Un po' di calore

La scuola di magia e stregoneria di Hogwarts era stata per secoli il sogno di giovani maghi e streghe.
Tutti aspettavano impazientemente di ricevere la lettera di ammissione al compimento degli undici anni e poi di partire dal binario nove e tre quarti. La scuola in cui avrebbero passato sette anni della loro vita era veramente meravigliosa. Un imponente castello pieno di passaggi segreti e magie.
Era difficile che qualcuno si lamentasse, non ci si poteva mai annoiare, anche nelle giornate meno entusiasmanti c'era sempre qualche ritratto con cui chiacchierare o un fantasma pronto a raccontare secoli di battaglie magiche.
Tuttavia c'era un piccolo difetto anche in quell'edificio maestoso: d'inverno faceva terribilmente freddo. Le spesse mura non riuscivano a trattenere il calore dei camini incantati e a volte stalattiti pendevano dal soffitto dei sotterranei. Quell'anno le lezioni di pozioni erano state sospese due volte per evitare che qualche studente venisse trafitto. Il professore di pozioni, Severus Piton, era forse l'abitante del castello che più di tutti odiava il freddo. Indossava sempre uno spesso mantello nero e stivali che però sembravano non essere sufficienti a riscaldarlo. I preside, Albus Silente, lo aveva più volte invitato a trasferirsi in uno dei piani superiori più caldi ma il professore aveva sempre rifiutato.

Quella sera Severus Piton era raggomitolato di fronte al camino delle sue stanze alla ricerca di un po' di tepore. Aveva freddo, terribilmente freddo ed era come se quel grande camino fosse spento.
In realtà aveva bisogno di un calore diverso da quello che poteva fornirgli un fuoco ma si vergognava ad ammetterlo.
La verità era che, nonostante i sotterranei fossero veramente gelidi, Severus avevo freddo tutto l'anno a prescindere dalle stagioni. Quella sensazione di gelo non era causata solamente dal ghiaccio e dal vento ma soprattutto dal suo cuore spezzato e solitario.
Solo chi ha veramente conosciuto la solitudine e la disperazione conosce i brividi che queste provocano. Aveva bisogno di un abbraccio, di un bacio, di un corpo caldo.
Da quanto non toccava una donna?
L'uomo scosse la testa: che assurdità, lui non si meritava una donna, non si meritava l'attenzione di qualcuno.
Da giovane pensava che l'amore fosse un privilegio delle persone belle e di successo, una specie di premio che completasse la loro vita perfetta. James Potter era ricco, affascinante, abile nel quidditch e si era meritato Lily Evans. Lui invece era stato un ragazzo taciturno, magrolino e decisamente non attraente, quindi non aveva avuto nulla.
Crescendo però si era reso conto di avere avuto torto: non sono le persone belle a meritarsi l'amore ma le persone buone. La gentilezza, il coraggio e l'amicizia sono una calamita per l'amore.
Di conseguenza un mangiamorte assassino, cospiratore e doppiogiochista non meritava nemmeno di essere guardato. Non è vero che ci si abitua alla solitudine, anche quando si è stati soli per molto tempo si desidera sempre qualcuno vicino.


Prima che Lucius si sposasse, erano stati in una delle case chiuse di Knockturn Alley.
Sul momento si era divertito e sfogato ma il giorno successivo era stato assalito da un terribile senso di colpa. Si era comportato come suo padre, l'alcol l'aveva reso violento e aggressivo.
L'ebbrezza gli aveva fatto dimenticare i dettagli ma era quasi sicuro di aver picchiato una delle ragazze. L'episodio l'aveva segnato, non era più tornato in quel posto e da quel momento si era sempre dileguato quando i mangiamorte andavano a caccia di babbane da violentare.
Niente amore per Severus Piton, niente affetto, niente gentilezza.

Per la sua testa il ricordo della sua amata Lily era sufficiente a matenerlo in vita ma per il suo corpo non era così. Non si può vivere senza nessuno.
Sarebbe potuto sgattaiolare fuori dal castello e smaterializzarsi in qualche periferia babbana dove avrebbe sicuramente trovato una prostituta. Non sarebbe stato amore ma forse avrebbe ritrovato un po' di calore.
Tuttavia Severus aveva fatto una promessa per rimediare almeno in parte ai suoi molteplici sbagli: proteggere Harry Potter al massimo delle sue capacità ed ostacolare in ogni modo il ritorno del Signore oscuro. Harry Potter aveva cinque anni, viveva con i suoi zii, non era in pericolo, e Lord Voldemort non aveva dato segno di voler fare ritorno. Ma doveva essere pronto, rimanere concentrato. Non poteva permettersi distrazioni. Qualche mangiamorte avrebbe potuto attaccare quel bambino e il male sarebbe tornato.

Erano le tre di notte, l'indomani avrebbe avuto lezione, doveva provare a dormire. Forse una coperta calda l'avrebbe fatto sentire meglio. L'uomo si allontanò lentamente dal camino e si diresse verso la sua camera. Gli elfi domestici avevano messo un braciere di rame pieno di carboni ardenti in fondo al letto, anche le creature meno considerate del castello sapevano del suo gelo.
Quel calore era così invitante, Severus, quasi senza accorgersene, sfilò lo strumento da sotto le coperte e lo aprì. Il carbone sfrigolava rosso ancora incandescente.
Ne avrebbe potuto prendere un pezzo, uno di quelli piccoli, stringerlo in mano, sentire la sua stessa pelle bruciare. Avrebbe avuto caldo, sarebbe stato bene.
Avvicinò la mano destra alla fonte di calore, sarebbe bastato un piccolo movimento, anche solo un fremito.
Cosa stava facendo? Ferirsi non avrebbe risolto nulla, gli avrebbe solamente causato ulteriori problemi. A malincuore richiuse il braciere e lo ripose al suo posto.
Niente calore per Severus Piton, solo gelo e solitudine.

 

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