivolgerti, senza tormentare me. – tentò di dire Nel, senza crederci molto. Non aveva desiderato altro per due settimane, che fingeva a fare, ormai? Comunque aveva ragione Sirius: quell’articolo era stata un’idea malata, che aveva portato a conseguenze malate.

- Ma se non vedevi l’ora, giornalista dei miei stivali. Dovessero mai arrestarti non sopravviveresti al più banale degli interrogatori, ti si legge tutto in faccia.

- Non è vero.

- Allora io devo farti proprio un brutto effetto.

- Lo stesso effetto della Spruzzolosi, ad essere sincera. – commentò la strega, caustica.

- Battuta veramente, veramente infantile. Non devi adeguarti al mio livello per forza. – disse Sirius, incamminandosi per la città, mentre Nel si rassegnava a seguirlo docilmente.

- Dove conti di portarmi? – chiese dopo un po’.

- Voglio farti fare un giro. – mentre le prendeva una mano per trascinarla in un vicolo cieco. – E’ dai tempi della guerra che io e James conosciamo queste viuzze, tornano sempre utili.

- Guarda che potrei pensare male e preoccuparmi…

- Zitta e guarda.

Davanti a loro c’era una moto di dimensioni gigantesche a dir poco.

- Molto più veloce della più veloce scopa da corsa e molto più sobria, se si deve vagare in mezzo ai babbani. Una delle nostre creazioni più riuscite. – la presentò Sirius, commosso.

- Di certo il genere di giocattolo a cui sei davvero affezionato.

- Piantala di versare veleno e sali, prometto che sarà divertente da morire. – disse Black, mettendosi in sella.

- Se non muoio, appunto. – commentò Nel, salendo a sua volta. Non aveva fatto in tempo a mettersi comoda che Sirius aveva acceso la moto, sfrecciando via dal vicolo a velocità folle. L’unico ricordo che si lasciarono alle spalle furono alcune vecchie pagine di giornale, svolazzanti come foglie secche.

Attraversarono la città in pochissimo tempo, pur rischiando di farsi ammazzare più di una volta. Il traffico a quell’ora era agghiacciante, e diverse strade completamente bloccate dal flusso di macchine. Non che fosse un problema, per Sirius. L’alta velocità fece presto lacrimare gli occhi alla ragazza, che si dovette stringere ancora di più a Black per non scivolare. Sospettò che fosse una mossa premeditata.

E infine, attraversarono la periferia, immensa e sterminata. Senza nemmeno guardarsi troppo attorno Sirius fece decollare la moto, di modo che potessero sorvolare Londra con ancora maggiore facilità. Il sole stava iniziando a tramontare, e da quella prospettiva la capitale aveva tutt’un altro aspetto. Nel la trovò splendida.

Dopo un po’, troppo presto per Cornelia, a dire il vero, Sirius cominciò a puntare verso la città. In breve tempo planarono sulla City di Westminster.

- Vivi da queste parti, in pieno centro? – riuscì a chiedere Nel, mentre la velocità del mezzo diminuiva, come la quota.

- Naturale, dove altro dovrei stare, scusa? Non che tu sia messa peggio, visto che vivi nel Lambeth, uno sputo più in là.

- E pensare che ci siamo evitati per anni… - commentò Nel con rammarico, mentre Sirius si fermava in una via laterale, dove le vecchie case erano affastellate l’una sull’altra. – Da qui si può raggiungere a piedi la Corte reale di Giustizia… - aggiunse fra sé e sé, mentre scendeva dalla moto.

- Ha una qualche importanza, questo?

- Immagino che per te sia comodo, con il rischio che corri di farti arrestare per atti osceni in luogo pubblico.

- Questa è la versione giornalista o la versione infantile che mi dà corda? – chiese Sirius.

- Questa è la versione “fammi entrare in casa tua”, prima che sia mezzanotte, magari. Ci avrei scommesso che mi avresti trascinato qui. Quale numero civico ha l’onore di ospitarti?

- Il tredici. – rispose Black.

- Ma non mi dire… - disse la strega cominciando a salire i pochi gradini della rampa d’accesso al portone. Era un palazzone alto e vecchio di quasi un secolo.

- Si apre con un banale Alohomora, sai?

- Non hai le chiavi?

- Donna di poca fede. – il mago raggiunse velocemente la strega e le aprì la porta con la chiave. Si ritrovarono immersi in un androne dal soffitto curiosamente alto, una vecchia rampa di scale avvolgeva un ascensore di recente installazione.

- Prendiamo l’ascensore, siamo all’ultimo piano…

- Tu ed io in uno spazio angusto? Piuttosto mi Smaterializzo. – replicò Nel acida, scomparendo con un crack dalla vista di Sirius che, sospirando, fece lo stesso.

- Sai che i vicini avrebbero potuto notare il tuo trucchetto? Serve un po’ di discrezione qua. – si lamentò Sirius.

- Ma davvero? – replicò Nel con una smorfia. – Da che pulpito. E poi al massimo i tuoi vicini o sono dei professionisti che rincasano dopo le dieci o delle anziane sorde che vivono in mezzo ad un branco di gatti.

- Come lo sai?

La donna qui si concesse una risatina compiaciuta. – Sono i vicini standard che si hanno se vivi nel centro di Londra. Mi fai entrare, ora?

Quasi sconsolato Sirius eseguì… l’ordine. – Benvenuta…

- Nella tua reggia? – completò la frase lei, affacciandosi con curiosità. Non aveva idea di cosa aspettarsi, ed in effetti rimase assai sorpresa di quello che vide. La casa, benché vecchia, era stata sistemata e arredata nella maniera più moderna e minimale possibile.

- Il tappeto non morde. – la rassicurò Sirius, spingendola dentro. La stanza era grande, o forse così pareva per i pochi mobili che c’erano. Pareti e pavimenti chiari, una libreria con pannelli su una delle pareti lunghe, un divano e un tappeto color ardesia, praticamente niente altro. Ok, c’era anche un enorme camino di pietra, l’unica cosa scampata alla ristrutturazione dell’ambiente. Le tende erano quasi chiuse, quindi la stanza era nella semi oscurità.

- Il drago ti ha mangiato la lingua?

- No, mi stavo solo guardando attorno, mi piace. – disse Nel sinceramente. – E’ qui che trascini le tue amichette con l’inganno? Le tende chiuse servono a fare atmosfera?

- Tu riusciresti a vedere malizia anche dove non c’è. – borbottò il mago, offeso.

- Deformazione professionale. – disse alzando le spalle, prima di aggiungere - Fidati, qui c’è, c’è eccome. Ma ti ho anche detto che mi piace, no?

- Ci mancherebbe altro!

Cornelia gli scoppiò a ridere in faccia.

Capitolo dieci: nell'alcova dell'imbecille di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Con un po' di ritardo... eccoci qua!

Capitolo dieci: nell’alcova dell’imbecille

- Comincio a pensare che sia stato un errore portarti qui.
- Oh, lo credo anche io. – disse sprofondando sul divano, che si rivelò meravigliosamente comodo. – Come funziona, qui, Sirius? Qual è la procedura standard nella tua magnifica alcova? Perché potrebbe venirci fuori un articolo niente male…
- Non ci provare.
- Se no che mi fai, mi salti addosso? – rise lei, divertita.
- Guarda che qui ci sono entrate meno donne di quanto la gente creda. – spiegò Sirius a voce bassa, sedendosi accanto a lei.
- Facciata da latin lover fasulla o innato rispetto per il sonno dei poveri vicini? – domandò Nel riuscendo a imitare alla perfezione il tono di voce di Rita Skeeter.
Sirius Black considerò per la prima volta nella sua vita la possibilità di contattare un esorcista.
- Riesci ad inquietarmi così, lo sai?
- Chi ti dice che io non lo faccia apposta, scusa? – replicò lei con aria maliziosa e stirandosi sul divano. Oh, avrebbe dovuto avere un buon motivo per alzarsi da lì, sì signore. – Ora, considerando che non ho intenzione di venire a letto con te, qual è il tuo piano b? E comunque dove diavolo ti apparti con quelle che frequenti, se hai un appartamento del genere? – chiese poi, presa dalla curiosità.
- Non mi piace avere sconosciute per casa. – rispose Sirius con un ghigno. – In genere poi sono loro a pregarmi di salire nei loro appartamenti, quindi tanto meglio per me. Ma non ho piani b, Nel.
- Ottimo. – cinguettò lei, soddisfatta – Sono una specie di privilegiata?
- Neanche per idea.
- Ce l’ho io comunque il tuo piano b, grand’uomo. Sto morendo di fame, dov’è la cucina?
- Avanti a destra. – indicò Sirius, pigramente, deciso a godersi lo spettacolo.
- Lasci che mi aggiri da sola nel tuo territorio?
- E’ improbabile che un troll di montagna venga ad aggredirti, vai senza temere nulla.
Scoccandogli un’occhiata di sufficienza la giovane si alzò e si diresse nella fantomatica cucina. Anche qui, pavimenti e pareti chiare e mobili di legno scuro, dal design stranamente alla moda, come se per Sirius potesse avere interesse. Una penisola con quattro sgabelli la separava dal piano di cottura. Circumnavigandola Cornelia puntò al frigorifero, fonte primaria di alimenti commestibili.
- Sirius Black? – chiamò dopo averci infilato la testa. – Vieni un po’ a goderti questo spettacolo desolante.
- Che c’è? – chiese l’uomo affacciandosi alla porta.
- Sicuro di viverci qui? No perché in questo frigorifero c’è un pomodoro rinsecchito, un mezzo limone disidratato e un gambo di sedano dall’aria depressa. E li capisco, visto che sono soli soletti.
- Sai, il più delle volte sono dai Potter, non mi serve fare la spesa. – commentò Sirius, mentre il suo stomaco cominciava ad interpretare la parte del naufrago del Pacifico.
- Allora non sono l’unica. – sorrise Nel richiudendo il frigorifero d’acciaio. – Che facciamo, signor Auror?
- Ti piace il tonno?
- Sì, perché?
- Dammi due minuti. – rispose Black senza dare altre spiegazioni, Smaterializzandosi. Nel, da parte sua sospirò, perplessa.

- Ehi, famigliola Potter? Mi serve aiuto! – esclamò Sirius piombando in un salotto di Godric’s Hollow.
- Ti sei chiuso fuori casa? Fuggi da un’amante pesante? Vuoi fermarti a cena? – chiese James facendo partire il disco automatico.
- Veramente ho gente a cena. – balbettò Black. – E un frigorifero deprimente.
- No, sul serio? – la voce di Lily proveniva dalla cucina; probabilmente stava ancora spadellando, quindi non si era fatta vedere.
- Tu non hai mai ospiti a cena. – considerò Harry, perplesso.
- E invece pensa, Harry, stasera ne ha e non siamo noi. Sono tremendamente offeso. Io e Remus ti faremo una rappresaglia coi fiocchi. – disse James, avvicinandosi al figlio, compostamente seduto a tavola.
- Che c’è di strano se ho gente a cena, è la mia vita, no? – grugnì Sirius sulla difensiva.
- Com’è che continui a definirla “gente”, questa “gente” che hai a cena? Di solito sei più esplicito. – lo punzecchiò James.
- E’ per il clima bigotto istituito da tua moglie, che parlo così.
- Non darmi della bigotta, Black! – tuonò Lily, voltandosi minacciosa. – Ho un casa due bambini di cinque e un anno, c’è una ragione se pretendo un minimo di decoro.
- Julian non capisce e Harry adora i miei racconti. – si giustificò il mago, coccolando i suoi figliocci un attimo.
- Non sviare… dimmi solo chi è la fortunata che ha varcato la tua soglia.
Sirius ci pensò un po’ su: - No. – rispose, infine.
- E’ la Lethifold? Eh? Eh? – cominciò a domandare Potter, tutto divertito.
- Non è che ho tutto questo tempo, sai?
- Che ti serve, Sirius? – chiese Lily, mentre James in sottofondo continuava a ripetere qualcosa del tipo “Tanto quella mica se ne va”.
Un minuto dopo Black era pronto a Smaterializzarsi, e lo fece con una fretta del diavolo, tanto che Julian aveva appena fatto in tempo ad alzare la mano per salutarlo che lui era già sparito.

- Non ci credo, hai elemosinato la cena. – rise Cornelia, comodamente seduta sugli sgabelli, vedendolo arrivare. – Lo sai che sembri un po’ un emigrante?
- Un’altra parola e resterai a digiuno. – minacciò Sirius, posando la sua scorta.
- Ho uno stomaco tiranno, dovrò cedere. – ammise la ragazza, mettendosi alla ricerca di posate e piatti.
Cenarono, se così si può dire, l’uno di fronte all’altra, famelici come cani.
- Io ce l’ho una scusa valida, per mangiare così, ma tu?
- Ho una fame da lupi. – disse lei, scoprendo i denti. – Ho saltato il pranzo.
- Non si direbbe, lo sai?
- Vai a quel paese. – replicò la donna, alzandosi e mettendosi a lavare il suo piatto.
- Che ho detto? Era una battuta innocente!
- Battuta forse, innocente mai. – commentò Nel senza guardarlo.
- A proposito di cose grasse, che fine ha fatto Bianconiglio? Non me ne hai più parlato… - domandò Sirius, curioso.
- E’ passato a miglior vita qualche anno fa. – sospirò lei. – Dopotutto era vecchio e obeso, si è goduto i suoi anni ed e morto nel sonno. Non sai quanto mi è dispiaciuto.
- Quindi ora non hai più strane creature per casa?
- Come vedi ho orari troppo strani per permettermi un animale, no? Se avessi un coniglio dovrei correre ad occuparmi di lui. Bianconiglio azzannava quando facevo tardi con la cena, sono fortunata ad avere ancora dieci dita.
- Ah, peccato, non vedrò più un ciccione del genere…
- Bianconiglio ha avuto prole, Sirius. Il giardino di mia madre è invaso, se vuoi adottare una piccola, morbida palla di pelo. – propose.
- Tra me, James e Remus siamo abbastanza, come morbide palle di pelo.
- A voi tre preferirei un coniglio.
- Gentile da parte tua. – si lagnò Black, avvicinandosi per baciarla.
- Non sono così scema, Sirius. Generalmente mai due volte di fila, te l’ho già detto. – mormorò Cornelia pazientemente, scostando con la mano il viso dell’uomo.
- Si può sapere perché sei qui?
- E io che ne so, tu guidavi la moto.
Cadde il silenzio fra i due: pesante, vuoto, imbarazzante.
- Verrà pure il momento in cui mi riporterai a casa, no?
No, pensò Sirius. Ora sei qui alla mia mercè e ci resti. Con tutta la fatica fisica e mentale che ho fatto, poi!
- Onestamente, non penso di volerti portare da nessuna parte. Ma la porta è laggiù, è stato bello avere compagnia.
Nel si sedette accanto a lui, fissandolo intensamente. Ma di tutti gli idioti del mondo proprio dell’imperatore massimo doveva incapricciarsi? Perché? Perché, Merlino?
- Che c’è? – sbottò Sirius dopo un po’. – Ti sei incantata?
- Non avevo niente di meglio da fare; visto che tu non sembri intenzionato a portarmi a casa dovremo trovare una soluzione alternativa…
- Quindi resti qui? – domandò Black con una latente speranza nell’animo.
- Non mi lasci molta scelta.
- Be’, in realtà potresti…
- Proprio non ho alternative. – insistette Nel, guardandolo negli occhi. Morgana, che fatica vivere.
- Hai ragione, dovrai rassegnarti a passare la notte qui.
- Quante camere hai?
- Solo una. – rispose Sirius sghignazzando. – Sai, di due non me ne faccio proprio niente. Voglio dire, se devo avere gente in casa…
- Quindi chi si prende il divano? – chiese Nel sovrastandolo con la voce.
- Se pensi che ci andrò io sei un’illusa, tesoro.
- Cavalleresco, da parte tua.
- Nel, ascoltami bene, le opzioni sono due: o dormi con me, o dormi con me, è semplice. – elencò Sirius con aria concentrata.
- Questa è una sola opzione ripetuta due volte. – sbuffò la strega appoggiando i gomiti al tavolo.
- C’era un’enorme differenza di interpretazione tra la prima e la seconda proposta. Cornelia lo guardò con occhi sgranati, pur guardandosi bene dal ribattere. Sirius pareva particolarmente in vena di snocciolare scemenze d’ogni sorta, e non le pareva saggio dargli appigli e renderlo ancora più eccitabile di quanto non fosse già.
Rimasero in cucina a battibeccare per tempo indefinito, mentre Black, con il complice aiuto della sua bacchetta magica, finiva per rassettare la cucina e sistemare le provviste in più che gli aveva lasciato Lily.
- Giusto per capire… - chiese Nel dopo un po’ – Tu sei il terzo figlio dei Potter, visto che stazioni da loro?
- Potrei prenderla come una domanda molto offensiva.
- Cerca di prenderla come una domanda e basta.
- Be’, non è che io non sappia badare a me stesso. Mi trovavo a casa loro quasi sempre, soprattutto nel periodo in cui dovevano nascondersi. James odiava stare al chiuso e io gli facevo compagnia. Anche Remus era spesso là…
- Come Peter, giusto?
Sirius si voltò di scatto a guardarla, come se tentasse di sondarle la mente. Sia che Black fosse un pessimo Legilimens, o che Cornelia un’ottima Occlumante, non riuscì a leggervi nulla. Decise di lasciar perdere, per il momento.
- Io vado a dormire, domani mi tocca il turno del mattino e so che James tenterà di farmela pagare per essere andato a casa tua. Tu che fai, allora?
Senza scusarsi, né aggiungere nulla, la giovane lo seguì nella fantomatica unica stanza dell’appartamento. La camera era esattamente come se l’era immaginata: dopo il primo impatto la casa di Sirius non presentava grosse sorprese; un letto appoggiato sulla parete al centro della stanza, un grosso armadio, due comodini ed una cassettiera. L’atmosfera da alcova era, ovviamente, tre volte più evidente che nelle altre stanze.
- Notevole. – fu il suo commento, accompagnato da un sorrisino. Sirius si girò un attimo; l’aria divertita della ragazza fu sufficiente per fargli dimenticare l’impasse di poco prima.
- Io dormo sul lato destro. – sentenziò poi.
- Non avevo alcuna intenzione di spodestarla, maestà. – rispose lei sedendosi sul “suo” lato.



Capitolo undici: nanna time di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Sirius e Nel sotto le coperte XD

Capitolo undici: nanna time

- Sei improvvisamente diventata timida? – le chiese a bruciapelo Sirius, mentre si svestiva.
- No, idiota. Non è la prima volta che dormo con qualcuno, sai?
- Guarda che non vale se quel qualcuno era tua sorella mentre eri in visita nella casa in campagna di tua nonna.
- Non era mia sorella.
- Se si trattava di tuo fratello potrei farmi una pessima opinione di te, a prescindere da quale dei due fosse.
- Non mi riferivo né a Conrad né a Connor. – rispose lei, guardandolo con sufficienza. In fondo non c’era bisogno di fare un gran ragionamento, per capire.
- Oh! – esclamò il mago, sedendosi accanto a lei. – La questione si fa interessante.
- Pensavi che sarei rimasta sola ed inconsolabile per tutta la vita, forse? – bene, ci era arrivato, se non altro.
- No, mi sembra solo bizzarro che qualcun altro abbia tanto coraggio da frequentarti. Non dirmi che hai ceduto al nostro amabile, vecchio Prefetto di Grifondoro… - sapeva ormai per esperienza che una donna disperata era in grado di toccare inimmaginabili profondità.
- Strano a dirsi, ma ho trovato di meglio, sai? E poi Cullen era terrorizzato da me e dall’eventualità di passare un’altra notte a vomitare lumache.
Pericolo scampato, pensò Sirius, almeno quello.
- Avresti una maglietta da prestarmi? Sai com’è, vorrei dormire con qualcosa addosso e non ho l’abitudine di portarmi dietro un pigiama in borsa.
- E fai davvero male, viste le dimensioni di quella cosa. – borbottò Black, andandole a recuperare una vecchia maglietta scolorita e con sopra una fenice. – Quindi ora hai il famoso paragone alla pari con me.
- Ti riferisci alla classifica? – mugugnò Nel, allungandosi a recuperare il capo che Sirius le aveva volontariamente lanciato fuori portata. Era un bello spettacolo da vedere, considerò Black. – In effetti sì… ora… non posso dire di essere veramente alla pari, ma ci sto lavorando. – concluse poi, trionfante.
- Ah, fantastico. – furono le uniche, incolori parole di Sirius. Giusto quello di cui lui aveva bisogno al momento: pensare che Nel era stata con altri uomini. Magnifico.
- Ma non prendertela, ti rimane sempre il dubbio onore di essere stato colui che ha aperto le danze. Un qualche scrittore aveva scritto un aforisma sul fatto che a voi uomini piace arrivare primi, in queste cose. – spiegò, mentre si infilava il gentile prestito di Sirius.
- Perché a voi donne no?
- Lo stesso scrittore affermava, e a ragione, che per noi conta di più essere le ultime. – affermò con aria lugubre.
- Scrittore piuttosto saputello. – commentò il mago avvicinandosi a Nel, che ora gli stava rivolgendo un sorriso decisamente più rassicurante.
- O semplicemente molto acuto. – mormorò Cornelia, lasciandosi cadere sul letto.
- In genere questo verrebbe preso come un invito molto esplicito. – convenne Sirius, mettendosi sopra di lei.
- Già. – rispose lei sollevando la testa quel tanto che bastava per baciarlo. – Ma tu sei un bravo Auror che deve dormire, ed io non ho alcuna intenzione di facilitarti nei tuoi torbidi propositi. D’accordo, era un comportamento sleale, pensò la strega fra sé e sé; ma non era facile nemmeno per lei mantenere un minimo di dignità, con i suoi ormoni in pieno subbuglio. Aveva perfino l’impressione che Sirius fosse migliorato, negli anni, però forse questo era dovuto al fatto che l’ex Grifondoro la stava ancora stringendo a sé. Oh, buon Merlino, i baci sul collo no!
- Buonanotte Sirius! – esclamò precipitosamente prima di divincolarsi dalla sua presa e scivolare sotto le coperte.
- Che ti è preso, si può sapere? – si lagnò il mago, grandemente deluso.
- E’ tardi, vedi di dormire. – rispose lei ridacchiando da sotto le coperte.
Scornato e anche vagamente alterato, Black s’intrufolò a sua volta sotto le coperte, e spense la luce. Al momento, dormire era l’unica cosa che non aveva voglia di fare. Si voltò a guardare in direzione di Cornelia, che gli dava le spalle, arrotolata nelle coperte della sua metà di letto. Contava sul fatto che nel giro di poco tempo si sarebbe voltata per accoccolarsi accanto a lui. Avrebbe gradito molto il gesto, ecco. Dopotutto una non poteva fare la gattina un attimo e sparirgli da sotto al naso l’attimo dopo.
- Sirius, ti sento pensare dalla mia parte di letto, tutto a posto? – chiese improvvisamente la strega, voltandosi.
- Penso a come trattenermi dall’uccidere James, domani.
- Ammutoliscilo e basta… ‘notte. – Nel si allungò quel tanto che bastava per sfiorargli la guancia con le labbra. Si ritirò poi nella sua parte. Dieci minuti dopo Sirius sentì il suo respiro rallentare e farsi regolare: si era definitivamente addormentata, e lui era ancora lì come un imbecille. Non molto tempo dopo scivolò anche lui nel sonno.
La mattina fu svegliato di sorpresa dallo squillare della sveglia, che spense con fare seccato. Fu quasi sorpreso di trovare Cornelia al suo fianco: il sonno gli aveva fatto dimenticare che lei fosse lì. Era ancora più o meno nella stessa posizione in cui l’aveva lasciata; con suo rammarico notò che non gli si era spalmata addosso come sperato.
- Che ore sono? – la sentì mugugnare con la voce impastata dal sonno.
- Le sei e mezza. – rispose lui, mettendosi a sedere.
- Praticamente l’alba. – Nel si coprì la testa con il lembo del lenzuolo, aveva ancora una gran voglia di dormire.
Ridacchiando Sirius si alzò e cominciò a prepararsi per andare in ufficio. Nel registrò appena i rumori che provenivano dal bagno, dalla cucina e dalla camera stessa. Quando Black fu pronto tornò a vedere la bel… l’addormentata e basta: non si era mossa, tale e quale ad un ghiro in letargo.
- Nel, carissima, io dovrei uscire di casa tra… - guardò la sveglia – un minuto, sai? – aggiunse con un pelo di sarcasmo.
Cornelia aprì un unico occhio e si mise a fissarlo come a dire “E allora? Io sto dormendo!”.
- Questa è la chiave dell’appartamento, resta quanto vuoi. – aggiunse posando una chiave sul comodino.
- Divertiti con James. – lo salutò lei, improvvisamente pimpante.
- Tu sì che sai essere una vera stronza, quando ti ci metti…
- E la cosa ti piace. – cantilenò lei, stiracchiandosi.
Black, indispettito, la baciò velocemente e si dileguò per la città. Cornelia, invece, al calduccio com’era, si stirò comodamente. Aveva dormito bene come non le capitava da tempo.

***

- Benarrivato Felpato, non hai niente da raccontarmi, questa mattina? – lo salutò James, sornione, sulla soglia dell’ufficio.
- Direi di no.
- Oh, ma figurati… la tua “gente” di ieri sera non ti ha intrattenuto a dovere, forse?
- Direi di no. – ripetè l’Animagus, cupo.
- Come no? E io e Lily che ci siamo immaginati i fuochi d’artificio… non è che stai cominciando a perdere colpi? – indagò Potter, quasi sinceramente preoccupato.
- Non è certo colpa mia. – disse lui, sulla difensiva.
- Il che costituirebbe una novità. Caffè? – offrì poi James. – Perché hai ad ogni modo l’aria di uno che non ha dormito molto.
- Non ho dormito molto…
- Perché? – chiese curioso.
- Perché cercavo di immaginarmi la conversazione idiota che stiamo effettivamente sostenendo adesso. Me l’avevano detto di ammutolirti.
- Oh, passiamo anche ad ascoltare per davvero le parole che Nel ti rivolge, suggestivo…
- Che diavolo vuol dire? – rispose, quasi soffocandosi col caffè.
- Che la ritieni degna di stima, mi pare evidente. – cinguettò James, giulivo. – Comunque dove hai lasciato la tua deliziosa amica?
– La deliziosa creatura, al momento, sta ancora dormendo nel mio letto. Come se non fosse abbastanza il suo nuovo amore per il farsi desiderare, adesso.
- Deve aver capito che darti immediatamente soddisfazione non funziona con te. Mica scema la ragazza. Comunque wow, dorme a casa tua. Cos’è, la tua fidanzata ufficiale, adesso?
- Ne dici di scemenze di prima mattina tu.
- Dico solo la verità, Felpato. A quante altre ragazze hai concesso un tale onore?
- Se non ti dispiace io sono qui per lavorare, non per dar retta alle tue fandonie. – replicò Sirius, andando ad occupare la sua scrivania con passo di carica.

***

Nuovamente libera di poter sfruttare tutto lo spazio di un letto matrimoniale, Nel sonnecchiò fino alle nove del mattino. Dopo di che decise che poteva permettersi di alzarsi e fare un giro perlustrativo per la casa, approfittando della luce del mattino.
Posando i piedi nudi sul pavimento freddo fu scossa da un brivido: recuperò alla velocità della luce le sue ballerine, e cominciò a guardarsi intorno. Nella penombra della stanza le chiavi posate sul comodino rilucevano grazie ad un raggio di luce che passava nonostante le pesanti tende, che Cornelia aprì.
Era stato gentile, da parte di Sirius. Per un istante aveva pensato che l’avrebbe Smaterializzata a casa sua così com’era: da lui avrebbe potuto aspettarsi di tutto. Senza grandi speranze di trascinò in cucina, alla ricerca di qualcosa di commestibile ed adatto ad una prima colazione. Con sua grande sorpresa trovò il necessario per farsi un buon caffè, e ne approfittò senza tanti complimenti. Sirius Black le aveva lasciato libertà di movimento e tempo indeterminato di permanenza: suonava strano, detto da uno che aveva dichiarato con orgoglio di non avere spesso ospiti di sesso femminile. Urgeva indagare. Ma prima, per essere effettivamente lucida e pronta alle indagini, era decisamente meglio farsi una doccia.
Non ci aveva fatto caso, la sera prima, ma il bagno di Sirius era decisamente nero, e ricordava tanto quelli di certi hotel di lusso. Una scenografia studiata anche qui, insomma. Con aria divertita Nel scoprì presto che la doccia era grande abbastanza per ospitare comodamente due persone, e forse anche tre. Black poteva ben dire di non aver avuto molte ospiti, ma le intenzioni, quando si era impossessato dell’appartamento, dovevano essere state altre. Una volta rivestitasi e pettinatasi, Nel cominciò a vagabondare nell’appartamento, in cerca di qualche indizio. Il compito di per sé non era facile; Sirius passava così poco tempo lì che la casa aveva un’aria parecchio impersonale.
Aprendo le tende del soggiorno si godette un attimo la vista sul centro città: dovevano avergli lasciato un’eredità assai cospicua perché potesse permettersi una tale meraviglia. Guardandosi attorno notò che sparse c’erano alcune foto incorniciate. Senza sorpresa, notò che molte lo ritraevano in compagnia dei suoi amici, che cominciarono a salutarla platealmente quando notarono il suo interesse. L’innominabile Peter Minus era presente, assieme al suo sorriso timido: per qualche ragione Sirius non aveva avuto cuore di incenerirlo. Non lontano trovò Lily, Harry appena nato, un Harry un po’ più grande e in compagnia del fratellino Julian. Più in disparte, una bella donna dai tratti dolci e i capelli castani e una bambina dai capelli verdi. Con stupore Cornelia osservò i capelli della bambina mutare colore, sotto lo sguardo amorevole della donna; presumibilmente sua madre. Probabilmente doveva trattarsi della famosa cugina che gli mandava lettere a scuola con la figlia; quella famosa bambina tutta intenzionata a sposare Sirius, da grande.
Continuò la perlustrazione dalle parti della libreria; scorse con curiosità i dorsi di molti libri. Ammesso e non concesso che Black avesse davvero letto quei libri, aveva dei gusti davvero eterogenei. Trovò li in mezzo, e a dir la verità quasi nascosto, un album di fotografie. Alcune foto risalivano perfino all’infanzia; probabilmente arraffate prima di andarsene burrascosamente di casa, e salvati chissà per quale ragione. Sembravano scatti vecchi di un secolo, probabilmente per via delle rigide pose dei soggetti, in netto contrasto con le immagini più recenti. In mezzo a quella massa di volti alteri e fieri ne intravide alcuni conosciuti, incontrati per i corridoi di scuola; gente che in gran parte aveva giurato fedeltà a Voldemort, e che ora o era morta o scontava la sua pena ad Azkaban. Continuò a sfogliare le pagine. Arrivata alle fotografie di scuola dovette trattenere più di una volta una risata, e spesso non ci riuscì. Le espressioni dei ragazzi erano a dir poco esilaranti, e peggioravano man mano che lei le sfogliava; i malandrini parevano non vedere l’ora di farla ridere ancora di più.
Poi, a tradimento, vide qualcuno che non si sarebbe mai aspettata.

Capitolo dodici: sintonie di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Sempre con ritardo... ci spiace, facciamo il possibile!

Capitolo dodici: sintonie

Era lei. Aveva di fronte la se stessa quindicenne, che la stava salutando con aria divertita. Ok, questo era strano, bizzarro, assurdo e surreale. Che ci faceva la piccola Cornelia Lethifold nell’album di foto di Sirius Black? D’accordo, nella foto c’era anche sua sorella e riusciva a vedere una figura in disparte che avrebbe potuto essere Remus, ma a meno che Sirius non avesse avuto una cotta non corrisposta per Connie, il motivo per cui l’aveva conservata era proprio lei medesima.
Nel interruppe precipitosamente il suo viaggio nel viale dei ricordi, e chiuse l’album con un movimento secco. Con un brivido portò la sua curiosità altrove. Non trovò, ad ogni modo, nient’altro di altrettanto shockante: vecchie lettere del periodo di guerra e non solo, qualche capo di abbigliamento femminile che le fece arricciare il naso…
Quando si sentì di aver frugato in quella casa abbastanza, pensò che fosse il caso di fare un salto a casa, risistemarsi e passare in redazione.
- Lei chi è? – le domandò una voce, non appena chiusa la porta di casa Black. Cornelia si voltò a guardarla: una vecchietta impicciona, fantastico!
- Una coinquilina.
- Ma io non l’ho mai vista qui! – ribattè la donna, perplessa.
- Viaggio molto per lavoro, e ho un aereo che mi aspetta, se non le dispiace… - mentì, cominciando a scendere le scale di corsa. Forse Sirius faceva decisamente bene a non invitare molte donne lassù.
Passò la sua giornata con cuor leggero, tranquilla e allegra come non era da tempo; consegnò l’articolo per la settimana successiva, ebbe un paio di adorabili scambi di battute con il suo datore di lavoro, ed uscì di lì il primo pomeriggio, nuovamente libera come l’aria. Decise di tornare a casa di Sirius, contando di non farsi beccare dalla vecchiaccia curiosa, e fu lì che lui la trovò, rientrando in casa.
- Sono in cucina! – strillò lei, sentendo la porta aprirsi.
- Hai deciso di accamparti qui? – le chiese lui, mettendo piede nella stanza. Nel doveva essere passata da casa a cambiarsi; aveva i capelli raccolti e stava sfogliando senza troppo interesse una rivista babbana.
- Serviti pure. – l’invitò lei porgendogli un piccolo vassoio di paste. – C’è una pasticceria fantastica all’angolo, la conoscevi? – chiese prendendo poi la sua tazza di tè.
- Non avevo dubbi che tu l’avresti scovata, davvero…
- Spara tutti i tuoi commenti spocchiosi, avanti. – ribattè lei, seria. – I dolci, comunque, sono la panacea di tutti i mali, soprattutto per quanto riguarda le carenze affettive. – cinguettò lei, addentando un dolcetto alla crema.
- Questa è un’insinuazione bella e buona. Non è per colpa mia se tu soffri di carenze affettive.
- Provalo. – lo sfidò Nel.
Se Sirius Black aveva un talento, questo era la sua completa, assoluta e totale incapacità di resistere ad una sfida diretta. Raggiunse la strega in due passi e la placcò con una notevole mancanza di grazia. Nel aveva resistito la sera prima… al suo autocontrollo non si poteva certo chiedere di più: cedette alle lusinghe con estremo piacere.
- Ancora una parola sulle tue presunte carenze affettive e…
- E che mi fai, Sirius, più di così non penso potrei chiedere. – ridacchiò lei dopo un po’. – Magari evitiamo il pavimento della cucina, prossimamente.
- Appostati in un’altra stanza, in futuro. – ribattè Sirius.
- In futuro, se ci tieni tanto, potresti…
- Non mi faccio mettere sotto da una sbarbatella come te. Rischio di farmi schiacciare, e non vorrei morire giovane.
- Non completarmi mai più le frasi, tu ed io non siamo un duo comico, tanto meno Cip e Ciop. – replicò Nel, fredda.
- E chi Morgana sono quei due?
Cornelia Lethifold si imbarcò nella spiegazione più difficile della sua vita; perché i Purosangue non sapevano mai niente, eh?
- Sono due scoiattoli parlanti, due personaggi di storie animate per bambini… - cominciò Nel, rendendosi conto che dare una spiegazione del genere sdraiata per terra, seminuda e con sopra un mago che non si preoccupava certo di cose per bambini era tremendamente surreale.
- Perché saremo simili a due scoiattoli?
- Perché completano sempre l’uno le frasi dell’altro, quando parlano.
- Ed è preoccupante? – s’informò Black con la stessa serietà con cui avrebbe chiesto se era in punto di morte.
- No, se non ti turba essere quasi in simbiosi con me.
Sirius scattò in piedi come una molla, impietrito. – Non dirmi mai più una cosa del genere. Cornelia si mise a sedere, fissandolo con aria offesa. Che aveva detto di male? A prescindere da curioso lavorio del cervello di Sirius non c’era molta differenza dallo stare avvinghiati sul pavimento e completarsi le frasi: sempre sintonia era.
- Non ti ho detto niente di male. – disse imbronciata, - E se te la prendi tanto è un problema tuo, risolvitelo. – aggiunse, cercando di ricomporsi. L’unica cosa che Sirius non voleva, al momento però, era che lei si ricomponesse. E poi in fondo non era così spiacevole, essere in sintonia con lei; era divertente, quando non rompeva troppo.
- Era solo perché mi hai preso alla sprovvista. – tentò di giustificarsi.
- Se pensi che ti creda, Sirius…
- Lo so che non sei stupida. – completò lui, strappando a Cornelia un mezzo sorriso.
- Molto gentile. – cinguettò lei con aria derisoria – Ma ormai è giunta l’ora che torni a casa mia…
- Se mi offri un posto comodo ti seguo.
- Una cuccia, magari? – chiese, tentando di non farsi sopraffare di nuovo, con scarsissimo successo.
- Sarò anche permaloso, ma tu ti impegni seriamente a farmi perdere le staffe. – commentò Sirius, avvicinandosi per baciarla.
- Peccato che non ti faccia desistere. – gemette lei.
- Che ne dici di tirarti su di lì? – domandò Sirius offrendole la mano. – Giuro che non ti farò tardare molto. – aggiunse tirandola su.
- Oh, questa frase non è incoraggiante, posso dileggiarti un po’ in giro?
- Non ti sei già divertita abbastanza? – disse Black, alzando un sopracciglio.
- Hai sempre il potere di smentirmi, lo sai.
Piccola bastarda, se ne fosse stata capace gli avrebbe pure fatto le fusa, ci avrebbe scommesso la testa!
- Se non arrivi alla camera c’è sempre il divano, lì. – suggerì Cornelia, sempre più divertita. Per principio Sirius avrebbe dovuto ribattere con stizza: ma una buona idea era pur sempre una buonissima idea. Nel si ritrovò sul comodo divano color ardesia prima ancora di aver pensato alle conseguenze della sua frase.
Le conseguenze furono ottime, comunque, ma grazie per aver chiesto!
- Sirius, mi tocca proprio andare a casa, ormai.
- Non hai più un coniglio a cui far da balia. – protestò il mago.
- Sì, ma ho una famiglia che potrebbe avermi cercato. Connie si fa diecimila voli pindarici, quando non mi trova. E credimi, non voglio il suo fiato sul collo.
- Non sarò diventato la tua relazione segreta?
- Se fosse segreta non lo saprebbe nessuno, ma non è così, purtroppo. – spiegò Cornelia agguantando la sua borsa ed estraendone una spazzola con cui sistemarsi i capelli.
- Già. – borbottò Sirius, ripensando ai suoi formidabili amici.
- Sai, mi piacerebbe rivedere i Potter, l’ultima volta li ho incrociati di sfuggita, e non vedo Remus da anni…
- Perché ti è venuta in mente una cosa del genere all’improvviso?
- Perché ho di recente visto certe vecchie foto. – mormorò indicando la libreria. A Sirius mancò un battito. Quell’album era maledettamente personale!
- Ciao Sirius. – disse lei sporgendosi per baciarlo, prima prendere la porta. – E lavati la bocca, il mio rossetto non ti dona affatto.
Regola numero uno, pensò Sirius: non lasciare mai più Nel in giro da sola senza aver fatto sparire le prove compromettenti.

*****

Cornelia si Smaterializzò a casa in un istante. Sospirò, felice di essere tornata in pieno possesso delle sue facoltà fisiche e mentali. Nel suo territorio, e senza Sirius nei paraggi era semplice. Fece per buttare la borsa sul divano e sprofondare da qualche parte per riposare quando sentì un famigliare e fastidioso “Crack”.
- Non si usa bussare, come fanno le persone civili? – fece per girarsi verso la porta e sussultò – Connie, che diavolo ci fai qui?
- Ti aspettavi fosse qualcun altro? – rispose lei sfilandosi il suo grazioso cappellino.
- No, ma non mi sembra comunque educato piombare in casa del prossimo così.
- Oh, non fare la scema, sono tua sorella, no? Chi vuoi che entri qui… e poi mi stavo quasi preoccupando, ho provato a infilare la mia testa nel camino ieri sera ma non mi hai dato segni di vita…
- E che volevi…
- E anche ieri pomeriggio sono passata e non c’eri.
- Ero al lavoro, Connie, perciò non mi hai…
- Ho perfino il sospetto che tu non abbia dormito qui…
- Scusa Connie, anche se fosse qual è il problema? – chiese Nel dirigendosi verso la cucina e mettendo mano alla teiera. - Ti va un tè o un caffè?
- Tè con latte, grazie. – rispose la sorelle seguendola. – No, non è un problema è che volevo avere a che fare con qualcuno che non fosse un neonato urlante con un po’ di tempo da perdere… senza offesa! – borbottò poi velocemente notando lo sguardo omicida di Nel.
- Sono maggiorenne, vaccinata e più grande di te, non mi piace che tu piombi in casa. – continuò Nel andando verso il frigorifero, prendendo il latte. – Quello che faccio non ti riguarda.
- Tanto lo so che se sei così scontrosa è perché eri in dolce compagnia. La cosa va avanti da molto? – cinguettò.
- Dove hai lasciato il piccolo Richard? Non dovresti essere con lui?
- Sono una madre, non una reclusa; è con sua nonna paterna, soddisfatta? – spiegò Connie con livore, afferrando la sua tazza e andandosi a sedere al piccolo tavolo della cucina. – Non eludere la mia domanda.
- Fatti gli affaracci tuoi, per cortesia. – sospirò Nel, accasciandosi sulla sedia di fronte alla sorella.
- Me li faccio da un sacco di tempo, in verità. Da quanto non ti pizzico presa a correre dietro al mantello di qualche mago? Ormai eravamo quasi sull’anno…
- Sette mesi non sono un anno, Constance. – sospirò Nel. Ok, dai, magari il suo essere assolutamente senza controllo con Sirius poteva spiegarsi con il fatto che anche lei si era ridotta a reagire agli istinti primari come un animale. Non era lusinghiero, ma razionalmente spiegabile.
- Sì be’, comunque non mi intrufolavo nelle tue questioni di cuore da un po’, e mi dispiaceva, è sempre così divertente. – Connie fede una studiata pausa da investigatrice consumata, prima di riprendere a parlare. – Aspetta, non sarai mica tornata con Stephane!
- Per le mutande di Merlino, no! – sbottò Nel, sorpresa. – Siamo buoni amici da un pezzo ormai, lo sai.
- Eravate amici anche prima di mettervi insieme, questo non significa nulla. E poi eravate così carini. – sospirò la strega, con aria romantica.
- Oh, se vuoi avere l’aria sognante più spesso puoi uscire con noi quando ci vediamo. – commentò Cornelia, ironica.
- Non prendermi in giro. Davvero, eravate perfetti.
- Stephane è libero, sposatelo, se vuoi.
- Oh, non dire sciocchezze, solo mi avrebbe fatto piacere vedervi insieme, ora non devo far altro che scoprire chi ti fa palpitare tanto. Sei così antipatica che deve piacerti un bel po’. - Affatto. – mugugnò Nel, lugubre.
- Lascia che sia io a stabilirlo, sorella.
- Oh, bene, ora che ho un’agenzia matrimoniale a coprirmi le spalle sono veramente a posto. – rise la strega. Connie la fissò malevola: mica era una mini signora Bennet, lei! Sua sorella doveva rendersi conto di quanto fosse diabolica.
- Non è questione di farti da agenzia, vorrei solo sapere chi è e in questo modo stabilire se è adatto o meno. Per questo io prima ho citato il tuo “amico”, perché mi ricordo com’era, vi divertivate un mondo insieme…
- Se è il mio divertimento che ti preoccupa stai tranquilla, noi ci divertiamo ancora, solo in altro modo.
- Peccato, è in quel modo che si rimane giovani. – rise Constance, finendo il suo tè.
- Già, ed è così che si diventa madre a vent’anni solo perché si è straordinariamente distratti.
- Devo andare a casa. – sbuffò Connie, punta sul vivo. – Non credere che sia finita qui, e comunque, incidente di percorso o meno, io e John ci divertiamo un sacco! – e detto questo la strega si Smaterializzò frettolosamente.
- Oh, non credere Connie, anche io. – mormorò a se stessa Nel.

Capitolo tredici: ritrovarsi di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Nuovi incontri...

Capitolo tredici: ritrovarsi

C’era voluto tempo perché Cornelia riuscisse, infine, a convincere Sirius che non aveva secondi fini, riguardo il rivedere i suoi amici. Che temeva, che li usasse per l’ennesimo articolo, forse? Più che giurarglielo sulla propria testa non poteva fare, naturalmente. Non che fosse servito, ovviamente. La strenua reticenza del mago l’aveva persuasa a fare del suo peggio, ma alla fine, quando a Sirius era capitato, ben più di un paio di volte, di trovare a casa di Nel le sue amiche a tradimento, be’, aveva ceduto. C’era qualcosa di tremendo nello squittire giulivo di Ina, o nello sguardo inquisitore di Bonnie: i suoi amici lo avrebbero fatto sentire molto più a suo agio.
- Mi spieghi come riesci a frequentarle se hanno la stessa, odiosa mania di tormentarti su questioni private di Connie, cosa che detesti? – le aveva chiesto una sera.
- Hanno imparato a non insistere, e sono protagoniste dei miei migliori aperitivi dopo lavoro. Non ho mai riso tanto con nessuno, Sirius. – gli aveva risposto Nel, con un ghigno cortese. – Allora, pensi che Remus abbia finito di correggere gli esami dei suoi studenti o dobbiamo attendere Natale?
- Pensi che abbia inventato delle scuse? – ribattè Sirius, offeso a morte.
- Non lo penso, Sirius, lo so. – rispose lei sospirando e andando a tirare fuori un paio di lettere da un cassetto del mobile dove teneva il telefono. – Il bello di questa domenica è che nessuno degli Auror che conosco lavora. – aggiunse con un lieve sorriso divertito. – Non sono male a condurre indagini, vero?
- Dunque tutto è deciso senza che io possa evitarlo? – diavolo, non era bella la comunella fra lei e i suoi amici.
- Esatto. – chiocciò lei, baciandogli la guancia.

Cornelia ebbe la sgradevole sensazione di trascinarsi dietro un bambino capriccioso, mentre raggiungeva l’affollata Diagon Alley. Corrucciato, immusonito, silenzioso: pensava che avesse capito che lei non era esattamente un tipetto facile, no?
Fu davvero felice, ad ogni modo, di rivedere i Malandrini rimasti senza che ci fosse una guerra in corso, magari proprio nel salotto del Potter; almeno ora aveva degli interlocutori.
- Felpato, che c’è oggi? Che ti ha fatto la giornalista cattiva? – gli chiese James, salutandolo con un’amichevole pacca sulle spalle.
- Oh, falla finita. – aveva risposto l’interessato, sbuffando. Furono le sole parole che pronunciò per gran parte del pomeriggio; perfino l’ordinazione a Florian Fortebraccio, appena si accomodarono ad uno dei tavoli del locale, fu poco più che un grugnito.
Cornelia si era ripromessa di non dar sfogo alla propria curiosità e di non far domande sull’Ordine della Fenice o cose affini, ma, inevitabilmente, si ritrovarono a parlare anche della guerra; tacere a quel punto fu praticamente impossibile.
- Ma come vi ha arruolati Silente? Non è stato incosciente da parte sua lanciarvi in battaglia? – chiese.
- Dipende molto se lo vuol sapere la giornalista o la strega. – fece James sistemandosi gli occhiali, prima di affondare il cucchiaio nella sua coppa gelato con cura chirurgica.
- Mi conviene comportarmi bene, no? Conosco il vostro sistema di vendetta…
- Allora sappi che non è stato Silente a chiedere di noi, siamo stati noi a costringerlo.
Qualcuno… - e Remus indicò con un cenno Sirius e James – aveva scoperto per caso l’esistenza di attività segrete del nostro preside e ci siamo ritrovati là.
- Eravate in molti a collaborare con lui?
- Be’, più di quelli che sono rimasti ora. – rispose Lily, seria. – Ci sono state notti molto sfortunate, e ne abbiamo visti morire parecchi… e perfino noi possiamo definirci scampati per miracolo. Io e James abbiamo corso il rischio rimanere uccisi la notte in cui Voldermort fu sconfitto.
Cornelia rabbridivì un attimo, sentendo quel nome, e Sirius le lanciò un’incoraggiante occhiata di superiorità. – La notte in cui Peter Minus vi ha traditi, giusto? – sapeva di aver toccato un tasto dolente, ma non era riuscita a trattenersi. Ne aveva sentite tante, in quegli anni, a riguardo.
- Una storia su cui si è ricamato parecchio. – bofonchiò James, serio, mentre Julian borbottava qualcosa.
- Non così tanto come alcuni vorrebbero. – sospirò poi Nel, pensando a quell’arpia della Skeeter. Dopotutto, si sapeva solo che era stato ucciso durante lo scontro finale, e che il suo corpo non era mai stato recuperato.
- Non che ci sia una gran storia dietro. Il topo è stato mangiato dal gatto, fine. – Remus era un vero esperto di riassunti, piuttosto sensazionali, in genere. La notizia sconvolse tanto Nel che fu difficile per lei ritornare su un tono leggero, nonostante certe battute di Remus sulla divinazione e le profezie, che per un certo tempo avevano aleggiato sulla testa dei Potter come un presagio di morte.
- Siamo stati fortunati, dobbiamo molto a Silente e anche al professor Lumacorno, che ci aveva messo in guardia sui giochetti di magia oscura di Voldemort per evitare la morte. Grazie a questo chi doveva pagare sta ora scontando le sue pene ad Azkaban, nei casi migliori. – spiegò Lily.
- Non tutti: certi doppiogiochisti se la cavano sempre. – ringhiò James, ricordando più l’amico del cuore che se stesso.
- Ti riferisci ai miei deliziosi parenti acquisiti, i Malfoy? – chiese Sirius fingendosi ingenuo. – Ben più furbi dei Lestrange a non farsi cogliere con le mani nel sacco, ma almeno si sono risparmiati di andare a piangere sull’orlo della veste di Silente e farsi assumere a scuola, evitando il processo.
- L’esimio collega che ha cercato in tutti i modi di ottenere l’insegnamento della mia materia…
- Meno male che è stato tenuto lontano da Difesa, Remus, o ci sarebbe stato da preoccuparsi.
- Parlate di Piton? – chiese Nel – Mio fratello lo odia con tutte le sue forze.
- Anche Ninfadora, ma non credo che esista studente in grado di apprezzarlo, a meno di non essere a Serpeverde. – borbottò Sirius.
- Direi che abbiamo parlato abbastanza di cose spiacevoli, tu che hai fatto in questi anni Cornelia? Non ci sentivamo da un po’, a parte qualche fugace apparizione in queste settimane. – fece James, ridacchiando.
- Non sufficientemente fugaci da non traumatizzare i vostri figli, temo. – considerò Nel, unendosi alla risata.
- Il padrino fa abbastanza, non temere. – spiegò Remus. – Ma racconta, avanti!
Non c’era forse una certa, morbosa aria di curiosità attorno a quel tavolo? L’inquisizione spagnola è tornata più agguerrita che mai…
- Oh be’, niente di particolare in verità… mi sono diplomata nonostante il rischio di rimanere nuovamente senza insegnante di Difesa prima della fine dell’anno, anche se il mio Accettabile in Erbologia è stato un colpo al mio orgoglio, e poi ho iniziato a guardarmi intorno.
- Una vera fortuna che Erbologia non ti serva granchè, per il tuo lavoro… - disse Sirius, compito e divertito come non mai.
- Già. – continuò lei con aria annoiata, lanciandogli un’occhiata malevola mentre ripuliva il suo cucchiaio. Avrebbe potuto versargli in testa la sua coppa gelato alla cannella ma: A) Faceva caldo, e la cosa avrebbe perfino potuto essere gradevole, B) Florian vendeva un gelato decisamente troppo buono per essere sprecato. Decise di continuare a raccontare. – Poi be’, con la guerra in corso era anche difficile non incappare in personaggi spiacevoli o nel dover andare in giro guardandosi alle spalle; non avevo sufficiente sangue puro dalla mia parte perciò… in quegli anni mio fratello stava facendo internato per la collaborazione internazionale fra comunità magiche, e trattandosi dell’ultimo arrivato veniva spedito un po’ ovunque a farsi le ossa. – in effetti, si rese conto Nel, Conrad non si era permesso molte pause in quel periodo, si ricordava bene l’aria stanca che aveva. – Mio padre mi ha consigliato di seguirlo nei suoi viaggi, per stare un po’ lontana dall’Inghilterra e intanto vedere il da farsi. Non si fidava molto a tenerci qui, credo, Constance e Connor era più protetti, con la scuola e il resto.
- Quindi hai passato qualche anno viaggiando? – le domandò Lily.
- In effetti sì. – ammise lei. – In principio ho seguito Conrad sia in Europa che in altri continenti, poi ho cominciato a collaborare con Strega Moderna. Tornata la tranquillità ricordo hanno cominciato ad assumere gente giovane per articoli di moda e cose così. – fece una pausa, ricordando la stupidità e la pochezza di alcune cose che aveva letto. – Ma non faceva proprio per me.
- Non mi dire. – commentò Sirius, inascoltato.
- Mi sono salvata scrivendo rubriche di viaggi sia per loro che per altri giornali stranieri. Conrad ormai aveva smesso il suo praticantato e me la sono sbrigata da sola, anche se veniva a trovarmi se stavo per un po’ in posti piacevoli.
- Ad esempio? – si intromise Harry, eccitato dall’idea di posti esotici.
- Oh be’: sono stata quasi un mese in Egitto, varie volte nelle grandi capitali europee, mi sono fermata un po’ in Messico… non avevo limiti. – ah, pensò: bei tempi.
- Come sei finita all’Oracolo allora?
Nel si strinse nelle spalle: - Ho sempre voluto lavorare per un quotidiano, circa un anno fa mi è stata proposta una piccola rubrica settimanale dal mio attuale redattore, ho accettato prima di subito, e ho ridotto i miei viaggi.
Sirius ascoltò il resoconto quasi senza fiatare: non aveva idea che Quella lì se la fosse spassata così tanto, troppo, mentre lui prima evitava di farsi ammazzare e poi si godeva la nomea di eroe di guerra. Che tipo che era.
- Dev’essere molto bello, avrai amicizie in mezzo mondo. – considerò Lily, colpita.
- Dipende sempre da quanto ti fermi in un posto, però sì.
- Non è colpa del nostro cagnolone se sei scappata dalla Gran Bretagna, vero? – era da un pezzo che James aspettava quel momento. Questo era il bello di essere un migliore amico. – Non sarai rimasta triste e sconsolata prima di commettere lo stesso errore per la seconda volta, no?
Black lo guardò con sorpresa, come a chiedergli dove volesse andare a parare, ma il riflesso della luce sulle lenti di Ramoso gli impedirono di cogliere il suo sguardo malefico. Cornelia, dal canto suo, riflettè su come soppesare le parole, decidendo che non le avrebbe soppesate per niente.
- No di certo, James, ma grazie dell’interessamento. – rispose, ridacchiando.
Julian ed Harry, troppo presi a sporcarsi con i rimasugli del loro frullato, furono gli unici che non si unirono alla risata. Felpato fece buon viso a cattivo gioco, piuttosto contrariato.
- La cosa è stata reciproca.
- Sai, non credo che la nostra amica ne avesse dubbi. – commentò Remus, con calma.
Adesso era un’amica? Si chiese Sirius. Che coraggio che avevano i suoi amici a definirla così.
- Quanto alla vostra carriera, invece? – domandò poi Nel, rivolta agli altri.
- Deformazione professionale. – Lily parlava mentre con una salviettina resa umida dalla magia tentava di rendere nuovamente presentabili i figli. – Diciamo che con la nostra esperienza sul campo ci siamo risparmiati l’addestramento consueto. L’Auror Moody è andato in pensione subito dopo la guerra, e tra lui e chi non è più rientrato in servizio è stato necessario rimpolpare il dipartimento.
Nel sapeva che la signora Potter si riferiva anche ai Paciock, fatti impazzire di dolore da un drappello di Mangiamorte disperati, ma non disse nulla a riguardo.
- Il nostro flemmatico amico, invece – James presentò Remus platealmente – è il primo insegnante di Difesa che dura da più di un anno da una decade a questa parte.
La presentazione fu così efficace che i due piccoli Potter si sentirono in dovere di applaudire.
- Di certo Connor parla meglio di te che del professor Piton.
- E ne sono onorato. – disse Remus, con cipiglio divertito.
Chiacchierarono ancora per diverso tempo, almeno fino a che non videro i piccoli della tavolata diventare irrequieti e molesti, perfino più del loro papà. A quel punto l’allegra combriccola si separò e ognuno andò per la sua strada, o quasi.




Capitolo quattordici: flagranza di reato di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Capitolo "leggermente" pepato... XD

Capitolo quattordici: flagranza di reato

- Non sapevo che avessi viaggiato tanto. – commentò Sirius, quando i due rimasero soli.
- Non ti sei guardato molto intorno a casa mia, vero? Ci sono un sacco di foto in giro.
- Cosa succede se dico di no? – effettivamente c’era stato più di una volta, ma… come dire… non aveva fatto molto caso all’arredamento e a quelle cose lì. Preferiva Quella lì.
- Che sei un maniaco monotematico. – rispose Cornelia, serissima.
- Se mi fai venire da te prometto che mi impegnerò in questo senso. – poteva fare il bravo per una volta, dopotutto, no? Mentre la strega ancora lo guardava scettica, lui l’aveva abbracciata stretta, e si era Materializzato nel Lambeth a Streatham.
- E’ un po’ poco per spacciarsi come gentiluomo. – senza aggiungere altro Nel si trascinò verso il portone del palazzo e prese a salire le scale; Sirius la seguiva come un cagnolino. Questo non era affatto un buon segno, pensò la ragazza sospirando; quando Black era tranquillo diventava un uomo pericoloso. Era così presa a rimuginare su tutto questo che entrò in casa soprappensiero.
- Il salotto me lo ricordavo. – ridacchiò passeggiando per quella stanza dai toni color crema e dall’aria così… troppo delicata, per essere parte della casa di Cornelia.
La strega si era appoggiata sulla porta, ed era rimasta in silenzio ad osservare i movimenti dell’uomo.
In effetti i toni più vivaci dell’ambiente erano la gran quantità di fotografie, per la gran parte immobili, e quindi di origine babbana. Piramidi accostate a Mont Saint Michel, poco sopra all’Ermitage e all’Escorial di Madrid. E, tra le immagini incorniciate alla parete e sui mobili, volti noti e del tutto sconosciuti.
- Vedo che poi non viaggiavi quasi mai sola. – commentò.
- Be’, stando via spesso per lunghi periodi c’era sempre qualcuno che mi veniva a trovare. Non dico che viaggiassero gratis, ma quasi, visto che mi toccava sempre ospitare tutti quanti. – disse lei ridendo e posando le chiavi sul tavolino dell’ingresso.
- Amici stretti? – domandò poi lui indicando una foto in cui si vedevano praticamente solo i visi di Cornelia e di un essere non meglio identificato.
- Lui è Stephane, un carissimo amico mio e di mio fratello di Manchester. Stavamo insieme, in quel periodo. – Nel parlò con una vocetta orribilmente leziosa.
- Oh. – fu il commento di Sirius, completamente incolore.
- Già. – Nel fece schioccare la lingua, andando a raggiungere il divano.
- Come mai la tieni ancora in bella mostra? – cos’era, una specie di scherzo, forse?
- Perché è un mio caro amico tutt’ora. Non tutte le relazioni devono finire per forza con pianti isterici, sangue marcio e umore sotto ai piedi. – oibò, non tutti sono degli scellerati egoisti, antipatici come te, Sir. – La cosa ti turba?
- Per niente. – mentì lui. Sì che mi turba molto, per Morgana. Non era normale, né corretto, né giusto, né leale.
- Lo fissi da un po’, sai? Posso fartelo conoscere se vuoi, è simpatico da morire. – insistette Cornelia, cinguettando sempre più.
Morto sarebbe l’ideale, convenne Black. – Penso che sopravviverò anche senza questa deliziosa esperienza, grazie.
Cornelia Lethifold non riuscì più a trattenersi e scoppiò a ridere. – Scusami sai, ma ho come l’impressione che tu la stia prendendo molto male, e non ce n’è motivo.
- No? Vorresti conoscere una delle mie ex, magari? – uggiolò l’auror.
- Non credo sia un paragone fattibile. Difficilmente ricordi i loro nomi, dopo un po’.
- Questa è stampa avversa e tendenziosa, diffusa da persone a me ostili. – replicò Black, pomposo come un vero gentiluomo, purtroppo.
- James, Remus, Lily, e perfino Harry. È questa la stampa avversa? – domandò Nel – Decisamente non hai bisogno di nemici con degli amici così.
- No, davvero. – ringhiò l’interessato, andando a sedersi accanto a lei.
- Sembri arrabbiato, ora. È per gli infingardi amici o per la mia, di infingardia?
- Almeno qualcuno non sputa veleno ovunque passa.
Alzando gli occhi al cielo, Cornelia si avvicinò per baciargli una guancia. D’accordo, l’aveva fatto apposta, ma che male c’era a divertirsi un po’? Ovviamente Sirius non era intenzionato a farsi consolare così poco dopo quel colpo gobbo. Era fatta così bene che sembrava premeditata: mantenere rapporti con un ex, inaudito.
Com’era prevedibile, l’argomento fu accantonato per tutto il resto del pomeriggio morente. Sirius dopotutto doveva dimostrare che lui, l’attuale presenza nella vita di Nel, era decisamente meglio di qualsiasi millantata presenza passata. Non ebbero pace a lungo, però…

****

Constance Barrowman caracollò fuori dal camino della sorella quella sera stessa, decisa a chiedere spiegazioni. Aveva torturato le amiche di Nel, e loro non le avevano detto nulla. Niente di niente. Il che era strano, visto che in genere facevano follie pure loro per scoprire chi impegnava i pensieri dell’intrigante giornalista. Il commento di Bonnie era stato illuminante, però: “Non ci crederesti mai se te lo dicessimo. Devi vederlo.”
Ed eccola lì, infatti, a scoprire la verità. La casa era silenziosa, ma le chiavi erano al loro posto, come la borsa della sorella. Cornelia era in casa, nonostante tutto: dove Merlino si era nascosta?
I piccioncini c’erano eccome, in realtà, e avevano solo cambiato zona della casa. Non di meno, avevano anche sentito il chiaro rumore di un atterraggio da Metropolvere. Nel si mise precipitosamente a sedere, sull’attenti.
- Aspettavi qualcuno? – le chiese Sirius.
- Stephane, magari. – sibilò lei in risposta, a voce bassissima. – No.
Si guardarono un attimo negli occhi, indecisi sul da farsi; Black risollevò una delle spalline della leggera canotta che Nel usava come pigiama. Sentirono dei passi silenziosi avvicinarsi verso l’anticamera e un lieve panico si diffuse.
Sirius decise a quel punto di alzarsi e pensare ad una ritirata tardiva ma rapidissima. Nella mente della strega, intanto, si stava insinuando un terribile, terrificante dubbio. Il mago era appena riuscito ad infilarsi i pantaloni e tentare di scomparire quando una voce squillante gli gelò il sangue nelle vene.
- Beccati! – esultò giuliva Connie, parandosi sulla soglia della camera da letto. – Per tutte le ricette di Tosca Tassorosso, Sirius Black? – strillò con tanto d’occhi, sconvolta.
- Porco Troll. – imprecò l’interessato, che se la trovò di fronte. Di tutte le persone con cui poteva scontrarsi quella era la peggiore. Probabilmente anche incontrare il padre di Cornelia non sarebbe stato così terribile.
- Nellie, ritorno di fiamma? Ti mancava il gran Grifondoro?
Cornelia il fagotto riemerse dal lenzuolo sotto cui si era nascosta. La catastrofe era caduta su di lei, e il suo nome era Constance, come sempre.
- Mi dispiace tanto. – pigolò in direzione di Sirius, mentre si alzava.
- Ma come sei svestita bene, Nel. – l’apostrofò la sorella con una risatina frivola. – Certo che, tra tutti e due siete messi molto bene. – aggiunse osservando l’uomo ancora davanti a lei.
- Lo trovi divertente? – borbottò l’interessata, passandosi una mano fra i capelli neri.
- Tremendamente, sì. – chiocciò Connie. – Scusa un attimo Sirius, se tu volessi gentilmente farmi passare… - bastò un passò e Black si levò dalla soglia con velocità inaudita, come se temesse un qualunque contatto fisico con l’anticristo.
- Sbaglio o mi sono persa qualcosa? Non ricordo atteggiamenti molto romantici tra voi due, l’ultima volta…
- Mai stati atteggiamenti romantici. – sibilò Sirius, pronto a difendersi. A tutto c’era un limite. Cornelia trovava la situazione devastante: lei in poco più che biancheria intima, Sirius che non era messo certamente meglio e la sorella che voleva fare chiacchiere.
- Hai avuto la tua conferma, non ti pare che sia giunto il momento di andartene? – propose incoraggiante la maggiore delle Lethifold, sedendosi con un tonfo sul letto. Che aveva fatto nella sua vita, per meritare tanto?
Anche Sirius Black, dal canto suo, trovava la situazione tremendamente surreale e imbarazzante, nonostante gliene fossero capitate diverse, nel corso della sua carriera. Quella lì sembrava voler sprofondare al centro della terra e, poveraccia, non riusciva a darle torto.
- Affatto mia cara, affatto. – Connie approfittò di quel momento di smarrimento fra i due per sedersi accanto a Nel. – Ora vorrei tanto avere il punto della situazione, sai?
- Cosa? – strillò.
- Vuoi scherzare? Voi due colti sul fatto, una camera meravigliosamente disordinata – qui ci fu un breve momento di pausa per una sana sghignazzata – uno degli uomini più affascinanti d’Inghilterra e il tuo pezzo migliore di biancheria, probabilmente. Devi dirmi qualcosa! – aggiunse, osservando la canotta a righe nere e rosa di Cornelia. – E’ seta questa, a proposito?
Gli occhi della strega erano ormai vitrei, e imploravano aiuto disperatamente. In un certo senso Nel era quasi comica, conciata così, ma a Sirius faceva anche venire una gran voglia di accorrere in suo soccorso, dopotutto anche lui era stato disturbato.
- Davvero? E cosa vorresti sapere, Connie? – chiese lui, d’un tratto.
- Tutto, naturalmente.
- Oh, capisco. – disse soprappensiero, mentre si sedeva accanto a Nel, che ora si sentiva circondata su due fronti. I piedi del letto non erano mai stati così affollati. Mai, mai e poi mai sfidare una mente diabolica. – Diciamo che… io e Nel ci siamo accorti che in determinati momenti della giornata andiamo d’amore e d’accordo, su certi argomenti. – spiegò cominciando a baciarle la guancia.
Cornelia si voltò a guardarlo per verificare se fosse definitivamente impazzito, ma fu un errore, perché lui ne approfittò per baciarla selvaggiamente. Connie, dal canto suo, si scostò un attimo dai due. Quando Sirius si staccò da Nel si trovò di fronte la sua faccia con espressione interrogativa, e fece appena in tempo a sussurrarle un “Vedi di darmi corda”, prima di continuare con la sua sceneggiata. – E devo dire che ci hai interrotti durante un’accesa discussione, sai? – continuò imperterrito, mentre stringeva Quella lì a sé con l’aria più voluttuosa del mondo. A Cornelia si mozzò il respiro, ma nonostante l’imbarazzo aveva cominciato ormai a trovare una certa dose di divertimento nella cosa.
- Ehm… ragazzi? Non è il caso, insomma… - tentennò Constance, imbarazzata a morte.
- Non ti preoccupare. – disse Nel con un risolino, poiché Sirius le stava facendo il solletico.
- Hai chiesto di sapere tutto e tutto saprai, no?
Nel cercava di non guardare sua sorella, o avrebbe veramente invocato la morte per non dover sopportare l’onta. Sirius però le stava facendo venire una gran voglia di imparare a fare le fusa, visto che ormai era stesa sul letto.
- Piantatela di fare i ragazzini, su! – insistette la terza in comodo.
- Carissima, per quel che mi riguarda non sto scherzando. – rispose Sirius, per nulla turbato.
- Ci sono cose che prende molto seriamente, più di quanto non si direbbe. – aggiunse Nel, prima di sporgersi per baciarlo e stringerlo a sé ancora un po’.
- Potrei andare avanti all’infinito, non conosco alcun senso del pudore. – cantilenò Sirius, voltandosi solo un attimo a guardare la sua interlocutrice con i suoi occhi grigi e penetranti, mentre la piccola preda sotto di lui ormai sghignazzava divertita.
- Oh, siete impossibili, voi due! – Constance Barrowman scattò in piedi, il volto ormai violaceo.
– Siete peggio di due animali. – sentenziò, prima di lanciarsi fuori dalla stanza. Al crack della sua Smaterializzazione, i due tirarono un sospiro di sollievo.
- E dire che non sa nemmeno che sono un Animagus. – sbottò Sirius, mentre Quella lì cercava di rimettersi seduta.
- Non facciamoglielo sapere, o si farà strane idee, per pietà.
- Perché stai cercando di alzarti da qui? – domandò Sirius, notevolmente infastidito dal fatto che la cortesia della morbida strega fosse scemata, una volta scomparsa l’infingarda sorella. - Perché credo che non potrò mai più guardare in faccia Connie senza pensare a questo e morire di vergogna. Sei stato tremendamente bravo, però.
Oh, bene: Sirius adorava i complimenti. Più ne riceveva, meglio viveva. – Mi meriterei un grazie coi controfiocchi per averti aiutato, ragazza.
- Be’, non devo andare da nessuna parte stasera.
- Ottima cosa. – concordò Sirius.
- Sai credo che tu l’abbia traumatizzata, non so se spiffererà questa cosa in giro. Grazie molte. – Nel sapeva di stare prendendo una china pericolosa, dimostrandosi grata e gentile, ma Sirius aveva avuto una trovata geniale.
- Posso replicare ogni volta che vuoi. – le sussurrò all’orecchio.

Capitolo quindici: crisi di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Capitolo tranquillo, ma presto ne vedrete delle belle, promesso!

Capitolo quindici: crisi

Non ci furono cambiamenti di sorta, da quel fatto in poi. Constance non accennò più all’accaduto, e nessuno tra amici e famigliari diede a Nel il sospetto che la sorella avesse parlato. A conti fatti fu lei a raccontare l’episodio alle amiche, visto che lei ne era uscita vittoriosa.
- Tu mi stai prendendo in giro! – sbottò Ina mentre loro due e Ludovine passeggiavano per le vie centrali della City.
- Oh no, affatto. – gongolò Nel, mentre si risistemava la sua borsa rossa sulla spalla. Lei, come Sirius, era serissima su certe cose.
- Credo che nemmeno Bonnie abbia raggiunto certe vette: te la ricordi quando parlava da gran diva per aver baciato questo o quello, o meglio, anche per l’episodio del succhiotto col vicino di casa!
- Se è per questo, Lu, io mi sono sorbita degli adorabili aneddoti integrali e privi di censura. – commentò Ina. – E’ riuscita a disgustarmi.
Le altre due streghe risero apertamente.
- Be’, credo di essermi veramente trovata nel rischio di sorpassarla, quando a racconti sconci, non credo che Sirius si sarebbe fermato, nonostante Connie. L’anima da esibizionista non gli manca. Ammetto che a parte l’imbarazzo è stato divertentissimo. – le veniva a mancare la salivazione quando lo raccontava, ma sì, era stato piacevole, come momento.
- Questo perché sei pure tu un’esibizionista. – fece notare Lu, voltando appena la testa, mentre scendeva le scale della metropolitana. – Ti lagni da morire, ma ti piace da pazzi avere colpi di testa, ogni tanto.
- Confermo. – disse Ina, mentre estraeva dal portafoglio il suo biglietto.
- Signore, ora mi serve la vostra collaborazione per un alto compito: stasera vengono a cena i genitori di Roger e voi mi aiuterete con la spesa!
Nel e Ina si guardarono sconsolate, prima di seguire con passo svelto la mogliettina modello.
Non di meno, l’episodio era stato raccontato anche nel Dipartimento Auror, dove aveva riscosso un certo successo.
- Ma sei veramente un animale, Black. – commentò Williamson, ascoltando il resoconto durante una pausa caffè.
- C’è da dire che sei davvero fortunato ad avere una ragazza con il senso dell’umorismo, o non credo che saresti uscito vivo da quella casa.
- Non ci sarei uscito comunque, quell’impiastro di sua sorella è tremendo, davvero, Dawlish. – ebbene sì, esistevano donne col potere di inquietarlo, e due facevano Lethifold di cognome, agghiacciante.
- Io, invece, ringrazio di aver finito il mio turno, le mie povere orecchie hanno sentito a sufficienza. – affermò Lily decisa, andando a recuperare la borsa e le chiavi sulla sua scrivania.
– Vado a prendere i bambini dalla signora Harrison, ci vediamo stasera, James.
- A stasera. – salutò James con trasporto, prima di baciare la moglie con passione. I fischi del pubblico presente furono di grande incoraggiamento. La signora Potter lo guardò storto per un attimo, prima di avviarsi senza commenti.
- Eccone un altro. – cinguettò Shakelbolt, con un sorrisino.
- E’ la donna della mia vita, quella. – proclamò James, con orgoglio.
- Già. – commentò Sirius. – Non ricominciare, eh? – Merlino, non è che Lily poteva finire in ogni maledetto discorso, per quanto lui le volesse bene, sia chiaro.
- un altro fan del romanticismo. – sentenziò Savage, con aria molto compita. A Potter sarebbe passata la voglia di fare così, dopo vent’anni di matrimonio, eccome!
- Fino a che punto sei dovuto arrivare, per disperdere la guardona?
- Molto, molto in là… - sospirò Sirius, con soddisfazione. Ad un certo punto aveva temuto che non se ne sarebbe proprio andata, maledetta Constance, aveva rischiato di uccidergli la ragazza, perché sapeva che Nel non avrebbe di certo retto il colpo, nel caso.
Inutile dire che fu l’episodio più commentato della settimana: Sirius aveva recuperato finalmente tutti i punti persi con la piazzata di Cornelia.

Quello che colpì Cornelia, in realtà, fu la banale domanda che le pose Lu qualche giorno dopo il suo resoconto, in tutta tranquillità.
- Tra voi tutto procede bene, quindi? Sul momento aveva risposto che sì, tutto pr
ocedeva secondo lo standard e che andava alla grande. A quel punto erano seguite le congratulazioni dell’amica. Il fatto era che non era stata lei a rispondere, ma una qualcosa di non meglio identificato che si era impossessato della sua volontà.
La domanda era riferita al naturale procedere di una relazione di tipo amoroso. Era quello che condivideva con Sirius, forse? Difficile da dirsi: mister Black con grande tranquillità dava l’impressione di dimenticarsi di lei due, tre giorni di fila, tornare per i suoi comodi subendo la piazzata della settimana, comportarsi bene per qualche giorno e ripetere lo schema. Una relazione paritaria senza dubbio, considerò Nel sbuffando, mentre scriveva un articolo sui maghi e il loro meraviglioso rapporto coi trasporti pubblici urbani, altro che Nottetempo! La cosa non avrebbe dovuto sorprenderla, visto che faceva così anche quando erano a scuola. Si ignoravano per intere giornate, con grande sconvolgimento da parte delle sue amiche, e poi recuperavano il tempo perduto quando si ritrovavano.
Effettivamente considerando la loro età non era più il caso di andare avanti a quel modo. Quello che la faceva preoccupare è che prima non ci aveva dato peso, mentre ora… erano pensieri pericolosi, terribili. E la causa scatenante era stata Connie e la sua visita a sorpresa, nemmeno a farlo apposta. Il modo in cui Sirius… be’… a parte l’idiozia e la sconcezza, anche se suonava una parola bigotta, del gesto era stato carino.
Sapeva bene Black era tendenzialmente incapace di qualsiasi sincera dimostrazione di carineria e di affetto, nei suoi riguardi, se non altro. Quindi quel modo assurdo e sconsiderato di venirle in aiuto le aveva fatto molto più piacere di quanto non avrebbe mai sospettato, nonostante il bisogno strettamente egoistico di Sirius di impegnarsi in effusioni.
Fortuna che poteva contare sulla compagnia delle amiche, nonostante le loro domande a tradimento, e sulle sue scappate a Manchester, dove la gente nemmeno si preoccupava di sapere se era impegnata o meno.
Posò la penna, ormai la sua concentrazione se n’era andata da un’altra parte. Appoggiò i gomiti sul tavolo della cucina e fece sprofondare la testa sui palmi delle mani. Si stava davvero emozionando per una cosa così da nulla? Purtroppo sì, andava ammesso, aveva trovato il gesto del mago tenero, in un certo senso perfino premuroso. Merda, si disse, compatendo la sua spropositata reazione per un’inezia. Giusto in quell’istante riconobbe il gufo ministeriale di suo fratello bussare al vetro della sua piccola finestra. Grata per la distrazione, lo accolse in casa, prese il messaggio e lo rifocillò a dovere.

Io e Violetta siamo a Manchester da amici stasera, potresti tenere Alice?
Conrad.


Questa era bella… a Manchester da amici, che coraggio. Quelli erano anche i suoi amici, giusto per gradire, e Merlino solo sapeva se non aveva bisogno di distrazioni, al momento. La risposta le uscì dalla penna senza sforzo.

Peccato, sarò dai tuoi stessi amici stasera, prova ad incastrare mamma e papà. Cornelia

Ah, le gioie della vita, pensò la strega inviando la missiva con grande soddisfazione. Di conseguenza, non fu sorpresa quando, verso le sei e mezza del pomeriggio, sentì bussare alla porta. Allora c’era qualche famigliare dotato di un minimo d’educazione!
- Ci avrei giurato. – esclamò appena aprì la porta.
- Mamma e papà hanno già Connor piantonato a casa loro per le vacanze, sarebbe crudele appioppare loro anche una nipote. – esordì Conrad, senza salutare.
- Non mi vedi da due settimane e non mi chiedi nemmeno come sto, grazie. Vuoi entrare? Ad ogni modo dubito che faranno storie per tenere la loro adorabile nipotina.
Il mago entrò nel soggiorno con un’alzata di spalle. – Giusto, è molto crudele da parte mia privarti della tua ora d’aria.
- Perché non mi vuoi tra i piedi?
- Perché, una volta tanto, vorrei starmene per i fatti miei, senza la tua snervante presenza. Divertiti col tuo Auror, stasera.
Sì, be’… tipico. Ecco servito il dramma esistenziale di fratello e sorella che frequentano le stesse persone nella città natia. Ai genitori sembra una grande idea, quando sono piccoli, perché così tutti e due vanno e tornano agli stessi orari dallo stesso posto. Il problema è che fratello e sorella in questione non possono mai farsi i cavoli loro.
- Gradirei farne a meno, per stasera. – rispose Cornelia, chiudendo la porta. Le antenne del diplomatico si drizzarono all’istante: il commento della strega, sommato al fatto che Connie aveva recentemente scoperto l’identità del ragazzo di Nel senza ammorbarlo di particolari erano indizi sufficienti per metterlo sull’attenti.
- Le cose non vanno più? – domandò con delicatezza ed estremo disinteresse, senza guardarla in faccia. Non lo entusiasmava l’idea di rivederla depressa a causa della stessa persona che aveva reso Nel un’ameba ciondolante ai tempi di Hogwarts. – In genere hai una media discreta sulla durata di una tua relazione.
- No, in realtà vanno… - rispose l’interessata guardando fuori dalla finestra. Incredibile come Londra diventasse stretta e soffocante, quando non si era di buon umore.
Conrad sospirò, indispettito dalla frase mollata a metà. Detestava usare le tenaglie. – E allora?
- E allora ho paura che vada troppo bene, tutto qui.
- Certo che te ne fai di problemi scemi. – fu il grande appoggio morale che diede il signor Lethifold alla sorella. La mazzata fu decisamente inattesa e dolorosa, per Cornelia, ma aveva imparato che da un uomo del genere era difficile ricevere comprensione.
- Se vuoi parlare hai poco tempo, devo andare a casa a cambiarmi e preparare mia figlia per andare dai nonni, sai com’è, non ho altri babysitter qui in città.
- Quanto sei indisponente, tu. – sbottò Nel andando a sedersi accanto al fratello, che si era già accomodato da un pezzo, come se fosse stato a casa sua. Un’educazione finita alle ortiche. - Recentemente ho notato che… insomma, mi pare di star prendendo troppo sul serio quello che c’è fra me e Sirius, ammesso che ci sia qualcosa che non sia un piacevole intermezzo di tanto in tanto.
L’espressione di Conrad era perfettamente in linea col suo mestiere di diplomatico: assolutamente incolore. Sospirando, Nel continuò. – Ho paura di ritrovarmi a sbattere contro un muro un’altra volta, Black non è certo il tipo d’uomo che si affeziona molto a chi frequenta, però non posso farci molto se mi sento così, no?
- Mi stai dicendo che languisci e sospiri per uno che si ricorda di te quando gli capita?
Un drago in cristalleria, proprio.
- Non esattamente. – gemette lei.
- O lo è o non lo è Nel, lo sai benissimo anche tu. Mi pareva che tu gli piacessi, dopo tutti i disastri che avete combinato al Dipartimento Auror; quella sfuriata ormai è leggenda. – se ne parlava ancora un po’ dovunque, in effetti: Conrad aveva accuratamente evitato di far sapere che la pazza isterica era sua sorella.
- Credo di aver superato quella soglia, Conrad, almeno io di sicuro. – pigolò lei rendendosi pienamente conto della gravità della sua affermazione. Si stava innamorando della persona più inadatta di questo mondo.
- Allora credo proprio di non poterti lasciare a casa con Alice, finiresti per deprimerti. – Merlino, era tremendo essere il confidente di Cornelia, davvero. Per mesi filava tutto liscio, poi sganciava bombe di una tale proporzione. Che poteva dire lui, in proposito? Fu sollevato dal sentirla ridacchiare, almeno. – Che intenzioni hai?
- Non lo so, suggerimenti?
- Be’, mi sembri già in alto mare, non vorrei che tu finissi per affogare…
Tipico: quando veniva il momento di aiutare concretamente Conrad passava alle metafore criptiche. – In breve?
- In breve passo a prenderti alle sette, mentre tu ti togli quell’aria dalla faccia così stasera forse riuscirai perfino a divertirti. Quanto a Sirius…
- Sì?
- Cerca di non perderti troppo in fantasie. – un secondo dopo e Conrad si era Smaterializzato, presumibilmente a casa sua.
Cornelia sospirò: era tutto facile per quel pezzo di metallo inanimato del fratello. E invece non era per niente semplice convivere con l’idea di essere innamorate di Sirius Black.




Capitolo sedici: lunga notte di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Preparatevi a conoscere la famiglia Lethifold!

E ora angolo pubblicità! Ladyhawke ha scritto una storia di Natale con Sirius e Nel http://www.acciofanfiction.com/viewstory.php?sid=3780  Christmas Carol Fateci sapere se vi piace! E ora facciamo amicizia con la famiglia Lethifold!

Capitolo sedici: lunga notte

Cornelia Lethifold aveva cercato di non mostrare in pubblico il disagio che la tormentava ormai da qualche tempo. Aveva un lavoro che le piaceva, amiche e amici sufficientemente spostati da divertirla quando staccava dalla redazione, una famiglia che l’amava e la faceva innervosire in egual misura e frequentava un uomo che era sufficientemente affascinante da scatenare l’invidia di tutte le sue conoscenze femminili.
Qual era il suo problema, dunque?
Era decisamente, dolorosamente innamorata di Sirius Black: uno degli uomini più incostanti dell’universo, in fatto di donne. Se n’era accorta dopo poco tempo, a seguito di un episodio scabroso, squallido e in un certo senso decisamente romantico. Per un breve istante Sirius era diventato l’uomo che l’aveva soccorsa nel momento del bisogno, e questo l’aveva definitivamente fregata. In parole povere era una donna finita, su per giù. Un giorno avrebbe dovuto aprire i suoi begli occhi scuri e accorgersi del grigiore della vita. Peccato che Sirius avesse degli occhi grigi mozzafiato, finiva per fantasticare anche quando partiva con pensieri cupi, a quel modo.
- Prima o poi dovrai portartelo dietro, io non l’ho più visto dai tempi di Hogwarts, voglio vedere se è migliorato o meno. – rise Cleopatra, che aveva finalmente mollato lo spasimante che le avevano messo alle calcagna i suoi genitori per un impiegato di banca dall’aria maledettamente per bene. Era stato uno shock per lei scoprire che il lavoro che svolgeva il suo beniamino era il medesimo di quello dei folletti alla Gringott, ma per amore ci era passata sopra.
- Ormai credo dovrai metterti in fila, Cleo. Tra voi, i miei genitori, e gli amici di Manchester potrei quasi pensare di arricchirmi facendovi pagare un biglietto, come allo zoo. E comunque c’è chi ha avuto la fortuna di incrociarlo a casa mia.
- Sì, per pochi attimi in cui ha tentato in ogni modo di non farsi notare. Non andrò sopra i due Galeoni nonostante la mia curiosità, comunque.
- Conosciamo bene la tua generosità, Ina. – berciò Bonnie con aria malevola. – Dunque non ci resta che attendere che lui venga incastrato per bene, sbaglio?
Anche quella era una gatta da pelare non da poco. La curiosità morbosa che derivava dal mistero di un ragazzo che difficilmente si faceva vedere in compagnia di Nel. Sua madre disgraziatamente dava ascolto a sua sorella, e le sue frequentazioni comuni al fratello puntavano proprio su Conrad per la ricerca di informazioni, ricavandone una frustrazione pericolosa.
Erano bei tempi quando la sua unica preoccupazione era svergognare la comunità magica in relazione allo stile di vita babbano.
La calda estate inglese era scivolata via così, senza troppi scossoni, a parte le multiple crisi esistenziali della strega, fino a che un pomeriggio di fine agosto…
- Nel, ho una fantastica notizia da darti!
- Quale, Connie? – chiese senza entusiasmarsi troppo, mentre era ospite della enorme villa Barrowman, a Cardiff.
- Oh, non so proprio come dirtelo… - cominciò a squittire la strega, mentre si alzava a controllare il suo piccolo Richard, mostriciattolo rosa sfornato ai primi di marzo di quello stesso anno.
Strano che non trovi le parole, aveva pensato Cornelia tra sé e sé. Era singolare, in effetti, per una che parlava sempre troppo.
- Sono incinta! Non sei felice per me?
Prego? Poteva ripetere per cortesia?
- Stai scherzando?
- Affatto! Ho fatto le analisi due settimane fa, sai che né John né la mamma si fidano dei metodi magici, ed è ufficiale, aspetto un bambino.
Wow, la giornalista d’assalto era semplicemente senza parole. – Non è un po’ presto? Richard è ancora così piccolo…
- Non è mai troppo presto per un fratellino, e poi così cresceranno insieme!
Già, un’esperienza bellissima. Così piacevole che lei ricordava ancora bene quando sua madre separava lei e Conrad con la scopa per evitare che si cavassero gli occhi a vicenda. Aveva portato per anni i capelli corti per dare meno presa a chi glieli voleva strappare a ciocche! Connie doveva essersi definitivamente bevuta il cervello.
- Penso che mamma vorrà invitare tutti a pranzo, prossimamente, per festeggiare sai… direi che è l’occasione ideale per portare Sirius.
- Magnifico. – furono le sue ultime parole.
Rientrando a Londra Cornelia soppesò a lungo le parole di Constance: la conosceva così bene ormai da notare ogni accenno di malizia nella sua voce. Quel “sono incinta” era stato troppo gioioso, troppo gongolante. Ora, per quanto potesse essere appagante ed eccitante essere incinta, cosa di cui Nel medesima non era affatto sicura, nessuno avrebbe mostrato tanta gaiezza all’idea di un pranzo in famiglia. A meno che non fosse dovuto alla prospettiva di vedere Sirius Black invischiato in una situazione del genere. Di colpo Cornelia ebbe un’illuminazione: Connie si era fatta mettere incinta apposta! Povero John, usato come uno stallone da monta per i sordidi piani della moglie. Per quanto assurda, più ci rifletteva più le sembrava un’ipotesi plausibile. Certo che col passare degli anni Connie diventava sempre più diabolica: altro che spargere vischio per Natale a tradimento.
Non bisognava far altro che dare la lieta novella a colui che, suo malgrado, sarebbe presto diventato la chiacchierata novità di casa Lethifold. Per quanto avrebbe desiderato vedere l’espressione di Sirius all’idea di dover conoscere i suoi genitori, Cornelia optò per una vigliacchissima lettera, certa che, comunque, avrebbe assistito a gran parte dello spettacolo.

