Perchè così lontani di smile
Cinque anni sono passati da quando Harry Potter ha sconfitto il famigerato Lord Voldemort e ora la vita nel mondo magico procedeva tranquilla e armoniosa... ma non per tutti...
Categoria: Post-HBP Personaggi: Hermione Granger, Qualcun altro, Ron Weasley
Era: Harry Post-Hogwarts (1998-)
Generi: Comico, Romantico, Sentimentale
Lunghezza: A Capitoli
Pairing: Hermione/Ron
Avvertimenti: AU (Alternate Universe), Nomi Originali
Sfide: Nessuno
Series: Nessuno
Capitoli: 4 Completa: No Parole: 9986 Read: 23776 Pubblicata: 28/07/06 Aggiornata: 28/09/06

1. Cap 1: Lettere e Sorprese di smile

2. Capitolo 2: Ricordi sgradevoli di smile

3. Capitolo 3: L'incontro di smile

4. Capitolo 4 : Sotto l'ombra di un faggio e due caffè al bar di smile

Cap 1: Lettere e Sorprese di smile
Note dell'autore:
Non so come i è venuta in mente questa fanfiction... sarà lo stress di questi giorni... All'inizio può sembrare banale ma migliorerà con il tempo...

Ringrazio tutti quelli che sono venuti a recensire le altre ff, ma soprattutto Eliantha, Evenstar, Pianta_di_serra e ginnyred(a cui mando tanti bacissimi!)

Spero che vi piaccia... e... recensite! P.S.: i nomi che non sono stati usati dalla Rowling nel suo romanzo e trovate qui, li ho inventati io, prendendo spunto da riviste e nomi importanti della letteratura straniera!
Capitolo 1: Lettere e sorprese


Ormai erano passati cinque anni da quando Harry Potter aveva sconfitto il famigerato Lord Voldemort e ora la vita nel mondo magico procedeva tranquilla e armoniosa.

Una montagna di lavoro si era riversata in quel momento al Ministero della Magia, ma quello che ne soffriva di più era di sicuro il capo-direttore degli uffici dei Giochi e degli Sport Magici, infatti, quell’anno era uno dei tanti organizzatori del nuovo torneo TreMaghi che avveniva in Francia nella scuola di magia Beuxbatons.
Il problema principale e che non gli era ancora arrivata la lista dei partecipanti di Hogwarts e non sapeva come rispondere alle tante lettere di conferma che il Ministero francese mandava per dare il via ai preparativi.
Stanco per la lunga giornata passata a firmare numerosi documenti, finalmente un pò di riposo meritato. Poggiò i piedi sulla scrivania e inavvertitamente fece cadere la targa che con tanta cura mise lì fin dal primo giorno che era entrato.
C’era scritto “Ronald Bilius Weasley- Capo Direttore”.
Eh già! Nessuno della sua famiglia aveva creduto il giorno in cui lui era entrato in casa tutto felice perché l’avevano promosso capo direttore… figuriamoci gli altri!
Era molto alto e dinoccolato, i suoi capelli amaranti oggi facevano a lotta con un maglioncino rosso con righe gialle, appartenutagli, quando giocava ancora a Quiddich a scuola, e portava dei pantaloni blu notte, in perfetta sintonia con i suoi occhi.

Erano le 8 e finalmente poteva staccare, così, preso il cappotto e vari documenti da rivedere, si accinse a raggiungere l’ascensore che lo portava su nell’atrio per poi prendere la Metropolvere e tornare finalmente nella sua adorata casa calda e accogliente. Lentamente le porte si aprirono e Ron potè salire insieme ad un gruppetto di streghe, sue dipendenti che gli facevano la corte sin da quando aveva messo piede in quel posto bizzarro.
L’ascensore incominciò a sferragliare… era strano stare li, gli faceva ricordare quando lui, Harry, Hermione, Ginny, Neville e Luna al quinto anno si erano avventurati al dipartimento Misteri del Ministero per salvare Sirius dalle grinfie di Voldemort e dei suoi Mangiamorte, scoprendo che era solamente una trappola per attirarli e costringerli a consegnargli la Profezia.
Già… i suoi amici… di loro solo Harry era rimasto in contatto con lui, visto che lavorava al Ministero ma al dipartimento degli Auror e quindi s’incontravano molto frequentemente, e c’era anche da dire che era il ragazzo di sua sorella Ginny.

L’ascensore si era fermato e le porte si aprirono permettendo la libera uscita ai suoi passeggeri. Ron s’incamminò verso i cancelli dorati dove una dormiente guardia tentava di pesare una bacchetta ad un ignaro visitatore, ma all’improvviso qualcosa lo colpì forte dietro la schiena. Si girò e vide un ragazzo dai capelli corvini disordinati intento a raccogliere numerose pratiche che con l’urto erano cadute a terra.

- Harry, ma che ti prende! Mi hai spaventato sai.

- Scusa, Ron, ma sono inciampato su quella mattonella. È la terza volta che cado sempre sullo stesso punto… eh, ma adesso mi sentirà Mc Joney! È incaricato alla manutenzione dell’edificio ed è la seconda volta che gli dico che deve riparare la pavimentazione davanti all’ascensore N°2.

- Mi sa che sei l’unico a cadere su quella mattonella e… - non fece in tempo a parlare che già un altro cadeva davanti ai suoi piedi.
Ridendo aiutò Harry e il povero dipendente, che sbraitava come il suo amico per il fatto “l’antico monumento sotterraneo”(il Ministero) stava cadendo tutto a pezzi. Finito di raccogliere i documenti, salutò i due e si avviò verso i camini, ma Harry lo fermò nuovamente.

- Senti Ron, mi ero dimenticato di dirti che io e Ginny stiamo organizzando una cena con i vecchi amici di scuola e vogliamo la tua presenza a tutti i costi, quindi non prendere impegni.

- Oh grazie Harry, ma quand’è che non devo pendere impegni? E dove la fate la fasta?

- Che stupido, non te lo detto! Si fa a casa mia il quindici ottobre. Sai dove abito vero?

- Sì, non ti preoccupare.

- Ok… allora ci vediamo, ciao Ron!

- Ciao… ehi aspetta, non avrai anche invitato Hermione spero?

Ma era troppo tardi, oramai il suo amico si era smaterializzato e non era proprio il caso di presentarsi a casa sua con tutto il lavoro che doveva finire. Così prese le sue pergamene e si diresse verso un affollatissimo fila davanti ai caminetti dove una strega aveva qualche problema a trasportare un gran carico di quelli che sembravano gatti con code biforcute.
Arrivato il suo turno prese la Polvere Volante e la buttò nel camino, creando alte fiamme verdi smeraldo e ci si gettò dentro gridando la destinazione da raggiungere. Si sentì scombussolare da tutte le parti, mentre davanti ai suoi occhi sfrecciavano numerosi camini dove si poteva intravedere salotti e cucine d’altre case. Quando sentì che stava rallentando mise le braccia davanti a se per proteggersi da una caduta rovinosa. In fondo non c’era ancora abituato a quel tipo di viaggio, ma di sicuro lo preferiva al Nottetempo…

Una volta entrato in casa posò le pergamene e si sedette sopra ad una poltrona del salotto, mentre un festoso Leo sfrecciava intorno alla sua testa. Stufo per i continui schiamazzi dell’uccello, gli lanciò qualche biscotto per farlo stare zitto e senza volerlo lo centrò in pieno facendolo dirottare e cozzare contro la finestra. Con altrettanta foga il piccolo gufo si mise ad urlare e non dava segno di smettere fin quando, scoraggiato, Ron lo prese e se lo appoggiò sulle gambe per vedere i danni creatisi dall’incidente. Fortunatamente non recava ferite e sembrava quasi più sveglio del solito.
Sospirò e, con svogliatezza, prese le pergamene dal tavolino per finire il suo impegno. Dopo ore di faticoso lavoro(Leo non gli dava tregua e pretendeva la sua attenzione ogni due minuti) Ron si potè permettere di prendersi una pausa e dedicarsi alla cena, ma qualcosa lo distrasse.
Una civetta marrone pungeva contro la finestra e aveva in becco una busta che sembrava avere l’aria di qualcosa d’importante. Subito posò Leo, che ora tremava per l’eccitazione dall’arrivo così improvviso di una civetta, e si affrettò verso la finestra per prendere la lettera e, una volta fatto ripartire l’uccello, si mise a leggere. Veniva da Hogwarts e come pensava era importante.

