PARTE PRIMA - SEVERUS

“Che ne pensi di questa Sev?” esclamò vivacemente Lily Evans.
Severus Snape alzò gli occhi dalla sua copia del “Compedio per alchimisti, volume V" spostando lo sguardo verso l’antico manoscritto che la sua amica stava leggendo di fianco a lui.
Era un fresco sabato mattina di Settembre e a parte un paio di diligenti studentesse Corvonero, erano soli in biblioteca. Slughorn aveva assegnato alla classe la preparazione di una pozione, che avrebbero dovuto scegliere a proprio piacimento, da consegnare in prossimità delle vacanze di Natale. Ovviamente loro avevano deciso di mettersi subito a lavoro, era la materia preferita di Lily e ci teneva a sceglierne una che avrebbe impressionato il professore, per non parlare del fatto che si divertiva da matti! Severus dal canto suo pensava che dato il livello mediocre della classe e considerata la loro bravura avrebbero potuto prendere Oltre Ogni Previsione realizzando una qualunque pozione di Livello Medio quindici giorni prima della consegna, ma avere una scusa per passare del tempo con Lily era una cosa che gli faceva piacere. Era da un po’ che non riuscivano a conciliare i loro impegni, lei era sempre attorniata da quelle oche Grifondoro delle sue compagne di casa e persino lui, asociale quanto Lily era affabile, aveva finito per socializzare con i Serpeverde, scoprendo così che alcuni di loro non erano affatto male. Nel delicato microcosmo delle relazioni sociali ad Hogwarts il loro rapporto sembrava ineluttabilmente destinato a spezzarsi e tutto ciò che sarebbe rimasto loro sarebbe stato il nostalgico ricordo di una dolce quanto bizzarra amicizia d’infanzia.
Inoltre Severus non poteva dire in tutta onestà di starsi impegnando per evitare l’inevitabile. La verità era che non riusciva più a sentirsi completamente a suo agio con lei e questa era una cosa che mai avrebbe creduto possibile. Ritrovarsi a studiare uno accanto all’altra era sempre stato incredibilmente rassicurante, non doveva in alcun modo sforzarsi con Lily, mostrarsi interessante,sicuro di sè… con lei lui era se stesso senza alcuna difficoltà, rapportarsi a lei era sempre stato fin troppo facile, una boccata d’aria fresca.
Ora invece sembrava che l’aria gliel’avessero fatta sputare fuori dai polmoni a suon di calci… E grazie a suo padre conosceva bene la sensazione, letteralmente parlando.
La Lily Evans a 15 anni lo teneva sull’attenti… così diversa rispetto alla Lily Evans a 14 anni, persino il suo profumo era diverso… I capelli rosso tiziano più lunghi, le ciglia più nere, gli occhi più verdi, le efelidi più vivide sulla pelle pallida, così come le labbra color pesca. Era lui che la vedeva diversamente o erano i suoi colori ad essere più nitidi? Il suo corpo seppur minuto era ormai quello di una donna e prima o poi qualcuno si sarebbe accorto di quanto era bella e intelligente e… semplicemente fantastica; e sebbene lui poteva accettare di condividerla con le ragazze Grifondoro, odiava l’idea che qualche idiota le potesse metterele gli occhi addosso. Si comportava come un fratello geloso? Non amava soffermarsi su quei pensieri… prima o poi sapeva che gli avrebbero tolto il sonno, ma non oggi… adesso erano solo loro: lui e lei e un tavolo per 6 persone interamente ricoperto di vecchi, polverosi tomi di Pozioni. Severus Snape notò che la ragazza aveva scelto una pozione di Livello Avanzato, roba da settimo anno, e rivolgendole uno dei suoi rari sorrisi, le chiese, pur conoscendo già la risposta: “Pensi che riusciremo a finirla in tempo?”.
