Unstable Soul di Nasreen

Spin Off della Saga:PRISM_Element Power!

Piccolo stralcio del passato di due dei personaggi più belli e complessi della saga.
Severus Piton alle prese con IL fantasma del suo passato tormentato... fantasma che vorrebbe odiare ma che, poco a poco, gli entra nel sangue... Ammaliandolo.
[...]Severus Piton sentì perfettamente l’istante in cui l’onda magica si liberò ed altrettanto velocemente si propagò investendolo. Rimase per un istante pietrificato sulla porta mentre la sensazione di caldo soffocante l’avvolse prepotentemente per poi sparire come era venuto. Sgranò gli occhi terrorizzato per poi fiondarsi fuori dal Manor verso l’epicentro di quell’ondata di magia come se ne andasse della sua stessa vita[...]


Categoria: Pre-OOP Personaggi: Severus Piton, [+] Nuovi personaggi
Era: Ultimi Black e Malandrini (1950-1990)
Generi: Sentimentale
Lunghezza: Oneshot (1000-?)
Pairing: Altro
Avvertimenti: AU (Alternate Universe), OC (Personaggio Originale)
Sfide: Nessuno
Series: P R I S M __ Element Power !
Capitoli: 1 Completa: S Parole: 1746 Read: 5234 Pubblicata: 21/10/08 Aggiornata: 01/11/08
Note alla storia:

1. Capitolo Unico - Unstable Soul di Nasreen

Capitolo Unico - Unstable Soul di Nasreen
Note dell'autore:
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Questa Spin-off è dedicata alla mia beta e fonte di sostegno inesauribile Ginny Potter.

Grazie Tesoro!

Spero che sia di vostro gradimento.

Buona Lettura.

 

***

 

Unstable Soul

Erano passati molti anni da quella tragica notte e la pace resiste ancor oggi, ma, mentre il mondo mormora e trema al presentimento del Suo ritorno, lei, ignara di tutto, continua la sua battaglia personale giornaliera.

- Mo-Biliar-Bus! – disse decisa la ragazzina, mentre con il polso dava una stoccata decisa verso un piccolo alberello, non troppo distante da lei.

Quando vide che l’albero non aveva minimamente mutato la sua posizione si accigliò e riprovò con maggior decisione.

- Mobi-Liarbus!

Nulla.

Stizzita oltremodo batté un piede a terra, mentre, assottigliando pericolosamente lo sguardo, si preparava a provare nuovamente quel dannato incantesimo.

Era troppo orgogliosa per permettersi di rinunciare e soprattutto fallire.

- Mobiliar-Bus! – ringhiò, ma l’albero non si mosse neanche questa volta lasciandole un vago sentore di bile in bocca.

Rabbia.

Non poteva fallire con un incantesimo del genere!

Le avevano insegnato incantesimi ben più difficili, con quale faccia si sarebbe presentata al nonno quella sera? E Piton? Piton l’avrebbe assillata all’infinito per la sua Incapacità!

- Maledizione! – ruggì, in preda al nervosismo ed all’ira.

Buttando a terra il libro che teneva sottobraccio, si getto nuovamente ai piedi della grande quercia preparandosi psicologicamente a rileggere nuovamente tutto il capitolo… avesse dovuto passarci la notte, quel maledetto albero si sarebbe spostato!

 

 

 

 

Il passo veloce di chi è tremendamente in ritardo, il fruscio veloce del mantello e lo sguardo arcigno e severo di chi non permette ad anima viva di contraddirlo.

Quando Severus Piton arrivò nell’aula di Pozioni, si era già preparato psicologicamente alle frecciatine che la ragazzina gli avrebbe lanciato e lui, come sempre, l’avrebbe punita severamente, dandole un tema di approfondimento da fare per la volta successiva.

Tema che quasi sicuramente avrebbero fatto assieme quella sera stessa.

Scosse la testa demoralizzato al pensiero di come quella piccola mocciosa riuscisse a fargli fare sempre quello che voleva lei… e più si rifiutava e più finiva, non sapeva neanche lui come, con l’accontentarla.

Non che la ragazza avesse vita facile nella sua materia, questo doveva ammetterlo almeno con se stesso, ma nonostante mantenesse il solito comportamento che aveva a scuola LEI non lo temeva e questo gli faceva saltare le coronarie dalla rabbia.

Non era possibile che quella mocciosa non avesse minimamente timore di lui, anzi!

Sembrava godere delle loro ‘battaglie verbali’…

I suoi occhi blu brillavano eccitati come non mai, quando le se presentava l’occasione di poter rispondere alle sue battute acide e sferzanti.

Che soffrisse di autolesionismo?

