Note alla storia

Titolo:Non sei sola
Autore/data: Ida59 – 15/30 settembre 2015
Beta-reader: nessuno
Tipologia: one shot
Rating: per tutti
Genere: introspettivo, fantasy, drammatico
Personaggi: Severus, personaggi originali (Ilya e altre Vestali del Tempio)
Pairing: nessuno
Epoca: Post 7° anno
Avvertimenti: AU
Riassunto: Dubbi, sensazioni dolorose, angoscia… e il mondo dove la realtà incontra i sogni svanisce…
Parole/pagine: 4.376/12
Nota: Storia scritta per  “Il Sensuale Tempio dei Bottoncini che Tirano” (http://severus.forumcommunity.net/?t=9960480#entry88868032)

 
Indice
1.      Il triste potere del dubbio.
2.      Credere nei sogni
3.      Confessione.
4.      Scelte sbagliate.
5.      Diversità.
6.      Non sei sola, Ilya!

 

1.   Il triste potere del dubbio

 
 
La donna camminava con passo svogliato lungo la stretta striscia di spiaggia chiusa alle spalle da un’erta parete rocciosa ricoperta da folta vegetazione scura.
Passeggiava indolente nella notte che lenta si mutava in alba, incurante degli impalpabili veli rossi dell’abito che lambivano la sabbia irrorata dal gioco ritmico delle onde: i piccoli piedi nudi non facevano nulla per evitarle, quasi fossero troppo stanchi per giocare a sfidarle come la strega era solita fare.
Procedeva, un piede davanti all’altro, piano, senza alcuno scopo, senza alcuna gioia. 
Una solitaria tristezza aleggiava intorno a lei, mentre fissava lo sguardo verso il mare ancora ammantato dei vellutati colori della notte; solo in un angolo del cielo, sorprendentemente limpido, a oriente la luce iniziava, tremula, la sua diurna lotta per vincere le tenebre, irradiando un vago chiarore violetto, freddo e incerto, che ancora non aveva la forza di spegnere le stelle.
Cosa diavolo ci faceva lì, a quell’ora così inconsueta per lei che tanto amava la sfolgorante luminosità del sole?
Rabbrividì e scosse la testa, quasi con rabbia, i lunghi capelli che ondeggiavano nel vento ancora notturno, mentre quel pensiero attraversava di nuovo, ossessivo, la sua mente.
Era venuta a cercare l’oscurità ed il freddo, due cose che certo non amava, e la solitudine. Quella che si sentiva, pesante, dentro il cuore.
Trascinò ancora qualche passo, quasi a fatica. I lunghi veli rossi dell'abito si erano ormai imbevuti di acqua di mare fino al ginocchio: l'avevano aspirata dalla sabbia, quasi assetati in un deserto, ed ora le impigliavano i movimenti, avvinghiati come gelide e pesanti sanguisughe a caviglie e polpacci. Allungò il passo ed i veli, bruscamente strappati dal movimento deciso della gamba, ancora cercarono, e subito trovarono, la nuova preda cui aggrapparsi prima dello slancio successivo.
Si fermò, rassegnata, lasciando che l’onda di nuovo arrivasse a bagnarle i piedi ormai intirizziti e le gambe, i veli inferiori dell’abito che pendevano appesantiti e aggrovigliati invece di ondeggiare liberi nell’aria ancora scura della notte come quelli della parte superiore.
Rimase immobile a fissare l’orizzonte, i capelli lisci che vorticavano nel vento, lunghe ciocche castane ancora intinte nell’abisso notturno che si affollavano sul suo viso cercando invano di scherzare con la tristezza.
Incurante di tutto, la strega fissava la violacea bruma indistinta che racchiudeva il suo mondo, quell’incerto confine tra il sogno e la realtà, che a volte c’era, concreto e invalicabile quasi fosse un muro, e a volte non c’era, si faceva indistinto come se fosse del tutto svanito. Come se non esistesse. Come se non fosse mai esistito.
Qual era il sogno? Qual era la realtà? Erano la stessa cosa, lo stesso mondo, come a volte era certa che fossero? Oppure erano inesorabilmente divisi, tragicamente separati da un insuperabile confine come le sembrava in quel momento di profonda tristezza?
E lei, dove si trovava lei in quel preciso istante? Nel sogno o nella realtà?
All’improvviso la strega si sentì tremare di paura: la notte stava perdendo il suo colore fatto di oscurità per assumere l’indefinito colore del nulla; cielo e mare sembravano svanire davanti ai suoi occhi spalancati nell’orrore di quel nulla che risucchiava senza pietà il suo mondo, il suo sogno.
Serrò stretti gli occhi per non vedere ed urlò forte la sua angoscia.
Aveva dubitato, lei, proprio lei che a quel mondo aveva dato vita credendo fermamente in un sogno.
Aveva dubitato, lei che a quel mondo poteva togliere ogni possibilità di vita anche solo dubitando che un sogno potesse diventare realtà.
Senza più forze per combattere, la strega si lasciò trascinare nel vortice della disperazione per ciò che aveva fatto e si accasciò a terra.

 

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