- Finalmente si sono decisi a mandarmi questa maledettissima lista, non lo sopportavo più quel francese! -esclamò esasperato.

Infatti, la lettera era stata mandata per confermare che la scuola partecipava portando dieci ragazzi e dieci ragazze e per avvisare che sarebbero partiti per la Francia tra qualche settimana. Prima che potesse rispondere, Ron si accorse che nella lettera c’era un secondo foglio con scritto sulla parte esterna Per Ron Weasley.
Non sapeva cosa o chi lo volesse, ma lo incuriosì e, come un bambino che scarta una caramella, prese ad aprire la pergamena. I suoi occhi si muovevano da destra a sinistra con velocità pazzesca. Più si abbassavano, più il suo viso si contraeva in una smorfia di pura sorpresa. La lettera era effettivamente della vice- preside della scuola e Ron si aspettò di vedere la minuscola e sottile scrittura della professoressa Mc Grannit, ma quando si ritrovò davanti la lettera gli prese un colpo vedendo che la minuziosa scrittura si era sostituita ad una più comprensibile, ma allo stesso tempo precisa e ordinata, vagamente famigliare.

Al signor Weasley,

V’informo che deve presentarsi domani allo studio della sottoscritta per firmare le pratiche di partenza per la scuola di Beauxbatons per intraprendere il torneo TreMaghi, da lei organizzato insieme alla delegazione francese. Spero nella sua presenza.
Discreti saluti
Hermione Granger
Vice-Preside della scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts




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Ormai erano passati cinque anni da quando Harry Potter aveva sconfitto il famigerato Lord Voldemort e adesso la vita nel mondo magico procedeve tranquilla e armoniosa.

Un nuovo anno era incominciato nella scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. Una donna era nel suo ufficio intenta a scrivere quello che sarebbe stato il programma di quell’anno nel suo corso.
Aveva una criniera di capelli castani raccolti in una coda alta, il suo viso era concentrato, mentre i suoi occhi sfrecciavano da destra a sinistra in sincrono con la sua mano sulla pergamena. Sentì bussare alla porta e vide un ragazzo entrare. Era uno dei prefetti di Grifondoro.

- Buongiorno professoressa, sono venuto qua per dirle che Phelps e Montgomery hanno accettato di venire al torneo TreMaghi.

- Benissimo! Grazie Dumas, ora posso mandare la lista dei partecipanti al Ministero. Puoi andare.

- Grazie, arrivederci.

Prese una pergamena e, dopo aver intinto la penna nell’inchiostro, si mise a scrivere la lettera da indirizzare al Ministero.
La sua mano volava veloce sul foglio, ma si fermò nel momento in cui dovette mettere il suo nome e la firma. Succhiava la punta della sua piuma(molto Rita Skeeter), sapeva benissimo perché aveva quel dubbio… la lettera non era indirizzata al Ministro, ma all’organizzatore dell’evento… una sua vecchia conoscenza… Non era sicura di quello che faceva, non si vedevano da molto tempo, forse troppo per i suoi gusti, ma non si sarebbe ritirata per una sciocchezza. Così, con un po’ di rabbia, repressa da tempo, mise la sua firma Hermione Granger. Sigillò la pergamena e appoggiò la schiena sulla sedia.

I rintocchi lontani del grande orologio avvisavano che erano le sei e finalmente quel giorno di scuola era giunto al termine.
Si sentiva stanca, non era stata una gran giornata. Tra lezioni disastrose con il primo anno e una serie di punti tolti per colpa di uno scontro verbale tra due case, non era uno dei giorni più adatti per concentrarsi al lavoro.
La pergamena abbandonata sulla scrivania si arrotolava lentamente, mentre una brezza leggera la spingeva verso il bordo di una scrivania piena di libri riguardanti la Trasfigurazione. Uno di essi era aperto alla pagina riguardante gli Animagus. Non era stata aperta a caso quella pagina, un’idea le sfiorava nella mente da qualche tempo, aveva intenzione di diventare un Animagus per impressionare i suoi alunni, ma soprattutto per una questione di sfida con le sue abilità di strega. L’unico problema era che non sapeva in che animale trasformarsi… le piacevano molto le donnole, ma una sciocca superstizione la bloccava nel suo intento.
Le serviva qualcuno con cui parlare, i suoi colleghi le avevano detto che era una magnifica idea, tuttavia li riconosceva come tali da poco tempo e non era molto sicura di quello che le dicevano, anche se sette anni sotto il loro insegnamento avrebbe dovuto darle lo stimolo nell’avere fiducia in loro. La preside Mc Grannit le propose addirittura delle lezioni private per raggiungere il suo obiettivo. “Devi essere sicura di quello che fai Hermione e soprattutto devi avere le idee chiare su che animale vorresti diventare. Io ti aiuterò, però mi serve tutta la tua concentrazione” le continuava a dire quando lei si presentava con il suo problema. Un rumore improvviso la risvegliò dai suoi pensieri. Stavano nuovamente bussando alla sua porta.

- Avanti - disse.

Un ragazzo alto ma con aria stanca e visibilmente magro era entrato nella sua stanza. Non era uno studente, lo potè vedere dalla lunga divisa viola da Auror, aveva dei brillanti occhi verdi smeraldo e un sorriso si allargò sul viso, conosceva molto bene quegli occhi perché numerose volte gli diedero conforto quando era a scuola.

- Harry! Non ci posso credere, sei proprio tu! - gli corse incontro e si abbracciarono.

Quel ragazzo era troppo speciale per lei, non solo era spaventosamente bello( per colpa sua era stato detto che “gli andava dietro”) ma era un amico fidato, proprio quello che le serviva in quel momento.

- Cosa ci fai qui? Non dirmi che sei venuto a trovarmi, perché lo so che sei molto impegnato e poi si vede anche per via della divisa.

- Sono venuto per questioni di lavoro, ma ne ho approfittato per venirti a trovare, non mi va tanto che noi due ci sentiamo solo per lettere… ma come mai non sai che sarei venuto, ti ho mandato un gufo ieri e…

In quel preciso momento una civetta planò dentro la stanza, notevolmente stanca.

- Stupido uccello, ti avrei mandato Edvige, ma l'ho dovuta prestare ad un mio collega, così ho preso uno del Ministero… dovrebbero metterli in pensione quelli lì, sono troppo vecchi! - disse con un po’ di fastidio.

- Non ti preoccupare. Allora mi dici perché sei qui?

- Sono venuto perché io e i miei colleghi che sono fuori dobbiamo fare un sopralluogo alla Camera Dei Segreti. Abbiamo intenzione di distruggere tutto ciò che si ricollega con Voldenmort e siamo venuti per eliminare anche questo, però è un po’ difficile perché può provocare qualche danno alla struttura della scuola…

- Allora che aspettiamo! Andiamo, vi accompagno io visto che sono la vice-preside.

- Ah sì giusto. Complimenti per la tua nomina. La più giovane e la più apprezzata dell’intero dirigente scolastico! Hermione Granger! Un nome, una garanzia! - disse divertito Harry.

- Smettila e andiamo - rispose lei leggermente rossa in viso per il complimento.

Accompagnò gli Auror verso il bagno del secondo piano, mentre dialogava fitta con il suo amico.

- E così vuoi diventare un Animagus. È una bella sfida! - Le disse interessato.

- Sì, in effetti voglio mettere alla prova le mie abilità… e impressionare i miei alunni. Ma non so in che animale trasformarmi, avevo pensato ad una donnola, però non sono sicura.

Il ragazzo la guardò divertito, aveva una strana aria di chi aveva vinto qualcosa d’importante.

- Perché mi guardi così?

- Perché ho avuto la conferma ad un mio dubbio. Sai, me l'ha fatto pensare proprio la donnola. Era l’animale preferito di una persona…

- Non dire sciocchezze! Non l'ho fatto perché piaceva a lui! - disse Hermione seccata ad Harry.

