Perchè così lontani di smile
Cinque anni sono passati da quando Harry Potter ha sconfitto il famigerato Lord Voldemort e ora la vita nel mondo magico procedeva tranquilla e armoniosa... ma non per tutti...
Categoria: Post-HBP Personaggi: Hermione Granger, Qualcun altro, Ron Weasley
Era: Harry Post-Hogwarts (1998-)
Generi: Comico, Romantico, Sentimentale
Lunghezza: A Capitoli
Pairing: Hermione/Ron
Avvertimenti: AU (Alternate Universe), Nomi Originali
Sfide: Nessuno
Series: Nessuno
Capitoli: 4 Completa: No Parole: 9986 Read: 23356 Pubblicata: 28/07/06 Aggiornata: 28/09/06
Cap 1: Lettere e Sorprese di smile
Note dell'autore:
Non so come i è venuta in mente questa fanfiction... sarà lo stress di questi giorni... All'inizio può sembrare banale ma migliorerà con il tempo...

Ringrazio tutti quelli che sono venuti a recensire le altre ff, ma soprattutto Eliantha, Evenstar, Pianta_di_serra e ginnyred(a cui mando tanti bacissimi!)

Spero che vi piaccia... e... recensite! P.S.: i nomi che non sono stati usati dalla Rowling nel suo romanzo e trovate qui, li ho inventati io, prendendo spunto da riviste e nomi importanti della letteratura straniera!
Capitolo 1: Lettere e sorprese


Ormai erano passati cinque anni da quando Harry Potter aveva sconfitto il famigerato Lord Voldemort e ora la vita nel mondo magico procedeva tranquilla e armoniosa.

Una montagna di lavoro si era riversata in quel momento al Ministero della Magia, ma quello che ne soffriva di più era di sicuro il capo-direttore degli uffici dei Giochi e degli Sport Magici, infatti, quell’anno era uno dei tanti organizzatori del nuovo torneo TreMaghi che avveniva in Francia nella scuola di magia Beuxbatons.
Il problema principale e che non gli era ancora arrivata la lista dei partecipanti di Hogwarts e non sapeva come rispondere alle tante lettere di conferma che il Ministero francese mandava per dare il via ai preparativi.
Stanco per la lunga giornata passata a firmare numerosi documenti, finalmente un pò di riposo meritato. Poggiò i piedi sulla scrivania e inavvertitamente fece cadere la targa che con tanta cura mise lì fin dal primo giorno che era entrato.
C’era scritto “Ronald Bilius Weasley- Capo Direttore”.
Eh già! Nessuno della sua famiglia aveva creduto il giorno in cui lui era entrato in casa tutto felice perché l’avevano promosso capo direttore… figuriamoci gli altri!
Era molto alto e dinoccolato, i suoi capelli amaranti oggi facevano a lotta con un maglioncino rosso con righe gialle, appartenutagli, quando giocava ancora a Quiddich a scuola, e portava dei pantaloni blu notte, in perfetta sintonia con i suoi occhi.

Erano le 8 e finalmente poteva staccare, così, preso il cappotto e vari documenti da rivedere, si accinse a raggiungere l’ascensore che lo portava su nell’atrio per poi prendere la Metropolvere e tornare finalmente nella sua adorata casa calda e accogliente. Lentamente le porte si aprirono e Ron potè salire insieme ad un gruppetto di streghe, sue dipendenti che gli facevano la corte sin da quando aveva messo piede in quel posto bizzarro.
L’ascensore incominciò a sferragliare… era strano stare li, gli faceva ricordare quando lui, Harry, Hermione, Ginny, Neville e Luna al quinto anno si erano avventurati al dipartimento Misteri del Ministero per salvare Sirius dalle grinfie di Voldemort e dei suoi Mangiamorte, scoprendo che era solamente una trappola per attirarli e costringerli a consegnargli la Profezia.
Già… i suoi amici… di loro solo Harry era rimasto in contatto con lui, visto che lavorava al Ministero ma al dipartimento degli Auror e quindi s’incontravano molto frequentemente, e c’era anche da dire che era il ragazzo di sua sorella Ginny.

L’ascensore si era fermato e le porte si aprirono permettendo la libera uscita ai suoi passeggeri. Ron s’incamminò verso i cancelli dorati dove una dormiente guardia tentava di pesare una bacchetta ad un ignaro visitatore, ma all’improvviso qualcosa lo colpì forte dietro la schiena. Si girò e vide un ragazzo dai capelli corvini disordinati intento a raccogliere numerose pratiche che con l’urto erano cadute a terra.