Sinceramente qualche dubbio gli era venuto nell’arco degli anni, ma alla fine si era arreso ed il loro era diventato un piacevole ‘punto di contatto’; era il loro modo di comunicare e di relazionarsi e non aveva senso indignarsi.

Perfino Minerva si era arresa alle loro eleganti schermaglie, mentre Silente, sorridendo indulgente, carezzava dolcemente la testa della piccola e dopo un’occhiata divertita in sua direzione lasciava la stanza.

Ma ora quella piccola disgraziata avrebbe dovuto essere in aula, china sul calderone a preparare la pozione che gli aveva ordinato di fare il giorno precedente… Dove diavolo era?!

 

 

 

 

La ragazza se ne stava ancora là a provare e riprovare quel insopportabile incantesimo, che proprio non si decideva a venirle e questo le stava causando un esaurimento nervoso da record!

Cacciò un urlo di frustrazione e lanciò il libro lontano da lei, picchiando un pugno a terra sbucciandosi una mano.

Erano anni che non perdeva la pazienza, in genere si limitava ad assorbire per poi sfogarsi silenziosamente in camera sua, rompendo tutto quello che le capitava a tiro.

Che fortuna aver imparato il Reparo!

Ma oggi era proprio nervosa e non riusciva a calmarsi in nessuno modo, si sentiva umiliata e punta nell’orgoglio in modo indescrivibile.

Non riuscire a fare quello stupido incantesimo, l’aveva stizzita in modo assurdo ed ormai era quasi buio, il che voleva dire che, non appena fosse rientrata, avrebbe sicuramente rimediato una lavata di testa assurda da parte di Zio Sev per aver saltato la sua lezione.

§ Fottuto ramo secco! § sibilò contro l’alberello, che ancora se ne stava là, piccolo e fiero, come a volersi prendere gioco di lei.

Assottigliò nuovamente lo sguardo, mentre una rabbia cieca le incendiò lo sguardo ed intorno a lei la terra prese a tremare pericolosamente.

 

 

 

Severus Piton sentì perfettamente l’istante in cui l’onda magica si liberò ed altrettanto velocemente si propagò investendolo.

Rimase per un istante pietrificato sulla porta, mentre la sensazione di caldo soffocante l’avvolse prepotentemente per poi sparire come era venuto.

Sgranò gli occhi terrorizzato per poi fiondarsi fuori dal Manor verso l’epicentro di quell’ondata di magia, come se ne andasse della sua stessa vita.

Non gli ci volle molto prima di scorgere da lontano l’oggetto della sua preoccupazione, ma quello che vide non appena si fu avvicinato maggiormente, lo lasciò perplesso e preoccupato.

Silente lo aveva avvertito che sarebbe accaduto e gli aveva spiegato che in passato era capitato più volte, ma nulla l’aveva preparato a quella scena a dir poco sconvolgente.

Là, completamente immobile come una statua di granito, se ne stava l’esile figura di Debby Lily Potter.

I lunghi capelli color rubino che le sferzavano intorno come frustati da raffiche di vento, gli occhi chiusi in un’espressione di puro dolore e le mani strette in due piccoli pugni tremanti, mentre intorno a lei divampava il suo Potere, rosso ed impalpabile come l’aria.

Era semplicemente terrificante, si ritrovò a pensare Piton, mentre ragionava freneticamente su come fare per fermarla, non era stato avvertito che sarebbe potuto accadere questo!

Non seppe mai cosa lo spinse a dire quello che disse, ma fortunatamente funzionò.

- Pot-... Debby! Calmati! Riprendi il controllo… ti farai male! Torna in te! Piccola calmati, ci sono io qua!

E così, come si era liberato, il Potere scomparve lasciando Debby completamente sfinita ed in procinto di cadere a terra.

Ma non toccò mai il suolo, perché Severus Piton l’afferrò immediatamente stringendosela al petto.

Tremava, mentre lacrime silenziose presero a sgorgare dai suoi grandi occhi blu, mentre si aggrappava alla veste del professore che nel frattempo non poté fare a meno di far vagare il suo sguardo ansioso su tutto il suo corpo, in cerca di eventuali ferite.

Quando si rassicurò che non era rimasta ferita, la prese in braccio e in un attimo si smaterializzò nelle stanze della piccola Potter senza proferire una sola parola.

La mise a letto, le diede le sue solite pozioni stabilizzanti ed attese: sapeva che entro breve avrebbe parlato.

E così accadde.

- Sono un pericolo… - mormorò in un soffio la ragazza, mentre teneva ostinatamente gli occhi fissi sul soffitto pur di non incontrare quelli d’onice del professore.

Severus storse la bocca e non poté fare a meno che notare quanto simile al fratello fosse certe volte.