- Sicura?

- Sicurissima. E NON GUARDARMI COSI'!

Harry le rise in faccia e vedendola offesa e imbarazzata, le scoccò un bacio in fronte.

- Attento Potter, o lo dico a Ginny! - disse uno degli Auror dietro di lui.

- Non ti preoccupare. La conosce a Hermione e non me lo immagino proprio di tradirla Sam. - rispose con noncuranza.

- Allora la vostra storia dura! Mi fa piacere, salutamela quando torni da lei - disse con gioia Hermione.

- Certamente!

Erano arrivati al bagno, mentre una festosa Mirtilla si avvicinava a Harry.

- Bene. Allora io vado a finire il mio lavoro. Fate da soli qui?

- Sì, grazie Hermione.

Mentre stava per incamminarsi verso il suo ufficio, Harry la chiamò correndole incontro.

- Mi sono dimenticato di dirti che io e Ginny stiamo organizzando una cena con dei vecchi amici e gradiremo la tua presenza.

- Che magnifica idea! Certo che vengo, ma spero solo che non la fai quando dovrò partire per la Francia sennò non posso venire!

- Nessun problema! Si fa il quindici d’ottobre a casa mia.

- Allora vengo sicuro. Ma non avrai mica intenzione di invitare anche Ron? - disse spaventata, ma non servì a niente.

Prima che si poteva ribellare, Harry era corso dai suoi colleghi salutandola e ridendo a crepapelle.
Scioccata, ritornò nella sua stanza e con un po’ di rammarico prese la lettera e la spedì con il gufo che Harry le aveva mandato. Stava ripensando a ciò che le aveva detto prima che arrivassero al bagno. Ma davvero aveva scelto la donnola perché le interessava di nuovo? No, doveva essere proprio di no… o sì…
Capitolo 2: Ricordi sgradevoli di smile
Note dell'autore:
Ringrazio ginnyred perchè mi ha sempre seguita e volevo anche dire di recensire, anche solo per lasciare un impressione... vi prego, è importante, devo vedere se questa storia vale la pena di essere continuata...

Approfitto per salutare mia nonna, che è andata via per intraprendere un altro viaggio non in questo mondo.
Ciao nonna, sarai sempre nel mio cuore.
Capitolo 2: Ricordi sgradevoli

Ron non dormì bene quella notte. La lettera di Hermione lo aveva sbattuto. Presentarsi da lei così all'improvviso... Non poteva presentarsi da lei, non dopo quello che era successo! Non se la sentiva di guardarla in faccia, si vergognava troppo.
Così, si rigirò nel letto e cercò di dormire pensando che fosse solo un brutto sogno e che quando si sarebbe svegliato tutto questo non era successo, e non era arrivata nessuna lettera da parte di Hermione. Ma non ci volle molto per capire che era tutto vero.
Mentre la sua sveglia trillava senza sosta, si perse un'altra volta tra i suoi pensieri.
Ripensò a quando era successo, in quella spiacevole situazione… quando avevano litigato…

Era appena finita la scuola e gli esami si stavano avvicinando. Ron era sempre con Harry e Hermione, i suoi due più cari amici, e tutto era tranquillo tranne il fatto che la guerra con Voldemort era iniziata e loro non potevano fare niente, visto che erano concentrati sulla ricerca degli Horcrux, ma nonostante tutto riuscirono a stare insieme. Lui e Hermione da qualche tempo sembravano più affiatati che mai, sarà che erano Prefetti e pattugliavano corridoi insieme, sarà che aiutando Harry a trovare gli Horcrux si ritrovavano sempre in gruppo, sarà che si stavano accorgendo dei propri sentimenti verso l’altro, ma non sembravano dell’idea che separarsi era la cosa giusta. Inoltre non litigavano più e questo faceva pensare che ci fosse qualcosa tra loro.
Ma una sera fu tragedia.
Ron era a fare la ronda al settimo piano ed aveva quasi finito il suo turno, Hermione stava venendo per dare il cambio. All’improvviso sentì un rumore. Con uno scatto prese la bacchetta e tese le orecchie per accertarsi del frastuono. Un altro botto lo fece balzare in aria. Questa volta aveva riconosciuto il suono, era il tonfo di qualcuno che cadeva e proveniva da una stanza in quel corridoio.
Non sapendo bene da quale, incominciò a girare tutte le aule fin quando non si ritrovò nel bagno delle ragazze. Gli prese un colpo quando vide una figura allungata sul pavimento.
- Lumos - disse spaventato e nel momento in cui la bacchetta si accese vide il corpo di Romilda Vane.
Si affrettò a indagare se stava bene. Controllò il polso e sentì che il cuore batteva ancora, non aveva nessun segno di essere stata aggredita, ma aveva un odore strano, simile a sherry.
Ad un tratto la ragazza si svegliò e fece per alzarsi, ma non ci riuscì. Ron la prese, le fece girare un braccio intorno alla sua spalla e lentamente la trascinò fuori, sicuro che fosse l’idea migliore. Si mise a pensare cosa doveva farne della ragazza che intanto accennava qualche singhiozzo con una risata isterica. Pensò di portarla da Madama Chips, ma avrebbe di sicuro messo nei guai non solo Romilda, ma anche l’intera casa del Grifondoro, per via dell’alcool. Così scantonò subito l’idea.
Poi gli venne in mente che Hermione non sarebbe ancora scesa dalla Sala Comune e che sicuramente avrebbe trovato una cura per rimetterla in sesto, anche se non aveva una certa simpatia per quella ragazzina che si era dimostrata più furba rispetto alle altre sue compagne di dormitorio.
Sistemò meglio il suo braccio intorno alla vita di Romilda e incominciò a camminare verso la torre di Grifondoro. Intanto la ragazza aveva incominciato a borbottare parole strane, Ron pensò che forse era l’effetto dell’alcool a ridurla in quello stato. Era bianca in viso e aveva occhiaie molto profonde, le sue vesti erano bagnate e di sicuro era perché si era versata il liquore addosso. Povera ragazza, cosa le sarà successo per ridursi in quel modo…
Erano arrivati davanti all’arazzo di “Barnaba il Babbeo bastonato dai Troll” e gli venne in mente un’idea.
Posò Romilda per terra e incominciò a camminare avanti e indietro di fronte a quell’arazzo con gli occhi serrati e le mani strette a pugni mormorando “diventa una stanza dove posso trovare una cura per la sbornia di Romilda” per tre volte e dopo l’ultimo giro comparve una porta lucida. Presa la ragazza, Ron entrò nella stanza.
Trovò un letto, alcune medicine e uno scaffale pieno di libri per curare ogni tipo di sbornia e una sedia per lui. La Stanza delle Necessità è davvero una cosa magnifica, forse una delle cose più belle a Hogwarts.
Fece allungare la ragazza pensando che quando Hermione fosse arrivata avrebbe trovato una cura, nel frattempo lui prese a sfogliare un libro intitolato “Mille cure per ogni tipo d’alcool”.
Una mano adesso lo sfiorava sopra la spalla e quando si girò vide Romilda. Non si accorse che si era alzata.

- Romilda che hai fatto? Ti viene da vomitare? - ma si rese conto solo in quel momento lei che gli stava sbottonando la camicia con una mano, mentre l’altra allentava il nodo della cravatta.

- Ma che fai! Fermati! Ti ho detto che ti… oh mio Dio! - furono le sue parole dopo che Romilda si tolse la maglia e la ebbe gettata dall’altro capo della stanza.
Non aveva più il controllo su di lei che intanto ora lo stava baciando sul collo con foga eccessiva.