- Ha intenzione di rimpolpare la comunità magica da sola? – le aveva chiesto Sirius quella sera, raggiungendola fuori dalla redazione.
- Così sembrerebbe. – aveva commentato Cornelia ridacchiando, felice per l’improvvisata del mago. – E ha solo vent’anni! Tremo al pensiero di quello che potrà fare.
- Non molto, se tiene al suo bell’aspetto. – considerò Sirius soprappensiero, evitando di nominare la visita da “mammina” e “papino” Lethifold; era il genere di esperienza di cui aveva fatto a meno per tutta la vita, e gradiva continuare per quella strada.
- Non c’era scritto solo questo, nella mia lettera…
Ecco, appunto. Non si sarebbe fatto coinvolgere, per niente, anche a costo di sembrare un codardo. E poi James e Remus lo aspettavano per un appuntamento decisamente impedibile.
- Ti dispiace se ne parliamo… vediamo… mai?
- Non puoi volatilizzarti.
- Oh sì che posso. Posso rendermi del tutto irrintracciabile se voglio, non temere. – ribattè lui. Provate voi a scovare un cane nero nel folto di una foresta, se vi riesce.
Cornelia incrociò le braccia piuttosto indispettita. Sua nipote sapeva essere più comunicativa, ma Alice, dopotutto, era una femmina.
- Non vorrai rendere stressante il mio dopolavoro, no? Tra poco devo pure andarmene da James… - continuò lui.
- Mi spiace disturbare i tuoi giochetti da adolescente, evidentemente ti sto rubando minuti preziosi.
- Eh già. – constatò il mago, calmo. Era passato di lì giusto per commentare la novità, o non si sarebbe fatto nemmeno vedere, com’era solito fare. Lo sguardo assassino della ragazza, però, lo convinse a rilasciare una spiegazione. – Prova a mettere il tuo bel nasino in aria, stasera, quando io non ci sarò, e osserva bene il cielo; le luci di Londra non sono abbastanza potenti per adombrarla.
A Cornelia, già pronta per una sfuriata coi fiocchi, morirono le parole in gola. Non aveva bisogno di altro per capire il concetto: luna piena. – Oh. – disse poi, imbarazzata. – Non sapevo che fosse stasera.
- Strabiliante, credevo fossi sempre molto informata sul calendario lunare come a scuola. – Black non riuscì a sottrarsi dall’impulso di fare una frecciata crudele. Era sempre stato una persona spontanea, lui.
- Non c’è affatto bisogno di rimarcare la cosa in questo modo, potevi dirmelo e basta. – quindi ecco spiegate parte delle sue assenze da primavera a questa parte. Era infastidita, forse anche dispiaciuta, all’idea che lui non avesse proferito verbo, a riguardo.
- Per quanto tu sia a conoscenza della cosa, questa continua a non riguardarti, che bisogno avevo di parlartene? – cattiveria allo stato puro, Sirius se ne rendeva ben conto, ma gli era rimasto ancora il dente un po’ avvelenato, benché fossero passati anni.
Cornelia, nell’ordine, riuscì a pentirsi di: aver aperto bocca, aver mandato quella lettera, aver ceduto a Sirius rispettivamente a sedici e ventitre anni, di avere un’indole acida e curiosa e, ultimo ma non meno importante, essere disgraziatamente presa dal deficiente che la trattava così. Il tutto si tradusse in un’espressione discretamente abbacchiata del viso. Qualcosa disse a Sirius che avrebbe potuto risparmiarselo.
- Adesso io devo andare davvero, il nostro mite professore non ama i ritardatari. – disse, cercando di riparare al danno. – Ci vediamo domani, d’accordo? – le prese il viso con la mano e l’avvicinò a sé per baciarla con inconsueta dolcezza.
- D’accordo. – mormorò la strega, soffocando il triplo salto mortale che aveva fatto il suo cuore. Dopodiché entrambi di separarono; quando Cornelia tornò a casa l’umore era ancora più o meno all’altezza delle sue scarpe, e quindi, nonostante i tacchi, piuttosto in basso. Aprendo le finestre per arieggiare gli ambienti, si ritrovò a cercare la luna per riflesso condizionato; benché non fosse ancora buio era tremendamente visibile.
Non resistette poi molto all’interno delle confortevoli mura della sua casa. Si sentiva sciocca per aver pungolato Sirius quando aveva altro a cui pensare, e non le era piaciuto lasciare il discorso in sospeso; non di meno, non aveva voglia di aspettare il giorno successivo per chiarire le cose. Mezz’ora dopo questa riflessione, Cornelia si ritrovò nell’appartamento di Black come una novella Penelope. Maledicendosi per la sua debolezza di carattere si buttò sul letto, sperando che la notte non le paresse durare vent’anni.

***

Quando Sirius rincasò, decisamente dopo le tre del mattino, percepì subito la presenza di qualcuno nell’appartamento. Avendo indossato i panni di Felpato per diverse ore di seguito ora, anche se in versione umana, i suoi sensi erano più reattivi del solito. Non fu una grande impresa scoprire che il misterioso intruso altri non era che Cornelia, profondamente addormentata sul suo letto. Alla sorpresa si aggiunsero un misto di piacere e fastidio, perché dopo certe serate amava dormire da solo, sbracato come una stella marina. Quella comoda pareva lei, più che altro.
- Cosa ci fai qui? – le domandò, svegliandola. La prima risposta che ottenne fu un imprecisato mugolio, seguito da un “Che ore sono?” biascicato con voce impastata.
- E’ mattina, in pratica. – disse Sirius, prima di esiliarsi in bagno per una decina di minuti, che servirono a Nel per mettersi a sedere, togliersi i capelli dalla faccia e riordinare le idee.
- Esattamente, cosa ci fai qui? – chiese di nuovo il mago, rientrando in camera.
- Remus come sta? – ribattè la strega.
- Oh, bene, direi. Abbiamo fatto una lunga scampagnata nei dintorni di Hogsmeade.
- Mi dispiace per oggi… avrei dovuto immaginarlo – disse Nel, subito dopo. – che ogni tanto hai questo impegno, intendo, però non puoi trattarmi a pesci in faccia ogni volta che l’argomento salta fuori.
Vero, considerò Sirius, anche perché era evidente che lei pensava a tutt’altro generi di impegni, per lui.
- Pensavi che andassi in compagnia di altre donzelle? – rise Black con quella sua risata da cane. – Al momento non ho altre amiche, non ne ho da qualche tempo, in effetti, e James non mi farebbe mai da palo, visto che sei nelle simpatie di tutti i Potter, nessuno escluso. – spiegò vagamente indignato. Ramoso prendeva le parti della Lethifold solo perché adorava vederlo in difficoltà.
- Di te non ci si può mai fidare. – ma il disgraziato allora sapeva quanto lei odiasse vederselo sparire da sotto al naso per un paio di giorni e senza spiegazioni! Almeno ora aveva la certezza, o quasi, di essere l’unica; cosa non ovvia, considerando il soggetto.
- Vuoi rimanere a dormire? Vedo che ti eri già organizzata in questo senso… - commentò garbatamente, notando la leggera camicia da notte che aveva indosso la strega.
- Immaginavo una lunga attesa e non aveva alcun senso dormire rannicchiata su un divano per te.
Sirius evitò lo schizzo di veleno per un soffio, andandosi a stendere sulla sua metà di letto.
Forse doveva farsi perdonare qualcosa. – Per quando è stata organizzata la celebrazione della mente perversa di tua sorella? – chiese, voltandosi verso Nel.
- Trenta agosto, così anche Connor sarà ancora tra noi, e non alla volta della scuola.
- Ci sarò.
Fu gentile da parte sua prometterlo, soprattutto per l’aria sincera e dannatamente convincente che ci aveva messo. Più complicato fu venire alla parte pratica.
- Devo proprio? Non ho scampo?
- Me l’hai promesso al chiaro di luna, Sirius, vedi tu. – aveva risposto lei, con una sottilissima vena di sadismo.
Quella donna era la quintessenza della malvagità, se ne accorgeva soprattutto ora, mentre passeggiava per il suo appartamento con aria impaziente. Indossava un abito dai colori tenui e aveva raccolto i capelli: avrebbe potuto essere anche eterea, se avesse avuto il fisico di una silfide e un’aria meno corrucciata, si intende.
- Sirius Black? Abbi pietà di me, te ne prego. Quanto ancora mi farai aspettare?
- Sei una maledetta scassaboccini Nel, davvero. – commentò lui, acido come un limone, uscendo dal bagno.
- Tutto questo tempo per una camicia bianca e un paio di Jeans? Nervoso forse? – si poteva omettere che nonostante l’aria della persona seria rimaneva adorabilmente insolente? Meglio che lui non lo venisse a sapere, o lei sarebbe crollata. La risposta di Sirius, decisamente scortese, venne prontamente ignorata. Poco dopo, e apparentemente senza ulteriori frecciate, i due erano a bordo della moto volante di Sirius, destinazione Manchester. No, Sirius in fondo non era nervoso, sapeva recitare e spacciarsi per qualsiasi cosa i signori Lethifold avessero gradito come… ragazzo della figlia. Tutto per semplice e mera sopravvivenza.
Arrivarono con un leggero ritardo, ma nessuno probabilmente ci avrebbe fatto caso, Nel notò che l’auto di John non era parcheggiata nella strada; finchè mancavano gli ospiti d’onore c’era speranza.
Casa Lethifold era una vecchia dimora dei primi del novecento, con un ridicolo giardinetto davanti, preludio di quello posteriore; la facciata aveva forme sinuose e aveva ampie finestre. - Piuttosto grande. – commentò Sirius, vedendola.
- Già… l’ha fatta risistemare mia madre appena sposata, ama gli spazi ampi. – rispose, scendendo dalla moto e raggiungendo con passi veloci la porta. Attese che Sirius la raggiungesse e poi suonò il campanello.
Black inspirò profondamente; accidenti a lui e alla situazione in cui si era cacciato, e tutto per una smorfiosetta del genere, poi. Roba da svergognarlo per i successivi trent’anni.
Aprì la porta un uomo anziano, decisamente troppo, troppo vecchio per essere il padre di Cornelia, a meno di non avere un’invidiabile vitalità. Black si sentì radiografare da uno sguardo raggelante, ma siccome era lo stesso tipo di sguardo che aveva il suo, di padre, quand’era ancora vivo, superò il test senza tante storie. L’uomo poi posò lo sguardo su Nel, e lo vide addolcirsi in un attimo.
- La mia cara Anna, è bello rivederti. Cathrine, tua figlia ha portato a casa un Michael Knight in motocicletta! – urlò l’anziano, voltando appena la sua testa canuta.
Sirius si sentì perduto.

Capitolo diciassette: a casa dei suoi di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Buon Natale ^^

Capitolo diciassette: a casa dei suoi

- Ma prego, avanti. – invitò gentile il lupo della fiaba, mentre Sirius metteva timidamente la testa dentro il luminoso salotto della casa. Era una stanza ampia con un paio di divani, mensole con libri, un camino e un grande finestrone. Più in là di intravedeva una sala da pranzo con un tavolo apparecchiato per troppe persone: le stanze una volta dovevano essere state separate da un muro, sostituito solo da un paio di colonne portanti.
- Credo di dover fare un paio di presentazioni. – disse Nel, non appena richiusa la porta. Quello non era il soggetto ideale, come primo incontro per Sirius, ma, dopotutto, chi lo era? – Questo è mio nonno William Monroe, Sirius, il padre di mia mamma, babbano fino all’ultima goccia.
- E molto fiero di esserlo. – completò Monroe.
- Oh, molto piacere… Sirius Black, purosangue fino al midollo, invece. – si presentò, stringendo la mano all’uomo.
- Ecco perché quell’aria smarrita, mi pareva strano, cara la mia Anna. – fece di nuovo l’anziano, rivolto alla nipote.
- Anna? – perché quell’uomo continuava a chiamare Cornelia con quel nome? E perché Nel/Anna sogghignava?
- Do un soprannome a tutti i miei nipoti: Cornelia è la regina d’Inghilterra Anna Bolena, ambiziosa, senza pudore e dannatamente intelligente.
- Spero non altrettanto sfortunata. – commentò Nel, più seria.
- Affascinante… e io sarei? – interessante… un babbano davvero fuori dalla norma.
- Il protagonista di un telefilm televisivo babbano, decisamente il bellimbusto della situazione. – fu la cortese spiegazione della strega.
Magnifico, radiografato e scoperto dopo cinque minuti, notevole.
- Vedremo col tempo se sarà il caso di trovare un nome più adatto. – sorrise l’uomo, affabile. – Oh, il nostro Lord Galahad che si nasconde, non sei un po’ cresciuto, ragazzo mio?
Nel e Sirius videro sgusciare da dietro un divano color ciclamino un ragazzetto sui sedici anni. Piuttosto alto, capelli mossi e scurissimi, occhi chiari: il prototipo Lethifold all’ennesima potenza.
- Volevo vedere il bellimbusto di Nellie. – si giustificò, sfoderando un’aura di sicurezza che di certo non possedeva.
- Ti presento Connor, ultimogenito Lethifold, per mio nonno Lord Galahad. – disse Cornelia.
- Ha un soprannome onorevole, in quanto figlio di Sir Lancillotto. Da un primo sguardo non sembra granchè, ma in realtà è destinato a trovare il Graal. Se l’è meritato, un soprannome così. – decantò Wiliam.
- Praticamente è il contentino per aver subito angherie per anni. – spiegò il ragazzo con un’alzata di spalle.
- Continuerai a subirle finchè ti comporterai come un bambino. – Conrad Lethifold, deus ex machina della situazione, apparve improvvisamente, riuscendo a far assumere al fratello minore un’espressione assai corrucciata. – Ciao Sirius, benvenuto nel Caravanserraglio.
- Né lui né Constance necessiteranno di presentazioni. – disse Nel rivolta al nonno. – Si sono già conosciuti a scuola.
- Ma non vedo l’ora di conoscere entrambi i soprannomi.
- Magnifico, Sirius. La nostra futura mamma ritardataria è Maria Antonietta, famosa regina di Francia tanto bella quanto amante del lusso.
- Così oca da perderci la testa. – fu il pronto intervento di Connor, che nessuno dei fratelli maggiori contestò.
- Per Conrad, invece, – proseguì William, imperturbabile. – abbiamo optato per Napoleone. Grande mente, ambizione praticamente sconfinata, diplomatico e condottiero di prima classe. Il tutto già in tempi non sospetti. – completò. – Scommetto che sei qui per tua madre, che voleva?
- Ha sentito il tuo grido di battaglia, non voleva che tu traumatizzassi gli sconosciuti, sai, si preoccupa sempre. – riferì celando quasi alla perfezione il sorriso di compiacimento per il pubblico elogio. – Sta andando di matto perché Connie non arriva, quindi consiglio a voi due di venire con me a farvi vedere.
- Gli altri? – s’informò Connor, sprofondando su uno dei divani.
- Gli altri nonni hanno circondato Alice e Violetta, infatti devo andarmi ad assicurare che siano ancora vive, almeno. – commentò, voltando distrattamente la testa in direzione della cucina. - Papà credo stesse cercando di rendersi sordo al caos.
- Nonna Gerberula ha tentato di corrompermi perché le svelassi la mia cotta segreta, prima. Non le ho dato soddisfazione e si è lanciata su Alice, si vede. – si lamentò Connor. – Quindi vorrei non tornare di là da solo.
- Andiamo, coraggiosone. – Nel agguantò il fratellino e fece strada verso la grande cucina, nascosta da una porta al di là della sala da pranzo. Conrad fece segno a Sirius di passargli avanti, e quindi Black si ritrovò stretto tra le linee nemiche. Non aveva alcuna possibilità di fuga, mannaggia.
La cucina era invasa: Sirius non avrebbe saputo dire se era grande, o accogliente o che altro ancora. Riusciva a malapena a scorgere pensili di legno di quercia, un piano di lavoro pieno di piatti e pietanze e un nugolo di persone sedute accanto che discutevano rumorosamente.
- Oh, ma chi è questo bel giovanotto eh? – chiocciò una signora piccola e rotondetta tutta felice, squadrando subito i nuovi venuti.
- Ciao nonna Gerberula, questo è Sirius. – non appena Nel finì di pronunciare quella frase tutte i presenti si voltarono a guardarlo. Alice, riconoscendolo, lo salutò con un gorgheggio felice.
- Ehm piacere… - salutò Black, decisamente imbarazzato.
- Non sono meno spaventosi quando ci fai l’abitudine. Violetta, ad ogni modo, piacere. – si presentò la moglie di Conrad, incoraggiante.
- Oh, sciocchezze, stavamo solo chiacchierando un po’, vero Edward? – sbottò Gerberula, in direzione del marito, un anziano mago dall’aria quasi annoiata, escluso il vivace luccichio dei suoi occhi.
- Noi due siamo i nonni paterni, la parte che ha rifornito l’eredità magica, per capirci. – disse il mago rivolto a Sirius ed ignorando completamente la moglie.
- Oh, bene. – tentennò l’interessato. Davvero due buffi soggetti anche loro.
- Ben, tu e tua moglie siete gli ultimi maleducati che non si sono ancora presentati con questo bel giovanotto. – esclamò Gerberula eseguendo la seconda radiografia accurata al nuovo venuto. – Potrebbe pensare che ti ho educato male.
- Potrebbe, sì. – convenne Benjamin Lethifold, mettendosi in piedi. Sirius si ritrovò faccia a faccia col nemico principale. – Andando ad esclusione direi che sono il padre di Cornelia, finalmente riusciamo a vederci, si sono sentite tante cose ultimamente…
- Nel bene o nel male purchè se ne parli. – biascicò Sirius, a disagio. Benjamin non era diverso dagli altri parenti marchio Lethifold: occhi chiari, capelli scuri benché ormai striati di grigio, viso piuttosto rotondo. La sua espressione mentre gli stringeva la mano, se non altro, fu incoraggiante. Ridacchiò quando sentì la battuta di Black.
- La tua sfortuna è che la gran chiacchierona è Constance.
- Almeno da lei qualcosa si sente, se aspettassi questa qua… - esclamò una donna, pulendosi le mani su un grembiule che copriva un tailleur elegante. – Cathrine Lethifold, la madre della muta. – si presentò.
- Mamma…
- E’ vero. Tra te e tuo fratello devo fare i salti mortali per avere notizie di voi o della mia nipotina. – proseguì la donna, senza scomporsi.
- Connie però non è esattamente una testimone affidabile. – commentò Conrad, sottraendo la figlia all’abbraccio mortale della bisnonna. Violetta annuì con un cenno grato. – Nonna Elisabeth? Manca anche lei, che fine ha fatto?
- Suo marito l’ha messa di vedetta… - commentò Edward. – Freme per la sua Maria Antonietta.
La cosa fece ridere i presenti, e Black non afferrò bene la comicità della situazione.
- Mio nonno William era nell’esercito, pilotava gli aerei, per la precisione; anche con la pensione non ha perso l’abitudine ad impartire ordini. – gli spiegò Cornelia. Magnifico, mancava il killer di professione e ed era a posto, pensò Sirius, fra sé e sé.
- E ora signori, vorrei rivedere la mia cucina, mentre aspettiamo Connie, qua me la cavo da sola. – fece Cathrine, tornando alle sue portate.
- Non vuoi una mano? – le chiese gentilmente il marito.
- Niente sfarfallii di bacchetta in mia presenza, sai che mi crea più confusione che altro. Fuori tutti! – esclamò. – Ora che non ci dobbiamo rintanare per il nuovo venuto potete disperdervi, la casa è grande.
- Sindrome del genio incompreso. – bisbigliò Conrad, mentre cedeva il passo a Violetta per farla passare per prima.
- Nonno sarà pure stato un comandante, ma mamma non scherza affatto. – ridacchiò Connor in direzione di Sirius, schizzando via anche lui.
Si ritrovarono tutti di nuovo nel salotto, e molti ne approfittarono per sommergere Sirius e Cornelia di domande.
- Ecco perché il tuo nome non mi era nuovo, un eroe di guerra! – aveva sbottato Gerberula colpendosi la larga fronte con la mano, appena sentita la storia recente di Sirius.
- Un eroe della guerra magica di cui mi hanno parlato tanto? – chiese William, pieno di interesse. – Io ho combattuto durante la seconda guerra mondiale, direi che avremo molto di cui parlare!
- Nonno era un aviatore d’assalto, siamo cresciuti tutti con i suoi aneddoti al posto delle fiabe della buonanotte. – raccontò Nel a Sirius, durante un momento di tregua.
- Anche questo mi spiega molte cose su di te. – sì, ne spiegava decisamente un sacco.
- Signori, ho visto la macchina dei Barrowman dalla finestra di sopra, ce l’hanno fatta. – disse una donna dai capelli chiari, scendendo le scale. – Vedo un volto nuovo, il misterioso fidanzato di Cornelia?
FIDANZATO? A Sirius venne una pelle d’oca alta dieci centimetri, e la casa si riempì di risate.
- E’ un po’ presto per una definizione del genere. – pigolò Nel, incerta.
- Elisabeth Monroe, tanto piacere. – ribattè la donna, andando a stringere la mano allo sconosciuto.
- Sirius Black.
- Un eroe di guerra anche lui. – commentò tronfio William. – Sono finalmente in compagnia.
- Ehilà! Scusate il ritardo. – la voce di Connie riecheggiò nella stanza. – Richard era capriccioso come non mai oggi, ci dispiace. – avanzò col passo gioioso della futura mamma, con il piccolino tenuto con un braccio e una borsa con l’altro. John la seguiva poco distante.
- Il giorno che mi insegneranno a Smaterializzarmi non faremo più tardi, lo giuro. – rise, mentre salutava gli altri.
Sirius si voltò verso Nel, che sillabò silenziosamente: - Babbano fino al midollo, si è quasi strozzato quando ha saputo che Connie era una strega, poi l’ha presa benissimo.
Un’altra vittima dell’inquietante fascino delle donne Lethifold.
- Oh ma c’è Sirius! – chiocciò giuliva almeno quanto Gerberula. – Speravo davvero di vederti qui. – disse Connie, marciando verso il tavolo da pranzo e sedendosi accanto a lui. – Allora, Nel vi ha già raccontato di quando stavano insieme a scuola?
Benjamin ebbe il buon gusto di sottrarre a Connie il figlio e di prenderlo con sé.
Un agitato brusio si diffuse alla tavola, sovrastato dall’urlo da gallinaccio di Cornelia: - Fatti i cavolacci tuoi una volta nella vita!
- E’ una faccenda interessante… qualcuno dovrebbe raccontarla. Nel, avanti, spiegaci un po’.
- No, Gerberula, pietà. – piagnucolò Cornelia. Aveva proprio voglia di mettersi ad rievocare quella vecchia storia. – Vado a dire a mamma che Connie è qui. – aggiunse alzandosi precipitosamente e dandosi alla fuga.
Sirius ora era abbandonato a se stesso e confuso. – E’ sempre così? – domandò rivolto a Conrad e Violetta.
- Io non posso parlare, sono di parte… però…
- Sì Sirius, decisamente. La vecchia guardia poi sa essere micidiale. – spiegò Violetta. – Ma è normale subire il terzo grado dopotutto, no?
- Immagina a quello che ho dovuto subire io visto che, come ti avranno detto, io e Connie abbiamo avuto dei tempi rapidi. Comunque piacere, John Barrowman. – l’uomo strinse la mano a Sirius con aria affabile.
Forse, pensò Black mentre approfittava della pausa dei curiosoni per scambiare due parole con la parte tranquilla del tavolo, non sarebbe morto. Non prima del dessert, almeno.
Cornelia riemerse praticamente nascosta dietro a sua madre giusto per godere delle lagne di Cathrine nei riguardi della sua secondogenita. Lagne che finirono non appena il marito le scaricò in braccio Richard per andare a prendere gli antipasti, rigorosamente con la magia. - Non provare ad abbandonarmi qua in mezzo mai più. – sibilò Sirius verso la strega, che fece sloggiare la sorella con malagrazia.
- Dovevo sopravvivere, spiacente. – ridacchiò Nel a mo’ di scusa, facendosi piccola piccola.
- In nostra compagnia si è trovato bene, tuo padre ci ha salvato prendendo da parte tutti con la scusa di far moine a Richard e Alice. – disse Violetta, buttando l’occhio sulla figlia, in braccio a nonna Elisabeth. – Qualcuno vuole del vino per iniziare?
- Sì, te ne prego. – esalò Black porgendo il bicchiere.

Capitolo diciotto: chiacchiere di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Il pranzo continua... Con ritardo buone feste a tutti voi ^_______^

Capitolo diciotto: chiacchiere

Fu un pranzo piacevole, almeno dal punto di vista culinario. Sirius trovò la cucina dei Lethifold buona e fece sparire due porzioni di roastbeef con piacere. Le chiacchiere, invece, lo portarono più volte sull’orlo di una crisi epilettica.
Ovviamente gran parte del tempo fu speso in felicitazioni sulle condizioni di Constance, che arrossì di piacere nel sentirsi rivolgere tanti complimenti. Nemmeno il marito fu risparmiato, ovviamente, e in questo caso le battute piccanti fecero scoppiare il riso sulla tavola assai spesso. La cosa grave era che spesso proprio Maria Antonietta in persona lanciava tremende sfrecciatine.
- Pensa che la prima volta si sono baciati allo stadio di Quidditch, li ha visti anche Conrad, può testimoniare!
- Vedo che non ti sei fatta pregare molto, allora. – commentò Cathrine, servendosi con l’insalata.
- Verrebbe proprio da chiedersi da chi hanno preso le tue figlie. – fece Edward lanciando una lunga, significativa occhiata alla moglie, che stava andando in sollucchero a tutte quelle notiziole succulente.
- Già… uno stampo magnifico, non vedo l’ora di veder crescere Alice. – commentò Connor, nascosto dietro il suo bicchiere rigorosamente pieno… d’acqua.
- Gli unici che possono parlare a riguardo sono John e Sirius, sono ansioso di sentire il loro parere sulle ragazze di questa famiglia. – commentò Benjamin tranquillamente.
- Be’, io credo che non potrei rendere più chiara la mia opinione. – rise John.
- Sì, sei riuscito a metterla incinta a diciannove e vent’anni. Una vera impresa. – fece eco Conrad, senza cattiveria.
- Sì, direi che di John ne sappiamo abbastanza. Sirius, sappiamo già che sei un Auror ed un eroe di guerra, per la gioia di mio marito. Che ne pensi di Nel? – chiese Elisabeth, gentilmente.
Sirius Black deglutì, preoccupato. Cornelia si voltò a guadarlo provando una tremenda sensazione di panico; in sottofondo il brusio generale non era rassicurante. Constance aveva appoggiato i gomiti sulla tavola, in spasmodica attesa.
- Vi ho detto che Sirius è un latin lover della peggior specie? – ridacchiò bisbigliando. – E ne va anche fiero.
- Connie, nemmeno tu puoi parlare. Perdonami John, ma neanche tu scherzi. – commentò Nel con aria velenosa. In effetti John altro non era che un alto, moro imprenditore dall’aria affascinante. Un omone grande e grosso dallo sguardo limpido e il sorriso smagliante: comprensibile che Connie ci si fosse buttata a pesce.
- Tipica difesa di chi ha coscienza sporca. – cantilenò Connor, che venne incenerito con lo sguardo sia da Sirius che da Cornelia.
- Oh be’… - tentennò Black, riuscendo magicamente ad ottenere un assoluto e completo silenzio; perfino Richard, ora strategicamente piazzato nella culla alle spalle dei genitori, non disturbava. – Meravigliosa, una volta trovato il siero da usare per il suo veleno, ovviamente. – concluse. Col cavolo che si sarebbe fatto intimorire da una gabbia di matti. Era un Auror, per Paracelso!
- Sempre che il siero o l’antidoto esista, Sirius. – replicò Nel con aria pacata e uno sguardo a dir poco raggelante.
La tavola esplose in una risata fragorosa, il successo fu totale.
- Sa signor Black, mi tocca dirglielo, anche se credo che l’abbia notato, in questa famiglia è molto difficile zittire qualcuno. – Elisabeth Monroe aveva un’aria aperta e affabile, mentre diceva questo, ma la cosa non era comunque consolate, per Sirius, che sì, aveva notato questa tendenza di famiglia.
- Sarà durissima per te fare il tuo show da galantuomo, e non ho alcuna intenzione di aiutarti. – sibilò poi Nel. Merlino, d’accordo, era giusto che non si facesse fagocitare da tutte quelle persone, ma lui era l’estraneo, e tale sarebbe rimasto, nonostante le moine che gli rivolgeva Connie senza alcun pudore.
- Spero per te Sirius che non sia veleno di Acromantula, o sei spacciato. – disse Violetta. – E ti assicuro che non si fa una bella morte.
- Be’… se riesce a distillarlo diventerà ancora più ricco, sai quanto vale, no? – intervenne Conrad. – Non limitiamo la fantasia.
- Ho uno studio per la cura delle creature magiche, Sirius. – ridacchiò Violetta all’indirizzo di Sirius, perplesso. – Per questo lo so.
- Ma direi di tornare sull’argomento di oggi: Connie! – azzardò Black, riavutosi dallo shock. In meno di un minuto le nonne, Cathrine Lethifold e tutti gli altri si appassionarono nuovamente alle vicende della più giovane delle ragazze Lethifold.
Cornelia notò Sirius sospirare e sprofondare sulla sedia; prova ardua, in effetti, affrontare tanta gente potenzialmente pericolosa.
- Stanco? – ghignò Connor, notando che il mago stava abbassando la guardia. – Guarda che ti è andata di lusso. Violetta è stata messa sotto torchio, e a John è andata anche peggio: l'hanno bersagliato per ore, quando Connie l'ha portato a casa. Uno spasso.
- Troppo facile sparare ai pesci in un barile, trova un avversario vero, tra un po’ diventi maggiorenne. – disse Conrad, prendendo in braccio la figlia, che cominciava a diventare insofferente. – Anche Alice è in vantaggio, rispetto a Sirius.
Questo fece scoppiare Cornelia a ridere selvaggiamente, tanto che finì per dover nascondere la faccia con il tovagliolo. – Scusami, Sirius. – tentò di articolare, senza grande successo.
- Dio mio quanto sei crudele. – fece eco Violetta, ormai sull’orlo delle lacrime.
- Il prezzo della sincerità. – sentenziò Conrad, con un ghigno.
- Indubbiamente. – rispose Sirius, cercando di risultare imperturbabile quanto il diplomatico, con grande insuccesso.
- E cosa fa ridere le mie adorate cognate, ora? – chiese John d’un tratto, interessandosi al chiacchiericcio attorno al povero rudere Black.
- Al solito, Conrad sta disintegrando il nuovo venuto, brano a brano. – rispose Violetta mentre si ricomponeva.
- Ha detto che Alice vale più di lui al momento. – disse Connor con ammirazione. Nel non diede voce ai propri pensieri, rideva senza controllo da ormai cinque minuti.
- Metti in cantiere un bebè, poi vedrai lo spasso. – commentò sorridendo.
- Ehi, non mi sciupate il mio Michael Knight, sia chiaro! Nel, questo devi farmelo durare, se è così divertente. – urlò William, dall’altro capo del tavolo.
Mettere al mondo un bebè? Farlo durare? Volevano assassinarlo, forse? Sirius fu salvato da Cathrine Lethifold, comparsa come un angelo a portagli la sua porzione di crostata alla frutta.
- Grande e grosso e subisce da voi? E io che speravo esistesse qualcuno in grado di zittire le mie lingue taglienti. – disse, riferendosi ai figli.
- Beata illusione, signora Lethifold, che ci proviamo a fare? – le disse John con aria rassegnata.
- Le lingue taglienti si smusseranno quando assaggeranno il filo delle nostre, signora Lethifold, non tema, quel giorno io e John ci divertiremo un mondo. – Sirius Black non amava perdere, decisamente no. E non avrebbe ceduto né per lo sguardo di fuoco di Nel, né per uno sbarbatello di burocrate che ora lo fissava con espressione sardonica.

Sirius stentò a crederci, quando questo avvenne, ma il pranzo finì. Il rumore delle sedie spostate e di gente che cominciava a fare avanti e indietro dalla cucina per sparecchiare lo riscossero dal torpore in cui sembrava essere caduto. Cathrine Lethifold tentò più volte di costringere figli e parenti ad usare i tranquilli, classici metodi babbani, ma Benjamin, ancora comodamente seduto, dirottò in maniera autonoma gran parte delle portate, o quello che ne rimaneva. Sua moglie fu costretta a ringraziare.
Sirius notò anche Cornelia tirare un sospiro di sollievo, vedendo Constance salire con il piccolo Richard per metterlo a riposare lontano da rumori fastidiosi. Anche Alice ormai ciondolava dal sonno, e fu cura di Conrad adagiarla sul divano per lasciarla riposare un po’ in pace.
- Povera Alice, l’avete sfinita. – disse Benjamin, accomodandosi sul divano, come dopo lungo sforzo. – Non ho nemmeno il tempo di fare il nonno come si deve, con tutta questa vecchia guardia appresso.
E mentre la generazione degli ormai bisnonni si dava alla rivolta, Cornelia agguantò Sirius per un braccio e lo trascinò in cucina.
- Papà sta litigando con tutti i nonni in contemporanea, fossi in te andrei ad assistere mamma, qua finisco io. – propose. Cathrine, ancora presa a ripulire piatti e pentole si voltò a guardare la figlia e il mago dubbiosa. L’eco proveniente dalla porta socchiusa era incoraggiante, questo di certo.
- Volete fuggire dal caos di là? – chiese la signora Lethifold, asciugandosi le mani con un canovaccio.
- Magari. – sospirò Sirius; conquistare un padre non era fattibile, ma una madre… una sfida decisamente più alla sua portata.
- Tenete socchiusa la porta. – sibilò Cathrine, prima posare il panno sul piano di lavoro con un gesto nervoso e raggiungerli in prossimità della porta.
- Mamma, non ho quindici anni, dai!
- Già, ma Connie ci ha deliziato con quello che facevi a quell’età. – uno scatto agile e la signora Lethifold era fuori dalla stanza, pronta a godersi la guerra dei bisnonni.
Cornelia spettinò la frangetta con uno sbuffo e si diresse verso il lavandino: - Preferisci avere a che fare con le posate o i bicchieri?
- Che razza di domanda è? – domandò Sirius completamente spiazzato. Prima si rifugiano in quel posticino tranquillo e poi pensa alle stoviglie?
- Lavativo. – sbuffò Nel, mettendo mano alla bacchetta. – Complimenti per la tua capacità di resistenza però, c’è stato un momento in cui ho temuto che non avresti retto.
Gentile da parte sua complimentarsi ora, dopo un paio d’ore a dir poco infernali. – Ho una fama di Auror da mantenere.
- Sì, certo come no. – sbuffò Nel, sovrintendendo le operazioni di pulizia. – Mettiti al lavoro con quelle forchette, o la femminista che è in mia madre se la prenderà a morte con te. Tu vuoi fare buona impressione, vero? – cinguettò.
Alzando gli occhi al cielo, Sirius mise mano alla bacchetta, fornendo il suo contributo alle faccende casalinghe.
- Molto bravo. – ridacchiò lei, andandosi a sedere sul tavolo della stanza. – Devi guadagnartela la benevolenza della mia famiglia, mi sono parsi un po’ troppo morbidi.
- Morbidi? Stai scherzando?
- Michael Knight ti dice niente? Hai fatto breccia nel cuore di mio nonno con la storia “abbiamo entrambi vissuto una guerra”. – cantilenò con una vocetta infantile, mentre apriva un pensile grazie alla bacchetta con aria distratta, rischiando, volutamente, di colpire Sirius. – Attento ai bicchieri. – gongolò, mentre li faceva sfilare dentro al mobile con un movimento elegante del polso.
- Hai dei parenti inquietanti, comunque. – insistette lui. Erano tutti quanti strambi, e che diamine…
- Come i tuoi, mister figlio di cugini primi, e non fare quella faccia, hai dei parenti estremamente noti, per un motivo o per l’altro.
Più che un Gratta e netta Sirius avrebbe voluto cruciarla, sul serio. Se non fosse che, nonostante il mancato fisico da silfide, era carina tutta ben vestita ed elegante per il giorno di festa. Lasciò perdere le faccende e si avvicinò per farsi coccolare da Quella lì, che cedette in meno un secondo.
- Verremo interrotti, ti avverto.
- Non mi importa. – bisbigliò Sirius, sciogliendole i capelli. La tranquillità durò un attimo.
- Ma guarda che carini. – cinguettò Gerberula aprendo la porta quel tanto che bastava per sbirciare.
- Oh… guarda che aria da leonessa che ha Nel coi capelli sciolti così. – berciò Connie, spuntando giusto sopra la testa della nonna.
Black si staccò da Cornelia rigido come un paletto, e innervosito da matti.
- Te l’avevo detto. – sospirò Nel, rilegandosi in fretta i capelli. – Quanto a voi due cercate di vivere la vostra vita, invece di spiare quella altrui.
- Oh Nel, lo sai… le uniche due Tassorosso di famiglia, vorrà pur di qualcosa, ti pare? – Benjamin sopraggiunse giusto in tempo per fare di Sirius un vero e proprio baccalà.
- Se non fosse che tuo padre mi sta chiamando le prenderesti, anche alla tua età! – commentò Gerberula stizzita. – Ho capito Ed, per Merlino, la polvere volante non ti si brucia nelle mani se mi aspetti cinque minuti! – strillò poi, dileguandosi.
- Se ne stando andando anche William e Elizabeth, andate a salutare. – ordinò Ben alle figlie, facendole passare dalla porta. Connie sfilò via ridacchiando oscenamente, Nel si limitò ad un sorriso divertito. – Tranquillo Sirius, il peggio è passato. – lo rassicurò il signor Lethifold. Black non era affatto sicuro.

 

Capitolo diciannove: al Murray's di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

La giornata non è ancora finita!

Capitolo diciannove: al Murray’s

Per Black fu un sincero sollievo vedere quattro dell’esercito del male sparire gli uni con una fiammata verde, gli altri con una station wagon. Aveva sottovalutato Connie, però.
- Nel ti ha fatto vedere il giardino disseminato di conigli cicciotti? – gli chiese la giovane, tutta felice. – E ti manca anche la nostra vecchia stanza, è piena di vecchie foto di Nel.
- Oh buon dio… - bisbigliò Cornelia afflosciandosi sul divano, accanto al fratello. Sirius nel frattempo era stato catturato per un giro turistico della casa.
- Se resterà con te anche dopo aver visto certe tue foto da maschiaccio non lasciartelo sfuggire. – considerò Benjamin, prima di dirigersi verso il suo studio, borbottando sul del lavoro arretrato.
- Sei messa male, Nel. – le sussurrò Conrad, che era accanto a lei. La strega si voltò a guardarlo con aria stranita, senza capire. – Hai gli occhi da triglia, ragazza mia. Spera che Connie non lo noti troppo, sai che ha fiuto per certe cose. – spiegò, mentre la figlia gli si arrampicava addosso, facendogli il solletico.
- Conrad, non ti pare di esserti divertito abbastanza oggi alle spalle di questi due? – intervenne Violetta. – Tranquilla Nel, non spiffererò nulla, anche se ho sentito. – sorrise, per far sì che l’espressione di puro panico di Nel stemperasse. Due botte in una: la battute del fratello e i drammi privati allargati pure alla cognata.
- Grazie. – biascicò con la bocca impastata, preda allo shock.
- Fortuna che sappiamo che sei resistente. – Conrad diede una lieve pacca di incoraggiamento sulla gamba della sorella e si alzò per scambiare due parole con il cognato, che stava parlottando con Connor.
Connie e Sirius ricomparvero poco dopo; l’espressione di Nel era tutta un programma, a quella vista.
- Sai che in quella foto con i pantaloncini e i capelli corti sembri proprio un monello da strada?
- Parlò il Piccolo Principe. – sibilò lei in risposta, decisa a dare del suo peggio se fosse stato necessario. L’improvviso pianto di Richard dal piano superiore, dove sua madre aveva appena controllato, durante il GranTour con Sirius, che il piccolo dormisse, convinse Connie e John che il piccolo era stufo della casa dei nonni, e che voleva andarsene a casa.
- Oh, non c’è verso di stare tranquilli! – sbottò la giovane strega, fingendosi arrabbiata. Corse velocemente alle camere, dove consolò il suo piccolo tesoro, prima di scendere nuovamente in salotto.
- Se siamo fortunati il poppante se ne va. – borbottò Connor a bassa voce, mollemente appoggiato sul bracciolo di uno dei divani.
- Sei un pessimo zio, Connor, veramente pessimo. – sbottò Constance con il figlioletto in braccio, ancora imbronciato.
- Pensavo di aver parlato piano! – si lamentò l’interessato, imbarazzato per essere stato colto in flagrante.
- Che piaga, non sai nemmeno bisbigliare come si deve. – malignò Conrad, scoppiando a ridere. Alice gli andò dietro per solidarietà. Offeso, Connor si alzò dal divano, pronto per una disonorevole ritirata, ma Constance lo placcò per baciarlo a dovere, prima di andarsene.
- Fai il bravo a scuola.
- Non sei mica mia madre! – si lagnò il poverino, pulendosi la guancia. Connie lo ignorò, rivolgendosi all’altro fratello: - Torni a casa anche tu?
- No… - ponderò Conrad, stirandosi le braccia. – devo passare a trovare quei ragazzi: se sanno che sono venuto fin qua senza spendere dieci minuti per salutarli mi faranno la pelle. Tu vieni, Nel? – chiese, voltandosi verso la ragazza.
- Ti porti dietro anche la marmocchia? – domandò a sua volta Cornelia – In quel covo di matti?
- Conto sulla presenza di Violetta per salvarla… posso contare su di te, vero?
- Mi toccherà immolarmi per la causa, non è così? – sospirò Violetta con un sorriso. – Mi toccherà ricordare a Paul che Alice non è ancora pronta per i super alcolici. Mi serve sostegno, Nel, vuoi venire?
- Da... Lellie.. – mormorò Alice con espressione implorante. Cornelia valutò la cosa; probabilmente avrebbero fatto la pelle anche a lei se non fosse passata, inutile sperare sulle difese di Conrad.
- Hai da fare tu, Sirius?
- Dipende da quanto tempo ci mettiamo… - rispose il mago, perplesso. Andare dove? A fare cosa? Fortuna che c’era il piccolo Lethifold di casa ad istruirlo a dovere.
- Lo porti in quel branco di vampiri assetati di sangue? Oh… non ci credo. Mamma! Posso andare al pub con Nel e Conrad, ci va anche Alice e mi comporterò bene, te lo giuro! – urlò il piccolo di casa, sperando di farsi sentire.
- Non se ne parla, tuo padre ha detto che devi finire i compiti di Pozioni. – spiegò la madre, che rientrava dal giardino con le ciotole dei conigli da ripulire.
- Ma devo solo ricopiarli…
- Perfetto, allora vieni a darmi una mano. – insistette Cathrine, per nulla turbata. – Ragazzi, se dovete andare fate pure, vi saluto io vostro padre, come sapete finchè lavora è come se non fosse in casa. – si eclissò la donna, spingendo amorevolmente il figlio minore in cucina, zigzagando tra i presenti.
- Oh, fai conoscere il fidanzatino agli amichetti… e a Stephane. – cinguettò Connie, sognante. – Conrad, promettimi che mi racconterai ogni cosa, va bene?
- Contaci. – rise il mago, in risposta.
- Bene, allora noi andiamo. A presto a tutti, Sirius è stato un piacere. – John si sporse a stringere la mano a un Sirius particolarmente teso, e poi prese in braccio il suo piccolo, lasciando alla moglie la borsa con i cambi e il biberon. Dopo altri vezzi e moine di Constance, sparirono tutti e tre oltre l’elegante porta di legno.
- Sparite le seccature, siamo liberi di andare… - esultò Conrad, rimettendosi in piedi. Sirius era piuttosto riluttante all’idea: finire in un covo di pazzoidi, amici di Nel e suo fratello, Morgana, peggio che fare amicizia con un Dissennatore. L’orgoglio però ebbe la meglio, e dopotutto non avrebbe lasciato andare Cornelia tutta sola là in mezzo, non poteva certo affidarsi a Conrad, e Violetta aveva una bambina di un anno e mezzo a cui badare. Sbuffando, seguì mestamente l’allegra combriccola fuori da casa Lethifold; la sua moto, unica vera amica, gli si parò davanti come una visione, parcheggiata lì nel vialetto. Lei sì che non l’avrebbe mai abbandonato.
- Dove dobbiamo andare? – per fare questo maledetto incontro che pare indispensabile, disse Sirius, curandosi che solo la prima parte della frase venisse detta ad alta voce.
- A due isolati, ci si va a piedi… il vecchio Murray’s, è un pub poco distante. – spiegò Cornelia, mentre camminava svagata per strada. Conrad aveva intanto preso la figlia per dare un po’ di tregua alla moglie.
- Sai, uno di quei vecchi ritrovi dei ragazzini del quartiere… - spiegò.
- Cioè a dieci anni vi infilavate già nei pub? – la situazione stava avendo risvolti imprevisti, Conrad gli era sembrato una persona a modo. Sembrava, appunto.
- Di fronte al pub c’è il parco dove giocavamo, finire lì dentro diventava inevitabile. – rise Nel. – Forniscono anche cose non alcoliche.
Peccato, pensò Sirius. Era convinto di aver finalmente trovato la causa della follia famigliare… Camminarono per un po’ lungo la via, poi Conrad e Nel attraversarono la strada, infilandosi per una piccola via traversa che aveva tutta l’aria della classica scorciatoia imboccata da una banda di monelli a piede libero, considerò Sirius. Il viottolo passava tra due vecchie case signorili e finiva per spuntare su una strada piuttosto trafficata; oltre le macchine, un parco.
- Attraversato questo siamo arrivati. – chiocciò la giovane strega; a Sirius pareva giuliva come un’oca.
- Ottimo. – fu tutto quello che uscì dalle sua labbra, a denti stretti. La vedeva, non era scemo: contenta come una bambina all’idea di infilarlo in un covo di lupi affamati. Piccola, maledetta, infingarda. Cornelia dal canto suo aveva notato il suo terrificante nervosismo, ma non se ne curò minimamente. Dopotutto, se si faceva suggestionare da Connie e Connor non era un problema suo. Attraversando il parco giochi, che a quell’ora pullulava di bambini e allegre famigliole, fu difficile convincere Alice e non fermarsi sull’altalena.
- Piccola, ci fermiamo prima di tornare a casa, promesso. – dovette concedere la madre, per trascinarla via. Nonostante questo piccolo ostacolo, giunsero in breve davanti al Murray’s.
- Bene Nel, pronta per farti insultare perché non passiamo mai? Io sì. – ghignò Conrad.
- E sia, non sarebbe nemmeno la prima volta. – sospirò, lasciando che il fratello spingesse la porta di legno per lasciarli entrare. Sirius si sentiva sulla bocca dell’inferno, fantastico. Un campanellino attaccato allo stipite tintinnò quando i quattro misero la testa dentro al pub. Gli avventori alzarono appena la testa, ed un paio accennarono un saluto, tornando ai loro affari; per lo più era gente che era fuggita ai pranzi di famiglia. Niente amici.
- Immagino siano di sotto, ciao Frank! – Conrad avanzò per salutare il barista, gli altri seguirono a ruota. Il pub, constatò Sirius, aveva un’aria piacevole. Le pareti erano color mattone e i divanetti a muro dietro a tavoli ormai consumati erano ancora di un bel verde. Le finestre coi vetri colorati smorzavano parecchio la luce, ma non impedivano di vedere i numerosissimi poster pubblicitari di birra Guinnes e, proprio dietro al barista, una bella foto della squadra di calcio Manchester United classe 1985.
- Oh, bene, Lethifold e moglie, tutto bene? – salutò il barista. – Oh, anche tu, ciao Cornelia!
- Ciao Frank, tutto bene? E’ un po’ che non ci vediamo. – chiese la strega, avvicinandosi al lungo bancone di legno.
- Ah, non per colpa mia, io sono sempre qua. – rise l’uomo, consentendo a tutte le sue rughe di farsi onore. – Ma vedo che Londra ti impegna molto. – aggiunse, indicando Sirius con lo sguardo.
- Ma come vedi sono qui. – rispose la strega. – Lui è Sirius. – disse soltanto.
- Ottimo, non indagherò sulla natura del rapporto. Piacere, come avrai capito sono Frank il barista. – e allungò una mano per stringerla. Black sospirò di sollievo; un uomo normale, sulla mezza età e che non faceva domande: un miracolo!
- Piacere mio. – rispose.
- Oh, bella presa. – constatò Frank, riprendendosi la sua mano accartocciata. – Quei disgraziati sono di sotto, se li cercate…
Cornelia guardò un attimo Sirius, divertita. Quella dimostrazione di forza cos’era, un tentativo di territorialità? Ridicolo.
- E qualunque cosa Paul decida di ordinare per Alice, niente alcolici. – supplicò Violetta, prima di scendere.
- Tranquilla, ci tengo alla mia licenza!
Oltrepassarono il bancone, e sulla destra dopo un breve corridoio, cominciarono a scendere giù per le scale del seminterrato. Il caos aumentava ad ogni gradino. Conrad, il primo a scendere, fu accolto da un’ovazione.
- Chi non muore…
- Si rivede, lo so. – completò la frase Conrad, facendosi avanti. – Ho portato anche quell’altra, e non mi riferisco a Violetta. – aggiunse poi.
- Cornelia il miraggio, quale onore. – salutò un voce nella folla, subito seguita da altre.
- Chiudi il becco, Jack. – rispose la strega.
- Oh, è proprio l’originale, ci sei mancata. – fece eco un’altra voce. La stanza era, ovviamente, meno illuminata di quella al pianterreno, e le luci artificiali non riuscivano a sopperire la mancanza quasi totale di luce naturale. La cosa più evidente erano due enormi tavoli da biliardo, intorno ai quali erano appollaiate quasi tutte le persone presenti. Intorno qualche tavolo di legno con sedie coordinate e piuttosto vecchie. Con aria sconsolata, Sirius notò le presenze in maggioranza maschili. Cornelia si accorse immediatamente della sua espressione.
- Qua la dimostrazione di forza non servirà, e non sorprenderti: sono gli amici di mio fratello, dopotutto, per me è come se fossero di seconda mano. – disse, con un sorriso lezioso da morire. Sirius la guardò con astio, prima di fare una rapida stima: una quindicina di presenti e una decina di uomini; il resto ragazze, di cui un paio particolarmente graziose.
- Vedrò di sopravvivere. – le sibilò, mentre Violetta e Conrad si univano all’allegra combriccola.
- Ehi, presenta un po’ l’accompagnatore. – si fece largo Paul, avvicinandosi alla strega. – Sono mesi che non passi di qua, dovresti vergognarti.
- Ah, neanche Conrad, non sono la sola, il suo lavoro non lo giustifica più del mio. – si lagnò Cornelia, abbracciando l’amico. – Ad ogni modo questo è Sirius. – di nuovo, non diede etichette. E di nuovo, Sirius strinse la mano a quel ragazzo biondo e con gli occhi azzurri rispondente al nome di Paul con tutta la forza che aveva; il nemico resistette molto meglio del barista.
- Ottimo, fa piacere sapere che c’è una ragione se si dimentica di noi. – ridacchiò. – Ehi, partita finita? – chiese, rivolgendosi ad un altro ragazzo.
- Ah, Caroline e Suzie stanno vezzeggiando Alice e l’hanno piazzata sul tavolo verde: partita finita. – rispose questi, trascinandosi ancora dietro la stecca. Sirius lo riconobbe in meno di un secondo: Stephane. – Felice di rivederti Nel, e piacere…
- Sirius Black, tanto piacere, Stephane… - ringhiò Sirius, valutando già il modo di vendicarsi di Cornelia.
- Diamine, conosce già il mio nome, è grave, vero? – rispose Stephane rivolgendosi a Nel, per nulla impressionato. Sirius l’osservò impassibile mentre salutava “l’amica” con grande entusiasmo. Merlino, proprio un rivale così disgustosamente adorabile doveva trovarsi? Tutto si poteva dire ma non che la giovane Lethifold non avesse gusto per il genere maschile, esattamente come sua sorella… Moro, occhi scuri, espressione aperta e gentile; in poche parole, un mostro.
- Credo sperasse di non incontrarti così presto, ma Connie è un’astuta manipolatrice. – rispose Nel, - Ho il forte dubbio che si sia fatta mettere incinta, di nuovo, per avere una valida scusa per trascinarci qui.
- Oh, a proposito, non l’avete portata qui? Le avremmo fatto la festa! – urlò Nick dal tavolo da biliardo, l’eterno compagno di stanza di Conrad a Hogwarts, e uomo col dubbio onore di potersi definire il suo migliore amico.
- Ma per carità, ce ne siamo appena liberati! – ghignò Conrad, posando i gomiti sul tavolo e rubando il bicchiere a Nick, che l’aveva malauguratamente lasciato incustodito.
- In effetti non so come Sirius sia sopravvissuto. – ammise Cornelia, andando a recuperare una sedia per mettersi comoda.
- Sopravvivere a lei è onore e merito, Sirius, davvero. – concesse Paul.
- Una vera mina vagante. – commentò Black, ancora terrorizzato dal giro turistico in casa Lethifold. In breve fu presentato a tutto il resto della banda, e scoprì che tutte le ragazze presenti erano le sorelle di qualcun altro.
- D’altronde, erano le uniche che avevano il coraggio di frequentarci. – commentò Jack.
- Questo spiega tante cose. – sorrise Sirius, posando lo sguardo su Caroline e Suzie, di certo le meglio riuscite.

Capitolo venti: dispetti di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

La gita al Murray's continua!

Capitolo venti: dispetti

- Spiega che sono dei delinquenti e basta. – commentò Violetta. – Per un esterno come me è molto più evidente.
- Non a caso hai finito di sposarti il più normale, fra tutti, nonostante lo sfarfallio di bacchetta, ma quella è roba anche tua. – risposte Caroline, prendendosi in braccio Alice. – Prendi Paul, mio fratello, chi mai se lo potrebbe prendere?
- Ehi, io sono un signor bocconcino, chiariamoci! – sbottò l’interessato, avvicinandosi alla sorella. – Ma tu guarda… Sirius, hai sorelle? – domandò poi avvicinandosi di nuovo alla novità del giorno.
- Merlino me ne scampi. – si affrettò a rispondere Black, ricevendo uno schiaffo sul braccio da Nel, che lo guardò malevola dal basso in alto, rimanendo comodamente seduta.
- Chiedigli perché qua ci sono solo le sorelle di qualcuno, piuttosto. – l’imbeccò. – La risposta è divertente.
- Ah, ma credo possa arrivarci. – intervenne Sean, un ragazzo dai capelli rossicci. – Mia madre non avrebbe mai lasciato Suzie a zonzo con certa gente. – e indicò la platea che finse di indignarsi. – Ma se accompagnata dal bravo fratello maggiore sì.
- Il che non funziona se tuo fratello è Conrad. – sospirò Cornelia.
- Ehi, almeno io non mi sono preso a botte con Owen per niente, se Sean è uno che non sa accettare uno scherzo non è colpa mia. – alzò le spalle il primogenito Lethifold.
- Anche perché non stavamo facendo niente, vero Owen? – berciò Suzie, allungandosi con il tavolo in direzione dell’amico.
- Una sana pomiciata fra amici, fatta apposta per vedere la sua reazione. Eccola. – indicò, parando all’ultimo una gomitata diretta al suo sterno.
- Io mi sono divertita molto. – ammise Suzie guardando Sirius.
- Ci scommetterei. – ghignò il rampollo Black, spandendo il suo fascino in ogni angolo della stanza.
Cornelia sbuffò, inviperita. Voleva giocare pesante? Sarebbe stato accontentato, e di brutto.
- Steph, chi stava vincendo la partita che mia nipote ha interrotto? – chiese, alzandosi in piedi.
- Non Jack, ovviamente, ma non c’era grande scarto, vuoi giocare? Se sei fuori allenamento lascia stare, non voglio perdere.
- Nel caso ti aiuterò a dividere il conto del bar, chi altro ci sta?
In breve furono fatte squadre, quattro e quattro giocatori: Nel, Stephane, Owen e Sean da una parte, Nick, Jack, Caroline e Madeleine dall’altra.
- Stephane, non è giusto, nella tua squadra non ci sono ragazze! – sghignazzò Jack.
- La vuoi piantare? – soffiò la strega, - Comunque cercherò di non farti male. – minacciò, livida e sinistramente credibile.
- Bene, la presenza maschile di cui avevamo bisogno. – commentò Owen. – Sirius, non ti vuoi unire?
- Non ho idea di come si giochi. – constatò, osservando Nel chiacchierare amabilmente con Stephane.
- Certo che a voi gente strana bisogna spiegare proprio tutto, eh Conrad? – borbottò Owen ad alta voce.
- Che devo dirti, se nel mentre mi restituisci la figlia, così la togliamo dal tavolo verde, magari glielo spiego. – si alzò per agguantare Alice e sottrarla dalle minacciose attenzioni di Paul.
- Tra l’altro. – li interruppe Sirius distraendosi un secondo dal pietoso spettacolo offerto dal Nel. – Non dovreste non saperle queste cose?
- Sì, ci abbiamo provato. – ammise Nick, - ma è difficile mentire ai propri vicini di casa. - Non dopo che ha fatto diventare giallo il gatto di mia madre, anche. – confidò Jack ridacchiando. – Conrad le ha fatto quasi prendere un colpo, e alla tenera età di otto anni. Comunque, non che ci importi molto di quello che fa.
- A condizione che non si bari. – s’intromise Madeleine. – Stecche alla mano, voglio giocare.
E la pallina bianca cominciò a tormentare le sue sorelle più colorate, grazie all’aiuto di abili giocatori che avevano passato i loro pomeriggi ad esercitarsi, mentre qualcun altro era a Hogwarts.
- Cinque in buca d’angolo. – dichiarò Sean, prima di far finire la pallina con numero cinque… in mezzo al tavolo.
- Mi terrei la mia idea per me, se fossi nei tuoi panni, la prossima volta. – suggerì Paul, arbitro della partita. – Bel liscio però!
- Vai a dire a Frank di mettere della musica, almeno copre le tue scemenze. – suggerì Sean, piazzando la due in buca con un colpo così preciso da fare invidia.
- Oh, ci ha già pensato da solo… - disse Stephane mentre aspettava il suo turno. – Nostalgico, oggi.
- I love to Boogie… La ascoltava mia madre da ragazza, vorrei parlarne. – disse Owen. – Diamine, birra finita… e il barista è di sopra…
- Ho capito, vado io. – si lagnò Suzie, mettendosi in piedi. – Immagino la vogliate tutti nessuno escluso?
- Più ce n’è meglio è. – suggerì Nick, mentre con occhio attento misurava la distanza della sua pallina favorita. Sirius si sentì uno stoccafisso imbalsamato a guardare il gioco, e a vedere Nel divertirsi come una bambina, una bambina che parlava come una scaricatrice di porto.
- Si sta divertendo alle tue spalle. – disse Conrad avvicinandosi a Black, appoggiato ad uno dei tavolini vuoti. – Solo che è così scema che non sa fingere bene.
- Potrebbe essere più smaccata di così? – sospirò Sirius, dimenticandosi di stare parlando con una creatura che ben poco aveva di umano.
- Perché, che sta facendo di male? – si chiese Violetta ad alta voce, mentre ringraziava Suzie per averle gentilmente portato un bicchiere di succo di frutta. – Sta giocando, e allora?
- E allora perché secondo te il nostro Auror ha questa faccia scura, non credo sia perché ha mangiato troppo a pranzo… - suggerì nuovamente Conrad, - Non è vero?
Black non rispose, tutto preso a capire che diavolo facesse sghignazzare Nel in quel modo.
- Oh, non sarà un po’ di gelosia? Non mi pare il caso…
- Non per uno sgorbio, hai ragione Violetta. – replicò Sirius, osservando Suzie sfilare nuovamente con il secondo giro di birra.
- Ne ho preso anche per te. – disse la ragazza, porgendo un boccale a Conrad e uno a lui. – Immaginavo ti sarebbe venuta sete. Cornelia non ci pensa a queste cose.
- Hai ragione, è distratta. Grazie mille. – fu così amabile e gentile che la giovane ne rimase bene impressionata, soprattutto per la maliziosa strizzata d’occhio.
- Questa è ripicca, però. – avvertì Violetta, mettendo a disposizione della figlioletta il suo peluche a forma di Puffskein e lasciandola giocare sul tavolo.
- Non vorrai negare che quella sia meglio di Nel da vedersi, no? Esprimevo solo il mio apprezzamento. – si giustificò il mago, cominciando a bere.
- Effettivamente non me lo spiego che sia tu che Stephane ve la siate tenuta appresso. Un giorno mi direte che ci trovate in lei. – borbottò Conrad, prima di avvicinarsi al tavolo e fare il suo tifo.
Domanda da un milione di Galeoni, si ritrovò a riflettere Sirius, mentre osservava il primogenito Lethifold divertirsi alle spalle della squadra in svantaggio. Dopotutto se Cornelia aveva deciso di passare un pomeriggio a divertirsi era certamente suo diritto fare altrettanto. Credeva molto nelle pari opportunità, lui. Era un vero peccato che quella bellezza di Caroline fosse tutta presa nella partita, ma la sua nuova amica Suzie poteva certamente fargli un po’ di compagnia; Conrad e Violetta non avrebbero certo sentito la sua mancanza. Si avvicinò alle tre ragazze del pubblico non pagante con fare casuale.
- Credevo che qualcuno avrebbe dovuto spiegarmi le regole del gioco… - buttò lì con aria estremamente adorabile.
- E noi pensavamo che l’avrebbe fatto Conrad. – rise una giovane dai capelli castani rispondente al nome di Laura.
- Troppo impegnato a farsi beffe di quelli che stanno perdendo. – replicò Sirius, finendo di bere quel che rimaneva della sua birra tutto d’un fiato. – Ma non sono sicuro di aver capito chi sia la squadra in svantaggio.
Suzie rise, piuttosto divertita. – Molto, troppo modesto quasi, cerchi di fare buona impressione?
- Esattamente, in che rapporti sei con Cornelia? E dove vi siete conosciuti? – interruppe di botto Amanda, che era rimasta in silenzio fino a quel momento.
Il cane interiore di Black cominciò a scodinzolare: ora si giocava a modo suo.

- Conrad, guarda, Sirius Black si è appena ambientato. – sospirò Violetta con una smorfia, osservando il mago divertirsi molto con il piccolo drappello di amiche della cognata.
- Nel non la prenderà affatto bene, ma se lo merita, così impara a tirare la corda. – fu il grande sforzo di comprensione del fratello.
- Avanti, non essere così cattivo. – commentò Violetta benevola, finendo di bere il succo di frutta avanzato dalla figlia.
- Non è cattiveria, lo dico per lei. Se ormai è cotta di quel tipo tanto vale che ogni tanto si ricordi come si comporta in genere. È già stata piantata una volta, eviterei il bis, anche per la mia salute mentale. – spiegò, mettendosi anche lui ad osservare la scena.
- Molto premuroso da parte tua. – sorrise la strega; Conrad in fondo era molto più gentile e protettivo di quanto sembrasse.
- Oh, via… dammi Alice, per piacere. – sbottò l’uomo sporgendosi per prendere la bambina, mentre la moglie ridacchiava.

- Nel, è il tuo turno di tirare, sveglia! – l’incoraggiò Stephane passando vicino alla ragazza e posandole una mano sul fianco.
- Oh, credo sia concentrata altrove. – rise Jack indicando il tavolo dove Sirius si divertiva in compagnia.
- Ahi, ahi, esattamente come a scuola. – considerò Nick appoggiando la stecca al tavolo. – Era conosciuto come un Don Giovanni, sapete?
- Oh, davvero? – fu il coro degli altri presenti. – Non lo sapevamo.
- Permesso, devo tirare. – fu l’unica risposta di Cornelia, che usò la stecca come un’arma per sviare l’attenzione da Sirius.
- Piano, o ci farai perdere. – sorrise Stephane cercando di frenare l’amica, prima colpisse la pallina bianca con tutta la forza che aveva.
Nel giro di due turni Cornelia riuscì a dimenticarsi di Sirius, o quasi. Se non altro la sua squadra vinse due partite di fila.
- Ok, è avvilente, non voglio un’altra rivincita. – si lagnò Madeleine, quasi arrabbiata. – Pensi di riuscire a portartelo via? – disse poi a Cornelia.
- Potrei lasciarlo definitivamente qui, per quello che mi importa. – sbottò la giovane fissando Sirius con puro odio, mentre, proprio in quel momento, Black le lanciava un’occhiata trionfante. Era maledettamente crudele.
- Be’, non credo che si sentirà solo a questo punto. – rise Sean. – La relazione volutamente non specificata è seria? Va avanti da molto?
Cornelia lo fissò quasi con terrore: il genere di domande che non voleva sentire, e il genere di domande a cui non voleva dare alcuna risposta. Andò in panico.
- Nel, io e Conrad andiamo tu e Sirius rimanete? – la voce di Violetta la scosse dai pensieri cupi, e fu la sua salvezza. La tachicardia cominciò a scemare.
- No, - disse – andiamo anche noi. – e si alzò per andare a recuperare il suo accompagnatore pensando a come ucciderlo e cucinarlo. – Mi spiace interrompere il tuo divertimento, Sirius, ma ce ne andiamo. – soggiunse raggiungendo il mago alle spalle e piantandogli le unghie nel braccio con tutta la forza che aveva.
- Così presto? È un vero peccato… - uggiolò il mago fingendosi addolorato per la fine dei giochi. Disgustata dalle sue moine riuscì a levarlo da quel tenero gruppetto con fatica, e indirizzarlo verso l’uscita non senza sforzi.
- Noi torniamo verso Londra, alla prossima! – il salutò più affettuoso fu quello con Stephane, che le augurò divertito buona fortuna, lasciando Sirius molto indispettito. Dopodiché salutarono Conrad e Violetta, che si affrettarono dentro casa Lethifold per andarsene via camino.
Sirius e Cornelia erano ora finalmente soli.
- Divertito, Sirius? – chiese lei incamminandosi verso la moto. – Ti sei fatto nuove amiche?
- E tu hai fatto una bella rimpatriata? – rispose lui molto velenoso. – Sali, ti riporto a casa. – sbottò con fastidio. Che aveva lei da lamentarsi? La sua era stata solo difesa.
Cornelia obbedì e non aggiunse nulla; entrambi avevano bisogno di sbollire, e un viaggio in silenzio poteva essere d’aiuto. Sapeva che non era il caso di pungolarlo in quello stato. Atterrarono vicino all’appartamento della strega più cupi che mai.
- Hai iniziato tu questo gioco, non voglio passare per il lupo cattivo, Nel. – iniziò Sirius, sospirando. – Anche perché sembravi davvero una cretina.
- Soddisfatto della tua ripicca infantile? – gli chiese lei, passandosi una mano fra i capelli spettinati.
- E tu?
- Salutavo solo vecchi amici. – si giustificò in maniera poco credibile.
- E io amiche nuove. – fece eco il mago. Quella lì pareva quasi dispiaciuta per il suo comportamento, nonché notevolmente arrabbiata a causa sua. Non che a lei dovesse importare, o che dovesse saperlo, ma le volute sceneggiate con quello Stephane erano state in grado di rovinargli il pomeriggio. Da parte sua Nel si sentiva tremendamente minacciata, Sirius aveva una tale facilità a farsi amiche tra il gentil sesso che le veniva spontaneo chiedersi se presto non si sarebbe stancato di lei. Quello era un pensiero terribile.
- Ammetti che è stato infame da parte tua metterti a fare le fusa con un tuo ex? – insistette Sirius.
Quella punta di gelosia nella voce dell’uomo facevano però ben sperare, si convinse Cornelia. – Solo se tu ammetti che è stato altrettanto idiota puntare sulle più carine della compagnia.
Uno a uno palla al centro, e Sirius detestava non essere in vantaggio.

Capitolo ventuno: sottile è il ricatto di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

O siete scomparse tutte o il capitolo non era degno di noi :P. Be', ci riproviamo, e speriamo che Nel che mette alla strette Sirius sia di vostro gusto! Fateci sapere!

Capitolo ventuno: sottile è il ricatto

In pochi giorni la nuvola temporalesca era passata, ed tutti e due avevano deciso di scendere a patti con l’infantilismo dell’altro.
- Sai Sirius, pare tu abbia avuto successo in famiglia. – dichiarò Cornelia una mattina di due settimane dopo il fattaccio di Manchester. Buttò lì la frase con fare molto casuale, attendendo che il pescecane abboccasse, mentre mescolava pigramente il suo caffè. Vanitoso com’era…
- Ah sì? I tuoi non stanno pensando di rinchiudermi da qualche parte? Tuo fratello non è deciso a farmi fare una pessima fine? – chiese Sirius, vagamente lusingato. – Perché James mi prende ancora in giro. O meglio, ride solo quando mi vede…
- E’ il genere di cose che ti dicono di solito? – rise lei. – Non ti conoscono abbastanza bene ancora…
- In genere non arrivo ad incontrare i genitori così presto. – confessò il mago, evitando di aggiungere che, di quando in quando, quei piacevoli incontri non erano stati propriamente pacifici. – Ad ogni modo ora devo scappare, o Scrimgeour mi fa la pelle.
- Come tappeto non ti ci vedo. – aggiunse, sporgendosi per baciargli la guancia.
Quando quella sera Sirius tornò a casa, intuì subito che qualcosa non andava. Istinto canino a parte, l’insolito profumo che si spandeva persino sul pianerottolo del suo appartamento era un indizio da non sottovalutare.
Entrò silenzioso, abbandonando distrattamente il mantello sul divano e dirigendosi quindi verso la cucina. Si affacciò sospettoso, quindi trasalì, vedendo proprio ciò che aveva temuto.
- Nel?!
Un’insolita Nel comprensiva di grembiule si voltò verso di lui; subito assunse un’espressione piccata.
- Che ci fai qui tu?
- Ci vivo, - fu la sua risposta, mentre osservava sconcertato la sua povera cucina, ormai più simile ad un campo di battaglia. Mosse un paio di passi all’interno, evitando una strana macchia marrone e nera sul pavimento.
- Intendevo che ci fai qui così presto, - ribatté lei, guardando l’orologio. - Il tuo turno non finiva tra mezz’ora?
- Giornata fiacca, sono uscito prima sperando di potermi rilassare un po’ in casa mia. Suppongo di dover cambiare programma, giusto? E, a tal proposito, che ci fai tu qui? - le chiese, prima che potesse interromperlo.
- Cucino, - fu la sua laconica risposta, mentre tornava ai fornelli.
- Lo vedo, - replicò Black, avvicinandosi e studiando il contenuto di una delle pentole con fare sospettoso. - È proprio questo che mi puzza.
Nel sbatté gli occhi, stupita.
- A me pare abbia un buon profumo.
Sirius alzò un sopracciglio e Nel gli sorrise con fare innocente.
- E questo mi puzza ancora di più. Di la verità, è avvelenato?
Il sorriso fu subito sostituito da un’espressione indignata.
- Black ingrato! È con questa fiducia che ripaghi la tua amorevole ragazza che ti prepara la cena?
- Amorevole come un boa constrictor potenziato dal veleno di una manticora, sì. - Ribatté sarcastico. - Sul serio, Nel, che succede? Hai ucciso la Skeeter e vuoi chiedermi di coprirti?
L’indignazione sul suo viso s’intensificò.
- Mi credi così ingenua da uccidere quella… donna senza prima costruirmi un alibi e, soprattutto, pensare a come far sparire il corpo?
Lui ci pensò su.
- In effetti non avresti di certo bisogno del mio aiuto, per quello.
- Appunto.
- Insisti comunque nel dire che hai ridotto la mia cucina ad una discarica senza nessuno scopo strano?
- Volevo solo prepararti la cena, - confermò.
L’altro sopracciglio di Sirius scattò a sua volta verso l’alto; Nel si morse il labbro.
- Sì, beh, forse mi servirebbe anche un favore.
Black batté le mani, soddisfatto.
- Lo sapevo! E deve essere anche bello grosso per abbassarti ad interpretare la brava donna di casa!
Nel abbandonò il mestolo per puntare gli occhi sul suo rag… insomma, su Sirius. Si morse di nuovo il labbro.
- Beh, Connie mi avrebbe chiesto di accompagnarla a fare shopping pre-natale sabato.
Sirius scoppiò a ridere.
- Spero non crederai seriamente che vi accompagni.
Lei sbuffò.
- Mai nemmeno minimamente pensato. Anche perché io sabato ho un impegno con Lud, e non ci penso proprio ad annullarlo.
- Sorella amorevole, non c’è che dire, - la prese in giro. - E io che c’entro con tutto questo?
Nel sorrise sorniona, e un campanello d’allarme risuonò nella mente di Sirius. Rimase perfettamente immobile mentre lei gli circondava il collo con le braccia, sorridendogli rassicurante. Istantaneamente, Sirius desiderò di essere ad uno dei vecchi e cari duelli all’ultimo sangue con un Voldermort indemoniato.
- C’entri eccome, tesoro caro, - iniziò a dire - Perché, vedi, ci andrai tu.
La prima reazione che Sirius ebbe alla notizia fu quella di scoppiare a ridere in faccia a ‘Quella lì’.
- Davvero molto divertente, Nel. Per un attimo ti ho quasi creduto, sai?
- Oh, ma io non sto scherzando.
Sirius ghignò.
- Andiamo Nel, non vorrai seriamente mandarmi a fare shopping con Connie, vero? Con una Connie incinta e quindi potenzialmente letale, per di più.
Lei parve seriamente indignata.
- Non mi crederai sul serio così crudele, Black!
- Non voglio nemmeno immaginare gli abissi di crudeltà in cui può sprofondare una donna, volendo. Soprattutto quando ha il tuo patrimonio genetico.
Nel fece una smorfia.
- La tua mancanza di fiducia mi offende. Non manderei nemmeno il Signore Oscuro in persona a fare spese da solo con mia sorella incinta e in preda agli ormoni impazziti, se fosse ancora vivo.
- E la Skeeter?
- … Lei è un caso a parte.
- Crudele.
Sorrise felice.
- Grazie Sirius, mi fai arrossire.
Lui sbuffò.

- Non cambiare discorso, comunque. Che significa che ci andrò io, allora? - Beh, come ti ho detto non ti lascerei mai nelle grinfie di Connie nelle sue attuali condizioni…
- Ti pregherei di non lasciarmi mai nelle sue grinfie, indipendentemente dalle sue condizioni fisiche.
- Tra l’altro, - continuò, ignorandolo. - Sono riuscita a convincerla che, essendo incinta, non dovrebbe fare certi sforzi.
- Ci tieni proprio all’impegno di sabato, eh?
Lei sfoderò la sua migliore espressione angelica.
- Ma che dici, Sirius? Sono solo preoccupata per la mia sorellina.
Black ghignò.
- Certo, come no. Ancora però non mi hai detto come posso essere coinvolto, se l’hai davvero convinta a desistere.
- Beh, sai com’è fatta Connie: se si mette in testa qualcosa non la smuovi più.
- E allora? Dovrei andare in giro in cerca di tutine per neonati da solo?
- Non sottovalutare la mia intelligenza, Black! Non sarei mai così stupida da affidarti l’acquisto del corredino per mio nipote.
- Grazie al cielo…
- Infatti ci andrai con John.
Sirius strabuzzò gli occhi.
- John? Quel john? Lo stesso che ha sposato e procreato con la tua pericolosa e potenzialmente letale sorella? Quel John?
Lei gli stropicciò il naso tra pollice e indice.
- Bravissimo, Felpy! Vedi che quando vuoi sai essere intelligente?
Sirius scansò la testa e le lanciò un’occhiataccia.
- Scordatelo!
- E invece ci andrai.
- No.
Lei sorrise sadicamente.
- A Connie non piacerà, sai?
- E con ciò?
Il ghignò della donna si allargò.
- Sai, Connie all’ultimo pranzo si è fissata di far conoscere meglio tu e John. Essendo gli unici uomini esterni alla famiglia, pensa che potreste sostenervi moralmente a vicenda. È da due settimane che insite con questa storia, e nella sua mente perversa vede sabato come un’ottima occasione di interazione. Conoscendo la tua probabile reazione, mi ha chiesto di riferirti che, nel caso in cui ti rifiutassi, ha già pronta per te una sorpresa che, testuali parole, adorerai alla follia.
Sirius sentì un brivido percorrergli la schiena.
- Ho paura a chiederti cosa.
- Oh, niente di che. Solo, si è talmente divertita all’ultimo pranzo di famiglia che non vede letteralmente l’ora di farne un altro. Qui.
Sirius sbiancò istantaneamente.
- Spero tu stia scherzando.
- Affatto, Sirius caro.
- E chi le dice che io accetterei?
- Sirius, dovresti ormai sapere che quando Connie vuole qualcosa la ottiene, a costo di sfiancare moralmente e fisicamente la sua vittima sacrificale di turno.
- E mi lasceresti nelle grinfie di quella donna? chiese, sfoderando la sua migliore espressione da cucciolo abbandonato. Seppe che non aveva funzionato nell’esatto momento in cui Nel strizzò gli occhi e sfregò il naso col suo.
- Sempre più sveglio il mio Felpy! Bravissimo!
- Sei sadica!
- Grazie caro, mi lusinghi immensamente. - Rispose lei. - Dieci del mattino precise davanti al ‘Paiolo Magico’. Puntuale, per favore; John odia i ritardatari.
- Magnifico. - Mugugnò Sirius, mentre Nel lo abbandonava per tornare ai fornelli. Improvvisamente, sperò che qualche mago oscuro decidesse di fare una puntatina a Londra, quel week end.
- Tutto bene?
Sirius alzò pigramente la palpebra destra, fissando l’occhio sul suo – almeno presunto – migliore amico. Alzò anche l’altra, valutando il da farsi: conosceva James da abbastanza tempo da sapere che dietro a quella sua innocente domanda si nascondeva sicuramente qualcosa. Qualcosa di brutto. Per lui, ovviamente. Le soluzioni erano solo due: ignorarlo, il che sarebbe stato come un’ammissione di colpevolezza che l’avrebbe portato ad essere tormentato ad oltranza da quella scimmia travestita da mago, oppure assecondarlo, assicurandosi sfottò certi per il resto della settimana. L’opzione menzogna non la prese nemmeno in considerazione: purtroppo per lui, James non era un idiota. O meglio, lo era, ma non così tanto; non ci sarebbe mai cascato. Alla fine, decise per un compromesso.
- Sabato accompagno John a fare spese per il bambino, - spiegò, senza dare all’evento eccessiva importanza. - È un po’ una scocciatura ma mi spiaceva lasciarlo solo nelle grinfie di Nel.
Sistemò i documenti che aveva sulla scrivania, ignorando deliberatamente l’occhiata canzonatoria di James. Chissà perché, qualcosa gli diceva che non ci era cascato.
- E ti sei offerto volontario? Tu? Con il marito di Connie?
- Che vuoi farci, - ripose, alzando le spalle. - Considerala la mia buona azione annuale.
Per tutta risposta, James scoppiò a ridere.
- Che succede?
Sirius alzò gli occhi al cielo: ci mancava solo Lily, al momento. James guardò la consorte, cercando di calmare le risate.
- Nel ha ricattato Sirius. - Annunciò, continuando a ridacchiare. - Ancora non so in che modo, ma l’ha convinto ad accompagnare il cognato a fare shopping. Cielo, la stimo sempre di più. - E riprese a ridere, mentre Sirius sbuffava sonoramente.
- Rompiscatole. - Mugugnò, contrariato. Lily lo guardò pensierosa, quindi gli poggiò una mano sulla spalla.
- Stavolta ti ha messo all’angolo, eh?
- Ha usato Connie e un pranzo di famiglia a casa mia come minaccia. - Spiegò, piccato. Lily emise un fischio.
- Però. Ha usato l’artiglieria pesante, eh?
- Eh.
- Povero, povero Sirius. - Lo prese in giro James, dandogli una manata sulla spalla. - Ti sei trovato una bella gatta da pelare con questa, eh? - e riprese a sghignazzare. Lily assottigliò gli occhi.
- Ridi di meno, James caro, - disse. - E ricorda che tu, sabato mattina, dovrei tagliare l’erba del giardino e potare le piante. Sembra di stare in una giungla, ormai, altro che a Godric’s Hollow!
James la guardò con un convincente sguardo da cucciolo abbandonato.
- Ma Lily, tesoro…
- Non provarci, James. - Lo ammonì. - Niente ‘Lily tesoro’. La falciatrice ti attende. E non osare usare la magia in mezzo al nostro quartiere! È pieno di Babbani, lì!
- Ma…
- James, devo forse ricordarti cosa perdi se non lo fai? - lo minacciò, alzando un sopracciglio in modo eloquente. James chinò il capo, sconfitto, e Sirius ridacchiò.
- Grazie. - Mimò con la bocca in direzione della donna. Lily sorrise compiaciuta.
- A buon rendere. - Mormorò, andandosene.
Sirius si voltò quindi verso James, ancora imbronciato, e ghignò sadicamente.
- Ti odio. - Borbottò l’amico.
- Lo so, caro, - lo canzonò Sirius, mettendosi comodo sulla sedia. - Odi che sia io a spuntarla sempre.
Fu il turno di James di ghignare.
- Tranne con Nel, a quanto pare. - Sirius alzò un sopracciglio. - Ma che vuoi farci, d’altronde le donne sanno sempre come prenderci.
- Già, e tu lo sai bene, dato che ne hai sposata una.
- Touché. Ma almeno io non devo frequentare la sua famiglia. La tua, invece, ha fratelli, sorelle e pure cognati vari.
Sirius sbuffò.
- Oh beh, la moglie di Conrad mi è parsa normale, a pranzo,- meditò. - John è l’incognita tra i due: insomma, ha sposato Connie, non so se rendo. Dev’essere un pazzo, oppure un santo!
- O entrambi, magari.
- Eh, - mugugnò Sirius. James gli diede qualche pacca rassicurante sulla schiena.
- Su, su, Felpato, pensa positivo: sarà solo per poche ore. Non potrà andare così male, no?
Sirius alzò gli occhi al cielo, sbuffando.
- Prega che non siano le ultime parole famose della situazione, Ramoso, o farò in modo di farti falciare prati ogni week-end fino alla fine dei tempi. - E lo colpì sulla nuca con i documenti, dirigendosi verso l’ufficio di Scrimgeour per consegnare il rapporto dell’ultima missione. E che Merlino gliela mandasse buona, per una volta!




