Speranze di pingui79

Tutti i grandi sono stati bambini, ma pochi di essi se ne ricordano. (A. De Saint-Exupéry)

Questo vale anche per Severus Piton


Categoria: Post-DH Personaggi: Severus Piton, [+] Nuovi personaggi
Era: Ultimi Black e Malandrini (1950-1990)
Generi: Commedia, Introspettivo
Lunghezza: Flash Fiction (260-1000)
Pairing: Nessuno
Avvertimenti: Nessuno
Sfide: Nessuno
Series: Tutti i grandi sono stati bambini
Capitoli: 1 Completa: S Parole: 547 Read: 2630 Pubblicata: 24/05/13 Aggiornata: 24/05/13
Capitolo 1 di pingui79
Note dell'autore:

Disclaimer: I personaggi ed i luoghi presenti in questa storia non appartengono a me bensì, prevalentemente, a J.K. Rowling e a chi ne detiene i diritti. I luoghi non inventati da J.K. Rowling e la trama di questa storia sono invece di mia proprietà ed occorre il mio esplicito e preventivo consenso per pubblicare/tradurre altrove questa storia o una citazione da essa. Questa storia non è stata scritta a scopo di lucro, ma per puro divertimento, nessuna violazione del copyright è pertanto intesa.

Speranze

 
 
L'odore pungente della cartella di cuoio solletica le narici. Non è fastidioso ed è smorzato appena da quello fresco di una pioggia battente cessata da poco che ha reso l’aria più limpida e piacevole.
Tutto è più bello oggi, anche la grande ciminiera in fondo alla strada da cui esce un filo di fumo sottile e plumbeo. Qua e là, qualche goccia scende ancora dai tetti delle case ed il ticchettio è una melodia di trasparenti note variegate che s’infrangono sull’acciottolato. Grigi nuvoloni si rincorrono nel cielo settembrino e lasciano intravedere ogni tanto qualche sprazzo d'azzurro intenso che spicca tra sbuffi cinerini ancora carichi d'acqua.
Il bambino smette di camminare con il naso all’insù ed accelera l'andatura, temendo un nuovo scroscio che rovinerebbe ogni cosa.
Contro il suo fianco, in perfetta sintonia con ogni passo, batte ritmicamente tutto il suo piccolo mondo di sogni. È racchiuso in una borsa marrone chiaro insieme a due quaderni, due penne ed una matita.
La mano scende ad accarezzare quel tesoro inestimabile, come per metterlo ancora più al sicuro, come per accertarsi ancora una volta che è tutto vero. Il bambino può sbattere le palpebre senza paura che tutto finisca, può sentirsi felice senza un perché.
Ne ha tutto il diritto.
L’acqua scura e tremolante di una larga pozzanghera riflette un mondo rovesciato, nel quale il cielo è un tappeto di nubi su cui camminare. A quello specchio liquido s’affaccia un visino su cui spiccano due profondi occhi neri colmi d’innocenti speranze. Nessuno le ha ancora mandate in frantumi, esse sono integre e pulite, così diverse dalle schegge affilate che in futuro feriranno quel cuore senza alcuna pietà. Sono fragili attese ancora intatte, vivide e stillanti infantili progetti.
Un ultimo sguardo al proprio riflesso e poi via, quasi di corsa, facendo attenzione a non inciampare e a non sciuparsi i vestiti quasi nuovi.
Non si può fare tardi proprio il primo giorno di scuola.
Eccola lì, in mattoni color terra bruciata, con un minuscolo fazzoletto di prato al suo fianco, un salice piangente nell’angolo più interno ed il cortile di ghiaia. Uno, due, tre... il bambino conta otto gradini che conducono alla porta d'ingresso spalancata su un nuovo mondo.

Li dentro sarà bello, si dice.

Imparerà moltissime cose, sa che ne sarà capace. Sarà bravo e la sua mamma gli sorriderà orgogliosa, proprio come aveva fatto quella stessa mattina, quando aveva insistito per aiutarlo a vestirsi con la divisa scolastica. Il bambino ricorda le proprie inutili proteste zittite da mani affettuose che non avevano smesso di sistemargli i capelli, di abbottonargli la camicia ed infine di allacciargli le scarpe, come se lui non ne fosse già in grado.
Sarà bello – si ripete –  ed intanto attraversa il cancello dipinto di rosso scuro, la ghiaia che scricchiola sotto i suoi passi.

Vero che sarà bello?

Altri bambini sciamano nel cortile, si chiamano per nome, si riconoscono, si salutano.
Sono amici.
A lui piacerebbe tanto averne almeno uno, per non sentirsi più così solo.

Forse lì dentro sarà possibile, perché non dovrebbe esserlo?

Il bambino dagli occhi d’onice e dai capelli corvini s’incammina lungo un corridoio dalle pareti verde acqua.
Tenendo stretta a sé la speranza di un sereno futuro, osa lasciarsi andare ad un timido sorriso al presente.

Note finali:

Non so cosa ci riserverà la Rowling nei prossimi contenuti inediti di Pottermore, io intanto ho provato ad immaginare la vita di un Severus bambino durante la scuola primaria. Ho fatto ricerche sulle cittadine operaie, ho immaginato la fabbrica vicino a Spinner's End ancora in funzione ma ai minimi termini, ho pensato ad un'infanzia discretamente serena prima del punto di rottura, prima che Tobias perdesse il lavoro e scoprisse che sua moglie era una strega. Ma soprattutto ho immaginato una vita scolastica precedente ad Hogwarts.
Cosa avrò azzeccato?
Ai posteri l'ardua sentenza.

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