- Basta Romilda! - la prese e la portò di nuovo sul letto, ma fu inutile. Prima che fu riuscito a farla allungare, lei gli saltò addosso facendolo sedere sul bordo del letto e ricominciò a baciarlo. Non sapeva che fare, sembrava che avesse uno dei tentacoli della Piovra Gigante addosso e le sue ventose si erano attaccate alla pelle. Doveva chiamare Hermione e convincerla di trovare un a cura per quella cosa che adesso gli stava sbottonando i pantaloni. Santo cielo, doveva fermarla!
Non curandosi se le faceva male, afferrò i polsi della ragazza e fece staccare le sue mani dai pantaloni.
Oh san Merlino, ti prego fa che Hermione scenda a darmi una mano a levarmi questa pazza di dosso!
Sentì la porta aprirsi e con un colpo al cuore vide Hermione, con l’espressione di chi ha preso una padellata in piena faccia, guardare verso di loro.

- He…He… Hermione! Aiutami ti prego!non riesco a fermarla… mi… mi è saltata addosso e… aspetta! Dove vai! No… lasciami... Romilda fermati! Hermione dove vai! Ti posso spiegare, non fraintendermi! - intanto lei era corsa fuori.

-Miseriaccia… Hermione, ma dove vai?

Volendo mettere in chiaro le sue intenzioni la seguì. Non era un fenomeno, ma di sicuro era più veloce di lei. Infatti la raggiunse in un batter d’occhio. Quando le fu abbastanza vicino riuscì a fermarla prendendola per il braccio.

- Lasciami Ron! Mi fai male! Sporco maiale che non sei altro!

- Che ti prende! Guarda che io non ho fatto niente. È stata lei che mi è saltata addosso, io di certo non lo avrei fatto, e lo sai benissimo!

- Sì certo, non dirmi adesso che non hai fatto niente! Quale ragazzo non n’avrebbe approfittato di quella situazione? E poi ti sei visto come sei conciato? Non ti voglio più vedere, Ron. Mi fai schifo!

- No, tu non te ne vai fin quando non mi crederai!

- E a cosa dovrei credere, a delle insulse parole che mi sono dette da un ragazzo superficiale e deficiente come te o ai miei occhi che hanno visto la persona CHE AMO, abbracciata ad una scema! - la ragazza era scoppiata a piangere e con un ultimo sguardo gli disse - Non ti avvicinare più a me, ti odio!

Nella quiete mattutina della stanza,dove sono il canto degli uccelli era udibile, all’improvviso la sveglia scoppiò. Ron fece un balzo si parò gli occhi per evitare i pezzi di metallo che sfrecciavano da tutte le parti.

- Maledetti Fred e George! Non le compro più! Dannate sveglie, sono pericolose!

Arrancando, andò a prepararsi la colazione in cucina. stava ancora riflettendo su quel ricordo. Doveva parlare con qualcuno, ma con chi? Mise in bocca l'ultimo morso di pane tostato e, tra una caduta rovinosa per le scale e la rottora di un vaso regalatogli dalla madre,si avviò per recarsi al lavoro per un’altra giornata all’insegna della disperazione tra fogli di pergamena e luci d’uffici superaffollati.



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Quella sera le toccò il turno di ronda per la scuola perché il professor Vitious non stava molto bene e non se la sentiva di girovagare tutta la notte in corridoi bui, così era toccato a lei fare l’intera notte la guardia al il settimo piano. Il sonno le giocava brutti scherzi e visto che non dormiva bene da quasi tre giorni, si sentiva le palpebre chiudersi piano piano.
Stava camminando per i corridoi deserti, sicura di non trovare nessuno, dato che non c’erano più allievi come Fred e George o come i Malandrini (aveva escogitato un piano per scovare quei ragazzi che credevano di evitare le ferree misure di sicurezza della scuola e aveva bloccato tutte le scorciatoie che conosceva, forse era stato proprio quel piano a farle acquistare la nomina di Vice-preside), quando si ritrovò di fronte all’arazzo di Barnaba il babbeo, più tarmato che mai.
Ricordi dolorosi si riaffiorarono nella sua mente, proprio quei ricordi che invano aveva cercato di cancellare.

Il settimo e ultimo anno era giunto quasi alla fine e Hermione era alle prese dei suoi piani di studio. Quell'anno era importante, aveva i M.A.G.O. e non poteva distrarsi, ma come faceva se in giro c'era Ron. Si era finalmente resa conto di essere innamorata persa di quel ragazzo. Non pensava ad altro e le notti erano costellate dai suoi sogni dove la presenza del ragazzo era perenne. Se solo non l'avesse visto quella notte.

Era in Sala Comune e aspettava l’ora che Ron sarebbe rientrato per dargli il cambio di ronda. Grattastinchi le si era acciambellato sul grembo e faceva le fusa muovendo la coda distrattamente.
Era lì ad aspettarlo da più di un quarto d’ora e non si faceva ancora vivo, forse aveva trovato qualcuno e ora lo stava punendo, forse era stato attaccato alle spalle e ora era sotto l’influenza di un incantesimo e non si poteva muovere. Decisa a non aspettare ancora si alzò e uscì per andare a vedere se era successo qualcosa.
I corridoi erano vuoti e bui, abbastanza inquietante, visto che la mattina quelli erano i più affollati dopo la sala d’ingresso. Aveva una strana sensazione addosso e non era qualcosa di bello. Cacciò la bacchetta dalla veste.
Proseguì a camminare con la bacchetta accesa fin nel momento in cui non sentì il cigolare di una porta.
Dev’essere Ron… su, avanti Hermione che aspetti ad andare a controllare? Non avrai paura di un semplice cigolio? Su… muoviti!
Preso un po’ di coraggio si avviò verso la fonte di quei rumori strani. Piano, un passo alla volta si trovò davanti ad una porta “speciale”.
Cosa ci fa la Stanza delle Necessità aperta… qualcuno deve aver avuto qualche problema e si è rifugiato, o può essere Gazza che cerca i suoi detersivi, ma all’una di notte? O può essere qualcuno che tenta di fare il furbo e passare indisturbato la guardia dei Prefetti… se è così mi dispiace per lui/lei, ma ha a che fare con una più furba…
Nel momento in cui aprì la porta, il mondo le cadde sulle spalle. Si sentiva come se un branco di Schiopodi Sparacoda l’avesse travolta. Non riusciva a crederci. C’era Ron con Romilda Vane, mezzi nudi, che si baciavano in quella stanza proprio davanti a lei, ma la cosa che più la fece arrabbiare fu che il ragazzo la guardava con la stessa espressione che aveva lei.

- He… He… Hermione! Aiutami ti prego! Non riesco a fermarla…mi … mi è saltata addosso e … aspetta! Dove vai! ... - prima che lui potè finire a parlare, lei aveva iniziato a correre senza sosta.
Le lacrime stavano scorrendo sul suo viso. Come aveva potuto farle questo, dopo quello che era successo, dopo i numerosi sguardi dolci che si scambiavano durante le lezioni, dopo che lei, coraggiosamente, gli prese la mano durante Incantesimi, come poteva farle questo!
Sentì delle dita afferrarle il braccio, non si era accorta che l’aveva rincorsa.

- Lasciami Ron! Mi fai male! Sporco maiale che non sei altro!

- Che ti prende! Guarda che io non ho fatto niente. È stata lei che mi è saltata addosso, io di certo non lo avrei fatto, e lo sai benissimo.

- Sì, certo! Non dirmi adesso che non hai fatto niente! Quale ragazzo non n’avrebbe approfittato di quella situazione? E guarda come sei conciato! Non ti voglio più vedere, Ron. Mi fai schifo!

- No, tu non te ne vai fin quando non mi crederai.

- E a cosa dovrei credere, a delle insulse parole che mi sono dette da un ragazzo superficiale e deficiente come te o ai miei occhi, che hanno visto la persona CHE AMO, abbracciata ad una scema! - le lacrime avevano ricominciato ad uscire. - Non ti avvicinare più a me, ti odio!


- Professoressa… sono venuta a darle il cambio… si sente bene?

- Oh… sì Jones, non ti preoccupare, stavo pensando.

- Se le serve qualcosa, io sono qui per aiutarla… è un dovere d’alunno e soprattutto da Prefetto.

- Grazie, sei stata sempre un buon Prefetto e una cara ragazza.