Capitolo ventidue: a spasso col nemico di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Ehi, siamo tornate! Fateci sapere come stiamo andando, che siamo curiosissime! Un bacione

Capitolo ventidue: a spasso col nemico

Quel sabato, Sirius parcheggiò Bristol davanti al Paiolo Magico alle nove e cinquantasette precise: in fondo, ancora non conosceva il suo avversario odierno e, in caso di fallimento totale dell’operazione ordita da Connie, meglio evitare di dargli una scusa a cui aggrapparsi per colpevolizzarlo.
Si guardò intorno, in cerca del cognato di Nel, ma di lui nessuna traccia. Sospirò pesantemente e poggiò le braccia sul manubrio, decidendo di aspettare con pazienza l’arrivo di John. Non che avesse qualche altra scelta, ovviamente.
Le persone gli passavano accanto con la calma del week-end, quando per la maggior parte della gente non c’è la necessità di correre in ufficio e i ritmi di vita sono più lenti. Solo raramente notava uomini in giacca, cravatta e ventiquattrore, o donne in tailleur e tacchi alti, che sfrecciavano per la strada come se avessero Voldermort – o il capoufficio – alle calcagna. Improvvisamente, per la prima volta da che aveva iniziato a lavorare, Sirius si ritrovò ad invidiarli. Fu in quel momento che capì di aver veramente toccato il fondo. E, a dirla tutta, non aveva decisamente voglia di iniziare a scavare. Non ancora, almeno.
‘Andiamo, Sirius, non fare l’idiota: è soltanto un uomo, per l’amor di Godric! Hai sopportato i tuoi genitori per sedici anni, cosa vuoi che sia farlo con un Babbano per mezza giornata?’ Come a confermare la sua risoluzione nuova di zecca, raddrizzò la schiena e guardò l’orologio: le dieci e venticinque. E meno male che John non amava i ritardi! Sbuffò silenziosamente, allungando le gambe sul manubrio e stravaccandosi comodamente. Stavolta, però, non dovette aspettare molto, perché nemmeno cinque minuti dopo sentì qualcuno chiamarlo dall’altro lato della strada. Voltò la testa giusto in tempo per vedere l’incriminato quasi – molto, molto quasi – cognato che agitava un braccio per attirare la sua attenzione e controllava che non arrivassero automobili per attraversare. Pochi secondi dopo, John si fermò davanti a lui, ansimando appena e poggiandosi con la mano a Bristol. Sirius aggrottò la fronte: amava la sua moto in maniera maniacale, e concedeva solo a poche, rare persone – più che altro ragazze – di avvicinarvisi a meno di due metri. Sinceramente, l’idea di un semi-sconosciuto a stretto contatto con Bristol non gli piaceva granché.
- Scu-Scusami tanto, Sirius, - ansimò intanto l’altro. - Ci sono stati dei contrattempi a casa.
- Tutto bene?
L’altro annuì, risollevandosi.
- Connie. - Disse, semplicemente.
Sirius lo guardò comprensivo.
- Ormoni.
John annuì.
- Te lo dico di cuore, Sirius: prega che Nel non rimanga incinta. Mai.
Sirius lo guardò a metà tra l’indignato e il terrorizzato: Nel? Incinta? Che Merlino lo colpisse con il bastone, se fosse successo!
- Non sono ancora così autolesionista, non temere. Senza contare che, se mi capitasse una femmina, sarei circondato e in pericolo costante vita natural durante. E, detto tra noi, alla mia pellaccia ci tengo ancora.
John ridacchiò.
- Te lo auguro, allora. Ma ricorda: mai dire mai, Sirius.
Sirius gli lanciò un’occhiataccia di nascosto, mentre l’altro osservava più da vicino la sua moto: ma che, ora era pure un menagramo.
- Cielo, è davvero una Harley, Sirius? - chiese poi, alzando gli occhi ammirato.
Improvvisamente, la considerazione di Sirius verso il quasi cognato raggiunse picchi mai visti. - Ti interessano le moto, John?
L’altro si limitò ad annuire, riportando gli occhi sul veicolo.
- Ho una Sportster, ma sono anni che non la guido.
- Come mai?
- Due parole: Connie. Matrimonio.
- Oh. Condoglianze. - Disse, poggiandogli una mano sulla spalla: lui non riusciva ad immaginarsi senza Bristol. John doveva essere veramente un uomo distrutto. Interiormente, si ripromise di non permettere mai ad una donna di mettersi tra lui e il suo amore.
- Grazie, Sirius. - Rispose l’altro, sull’orlo della commozione.
- Se ti può essere di conforto, un giorno o l’altro potresti provare Bristol. Non sarà la stessa cosa, però…
Sirius si interruppe, notando il capannello di persona che si era formato intorno a loro. Si guardò attorno, subito imitato da John; con orrore, gli parve di cogliere un paio di “Ma che carini!” da parte di due ragazzine, un - Sarà una dichiarazione? - e perfino un paio di indignati - Fare certe sceneggiate in pubblico. Che screanzati! Aaah, ma ai miei tempi… da parte di un paio di vecchie signore sulla loro sinistra. Improvvisamente, gli venne caldo. Tanto, tanto caldo.
- Ehm, John, non vorrei dirtelo, credimi, ma mi pare che ci stiano…
- … Osservando come animali da laboratorio? Sì, l’avevo vagamente notato. Credo sarebbe meglio…
- … Andarcene a fare shopping pre-natale? - E qui sì morse la lingua, sentendo un sospiro da parte di una delle ragazze di prima e un - Oooh, hanno anche adottato un bambino! Ma che carini! - che gli fece venire i brividi. Le nuove generazioni erano davvero, davvero strane; si ripromise di avvertire James di fare attenzione a non mettere strane idee in testa ai pargoli.
John, accanto a lui, tossicchiò appena per richiamare la sua attenzione, e Sirius si riscosse, si guardò attorno e quindi avanzò verso il Paiolo Magico, seguito a ruota dall’altro. Tom, da dietro al bancone, lo salutò sventolando lo straccio con cui stava pulendo un bicchiere, e Sirius ricambiò con un cenno.
- Vieni spesso qui? - chiese John, guardandosi sospettosamente intorno mentre attraversava il locale: c’era entrato poche, pochissime volte da quando aveva scoperto che sua moglie era una strega, e ancora non riusciva ad abituarsi del tutto a quello strano, vagamente inquietante barista.
- Abbastanza, sì. - Fu la laconica risposta di Sirius mentre uscivano sul retro e si accingeva a contare i mattoni per trovare quello giusto da colpire con la bacchetta.
Pochi secondi dopo camminavano tra il flusso di maghi e streghe che affollava Diagon Alley in quel giorno libero.
-Mmmh… Qualche idea su dove dovremmo andare? - chiese debolmente Sirius, osservando di sfuggita i negozi mentre ci passavano davanti.
- Uh-uh, - borbottò l’altro, dirigendosi a passo spedito verso un punto preciso della via.
- Quando Connie era incinta di Richard ha voluto assolutamente andare da ‘ Les petits infants’.
- Oh cielo.
- Lo conosci?
- Solo per sentito dire; James me ne ha parlato ai tempi in cui Lily aspettava Harry. A quanto pare l’ha portata una volta, giusto per dare un’occhiata, ed è stato il delirio: è tornato a casa pieno di vestitini cambia colore, cuffiette con orecchie da topo di peluches incorporate, bavaglini autopulenti e copertine pizzate, senza contare la culla auto dondolante e termoregolatrice. Il suo povero portafogli non è più stato lo stesso, dopo quel giorno. Ogni tanto ha ancora gli incubi su quel posto.
- Capisco perfettamente. Senza contare la musica di sottofondo.
- Quale, la ninna nanna infinta che ti fa solo desiderare di avere un cuscino a portata di mano per poter dormire in pace?
- Esatto. All’inizio è piacevole, ma dopo tre ore di shopping in compagnia di tua moglie… beh, non lo è più, fidati.
Sirius gli diede qualche leggera pacca sulla schiena, comprensivo: cielo, proprio non invidiava gli uomini sposati e con prole.
- Eccoci qui. - Se ne uscì poco dopo John, fermandosi davanti ad una vetrina, rassegnato. Sirius alzò gli occhi, curioso, per pentirsene subito dopo: esposti al pubblico stavano infatti culle multicolori e dal design vittoriano, con tendine di pizzo e copertine coordinate; un bambolotto semovente impersonava un eventuale neonato, e gettava sorrisi leziosi a destra e a manca, intenerendo un paio di streghe alla loro destra, che gongolarono, deliziate. Sirius rabbrividì, e non solo interiormente. Arrischiò quindi un’occhiata all’insegna, con la scritta azzurro bebé su rosa confetto circondata da nuvolette bianche e orsacchiotti appesi a palloncini. Il tutto, ovviamente, animato grazia alla magia.
- Ehm… Beh, suppongo che ora dovremmo… Uhm… -Sirius si interruppe, dubbioso.
- Entrare, sì… - confermò John, riluttante quanto lui. - In fondo, siamo qui per fare acquisti, no?
- Ah-ah. - Confermò, sospirando. - Prego allora, dopo di te. - Disse, facendo un passo di lato per farlo passare: certo, l’avrebbe seguito, ma non sarebbe stato lui a fare il primo passo oltre la soglia dell’Inferno in Terra. John sbuffò leggermente, scrollando rassegnato le spalle.
- Oh beh, andiamo allora. - Borbottò, facendosi avanti. - In fondo, è solo un negozio per bambini. Che vuoi che sia? - Sirius si chiese vagamente se pensava davvero di risultare convincente con quel tono da funerale che aveva usato.
- Assolutamente d’accordo con te. - Rispose però, seguendolo a ruota.
L’interno del negozio non era però come se l’era immaginato: se possibile, era perfino peggio. Prese tra le punta delle dita un biberon auto riscaldante e lo guardò come se fosse infetto: seriamente, come potevano pensare che lui avesse una seppur vaga idea di come destreggiarsi in mezzo a quel marasma di… aggeggi per neonati?
Mentre entrambi si guardavano attorno senza sapere esattamente cosa fare, una commessa si avvicinò loro a tradimento, facendoli sobbalzare.
- Salve signori, sono Amelia. Posso fare qualcosa per voi?
Sirius la squadrò apertamente: era sulla cinquantina, piuttosto bassa e pienotta, con un sorriso a trentadue denti che le occupava l’intero volto. Sembrava innocua, ma qualcosa, dentro di lui, gli disse di stare bene sull’attenti: la vita gli aveva insegnato che più una donna sembrava inoffensiva, più era da temere.
- Ehm, a dire il vero noi… - tentò debolmente John, guardandolo in cerca di un’ancora di salvezza.
- Vorreste guardarvi un po’ intorno, vero? - lo anticipò, allargando ancora di più il sorriso; invece che sentirsi rassicurato, Sirius percepì un brivido percorrergli la spina dorsale. Li squadrò attentamente qualche secondo, gli occhi luccicanti, e il mago fu colto da uno strano senso di deja-vù. Spalancò gli occhi rendendosi conto del motivo: quella donna li guardava nello stesso modo in cui li fissavano le ragazzine fuori dal Paiolo Magico. Quelle che li avevano scambiati per un’allegra coppia gay. Voleva morire.
Fissò preoccupato John, e si rese immediatamente conto che anche il Babbano aveva colto gli stessi segnali. Urgeva allontanarsi da quella donna, immediatamente.
- Come siete carini.
Oh, no.
- Perdersi l’uno negli occhi dell’altro in quel modo, incuranti degli sguardi altrui. Ah, se solo il mio povero marito – riposi in pace – fosse stato altrettanto appassionato quand’era in vita… - Si asciugò una lacrimuccia con l’indice e sospirò, perdendosi qualche istante nei suoi pensieri. Sirius era sconvolto.
- Ma… Ma…
- Scusatemi, signori. Mi sono persa un attimo nei miei ricordi. - Si riscosse e si ristampò un largo sorriso in volto. “Ora sono tutta per voi: non temete, mi mostrerò solo la merce migliore del negozio. Un bambino con due genitori che si amano così tanto, e che lo amano in modo altrettanto intenso, deve avere solo il meglio.
E prima che Sirius o John potessero protestare, anzi, prima ancora che potessero recepire effettivamente il messaggio insito in quelle parole, Amelia agguantò il Babbano, obbligandolo a seguirla. - Venga pure, le mostro gli ultimi arrivi dalla Francia, signore. Sono certa che li amerà alla follia, sono così… così… adorabili! - e concluse con una risata tintinnante. Sirius sospirò pesantemente, seguendoli a ruota con le mani nelle tasche, segnandosi mentalmente di farla pagare alla sua adorabile fidanzata, una volta giunto di nuovo a casa. Ancora non sapeva come, ma l’avrebbe fatto. Oh sì.
- Queste copertine vengono direttamente da Parigi. - stava intanto dicendo Amelia, sorridendo leziosa. - Ricamata a mano dalle fate, auto pulente e auto riscaldante, cambia colore a seconda dell’umore del neonato.
John la fissò stranito.
- A seconda dell’umore? E perché?
Lei lo guardò come se provasse pena per lui. Probabilmente, rifletté Sirius, ne sentiva davvero.
- Per conoscere nel dettaglio i suoi stati d’animo.
- Stati d’animo? Ma è un neonato! Al massimo avrà problemi a fare il ruttino dopo pranzo!
Amelia li fissò indignata.
- I neonati hanno un ventaglio emotivo vastissimo. Comprenderlo è il modo migliore per fare in modo che cresca bene e senza problemi. L’incantesimo di cui è dotata questa copertina vi sarà di grandissimo aiuto in questo. - Lo disse con un tono talmente ovvio che li fece vergognare come ladri per non averci pensato da soli.
- La prendo. - Si arrese John, facendo ricomparire un sorriso radioso sul volto di Amelia.
- Ero certa che avesse a cuore gli interessi di suo figlio, signore. - Proclamò, piegando la copertina e mettendogliela tra le mani insieme ad altre due. Sirius si appuntò di assumerla immediatamente, nel caso avesse aperto un negozio. Aveva del talento nelle vendite, quella donna. -Ora, se volete seguirmi, vi mostro le culle.
I due uomini la seguirono, rassegnati, mentre lei pareva camminare ad un metro da terra; una volta giunti a destinazione, si voltò verso di loro e indicò una culla bianca, ridacchiando. In un certo senso, Sirius la trovò inquietante. Decisamente.
- Questo gioiellino è giunto proprio ieri dall’Italia. - Spiegò, come se si trovassero davanti ad una Harley invece che ad una banalissima culla. - Il dondolamento è a innesco magico, e parte ogni volta che il bambino inizia a piangere. È la prima culla magica in cui trova spazio anche la scienza Babbana: seguendo i dettami della cromoterapia tanto di moda tra di loro, il colore cambia a seconda dei momenti della giornata e delle necessità del bambino; per esempio, ad accompagnarlo nel sonno ci sarà sempre un rilassante azzurro, mentre…
Sirius si disconnesse automaticamente mentre la donna iniziava una lunga, contorta, assurda tiritera sui vari colori e sui benefici che essi potevano portare sull’organismo di una persona. Trovava tutto ciò assurdo: era un neonato, cosa poteva interessagli di cromacosa e aggeggi vari? L’importante per lui sarebbe stato mangiare e dormire. E avere pannolini nuovi sempre pronti per l’uso. In fondo, i neonati non facevano molto altro, no? Al massimo, qualche gorgheggio quando erano contenti.
Gettò un’occhiata a John, accanto a lui, e ciò che vide lo rincuorò: l’uomo fissava Amelia con sguardo sperso, come se non capisse nemmeno lui l’utilità di tutte le funzioni che la strega gli stava snocciolando sulla culla.
Lo shopping prenatale continuò per almeno un’altra ora, in cui Amelia insistette per mostrare loro ogni singolo oggetto presente in negozio. Fu una tortura. Atroce. Nel avrebbe dovuto subire la sua punizione senza un lamento, questa volta.
Quando alla fine la strega li lasciò finalmente andare – dopo aver consegnato un sacco di pacchi e pacchetti e un conto che fece impallidire entrambi – Sirius si sentiva stremato, sia psicologicamente che fisicamente. Grazie a Merlino, non aveva pargoli: piuttosto che rimettere piede in quell’Inferno, avrebbe baciato Voldermort. Anzi, Mocciosus. E che non si dicesse che non aveva spirito di sacrificio, eh!
- Credo di aver bisogno di qualcosa di forte. - Mormorò John, sconvolto quasi quanto lui. Sirius gli diede una pacca sulle spalle e annuì meccanicamente.
- Paiolo Magico?
- Direi che anche per me è giunto il momento di metterci piede da cliente, sì. - Sirius annuì meccanicamente e si diresse verso il pub, inspirando a pieni polmoni l’aria fresca di Diagon Alley. Qualcosa gli diceva che quella giornata era ben lungi dall’essere terminata. Non seppe se mettersi a ridere o a piangere.

I due uomini raggiunsero il Paiolo Magico quasi in trance ma senza particolari problemi, se si esclude la strega che urtò contro Sirius ad un certo punto, rischiando di mandarlo col sedere a terra. Come risultato, dieci minuti dopo Tom poggiò davanti a loro due boccali di Burrobirra, studiando pensieroso la loro aria abbacchiata.
- Siete andati ad un funerale, Sirius?
- Più o meno, Tom. Più o meno… - Borbottò lui a bassa voce, facendo ruotare lentamente il boccale. John, davanti a lui, annuì stancamente. Tom invece si limitò a lanciare loro un’occhiata confusa; probabilmente avrebbe chiesto altro, come da migliore tradizione dei baristi, ma la voce di un altro avventore lo riportò alla realtà e si allontanò in fretta: dopotutto, il giovane Black era sempre stato un po’… particolare, diciamo.
- Allora… - buttò lì John dopo qualche minuto di silenzio, fissando assorto il suo boccale. - Che te ne pare dello shopping pre-natale? Divertito.
- Oh, un mondo. Credevo si notasse.
- Oh sì, hai proprio l’aria di un uomo che non vede l’ora di rifarlo per i propri pargoli. Nel ne sarà entusiasta.
- Nel sarà fortunata ad uscire incolume dalla mia tremenda vendetta, stasera.
- Rischia la vita?
- Probabilmente. Ancora non so ancora come, ma per quello è solo questione di tempo, puoi credermi. - Concluse, bevendo un sorso; John ridacchiò.
- Povera Nel, non vorrei essere nei suoi panni.
- Così impara. Merlino, è stata un’esperienza traumatizzante!
- La prima volta lo è sempre. - Confermò seriamente l’altro.
- E pure la seconda, mi pare. - Lo sfotté, inarcando un sopracciglio e ghignando. - Hai l’aria sconvolta; sembri un uomo appena tornato dall’Inferno. E dire che dovresti essere vaccinato, ormai.
- Oh, ma non è stato il negozio il mio trauma giornaliero. È stata Amelia.
Sirius rabbrividì istintivamente. - Comprendo: quella donna è spaventosa.
- Connie, a confronto, è un angelo. E se lo dico io, che ci vivo assieme, puoi credermi.
- Oh beh, non si può dire che tu sia molto affidabile nei giudizi. In fondo, ti ricordo che Connie l’hai sposata; qualche istinto autolesionista devi averlo per forza. Senza offesa, eh.
John ridacchiò, bevendo.
- Chiunque si sposi è un po’ autolesionista, Sirius. Nessuna offesa comunque, non temere: so anch’io che Connie non è la donna più facile con cui avere a che fare.
- No, decisamente no.
- Caratteristica Lethifold: trovami un solo appartenente a quella famiglia completamente normale, e ti offro questo giro.
Sirius alzò entrambe le mani, arrendendosi.
- Non ci provo nemmeno, guarda; quelli sono tutti pazzi.
- E tu ti sei innamorato di una di loro. - John sorrise furbescamente mentre vedeva Sirius sussultare appena: colpito e affondato. - Complimenti per la coerenza.
- Mai escluso la possibilità. Ho semplicemente esposto un dato di fatto. - Ribatté sulla difensiva. - Senti chi parla, poi.
- Touché. - Ridacchiò. - Ma che devo dirti, Sirius: al cuor non si comanda, no?
- Così pare. - Bevve un altro lungo sorso, quindi lo squadrò per bene. - Come hai incontrato Connie? Voglio dire, io Nel l’ho conosciuta ad Hogwarts; tu come?
John lo guardò un attimo solo prima di scoppiare a ridere senza ritegno; Sirius inarcò un sopracciglio, confuso.
- Ho detto qualcosa di strano?
John fece qualche respiro profondo, calmandosi, e si asciugò un lacrima.
- No, no. Solo che il nostro primo incontro non è stato propriamente, come dire, convenzionale. - Ridacchiò. - No, per niente.
Sirius ghignò appena, sporgendosi verso di lui.
- Ora pretendo di sapere, Johnny caro.
- La storia è lunga.
Perché, hai forse fretta di tornare a casa dalla tua mogliettina in crisi ormonale, paparino dolce? - lo sfotté. John fece una smorfia, quindi bevve di nuovo e lo osservò con fare canzonatorio.
- Mettiti comodo, allora, botolo ringhioso. - Sirius gli lanciò un’occhiataccia, e anche John ghignò.
- Botolo ringhioso?
- Beh, a volte dai proprio l’impressione di un cane, Sirius. Non mi stupirei se, un giorno, scoprissi che hai una coda e sai scodinzolare. - Rise, e Sirius con lui: meglio non fermarsi a pensare che John non si era poi discostato tanto dalla realtà. Certo, la cosa dava a pensare: se lui somigliava ad un cane, James doveva somigliare ad un cervo, giusto? E i cervi avevano dei bei palchi di corna in testa, no? Forse era tempo di fare due chiacchiere con Lily, decisamente…
- Allora, questo aneddoto? - buttò lì, sviando il discorso. Si sistemò meglio sulla sedia, quindi fece un cenno a John, che si schiarì teatralmente la gola e iniziò a raccontare.


Capitolo ventitre: John e Constance di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Se c'è ancora qualcuno all'ascolto ci scusiamo per il ritardo DISUMANO! Ma ci siamo impegnate per farvi divertire sempre di più ^^

Capitolo ventitre: John e Constance

John non aveva mai amato particolarmente l’inverno: era freddo, umido e ti entrava nelle ossa per rimanerci fino ad estate inoltrata. Meglio la primavera, decisamente. Certo, questo non gli impediva di uscire con gli amici a divertirsi ogni volta che poteva. E anche se alcuni, malignamente, chiamavano quest’attività ‘fare gli idioti dietro ad ogni essere vivente dotato di un paio di tette’, rimaneva il fatto che John non vi avrebbe rinunciato nemmeno a causa di una tormenta di neve. E si sa, a Londra le tormente di neve non ci vanno giù leggere.
Quella sera, in particolare, stava aspettando un amico per una tranquilla serata al cinema: era un giorno feriale, in fondo; non poteva certo fare le ore piccole per poi addormentarsi in ufficio la mattina dopo. Guardò scocciato l’orologio, registrando il fatto che il ritardo di Matthew – l’amico di cui sopra – era aumentato a ventitre minuti esatti: un record perfino per lui. Lo avrebbe appeso a testa in giù al lampadario dell’ingresso, se solo avesse potuto.
Con la coda dell’occhio, sbirciò una ragazza che, poco distante da lui, si guardava attorno come preda di un’insolita frenesia. Era molto carina, si ritrovò a pensare, ed era palesemente più giovane di lui, anche se non avrebbe saputo quantificare con precisione di quanto. Probabilmente aspettava un ragazzo con cui, quasi certamente, stava da poco. Forse era addirittura la loro prima uscita, e lui non si stava presentando: si vedeva da come faceva scattare gli occhi azzurri da un lato all’altro dello spazioso atrio del cinema, attenta a cogliere ogni minimo segnale della presenza dell’altro. Sorrise mentre stringeva meglio i biglietti nella mano destra: Matthew si sarebbe arrangiato, in qualche modo; così, forse, la prossima volta sarebbe arrivato puntuale.
Le si avvicinò lentamente, colmando in pochi passi la distanza le li separava.
- Serata fredda, vero?
Lei lo ignorò completamente, continuando a guardarsi attorno, e John ghignò: aveva previsto qualcosa di simile, e di certo non si sarebbe dato per vinto per così poco.
- Il mio amico è in un ritardo spaventoso. - Buttò lì, infilandosi le mani in tasca e iniziando a spaziare l’atrio con gli occhi. - Tu chi stai aspettando? Un ragazzo? - Aveva evitato di proposito di aggiungere il possessivo alla domanda; chissà se se ne sarebbe accorta.
- Una specie.
Ah-ha, gli aveva risposto stabilendo un legame: ottimo.
- Come sarebbe a dire, una specie? Nel senso che non sei ben sicura del suo sesso?
La ragazza lo studiò di sottecchi un attimo, per poi distogliere subito lo sguardo e ricominciare a guardarsi attorno.
- Mmmh… Non credo di potertelo dire, sai?
- Perché no?
- Perché sarebbe un mezzo segreto, a dire il vero.
La fissò divertito: era un po’ stramba, d’accordo, ma almeno era certo che non si sarebbe annoiato.
Si chinò verso di lei, avvicinandosi leggermente, e sorrise notando che non si scostava: o era incredibilmente sicura di sé, o egualmente ingenua; in entrambi i casi, la cosa gli piaceva.
- Sei un agente segreto, per caso? - le sussurrò; sorrise ironica.
- Mi hai scoperta: sono la nuova partner di James Bond. Ora che lo sai, però, dovrò ucciderti, spiacente.
- Accidenti, sapevo che rischiavo la pelle rivolgendoti la parola. Non mi merito almeno un ultimo desiderio, prima di morire?
Lei sembrò rifletterci qualche secondo. - Dipende, - disse, infine. - Cosa vorresti?
John sorrise vittorioso e alzò i biglietti.
- Il film sta per iniziare e odio sprecare denaro inutilmente. Mi fai compagnia?
- Spiacente, no.
Il sorriso di John svanì all’istante: lo stava davvero rifiutando?
- Perché no?
- Perché sto aspettando qualcuno.
Lui sbuffò, scocciato.
- Sei qui da quasi un’ora. Mi pare ovvio che ormai, chiunque dovesse arrivare, non verrà. - Mi hai osservata per un’ora, quindi? È un po’ patetico, non trovi?
Colpito e affondato: a quanto pareva, la ragazza aveva la lingua avvelenata; interessante. Autolesionistico, forse, ma interessante.
- D’accordo, sono stato lievemente patetico, lo ammetto; ma non temere, non ricapiterà. Ora, per favore, gradiresti farmi compagnia?
Lei si voltò verso di lui e lo fissò dritto negli occhi. - Grazie, no. E ora, se permetti, il mio accompagnatore è arrivato. Buona serata. - Girò i tacchi e andò incontro ad un ragazzo alto e dai capelli neri. Si scambiarono qualche parola, quindi lei lo prese a braccetto – lui parve abbastanza scocciato dal gesto, notò – e si allontanò tra la folla. John ridacchiò tra sé e sé: davvero un peccato, quella tipa era parecchio stramba; si sarebbero divertiti insieme. Si scompigliò i capelli, mandando al diavolo Matt e entrando nella sala da solo: davvero, odiava i ritardatari, soprattutto quando lo portavano a fare figure del diavolo come quella. La prossima volta che l’avesse visto, l’avrebbe appeso al muro.

John non era mai stato tipo da credere nel destino: prima di tutto, era una cosa troppo stravagante per i suoi gusti decisamente più concreti; secondo, lo innervosiva l’idea di non avere il controllo della sua vita. Eppure, anni dopo, Connie avrebbe insistito a considerare il loro secondo incontro come il chiaro segno che loro erano stati destinati a conoscersi. Assurdo, forse, ma ormai John era fin troppo abituato alle stramberie di sua moglie per obiettare alcunché.
Fatto stava, comunque, che qualche giorno dopo la famosa scena del cinema, l’uomo stava tranquillamente passeggiando per Hyde Park, riflettendo su nulla di particolare, quando notò una faccia conosciuta sedere su una delle panchine del viale principale. Leggeva un libro senza molto interesse, e John le si fece incontro quasi senza rendersene conto. Le si fermò davanti e si chinò su si lei.
- Cosa vedo mai? La nuova partner di James Bond che interpreta la classica damina romanzesca che legge nel parco? Che strana visione, davvero.
La ragazza sospirò pesantemente, alzando gli occhi su di lui.
- Uh, il latin lover dei poveri. Ma qual buon vento. Che ci fai qui?
John ignorò deliberatamente l’insulto nemmeno troppo velato che gli aveva rivolto: forse, non le aveva esattamente fatto una buona prima impressione.
- Passeggio. Tu?
- Gioco a carte, non vedi? - rispose, tornando a leggere. Probabilmente riteneva chiusa la questione, ma John non era dello stesso parere: se avesse mollato per così poco, non sarebbe stato lui, in fondo.
- Cosa leggi di bello?
- Gli ultimi giorni di un condannato a morte.
Lui rimase un attimo spiazzato, quindi ghignò.
- Spero non sia un modo per dirmi di levare le tende, Damina.
- E chi lo sa… - mormorò lei, sospirando. - Anche se, pure se così fosse, dubito servirebbe a qualcosa.
- Stai forse insinuando che io sia insistente, Damina?
- Chi, io? Insinuare? Non lo farei mai… - e voltò pagina, tornando ad ignorarlo completamente. Se possibile, il ghigno di John si allargò ancora di più: probabilmente era il suo autolesionismo patologico a guidarlo, ma ormai non avrebbe mollato finché non avesse ceduto. O gli avesse piantato un tacco in fronte, a sua scelta.
Stava già aprendo bocca per chiederle una cosa qualunque quando un ragazzo che correva in loro direzione attirò la sua attenzione. Sembra abbastanza giovane – probabilmente sui quindici, sedici anni al massimo – e sembrava puntare dritto verso la panchina su cui Damina stava seduta. Sentendo avvicinarsi qualcuno, la ragazza alzò finalmente gli occhi dal suo libro. - Finalmente! Pensavo non arrivassi più, Connor!
- Non è certo colpa mia se c’è un traffico osceno in questa zona di Londra. - Ribatté lui, ansimante, una volta che l’ebbe raggiunta. - Come se poi tu avessi bisogno di farti venire a prendere: hai diciotto anni, ancora non capisco perché tu non abbia dato l’esame di Smat- - Connor! - lo ammonì lei con un’occhiataccia che non sfuggì a John. Lui parve capire chissà che, guardandolo di sottecchi, quindi lei riprese il controllo e continuò: - Prenderò la patente quando sarà il momento. Nel frattempo, - concluse, alzandosi e infilando il libro in borsa. - Scroccherò di buon grado i passaggi agli altri. Andiamo ora? Conrad, - calcò bene il nome, lanciando a John un’occhiata significativa, quindi continuò. - Ci starà aspettando.
Conrad, suppose John, era il tipo del cinema, il suo ragazzo. Chi fosse il ragazzino non avrebbe saputo dirlo, ma non era rilevante, al momento. Lo era più il fatto che ignorasse palesemente Damina, fissando lui incuriosito.
- Connie, chi è questo tizio?
D’accordo, era evidente che il politically correct non rientrava nel suo vocabolario. Bene. Ma, almeno, ora sapeva come si chiamasse la Damina; era in qualche modo confortante sapere che aveva un’identità.
- Nessuno, Connor. - Lo liquidò lei, facendo qualche passo avanti. - Ora andiamo.
- Oh, Conrad starà benone. - Ribatté, guardandola brevemente. - C’è Nel a fargli compagnia, e mamma e papà li raggiungeranno tra poco. Una sorella e un fratello in meno non lo ucciderà, anzi. - Tornò a concentrarsi su John, inclinando la testa di lato. - Allora, tu chi saresti? Il nuovo ragazzo di Connie? Uno spasimante insistente? E perché ghigni? È un tic o non hai tutte le rotelle a posto?
John ci mise circa tre secondi a decidere che il ragazzino era un rompiscatole. Dato che però era anche il fratello della Damina, forse non era il caso di esprimere il concetto ad alta voce, né di reagire come di solito faceva con quelli come lui. Inoltre, una cosa buona l’aveva fatta, seppur involontariamente.
- La seconda in entrambe le domande, suppongo. - Rispose, infilandosi le mani in tasca ed accentuando il sorriso vagamente sinistro. - Il ghigno è parte integrante del pacchetto, comunque.
Connor lo guardò assorto qualche secondo, come per valutarlo, quindi fece spallucce e parlò a sua sorella.
- Oh beh, te ne sono piaciuti di peggiori. Questo, almeno, sembra avere un cervello, al contrario di Josh Crimble. - John non mancò di perdersi l’accento su quel ‘sembra’, ma lasciò correre. Per il momento, almeno; avrebbe avuto il tempo di rifarsi dopo aver conosciuto meglio la sorella. E no, non stava affatto competendo con un moccioso; non era così immaturo. Più o meno.
Intanto Connor aveva dato una pacca sulla spalla di una Connie decisamente senza parole.
- Credo di poterti dare dieci minuti per liberarti definitivamente di lui o per saltargli addosso, come preferisci. - Piccola pausa, in cui parve riflettere attentamente su qualcosa. - A ben pensarci, magari contieniti: siamo in un luogo pubblico e ci sono bambini impressionabili, in giro. - La ragazza arrossì violentemente, schioccandogli un’occhiata assassina, ma lui l’ignorò, incamminandosi. - Cerca di non tardare, però, o Conrad potrebbe decidere di farti tornare a casa a piedi. Sai che non si farebbe particolari problemi. - E si diresse placidamente verso l’uscita del parco, mollandola là insieme a lui.
Lo seguirono con gli occhi alcuni secondi, quindi si arrischiò a parlare.
- Allora… Simpatico tuo fratello.
< Come un dito in un occhio, sì.
Uh, acida. Però era rassicurante che l’astio non fosse diretto a lui, per una volta. Grazie, fratellino!
- E così, Conrad, eh? - silenzio. Il suo ghigno s’allargò. - Sai che è patetico riparasi dietro il proprio fratello alla tua età?
Se gli sguardi avessero potuto uccidere, era certo che l’occhiata che gli lanciò l’avrebbe fatto.
- Avrò imparato da qualcuno.
- Impossibile. - Ribatté subito, cogliendo la frecciata. - È scientificamente provato che è necessario almeno un appuntamento perché le cattive abitudini di una persona vengano trasmesse ad un’altra.
- Oh beh, è un bene che io non creda alla scienza, allora.
- Eretica. - La prese in giro.
- Mi ferisci, oh simpatico sconosciuto.
- Sono simpatico quindi, eh? Che ti dicevo?
Lei sbuffò, ma poté intravedere un mezzo sorriso incurvarle l’angolo della bocca.
- D’accordo, mi sono espressa male. Ritentiamo: mi ferisci, oh inutile sconosciuto. Meglio?
- Ehi, hai fatto una battuta mentre mi insultavi! Stiamo migliorando il nostro rapporto, vedi?
Lei alzò gli occhi al cielo, facendo qualche passo verso l’uscita del parco.
- Addio, inutile sconosciuto. A mai più rivederci.
Lui la seguì, ridacchiando interiormente.
- Non mi piace come saluto, sai? Sembra quasi che non ti debba più rivedere, Damina.
- Sì, il concetto base è quello.
- Andiamo, so che ti sto simpatico, Damina. Perfino tuo fratello mi approva: secondo lui sono un bel ragazzo con un cervello, no? Quando ti ricapita una simile perfezione?
- Prima di tutto, lui ha parlato di te come di uno che pareva avere un cervello; non ricordo abbia aggiunto altro. Secondo, - e lo guardò dritto negli occhi mentre lo diceva, con un sorriso strafottente in faccia. - Il parere di Connor è assolutamente irrilevante quando si tratta della mia vita sentimentale.
- Però non neghi che incarno la perfezione.
- Ma mi ascolti?
- Certo: hai detto che tuo fratello non mi ha dato del decerebrato, cosa di cui lo ringrazio. Ma non mi pare tu personalmente abbia negato altro.
- Sei molesto, sai? Potrei denunciarti.
John le scivolò davanti, sporgendosi appena verso di lei, bloccandole il passaggio.
- Una cena. - Propose. - Una cena e, se va male, non sentirai mai più parlare di me.
Lei lo guardò scettica.
- E perché dovrei accettare? Potrei semplicemente continuare per la mia strada, no?
- E qui ti sbagli, Damina. - Sorrise. - Prima di tutto, niente mi impedisce di continuare la nostra conversazione fino alla macchina di tuo fratello, e sono certo che il caro Connor non avrà nulla in contrario a dirmi il tuo cognome, in qualche modo. Da qui al passare ad un elenco telefonico il passo è breve. E poi, - continuò velocemente, precedendo la risposta sicuramente caustica della ragazza. - Una chance alla perfezione si dà sempre, no?
- Sei un infido arrogante, lo sai, vero?
- È un sì?
Lei assottigliò gli occhi.
- Solo una cena?
- E un cinema.
- Com’è che il tempo da passare con te è improvvisamente aumentato?
- Suvvia, sii buona. Sono solo una cena e un film, in fondo; un classico degli appuntamenti. Poi, se non ti troverai bene, sarà l’ultima volta che mi vedrai.
Lei sembrò valutare la proposta, quindi sospirò, massaggiandosi la testa.
- So che me ne pentirò…
John esultò interiormente: era stata più dura del previsto, ma era fatta.
- Non dire così, Damina. Sono certo che ti piacerà uscire con me.
- Ah-ha, - rispose, per niente convinta.
- Vedi che un po’ ti piacevo, Damina?
- Non illuderti, inutile sconosciuto. Ho accettato solo perché, come ha detto Connor, sono uscita con gente peggiore.
- Ciò significa che ti piaccio, Damina. A meno che tu abbia frequentato gente che schifavi, il che sarebbe grave.
Connie non si prese nemmeno la briga di rispondere.
- Dove andiamo e quando?
- Al ‘Taormina’, direi. Conosco il proprietario, non ci saranno problemi con la prenotazione.
- Conosci un proprietario di ristorante?
- Ti è cosa gradita?
- Oh, a me importa poco, ma mia sorella ti amerebbe. Nel caso altamente improbabile che un giorno vi conosciate, accenna questo particolare e avrai un’alleata in casa.
John rise.
- Posso sapere dove passarti a prendere o è un segreto di stato?
- La seconda, temo. Sei un probabile stalker, in fondo: meglio evitare particolari compromettenti.
- Non ti fidi proprio, eh?
- Nah. - Rispose, indifferente. - Ci troviamo direttamente lì davanti alle otto, d’accordo?
- D’accordo, Damina, come vuoi tu.
- Oh, non che non ami chiamarti ‘inutile sconosciuto’, ma pensi di potermi dire il tuo nome? Fece un mezzo inchino.
- John Barrowman, per servirti, Damina. Ma chiamami pure come più gradisci.
- Ah-ha. A domani, Barrowman. - Concluse, attraversando la strada verso una macchina nera su cui stava il ragazzo del cinema, Connor e quella che, supponeva, fosse la sorella; dei genitori nessuna traccia. Con un ghigno soddisfatto appena accennato, John fece dietro front e tornò nel parco. La giornata era iniziata decisamente bene e, ne era più che certo, sarebbe finita ancora meglio.

Capitolo ventiquattro: conclusioni e mezzi infarti di Stormtroopers in stilettos

Capitolo ventiquattro: conclusioni e mezzi infarti

- E, insomma, - concluse John, facendo un vago cenno con la mano. - È finita così bene che non solo non mi ha centrato la fronte con un tacco né dopo cena né durante il film, ma ha addirittura accettato di rivedermi in seguito. Poi, il resto lo conosci anche tu: un anno e mezzo dopo mi ha fatto venire un doppio infarto dicendomi che era incinta e che era una strega…
- Una mazzata sui denti già che c’era no, eh? - lo sfotté Sirius, finendo il suo boccale.
- Oh, ma quella c’è stato quando abbiamo parlato con la sua famiglia. È stato un incubo, credimi.
Con un cenno della mano, Sirius ordinò un’altra Burrobirra.
- Sembra sia la giornata delle storie questa, eh? - disse, sistemandosi meglio sulla sedia e fissando John con un ghigno in volto. Quello, però, sorrise e inclinò la testa di lato, in un modo vagamente subdolo.
- Direi di no, Sirius. Ho già narrato abbastanza le avventure della mia vita, oggi; questa storia me la terrò per giorni più lieti. Tipo, che so, il giorno in cui chiederai a Nel di sposarti, magari. Allora sarò lietissimo di accontentarti.
- Infame. - Sbottò Sirius, accentuando il ghigno. - Ma non pensi di sopravvalutare un po’ troppo la situazione con Nel? Dovrei essere un pazzo completo per accasarmi con una Lethifold, non trovi?
- Mai dire mai, Sirius, ricordatelo. - Lo sfotté di nuovo, bevendo un altro sorso di Burrobirra.
Parlarono del più e del meno per il resto del tempo, ovvero fino a che John non si alzò di malavoglia dal tavolo annunciando che per lui, padre di famiglia accasato con una Lethifold, la libera uscita giornaliera era conclusa, e che doveva tornare a casa per aiutare Connie con il pargolo.
Mezz’ora dopo, mentre saliva le scale dopo aver parcheggiato Bristol sotto casa, Sirius si sorprese a pensare che, dopotutto, non era stata una giornata completamente orribile. John si era perfino rivelato simpatico, e l’idea di avere un alleato in quella casa di pazzi non era poi così male. Era certo che avrebbero perfino finito col diventare amici, dopo un altro paio di uscite come quella – possibilmente senza shopping pre-natale, ovvio.
Aprì la porta di casa con un sospiro, meravigliandosi una volta di più come un solo incontro con Amelia l’avesse spompato più che un duello all’ultimo sangue contro un Mangiamorte; quella donna era un vero incubo, davvero.
Il profumo che gli arrivò al naso una volta entrato in casa non lo sorprese più di tanto: Nel probabilmente voleva farsi perdonare per il colpo basso. Decisamente strano ma, ehi, se Connie era riuscita ad incastrare un tipo come John tutto era possibile a questo mondo, no? Cambiò idea nell’esatto momento in cui si ritrovò sulla soglia della cucina dove Nel, in pigiama, babbucce e un’enorme fetta di pizza in mano, leggeva interessata una rivista. Non diede nemmeno segno di averlo sentito rientrare, quella dannata. Qualunque possibile intento pacifico andò istantaneamente a farsi benedire dentro Sirius, che decise di dover trovare una buona idea per fargliela pagare. Non troppo, eh: giusto un infarto. Doppio, magari. Che poi non si dicesse che non sapeva accontentarsi, lui.
Ghignò sadicamente per un attimo solo prima di schiarirsi la gola e entrare nella stanza. Nel si voltò fiaccamente verso di lui, addentando la pizza in un morso enorme.
- Com’è andata? - biascicò.
- Non si parla con la bocca piena, non lo sai? - la riprese Sirius, versandosi del the. Nel alzò le spalle, indifferente. - Bene comunque. È stato… divertente, direi.
- Davvero? - chiese lei, sinceramente stupita. - Sicuri di essere andati a comprare il corredo per mio nipote, vero?
- Ah-ha.
- E dove?
- Les petits infants. - Buttò lì, come se il solo ricordo non gli provocasse brividi freddi lungo tutto il corpo. Nel lo fissò a bocca aperta.
- E ti sei divertito? lui annuì, e per Nel fu la conferma che il cervello doveva essergli partito definitivamente. Si alzò di scatto dalla sedia, posandogli una mano sulla fronte per provargli la febbre. - Sicuro di star bene?
- Sì, Nel, sto benissimo. La giornata è stata davvero… interessante, ecco. Mi ha fatto rendere conto di molte, molte cose.
- Tipo? - chiese, con sguardo scettico.
- Beh, sai, le cose importanti della vita. Del fatto che ci sono certe priorità che una persona non può ignorare per sempre… - le abbracciò con fare sensuale, cercando di baciarla, ma lei si allontanò, fissandolo sconvolta.
- Sirius, sei ubriaco per caso?
- Assolutamente no, Nel, - si difese, senza lasciarla andare. - Mi sono solo reso conto che la paternità è un piacere che non avevo mai considerato. La vista di tutte quelle tutine, delle culle… Le parole della commessa che ci ha servito, poi, devo confessarti che mi hanno fatto riflettere profondamente. Credo di essere pronto a diventare padre, tu che ne pensi?
Silenzio. Profondo, totale, sconvolto silenzio. Sirius vide distintamente Nel sbiancare, per poi aprire e chiudere la bocca ritmicamente più e più volte. Allora – e solo allora, quando vide il panico puro nel profondo dei suoi occhi, e fu assolutamente certo di averla portata sull’orlo dell’infarto multiplo, Sirius ghignò. Sadicamente, per intenderci. E ci godette tanto. Davvero, davvero tanto.
- Sirius, sei un grandissimo stronzo! - sbottò Nel, colpendolo ripetutamente sul petto con la mano aperta. Sirius scoppiò a ridere fragorosamente, e lei lo colpì con più energia ovunque riuscisse ad intercettarlo. - Ci stavo credendo davvero, Sirius! Stavo già per farti ricoverare al San Mungo! Idiota!
- Oh, chi la fa l’aspetti, Nel cara. - Rise lui, tra una sberla e l’altra. - Così impari ad affibbiarmi dello shopping pro-marmocchi.

***

Lo scherzo rese Nel molto dispettosa e avvelenata, nei riguardi di Sirius. Adorava torturarlo, ma come molte donne non amava essere ripagata con la stessa moneta. Il che, naturalmente, spinse Black a rispondere con battute salaci per quanto gli riuscì con staffilate anche crudeli, degne dei suoi momenti peggiori a scuola.
In mezzo a questo scambio colorito la stagione cambiava; Londra diventava pian piano piovosa e umida, il cielo si tingeva spesso di tonalità piombo e le giornate si accorciavano velocemente, senza contare il freddo pungente che cominciava a farsi strada. Settembre e i suoi ultimi raggi di sole erano un ricordo lontanissimo, e anche ottobre ormai volgeva al termine.
Il 31 ottobre, in particolare, era diventata una data importante per il mondo dei maghi. Non che non lo fosse stata in precedenza, anzi, era una delle ricorrenze preferite da tutti, ma a partire dal 1981 aveva anche significato la dipartita di Voldemort, il peggior flagello su suolo britannico da molto, molto tempo. Sirius Black ancora non sapeva, però, che avrebbe potuto significare qualcosa di più per lui; capì che qualcosa era nell’aria quando notò un gufo dall’aria funerea posarsi sulla sua scrivania quella mattina.
- Non dovrebbero essere smistati all’ufficio corrispondenza? Che ci fa quel coso, lì? – domandò Kingsley mentre passava, osservando alternativamente il gufo e la scrivania di un Black altrettanto sospettoso, che stava tentando di recuperare il messaggio sulla zampa della bestiola, che volò via in una nuvola di piume subito dopo.
- Onestamente non ne ho idea, ma il 31 è sempre una giornata strana. – rispose l’interessato, mentre leggeva il contenuto del biglietto. Ci mise poco, perché non conteneva che poche brevi righe, ma l’informazione non era certamente da nulla: Walburga Black, megera e madre di Sirius Black, era definitivamente passata a miglior vita. – Sono invitato a un funerale, un ottimo inizio di giornata. – disse ad alta voce, rivolto a James.
- Oh, davvero? E di chi?
- Di mia madre. – In un attimo Sirius aveva appallottolato la pergamena e l’aveva incenerita con un colpo di bacchetta. Era l’unica cosa da fare, dopotutto.
- Hai intenzione di saltarlo? – s’informò Potter, già consapevole della risposta che avrebbe ricevuto. D’altronde, da quel poco che sapeva di quella donna orribile era solo un peccato che fosse morta così in ritardo.
- Esattamente come per mio padre, anche se stavolta dovrò andare a Grimmauld Place in persona. Ci credi, non hanno mai cambiato il testamento: sono l’erede della fortuna universale dei Black. – aggiunse, lasciandosi andare ad una risata piuttosto forzata.
James rimase in silenzio, e decise di lasciar perdere. In certi affari di famiglia non era il caso di immischiarsi.
Se James Potter non aveva battuto ciglio alla freddezza dell’amico nell’annunciare la dipartita della madre, Cornelia accolse quel sadico entusiasmo con un’aria alquanto stranita.
- Non mi pare cosa di cui rallegrarsi, era tua madre dopotutto. – commentò mentre si dirigeva con Sirius fuori da Diagon Alley, nella Londra Babbana.
- Una donna senza cuore, senza sensibilità e senza affetti: non ha esitato a incenerire il mio nome sull’arazzo di famiglia, come ha incenerito quello di tutti i membri non degni. Dubito che abbia sentito la mia mancanza da quando me ne sono andato. E a ben pensarci io non ho sentito la sua.
Cornelia sospirò, evitando di indagare oltre. Se Sirius era arrivato al punto di andarsene di casa a quindici anni era evidente che la situazione non fosse affatto rosea. – Quindi non vuoi nemmeno presentarti al funerale?
- Già dovrò andare a Grimmauld Place per questioni ereditarie e non posso evitarlo, vorrei evitare di rovinarmi ancora la settimana. – spiegò Sirius, cupo.
- Se vuoi posso accompagnarti. – azzardò Nel con delicatezza. Sapeva che quello era terreno spinoso, ma forse Black poteva farle un po’ di spazio anche nella sua vita.
Sirius rimase sorpreso dalla proposta: nessuna persona sana di mente avrebbe voluto mettere piede in quella casa; ovviamente Nel non poteva immaginarlo.
- Non è necessario, non è un posto piacevole dove stare. Accontentati di accompagnarmi dai Potter stasera, piuttosto, sarà di certo più divertente. – concluse, mettendole un braccio intorno alla vita.
Cornelia fu grata di quel segno di affetto, benché distratto. Non riuscì ad apprezzarlo appieno, però, perché sapeva che, parole a parte, Sirius era nervoso e teso.
Finché si trovarono a casa Potter fu comunque tutto tranquillo: Harry e Julian erano un toccasana impagabile, e una distrazione fuori dal comune. Ma anche Snitch gonfio come un pallone ogni volta che passava vicino a Black non era meno esilarante.
Però poi Sirius decise di non farsi vedere né sentire per cinque giorni di fila, e Nel si rese conto di essere più preoccupata che arrabbiata. Sapendo quando trovarlo a casa, salvo strambe avventure con James, si presentò al suo appartamento il giovedì successivo.

Capitolo venticinque: Grimmauld Place n. 12 di Stormtroopers in stilettos

Capitolo venticinque: Grimmauld Place n. 12

- Non è piacevole sapere che mi stai evitando. – fu il suo saluto non appena il mago aprì la porta.
- Non ti sto evitando, ho avuto da fare. – replicò velenoso. Perché Merlino Quella lì non si faceva i fattacci suoi?

- Cose da fare come andare a casa di tua madre? - Quello stavo cercando di evitarmelo. – Non era necessario fargli sapere che stava vigliaccamente prendendo la cosa alla larga, ma gli scappò detto, mannaggia a lui.
- Allora andiamoci adesso.
- No.
- Prima o poi dovrai farlo. – le buone maniere non erano mai servite con Sirius, considerò Nel; forse era il caso di pungolarlo. – Se hai così paura ti tengo la mano… - capì di aver fatto centro quando vide un lampo di rabbia negli occhi dell’uomo, subito prima che prendesse la giacca e la spingesse sul pianerottolo.
- Se è questo che vuoi sarò ai tuoi ordini. – ringhiò Sirius, prima di afferrarle il braccio per Smaterializzarsi… a casa.
Cornelia rimase sorpresa nello scoprire come casa Black si nascondesse in un quartiere così banalmente Babbano. Uno spiazzo anonimo e degli anonimi palazzoni grigi.
- In quale sei nato? – chiese.
- Al numero dodici, ben nascosta e del tutto invisibile a occhi indiscreti. – spiegò Sirius proprio mentre una nuova casa si faceva largo tra i civici undici e tredici, e senza che nessun passante avesse a preoccuparsene. - Mio padre aveva la mania degli Incantesimi di camuffamento, è assolutamente irrintracciabile anche per molti maghi. – aggiunse, mentre saliva distrattamente gli scalini che portavano all’ingresso. Sospirò e, suo malgrado, diede un colpo di bacchetta di modo che la porta d’ingresso si aprisse.
Nel si affacciò nell’imponente atrio d’ingresso con curiosità: c’era un forte odore di vecchio lì dentro e, benché c’avesse vissuto una persona fino a pochi giorni prima, il tutto aveva un’aria trasandata.
- Questo è ciò che rimane dei miei insigni parenti. – presentò Sirius, avanzando e cercando di non posare lo sguardo sui lugubri ritratti famigliari che avevano avuto il potere di terrorizzarlo, da bambino.
Nel entrò e di colpo si rese conto di quanto terribile potesse essere quella casa, per un bambino: l’atmosfera era agghiacciante. Ovunque si ricordava che era Serpeverde la casa di appartenenza dei Black: dalla maniglia della porta d’ingresso alle decorazioni, lì dentro tutto sembrava avere a che fare con i serpenti.
- Accogliente, non è vero? – Sirius continuò a camminare, passando oltre ad un ritratto più recente: un’anziana signora con una vecchia cuffietta in testa dormiva profondamente.
- E’ tua madre, questa? – bisbigliò la giovane strega, quasi temendo di poter svegliare quella donna.
- Già, è un peccato che non possa presentartela, dormirà ancora per un po’, spero. – giunto alla fine del corridoio Sirius iniziò a salire le scale, immediatamente seguito dalla strega, ignara dello spettacolo che stava per scoprire.
- Sirius… sono vere teste di elfo domestico, queste? – era uno spettacolo raccapricciante e disgustoso a vedersi perfino per lei.
- Sì, credevo ti piacessero le tradizioni truculente: in famiglia si decapitavano gli elfi troppo vecchi per servire il tè.
- Sì be’… non credo di gradire molto. – ammise Cornelia.
- A proposito… - Sirius sembrò ricordarsi in quel momento del vecchio Kreacher, l’elfo di famiglia. – Kreacher! Kreacher, vieni qui! – chiamò, mentre raggiungeva il pianerottolo del primo piano.
Un attimo dopo un vecchio elfo dall’aria arcigna comparve davanti ai due con aria particolarmente ossequiosa. – Felice di vedere che il signor Sirius è tornato alla casa paterna.
Cosa può fare per servirla? – la creatura si profuse in una serie di inchini, falsi quanto le sue parole.
- Sembra che non ti trovi simpatico, Sirius. – si lasciò sfuggire Nel, rivolgendosi all’uomo con aria tranquilla.
- Che gli piaccia o meno dovrà starmi a sentire. Kreacher, devo recuperare il testamento di mia madre e altri documenti, dove li teneva?
- Al secondo piano, nella stanza della vostra povera madre che avete fatto morire di crepacuore. – sillabò l’elfo, commosso. – Può andare Kreacher a prenderglielo, se il padrone lo consente. Kreacher sa dove si trova.
- No, non voglio che tu ti avvicini a quelle carte, Merlino solo sa come potresti ridurle per farmi dispetto. – detto questo il mago riprese a salire le scale, incurante sia della ragazza che dell’elfo.
La strega da parte sua lanciò una veloce occhiata alla creatura e poi si affrettò a seguire Sirius per le ripide scale che portavano al secondo piano. Appena arrivati Sirius si infilò nella terza porta a destra, l’enorme stanza da letto appartenuta a Walburga e Orion Black.
Cornelia rimase sulla soglia, ammirata, mentre Sirius si metteva a frugare in ogni anfratto con fare da ladro. Era una stanza imponente e magnifica, anche se cupa e un po’ tetra. Il letto a baldacchino che aveva di fronte, per quanto ampio, non riusciva ad occupare la stanza più di tanto. C’era comodamente spazio per un armadio in legno scuro, un camino in marmo nero sulla sinistra, una scrivania e una toletta antica e intagliata.
- Posso darti una mano?
- No, tanto lo so che non vedi l’ora di giocare alla piccola esploratrice, qua dentro. Va e divertiti.
- Rischio di trovare altre cose simili a teste di elfo appese?
- Sì, non temere, so che ti spaventano molto queste cose.
Rassicurata dal fatto che a Sirius era tornata la voglia di fare del sarcasmo nonostante tutto, Nel lo lasciò al suo lavoro e cominciò a vagare per il corridoio. Entrò in un paio di stanze da letto piuttosto anonime, una delle quali aveva un quadro vuoto, segno che l’abitante era momentaneamente in visita altrove: la conclusione dunque non rendeva il piano così interessante. Decise di scendere al piano di sotto per vedere cosa si era persa nel suo passaggio affrettato. Trovò un’ennesima camera da letto, un bagno e un’enorme stanza con ampie vetrate che davano sulla strada. Era la zona più luminosa della casa scoperta finora; la carta da parati era angosciante e il pavimento scricchiolava, ma era bella, a suo modo. Una parete era completamente spoglia, ad eccezione di quello che sembrava essere un enorme albero genealogico. Si avvicinò e cominciò a leggere la storia della famiglia Black, a partire dal motto un pelo pretenzioso: “Toujours pur”. Dovette armarsi di bacchetta e di Incantesimo Lumos per poter leggere più agevolmente tutti i nomi. Alcuni non erano più riconoscibili, sembravano cancellati: la stoffa era nera, come se fosse stata bruciata o incenerita. Partendo dall’altro continuò a scendere, generazione dopo generazione. Non riuscì a trovare Andromeda, la famosa cugina fuggiasca di Sirius, e non se ne sorprese. Controllò il ramo di Walburga e Orion; anche Sirius era stato cancellato, non restava che Regulus, accompagnato dalla data di nascita e da quella, tremendamente prematura, della sua morte. Cornelia non poté non chiedersi cosa potesse essere successo a quel ragazzo, perché nulla si era saputo di lui né durante, né dopo la guerra, se non che era un simpatizzante dell’Oscuro.
Non appena finito di scandagliare l’arazzo si mise in testa di cercare la camera da letto di Regulus e quella di Sirius, se esistevano ancora. Tornò al secondo piano e superò la camera padronale, dove il mago stava ancora lavorando alacremente: decise di non dirgli nulla e salì al piano superiore, sperando di non avere spiacevoli sorprese. Non trovò niente di suo gusto al terzo piano, se non stanze anonime e poco arredate; e una da cui provenivano raccapriccianti rumori da spettro in cui Nel scelse di non entrare. Al quarto piano invece trovò solo due porte una di fronte all’altra; quella sulla sinistra era piuttosto anonima, quella di destra portava una scritta inequivocabile: “Vietato entrare senza l’espresso permesso di Regulus Arcturus Black”. La sua indole curiosa la spinse ad aprire con un Alohomora la stanza di Sirius, per farsi un’idea di che razza di personcina fosse quand’era ancora poco più che un bambino. Fu sorpresa nel trovarvi all’interno un tripudio color Rosso e Oro: impossibile avere dubbi su quale casa l’avesse accolto a Hogwarts. Non mancavano poi fotografie di signorine e moto Babbane, certamente non gradite dalla famiglia, ma che in qualche modo erano rimaste lì appese. C’era anche una foto dei Malandrini a scuola decisamente movimentata. Cornelia sorrise quasi intenerita, e decise di passare oltre.

Capitolo ventisei: vecchie ferite di Stormtroopers in stilettos

Capitolo ventisei: vecchie ferite

La stanza di Regulus fu un vero e proprio pugno nello stomaco, che lasciò Cornelia piuttosto inquieta. Se era quasi normale aspettarsi striscioni verde e argento quasi dovunque, ben più preoccupanti erano gli articoli inneggianti all’Oscuro o i trafiletti della Gazzetta del Profeta che parlavano di Mangiamorte sparsi per tutta la stanza. Nel ne rimase turbata: era triste che un ragazzo buttasse via i suoi anni migliori, e in quel caso anche la sua vita, per ideali sulla purezza del sangue.
- Non avreste dovuto entrare nella stanza del padroncino Regulus! – la riprese l’elfo aspramente, facendola sobbalzare. Dell’untuoso atteggiamento di poco prima non c’era traccia, ma la strega sapeva di essere un’estranea, e di non meritare rispetto, di conseguenza. Era anche pur vero che mettersi a litigare con un elfo domestico non era una gran dimostrazione di intelligenza.
- Lo so, Sirius mi ha dato il permesso di curiosare in giro. – a questo Kreacher non avrebbe potuto ribattere in alcun modo. – Non ho toccato niente, se è ciò che temi.
Kreacher la fissò con i suoi enormi occhi e un’espressione disgustata. – Il padroncino Regulus era una brava persona, non come padron Sirius. Non è giusto che si metta il naso nei suoi affari.
- D’accordo. – la strega richiuse delicatamente la porta. Sul secondogenito Black c’erano ancora molti punti oscuri, ma se l’elfo ne parlava così bene forse aveva la possibilità di scoprire qualcosa. – Ti piaceva Regulus? – chiese con il tono più gentile che riuscì a usare.
Kreacher la squadrò attentamente, prima di rispondere. – Kreacher voleva molto bene a padroncino Regulus come alla padrona.
- Cos’è successo al tuo padroncino?
- Non sono affari di una strega sconosciuta. – ribattè l’elfo domestico, sulla difensiva.
Nel si morse il labbro, chiedendosi come convincerlo a parlare. Tentò di blandirlo con modi gentili e cortesi, e alla fine riuscì a farsi raccontare ciò che le serviva. Quando il racconto dell’elfo finì però, si rese conto che avrebbe preferito non saperlo. Kreacher stesso aveva quegli enormi occhi lucidi mentre, torcendosi le orecchie, spiegava come Regulus avesse cercato di aiutarlo e di proteggerlo dall’Oscuro Signore che voleva fargli male, di come avesse tentato di correggere i suoi sbagli e di come quegli stupidi dell’Ordine della Fenice fossero arrivati troppo tardi per fare qualsiasi cosa.
- Regulus voleva bene al povero Kreacher… - concluse poi, serio.
- Ne sono certa… - sospirò.
- Nel, ho finito! Dove Merlino ti sei nascosta? – la voce di Sirius echeggiò dal piano di sotto, e la strega, riscossasi dai suoi pensieri, si affrettò a scendere.
- Ci vediamo, Kreacher. – disse, mentre correva giù per le scale. – Fatto quello che dovevi? – chiese poi al mago quando lo raggiunse.
- Controllata l’eredità e i possedimenti Black, sì. – rispose, mostrando delle pergamene arrotolate.
- E questa casa e l’elfo?
- Kreacher è libero di fare quello che gli pare, per quanto mi riguarda, la casa può marcire lentamente. Tu dov’eri?
- Ho fatto un giro, e ho fatto anche due chiacchiere con Kreacher. – rispose, mentre entrambi si dirigevano verso l’atrio.
- Di cosa puoi aver mai parlato con un elfo domestico? – con un elfo così detestabile e arcigno, così simile a sua madre, poi.
- Di tuo fratello. – ammise lei, mentre tornavano a respirare la buona aria della vecchia fumosa Londra.
Il mago si bloccò di colpo: Regulus? Perché chiedere a Kreacher di lui? Perché immischiarsi?
- Cosa hai chiesto?
Nel ebbe un flashback terrificante di diversi anni prima, ambientato in una spoglia aula deserta, a Hogwarts. Anche allora la tempesta si era abbattuta dopo un momento di quiete; ma se a scuola aveva disprezzato il silenzio, qui il silenzio invece avrebbe solo potuto fare danni maggiori.
- Volevo capire cosa gli era successo, sembrava essere stato risucchiato via dalla storia. Tu non ne parli mai…
- E ho buoni motivi per non parlarne. – sbottò Sirius mentre si sentiva tradito dalla strega. – Perché sei andata a rovistare lì in mezzo? Non sono fatti tuoi.
- Sirius, posso capire perché tu non voglia parlarne, e posso immaginare quanto possa essere doloroso… - non avrebbe voluto guardarlo in faccia, perché sapeva che vi avrebbe letto rabbia e furia, ma era una cosa troppo seria, troppo importante. Ed era anche convinta che si conoscessero abbastanza da potersi aprire l’un con l’altra. L’ultima cosa che voleva era ferirlo, ma non era certa che questo fosse chiaro anche a lui.
- Invece non hai la minima idea di cosa possa significare. – ringhiò l’uomo, fissandola a sua volta. – Sfogliare uno stupido album di vecchie foto è un conto, scavare nel marcio della mia vita non lo accetto! – perché finiva sempre così con Nel? Perché pretendeva di conoscere ogni cosa? Le stava facendo più male di quanto non osasse ammettere con se stesso. Erano cose di cui non parlava nemmeno con James, perché avrebbe dovuto farlo con lei? Tremava quasi dalla rabbia, e Cornelia lo notò con preoccupazione.
- Se ti fa stare così male dovresti imparare a parlarne. – tentò lei.
- Non provare a compatirmi, Cornelia. Non mi interessa cosa pensi di capire o di sapere, tu non mi conosci e non sai niente di me. – la lasciò in mezzo alla strada, da sola, mentre lui si Smaterializzava a casa sua, furioso.
Nel rimase lì, pietrificata. Si Smaterializzò a sua volta a casa sua senza battere ciglio e si buttò sul letto, mentre fuori già calava la sera. Era la seconda volta che faceva un madornale errore di valutazione: credeva di aver imparato a fermarsi prima del limite che Sirius le concedeva, ma era un limite così scarso che non sconfinare diventava impossibile, dopo un po’. Sapeva bene che lui non tollerava certe intromissioni, ma voleva solo cercare di entrare per davvero anche nella sua vita. Nel bene o nel male Black conosceva ogni cosa di lei, mentre lei veniva sempre e comunque presa e usata quando serviva; una relazione così squilibrata non aveva senso. Eppure non poteva fare a meno di chiedersi se quell’errore avrebbe potuto rivelarsi fatale. Più ci pensava e più sentiva una morsa al cuore. Quello che aveva passato a quindici anni era niente in confronto, e questo le faceva paura.

***

Sirius era tornato a casa furioso e anche molto, molto ferito. Già l’essere trascinato a viva forza nella casa degli orrori non era stata cosa di suo gradimento, ma Morgana, chiedere a Kreacher di Regulus! Come diavolo avesse convinto l’elfo a parlare poi, visto il suo caratteraccio, era davvero un mistero. Si ritrovò a maledire la sua famiglia, Cornelia e Regulus stesso più di una volta. E, suo malgrado, ciò non fece che acuire il suo senso di colpa.
- Come mai quel muso lungo? Nel ti ha messo il broncio? – domandò James pensando che in genere con Sirius era divertente fare appostamenti notturni, se lui era di buon umore.
- Io ho chiuso con quella. – sibilò Black stringendosi nel suo mantello.
Che sarà successo?, si chiese Potter, pensieroso. Proprio ora che sembravano andare d’accordo dovevano fare danni? – Cosa mi sono perso?
- Lei ha insistito per accompagnarmi a Grimmauld Place ed è riuscita a farsi dire dall’elfo domestico di mia madre cos’è successo a Regulus. – gli dava fastidio anche solo parlarne, al momento.
- Ha fatto domande? – possibile che quella strega non avesse un minimo di delicatezza nei riguardi del suo migliore amico?
- No, era solo pronta a compatirmi e a fare la crocerossina. Due cose che non sopporto.
Ah, si disse James, allora il problema è un altro.
- Lei non fa parte né della mia vita né della mia famiglia. Tu non pretendi di tenermi la mano. – si zittì di colpo a causa di un rumore sospetto, ma non era altro che un vecchio gatto spelacchiato che usciva da uno stabile abbandonato.
- Felpato, ti conosco da una vita, non ho realmente bisogno di chiederti come stai per saperlo, esattamente come so che ti senti in colpa per…
- Appunto, lo sappiamo entrambi, ed è inutile parlarne.
James sospirò: - Magari a lei serve sapere perché stai così. – fece una pausa. – Dai, è Lunastorta quello bravo a spiegarsi. Tutto posso pensare, ma non che volesse deliberatamente ferirti.
Tacquero entrambi per un pezzo, concentrati sul lavoro. Sirius non aveva mai chiesto compassione, e nemmeno i signori Potter gliel’avevano data. Il pensiero che qualcuno percepisse una sua debolezza lo faceva impazzire.

***

Seguirono giorni cupi per entrambi: Cornelia non faceva che chiedersi se e come poteva riparare al danno. Cercò di concentrarsi sul lavoro, passando più tempo del dovuto in redazione.
- Nel, so che non pensavi di dovermi tenere Alice, ma mi hanno chiesto di tornare al lavoro: una signora si è presentata con un Kneazle verde e non hanno idea di come farlo tornare normale. - Fu una vera fortuna dunque per Violetta Lethifold trovarla a casa, quel pomeriggio.
– Ti vedo stanca, tutto a posto?
- A parte il fatto che non ho notizie di Sirius da tre giorni e che potrei non averne più, una meraviglia. – la strega si allungò per prendere la nipote, ma Violetta rimase interdetta.
- Sono ancora in grado di tenerla sai? Vai al lavoro, ti aspettano.
- Ho tempo per farmi spiegare quello che succede. Non sono Conrad, ma sono la cosa più vicina a lui, al momento.
Sorridendo, Nel fece accomodare la cognata nella piccola cucina. – Non fare caso a tutte quelle carte… - con un colpo di bacchetta riordinò le pergamene e le fece segno di sedersi. Incalzata dalle domande della donna riassunse gli ultimi eventi, tentando di dare un senso a quello che era successo.
- Si è comportato come se l’avessi pugnalato al cuore.
- Magari l’hai fatto. – rispose Violetta. – Dovresti sapere che in genere gli uomini non amano avere a che fare con la loro parte emotiva, vedi Conrad…
- Oh, l’ho notato. È che con Sirius trovare un equilibrio sembra impossibile. – anche perché lui non lo vuole, si disse Nel.
- Be’, se vuoi vedere come puoi risolvere la cosa dovrai farlo tu, non penso che lui farà marcia indietro.
Cornelia fu grata a Violetta per le sue parole e per la sua sensibilità. La fece correre al lavoro e rimase qualche ora a distrarsi con Alice. Quando, verso sera, rimase da sola decise di andare da Sirius: aspettare avrebbe solo peggiorato le cose.
- Che diavolo ci fai qui? – l’apostrofò Black non appena la vide sbucare dal suo camino. Se sperava di non essere messa alla porta grazie a quell’entrata si sbagliava di grosso.
- Volevo scusarmi con te.
- Scuse accettate. Sparisci, Nel. Sei l’ultima persona che vorrei vedere in questo momento. – non ci stava andando leggero, e avrebbe fatto anche di peggio se lei avesse continuato.
- Ti dà così fastidio che io non voglia rimanere un corpo estraneo alla tua vita? Cosa c’è di così terribile se io scopro qualcosa della tua famiglia?
- Cornelia, vattene, te lo ripeto per l’ultima volta. – non sapeva fino a che punto sarebbe potuto arrivare, e non voleva nemmeno scoprirlo.
- Non prima di sapere cosa non va. – le tremava la voce, ma non si sarebbe lasciata sopraffare da lui.
- Davvero? Ti interessa saperlo? Cosa te ne farai di tutto ciò quando avrò esaudito il tuo piccolo desiderio? Regulus è morto perché si è accorto troppo tardi dell’errore in cui è caduto, perché la sua purissima famiglia a cui voleva così bene ha lasciato che giocasse al piccolo eroe e che si sacrificasse! E io l’ho lasciato fare. – Sirius era come una fiera messa all’angolo e lei vedeva solo ora quanto effettivamente fosse scosso.
- Eri un ragazzino. – tentò di dire.
- A quindici anni ero già abbastanza grande per dargli una svegliata, invece di giocare al piccolo ribelle. – ringhiò. Quant’era stato stupido all’epoca. – Quel che è peggio è che me lo sono trovato di fronte con la bacchetta sguainata più di una volta, durante la guerra.

Capitolo ventisette: tregua di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Ecco un nuovo capitolo leggermente battagliero... lettori, fatevi sentire ^^

Capitolo ventisette: tregua

Nel rimase in silenzio. A questo non aveva pensato; non riusciva ad immaginare quanto potesse essere… triste avere un fratello nello schieramento opposto. Fece un passo per avvicinarsi, ma Black la scostò piuttosto violentemente.
- Non mi toccare, non farlo. – le intimò con voce fredda.
- Non avevo idea…
- Dubito che tu ne avessi idea. – ribattè. – l’ultima volta che l’ho visto gli ho augurato di morire, perché altrimenti l’avrei ucciso io.
Cornelia sgranò gli occhi, sorpresa: per quanto Sirius avesse sempre mostrato freddezza nei riguardi della sua famiglia non pensava fosse arrivato a tanto, nemmeno per rabbia.
- Deduco che non ti aspettassi questo colpo di scena. Contenta ora? Sei soddisfatta per essere entrata nella mia vita? Congratulazioni. – sperava che questo bastasse per convincerla ad andarsene. Invece lei era ancora in piedi di fronte a lui, bianca come un fantasma.
- Non sono né contenta, né soddisfatta. Non sono lo sciacallo che continui a credere io sia. Speravo l’avessi capito. – sapeva che Sirius non la voleva intorno, ma andarsene ora sarebbe stato sciocco. – Non puoi essere arrabbiato con me se ti senti in colpa per tuo fratello. È da idioti affrontare così il dolore.
- Non permetterti di giudicarmi, non è un tuo diritto! Impara a stare al tuo posto.
- Il mio posto è qui, Sirius, da nessun’altra parte. Ed è mio dovere dirti che prima o poi dovrai accettare che è con te stesso e con Regulus che sei furioso, non con me. – si sentiva vigliacca e crudele a rivolgergli quelle parole, ma dopo sei anni era ora che qualcuno glielo facesse capire. – Non lo sto dicendo per sentirmi migliore di te, per compatirti o per giocare con le tue debolezze, ma perché è la verità e tu lo sai di non poterla evitare in eterno.
- E chi ti ha detto che voglia affrontarla con te? Perché hai questa presunzione? – le urlò Sirius.
Nel conosceva la risposta molto bene, e sapeva di non poterla dire. Farsi scappare ora la reale entità dei suoi sentimenti per lui non avrebbe avuto senso. – Perché ti sono amica e non trovo giusto che ti tormenti.
Sirius si chiese quale amica potesse essere così dura con lui, ma poi si ricordò di quando Ramoso gli aveva dato dell’idiota, e nemmeno molto velatamente, per lo scherzo fatto a Mocciosus. Perso in quei pensieri non si accorse che Cornelia gli stava sfiorando un braccio; fece un passo indietro, come se avesse preso la scossa.
- Stai bene?
- Che domanda, no. Non sto affatto bene. – rispose, mentre crollava sul divano, stanco. – E no, Nel, non ne parlerò ancora; direi che l’abbiamo fatto abbastanza. – aggiunse, quando la vide sedersi accanto a lui. Paracelso, che testona.
- Non era mia intenzione chiedere oltre.
- Bene.
- Posso chiederti un favore? – azzardò Nel. Il mago grugnì qualcosa in risposta, fissando il pavimento, e lei lo prese per un sì. – Mi prometti che quando avrai qualcosa di serio di cui parlare eviterai di urlarmi contro? Non so come fartelo capire, ma non passo le giornate programmando il modo per annientarti.
Sirius alzò la testa e la guardò negli occhi: lo vedeva, non mentiva; ma ancora provava una sorta di fastidio per i suoi modi decisamente poco delicati.
- Ok.
- E non penso tu debba sentirti in colpa. – si lasciò sfuggire.
- Avevamo detto che non ne avremmo parlato.
- Lo so. – disse Nel rimettendosi in piedi. – È per farti capire che penso comunque che tu sia una brava persona.
Sirius non rispose e la osservò mentre si dirigeva di nuovo verso il camino.
- Dove vai a quest’ora?
- A casa, com’è giusto che sia.
- Ci vediamo domani, Nel. – la vide sorridere mentre spariva con una vampata verde.
Cornelia arrivò a casa in un battibaleno, sospirando sonoramente. C'era stato qualcosa di dolce nello sguardo di Sirius mentre la salutava assicurandole che si sarebbero rivisti presto, ma c'era anche stato qualcosa che le aveva fatto dubitare della sua sincerità. Black poteva essere cresciuto e poteva aver imparato a passare oltre ad alcune delle sue intemperanze, ma l'ostinazione con cui la respingeva era ormai più che disarmante. La rabbia furiosa e violenta di cui a volte era preda lo rendevano assolutamente irrazionale, e nonostante la calma dovuta ai giorni che aveva di certo passato a rimuginare, aveva di nuovo eretto un muro, chiarendosi il minimo indispensabile, versandole addosso spiacevoli ricordi solo per liberarsi della sua vergogna. Quanti paletti avrebbe dovuto ancora sradicare? E, in verità, ne valeva la pena?, si chiese mentre si lavava i denti, preparandosi per andare a dormire. Aveva fatto la sua mossa, ed era stata piuttosto arrischiata; non poteva che attendere la decisione di Sirius, e rimettersi alla sua volontà. Era in scacco, impossibilitata a muoversi in qualunque direzione, per voler usare una metafora non molto originale.
Fu perciò assai sorpresa quando qualcuno bussò alla sua porta la sera dopo, ma ancora di più lo fu quando, aprendola, vide Sirius davanti a lei.
- Oh, sei tu! - si lasciò sfuggire.
- Perchè, aspettavi altre visite? - commentò il mago, ancora più perplesso per il fatto che Nel lo stesse lasciando sulla soglia. Aveva piegato il suo orgoglio a sufficienza per i prossimi dieci anni, non avrebbe sopportato molto a lungo ancora.
- No, è che nonostante le tue parole non mi aspettavo di rivederti così presto. - ammise lei con franchezza, lasciandolo finalmente entrare.
- Felice di ispirare tanta fiducia. - c'era quasi da pentirsi di essere stato così comprensivo, pensò Sirius, mentre la seguiva in cucina, dove lei stava risistemando alcune stoviglie appena lavate.
Cornelia percepì senza guardarlo, nel tono della sua voce, una punta di fastidio che poteva diventare pericolosa. Qualcosa, nel malato meccanismo della loro relazione, non tornava ancora. - Che ne dici di uscire? - buttò lì, voltandosi.
- Uscire in che senso?
- Andarsene da qua. - chiarì. - E' sempre meglio che mettersi a litigare.
Il mago pensò alla proposta, dubbioso. Non che fosse una brutta idea dopotutto. - E dove?
- Ovunque vorrai andare, benchè sia fuori e lontano da Londra. Questa città non penso ci faccia bene.
- Nel, sono le cinque e mezza, c'è già buio e fa un freddo cane. Non mi sembra il momento ideale per una gita fuori porta. - obiettò, dondolandosi su una sedia.
- Possiamo dormire fuori. Domani è sabato e nessuno verrà a cercarci. Da quando sei un vecchio e triste pantofolaio? - trillò, assumendo la sua più maliziosa aria di sfida. Seppe che aveva funzionato mentre stava ancora finendo la frase; Black aveva assunto un'aria malandrina che per chiunque sarebbe stata raggelante, ma che per lei era la cosa migliore mai vista da due settimane a questa parte.
- Mettiti una giacca, partiamo subito. - le disse.
Cornelia fece un sorriso che la illuminò tutta e sparì nell'altra stanza. Tornò poco dopo mentre ancora si chiudeva il cappotto pesante che aveva indossato. - Io sono pronta.
- Io non sono da meno, andiamo. - rispose Sirius, mentre la seguiva fuori casa fino in strada.

Capitolo ventotto: mare d'inverno di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Bene, eccoci giunti ad un nuovo aggiornamento per il quale si consiglia l'ascolto di Never let me down again dei Depeche Mode, canzone che, a prescindere dall'uso come colonna sonora, è bella anche da sola, così come tutte le canzoni dei Depeche XD.

Capitolo ventotto: mare d’inverno

Nel non era il tipo che si emozionava per così poco, ma saltellava giù dalle scale in un modo così ridicolo che lui non riusciva a fare a meno di guardarla. Si era buttata fuori nel freddo di Londra quasi con foga, notava, mentre raggiungeva con calma la sua moto, dove lei lo aspettava.
- Dopo di te.
- Sembri di fretta. - disse con fare piuttosto divertito. Come al solito, perchè in fondo Sirius era un maledetto bastardo traditore, il mago partì sfrecciando per le vie della città non dando quasi a Nel il tempo di mettersi comoda. Ebbe almeno il buon gusto di attendere che lei si sistemasse, di certo maledicendolo, prima di alzarsi in volo. Cornelia l'aveva lasciato libero di decidere dove andare, e dopo una rapida consultazione con se stesso aveva deciso di puntare verso sud, verso il mare. Scelse velocemente di puntare verso Brighton, una meta sufficientemente vicina per essere raggiunta in un tempo ragionevole, ma tuttavia sufficientemente lontana dalla city, a suo modo di vedere. L'aria era gelida, nonostante la brezza marina, e Sirius si ritrovò a dover ringraziare di avere Cornelia stretta a lui; un po' per il calore che le trasmetteva, un po' per la silenziosa dunque rilassante compagnia. Arrivarono a destinazione circa un'ora dopo essere partiti. La città, in inverno, perdeva gran parte della sua movida estiva, e fu dunque facile trovare un luogo abbastanza buio dove atterrare e parcheggiare la moto, che aveva battezzato da anni Bristol, in virtù di alcune spassose avventure capitategli laggiù proprio con la sua moto.
- Brighton, vedo. Hai lasciato l'originalità a casa, mi pare di vedere. - furono le prime parole della strega mentre scendeva dalla moto, acida come solo di rado riusciva ad essere.
- Preferivi la nebbia della brughiera? La depressione della campagna inglese invasa da pecore? - sibilò Black in risposta, risentito. D'accordo, non era forse la sua idea migliore, ma così su due piedi! E poi lei gli aveva lasciato carta bianca, che scocciasse meno.
- La lugubre brughiera avrebbe avuto il suo fascino, lo confesso. Ma sarebbe stato abbastanza clichè anche quello. - convenne la donna. - Che mare d'inverno sia. Ora che si fa?
- Quello che vuoi, immagino. La brillante idea di una gita è tua, dopotutto.
- Che ne dici di raggiungere la spiaggia? Giusto per vedere il mare da vicino: resistiamo finchè non ci congelano le mani, poi vediamo dove passare la notte.
- Che idea romantica. - si lasciò sfuggire Sirius con un sospiro, prendendola in giro. Nel gli sibilò contro un'espressione inelegante e cominciò a camminare per la strada a passo di carica. L'uomo l'affiancò dopo due passi senza dire una parola. Camminando si rese conto che la strega aveva avuto ragione: di colpo l'aria di mare, l'essere fuori dalla città e dalla sua vita quotidiana l'avevano fatto sentire molto meglio. Tormentare Nel era tornata una piacevole e adorabile consuetudine naturale. La osservò mentre camminava con le spalle strette e le mani guantate in tasca per prendere il meno freddo possibile; non avrebbe resistito molto all'aria aperta. Proseguirono in silenzio per altri dieci minuti, finchè non si ritrovarono davanti la spiaggia deserta.
- Un posto pieno di vita.
- A novembre è normale. - fece Nel, incamminandosi verso il mare. - Tanto non abbiamo bisogno di compagnia, ti pare?
Senza replicare Sirius la seguì finchè non si trovarono a due passi dal bagnasciuga; il mare era calmo, e i flutti lambivano la sabbia con fare quasi pigro. Cornelia si sedette per terra e incrociò le gambe, sotto lo sguardo confuso di Sirius.
- Che intenzioni hai? - le chiese.
- Per la verità nessuna, ho esaurito le idee e ho pensato di mettermi a guardare un po' le coste del continente. - disse, ridacchiando. - Ma sono pronta a seguirti, se mi offri di meglio.
Alzando gli occhi al cielo per la situazione surreale, Black cedette di nuovo, e si sedette accanto a lei, senza replicare. Per l'ennesima volta calò un silenzio totale fra i due. Non era più un silenzio teso ed imbarazzato, c'era anzi un che di contemplativo: entrambi guardavano il mare apparentemente concentrati altrove.
- Sai, devo ammettere che hai ragione. E' un posto deprimente. - fece Cornelia dopo un po', ridacchiando. - Forse ho fatto male a lasciarti scegliere.
- Oh no, molto meglio così. Figure pessime in posti babbani ne ho fatte abbastanza per tutta una vita. - replicò Sirius, ripensando a quel tremendo articolo sbeffeggiante.
- Solo perchè sei un idiota facilmente raggirabile. E so di cosa parlo, perchè io c'ero. - Nel si passò un mano sul viso, un po' per togliersi una ciocca di capelli, un po' per nascondere la sua espressione al mago accanto a sè.
- Hai altro da aggiungere, Cornelia? - le chiese Sirius, fissandola negli occhi. Di rado usava il suo nome completo, e di solito solo quando era fortemente infastidito o arrabbiato; per questa ragione la strega gli aveva rivolto uno sguardo preoccupato, come a chiedersi se avesse di nuovo esagerato. Si ritrovò ad avere a che fare solo con due occhi grigi che esprimevano un po' di curiosità e un lieve fastidio dovuto ad un orgoglio calpestato.
- Be', volendo ne avrei per generazioni intere, ma mi guasterei subito il divertimento. - soggiunse, mentre a stento tratteneva un brivido. Sirius le fece segno di avvicinarsi e lei, dopo un'occhiata diffidente, si strinse vicino al mago per recuperare almeno un po' di calore. - Ebbene, ora su cosa vogliamo riflettere? - gli domandò. - Il mare d'inverno si sceglie solo se si ha voglia di pensare a qualcosa, consapevolmente o meno.
- Ho solo scelto di assecondarti, sai? Di mio non mi sarei mai mosso da Londra.
- E avresti fatto male, che fine ha fatto l'uomo d'azione pronto all'avventura che si autocelebrava?
Sirius sospirò: - Uno dei miei migliori amici si è sposato e ha avuto due figli, l'altro fra il professorino: mi è un po' morta la compagnia.
- Sono la tua ultima speranza, dunque.
- Oh no, Nel, mi dispiace. Non ti preferirei mai nè a Remus e nè a James.
La ragazza si lasciò sfuggire un grugnito di disappunto, ma non commentò oltre. - Non sviare, Black. Ammetti forse che sia stato un male venire qui?
Domanda rischiosa, considerò Sirius. Darle il merito per una idea a cui avevano contribuito entrambi era fuori discussione; aveva scelto il mare perchè gli dava l'idea della tranquillità, e niente altro. - Non otterrai una parola, da me. Neanche sotto tortura.
Cornelia appoggiò la testa sulla spalla di Sirius, e lui sentì il freddo della guancia della ragazza attraversare gli strati del suo vestiario e pungerlo come una miriade di aghi. - E' un bene che tu abbia scelto, una volta nella tua vita, di metterti a riflettere un po', secondo me è una cosa che non hai mai fatto prima.
Se la guancia l'aveva punto, la frase l'aveva colpito in pieno. La riflessività non era mai stata la sua caratteristica principale. Tutti, prima o poi, gli avevano fatto notare che il suo essere impulsivo era al limite della norma, e che gli avrebbe di certo causato una morte prematura; ma, d'altro canto, gli aveva fatto prendere una serie di ottime decisioni sulla sua vita. E no, finire di nuovo a letto con Nel e trascinarsi in una relazione di mesi non rientrava in questa categoria. Tentò di rispondere, ma la ragazza lo prevenne.
- Mi ascolti se ti giuro su ciò che ho di più caro al mondo che non tirerò in mezzo cose orribili su di te?
Ottenne un lungo silenzio in risposta, e Nel si arrischiò, di nuovo, a parlare.
- Capisco che si possa aver voglia di guardare sempre avanti, ma davvero, si vive male e basta se non si accettano le cose spiacevoli di noi stessi e della nostra vita.
- E c'è un tempo limite per farlo? - Black era sinceramente sorpreso da Quella lì. Non sospettava che potesse essere così delicata, lei che era abituata a colpire e a ferire con le parole più di qualunque altra persona. Si era completamente disarmata, e non poteva che apprezzare questa forma di coraggio.
- L'arco di una vita, di solito. Ma sai meglio di me che non si può mai sapere quant'è il tempo a disposizione.
- Sei anche un uccello del malaugurio, adesso?
- No, è che muoio di freddo. - pigolò. - Ho esaurito la mia scorta di filosofia spicciola, per stasera.
Sirius scoppiò a ridere lasciandosi cadere per terra sulla sabbia umida. - Sei completamente matta, Nel, sappilo.
Nel ne dedusse che per una volta il suo piano aveva funzionato, perciò non badò a quella frase e aspettò che il mago si tirasse nuovamente su a sedere. - Dove vuoi andare? - chiese mentre si metteva in piedi.
- Ora come ora mi basta che sia al chiuso. - il mago tese la mano a Quella lì e l'aiuto ad alzarsi a sua volta. - E al caldo. - aggiunse, ora che era vicina a lui. Sirius per un attimo considerò l'idea di baciarla, ma la conversazione appena avvenuta tra loro non aveva avuto niente di amoroso o di sentimentale, per cui decise di lasciar perdere. Si orientarono verso la loro sinistra, puntando a raggiungere il vecchio molo di Brighton Pier.