- Harry, ma che ti prende! Mi hai spaventato sai.

- Scusa, Ron, ma sono inciampato su quella mattonella. È la terza volta che cado sempre sullo stesso punto… eh, ma adesso mi sentirà Mc Joney! È incaricato alla manutenzione dell’edificio ed è la seconda volta che gli dico che deve riparare la pavimentazione davanti all’ascensore N°2.

- Mi sa che sei l’unico a cadere su quella mattonella e… - non fece in tempo a parlare che già un altro cadeva davanti ai suoi piedi.
Ridendo aiutò Harry e il povero dipendente, che sbraitava come il suo amico per il fatto “l’antico monumento sotterraneo”(il Ministero) stava cadendo tutto a pezzi. Finito di raccogliere i documenti, salutò i due e si avviò verso i camini, ma Harry lo fermò nuovamente.

- Senti Ron, mi ero dimenticato di dirti che io e Ginny stiamo organizzando una cena con i vecchi amici di scuola e vogliamo la tua presenza a tutti i costi, quindi non prendere impegni.

- Oh grazie Harry, ma quand’è che non devo pendere impegni? E dove la fate la fasta?

- Che stupido, non te lo detto! Si fa a casa mia il quindici ottobre. Sai dove abito vero?

- Sì, non ti preoccupare.

- Ok… allora ci vediamo, ciao Ron!

- Ciao… ehi aspetta, non avrai anche invitato Hermione spero?

Ma era troppo tardi, oramai il suo amico si era smaterializzato e non era proprio il caso di presentarsi a casa sua con tutto il lavoro che doveva finire. Così prese le sue pergamene e si diresse verso un affollatissimo fila davanti ai caminetti dove una strega aveva qualche problema a trasportare un gran carico di quelli che sembravano gatti con code biforcute.
Arrivato il suo turno prese la Polvere Volante e la buttò nel camino, creando alte fiamme verdi smeraldo e ci si gettò dentro gridando la destinazione da raggiungere. Si sentì scombussolare da tutte le parti, mentre davanti ai suoi occhi sfrecciavano numerosi camini dove si poteva intravedere salotti e cucine d’altre case. Quando sentì che stava rallentando mise le braccia davanti a se per proteggersi da una caduta rovinosa. In fondo non c’era ancora abituato a quel tipo di viaggio, ma di sicuro lo preferiva al Nottetempo…

Una volta entrato in casa posò le pergamene e si sedette sopra ad una poltrona del salotto, mentre un festoso Leo sfrecciava intorno alla sua testa. Stufo per i continui schiamazzi dell’uccello, gli lanciò qualche biscotto per farlo stare zitto e senza volerlo lo centrò in pieno facendolo dirottare e cozzare contro la finestra. Con altrettanta foga il piccolo gufo si mise ad urlare e non dava segno di smettere fin quando, scoraggiato, Ron lo prese e se lo appoggiò sulle gambe per vedere i danni creatisi dall’incidente. Fortunatamente non recava ferite e sembrava quasi più sveglio del solito.
Sospirò e, con svogliatezza, prese le pergamene dal tavolino per finire il suo impegno. Dopo ore di faticoso lavoro(Leo non gli dava tregua e pretendeva la sua attenzione ogni due minuti) Ron si potè permettere di prendersi una pausa e dedicarsi alla cena, ma qualcosa lo distrasse.
Una civetta marrone pungeva contro la finestra e aveva in becco una busta che sembrava avere l’aria di qualcosa d’importante. Subito posò Leo, che ora tremava per l’eccitazione dall’arrivo così improvviso di una civetta, e si affrettò verso la finestra per prendere la lettera e, una volta fatto ripartire l’uccello, si mise a leggere. Veniva da Hogwarts e come pensava era importante.

- Finalmente si sono decisi a mandarmi questa maledettissima lista, non lo sopportavo più quel francese! -esclamò esasperato.

Infatti, la lettera era stata mandata per confermare che la scuola partecipava portando dieci ragazzi e dieci ragazze e per avvisare che sarebbero partiti per la Francia tra qualche settimana. Prima che potesse rispondere, Ron si accorse che nella lettera c’era un secondo foglio con scritto sulla parte esterna Per Ron Weasley.
Non sapeva cosa o chi lo volesse, ma lo incuriosì e, come un bambino che scarta una caramella, prese ad aprire la pergamena. I suoi occhi si muovevano da destra a sinistra con velocità pazzesca. Più si abbassavano, più il suo viso si contraeva in una smorfia di pura sorpresa. La lettera era effettivamente della vice- preside della scuola e Ron si aspettò di vedere la minuscola e sottile scrittura della professoressa Mc Grannit, ma quando si ritrovò davanti la lettera gli prese un colpo vedendo che la minuziosa scrittura si era sostituita ad una più comprensibile, ma allo stesso tempo precisa e ordinata, vagamente famigliare.