La Tassorosso le fece un sorriso e girò per controllare la parte opposta del corridoio, non prima di accertarsi che la sua professoressa stava bene.
Quando si fu allontanata, Hermione prese un bel respiro e si voltò verso le finestre che davano sul gran parco. Si era accorta solo allora che il sole accennava a sorgere tra alcune nuvole. Di lì a poco lo avrebbe rivisto, sempre se non mandava una segretaria a firmare, ma era una cosa importante.
Senza perdere altro tempo scese verso la sua camera per prepararsi, sicura che quella sarebbe stata una giornata da dimenticare.
Capitolo 3: L'incontro di smile
Note dell'autore:
Ed ecco il terzo capitolo... ho tardato un pò, ma alla fine eccolo qui... recensite... baci
Capitolo 3: L’incontro

Il sole era oramai allo zenith, quando Ron staccò per la pausa pranzo. Sua madre insisteva ancora a farlo mangiare alla Tana, aveva paura di perdere i contatti con il figlio, così lo invitava a pranzo e se non poteva, mandava decine di lettere.
Ma non era l’unico, infatti, anche gli altri componenti della famiglia erano lì, tranne Percy e Charlie, il primo per cause di lavoro e rapporti con il padre e fratelli, il secondo perché attualmente è in Romania… dico attualmente perché è ritornato a vivere in Inghilterra con la sua fidanzata, ma è stato intrattenuto da qualche affare con il suo superiore.
Bill e Fleur avevano costruito il loro nido d’amore non molto lontano dalla Tana e per questo motivo erano sempre lì a pranzo.
Ginny viveva con Harry e non si vedeva molto in casa, ma quel giorno era là.
Fred e Gorge erano i più assidui frequentatori, volevano troppo bene alla madre e, anche se avevano entrambi le fidanzate, non mancavano mai a pranzo.
Forse stare lì con loro era la cosa più bella che gli fosse capitato quel giorno… dopo che aveva spedito la lettera a Hermione con la conferma del suo arrivo a Hogwarts per il pomeriggio, Ron si sentiva teso e sudava visibilmente. Era seduto sopra al divano della sala con il viso tra le mani e uno sguardo vacuo. Ginny lo guardava dalla soglia della porta, indecisa sul da farsi. Lo vedeva molto stanco e stressato da giorni ma oggi era il culmine. Fissava sempre lo stesso punto, mentre entrambe le gambe tremavano come se fossero soggette ad una maledizione. Il tutto era accompagnato da continui sbuffi isterici.
Preoccupata, si sedette di fronte e gli mise una mano sul capo come per vedere se aveva la febbre.

- Che hai fatto? Ti senti bene? - disse impensierita.

- Sì, sto bene. È solo un po’ di stress, ho tanto lavoro e non ho dormito un granché questa notte. Dicendo ciò, si girò verso la sorella e vide che lo fissava con aria che diceva "non-sai-mentire".

- Non è vero. Che ti succede? A me lo puoi dire, sono o non sono tua sorella?

Le raccontò tutta la storia della lettera e dei suoi pensieri fin quando non intervenne.

- Ron, tu sei ancora stra-cotto di Hermione!

- E che cosa te lo fa pensare?

- Semplicemente perché stai sudando come un matto, eri così tutte le volte che ti avvicinavi a dichiararti.

- Non credo che stavolta sia così, non dopo quello che è successo.

- Beh allora perché mi hai raccontato tutto questo?

- Perché mi serviva una persona con cui parlarne… credo.

- Sei un caso irrecuperabile.

- Chi è un caso irrecuperabile, non starai parlando del nostro Ronnino! - intervenne Fred, mentre si avvicinava insieme a George.

- Oh stai zitto tu! - rispose Ron acidamente.

- Guarda che sappiamo cosa ti prende - disse Gorge seriamente, afferrando una sedia e mettendosi alla sinistra del fratello minore - Non riesci a dimenticare Hermione perché ti senti ancora in colpa per quello che è successo sei anni fa.

- E rivederla ti spaventa! Non è una cosa facile a dire il vero, però potevi fare a meno di metterle le corna! - aggiunse Fred, che invece si mise alla sinistra.

- Io non ho messo le corna proprio a nessuno! E poi mica stavamo insieme? Beh, sì… ci siamo presi una volta la mano, ma è finito tutto lì.

- Aspetta, Ron, non ci sto capendo niente – disse un George piuttosto confuso – se veramente stavi concludendo qualcosa con Hermione, allora perché sei andato con Romilda?

- IO NON SONO ANDATO CON NESSUNO! NE CON HERMIONE, NE CON ROMILDA! – rispose Ron arrabbiato.

- Oh Merlino… allora sei ancora… ver…

- NO! Non lo sono. Ma a te cosa interessa! In ogni modo, sono affari miei, Ginny!

- Va bene. Lasciamo stare quest’aneddoto. Ritorniamo alla storia.

Raccontò tutto quello che era successo quella maledetta notte. I tre rimasero di sasso e quando Ron finì di raccontare a loro la storia Ginny disse - Ma che aspetti a parlare con lei e spiegarvi!

- Non lo so, ho paura di come reagisce se accenno a quella storia… oggi dovrei andare a Hogwarts a firmare delle pratiche e sarò obbligato ad incontrarla…

- Allora approfittane! - intervenne Bill che intanto si era unito al gruppo d’ascolto, lasciando Fleur con la madre a cucinare.

- Bill! Come hai potuto mollare mamma con Fleur! – disse Ginny preoccupata per la genitrice, mentre raccapriccianti immagini scorrevano nella mente, dove la madre era intrappolata da una Fleur della grandezza di Grop che brandiva una padella e diceva che doveva preparare la cena per Bill.

- Guarda che adesso vanno molto d’accordo. Da quando ha scoperto che è molto brava a cucinare, ha rivalutato che lei è effettivamente una buona moglie per me, e che non le dispiace la sua presenza.

- Rimane lo stesso una snob altezzosa con la puzza sotto il naso.

- Ginny, non ti permetto di parlare così di Fleur. Posso capire che non ti sia simpatica, ma è pur sempre mia moglie. Ma ritornando a Ron… devi approfittare di quest’occasione.

- Ma come faccio, ho paura! Non voglio ritrovarmi un altro stormo di canarini assassini!

- Non preoccuparti… forse invece dei canarini ti scaglierà contro degli avvoltoi!

- Molto confortante! - rispose Ron alla battuta di George, che rideva insieme al suo gemello.

- Non li ascoltare. Piuttosto tu provaci lo stesso, in fondo se lei ci tiene ancora a te sarà pronta ad ascoltarti senza costrizioni - finì Bill.

- E se non lo fa?

- Beh… non lo so… - un sonoro crack annunciò che era ritornato il signor Weasley dal lavoro e Bill si distrasse per qualche attimo, fino a quando non incrociò lo sguardo del fratello disperato e sull’orlo del suicidio.

- No, non ti preoccupare. Non lo farà.

- Cosa te lo fa pensare. – chiese scettico Ron.

- Il fatto che, per sette anni, siete stati sempre appiccicati. Anche se litigavate continuamente, non può aver dimenticato tutto.

- Mmm…

- Ron – Ginny gli aveva preso una mano e adesso gli accarezzava la spalla – non ti preoccupare, andrà tutto bene.

- Speriamo… - rispose Ron leggermente più su di morale.

- Ragazzi! Dai venite a tavola che è pronto! - La voce della signora Weasley risuonò per tutte le stanze della casa.

- Bill, vieni che ti ho preporoto la tua bistecca al songue! - seguì la voce di Fleur.

- L’adoro! - disse il più grande dei Weasley correndo verso la cucina.