Capitolo ventinove: giornate trionfali di Stormtroopers in stilettos

Capitolo ventinove: giornate trionfali

Man mano che lo vedevano avvicinarsi allungavano il passo, un po' nella speranza di raggiungere un posto a temperature accettabili, un po' perchè il movimento aiutava a sentire ancora le proprie estremità. Arrivare al molo fu come raggiungere una meta insperata; a quel punto cominciarono a verificare se il luogo fosse realmente deserto quanto sembrava. Il luna park era chiuso, ma per fortuna non lo erano i ristoranti: si precipitarono dentro al primo locale dall'aria accogliente.
Per reazione, non appena si trovarono al caldo le facce di entrambi diventarono rossissime; Sirius non poteva vedersi, ma vedeva Cornelia, e il suo viso tanto colorato da farla sembrare un pomodoro.
- Non ridere di me, Sirius, sei uno spettacolo altrettanto indecoroso. - lo fulminò la ragazza con uno sguardo molto poco amichevole, mentre si toglieva i guanti e si apriva la giacca.
- Non ne dubito. - rispose, continuando a guardarla con aria divertita e senza farsi scoprire.
Mangiarono parlando pochissimo, troppo presi a godere del vapore dei piatti caldi e invitanti a base di pesce che venivano posti davanti a loro. Le uniche parole che si concedevano erano battutine ironiche e punzecchiamenti piuttosto infantili.
- Mi sento decisamente meglio. - commentò la strega a fine cena.
- Questo perchè hai mangiato come un maiale, Nel.
La ragazza non ebbe reazioni sulle prime, ma, sorridendogli graziosamente, gli sferrò un calcio da sotto la tavola con tutta la sua forza, riuscendo a colpirlo sul ginocchio.
- Pancia piena, riflessi scarsi.
Senza rigirare la bacchetta nella piaga, Cornelia attese gentilmente che a Sirius passasse la fitta di dolore che cercava di mascherare disperatamente, ma che era certa lo stesse affliggendo. Dopodichè si alzò e gli passò vicino. - Vuoi una mano ad alzarti? - rise.
La guardò con odio puro senza che lei se ne turbasse; così non appena ne fu in grado e senza dire niente, si alzò.
- Fai il signore, avanti. - aggiunse lei, mettendogli un mano un po' di sterline e facendolo pagare al posto suo. Riattraversarono poi il molo in direzione della città. Il mare sotto ai loro piedi era nero e placido; una compagnia gradita e discreta. Raggiunsero il quartiere magico della città dopo venti minuti di strada in cui congelarono ancora più di prima. Trovarono un piccolo pub aperto e con stanze disponibili al secondo piano: decisero di approfittare dell'occasione.
- Strani clienti, Brighton in pieno novembre? - domandò loro l'ostessa, una donna sulla cinquantina i cui capelli rossi avevano ormai larghe striature grigie, alla loro richiesta di una stanza. In effetti il locale non era molto pieno, e ospitava chiaramente solo clienti fissi ed assidui.
- Un viaggio improvvisato. - rispose Sirius con il suo solito sorriso che, ovviamente, mandò in sollucchero la donna, la quale, armata delle sue migliori intenzioni, accompagnò i due alla stanza numero sedici.
- Seriamente, perchè hai fatto tutte quelle smorfie a quella strega? Non sarà mica il tuo tipo? - chiese Nel, appoggiando la borsa sul letto.
- Perchè così è facile ottenere tutto quello che voglio. - rispose semplicemente lui, con un sorriso altrettanto radioso.
La ragazza fece un sonoro sospiro, e si guardò intorno: la stanza aveva una discutibile carta da parati color sabbia chiaro con annessi fiorellini, ma il letto alla sua sinistra era accogliente e il camino scoppiettante di fronte a lei una visione paradisiaca. Sirius pareva aver osservato a sua volta la stanza, ma si era ben presto concentrato sul panorama che si vedeva dalla finestra; null'altro che case, oscurità e in fondo, sulla destra, un minuscolo pezzettino di mare.
- Ancora pensieroso? - la voce dolce e tranquilla di Nel lo sorprese e lo fece trasalire. Non l'aveva sentita avvicinarsi, e poteva dire di essere quasi in imbarazzo nell'essere stato colto impreparato.
- Volevo solo vedere se si riusciva a vedere il mare.
Il sorriso che la giovane gli rivolse ebbe il potere di ammagliarlo e in qualche modo spaventarlo, per quanto quella fosse una parola lontana da lui. Sapeva che lei era penetrata attraverso una breccia dentro di lui; dapprima con forza, quando avevano litigato, ora con garbo, quasi con grazia, inevitabilmente. Sapeva anche che lei aveva compreso ogni significato nascosto di quella frase, e che per questa ragione non doveva chiedere di più, perchè non ne aveva bisogno. Pazientava, ad un tratto placida e tranquilla come il canale della Manica. Cornelia Lethifold era sempre calma solo in apparenza, ma ora niente lo avrebbe potuto convincere del fatto che lei fosse semplicemente lì, senza prepararsi a sferrargli un colpo basso.
- Vado a farmi un bagno caldo per scaldarmi, nella borsa ho messo lo spazzolino da denti che hai lasciato a casa mia. - gli disse, prima di dileguarsi. Sirius annuì e la lasciò andare. Non appena sentì la porta del bagno chiudersi andò a buttarsi sul letto; non aveva sonno, ma la giornata era stata lunga e il freddo l'aveva stroncato. Quella lì era strana. Aveva assunto un modo di comportarsi diverso da quello che ci si sarebbe aspettato da lei.
Nell'ordine era stata una ragazzetta da iniziare alle cose serie della vita, una spina nel fianco, un antitistress, una vendicatrice sadica, una buona amante e ora... ora si stava avvicinando allo stadio di amica. Quella sorta di complicità silenziosa per cui non aveva ormai bisogno di doversi spiegare l'aveva avuta con James, il suo fratello putativo, o Remus, fatta eccezione per il periodo di guerra. Anche con Lily ormai era giunto a quello stadio, ma solo dopo anni di timidi avvicinamenti e tentativi. Come si permetteva Cornelia di bruciare le tappe?
Come evocata dai suoi pensieri, la ragazza riemerse dal bagno in una nuvola di vapore; sembrava molto soddisfatta del tempo passato a mollo come una spugna e spandeva per la camera un profumo dolciastro che quasi stomacò l'olfatto canino di Black.
- Lo so, lo so. Il bagnoschiuma gentilmente offerto da questa locanda è stomachevole, ma che vuoi farci? Il bagno è libero in ogni caso, se vuoi approfittarne. Solo, è pieno di vapore. - esordì lei mentre, mezza nuda, disfaceva il letto per infilarsi sotto le coperte.
- Stomachevole a dir poco, Nel, tramortisce. - commentò Sirius a sua volta, entrando in bagno quasi in apnea. Sentì appena la giovane che sussurrava non troppo a bassa voce "Melodrammatico". Lo specchio, vide subito dopo, gli restituiva l'immagine di un se stesso con aria ormai bisognosa di un lungo sonno. I capelli erano decisamente spettinati in un modo molto "alla Potter", tutto merito della brezza marina. Evitò di osservarsi troppo a lungo, e ritornò in camera poco dopo.
- Il tuo naso ipersensibile non si è ammutinato? - ridacchiò la strega, già sotto le coperte.
- Battuta scontata e senza brio, Nel. - sibilò Sirius mortalmente offeso, mentre si metteva a letto a sua volta.
- Oh, va bene. Buonanotte. - trillò lei in risposta, spegnendo le candele. Il fuoco del camino era ancora acceso, e illuminava delicatamente la stanza. Sulle prime Cornelia si ritirò nel suo angolo, come faceva ogni volta che voleva dare sui nervi a Sirius, poi, dopo un sonoro sospiro, gli si accoccolò accanto. - Mi sento molto buona, stasera. - annunciò.
- Quale onore. - che Nel la smettesse di prevaricarlo così. Era ora di rimettere Quella lì al suo posto e di fare ordine. Niente frivolezze, niente confidenze melense, ce n'erano già state abbastanza. Cornelia sembrava del suo stesso avviso, perchè non si negò in alcun modo alle sue attenzioni, e anzi, ridacchiò per quasi tutto il tempo. Per conseguenza di tutto ciò, finirono per addormentarsi tardi, e alzarsi ancora più tardi, soddisfatti e felici.
- Mmm... dimmi che non dobbiamo alzarci e tornare al freddo. - mugugnò Cornelia, avvolgendosi ancora di più sotto le coperte pesanti.
- Posso dirti tutto quello che vuoi, ma la dura realtà la conosci. - rispose Sirius a fatica tra uno sbadiglio e l'altro.
- Uffa. - Nel si passò una mano fra i capelli, togliendoseli dalla faccia, e si accoccolò ancora più vicina al mago.
- Ancora un po' e cado dal letto, sai?
- Ah, vaffanculo, Sirius. - soffiando come un gatto, la strega si voltò dall'altra parte, mentre Sirius rideva.
- Suvvia, non è elegante essere permalose di prima mattina. - le sussurrò all'orecchio, mentre si riavvicinava a lei.
- Mi stai tirando i capelli, di nuovo, come stanotte. - commentò lei, glaciale. - E' un vizio che devi toglierti, mi renderai calva.
- Oh, è per questo che allora sei così scontrosa? Ti ho trattato male stanotte? - chiese ridacchiando, mentre si sporgeva per baciarla. La risposta non si fece attendere.
Rientrarono a Londra dopo il mezzogiorno, sotto un cielo che prometteva pioggia. Entrambi si preoccuparono di far conoscere ai rispettivi congiunti che non erano scomparsi, e lasciarono passare in ozio il fine settimana, per tornare poi al loro tran tran giornaliero del lunedì mattina. Nel sapeva di avere ingoiato tre quarti del suo amor proprio e sperava di non doverlo fare ancora, perchè si sarebbe rifiutata. Aveva rattoppato gli strappi, per ora, e sperava di non vederne più. Sirius dal canto suo era tornato sereno e stronzo, come sempre.
Il suo rientro al dipartimento Auror, in ogni modo, fu leggendario. Togliendosi la sciarpa aveva reso visibile un segno difficilmente equivocabile, e Kingsley non aveva resistito dal commentare: - Ehi, Black, ma sai che sei proprio fortunato? La tua ragazza dev'essere davvero simpatica.
La giornata, a quel punto, era stata trionfale.

Capitolo trenta: missive di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Eccoci di nuovo dopo una lunga pausa estiva! Ve la siete spassata anche voi? XD

Capitolo trenta: missive

Novembre, dopo questi avvenimenti, volse velocemente al termine. L’aria di Londra era gelida e carica di un’ atmosfera natalizia sempre più ingombrante, man mano che ci si avvicinava al 25. La relazione tra Sirius e Nel, contro le previsioni di più o meno chiunque, dalla vecchina dirimpettaia e impicciona di Sirius allo spazzino di casa Lethifold, proseguiva senza particolari scossoni.
- Lo confesso, Remus, comincio a stancarmi di doverti pagare venti galeoni ogni volta.
- Allora smetti di perdere con le mie scommesse innocenti. – rise Lupin, intascando il denaro con un sorrisino soddisfatto.
- Potresti ripagarmi con un enorme regalo. Il tuo stipendio da professorino sommato a tutti i soldi che guadagni illegalmente in questo modo dovranno averti reso milionario. – continuò James, appoggiando i gomiti al tavolo e sorreggendosi il mento.
- I milionari sono i purosangue arricchiti di frodo, James Potter. Lo sai bene.
- Questa è un’offesa personale. – Potter parlò puntando il dito verso l’amico, un gesto che Tom, il proprietario del Paiolo Magico, interpretò come diretto a lui.
- Vi porto qualcos’altro? – chiese, avvicinandosi.
- Una pinta di Whisky Incendiario e la mappa della Gringotts, ti spiace?
L’oste lo guardò perplesso, e rivolse lo sguardo verso Lupin.
- E’ solo triste per aver perso ad un’innocente scommessa con me. – rise l’interessato. – Dai retta solo alla prima metà dell’ordine.
- Ah, e così hai perso…
- Non poteva essere altrimenti, Tom, scommetto che questo qui ti fa perdere tutti i clienti, se li mette in mutande come me!
- Veramente di solito perde lui, quando scommette. – commentò Tom con aria distratta, prima di urlare a una cameriera di portare al tavolo di Remus e James il whisky.
L’espressione di James, a quel punto, era diventata di puro orrore. – Ah, è così?
- Sei la mia principale fonte di reddito, sì.
- Lo vedo. – sbuffò di nuovo James. – Scommettere sulla durata delle relazioni di Sirius di solito è facile, non va oltre i sei mesi; arrivi sempre al punto in cui vinci, alla fine!
- Strano, pensavo che uno come te credesse ciecamente nell’amore. – e il riso trattenuto da parecchi minuti divenne, finalmente, una potente risata. – Però puoi ritentare la sorte, se ti piace.
- Senti Lunastorta, per chi mi hai preso?
- Cinque galeoni, stavolta. Solo cinque… - tentò l’amico, mentre servivano il drink a Potter.
- Scommetto che Sirius non regge al Natale in famiglia. – azzardò James, sistemandosi gli occhiali.
- E io che impazzirà, ma che non mollerà l’osso. – sorrise Remus. – A Felpato. – aggiunse, sollevando il suo bicchiere mezzo pieno.
- Al cagnaccio. – rispose l’altro, bevendo poi tutto d’un fiato.

***

Ignari del giro di denaro a cui avevano dato inizio, Sirius e Cornelia continuavano a ignorare qualsiasi sentimento reciproco che andasse oltre le pulsioni fisiche, vivendo un’incredibilmente banale vita da… single? Fidanzati? Persone che avevano incontri casuali?
- Che pensi di fare durante le feste? – gli aveva chiesto Nel una sera, mentre rientravano a casa sua, dopo essere stati a passeggiare per la città.
- Di solito resto con James, Lily e i bambini, e fa un salto anche Remus. E vado anche a trovare Andromeda e famiglia. – aggiunse con un sorriso malizioso, mentre si toglieva la giacca e accendeva il camino.
- Un programma pieno. – commentò la ragazza, mentre si allontanava in camera a posare la borsetta.
- E tu? – le domandò lui quando ricomparve in soggiorno e andò a sedersi sul divano accanto a lui.
- Be’… la grande famiglia a Manchester. Abbuffate, bambini che strillano, coetanei che parlano delle gioie e dei dolori di avere una famiglia, anziani che indagano della tua vita sentimentale o si perdono in vecchi racconti.
- Come amo essere orfano. – sua madre era morta da più di un mese; poteva tranquillamente riderci su, ormai. – Ci sarà tutta la marmaglia che ho avuto il dispiacere di conoscere?
- Più mia zia Doris, la sorella di mio padre. È vedova e viene a raccattare un po’ di compagnia. – sospirò Nel, sorvolando sulla sua mancanza di tatto e su quella di Sirius stesso.
- Chi manca ancora al circo?
- Il fratello di mia madre e la sua prole di primo e secondo letto, idiota. – rispose tirandogli una gomitata nello stomaco.
- Oh, perdonami, non volevo affatto essere scortese.
- E invece…
- Come mai quella manica di babbani non viene a casa vostra? Selezione naturale? – s’informò il mago, curioso.
- Ha importanza?
- Hai qualcosa da nascondere?
Cornelia roteò gli occhi al cielo. – Sei più curioso di una scimmia.
- Confesso, sì. – ammise candidamente. Non aveva in realtà una grande importanza avere la risposta a quella domanda, solo… Nel riusciva a mischiare una forma di affetto e disgusto per i suoi famigliari incredibile.
- Di solito li vediamo tra Natale e Capodanno, loro festeggiano con la loro parte di famiglia. Soddisfatto?
- Non mi vedi scodinzolare?
- A tal proposito… ho una notizia che ti farà scodinzolare ancora di più. – sorrise Cornelia. Se l’era tenuta in serbo per tutta la sera, e ora era venuto il momento di diffondere la lieta novella. – Sei invitato per la cena di Natale, o quella della Vigilia o quella di Santo Stefano. Muoiono dalla voglia di rivederti.
Morire era decisamente la parola adatta. Merlino, tutta quella gente ancora una volta?
- Dimmi almeno che non dovrò sorbirmi i tuoi amici.
- Oh no, con quelli me la vedo io personalmente, non temere. – sorrise lei suadente. La cosa mandò Sirius in difficoltà ancora di più. – Al massimo, se vuoi, puoi uscire con me, Lu, Bonnie, Cleo e Ina con rispettivi mariti, fidanzati, persone non definite eccetera.
- Ecco perché il mio Natale non è mai stato monogamo. – sospirò Sirius, ancora più orripilato.
- No, ti prego, la rassegna delle tue avventure no, almeno sotto le feste no! – pregò la giovane, disperatamente e invano.
- Dove credi di andare? – le chiese Sirius impedendole di alzarsi. – Non devo averti mai detto che James ha un quaderno a parte per le festività, e che i punti valgono doppio…
Nel emise un gemito di protesta, sconvolta. Black non era umano.

***

Quattro ragazze erano sedute a uno dei tavoli de I Tre Manici di Scopa a godersi un meritato aperitivo nel dopo lavoro. Radio Strega Network in sottofondo trasmetteva canzoncine natalizie a ripetizione. Il modo ideale per fare di un comune cittadino un candidato per vincere un biglietto di sola andata ad Azkaban.
- Ridatemi i Beatles. – sospirò Cornelia, sentendo in quel frangente il bisogno disperato di musica babbana.
- Dunque l’hai convinto! – trillò Bonnie, ignorando le sue proteste. – Ottima, ottima cosa. Non vedo l’ora.
- Anche lui non vede l’ora. – rise l’interessata. – Era scandalizzato dalla proposta, a dirla tutta. - E perché? Mica deve sopportare una serata di sole donne. – fece notare Ina, tamburellando le dita sul bicchiere.
- Credo invece che da un certo punto di vista lo preferirebbe. Ma lascerò a voi lo sforzo di cogliere l’allusione.
- Per le mutande di Morgana, Nel! – Ludovine arricciò il naso, lievemente scandalizzata. – Non è una cosa carina da dire.
- Non volevo arrecare fastidio alle anime candide.
- Ah, sciocchezze. – la rassicurò Bonnie. – Tanto ce lo ricordiamo tutte abbastanza bene. - Ma il problema non è la frase di per sé, ma il fatto che sia riferita al suo ragazzo, no? Non è un buon segno, secondo me.
- Ah, tutte noi abbiamo da ridire sui nostri uomini, di tanto in tanto. – replicò Cleo, che era rimasta in silenzio fino a quel momento. – Non avrei mai detto che i babbani fossero così…
- Geneticamente stupidi?
- Infantili oltre ogni dire?
- Incapaci di rendersi conto che sono delle nullità?
In un attimo erano state sciorinate tre caratteristiche molto peculiari.
- Ora che ci penso, però… - ponderò Cornelia, - questo vale anche per i maghi. Il problema raccoglie una categoria più ampia di persone, direi. Siamo sicure di volerceli portare dietro per la cena?
- Io sì, e se scegliamo un luogo non babbano ve ne sarei grata. Ormai ne ho fatto l’indigestione. Ho bisogno di sentirmi a casa. – sbuffò Cleopatra. Non avrebbe mai pensato che relazionarsi con un mondo così estraneo a lei potesse essere faticoso e dare perfino alla testa.
- Terrorizzeremo Anthony per bene, allora. Roger è dei nostri, no? È da parecchio che non lo vediamo.
- Super impegnato col lavoro, Nel. È per questo che ci serve una rimpatriata coi fiocchi.
- L’unica sposata di noi è la più positiva, mi pare eh? – rise Ina. – Non considera che quattro uomini sconosciuti o quasi tra loro non si divertiranno granchè.
- Riempiremo noi i silenzi. D’altro canto Roger è ormai di famiglia, Sirius sa con chi avrà a che fare, Anthony avrà il suo battesimo del fuoco, quanto al tuo Terry e al mio Charlton… chi vivrà vedrà. – fece Bonnie.
- Amen. – sospirò Lu, vuotando il suo bicchiere.
Radio Strega Network riprese il sopravvento sulle giovani per un attimo, come pure gli sdolcinati versi della canzonetta.
- Portatemi dove volete, in Cina, nello Zimbawe, in Lapponia, ma non voglio più sentire UNA sola di queste sciocchezze insopportabili, ok? – furono le ultime parole di Cornelia.
Le amiche dovettero tutto sommato concordare con lei, e qualcuna aggiunse che le andava pure bene che non avevano avuto l’idea di passare soltanto vicino a Madama Piediburro, perché la quantità di dolcezza le avrebbe stroncate come un infarto.
Decisero poi data e luogo per il ferale incontro e si separarono ognuna verso la sua casetta più o meno addobbata a festa.
Cornelia giunse a casa con l’animo leggero: a parte Roger che era un uomo di un cuore e una pazienza infinita, anche qualcun altro avrebbe dovuto patire un po’ come Sirius. Non era l’unica ragazza cattiva in città, se non altro. Rientrando trovò una lettera nella sua cassetta della posta. Era abbastanza raro per lei riceverne per via comune comune; le arrivava quasi tutto via gufo.
Riconobbe con facilità la calligrafia dell’intestazione, e se la rigirò tra le mani mentre apriva con la bacchetta la porta di casa sua. Le chiavi erano quasi certamente sul fondo della borsa, e non aveva alcuna voglia di cercarle. Accese la luce, si tolse giacca, sciarpa, guanti e li abbandonò sul divano; aprì la busta in un battibaleno, curiosa di leggere cosa conteneva.

Cara Nel,
mi costringi sempre a ritornare ai tempi del progetto scolastico degli amici di penna, felicemente naufragato dopo poco, ma sei sempre irrintracciabile, vagabonda.
Riesco finalmente a disfarmi della mia divisa e sono ufficialmente in ferie dalla settimana prossima. Sono abbastanza libero da impegni ed è da parecchio che latito la capitale. Ti troverò in città senza chiamare Scotland Yard? E riusciresti a trovarmi un alloggio che non preveda streghe con verruche e mantelli da vampiro?
In attesa di risposta
Con affetto
Stephane

Cornelia scosse la testa, divertita. Era una buona notizia, considerato che non lo vedeva da agosto e che avere il lusso di qualche giorno continuativo di compagnia era ormai diventato più che raro. Si preoccupò di rispondergli immediatamente.
Caro Stephane,
l’amica di penna è pronta per rispondere al tuo accorato appello. Troverai che il mio appartamento è sufficientemente privo di mantelli da vampiro e verruche da strega, e ha il vantaggio di essere praticamente a costo zero. Molto comodo estorcere un invito in questo modo.
Fammi sapere quando passerai di qua, anche se immagino che non rotolerai fuori improvvisamente dal mio camino come Connie fa solitamente.
A presto
Nel

Capitolo trentuno: ricongiungimenti alla stazione di Stormtroopers in stilettos

Capitolo trentuno: ricongiungimenti alla stazione

Di colpo l’atmosfera natalizia si insinuò leggermente in Cornelia. Aveva cominciato a scorrazzare per la città alla caccia dei regali per tutta la famiglia, e di solito sempre in compagnia. Trovava estremamente rilassante sapere di non essere la sola a subire il panico da mancanza cronica di idee.
Il pomeriggio immediatamente precedente la “cena malefica per donne che non hanno niente di meglio da fare che torturare il prossimo” (questo era stato il lunghissimo titolo che aveva scelto di affibbiargli Sirius), aveva deciso di starsene con Lu e Cleo.
- Comincio a essere in seria difficoltà con i regali. – dichiarò la giovane Purosangue. Aveva deciso di regalare ai genitori qualcosa di banale e babbano per convincerli ancora di più che quello che frequentava non era una strana creatura non meglio identificata.
- Stai sul classico e vedrai che farai un figurone.
Vagavano da quasi due ore all’interno di Harrods, il luogo in cui, oggettivamente, avrebbero dovuto trovare tutto per tutti. Nel stessa, in quel momento, cercava qualcosa per i suoi nipotini, e pensava di sistemarsi con Connie tramite un nipotino a venire; sapevano ormai che la giovane sposa aspettava di nuovo un maschio, quindi non aveva nemmeno il problema di chiedersi di che colore prendere la tal tutina o il tal vestitino.
- Come sta tua sorella? – le chiese Ludovine, cogliendola di sorpresa mentre valutava quale micro abitino scegliere.
- Non mi arrivare di spalle quando sono soprapensiero, mi spaventi. – sospirò Cornelia dopo aver saltato sul posto. Sirius la terrorizzava continuamente con quel sistema, e lei non aveva ancora imparato a rimanere impassibile, né con lui, né con chiunque altro. – Sta ottimamente, comunque, lievita come una torta e sputa massime sulle gioie della maternità.
- Tu e Roger non avete ancora pensato di averne?
- Pensato sì, seriamente no, Cleo. – rispose Ludovine, che pareva però molto attratta dalle cose per bebè. – Ammetto che mi piacerebbe.
- Ti vedo presa, sì. – commentò Nel, senza una particolare intonazione nella voce. Lo scherzo di Sirius le aveva causato uno scompenso tale che lei, quanto a figli, non voleva proprio pensarci. Ce n’era abbastanza di quelli degli altri.
- Quanto entusiasmo, eh? – rise l’amica, mentre Cornelia si dirigeva alla cassa per pagare.
- Che bisogno ho di avere figli miei, quando Connie ne sforna uno ogni primavera? E poi al momento non avrei proprio tempo per un bebè.
- Oh, vedrai che il tempo lo si trova. – fece Cleo. – Rientra nell’ordine naturale delle cose.
- Bene, pagato. – concluse Nel, allontanandosi dalla cassa e lasciando volutamente sospeso il discorso. – Per come sono ora le cose vi lascio volentieri la precedenza. Ad entrambe, ebbene sì.
Uscirono dai grandi magazzini e si ributtarono nel caos delle già buie vie di Londra. Ludovine si avvolse la sciarpa ancora più stretta intorno al collo, e Cleo maledì nuovamente se stessa per aver dimenticato i guanti. - Vorrei che nevicasse, almeno. Quand’eravamo a Hogwarts in questo periodo era sempre tutto bianco fuori, mi piaceva molto.
- Non dispiacerebbe nemmeno a me. – considerò Cornelia a mezza voce. Se nevicava, era abbastanza difficile che la neve rimanesse a lungo; c’erano volte che dopo sole cinque ore dalla nevicata non si vedeva più nemmeno un misero puntino bianco. – Ormai vado, devo iniziare a sistemare casa per quando arriverà l’inquilino, è più disordinata del solito.
- Oh, vero… hai detto a Sirius che arriva Stephane e che si installa a casa tua per cinque giorni? – Lud conosceva molto bene la risposta a quella domanda spinosa, e per quella ragione aveva evitato di accennare all’argomento per tutto il pomeriggio. Non le sembrava una buona non avvisare Black con il giusto anticipo. Cornelia non faceva altro che lamentarsi del suo caratteraccio e della facilità con cui lui perdeva le staffe per sciocchezze. Perché alimentare il fuoco, allora?
- Non ancora, per la verità. Sto cercando un modo indolore…
- Dirglielo subito era il modo più indolore. – chiarì Cleopatra, inarcando un sopracciglio.
- Troverò il modo, spero. – tentennò, Cornelia. – Ad ogni modo ora vado. A stasera!
Cornelia in sole tre ore riuscì a riordinare il suo appartamento, prepararsi e trascinare fuori casa Sirius, che protestava come un bambino capriccioso. La cena andò meglio delle previsioni: Anthony sopravvisse senza traumi evidenti al pericolosissimo mondo dei maghi, e gli altri tre maschietti della situazione si trovarono sufficientemente simpatici dal sopportarsi a vicenda.
La cosa rese Sirius di umore sufficientemente buono a fine serata, cosicché Cornelia si sentì autorizzata a sganciare la Caccabomba…
- Ho una novità per te, Sirius. – annunciò, serafica. Quelle sei parole bastarono a far scorrere un brivido di puro terrore lungo la schiena del mago. Che genere di novità? Nel aveva nuovi parenti/amici invitati per cena ed erano rispettivamente una pianta carnivora e il mostro del Lago di Hogwarts? Aveva forse figli illegittimi in giro e lei li aveva rintracciati? Che voleva da lui? Era solo un povero, piccolo Auror indifeso!
- Che genere di novità?
- Stephane è ufficialmente in ferie, - iniziò, mentre Sirius sbadigliava potentemente, come a dire “e che diavolo me ne importa a me di quello che fa quello?” – E voleva fare un salto a Londra per rivedere la città e…
- E te, suppongo.
Che uomo perspicace, commentò mentalmente Nel. Non aveva nemmeno bisogno di spiegargli tutto!
- E me, e Conrad, anche. – la prese larga, molto molto larga. – Resterà solo pochi giorni, passerà le feste in famiglia come tutti. Il fatto è che…
- Sì? – Non voleva ammetterlo, ma sentiva che gli sarebbe arrivato un bolide nei denti, ora.
- E’ ospite a casa mia per quattro giorni.
Sirius, che stava camminando affiancato a Cornelia, si piantò immobile per la strada come un mulo. – Che hai detto?
- Quello che hai certamente sentito con il tuo udito sopraffino, Sirius. – si sentiva leggermente in colpa per la decisione che aveva preso senza consultarlo, ma d’altronde lui lo faceva continuamente: che s’arrangiasse, dunque.
- Dì un po’, lo fai apposta? – l’idea di sbranarla, di farla a pezzi piccoli e sanguinolenti si faceva strada nella sua mente con una naturalezza sconvolgente. – E come pensi di ospitarlo? – Cornelia non possedeva alcuna camera degli ospiti, e la cosa al momento lo preoccupava da morire.
- Ho un comodo divano, come tu ben sai, Sirius. Steph dovrà accontentarsi di quello. Dove altro potrebbe dormire, scusa? – replicò lei, basita. Non era ovvio che avrebbe dormito lì? Stando all’espressione di Sirius proprio no… che idiota.
- Da te mi aspetto qualunque cosa.
- Il che è assolutamente reciproco, lo sai.
- Per quattro giorni dovrò dimenticarmi della tua esistenza dunque, immagino. – sbottò Sirius, indispettito oltre ogni dire.
- Affatto, non emigro in Groenlandia per quattro giorni come fai tu quando hai di meglio da fare, la mia porta è sempre aperta. – disse lei con un sorriso sadico.
- Quando arriva lo scocciatore universale?
- Dopo domani, e riparte la mattina della Vigilia. Di certo sarà una cosa indolore per te, lo prometto.
Promessa da marinaio, Sirius lo sapeva bene. Con quel tipo in mezzo ai piedi niente poteva essere tranquillo e privo di una serie di scocciature infinite. Cornelia si trasformava in un coniglietto tenero e coccoloso in presenza di quella specie di uomo; sarebbero seguiti giorni infernali, se lo sentiva. Il suo dubbio ora era decidere se tallonarli per tutto il tempo e monitorare la situazione o sparire per evitarsi un travaso di bile. Scelta ardua.
- Ti odio. – fu tutto quello che riuscì a dire in maniera molto infantile.
- Che carino che sei, a dirmi queste cose. – lo prese in giro lei, con il viso rosso per il freddo. Lo prese sottobraccio e lo costrinse a camminare di nuovo verso casa sua; meglio concedergli un po’ di libertà prima della fine dei giochi.
Sirius divenne particolarmente cupo quella sera, ma Nel aveva deciso che era troppo di buon umore per i fatti suoi, per notarlo. Il mago notò, con indicibile scorno, che la casa della sua… di Nel, ecco, era in ordine e ben rassettata, pronta per accogliere qualcuno con tutti gli onori. Chissà perché quel qualcuno non era mai stato lui.
Si svegliò pieno di malumore, deciso a maltrattare qualunque baldanzoso neo diplomato di Hogwarts che volesse tentare l’impresa di diventare Auror. Si preparò in fretta, quasi ignorando Cornelia che canticchiava giuliva sotto la doccia. Dio, che voglia di ammazzarla, aveva; e Merlino, guai se gli riusciva!
Cornelia, dal canto suo, sapeva bene di essere la causa della nuvoletta temporalesca sulla testa del suo amat… di Sirius, ma era un tipo di nube che non la spaventava affatto, di conseguenza non se la prese quando lo sentì uscire senza salutarla, perché così era il gioco, in fondo. Si preparò dunque con tutta calma: Stephane sarebbe arrivato in tarda mattinata alla stazione di King’s cross: tempo un paio di giorni e di lì sarebbe passato anche Connor, di ritorno da scuola. Le venne un pizzico di nostalgia, ripensando a quando lei si trovava sull’Hogwarts Express: Black aveva provveduto a lasciarle ottimi ricordi anche di quello, e gliene rendeva il merito.
Trotterellò fuori casa entusiasta non appena l’orologio segnò le dieci e mezza. Lasciò il distretto del Lambeth, dove viveva, per raggiungere quello di Camden: ora che ci faceva caso avrebbe dovuto passare per la City of Westminster, il quartiere dove viveva Sirius; perfino la geografia le era amica, dovette ammettere ridacchiando.
L’infernale caos della stazione la travolse come un pugno in faccia, e le fece riconsiderare con molto pragmatismo che le sua nostalgia di una mezz’ora prima non era degna di lei. Cercò con lo sguardo il binario del treno che le interessava, e a quel punto si diresse con calma verso il numero quattordici, in paziente attesa. Dovette pazientare una decina di minuti, durante i quali non fece altro che osservare la varietà umana accanto a lei con discreto interesse e divertimento; poi, finalmente, arrivò il treno. Le persone sulla banchina si triplicarono per uno strano fenomeno babbano, ancora prima che le porte dei vagoni si aprissero. Nel cominciò a sperare che Steph avesse un occhi di falco, o si sarebbero cercati per ore. Così fu, in effetti; poco dopo una voce alle sue spalle la chiamò un paio di volte.
- Ciao londinese! – la salutò. Cornelia lo raggiunse in due falcate pronta a ricevere un abbraccio decisamente spezza ossa.
- Ben arrivato, tutto bene il viaggio?
- A parte il fatto che sono rimasto per tutto il tempo in compagnia di una famiglia chiassosa con tre bambini sotto i cinque anni, benissimo. La prossima volta fammi viaggiare con uno dei tuoi mezzi, per piacere.
- Farò il possibile, promesso. – rise Cornelia. – Preferisci andartene subito in giro o vuoi passare da casa mia a posare la tua valigia?
Stephane lanciò un rapido sguardo sul suo bagaglio. – Non è pesante, in fondo non mi fermo molto…
- Il mio scopo era portarti dalle mie parti in un posto che mi piace molto, ma se preferisci andare altrove puoi offrire tu. – sorrise lei.
- Ai tuoi ordini, Nel.
Come sempre, quando due amici si incontrano dopo un lungo periodo, chiacchierarono ininterrottamente dalla stazione a casa di Nel senza darsi pena del freddo, del traffico o di qualunque altra cosa.
- Hai messo in ordine dall’ultima volta che sono passato a trovarti. – commentò il ragazzo, entrando.
- L’ultima volta mi ero trasferita da non molto, sono riuscita a sistemare un po’ di cose nel frattempo.
- Oh be’, mi piaceva allora e mi piace anche adesso. – commentò lui.
- Sei un ruffiano della peggior specie, te l’hanno mai detto?
- Sì.

Capitolo trentadue: due fanno coppia, tre fanno folla di Stormtroopers in stilettos

Capitolo trentadue: due fanno coppia, tre fanno folla

Pranzarono fuori come concordato e fu Nel a offrire, essendo lei donna di parola.
- Nella lettera non mi hai scritto perché sei voluto passare da queste parti – domandò Cornelia davanti a una cioccolata in tazza con panna, alimento che la rendeva sempre particolarmente loquace.
- Mica mi serve un motivo per venirti a trovare, no? – rispose, davanti al suo caffè, misero in confronto al ben di dio dell’amica.
- Lusinghiero, lo ammetto, ma non mi freghi.
- Annoiato dal lavoro che sotto le feste diventa al limite del deprimente, volevo riprendermi prima delle abbuffate in famiglia.
- Non so se qui riuscirai a rilassarti molto ma farò il possibile perché tu non ti deprima.
Passarono il pomeriggio a spasso per la città come due turisti qualunque, e rincasarono solo quando ormai fuori era buio.
- Conrad sa che sei qui? – chiese poi Nel, mentre tirava fuori dall’armadio delle coperte e un cuscino per l’amico.
- Gliel’avevo accennato, ma non ci sentiamo da due settimane, in effetti. – ammise Stephane, lievemente in imbarazzo.
- Memoria corta, vedo. – disse la strega, tirandogli quello che aveva in mano. – Pensa tu al divano, io gli scrivo, così magari domani usciamo a cena insieme.
- E Sirius?
- E’ molto offeso in questi giorni, prega che non si faccia vedere, è una lagna quando fa il bambino viziato. Un’insopportabile lagna, per la verità. – spiegò, mentre si dirigeva in cucina per scrivere con pergamena e piuma.
- Stai cercando di dirmi… - Stephane entrò nella stanza dov’era la ragazza con un cuscino nella mano e la coperta nell’altra. – che ci eviterà deliberatamente per tutto il tempo che io resterò qui?
- Me lo auguro sentitamente. – sorrise lei, alzando appena la testa verso l’amico. – E’ l’unico modo per divertirsi sul serio.
Stephane sorrise senza ribattere; Cornelia era chiaramente sul piede di guerra, e stava mettendo in fila una serie di dispetti megagalattici, meglio non invischiarsi troppo. Uscirono poco dopo e si recarono a Diagon Alley: Nel non possedeva un gufo, di solito usava uno di quelli del giornale o quelli dell’ufficio postale apposito, perché a fatica avrebbe potuto giustificare un animale tanto strano nella sua zona così babbana. Il ragazzo rimase affascinato dal quartiere più magico della capitale, e pretese di poterlo attraversare in lungo e in largo. La strega lo accontentò con piacere, e lo portò a zonzo finchè non fu ora di cena. Rimasero a mangiare presso il Paiolo Magico, giocando a “individua il tizio più strano che vedi” per tutto il tempo. Rincasarono verso le dieci dopo aver visto un tizio con un foulard verde legato intorno alle orecchie, una strega con un turbante color canarino e un anziano con un costume bavarese.
- Vorrei però capire qual è lo standard di stranezza per te… - domandò Stephane mentre si toglieva la sciarpa, una volta raggiunto il salotto.
- Mmm… quello con un cane a due code non era strano. – spiegò lei soprappensiero, accendendo il camino – e tutto sommato nemmeno quella che pareva la regina di Saba. Ma ci vuole un po’ per imparare a non farci caso, i primi tempi non c’ero abituata nemmeno io; la mia parte babbana ha opposto resistenza.
- Io invece ho la sensazione che ci proviate decisamente gusto a fare gli stramboidi. – considerò lui, mentre Nel, quasi senza farci caso, faceva scaturire una fiammella dalla bacchetta come un prestigiatore di bassa lega e la lanciava nel camino ormai scoppiettante.
- Quant’è vero. – commentò, ridacchiando. – Vino? – chiese.
- Magari. Dopo tutti quegli intrugli strani vorrei qualcosa di conosciuto. Mi basta una birra, però.
- Ah, idiozie. Niente birra per le occasioni speciali. – urlò Nel, che era già in cucina. Riapparve poco dopo in soggiorno, con bottiglia e due bicchieri. – Lascio a te l’onore di stapparla. – disse, porgendogli il cavatappi. Erano sul punto di darsi ad un meritato brindisi quando sentirono bussare alla porta.
- Ricevi spesso visite a tarda sera? – chiese il ragazzo, lievemente sorpreso.
- Solo di scocciatori, generalmente. – c’era un solo candidato per l’identità del misterioso sconosciuto al di là della porta, che Nel aprì senza fiatare. – Ciao Sirius, qual buon vento? - Ciao. – rispose senza aggiungere altro, guardando dentro l’appartamento con fare quasi furtivo. Non voleva essere lì, davvero. Aveva tentato di non pensarci, ma la cosa l’aveva torturato per tutto il giorno come un tarlo. Sapeva quanto lei godesse nel vederlo pronto all’omicidio per così poco, lo vedeva anche ora, nella sua espressione soddisfatta di chi aveva previsto ogni singola cosa. Era lei quella che, normalmente, avrebbe dovuto avere una gastrite fulminante da gelosia, lei quella che avrebbe dovuto farsi paranoie mentali infinite. Non lui. Lo scenario davanti ai suoi occhi era drammatico.
- Sì? – domandò Cornelia con il tono più falso possibile. – Io e Steph siamo reduci da una giornata intensa, volevamo rilassarci con un buon bicchiere, vuoi unirti? Hai avuto anche tu una giornata lunga?
Giornata lunga? Giornata infernale, magari. O orribile, pure. Vide “Steph” alzare il bicchiere in sua direzione a mo’ di saluto, e gli venne una tremenda voglia di sperimentare un Avada Kedavra su di lui.
- Giornata decisamente insopportabile, sì. – rispose a denti stretti, prima di entrare e togliersi il mantello. Cornelia seguì l’operazione con attenzione, e approfittò di un momento di distrazione di Black per fare l’occhiolino a Stephane, che dovette trattenersi dal ridere.
- Scartoffie al lavoro, immagino. – rispose Cornelia, andando ad accomodarsi sul bracciolo del divano. – Steph, fai come se fossi a casa tua, davvero. – aggiunse, ignorando di estendere l’invito anche a Sirius, che la fulminò con lo sguardo. – C’era una tale confusione in stazione oggi che temevo di dover vagare per ore senza trovarlo.
- Quale perdita. – borbottò Black così piano da rendersi, fortunatamente per lui, inudibile.
- Per Natale si muove molta più gente di quanto uno non immagina. Giuro di non voler mai più salire su un treno. – commentò Stephane. – Un viaggio infinito.
- Per il ritorno sono tentata dall’idea di farti provare la Metropolvere, non c’hai mai viaggiato, vero? – civettò Nel in un modo che Sirius avrebbe trovato adorabile, se solo fosse stato rivolto a lui. – L’atterraggio è quello che è, ma è rapido e divertente.
- Se per divertente intendi come quella volta che Nick ha portato quelle palle assassine sul campo di rugby rinuncio volentieri.
- I Bolidi, dici? – fece la strega. – No, quello era un esperimento fallito. La Metropolvere è a prova di idiota, vero Sirius?
Quanto si stava divertendo? Nel se lo chiese per trasparenza intellettuale. La risposta era una sola: da morire!
- Oh sicuro, se non ti perdi, ovviamente. – rispose. – Sbagli camino e ti ritrovi dall’altra parte del mondo.
- Non dire assurdità! Il massimo che puoi fare è caracollare in quello del tuo vicino di casa se non specifichi bene l’indirizzo, a mia nonna è successo un sacco di volte.
- Non avevo dubbi. – sentenziò Sirius.
- Nemmeno io, conoscendola. – fece eco Stephane.
Merlino, rideva per una cosa che lui stesso aveva detto! Vilipendio! Sirius emise un grugnito e si richiuse in un ermetico silenzio, facendo, in realtà, un enorme favore agli altri due.
- Una volta Gerberula è finita a casa dell’idraulico in fondo alla via, che non aveva idea di come una signora anziana parata a festa fosse capitata a casa sua, suo figlio è tornato a scuola a dire ai suoi compagni di classe che babbo natale era una donna. – raccontò la ragazza scoppiando a ridere fragorosamente insieme al suo compagno. La risata di entrambi era così trascinante che Sirius dovette appellarsi a tutto il suo autocontrollo per non rimanerne coinvolto a sua volta. - Tua nonna come si è giustificata, scusa? – chiese Steph.
- Con la sua solita non-chalance si è scusata con il proprietario di casa e se n’è uscita dalla porta come se niente fosse, lasciando un’intera famiglia sconvolta e noi che la cercavamo perplessi, visto che mio nonno a casa nostra era pur sempre arrivato. – disse, continuando a ridere. – Ricordo che mio nonno Edward appena l’abbiamo trovata le ha detto una cosa del tipo “ma alla tua età non sei ancora in grado di viaggiare da sola?”. E da lì è partita una filippica epica di mia nonna che è continuata per tutto il pranzo insieme. Non scherzo.
Sirius assisteva in silenzio a tutto questo. Non c’era niente di strano, e tanto meno qualcosa di sconveniente. Niente altro che due amici che si raccontavano aneddoti spassosi e che si divertivano, entusiasti di vedersi dopo un tot di tempo. È quello che avrebbe fatto lui al posto di Quella lì, tutto sommato. Ma era un tipo di complicità che lui e quell’orribile stregaccia non avevano mai condiviso, e sentirsi tagliato fuori da una cosa del genere era sorprendentemente… doloroso.
Per le chiappe flaccide di Agrippa, ma che gliene importava a lui di farsi quattro risate per un episodio così stupido? Aveva gli amici, per questo!
Cornelia lo vide sforzarsi nel tentativo di non ridere: patetico. Questo non l’avrebbe fermata. - A me non è mai arrivato nessuno in visita da un camino, ammetto che un po’ mi dispiace. – considerò Stephane, se fosse stato ancora bambino avrebbe trovato la cosa fantastica.
- Niente di trascendentale, in verità… - buttò lì Sirius, dopo minuti di assoluto silenzio da parte sua.
- Come chi bussa alla porta a tarda sera. – l’idea di pugnalarlo a morte era deliziosa, considerò Cornelia, sempre più galvanizzata dalla situazione. – E’ la definizione corretta: niente di trascendentale…
Stephane vedeva che più si allargava il sorriso dell’amica mentre parlava, più erano cattive le sue frasi. Non avrebbe di certo voluto essere nei panni del mago per niente al mondo.
Conosceva bene Nel, ma non l’aveva mai vista vomitare tanta acredine su qualcuno tutta in una volta: probabilmente c’erano vecchi rancori e conti da sistemare. Si sarebbe aspettato un minimo di sorpresa da parte di Black, che invece osservava la ragazza con un aria superiore e quasi scocciata.
- Com’è ordinariamente la tua ospitalità, da quello che vedo. – rispose lui, senza scomporsi.
- Solo con chi arriva senza invito.
- Mi era sembrato di capire che, parole tue, la tua porta era sempre aperta per chiunque, o sbaglio? – fu lui a sorridere, infine. L’insinuazione era sottile, ma Nel, proprio come Sirius voleva, ne raccolse l’interpretazione meno lusinghiera nei suoi riguardi. Lei non se l’era aspettata, convinta di aver calpestato a sufficienza il suo orgoglio, e incassò senza riuscire a ribattere nient’altro.
- Non te la sarai mica presa per così poco, no? Dopo tutti i tuoi tentativi andati a vuoto di offendermi a morte pensavi che non avrei ribattuto? – sorrise di nuovo, evitando quel ghigno terribile che aveva quando ci andava giù pesante.
Bastardo, pensò Nel. Maledetto, maledetto bastardo! Prima la insultava in un modo a dir poco volgare, e poi pretendeva di riappacificarsi con una battuta che aveva fatto rilassare perfino Stephane, sfortunato terzo incomodo per colpa di Sirius.
- Ci contavo, in effetti. – rispose fra i denti. – Pensavo volessi fare bella figura con il mio ospite. – disse, ridacchiando. Stephane e Sirius si osservarono per un minuto buono, entrambi curiosamente interdetti.
- Un intento nascosto eccezionalmente bene, non trovi anche tu? – tentò Stephane che costrinse Sirius ad annuire, suo malgrado.
- Questo perché entrambi avete un sesto senso molto poco sviluppato. Ma forse è perché abbiamo avuti tutti una lunga, devastante giornata e siamo così stanchi…
Dove voleva andare a parare Quella lì?, si chiese Black.
- Stanchi è un eufemismo. – fece eco Stephane che, a differenza del mago, aveva risvegliato il suo intuito.
- Direi allora che è ora di andare a dormire. – propose la ragazza. – O nessuno di noi sarà in grado di alzarsi da letto o trascinarsi al lavoro.
Questo si chiamava imbrogliare, pensò Sirius.
- Sei d’accordo?
Ed era una domanda da fargli? Ovvio che l’unica risposta da dare per non sembrare ancora più un imbecille era sì; ma lui non voleva affatto dire sì. Fece buon viso a cattivo gioco: mentì spudoratamente, visto che non aveva altra scelta.
- Sì, forse è il caso che vada.
- Allora buona Smaterializzazione. – gli augurò tutta contenta Nel, accompagnandolo all’ingresso. – Buonanotte, Sirius. – aggiunse aprendo la porta.
- Buonanotte! – augurò Stephane con fare affabile.
- Buonanotte. – ripetè Black a pappagallo, decisamente sconfitto.
- A presto. – salutò Cornelia, sporgendosi per dargli un bacio così rapido e innocente da essere ridicolo. – Fuori uno. – disse poi rivolta all’amico.

Capitolo trentatre: confessioni tra vecchi amici di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Capitolo QUASI melenso XD

Capitolo trentatre: confessioni tra vecchi amici

- Non voleva proprio andarsene, eh? – rise Stephane, seduto sul divano. Cornelia rimase appoggiata alla porta d’ingresso, ridacchiando a sua volta.
- Difficile non notarlo. – avvicinò l’orecchio al legno, come per verificare che Sirius non fosse rimasto ad origliare, ma tutto sembrava tranquillo. – Diventa più irrazionale del solito quando gioca a fare il geloso.
- Gioca soltanto, tu dici? – le chiese il ragazzo mentre lei andava a sedersi accanto a lui.
- Non ho mai capito fino a che punto lo fa per pura territorialità maschile o se è perché ha un po’ di coda di paglia. – si allungò verso il tavolino per prendere il bicchiere di vino che aveva appena versato, prima che Sirius la interrompesse con il suo sproloquiare.
- Mmmh, se vuoi un parere spassionato secondo me gioca molto poco. Dalla faccia sembra pronto a farmi a pezzi. La mia esistenza lo disturba molto.
- Ah – la strega fece un gesto con la mano, come a scacciare qualcosa davanti al viso – ciò non gli impedisce di fare lo stupido con tutte le ragazze carine che incontra; di conseguenza non penso dovrebbe prendersela per il fatto che frequento amici maschi.
Stephane rise di gusto. – Non credo che la veda così, anzi, penso siano più quelli che non la vedono così. D’altra parte, Nel, quando eri al Murray’s gli avresti spaccato la stecca sulla testa, quindi non prendermi in giro.
La ragazza arricciò il naso e bevve un sorso di vino, ignorando il colpo basso. Sirius era stato semplicemente indecente, quella volta.
- Nel, sei una persona gelosa, prendine atto. Lo sei anche per tuo fratello. – fece una pausa e bevve anche lui. – A proposito, in che rapporti sono il tuo amico intimo e Conrad?
- Conrad passa dall’indifferenza all’odio, di certo non gli piace; e Sirius penso sia semplicemente inquietato dalla sua presenza. Ma Conrad si impegna a rendersi detestabile. – non commentò sull’essere gelosa: era vero, dopotutto.
- Oh, e così Conrad sa fare il fratello protettivo, interessante…
- L’ha fatto anche per Connie, a suo tempo, te ne ricorderai. – sospirò lei. Non l’aveva mai visto così fuori di sé come quando Connie aveva candidamente dichiarato di essere incinta. Si era trattenuto al suo solito, ma i segnali erano stati inequivocabili.
- Impossibile dimenticarselo, è vero. Ma ho come l’impressione che tu mi abbia presentato a Sirius sotto una luce del tutto unica.
- Oh sì. – ghignò lei soddisfatta. – Una volta che era qui ha visto la nostra foto al muro, - si voltò per cercarla con lo sguardo – e ha voluto sapere chi eri.
- E che gli hai detto?
- Gli ho detto che una volta stavamo insieme e che siamo rimasti in ottimi rapporti. Una piccola vendetta per il fatto che io e lui c’eravamo lasciati in rapporti disgustosi, invece. – sorrise, toccando con il suo bicchiere quello di Stephane.
- Oh, cattiva Nel. – le disse ghignando e mettendole un braccio intorno alle spalle.
- Sappiamo entrambi che avrei potuto dire di peggio ed entrare nei dettagli. Lui con me l’ha fatto. Il suo migliore amico tiene una classifica di tutte le donne che ha frequentato.
Il ragazzo quasi si strozzò con il suo vino. – Ma chi è, Casanova?
- Ha questa pretesa, più o meno. Devo pur difendermi, no?
- Non sarebbe una domanda da buon amico, ma che ci trovi, allora, in lui? – conosceva bene la sua amica, non era tipo da lasciarsi fregare da personaggi del genere.
- A sedici anni sono finita sotto le sue grinfie per sbaglio, e ora volevo giocare a fregarlo, ma si sono ingarbugliati i ruoli, perciò non lo so. – mai, mai, MAI mettersi nei guai da sole. – E poi, tutto sommato, avevo trovato qualcosa perfino in te.
- Detta così sembra che tu ti sia anche sforzata. Prendermi in giro non ti aiuterà. E mi offendo, seriamente, non mi hai mai detto quasi niente delle tue meravigliose avventure di cuore ai tempi della scuola.
Cornelia si mise a gambe incrociate e mandò un sospiro. – Sai bene che sono cose che ho evitato di diffondere.
- Paragonami alle tue amiche di scuola e mi offendo sul serio.
- Oh, no, c’è una certa differenza fisica non temere. – ridacchiò Nel, poggiandogli la testa sulla spalla.
- Ah, lo spero. – Steph si allungò per posare il suo bicchiere vuoto, ma per farlo la strega avrebbe dovuto alzare la testa; Nel con un colpo di bacchetta fece levitare il bicchiere fino al tavolino.
- Lo ammetto, i maghi sanno come risolvere i veri problemi della vita. – sorrise Steph, lanciando un’occhiata a Nel.
- Per questo dovresti stare attento a Sirius.
- E’ colpa tua che mi hai dipinto come il suo nemico principale. Non potevi essere più delicata?
- Potevo dirgli che ti considero la mia prima relazione seria, o cose così. E poi in ogni storia serve un antagonista, anche se è un antagonista buono. Sopravvivrai, secondo me. – disse Cornelia, mentre si metteva più comoda.
- Con la tua frase avresti più velocemente ucciso lui. Ci sono cose che gli uomini non amano sentirsi dire, credevo di avertelo insegnato.
- Oh sì, maestro. Mi spiace non aver ricordato tutte le tue profonde lezioni di vita. – diede un buffetto sul braccio dell’amico, che glielo restituì a velocità record. – Ma… - proseguì lei, imperterrita. – Se il maestro fosse stato furbo non avrebbe pensato di venirmi a trovare durante le vacanze di Natale e di installarsi nel mio appartamento. Diciamocelo, quale ragazzo lo gradirebbe?
- Non riesco a declinare l’invito accorato di una cara amica che mi offre alloggio gratis, e poi sono del tutto innocuo.
- Non credo che Sirius coglierebbe l’umorismo. E qualche anno fa col cavolo che saresti stato innocuo. – sembrava un’eternità, ma non erano passati molti anni da quando loro due erano stati una coppia a tutti gli effetti.
- Ammettilo, frequentare gli amici di tuo fratello ha fatto di te una delle donne più sboccate del paese, ma ti ha dato un sacco di opportunità. – strinse Cornelia un po’ più a sé senza quasi pensarci.
- Diventare sboccata è stata l’opportunità migliore. Mi ha anche fatto capire che Jack rientra nella categoria degli infrequentabili già in giovane età. – disse ridendo.
- Vuoi aggiungerci Sean, Nick… posso andare avanti con l’elenco.
- Meno male che sono amici tuoi, eh?
- Li giudico con affetto, dunque. – Stephane non era esente da un’ironia pungente che usciva solo quando la conversazione lo richiedeva disperatamente.
- Ah… queste erano le conversazioni che mi mancavano. – sospirò Cornelia.
- Sei tu quella che può fare Londra-Manchester in cinque minuti, dovresti venirci a trovare più spesso, ti farebbe bene. Non vorrei che Londra ti cambiasse troppo.
Nel alzò la testa e si appoggiò allo schienale del divano. – Non sempre ci riesco, sono più incasinata di quanto possa sembrare.
- No tranquilla, si vede. – rise Steph.
- Mi trovi cambiata? – chiese poi, a bruciapelo. L’opinione del ragazzo di fronte a lei era sempre stata molto importante; teneva tremendamente a Stephane, non voleva sembrargli estranea. Il suo interlocutore ci pensò un po’, prima di rispondere; Cornelia era una ragazza dalle personalità multiple, e ci voleva un del tempo per imparare a conoscerle tutte, e soprattutto a capire quale delle tante era quella che ti stava rivolgendo la parola. Prese dunque la via larga.
- Perché lo vuoi sapere?
- Prova a indovinare… - berciò la ragazza con una smorfia. Non era il caso di fare giochetti o spacciarsi per finti tonti.
- Oh be’, riesco a vederti molto meno di una volta, e i nostri scambi di notizie avvengono generalmente attraverso un gufo che non manca di lasciarmi ricordini sul davanzale, il che rende ambivalente la mia voglia di sentirti, ma non mi pare che tu sia diversa dal solito.
- Ovvero?
- Diventi incredibilmente acida, quando frequenti un uomo. Di solito le acide sono le single frustrate, è uno strano fenomeno. – mai vista una ragazza sfoderare tanto sarcasmo. Aveva lasciato fuori dal suo appartamento Sirius con una fermezza ammirevole.
- Con te non lo ero. – puntualizzò lei. – E non lo sono nemmeno ora.
- Probabilmente sono l’eccezione che conferma la regola. Con me non sei mai stata acida, ma con qualunque altra frequentazione di cui sono a conoscenza sì, e con il tuo Casanova particolarmente.
- Chissà se è un cattivo segno per te o per tutti gli altri… - considerò Cornelia ad alta voce. Stephane aveva spostato il braccio in modo da abbracciarla meglio; era una forma di affettuosità che non era mai mancata, a prescindere dal diverso modo di vedersi che avevano ormai raggiunto.
- Mettiamola così, nella situazione attuale quello che dorme sul divano sono io.
- Non sono nelle condizioni di poterti offrire la metà del mio letto, altrimenti lo farei.
- E io non sono nelle condizioni di poter accettare, anche quando. Devo dire però che una volta non ti facevi condizionare così…
- Me lo sto tenendo buono, gli ho già procurato un mezzo infarto solo per avergli impedito di fare il terzo in comodo, devo tenere l’artiglieria pesante per le occasioni speciali. – Cornelia sorrise; poteva avere molti difetti, ma non si poteva dire che non conoscesse i giusti sistemi per colpire con vendette crudeli.
- Questo mi è famigliare, devo dire. Mi sento proprio a casa. – ragazza da trattare con le pinze, l’aveva imparato appena l’aveva conosciuta, diversi anni prima. Non era difficile farsela amica, anche se il suo brutto vizio di mettere alla prova chiunque le capitasse sotto al naso rendeva facili vittime di umiliazioni o vendette.
- Ma smettiamola di parlare dei miei drammi di cuore, ora… veniamo a te!
- Drammi di cuore addirittura? Ti piace così tanto? – Stephane abbassò lo sguardo e incontrò gli occhi di Nel: lo stavano implorando di passare oltre. – Devo lasciar perdere?
- Devi. – dichiarò lei, convinta. Si sentiva abbastanza scema da sola senza doversi far consolare da lui, meglio parlare di qualcun altro. – Dimmi di te, non posso credere che tu ti sia votato alla solitudine.
- Non che le mie giornate siano più vuote delle tue, non ho sempre tempo o voglia di uscire, soprattutto se mi tocca pattugliare di notte. Sono uscito con una ragazza un paio di mesi fa a tempo perso, ma la cosa non ha avuto grandi sviluppi come vedi.
- E come mai? – la sua domanda si trovava all’esatta metà tra la domanda di cortesia e la curiosità morbosa; una sorta di confidenza a metà.
- Quando trovi più divertente andare al bar con gli amici che uscire con la tua ragazza è evidente che il tuo interesse per lei è abbastanza scarso. Quando stavo con Jane non mi sarei sognato di perdermi una serata con lei per bere una birra con chiunque altro.
Jane era stata l’ultima ragazza a lungo termine di Stephane, una storia di alti e bassi tirata molto per le lunghe e per cui tutti, ma proprio tutti, avevano immaginato che si sarebbe conclusa con un matrimonio.
- Be’, se non vuoi che Connie riparta alla carica con la storia che dobbiamo rimetterci insieme ti consiglio di trovarti una ragazza presto, perché ora con gli ormoni a mille per la gravidanza mi terrorizza.
- Anche a lei non piace Sirius?
- Le piace in modo quasi morboso, direi. – si rimise in piedi per dare maggiore enfasi alle sue parole. – Si è infilata qui, comparendo dal camino mentre io e Sirius eravamo impegnati. È stato difficile mandarla via.
Stephane scoppiò a ridere fragorosamente, e fu ancora peggio quando lei gli spiegò cosa dovettero effettivamente fare per levarsela di torno. – Nemmeno questo mi avevi scritto, bastarda che non sei altro.
- E ti pare una cosa da dire per lettera? – commentò lei, ormai senza nemmeno più imbarazzo nel raccontare quella storia. – Nemmeno telefonarti avrebbe reso l’idea.
- Resti una bastarda, mi avevi detto soltanto che aveva scoperto la tua tresca e che aveva messo gli striscioni per dare l’annuncio.
- La sostanza è questa. – si giustificò lei.
- Non dire scemenze, mi hai tolto tutto il divertimento!
- Sai, le mie amiche streghe hanno capito, ma temevo che in zona Manchester potessi farmi una brutta fama. – gli mise un braccio intorno al collo come a volerlo strangolare, mentre si risedeva.
- Ce l’hai già una pessima fama, giocavi a rugby con noi nel parco di fronte al pub e riuscivi a darne più di quanto non ne prendessi. Nessuno si aspetta la principessina delle fiabe, da te
. - Grazie, eh?
- Oh, ma ti preferisco di gran lunga ad altre categorie di ragazze, con te ci si può divertire.
- Allora cercati una giocatrice professionista. – gli suggerì, lasciando la presa.
- Vorrei che non fosse più alta e larga di me, ho ancora un orgoglio.
- Insomma, non te ne va bene una. – Cornelia guardò l’ora, e vide che era ormai abbastanza tardi. Non le importava assolutamente nulla. Il fuoco del camino si stava spegnendo, ma anche quello non era un grosso problema.
- Non è vero che non me ne andava bene una, tu mi andavi benone. – era stato un commento casuale, niente più che sincero, ma aveva avuto uno strano effetto su entrambi. Cornelia appoggiò la testa al braccio posato sullo schienale, e fissò il suo compagno di chiacchiere molto intensamente. Ecco quello che si poteva chiamare un fulmine a ciel sereno. Forse era un suo problema evitare a tutti i costi di razionalizzare i sentimenti, a voce, almeno. Nella sua testa aveva analizzato tutto quanto, ma parlarne con i diretti interessati…
- Benone quanto? – chiese.
- Benone benone, oserei dire, considerando che siamo rimasti, se mi passi l’espressione, culo e camicia.
Entrambi ridacchiarono come bambini scemi.
- Concedimi di fare la camicia, ti prego. – sussurrò lei, cavalcando la leggerezza della frase, per poi diventare più seria. – Ma forse non era abbastanza, visto che tu dormi sul divano, come dicevamo poc’anzi.
Stephane si chiese dove volesse arrivare Cornelia con il suo discorso. Battuta a parte era seria e decisa a definire la questione. Era strano che ne sentisse il bisogno ora, dopo anni, mentre aveva da mesi una relazione tutto sommato stabile con un altro. – Hai dei ripensamenti nei miei riguardi, forse? – diretto per natura, non aveva trovato un altro modo per porle la domanda.
- Mmmh, a volte sì. – ammise con una naturalezza che lei stessa trovò inquietante. – Forse più che altro è nostalgia.
- Nostalgia di che?
- Che dire, era divertente la tua compagnia. – non era facile spiegarsi, a questo punto, ma fare marcia indietro non avrebbe aiutato.
- La mia compagnia lo è ancora, voglio sperare.
Nel ridacchiò: - Assolutamente sì. Diciamo che non è piacevole dover sbattere fuori… - mancava il sostantivo adatto… - Casanova per poter passare una serata con te. È stupido, oltre che ridicolmente complicato.
- A me lo dici, che sono tra l’incudine e il martello?
- Lo so, mi spiace…
- Nel, avanti, posso sopravvivere ad un ragazzo geloso, tanto più che la sua preoccupazione è del tutto ingiustificata. Non guardarmi così, so che penserebbe male se entrasse in casa ora. – teneva di nuovo Cornelia abbracciata, in un modo che entrambi sapevano essere del tutto fraterno, ma che all’esterno forse sarebbe parso strano. Nel, abituata ad un fratello totalmente anaffettivo, lo trovava rassicurante. Steph, da parte sua, lo vedeva come un modo per dimostrare affetto ad un amica a cui si sentiva legato a doppio filo.
- Buona permanenza, allora. – sussurrò, quasi rassegnata.
- Hai intenzione di farlo durare a lungo? – lei aveva scelto di non rispondere una volta, ma magari ora, dopo questa pseudo-confessione, avrebbe parlato. La vide mordicchiarsi il labbro inferiore.
- Sirius è inaffidabile e tendenzialmente imprevedibile, ma l’idea è di farlo durare il più possibile. – confessò, quasi a disagio.
- Ah, non dirlo con quella faccia da funerale, è una bella cosa. Sul serio. – disse, notando la sua espressione incredula. – Avevo intuito che c’era qualcosa sotto, quando hai evitato l’argomento.
- Sherlock Holmes in azione… - ironizzò Cornelia. Si sentiva quasi in imbarazzo a parlare di queste cose con lui, come se avesse da vergognarsi dei sentimenti per Sirius. Le veniva da arrossire, ma non successe; deglutì con un po’ più di fatica del solito.
- Da quello che mi dici non mi pare una figura rassicurante. A me non aveva fatto una cattiva impressione. Mi auguro che resista a lungo, se è quello che vuoi.
Cornelia sorrise. – Grazie per l’augurio.
- E’ assolutamente sincero. L’effetto che ha su di te è notevole, ti rende così acida che sei uno spasso per me.
- In tal caso, ho intenzione di fornirti tutto lo spasso di cui hai bisogno. Casanova si adatterà, volente o nolente. – d’altronde si era smussata spesso per Sirius; non avrebbe certo rivoluzionato la sua vita per quell’Auror.
- Verranno giorni intensi, allora, eh? Non usarmi come scusa per tutto, però. – già era in mezzo fra due fuochi, meglio non aggravare ulteriormente la sua posizione, no?
- No, al massimo per farlo arrabbiare un po’. – nel suo sguardo Stephane lesse qualcosa di strano: come se, in fondo, in un modo di cui nemmeno lei era consapevole, Cornelia non volesse pensare all’idea di dover fare una scelta drastica, perché non avrebbe saputo dove schierarsi, probabilmente per la prima volta nella sua vita.
- E’ quasi l’una e mezza, Steph, ed è ufficialmente il diciotto dicembre. Penso che andrò a ronfare un po’. – strinse il collo del ragazzo con una stretta quasi mortale. – Buonanotte e dormi bene. – disse, prima di dargli un bacio sulla guancia ed alzarsi.
- Sogni d’oro, Nel. – le disse lui, baciandola a sua volta.
Lei si alzò goffamente e spense le ultime braci del camino con la magia, e sempre con la magia riportò bicchieri e bottiglia di vino in cucina. – Senz’altro. – rispose poi con un sorriso.

Capitolo trentaquattro: routine pre-natalizia di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Buon Halloween a tutti!

Capitolo trentaquattro: routine pre-natalizia

Nel si svegliò la mattina dopo disturbata da un gufo stracciaboccini che voleva disperatamente consegnare il suo messaggio alle otto precise. Non potè fare altro che alzarsi, aprire la finestra al pennuto che le atterrò sulla faccia e rifocillarlo prima di liberarsene con un sospiro, dopo aver replicato al messaggio del fratello. Tutte queste operazioni produssero un discreto rumore, ma Stephane non diede segno di sentire nulla; continuava a dormire, beato lui, pensò la ragazza, mentre si affacciava in soggiorno. Sospirò, stringendo la cintura della sua vestaglia, e si avviò in cucina a preparare la colazione. Accese la radio e si sintonizzò su canali babbani, giusto per informarsi sulle ultime novità, mentre si metteva a spadellare. Aiutandosi con la magia fu semplice preparare in contemporanea porridge, uova e pancetta. Sperava, a quel punto, che il suo compagno d’armi si fosse quantomeno svegliato, ma tutto taceva sul fronte divano. Decise di agire.
- Vieni a fare colazione o ti verso il porridge in testa? – chiese ad alta voce per svegliare l’amico. Stephane aprì gli occhi e capì che la minaccia era seria: Nel teneva un bicchiere di succo d’arancia in una mano e lo stava bevendo ma nell’altra teneva una tazza con un’inclinazione pericolosa.
- Immagino di avere una sola opzione, no? – domandò il ragazzo, mettendosi a sedere.
- Mmmh, peccato, hai scelto la meno divertente per me.
- Desolato di guastarti la festa. – rispose, agguantando la sua tazza di porridge prima che l’amica mantenesse la parola. – Dormito bene? Perché hai un graffio sulla faccia?
- Ho dormito bene finchè un gufo non mi ha consegnato la posta in un modo che preferirei dimenticare. – spiegò la ragazza. – Conrad farà lo sforzo di stare in nostra compagnia, non ti senti onorato? L’ambasciatore sposterà alcuni suoi appuntamenti appositamente per l’occasione.
- Cosa gli hai risposto?
- Di togliersi la scopa che gli si è infilata su per il sedere e che ci faremo trovare puntuali e vestiti a festa. – sorrise Cornelia. – E tu, dormito bene? – chiese a sua volta mentre l’altro si alzava.
- Direi di sì, tutto sommato. Sono pronto a mangiare, ad ogni modo.
- Le parole che non vedevo l’ora di sentire. – disse lei, facendo strada per la cucina.
- Ti sei data da fare, qua ci sta anche il pranzo! – commentò il ragazzo, entrando nella stanza.
- Non ho dubbi sul fatto che riusciremo a spazzolare via tutto. – fece Nel, mentre faceva in modo che padelle e posate usate per cucinare si lavassero da sole.
- Mi ricordi una delle fatine della Bella Addormentata. Sembri Serenella, giuro. – rise Stephane, iniziando a mangiare.
- Stai forse dicendo che sono grassa? – Cornelia si girò con uno sguardo che non prometteva nulla di buono.
- Per fare un confronto onesto dovrei vederti avvolta in sei metri di stoffa blu elettrico. Ma se preferisci essere magra puoi spacciarti per Flora. – era consapevole del fatto che si stava suicidando in maniera molto dolorosa, ma come resistere alla permalosità altrui?
- Ahi! – si lasciò sfuggire all’improvviso. – Con che diavolo mi hai colpito? – disse, massaggiandosi la testa. Era veloce la ragazza!
- Non lo saprai mai. E ben ti sta! Cos’è, nella polizia seguite un corso per diventare più idioti del normale? – soffiò la ragazza, soddisfatta di sé, prima di rimettersi a mangiare.
- Ah, suvvia, per uno scherzo innocente…
- Innocente tua sorella!
- Lascia mia sorella dov’è, Nel. – fece Steph. – Perché voi donne ve la prendete così tanto? Lo vedrai pur da sola se sei grassa o meno. – altra occhiata raggelante da parte della ragazza. – Non dirò che sei un’acciuga solo per farti piacere. – aggiunse.
- Tutta vanità. – ammise Cornelia, sospirando.
La giornata fu meno frenetica della precedente e vissuta con maggiore serenità. Conrad aveva chiesto di essere raggiunto all’uscita dal lavoro per poi andare tutti quanti a casa sua, e così Stephane aveva avuto un piccolo assaggio del Ministero della Magia.
- Siete puntuali. – li accolse Lethifold con la faccia di chi era già pronto ad aspettare per ore ed ore.
- Spiacenti di non averti fornito una scusa per protestare. – sibilò la sorella, in risposta. – Non mi pare un modo carino per accogliere un amico che viene in città a trovarti.
- Tu che sei sola e nulla facente hai più spazio e tempo di me per farlo divertire. E poi mica è venuto per me. – rispose Conrad, lanciando a Steph un’occhiata significativa. – Com’è che ti hanno messo in ferie sotto questo periodo?
- Perché il mio non è un lavoro schiavizzante. Felice di rivederti. – salutò Stephane, stringendogli la mano.
Finiti i convenevoli si diressero verso casa Lethifold con la metropolitana, poiché era sufficientemente vicina da non meritare lo spreco di magia, come spiegò Conrad stesso, e in effetti non ci vollero più di venti minuti da fermata a fermata. Il fratello di Nel aprì la porta di casa nello stesso istante in cui Violetta sbucava dal camino con la piccola Alice.
- Oh, buonasera. – salutò lievemente imbarazzata, togliendosi la cenere di dosso. – Ho fatto tardi e ho appena recuperato la bambina da mia madre, non vi dispiace, vero?
- No, affatto, se a Conrad piace mostrare le buone maniere un’altra volta si sforzerà un po’ di più. Vuoi darmi la bambina? – domandò Cornelia. Non fece quasi in tempo a rendersi conto di quello che stava dicendo che aveva la marmocchia in braccio: Merlino, ma era ingrassata tutta in una volta?
- Braccia fragili, Nel? Pensavo che almeno una bambina di quasi due anni sapessi reggerla. – fece Conrad con scherno.
- Sirius non c’è? Pensavo venisse a cena anche lui da noi. – chiese la signora Lethifold, mentre si liberava di cappotto e sciarpa di lana pesante. Cornelia fece una faccia di circostanza, e a Stephane scappò una risatina.
- Che ci siamo persi? – fece Violetta rivolta al marito. – Ti hanno anticipato qualcosa?
- No, condivideremo il piacere. Qualunque cosa sia dimmi che io mi divertirò nel sentirla.
- Oh, ti divertirai, te lo prometto io. – fece Steph.
- Allora è giunto il momento dell’aperitivo. Accomodatevi in salotto. – sorrise Violetta assentandosi un attimo per ricomparire con bere e bicchieri. L’aneddoto fu raccontato con dovizia di particolari, e nonostante qualche piccolo leggero senso di colpa, Nel rise molto mentre spiegava cos’era successo la sera precedente.
- Com’è che qualcuno riesce sempre a farti passare per una poco di buono, si può sapere?
- Era una calunnia, Conrad, una ca-lun-nia. Riesci a comprenderlo vero? – ribattè Cornelia, mentre Alice borbottava e cercava di raggiungere il nuovo ospite di casa.
- Se così ti piace crederlo…
- Era depresso, mentre lo buttavi fuori casa?
- Se ti fidi del mio parere, Violetta… - iniziò Stephane. – C’è da ringraziare se non sono un cadavere.

***

- Su col morale, Sirius. – gli aveva detto dolcemente Lily, vedendolo di pessimo umore.
- C’è poco da essere su col morale, Cornelia è praticamente in vacanza da me per quattro giorni, sono stato gentilmente messo alla porta, ieri sera.
- Ho già detto che quella ragazza mi piace? – ridacchiò Kingsley nel suo cantuccio.
Lily alzò lo sguardo verso il collega con aria di biasimo, ma fu Black a sfogarsi verbalmente.
- Ancora una parola e ti cucio la bocca, Shaklebolt.
- Dai, lui scherza, è solo invidioso perché le cameriere della mensa fanno gli occhi dolci solo a te.
- Molto consolante al momento, Williamson. – Morgana, una volta gli faceva piacere sapere di attirare l’attenzione delle ragazze, ma ora il suo dramma personale andava perfino oltre a questo. Il che, ovviamente, era avvilente.
- Esistono sul serio streghe che preferirebbero un babbano qualunque a te? – si chiese Savage ad altra voce.
- Credo di aver voglia di sfoltire il personale di quest’ufficio, sul serio. – sbottò Black, ringhiando.
Lily sospirò, perplessa. Povero Sirius, non riusciva nemmeno a trovare consolazione nei colleghi che si stavano vendicando del suo egocentrismo. La giovane Lethifold era un osso veramente duro. Probabilmente, anzi, di certo, il suo amico di meritava quel trattamento, ma era suo dovere consolarlo.
- Perché devi vederci per forza qualcosa di male? James mica va fuori di testa se io e te abbiamo il turno insieme come oggi, e non si lamenta nemmeno se esco con Remus; sono amici da tanti anni, dopotutto.
- Parliamo di Nel, miss Malizia. E tu non conosci il soggetto in questione; sembra un sottoprodotto di un incanto creato per ragazzette che credono al principe azzurro. Hai presente?
- Mmmh, comincio a pensare che dovrei conoscerlo. – scherzò la strega, facendo irritare Sirius. Era una persona molto gelosa per i suoi affetti, c’era d’aspettarsi che per una ragazza con cui intratteneva una relazione quasi seria sarebbe andato fuori di testa. Peccato che fosse chiaro a tutti meno che a lui. – So che ti scoccia da morire, ma perché non provi a darle fiducia un pochino?
- Se non le dessi fiducia mi sarei insediato a casa sua direttamente. Mi sta sfidando molto apertamente.
- Ma non vedi che è lei che gioca a farti avere attacchi di gelosia? Probabilmente la cosa la gratifica. Siete una coppia di insicuri e basta. – spiegò Lily. Da fuori era facile pontificare, se ne rendeva conto, ma magari così avrebbe aperto un pochino gli occhi.
- Sempre più furba quella. – si lasciò scappare Kingsley, che dovette buttarsi sotto la scrivania per evitare lo Schiantesimo di Black. Rimase accucciato per dieci minuti buoni, continuando a ridere sommessamente.

***

La serata a casa Lethifold continuò, e tutti rimasero felicemente ignari dei dolori del prode Sirius. Alice passò la serata facendosi tenere in braccio da madre, padre e ospiti, e fu molto difficile, alla fine, staccarla da Stephane.
- Almeno se ci serve un nuovo babysitter d’emergenza abbiamo già un ottimo candidato. – fu l’unico commento di Conrad, a riguardo.
Cornelia e Stephane tornarono poi a casa. I giorni seguenti passarono velocemente, e presto giunse la mattina della Vigilia di Natale.
- Con cosa mi fai viaggiare, allora? – chiese, mentre finiva di buttare a casaccio i suoi effetti personali nella borsa.
- Metropolvere, Stephane. È come la metropolitana, solo che è via camino.
- Mi piace che tu lo faccia sembrare normale. – rise lui. – E come funziona?
- Per quello devi starmi a sentire per davvero, o dovrò venire davvero a recuperarti in Nuova Zelanda a casa di maori ostili.
- Pronto ad ascoltarti. – Stephane chiuse la cerniera del borsone e si avvicinò a Nel. – Mi accompagni soltanto o ti fermi a Manchester?
- Già che ci sono resto su, Connor è a casa da scuola e Connie e gli altri ci raggiungeranno presto. Una giornata da famiglia, insomma. Ma veniamo a noi. Tutto quello che si serve è questo! – esclamò, estraendo da dietro alla schiena un piccolo vasetto e sfilando il piccolo coperchio turchese che lo chiudeva, facendone uscire un lieve sbuffo di polvere.
- E’ borotalco?
- Questa domanda deficiente ti fa perdere almeno venti punti. – lo zittì velocemente lei con un sorrisetto sbilenco. – Questa, se la guardi bene è verde ed è Polvere Volante…. Diciamo… - riflettè sulla definizione da dare. – Diciamo che è il nostro carburante. Basta entrare nel camino, scandire ad alta voce l’indirizzo e buttare una manciata per terra, al resto pensa lei, e in un attimo ti trovi nel soggiorno dei miei.
- Sembra semplice. – commentò il ragazzo.
- E’ anche piuttosto divertente, soprattutto se sei piccolo.
- Ne sono entusiasta, quindi chi va per primo?
- Tu naturalmente, così se sbagli destinazione riesco a sapere dove sei finito. Avanti, - disse, porgendogli il vasetto, - agguanta un po’ di polvere e fila a casa mia.
Stephane obbedì senza farsi pregare. Certo, si sentiva un po’ un idiota a infilarsi in un camino come Babbo Natale, ma sapeva adattarsi. Cercò di essere il più preciso possibile nel definire l’indirizzo di casa Lethifold; non appena gettò la polvere a terra vide una vampata color smeraldo ed ebbe la sensazione di essere salito sulle montagne russe. La prima cosa che vide, quando sentì che tutto era finito, fu, per fortuna, il luminoso e ampio salotto di casa Lethifold. Non fece in tempo a gioire del suo successo che Cornelia gli franò addosso con tutto il suo peso.
- Sai, è buona norma levarsi subito dai piedi se un viaggiatore parte subito dopo di te. – si lagnò Cornelia, lasciandosi ad imprecazioni poco eleganti.
- Potevi dirmelo. – rispose Stephane.
- Ben arrivati. – li salutò Benjamin Lethifold, il padre di Cornelia, raggiungendo il camino. – E’ stato un buon viaggio?
- Papà, ti prego, non fare ironia. – mormorò Nel, mentre si rimetteva in piedi.

Capitolo trentacinque: Merry Christmas di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Attenzione gente, nuovo personaggio in arrivoooooo! Nuovo membro della famiglia Lethifold che speriamo vi piaccia un sacco!

