Note alla storia

(*betata)

Resusciterebbero i tuoi baci il cadavere del tuo vampiro!




Tu, che come un colpo di coltello sei entrata nel mio cuore che gemeva,
Tu, che potente come un esercito di demoni sei venuta,
Ornata e folle a fare del mio spirito umiliato il tuo letto ed il tuo reame.
Infame! A cui mi sono legato
Come il prigioniero alla catena
Come il giocatore al gioco,
Come l’ebbro alla bottiglia,
Come i vermi al cadavere,
Maledetta! Che tu sia maledetta!

Il Vampiro - Charles Baudelaire







Capitolo primo



Bellatrix Lestrange in casa mia, comodamente seduta sulla poltrona grande accanto al fuoco. Folle, ornata ed in ghingheri. Signori e signore, ragazzi e bambini, lasciatevelo dire da uno che ne sa qualcosa: il passato torna sempre a bussare alla tua porta.
Magari fa un giro un po’ lungo, magari ti illudi che certe cose siano andate perdute. Ed invece no.
Magari ti lascia vivere un certo numero di anni, perché tu abbia quasi l’illusione che si sia dimenticato di te, ma non lo fa.

Bellatrix è sempre stata pazza, lo era dieci anni fa, lo è adesso, Azkaban non ha certo mitigato il suo carattere, e come si dice addolcito il suo spirito. Ricordo il nostro primo incontro. Era estate, venivo dalla campagna verso la tenuta dei Black per vedere Narcissa, la mia attuale moglie. La incrociai sul sentiero. Occhi di scura brace, capelli come ali di corvo, lunghi e neri. Questa principessa spodestata dalle palpebre piene di languore mi chiese se andassi verso la tenuta dei Black, ed io la accompagnai. Si era fatta male ad una caviglia, non so bene cosa avesse combinato, ne’ perché. Non sapevo si trattasse della sorella di Narcissa. Una settimana dopo eravamo amanti. Il giorno prima delle mie nozze con Narcissa Black lo trascorsi nel letto di sua sorella.
L’amavo. Ero giovane, ero sciocco, i nostri deliziosi matrimoni purosangue erano stati già ampiamente pianificati dalle nostre famiglie, Narcissa era considerata più ‘idonea’ dai miei, fu per questa ed altre mille ragioni che non sposai Bellatrix. Ripensandoci, forse fu un bene, un immenso bene per me.
Porto ancora i segni dei nostri incontri sul petto e sul collo, segni per i quali ho architettato ingegnose spiegazioni da fornire a Narcissa. Cissy non ha mai sospettato nulla, ed io ho continuato a incontrarmi con sua sorella per anni, fino al suo arresto.

Bellatrix Lestrange sembra accorgersi di cosa mi passa per la testa,perché d’improvviso distoglie l’attenzione dal fuoco e mi indirizza un sorriso sghembo. Assolutamente il suo sorriso di tempo. Assolutamente diretto al mio basso ventre.
Ingoio aria a vuoto. Cerco di mantenere un contegno impeccabile. Bellatrix ammicca verso di me.

Naturalmente a lei non importa di quanto sia disperata la nostra situazione, non importa dello stato di tensione in cui ci fa vivere il fatto che Il Signore Oscuro abbia deciso di eleggere casa mia a suo luogo di riunione: lei lo adora, lei usufruisce dell’ospitalità del Malfoy Manor come fosse casa sua.
Prova ne è il modo in cui siede sulla mia poltrona, dondolando vezzosamente un piede.
Azkaban ha indurito il suo volto, ha brutalizzato parte della sua bellezza, e sicuramente le ha scavato nuovi solchi sul volto, cancellando qualsiasi accenno di fragilità, ma dio quanto la desidero, quanto la voglio, e quanto mi maledico per questo.

“Non vuoi sederti, Lucius?”
Mi domanda all’improvviso. Quando siamo soli, come adesso, fa scorrere quello sguardo scuro come una notte senza stelle sul mio corpo - ripetutamente, sfacciatamente, come a soppesarmi - per poi piantarmelo dritto negli occhi.

Devo sottrarmi a quella traiettoria, mi tolgo d’impiccio: prendo posto accanto al fuoco, esattamente di fronte a lei. Momento insolitamente tranquillo, questo. Appoggio il mio bastone da passeggio di lato, fingendo di ignorare il pulsare del mio cuore.
Poi la sento ridacchiare.
Bellatrix ridacchia sempre in quel modo, da quando la conosco. Quando fa così, mi priva di ogni difesa.
Maledetta.

Capto un movimento. La sua gamba, scarna, affusolata, oltrepassa la distanza che ci separa.
Noto che non porta scarpe, il suo piede un po’ ossuto traspare dalla calza nera.
Mi piazza quel piede esattamente in mezzo alle gambe.
Con la pianta incredibilmente morbida asseconda la curva della mia erezione.
La guardo in volto, la fulmino, non dovrei: mi sorride lascivamente, e saetta la lingua dentro e fuori dalle labbra come un serpente.
Come devo apparirle spassoso adesso, nel disperato tentativo di mantenere il mio impeccabile contegno, Lord Malfoy con le guance rosse come papaveri e il respiro affannoso sotto lo vesti eleganti!

Con deliberata lentezza afferro il suo piedino e lo scollo dal mio corpo.
Bellatrix rincula sulla poltrona, emettendo un verso curiosamente acuto, con quella vocetta terribile che fa a volte quando imita un tono infantile.

“Che hai, Lucius? Non ti piacciono più i miei piedini?”

Mi alzo, forse troppo in fretta, ma non riesco più a resistere oltre. Batto rapidamente in ritirata verso le scale, con tutta la dignità che mi riesce di raccogliere.
Bellatrix nella sua poltrona continua a ridere deliziata, forse perché la mia è una di quelle fughe che non portano da nessuna parte. Non posso fuggire da lei, neppure dopo tutti questi anni. L’ho capito dal primo momento che l’ho rivista. Emaciata, provata, con questa luce folle negli occhi, con tutti i suoi scatti di rabbia, con tutta la sua insensatezza, io la voglio. Ancora più tremendamente di allora, desidero Bellatrix Lestrange come l’aria che ho nei polmoni. Questa è la verità, per quanto non mi piaccia, per quanto ne abbia io stesso paura.
 

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