- La odio! - rispose una schifata Ginny, mentre il resto della famiglia ridacchiava alle sue spalle.
Ron parve riprendersi un po’, ma non durò molto. Non appena scattarono le tre ricominciò ad agitarsi.
Al lavoro era talmente nervoso che se aveva qualcosa in mano, questa cadeva rompendosi o, nei migliori dei casi, tremava o ruzzolava per terra.
Un piccolo promemoria ora si era posato sopra la targa sulla scrivania. Ron preoccupato lo prese e lo distese, sul tavolino pieno di carte, per leggere il suo contenuto. Un tuffo al cuore gli venne dopo aver letto il piccolo appunto. Era il Ministro in persona a mandarglielo e ricordava che era in netto ritardo all’incontro a Hogwarts con la vice- preside. Guardò l’orologio e constatò che aveva un ritardo di mezz’ora. Senza pensarci due volte, prese il mantello e si smaterializzò.
Il caldo e affollato ufficio fu sostituito in un secondo da due enormi cancelli, chiusi da grovigli di funi metalliche, e contorniate da alti faggi secolari. Dietro di essa un imponente struttura si ergeva in tutta la sua bellezza antica. Hogwarts faceva proprio un bell’effetto, vista da là.
Non sapendo come districare quei nodi, Ron si mise a pensare come avvisare la preside del suo arrivo. Non aveva un gufo a portata di mano e i piccoli promemoria viaggiavano solo all’interno del Ministero… poi si ricordò di una cosa che gli disse Harry. Prese la bacchetta e disse – Expecto Patronum!
Un piccolo esserino argenteo uscì dalla bacchetta. Assomigliava ad una donnola…
Fece per accarezzarla e dopo le disse sottovoce di andare dalla Preside e di avvisarla del suo arrivo. Non dovette aspettare molto. Dopo cinque minuti una giovane Corvonero avanzava spedita verso di lui. La ragazza picchiettò le funi con la bacchetta, e queste presero a muoversi. Una volta sciolte, Ron potè entrare dentro. La giovane si avvicinò, tese la mano e la strinse con la sua dicendo.

– Benvenuto a Hogwarts. Mi chiamo Elisabeth Bellow e sono un Prefetto di Corvonero. La nostra vice-preside la sta aspettando. Se vuole seguirmi… - disse indicando il gran portone d’ingresso. Ron fece sì con il capo e si accinse a raggiungere il portone preceduto dalla ragazza.
Il cuore batteva a mille e ad ogni passo sembrava che avesse percorso un chilometro.
Che doveva fare?
Come si doveva comportare?
La ragazza lo portò in sala professori, lo fece accomodare e gli assicurò che la vice – preside sarebbe arrivata tra pochi minuti. Il danno è stato fatto. Ora doveva aspettare solo le conseguenze.


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Non ancora arriva! Non perde mai il vizio di fare tardi! Adesso mi sentirà, quando viene… oddio, mi si è rovinata la coda! Che faccio? Mi serve il pettine e…
Ma perché ti preoccupi di come stanno i capelli… in fondo mica ti stai facendo bella per lui…
E’ solo per sentirsi più ordinata e per dare una bell’impressione…
Ti stai facendo bella per lui.
NO! Non lo farei mai… è solo per apparire più…
Più?… più bella per lui?
NO, e ancora NO!
O sì…
Smettila!
Perché ti stai creando tutti questi problemi! Non avrai l’intenzione di innamorarti di nuovo di lui?
Non lo sò… era così dolce con me…
E lo è stato anche quando stava pomiciando con Romilda…
Stronzo! No, non m’innamorerò ancora di lui… Oddio! Arriva! Come sto? I capelli ok, il viso... devo eliminare queste occhiaie e… chi se né frega, non c’è più tempo.

Mentre dalla sua finestra si vedeva un’ombra rossiccia addentrarsi nel parco della scuola, Hermione si guardava nervosamente davanti allo specchio e si tormentava i capelli già abbastanza arruffati.
Qualcuno bussava alla porta.
- Avanti.

- Buonasera professoressa, c’è un impiegato del Ministero che la cerca… è in sala professori - disse la ragazza Prefetto di Corvonero, nel momento in cui entrò dentro la stanza.

- Oh, grazie Bellow. Vado subito.

- Professoressa, posso dirle una cosa? Senza offesa, ma ha proprio dei buoni gusti in fatto d’uomini! Prima l’Auror, adesso l’impiegato del Ministero…

- Cinque punti in meno per Corvonero, a causa di quello che ha detto, e altri cinque per il calzino sceso, signorina Bellow. – Rispose Hermione senza batter ciglio e uscendo dalla stanza per andare in sala professori, mentre la ragazza si aggiustava il calzino e imprecava verso la sua insegnante.
Intanto che camminava, sentiva qualcosa di strano all’altezza dello stomaco, come un macigno. Non sapeva spiegarne il motivo, ma adesso le sembrava anche che i corridoi si fossero accorciati per non farla arrivare in ritardo. Questo non fu una cosa positiva. Stava maledicendo qualunque cosa le passava per la mente, anche un’armatura dove era andata ad inciampare.
Non appena arrivò davanti alla porta sentì di avere qualcosa in gola, forse era agitazione. Fece un gran respiro ed entrò.
Lo vide seduto su una sedia, mentre preparava i documenti per far partire gli alunni. Era più bello, di quanto se ne ricordava, portava un maglioncino azzurro a righe blu e dei jeans strappati all’altezza della coscia sinistra e del ginocchio destro(moda Babbana, si vedeva) e i suoi capelli erano più fiammeggianti che mai. Aveva anche notato un piccolo luccichio all’orecchio. Solo dopo si accorse che era un orecchino, di basso valore, ma faceva la sua figura.

Mamma mia… che faccio… non posso stare qui impalata a guardarlo per quanto mi piacerebbe… MA CHE DICI! Sono completamente rincretinita…

Quando lui si girò per vederla, Hermione sobbalzò… non ricordava che i suoi occhi erano così attraenti, forse era stato proprio quello a farla innamorare. Arrossì in un lampo sentendo il suo sguardo nuovamente sopra di lei, ma non fu l’unica, infatti anche il ragazzo era in imbarazzo tanto che il suo viso non era più riconoscibile tra i capelli.

- Ciao, da… da quanto… tempo che… che non ci… ci…ci vedia…mo… - Ron non era proprio cambiato, era ancora il ragazzo dolce e carino di quando andavano a scuola.

- Sì ciao. Dove sono le pratiche, non voglio perdere molto tempo su queste cose, ho ben altro da fare. Su, avanti che aspetta a darmi i documenti? - non voleva parlare così acidamente, ma era l’unica soluzione per farlo andare via e non far prendere il sopravvento a sentimenti repressi da tempo, aveva sofferto troppo per lui e non voleva che succedesse di nuovo.

- Oh, sì… i documenti… devono essere qui dentro e… oddio scusami non volevo. - inavvertitamente aveva fatto rovesciare un vaso di fiori addosso a Hermione.

- No, niente - erano le uniche parole che le vennero da dire, anche avrebbe voluto maledirlo.

- Bene… e… ecco le pratiche - disse lui imbarazzato, mentre la ragazza si asciugava le vesti con un colpo di bacchetta - devi mettere una firma qui… e qui… qui… e ancora qui. I francesi sono molto pignoli per queste cose sai.

- Già…

Ti prego fa che non incominci a dire che vuole parlarmi…

- Scusa, ma con che cosa firmo? – chiese stizzita Hermione.

Ti prego, ti prego, ti prego, ti prego, ti prego.

- Eh… si, la penna era qui, ma…non so… dove sia andata… ah eccola!

Nel momento che Ron le porse la penna, le loro mani si sfiorarono. Hermione ritrasse subito la sua insieme alla piuma come per evitare un contagio di qualche malattia e si mise a firmare. Sentiva il segno del contatto con la sua mano bruciare, come se un carbone ardente fosse stato ficcato là sopra. Capiva perché le faceva quell’effetto, la sua mano era calda, mentre lei era un ghiacciolo. Ma non era solo quello. Avrebbe tanto voluto che non succedesse, ma non poteva fermare i sentimenti che aveva controllato con tanta cura da anni. Mentre firmava sentiva ancora il suo sguardo attraversarla avidamente, come per non scordarsi chi era e com’era fatta.

- Ecco fatto. Ho firmato tutto. Adesso se non le dispiace devo andarmene perché devo sbrigare delle faccende per la preside e non voglio perdere altro tempo. La saluto - gli porse la mano e la strinse.
Dopo aver salutato si diresse verso la porta, ma qualcosa la tratteneva per un braccio. Si girò e vide Ron che bloccava ancora la mano. Aveva un’espressione indecifrabile e la fissava dritto negli occhi come per leggerle nella mente. Poi disse

– Hermione…

Ti prego! Per favore, fa che non…

- Noi due dobbiamo parlare di una cosa…

L’ha fatto!