Capitolo trentacinque: Merry Christmas

Benjamin trovò particolarmente divertente il siparietto di Nel e del suo amico che tentavano di disincastrarsi dal camino. Lethifold senior lo considerò un segno di buon auspicio per la serata che sarebbe venuta.
- Vieni, su. – disse poi alla figlia, dandole una mano per tirarsi in piedi. – Stephane, sono ancora per la cavalleria, tu ce la fai da solo, vero? – disse rivolto al ragazzo, che era già in piedi. – Tutto bene a Londra?
- A meraviglia, sì. – rispose Steph, mentre si toglieva la fuliggine di dosso. – Lo spazzacamino è pronto per tornarsene a casa.
Cornelia lo accompagnò per un pezzo lungo la strada, più che altro per non assistere a discussioni sul come preparare la tavola per la cena e cose del genere. Si salutarono alla fine con la promessa di fare un salto al Murray’s nel pomeriggio per gli auguri agli altri. La giornata passò in fretta, divisa tra commissioni, telefonate di auguri e sua madre che ad un certo punto era sparita con la scusa di fare spese, ma più probabilmente per godersi un po’ di sana solitudine prima dell’invasione.
Verso le sei e mezza di sera, casa Lethifold era già diventata un circo.
- Che chiacchiericcio. – sbottò Connor, abbracciato al corrimano delle scale come un koala al suo eucalipto.
- Abituatici, con gli alcolici e il cibo in pancia tenderà a peggiorare. – Nel lo sorprese scendendo le scale di corsa e scompigliandogli i capelli. – Avanti, hanno bisogno di noi, scendi.
- E perché? Papà può fare magie, tu pure e mamma avrà super organizzato tutto come fa lei. Io non servo!
- Sono sicura che portai trattenere i nonni con la tua aria polemica, gli è sempre piaciuta tanto, no? – sorrise Nel, trascinandolo giù al piano di sotto assieme a lei.
- Oh, ma dai, perché io?
- Preferiresti fare il babysitter? Ti cedo volentieri lo scettro, se preferisci… - buttò lì la ragazza.
- Ok, nonni! – rispose Connor, filando verso il salone.
Cornelia rise, e si risolse ad aiutare i suoi con addobbi finali e varie ed eventuali come nutrire l’esercito di conigli che ormai sua madre allevava a tempo perso. Conrad arrivò poco dopo in maniera tanto felpata e guardinga, con moglie e figlia al seguito, che potè vagare indisturbato per la casa per dieci minuti buoni, prima che Connor lo scoprisse.
Sirius Black, disgraziato invitato d’eccezione arrivò giusto in tempo per godersi la parata trionfale di Connie, giunta a casa Lethifold come un babbo natale chiassoso e in gonnella, ma abbastanza presto da evitarsi la sceneggiata del vischio.
- Ci siamo tutti? Io ho fame. – proruppe ad un certo punto Connor, quando la casa era ormai piena e allegra, vagando per casa tenendosi la pancia, come a tentare di rendere la sua performance più credibile. Sirius, seduto sul divano accanto a Nel, condivideva appieno il parere del ragazzino, e si chiedeva chi o cosa stessero tutti aspettando.
- Manca ancora la zia Doris, Connor, un attimo di pazienza, ti spiace? – la madre fu l’unica a degnarlo di una qualsivoglia risposta, mentre Edward, dall’altra parte della stanza si chiedeva che fine avesse fatto la figlia dispersa.
- Mi aspetto di vederla arrivare a dorso di un elefante. – sospirò Sirius. John, che era a portata d’orecchio, ridacchiò comprensivo. – Nel, da uno a dieci quanto devo avere paura?
- Dipende da quanto ti fanno paura le attrici di mezza età. – rispose Conrad, casualmente di passaggio.
Sirius Black deglutì più volte; la sua prossima ragazza sarebbe stata orfana, questo era sicuro. - Oh, la dovresti vedere! – chiocciò Connie, attirata dalla conversazione – così eccentrica, così originale… ecco in effetti è un po’ strana, ma è così bello passare il Natale con lei! – e così com’era arrivata la ragazza, con la grazia consentitale dal pancione prominente era sparita in un turbine di velluto verde.
- E se lo dice lei, che è un po’ strana! Ho ragione? – commentò Violetta, che giocava con la figlia. Cornelia, a cui era stato rivolto il commento, rise, passando una mano fra i capelli di un Sirius ormai pietrificato. Come la ragazza sapeva bene, se fosse stato in sé avrebbe rifiutato quel gesto affettuoso in luogo ostile.
Poco dopo, mentre ormai qualcuno esprimeva la possibilità di lasciare all’adorata zia un primo riscaldato ed avanzato, una vampata verde annunciò l’arrivo di Doris Lethifold. Sirius si voltò verso il camino con l’aria di chi è pronto ad accogliere veramente qualsiasi cosa, ma ciò non gli impedì di rimanere sorpreso.
- Signore e Signori, sono arrivata! – si annunciò la strega con voce sicura.
- Doris! Ci hai fatto aspettare una vita, ero già pronto a rifilarti una cena riscaldata. Come stai? – Benjamin, suo fratello, le si fece incontro per abbracciarla.
- Che te ne pare? – fece John a Sirius, mentre questi era ancora assolutamente perplesso.
- Perché sembra la versione al femminile di tuo padre? – domandò lui a Nel, senza preamboli.
- Perché sono gemelli. – rise Cornelia.
Black inclinò la testa, e osservò meglio la copia carbone di Benjamin Lethifold. I capelli neri erano chiaramente stati tinti di fresco per la grande occasione, l’abito rosso riusciva ad essere chiassoso e stranamente elegante. Sembrava appena fuggita dai ruggenti anni venti sia per il vestiario che per lo spirito.
- Doris, che ritardo è mai questo! – l’apostrofò sua madre Gerberula. – Ci stavamo tutti preoccupando!
- Una signora deve fare quello che deve fare nei suoi tempi. Non sono riuscita a liberarmi prima. Ma sono certa di non esservi mancata poi molto. – disse, staccandosi dal fratello. – Come stanno i miei nipoti? – chiocciò. Mentre parlava scuoteva involontariamente l’enorme piuma nerastra del suo diadema d’epoca.
- Affamatissimi, zia. – rispose Connor, accompagnando le parole ad un chiaro rumorio del suo stomaco.
- Oh, certo, certo! Le grandi abbuffate! Non sapete quanto ho mangiato in questi giorni: fine di una produzione di là, vecchi amici di qua, un gran via vai. – mentre parlava si muoveva avanti e indietro per la stanza, salutando i presenti e chiedendo come stavano. In pratica, aveva attirato l’attenzione dell’intera casa su di sé, come un centro di gravità. Si lasciò andare in complimenti su Connor, Alice e Richard, che per lei erano indistintamente i piccolini casa. Si congratulò con Connie ed altre amenità.
- Oh mamma, non ti sarai preoccupata del mio ritardo, vero? – disse la donna con aria vaga, sfilandosi uno dei lunghi guanti di raso nero che indossava. – Sai che sono sempre in ritardo.
- Nessuno di noi si è preoccupato, non temere. – le disse Edward, suo padre.
Sirius si stava già rilassando, quella furia di donna non l’aveva degnato di uno sguardo, quando…
- Oh, Doris, mi stupisco di te! Non hai visto la novità più importante! – Gerberula, grande amante del pettegolezzo, cercò di mettere la figlia al corrente dell’ospite in più.
- Se ti riferisci al vischio che qualcuno ha piazzato ovunque non ha grande interesse per me: non ho nessuno da baciare, qui! – fece la donna, sfilandosi con grazia anche l’altro guanto.
- Potresti cambiare idea, non hai notato il mago che si trascina mia figlia? – fece Benjamin, con aria tranquilla, mentre provvedeva a stappare il vino.
- Oh, ma l’ho visto, eccome se l’ho visto. I miei occhi sono più buoni dei tuoi, Ben, giacchè non porto occhiali di sorta. – fece Doris. – E allora, con chi ho il piacere di fare la conoscenza? – aggiunse, tornando sui suoi passi verso lo sconosciuto.
- Zia, questo è Sirius Black. – presentò Cornelia senza imbarazzo. Niente ansia per lei questa volta: adorava sua zia Doris e i suoi modi alla mano e ridicolmente teatrali. Non c’era proprio nulla da temere.
- Un nome conosciuto. – commentò la strega con un sorriso. I suoi occhi brillarono mentre Black le stringeva la mano, perplesso.
- Un uomo da tempi di guerra come il sottoscritto, non è meraviglioso Lethifold? – fece William gioviale, dalla sua postazione di capotavola, dove si era già sistemato.
- Assolutamente splendido, sì. E mi dica signor Black, quanto le è piaciuto l’articolo di mia nipote su di lei? – chiese cortesemente la strega. Calò in un attimo il gelo nella casa, interrotto solo dal risolino isterico da iena di Cornelia, che presto contagiò tutti gli altri.
Il sorriso tirato di Black si congelò: un’altra? Un’altra sordida e beffarda calunniatrice? Ah, no! Stavolta no!
- Oserei dire che quell’articolo è l’unico motivo per cui io sono qui, ora. – rispose lui con charme.
Doris lo guardò con aria ammirata, e sorrise. – Ah, se avessi trent’anni di meno, o tu almeno venti di più… - si lasciò sfuggire. – Attento al vischio, stasera sarò implacabile. – e tutta contenta seguì il fratello verso la tavola, dove tutti ormai erano seduti.
- Stai bene, Sirius? – chiese Nel, appoggiando la testa sulla spalla del mago.
- Odio la tua famiglia.
Quando tutti raggiunsero finalmente la tavola, dopo i disperati richiami di Connor (ormai morto di fame), che tentava di sovrastare il rumore dei cracker rotti e il fruscio dei cappelli di carta che passavano di mano in mano, si diede inizio alla cena. Bejnamin Lethifold si prese la briga e il merito di tagliare e fare le porzioni per un tacchino sufficientemente grande da sfamare un esercito: il chiacchiericcio si fece meno intenso, quasi tutti erano impegnati a masticare con gusto, la cucina di Cathrine piaceva indiscutibilmente a tutti. Ma la donna non era l’unica che si era messa a spadellare: sia Elizabeth che Gerberula avevano portato pudding, verdure cotte, torte di carne che vennero spazzolate dalla tavolata senza grandi complimenti. L’unica che si concesse una pausa fu Constance perché doveva far mangiare Richard.
Sirius Black era molto meno a disagio di quanto non avesse temuto: dopo il primo scontro in famiglia si era reso conto di essere ormai considerato un ospite interessante quanto la fodera dei cuscini del soggiorno, e nessuno faceva caso a lui più di altri. Erano altri a tenere banco durante la serata, come Doris, che da buona attrice attirava su di sé l’attenzione come un fiore avrebbe attirato le api, e come Gerberula, che aveva fatto del torturare i nipoti il suo hobby personale. La bisnonna arzilla cullava Alice senza troppa cura, preoccupandosi di investire Connor di domande imbarazzanti.
- Oh suvvia, non fare il bambino, siamo tutti grandi qui. Puoi raccontare i fatti tuoi come chiunque altro. – insisteva, cercando di tirare dalla sua parte i parenti.
- Nonna, dai… lascialo respirare. – tentò Cornelia, non particolarmente convinta. Vedeva il fratellino in difficoltà e incapace di uscirne da solo: lo capiva, ci era passata anche lei.
- Non che nessuno di noi abbia delle perplessità su quello che può fare o non può un sedicenne senza sorveglianza a Hogwarts, no? – s’intromise Doris, sistemandosi un bracciale. – Connor, tutte quelle cose le abbiamo fatte prima di te, non ti schermire. Ah, Ben, te lo ricordi quel Tassorosso? Quello che faceva il Battitore per la sua squadra? Ho dei ricordi indimenticabili di lui…
- Ma io non ho fatto niente! – protestò il ragazzo, tutto vergognoso.
- Fossi in te non lo griderei così ad alta voce, sai? – rise John, ormai assuefatto a quelle dinamiche famigliari. – Non è di questo che dovrebbe andare fiero, ti pare, Sirius?
Il mago si riscosse di colpo, sentendosi preso in mezzo; guardò in direzione di John, che aveva assunto un’espressione da furbastro che non gli aveva mai visto. Ora era molto più simile alla descrizione di se stesso che gli aveva fatto al Paiolo Magico.
- Io andavo molto fiero di quello che facevo a sedici anni, se è per questo.
- Ti prego, Sirius… - sospirò Cornelia, mentre man mano sempre più orecchie si mettevano all’ascolto. Si voltò a guardarlo con un’espressione di minaccia, che il mago ignorò prontamente.
- Ha ragione lui! Era una celebrità a scuola, ce lo ricordiamo tutti. – s’intromise Connie, molto attenta al fatto che si stesse entrando in una fase molto interessante della serata.
- Tipo adescare dodicenni? – rimbrottò Nel, mentre suo fratello Conrad e sua cognata Violetta iniziavano a ridacchiare.
- Oh, via, per una volta che è successo… - la interruppe Sirius. – Non è certo questo il punto!
- Perché, quale sarebbe?
Giunse il momento di sorridere per Black. D’altronde non era di certo prerogativa prettamente femminile rigirarsi le situazioni a proprio vantaggio.
- Il punto sarebbe, mia cara Violetta, che arriva il momento nella vita di un giovane, per il quale non ha più motivo di farsi trattare come un bambino. – rispose, con un tono di voce delicatissimo.
- Parole sante! Un brindisi per tutti! – gridò Doris alzandosi in piedi.

Capitolo trentasei: traviamenti di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Preoccupatevi per il povero Connor... anche se, intanto, ci accontenteremo di augurarvi buone feste XD

Capitolo trentasei: traviamenti

Fu un brindisi abbastanza conviviale, fatta eccezione per Nel, decisa a non chiedersi dove volesse andare a parare il mago di fianco a lei, e per Connor, che si chiedeva se fosse il caso di fuggire a Bali o finire l’alcol presente in tavola da solo e cadere svenuto a terra.
- Felice di sapere che non siamo soli in questa battaglia, Doris. – continuò John. – Non vorrei farmi una cattiva fama senza ragioni.
- Se è per questo abbiamo ottime ragioni per te, per Sirius, per zia Doris, non è vero zia? – chiese Conrad, con un sorriso.
- Ah, lasciate pure parlare mio nipote, è un invidioso che non sa divertirsi. – lo zittì Doris. – Non è vero? Lo so che ti nascondi bene, sotto le mentite spoglie di bravo diplomatico chissà quante ne combini, vero Violetta?
Violetta, tirata in mezzo, rise. – Credo semplicemente che si riferisse ai tuoi trascorsi, Doris.
- Oh sì, zia, potresti deliziarci con i tuoi aneddoti! – intervenne Constance, ritornando, nonostante il pancione, una bambina avida di racconti.
- A nessuno può importare quello che facevo dietro le quinte prima di sposarmi, anche perché è già finito sulle pagine di giornali dozzinali. – sentenziò la strega senza scomporsi. – Non è a me, che dobbiamo la fama. Cathrine, mi duole rendere la tua bella tavola oggetto di questi discorsi, ma siamo la famiglia che siamo…
- E ne faccio degnamente parte, non temere. – fece la signora Lethifold, scambiandosi un’occhiata con il marito. – Procedi, se ti va.
- A meno che tu non tema di ingiuriare la memoria di tuo marito. – fu il guizzo di Benjamin, prontamente ripreso dal figlio maggiore che si voltò verso la zia con un ghigno sarcastico.
- Lascia il mio povero marito là dove se n’è andato. – Doris avrebbe potuto anche riuscire a spacciarsi per una vedova inconsolabile, se non si fosse fatto caso al suo bel vestito. – Non ho fatto niente di male, a parte forse quella volta che ho avuto una relazione con un compagno di lavoro sposato e che siamo stati sorpresi dalla moglie in casa loro… ma non pretendiamo certo che Connor arrivi a questi estremi, no? Abbiamo tempo, per lui. – tagliò corto, rivolgendosi ai suoi due nuovi alleati: John e Sirius.
- A mia discolpa nemmeno io sono andato con sposate, per ora.
- Allora non so se hai il curriculum sufficiente, Sirius. – fece John, scoppiando a ridere. – Per quanto mi riguarda, ne ho fatte abbastanza per avere le mani legate per i prossimi cinquant’anni, vero, Connie?
- Assolutamente! Vedi Connor, non c’è niente di preoccupante.
- Oh, dai! Mamma, falla tacere!
- Tesoro mio, lo farei, ma da quando è sposata si è guadagnata il diritto di non ascoltarmi più. – s’intromise Cathrine.
- Se l’avesse fatto prima ora non sarebbe nemmeno sposata, pensa che sfortuna! – disse Conrad.
- Ma la pianti di fare battutacce? Sono incinta per Merlino e per Morgana! Un po’ di rispetto! – tuonò Constance, indignata. – Che razza di comportamento cavalleresco è questo? – sbottò, rivolta a nonno William e a sua moglie Elizabeth, che si limitarono a dirle di stare calma, e di non agitarsi per niente.
Cornelia ascoltava questo lancio di battute e frecciate in silenzio. Era totalmente concentrata nel suo proposito di tenere a bada Sirius.
- Vedi, di certo non ti consiglierei di prendere esempio da tuo fratello, Connor. – fece Black. – Non è un buon modo per farsi amiche le ragazze, tendono ad essere suscettibili.
- E’ un buon suggerimento, aggiungerei di non fidarsi delle acide… - aggiunse John.
- Tipo tua sorella Nel.
- Ehi! – Cornelia diede uno schiaffo sul braccio a Sirius. – Che diavolo hai da lamentarti, tu?
- Non vorrai che dica davanti a tua madre e a tuo padre di cosa io mi lamenti di te, no? – domandò Black con aria del tutto innocente. Ma il sottotesto era sufficientemente malizioso da far squittire di piacere Gerberula.
Nel avvampò, e fece quello che fa chiunque quando si trova messo alle strette: lasciò che il drago sputasse fuoco su qualcun altro. – Non è di me che si stava parlando, o sbaglio?
- Vero!
Cornelia non si accorse apparentemente di nulla, ma un attimo dopo Sirius non era più accanto a lei. Si guardò attorno, stupita; lui e John parevano aver sequestrato il suo fratellino minore e, accantonatolo in un angolo della stanza, parlavano con lui animosamente. William, che era il più a portata d’orecchio della tavolata, si lasciava scappare di tanto in tanto delle risatine felici, e ammiccava un po’ verso Cornelia e un po’ verso Constance. Come se non bastasse si preoccupò di far avere a tutti e tre i cospiratori la loro porzione di Christmas pudding dolce, di modo che non dovessero allontanarsi dalla loro postazione isolata.
- Sbaglio o stiamo assistendo al plagio di un minore? – domandò Violetta, sinceramente incuriosita.
- Qualunque cosa sia quella che sta accadendo laggiù io non voglio saperne niente.
Cornelia fu prontamente accontentata da ciò. Nessuno disturbò i tre finchè non fu vicina la mezzanotte.
- Ehi, voi tre! – chiamò Benjamin. – In questa casa è giunta l’ora di aprire i regali, siete forse dei nostri?
- Andiamo, piccolo Connor, torna coi grandi, ora. – fece John, facendo segno al cognatino di alzarsi. Il ragazzo, con aria un po’ confusa e provata eseguì l’ordine. Black e Barrowman seguirono subito dopo.
- Se gli hai fatto il lavaggio del cervello io ti uccido. – Cornelia aveva piantato le unghie nel braccio del mago con tutta la sua forza. A lui sembrò di essere trafitto dagli artigli di un condor. Dovendo dare un valore al piacere fisico che provava in quel momento avrebbe detto meno diecimila. Ma il piacere spirituale di seminare il suo verbo nella famiglia di lei… oh, quello valeva un milione di punti, almeno.
- La tua mammina ti sta facendo segno di prendere i tuoi regali, perché non vai, mia bella colombella?
Il tono di scherno con cui furono pronunciate quelle parole lasciò la ragazza così interdetta che non riuscì nemmeno a replicare qualcosa; lasciò la presa mentre sbuffava irritata, spostando una ciocca di capelli, e si diresse verso l’albero di Natale del salotto.
Alice fu quella che gradì più di tutti l’apertura dei regali, rivelandosi, per la verità, più interessata alle carte multicolori e brillanti che a quello che contenevano.
Sembrava che la situazione fosse tornata più o meno alla normalità, considerato che nessuno fece caso al boa giallo banana che Gerberula aveva regalato alla figlia, ma Cornelia notò Sirius e John parlottare in maniera sospetta. Si avvicinò ai due cercando di non farsi notare, e quello che sentì non le piacque per niente.
- Che avete da confabulare? – sbottò improvvisamente, facendoli trasalire.
- Chi, noi? – chiese John, preoccupato. Ma si calmò subito, la cognata ce l’aveva prevalentemente con il tuo socio.
- Oh, mia cara, non ti agitare, o non ti darò il tuo regalo… domani. – disse Sirius, con un ghigno.
Cornelia si distrasse. – Come domani? – sorvolò anche sul fatto che l’avesse chiamata cara. - Io do i miei regali a Natale, non durante la notte della Vigilia, quindi va, vai mia bella colombella, sono impegnato. – la prese in giro, chiamandola di nuovo con quello stupido vezzeggiativo che lei chiaramente non gradiva. Avrebbe potuto chiamarla a lungo così per farla uscire dai gangheri.
La strega avvampò di nuovo. – Piantala di dire idiozie e dimmi cosa vuoi fare a mio fratello.
- Cosa voglio fargli? – rise il mago, unendosi ai risolini di Richard, che era sveglio e pimpante. – Farlo vivere un pochino, dopotutto, con la famiglia castrante che ha… - allungò la mano per indicare il caos del salotto, con gente che chiacchierava sul divano, che cercava pacchetti sotto l’albero e che vagava per la stanza mangiucchiando gli ultimi rimasugli di qualche dolce. – Perciò, se non ti dispiace lasciami fare; oltretutto sto facendo un favore a uno della tua ghenga. Te lo restituirò migliorato. – e le fece segno di allontanarsi.
Per quanto la situazione fosse ridicola nessuno pareva preoccupato. Non che gli altri avessero torto: Conrad non si sarebbe mai penato per il fratello, Constance sguazzava in queste cose, e quanto ai genitori… be’, sapevano che lei era sopravvissuta agli amici di Manchester, e se c’era riuscita anche lei poteva farcela anche Connor. Il problema era che Cornelia era l’unica realmente cosciente della pericolosità del suo, personale eroe di guerra.
Ma ormai era tardi, e la casa cominciò a svuotarsi; John e Constance avrebbero passato la notte lì per poi recarsi per il pranzo di Natale dai parenti Barrowman, a Cardiff; Conrad e Violetta sparirono in una nuvola verde con la bambina che cascava di sonno; la tribù dei nonni fece altrettanto, non prima di aver visto Doris fare il suo canto del cigno, e placcare Sirius con un indimenticabile bacio sulla guancia sotto il vischio, che lasciò un segno di rossetto magico (mai sbavature, mai macchie!) alquanto vistoso.
Fu una breve, ma notevole rivincita per Nel, poiché Sirius, quando fu a casa sua, passò almeno quindici minuti davanti allo specchio a sincerarsi che nessun residuo fosse rimasto sulla sua faccia.
- Rassegnati, Sirius, sono progettati per lasciare il segno. – gli spiegò, affacciandosi sulla porta del bagno indossando una vecchia maglietta dalle maniche lunghe e un paio di poco attraenti pantaloni felpati.
Nonostante la scarsità di atmosfera natalizia in casa di Sirius, Natale venne comunque, e con questo il pranzo solitario a casa Tonks, e la cena, con Nel, a casa Potter.
Era la seconda volta che entrava in quella casa, e stavolta, per fortuna, non si trattava di un’operazione bellica. Si trovò dunque molto più a suo agio; Lily e James avevano il dono di aiutare parecchio a farla sentire bene accetta. Black invece era più che altro impegnato a parlottare con James e Remus e a giocare con i suoi figliocci, estasiati all’idea di avere due dei loro adulti preferiti, esclusi mamma e papà, completamente a loro disposizione.
L’unica nota dolente fu notare che Sirius, l’infingardo, ogni tanto parlottava con James e Remus, ridacchiando soddisfatto come un gatto nell’ovatta. Non ebbe bisogno di sentire più di una volta il nome Connor, per capire di cosa si stesse occupando.
- Sirius, per favore… - tentò di nuovo. – Lascia quel ragazzino in pace. Crescerà da solo.
- Oh, con gli esempi che ha in casa sua mi sorprende che non sia ancora finito ad Azkaban per strage famigliare. – commentò il mago, mentre faceva il solletico a Harry, seduto in braccio a lui.
- E invece il tuo grande esempio?
- Farà di lui un uomo onesto, mi sembra evidente. – insistette, Sirius. – Remus, sei dei nostri? Non ti lascio mica passare il Capodanno da solo, lo sai.
- No, ci sarò. Anche perché James dovrà offrirmi cinque galeoni in bere, penso. – rise, mentre Potter, con aria corrucciata, per il momento si limitava a rifilargli il suo secondogenito. – Guarda che Julian non vale come anticipo.
Lily intanto si versava da bere, seguendo silenziosamente la conversazione. Chiese ragguagli, e in breve fu messa al corrente del malefico piano di Black. – Ma tuo fratello quanti anni ha?
- Sedici. – sospirò Cornelia. – Capisci bene che in loro balia è perduto.
- Noi non abbiamo mai rovinato nessuno. – precisò James.
- Sì, certo. Come no. – Lily conosceva bene la capacità distruttiva di quei tre, Remus compreso. – Pacchetto completo, immagino. Ubriacatura al primo posto.
- Niente di troppo illegale, promesso. Anche John, quel babbano marito della sorella di Nel è della partita, penso si divertirebbe un mondo con noi.
- Più siamo e meglio stiamo, mi pare. Lily, vuoi unirti a noi? – le domandò il marito con fare galante.
- Vorrei, James, lo vorrei tanto. Ma che dici se uno di noi pensa ai bambini?
- Ma fino a mezzanotte resto coi piccoli, io! – commentò Potter, indignato. - Non si discute! Anche Sirius, il suo complice e la sua vittima dovranno adeguarsi.
- Oh, Lily, come farai quando saranno i tuoi bambini ad avere sedici anni? – s’informò Nel. – Non ti preoccupi?
- Mi preoccupo molto, per la verità. Ma per allora quei tre saranno più vecchi e stanchi di ora, non credi?
- La tua gentilezza ci commuove, sai? – rise Remus. Cornelia guardò Lupin, che con aria molto paterna teneva in braccio il suo secondo “nipotino”. A prima vista avrebbe dubitato che fosse capace di rendersi parte del traviamento del suo fratellino, ma sapeva bene che le apparenze erano fallaci.

Capitolo trentasette: Happy new year di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Buon Natale passato e Buon Anno passato anche lui! Speriamo che i nostri lettori abbiano passato delle buone feste più o meno come i protagonisti della nostra storia XD. Siamo giunte giusto in tempo per il regalo della Befana! Tremate per il povero Connor!

Capitolo trentasette: Happy new year

Non c’è Natale senza regali, naturalmente; Sirius e Nel si resero curiosamente conto di essere giunti ad un giro di boa per cui si ritrovarono a dover definire in modo materiale lo stato del loro affetto. Fortunatamente, nessuno dei due la prese in maniera troppo seria. Se per il compleanno di Black era stato sufficiente uscire a cena e passare del simpatico tempo assieme, qua era chiaro che avrebbero dovuto impegnarsi un pochino di più.
Cornelia si ritrovò in mano una scopa assolutamente non volante; uno di quei tristi articoli da supermercato in plastica colorata. L’offensiva allusione era stata che magari l’abitudine ad un po’ di lavoro manuale senza magia l’avrebbe fatta calare di peso. Sirius, al contrario, si ritrovò per le mani un casco da motociclista, che sapeva bene che alla fine avrebbe usato solo Nel, ma lo rivalutò quando la strega fece per colpirlo con il suo regalo. Capodanno, dunque, si preannunciava scoppiettante.
La giornata era partita tranquilla; Nel era stata in compagnia delle amiche per Londra, e in serata si era recata a Manchester per festeggiare con gli amici Babbani, e per assistere di persona alla deportazione del povero Connor da parte del cognato e di Sirius, che invece aveva passato la giornata a folleggiare con colleghi, amici e chissà chi altro.
Non temeva tanto per il fratellino, ma più che altro per quello che l’avrebbe vista testimone. Roba da spaventarsi sul serio.
Puntuali come gli angeli della morte, John e Sirius vennero a prendere Connor al Murray’s, dove già era stato festeggiato abbastanza come il piccolino della serata. Considerata la massiccia presenza di fidanzate e in alcuni casi di figli, gli amici di Conrad si erano ben contenuti, ma grazie al brindisi Connor si era già scolato una pinta e mezzo di birra scura.
- Divertitevi, mi raccomando. – li salutò Conrad, vedendoli andar via. Cornelia trovò inquietante che il fratello maggiore trovasse un briciolo di simpatia per Black in un momento simile.
- Oh Cornelia, allora vieni con noi? Sicura di non annoiarti? – le chiese James, quando lei, John, Sirius e Connor raggiunsero i Malandrini.
- Penso che annoiarmi sia l’unico rischio che non correrò. – avrebbe dovuto preoccuparsi forse di quello che sarebbe successo? Guardò verso il fratello e lo vide tra il curioso e il terrorizzato, mentre gli presentavano James Potter; ma soprattutto vide la sua faccia stranita quando si ritrovò davanti il suo professore di Difesa Contro le Arti Oscure.
- Che ci fa qui, professore?
- Cerco di impedire che la cosa abbia risvolti troppo illegali; penso che tua sorella sia qui per la stessa ragione.
- Più che altro sono qui per macchiarmi di omicidio in caso di bisogno, vero Sirius?
- Oh, mi spiace, Nel, ma stasera non avrò tempo per farti le moine, non ti offendi vero? – James ridacchiava assieme a John, con il quale aveva rapidamente fatto amicizia.
Connor si guardò intorno: la serata non prometteva affatto bene. Tutto considerato Sirius e John gli avevano assicurato un sacco di divertimento, ma lui non era certo di volerlo, e in ogni caso l’affannarsi di tutta quella gente per lui gli dava l’idea di un pollaio dove c’era più di un gallo che smaniava per farsi bello. Non avrebbe potuto sapere per chi questi galli volessero farsi belli, ma niente avrebbe potuto distoglierlo da questa sua corretta intuizione. Ad eccezione di molto, molto alcol.

***



Connor fissò confuso l’enorme insegna al neon che vi troneggiava sopra il piccolo night a ci stavano davanti. Alla fine non poté fare altro che concentrarsi su Sirius che, accanto a lui, guardava il locale pieno di orgoglio, quasi come se fosse una sua creatura.
- Sirius, che ci facciamo davanti ad un night?
- Come sarebbe, scusa? Siamo qui per lo spettacolo di Capodanno, ovvio.
- Eh?
- Hanno un tema diverso ogni anno, - continuò, - Quello di quest’anno è ‘Lo Zoo’. - Sembrava contento come un bambino di cinque anni davanti ad un regalo.
- Sirius, sono minorenne. Non posso entrare in un night club. - Lo disse in tono piatto e, notò Nel, anche con una punta di malcelata soddisfazione, come se pensasse di essere al sicuro da qualunque cosa Sirius gli avesse preparato. Le fece tenerezza: si vedeva che lo conosceva davvero molto, molto poco.
Mezzo secondo dopo, infatti, l’integerrimo tutore dell’ordine magico tese la mano a Connor. - Cartà d’identità, prego.
- Cosa?
- Connor, non abbiamo tutta la notte, - intervenne John, capendo cosa l’amico volesse fare. – Dagliela e basta.
Guardando incerto sua sorella – che si limitò a scrollare le spalle, lasciandolo decidere da solo – Connor fece quanto richiesto. Non appena Sirius ebbe in mano la piccola tessera plastificata, il ragazzo vide un inquietante scintillio nei suoi occhi e si chiede se fosse questo che si provava quando si vendeva la propria anima a Satana.
Un colpo di bacchetta e il Connor della carta mutò improvvisamente – e magicamente – il proprio anno di nascita nel 1963.
- E ora hai ventitre anni, amico mio. Direi che sei abbastanza grande per entrare nel meraviglioso mondo dei night club. - Disse, restituendogli il documento e prendendolo a braccetto di slancio.
- E devo davvero iniziare da uno il cui nome pare uscito da un Harmony?
- Non ho idea di cosa sia un Harmony, ergo ignorerò l’acidità della battuta e fingerò che fosse invece un complimento.
- Sirius, davvero, lasciamo perdere! - insistette il ragazzo, cercando di opporre un minimo di resistenza all’altro, che aveva iniziato a spingerlo verso il locale. - È illegale!
James, dietro di loro, non perse tempo a dare manforte al suo migliore amico, facendo pressione con entrambe le mani alla schiena di Connor e divertendosi come non gli accadeva da parecchio.
- Non hai vissuto veramente finché non sei entrato in un locale vietato con un documento falso, - fu la sua perla di saggezza della serata. - Quindi basta chiacchiere inutili, stasera bisogna divertirsi!.
- Nel! Professor Lupin! - tentò, come ultima spiaggia, vedendo che anche il cognato se la rideva sotto i baffi.
- Temo di avere poca autorità fuori dalla scuola, - disse, a mo’ di scusa il secondo. - Soprattutto su Sirius.
L’aveva solo immaginato quel lampo divertito negli occhi del suo professore, come se si stesse divertendo un mondo anche lui alla sue spalle, vero?
- Figurati quindi quanto posso averne io allora, fratellino. - Fu invece la secca replica di sua sorella. Del sangue del suo sangue. Infame.
Avevano intanto raggiunto il marciapiede su cui stava il locale; il buttafuori guardò arcigno il gruppetto, facendo un cenno di saluto a Sirius.
- Sei un abitué, eh? - lo punzecchiò Nel, mentre la guardia li faceva passare senza nemmeno degnare di un’occhiata la carta falsa di Connor, che si rilassò appena. Sirius alzò le spalle.
- Se temi che venga qui ogni settimana, rassicurati: non sono così autolesionista da rischiare di essere scoperto e quindi evirato da te. E, anche prima, ci passavo solo qualche serata ogni tanto, in memoria dei bei tempi andati; Max, all’ingresso, lavora qui da anni. - Bei tempi andati?
- Connor non è l’unico ad essere stato… svezzato qui dentro, diciamo.
- Aaah, il nostro primo night al tempo di Hogwarts…” Sospirò James, perso nei ricordi. - Bei tempi, quelli.”
- D’accordo, non sono certa di voler conoscere i dettagli, - commentò Conerlia qualche secondo dopo, mentre John ridacchiava. - Riprenderemo il discorso un’altra volta, magari.
Sirius sorrise sornione, stringendo meglio a sé il piccolo Connor e fermandosi davanti alla sottile tendina di fili argentati che delimitava l’ingresso nel locale vero e proprio.
- Pronto a diventare un uomo vero, piccoletto? - chiese retorico. Allungò un braccio e, con fare melodrammatico, scostò la coltre e lo spinse in avanti con sé.
- Benvenuto al ‘Guilty Pleasure’*, Connor! - esclamò, dandogli una orgogliosa pacca sulle spalle che gli fece quasi sputare un polmone.
Una rapida occhiata attorno gli fece capire meglio il significato del tema della serata: a pochi metri da lui, una ragazza con tacchi a spillo, polsini di pelo nero, una lunga coda attaccata agli slip e orecchie da gatto del medesimo colore si stava esibendo; poco lontano, una cameriera vestita da coniglietta stava riportando un vassoio di consumazioni vuote al bancone del bar, sculettando.
Fece appena in tempo a registrare queste poche cose che Sirius iniziò a trascinarlo verso uno dei pochi tavoli liberi presenti in sala; dovette trattenere un gemito quando notò il cartellino ben in vista a quello più vicino alla pista di strip principale: a quanto pareva, l’aveva fatto riservare appositamente per loro. Yuhuu.
Una cameriera con orecchie, coda e colori da leopardo si avvicinò a loro, sorridendo sensuale.
- Cosa vi porto?
- Vodka, direi, - ordinò Sirius, deciso. - Un paio di bottiglie, per cominciare.
La cameriera sorrise di nuovo e si voltò verso il bancone. Connor non poté evitare di seguirla con lo sguardo mentre ancheggiava sui tacchi alti.
- Vodka? - chiese incerto, alla fine, tornando a concentrarsi sul suo – auto-eletto – mentore della serata.
- Non temere, Connor, è solo per rinfrescarci la bocca all’inizio.
Nei giorni precedenti, Connor aveva riflettuto spesso su cosa il ragazzo di sua sorella, il cognato e i loro amici avrebbero organizzato per il suo… svezzamento, diciamo, e aveva sperato di riuscire ad uscirne relativamente indenne e, possibilmente, più o meno sobrio. Questo almeno era quello che aveva confidato a Cornelia quella mattina, con tono talmente speranzoso che lei non aveva avuto il coraggio di dargli esplicitamente dell’illuso; lo sguardo di pura pietà che gli aveva lanciato, comunque, era servito allo scopo. E a ragione, contando che erano bastati quattro bicchierini di vodka per rendere Connor più che brillo, e altri tre perché desse il via allo spettacolo a cui ogni sorella sana di mente spera di non assistere mai: il ragazzo era infatti salito deciso sul palco davanti a loro, dove due ragazze – una col corpo adornato di paillettes per ricordare la pelle di un serpente, l’altra vestita di pelle e con le orecchie da pantera – si esibivano, e si era unito a loro improvvisamente uno spogliarello a sua volta, incitato dagli avventori del locale, ormai completamente ubriachi. Perfino le cameriere e i barman lo fissavano divertite dal bancone, notò.
- Tuo fratello se la sta spassando, eh? - rise Sirius, abbassandosi verso di lei per farsi sentire sopra la musica. Nel gettò un’altra occhiata al fratello, attorno a cui le due ragazze avevano preso a ballare.
- E chi l’avrebbe mai immaginato, eh?
- Oh, io sì: nessuno esce con Sirius Black e non si dà alla pazza gioia.
- Modesto.
- Come sempre. - Ghignò e si voltò per dire qualcosa a John, piegato in due dalle risate accanto a James.
Nel non poté evitare si sospirare lievemente e gettare un’occhiata all’orologio: era solo l’una del mattino; qualcosa le diceva che la notte sarebbe stata ancora molto, molto lunga.

***

Arrivò dunque la gelida mattina del primo gennaio 1986. Uscendo verso le sei dall’ultimo antro in cui si erano rifugiati, gli eroi della serata scorsero l’alba e udirono distintamente, da un’ auto di passaggio, un noto pezzo di musica babbana dal conturbante titolo Like a Virgin, che Sirius cominciò a fischiettare impunemente, fresco come se si fosse appena svegliato dopo un lungo sonno ristoratore. In effetti quasi tutti erano usciti ancora in grado di reggersi sulle proprie gambe, ad eccezione del più piccolo del gruppetto.
- La canzone ideale per la tua nottata, Connor. – ridacchiò il cognato, giulivo quanto il suo compare di malefatte.
- Mi fa male la testa. – si lagnò il protagonista della serata. – Più che sentire musica vorrei solo andare sul mio letto e morirci. Davvero. – sussurrò con voce rauca.
- A letto vorrei andarci anche io. – Cornelia alternò le parole agli sbadigli, contagiando sia il fratello che James.
- Siete fatti di pastafrolla, voi Lethifold? – Black sapeva di colpire un punto dolente; non era la prima volta e non sarebbe stata nemmeno l’ultima, che sbeffeggiava Cornelia per la sua scarsa resistenza.
- Può anche darsi, ma la cosa non ti riguarda. – la ragazza non riuscì a trovare niente di più pungente con cui ribattere. Era stata una serata davvero lunghissima, eterna, e memorabile. D’altronde non era nemmeno certa di voler dire qualcosa che avrebbe potuto essere rivolto poi contro di lei. – Penso che accompagnerò Connor a casa col Nottetempo e che poi andrò a morire sul mio letto a mia volta. Voi che intenzioni avete?
- Be’, io ho voglia di fare colazione, e poi sì, dovremmo tornare a casa anche noi per riposarci un po’… - fece James.
- E per evitarci guai con le rispettive mogli, presumo. – aggiunse John.
- Ah, a proposito. – Potter prese un po’ di spirito in più. – Siete tutti invitati a cena da me, sul serio, sarà un piacere!
- Io vorrei starmene tranquillo, dopo stasera.
- Tu sei precettato, Remus, come Sirius, sono gli altri che sono invitati. – James cinse la spalla dell’amico come a fargli capire che era effettivamente in trappola. John e Connor rifiutarono gentilmente con la scusa di impegni famigliari, mentre Nel scelse, saggiamente, di non pronunciarsi subito. Si salutarono, dopodiché i due Lethifold si separarono dagli altri.
- Oh, Nel.. non avresti dovuto lasciarmi con loro, ero sotto la tua responsabilità. – uggiolò il ragazzo.
- Sei abbastanza grande per decidere il da farsi, anche perché non ti ho visto subire passivamente per tutta la serata, ero presente. La lagna del povero bambino maltrattato raccontala ai nonni, loro potrebbero crederci. – sbuffò la giovane, mentre vedeva il Nottetempo raggiungerli con una velocità spaventosa. – E comunque – aggiunse, - ci siamo passati tutti, Conrad incluso, per cui sopravvivrai alla grande.
Il viaggio fu movimentato, e Cornelia temette che Connor osasse vomitarle sulle scarpe, ma si accontentò di diventare verde in viso, quindi non fece che restituirlo a casa Lethifold come un pacco per poi filarsela nel suo comodo, caldo letto.
Sirius la raggiunse a casa verso le dieci, a mattina inoltrata. Erano molte ore che non dormiva, ma un po’ per indole, un po’ per le necessità prima della guerra e poi del lavoro, non era poi così stanco. O almeno fu quello che credette finchè non pensò di infilarsi sotto le coperte di Quella lì, che era meravigliosamente persa in un mondo dei sogni alquanto movimentato, stando alle sue espressioni. Crollò come un sasso e nemmeno se ne accorse.
Cornelia aprì gli occhi nel primo pomeriggio, e si sorprese di vedere Black accanto a lei, perché non l’aveva sentito entrare. C’era qualcosa di inquietante nel fatto che potesse infilarsi nel suo letto senza chiedere il suo permesso, ma lasciò correre. Si rigirò dall’altra parte dando le spalle al mago; non aveva ancora voglia di abbandonare quel bozzolo ottenuto con il suo piumone.
- E’ una scelta deliberata lasciarmi senza coperte? – chiese Black, tirando il lenzuola con tanta forza che lei rotolò indietro.
- Ah, sei sveglio…
- Grazie, mi sono trovato di colpo al gelo!
- Già temevi l’ibernazione, no? – bastava un po’ di sonno per tornare acide come sempre, in fondo. – Perché non te ne sei rimasto a casa tua?
- Perché non ho passato poi molto tempo con te, ieri sera.
Cornelia si tirò su e puntò i gomiti sul letto. – Me ne sono accorta da me, ho passato tutta la serata con Remus, e devo ammetterlo, mi sono divertita molto più che a dar retta alle tue follie.
- Se è un patetico tentativo per istigare la mia gelosia ti assicuro che…
- Naah, per quello sappiamo entrambi cosa funziona, no? – Cornelia sorrise mostrando tutti i suoi denti, a dimostrazione di quanto fosse soddisfatta della sua pugnalata. – Be’, vado a rendermi presentabile. – aggiunse, uscendo dal letto.
- Ti ci vorranno ore ed ore…
- Una doccia basterà, spiritosone.
- Posso raggiungerti? – chiese Sirius tentando di esibirsi nel suo sorriso più innocente.
Cornelia, che era già in piedi accanto al letto, coi capelli arruffati stile nido di rondine e infreddolita, lo guardo con sufficienza. – Ti ricordo che non siamo nel tuo appartamento stile boudoir…
- Ma guarda che mi so adattare. – rispose l’interessato, mentre la ragazza alzava gli occhi al cielo.

***



- Allora, come è andata ieri sera? James non mi ha voluto dire niente, ha voluto aspettare stasera per le grandi rivelazioni. – Lily teneva Julian in braccio, mentre James, giulivo come solo lui riusciva ad essere, faceva fare avanti e indietro alle stoviglie dalla cucina alla sala da pranzo, mentre finiva di apparecchiare la tavola.
Sirius, o meglio Felpato, si stava rotolando sul tappeto con Harry, e in definitiva gli unici composti a tavola erano Remus e Nel, che grazie al suo abito di lana era diventata la beniamina di Snitch, che le ronfava sulle gambe.
- Oh be’… lo puoi vedere da te. – sospirò la Lethifold. – Cretini e felici, con l’aggiunta di tanto alcol e la voglia di traviare in maniera indimenticabile il mio povero fratellino, che fino a ieri era un ingenuo sedicenne.
- Mi spiace così tanto che tuo cognato non sia potuto venire. È simpatico da morire, sembrava cresciuto con noi, e ha un vero talento nel portare sulla cattiva strada il prossimo! – esultò James, chinandosi a dare un bacio a Lily. – E’ anche colpa sua se ho fatto così tardi.
- Fingerò di crederti solo perché è il primo dell’anno e ho il nostro secondogenito in braccio. Julian, ti tocca un papà disgraziato e bugiardo… - lo riprese bonariamente, non troppo arrabbiata. Non ne valeva la pena, in fondo. – L’hai davvero lasciato in mano a loro? – domandò di nuovo rivolta a Cornelia.
- Chiedi a lui. – rispose indicando Remus – Avevamo forse scelta? Eravamo in minoranza numerica!
Prima che Remus potesse replicare Felpato era tornato a camminare su due zampe, per il dispiacere di Harry, che si lamentò dal tappeto. – Ma se non hai fatto che ridacchiare tutta la serata! Godevi nel veder torturare quello che hai chiamato per scherno “il tuo povero fratellino minore”.
- Ridevo alle battute di Remus!
- E da quando Lunastorta ha il talento del comico? – si intromise James.
- Da prima che ti spuntassero le corna, Ramoso. – fu la cortese replica di Lupin, che fece ovviamente ridere sia Cornelia che Lily, e di gusto, anche.
- Non è che puoi sempre puntare su quello però, eh? – si lagnò James – E qualcuno potrebbe venire a darmi una mano, sto facendo tutto da solo.
Snitch fu il primo a cogliere l’appello, dirigendosi a coda dritta verso la cucina, sperando di ricavarci qualcosa. Sirius seguì a ruota, trascinandosi dietro Quella lì con la scusa che era lì a cincischiare.
- E se devo essere del tutto sincero, tuo marito mi deve ancora cinque Galeoni, ma fingi di non saperlo. – rise Remus, mentre Harry gli chiedeva si salire in braccio.
- Cosa ha fatto papà? – chiese il bambino, anticipando la madre.
- Ha scommesso con me che Sirius e Nel si sarebbero lasciati poco dopo Natale, e invece sono a casa tua vispi e contenti. Il tuo papà non è granchè in queste cose.
- Quindi ha perso?
- Con me perde sempre, Harry.
- Oh. – sospirò il piccolo, un po’ deluso.
- Non ti sembra un po’ puerile e vergognoso scommettere dei soldi sui sentimenti altrui? – Lily aveva ascoltato in silenzio, per niente impressionata, ma nemmeno particolarmente entusiasta della cosa.
- Io tifo perché duri a lungo, è James il bastian contrario. Perde a ripetizione perché si è intestardito con il fatto che, alla fine, Sirius cederà com’è sua abitudine, per il resto non ci crede nemmeno lui.
- Guadagno facile a parte, che ne pensi di quei due?
- A me piace quando Sirius fa il cane. – disse Harry, convinto di essere parte integrante della conversazione. I tre rintanati in cucina ricomparvero nella stanza, e l’argomento dovette essere accantonato. Il povero Connor, grande assente della serata, tenne inconsapevolmente banco per tutta la serata.
- Non so se preoccuparmi o meno del fatto che i miei non ci abbiano cercato. – fece Nel ad un certo punto. – O sta male e devono tenerlo d’occhio, o è sopravvissuto, ed è ormai un adulto quanto noi.
- Perché, hai avuto anche tu il tuo battesimo del fuoco?
- Il primo con te a Hogwarts, Sirius, come spero ricorderai. Il secondo è stato per la maggiore età, ed è stato sufficientemente devastante, quasi come quello di Connor. Non è quello che mi preoccupa, è il fatto che sia stato sotto la vostra ala, con il rischio che diventi come te e John.
- E perché mai la cosa dovrebbe essere un problema? – fece Sirius, seduto accanto a lei, mentre le metteva il braccio attorno alle spalle. Lo sguardo di sdegno di Cornelia valse più di mille parole.
Fu più tardi, quando ormai era giunta l’ora di sparecchiare e di sistemare la cucina, che Remus e Lily si ritrovarono soli, dunque con la possibilità di riprendere il discorso appena lasciato. - Sto aspettando una risposta da prima. Vedi di farmelo sapere prima che qualcun altro ci interrompa.
James, con la tua tipica, pessima tempistica, irruppe nella stanza chiedendo qualcosa su un gioco da tavolo perso chissà dove, mentre Julian, in braccio, cercava di appoggiare la guancia su quella del padre, e infastidendosi ogni volta per l’accenno di barba che lo pungeva. Mentre Lily dava istruzioni, sia lei che Remus videro in salotto Sirius che si divertiva a torturare Nel con battute al limite della decenza, appena velate per la presenza di Harry. Lei si tratteneva dal ridere a fatica. La sentirono urlare, con la sua solita grazia, poco dopo.
- Vedi di piantarla, Sirius! Non ho alcuna colpa se il vestito tende a salire per colpa delle calze!
- Oh be’… - iniziò Remus, cercando di sovrastare la risata canina di Black. – Prima cosa, non penso che una gonna con il vizio di accorciarsi gli dia poi molto fastidio. In secondo luogo sono dell’idea che l’adori, e che per ora se la voglia tenere nei paraggi. E tu?
- Mmmh… - fece Lily, mentre asciugava un bicchiere che l’amico le aveva passato. – Lei è decisamente oltre il giro di boa, e Sirius non se n’è nemmeno accorto. Però li vedo bene. Continua a scommettere e incrociamo le dita.

Note finali:

* Guilty Pleasure: nome di locale preso paro paro dai libri della Saga di Anita Blake di Laurell K. Hamilton. E questo è tutto. Parlare ora tocca a voi! ^^

Capitolo trentotto: Festa al Ministero della Magia di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Bentornati silenziosi lettori, vediamo che siete sempre in tanti e ciò è sempre un piacere ^^ In questo capitolo avremo a che fare con una Festa al Ministero della Magia, come da titolo... chi pensate incontreremo? Al prossimo capitolo! Come sempre grazie mille a chi ci legge e recensisce! Fatevi sentire ^^

Capitolo trentotto: Festa al Ministero della Magia

Gennaio ebbe inizio, portandosi con sé le novità di un nuovo anno denso di avvenimenti. Finite le festività toccò a tutti ritrascinarsi chi al lavoro, chi all’asilo, come nel caso di Harry, e chi dal babysitter, come Julian. Cornelia dubitava che il 1986 le avrebbe riservato grandi cose ma, probabilmente, l’aver abbassato la guardia fece sì che le sorprese giunsero ben presto da lei.
- Lethifold, avrei una proposta per te. – fu il buongiorno che le diede il suo redattore la prima mattina in cui lei rimise il sedere dietro alla scrivania.
- Ah, davvero? Mi spiace Donovan, sei in ritardo, se me l’avessi chiesto prima dell’articolo sull’Ordine della Fenice sarei stata libera, ma ora… - sorrise lei, alzando di scatto la testa e guardando il mago con un sorrisetto innocente.
- Felice che le feste ti abbiano regalato il buon umore, ma mi riferivo ad una proposta di lavoro.
- Oh be’, in tal caso sono tutta a tua disposizione. Che devo fare?
- Che ne dici di infilarti alla prossima festa del Ministero della Magia che si terrà tra una settimana e scrivermi una paginetta? – le chiese con fare casuale.
Cornelia sbarrò gli occhi, impietrita. – Che cosa? Vuoi mandarmi ad un evento mondano come l’ultima dei pivellini appena presi dalla strada? Neanche morta!
- Questa è la parte in cui tu fai un favore a me. – sorrise Donovan, appoggiando le mani sulla scrivania della strega. – Gennaio è un mese pieno, e bisogna adattarsi, non possiamo non fare un articolo simile, visto che sulla Gazzetta comparirà sicuramente.
- Veniamo allora al punto in cui tu fai un favore a me.
- Se, e sottolineo se l’articolo verrà bene, potrai far parte della piccola spedizione che andrà a Parigi questo febbraio… ne avevamo parlato all’ultima riunione, ricordi?
Nel sgranò gli occhi: certo che ricordava bene, era stata piantata a casa!
- E come mai ora c’è posto per me? – chiese, scettica.
- Lisa ha dovuto rinunciare perché durante il suo capodanno esotico è stata punta da non ricordo che scorpione velenoso, ah, sì, il Leiurus. E’ a casa coperta di bolle viola. Starà bene, se è questo che ti preme, ma le ci vorrà un po’.
Cornelia sorrise sollevata e sorpresa: viva la forza del pensiero. – Se devi metterla su questo piano sono ai tuoi ordini, Donovan.
- Perfetto. Ora mettiti a lavorare. – la salutò l’uomo, dirigendosi verso il suo ufficio.
- Schiavista. – gli urlò dietro, già subodorando la cosmica rottura di Pluffe che sarebbe stata la stesura del suo prossimo articolo. L’unico vantaggio è che si sarebbe portata dietro Sirius, a costo di spedircelo a calci.
- E’ un piacere lavorare con te, Lethifold.

***



Le feste al Ministero della Magia erano occasioni di incontro dei rappresentanti della società magica antiche più o meno quanto l’istituzione del ministero stesso, e benché fossero aperte a tutti gli impiegati della struttura e anche a tutte le grandi famiglie di Maghi, erano da sempre considerate esclusive occasioni mondane.
Cornelia vi aveva partecipato assai di rado, nonostante il padre e il fratello ci lavorassero: chiaramente non le interessava granchè mescolarsi a boriosi individui, ma dacchè aveva iniziato a frequentarne uno tanto valeva buttarsi nella mischia. Soprattutto perchè Donovan l’aveva obbligata con il ricatto a presenziare per farne un simpatico articoletto: che spasso. Il suo lavoro era sfottere i Babbani e i maghi scemi, non fare la radiocronaca di una noia mortale. Quella era una roba alla Skeeter, per dire…
Morgana, quella poco di buono sarebbe stata presente di sicuro! Già se la figurava, con la sua aria di chi la sapeva cento volte più lunga degli altri… si mise una mano sulla fronte corrucciata.
- Tutto bene, Nel? – Sirius si era affacciato nella camera della ragazza per vedere se, finalmente, era pronta.
- Come? – si voltò di scatto con un’espressione contrariata. – Sì, benissimo.
- Bugiarda. – il mago, tirato a lucido come raramente gli capitava, si era messo a fissarla negli occhi con il preciso scopo di intimidirla e farla capitolare.
- Stavo pensando al fatto che incontrerò quella bald… la Skeeter. – si era corretta giusto in tempo. Non che a Black potesse piacere quella donnaccia, e non che lei avesse problemi a urlare ai quattro venti cosa pensava di lei, ma Nel si era fermata a causa della risata sarcastica di quella specie di uomo che le faceva da accompagnatore.
- Povera, piccola cara. – fece Sirius. – Io che dovrei dire? Starò in mezzo a Purosangue assassini ma in libertà.
Ecco, questo fece vergognare vagamente la giovane. Black aveva qualche ragione in più di lei per detestare quelle serate, in effetti. Per uno strano caso del destino Sirius capì che forse aveva calcato un po’ troppo la mano, e cercò di rimediare. – Il Ministero è grande, non è necessario intrattenersi coi rifiuti umani. – disse.
- Darò credito alla tua esperienza. – Cornelia prese il mantello e se lo mise. – Prima arriviamo prima andiamo, giusto?
- Dipende sempre da quello che mi si offre in alternativa. – rispose Black cingendole il fianco non appena fu accanto a lui. Entrambi non potevano fare altro che affidarsi alla parte decente di compagnia disponibile. Cornelia gli tirò un pugno sulla spalla.
- Ehi, era doloroso!
- Ho un anello con pietra appuntita, stasera. – rispose l’interessata sorridendogli e mostrandogli un piccolo, apparentemente innocuo anello con una pietra rossastra piena di spigoli fetenti.
Arrivarono al ministero nonostante il piccolo impasse in perfetto orario; l’Atrium era già ben popolato da persone che non avrebbero sfigurato come comparse in un film in costume.
- Ecco la versione in grande del LumaClub.
- Felice di averla scampata per sette anni. – sospirò Cornelia. – Non ci resta che fare buon viso a cattivo gioco.
- Dovrò farti da balia tutta la sera o farai la brava? – le chiese Black in maniera quasi genuinamente premurosa.
- Oh, no, non preoccuparti, so come si sguazza da queste parti. – la giovane Lethifold fece un sorriso più ampio; poi, con un’impertinente aria si sfida lasciò il braccio dell’Auror per raggiungere un capannello presieduto dall’ambasciatore Lethifold in persona. Capannello importante, tra l’altro, pieno di rappresentanti di paesi esteri. Fu un attimo prima che sparisse in quella piccola folla assieme alla bella Violetta Lethifold, che aveva visto salutare calorosamente: un guizzo del suo abito grigio ed era scomparsa.
Sirius Black si sentì libero come l’aria, e decise dunque di cercare James e compagnia, anche se in realtà furono loro a trovare lui.
- Ehi Black! – lo salutò Dawlish. – Sei solo?
- Nel non c’è? – gli domandò Lily. Anche lei volente o meno si era agghindata per la serata, e nessuno poteva negare che fosse davvero bella con la sua splendida chioma rossa raccolta in un’acconciatura abbastanza complessa a vedersi.
- Sparita come una nuvola a sguazzare in questa bella fauna. – spiegò Sirius. – Dovrà pur fingere di mettersi al lavoro, no?
- Tremo al pensiero di quello che potrà scrivere. – ridacchiò James.
- Sempre che non sia peggio quello che scriverà quell’altra. – intervenne Kingsley. – Civetta con il Ministro da dieci minuti buoni blaterando di non so che sciocchezze. Peccato non aver visto la tua giovane Lethifold, ci tenevo tanto a rivedere quella simpatica ragazza. – aggiunse con un sorriso.
- Oh, non sfuggirà, è partita di gran carriera, si divertirà moltissimo.
- Allora devo chiederle come ci riuscirà, ho visto Malfoy e mi è già venuta voglia di vomitare bile. – fece Savage, mentre i suoi colleghi annuivano con comprensione. Nessuno, al Dipartimento Auror, aveva creduto alla storia della Maledizione Imperius e stavano tutti in attesa di vedere Lucius, il grande benefattore, fare un passo falso.
Sirius e James si guardarono con l’aria di due bambini che non possono aprire i regali di Natale, e gli bastò uno sguardo reciproco per comprendere che la serata partiva noiosa e rischiava di procedere sulla stessa, triste china.
Tutto ciò rimase vero e verificabile finchè Black non notò un gruppetto di giovani, spaesate, adorabili assistenti a vario titolo dello staff del Ministero della Magia. Erano tutte streghette alle prime armi nel mondo della burocrazia, e spesso si riducevano a non essere altro che segretarie e scribacchine, o assistenti a vario titolo. Lui le adorava quasi quanto loro adoravano lui, e spesso gli stavano intorno durante la pausa pranzo, o durante il momento del sacro tè delle cinque. In effetti il Dipartimento Auror era spesso trafficato, quando c’era lui.
- Sirius… fai schifo. – Lily lo svegliò dal suo imbambolamento temporaneo con un commento dettatole sinceramente dal cuore.
- Io? – si sorprese l’interessato. – Non ho fatto nulla, sono innocente. Loro cercano me, non il contrario.
- A parte il fatto che tu le inviti a passare a trovarti. – precisò Williamson. Non che a lui dispiacesse distrarsi in ufficio, ma erano tutte fastidiosamente prese da Black e Black soltanto…
- Forse dovresti avvisarle che non sei disponibile.
- E perché? Non mi divertirei più poi…
Detto fatto, una delle ragazze si avvicinò per salutarlo con un fare da adorabile gattina.
- Non pensavo affatto di vederti qui, Sirius, tu dici sempre che ami così poco queste occasioni mondane! Non ci sei quasi mai e quando arrivi scappi via subito! – lo salutò Mindy, impiegata dell’Ufficio Relazioni coi Folletti.
- Che posso dire, stasera la compagnia era migliore… - rispose il mago lasciando un’allusione sospesa nell’aria.
- Sono commossa dalle tue parole, davvero. – lo interruppe Cornelia, palesandosi come uno sgradevole spiritello maligno ed inopportuno.
- Oh, ciao… - fece Black, sorpreso.
- Oh, ciao… - lo scimmiottò lei con un’acidità sorprendente. – Ti mancavo, non è così?
- In realtà no, ma se vuoi unirti… - le rispose Sirius cortese, ignorando deliberatamente gli sguardi del capannello attorno a sé che andavano dall’ira, allo sdegno, al compatimento e alla vaga ammirazione. – Lei è Mindy, e le altre ragazze che ci stanno raggiungendo lavorano tutte per il Ministero.
- Ne sono deliziata, è un onore vedere di quali elementi si pregia la nostra classe dirigente. – rispose Cornelia, sempre più infastidita notando che nessuna delle ochette aveva colto il sarcasmo. – In ogni caso io sono Cornelia Lethifold e avrei urgentissimo bisogno di parlare con il qui presente Sirius Black, l’esimio Auror, perciò se non vi dispiace… - prese Sirius per una manica e lo tirò via dal capannello con una tale forza da farlo voltare di corsa. – Torniamo subito, è una promessa. – aggiunse sorridendo, rivolta agli altri Auror.
- Cos’è, hai il radar per interrompere il divertimento? – l’apostrofò Sirius, quando furono da soli, con aria scocciata. – E’ una tortura essere qui, fammi svagare!
- Non sei l’unico con un buon fiuto e poi divertimento? Sono più stupide di un ciocco di legno, tutte quante! Hai così bisogno di farti adulare? Non credere che non abbia sentito le parole di Williamson! – parlava piano per non fare scenate, ma questo non rendeva la sua voce esente da una ridicola vena di isteria.
- Considerando il Natale che mi hai fatto passare rilassati, colombella cara. – Merlino, se la prendeva per poco, Quella lì. – Non posso certo combinare niente in ufficio, ti pare?
- Ah, splendido, questo dovrebbe tranquillizzarmi? A quanto pare non posso girare l’angolo che TU diventi incontrollabile. – continuò Nel.
- Io sono l’incontrollabile? Ma andiamo…
- Vi pare carino origliare? – sbottò Lily, cercando di trascinare via Kingsley, Dawlish e James che si allungavano per essere a portata di orecchio dei reciproci insulti di Nel e Sirius. Savage e Williamson avevano preferito occuparsi delle povere assistenti senza beniamino.
- Non sarà carino, ma è certamente spassoso! Voglio vedere quando cede il nostro amico. – rise Shacklebolt. – Aspetta, aspetta… sbaglio o lei gli ha dato dell’egocentrico esibizionista?
- James, almeno tu!
- Lo so che ho le repliche più o meno ogni settimana, ma ogni volta hanno un guizzo nuovo, mica posso perdermi delle puntate! – si giustificò Potter, tentando di ammansire la sua dolce mogliettina.
- Se non volete avere a che fare coi miei insulti vi consiglio di sparire con me! – sibilò Lily in direzione dei colleghi, i quali, dispiaciuti, dovettero obbedire.
La schermaglia di Sirius e Cornelia era ancora nel pieno del suo corso, ed entrambi erano così concentrati su di loro che non si accorsero di una sinistra presenza alle loro spalle.
- Oh, vedo che il signor Black ha la sua adorabile accompagnatrice con sé, questa sera.
Entrambi si voltarono disgustati dal suono di una voce angosciosamente nota: era Rita Skeeter.

Capitolo trentanove: bignami di Bon Ton di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Ecco che fine si fa se si pestano i piedi a Nel! I commenti non ci schifano XD

Capitolo trentanove: bignami di Bon Ton

- Bene, bene, bene… cosa non si fa oggi per godere di un po’ di popolarità. – La Skeeter rise fragorosamente, posando il suo sguardo sulla giovane strega. – Di certo devo supporre che da oggi in poi non sarà più estranea a questo genere di avvenimenti. D’altronde bisogna avere pure qualche vantaggio a dichiararsi la ragazza di Sirius Black, no?
- In verità temo di doverla deludere. Sono qui per lavoro tanto quanto lei. – sibilò Cornelia. Era già carica per le stupidate di Sirius, Rita poteva facilmente portarla all’esplosione.
- Ma certo, cara… è naturalmente giusto difendersi dai pettegolezzi. D’altronde, a quanto pare, era lavoro anche uscire con questo Auror affascinante, vero? – Rita rise di nuovo reclinando la testa all’indietro. Nel trovò la cosa incredibilmente volgare, come se il suo abito da sera rosso fuoco e il suo cappellino con le piume in coordinato non fosse stato sufficiente.
- Pura fortuna, Rita, mi creda. Niente di premeditato. – la giovane Lethifold aveva le braccia conserte e, come Sirius poteva notare, era tesa come una corda di violino. Non poteva darle torto; il tono della strega di fronte a loro era di una gentilezza così falsa e ostentata da dare il voltastomaco.
- Ma certo. – annuì la donna con fare comprensivo. – Quale ragazza, del resto, trovandosi nell’opportunità e sfoggiando tutte le sue arti non tenterebbe di accalappiare questo bel ragazzo famoso, addirittura un eroe di guerra?
Cornelia fece per rispondere, ma Rita, forte della consapevolezza di avere toccato un tasto dolente, tirò dritto. – La fama del signor Black la conosciamo, del resto, ma siamo tutti stati giovani, vero signor Black? Senza contare la cospicua eredità che riceverà alla morte dei suoi parenti… davvero un bell’affare. Si possono perdonare tante cose pur di diventare “la ragazza di Sirius Black”.
Sirius sapeva che se Cornelia non faceva uscire fumo dal suo naso era per semplice incapacità fisica, altrimenti l’avrebbe fatto eccome. Rita Skeeter era stata così disgustosamente offensiva che perfino lui era risentito per se stesso, ma soprattutto per Nel.
- Per cominciare io non sono “la ragazza di Sirius Black”, ma Cornelia Lethifold. E ci tengo alla mia identità personale, se non le dispiace. In secondo luogo non si azzardi a darmi dell’arrampicatrice sociale, Rita. – la strega tremava da capo a piedi; era piena di ira, e aveva un estremo bisogno di sfogarla.
- Parole che non sono mai uscite dalla mia bocca, se mi ha bene ascoltato.
- Oh, no, infatti. Ha preferito noiose e lunghe perifrasi come al solito. Viene male ad ascoltare le sue idiozie, dovrebbe imparare a mascherarle meglio, almeno. – continuò Cornelia, sempre più rabbiosa.
- Sorprendente, detto da una giovane ragazza senza esperienza che scrive su una rivista minore raccontando di fatti irrilevanti.
- Come diavolo si permette, lei! – ringhiò la strega – La sua vita è basata su pettegolezzi falsi e privi di fondamento! Deforma le notizie a suo piacimento per fare scalpore e io sarei l’arrampicatrice sociale?
- Suvvia, non deve prendersela… con qualche anno di gavetta alle spalle potrà sperare di entrare alla Gazzetta del Profeta, come correttore di bozze, magari…
Sirius vide Nel sconvolta a tal punto da essere pronta ad aggredirla fisicamente, perciò decise di intervenire. – Non la vedo ferrata sulle sue fonti, signora Skeeter. Io sono già in possesso della mia eredità, poiché mia madre è morta. Forse è lei che ha bisogno di rivedere le sue bozze e le sue preziosissime informazioni segrete. È un reato diffondere informazioni false, almeno questo spero che lo sappia.
Rita fece per rispondere, ma si ritrovò improvvisamente afona; fissò la giovane Lethifold con odio. Tentò un paio di volte di articolare qualche parola, ma non uscì nessun suono; era costretta a boccheggiare come un pesce. Nel non aveva aperto bocca e non aveva preso la sua bacchetta, ma la sua ferocia era così prorompente da provocare un incantesimo senza volerlo. Sirius non aggiunse altro, prese Cornelia per la vita e la trascinò via, lontana dalla folla che ormai si stava avvicinando incuriosita dall’escandescenza di una e dal rigido contegno dell’altra.
- Io la ammazzo quella! Io devo ucciderla con le mie mani. Andrò ad Azkaban, ma ne sarà valsa la pena! Se solo apre ancora una volta la bocca io…
- Non c’è pericolo, se ne starà zitta per un po’ con quello che le hai fatto. – Black la trascinò fino a raggiungere una stanzetta di servizio dell’Atrium; voleva essere certo che non inseguisse la sua rivale per strapparle i capelli. – Posso lasciarti andare o sei ancora pericolosa?
- Non fare quella faccia divertita! Ti sei reso conto di quello che mi ha detto? Come si permette quella boriosa, inutile, falsa donna! È… è vergognosa. Spargerà quella voce ovunque e ha fin troppe orecchie che la ascoltano. Non ho alcuna intenzione di passare per una che usa gli altri per migliorare la sua posizione!
Sirius non l’aveva mai vista così vicina ad una crisi isterica, aveva gli occhi lucidi dalla rabbia e le sue labbra erano così serrate da essere quasi invisibili. Il mago sospirò; non si aspettava una serata piacevole, ma questo era anche peggio delle sue aspettative. Poteva capire l’odio e l’insofferenza di Cornelia, perché l’aveva provata, ma ora era decisamente il caso che si calmasse.
- Ascolta Nel… sappiamo che la Skeeter non è la giornalista più affidabile del mondo… - la giovane fece per replicare, ma Black le chiuse la bocca con una mano. – Fammi finire. So esattamente che tipo di persona è e, credimi, in definitiva è una delle più innocue. Chiunque ti conosca sa che non sei un’arrampicatrice sociale, lo so bene anche io, e la faccia paonazza e quegli occhi da pazza rovinano le tue ore di lavoro per renderti presentabile. In serate normali non mi sognerei di dirtelo, ma eri bella, fino a dieci minuti fa, quando hai deciso di tramutarti in una banshee, chiaro?
Cornelia fece un profondo respiro, mentre Sirius le tirava via la mano dalla faccia.
- Inoltre non ho voglia di starmene chiuso in una stanzetta con te tutta sera quando ci sono ragazze più carine e simpatiche di in giro.
- Morgana, sei davvero uno schifoso maiale. – fece Cornelia, scostandolo per uscire.
Black si lasciò insultare, fiero di averla rimessa in sesto con facilità. – Missione compiuta. - Bisbigliò a se stesso, compiaciuto.
Incontrarono entrambi Violetta subito dopo, la quale, vedendoli uscire da una stanzetta isolata, scosse la testa. – Siete peggio di due adolescenti.
- Oh, magari. In realtà ho dovuto evitare che tua cognata cavasse gli occhi a Rita Skeeter; praticamente è come se fossi sempre in servizio. – buttò lì Black.
- Cosa mi sono persa? – domandò Violetta, incuriosita.
- Ho solo colto una provocazione di infimo grado, lascia stare.
- Visto che vi vedo prese dalla vostra conversazione vado a distrarmi. Vedi di lavorare bene, eh Nel? – salutò Sirius prima di sparire con un sorriso beffardo stampato in faccia.
- Odio profondamente quel mago, sai? – berciò Cornelia, avvilita.
- Fingerò di crederti. – sorrise la strega accanto a lei.
La serata proseguì tranquillamente, anche se Sirius cercò più e più volte di instillare attacchi di gelosia in Cornelia più del consentito. La giovane Lethifold cercò di dargli poco peso, anche se, mentre si dava alle pubbliche relazioni, si ritrovò a pestare accidentalmente una o due volte i piedi e lo strascico degli abiti di una delle sciocche ammiratrici di Sirius.
Per Morgana, a volte era davvero sbadata.

***



Tornarono a casa di Sirius un paio d’ore dopo, a party concluso.
Nessuno dei due era particolarmente felice, ma quando Sirius vide Nel calciare le scarpe contro la porta e strapparsi via gli orecchini con furia inaudita temette che anche i programmi del dopo festa dovessero essere eliminati.
- Allora, ti è passata la voglia di distruggere? - domandò speranzoso. Merlino, a volte gli veniva da scodinzolare perfino in forma umana.
- Devo mettermi al lavoro – fu la risposta laconica, per quanto ugualmente furiosa, della sua ragazza.
Appunto. E dire che si era lasciato portare a quella stupida festa solo in previsione di un super festeggiamento per salutare la fine di quell’evento tanto inutile quanto odioso! - Può aspettare, avevamo un accordo mi pare – disse nella speranza di farla ragionare, ma ormai non c’era più nulla da fare.
Quella lì aveva la solita luce strana negli occhi, la stessa che Sirius conosceva bene e, in un certo senso, temeva. Nessuno poteva sentirsi al sicuro, quando Nel aveva su quell’aria di follia e voglia di stroncare la vita di qualcuno. E lui parlava per esperienza, dopo l’articolo velenoso che li aveva fatti finire a letto era diventato un esperto.
- Voglio battere il ferro finché è caldo e ho tutto in mente ben delineato – gli soffiò contro lei – dopo i festeggiamenti che intendi tu non riuscirei a scrivere neanche una riga.
Sirius era diviso tra l’esultare per essere stato appena definito una macchina del sesso tale da annebbiare le altrui menti – malgrado non fosse nulla di nuovo, ne era consapevole da anni! – e la strana sensazione che fosse appena stato sbattuto fuori dal suo stesso appartamento.
- Mi stai cacciando via? È casa mia questa, se non ricordo male: vattene tu a scrivere le tue pergamene con l’odio che ti porti dentro!
- Devo scrivere il mio articolo – scandì Cornelia come se stesse parlando alla sua nipotina. – Se tu fossi almeno capace di stare in silenzio… Ma non riesci a tenerti lontano dal centro dell’attenzione per più di tre secondi! Vai a casa mia, mangia qualcosa, fatti portare una pizza: non appena finisco ti raggiungo – aggiunse con un tono di voce appena più morbido, sebbene fosse ancora presa dall’isteria che si era impossessata di lei dal momento in cui aveva visto la Skeeter.
Il mago brontolò ancora un poco, ma poi valutò le possibilità: Nel era in uno stato pessimo, perfino per i suoi standard, e difficilmente avrebbero potuto terminare la serata in bellezza se prima non si fosse scaricata. A pensarci bene, togliersi dai piedi per un po’ in attesa che tornasse a essere una donna più o meno normale non era poi così male.
- Non scrivere di me – disse però prima di Smaterializzarsi – mi hai già messo in ridicolo a sufficienza da qui al 2050!
- Ma come, visto l’effetto positivo che hanno su di te i miei articoli… – lo canzonò Nel ricordando com’era andata la mattina in cui era uscito l’Oracolo con il suo articolo speciale.
Fargli annusare l’eventualità che tale evento potesse ripetersi era quanto bastava per toglierselo dai piedi una volta per tutte. Sirius scomparve con un sorriso gongolante in volto, lasciando finalmente sola una ghignante Cornelia.
La strega si svestì, liberandosi dall’abito lungo e, soprattutto, dal corsetto che la stava stritolando – perché le fosse venuto in mente di comprare un vestito del genere ancora non sapeva spiegarselo – e infilata una camicia di Sirius, giusto perché lui non c’era o avrebbe dato di matto, si sedette alla scrivania.
Un simpatico articoletto su un evento mondano. Questo le aveva chiesto Donovan.
Non poteva abbassarsi a una delle solite banali, noiose e mortalmente insulse cronache che si scrivevano in genere per quelle occasioni: elenco dei partecipanti più celebri, un accenno ai loro abiti, bla bla bla… Non era nel suo stile.
E poi c’era la Skeeter: Cornelia sentiva la vena sulla fronte pulsare al solo pensiero di quella blatta umana. Come osava metterla in ridicolo, darle dell’arrampicatrice sociale quando neanche per tutto l’oro sepolto nella Gringott avrebbe sopportato anche per un solo minuto Sirius, se tra loro non ci fossero stati dei sentimenti, o almeno una insana attrazione fisica.
Per non dire degli squallidi commenti sul suo lavoro!
No, quell’essere insignificante doveva pagarla, altroché, ci sarebbe andata giù pesante come non aveva fatto neanche con Sirius. Perché la giusta vendetta doveva essere a fil di penna, era naturale; l’avrebbe fatta pentire di averla definita insulsa e mediocre, anche a costo di perdere Parigi.
Doveva andarci cauta, però: attaccare frontalmente la Skeeter, pur sapendo che sarebbe stato molto soddisfacente, rischiava di essere un clamoroso autogol per la sua carriera. Nonostante non riuscisse a spiegarsi come, infatti, Rita Skeeter era una voce molto influente al Profeta e non solo, in tutto il mondo magico britannico era ritenuta un’ottima giornalista. Insultarla pubblicamente e sfacciatamente dalle colonne di un quotidiano minore, per quanto soddisfacente sul momento, le avrebbe solo dato la fama dell’invidiosa e questa era l’ultima cosa che voleva.
Nel fu improvvisamente folgorata da un’idea geniale quanto malsana. Recuperò la sua borsetta e cominciò a ridere in maniera inquietante. Alla festa, mentre girava da sola nel pallido tentativo di non ripartire alla carica contro la Skeeter, aveva incrociato il fotografo ufficiale dell’Oracolo e lo aveva convinto a svilupparle alcuni scatti tanto per avere un po’ di materiale su cui lavorare.
Scorse le varie fotografie finché non ebbe trovato quella che cercava e riprese a ridere, ormai convinta della sua idea. Un’altra occhiata all’immagine, intinse la penna nel calamaio e si preparò a scrivere.

Serata di Gala al Ministero della Magia

Dieci cose da NON fare assolutamente che voi siate streghe, Babbane, Pixie o Ippigrifi.


Sì, era perfetto! Nel prese fiato, anche per convincersi a scrivere con più calma per non sbavare l’inchiostro sulla pergamena.
Non si può certo dire che la Vostra Cornelia Lethifold sia di casa a questi eventi mondani, miei cari lettori, eppure perfino una strega fatta da sé come la sottoscritta, presenziando alla festa, ha potuto notare particolari comportamenti che è raccomandabile evitare a una festa del genere – ma anche in ogni più comune e banale occasione della vita, diciamolo.
Sebbene sia più abituata a fare ricerca negli ambienti babbani e preferisca mangiare un hamburger con patatine al caviale di Narvalo, io stessa posso fornirvi una lista di ben dieci modi di fare sconsigliabili nel caso aveste mai la disgrazia di partecipare a una festa del genere.

- Abbrancare la persona più famosa presente o l’ospite e infastidirlo tutta la sera. In questo caso si trattava del Ministro della Magia, un personaggio di rilievo non solo alla festa, bensì per tutto il mondo magico: non sta bene girargli sempre intorno come un avvoltoio.
- Infastidire i personaggi famosi per più di qualche minuto. Come voi ci saranno altre centinaia di persone che non vedono l’ora di fare ESATTAMENTE la stessa cosa. Presentatevi, stringete un paio di mani, fatevi scattare una foto magari ma poi andatevene.
- Tentare di mettere in imbarazzo gli accompagnatori delle persone famose, è di cattivo gusto e vi fa sembrare acide e invidiose. Spiacente, non è colpa di nessuno se le persone famose hanno scelto loro e non voi.

Avrebbe voluto metterci anche qualcosa sulle ragazzine petulanti e idiote che aveva visto girare intorno a Sirius e che le avevano fatto ribollire la bile, eppure decise di mantenere un contegno. Aveva altri modi per farla a pagare a quel cane rognoso, modi più lenti, dolorosi e decisamente più soddisfacenti per lei.
Poggiò di nuovo la penna sul foglio di pergamena, cercando di scegliere un altro aspetto della Skeeter da mettere in evidenza nell’articolo.

- L’atteggiamento da parvenu. È demodé quanto i folli abiti da disco degli anni ’70, solo che non è altrettanto divertente. A meno che non abbiate scoperto la cura per la Licantropia o non abbiate salvato una colonia di fate da Babbani ignari, evitate.
- Per quanto mi secchi ammetterlo, nessuno ha sempre ragione. Nemmeno la sottoscritta, purtroppo. Quindi evitate di accanirvi sempre sugli altri perché vi diano il contentino e dichiarino che sì, avete ragione voi. E per carità, non arrivate a pagare le persone pur di far confermare la vostra versione dei fatti!
- Gli abiti. Forse ho sconvolto qualcuna di voi non mettendo questa questione in cima alla mia lista… Effettivamente presentarsi con il vestito giusto a un evento così importante è davvero difficile. Posso darvi solo un consiglio: mai indossare il rosso, mai, specie a festività appena terminate. Rischiate di far pensare di aver riciclato un brutto costume da Babbo Natale (ne abbiamo parlato la settimana scorsa, ricordate?) in un volgare vestito troppo scollato, come se aveste strappato via i dettagli bianchi.
- Vi va di ballare? Cominciamo col dire che non tutte siamo portate, io ad esempio tendo a inciampare nei miei stessi piedi o a pestare quelli del mio partner. È comprensibile, quindi, se non impazzisco quando sento la musica, non spintono il mio cavaliere perché scenda in pista con me e soprattutto se affermo che non oserei mai lanciarmi senza controllo davanti all’elite della società in una serie di mosse tra il ridicolo e il pornografico. Seguite il mio consiglio, non fatelo neanche voi.
- Mangiare a questo tipo di eventi non è semplicissimo: bisogna riuscire a servirsi dal buffet senza sporcarsi il vestito, ad esempio, non esagerare con le porzioni e mangiare tenendo il piatto in mano, o al massimo facendolo levitare, senza un supporto fisico in ogni caso. È ancora meglio non sbeffeggiare gli altri ospiti che stanno mangiando ricordando loro che tutto ciò che ingeriranno finirà sui loro fianchi e glutei, per poi attendere un momento in cui vi credete non viste e ingoiare un pezzo enorme di formaggio. No, non è elegante!
- Le foto scattate a questi eventi sono sicuramente importanti, in genere finiscono sui quotidiani e le magiriviste e tutti commentano chi era vestito bene e chi no, chi appariva al meglio… Posso capire il bisogno di assicurarvi di essere negli scatti, ma credetemi, sgomitare a morte per essere in ogni inquadratura non appena vedete un fotografo in azione… Rischiate di essere messe nella pagina dei pessimi soggetti!

Il fotografo dell’Oracolo, infatti, si era parecchio lagnato dell’onnipresenza della Skeeter… Quanto alla questione del cibo, l’aveva vista mettersi in mostra vantando una linea perfetta senza motivo e poi strafogarsi dal buffet di nascosto. E, santo cielo, rischiava ancora di rimettere ricordando quella specie di danza erotica che la sua arcinemica aveva messo su non appena si era cominciato a ballare, trascinando con sé un povero ragazzo che sembrava pronto alla ghigliottina.

In conclusione, signore mie, ricordatevi sempre le regole dell’eleganza se volete partecipare a questi eventi, siate carine, affabili, ben vestite e fate in modo che gli altri siano felici e non orripilanti all’idea d’incontrarvi e interagire con voi.
Augurandomi che questa tortura medioevale (almeno per me) sia servita a qualcosa, colgo l’occasione per rinnovarvi gli auguri di Buon Anno.
La Vostra Cornelia Lethifold

Soddisfatta, Cornelia scrisse anche una nota per Donovan, specificando quale foto voleva accanto al suo articolo nella pagina della rubrica e scusandosi – ma neanche con troppa convinzione – perché, di certo, il suo elaborato non era proprio quello che si era immaginato.
E anche questa era fatta.
La strega si stiracchiò sulla scheda, molto più contenta e rilassata, pregustandosi la schiacciante, netta vittoria che avrebbe presto incassato. Avrebbe gongolato ancora un po’, magari uno spuntino, e poi sarebbe andata da Sirius. Ci voleva il finale perfetto per quella serata trionfale.
Per inviare il pezzo avrebbe dovuto aspettare ancora un po’ tanto per essere sicura che l’inchiostro non sbavasse… Guardò il foglio di pergamena e sorrise, fiera di sé.
- Inizio a pensare che con me tu sia stata perfino morbida, e non è bello – disse una voce familiare alle sue spalle.
Sirius. Cornelia girò un poco la testa, per poter guardare in faccia il suo ragazzo.
- Che ci fai qui?
- Sono ricomparso in un’altra stanza e poi sono tornato qui in forma canina, non ti sei neanche accorta della mia presenza. Questo per dimostrare che posso essere tranquillo e ignorato per ben più di tre minuti.
- Sentivo la coda sbattere sul tappeto – mentì lei per non dargliela vinta – e comunque quanto posso averci messo a scrivere l’articolo, dieci minuti?
Sirius scosse la testa, divertito dalla sua testardaggine. E poi era la Skeeter a volerla avere vinta a tutti i costi?
- Sei stata lì a scribacchiare per più di un’ora, altroché. Allora, panino e un bell’annebbiamento totale della mente?
Cornelia cercò di tenere il broncio, ma durò solo per poco. In fondo, se l’era meritato.

Capitolo quaranta: destinazione Parigi di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Viaggi in vista...