Al signor Weasley,

V’informo che deve presentarsi domani allo studio della sottoscritta per firmare le pratiche di partenza per la scuola di Beauxbatons per intraprendere il torneo TreMaghi, da lei organizzato insieme alla delegazione francese. Spero nella sua presenza.
Discreti saluti
Hermione Granger
Vice-Preside della scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts




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Ormai erano passati cinque anni da quando Harry Potter aveva sconfitto il famigerato Lord Voldemort e adesso la vita nel mondo magico procedeve tranquilla e armoniosa.

Un nuovo anno era incominciato nella scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. Una donna era nel suo ufficio intenta a scrivere quello che sarebbe stato il programma di quell’anno nel suo corso.
Aveva una criniera di capelli castani raccolti in una coda alta, il suo viso era concentrato, mentre i suoi occhi sfrecciavano da destra a sinistra in sincrono con la sua mano sulla pergamena. Sentì bussare alla porta e vide un ragazzo entrare. Era uno dei prefetti di Grifondoro.

- Buongiorno professoressa, sono venuto qua per dirle che Phelps e Montgomery hanno accettato di venire al torneo TreMaghi.

- Benissimo! Grazie Dumas, ora posso mandare la lista dei partecipanti al Ministero. Puoi andare.

- Grazie, arrivederci.

Prese una pergamena e, dopo aver intinto la penna nell’inchiostro, si mise a scrivere la lettera da indirizzare al Ministero.
La sua mano volava veloce sul foglio, ma si fermò nel momento in cui dovette mettere il suo nome e la firma. Succhiava la punta della sua piuma(molto Rita Skeeter), sapeva benissimo perché aveva quel dubbio… la lettera non era indirizzata al Ministro, ma all’organizzatore dell’evento… una sua vecchia conoscenza… Non era sicura di quello che faceva, non si vedevano da molto tempo, forse troppo per i suoi gusti, ma non si sarebbe ritirata per una sciocchezza. Così, con un po’ di rabbia, repressa da tempo, mise la sua firma Hermione Granger. Sigillò la pergamena e appoggiò la schiena sulla sedia.

I rintocchi lontani del grande orologio avvisavano che erano le sei e finalmente quel giorno di scuola era giunto al termine.
Si sentiva stanca, non era stata una gran giornata. Tra lezioni disastrose con il primo anno e una serie di punti tolti per colpa di uno scontro verbale tra due case, non era uno dei giorni più adatti per concentrarsi al lavoro.
La pergamena abbandonata sulla scrivania si arrotolava lentamente, mentre una brezza leggera la spingeva verso il bordo di una scrivania piena di libri riguardanti la Trasfigurazione. Uno di essi era aperto alla pagina riguardante gli Animagus. Non era stata aperta a caso quella pagina, un’idea le sfiorava nella mente da qualche tempo, aveva intenzione di diventare un Animagus per impressionare i suoi alunni, ma soprattutto per una questione di sfida con le sue abilità di strega. L’unico problema era che non sapeva in che animale trasformarsi… le piacevano molto le donnole, ma una sciocca superstizione la bloccava nel suo intento.
Le serviva qualcuno con cui parlare, i suoi colleghi le avevano detto che era una magnifica idea, tuttavia li riconosceva come tali da poco tempo e non era molto sicura di quello che le dicevano, anche se sette anni sotto il loro insegnamento avrebbe dovuto darle lo stimolo nell’avere fiducia in loro. La preside Mc Grannit le propose addirittura delle lezioni private per raggiungere il suo obiettivo. “Devi essere sicura di quello che fai Hermione e soprattutto devi avere le idee chiare su che animale vorresti diventare. Io ti aiuterò, però mi serve tutta la tua concentrazione” le continuava a dire quando lei si presentava con il suo problema. Un rumore improvviso la risvegliò dai suoi pensieri. Stavano nuovamente bussando alla sua porta.

- Avanti - disse.

Un ragazzo alto ma con aria stanca e visibilmente magro era entrato nella sua stanza. Non era uno studente, lo potè vedere dalla lunga divisa viola da Auror, aveva dei brillanti occhi verdi smeraldo e un sorriso si allargò sul viso, conosceva molto bene quegli occhi perché numerose volte gli diedero conforto quando era a scuola.