- Spero che mi voglia ascoltare. Innanzi tutto perché mi dai del lei visto che ci conosciamo da molto tempo.

- Non capisco… di che stai parlando…

- Come non capisci? Sembra che stai parlando con uno sconosciuto. Cos’è! Sette anni di scuola, non sono bastati per farmi entrare nella tua ristrettissima cerchia dei conoscenti?

- Beh… io… veramente…

Ho cavoli! Mi sono cacciata in un bel pasticcio! Senza parlare che l’ho fatto anche arrabbiare…

- Veramente cosa! Sono cinque anni che non so più niente di te e non credere che…

Ma fu fermato dall’arrivo della professoressa Sprite.

- Oh, scusate tanto. Ho interrotto qualcosa?

- No Pomona, Ron se ne stava proprio andando adesso. È venuto per farmi firmare queste pratiche. - rispose repentina Hermione.

- Signor Weasley come va il lavoro al Ministero?è arrivata la mia richiesta per costruire una nuova serra?

- Non lo so. Non lavoro in quel reparto. Dovrebbe chiedere a mio fratello Percy, lui è incaricato a queste cose. Bene io non ho più niente da fare qui e visto che la signorina Granger deve andare a sbrigare le sue faccende, la saluto e vi auguro buona fortuna per il torneo - Disse un Ron inviperito per essere stato ignorato. Lanciando un altro sguardo glaciale sussurrò vicino all’orecchio della ragazza.

– Ci vediamo!

Quando fu sparito dalla vista, Hermione potè prendere un respiro di sollievo e sedersi su una sedia per riflettere.

- Perché era così arrabbiato? - Disse con un fil di voce la Sprite.

- Perché non l’ho ascoltato, mentre mi diceva una cosa che riguardava noi due.

Appoggiò la testa contro lo schienale e chiuse gli occhi.
Perché stava così?
Perché non reagiva a quella sensazione che adesso stava prendendo il sopravvento?
Perché non è riuscita a scordarselo?
Perché il solo vederlo la metteva in imbarazzo?
Capitolo 4 : Sotto l'ombra di un faggio e due caffè al bar di smile
Note dell'autore:
Mi scuso per il ritardo di questo capitolo, ma sono stata impegnata in altre cose...
Scritto con un pò di fatica, è piuttosto corto rispetto agli altri, ma prometto che mi impegnerò di più nei prossimi...
Volevo inoltre ringraziare le recinsitrici che hanno commentato questa storia... spero che continuate a leggere, mi fa un piacere enorme sapere che quello che scrivo viene seguito...
Adesso basta... vi lascio leggere.
Buona lettura... e commentate!XD
smile
Capitolo 4: Sotto l’ombra di un faggio e due caffé al bar.


- Non ci posso credere! Come mi ha potuto trattare così!

- Dai Ron, non te la prendere per questo. Ci saranno altre occasioni dove potrai parlarle.

- Non credo che mi si avvicinerà più dopo ieri, ma io che dovrei fare Harry, cosa dovrei inventarmi per dirle che quello che ha visto non lo volevo fare? Aiutami, ti prego! Sono disperato.

- Non lo so, non lo so… senti perché non vediamo quello che succede alla festa, in fondo verrete entrambi e potrete discutere con calma, il giardino è abbastanza grande per una passeggiata al chiaro di luna.

- Forse hai ragione. Ma se non verrà come faccio?

- Direi che l’unica soluzione sarebbe quella di parlarle a quattr’occhi e deciderti finalmente a rompere quel muro che ti sta soffocando.

- Facile a dirlo… in ogni modo aspetterò la festa sperando che si presenti… e se non viene? Che faccio? Non posso presentarmi da lei e dirle “Hermione ti amo” o “Quello che hai visto non volevo farlo” o “ Romilda Vane è solo una stupida ubriacona”? Sarebbe troppo da idioti… e che ne so io di come potrebbe reagire lei? Miseriaccia, Harry ho paura, mi fa più terrore dei ragni!

Harry si accomodò ad un tavolo di un’anonima caffetteria di Diagon Alley e ordinò due caffé. Si passò nervosamente una mano nei capelli corvini e fissò il ragazzo davanti a se, che in quel momento aveva uno sguardo assente, probabilmente stava pensando a come chiedere scusa alla sua “dolce metà”.
Notò due occhiaie che si stavano estendendo sul viso di quell’uomo tanto desiderato dalle sue colleghe del Ministero…
Quasi lo invidiava per aver conquistato così tanti cuori giovani e desiderosi, ma si ricordò della donna che amava e solo quel pensiero gli fece incurvare le labbra in un sorriso.

- Perché ridi? – disse Ron acidamente, mentre guardava l’amico con un misto di sfida e fastidio.

- Ho la faccia sporca per caso? - No scusa, e che stavo pensando a tua sorella… ieri mi ha fatto la torta alla melassa e… - ma si accorse che il suo apprezzamento aveva fatto peggiorare l’umore di Ron.
Un silenzio imbarazzante si era creato tra i due amici.
Intanto la barista aveva portato le due bevande.
Ron la bevve in un sorso, senza accorgersi che era bollente, ma non ci volle molto a capire che le sue papille gustative erano in fiamme.
Mentre un Ron, che esibiva una smorfia appena appena tirata e gli occhi vagamente lucidi per il dolore, evitava accuratamente di aprire bocca, l’altro ragazzo aveva lo sguardo basso e fissava continuamente il fondo del piattino dove era posata la sua tazzina.
Non ancora riusciva a credere che quei due, dopo aver combattuto fianco a fianco per tutta la guerra, dopo tutti quegli anni fatti di litigi e gelosie, non si fossero ancora chiariti. Era una situazione assurda. Da un lato c’era Ron, incapace di andare a dire la verità, e dall’altra Hermione, che aveva rifiutato di credere alla storia vera, che lui aveva pazientemente raccontato centinaia di volte. Che fare con due amici del genere?
Era passato più di un quarto d’ora da quando avevano smesso di parlare.
Harry decise di spezzare quella monotonia.

- Ron, sai chi è il nuovo membro del Wizengamot?

- Avevo sentito che c’era un nuovo membro, ma nessuno mi ha detto chi è… tu lo sai?

- Purtroppo sì… Mc Laggen!

- NO! E come ha fatto?

- A quanto pare ha donato un ingente somma per i piani di ristrutturazione del San Mungo e del Ministero.

- E ti pareva che il caro vecchio “Io-so-giocare-meglio-di-te-a-Quiddich-Mc Laggen” non corrompesse il Ministro con questi atti caritatevoli? Che palle! Adesso mi tocca anche vederlo in giro per gli uffici ad impartire ordini a destra e a manca con quell’aria di chi ha delle Pallottole Puzzole sotto il naso… buah che schifo!

- Almeno tu non fai parte della squadra speciale degli Auror che dovrà scortarlo. Ha preteso che facessimo la guardia anche quando va in bagno! Non credo però che sia stato il capo a mettermi in mezzo… non lo avrebbe mai fatto, sa che io lo odio… secondo me ha fatto richiesta lui di avermi nella scorta. Sa che il capo mi adora e si fida ciecamente. Sia ben chiaro una cosa. Se faccio questo lavoro supplementare, è perché voglio che Ginny viva serenamente con me e non deve mancarci nulla!

- Ok… ok. Non ti sto dicendo nulla, anche se non pensavo che Mc Laggen avesse paura che sbuchi un qualche killer dal water, mentre lui è con il suo culetto lucido all’aria! È stato davvero un colpo basso per lui non essere stato preso nei Tornados.

I due ragazzi risero all’idea di vedere la faccia del moro, mentre tentava di scappare da un grosso Troll con la testa di Dobby che provava cercava di riuscire a bastonarlo con con una Nimbus 2000 e un piede incastrato nella tazza.
Ridendo a crepapelle, Harry si rese conto che Ron aveva dimenticato la storia di Hermione, perché si era calato nei panni di un comico squattrinato e aveva dato prova del suo repertorio Anti-Mc Laggen facendo ridere anche due ragazze che erano sedute affianco al loro tavolo.