Capitolo quaranta: destinazione Parigi

L’articolo non era affatto quello che Donovan si era aspettato, e Cornelia lo vide leggere la sua opera con il sopracciglio sempre più sollevato man mano che proseguiva, ma lei era serena: piacesse o meno era stato così liberatorio!
Per fortuna, nonostante l’aria contrariata il pezzo fu graziato: - Lethifold, ringrazia che riesci a stimolare il lato morboso dei nostri lettori. Parigi è tutta tua.
- E’ giusto per la Francia che mi sono impegnata, ma magari la prossima volta non farmi passare cinque minuti qui seduta nel suo ufficio a sudare freddo. – rispose.
- E tu vedi di non sbandierare troppo di essere una filo-francese. Potrebbe metterti nei guai prima o poi.
- Vedrò di non rendermi riconoscibile a Parigi. - La strega sorrise soddisfatta mentre lasciava l’ufficio per tornare alla sua scrivania. Passò il resto della giornata in stato di grazia per il suo successo; doveva ancora avvisare Sirius della novità, ma quello, dopotutto, era secondario. Invero temeva che l’uomo i cui talenti le ottenebravano la mente potesse avere a lagnarsi come un bambino per la sua partenza, per il semplice gusto di dimostrarsi dispettoso oltre l’inverosimile.
Nei giorni seguenti tentò più di una volta di entrare in argomento, fallendo sempre e miseramente. Era stata di recente contemplata la possibilità che Sirius e tutti i membri dell’Ordine della Fenice entrassero a far parte della raccolta dei Maghi e Streghe famosi in vendita con le Cioccorane, e questo aveva gonfiato l’ego del mago oltre l’immaginabile. Era impossibile parlare di qualcosa che non fosse la sua fama, la sua importanza, la sua missione di Auror e varie ed eventuali. Perciò una sera Nel prese una decisione risoluta: “Che vada alla forca!”, si disse. L’avrebbe capito presto in ogni caso. Quanto a Rita Skeeter… be’, perfino con lei era riuscita a farla franca; la foto era stata una frecciata non troppo smaccata, e la risposta della giornalista della Gazzetta aveva dovuto essere altrettanto vaga, ma decisamente priva di consistenza. Darle peso era assolutamente superfluo.
Così lei preparò i suoi documenti con tutta calma, avvisò amici e parenti della partenza, e si preparò psicologicamente a godersi lo spettacolo. Il giorno arrivò prima di quanto si aspettasse.
Sirius aveva fatto turno di vigilanza notturna al Ministero, e aveva pensato di passare da Quella lì come faceva sempre: non si aspettava però di trovarla in camera a trafficare con mucchi di vestiti.
- Che succede? – chiese con nonchalance, senza nemmeno salutarla. I convenevoli con Cornelia erano sempre stati superflui, grazie a dio.
- Be’… - fece Nel guardandolo con aria molto accondiscendente. – Parto, non si vede?
- Come sarebbe a dire che parti?
- Sai… partire, fare un viaggio, cambiare stato per un qualche tempo… cose così. – spiegò distrattamente Nel, mentre apriva la valigia che aveva posato sul letto e iniziava a riempirla con l’aiuto della magia.
- E io non sono stato interpellato! – uggiolò l’uomo.
- Avrei potuto, Sirius, ma non avrebbe cambiato le cose. È un viaggio di lavoro, non una vacanza. – disse lei, riflettendo sull’utilità di portarsi dietro un maglioncino color crema dall’aria particolarmente vissuta.
- Oh, certo, ora tu non hai voce in capitolo sul lavoro che fai, ti pieghi senza ribattere alle esigenze del tuo capo…
- Be’, sì. – convenne Cornelia senza guardarlo. – E poi non mi dispiace andare a Parigi una settimana, sai? L’ultima volta deve essere stato tre o quattro anni fa…
- A Parigi. Un viaggio di lavoro. Con dei tuoi colleghi. – scandì lui meccanicamente. Era evidente che non era un’equazione vincente, quella.
- Verranno anche Carla e Susan, devono scrivere degli articoli anche loro, non temere. La parola “colleghi” comprende anche “colleghe”.
- Non era questo il punto… - tentò di ribattere Sirius, debolmente. Non lo preoccupava Nel, no davvero. Come aveva già spiegato agli amici, provocando la reazione sdegnata di Lily, Nel non era il genere di donna che faceva girare gli uomini per strada; non era abbastanza bella, semplicemente.
- E allora qual è Sirius? – chiese la strega, voltandosi per la prima volta a guardarlo.
- Non lo so. – ammise.
- Fantastico, l’ennesima proficua conversazione; resisterò una settimana senza tutto questo? – ci pensò un attimo. – Sì, direi che ce la farò.
- Perché ti porti dietro quei vestiti? – stava accuratamente scegliendo il meglio del suo guardaroba, l’aveva notato!
- E’ fine febbraio, le previsioni dicono che farà bel tempo, e non ho voglia di andare in giro per Parigi mal vestita, ti pare?
Sirius rimase per un po’ in silenzio a guardarla mentre faceva i preparativi, e si spostava dal bagno alla camera per prendere tutte quelle maledette diavolerie in possesso di ogni maledetta donna.
- Comunque… - riprese lei il discorso mentre ripiombava nella camera – il tuo farti dei problemi è infantile, ridicolo e francamente inutile. Merlino solo sa dove vai quando sparisci per turni improvvisi o stai fuori fin quasi all’alba…
- Ehi, è un lavoro dove si rischia la vita!
- Per quel che ne so potresti essere da tutt’altra parte, e rischiare soltanto alcune tue estremità, se dovessi venire a conoscenza delle tue effettive attività notturne.
- Questa è una completa e assoluta mancanza di fiducia. – s’infiammò Sirius, offeso a morte.
- Già, tu non tieni mai segreti. – commentò Cornelia, vaga, mentre si accingeva a chiudere finalmente la valigia.
- E dunque, quando lasci il suolo britannico?
- Partenza domani pomeriggio alle due, dall’aeroporto di Gatwick. – disse la strega sedendosi accanto a lui.
- Quindi non mi resta che prendere atto del fatto compiuto…
- Be’, ho cercato di accennartelo, nell’arco di questa settimana, e quella prima, ma non eri molto propenso a darmi retta. – e quando mai Sirius dava retta a qualcuno, dopotutto?
- Che vorresti dire?
- Oh, lo sai bene. Comunque, mi chiedevo, sempre perché di solito sei tu che prendi l’iniziativa… tanto per cambiare, mi porteresti fuori a cena? Come saluto, sai…
Perfetto, grande, magnifico. Che si levasse dai piedi almeno per un mese e più, fuori dai confini nazionali, alè! Se il prezzo per la completa, totale libertà era quello, l’avrebbe pagato con piacere immenso. Una settimana senza dover rendere conto a nessuno, perché non ci aveva pensato prima, era un uomo libero!
- Non ti spiace se stavolta scelgo io, vero? Così evitiamo che tu ti diverta troppo.
- Naturalmente no. – accondiscese la donna.
Fu una cena tranquilla, senza incidenti, e Sirius la trovò estremamente piacevole, al pensiero della prossima randagia libertà che l’attendeva. Quando si fece tardi Cornelia decise di virare verso il suo appartamento, e Black la seguì senza che ci fosse bisogno di chiedere; s’intrufolò nel letto che ormai poteva definire quasi suo e fece in modo che Nel si ricordasse che, anche quando, una compagnia come la sua non l’avrebbe trovata da nessuna altra parte.
Si salutarono, definitivamente, quella mattina, poco prima che Sirius schizzasse in ufficio: Nel marciò allegramente verso il suo aeroporto, Black entrò nel dipartimento Auror al grido di “Sono un uomo libero!”.
Due giorni dopo, nonostante i pessimi pronostici dei signori Potter, Black pareva ancora felice e di buon umore, sempre che non stesse fingendo. James decise che urgeva indagare, e il modo più semplice per farlo era approfittare della domenica e trascinare Sirius, e pure Remus, che meritava un po’ di sano divertimento, a pranzo.
Il test fu superato quasi a pieni voti dal diseredato erede Black, che si comportò come si era sempre comportato prima di avere una pazza isterica alle calcagna. Con i figliocci non ebbe atteggiamenti diversi dal solito, anzi, si dimostrò quasi più paziente, considerando che gli erano rimasti avvinghiati entrambi addosso per gran parte del tempo. L’unica cosa diversa, e che Remus non aveva mancato di far silenziosamente notare a Lily e James, era Snitch. Il famoso gatto tigrato aveva stretto un rapporto di odio/odio con Black fin dal giorno in cui l’aveva conosciuto. Questo era dovuto al fatto che Snitch, bestiola per niente scema, aveva intuito la doppia natura dell’Animagus. Con Remus, Licantropo d’annata, aveva raggiunto un compromesso di non belligeranza e coccole a sbafo di tanto in tanto, ma Black gli ispirava pura antipatia. Era un sentimento che era stato costantemente ricambiato, fra l’altro, benché il cucciolo di casa piacesse molto ad Harry e Julian.
Quindi era curioso vederlo strusciarsi contro le gambe del mago con fare lascivo.
- Credi che sia nella stagione degli amori, quindi disperato? – sussurrò Remus.
- E’ fuori come e quando vuole, dubito che abbia bisogno di surrogati. – rispose Lily, altrettanto sottovoce, mentre faceva levitare i piatti per posarli delicatamente nel lavandino. - Allora vedrò di scucirgli qualcosa. – propose Lupin – Ehi, Felpato, che ne dici se ci facciamo un giro per Godric’s Hollow? Ti porto fuori a far pipì. – disse ad alta voce, subito coperta dalla risata dei bambini. Black rispose molto signorilmente gettandogli in faccia il tovagliolo arrotolato; lo schivò di un millimetro.
- Questo era un avvertimento. – disse, alzandosi in piedi.
- Impressionante, tale e quale ai miei studenti del G.U.F.O., solo che loro hanno quasi dieci anni in meno di te. – replicò, calmo, mentre si metteva il mantello.
- Posso venire anche io? – domandò Harry, mettendosi in piedi.
- Zio Remus e Sirius devono parlare di questioni noiose da persone adulte, non preferiresti giocare a Quidditch con me in giardino? – chiese James per distrarre il suo primogenito.
- E io? – domandò Julian.
- Io e papà dobbiamo insegnarti a volare però… - precisò Harry – Vado a prendere le scope. – annunciò, prima di correre di sopra.
- Noi andiamo intanto, no? – Remus si rivolse direttamente a Sirius, che era già sulla porta.
- A dopo. – salutarono entrambi, mentre Julian, dalla sua posizione, salutava silenziosamente con la mano.
I due maghi camminarono per un po’ in silenzio nella tranquillità della piccola cittadina; senza nemmeno chiedere un consulto Remus Lupin virò verso il parco, a quell’ora pieno di persone che approfittavano del bel tempo e del sole.
- Allora, come ti va?
- Perché tu, ogni tanto, ciclicamente, mi chiedi “come mi va”? Sei tu il mannaro complessato, no?
Remus sospirò, fingendo di non aver notato l’immensa punta di infantilismo dell’amico: - A me va benone, quando non c’è la luna piena, sei tu quello strano.
- Con la luna piena o senza? – chiese Black, deviando il suo percorso per evitare un frontale con un bambino instabile sulla sua bicicletta.
- Mi riferivo a questi ultimi due giorni, in verità. – tentennò Lupin, ancora più vago. A buon intenditor poche parole. Black subodorò la minaccia di un dettagliato interrogatorio, perciò riflettè attentamente e scelse ogni parola con cura, prima di rispondere, con calma.
- I migliori della mia vita da quest’estate in poi, direi.
- Cornelia è così tremenda? Credevo ti piacesse, soprattutto dopo la crisi di nervi che hai fatto venire a tutti noi prima di ammetterlo.
- Ammettere che mi piaccia quella donna non significa essere così ottuso da non capire che frequentarla sia una tortura. – mezz’ora con lei poteva costituire un delirio. Remus non lo immaginava solo perché era stato così fortunato da non averla mai vista dare di matto.
- Non è un po’ scortese chiamarla “quella donna”? E’ la tua ragazza da qualche mese, no? – Remus cominciò a chiedersi se non fosse il caso di tentare una terapia d’urto. Continuò a camminare, in attesa della risposta di Sirius, cercando un posto isolato dove dargli una lezione, in caso di bisogno.
- Non è la prima e non sarà l’ultima. L’appellativo “quella donna” è perfetto, considerando che ora è al di là della Manica. – rispose il mago seguendo l’amico fuori dal sentiero battuto, in mezzo alla neve ghiacciata.
- Perché lo dici con astio? – chiese Remus con una risatina, ben consapevole della vera risposta, che Sirius di certo non gli avrebbe dato.
- Non lo dico con astio, espongo un fatto. – replicò il mago.
- Levicorpus. – cinguettò Remus con voce soave, mandando Sirius a gambe all’aria. L’esperto Auror non si sarebbe certo mai aspettato un colpo gobbo del genere.
- Piantala di fare il cretino, Lunastorta!
- Shh, non urlare, attirerai i curiosi. Curiosi che faranno domande… - sussurrò Remus dolcemente.
- Mettimi giù, non sono Mocciosus! – sibilò di nuovo, dimenandosi come un’anguilla.
- Di certo ora hai meno dignità. – ponderò Lupin, facendolo cadere pesantemente a terra. – Come ti va, Sirius? – domandò poi, avvicinandosi a lui con l’aria di chi aveva appena incontrato un amico che non vedeva da un po’.
- Infreddolito. Con la schiena a pezzi. Incazzato nero con te. – registrò Sirius, rimettendosi in piedi. – Ma si può sapere che ti è preso? Tratti così i tuoi amati studenti?
- Con loro basta la minaccia del Veritaserum, quando mentono. – spiegò. – Sanno che Severus è tremendamente bravo a distillarla.
Sirius sorvolò su quel particolare, concentrandosi sulla mancanza di tatto del suo amico.
- Se vuoi posso offrirti il mio braccio per aiutare un povero vecchio cane a sistemarsi su una gelida panchina.
Mandandolo a quel paese, Black si avvicinò alla prima panchina utile, fece sparire la neve e ci si sedette pesantemente, subito raggiunto dall’amico.
- Grazie. – disse questi, accomodandosi. – Ebbene, niente da dire?
- D’accordo, d’accordo, d’accordo. Basta che la finisci. Sono un po’ giù di corda, ok? Anche perché altrimenti non mi sarei fatto fregare come un cretino.
- Questo è certo. – rise Remus, stringendosi un po’ nel suo cappotto.
- Ma perché lo vuoi tanto sapere? – sbottò Sirius, decisamente stanco dello stillicidio.
- Snitch ti faceva le fusa oggi. Permettimi di dirti che non è normale.
- Non l’avevo notato… in effetti è strano, dici che quel gatto sta bene? – chiese, per niente interessato alla salute del gatto di Lily e James. Però era vero, ora che ci pensava non aveva subito il suo assalto letale. Che si fosse accorto del suo umore?
Remus osservò l’amico un attimo, indeciso se parlare o meno. Decise di fare un tentativo. – Non è che, magari, una certa persona c’entra con il tuo umore un po’ sotto tono?
- Mi stai dando della lagna, Lunastorta? – Sirius lo fissò quasi arrabbiato; che se la trovasse lui una donna e vivesse lui i suoi problemi esistenziali. Diavolo, James era andato avanti per anni a menarla con la Evans, prima perché non gliela dava, dopo per dimostrare quanto fossero teneramente innamorati a ogni granello di polvere del castello! Lui in fondo era un angioletto.
- No, in caso di lagna fai solo venire voglia di abbatterti.

Capitolo quarantuno: smarrimenti di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Di nuovo con quasi un mese di ritardo! Ai nostri presupponiamo ormai scarsi lettori chiediamo umilmente scusa. Abbiate fede però, come vedete torniamo sempre, teniamo parecchio al nostro progetto. Continuate a seguirci, se vi va, non vi abbandoneremo!
In questo capitolo Sirius farà una scoperta atroce: si scoprirà innamorato!

Capitolo quarantuno: smarrimento

- Gentile, davvero. – mugugnò Sirius.
- Senti, non me la sono presa quando sospettavi di me durante la guerra, questo tuo offenderti non mi sconvolgerà. Comunque, parlavamo della causa del suo essere sottotono…
- Il mio essere sottotono non ha cause, è fisiologico come il cambio di stagione. – anche perché tempo qualche giorno è l’avrebbe riavuta fra i piedi, costantemente, incessantemente: sempre.
- Non andrai in prigione per aver detto che ti manca, non è reato, fidati di me. – confidò Lupin, tentando di rimanere serio. – Anche se i limiti della legalità non ti hanno mai fermato granchè.
- Perché dovrebbe mancarmi? Tornerà qua tra qualche giorno… è un tempo ridicolo per cui sentire una mancanza; ce l’ho un po’ di autocontrollo. – ripetè ad alta voce, magari così sarebbe stato più convincente.
- Non mi stavo riferendo alle tue necessità fisiologiche, Felpato. Nemmeno noi riusciamo a pensare così male di te, anche se ti impegni, questo sì. – Merlino, per una volta che non si trattava di una disquisizione sul suo stile di vita!
- E allora? – Sirius fissò l’amico con aria intensamente interrogativa.
- Dimmi che tu e Cornelia Lethifold fate anche altro, perché la ritengo troppo intelligente per abbassarsi ad una relazione di questo tipo, e dopotutto sei intelligente pure tu. – non ci credeva molto nemmeno lui, ma magari poteva essere d’aiuto.
- Sì, facciamo altro. Il più delle volte ce l’ho tra i piedi. – già, “Quella lì” non gradiva molto essere dimenticata; non per più di due giorni.
- Non mi sembrava il genere piattola, credevo tu odiassi le piattole. – indaga Rem, indaga…
- Non è una piattola, però…
Però la coerenza del discorso probabilmente ora è in Francia con la tua ragazza, Sir. L’assioma è semplice: se ce l’hai tra i piedi è una piattola, se non è una piattola non ce l’hai tra i piedi.
- Sirius, dammi retta, ti manca. – Remus gli posò una mano sulla spalla, dandogli un paio di pacche ti incoraggiamento.
Mi manca?, si chiese Sirius.
- Dai, torniamo a salutare i Potter e poi ognuno alla sua vita.
- Perché, tu hai una vita che non sia fare il recluso a Hogwarts? – rise Sirius, felice di pensare ad altro.
- A quanto pare sì, ma è chiaro che mi dà meno problemi della tua. – Remus si mise in marcia, ritornando sul sentiero battuto, e insieme tornarono dai Potter, salutarono e si dispersero ognuno per la sua strada.
E dunque Nel gli mancava; Remus aveva ragione infine, sì. Pensò Sirius, versione Felpato, mentre trotterellava per Londra come un’adorabile randagio. Sentiva la mancanza della sua… ragazza, ormai aveva la maturità necessaria per chiamarla così. Ma d’altronde immalinconirsi per questo non aveva senso, sarebbe tornata, no? Quello che l’aveva indispettito un po’ era che lei se n’era andata così, allegramente, la notte prima raggomitolata addosso a lui come una gatta, la mattina dopo un bacio e via ognuno per la sua strada… non era carino, si stava affezionando, lui. Morgana! Si era affezionato!
Nel frattempo era arrivato davanti a casa; riacquistò dunque le sue abituali sembianze e mise piede nel suo appartamento desolatamente vuoto. Ma non era desolante, maledetto Salazar, ci viveva da solo lì dentro, era normale! Dopotutto forse non ci era più abituato: o Nel soggiornava da lui o lui andava da lei e, anche quando dormivano da soli sapeva che, eventualmente, in caso di bisogno, con una Smaterializzazione ad hoc si sarebbe di certo trovato in compagnia. E non si lamentava come Lily quando era sempre da loro, inoltre. E tutto questo solo per una che gli piaceva? A lui erano piaciute un sacco di ragazze, e mica se n’era fatto una malattia, no? Erano passioni che venivano e andavano; a volte piuttosto persistenti ma poi andavan via, al cambio di stagione.
Certo, nella sua cucina la presenza di Cornelia tendeva ad essere molto duratura: anche le scorte che lasciava dietro di sé avevano una carica tale di dolce e di zucchero che forse lei era diventata così acida per compensazione. Fosse stata anche gentile sarebbe morta e si sarebbe sciolta come una statua di zucchero, più che di sale. Bene, questo era un ragionamento delirante, e non era un buon segno. Quello che era da chiarire era se voleva o meno che Nel mettesse radici nella sua vita e nel suo cuore. No, cuore non era una parola adatta: presupponeva amore. L’amore presupponeva comportamenti da cocorita tubante che portavano a follie come matrimonio, famiglia: abbastanza da desiderare il suicidio. Black fece un attimo retromarcia con i suoi pensieri: la voglia di morire e i brividi erano partiti dalle cocorite, non prima. L’amore di per sé non era cocoritoso, non nel suo cervello. Era lui forse innamorato? Lo stomaco si contorse come un boa costrictor con la sua preda.
- Eureka. – gemette. Si era innamorato di Cornelia Lethifold. Era un uomo morto. E sepolto.
Che avrebbe fatto ora? Confessarsi innamorato di una furia portatile era tremendamente imbarazzante, e tanto anche. Lui non si innamorava delle donne, gli piacevano, le frequentava, d’accordo, ma quello no! Da chi sarebbe andato a piagnucolare?
No, piagnucolare no. Era un adulto con un problema, certo, ma avrebbe trovato un adulto con cui parlarne. James no, l’avrebbe deriso pubblicamente. Lily… le voleva un gran bene, ma ne avrebbe tratto una conclusione romantica, quindi no. Remus forse avrebbe capito, ma era infido e subdolo, scartato pure lui. L’unica persona che rimaneva dalla sua forse era la cugina: mossa azzardata, era stata una Serpeverde, ma le voleva bene e magari sarebbe stata d’aiuto. Restava, comunque, la sua unica possibilità.
In fondo poteva sempre Smaterializzarsi davanti alla sua bella porta rossa e implorare pietà… un minuto dopo era davanti a casa Tonks.
- Ciao Sirius, tutto bene? Hai l’aria strana. – domandò Ted Tonks, che gli aveva aperto la porta.
- Avrei bisogno di parlare con mia cugina di cose personali, di famiglia…
Ted annuì con aria comprensiva: - Dromeda! C’è Sirius con problemi di cuore che chiede di te!
- Ma tu non eri un Tassorosso? Non sono comprensivi quelli come voi? – ringhiò Black.
- Sì, ma sto invecchiando e la mia bambina è a scuola, ho bisogno di distrazioni. – rispose il mago, facendo entrare il cugino di sua moglie in casa.
- Problemi di cuore? – domandò Andromeda scendendo le ripide scale che portavano alle camere. – Questa mi è davvero nuova. Che ti prende?
- Niente che richieda una riunione famigliare. – Sirius Black cercò di non arrossire perché era una cosa che non faceva praticamente mai, e anche perché ormai aveva superato l’età in cui la cosa sarebbe stata considerata socialmente accettabile.
- Nulla uscirà da queste mura, se è ciò che temi. Non ho più l’età per andare a fare la spia dai tuoi amici. – Andromeda lo raggiunse e lo prese sotto braccio. – Raccontami tutto.
- Deve… ehm… deve essere presente anche lui? – tentennò, indicando con un cenno della testa Ted, che annuì, nuovamente con aria rassicurante e comprensiva. Semplicemente tremendo.
- Be’, due punti di vista sono sempre meglio di uno, e quindi ti aiuterà a vedere meglio le cose, ti pare? – accennò la cugina, gentilmente, mentre lo faceva accomodare sul divano. Sirius si sentiva come il pirla di turno dell’Anonima Alcolisti che deve alzarsi in piedi e blaterare sulle miserie della sua vita.
- Il fatto è che ti avevo accennato del fatto che sto rifrequentando una ragazza che è stata con me al settimo anno… Quella di Corvonero…
- La ricordiamo benissimo, anche allora eri bello frollato. – rise Ted, dal suo cantuccio.
Andromeda accennò un’espressione di lievissimo, troppo lieve, per Sirius, rimprovero.
- Bene, lei. – Ok, Sirius, il soggetto della conversazione, e la causa dei tuoi problemi c’è, vai avanti… - Ci frequentiamo dalla primavera, o meglio, in primavera ci siamo rivisti, ufficialmente direi che posso affermare che stiamo insieme dall’estate.
- Possiamo chiamarla ragazza, quindi, splendido. – gioì la strega, baciando il suo cuginetto sulla testa, come quando era bambino. Ragazza suonava certamente meglio di amichetta.
- Sì… veramente meraviglioso. – convenne Sirius con tono cupo, lievemente imbarazzato. – Il punto è che…
- E possiamo dare un nome alla fortunata? – s’informò Ted. – Sai, giusto per capire se ha un’identità o meno. Non vorrei scoprire che si tratta di una di quelle storie in cui è un amico che ha un problema con una ragazza…
- Preferirei evitare… - no, niente identità, nulla da fare.
- E’ una criminale, forse? – insistette il mago, sempre più divertito.
- Può diventarlo senza problemi. – borbottò l’interessato soprapensiero, appoggiandosi finalmente allo schienale del divano. Gli mancava la presenza fuoriluogo di Tonks, l’avrebbe distratto, almeno.
- Dai, a me puoi dirlo… - sussurrò Andromeda, complice.
- Cornelia Lethifold. – ammise a denti stretti. Difficile davvero, sviare una richiesta così diretta e suadente.
- Uh, la caustica penna al vetriolo de L’Oracolo. Bel tipo deve essere. – rise Ted, trionfante.
Godric, quell’uomo aveva un udito eccellente: l’aveva appena sussurrato. – Il problema è quel certo articoletto che ho letto?
Sirius si voltò a fissarlo, con un misto di irritazione e rabbia: ma quel diavolo di giornale lo leggevano tutti, anche cani e porci?
- Inizialmente sì, lo è stato. – ringhiò Sirius, che si sentiva tremare di rabbia al solo ricordo di quell’articolo. Si passò una mano fra i capelli, ora veniva la tremenda confessione. – Solo che ora…
- Già problemi Sirius? Non è tanto che state insieme… - convenne Andromeda, appoggiando la testa sul palmo della mano.
Non è tanto? Sirius s’irrigidì, mentre rifletteva sulle parole della cugina. No, non era tanto, solo una vita e mezzo, considerando i suoi standard.
- Credimi, per me è già abbastanza, ma il problema non è questo…
- Non dirmi che l’hai tradita e che ti sei fatto beccare, sarebbe un cliché così banale che un vero, autentico Casanova se lo risparmierebbe.
L’idea di rendere sua cugina vedova non era mica male, pensò Sirius.
- Ted, dai… - ridacchiò Andromeda. – Sono convinta che il problema è un altro, vero?
Sirius produsse un lungo uggiolio prima di balbettare un patetico “Sì”.
Ted Tonks tossicchiò coprendosi la bocca con il pugno, evitando di ridere. Black l’apprezzò moltissimo.
- Il punto è…
- Sì? – lo incoraggiò Andromeda, amorevole e materna come non mai. Ormai era morbosamente curiosa di sapere cosa angosciava così tanto il suo adorabile, tenero cuginetto.
- Niente di letale, suppongo, però… - le parole morirono in gola al mago, di nuovo. – Ecco, la cosa grave è che penso, e sottolineo penso – si affrettò a chiarire, guardando negli occhi i suoi interlocutori, e confidando molto su una loro smentita. – di essermi innamorato di Cornelia.
Un secondo di silenzio, due, tre… poi Ted cominciò a ridere selvaggiamente, seguito a ruota dalla moglie.
- Oh, Andromeda, io semplicemente adoro la follia dei membri della tua famiglia. Generazioni di matrimoni fra cugini si notano, davvero. – fece Ted, alzandosi. – Devo prendere un fazzoletto, questa cosa fa veramente spisciare. – considerò con molto garbo e grazia.
- Ted, smettila di fare così, per favore. – lo implorò la donna, pur non sembrando molto convincente, visto che ormai piangeva dalle risate. – Porta un fazzoletto anche a me! – gridò.
- Parenti serpenti, parenti serpenti. – cominciò a salmodiare Sirius, sottovoce. James Potter sarebbe stato meno brutale: James Potter!
- Come sei carino Sirius, imbronciato così. – chiocciò poi Andromeda stringendoselo al petto come quando il cugino era poco più di un pupo in fasce.
- Guarda che non è salutare che tu tradisca la tua ragazza con mia moglie sai? Checchè ne dicano i Black, procreazione tra cugini è incesto, a casa mia! – sbottò Ted, rientrando nella stanza, prima di soffiarsi sonoramente il naso e passare un altro fazzoletto alla moglie.
- Molto galante. – sorrise la strega, mollando solo in quel momento la presa sul cugino.
- Io non stavo tradendo la mia ragazza con mia cugina! – ululò Sirius, mentre ancora si riprendeva dall’apnea e si massaggiava il collo stritolato dall’amorevole cugina. – E’ lei che come sempre… - si rese conto solo in quell’istante che sia Ted, che Andromeda stavano ridacchiando nascosti dietro la stoffa dei fazzoletti.
- Molto divertente. – mugugnò, appoggiando la testa sullo schienale del divano. Guardare il soffitto magari non avrebbe creato danni.
- Allora, ne vogliamo parlare sul serio di queste tue pene d’amore? – chiese Ted, sedendosi ora accanto al giovane Black, sul lato opposto rispetto a dov’era la moglie.
Fantastico, sono accerchiato, pensò Sirius chiudendo gli occhi.

Capitolo quarantadue: presa di coscienza di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Sempre peggio per il nostro povero Sirius!

Capitolo quarantadue: presa di coscienza

- Cosa ti tormenta, Sirius? – chiese dolcemente Andromeda, facendo in modo che la testa di Sirius scivolasse dolcemente sulla sua spalla, e cominciando a coccolarlo come quando era un bambino. Da principio il mago non reagì in alcun modo: Andromeda era sempre stata la sua cugina preferita, proprio per le attenzioni di questo tipo che lei gli riservava, e in un certo senso era stato il suo primo amore. Di certo non aveva mai amato sua madre come fanno in genere i bambini. Poi vide lo sguardo divertito e penetrante di Ted posarsi su loro due, e provò un forte imbarazzo.
- Andromeda, non ho più sei anni. – disse, sprezzante, cercando di tirarsi su.
- Lo so che ne hai quasi venti di più, ma la situazione ti angoscia abbastanza, vedo. – con uno strattone Andromeda lo rimise nella posizione di prima.
- E’ così che impedisce a Dora di andarsene a zonzo quando le prova la febbre. – sorrise Ted. – Quando ti sei accorto di esserti innamorato di lei?
Costretto nel suo lettino umano da psichiatra, Sirius sospirò profondamente, prima di rispondere.
- Da oggi pomeriggio, circa.
- Mmm… - ponderò la signora Tonks, - da poco allora. Come mai ci stai così male?
- Come perché? – Sirius girò la testa quel tanto che bastava per guardarla in faccia. – E’ completamente innaturale, lo sai benissimo anche tu. Io non mi innamoro delle ragazze, mi stufano dopo un mese quando va bene…
- L’insolita durata del tuo rapporto con la giornalista non ti aveva insospettito?
- Io e lei adoriamo tirarla per le lunghe, Ted. – borbottò Sirius, incrociando le braccia al petto. Diamine, per forza erano mesi che andavano avanti. – Discutiamo su ogni minimo, insignificante dettaglio della vita, è evidente che facendo così i tempi poi sono quelli che sono.
- E come mai oggi questa rivelazione? – chiese Andromeda, accarezzandogli i capelli.
- Ho fatto una chiacchierata con Remus. – ammise. – Ovvero, lui mi ha fatto finire con la schiena sulla neve ghiacciata e poi mi ha pungolato con le sue domande estremamente mirate. Alla fine ho fatto due più due.
- Tutto da solo? – chiese Andromeda. – Impressionante, sono fiera di te.
- Piantala, ti prego.
- D’accordo, ascolta me. – disse Tonks, attirando la sua attenzione. – Fattore scatenante?
No, pensò Sirius, no! Ora veniva il momento di confessare che era un giovane innamorato che languiva per la sua bella lontana! L’avrebbero distrutto, ma ormai…
- E’ a Parigi per una settimana, con dei suoi colleghi e colleghe giornalisti pure quelli. – spiegò, lapidario, prima di accoccolarsi contro la cugina con impercettibili movimenti, cercando di non farsi notare. La cugina l’avrebbe capito comunque, ma almeno avrebbe salvato quello che rimaneva della sua faccia con Ted.
- Oh. – i due coniugi si guardarono in faccia, sorridendo sornioni.
- Perché, che c’è? – chiese Sirius, guadando ansiosamente dall’uno all’altro.
- Lei ti manca, vero? – domandò la signora Tonks, con un sorriso lievissimo. Adorabile, piccolo Sirius, era giunto il momento che anche lui diventasse grande dal punto di vista affettivo, non ci sperava quasi più. Il giovane mago, intanto, fissava entrambi con orrore.
- No, cioè… via… una sola settimana, tornerà presto… non c’è affatto bisogno che io… non è razionale, per Tosca!
- L’amore non è razionale, credi che se lo fosse avrei permesso a mia moglie di scappare letteralmente dalla sua famiglia? – disse Ted, con aria benevola. – Sappiamo tutti che una settimana è un tempo irrisorio, eppure la vorresti con te.
Black gorgogliò sommessamente, senza replicare. Non era affatto una bella esperienza, essere innamorati. Lo era più o meno da tre ore e si era reso ridicolo per i prossimi cinquant’anni!
- Il mio piccolo innamorato; mi sembra ieri quando già mi facevi l’elenco delle ragazze che avevi traviato nelle serate di gala perché ti annoiavi, e avevi solo dieci anni. – sospirò Andromeda con una piccola, amorevole punta di sadismo.
- Grazie, cugina. Questo è proprio il tipo d’aiuto che mi aspettavo da te. – replicò Sirius, acido, senza cambiare posizione, però. – Che faccio io adesso? – disse poi con teatrale drammaticità.
- Domanda numero uno, sei ricambiato dalla caustica giornalista d’assalto? – s’informò Ted.
- Credi che a una così io possa dire “Hey ciao, senti, non è che per caso ti sei innamorata di me, perché io ricambio un sacco”, sai? Una di quella razza lì sbrana. – fece Sirius con un tono di voce alquanto esilarante.
- Non sarai in difficoltà? – Andromeda se lo strinse un po’ di più: povero adorabile cugino disperato, meritava tutto il suo affetto.
- Sai, Sirius… - Ted cercò di essere il più delicato possibile. – Certe cose si capiscono non necessariamente chiedendo, anche perché una così può mandarti a quel paese prima di subito. – spiegò, ridendosela per bene.
- Io non sono in difficoltà, devo solo vedere come porre la questione. – decantò l’interessato, con aria assai pomposa.
- Ma non prenderci in giro, cuccioletto innamorato. – sbottò Andromeda con fare risoluto. – Qui bisogna proprio aiutarti come se tu fossi un candido e innocente novizio. - E qui Sirius non riuscì a non arrossire per la vergogna, la rabbia eccetera. Andromeda poi continuava a coccolarselo come un pupo, nemmeno sapeva se era legale, alla sua età!
- Suvvia Sirius, essere innamorati e scegliere di stare con una sola persona non è poi così male. – lo rassicurò Ted. – Io e Dromeda ce la caviamo alla grande, nonostante tu ora ti stia indebitamente approfittando del suo senso materno iper-sviluppato.
- Vedi, dopo tanti anni è ancora geloso di me: teoria confermata. – rise la strega, mollando improvvisamente la presa sul cugino, che ripiombò nel mondo degli adulti. Tutto calcolato per vedere la reazione del marito e dare a lui una lezioncina! Sadica donna! Lo schienale del divano poi era molto più scomodo e inospitale di sua cugina; ignorò la spiacevole sensazione di freddo.
- Il punto è che la donna con cui ho a che fare non è esattamente a posto. – berciò, sospirando.
- Ammettiamolo Sirius, se lo fosse non ti avrebbe interessato a tal punto da metterti con lei una seconda volta. Non sei il tipo da ritorno di fiamma, no? – sbottò la signora Tonks, pratica.
- In effetti la cosa avrebbe dovuto insospettirmi… - ponderò Sirius a bassa voce. – Ma non credevo che mi sarei messo così nei casini.
- Ah, scemenze, essere innamorati è una delle cose più piacevoli di questo mondo… - fece Ted con aria sorniona. – Soprattutto quando si è ricambiati.
Sirius ne dubitava, considerando le sue ore da innamorato: poche ma tremende. – Ottimo, e se non è ricambiato?
- Oh be’… - il signor Tonks fece una risatina nervosa – in quel caso è il peggior inferno che possa capitare ad una persona.
Docce gelate, bufere di ghiaccio, piogge monsoniche e altro aggredirono Sirius Black in maniera non tanto metaforica. Forse non era stata una grande idea andare dai Tonks, proprio per niente; escludendo James, il buon vecchio Remus era da rivalutare parecchio.
- Ah, via, hai avuto stuoli di ragazze ai tuoi piedi, perché questa non dovrebbe? – riprese Ted, affabile.
Perché questa è maledettamente intelligente e sa di avere a che fare con un mago borioso ed egoista? Si chiese Black.
- Hai visto come mi ha ridicolizzato nel famoso articoletto? Non può essersi innamorata di me, mi ha detto che se ne andava neanche due giorni prima di partire! Vi sembra corretto forse? – chiese, in palese ricerca di approvazione.
- Sirius, questa è la tipica ripicca di una donna che vuole mettere alle strette un uomo e vedere come reagisce, parlo per esperienza. – rise Andromeda. – Sono piccole, sottili vendette di cui voi non vi accorgete mai, ma a noi servono per capire di che pasta siete fatti.
- Eh?
- Probabilmente la giovane signorina Lethifold voleva scoprire come avresti reagito ad un abbandono in piena regola, e se gli hai dato l’opportunità di farti vedere di malumore o scorbutico o ridicolmente preoccupato, lei ha vinto la sua scommessa. – spiegò Ted.
Merlino, si era fatto prendere per il mantello senza neanche essersene accorto. Malefica giornalista!
- E con ciò? – domandò di nuovo, dando prova di sconcertante ingenuità, tanto che entrambi i coniugi Tonks alzarono gli occhi al cielo.
- E’ probabile che il tuo pulcino di zucchero al cianuro provi qualcosa a sua volta. – rispose Andromeda. – Il primo passo che devi fare è accertarti di questo, ma devi scoprirlo da te, non guardarmi con quella faccia.
La faccia di Sirius era in perfetto stile da cucciolo abbandonato: tecnicamente irresistibile.
- Ok, d’accordo. – sbottò Andromeda, distogliendo lo sguardo dal cugino. – In genere le persone innamorate sono gelose, bisognose di un affetto che vada leggermente oltre l’istinto da animale che tu dimostri, e tengono alla persona amata anche se è completamente inadeguata. – spiegò, con un lieve sorriso.
- Se vuoi ti faccio uno schemino con la lavagnetta che usava Dora da bambina, me la sono sempre cavata bene con il disegno a mano libera. – rise Ted, notando la faccia sconvolta di Black. Era un così bravo ragazzo, in fondo.
- No, grazie. – rispose seccamente, passandosi una mano fra i capelli. – Aspetta, aspetta un secondo. – disse, voltandosi repentinamente verso Andromeda – Hai detto primo passo, prima, giusto?
- Sì, perché? – fece la strega, perplessa.
- Ok, qual è il secondo?
- Glielo dici tu, caro? – Andromeda guardò il marito con estrema dolcezza. – Cerca di non essere troppo brutale.
- Dirmi cosa? – Sirius si voltò verso Ted, estremamente preoccupato: detestava questo genere di suspance.
- Be’, se l’ami davvero e vuoi passare la vita con lei… ammesso che la cosa sia ricambiata, ma propendo per il sì, visto come ti tratta, be’… dovrai chiederle di sposarti, no? – disse l’uomo, a bassa voce.
L’Urlo di Munch si riprodusse nella testa di Sirius, solo molto più inquietante ed assordante.
- Dici che è morto sul nostro divano? – Ted si rivolse alla moglie sottovoce, avvicinando la testa, come a non voler disturbare i pensieri di Black.
- Tesoro mio, tutto bene? – chiese Andromeda, passando un dito sulla guancia del cugino, che sobbalzò come vittima di una scossa elettrica.
- Io non posso sposarla! – tuonò poi l’interessato, come in preda ad una mistica rivelazione. - E perché no? – chiesero.
- E’ ovvio, io sono Sirius Black. Quelli come me non si sposano, io non mi sposo! – strillò con fare isterico.
- Non ho detto che devi andare all’altare domani. – Ted si chiuse un paio di volte le orecchie per controllare il loro funzionamento. – Merlino, per un attimo ho creduto di essere diventato sordo. Comunque, intendevo dire che è il semplice e naturale andare delle cose.
- Essere sposati non è molto diverso dal non esserlo, Sirius. Avere una fede al dito non significa niente, è solo un modo per dimostrare il proprio amore. Che tu voglia sposarti o meno questo non puoi nasconderlo.
- Non mi sembri molto contento, o sbaglio? – chiese Tonks, posandogli una mano sulla spalla.
- E dovrei anche esserlo dopo questa mazzata? La mia vita era molto più semplice diciamo… sei mesi fa. – borbottò Sirius, passandosi una mano davanti al viso.
- Ah, sciocchezze, direi che questo non può farti che bene. – sorrise Andromeda. – Ora va’ a casa e distraiti, pensa al da farsi quando la tua ragazza tornerà a casa.
Il mugolio che emise Black fu l’unica risposta che ottenne.
- E trattala bene, perché pretendo di conoscerla, sai? – aggiunse.
Senza aggiungere altro, i coniugi Tonks videro Sirius Black… strisciare verso il camino, e sparire con la consueta fiammata verde della Metropolvere, che gli donò un’aria particolarmente lugubre.
- Non credevo fosse un ragazzo così complessato, sarò sincero. – commentò Ted, un secondo più tardi.
- E invece come vedi le crisi di coscienza non lasciano scampo. Speriamo che Dora non sia così complicata, o non saprò come fare. – sospirò Andromeda, notando il marito ridacchiare divertito al ricordo delle crisi di panico di suo cugino non più di pochi minuti prima.

****



Arrivato finalmente a casa, Sirius si buttò sul letto, ancora vagamente impregnato del profumo di Nel. Desiderò ardentemente una morte per soffocamento, ma il cuscino era lontano e lui non aveva poi così voglia di farsi ritrovare morto e col volto cianotico.

Capitolo quarantatre: tornando a casa di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Nuovo capitolo online... incredibilmente presto, sì XD

Capitolo quarantatre: tornando a casa

Sirius spedì il ricordo della conversazione con la cugina nel suo subconscio, e se ne dimenticò. Dopotutto, in quanto Animagus, e anche di un certo livello, aveva un istinto di sopravvivenza ipersviluppato, rispetto ad un qualunque, banalissimo essere umano. I giorni che lo separavano dalla sua bella passarono piuttosto velocemente, e lui represse la parte di se stesso che non gradiva a tal punto che riuscì a spacciarsi per il Sirius di sempre perfino con James. Fu vagamente soprappensiero solo la mattina in cui era previsto il rientro di Cornelia sulla terra natia, ma riuscì a spacciarlo per mancato sonno. Sapeva bene a che ora lei avrebbe dovuto tornare al suo appartamento, visto che aveva ricevuto, un paio di giorni prima, un biglietto da un pomposo gufo irrimediabilmente francese. Contrariamente al suo desiderio di rivederla però, fece finta di nulla.
Odiava ammetterlo, ma era troppo, troppo orgoglioso e testardo per andare a scodinzolare dalle gambe di Nel, oltretutto con la piena coscienza di esserne innamorato! Se c’era una cosa che aveva pienamente assodato era che la ragazza non era affatto scema; servirle la possibilità di essere superiore a lui non era nei suoi programmi.
E così finse di essere lo scapolo che ormai non era più per quel giorno, quello successivo e quello dopo ancora. Il procrastinare era diventato il suo nuovo talento nascosto.
- Cornelia non dovrebbe essere tornata a casa? Direi che una settimana è passata, no? – gli fece notare tre giorni dopo Lily, con delicatezza.
- Davvero? – rispose Sirius, fingendosi estremamente sorpreso. – Non mi sono posto il problema, in realtà.
Lily si strinse nelle spalle, sospirando. Testone com’era non avrebbe ceduto, e probabilmente si stava già immaginando il momento in cui quella povera disgraziata, stanca di essere ignorata, sarebbe andata da lui strisciando, o più probabilmente a fargli una scenata di proporzioni epiche. L’ennesima. Quanto ci sarebbe voluto prima che scoprisse che tirare a quel modo la corda poteva essere pericoloso?
- A che pensi, Lily? – le chiese poi lui, deviando l’argomento.
- A quanto sei complicato, Sirius, niente di più.

***

Cornelia aveva spedito un gufo a Sirius in un momento di noia, più che per effettiva necessità di avvisarlo. Sapeva, come poi era puntualmente avvenuto, che non le avrebbe risposto, per non darle alcuna soddisfazione. Ma era una donna, e sotto sotto pure innamorata, quindi amava illudersi.
Fu felice di ritrovarsi nella sua amata Londra, anche se Parigi era una città che adorava, e in cui adorava tornare, di tanto in tanto. Poter approfittare poi del collega corrispondente estero era fantastico; si potevano scovare un sacco di posti nascosti.
Ritrovò il suo appartamento con piacere, tale e quale a come l’aveva lasciato, solo con un po’ di polvere in più. Fece scivolare sul parquet della camera la sua valigia, decisa a non toccarla per almeno due giorni, e si riappropriò dei suoi spazi. L’assenza di Sirius non la sorprendeva, considerando il suo orgoglio e anche lo spropositato ego del mago; perciò si godette la propria solitudine, prima di avvisare genitori e sorella del suo rientro.
Il giorno successivo lo passò al giornale, per riprendere la routine e a rivedere alcuni progetti che erano stati temporaneamente messi da parte: di Sirius Black nessuna traccia, di nuovo. Considerando che non aveva avuto nemmeno il tempo di pranzare decentemente, era stato meglio così. I due successivi giorni di silenzio, invece, la fecero infuriare come non mai.
Il gioco era bello quando durava poco, pensò, scocciata, mentre prendeva un pugno di polvere volante e lo lanciava nel camino. Era sera inoltrata, ormai, Narciso si trovava a casa sua con altissima probabilità, e in caso contrario l’avrebbe scovato ugualmente.
Infilò solo la testa nel camino, decisa ad essere il più lapidaria e breve possibile. Non dovette nemmeno guardarsi attorno a lungo: era sul suo bel divano, tranquillo, a leggere.
- Ehi, vigliacco! – l’apostrofò, certa che quella parolina avrebbe attirato la sua attenzione.
Sirius sussultò per la sorpresa: credeva che lei avesse più resistenza, e un orgoglio pari al suo. Invece, eccola lì: adorabile, nonostante l’avesse appena insultato.
- Oh, ciao, chi non muore si rivede, eh? – disse, posando il libro accanto a sé. Così imparava a svignarsela con così poco preavviso.
- Sono tornata da tre giorni, idiota, e tu lo sapevi. – ringhiò lei, prima di sparire di nuovo con una fiammata verde.
Black ridacchiò sommessamente fra sé e sé: bisognava ammetterlo, maltrattarla era divertente. Nello stesso istante il discorso a casa Tonks cominciò a riaffiorare, ma la cosa non lo mandò in panico: non si stava comportando come un innamorato, dopotutto, no? Forse era guarito, ed era stato precedentemente vittima di un breve momento di debolezza. Però una cosa detta da Andromeda poteva essere interessante, quando aveva supposto che il suo… pulcino di zucchero al cianuro probabilmente provava qualcosa. Sarebbe stato un esperimento delizioso verificare i veri sentimenti di Quella lì per lui: la cugina gli aveva accennato qualche sintomo, in primis la partenza senza preavviso.
Aveva un unico modo per verificarlo, naturalmente… meno di un minuto dopo era davanti alla porta d’ingresso di Cornelia. Decise di bussare come una persona normale e civile, evitando di fare irruzione. Lei gli aprì la porta poco dopo; era livida.
- Una spontanea visita di cortesia? – chiese la strega, inarcando pericolosamente un sopracciglio. Potendo, ma in realtà non potendo per la presenza di Sirius che si sarebbe certamente fatto beffe di lei, avrebbe cominciato a dare delle testate contro al muro. Una sufficientemente forte avrebbe potuto ucciderla o renderla incosciente per un po’, a scelta. Perché, perché era innamorata di un tale imbecille? E perché, nonostante ora avesse voglia di scaraventarlo giù per la tromba delle scale, era felice di trovarselo davanti?
- Bentornata in Inghilterra, mia cara! – esclamò lui con voce squillante, spostandola di peso dalla soglia ed entrando nell’appartamento.
- Chissà cosa ti ha fatto ricordare che ero tornata da questa parte della Manica, e dire che non sembravi molto contento che io partissi. – borbottò Nel, minacciosa.
- La verità è che il tempo è volato, riprovare l’ebbrezza di essere scapolo e libero mi ha vagamente dato alla testa. – in fondo non era nemmeno una menzogna. Era stato divertente starsene per i fatti propri, prima che Remus lo costringesse a dare del lavoro extra ai suoi neuroni.
- Potrei dire la stessa, medesima cosa. – senza degnarlo d’un altro sguardo la strega marciò verso la sua camera; gran parte della valigia era ancora da disfare. Black, sull’onda della pulce messagli nell’orecchio da Andromeda registrò quella reazione, ma la classificò come poco più che normale amministrazione. Con un pelo di angoscia, invece, si rese conto che trovava Nel più carina del solito e senza una valida ragione, dato che indossava un paio di jeans e un maglione a collo alto. Si sedette sul letto, in silenzio, osservandola affaccendarsi in giro e a risistemare i suoi effetti personali.
- Com’era Parigi? – chiese poi, tanto per rompere quel fastidioso silenzio. Era in sua compagnia, tanto valeva comunicare, no?
Nel riemerse dal suo bagno celeste con aria guardinga e sospettosa. Sirius era veramente interessato a sapere di Parigi? Questo sì che era sorprendente.
- Fredda, aristocratica e bellissima, come sempre. – rispose, mentre raggiungeva nuovamente la valigia e ne faceva uscire più di un paio di borse.
- Fatto acquisti? – tentò nuovamente lui. La prima risposta gli era sembrata ancora troppo rigida, tanto prima o poi avrebbero dovuto parlarsi normalmente. Normalmente per i loro standard.
- Difficile non cadere in tentazione, quando passeggi per le vie del centro, ma non ho preso nulla per te, non temere. – rispose lei, facendogli la linguaccia e andando ad aprire l’armadio. – Perché fai tutte queste domande? Non credevo ti interessasse…
Sirius sospirò, pensando a cosa rispondere. Di base l’idea di farsi raccontare quanto lei si fosse divertita a passeggiare per la capitale francese a fare shopping, mentre lui era rimasto a casa con un muso lungo fino a terra e una crisi esistenziale, non gli interessava granchè. Però… c’era che era piacevole anche stare lì e guardarla fare avanti indietro, naturalmente senza muovere un dito per aiutarla. – Genuina gentilezza.
Cornelia si voltò a guardarlo, scettica. L’unico contatto fisico avuto con Sirius da dieci giorni a questa parte era stato farsi spostare di peso dalla soglia al soggiorno. Un po’ poco. Si stava disabituando a dormire da sola per più di due sere di fila, tra l’altro.
– Perché sento che non dovrei crederti e pensare a quale losco piano stai lavorando? Quanto mi farai pagare questo viaggio, che ti ricordo essere stato di lavoro? – sospirò, andandosi a sedere accanto a lui.
Era quasi credibile nel ruolo dell’arrendevole fanciulla, pensò il mago. Ma Sirius aveva un vantaggio sulle apparenze: sapeva che Nel avrebbe potuto piantargli un pugno in pieno stomaco, alla parola sbagliata. Frequentarla non era dissimile dal fare l’Auror, in definitiva.
- Più che un viaggio di lavoro la comitiva mi ricordava un’allegra e selvaggia scolaresca alla conquista della Bastiglia.
- Il tuo attacco di gelosia mi ha commosso, davvero. – nonché seriamente lusingato, disse Cornelia fra sé e sé. Lo scopo del parlare all’ultimo era stato quello, dopotutto.
Salazar, se n’era proprio accorta che era gelosia per lei e non per l’idea di rimanersene a casa. Doveva intervenire, in qualunque modo.
- Avevo già adocchiato due o tre sostitute, nel caso tu ti fossi trovata bene là. – non era ancora venuto il momento di sostituire Nel con qualcun’altra, però era vero che aveva incrociato alcune ragazze davvero notevoli sul suo cammino. Avrebbero dovuto dargli un premio, per la sua stoica resistenza. – Quindi non montarti tanto la testa, Nel. – disse prima di baciarla. Che lei lo scansasse o lo mandasse a quel paese, a questo punto, ma lui non ce la faceva più. Non era decisamente nato per comportarsi bene. A voler considerare l’entusiastica risposta della strega, lei doveva aver sentito la sua mancanza; cosa del tutto reciproca, ovviamente. Era curioso che ci avessero messo tre giorni e tre quarti d’ora prima di fare quello che avrebbero dovuto fare subito. Tutta colpa dell’amore.
- Resti a dormire? – sussurrò la strega dopo una calda e meritata doccia che aveva dovuto aspettare per parecchio, visti i lunghi tempi del suo vanesio compare. Si rese conto subito, mentre le uscivano quelle parole di bocca, che sperava disperatamente in una risposta affermativa; molto più di quanto umanamente consentito di solito.
Anche Sirius aveva colto una certa inquietudine nella sua voce: le parole di cugina e marito ronzarono prepotentemente nella sua testa. Che la piccola iena stesse covando qualcosa a sua insaputa? Forse sarebbe stato divertente scoprirlo lasciandola annegare nel suo stesso brodo, ma anche lui stava covando qualche cosa, alla sua maniera, ed era tempo di crogiolarsi nella sinistra calma di quel momento.
- Vista l’ora direi che non ho alcuna voglia di muovermi da qui. – rispose senza dare nessun particolare tono alla sua frase. Tradirsi ora sarebbe stato un suicidio. Cornelia dal canto suo incassò la risposta quasi fredda del mago senza ribattere; Sirius era capace di repentini sbalzi d’umore, meglio godersi la tregua per ora.
- Bene. – soggiunse sbadigliando – Perché non ho alcuna voglia di finire di disfare i miei bagagli.
- Sono sempre sconvolto dalla tua continua eleganza. – ghignò Sirius vedendola tornare nel caldo del suo lettuccio. Benché trovasse il suo abbigliamento per la notte troppo pesante e scomodo per le sue necessità, fu piacevole sentirsela vicino mentre spegneva la luce. Quando si rese poi conto che pensava a lei quasi con tenerezza e che non la stava scostando nonostante la scomoda posizione, capì di essere irrimediabilmente compromesso.

***

A Sirius sarebbe piaciuto continuare a vagliare i sentimenti della colombella che dormiva con lui, ma con il sopraggiungere di marzo sopraggiunse anche il termine della gravidanza di Constance. Il pessimo tempismo suo e di suo figlio fecero si che, una notte, un gufo piombasse alle tre davanti alla finestra di casa Black, becchettando il vetro con una certa urgenza.
- Chi diavolo è che interrompe il mio unico turno di riposo di questa settimana? – imprecò Sirius, supino sul letto, cercando di soffocarsi col cuscino.
- Mmm… - sbadigliò Nel, andando a rimettersi sotto le coperta con la lettera in mano. – Oh… è Connie, è appena entrata in travaglio.
- Mi fa molto piacere, e con ciò?
- E con ciò credo che perderò una buona notte di sonno. Devo andare, Sirius. – Cornelia si alzò, rispose alla missiva e cominciò a vestirsi. – Non è necessario che tu venga adesso.
- Ma lo spero bene! – commentò il mago scandalizzato.
- Che tu possa non chiudere occhio fino a domani mattina. – sibilò la strega prima di andarsene.
Black sbuffò, e si voltò di lato, sperando di addormentarsi presto.
- Dio, quanto la ODIO. – sbottò un’ora dopo, ancora perfettamente sveglio.

 

Capitolo quarantaquattro: gli amici di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Quasi quindicimila letture... non possiamo che dire GRAZIE!

Capitolo quarantaquattro: gli amici…

Cornelia si Materializzò al S. Mungo poco dopo, vigile ma assonnata.
- Spero sarà una cosa rapida. – sbadigliò rivolta a John e a suo fratello.
- Nel! – la richiamò sua madre. Per un breve istante temette di ricevere una lavata di capo come non le capitava da tempo. – Parla piano, c’è già abbastanza caos qui, e non voglio che tu svegli Richard.
- Sì, scusa, è che sono stata buttata giù dal letto e non so ancora bene quanto sono sveglia. – mugugnò, sfregandosi gli occhi.
- Non sei la sola, tesoro. – le disse suo padre, sbadigliando per solidarietà.
Furono abbastanza fortunati: poco dopo a John venne chiesto di entrare e fu chiaro dunque che il secondogenito di casa Barrowman stava per dare il suo buongiorno al mondo: il tutto avvenne alle 4.47 precise del 2 marzo.
Conrad e Cornelia erano seduti su scomode poltroncine, tenendosi su la testa a viva forza, e spintonandosi l’un con l’altro per tenersi svegli.
- Ragazzi, Connie vi vuole dentro. – li richiamò dolcemente Ben.
- Bene, vai avanti tu, figlia femmina. – la spinse Conrad, costringendola ad alzarsi ed entrare nella stanza. All’interno, Connie li attendeva radiosa. A differenza di loro due, assonnati e stanchi, e di qualunque altra normale partoriente, Constance Barrowman sembrava reduce da un tè con le amiche, e teneva in braccio il suo secondogenito con fare tranquillo ed esperto.
- Oh, non vedevo l’ora di salutarvi! Io e John pensavamo di chiamarlo Neil! Che ve ne pare?
Né Conrad, né Nel avevano particolare interesse sul nome da affibbiare a quel nuovo cosetto rosa, ed entrambi continuavano a chiedersi perché fossero lì e a far cosa.
- Non male, approvo. – fece Cornelia con un sonoro sbadiglio.
- E tu, Conrad? A te piace? – era una domanda sciocca, se si pensava a chi era rivolta, ed era strano che a questa non fosse seguito un commento sprezzante. Ma Constance, a dispetto di tutto, non prendeva mai sul serio le parole a volte secche del fratello e continuava a considerarlo un qualunque membro della famiglia entusiasta per il nuovo arrivo. Certo, sapeva che aveva un caratteraccio, ma non era disposta a concedergli un trattamento diverso per questo.
- Se così avete deciso io di certo non mi ci opporrò. – erano le cinque di mattina e nemmeno la sua mente fina avrebbe potuto escogitare di meglio in quello stato.
- Oh bene, ottimo! In tal caso è deciso. Ci tenevo alla vostra opinione. – chiocciò, stringendosi il neonato rugoso e rosso, brutto come tutti i neonati del mondo, ma che lei vezzeggiava chiamandolo “angioletto”.
- Pensi di riuscire a gestire Richard e Neil insieme? Sono entrambi molto piccoli!
- Sciocchezze, non sarà difficile, vero Neil? E’ il mio unico compito, Nel, non vedo perché dovrebbe pesarmi.
Cornelia lanciò uno sguardo disperato al fratello, che la fissò con indifferenza. – Hai un programma fitto per i prossimi anni. – fece, con sarcasmo.
- Oh sì, esatto. Esatto! – insistette Constance.
Nel sospirò, e accolse con uno sguardo colmo di sincera gratitudine John, che era appena entrato nella stanza.
- Tesoro, i tuoi fratelli sono stanchi, che dici di lasciarli andare a dormire? Avrai un sacco di tempo per tormentarli in futuro. – disse, andando ad avvicinarsi al letto della strega.
- Mai parole furono più vere. – Conrad salutò sbrigativamente e uscì; Cornelia gli si infilò dietro per paura di rimanere incastrata in un giubilante quadretto famigliare. Preferiva vivere, oh sì. Salutarono mamma e papà e si dispersero ognuno per la sua strada.
Si trascinò a casa di Sirius; lui era già sveglio e quasi pronto per andare al lavoro, mentre lei era ansiosa di recuperare le ore di sonno perse pressoché inutilmente.
- Buongiorno. – la salutò Black, uscendo dal bagno. – Divertita? – chiese con un sorrisetto.
- Ah, da matti. Non vedevo l’ora di stare a sentire sciocchezze sulla maternità. – rispose con uno sbadiglio. - Io e Conrad non pensavamo di sopravvivere.
- Oh oh, c’era anche lui? – Sirius si era infilato in cucina a farsi un caffè, ma a questa domanda maliziosa aveva sentito la risposta altrettanto beffarda di Nel, che era in camera a cambiarsi.
- Certo, famiglia felice al completo, l’ha scampata solo Connor con la scusa della scuola, ma Hogwarts non dura in eterno. – cinguettò con aria sadica, mentre riattraversava il corridoio per raggiungere Sirius. – Detto questo penso che ti augurerò un buona notte a me e un buon lavoro a te.
- Mi prendi in giro? – si voltò a guardarla e la vide in completa tenuta da sonno.
- Affatto. – Nel si abbandonò ad un improvviso bisogno di un abbraccio spezza ossa e filò verso la camera, lasciando sia Sirius che lei stessa alquanto interdetti.
Black si Materializzò in ufficio sentendo per la milionesima volta le parole di Andromeda nella sua testa. Quella lì si stava comportando in un modo molto, molto strano. Continuò a rimuginare su questo per tutto il tempo che passò in pattugliamento con Lily, Dawlish e Williamson attraverso la sperduta brughiera inglese.
- Ehi Black, siamo a caccia di maghi oscuri, non ad un pic nic, datti una sveglia!
Sirius grugnì: - Perché diavolo debbano vagare nel NULLA più completo continuo a non capirlo.
- Magari per non farsi trovare? – suggerì Dawlish, spintonando il suo collega e scavalcandolo. A Sirius non rimase che sospirare e a camminare svogliatamente, calpestando l’erica fiorita. Lily gli si affiancò e non disse niente per qualche minuto. Sperava che la sua presenza riuscisse a farlo aprire un pochino, ma dopotutto lei non era James.
- Vuoi parlare, Sirius?
- E di che, del tempo? – sbottò con un tono che in genere avrebbe scoraggiato chiunque. La signora Potter però aveva molta più tempra di quanto non potesse sembrare a prima vista. Per restare sposata a James Potter, del resto, ne aveva bisogno.
- No, piuttosto di quello che ti rende distratto e antipatico. C’entrano Remus e la passeggiata di qualche tempo fa, per caso? – chiese con un sorrisino.
- Ah, fosse solo quello. – buttò lì Black. – Remus ha iniziato, Andromeda e Ted hanno dato una bella mazzata e Nel mi sta dando il colpo di grazia.
- Credo dovrai spiegarti meglio di così, sai?
Sirius sospirò di nuovo; la situazione era piuttosto complicata anche per lui e sinceramente gli veniva difficile esprimersi più chiaramente, ma Lily continuava a fissarlo con quella sua aria mite e colma di affetto che alla fine dovette cedere. Di certo negli anni aveva capito perché Ramoso fosse completamente in sua balia. Tra un falso allarme e l’altro, che li costrinsero a buttarsi a terra per non farsi trovare da creature potenzialmente letali che si scoprirono essere lepri e Lepricani, Sirius raccontò a Lily della sua spaventosa presa di coscienza e delle sue inquietanti indagini su Nel per scoprire se il dramma era condiviso o meno.
- E’ così che mi sono accorto che era strana, ultimamente.
Lily sorrise: - Credevo fosse una verità acquisita da anni.
- Non mi riferivo al fatto che è una pazza furiosa, quello l’ho capito cinque minuti dopo averla conosciuta. – replicò secco.
- E allora… - la giovane signora Potter doveva praticamente levargli le parole di bocca; le pareva di star eseguendo un interrogatorio.
- Stanotte è andata via perché è nato l’altro figlio di Connie… – ci fu una breve interruzione per le congratulazioni di Lily, al che Black riprese subito a parlare – … e quando è tornata si è premurata di abbracciarmi come un koala. – aggiunse, lugubre. Stavolta bloccò la strega prima che potesse dire qualcosa di ovvio e romanticamente scontato. – Io e lei non siamo particolarmente espansivi, non se non ce n’è una valida ragione.
Lily avrebbe voluto ribattere che i gesti plateali di James non erano l’unico modo al mondo di dimostrare affetto, ma decise di non bloccare il mago che aveva finalmente rotto gli argini.
- E non guardarmi con quella faccia, non sono Ramoso. E non farmi sentire in colpa.
- Non intendevo dire questo, lo so bene che non sei come lui. – certi uomini era proprio meglio che rimanessero unici. Un James lo amava, due non li avrebbe retti. – E quanto alla coda di paglia che stai chiaramente dimostrando, ti sei mai chiesto se sia il caso di trattarla sempre come uno straccio? Potresti stancarla, un giorno di questi.
A queste parole Sirius si zittì, preferendo dar retta ai suoi colleghi e alla missione in corso. Lily, consapevole di aver toccato un tasto dolente, si mise a sua volta al lavoro.
Dopo due ore di perlustrazioni e rilevamenti di Magia Oscura, la squadra tornò in Dipartimento con qualche elemento in più ma un nulla di fatto in generale.
- Lo faccio perché non mi piace darle importanza; mica fa parte della mia vita. – Sirius confessò questo a Lily praticamente a bruciapelo, senza alcun preambolo, mentre si preparavano a tornare a casa.
- Dopo un anno che vi frequentate hai un bel coraggio a insistere che non fa parte della tua vita. – aveva commentato la strega, irritata. – Di certo tu fai parte della sua e un bel po’ a fondo. Se stai pensando di svignartela prima di affezionartici troppo come fai di solito, sappi che è tardi sia per te che per lei.
Salutarono i colleghi e si diressero all’ascensore.
- Pensi davvero che sia tardi anche per lei?
- Be’, ha una resistenza ammirevole per una a cui non interessi affatto, no? E credimi, una qualunque abbagliata dalla tua fama avrebbe già alzato vessillo bianco al suo posto.
Sirius tentò di mugugnare un “non è vero” che Lily ignorò per quieto vivere. Black sapeva rendersi difficilmente sopportabile, quando voleva, e questo era uno di quei momenti. Certo, lo vedeva abbastanza sconvolto da decidere di non infierire, ma non abbastanza da volerlo aiutare troppo.
- Fatti un esame di coscienza, avanti. Ci vediamo domani. – lo baciò sulla guancia e lasciò l’edificio del Ministero lasciando il suo amico in uno stato più confusionale di prima. Messo com’era non aveva né la forza, né la voglia di affrontare Quella lì, semplicemente perché si sarebbe trovato davanti alla difficoltà di avere a che fare con lei e non sapere bene come comportarsi. Ma a questo non era difficile porre rimedio; l’aveva ignorata tanto spesso che avrebbe potuto farlo anche per un altro paio di giorni.

***


- Ci siamo giocati Sirius. – affermò Lily la sera a casa, spiegando al marito l’assurda conversazione appena avuta. James, capito quanto la cosa fosse grave, aveva convocato Remus d’urgenza a Godric’s Hollow.
- E’ come quando era insopportabile perché James si era messo con te? – chiese il professore mentre teneva in braccio un Harry deciso a non andare a letto prima degli adulti. – Perché era tanto insostenibile, ai tempi.
- Mi ricordo che era un po’ lagnoso, ma non in maniera così drammatica.
- Perché tu non eri molto attento, Ramoso, solo per questo. –spiegò Ramoso pazientemente.
- C’è da sperare che messo all’angolo com’è non faccia sciocchezze. – sospirò Lily, mentre cullava Julian, ormai assonnato.
- Parliamo di Felpato: è matematico che si comporti come un idiota. È sempre stato una certezza, in questo senso. – fece una pausa e poi si illuminò – Potrei scommetterci, perfino. Che dici Lunastorta, ci stai?
- Sto a che? – Remus finse di non aver colto e lanciò una significativa occhiata alla signora Potter.
- Parlo di una scommessa innocente, piccina, pure. Cinque Galeoni che farà una stupidata.
- Cioè io dovrei scommettere che Sirius si comporterà in maniera ragionevole? Non insultare la mia intelligenza, avanti.
- Ma così papà potrebbe vincere. – sussurrò Harry all’orecchio dello zio acquisito.
- Pure la corruzione… - sospirò con un sorriso Lupin. – E va bene, cinque Galeoni.

Capitolo quarantacinque: piccoli passi di Stormtroopers in stilettos

Capitolo quarantacinque: piccoli passi


L’idiozia di Sirius fu semplice e banale, ma non per questo di meno effetto. Era abituato a sparire per due o tre giorni, nel senso di sparire per Cornelia, chiaramente. Si trattava di sparizioni fittizie, poiché lei sapeva dove cercarlo per regalargli una sfuriata coi fiocchi di rara potenza, ma per Black il gioco valeva la candela: non a tutte le fughe corrispondeva una scenata, e almeno si ritagliava qualche momento in cui poteva illudersi di essere lui e lui medesimo soltanto, senza ragazze appresso.
Questa volta, però, il limite dei due, tre giorni fu superato, cosa insolita per lo schema di Felpato. Non l’aveva programmato a priori, ma dopo le scioccanti rivelazioni ricevute gli veniva difficile avere a che fare con Nel; aveva il sacrosanto terrore di tradirsi. Era meglio resistere, finchè era possibile, anche se sapeva che la vendetta che sarebbe caduta su di lui sarebbe stata terribile. Di certo non si sarebbe aspettato l’assoluta, completa e totale mancanza di reazioni da parte della ragazza. Non un gufo, non una Strillettera, non un agguato: niente. Il suo amor proprio e il suo ego ne uscirono leggermente scalfiti.
In realtà Cornelia aveva pensato a più di un raid punitivo nei confronti del bell’Auror. Era pronta a scommettere che mentre ignorava lei era preso a fare l’idiota con le sciacquette del Ministero, e la sola idea la faceva ribollire di rabbia. Una volta tanto, però, si era imposta un rigido self control; per quanto potesse bruciarle, se Sirius non aveva interesse ad avere a che fare con lei, lei avrebbe cercato di non mostrare interesse per lui. Mantenere il proposito era difficile, soprattutto perché non aveva garanzie di quando, ma soprattutto se, Sirius sarebbe tornato a scodinzolarle attorno. Certo, ci sarebbe stato anche da chiarire in che veste e con che diritto lui potesse andarsene e tornare a suo piacimento, ma erano domande a cui non voleva e non poteva dare ancora una risposta.
- Sei silenziosa, Nel, tutto bene? – le chiese Ludovine, prendendola sottobraccio, mentre passeggiavano in centro.
- Sono solo pensierosa, né più né meno, Lud.
- Si nota. È colpa di Sirius? – chiese. Cornelia fece una smorfia, come se non volesse dare importanza al nome appena evocato.
- Allora ho indovinato! – Ludovine fece una risatina. – Che ti ha combinato?
- Oh, niente di che, è il solito coglione. – spiegazione breve e non delle più fini, ma la sua amica avrebbe capito; la conosceva bene. – Niente a cui non sia già abituata da un pezzo. - E non mi devo preoccupare, vero?
- No. No, davvero. Non c’è niente per cui stare in pena. È solo uno stupido Auror pieno di sé. – Da quel momento Cornelia si sforzò di sembrare una strega senza alcuna ombra, ma faticò parecchio ad ingannare Ludovine. Sapeva che frequentare Sirius significava obbligarsi a non darsi prospettive, a non farsi alcun tipo di idee, a lasciar correre e a prendere il buono che veniva fin che il precario equilibrio della relazione li teneva in piedi. Da quando aveva detto a Conrad, quasi disperata, di aver superato il limite, tener fede a questa convinzione era diventato difficile. Ma ancora peggio era il comprendere che, se quell’equilibrio si fosse rotto, lei ne avrebbe sofferto infinitamente.
Sirius Black si ripresentò poco dopo nella sua vita come il vento di primavera, quasi improvvisamente. Cornelia era combattuta: da una parte si sentiva felice e appagata dall’idea che fosse tornato, le sembrava stupidamente lusinghiero in un certo senso. Dall’altra si sentiva insultata per subire un trattamento simile e furiosa con se stessa perché l’aveva lasciato fare. C’era qualcosa di sbagliato nel fatto che lui considerasse tutto normale così com’era, ma doveva pur ammettere che almeno in linea teorica quella era una buona ricetta per non farsi del male. Perciò brontolò, mise il broncio, si lasciò sfuggire più di qualche commento al vetriolo, ma niente che andasse oltre alla sua normale acidità di carattere; non voleva che Sirius avesse sospetti di alcun tipo. Semplicemente, sarebbe stata più solitaria di quanto non avesse fatto finora. Non più per vedere quale sarebbe stata la reazione di Black, ma solo per dimostrare a lui, a se stessa, e a tutti quanti, che non sarebbe stata la presenza di quel mago nella sua vita a determinare la sua felicità.
Da quel momento, più di prima, Cornelia si considerò libera di riempirsi la vita di impegni. Tornò spesso a Manchester, come le avevano chiesto gli amici, e soprattutto Stephane; accettò sempre i gentili inviti di Violetta per cene a casa Lethifold e li ricambiò con pranzi fuori, visto che il suo appartamento era veramente piccolo; tornò a gravitare intorno all’orbita di Conrad come faceva da adolescente perché ciò la rassicurava, e non mancò a nessun appuntamento con le sue amiche.
Quasi nessuna delle sue conoscenze trovò qualcosa di preoccupante in questo cambiamento, all’infuori di Conrad che, per esperienza, sapeva che quando Nel continuava a girargli intorno senza apparente ragione, lo faceva perché qualcosa la turbava. Nonostante questa consapevolezza non fece nulla di più che osservare e attendere lo sviluppo degli eventi; non era da lui intromettersi e, del resto, non avrebbe nemmeno saputo cosa fare. Accennò la cosa a Violetta, ma quando gli consigliò di parlare con la sorella oppose un netto rifiuto: sarebbe stata Cornelia stessa a parlare con lui, se ne avesse avuto bisogno.
- Magari Nel ha bisogno che qualcuno la aiuti ad aprirsi un pochino. – suggerì Violetta.
- Allora sarai d’accordo nel dire che sono la persona meno indicata su questa terra. – insistette Conrad, deciso a non metterci becco.
Sirius, intanto, prese la cosa benissimo. Era come se, nella sua ottica, tutto fosse esattamente come doveva essere: facile e senza impegni. In questo modo non era più complicato stare con Quella lì e chiedersi se lei soffriva quanto lui di stupidi sentimentalismi; bastava soffocarli! Se non avesse dato importanza al problema, questo non vi sarebbe stato. Lily era stata carina a reggergli la candela quando ne aveva avuto bisogno, ma non conosceva bene Nel, che non poteva stancarsi di qualcosa che le andava benone, no?
Certo, non l’avrebbe mai confessato a nessuno, ma era veramente stato idiota da parte sua prendersela tanto a… cuore. Non era nemmeno giusto! Chi era la ragazza tra loro due? Di certo non lui! Era stato profondamente ingiusto che lui fosse rimasto lì a struggersi, mentre lei era in vacanza, dalle amiche, dal fratello o, orrore orrore, a Manchester in compagnie poco raccomandabili. Erano questi i motivi per cui a volte rimpiangeva di non essere un cane a tempo pieno. Quell’onta andava dimenticata e sepolta.
- I cinque Galeoni peggio guadagnati di sempre. – disse Lily a James, mentre il marito le ricordava che, dopo mesi, aveva finalmente vinto contro Remus.
- Purtroppo sì. – rispose Potter, mettendo via il frutto del suo aver fatto l’uccello del malaugurio. – Mi spiace per Felpato, rischia di averne a pentirsene, se continuerà così.
Nessuno dei Malandrini però ebbe più tempo per prepararsi a compiangere Black e insultarlo a dovere; il lavoro al Ministero era impegnativo e sfiancante, e la luna piena era prossima. Bisognava prepararsi per impedire a Lupin di deprimersi, visto che pativa sempre i cambi di stagione, e Sirius era così entusiasta del fatto di poter scorrazzare nei campi liberi dalla neve che cominciò a scodinzolare in forma umana a partire dalla settimana prima.

***

Sirius tornò a casa la fatidica sera stanco ma felice: passare le nottate in piedi a scorrazzare con un lupo mannaro poteva essere molto impegnativo, ma di sicuro divertente; in tanti anni non aveva mai perso la voglia di fare il cretino in compagnia, nelle notti di luna piena. Però… però era sempre bello tornarsene all’ovile per poter finalmente sonnecchiare in pace. Da diverso tempo poi non dormiva mai solo: Nel aveva sempre la gentilezza di farsi trovare sotto le sue coperte, pronta a chiedergli come stava Remus o altre stupidate simili. Diciamo che come scaldaletto era il migliore che potesse immaginare, per quanto non fosse lusinghiero descriverla così. In realtà, pur dopo tutto quello di cui si era preoccupato per poi decidere di non doversi preoccupare, doveva ammettere che in genere lei era proprio carina, appallottolata in un angolo come un fagotto con i capelli sciolti e senza smorfie. Attraversò il corridoio al buio, come sempre, sicuro di non inciampare in qualche spigolo; poteva dire di conoscere casa sua abbastanza bene, dopo tutto. Dopo pochi passi raggiunse la propria stanza: ad una prima occhiata pareva vuota, e lo rimase anche quando accese la luce. Cornelia poteva essere ovunque, ma certamente non era lì dove doveva essere. In tutta onestà Black la prese male: dopo tutta la fatica che aveva fatto ad accettare la presenza di Nel come una costante della sua vita, dopo aver anche accettato di poter nutrire dei sentimenti seri, ma sul serio, nei suoi riguardi, dopo aver avuto una certezza… eccola sgretolata. Si fece una doccia, incurante della possibilità di disturbare i vicini di sotto, data l’ora, e pensò al da farsi. Dopo essere passato un paio di volte dall’acqua bollente a quella gelida capì che l’unica soluzione era andare a casa di Nel e verificare che fosse là. Si Smaterializzò da lei in un attimo, circa otto minuti dopo aver formulato quel pensiero; prima di aprire il portone grazie alla chiave che gli aveva duplicato la strega guardò l’ora: quattro e venti del mattino. Cercando di non far rumore entrò nel palazzo e si arrampicò per la rampa di scale buia che lo portò di fronte alla porta di Nel. Aprì anche quella il più silenziosamente possibile, e ci si intrufolò. L’appartamento, come prevedibile, era deserto e buio: si fece strada con la bacchetta illuminata, cercando di non inciampare in quella che era una pila di vecchi giornali ammucchiata in un angolo. Maledicendo la mancanza di ordine della strega raggiunse la sua camera, e finalmente potè contemplare lo spettacolo che s’immaginava di vedere a casa sua: una Nel beatamente addormentata. Si chiese come poterla svegliare senza causarle un colpo apoplettico, e nel frattempo si sedette vicino a lei, oscurando la bacchetta. Era profondamente assopita, era chiaro, perciò cercò di scuoterla delicatamente ma, ovviamente, non ottenne il benché minimo risultato. Stupido sonno pesante, si ritrovò a pensare il mago. Aumentò la pressione sul braccio della strega, finchè non la sentì reagire: Cornelia aprì lentamente gli occhi e quando vide una sagoma scura accanto a lei si mise seduta alla velocità della luce, quasi sorprendendo Sirius, che dovette affrettarsi a piantarle una mano davanti alla bocca per soffocare il grido che le stava uscendo dalla gola.
- Calmati, Nel, sono io! – sbottò, facendo accendere le luci della stanza con un colpo di bacchetta. Le tolse la mano davanti alla bocca un attimo dopo. Come la strega lo riconobbe fece un profondo sospiro di sollievo e si tirò indietro, in modo da poter appoggiare la testa alla testiera in legno del suo letto.
- Sei completamente impazzito? – sbottò la strega, facendo dei profondi respiri. – Mi… mi hai spaventato a morte! Guarda… guarda che non è bello ritrovarsi una sagoma scura vicino al letto… in questo modo…
- Andrai in iperventilazione, se continui così. – le disse lui, mentre la osservava passarsi le mani nei capelli, sconvolta. Ecco una convincente versione di un “risveglio di soprassalto”. Povera cara…
Cornelia gli restituì un’occhiata torva: - E’ colpa tua idiota, potevo forse immaginare che fossi tu in mezzo al buio pesto? Mi sono spaventata. A morte. - aggiunse.
- Be’, se si fosse trattato di chiunque altro di anche solo vagamente sospettoso ti saresti fatta cogliere in fallo, Nel. Dovresti essere un po’ più reattiva.
- Non sono un Auror, io. – rispose, come se la parola Auror fosse un insulto. Sirius ridacchiò divertito e lasciò correre.
- Me ne sono accorto.
- Ad ogni modo, visto che ormai sono sveglia e in vena di ascoltare le tue scemenze, dimmi: perché diavolo sei venuto qui a tormentarmi? – aveva smesso di ansimare e ora era tutto un fremito di rabbia e nervosismo.
- Perché non eri a casa da me? Di solito dormi lì con la luna piena. – spiegò Sirius, indicando con la testa la finestra alla sua sinistra; filtrava poca luca dalle persiane chiuse, ma bastava a dare un’idea.
- Oh. – Sirius era lì per quello? – Sono arrivata a casa tardi dal lavoro e mi sono messa a letto presto senza pensarci. Di solito sembri quasi scocciato del fatto che io occupi il tuo territorio. – il che era abbastanza fastidioso. Non le piaceva quando faceva lo spocchioso, si sentiva rifiutata. D’accordo essere un animale territoriale, ma c’era un limite! E poi era stato lui il primo a farle capire che non era il caso di affezionarsi, che ne accettasse le conseguenze.
- Tutto bene là fuori, qualunque cosa abbiate fatto? – chiese subito dopo, ricordandosi che giorno era.
- Tutto bene, James ci ha quasi rimesso un occhio e io una spalla, ma ce la siamo cavata egregiamente come al solito. Remus è tornato a Hogwarts malaticcio e contento, come si conviene.
Cornelia alzò un sopracciglio, perplessa: - Tutti interi, dunque?
- Tutti interi.
- Ti mancavo in quel lussuoso appartamento vuoto? – azzardò, civettuola, tirando le gambe verso di sé e avvolgendole con le braccia, sotto le lenzuola. Quale occasione migliore per scoprire se almeno parte dei suoi sentimenti erano ricambiati? Il sonno ormai era perso. Forse era una mossa stupidamente inutile e azzardata, ma erano entrambi lì e la situazione era curiosa abbastanza perché potesse osare.
Sirius si chiese se ammetterlo o meno, dopotutto gli era mancata la sua petulante presenza. Non avrebbe concesso di più, però. Anzi, era meglio pensare che non c’era nulla da concedere. – Be’, sì… sono abituato a trovarti lì. – disse, soddisfatto di se stesso per non aver detto né troppo né troppo poco.
Cornelia soppesò la frase: lievemente lusinghiera e per nulla polemica. Considerando che erano quasi le cinque del mattino poteva bastarle. – Gentile da parte tua farmelo sapere. – sorrise. – Però ti prego, non fare mai più una cosa del genere. – lo supplicò quasi ridacchiando, appoggiando la testa sulle ginocchia.
- Scusa, però era divertente vederti terrorizzata. – insistette Black. E molto tenero, anche.
Quella ragazza era molto più indifesa di quanto non volesse far credere. Non era cambiata da quand’era un’adolescente pronta a scagliare maledizioni mortali ma che poi si accontentava di far vomitare per ore lumache al suo nemico.
- Vaffanculo, stupido cane. – Con quest’abile mossa Nel fece solo ridere più fragorosamente il mago. – Sveglierai qualcun altro, se continui a latrare così.
- Va bene, la smetto. Posso dormire qui, almeno? – chiese, implorante.
Scocciata, la strega scostò la coperta nella metà letto vuota. – Niente scherzi, ora. Io voglio dormire.
Ubbidiente come non era quasi mai stato, Sirius si svestì velocemente, spense la luce e si infilò al caldo, vicino a Nel. Dopotutto nemmeno lui aveva una gran voglia di fare lo spiritoso: non dormiva dalla sera precedente e sapeva che sarebbe crollato in pochi minuti. Contrariamente all’acidità appena mostrata, la strega si accoccolò di fianco a Sirius nel giro di quindici secondi, e lui la lasciò fare: era lì per quello, no?
- Ora sì che sono comodo. – mormorò quando la sentì posare la testa sulla sua spalla: gliel’aveva già massacrata Remus, perché infierire?
- Ringrazia di non doverti infilare in un letto freddo e vuoto, per merito della mia bontà di cuore. – lo derise Nel, altrettanto grata della compagnia.
- Vipera. – le disse, accarezzandole la guancia. La sentì sorridere al buio e a quel punto decise che almeno un decente bacio della buonanotte, o del buongiorno ormai, era il minimo sindacale. Soddisfatta, Cornelia si risistemò a discapito della comodità di Sirius e tentò di rilassarsi, mentre sentiva la mano del mago infilarsi sotto la sua camicia da notte.
- Avevamo detto di fare i bravi…
- Non farò niente di male. – promise Black accarezzandole la gamba. La strega sospirò, scettica, pronta a tirargli un calcio in caso di bisogno, ma si addormentò poco dopo. Sirius continuò ad accarezzare la gamba della strega, provando a immaginare che tipo di maschiaccio ridicolo doveva essere a otto anni, quand’era caduta dalla bicicletta nel cortile di ghiaia di uno di quei suoi amici di Manchester e si era fatta la cicatrice che ora sentiva passandole le mano sul ginocchio sinistro. Strano a dirsi, ma ora che l’aveva accanto a lui a portata di mano si sentiva decisamente… più tranquillo. Forse avevano ragione sua cugina Andromeda e suo marito quando dicevano che dopo un po’ veniva naturale il pensiero di sposarsi. Come quella parola gli attraversò il cervello sbattè le palpebre un paio di volte, sconcertato da se stesso: non credeva che la parola matrimonio potesse venire contemplata nella sua testa, non prima di molti, molti anni, almeno. Era evidentemente ridotto male, lo sapeva… gli sembrava di essere sotto l’effetto d’un filtro d’amore, data la straordinarietà delle idee che gli venivano in mente. Sospirò: Cornelia sapeva dimostrarsi una vera carogna, ma mai e poi mai si sarebbe abbandonata ad un gesto simile. Era troppo intelligente per voler tenere un uomo legato a sé in quel modo. No, quello che sentiva lui era genuinamente made in Black. C’era da chiederle di sposarlo solo per vedere la faccia che avrebbe fatto lei: quasi se l’immaginava, tra lo sconvolto e lo scettico, fissarlo come se fosse uscito di senno. Da quando lei era tornata dalla Francia aveva fatto caso ai suoi piccoli cambiamenti; era terribilmente affettuosa a volte, o comunque sia più del dovuto. D’altro canto a volte cercava di mantenere le distanze, come se non desse troppo peso a lui, ma non gliene voleva a male per questo. Aveva però ormai seriamente il dubbio che anche lei provasse qualcosa di più di una semplice simpatia, come del resto provava anche lui. A questo punto non gli serviva sapere altro, però…
Però non voleva più tornare a casa e non trovarla da lui; ormai era così assuefatto alla sua presenza che la sua casa vuota era… spoglia. Non gli piaceva essere lì a fare quei pensieri, a porsi quelle domande. Era un male ogni volta che ripensava a sua cugina, perché non portava a niente di buono. Stanco anche solo per rimuginarci oltre, si addormentò così profondamente che, quando Nel aprì gli occhi verso le otto del mattino, non osò disturbarlo in alcun modo. Scivolò fuori dalle coperte il più silenziosamente possibile e si preparò per andare in redazione. Quando fu pronta lanciò un ultimo sguardo alla camera da letto e sorrise: poi sparì con la Metropolvere, del tutto ignara dei progetti che lui stava covando per entrambi.

  

Capitolo quarantasei: il primo giorno di Aprile di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Scusate il ritardo nell'aggiornamento, ma gli esami colpiscono tutti XD. Godetevi i cedimenti di Sirius

Capitolo quarantasei: il primo giorno di aprile

Un conto ora era arrendersi all’evidenza dei fatti, ovvero rassegnarsi alla piacevole abitudine di una ragazza fissa in grado di sopportare i peggiori lati del suo carattere come avrebbe fatto un vero amico; un altro conto era decidere di fare qualcosa a riguardo. Una vocina dentro di lui cominciava a dirgli che se la strada era spianata, se lui… Merlino lo salvasse, si era affezionato a lei, e lei a lui… tanto valeva farla finita. E con farla finita si intendeva prendere quell’orribile, orribile decisione che portava due davanti ad un altare: la morte, in pratica.
Avrebbe potuto parlarne con la diretta interessata a chiare lettere; sarebbe stata una scelta intelligente, auspicabile e infinitamente più comoda. Ma aveva un orgoglio così forte, ipersviluppato e feroce che sovrastarlo era un’impresa titanica. Al momento preferiva godersi il momento, e chissà, forse le cose si sarebbero sistemate da sé, giungendo alla più naturale conclusione possibile.
- Potresti accennarle la cosa… - gli buttò lì Lily, una sera mentre era a cena dai Potter. Nel non c’era, era a casa dei genitori in compagnia della sorella e chissà chi altro. Un evento che Black si era risparmiato volentieri, dunque.
- Scherzi? Dovrei farle una proposta? – sbottò Sirius, sconvolto e terrorizzato. – Con tutta la fatica che ho fatto per rendere la situazione pacifica dovrei mettermi nei guai di nuovo?
- Sirius, ma sei sempre nei guai! – rise Harry, cercando di farsi prendere in braccio.
- Ah, non dirmelo. – rispose Black, mentre se lo posava sulle ginocchia. – Certe femmine sono pericolosissime! – spiegò, facendo ridere il figlioccio. – Da starci alla larga, proprio.
- Ma la mia mamma è buona. – ribattè Harry con convinzione.
- Non credere, Harry, è buona con te. Con tuo padre è stata tutta un’altra faccenda!
- Ehm ehm! – si schiarì la voce James. – Ti dispiace aspettare ancora qualche anno per distruggermi? Harry mi crede ancora un papà mitico.
- Perdi i Galeoni con Remus, però. – disse ancora il piccolo, facendo ridere il suo fratellino, accomodato sul seggiolone.
- Questo bambino ha capito tutto dalla vita! – fece Sirius facendo l’occhiolino ai Potter.
Nessuno dei due gradì particolarmente: James era appena stato ferito nell’orgoglio dal migliore amico e dal figlio maggiore, mentre Lily, più scaltra, non approvava che tutta quella manovra servisse ad aggirare il discorso.
- Per quanto mi faccia piacere sapere che Harry è un bimbo sveglio… - Lily lanciò un rapido sguardo amorevole all’oggetto di tante premure – non è di questo che stavo parlando. So che Harry è in gamba, ma sei sicuro di esserlo tu, Sirius?
- Lily, per favore, davvero. – fece il malandrino con un tono supplichevole vecchio stile. Funzionava sempre quando voleva farsi commiserare dalla studentessa di turno, ad Hogwarts.
– Per una volta che sono felice, sereno, con una relazione quasi stabile vuoi rovinare tutto? Non vuoi, no?
Lily guardò James, che allargò le braccia: - Mica ha torto.
- Oh, uffa. – si arrese Lily infine. – Fai quello che vuoi!
- Grazie mille!