- Non dica sciocchezze! Ha solo bisogno di imparare a controllasi…

- Sono anni che cerco di farlo. – sussurrò nuovamente lei, mentre Piton poté vedere due lacrime affacciarsi nuovamente da quelle iridi blu che continuavano ad evitare il suo sguardo.

“Sciocca” pensò assottigliando lo sguardo.

Non sapeva se Potter ricordava le parole che aveva pronunciato durante il suo attacco, ma certamente non sarebbe stato lui a ricordagliele… chissà che diavolo gli era preso!

- Ha iniziato la sua preparazione magica da soli tre anni. Che cosa credeva? Che sarebbe stata una cosa veloce?

- Già… che mi credevo? Di essere normale?

Quelle parole colpirono duramente il Professore, lasciandolo per un istante perplesso.

La ragazza non si credeva normale? Che assurdità erano?

Prese una sedia ed avvicinandosi al letto disse: - Gradirei che mi guardasse, quando le parlo, Signorina Potter.

Pacato ed autoritario come sempre.

Ecco di cosa aveva bisogno al momento quella ragazza, se c’era una cosa che aveva imparato su Potter era che aveva l’orgoglio di un Grifondoro… l’orgoglio di suo padre... e non avrebbe accettato pietà.

Ma era anche figlia Sua… e, mai come in quel momento, gli sembrava di rivederla in quella piccola ed esile figura abbandonata inerme, su un letto troppo grande e serioso per una bambina di 11 anni.

- Potter, stammi bene a sentire, perché non lo ripeterò un’altra volta.

Gli occhi di lei scesero per incontrare i suoi.

- Lei è perfettamente normale… se non consideriamo la sua inesauribile voglia di farmi saltare i nervi, ogni volta che abbiamo il piacere di incontrarci…

Un leggero sorriso le increspò le labbra. Bastava.

- I suoi sbalzi di… potere… sono comprensibili date le circostanze. Direi che sarebbe stato strano il contrario, non trova? Tutto quello che deve fare è applicarsi, per far sì che quello che è accaduto oggi non debba ripetersi.

Gli sembrava leggermente più tranquilla.

- Ora mi dica cosa le ha fatto perdere la calma in quel modo e soprattutto cosa l’ha spinta a saltare la mia lezione… ah dimenticavo, le costerà un tema lungo un rotolo e mezzo! – concluse secco, cercando di riacquistare il suo solito sguardo severo, mai come oggi gli era sembrato pesante.

- Mobili-arbus.

Un sussurro gli arrivò all’orecchio e non fu certo di aver capito… anzi, si augurò vivamente di aver capito male.

- Cosa ha detto?

Debby ingoiò un po’ di saliva prima di ripetere: - Mobili-arbus…

Piton assottigliò lo sguardo e prese un profondo respiro.

“Idiota di una Potter!” inveì mentalmente, prima di riprendere la parola sforzandosi immensamente di non perdere la pazienza.

- Allora vediamo se ho capito bene… Lei mi sta dicendo che ha perso la pazienza perché non è riuscita ad eseguire un incantesimo di terzo livello giusto?

Stava perdendo la pazienza… Stava perdendo la pazienza… Stava perdendo la pazienza…

Debby si limitò a fissarlo senza fiatare, sapendo che ogni sua parola sarebbe stata nulla più che un detonatore pronto a far esplodere il Professore.

Piton si passò una mano sul viso nel tentativo di non aggredire la ragazza, che aveva avuto fin troppe emozioni quel giorno.

- Potter, lo sa che lei è completamente idiota, vero? Come pretendeva di poter utilizzare il ‘Mobiliarbus’?!?! Non è un incantesimo del primo anno, tantomeno del secondo… chi è che le ha detto di impararlo? – l’aggredì… va bene ci aveva provato a non farlo e non c’era riuscito.

Debby l’osservò per un attimo e poi, alzando il sopracciglio in un modo che a Severus ricordò troppo Potter Senior rispose: - Lei Professore.

Piton digrignò i denti e si alzò per lasciare la stanza.

- E con questa bella trovata i rotoli da portare sono divenuti due. Domani le farò sapere l’argomento. Ora dorma, per oggi ha già fatto abbastanza danni e se ha qualche problema…  - disse facendo cadere la frase, mentre si chiudeva la porta alle spalle, non prima di aver lanciato una nuova occhiata alla ragazza per assicurarsi che stesse effettivamente bene.

Non voleva mica averla sulla coscienza!

 

Debby rimase sola nella stanza e, non appena la porta si chiuse, un timido sorriso le increspò le labbra, mentre si copriva meglio con le coperte mormorò: - …chiamerò te. Tranquillo, Zio Sev, starò bene.

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