- Harry! Non ci posso credere, sei proprio tu! - gli corse incontro e si abbracciarono.

Quel ragazzo era troppo speciale per lei, non solo era spaventosamente bello( per colpa sua era stato detto che “gli andava dietro”) ma era un amico fidato, proprio quello che le serviva in quel momento.

- Cosa ci fai qui? Non dirmi che sei venuto a trovarmi, perché lo so che sei molto impegnato e poi si vede anche per via della divisa.

- Sono venuto per questioni di lavoro, ma ne ho approfittato per venirti a trovare, non mi va tanto che noi due ci sentiamo solo per lettere… ma come mai non sai che sarei venuto, ti ho mandato un gufo ieri e…

In quel preciso momento una civetta planò dentro la stanza, notevolmente stanca.

- Stupido uccello, ti avrei mandato Edvige, ma l'ho dovuta prestare ad un mio collega, così ho preso uno del Ministero… dovrebbero metterli in pensione quelli lì, sono troppo vecchi! - disse con un po’ di fastidio.

- Non ti preoccupare. Allora mi dici perché sei qui?

- Sono venuto perché io e i miei colleghi che sono fuori dobbiamo fare un sopralluogo alla Camera Dei Segreti. Abbiamo intenzione di distruggere tutto ciò che si ricollega con Voldenmort e siamo venuti per eliminare anche questo, però è un po’ difficile perché può provocare qualche danno alla struttura della scuola…

- Allora che aspettiamo! Andiamo, vi accompagno io visto che sono la vice-preside.

- Ah sì giusto. Complimenti per la tua nomina. La più giovane e la più apprezzata dell’intero dirigente scolastico! Hermione Granger! Un nome, una garanzia! - disse divertito Harry.

- Smettila e andiamo - rispose lei leggermente rossa in viso per il complimento.

Accompagnò gli Auror verso il bagno del secondo piano, mentre dialogava fitta con il suo amico.

- E così vuoi diventare un Animagus. È una bella sfida! - Le disse interessato.

- Sì, in effetti voglio mettere alla prova le mie abilità… e impressionare i miei alunni. Ma non so in che animale trasformarmi, avevo pensato ad una donnola, però non sono sicura.

Il ragazzo la guardò divertito, aveva una strana aria di chi aveva vinto qualcosa d’importante.

- Perché mi guardi così?

- Perché ho avuto la conferma ad un mio dubbio. Sai, me l'ha fatto pensare proprio la donnola. Era l’animale preferito di una persona…

- Non dire sciocchezze! Non l'ho fatto perché piaceva a lui! - disse Hermione seccata ad Harry.

- Sicura?

- Sicurissima. E NON GUARDARMI COSI'!

Harry le rise in faccia e vedendola offesa e imbarazzata, le scoccò un bacio in fronte.

- Attento Potter, o lo dico a Ginny! - disse uno degli Auror dietro di lui.

- Non ti preoccupare. La conosce a Hermione e non me lo immagino proprio di tradirla Sam. - rispose con noncuranza.

- Allora la vostra storia dura! Mi fa piacere, salutamela quando torni da lei - disse con gioia Hermione.

- Certamente!

Erano arrivati al bagno, mentre una festosa Mirtilla si avvicinava a Harry.

- Bene. Allora io vado a finire il mio lavoro. Fate da soli qui?

- Sì, grazie Hermione.

Mentre stava per incamminarsi verso il suo ufficio, Harry la chiamò correndole incontro.

- Mi sono dimenticato di dirti che io e Ginny stiamo organizzando una cena con dei vecchi amici e gradiremo la tua presenza.

- Che magnifica idea! Certo che vengo, ma spero solo che non la fai quando dovrò partire per la Francia sennò non posso venire!

- Nessun problema! Si fa il quindici d’ottobre a casa mia.

- Allora vengo sicuro. Ma non avrai mica intenzione di invitare anche Ron? - disse spaventata, ma non servì a niente.

Prima che si poteva ribellare, Harry era corso dai suoi colleghi salutandola e ridendo a crepapelle.
Scioccata, ritornò nella sua stanza e con un po’ di rammarico prese la lettera e la spedì con il gufo che Harry le aveva mandato. Stava ripensando a ciò che le aveva detto prima che arrivassero al bagno. Ma davvero aveva scelto la donnola perché le interessava di nuovo? No, doveva essere proprio di no… o sì…
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