***

Sirius credette di averla vinta; in tanti anni di frequentazione del gentil sesso non aveva ancora imparato ad aver paura della perseveranza femminile. Avrebbe dovuto aspettarsi che Lily non avrebbe facilmente mollato la presa.
Black cercò a tutti i costi di ignorarla, ma lavorandoci insieme e frequentandola spesso anche al di fuori del Dipartimento Auror, diventava un’impresa ardua.
- Ramoso, tua moglie è una cara strega e mai mi sognerei di dir male di lei, ma ti prego, liberami dai suoi eccessi di romanticismo. – aveva approfittato di un incontro di soli uomini ai Tre manici di scopa per sputare un rospo che teneva in bocca da giorni.
- Non è romanticismo il suo, è soltanto pratica. Io e lei non siamo stati ad aspettare la fine dei tempi per fare quello che c’era da fare.
- Cosa, mettere al mondo un bambino in piena guerra, giusto per avere una preoccupazione di meno? – ringhiò l’interessato, innervosito.
- A cuccia, Felpato, su. – lo riprese dolcemente Remus. – Non è il caso di offendere per così poco.
- Non volevo offendere… ma semplicemente dire la verità. – asserì Black, sempre più stizzito. – Prova a contraddirmi, se ci riesci.
- Ah, dici un sacco di baggianate, diglielo, Remus! – fece James.
Lupin guardò l’uno, poi guardò l’altro, intensamente: - No, mi spiace, non mi metto in mezzo.
- Perché io ho ragione, ecco perché! – esultò Black.
Remus alzò gli occhi al cielo, perplesso: per la pazienza di Merlino, cominciava a disperare che quei due potessero crescere e diventare due adulti degni di questo nome. James e Sirius si volevano un bene dell’anima, e chiunque li conoscesse lo sapeva, quello che solo i più intimi sapevano, invece, è che erano capaci di battibecchi infiniti per le questioni più stupide.
- Tu non hai mai ragione, sei semplicemente uno degli uomini con più fortuna al mondo! – in tempi passati Potter avrebbe utilizzato un’altra parola, al posto di “fortuna”, ma avere bimbi piccoli a casa e la ferrea disciplina di Lily Poter l’avevano cambiato, e di molto. – Avrai fortuna, Sirius Black, ma non il minimo buonsenso. Diglielo, Remus!
Oh santo Merlino, di nuovo tirato in mezzo, pensò Lupin. Stavolta non sarebbe rimasto in silenzio; del resto c’era sempre la possibilità che la cosa potesse risultare anche solo vagamente risolutiva.
- Cosa, che è quello che è sempre stato? Lo sappiamo che Sirius non ha buon senso, è nato così!
- Bella comunella, la vostra. – continuò Black, sempre più intestardito. Il suo broncio non durò a lungo: come sempre la discussione si era portata su toni così surreali che si ritrovarono in tre a ridacchiare come ai tempi in cui occupavano con precisione quasi militare la sala comune di Grifondoro.

***

Passò il weekend: James con la famiglia, Sirius con Cornelia e Remus a Hogwarts. Della compagnia del terzo malandrino nessuno sapeva niente e nessuno per il momento aveva interesse ad indagare, cosa di cui il giovane insegnante di Difesa era estremamente grato. La giovane signora Potter, però, non era decisa a lasciar ancora tranquillo uno degli Auror più decorati del paese.
- Hai passato un buon fine settimana, Sirius, non ti sei fatto sentire per nulla! –lo accolse Lily il lunedì mattina in Dipartimento con un sorriso che avrebbe resuscitato i morti.
Sirius la guardò stupito, ma preferiva una Lily dolce e amichevole a quella antipatica e dispotica che rovinava i suoi giochi “Nient’affatto-pericolosi” con i suoi figliocci. – Tutto bene direi, niente di particolare, siamo stati fuori Londra.
- Spero lontano dai suoi parenti, per te, dico.
- E lontani anche dai suoi amici e dalle sue amiche; nessuna presenza appiccicosa all’orizzonte. – ammise Sirius, mentre fissava con sgomento la pila di pergamene che aveva abbandonato sulla scrivania con l’intenzione di sistemarle in un prossimo ma vago futuro. – Ehi, aspetta… Il caso del Risucchia Speranze di Birmingham non era mio! Savage, col cavolo che sistemo le tue cose! – prese un plico, piuttosto voluminoso e pesante e lo fece levitare fino alla scrivania del collega, che vide la pila di fogli schiantarsi sul suo tavolo senza grazia: le pergamene si sparsero in diverse direzioni. Quello che Savage urlò in risposta a Black non era di certo il più cortese dei buongiorno.
Lily osservò tutto questo pazientemente, prima di contrattaccare. – Sapevo che gatta ci covava, altrimenti avresti fatto il diavolo a quattro per stare con noi. Non vorrai abbandonare Harry e Julian, ora, vero?
Black era perplesso: - Ma se sei stata tu a dirmi che non era indispensabile che fossi a casa vostra ventiquattro ore al giorno!
- E infatti è così, scherzavo, Sirius, a me fa piacere sapere che hai anche qualcos’altro da fare. Solo che… be’… mi pare evidente che ti diverti proprio tanto con lei…
- Non dirlo, Lily. Ho già capito dove vuoi andare a parare, non dirlo!
- Guarda che è per il tuo bene! Che vuoi che importi a me, a James o ai ragazzi? A noi vai bene in ogni caso. L’unico a guadagnarci sei tu.
- Lily…
- Non guardarmi con quella faccia da cane bastonato, sono seria.
- Non fare battute di pessimo gusto.
- Oh, non attaccarti alle parole solo perché non sai che dirmi! – sbottò la signora Potter.
- Faccio quello che posso.
- Sirius…
- Oh, e va bene, VA BENE. Glielo chiederò, d’accordo? Ma niente di formale, niente cose classiche… - qui si avvicinò alla strega per poterle parlare quasi all’orecchio, e abbassò la voce per non farsi sentire da nessun altro collega curiosane - … niente pegni d’amore e soprattutto niente anelli. Sei contenta, ora?
- Oh sì, e sono molto felice di essere la prima a sapere di questa tua decisione, è un vero onore!
- Ehi, amichetti del cuore in vena di segreti, perché non lavorate un po’ anche voi? – sbottò Savage, che aveva appena finito di appellare le pergamene sfuggite al suo controllo. Alcune aveva dovuto recuperarle perfino in corridoio, visto che la sua scrivania era vicino alla porta. Era un bene che Scrimgeour non se ne fosse accorto; detestava che si sbandierassero documenti secretati.

***

Sirius era arrabbiato, anzi furioso con se stesso per aver ceduto a Lily; doveva ammetterlo, le donne sapevano essere davvero perfide e pericolose, quando ci si mettevano. Ma il suo orgoglio era davvero troppo grande perché facesse marcia indietro. Del resto i patti erano stati chiari: accennare alla cosa in modo vago, quasi per scherzo, e vedere la reazione di lei. Era stato lui ad insistere per non avere a che fare con qualcosa di formale. Non aveva bisogno di sforzarsi: tutti sapevano che non era tipo da cose serie.
Raggiunse dunque Nel a casa sua, quella sera, e quando lei propose di andare a mangiare fuori non si oppose in alcun modo. In un modo o nell’altro avrebbe sputato fuori il rospo.
- Silenzioso stasera, come mai? – gli chiese la ragazza. – Non che sia peggio di sentirti autoincensarti, per carità, ma un po’ di chiacchiericcio non mi dispiace.
- Stavo pensando ad una cosa che mi ha detto Lily oggi, in verità. – sì, oggi e nella precedente settimana, pensò Sirius. Ignorò l’acido sarcasmo di Cornelia, avrebbe avuto tempo in seguito, per quello.
- Ebbene? – camminavano per strada, bighellonando. Era ormai ora di tornare a casa, ma ad entrambi non dispiaceva l’idea di cincischiare per le vie del centro, mescolati a gente sconosciuta a cui non importava niente di loro.
- Ebbene, è riuscita a spacciarsi nella versione più equilibrata e razionale di tua sorella. – Vide stupore nel viso della sua compagna, e proseguì per fugarle ogni dubbio. – Ha cominciato a blaterare su quanto è contenta di vedermi insieme a te, di quanto ci vede bene, e di quelle che lei chiama “le conseguenze naturali delle relazioni”. – ok, in realtà questo era un misto tra Lily, Andromeda e Ted, ma Nel non l’avrebbe mai saputo.
- E… ? – in realtà la piega del discorso piaceva pochissimo a Nel, e una strana, preoccupante sensazione di malessere si stava impossessando di lei. Accidenti a Merlino, però, era troppo curiosa di sapere, nel dettaglio, dove volesse andare a parare quell’idiota.
- E niente, caldeggiava la possibilità che noi cadessimo in quella conseguenza di cui non è necessario menzionare il nome. – tergiversò Sirius. – Per farla breve, Lily sogna di vederci sposati ed è tutt’oggi che rimuginavo su quest’idea, niente di che. – buttò lì. Sì, certo, un niente di che pronto a fargli implodere il fegato. La signora Potter gliel’avrebbe pagata cara. Nel sbarrò gli occhi: perché diavolo Black non aveva mandato a quel paese Lily? Insinuare tutto ciò, perché? La signora Potter doveva conoscerlo meglio di lei, e doveva per forza sapere che un ragionamento simile non era che una mera fantasia, una stupida, illusoria fantasia senza senso! Si bloccò, impietrita. Poi si ricordò della vendetta di Sirius dopo che l’aveva spedito a calci a recuperare il corredino di suo nipote con John, e poi le venne in mente che giorno era.
- Piantala di prendermi per scema, è un Pesce d’Aprile! – si allungò per schiaffeggiarlo, e il mago le fermò la mano appena in tempo. – Stavo per crederti come dopo la tua uscita con John, idiota!
- Non provare a colpirmi, femminuccia. – Sirius, tenendo ancora ben stretto il polso della ragazza, sospirò. La pensava come lui, il che era un grosso, grosso sollievo. Gliene avrebbe dette quattro a Lily, oh sì. Ma con orrore si accorse che una piccola, insignificante parte di sé avrebbe accettato l’idea senza collassare. Si riscosse quando vide Nel fargli una linguaccia degna di un monello, incurante dei passanti.
- Bambina. – commentò.

 

Capitolo quarantasette: oggetti luccicanti di Stormtroopers in stilettos
Note dell'autore:

Eccoci con un nuovo capitolo... Sirius e li anelli di fidanzamento XD Se intanto, nell'attesa tra un capitolo e l'altro, volete leggere qualcos'altro di questi due, Ladyhawke propone Muckross House, storia di pochi capitoli, per vostra fortuna. A presto! ^^

Capitolo quarantasette: oggetti luccicanti

- Gliel’ha chiesto? Sul serio? – s’interessò Remus. Era stato James a ricevere l’onore di quella strana confessione, la mattina successiva al fattaccio. Si trovavano nello studio di Lupin, al calduccio; l’idea originaria prevedeva una passeggiata per i boschi intorno a Hogwarts, ma il tempo scozzese non aveva lasciato loro scelta. La pioggia incessante batteva sulle vetrate creando un ottimo sottofondo al chiacchiericcio dei due amici, e accompagnava bene anche lo scoppiettare del fuoco.

- Dopo che Lily ha insistito tanto, davvero tanto. – rispose, approfittandone per appoggiare i piedi sulla scrivania dell’amico e stiracchiarsi. L’altro lo guardò con disapprovazione, ma non disse niente.

- Cornelia cosa gli ha risposto?

- Curioso, eh? – rise Potter. – L’ha mandato a quel paese, credeva fosse un pesce d’aprile.
Remus scoppiò a ridere a sua volta, e di gusto anche. – Non ci posso credere. Ma che le ha detto?

- Non ha voluto fare niente di serioso, le ha solo buttato lì che Lily li vedrebbe tanto bene sposati a dovere… - Ramoso si interruppe per ridere un altro po’. – Di certo non è il primo mago al mondo che riceve un rifiuto, ma di sicuro è il primo che riesce a far scambiare la proposta per uno scherzo! Avrebbe dovuto controllare sul calendario, dico io, no?

- Felpato è proprio senza speranza…

Sirius cercò di riprendersi rapidamente dalla delusione: la cosa non era stata in alcun modo umiliante, perciò, almeno con Quella lì, poteva fingere che tutto fosse normale e procedesse per il meglio. Certo, difficilmente avrebbe sopportato ancora a lungo il risolino isterico che ogni tanto colpiva James, ma per il resto tutto procedeva alla grande, o quasi.

Con la primavera scoprì, con suo immenso orrore, che Constance sbocciava come un fiorellino di campo, e si affaccendava per fare in modo di andare a trovare tutte le sue conoscenze, o per fare in modo che le sue conoscenze andassero da lei. Com’era ovvio, vide l’altro marmocchio che aveva sfornato, Neil, e fu quasi forzato ad ammettere che era un bambino quasi carino. E il mese di aprile portò anche, sfortunatamente, una piccola disgrazia a casa Potter: gli occhiali di Harry. Nessuno si era accorto di niente, ma all’ultimo controllo a cui l’aveva portato Lily si era scoperto che da lontano il bambino non avrebbe distinto un elefante da una quercia, e così si era portato a casa un paio di piccoli occhiali tondi dalla montatura nera, come quelli di suo padre. Sulle prime Harry aveva protestato: aveva pianto, aveva rifiutato di indossarli, aveva preteso che anche Julian fosse costretto ad averne un paio identico, ma alla fine aveva ceduto. Sirius e Nel avevano saputo della novità una domenica pomeriggio che avevano deciso di passare insieme in campagna. Sirius adorava il piccolo paese di Godric’s Hollow, e trovava che fosse stata una buona scelta, da parte di Lily e James, e il vantaggio era proprio quello della campagna: a cinque minuti di scopa volante di distanza c’erano campi deserti, boschi, radure e fiumiciattoli. Era un luogo molto vicino alla sua idea di paradiso.

- Non potrò più andare sulla scopa! – si lamentò subito il bambino, non appena vide, e per la prima volta dopo un sacco di tempo bene a fuoco, il padrino scendere dalla sua moto.

- Ma che sciocchezze! – Sirius si chinò per prendere in braccio Harry. – Tuo padre è sempre stato cieco come una talpa, ma è grazie a lui che abbiamo sempre vinto la Coppa di Quidditch a scuola. Basterà fare in modo che tu non li perda mentre sei a più di dieci metri d’altezza, il tuo papà conosceva un incantesimo fantastico…

Bastò questo e poco altro: dove non erano riusciti i genitori era riuscito il padrino.

- Certo che, James… passare questo difetto al tuo primogenito è davvero un colpo basso, te lo potevi evitare, eh? – rise Sirius, poco dopo, quando Harry era ormai preso da altre distrazioni dando una gomitata all’amico.

- Tu preoccupati del fatto che per una volta che devi farti prendere sul serio da una donna che ti interessa non ci riesci. – James sorrise piacevolmente, e si pulì gli occhiali con cura, poi parlò a voce più alta. – Ehi, propongo di fare un gioco!

- Sì, fai a pezzi il tuo migliore amico… - bisbigliò Black.

La proposta di James su accolta con grande entusiasmo da Harry e, nei limiti delle sue possibilità di piccolino della famiglia, di Julian. Naturalmente, a seguito della proposta, Ramoso non fu in grado di pensare ad un gioco che non prevedesse scope volanti, e non era il caso di far sperimentare subito ad Harry i limiti dei suoi nuovi occhiali. Fu Lily a proporre il gioco Babbano di “Bandiera”: sconcertante nella semplicità, garantito nel suo divertimento. Fu spassoso vedere Harry strillare ogni volta che era sul punto di essere preso. Molto meno simpatico fu per Sirius constatare l’effettivo spirito competitivo di Cornelia anche in un gioco per ragazzini; di certo non erano stati messi casualmente in fazioni avverse da Lily che, Black sospettava, doveva amare molto vederlo in difficoltà.

Passò dunque la giornata con una adorabile, totale assenza di preoccupazioni. Avrebbe avuto tempo di farsi prendere sul serio, no?

- Che dici di impegnarti un po’ di più e di ritentare?

- Stai parlando con me? – James e Sirius erano rimasti un pochino indietro a parlare per i fatti loro, mentre Cornelia e Lily si erano divisi due bambini così stanchi da non stare più quasi in piedi. Harry trascinava i piedi, tenuto per mano da Cornelia, mentre Julian era tra le braccia della sua mamma, ormai in catalessi.

- Be’, sai, io sono già sposato. – rise Potter, notando con piacere il brivido che aveva attraversato l’amico. – Ah, si comincia con un anello di fidanzamento, di solito. – Altro brivido, altro momento divertente per James. – Ti ci accompagnerei io per assicurarmi che tu faccia per bene il compitino, ma mi aspetta una pessima settimana, potresti chiedere a Remus, però, no? Secondo me è affidabile.

Sirius ringhiò e non rispose, ma Ramoso sapeva di aver colpito nel segno. Quella sera stessa scrisse a Remus di tenersi pronto, sarebbe di certo stato chiamato per una consulenza speciale.

Ciao Lunastorta,

ho bisogno di te per una consulenza simpatica quanto una spina nel fianco, ma… per le chiappe di Merlino, penso di aver bisogno del tuo aiuto.

Dillo a qualcuno e la prossima luna piena sarà l’ultimo dei tuoi problemi.

Felpato.

Quando Remus lesse il messaggio, contando che era già stato istruito da Ramoso sulla natura del suo aiuto. Rise a lungo, ma decise che si sarebbe comportato come una persona adulta. Era sempre stato quello maturo, no?

- Sento che mi divertirò oggi. – fu il saluto che usò Remus a Sirius, mentre si incontravano all’ingresso del Paiolo Magico, solitari e ad un passo dalla Londra Babbana.

- Vaffanculo, di cuore.

- Guarda che siamo qui per la tua volontà, io non ho paura.

- Cosa ti fa pensare che avrei paura? Io non ho mai paura.

- Cammini rasente ai muri come i gatti, Felpato.

- Non rendermi la cosa più difficile. – Sirius si staccò dal muro, a fatica in realtà, e si mise a camminare. – Non seguirmi se non ne hai voglia. – disse con un tono che in realtà celava una supplica disperata. Remus scosse la testa e s’incamminò a sua volta: non avrebbe mai avuto figli, ma questa era decisamente una cosa da raccontare ai posteri. Meno male che conosceva Harry e Julian.

Camminarono per un po’, in silenzio. Remus Lupin era sì un tipo silenzioso, ma il mutismo del suo compagno di passeggiata non lo entusiasmava.

- Sai dove siamo andando?

Pigolio in risposta.

- Puoi alzare un po’ la voce, per piacere? – sembrava uno dei suoi, terrorizzati, studenti del primo anno.

- Sì, lo so. – borbottò sconsolato Sirius. Si fermò poco dopo davanti una vetrina con l’aria più colpevole di questo mondo, nemmeno fosse pronto a rapinarla, quella benedetta gioielleria.

- Vogliamo entrare? – suggerì Remus, conciliante.

- Prima si entra, prima si esce. – ammise Black, aprendo la porta.

Fecero entrambi a malapena in tempo a guardarsi intorno che furono accolti da un gioielliere di una gentilezza inquietante. Circondato com’era da vetrine scintillanti, anche l’uomo sembrava brillare di luce propria.

- Buongiorno signori, desiderate qualcosa? – chiese, con un sorriso a trentadue denti che mise i brividi a Felpato, ma che impensierì non poco anche Lunastorta.

L’interessato borbottò qualcosa, ma le sue parole erano così bofonchiate e sussurrate che nessuno degli altri due presenti capì qualcosa.

- Scusi, non l’ho sentita. Non ho più l’udito di una volta, potrebbe ripetere? – la continua gentilezza di quel commesso dai capelli biancastri metteva ansia al povero Black.

- Cerca un anello di fidanzamento. Non ci faccia caso, il mio amico è un po’ teso. – Come Remus si espresse, ricevette la peggiore occhiata mai ricevuta da Sirius Black in tutto l’arco della loro amicizia. Doveva ringraziare di essere in presenza di un testimone, o probabilmente l’avrebbe Cruciato, poi Avadakedavrizzato, poi pugnalato, poi incenerito e Merlino solo poteva immaginare che altro.

- Oh, certo, immagino. – annuì l’uomo con l’aria più comprensiva di questo mondo. – Be’, abbiamo un’ampia scelta di anelli di vario tipo e… - mentre il gioielliere, di certo convinto di fare ai due clienti un gran favore, cominciava ad elencare cosa poteva offrirgli, cosa pareva indicato e cosa no, Sirius impallidiva. Sempre di più. Remus gli andò accanto e gli diede un colpetto al braccio con il gomito, per farlo reagire.

- Guardi… - tentennò, mentre l’uomo passeggiava con grazia sfiorando le modanature in mogano di  una vetrina e poi di un’altra – … perdoni se la interrompo, ma non potremmo venirne a capo velocemente? – considerando l’ego che Sirius si portava seco non gli capitava spesso di sentirsi un idiota vero, e quelle poche volte che accadeva, era una presa di coscienza dolorosa. Se quella stupida non gli dava retta l’avrebbe uccisa, sul serio.

- Sì, non si preoccupi. Ho già visto diversi altri uomini nelle sue condizioni. – era stato detto con tono garbato e cortese, ma Remus sospettava che quell’uomo se la stesse spassando un mondo: come dargli torto? – In effetti dovrei smetterla di proporre cose particolari, finisce sempre che tutti preferiscono andare sul classico.

- Ovvero? – azzardò Sirius.

- Cose semplici ma brillanti. – sorrise il gioielliere, mentre prendeva un espositore dalla sua cassaforte. Tolse il velluto che proteggeva gli anelli e si appoggiò coi gomiti sul bancone, per mettersi più comodo. – Scelga ad istinto, se vedo che il suo gusto è discutibile la correggerò io.
Sirius fissò l’uomo pietrificato, poi fissò Remus con lo stesso sguardo di un condannato a morte.

- Coraggio, Felpato. Non è cosa che posso fare io per te, questa.

Il mago gorgogliò come un tacchino al patibolo in modo, a dire il vero, quasi impercettibile. Si avvicinò ad osservare quelle piccole meraviglie della gioielleria e l’occhio gli cadde su uno in particolare.

Il gioielliere sorrise: - Mmm… non mi sembra adatto, sa?

- E lei come Merlino fa a saperlo?

L’uomo rise per la curiosa imprecazione e rispode: - Gliel’ho detto, dopo tanta esperienza so qual è il tipo di donna che si accompagna ad un uomo come lei e, mi creda, quell’anello non è adatto.

Sirius scambiò un’occhiata con Remus come a dire “Se questo pensa di intuire con chi io ho a che fare è un illuso”, ma non disse niente e spostò lo sguardo altrove.

- Già meglio… - disse l’uomo. – Provi un po’ più a sinistra.

- Intende questo? – rincuorato dai suggerimenti esterni Sirius osò indicare l’oggetto che gli avrebbe di certo alleggerito le tasche.

- Direi di sì. Il suo palo che ne pensa? – chiese, per la prima volta direttamente rivolto a Remus.

- Non oserei mai contestare.

- Perfetto. – e il sorriso smagliante del gioielliere lo illuminò come una lampadina.
Sirius pagò, e pagò bene, effettivamente, poiché il gioiello che aveva preso era decisamente più che grazioso e di notevole valore, e uscì, accompagnato dal suo fido scudiero Remus.

- Alla fine devo ammettere che questa è stata un’esperienza… affascinante. – confessò Lupin, mentre si incamminavano nuovamente verso Diagon Alley.

- Tu morirai giovane, te lo garantisco. – disse Sirius, senza guardarlo in faccia.

 

Capitolo quarantotto: vento di primavera di Stormtroopers in stilettos

Capitolo quarantotto: vento di primavera

Ad aprile seguì maggio, che portò con sé diverse novità; la primavera, del resto, è la stagione della rinascita. Cornelia si ritrovò ad avere due enormi sorprese nell’arco di uno stesso pomeriggio con le amiche. Era a Ealing, a casa di Ludovine e Roger per quello che, teoricamente, doveva essere nient’altro che un tè.
- Scusatemi se oggi vi ho costrette a rimanere in casa, ma avevo un appuntamento al S. Mungo e anche tra Smaterializzazioni e il resto non avrei saputo dirvi quando mi sarei liberata. – disse Ludovine mentre faceva bollire l’acqua.
- Figurati, io credo di aver promesso di passare i prossimi tre giovedì pomeriggio in redazione fino alle sette pur di uscire da là oggi. – sospirò Cornelia, maledicendo il suo capo. – Perché al S. Mungo, comunque?
- Oh be’… niente di speciale. – chiocciò Ludovine, passandosi una mano nei lunghi capelli chiari. – Vi ricordate di che si parlava a Natale?
- A costo di sembrare una pessima amica no, scusami. – le disse prontamente Bonnie, con un sorriso imbarazzato.
- Apprezzo l’onestà. – fece Lud alzando gli occhi al cielo. – Vediamo se riesco a farvi tornare la memoria. Eravamo da Harrods.
- Parlavamo di una cena pre-natalizia, no? – chiese Ina.
- Anche, sì, ma stavamo parlando del nipotino di Nel. – si ricordò improvvisamente Cleo.
- Oh! – esclamò Cornelia, guardando la sua amica. – Ne sforni uno anche tu?
In quel momento fischiò la teiera, e Ludovine spense il fuoco con la magia.
- Non è il modo più elegante che esista per farlo sapere in giro, ma comunque sì. – ammise.
Cornelia sorrise alla sua amica, mentre posava la teiera sul tavolo, e lasciò alle altre due il compito di complimentarsi per ore.
- Ah, avrei una novità anche io. – disse Cleopatra dopo un po’, quando le tazze erano ormai già vuote. – Io ed Anthony pensavamo ormai di sposarci, credo che i miei genitori siano pronti a non collassare se mi sposo con un Babbano. – disse tutto d’un fiato. – Visto che oggi sembra giornata di rivelazioni mi pareva sciocco aspettare ancora per parlare. - Di nuovo, piovvero come meteoriti congratulazioni a profusione da ogni parte. Cornelia, che stava ancora bevendo, svuotò la sua tazza e la posò con calma.
- Io voglio bene a tutte quante, davvero. – iniziò. – Ma voi siete pazze, siete completamente ammattite.
- Ti inviterò nonostante quello che hai appena detto. Te e Sirius, per la precisione. – le rispose Cleo con una smorfia.
- Ecco un altro che sarà entusiasta di partecipare a questa follia. – rise Nel. Quale grande fortuna non essere la sola in quel mondo a pensare ad un invito a un matrimonio, per quanto di una cara amica, come a una fenomenale, incredibile, pazzesca rottura di Boccini. – Se ci offri un pranzo decente, però, magari facciamo uno sforzo.
- Sei davvero, davvero senza cuore, Nel!
- Oh Bonnie, per così poco? Suvvia… Comunque, Cleo, se vuoi che Ludovine sia vestita bene dovrai affrettare i tempi, il pancione cresce in fretta. – continuò la strega, decisa a sopravvivere alle ondate di melassa.
- Nel!
- Se non avete visto Connie a tre giorni dal parto, nessuna di voi potrà parlare né dirmi qualcosa. Perché io c’ero, e voi no.
- Grazie per essermi amica e per tranquillizzarmi. Davvero. – fece Ludovine, guardando la sua migliore amica con aria torva. Quanto meno le altre erano felici per lei.

***

- Il 1986 è un anno di cacca. – sentenziò Nel sedendosi ad uno dei tavoli del Murray’s, un venerdì sera con un bicchiere colmo di birra in mano.
- Parole dure, ragazza mia. – rise Jack, prima di bere una lunga sorsata dal suo boccale. – Da quando sei contro le parolacce?
- Da quando sono la babysitter numero uno di Conrad, accidenti a me.
- Povera, povera Nel. – la compatì sinceramente Paul, possibilmente più divertito dell’amico. – Sembra ieri che frequentavi il corso per piccoli scaricatori di porto in erba.
- Chissà per colpa di chi, eh? – la ragazza fece un mezzo sorriso. – Io non so ancora che aspetta tua sorella per prenderti a calci.
- Caroline mi vuole bene, non lo farebbe mai, vero sorellina? – chiese Paul, allungando la mano per prendere quella della sorella.
- Ma piantala. – fece Caroline, ritirando precipitosamente la sua.
- Fossi di un’altra pasta ci sarei rimasto male, sappiatelo. – fece il ragazzo, ricomponendosi subito.
- Ad ogni modo, come mai tali dure parole? – insistette Jack.
- Perché, sempre che qualcuno di voi non decida di uccidermi, quest’anno mi sorbisco il secondo battesimo faraonico di Connie, il matrimonio della mia amica Cleo e la mia amica Ludovine è incinta.
- Sei a tanto così da fare un poker d’assi, eh? – le disse Owen.
- Esattamente. Perciò sarei grata se nessuno di voi, presenti ed assenti, si mettesse in testa di fare follie. – fece Cornelia, fissando tutti con aria più che minacciosa.
- Ora sì che ho paura. – ammise Nick. – Vedi di far sapere la tua posizione a Robert, perché è qualche anno che avanza l’argomento.
- Che non gli venga in mente.
- Non combinerà niente, sono due anni che la butta lì, ma non farà niente anche quest’anno. Finchè non diventa avvocato come suo padre dovrà aspettare. – fece Madeleine. – E’ la nostra prima donna.
- Prima donna o meno, un altro lieto evento e uccido qualcuno.
- Per chi progetti piani omicidi, Nel? – chiese una voce, avvicinandosi al tavolo. Era Stephane, appena fuggito dal suo turno in polizia.
- Ah, niente, tra battesimi, nascite e matrimoni che mi competono quest’anno sto pregando con tutte le mie forze che nessun altro si decida a fare altrettanto.
- Che ragazza infelice, potrebbero forse andarle peggio le cose? – rise Jack.
- Oh be’, un aspetto peggiore c’è… - iniziò Nel. – Sirius figura tra gli invitati in tutti e tre i casi. La frase causò comprensibilmente un boato che attirò l’attenzione di Sean, che stava servendo al banco, aiutando il padre: del resto, il venerdì il pub era sempre un caos assoluto. Si avvicinò a salutare come faceva sempre.
- Volete qualcos’altro? – chiese poi, gentilmente.
I presenti si guardarono negli occhi con un luccichio colmo di perfidia. Scherzo comprovato e di assoluto successo era fare in modo che ognuno ordinasse un cocktail diverso, facendo impazzire il povero amico. Nonostante gli anni di esperienza, Sean non aveva ancora imparato a difendersi da quella crudeltà gratuita.
Congedato Sean tra un insulto da parte sua, e improperi da parte degli altri, Steph, con ancora la divisa addosso, si sedette al tavolo, di fronte alla ragazza.
- Il tuo amico sa già di essere invitato a questa bella sequenza di eventi?
- Il mio amico? – ridacchiò Cornelia. – Il mio amico non sa niente, per ora. Sto cercando un sistema per rendergli la cosa più dolorosa possibile.
- Guarda che già andare al matrimonio di qualcuno di cui non gli importa niente è sufficiente. E per l’amor di Dio: non cadere nell’illusione di una scappata veloce, io sono stato praticamente sequestrato. Ed ero solo un cugino di secondo grado, mica un amico intimo! – si lagnò Owen.
- Oh, ha da pagare pegno, questo non basterà per lui.
- Che ha fatto? – s’interessò Madeleine.
- Uno scherzo di dubbio gusto, dovendo dire. Per questo devo colpire appena si distrae. – fece Nel, picchiettando con le dita sul suo bicchiere vuoto.
- Oh be’, se si è comportato male possiamo farlo arrestare, vero Steph? – disse Paul. Risero tutti di nuovo, mentre Sean, paonazzo, rifilava agli amici quello che avevano ordinato, sedendosi di schianto nel primo spazio libero della panca.
- Pausa! – esclamò, soddisfatto. – Cos’ ho interrotto?
- Nel stava raccontando di come s’è fatta prendere per il naso. – fece Jack.
- Non mi sono fatta prendere per il naso. – puntualizzò lei, piccata. – Quel coglione ha finto di volermi chiedere la mano il primo di aprile, non era difficile intuire che scherzava, eh?
- Ti è andata bene, allora. Il tuo matrimonio è decisamente un evento che non penso avresti tollerato. – le disse Nick. – Congratulazioni per averla scampata.
- Grazie. – Nel accennò un inchino, e posò lo sguardo su Steph, che la fissava incuriosito. – Per un nanosecondo ho avuto anche io quella faccia, prima di ricordarmi che giorno era, sai? – gli disse.
- Be’, magari ha sbagliato il giorno, cose che capitano, no? – le rispose l’amico, con aria innocente.
- Dai Steph, non ti ci mettere anche tu, non posso reggere due infarti nel giro di due mesi. Sii clemente. – Cornelia si chiese il perché di quella frase, che ai suoi occhi era davvero strana.
- Sbagliare giorno in quel modo non è molto intelligente. – buttò lì Caroline.
- Non è che mi aspetti intelligenza da lui.
- Oh Nel, non servire doppi sensi così, mi fai venire voglia di tornare a lavorare! – esclamò Sean, fingendosi scandalizzato.
- Lungi da me causarti un infarto, Nel. – insistette Stephane sorridendo, e ignorando la battuta. – Lo sai che sei tra amici.
- L’ultima volta che mi è stato detto così è stata la sera del mio diciottesimo compleanno, di cui non ho memoria.
- Se ti fidi di me gran serata, Nel. Garantisco. – Jack si sporse verso di lei, continuando a parlare. – Eravamo molto amici, sai?
- Per Morgana. – esclamò la ragazza. – Non farmici pensare!
Il discorso venne presto accantonato, o almeno rimase così finché i due non ebbero la possibilità di parlarsi a quattr’occhi, mentre prendevano una boccata d’aria fuori dal locale, sul marciapiede.
- E così vuoi prendermi un po’ in giro, Steph? – domandò Cornelia. Non era abituata ai discorsi lasciati a metà, non con lui.
- In realtà no, non era per prenderti in giro. – Poteva sbagliarsi, del resto aveva visto Black solo due volte in vita sua, due volte in cui quel mago si era particolarmente preoccupato di fargli intuire quanto lo detestasse, però era uno scherzo abbastanza strano. Se doveva fidarsi delle parole che aveva riferito Cornelia, sembrava più un uomo che si apprestava a tastare timidamente il terreno per qualcos’altro.
- E allora che vuoi fare?
- Niente di diverso da quello che ho fatto da quando ti conosco, ovvero dirti quello che penso e riuscire a farlo senza mandarti su tutte le furie. – le disse con un sorriso. – In conclusione digli di guardare meglio il calendario, prima di fare qualunque cosa.
Quasi senza dirsi altro tornarono dentro in mezzo alla confusione e alla musica in sottofondo. Cornelia cancellò temporaneamente quello che le aveva detto Stephane, poiché aveva bisogno di ragionarci con calma, e da sola. Quando, innumerevoli ore dopo, si infilò sotto le coperte, sperò di addormentarsi di schianto, poiché era stanca. Peccato per le parole del suo amico; Stephane non credeva che quello di Sirius fosse uno scherzo, Morgana solo sapeva perché. Le era rimasta impressa la convinzione di Stephane, mentre parlavano; era stato serio, estremamente serio. Rimuginandosi sopra però non riusciva proprio a pensare ad un motivo per cui Black dovesse esserlo altrettanto, proprio no.
Sentì una frenesia strana salirle dallo stomaco, e non ne fu affatto felice. Non riusciva a farsi un’opinione di quello che avrebbe potuto pensare all’idea che Black le chiedesse intenzionalmente una cosa simile, e a dirla tutta aveva una gran paura di scoprirlo. Si rigirò nel letto e si mise supina, scontenta di aver perduto il sonno.
Eppure pur considerando che Black era la persona più impulsiva e meno razionale del mondo, non era uno che faceva le cose senza una ragione. Aveva quel minimo indispensabile di cervello per cavarsela, ecco. Dunque, che c’era sotto?
Cosa poteva essere se non uno scherzo? Forse la stava mettendo alla prova? Questo sarebbe già stato più tipico di Sirius, in effetti. Questo pensiero la fece sospirare, perché portava ad altre considerazioni per niente piacevoli. Sirius adorava metterla con le spalle al muro e vedere come lei reagiva. Anche quando tutto procedeva tranquillamente, lei si sentiva come una cavia sotto esperimento. In condizioni normali questo sarebbe bastato per farla fuggire a gambe levate: era anche lei una che metteva alla prova, e tenacemente, ma sapeva quando veniva il momento di abbassare le armi, e se questo non si verificava, c’era da correre ai ripari. Sirius Black costituiva un’eccezione da molti punti di vista, per quello che la riguardava: si rendeva ben conto di essere molto più remissiva e disposta a far uso della diplomazia di quanto non avrebbe fatto con qualcun altro.
Ci sarebbe stato da chiedersi perché avesse scelto di essere così comprensiva e paziente. In cuor suo conosceva bene la orrenda risposta che avrebbe dovuto darsi, ma non poteva ammetterlo. Quello che aveva detto a Conrad mesi prima, sull’aver passato un certo confine, l’aveva atterrita a sufficienza. Non poteva e non voleva davvero credere di essere stata così stupida. Da una parte, per quello che già aveva vissuto in passato, sentiva che più si fosse affezionata a lui e si abituava alla sua presenza, più ne avrebbe sofferto, perché Black non poteva portare a niente di buono. Dall’altra, era pur sciocco darsela a gambe quando c’erano margini positivi. Per come stava al momento non si poteva dir certa di poter fare a meno di lui. Quella messa alla prova, però, era una tortura cinese. Doveva sperare sul serio che Stephane avesse preso il più grosso abbaglio della sua vita. Ne andava della sua stessa serenità. E su questi cupi pensieri, finalmente, Cornelia s’addormentò.

Capitolo quarantanove: Worcester di Stormtroopers in stilettos

Capitolo quarantanove: Worcester

L’estate passò senza troppi scossoni. Cornelia, nonostante le sue nuove paure, tenne fede al patto di vivere la sua vita lasciandosi condizionare il meno possibile da Sirius, il quale passava del suo tempo libero chissà dove, senza rendere conto a nessuno, e dunque nemmeno a lei. Riuscirono, nonostante questo sotterrano clima di guerra fredda, a godersi scampagnate nei luoghi più isolati d’Inghilterra da soli, o con gli amici. Entrambi, in quei momenti, riuscivano a dimenticare le riserve e le paure che covavano per l’altro, e a fare buon viso a cattivo gioco. Rompere un equilibrio così delicato richiedeva un coraggio che forse nessuno possedeva ancora. Gli amici più accorti, però, rimasero in muta osservazione, perplessi e a tratti preoccupati.
Fine agosto però, che solo un anno prima aveva segnato l’incontro di Sirius con la raccapricciante famiglia di Cornelia, segnò l’arrivo del matrimonio di Cleopatra. Contrariamente a quello che Sirius stesso aveva sperato, la cerimonia non si sarebbe svolta a Londra: del resto perché sfruttare l’occasione di essere vicini e comodi a casa? La famiglia della sposa viveva a Worcester, e siccome Worcester era, a detta di chissà chi, un posto ameno, l’idea di sposarsi lì doveva essere proprio buona. Forse l’aveva sentito da Connie, che aveva sfortunatamente incontrato la settimana innanzi. Quella sentiva l’odore delle cose melense come lui avrebbe seguito una pista in mezzo ad un bosco.
- C’è qualcosa che io possa fare per guadagnarmi la possibilità di non venire? – chiese Sirius la fatidica mattina, mentre Cornelia era ancora sotto la doccia.
- No! – urlò lei dalla porta chiusa. – Non mi lascerai là in mezzo da sola.
- Hai mezzora per trascinarmi là, dopodiché mi considererò un uomo libero. – minacciò lui, andando a sedersi sul divano, poco divertito all’idea di doverla pure aspettare. Ciò fece sì che Nel fosse pronta ventinove minuti e quattordici secondi dopo, con grande scorno del suo compagno.
Doveva essersi impegnata per fare in fretta e bene, perché il risultato alla fine era gradevole. Indossava un bel vestito verde scuro e aveva i capelli raccolti dietro.
- E così sei pronta? – le chiese Sirius.
- Oh be’… volendo potrei mettermi un immancabile cappellino fiorato e con tanto di tulle, ma quello lo riservo solo per i matrimoni dei Lord.
- Se la cosa ti diverte tanto… - Sirius la guardò per bene. – Non per dire, ma con quella gonna stretta sulla moto non riuscirai a salirci.
Cornelia lo ignorò completamente, attraversando il soggiorno alla ricerca della borsetta che aveva lasciato sul divano un’ora prima. – Non preoccuparti per quello, abbiamo un collegamento via camino con casa di Cleo. Viaggio rapido e comodo.
Non trovando nient’altro da obiettare e notando che ora era la giovane strega che lo stava aspettando con impazienza, si arrese e si preparò psicologicamente a quell’evento così inutile e superfluo. Certo, era stato ad altri matrimoni, e con posti d’onore, come a quello di Ramoso, ma a James avrebbe perdonato qualunque cosa, perfino una chiesa piena di invitati. Perciò, come se tutto quello a cui acconsentiva per colpa di Nel non fosse abbastanza, dovette abbracciare l’idea di essere catapultato nella casa di una futura sposa. Un pensiero poco rassicurante, considerando che stava nascondendo in casa un anello di fidanzamento che lo tormentava quasi quanto una colpa capitale.
Quando uscì rapidamente dal camino, sollecitato dal fatto che gli invitati arrivavano tutti passando da lì e pensando di non voler morire schiacciato da matrone vestite a festa, trovò l’atmosfera di quella casa abbastanza sobria, nonostante l’occasione. Anche le persone affollate nel salotto buono, accomodate su poltrone di pelle o intente a chiacchierare in capannelli, erano sorprendentemente poche: non più di una trentina.
Nel si era preoccupata di raggiungere le sue amiche tirandolo senza alcuna grazia per una manica.
Come da copione, nell’incubo mentale che si era prefigurato Sirius, seguirono sequenze infinite di “Finalmente sei arrivata!”, “Il vestito ti dona tantissimo”, “Io ho chiacchierato con Tizia e con Caio”, “Cleo è su a farsi bella” eccetera. Black alzò lo sguardo sugli altri due uomini chiaramente trascinati a viva forza lì in mezzo e sì, provò perfino un filo di pietà per lo sposo. Dopo più di uno sguardo di circostanza, gli uomini della situazione si ritrovarono a parlare di Quidditch, ben lontani da certe scemenze. Le uniche due volte in cui incrociò lo sguardo con Cornelia lei gli rifilò una linguaccia infantile e piena di malizia che lo fece sorridere. Venti minuti dopo fu ora per tutti di prepararsi a raggiungere la cattedrale, distante sì e no trecento metri a piedi. Nonostante la folla di piccoli invitati ricordasse una processione in miniatura fu piacevole ritrovarsi sotto un raro quanto apprezzato sole di fine estate.
Se gli invitati della sposa erano pochi, benché dotati delle tuniche da mago e da strega più colorate d’Inghilterra, altrettanto sparuto era il gruppo di invitati dello sposo, dai toni più sobri, ma dai cappelli più stravaganti.
- Avresti potuto azzardare un cappello ridicolo. – commentò Sirius, mentre entrava in chiesa con Nel al fianco.
- Avrei potuto, sì. – ammise la strega. – Ma mi piace pensare che so ancora fermarmi prima di sembrare ridicola. – aggiunse, passando accanto ad una signora che sembrava avere uno scoiattolo sopra il suo cappello a tesa larghissima. La cattedrale gotica di Worcester con le sue altissime campate, le sue guglie, i suoi finestroni faceva sembrare il numero degli invitati ancora più esiguo ed essenziale, ma sia Sirius che Cornelia non se ne preoccuparono minimamente. Si sedettero nel loro posticino, sulla destra, e rimasero in attesa. Cornelia, curiosa com’era sempre stata, passò il tempo ad osservare le composizioni floreali, puntare lo sguardo verso l’altro o chiacchierare con Ludovine, che era seduta alla sua destra. A Sirius non rimase molto altro da fare che osservarla. Quando Cornelia notò di essere così attentamente studiata alzò lo sguardo sul mago ed ebbe un brivido non del tutto piacevole: era passato del tempo da quella notte insonne, ma quei pensieri non l’avevano mai lasciata.
Quando arrivò la sposa, non ci fu tempo per altro se non seguire la cerimonia con aria finto interessata; mentre Cleopatra, con un bel vestito bianco e strascico, attraversava la navata con suo padre, cercò le sue amiche con lo sguardo. Riuscirono a scambiarsi un breve sorriso, prima che lei giungesse all’altare. Dopo quel momento il parlare del celebrante prese il sopravvento sul resto.
Uscire dalla chiesa dopo quasi un’ora fu, per gran parte degli invitati, come riemergere da un pigro torpore. Del resto, era comprensibile che solo Anthony Goose e Cleopatra Pomegranade ora in Goose fossero interessati particolarmente all’evento. Da tutti gli altri, amici e parenti inclusi, non si poteva pretendere altro che sinceri auguri per una duratura e futura felicità.
- Come usa tra i Babbani “auguri e figli maschi”, no? – chiese Roger, ancora sulla soglia della chiesa.
- Pensa al tuo cantiere in corso, per ora. – lo bloccò immediatamente Cornelia, con una risata. Poi si rivolse a Sirius. – Bene. Matrimonio tra Babbano e Purosangue; decisamente un evento per cui qualcuno storcerebbe il naso. Anche solo per questa ragione valeva la pena esserci.
- E’ per questo che gli invitati sono così pochi? – le chiese lui.
- No, è che il ricevimento sarà a casa sua. Credo non volesse passare il prossimo decennio a rassettare. E mi sembra un ottimo motivo per voler limitare i danni.
Bastò questa semplice frase, udita dalle orecchie attente di Bonnie perché Nel venisse tacciata di insensibilità, ma Sirius non avrebbe potuto essere più d’accordo con la sua… compagna. Il fatto che non fossero presenti al pranzo di nozze più di settanta persone, rese la cosa ben più piacevole del previsto. Tendendo l’orecchio, tra l’altro, si potevano sentire meravigliose conversazioni al limite dell’assurdo tra Babbani e Purosangue.
- I draghi quindi esistono?
- Da sempre, direi.
- Te l’avevo detto, mamma, che avevo ragione io; devi portarmi a Loch Ness, ora! Me l’avevi promesso!
Le facce allibite di molti ospiti rendevano la cosa parecchio divertente, e si arrivò al dolce in men che non si dica, nonostante i discorsi dei parenti, dei testimoni, di molti amici e sicuramente di qualcun altro di cui non avevano già più memoria.
Fu in quel momento che Nel diventò famelica come una faina davanti ad un pollaio.
- Perché riesci a far sembrare l’idea di mangiare una torta in un evento memorabile? – le chiese Sirius; sapeva che potendo avrebbe perfino leccato il piatto per evitare che rimanessero le più piccole tracce di crema glassata.
- Perché lo è! – rispose la strega, infilandosi in bocca la forchetta con lo stesso spirito di un mangiatore di spade e facendola uscire perfettamente linda e pulita. – Qualcosa in contrario?
- No, affatto. – rispose Sirius, evasivo. Sembrava che improvvisamente qualcosa lo tormentasse, come se dovesse dirle qualcosa, senza osare farlo.
- Ma… ?
- Ma niente, pensavo che alla fine la giornata è meno tremenda di quel che avevo temuto.
Nel inarcò un sopracciglio, e si allungò per rubare un pezzo di torta a Sirius, che la guardò torvo.
- Se un Auror che per di più è un cane non riesce a difendere il suo cibo non è colpa mia. – sibilò, mettendosi in bocca la sua refurtiva. – Merlino solo sa perché, ma la tua sembra più buona. Ad ogni modo, se ti sembra così divertente ti posso trovare tutti i matrimoni del circondario che ci saranno prossimamente. Posso chiedere a Connie. – disse, sorridendo.
- Sposami. – buttò lì Sirius, senza preamboli.
Nel sbarrò gli occhi, ringraziando Merlino e chiunque altro fosse all’ascolto lassù che nessuno avesse sentito quello che Sirius le aveva appena detto. Per fortuna aveva parlato piano. Cercò, come aveva fatto il primo aprile, i segni di uno scherzo o di una burla, ma Black era serio. Mortalmente serio. Le parole di Stephane le suonarono in testa come un fortissimo campanello d’allarme, e si spaventò a morte.
- Sei impazzito? No! – soffiò Nel, a voce abbastanza bassa perché nessun altro sentisse. Sentì la rabbia montarle, mentre gli rispondeva. Perché, perché dirle una cosa simile? Perché doveva giocare con lei e distruggere ogni volta quel minimo di serenità che raggiungevano faticosamente?
Sirius, intanto, non si capacitava di quello che aveva appena detto, e nonostante lo choc poteva perfino comprendere la reazione di lei. Sembrava impazzito, e forse lo era. Quello che lo sorprese, però, era vedere che Quella lì sembrava spaventata.
- Non sono impazzito. – tentò debolmente. Nemmeno lui credeva alle sue parole.
- A me lo sembri. E’ l’atmosfera che ti ha reso folle? – dentro di lei montava una gran voglia di prenderlo a schiaffi, ma non era il fatto di essere in pubblico che la fermava. In situazioni normali ciò non le sarebbe stato di ostacolo. Solo che, per un piccolo, brevissimo istante, forse una parte di lei avrebbe voluto credere a Sirius. Si sarebbe accontentata di meno, in realtà. Sentirsi, come le era già capitato, il giocattolo su cui fare esperimenti, la deprimeva.
- Mica ho detto niente. Non devi agitarti per così poco; era una proposta tanto per fare. – Sirius riuscì a riprendersi e a mascherarsi dietro un ghigno di scherno. Seppe di stare minando la stima di Cornelia oltremodo, ma al momento il suo ego contava molto di più di quello della strega.
La ragazza soffiò come un toro, furiosa. – Bada di non fare proposte stupide e avventate. Non con me, Sirius. Pensavo di essermi guadagnata più rispetto.
Black capì di essere in una posizione molto pericolosa, affossare lei per salvare se stesso non era cosa che non lo rendeva fiero, perciò doveva tentare una ritirata il più possibile onorevole.
- Sai che non sarei qui, se fosse altrimenti.
Non s’era sforzato più di tanto, ma aveva detto qualcosa di estremamente vero, e Nel lo sapeva bene. Niente e nessuno avrebbe mai potuto costringere Sirius Black a fare qualcosa contro la sua volontà. Questa certezza rese la ragazza titubante, e ancora più impaurita dalla situazione che si era venuta a creare. Vide il mago porgerle il piatto, come un’offerta di pace. - Avanti, so che la stai fissando da un pezzo.
Quella lì soppesò l’offerta, titubante, poi agguantò il piatto con fare rabbioso. Non necessariamente l’avrebbe perdonato, ma lo zucchero era un ingrediente sempre utile a farla star meglio.
Non ebbe più tempo e nemmeno voglia di starci a pensare, le amiche la deportarono letteralmente per costringerla ad assistere al lancio del bouquet: il mazzo di fiori le sfiorò la testa, andando a finire poi nelle mani di un’amica d’infanzia di Cleo, che scoppiò a ridere di gusto, fingendo ritrosia. Nel suo crescente cinismo, Cornelia si ritrovò a predirle un marito lagnoso e rompiboccini. Riuscendo ad evitare di parlare con Black e restando con le sue amiche, il resto della giornata passò rapidamente. Venne dunque ora di salutare Cleo e Anthony, congedarsi dalle amiche e da Worcester: non c’era che da tornare a casa. Sirius si sentì strano nel pregare Quella lì di andare da lui, e si sorprese nel notare la sua arrendevolezza; per qualche motivo Nel non aveva protestato o reagito.
Cornelia, in effetti, aveva scelto di cambiare tattica: aveva capito ormai che combattere ogni battaglia non le era d’aiuto. Quindi forse lasciare che le cose facessero il loro corso poteva non essere un male. Saltarono entrambi la cena, troppo pieni dal notevole banchetto di nozze a casa di Cleo, e si ritrovarono presto assonnati.
La ragazza sentì però il silenzio che era calato fra loro pesarle più di quanto non aveva creduto, e si ritrovò a cercare di rompere il ghiaccio.
- Quel dannato mazzo di fiori mi è passato sopra la testa. – disse, mentre si scioglieva i capelli, già seduta sul letto.
- Me ne stai attribuendo la colpa? – Sirius era contento di vederla tornare pian piano quella che era. Sperò di non creare ulteriori problemi con le sue parole.
- No, lo trovo solo un cattivo auspicio. – sentenziò, senza particolare livore. Sirius rise e si scambiarono la prima vera occhiata dal pomeriggio.
Si misero a dormire, e Nel, benché rassegnata a non combattere per ora, decise di non arrendersi del tutto. Si addormentò velocemente, raggomitolata in un angolino, preoccupata per quello che sarebbe successo in futuro.

Capitolo cinquanta: pause di riflessione di Stormtroopers in stilettos

Capitolo cinquanta: pause di riflessione

Il risveglio che ne seguì fu strano. Sirius se n’era già andato, doveva andare al Ministero praticamente all’alba, e questo non era di per sé inconsueto. Non le aveva detto niente, e anche questo, tutto sommato, rientrava nella norma, ma viste le circostanze Nel avrebbe preferito che le dicesse qualcosa. Qualunque cosa. L’unico vantaggio era che stando da sola aveva la possibilità di decidere che fare di se stessa. Mentre si preparava per andare a sua volta al lavoro si rese conto che l’unica persona con la quale sentiva il bisogno di confidarsi era Conrad. Riuscì a svignarsela dalla sede dell’Oracolo per la pausa pranzo, e si Smaterializzò in prossimità del Ministero come una furia. Una volta infilatasi nella famigliare cabina rossa, digitò il numero che la mise in contatto con la metallica voce che le dava il benvenuto al Ministero della Magia. Spiegò il motivo della sua visita e ritirò il suo cartellino. Raggiunto l’Atrium notò suo fratello uscire dall’ascensore e ringraziò il colpo di fortuna che le permetteva di non doversi avventurare al quinto livello.
- Perché la tua presenza sembra nefasta come un augurio di sventura? – l’apostrofò Conrad, raggiungendola.
- Lasciati offrire il pranzo senza tante storie e lasciami sfogare un po’. – ordinò la strega.
- Avrei dovuto davvero spingerti più forte giù dalle scale. – borbottò il fratello, prendendosela sottobraccio. I modi bruschi di Conrad, per certi versi così simili a quelli di Sirius, erano molto più famigliari e rassicuranti per Cornelia.
Conrad la portò nella Londra Babbana, arrogandosi il diritto di scegliere dove mangiare. La strega seppe subito che la sua consulenza le sarebbe costata molto cara, ma non se ne ebbe a male, perché ne conosceva bene il valore.
- Hai un’età per la quale dovresti smettere di nasconderti sotto le gonne di qualcuno, lo sai?
- Se tu avessi una bella gonna mi ci nasconderei sicuramente sotto, anche solo per vedere l’effetto che fa. – fece Nel. Furono interrotti dalla cameriera che prese le ordinazioni, ma quella pausa non impedì a Conrad di fulminare la sorella con uno sguardo di ghiaccio.
- In quel caso ti ci avrei potuto strozzare, con la stoffa. – replicò, irrigidito. – Benché sia oltremodo felice che tu abbia scelto di offrirmi un pranzo da re… - iniziò, sarcastico. – In quale modo mi tocca pagare pegno, stavolta?
- Sono un po’ confusa… - ammise la ragazza – e per certi versi anche un po’ triste.
- Fino a due minuti fa mi sembravi in vena di pessime battute. – replicò Conrad, cauto.
Questione di tempo e Nel sarebbe esplosa come un fiume in piena; e con tutto che era sua sorella e che non le voleva male, non voleva morire affogato.
- Oh be’, che dovrei fare? Mettermi a piagnucolare come una bambina? – ribattè Nel seccamente. – Non ho più l’età per farlo, e nemmeno mi va.
- Cosa ha attentato alla tua irreprensibile logica? – era intanto giunto da bere, e Conrad stava riempiendo di acqua il suo bicchiere; subito dopo colmò anche quello della sorella.
- Sirius. – rispose Cornelia, assumendo un’aria mortificata. Era umiliante ammettere che qualcun altro potesse avere tanto potere sul suo umore, ma il nocciolo della questione era pur sempre lui. La faccia di Conrad divenne di marmo per qualche secondo. Non aveva bisogno di esprimersi a parole, Nel avrebbe capito.
- Complimenti a lui che ci riesce. – fu il suo unico, gelido commento. - Spero che almeno ci si sia impegnato.
- Oh per favore. – Cornelia si scostò una ciocca di capelli. – Non si è impegnato troppo comunque, il suo è un talento naturale. Comincio a pensare che ci goda a farmi stare così.
- Lo fa apposta, dunque. – nel mentre arrivarono le portate, entrambi avevano ordinato pesce: Conrad solo per la soddisfazione di veder pagare Nel, e lei solo per potersi consolare con il cibo. In risposta al fratello non potè far altro che annuire, mentre affondava la forchetta nel piatto.
- Sai cosa? Penso che mi stia mettendo alla prova. – tentò di spiegarsi. – Solo che non riesco a capire perché, e questo mi confonde.
- Perché pensi che vorrebbe metterti alla prova?
La ragazza ci pensò su, masticando. – Perché ho distrutto il suo modus operandi con le donne, perché trova il mio carattere difficile, o forse perché è un sadico. – avrebbe potuto dirgli esattamente come si divertiva a metterla in difficoltà, ma forse non era ancora pronta per farlo.
- E cos’è che ti rende triste, invece?
Nel sospirò: - Non credo si fidi di me, ma non penso di avergli dato motivi per dubitare così tanto. Dove sbaglio, Conrad?
Fu suo fratello a sospirare, a quel punto. Non aveva mai amato questo bisogno di Nel di confidarsi con lui, perché aveva presto capito di essere l’ultimo scoglio a cui lei si aggrappava. Era una responsabilità spiacevole, benché avrebbe potuto dichiararsi orgoglioso di ispirare tanta fiducia. Ma era pur vero che riuscire antipatico gli era estremamente congeniale.
- Non pensi che non avresti dovuto permettergli di fare la metà dei suoi piccoli esperimenti? – le disse. – Ti sei arresa praticamente la prima volta che l’hai rivisto, e sei venuta da me a piagnucolare, non più di qualche mese fa, che ti sentivi particolarmente presa da lui. E a quanto tu mi dici, sei lontana dal rinsavire.
Colpita e affondata. Nel posò la forchetta sul piatto vuoto, pensierosa. – Pensi l’abbia capito?
- Penso che a questo punto avresti dovuto imparare a combattere meglio contro il suo carattere. O combattere o andartene.
Nel fece per rispondere, ma lui la bloccò con un gesto. – Non venirmi a dire che non passa tutto il suo tempo a comportarsi come uno stronzo. Questo è ovvio, e non è che una patetica scusa dietro cui nascondersi.
La strega appoggiò i gomiti al tavolo, annuendo. Aveva ragione, naturalmente. Decise di non parlare di quello che Sirius e lei si erano detti a Worcester, ma ricordò al fratello l’episodio del pesce d’Aprile, e gli raccontò dell’opinione che ne aveva ricavato Stephane. Anche questo la confondeva, e parecchio.
- Black sa di sicuro come divertirsi. Non è che forse la pulce che ti ha messo nell’orecchio Steph ti sta facendo impazzire più del sadico professionista?
- Può essere, ma a differenza dei dubbi che posso nutrire con Sirius, so che Steph non è in malafede.
- Lo so. Se te l’ha detto è perché lo pensava, e perché ha avuto motivo di farsi questa ipotesi. – disse Conrad, senza sbilanciarsi.
- So che Sirius Black non rientra particolarmente nelle tue simpatie…
- Non rientra affatto nelle mie simpatie, a dire il vero.
- D’accordo. – concesse Cornelia. Non che non lo sapesse, ma apprezzava il fatto che Conrad, da perfetto diplomatico qual era, sapesse mascherare l’antipatia che provava per gli altri. – Ma che pensi di tutto questo guazzabuglio?
- Penso che per ora sia saggio, per te, farti un po’ di corazza. Se hai deciso di fare la martire e rimanere lì mentre lui ti usa come bersaglio, dovresti almeno fare in modo di farti ferire il meno possibile. E quanto allo scopo di questo suo sadismo probabilmente se avrai abbastanza spirito di sacrificio vivrai a sufficienza per scoprirlo. – concluse.
Fu in quel momento che la cameriera tornò con il conto, posandolo sul tavolo prima di allontanarsi.
- Ciò detto ora mantieni la tua promessa. Paga. – le suggerì Conrad.
Cornelia sospirò ed si alleggerì il portafoglio, poi riaccompagnò il fratello verso il Ministero della Magia. Rimasero per un pezzo in silenzio; Cornelia era pensierosa, e camminava con lo sguardo fisso sulle sue scarpe, mentre Conrad si ritrovava a osservare la sorella con attenzione. Sapeva che, benché le avesse consigliato di costruirsi una corazza, Nel aveva una testa abbastanza dura per combattere contro l’Auror dalla dubbia fama. Perché lei ci si incaponisse, però, non avrebbe proprio saputo dirlo.
- Ad ogni modo… - le disse quando arrivarono nei pressi dell’ingresso. – non avrò ancora la voglia di sentire lagne su Black ancora per molto. Decidi che vuoi fare e fallo, per l’amor di Circe.
- Se tu fossi un buon fratello maggiore ti preoccuperesti di più. – lo pungolò la strega. Per quanto si sforzasse per rendersi insopportabile, Conrad teneva alla sua felicità, ed era molto piacevole saperlo.
Il mago allargò un attimo le narici, come un toro pronto a caricare. – Ma certo, dovrei fare giusto qualche piano e sfidare un Auror eroe di guerra a singolar tenzone e farmi ammazzare perché tu sei stupida. Non sei una con un onore da difendere, e anche quando dovresti pensarci da sola.
La strega si strinse nelle spalle. – Oh be’, tentare non mi costava nulla. E dalla tua faccia ne è valsa la pena, credimi. – disse, ridacchiando.
Probabilmente perché non sapeva cosa replicare, Conrad la spinse con forza, facendola quasi finire con il sedere per terra e girò l’angolo. Era un diplomatico di discreto valore, e aveva ben altro da fare che ascoltare i giochetti mentali perversi di una sorella non molto intelligente. Alla ragazza non restò che rimettersi in equilibrio sulle sue gambe e trascinarsi all’Oracolo, non più felice, ma infinitamente più confortata.

***

- Com’è andato il matrimonio? – chiese Lily al suo collega, entrando al Dipartimento Auror con uno sbadiglio. Era mattina presto, ma ciò non aveva impedito a Scrimgeour di scegliere un paesaggio quanto meno ironico per le finestre: il deserto egiziano con tanto di piramidi. - Domanda di riserva? – domandò Black, stringendo gli occhi abbagliato da quelle immagini troppo vivaci per chi era ancora assonnato.
- Be’, così male? Voglio dire, che ti saresti annoiato lo supponevi. – disse Lily. – E’ per questo che ho apprezzato molto il fatto che tu ti sia mantenuto sveglio e pimpante, ma soprattutto sobrio per quasi tutta la mia cerimonia.
- Non farmi parlare, signora Potter. – disse Sirius, avvicinandosi alla macchina del caffè e riempiendo la sua tazza. La chiamava così quando voleva mettere una distanza tra sé e lei. In fondo ne aveva avuto abbastanza dei buoni consigli della sua amica.
- Nottata antipatica, Black? – chiese ridendo Williamson. – Andato in bianco quando non te l’aspettavi?
- Fatti un po’ i cavoli tuoi, amico. O la prossima volta che il Cruciatore di Exeter cerca di usarti come puntaspilli lo lascio fare, parola mia. – rispose il mago, livido.
- Mi vuoi raccontare qualcosa, mmh? – Lily si era avvicinata a Sirius, consigliando a Williamson di farsi i cavoli propri.
Riluttante Black riassunse la giornata, soffermandosi sulla sua imprudenza.
- Oh, Sirius, perché? La spaventerai a morte, se continui così.
- E che altro dovevo fare, scusa?
- Non farla sentire sull’orlo di un precipizio o di una crisi di nervi. – spiegò Lily, calma. – Sarebbe sorprendente se ti credesse, davvero. Faticherei io, e io so quanto ci tieni. Non fare quella faccia, lo so davvero, razza di idiota.
Sirius si irrigidì e impallidì lievemente: davvero si vedeva così tanto? Merlino, era un disperato, che a quanto pare faceva danni non appena apriva bocca.
- Tu non sai niente, va bene? – si voltò a fissarla negli occhi. – Niente. E rimarrai muta come una tomba.
- Sirius, lo sai che lo dirò a James. Se preferisci riferirglielo tu, fai pure ma non è cosa che puoi nascondergli. Su quanto sei impazzito invece non ti preoccupare, l’ha capito anche Remus, e lo sa mezzo Dipartimento… fai quello che devi fare e rinsavisci, per il tuo bene.
- In questo momento mi è chiara una cosa. – disse solo Black.
- E quale?
- Non dovevo farmi trascinare in questa storia dal principio. No davvero. – bevve il caffè tutto d’un fiato e uscì per un momento dalla stanza.
- Che ha il nostro eroe? – chiese Williamson a Lily, mentre si sistemava la sua coda di cavallo.
- Problemi con le donne, sono sempre quelle a fare danni.
- Felice di constatare che anche lui è umano, allora. – rise il mago.

Capitolo cinquantuno: risse di periferia di Stormtroopers in stilettos

Capitolo cinquantuno: risse di periferia

- Povero Sirius. – commentò Remus mentre passeggiava con Lily per Londra tenendo Harry per mano. Julian era al sicuro nel suo passeggino, giusto a completare un bel quadretto domestico.
- Sto quasi pensando di consigliargli di lasciar perdere. Non farsi prendere sul serio e far scambiare una proposta per un Pesce d’Aprile è un conto, ma questo rischia di logorarli. – commentò Lily. – Mi dispiacerebbe vederlo sfasciare tutto quanto.
- Ancora un tentativo e Nel lo Schianterà di sicuro.
- A me piacciono gli Schiantesimi, sai Remus? – disse Harry, cercando di intervenire nella conversazione.
- Gli Schiantesimi sono un’ottima cosa, Harry, ma vogliamo che Sirius non ne subisca troppi. – rispose il mago pazientemente. Poi proseguì, rivolgendosi nuovamente a Lily – Comunque tieni d’occhio James, so che ne sta pensando un’altra delle sue.
- Quale altra delle sue?
- Una delle sue solite scommesse perdenti come quelle che ha fatto fino a non molto tempo fa sulla durata della relazione di Sirius. Ora ha voluto scommettere su quante proposte dovrà fare Sirius per averla vinta, e ha puntato a dieci. Dieci sono troppe per qualunque umano con un po’ di cervello, non vorrei dunque che volesse interferire con le azioni di Sirius. – spiegò.
- Intendi dire che si metterà in mezzo? – sospirò la strega, già pronta al peggio.
- Dico che potrebbe cercare di vincere la scommessa con metodi poco puliti.
- Papà farà scherzi a Sirius? – chiese Harry.
- E’ assai probabile. – rispose Remus.
- Se lo fa, io lo uccido!
- Non ti disturbare, Lily. Ci penserà Sirius con sadico piacere, nel caso.

***

Sarebbe ingiusto credere James Potter così stupido da non considerare i rischi del piano che da giorni frullava nella sua mente. Sapeva che si stava mettendo in una situazione per cui avrebbe potuto rischiare pellaccia e corna da cervo; Sirius sapeva essere vendicativo, soprattutto se toccato in un punto per lui doloroso. Ramoso confidava però che Felpato non avrebbe mai osato rendere orfani Harry e Julian, perché era profondamente affezionato ai bambini. E, in fondo, non avrebbe lasciato Lily vedova.
Nonostante ciò la vendetta dell’amico sarebbe stata dolorosa, ma James non poteva esimersi da fargli un bello scherzetto. In fondo aveva scommesso troppi galeoni con Remus, e non poteva più permettersi di perdere. Proposta più, proposta meno, che differenza poteva fare? In fondo il piano era semplice. Sarebbe stato difficile riuscire a manomettere il gioiellino comprato da Sirius, che lo teneva ben nascosto, ma bastava creare un falso ad arte, e fare una sostituzione, no? E bastava convincerlo a lasciare in giro il suddetto falso perché la sua fidanzatina lo trovasse, no?
Così fece, alla fine. Da buon migliore amico, vantava un certo ascendente su Black, così nonostante tutto fu semplice convincerlo che la sua tecnica, semplice e il più possibile priva di imbarazzo, poteva funzionare. Stordì Felpato di parole, mentre era a casa sua, riuscendo a sostituire l’anello vero con il suo. Semplice, veloce e perfetto.
Non restava che attendere, a quel punto.

Sirius Black non aveva motivi per non fidarsi di James. Era il suo migliore amico, e insieme alla sua adorabile mogliettina era il fan numero uno del suo, per ora improbabile, matrimonio con Cornelia Lethifold. Tra le altre cose il consiglio dato non era dei più stupidi, e di sicuro garantiva di potersi evitare mucchi di frasi sceme e di potenziali passi falsi. Cominciò così a dimenticarsi casualmente la scatolina con l’anello in varie parti della casa, quando Nel passava il tempo da lui. Ci volle qualche giorno prima che lei notasse una piccola confezione dall’aspetto sospetto.
Più che sospetta, era decisamente inquietante. Nel la trovò abbandonata sul tavolinetto di vetro davanti ai divani, come se fosse sempre stata lì, quando non l’aveva mai, MAI vista prima. L’aspetto era inconfondibile: aveva giocherellato anche lei con gli anelli di sua madre da bambina, e aveva visto quello comprato da Conrad, nonché quello di Connie e delle sue amiche. Quella piccola scatolina blu poteva contenere di certo qualcos’altro, si disse, ma visti gli sviluppi degli ultimi mesi, la paranoia di Cornelia era a dir poco fuori controllo. Si sedette sul divano e si mise a fissarla, con la gambe incrociate e i gomiti appoggiati sulle ginocchia. Sirius si era allontanato per questioni di lavoro, ma sarebbe rientrato di lì a poco, salvo imprevisti. Questo significava che era suo diritto scoprire il reale contenuto della confezione. Certo, Black non amava il suo ficcanasare, ma qui aveva lasciato l’oggetto tremendamente in vista, come era accaduto con l’atto di proprietà di Muckross House; non avrebbe potuto lamentarsi in nessun modo, oh no.
E che avrebbe fatto se ci avesse trovato dentro veramente un anello? A parte ingoiarlo per far sparire le prove, si intende. La situazione era drammatica. Rimase lì a fissare il vuoto per un po’, indecisa sul da farsi. La curiosità, sua cara compagna da sempre, alla fine la vinse. Agguantò l’oggetto con rapidità felina e se lo portò vicino. Lo osservò un altro po’, tenendolo fra le mani. Si sentiva ridicolmente agitata per l’imminenza della scoperta, per il terrore che sentiva montare dentro di lei e per un senso di irritazione per la demenzialità della situazione nell’insieme.
Alla fine comprese che sarebbe stato veramente stupido rimuginarci ancora su, quindi aprì la piccola custodia, sbirciando dentro di sottecchi. Quello che ci trovò la sorprese alquanto, a dirla tutta. Un anello c’era, per carità… ma era finto, nel senso che pareva uscito dalle patatine o roba simile. Il genere di robaccia che aveva collezionato anche lei per anni da ragazzina, per capirci, sia nelle confezioni di cereali Babbani, sia nelle speciali confezioni dei dolci che comprava a Diagon Alley. Ad ogni modo era sottile, e imitava malamente un metallo prezioso, per non parlare della supposta pietra preziosa a forma di draghetto. Ma c’era anche un pezzettino di pergamena avvolto attorno a quel piccolo gioiellino. Nel la sfilò cercando di non strapparla, e la aprì. Conteneva un messaggio, breve ma memorabile.

Mi dispiace Felpato, ma questa scommessa non potevo proprio permettermi di perderla.
Tuo affezionato Ramoso.


Cornelia rimase basita per un minuto buono, poi fece l’unica cosa che una strega sana di mente avrebbe potuto fare in quel frangente: ridere istericamente con l’anello stretto in una mano e la pergamena nell’altra.
Cercò di riprendersi con calma, mentre attendeva il rientro di Sirius, e quando lui ruzzolò fuori dal suo camino era pronta ad accoglierlo degnamente, e con un’espressione quasi seria.
- Ciao. – lo salutò, con un tono così serafico come non aveva più usato da prima del matrimonio di Cleopatra.
- Ciao. – Sirius era titubante, aveva come la sensazione che una Banshee potesse scatenarglisi contro da un momento all’altro.
- Ho trovato una cosetta dimenticata qui sul tavolino. – fece la ragazza.
- Ah sì?
- Già, una cosa del tutto inaspettata. – allungò la mano, mostrando al mago l’anello dal design particolarmente infantile. Vide Sirius sbiancare, quindi decise di mostrargli anche la pergamena. – Un tuo amico ha pensato di farmi questo bel regalo, tu ne sai niente? – porse il messaggio a Black, che glielo strappò dalle mani con foga. Lo vide leggerlo due o tre volte, incredulo, poi l’uomo ringhiò furiosamente.
- Tutto bene? – chiese Cornelia.
- Sì. – rispose Black, accartocciando la pergamena. – Vado un attimo ad ucciderlo, sarò di nuovo qui per cena. Se non mi vedi tornare probabilmente mi troverai ad Azkaban, perché JAMES POTTER E’ UN MAGO MORTO, MORTO! – urlò, Smaterializzandosi con un sonoro crac. Cornelia rimase impassibile, con l’anello con il draghetto saldamente infilato al suo dito, chiedendosi se era peggio pensare al fatto che probabilmente presto sarebbe morto un padre di famiglia, o alla possibilità che il suo… ragazzo passasse il resto dei suoi giorni in prigione. Alla fine James era un buon Auror e forse si sarebbe salvato, anche se probabilmente avrebbe lasciato un arto o due sul campo, visto lo stato di agitazione di Sirius. Di certo una cosa l’aveva capita: impedire ai loro amici di scommettere nel prossimo futuro.
Black intanto si era Materializzato a Godric’s Hollow, davanti al portone di casa Potter. Cominciò a bussare con urgenza, sperando che gli aprisse proprio James in persona. Gli andò male, perché gli aprì Lily, con in braccio Julian, entusiasta della visita inaspettata del padrino.
- Sirius… - la donna non disse altro, perché immaginava cosa spingesse il mago alla sua dimora. Era trasfigurato dalla rabbia, ed era sinceramente inquietante.
- Ciao Julian, e ciao Lily. – si addolcì appena, giusto per non spaventare il bambino, ora improvvisamente serio e imbronciato. – Devo parlare con tuo marito, ADESSO.
- Lo temevo… - sospirò la strega. – Lascialo vivo, se ti riesce. – disse, prima di voltarsi verso l’interno della casa – James, Sirius ti vuole subito!
James Potter si palesò all’ingresso con un sorriso imbecille dipinto sul viso. – Mi cercavi?
Senza rispondere, Black allungò le mani e lo afferrò per il maglione, trascinandolo fuori casa in malo modo.
- Non aspettarmi per cena. – disse Potter alla moglie, mentre Julian sussurrava un “papà?” pieno di inquietudine.
Lily chiuse la porta, mentre cercava di rassicurare il suo bambino.
Fuori, nonostante fosse ormai novembre inoltrato, il clima era incandescente. Sirius continuò a trascinare James per il maglione attraverso il giardino dei Potter e per la strada, fin verso i campi.
- Cos’è, vuoi che ci appartiamo in un luogo intimo? – chiese James mentre si lasciava trainare verso la periferia del paesino. Sapeva che l’avrebbe pagata cara, ma punzecchiarlo mentre era fuori di sé era così divertente. Prevedibilmente, gli arrivò un pugno allo stomaco da metterlo k.o.
- Ancora una parola, James, ancora UNA, e ti impedirò di parlare, PER SEMPRE! – Sirius lo spinse di colpo via da sé, facendolo ruzzolare per terra. Black si era stancato di tirarsi dietro un peso morto, e il parcheggio in cui erano capitati era abbastanza deserto da permettergli di fare il suo sporco lavoro. Potter cercò di riprendere fiato, come tutte le volte che si erano malmenati a scuola.
- La tua ragazza non ha gradito lo scherzetto? Mi pareva che Nel avesse senso dell’umorismo. – finì appena in tempo la frase che sentì un calcio colpirlo al fianco. Accidenti, Sirius era veloce quando era incazzato nero!
- Non le parti vitali, per favore.
- Fanculo le parti vitali, James, fanculo tu! – urlò Sirius, fuori di sé. – E’ già un problema di per sé senza che ti ci metta tu a fare scherzi idioti! Con chi hai scommesso, CON CHI? – Chiese, lanciandosi su di lui e scuotendolo per le spalle.
Questa volta James reagì, e spinse via Black con pugni e calci. – Con Remus, e con chi altri, idiota.
- E’ pure ovvio, adesso? TI AVEVO TASSATIVAMENTE ORDINATO DI NON SCOMMETTERE MAI PIU’ SU DI ME! – gridò Sirius, mentre mirava al viso. In un attimo, gli occhiali di James erano persi chissà dove.
- Già, è per questo che ho il quaderno con le tue conquiste aggiornate, perché non ti piace vantarti. – rispose Potter, tirandogli una gomitata in pieno sterno. – Sappi che per colpa tua sto perdendo un sacco di galeoni, ultimamente.
Black ringhiò in modo tremendamente simile ad una belva, benché avesse ancora sembianze umane. – Su che hai scommesso, di preciso?
- Oh… su niente… - pessima tecnica, si rese subito conto James, Sirius era addestrato a far parlare un ricercato reticente e a farlo confessare, e con lui non ci stava andando giù pesante. Trovò il modo di mettersi in piedi e di spingere Sirius contro una delle reti che circondavano il parcheggio; era ormai buio pesto, fatta eccezione per i lampioni accesi.
- Io e Remus abbiamo fatto una scommessa innocente… una delle nostre. – disse ansimando, mentre cercava di trattenere Sirius contro la recinzione. – Su quante volte avresti dovuto chiedere… a Nel di sposarti, prima che dicesse di sì.
Black cercò di liberarsi, ma la presa di Potter era ben salda. – E quante volte hai puntato, visto che non vuoi perdere, eh?
- Oh be’… poche, figurati. Solo dieci. – disse Ramoso, abbozzando un sorriso. Non poteva vedere bene la faccia dell’amico, visto che aveva perduto gli occhiali, ma lo sentì distintamente sputargli addosso e colpirlo ancora, di nuovo alla faccia.
- Poche? – urlò Black. – POCHE?
- Be’, potevano essere di più… - tentennò James, mentre riceveva un altro colpo allo stomaco.
- STAI ZITTO, JAMES! – stavolta fu Potter a ritrovarsi spinto contro la rete. – Non mi pare il momento di fare battute.
- Continua a prendertela con me, Sirius, tanto lo sai di essere arrabbiato solo con te stesso perché sei un incapace!
Black sgranò gli occhi, incredulo.
- Mi hai sentito bene, sfigato. Ho detto incapace! – James, un po’ alla cieca per la verità, colpì di nuovo Black al viso spaccandogli il labbro. Si ritrovarono di nuovo a terra ad azzuffarsi come due ragazzini per un altro po’, fino a che non sentirono il rumore di un’auto della polizia avvicinarsi. James alzò la testa, si sentiva indolenzito e sanguinante.
- Merda, qualcuno ha chiamato quei poliziotti idioti. – assestò un calcio a Sirius e si mise in piedi.
Black fece altrettanto, ansimando. – Dovremmo andarcene. – vide gli occhiali dell’amico a terra, li prese e se li mise in tasca. – Non voglio giustificarmi con dei Babbani per colpa tua.
Corsero via come se avessero avuto le ali ai piedi, cercando di passare inosservati nella cittadina quasi deserta. Presero la via della campagna, correndo per i campi e attraverso la nebbia. Rallentarono quando sentirono i rumori della cittadina scomparire, anche perché non riuscivano a vedere ad un palmo dal loro naso, immersi com’erano nel buio.
- Ci sei, imbecille? – chiese James. Un colpo al fianco lo rinfrancò della presenza dell’amico.
- Certo, ti romperesti il naso contro il primo albero, senza di me e senza i tuoi occhiali, orbo. – rispose Sirius.
- Sempre che tu non me l’abbia già rotto, il naso.
- Nessuno noterà la differenza. Lumos! – Black aveva estratto la bacchetta e aveva restituito gli occhiali all’amico, che se li era messi sulla faccia tumefatta. – Sembra che io ti abbia masticato.
- Impossibile, hai i denti consumati a forza di rosicchiare ossa vecchie. – rispose James, guardandolo in faccia. – Voglio vedere come giustificherai tutto quel sangue con la tua amichetta.
- Che vuoi che gliene importi.
- Ah, secondo me se le racconti che mi hai riempito di botte per colpa sua si sentirà lusingata. – insistette James.
- Cuciti la bocca, Ramoso. Per favore.
- Ok, Felpato, basta che ti calmi. Ho imparato la lezione. – il mago si lasciò cadere a terra, sedendosi sulla terra fredda. - Be’ dai, almeno lei si sarà fatta due risate, no? E poi l’anello era carino.
Anche Sirius si mise a sedere accanto all’amico. – Fortuna che lo stronzo sono io, poi.
- Certo che sei lo stronzo, io sono quello simpatico che fa ottimi scherzi, no? – ridacchiò James, prima di mettersi a tossicchiare.
- Forse è il caso che torniamo a casa, che dici? – propose Sirius.
- Buona idea, non vorrei che Lily mi desse veramente per morto.
Si rimisero faticosamente in piedi, e dopo un’amichevole pacca sulla spalla entrambi tornarono a casa a leccarsi le ferite di guerra.

Capitolo cinquantadue: leccarsi le ferite di Stormtroopers in stilettos

Capitolo cinquantadue: leccarsi le ferite

- Papà, sei brutto! – furono le prime parole che accolsero James Potter quando si Materializzò nel suo salotto; Lily e i bambini avevano già cenato da un pezzo. – Sei anche pieno di fango.
- Oh, sì, Harry… papà ha litigato con Sirius. – rispose James, mentre si stiracchiava per vedere se c’erano ossa rotte.
- Perché avete litigato?
- Perché papà fa stupidi dispetti. – tuonò Lily, comparendo dalla cucina. Julian sonnecchiava sul divano vicino a Snitch, e solo Harry aveva avuto, per ora, il privilegio di godere della splendida visione di papà James ridotto ad un colabrodo. – Sembri uscito da una porcilaia, lo sai?
- Sirius mi ha sbatacchiato un po’ nel parcheggio vicino al supermercato, ma il fango l’abbiamo recuperato nei campi, sai… qualcuno ha chiamato la polizia. – rispose il mago, pulendosi la faccia con la manica del maglione. – Non abbiamo in casa della Pozione Corroborante? In questo momento me ne servirebbe un po’.
Lily si avvicinò al marito, e con poca grazia gli esaminò la faccia. – Questo è veramente un comportamento stupido, James. Avete perfino scomodato la polizia, manco foste due avanzi di galera. Fosse per me ti ci metterei il sale, su queste ferite.
- Ah… lo so. – James fece un’espressione sofferente, Lily era volutamente brusca nei suoi gesti. – Ma per un attimo metti da parte l’Auror tremenda e potente che c’è in te, e tira fuori l’amorevole madre dei miei figli.
- L’amorevole madre dei nostri figli trova assai sconveniente che Harry veda sul viso di suo padre gli esiti di una scazzottata tra amici. – disse Lily.
- Dai ragione a Sirius, giusto? – chiese James, con espressione affranta.
- Sì, e sono felice che tu non l’abbia passata liscia, te lo meriti. – rispose Lily.
- Non si fanno i dispetti papà, lo sai. Me lo dice sempre la maestra. – disse Harry dal divano, sistemandosi gli occhiali.
- E va bene. – James cedette. – Eppure questo soldato di rientro dalla guerra necessita di cure.
- Sale ed essenza di Dittamo. Da me non avrai di più. – Lily gli diede uno scappellotto sulla nuca, e se lo tirò dietro in cucina.