- Vedo che ti è passato il broncio.

- Eh? No Harry, no. Ci sto ancora pensando. È più forte di me, non faccio altro che parlare di lei, sognarla la notte e anche il giorno, i miei colleghi mi stanno prendendo per pazzo e dicono che dovrei farmi una bella vacanza in qualche posto esotico e vedere altre donne… ma io dico come si può pensare ad altre donne, quando sei innamorato perso di lei! Oh Harry, non ci sto capendo più niente.

- (Mannaggia a me e quando sono riaffacciato al discorso “Hermione-amore-mio”). Senti, Ron, ne stai facendo una tragedia. Non è poi così grave la situazione, bisogna solo parlare… capito… parlare. – disse scandendo le ultime due parole e muovendo in aria le mani.

- Mmm, hai ragione.

Harry non aveva mai visto il suo amico così disperato, non sembrava più lui. Dove era andato a finire quel ragazzo spensierato e felice, che non si preoccupava mai di nulla… dov’ era andata a finire la sua voglia di vivere, che illuminava sempre gli occhi di speranza e fiducia… non ERA più lui.
Con un sospiro, portò la tazzina, dove il caffè era ormai freddo, vicino alla bocca, mentre fissava ancora il suo amico, che con gli occhi vitrei osservava un punto impreciso. Chissà se stava pensando ancora a lei…

- Ron, che ne dici se andiamo a casa mia a giocare a scacchi magici? Abbiamo tutti e due il giorno libero e possiamo fare una bella partita come ai vecchi tempi…

- Non aspettavo altro!

I due si alzarono dal tavolo e, lasciando qualche spicciolo sul tavolo, si incamminarono verso casa di Harry.

“Chissà se Hermione sa che al torneo ci vado io al posto di Scrimgeout!” pensava Ron tra se e se…




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Cara Ginny,
Sono Hermione. Da quanto tempo che non ti mando più una lettera… come va?
Qualche giorno fa è venuto Harry a trovarmi a Hogwarts e abbiamo parlato del più e del meno e così ho scoperto che voi due non solo state ancora insieme, ma convivete!
Che bello, non mi sarei mai immaginata che avreste fatto così presto un passo importante come la convivenza. Sono molto felice per voi e vi auguro tutta la fortuna di questo mondo.
Ho un problema Ginny… e sai benissimo chi può essere.
Ebbene sì, è tuo fratello Ron.
Ieri è venuto a scuola perché dovevo firmare le pratiche e… oh non sapevo come comportarmi con lui. Ho tentato di essere carina, ma le uniche parole che mi sono uscite erano offensive e acide. Poi quando me ne stavo andando lui mi ha preso una mano e ha detto che voleva parlarmi. Ero rimasta imbambolata dai suoi occhi e non capivo più niente. Meno male che è arrivata la Sprite, a rompere quel momento imbarazzante! Lui dopo se n’andato e non aveva l’aria molto serena, era alquanto arrabbiato e prima che uscisse mi ha lanciato uno sguardo che ha fatto raggelare le vene.
Non so che fare, sono disperata, se lo rivedo ancora ho paura che m’innamorerò nuovamente di lui. Non voglio soffrire ancora, non voglio passare ancora quei momenti, non voglio Ginny, non voglio!
E per questo non credo che verrò alla tua festa, mi dispiace perché volevo rivederti, ma non posso stare nella stessa casa dove si trova tuo fratello per più di un secondo.
Ti prego, capiscimi.
Aspetto con ansia la tua risposta.

Hermione



L’enorme faggio secolare la copriva dai raggi del sole d’Ottobre.
Una piccola foglia gialla si era posata sopra al suo petto, segno che l’inverno era vicino e con esso la partenza per Beuxbatons.
Una leggera brezza frizzante stava scompigliando i suoi capelli già ribelli a modo loro e alzava il mantello della donna.
Era seduta dove, un po’ d’anni prima, era il punto d’incontro dei suoi amici di Grifondoro, dove trascorreva giornate a legger da sola o in compagnia di Harry o Ron, dove si era accorta di essere perdutamente innamorata di quel ragazzo dalle iridi turchesi e i capelli carmini.
Un’ombra ora si stava creando dal gioco delle nuvole con il sole, mentre un'altra si stava avvicinando al gigantesco albero. Aveva la forma di una donna molto magra, il suo vestito nero era lungo e arrivava fino a coprire i piedi. Portava un cappello a punta, ma molto largo alla base per non rovinare la stretta crocchia dove erano legati i capelli cenerini.
Minerva Mc Grannit si stava avvicinando a passo lento e aveva un’aria serena, Hermione pensò subito che si prospettasse una bella chiacchierata tra donne. O per lo meno sperava che fosse in quel modo.

- Buongiorno Hermione. Piuttosto mattiniera oggi. Approfitti dell’ultimo sole?

- Buongiorno Minerva. Sì, in effetti mi sono svegliata presto per portarmi avanti con il programma di quest’anno e per scrivere una lettera ad un amica.

- Ho saputo che il signor Weasley è venuto per le pratiche ieri. Pomona mi ha dato per certo che era abbastanza seccato, quando è uscito dall’aula. È forse successo qualcosa, quando stavate parlando?

- No, non è successo niente, solo un diverbio. Per quale ragione la preoccupa tanto quello che è successo? Non sarà perché dobbiamo tenere un rapporto amichevole con il Ministero? Se è per questo la situazione è sotto controllo.

- Era proprio quello che volevo sentirmi dire, in quanto quest’anno non potrò venire in Francia e quindi la rappresentante della scuola, sei tu.

- Va bene, sono felice dell’incarico che mi avete dato, ma non vedo il motivo di preoccuparsi per il Ministero… noi non abbiamo nessun vincolo e il Ministro sarà impegnato nei suoi affari burocratici… non vedo il motivo di stare tanto sulle spine, Minerva.

- Vedi, il Ministro non potrà andare perché è in corso un’importante trattativa con i Goblin e durerà molto tempo. Quindi ha deciso che manderà un suo sostituto in Francia.

- E cosa c’è di male?

- Il sostituto sarà il signor Weasley.

“Cosa! No… non possono farmi questo… non a me”.

- Ne sei sicura Minerva?

“Dì di no… dì di no… dì di no…”

- Assolutamente! Mi è arrivata adesso la lettera dal Ministero che mi ha informato del cambiamento.

“Ma che bello. Ci mancava che mi ritrovavo quella palla al piede anche lì. Già non lo posso vedere, adesso sono costretta anche a fare un viaggio con lui.”

- Bene, non vedo proprio il motivo delle tue preoccupazioni.

- Ma io non sono preoccupata!

- Ah… beh… allora va bene. Partiremo con il signor Weasley.

- E da quando lo chiami per il cognome?

- Beh… veramente non lo so… La donna la guardò scettica e non volendo peggiorare la situazione rimase zitta ad aspettare un suo cenno.

- Senti, ma chi mi sostituirà qui a Hogwarts?

- Io!

- TU? Ma sei la Preside e…

- E sono felice di fare qualche lezione per sostituirti.

- Grazie Minerva.

- Non c’è di che.

Dopo aver detto questo la donna si allontanò per rientrare a scuola. La ragazza era stupita del comportamento della Preside, sapeva che desiderava poter fare qualche lezione, soprattutto con i ragazzi del sesto e settimo anno, ma non credeva che arrivasse a tanto. Perdersi il Torneo TreMaghi era strano da parte sua, ma doveva avere dei problemi seri per rinunciare a quell’evento.
Rassegnata, appoggiò la testa al gran tronco secolare e si mise a pensare come doveva comportarsi con Ron. Era una situazione difficile, soprattutto adesso che lo aveva fatto innervosire.
Le venne in mente un’idea, meno male che non l’aveva ancora spedita. Presa piuma e inchiostro, aggiunse qualche riga alla lettera.


P.S.: la Mc Grannit è venuta proprio adesso a dirmi che Ron partirà per la Francia con me! Ginny, ti prego, mi serve un aiuto subito! Non mi far aspettare.
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