***

- Che diavolo hai fatto, si può sapere? – Nel accolse Sirius con un tono abbastanza aspro. Era rimasta nell’appartamento del mago ad aspettarlo per tutto il tempo, cenando e deliziandosi della compagnia di se stessa. Era perplessa dall’aspetto del mago: non pensava avrebbe effettivamente aggredito James, praticamente suo fratello.
- Ho pestato James, mi pare ovvio. – Black si lasciò cadere sul tappeto dell’ingresso e ci si stese sopra, supino. – Ha anche cercato di ribellarsi, quell’idiota.
- Be’, è sopravvivenza. – Cornelia gli si avvicinò, rimanendo in piedi. – Sei in uno stato pessimo, non ti riduci così nemmeno quando vai a caccia di maghi oscuri.
- Cerco di evitare le Maledizioni, fa parte del mio lavoro, e nel caso riescano a colpirmi cerco di non darlo a vedere o di non farmi vedere per un po’. – spiegò il mago, rimettendosi a sedere.
La ragazza soppesò quelle parole, prima di rispondere. – E perché ora ti fai vedere così conciato da me? E’ sangue, quello sul tuo labbro?
Black si toccò la faccia. – Sì, probabile. James ha colpito veramente forte, per essere un tappetto. Comunque sono a casa mia, ho il diritto di entrarci in qualunque stato io mi trovi, ti pare?
Cornelia si sedette per terra a sua volta, e osservò meglio il mago. – Avrai lividi per qualche giorno peggio di un pugile, devo complimentarmi con il tuo amico.
- Non ci provare, o tornerò a spiegare le mie ragioni prima a lui e poi a te. – minacciò Black.
- Io non c’entro con le strane scommesse di Potter. – si difese la giovane, che ancora portava quello stupido gioiello. Cornelia non aveva idea del genere di scommessa a cui si era prestato James, ma visto che coinvolgeva quello che sembrava un anello, per quanto finto, di fidanzamento, non voleva saperne assolutamente nulla. Ne andava della sua salute mentale. E inoltre, quel Sirius k.o. seduto sul tappeto era molto più socievole e amichevole di quanto non lo fosse quando stava bene.
- Dovrei alzarmi di qui e ripulirmi un po’. – fece Black, osservando lo stato dei suoi vestiti.
- Già.
- Qualcuno per colpa nostra ha perfino chiamato la polizia, sai? – gongolò il mago.
- Sei veramente un idiota, lo sai? – rispose Nel, scoppiando a ridere.
Idiota o meno, Sirius dovette rimettersi presto in sesto, e lo fece senza l’aiuto di Cornelia, che preferì osservarlo muoversi come un ottantenne anchilosato e ridacchiare per tutta la sera.
- Ma non eri andato a suonargliele tu? Perché mi sembra di capire che Potter s’è difeso più che bene. – fece notare Nel, con spietata acutezza di spirito.
- Come ti ho già detto. – rispose Sirius, piccato. – Falla finita, o me la prenderò con te. C’è comunque un modo per sistemare presto la faccenda.
- Ovvero? – Cornelia era curiosa di vedere quale metodo avrebbe usato Sirius per riprendersi.
- Vedrai. – Sirius sorrise e si Trasfigurò in Felpato, cominciando a trotterellare per casa come nuovo, puntando alla camera da letto. La strega, perplessa, lo seguì e con suo sommo orrore lo vide sistemarsi sul letto e appallottolarsi felice con la coda sul muso, pronto a un lungo sonno.
- Buon dio, spero che a Lily non sia capitato lo stesso. – sospirò la giovane, appoggiando la testa contro lo stipite della porta.
Volente o meno, dovette rassegnarsi all’idea di dormire con un cane, cosa che in senso figurato faceva già da un pezzo, ma che in senso letterale rappresentava una novità non propriamente gradita. Sbuffando all’indirizzo di Felpato, si raggomitolò nelle coperta, tirandole verso di sé più che potè.
Si risvegliò dal torpore all’alba, per colpa di alcune espressioni non proprio fini di Sirius, provenienti dal bagno. Chiaramente, dormire nelle vesti di un cane non aveva ovviato a tutti i problemi e agli acciacchi, e Black cercava di porvi rimedio con qualche incantesimo prima di andare al Ministero.
Cornelia, pensando che sia lui che Potter avrebbero dovuto facilmente giustificarsi, ridacchiò di gusto.
- Ti ho sentito, vigliacca! – urlò Black dall’altra stanza, rabbioso. Di certo, Nel non aveva la capacità di nascondere troppo bene i propri sentimenti.
- Picchia più forte la prossima volta, e non farti colpire in faccia. Quelli non sono segni che puoi sfoggiare come quelli che avevi di ritorno da Brighton! – continuò la strega, sempre ridacchiando. E a quel punto, sconfitto da tanta eloquenza di prima mattina, Sirius si chiuse nel mutismo e si Smaterializzò appena potè lontano da lei. La vigliacca, odiosa strega a cui doveva, di nuovo, chiedere di sposarlo.

Sirius riuscì a presentarsi al Dipartimento Auror senza destare troppe chiacchiere: dopo tutto era riuscito ad ottenere un aspetto quasi umano. Ma quando anche James si presentò, per il turno del pomeriggio e dando proprio il cambio a Sirius, con lo stesso aspetto un po’ frollato, in diversi mormorarono.
Scrimgeour fu l’unico però che, alla fine, si pose il problema. Convocò l’Auror nel suo ufficio pieno di carte e cianfrusaglie maledette di ogni tipo e gli pose qualche domanda.
- Mi aveva cercato? – chiese James, mettendosi seduto davanti alla scrivania del suo superiore non appena questi gli fece cenno.
- Potter, per caso tu e Black avete avuto degli scontri con qualche mago?
- Non esattamente. – tossicchiò l’interessato, passandosi una mano fra i capelli. Era una mossa che non faceva dai tempi della sua giovinezza, ma di tanto in tanto lo aiutava a riprendere il controllo di sé quand’era a disagio. Scrimgeour sembrava pronto a mangiarselo, e con l’aspetto da vecchio leone che aveva il mago, non era un pensiero rassicurante. Uno degli oggetti sulla scrivania emise un fischio acuto, e il Capo degli Auror lo zittì con una manata. James si sentiva di nuovo l’undicenne incapace di farla franca degli albori della sua carriera.
- Vi siete scontrati voi due, per caso? – chiese.
- Se per scontro intende una scaramuccia nei sobborghi di una qualche cittadina inglese… sì. – rispose Potter, confessando il reato.
Scrimgeour pareva una sfinge.
- E c’è una valida ragione per cui due dei miei Auror sono così ridotti?
Ad un uomo del genere pareva impossibile mentire.
- Uno scherzo che non è molto piaciuto… diciamo così.
Il mago annuì, intrecciando le mani sul tavolo. – E si dia il caso che l’episodio di questo scherzo non gradito si sia verificato in orario d’ufficio?
- No, signore. Affatto.
- La rissa da pub, invece? Eravate in missione da qualche parte?
- No, eravamo entrambi fuori servizio. – confessò Potter, alleggerito, almeno un poco, dal fatto di non aver creato problemi in orario di lavoro.
- E allora vedete di ricucirvi meglio, a costo di usare su di voi più Incantesimi di Disillusione di quelli che servono per un Mantello dell’Invisibilità! Sparisci subito da quest’ufficio, Potter, e dì al tuo amico, ex amico che sia, o collega, che se succede un’altra volta siete sospesi a tempo indeterminato! FUORI, POTTER, IMMEDIATAMENTE! – urlò improvvisamente Scrimgeour.
James fece cadere la sedia, sorpreso dall’improvviso cambio di tono del suo capo, e schizzò fuori come un razzo, tra la perplessità dei suoi colleghi.
- Non è la mia settimana fortunata. – pigolò, accoccolato dietro la sua scrivania.
Potter si ripetè mentalmente quella frase mentre cercava un modo poco doloroso per riferire a Sirius il messaggio del Capo Dipartimento. Scrivergli non gli andava, Black avrebbe cestinato la sua missiva e decapitato un povero gufo innocente, e cercarlo di persona forse non era una buona idea. Benché riappacificati, il suo fraterno amico a volte aveva dei tremendi ritorni di fiamma, se disturbato con le parole sbagliate. Benedisse lo specchietto che si erano divisi ai tempi della scuola, e chiamò Sirius. Aspettò di tornare a casa verso sera, e si preparò psicologicamente.
- Felpato, rispondimi avanti! – chiamò. Si era chiuso un momento in camera da letto, nella speranza che Lily non sentisse. Dovette chiamarlo più di tre volte, segno che Black non stesse proprio morendo dalla voglia di sentirlo.
- Che diavolo vuoi? – l’aveva perdonato senza ombra di dubbio, ma ciò non significava che volesse vedere il suo occhio in uno specchio, o sentire la sua voce squillante alle sette di sera. - Scrimgeour mi ha torchiato. Ha visto le nostre facce e ha capito che ce le eravamo date. Mi ha obbligato a dirti che se ricapita non è necessario ripresentarci al lavoro.
Sirius si ammorbidì. – Vuole regalarci una vacanza premio? Che carino, dovremmo baciarlo sotto il vischio per Natale, non credi?
- Io ci sto, ma devi portare del disinfettante per le viscere. – rispose James ridendo. – Vado a far giocare i miei bambini, a presto Felpato, ovunque tu sia.
- A presto, maritino perfettino.
- Ramoso andava meglio! – Sirius sentì James urlarglielo mentre riponeva lo specchietto in tasca. Stava vagando per le vie di Londra per godersi un po’ di aria fredda di novembre, prima di decidere se raggiungere Nel o meno.
Avrebbe dovuto ripartire all’attacco con lei, prima o poi, ma il fascino della parola poi si stava insinuando nella sua testa come un virus. Codardia o meno che fosse, rovinarsi le feste sarebbe stato di una stupidità inaudita.

Capitolo cinquantatre: Natale e Cioccorane di Stormtroopers in stilettos

Capitolo cinquantatre: Natale e Cioccorane

Quando Remus fu informato da Lily delle ultime novità tra Londra e Godric’s Hollow era ancora a Hogwarts, circondato da cumuli di neve soffici e gelidi. Rise molto a lungo nel suo studio e, dispiacendosi di non aver qualcuno con cui parlarne, fece in modo di raggiungere casa Potter per farsi raccontare a voce i dettagli. Evitò accuratamente di incontrare James, o sarebbe stato molto indeciso se prenderlo a calci o ridergli in faccia. Quando seppe che la dolcissima Lily gli aveva fatto una lavata di capo epocale a base di sale, si ripromise di prenderlo in giro molto, molto a lungo.
Per un po’ tutto rimase tranquillo. La vita famigliare dei Potter era tranquilla, Remus manteneva un estremo e felice riserbo sui suoi affari personali, Black si sentiva sereno. L’unica tesa era stata Nel, che aveva visto, verso la fine di novembre, la sua cara amica Ludovine diventare mamma. Aveva cercato di non farsi contagiare dall’entusiamo di neo sposine come Cleo o da cinguettanti streghe come Ina e Bonnie, ma Lu era felice e Roger anche di più. Evan, così avevano chiamato il loro primogenito, era stato cercato più che di proposito, e Cornelia non voleva certo guastare la felicità altrui.
Certo, dopo Alice, Richard, Neil e Evan aveva fatto proprio il pieno di poppanti, soprattutto vedendo che il fronte bambine era in desolante inferiorità numerica. Si limitò a sorridere sinceramente, regalare l’ennesimo micro – vestitino e impedire a qualunque sua conoscenza di procreare prima del nuovo millennio.
- Sembra che tu voglia tirarla a tutti quanti. – commentò un giorno Owen, facendo gesti scaramantici.
E fu così, tra un gesto scaramantico e l’altro, che arrivò il momento di pensare ai regali, preparare cene, rimpinzare parenti, inviare bigliettini e quant’altro. Incombenze che, salvo per rare ed opportune eccezioni, Sirius e Cornelia detestavano con identica ferocia. La giovane Lethifold non si risparmiò sul giornale, dicendo in modo estremamente preciso come la pensava su certe sciocchezze quali cortesie verso persone alle quali, in qualunque altro periodo dell’anno, si sarebbe solo voluto sputare in faccia.
- Trovo incredibile che ti paghino per sputare veleno, è ironico. – commentò Conrad la sera della Vigilia, seduto con la figlia tra le braccia e il giornale posato accanto a lui e aperto sulla pagina della rubrica Invasi dai Babbani.
- Del resto pagano molto di più te per riempire di paroloni e bugie ignari stranieri. – rispose Cornelia. – Certo chiamarlo “Diplomazia”, “Risoluzione della crisi ungaro-slava” o “Perseguimento degli obiettivi di amicizia con il Ruanda meridionale” fa più effetto, ma in realtà vendi fumo. – rispose Cornelia, per niente turbata.
- Facci un pezzo sopra, e di te non ritroveranno che ossa sparse. – replicò il fratello, gelido. Cornelia fece un sospiro e si girò verso Sirius, che non potè far altro che bisbigliarle “è parente tuo”, senza farsi sorprendere dal temibile Conrad. Non lo temeva, sia chiaro, avrebbe potuto disarmarlo in meno di un minuto, ma se era in grado di far sparire Nel, la sua sorella preferita, lasciandone solo un mucchietto di avanzi, figuriamoci che avrebbe potuto fare di lui. Grande influenza significava tremende possibilità di contrattacco.
Le elucubrazioni di Sirius, come le attività di tutti gli altri, furono interrotte dallo sfavillante arrivo di Doris, che per il 1986 aveva deciso di sfoggiare un lungo, ricamato e complicatissimo abito elisabettiano, per niente scalfito dalla Metropolvere.
- Buonasera a tutti miei cari! Come al solito scusate il ritardo, i camini sono così intasati che non ci volevo credere!
- Ciao Doris, non ti preoccupare, arrivi sempre prima che ci venga voglia di iniziare a cenare senza di te. Vieni dal teatro? – le chiese suo fratello Benjamin, mentre si avvicinava per abbracciarla.
- Perché mai lo chiedi?
- Oh sai, visto il costume. – tentennò Ben. Connor, dal suo angolo, rise di gusto.
- Oh no, no. Mi andava di cambiare stile, cose che succedono. – disse la strega, aggiustandosi la retina per capelli tempestata di perle. Prima della fine della serata, Alice gliel’aveva requisita e, rischiando di ingoiarne parecchi pezzi, l’aveva smembrata.
Alice, come tutti gli altri, ricevette regali ben migliori di alcune perle finte di scena, ma di certo il regalo migliore lo trovarono James Potter, Lily Potter, Remus Lupin e Sirius Black non sotto l’albero, ma dentro le confezioni delle Cioccorane.
- Who hoooo! Remus, guardati. – fece la sera di Natale James, sventolando una carta in direzione dell’amico. – Sei diventato famoso! Sapevo che prima o poi ci avrebbero reso onore!
- Non potevo desiderare di meglio. – commentò il mago, cauto. Di tutti, forse era il meno entusiasta della notorietà a cui veniva sottoposto in quel modo.
In breve l’intero piccolo, accogliente, caldo soggiorno dei Potter era diventato un cimitero di dolcetti magici. Carte delle Cioccorane erano sparse ovunque: Sirius e James erano alla disperata ricerca di se stessi, mentre Harry e Julian andavano lentamente trasformandosi in drogati di cioccolato. La scorta di James, in previsione della diffusione delle loro immagini, era stata notevole.
Trovarono quattro Beatrix Bloxam, una Lily, due Merlino, un Cornelio Agrippa, due Remus e diversi altri maghi e streghe famosi, ma nessuna traccia di Sirius o James.
Remus e Lily avevano cercato, sulle prime, di aiutare i due nella loro ricerca, ma alla fine avevano capito che forse era meglio evitare che i due Auror finissero per rendere la casa un porcile. In tutto quel caos, stranamente, Cornelia se n’era rimasta in disparte, nei pressi del camino, vicino al gatto Snitch. Non sembrava presa né dalle quantità mostruose di cioccolato, né dal fatto che due bambini rischiavano di morire per iperglicemia, né che Sirius stava dando pessima immagine di sé. Se ne accorse per prima Lily, che le si sedette accanto con fare stanco.
- Hai una soluzione da suggerirmi? – le chiese.
- Un biglietto di sola andata per te e i bambini per il Borneo. – rispose Cornelia, sorridendo incoraggiante. – Lì potrebbe non riuscire a trovarti.
- E’ un buon piano. – disse Lily annuendo, mentre i suoi adorabili bambini avevano iniziato la gara a chi era più veloce a riempirsi i capelli di cioccolato mezzo sciolto.
- Oh non ti invidio. – ridacchiò Cornelia a quello spettacolo comico e disgustoso insieme. E a quella risata da iena, Sirius si ricordò improvvisamente di lei.
- Tu! – tuonò, avvicinandosi al divano a grandi passi. – Perché sei così tranquilla e silenziosa?
- Forse perché trovo il tuo accanimento una sorprendente dimostrazione di stupidità? – fece Nel, sistemandosi meglio sul divano.
Una buona interpretazione, ammise il mago, ma l’Auror che c’era in lui subodorava una menzogna bella e buona. Oddio, probabilmente Nel pensava davvero quello che aveva detto, ma altrettanto probabilmente c’era anche qualcosa che stava nascondendo.
- Hai qualcosa dietro la schiena? – chiese.
- Oh, tante cose. Lo schienale del divano, il retro del mio maglione…
Lily, visto l’andazzo, si era saggiamente alzata in piedi. Aveva raggiunto i figli e li aveva trascinati in bagno affinché si ripulissero. James stava continuando la sua spasmodica ricerca, assistito da un Remus con aria da martire.
- Niente scherzi, che nascondi?
- Proprio nulla, Sirius. Lo giuro sulla tua testa!
Quella frase lo convinse ad agire. Si avvicinò alla strega, e la vide mettere immediatamente le braccia dietro la schiena come a proteggere qualcosa. Nel cercò di difendere il proprio segreto con le unghie e con i denti, letteralmente, ma alla fine Sirius, per stazza, addestramento, talento e abitudine, ebbe la meglio su di lei.
La breve, quanto violenta colluttazione, attirò su di loro gli sguardi di James e Remus, e perfino Lily e i bambini, ormai ripuliti, si riaffacciarono nella stanza.
- Che modi hai. – soffio Cornelia, massaggiandosi un polso.
- Che hai in mano, Sirius? – domandò invece Harry, fissando il padrino.
- Il segreto di Cornelia! – esclamò lui, trionfante. Il gran segreto però non sembrava convincere nessuno, perché si trattava di una semplice confezione vuota di Cioccorane.
- Tanto chiasso per quella? – esclamò Potter, deluso.
Era impossibile che Nel avesse lottato tanto per una cartaccia, quindi Sirius, con fare serissimo, sventrò la confezione, estraendone due carte molto particolari.
- Sono loro! – urlò Black, come se avesse appena vinto, da solo, il mondiale di Quidditch. – Le nostre carte, Ramoso, SONO LORO!
- Io ci ho provato. – sospirò Cornelia, alzando le mani al cielo in segno di resa.
- Te ne rendiamo il merito, Nel. – fece Lily, mentre i due eroi del momento si sprecarono in declamazioni delle loro carte.
- James Potter, 1960 – vivente. Combattè valorosamente contro Voldemort e i suoi Mangiamorte entrando a far parte dell’Ordine della Fenice. Attualmente è Auror presso il ministero della magia. Magnifico, Felpato! Finalmente le abbiamo. Devo incorniciarla!
- Sirius Black 1960 – vivente. Combattè valorosamente contro Voldemort e i suoi Mangiamorte entrando a far parte dell’Ordine della Fenice. Attualmente è Auror presso il ministero della magia. Paragonati ai migliori maghi del paese e non solo, mica male.
- Non avremmo dovuto permettere che le pubblicassero sul serio. – sospirò Remus.
- Possiamo ancora far saltare in aria la fabbrica. – tentò Nel, cercando di trovare il lato positivo della cosa.
- No, distruggere le Cioccorane no! – implorarono Harry e Julian. – Ti prego!
- Tremo al pensiero di quello che faranno ora. – fece Lily.
- Scommessina a chi riesce a collezionarne di più con la propria faccia sopra? – propose James.
- Ci sto!
- Ecco appunto. – Remus crollò sul divano, non prima di pronunciare – Cartacce Evanesco! – Almeno il pavimento di casa Potter avrebbe avuto un aspetto umano.
Il delirio da Fama Meritatissima e Improvvisa proseguì per giorni, contagiando immancabilmente anche il Capodanno in arrivo. Non mancarono occasioni per sfoggiare la fantomatica carta come un fiore all’occhiello, non mancarono i continui acquisti, da parte di James e Sirius, per aumentare la collezione per battere l’amico. Tutti gli altri, in tutto questo, non potevano che assistere impotenti a questa mania. E tutto il resto, compresa la proposta di matrimonio che Sirius non era ancora stato in grado di fare, finì, almeno per qualche giorno, nell’oblio.

Capitolo cinquantaquattro: dici sul serio? di Stormtroopers in stilettos

Capitolo cinquantaquattro: dici sul serio?

Con l’arrivo del 1987 fu evidente però, passata l’euforia, che Sirius doveva arrendersi all’evidenza e agire. Provò a dimenticarsene, a dire il vero, ma solidali e fraterni amici insistettero a metterlo di nuovo sulla retta via.
Dunque, che il suo destino si compisse; si sentiva pronto ormai, di nuovo. Il suo personalissimo e drammatico giorno del giudizio. Merlino, gli veniva male a pensarci. Non poteva farcela; sarebbe inevitabilmente, disgraziatamente, desolatamente morto. O forse Nel gli avrebbe piantato un pugnale nella schiena, il che, ovviamente, era pressoché la stessa cosa. Però di una cosa era certo: quello sarebbe stato l’ultimo, definitivo tentativo. Un uomo può chiedere la mano di una donna non più di un certo numero di volte; oltre diventa ridicolo. D’accordo, forse anche lui aveva le sue colpe, in parte. Chiederglielo il primo aprile, per dire, era stato un errore. Chiederlo cercando di non essere melenso o sdolcinato aveva reso la questione poco attendibile, d’accordo. Causarle un infarto al matrimonio della sua amica forse era stato crudele. Senza poi aggiungere lo scherzo di pessimo gusto di James. In parole povere: una strage. Era brutto farsi ridere dietro; insomma, era dunque così poco credibile?
Sì. Puoi contarci. Era ovvio che sarebbe successo. Queste erano state le cortesi ed incoraggianti risposte degli amici. Gli unici a tenerlo sempre su di morale erano stati Julian ed Harry, ma essendo solo due teneri bambini di quasi tre e sette anni non potevano farci molto. Be’, magari poteva chiedere loro di intercedere per lui… No, Nel l’avrebbe considerato sfruttamento di minore, e considerando i suoi agganci ministeriali con esperti di legge, ovvero suo padre, era il caso di lasciar perdere.
Sospirò. Dopotutto era un Grifondoro fatto e finito, e decisamente disgraziato e fin troppo audace, a detta di tutti. Ne era sempre andato fiero, ma al momento non si riconosceva granchè in quella descrizione. Chi era il viscido fifone che si era impossessato della sua volontà, dal giorno in cui aveva visto i suoi piani fallire miseramente? L’importante era farla finita, e in fretta. Approfittò del primo giorno in cui entrambi riuscirono a incrociarsi con calma in casa sua, e decise di agire.
Con passo felpato sgusciò via dalla camera da letto; la fiera era da qualche parte in casa, e non voleva che gli si parasse davanti senza preavviso. Un infarto, al momento, avrebbe potuto ucciderlo. Bagno e corridoio erano deserti, e gli pareva che lo fosse anche il soggiorno, nonostante non vedesse molto, dal suo punto di osservazione. Quella lì, croce e delizia della sua vita, era di certo in cucina. Il rapporto di quella strega col cibo aveva del morboso, davvero.
- Ah, sei tu. Non ti ho sentito entrare. – sbottò lei voltandosi di scatto.
- Siamo gli unici abitanti in casa, Nel. – rispose lui, nervoso. Grazie tante, aveva dovuto far sfoggio di tutto il suo addestramento Auror per non farsi sentire, ci mancava solo che si facesse beccare come un pivellino da una giornalista nevrastenica.
- Sono l’unica a conoscere persone che ti piombano in casa tramite Smaterializzazione senza bussare?
- James ha disimparato alla svelta, quando ho cercato di privarlo del suo braccio destro a morsi. Ci tiene, a non essere menomato. – Ok, non gli avrebbe mai staccato il braccio per davvero, era pur sempre il suo migliore amico. Ma l’aver instillato il dubbio nel signor Potter era stata una grande idea, e aveva funzionato alla perfezione.
Nel rise sommessamente, ben conoscendo il pessimo carattere del mago. Farlo arrabbiare poteva essere pericoloso, l’aveva imparato da anni, e a sue spese. – Cerchi qualcosa? È presto per l’ora di cena.
Sirius si chiese se offendersi o meno. Non era una persona mossa da istinti primari e basta; non sempre, almeno. Ma irritarsi al momento avrebbe complicato notevolmente la questione, quindi lasciò perdere.
- No, in realtà devo dirti qualcosa.
- Sono tutta orecchie. – disse lei, sorniona, andandosi a sedere su uno degli sgabelli. Per qualche motivo il mago aveva l’aria da cane bastonato, e non vedeva l’ora di scoprire il perché.
- Be’… ecco… - tentennò un momento. Era già giunto al punto di non ritorno, ormai, per cui la soluzione era una, sperando che finalmente Merlino gliela mandasse buona. - Considerando che non mi hai reso per niente il compito semplice, e giuro che se l’hai fatto apposta mi vendicherò… - disse, prima di inginocchiarsi e prenderle la mano. – Vuoi sposarmi?
Seguì un lungo momento di apnea. Entrambi di guardarono negli occhi terrorizzati.
Se era uno scherzo del signor Black, ponderò Cornelia, era il migliore mai progettato nella storia. Be’, un po’ ripetitivo, però comunque ottimo. Ma l’aria afflitta di Sirius non faceva ben sperare. A che genere di nuova tortura ministeriale la stava sottoponendo? Nel riepilogò nella sua mente le volte in cui il mago che le stava di fronte l’aveva già torturata a quel modo; poi, mentre la paura arrivava ad avvolgerla dalla testa ai piedi, si ricordò delle parole di Stephane, a proposito delle proposte mal riuscite solo perché fatte nel giorno sbagliato.
- Quindi tu vuoi davvero sposarmi? – domandò, sperando di sbagliarsi, almeno da un punto di vista razionale.
- Ce l’ho fatta ad essere preso sul serio? – Sirius sospirò. Non era nemmeno stato incenerito, ancora. - Nel, pensaci, perché avrei dovuto chiederti più volte una cosa del genere? Per sport?
- Credevo che il tuo sport preferito fosse il Quidditch, non chiedere la mano a destra e manca. – rispose subito lei, cercando di sviare la questione.
Sirius dovette trattenersi dallo schiaffeggiarla solo perché era una donna. - Mi hai torturato a sufficienza, che ne dici di darmi una risposta? – chiese, ormai stanco di starsene inginocchiato.
D’accordo, pensò Cornelia sospirando, forse era giunto il momento di considerare la cosa in maniera seria. L’apnea continuava, ma considerando che non era morta soffocata in quei cinque minuti, forse il suo cuore avrebbe retto ancora un po’. Ad un paio di domande bisognava dare risposta, ora. Sirius l’amava? Se mai aveva avuto dubbi, e di dubbi ne aveva avuti parecchi, quell’umiliazione era sufficiente a dimostrarle molte cose. Non era il tipo d’uomo che si affezionava, in genere, e aveva sempre cercato di trattarla come poco più che un passatempo. C’erano state innumerevoli occasioni in cui l’aveva ferita, e aveva deliberatamente lasciato che si sentisse una nullità, ma nonostante questo, in un modo o nell’altro, era spesso riuscito a rimediare ai danni. E questa volta poi, si era veramente impegnato. Quindi sì, Sirius l’amava. Metteva un po’ di strizza considerarlo, ma pareva vero. Lei amava Sirius? Be’, era una certezza che aveva raggiunto da un pezzo e soffocato un po’, per autodifesa in caso di brutte sorprese. Aveva cercato di ribellarsi a questa idea molte volte, nel corso dell’ultimo anno, eppure ogni volta che il pensiero di arrendersi le sfiorava la mente, aveva sempre deciso di lasciar perdere, perché le sarebbe costato di più.
- Ad una condizione sola, Sirius. – disse dopo un po’, molto seria.
- Ovvero?
- Non ridurti mai, mai, e sottolineo MAI PIU’ a compiere azioni così stucchevoli. – rispose lei, arrossendo, mentre scendeva dallo sgabello per mettersi allo stesso livello di Sirius. Questo modo formale di fare una proposta la metteva a disagio, avrebbe dovuto perdere prima la sua incredulità.
- Merlino grazie. – sospirò Black abbracciandola di slancio e lasciandosi cadere all’indietro. Circe, Nel aveva sempre avuto ragione, il pavimento della cucina era assai scomodo, per la schiena.
- Sbaglio o dovrei ricevere un anello, a questo punto? – domandò la ragazza, cercando con tutte le sue forze di cacciare l’imbarazzo di entrambi.
Black rise: - Sei una vera sanguisuga, Nel.
- Succede, quando si decide di sposare un uomo molto ricco.
- Questo è proprio il genere di risposta che mi sarei aspettato da una di quelle figlie di papà che si incontrano nei salotti bene. – sbuffò Sirius, facendo comparire nella sua mano un anello con diamante piuttosto vistoso.
- Basta e avanza per far schiattare d’invidia metà di amici e parenti ed accecare l’altra metà. – commentò Cornelia, soddisfatta. Ecco quello che si diceva accalappiare un buon partito.
- Sei veramente crudele. – rise Sirius, prendendole la mano e infilandole al dito quel piccolo capolavoro di sobrietà.
- Bene, e ora? Ci tocca fare un annuncio ufficiale?
- Prima pensavo di ricevere un risarcimento per tutti i miei sforzi. – ponderò Sirius, baciando la, orrore, futura sposa con una certa urgenza.
- Non hai amici in spasmodica attesa di conoscere l’esito del tuo ultimo, disperato tentativo? – lo bloccò lei con molta fatica e molto selfcontrol. – Immagino dovrai farti anche perdonare da Lily per come hai ridotto James non più di due mesi fa. Ora so perché te l’eri presa tanto.
- Già. – fece Sirius. – Detesto chi mi intralcia il cammino, Ramoso incluso. Ad ogni modo so che si sono dati alle sedute spiritiche ormai, quindi non è il caso di disturbarli. – seriamente, al momento uscire di casa era l’ultimo, sottolineare bene, l’ultimo dei suoi desideri.
- Sirius…
- E’ freddo fuori, siamo in gennaio. E poi li abbiamo visti pochi giorni fa per l’ultimo dell’anno, non è necessario vederli per forza e… - negativo. Non avrebbe ceduto alle richieste della fidanzatina.
- Sirius?
- Che c’è?
- Vorrei sapere con anticipo se rischio di sposare uno che potrebbe diventare completamente matto nell’arco di un lustro. – rispose lei, inarcando un sopracciglio.
- Sposando te non è un dubbio, è una certezza il fatto che andrò fuori di testa. Ero preparato a questo, combatterò stoicamente, non temere. – la rassicurò, stringendola a sé.
- Mi stai stritolando, Sirius, e abbiamo un annuncio ufficiale da fare… - con tutta la fatica che sicuramente avevano fatto per sopportare Black e i suoi infausti tentativi, Nel si sentiva in dovere di far presente che il loro amico ce l’aveva fatta.
- Ti stai affezionando un po’ troppo ai miei amici. Cosa c’è sotto?
- Sono il vero motivo per cui ti frequento. – rise Cornelia, cercando per la seconda volta, invano, di rimettersi in piedi. – Lasciami andare, per favore.
- Non riuscirai a convincermi, piantala.
- Guarda che invito Connie qui a cena. Ti farà le fusa anche con suo marito presente, ti avverto.
- Ok, andiamo. – si convinse Sirius alzandosi in piedi e aiutando Nel a fare altrettanto. Connie era una cognata simpatica, ma seriamente inquietante, a volte. La cosa buffa o tremenda era che suo marito non faceva mai una piega.
Piombarono di fronte a casa Potter un attimo dopo; nessuno aprì, dopo che ebbero bussato.
- Dove Merlino sono quegli squinternati? – chiese Sirius.
- Non ne ho idea…
- Scusa un attimo. – si giustificò Black prima di saltarle addosso come un animale, mentre erano ancora sulla soglia.
- Il rumore mi era famigliare! – esultò James, aprendo la porta. – E’ un piacere avervi sempre in casa mia. Vi si sentiva attraverso la porta, comunque.
- Sei lento a capire che ti sono arrivati ospiti. – replicò Sirius.
- Eravamo tutti presi in una seduta spiritica nello studio, pensavamo giusto ora di scendere per cena, c’è qualcosa che devo sapere?
- Perché stavi mangiando Nellie, Sirius? – chiese Julian, facendo capolino tra le gambe di James. Evidentemente i piccioncini non si erano staccati abbastanza velocemente. Lily raggiunse il drappello poco dopo, seguita da Harry e Remus che lo guardava con disapprovazione per quelle effusioni poco consone.
- Che ci fa il professorino, qui? – chiese Sirius, sorpreso.
- Non volevo perdermi la seduta, e poi volevo dimostrare che sei un uomo molto prevedibile.
- Ma prego, entrate pure, casa nostra è casa vostra. – li invitò James, mentre in sottofondo si sentiva Lily borbottare “Be’, quasi”.
- Allora, che dovete dirmi voi du… - James si voltò non appena messo piede in cucina, dopo la moglie, e lo spettacolo che vide fu grandioso. Nel aveva fatto apparire uno scintillante guinzaglio rosso e collare ben stretto al collo di Sirius. Non ricordava di averla mai vista più divertita.
- Non potevi trovare modo migliore per dircelo. – ululò James, abbandonandosi sullo stipite della porta. – Grazie, davvero!
- Questa entra ufficialmente negli annali. – bofonchiò Remus, preso da irrefrenabili attacchi di risate.
- Bella trovata. – commentò Sirius, gelido. – Toccherà anche a lei, signor Lupin, prima o poi. – fece evanescere subito dopo il grazioso pensiero della fidanzata. – Non ne ho passate a sufficienza? – chiese, irritato.
- Oh, no Sirius, peccato, a me piaceva il tuo guinzaglio nuovo.
- Non ti ci mettere anche tu, Harry, per favore.
- Suvvia, dovresti essere felice di avercela fatta. Sei antipatico come il signor Palmer, quando fai così.
- Io non sono come quell’antipatico tizio, e nemmeno voglio entrare in parlamento, e nemmeno mi pentirò per aver sposato una donna solo per la sua bellezza. – replicò rigido come un palo.
Nel passò oltre a quella considerazione sulla sua bellezza e si limitò a dare la stoccata finale. – Ma allora leggi davvero Jane Austen, quei libri non sono solo lì per fare figura! – esclamò, fingendosi estremamente sorpresa. James era ormai seduto per terra, e singhiozzava. Lily si era nascosta il viso tra le mani e anche Remus avvertì l’indispensabile bisogno di appoggiarsi da qualche parte.
- Ti odio. – sibilò Black in direzione della strega.
- Raccontala a qualcun’altra, sì? – rispose Nel, mostrandogli l’anello e mandandogli un bacio.
- Mamma, è enorme, brilla più degli occhiali di Harry. – mugugnò Julian.
- Ci sarà voluto un cane con tanto naso per scovarlo. - disse Harry.
Fantastico, pure i figliocci in vena di scherzi.
- Il gioielliere aveva le protezioni in negozio per ripararsi gli occhi, posso testimoniare. – confermò Lupin, prendendo in braccio Julian, che si era arrampicato sulla sua gamba.
- Buono a sapersi. – annuì Cornelia, divertita.
- Vi fermate a cena? – domandò poi Lily. – Non mi cambia aggiungere due piatti, mi farebbe piacere avere ospiti.
Nel si voltò a guardare Sirius, che pareva estremamente irritato da una situazione che, come al solito, gli si era ritorta contro, e anche dal non aver ricevuto la soddisfazione che sperava.
- Mi spiace Lily, ma non è finita la nostra sessione di annunciazione, dovremo fare un’altra volta.
- A quando le nozze? – chiese James, ancora ridacchiando, mentre raggiungeva la moglie per darle un bacio.
- Ti faccio io da testimone, Sirius, posso vero? – s’intromise Julian, portato in cucina da Remus.
- Ne riparliamo più avanti, d’accordo?
- Sono meglio io, Sirius, non inciampo nei tappeti. – si propose Harry.
- Faremo delle audizioni quando sarà il momento, promesso. – disse Nel. – Ci vediamo a cena prossimamente, qui o altrove, ok?
- D’accordo, ma niente pomiciamenti per strada, fate i bravi. – disse James.
- Ha parlato la ventosa del dormitorio di Grifondoro. – sbottò Sirius Black, prima di Smaterializzarsi, sotto lo sguardo imbarazzato di Lily e James, ancora vicini.
- Bene… perdonate la sua maleducazione, vi saluto anche io. – disse Nel, prima di tornarsene a casa di Sirius in un battito di ciglia. Ebbe il buon gusto, o l’intuito, di Materializzarsi nella stanza giusta della casa. Black, futuro marito fregato e incastrato, ebbe il suo personale trionfo.

Capitolo cinquantacinque: il giorno dopo di Stormtroopers in stilettos

Capitolo cinquantacinque: il giorno dopo

Fatto il doveroso annuncio ai Potter e a Remus, Sirius e Cornelia non sentirono il bisogno di diffondere ulteriormente la notizia, almeno per il momento. Non avevano nemmeno dovuto discuterne per mettersi d’accordo, anzi, non avevano proprio affrontato la questione, il che era una rarità. Se Sirius aveva l’indubbia fortuna di non aver più famiglia, o quasi, Cornelia aveva un discreto reggimento da affrontare. Non che fosse un problema di per sé, ma non voleva farsi trascinare subito in tremendi preparativi di fastose nozze a cui non avrebbe voluto partecipare lei stessa. La cerimonia di sua sorella, per quanto affrettata, era stata degna di una regina: e lei non aveva ancora superato il trauma. E inoltre già il considerarsi fidanzata era tanto, forse troppo. Cercava di non pensarci, ma era difficile distrarsi con quell’affare al dito.
- Piantala di arrotolarti nelle coperte, le hai tirate tutte dalla tua parte. – si lamentò Sirius, dandole una strattone tale che per poco non finì col sedere a terra. – Vedi di perdere questo pessimo vizio una volta per sempre.
– Mettiti un vero pigiama, se hai così freddo. - lo rimbeccò lei, cercando di non franare al suolo. – Preparati a questo e ad altro, maritino. – proseguì, mentre Sirius, violentemente disturbato dalla completa assenza di grazia della giovane, aveva alzato la testa per vedere quanto tempo ci avrebbe messo a sistemarsi.
- Non avresti dovuto dirlo. – sbuffò il mago, gelato dall’orrendo termine appena udito, facendo ricadere la testa sul suo cuscino.
- E perché? – Merlino, lui le aveva chiesto di sposarla, perché la cosa doveva atterrirlo?
- Perché mi indispone.
Allora era davvero un povero imbecille allergico alla parola matrimonio. – Allora sarà divertente immaginarti all’altare.
- Sei una donna insensibile e priva di sentimenti. Ti prendi gioco di me dopo tutto quello che ho fatto!
Buon dio, una crisi isterica da prima donna. Tentativo inutile, pensò Cornelia, Doris sapeva fare di peggio. Quante storie per una volta che lui non si dimostrava completamente immune ad un qualunque vero attaccamento ad una donna… ok, era un evento eccezionale, ma non una croce! Nel lo sapeva per esperienza diretta: non ci si poteva far molto quando ci si innamorava. Andava, purtroppo, semplicemente accettato. Sirius Black non sembrava ancora molto felice all’idea di arrendersi. In fondo lei poteva capirlo: non era il suo stile.
- Non sono né insensibile, né priva di sentimenti, o mi sarei effettivamente presa gioco di te e non avrei accettato. O pensi che basti comprarmi con un anello?
Il mago si voltò a guardarla. Lei lo stava osservando con un sopracciglio alzato e un sorriso che pareva più un ghigno.
- Bell’opinione che hai della tua futura sposa. – rise lei, abbracciandolo con entusiasmo.
- Non dire niente, per carità di Godric. – pigolò Sirius, tentando di liberarsi dalla presa.
- Questa è nuova. – disse Nel, sorpresa, mettendosi a sedere. – Dovevo aspettarmi che la parola impronunciabile per un playboy fosse: matrimonio!
Sirius non avrebbe subito una parola di più: - Stavi pensando alle tue damigelle d’onore, mia cara colombella, mentre eri tutta intenta a ponderare?
- Lurido bastardo. – sibilò lei, rimettendosi giù e dandogli le spalle, mentre Black rideva. Accidenti alla sua mania di voler stravincere!
- Ricordati che dovrai usare il mio vero nome, o non sarà un matrimonio legalmente valido. – riprese a dire lui, senza fare una piega alla velenosa reazione della strega.
Si avvicinò quel tanto che bastava per abbracciarla; Cornelia non lo scansò con una gomitata, come Sirius aveva temuto in un primo momento, ma nemmeno si lasciò andare.
- Non tentare di comprarmi. – minaccia inutile, visto che riusciva a farsi comprare dalle sue moine ogni, maledetta volta. Ma almeno era un tentativo.
- E’ inutile che io tenti, visto che ci riesco. – disse Black, dandole torto, per l’appunto. Le scostò una ciocca di capelli per baciarle una tempia, poi non si mosse. Tutto quello che fece Nel, dopo un sospiro profondo, fu rilassarsi. C’era un momento per lottare e ribellarsi a tutto, e un tempo per cedere; in questo caso la decisione era semplice.
A quel punto il mago pensò che poteva permettersi un atto sconsiderato, anche se gli sarebbe costato molto caro. Si fece coraggio, e le sussurrò qualcosa all’orecchio, il più piano possibile. La strega, sorpresa, si voltò a guardarlo con gli occhi spalancati, incredula.
- Che hai detto?
- Non crederai che te lo ripeta, Nel. – bisbigliò. Lei fu quasi costretta a supplicarlo con lo sguardo per farlo cedere.
- Ti amo. – pigolò, prima di mettersi giù con l’intenzione di dormire e sparire sotto la superficie terrestre per chilometri e chilometri.
La strega rimase immobile, pietrificata, incredula e altre varie ed eventuali. Black notò il suo respiro farsi accelerato, ma tutto quello che fece fu stringerla un altro po’ e tentare di addormentarsi. Magari il sonno gli avrebbe fatto dimenticare la frase appena pronunciata. Cornelia, al contrario, rimase con la tachicardia per un bel pezzo. La cosa non la spaventava, benché una frase del genere, detta dall’uomo accanto a lei, fosse alquanto… disturbante. Era anche inaspettata, anche se era assurdo pensarla così, visto come stavano le cose. Si rientrava in un ambito che lei e Sirius non avevano praticamente mai sondato, ovvero i sentimenti reciproci. Ognuno aveva sempre tenuto per sé i suoi dubbi e le sue paure per evitare di peggiorare la situazione. La loro relazione si era evoluta per inerzia, e l’unica cosa che non avevano mai negato era stata la loro reciproca attrazione fisica. Il loro modo di comunicare, invece, era spesso stato lo scontro violento. Faticava a credere alle sue orecchie, ma neppure Black avrebbe potuto mentirle due volte in quel modo.
Fu vinta dal sonno diverse ore dopo, e si ritrovò a maledire la sveglia, quando questa suonò.
- Disintegra quell’affare, io entro in servizio alle due e anche tu devi andare al giornale questo pomeriggio. – bofonchiò Sirius, staccandosi da lei e riguadagnando la sua metà di letto. Il romanticismo fatto uomo, pensò Nel tra sé e sé, alzando gli occhi al cielo.
- Dormito bene? – chiese poi lui sogghignando. Oh, che bello, aveva sconvolto la sua piccola, indifesa furia: se Sirius avesse saputo che sarebbe stato così divertente avrebbe detto quelle due infime paroline tempo prima.
- Affatto, il tuo braccio mi ha fatto venire il mal di collo. – sbottò lei, mettendosi a sedere. Maledetto stronzo e bastardo: l’avrebbe ucciso, uno di questi giorni.
- Potevi scansarmi.
- Cosa che ho tentato di fare prima che tu…
- Che ti zittissi? Sì, ho notato il tuo attacco di panico. È bello sapere che ho un’altra arma di controllo. Tempo un decennio e diventerai innocua.
Nel lo fissò stralunata e sconvolta.
- Mi sarei anche aspettato una risposta, dopotutto. Non vorrai fare di me un povero insicuro, no? – non che non lo fosse stato, intendiamoci. Anche lui aveva avuto i suoi tremendi momenti di puro terrore; ma ormai lei aveva accettato, era fregata quanto lui. E poi Cornelia gli era anche sembrata più arrendevole: anche quando era acida come un limone difficilmente poi lo scostava. E ora, tranquillo e sicuro di sé, poteva permettersi di vendicarsi per l’inferno che lei gli aveva fatto patire.
- Tu saresti un insicuro?
- Be’, mi hai reso la proposta di matrimonio pari ad un’agonia; qualcun altro avrebbe gettato la spugna, non trovi? Uno avrebbe potuto pensare di non essere corrisposto, sai… romanticherie del genere.
- E tu sei un esperto? – domandò la donna, scettica.
- Non direi, contando i miei fallimenti. Per questo ho bisogno di essere rassicurato. – rispose, sfoggiando un adorabile sorriso.
Povero Sirius, lui in agonia. Lei che aveva cercato di non lasciarsi prendere troppo da quella relazione per non dare un’altra musata contro al muro invece non aveva sentito nulla. Che colpa ne aveva avuto se le precedenti richieste di Sirius erano state tremendamente stupide? Che colpa ne aveva se aveva fatto sembrare la cosa una sfida? E non era sua responsabilità l’intromettersi di James! Ok, forse la sera prima, quando si era inginocchiato con aria disperata le aveva fatto tenerezza, e sì, era evidente che un atto del genere nascondesse affetto. Ma giocare al gatto e il topo no!
- Sto aspettando solo te. – incalzò il mago, divertito. Non aveva realmente bisogno di sentirglielo dire, ora glielo poteva leggere facilmente in faccia, ma lui si era abbassato a tanto, e non avrebbe preteso niente di meno.
- Ti amo anche io. – soffiò lei, irritatissima, prima di scappare via. Anche se, forse, la frase corretta avrebbe dovuto essere “anche io ti odio a morte”.
Sirius sospirò soddisfatto, pensando che ora erano pari. Poi si alzò per andare a vedere dove fosse finita la morbida metà.
La trovò in soggiorno, seduta sul divano a gambe incrociate; stava scrivendo come un’ossessa.
- Devo preoccuparmi per me? È un articolo di lavoro?
- No, sto solo scrivendo a mio fratello e ai miei per dar loro la “fantastica notizia”. – replicò lei, senza guardarlo.
- E tua sorella?
- Madame Pettegolezzo dovrà aspettare un po’, voglio prendermi un po’ gioco di lei. Mi aiuterai?
- Dovrei assecondarti in uno dei tuoi piani diabolici? – chiese Sirius, perplesso.
- Sai, lei potrebbe suggerirti di sposarmi a Westminster con ottocento invitati. – spiegò Nel, guardandolo negli occhi.
- Sarò a tua completa disposizione, allora. – convenne il mago, rabbrividendo. Già sposarsi era un problema: meno testimoni c’erano, meglio sarebbe stato.
- Gentile da parte tua. – sorrise la strega, avvicinandosi per baciarlo. Era una donna innamorata, dopotutto.

***

Entrambi poi si separarono per andare al lavoro, dopo pranzo. L’Auror Black fu accolto dall’aria giuliva dell’intero Dipartimento, e il tutto grazie a James che, durante la mattinata, non aveva potuto fare a meno di far sapere che presto si sarebbe sposato.
- Scusami, se fossi stata presente avrei cercato di impedirglielo, davvero. – gli bisbigliò Lily, posando una mano sul suo braccio.
- Ringrazia che ha staccato da almeno un’ora… - rispose Sirius, non del tutto arrabbiato.
- Tanto lo so che verresti licenziato se tu tentassi di pestarlo di nuovo. – scherzò la donna, rimettendosi a lavorare.
- E allora ti sposi la giornalista pazza, tante congratulazioni! – commentò Savage, andandogli incontro. – Avevano ragione a definirti uno spostato, davvero bella coppia! – continuò, mentre Shackelbolt se la rideva in disparte.
- Non sei abbastanza scuro da confonderti col legno della scrivania, Kingsley. – borbottò Sirius, sperando che la cosa finisse presto. E per suo sommo sollievo così fu, naturalmente non dopo avere subito le congratulazioni del suo Capo; quello che non si aspettava era di vedersi piombare davanti alla sua scrivania, circa una mezz’ora dopo, Conrad Lethifold. Era un evento davvero inatteso, e quello non era il genere di sorprese che Sirius poteva dire di amare. La cosa incuriosì tutti presenti, perché era evento raro che un burocrate andasse a far visita agli Auror.
- Volevo passare prima, ma ero impegnato. – esordì lui a mo’ di saluto. – Ho ricevuto la lettera di Nel stamattina, potresti farle avere questo? – chiese, porgendogli una lettera.
- Devo farti da gufo? – chiese Sirius, perplesso.
- E’ più comodo così, difficilmente so quando è a casa, e di certo tu la vedrai prima di me. Puoi anche leggerla, non c’è niente di particolarmente privato. – e dopo l’ultima affermazione fece un cenno di saluto e sparì com’era giunto.
- E quello chi Merlino era?
- Uno dei miei futuri cognati, Williamson. – rispose Black, con la lettera ancora in mano.
- Tanti auguri, allora, ti meriti un brindisi per l’atto di coraggio. – convenne il collega, evocando del Whisky Incendiario.

La novità invece tentò di passare quasi inosservata, nella redazione de L’Oracolo, se non che la segretaria non potè fare a meno di notare il vistoso anello della giornalista, quando Nel arrivò.
- Chi hai derubato di uno splendore simile, Cornelia?
- Nessuno in verità, è un regalo che mi hanno fatto ieri sera. – rispose sbrigativa, con una risatina. Era divertente notare come l’idea di un anello del genere addosso a lei potesse sembrare frutto di un furto.
- Aspetta, aspetta, questo è un anello di fidanzamento! – esclamò la strega, afferrando la mano di Nel e osservando il gioiello con la competenza di un esperto. – E vale anche quanto il mio appartamento, probabilmente!
- Così pare, Susan. – sospirò l’interessata, mentre Donovan, il suo redattore capo, si affacciava dalla porta.
- Capo, la tua redattrice di Invasi dai Babbani si sposa! – disse Susan.
- Ah. – commentò l’uomo, perplesso. – E da quando questa novità?
- Da ieri sera, Donovan. Ma non ti preoccupare, è solo materiale in più per la mia rubrica. – rise Nel.
- Tutte le mie felicitazioni, allora! – commentò il mago, con un largo sorriso, prima di sparire dentro al suo ufficio.
Se Donovan si rivelò cortese ma discreto il resto della redazione non fece altrettanto. Carla, in uno slancio di entusiasmo, propose a Nel un trafiletto di annuncio di nozze, che la donna si affrettò a rifiutare gentilmente, Garth si propose come fotografo ufficiale, mostrando tariffe a dir poco vantaggiose, e molti altri sembrarono quasi più felici di lei, tanto che Cornelia si sentì in dovere di offrire un giro di bevute, che poi divennero tre, quando staccò dal giornale. Tornò a casa piuttosto tardi, con ancora nelle orecchie il cicaleggio dei colleghi, dei consigli pre-matrimoniali che si sarebbe volentieri risparmiata, e con un paio di pacche sulle spalle che ricordavano quelle che gli rifilava il fratello.

Capitolo cinquantasei: piani malefici di Stormtroopers in stilettos

Capitolo cinquantasei: piani malefici 
Giunta nel suo appartamento, Nel trovò un gufo che pareva in attesa da diverse ore. Aprì la finestra della piccola cucina, lo fece entrare e versò da bere per il volatile, prima di slegare il messaggio. Senza sorpresa notò che era la risposta dei genitori alla sua notizia. Suo padre le fece sapere con ironia che la notizia lo coglieva del tutto impreparato, e le chiese se non ci fosse un motivo sotterraneo per la sua decisione, com’era già capitato. E chiedeva inoltre, dimostrando una vergognosa mancanza di tatto, se il fortunato era la medesima persona che già conosceva, o se doveva a qualcun altro il merito. Sua madre invece, molto semplicemente, le faceva le sue più sentite congratulazioni, e le raccomandava di farsi sentire al più presto. Vista l’ora la strega decise di dare notizie di sé il giorno seguente; nutrì il gufo, e lo lasciò volare verso la sua meta.
Sentì il famigliare “crack” della Materializzazione di Sirius circa due ore dopo, mentre si stava rivestendo dopo una rilassante doccia bollente.
- Credevo di averti dato la mia chiave. – disse affacciandosi in soggiorno, con una salvietta tra le mani e i capelli ancora umidi.
- Carina stile pulcino inzuppato. – commentò – Ho idea che se fossi arrivato solo dieci minuti prima avrei potuto farti compagnia, sbaglio?
- Ti è andata male. – la strega si avvicinò,  sbadigliando – I miei hanno risposto. Mio padre ci tiene a sapere se non ho cambiato fidanzato rispetto a quello che ricorda lui e vorrebbe sapere se mi sposo perché sto per farlo nonno.
Come da copione, Sirius s’incupì. – Non vedo l’ora di sapere che dice la signora Lethifold, a questo punto.
- Tante congratulazioni e vuole che mi faccia sentire presto; andrò a trovarla in questi giorni. Connor dovrebbe essere avvisato, ma non si è ancora fatto sentire.
- Invece si è fatto sentire Conrad, mi è piombato in ufficio a tradimento. – la interruppe Sirius.
- Ah davvero? – Nel si sedette in braccio a Sirius, che si era già accomodato sul sofà. – Come mai è passato da te?
- Dimostrazione di forza? Territorialità? Ha una pessima opinione di me? – elencò Black distrattamente. – Con la sua solita aria professionale mi ha chiesto di darti questa, ha detto che faceva prima così, visto che di certo ti vedo spesso. – spiegò, mostrando una lettera.
- Mi vedi spesso? Non mi dire… - mormorò la strega, ironica.
- Mi ha detto che potevo aprirla, ma non ci tengo molto a mettere mano nella corrispondenza privata.
Non fece in tempo a finire la frase che la giornalista gli aveva già sfilato la pergamena di mano e aveva spezzato il sigillo ministeriale che la chiudeva. Un attimo dopo la vide ridacchiare, richiudendo la lettera.
- Che c’è?
- C’è che è una lettera tipica di Conrad, si sta facendo beffe di noi, senti qua: “Perfetto, dimmi dove e quando e io sarò lì”, che razza di risposta cretina.
- Ah, splendido.
- E non ha nemmeno risposto alla domanda fondamentale. – borbottò la strega, appoggiando la testa sulla spalla del mago.
- Sarebbe? – s’informò Black, pregando che non fosse una domanda riguardante l’opinione del primogenito Lethifold su di lui.
- Gli ho chiesto se voleva essere il mio testimone di nozze. Se lo conosco bene questo – disse sollevando la mano con la lettera – dovrebbe essere un sì, ma potrei sbagliarmi.
- E con la tua sorella carina che facciamo?
- Come sarebbe mia sorella carina? – domandò la strega, già sul piede di guerra.
- Cornelia, ce li ho gli occhi, Constance è riuscita un po’ meglio di te, non credi? – fece notare Sirius con aria angelica, mentre sapeva che la piccola furia tra le sue braccia stava ribollendo di rabbia. – Tranquilla, mi toccherà sposare te, visto che l’altra è già presa. – aggiunse, premurandosi di bloccare le braccia di Nel prima che reagisse violentemente; questo non impedì alla donna di scalciare.
- Piantala Cavallo Pazzo, è perfettamente inutile che tu ti agiti tanto. – rise Sirius, mettendole in testa l’asciugamano che la strega aveva abbandonato poco prima. – La tua mamma non ti ha insegnato che coi capelli bagnati si prendono i malanni?
- A me dispiace solo che la tua non ti abbia segato la lingua.
- E qui sbagli. – rispose Sirius, baciandola.
- D’accordo. – ammise Nel con un certo sforzo, mentre il mago continuava a tormentarla baciandole il collo. – Abbiamo ancora un problemino da risolvere però, lo sai, vero?
- Ti ascolto. – mugugnò Black continuando inesorabile la sua opera di tortura, e anzi spostando la strega quasi di peso per evitare che gli si informicolissero le gambe.
- Sono seria, dobbiamo parlare a Connie prima che mia madre si lasci sfuggire qualcosa. Le ho detto di lasciar fare a me, ma non mi fiderei troppo di lei.
- Sarò onesto, questo non rientrava nelle mie priorità… - disse Sirius accarezzando in maniera vergognosamente lasciva una gamba della donna. – ma se ci tieni tanto al tuo malefico piano temo che non potrò far altro che acconsentire.
- Lo dici come se ti stessi portando sulla bocca dell’Inferno. – rispose la strega posando la propria mano su quella del mago. – Ero convinta che alcuni gironi ti fossero particolarmente congeniali.
- Già, io sono il cattivo e tu sei la ingenua e tenera fanciulla traviata, decisamente credibile. – ridacchiò Sirius.
- Sirius Black, il corrispettivo moderno di uno dei cavalieri di Re Artù. Permettimi, ma anche questa equivale a spararla particolarmente grossa.
- Be’, Lancillotto, magari…
- Quell’imbecille che ha causato la rovina di Camelot? – Cornelia approfittò di quel momento di smarrimento di Sirius per alzarsi in piedi e per togliersi l’asciugamano dalla testa; Black aveva la risata facile, meglio evitare di facilitargli il compito, no? – Avviserò Connie che voglio parlarle quanto prima, se riesco a convincerla potremmo trascinare anche John in questa bella commediola; fingeremo di avere una notizia particolarmente grave da comunicarle.
- Tremo all’idea di quello che stai pianificando. – borbottò il mago, lasciandosi andare sullo schienale del divano color crema.
- Nulla di che, da quando sa che stiamo insieme, di nuovo, non vive se non per sapere quando convoleremo a nozze. Ha sempre fatto così con ogni ragazzo che ho avuto, non ti eccitare. – sorrise lei, tramutando il lieve ghigno di Sirius un una faccia decisamente abbacchiata. – Se riesci a riprodurre quell’espressione mentre le diremo che ci stiamo lasciando avremo un successo assicurato.
Il mago grugnì, distogliendo lo sguardo. Possibile che Quella lì dovesse sempre distruggerlo con quelle docce ghiacciate? Cos’era, sadismo puro? Se ripensava poi alle circostanze in cui Constance Barrowman aveva appurato l’esistenza della loro relazione… Merlino, le donne di quella famiglia lo impensierivano, di tanto in tanto.
- Per consolarti posso dire che sei uno dei suoi preferiti da sempre. Lo sai, ti tratta come il suo animale di pezza. – rise Nel, mentre andava a raggiungere il telefono. Già, anche l’adorazione di Connie per lui aveva dell’inquietante. Rimase in silenzio mentre ascoltava la, terrore, futura moglie, cianciare con aria molto seria con sua sorella. Falsa come Giuda e anche di più, un’interpretazione dannatamente credibile. Avrebbe potuto tranquillamente usare un gufo, o la Metropolvere, ma sarebbero stati due metodi egualmente poco vantaggiosi. Il gufo le avrebbe impedito di godere della preoccupazione di Connie, e la Metropolvere l’avrebbe costretta a farsi vedere in carne ed ossa, compromettendo le sue capacità di rimanere seria.
- Fatto. – esultò la strega tornando a sedersi accanto a lui. – Siamo loro ospiti domani sera, Connie è estremamente curiosa, e leggermente preoccupata: non potevo desiderare di meglio. – disse, ridendosela come una bambina davanti ad un nuovo giocattolo particolarmente gradito. Sirius trovò quella risata tremenda, cattiva e con un che di luciferino, ma riuscì solo ad osservarla con aria condiscendente.
- Per quanto avresti intenzione di divertirti, domani sera? – domandò poi distraendola dai suoi pensieri.
- Voglio solo sentirla balbettare “No, non può essere, siete così carini insieme” o altre variazioni sul tema. Insomma, voglio vederla comportarsi come una patetica eroina romantica. – oh, dopotutto Connie leggeva tutti quei polpettoni tremendi per qualcosa, no? Nel non vedeva l’ora di ammirare un’interpretazione accorata e sentita come quella di sua sorella. Ci sarebbe stato da ridere.
- Insomma vuoi vedere un tremendo incrocio tra Marianne Dashwood e Catherine Morland? – Sirius pareva perplesso.
- Ma allora tra te e Jane Austen è proprio amore! – esclamò sorpresa. Davvero, non pensava che un uomo del genere potesse dilettarsi così. Osservò Sirius irrigidirsi di colpo, ben consapevole di aver fatto un passo falso. – Devo dedurre che in fondo hai un cuore.
- Be’, direi che anche tu la conosci bene, visto che non ti lasci sfuggire un nome. – la difesa di Black non era debole, ma debolissima.
- Letture standard di una ragazza per bene, Sirius. Potevo forse perdermela?
Sirius fu letteralmente costretto a zittirla per salvare quel poco di reputazione che gli restava. Dopotutto, le aveva lasciato altra scelta, forse?
 
***
 
Cornelia attese la sera successiva con impazienza. Per un motivo o per l’altro non era mai riuscita a ripagare a dovere la sorella delle infiltrazioni nella sua vita privata e del suo asfissiarla con domande imbarazzanti. Aveva provato a renderle pan per focaccia, ma Connie aveva sempre adorato sbandierare ai quattro venti le sue relazioni; l’unica cosa che l’aveva leggermente mandata in crisi era stata la sua prima gravidanza, e in quel caso sarebbe stato davvero infame infierire, nonostante Conrad gliel’avesse suggerito con aria disinteressata. Del resto, la scenata di tutto il parentado riunito e compatto in un unico fronte comune contro Constance e John all’epoca le era parso sufficiente. Di breve, brevissima durata, purtroppo, ma tutto sommato sufficiente.
Dunque, era giunto il momento della vendetta.
 
***
 
- Dov’è che porti la tua bella, stasera? – chiese per la terza volta James, non del tutto convinto di aver capito.
- A scatenare la sua furia vendicatrice con sua sorella; cose da donne, quindi non chiedere a me, me ne lavo le mani. – effettivamente nutriva qualche dubbio sulla faccenda, ma ormai era un ballo e gli toccava ballare.
- No è che vorrei sapere come ti ha convinto. – ridacchiò l’Auror Potter. Conosceva bene certe tattiche femminili di persuasione; come Sirius ben sapeva, visto che James andava a piagnucolare e a lamentarsi da lui, anche Lily ne faceva un grande uso.
- Mi è stato detto, e purtroppo non ho motivo per dubitarne, che Constance potrebbe convincerci a sposarci a Westminster con un milione di invitati… quindi comprenderai che si tratta anche della mia sopravvivenza. – rispose l’uomo, rabbrividendo anche solo per quell’eventualità.
- Westminster? Lussuoso… - ridacchiò James – Per non dire scenografico.
- Oh, sta zitto, Ramoso. – in fondo mancava poco alla fine del turno, bastava trattenere il respiro, fare il conto alla rovescia e finire dalla padella alla brace. E fu quel che fece, per circa due minuti e mezzo. Uscì dal reparto Auror con un’aria curiosamente cianotica.
 
***
 
- Sei in ritardo, Sirius! – fu il saluto di Cornelia mentre gli passava davanti come una furia, tentando di infilarsi un paio di orecchini a forza. Certe manie delle donne lui non le avrebbe mai capite.
- Passato una buona giornata? – commentò sarcastico, varcando la soglia.
- Affatto. – borbottò la strega, con un lampo di trionfo negli occhi mentre chiudeva il gancetto del primo pendente. – Mezza redazione sembra in pieno ciclo mestruale, a confronto io sono un bon bon…
- Un metro di giudizio che agghiaccia. – continuò Black con il suo tono irritante, mentre si toglieva il mantello. Se ne pentì subito dopo, quando Cornelia lo fulminò con lo sguardo. – Ti ricordo che non sono io il nemico, stasera. Vedi di comportarti bene, se vuoi il mio aiuto.
- Cos’è, una specie di ricatto?
- Esatto. – rispose l’uomo, soave, prima di sorpassarla. – Vado a prepararmi, sua signoria. – ghignò, prima di infilarsi nel bagno celeste di Nel come se fosse a casa sua. Indispettita, lei fece per tirargli dietro un maglione che aveva dimenticato chissà quando, abbandonandolo sulla poltrona della camera da letto, ma Sirius fu più veloce e le chiuse la porta in faccia. Sentirlo ridere al di là della stanza non fece che peggiorare la situazione. Costretta a attendere che sua signoria si preparasse, si diresse con aria annoiata verso l’armadio, pensando a cosa mettersi al posto di un paio di vecchi pantaloni da casa e una felpa vecchia di anni.
Ok, cominciare a prepararsi partendo dagli orecchini non era razionale, ma considerando che aveva delle orecchie piuttosto refrattarie al fascino dei gioielli si era abituata a togliersi la scocciatura il prima possibile. E come dice il detto “Chi ben comincia è a metà dell’opera”.
Passò rapidamente in rassegna il suo guardaroba con lo sguardo: la serata prometteva bene, e lei non voleva di certo scoprirsi impreparata.
 
 

Capitolo cinquantasette: destinazione Cardiff di Stormtroopers in stilettos

Capitolo cinquantasette: destinazione Cardiff
 
- Siamo in ritardo, vanitosa. – la riprese Sirius, mentre la osservava truccarsi dalla porta del bagno. – Sei ospite della regina, forse?
Il labiale silenzioso della ragazza su chiarissimo.
- No, decisamente no. – disse, ridendo. – Com’è che ti metti tutta in tiro, stasera? – chiese poi con sincera curiosità, non dovevano andare chissà dove, in fin dei conti.
Nel non rispose subito, troppo presa a non infilarsi la matita nera in un occhio; esperienza peraltro già provata in passato e per niente gradita. D’accordo, le altre due gonne lanciate sul letto e le altre tre camicie che aveva opportunamente stivato di nuovo nell’armadio, prima che lui le vedesse in giro, potevano deviare. Lei non era vanitosa; non in confronto a Black, se non altro. – Mi andava, perché? – rispose con aria tranquilla, ma comunque pronta a dare di matto nel giro di mezzo secondo.
Sirius la squadrò dall’alto in basso, in quel modo che gli era congeniale anche quando aveva diciassette anni. Cornelia aveva sempre detestato di tutto cuore quelle radiografie non richieste. – Sei carina, Nel, ma non vorrei che mi congelassi durante il viaggio.
- Molto, molto premuroso. – lo derise lei spazzolandosi i capelli. Era imbarazzante però avere un pubblico mentre si preparava. Al massimo le era capitato di avere accanto qualcuno che la spintonava via dal lavandino per lavarsi o fare moine allo specchio; non un acuto osservatore. Sorvolò accuratamente sul velato complimento, ad ogni modo. Non era il momento per una parentesi romantica, aveva una campagna militare a cui partecipare. – Pronta, soddisfatto? – esclamò infine, sorpassandolo per andare a prendere il suo cappotto più pesante.
- Cosa posso desiderare di più? Adoro le sceneggiate della tua famiglia… - sospirò Sirius, vago. Sempre meglio della sua famiglia, in effetti.
- Sì, lo so che ti diverti molto. E ora da spettatore sei stato promosso al ruolo di interprete. – ridacchiò Nel, raggiungendo la porta.
- Evviva! – sospirò nuovamente il mago. Non era forse il sogno della sua vita diventare comprimario di una commedia dell’assurdo?
- Ti ho sentito. – cantilenò la strega, mentre cominciava a scendere le scale. – Chiudi la porta, visto che hai le mie chiavi.
Lo fece senza obiezioni, che gli avrebbero fatto solo perdere una marea di tempo, ma si tolse la soddisfazione di scavalcarla con pochissima grazia, raggiungendo per primo la strada. L’aria era gelida e lo colpì in faccia come uno schiaffo, ma non vi badò. La strega lo raggiunse poco dopo, imbronciata.
- Lanciami dalla tromba delle scale, la prossima volta. – sbottò.
- E’ un’opzione che tengo sempre valida per i momenti migliori. Sali ora, ti va? – rispose senza guardarla in faccia, montando sulla sua moto. Attese che Nel si sistemasse e partì a tutta velocità in direzione della capitale del Galles, Cardiff. Appena si ritrovò fuori dalle vie principali decise di decollare: nessuno li avrebbe notati, nel cielo ormai scuro. L’aria era ancora più fredda in quota, abbastanza da far rabbrividire Sirius stesso: non lo sorprendeva affatto sentire Cornelia tremare, di tanto in tanto. Non che la cosa lo riguardasse, dato che l’aveva avvertita. Ci volle diverso tempo per arrivare a destinazione, nonostante fossero decisamente più veloci di un comune mezzo Babbano, grazie anche all’ innocente modifica operata dal consesso di Malandrini riunito, ma quando furono in vista della meta erano entrambi abbastanza congelati. Nonostante tutto Nel riuscì a farsi capire mentre dava indicazioni per raggiungere la zona di Roath park, vicino alla villa della sorella. Era surreale dare istruzioni dall’alto e di notte, sembrava di avere a che fare con una curiosa mappa cittadina illuminata nei punti cardine. Ciononostante non si persero e, pur contando le reciproche recriminazioni, arrivarono puntuali.
- Sobria casa di tua sorella. – commentò Sirius, facendo caso all’edificio.
- Ha sposato un uomo molto ricco: ha avuto lungimiranza, nel farsi mettere incinta. – spiegò Nel, scendendo dalla moto. In effetti la casa era un villone enorme, come tanti altri nelle vicinanze, situato in una delle periferie bene della città. Il che, semplicemente, voleva dire giganteschi cancelli, che sbarravano enormi ingressi, ricavati da mura di cinta di ciclopiche dimensioni, atte a offrire privacy negli sterminati giardini che attorniavano la costruzione.
- Noto forse stizza?
- No, è che Connie forse è più calcolatrice di quanto potrebbe sembrare… - buttò lì Nel, prima di raggiungere il citofono. – Inizia la recita. – disse, voltandosi appena con un sorriso a trentadue denti che Sirius trovò agghiacciante quanto adorabile. Cornelia suonò il citofono e attese risposta. – Siamo i tuoi ospiti John, puntuali come un orologio svizzero.
Un secondo dopo il cancello scattò automaticamente ed entrambi iniziarono ad attraversare il giardino.
- Ricordami, che lavoro fa tuo cognato?
- Possiede un’azienda che produce aggeggi elettronici di varia natura; non ci capisco molto e Connie non mi ha mai dato notizie più precise… – Nel alzò le spalle, preparandosi a dare inizio alla sua commedia.
- Tutto bene il viaggio? – li salutò John accogliendoli all’ingresso.
- Gelido, ma comunque sì.
- Nel, Sirius! – Connie spuntò improvvisamente dietro ad un angolo e si lanciò a salutarli con un abbraccio esagerato.
- E’ un piacere rivederti. – boccheggiò Sirius, lievemente a disagio. – Come stanno i tuoi bambini?
- Perfettamente, Sirius, perfettamente. Richard e Neil sono andati a nanna da poco, spero non ci disturberanno. Voi piuttosto? Come mai quella telefonata, che succede? – cominciò a chiedere tutta preoccupata alla sorella.
- Ne parleremo nel corso della cena, non temere. – rispose l’interessata, grave. – A proposito, vi è arrivato…
- Il dessert? Sì, l’ha consegnato la pasticceria stamattina, molto gentile da parte vostra. – convenne il signor Barrowman, mentre si spostavano nel salotto.
- So che Connie è presa con due bambini piccoli, non volevo che l’intera cena pesasse su di lei. – e poi volevo addolcire la serata, penso Cornelia fra sé e sé. In fondo doveva coccolare sua sorella giusto un po’, in primis per rendersi più credibile, e in secondo luogo per non farsi inseguire a colpi di maledizione dopo.
Sirius seguì in silenzio il raffinato eludere le domande da parte di Nel: certo doveva avere raggiunto un discreto allenamento, tra Connie e le amiche. Sembrava godersi un mondo la situazione e il camino a cui dava la schiena. Non riusciva a darle torto, quel caldo era divino, dopo il freddo patito.
- Come mai siete venuti fin qui con una moto? Con questo freddo vi conveniva usare uno dei vostri mezzi da maghi, no? – chiese John. Non capiva la metà di quello a cui spesso si riferiva la moglie, ma che i maghi potessero viaggiare molto più agevolmente di lui gli era divenuto chiaro quando aveva perso cinque anni di vita vedendo sua moglie Smaterializzarglisi davanti.
- Preferivamo un po’ di velocità e il brivido della sorvolata. – buttò lì Sirius, sorprendendo non poco il suo interlocutore.
- La sua moto ha il brutto vizio di volare e raggiungere velocità da galera, non so se te l’aveva raccontato. – spiegò brevemente Nel. – Lui e i suoi amici hanno giocato ai piccoli meccanici.
Il tono di Cornelia era lievemente saccente ed irritante; Black sperò che fosse dovuto alla messa in scena, o gliel’avrebbe pagata cara. Decise comunque di stare al gioco, schioccando alla fidanzata un’occhiata raggelante. Il signor Barrowman, più interessato alle prodezze della magia, ed essendo di natura discreta non vi badò, ma sua moglie notò subito l’aria fredda tra i due innamorati con aria preoccupata. Qualcosa non andava.
Poco dopo si trasferirono in sala da pranzo e la presenza del cibo sembrò rilassare gli animi di tutti. Sollevata, Connie tentò nuovamente di sondare il terreno con la sorella, invano. Tentò allora con Sirius, su cui sapeva avere un ottimo ascendente, ma nemmeno lui si rivelò propenso a parlare. Decisa a non far languire la conversazione, cominciò a resocontare le avventure dei suoi splendidi pargoletti, così teneri da essere definiti dei veri angeli. Per due volte il discorso fu interrotto dalle selvagge urla di Neil, dal piano di sopra, ma Sirius e Cornelia ebbero la prontezza di trattenere ogni eccesso di risa.
- Sai, a parte questi piccoli inconvenienti… – proseguì la giovane strega riferendosi alle sue precipitose corse a consolare il secondogenito – adoro poter passare tutto il giorno con loro.
Sirius diede un piccolo calcetto a Nel, seduta di fronte a lui, per evitare che sbiancasse troppo.
- Non riesco ad immaginarmi la vita come la vivevo prima, così vuota, inutile, senza scopo…
Lo stesso John si finse molto preso a tagliare la sua carne, l’aria solenne con cui la sua giovane mogliettina decantava le gioie della vita domestica erano un pelo… eccessive.
- Dovreste provarlo, davvero! – continuò poi, rivolta a Black e alla sorella. – Avete un’età ormai, e state insieme da abbastanza tempo per dire di conoscervi bene. Io e John non abbiamo aspettato tanto.
- Anche a me piace correre… - si giustificò l’uomo con una risatina divertita.
- Grazie per avermi dato della vecchia, Connie, lo apprezzo davvero molto. – ribattè Nel senza guardarla, gelida.
- Non sto dicendo niente di tutto ciò. Solo che ormai passate anche tutte le notti insieme, convivete quasi, tanto vale che vi sposiate. Sarebbe meraviglioso, vero John? – cinguettò la strega, evocando i piatti da portar via.
- Li stai terrorizzando, Connie, forse dovresti essere un po’ più delicata, anche se lo ammetto, vi vedrei molto bene insieme. – commentò.
Ancora una battuta e me la pagherai anche tu, Barrowman, ponderò Nel.
- Ma vuoi mettere che bambini carini che uscirebbero da loro due? – andò avanti Connie imperterrita, mentre si allontanava in cucina. – Sirius ha un viso così bello…
- Scusatemi, vado ad aiutarla… - si scusò Barrowman, alzandosi e scomparendo anche lui alla vista.
- Nel, quanto dobbiamo restare ancora nella casa degli orrori? Finisci il tuo tiro mancino e via.
- Appena posso, te lo giuro. – sussurrò la strega, avvicinandosi a Sirius con fare confabulatorio. Si rimise dritta e rigida come un palo non appena riapparvero i due padroni di casa con dolce e piatti.
- Cornelia, sono davvero seria, sarebbe un colpaccio da parte tua accalappiare questo scapolone, no? – insistette Constance.
- Non ci penso nemmeno! – sbottò la giovane Lethifold con convinzione. Connie voleva soffrire? Eccola servita.
Constance interruppe il suo distribuire portate e rimase un attimo immobile, pallida come una morta. Il sorrisino che Cornelia le restituì la gelò ancora di più. Sirius scambiò una rapida occhiata con l’unico altro uomo della stanza come a dire “Che vuoi farci?”.
- Perché tutta quella stizza? – chiese poi finalmente la signora Barrowman, balbettando.
- Perché non c’è essere al mondo così malato da scegliere di passare oltre il tempo strettamente necessario con una donna così. – rispose Black con un sorriso soave. Dopotutto era stata lei ad insistere che collaborasse, no? Era perfettamente inutile che ora Nel lo guardasse con quell’aria omicida.
- Era questo che dovevate dirmi, allora? Che vi state lasciando? Per questo avevi quell’aria tutta seria e rigida stasera? E per questo tu Sirius eri così musone? – cominciò a piagnucolare – Non può essere, voi siete perfetti insieme, perfetti! – continuò imperterrita, mentre il marito, senza scomporsi, cominciava a mangiare la sua porzione di dessert, per niente impressionato.
- Che dici, Sirius, glielo diciamo? – disse poi Cornelia, serafica, posando lo sguardo su di lui.
- Tua l’idea, tuo l’onore.
- In realtà, vedi, Connie, io e Sirius non ci stiamo propriamente lasciando… - cominciò a trafficare con la sua borsetta un attimo, la sorella seguì con febbrile curiosità i suoi movimenti. – Qualche giorno fa Sirius mi ha chiesto di sposarlo e io gli ho detto di sì. – aggiunse aprendo il palmo della mano e mostrandole l’anello di fidanzamento come prova.
- Cosa? – squittì la giovane signora Barrowman, scioccata. – E così me lo dici?
- Be’, mamma, papà, Conrad e Connor lo sanno già… - Nel fece appena in tempo a infilarsi di nuovo il costoso anello per assistere alla furia di Costance.
- Sono l’ultima a cui lo dici? – strillò lei, isterica. – Sai quanto ci tenevo!
- So anche quanto sei pettegola, sorella mia. – spiegò la futura signora Black con un sospiro.  
- Prevedo fuoco e fiamme. – borbottò John, rivolto al futuro cognato. – Congratulazioni, comunque.
- Anche io, e tante grazie. – rispose Black, in attesa del peggio.
 

Capitolo cinquantotto: ... la fine? di Stormtroopers in stilettos

Capitolo cinquantotto: … la fine?
 
- TU SEI UNA PERFIDA TRADITRICE! – soffiò Constance, irosa. Che crudeltà, che razza di sorella aveva! Mentire, ingannarla, farla pure soffrire!
- La prossima volta impara a non ficcanasare.
Da che pulpito, si trattenne dal dire Sirius ad alta voce. La curiosità era tara famigliare, era ormai chiaro.
- Ma le mie sono ficcanasaggini innocenti! – protestò Connie con tono accorato.
- Entrare nella proprietà privata altrui senza consenso non lo è. Ho perfino il sospetto che tu abbia messo il tuo nasino all’insù nei miei cassetti quando non ero a casa, non sarebbe nemmeno la prima volta, vero? – replicò acida Nel, con livore.
- Torbidi segreti di due sorelle adolescenti. – borbottò John in direzione di Sirius.
- Comincio a pentirmi della mia decisione… ma tu che convivi con una delle due ventiquattrore al giorno, lo saprai meglio di me.
- Come ben saprai, ci sono ottimi vantaggi. – sospirò John. – Ovviamente sono vantaggi che meriterebbero più attenzione di quella che gli ho riservato, ma si sopravvive, non temere.
- Con una pazza del genere? – domandò Sirius indicando la sua combattiva Quella lì con un cenno del mento.
- Guarda la mia, direi che non ci allontaniamo troppo. Come strilli e decibel siamo sicuramente alla pari. – sussurrò John. – In fondo Connie è bellissima anche quando sembra un’invasata.
Sirius sorrise: forse Nel non era propriamente bellissima, non in senso assoluto, almeno. Ma non riusciva a non trovarla splendida, mentre ruggiva come una tigre messa all’angolo.
- E tu, perché le hai dato corda? – tuonò poi Connie rivolta all’ultimo Black rimasto in circolazione. Una scarica elettrica attraversò Sirius da parte a parte. Anche Cornelia si era voltata a guardarlo come a voler vedere una dimostrazione da parte sua.
- Era una buona occasione per poter maltrattare Nel a parole e rimanere impunito. – sillabò con estrema soddisfazione. La cosa parve divertire molto entrambi i coniugi Barrowman, che ridacchiarono divertiti.
- Sei tremendo, Sirius. – cinguettò Connie, completamente ammansita da quella frase. – Avete già deciso poi la data? Come organizzare le nozze, dove, chi invitare eccetera?
Nel, ancora irritata dall’affermazione di Sirius, la guardò con gli occhi sbarrati come un cerbiatto che accecato dai fari di un’ auto che sopraggiunge nella sua direzione, non c’era altro modo di descriverla.
- Direi che è prematuro. – balbettò Sirius.
- Nessuno di noi ha fretta… - diede manforte Nel.
- Oh, sciocchezze, ci sono così tante cose da fare! Non sai quanto può impegnarti la scelta del vestito! – spiegò Constance, accalorata.
- Non ci dormo la notte. – rispose l’interessata con cinismo, facendo scappare una risatina agli uomini. – E poi Connie, senza offesa, ma io non ho intenzione di fare le cose in grande.
- D’accordo, ma non vuoi che ti aiuti?
Domanda tendenziosa, pensò Cornelia. Constance poteva darle una mano infiocchettandola dalla testa ai piedi, questo era certo. Non era di sicuro questo che cercava…
- Ti prego, Nellie cara, ti scongiuro! Dopo il brutto tiro mancino che mi hai tirato, poi!
La seconda fetta di dolce la fece cedere con facilità.
 
***
 
- E così ti sei venduta per un bis di dolce? Sei una donna incredibilmente facile. – commentò Sirius quando i due poi lasciarono finalmente casa Barrowman.
- Non me ne parlare, ti prego. – sospirò Nel coprendosi il viso con le mani. Una consistente nuvoletta di vapore l’avvolse per un attimo, prima di scomparire. – Quella megera mi condurrà sull’orlo di una crisi di nervi. Connie adora, ama i matrimoni, è malata per queste cerimonie.
- Conrad come si è salvato?
- Grazie al fatto che Constance non era ancora diciannovenne e con un secco “levati dai piedi”. E poi lei voleva il matrimonio faraonico per sé e non l’ha potuto avere perché ha dovuto affrettare i tempi. Scaricherà tutte le sue frustrazioni su di me, fantastico. – pigolò la strega, sconfitta.
- Ha approfittato dei tuoi sensi di colpa Colombella, pure tu hai un cuore… - rise Sirius. Il tremendo matrimonio lo spaventava, ma finchè sarebbe stata torturata Nel, lui avrebbe vissuto sereno.
- E’ mia sorella, le voglio bene, in fondo. Dovrò solo cercare di contenerla, tanto vorrà occuparsi anche di te. – malignò lei.
- Uniti nella disgrazia, un’ottima premessa. – convenne Black, sentendo il bisogno di abbracciare la sua abbacchiata Quella lì. – Vediamo di tornare a casa, se siamo fortunati non congeleremo.
Non congelarono, in effetti, ma giunsero di fronte all’appartamento di Cornelia tremanti e decisamente infreddoliti.
- Ti spiace se ti faccio compagnia? Non credo arriverei vivo a casa mia.
- Direi che ormai non hai più bisogno di un mio invito, no? – bisbigliò Cornelia, aprendo la porta.
Entrati in casa notarono la finestra del soggiorno vagamente… affollata. Almeno una decina di gufi attendevano di essere accolti all’interno delle calde mura. Nel corse subito ad aprire e lo stormo di volatili le invase in un attimo la stanza. Portavano tutti, indistintamente, lettere scarlatte.
- Strillettere? – si chiese Sirius ad alta voce. – Che hai combinato?
- Non ne ho idea. – balbettò Nel, sapendo che sarebbero esplose prima che lei riuscisse ad aprirle. – Stiamo per scoprirlo.
In un attimo, tutte le lettere si spalancarono e le urlarono in faccia, con la voce di parecchi suoi amici, l’amara verità. Sirius ebbe appena il tempo di lanciare un Muffliato per evitare che il palazzo intero si svegliasse.
- MALEDETTA TRADITRICE! SI AVVISA QUANDO UN’AMICA SI DEVE SPOSARE! – fu l’urlo, pur con qualche variante, da missiva a missiva. Spaventati dal frastuono, i gufi sparirono fuori dalla finestra velocemente, lasciandosi dietro solo qualche piuma e i resti delle Strillettere, ormai ridotte in cenere.
- Connie! – urlò Cornelia, correndo per raggiungere il telefono. Compose velocemente il numero e attese la risposta. Black si avvicinò alla ragazza, per poter sentire meglio. Quando la signora Barrowman si degnò finalmente di rispondere, i due erano praticamente guancia a guancia.
- Nel, quanto tempo! – trillò lei. – Non è un po’ tardi per chiamarmi?
- Lurida vigliacca, cos’è questa storia? – ringhiò Nel. Sirius la sentì letteralmente tremare dalla rabbia.
- Sai, il tuo elenco di avvisi effettuati, riguardante le nozze, mi pareva un po’ breve. Mi sembrava giusto avvisare i tuoi amici, no? Sei tu crudele, piuttosto, a voler fare tutto in segreto.
- Questa è solo una puerile ripicca per quello che ho fatto! – sbottò Nel, esasperata. - Questa me la paghi, sai?
- Nel, dovevi dirglielo, prima o poi, no? Che paura avevi, scusa? Credo si siano sentiti esclusi, poveracci, non dici loro mai niente, come a me, del resto. – insistette Constance, tranquilla.
La giovane strega si voltò a guardare Sirius con aria esasperata; lui, per risposta, le accarezzò la testa come avrebbe fatto ad un animaletto domestico.
“Molte grazie” sillabò Nel silenziosamente, sospirando.
- Nel, se non hai niente da dirmi ti auguro la buonanotte. Io e John abbiamo da fare. – e detto questo riagganciò senza attender

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