“Mmm sì, il tempo stimato per la preparazione è un mese, se iniziamo a lavorarci subito possiamo riuscirci.”.
“E gli ingredienti? Sono recuperabili?”.
“Vediamo un po’: polvere di dente di drago…”.
“Ok, ce l’abbiamo”.
“Belladonna, erba cipollina, veleno di tarantola, coda di lucertola…bla bla bla… sì, si trova tutto nelle scorte dell’aula di pozioni e… cos’è questo? Fiore del Crepuscolo”.
“E’ un fiore che cresce nel sottobosco, sboccia al calar del sole e ha i petali fluorescenti, si può vedere brillare per tutta la notte… li ho già usati, Slughorn ne ha un barattolo nel suo armadio personale”.
“Essiccati?”.
“Ovvio”.
“Il fiore deve essere fresco”.
“Merda”.
“Pensi che nelle serre si trovi?”.
“No, è un fiore raro, non si può coltivare, cresce spontaneamente alla penombra dei grandi alberi, per questo costa un occhio della testa”, sospirò Snape, la scelta della pozione si prospettava più ardua della sua realizzazione.
Lily Evans gli lanciò uno sguardo divertito, gli occhi verdi che scintillavano d’eccitazione: “Bene, non ci resta che andare a raccogliere un po’ di fiori!”.
“Cosa? E dove? Nella dannata Foresta Proibita?!” Escalmò Severus alzando le sopracciglia; poi, realizzando che la strega non scherzava affatto, aggiunse supplichevole: “Lily è da pazzi, tra l’altro non siamo neanche bravi a riconoscere le piante se non sono etichettate ed essiccate dentro un barattolo, noi facciamo pozioni non erbologia, per amor del cielo!”.
“Ma se hai appena detto che i petali di questo fiore sono fluorescenti” lo accusò la rossa, “Sarà facile riconoscerlo!”.
“Di notte. Di notte sono fluorescenti” aggiunse piatto Snape, come se questo chiudesse il dibattito.
“Appunto”.
“Lily…”.
“Sev”.
“Toglitelo dalla testa, noi non andremo nella Foresta Proibita di NOTTE! Vuoi essere espulsa? Vuoi perderti? Vuoi essere sbranata da qualche bestia?! Suppongo di no.”.
“Oh andiamo! Potter e i suoi amici vanno continuamente nella foresta proibita”.
Snape si lasciò scappare ad arte una risata sarcastica: “E noi dobbiamo prendere ad esempio quello che fa quell’idiota di Potter e fare esattamente il contrario”.
“E allora cosa proponi?” chiese Lily, nel viso dipinta la delusione di una bambina a cui hanno detto che il Natale è stato cancellato. Severus non se la diede a bere.
“Scegliamo un’altra pozione” rispose solerte.
“Non voglio scegliere un’altra pozione!” esclamò la strega. “Ascolta, il piano è questo…”annunciò con aria cospiratrice.
Bene adesso avevano anche un piano per farsi uccidere- pensò Snape rassegnato.
“All’imbrunire, ovvero alle 17, daremo un’occhiata senza addentrarci nella foresta, lungo i confini con il parco. Se riusciamo a trovare anche solo un fiore andremo via. Vorrà dire che avremo solo un tentativo a nostra disposizione per ultimare la pozione, sarà una sfida!” esclamò orgogliosa della sua idea.
Severus sospirò arrendendosi. Come fare a dirle di no?

PARTE SECONDA – JAMES

Il cuore gli batteva forte, durante quella corsa sfrenata poteva sentire il sangue venire pompato in ogni parte del suo corpo incredibilmente muscoloso, mentre il sudore gli inumidiva il pelo color miele.
Quel maledetto cane l’aveva superato di nuovo! 
Accelerò, il rumore degli zoccoli contro il terreno era incessante quanto il martellare del suo cuore, i suoi sensi erano all’erta, poteva sentire i suoni più flebili, poteva sentire l’acre odore di paura degli animali più piccoli che al loro passaggio si rintanavano. Era la seconda volta che si trasformava all’aperto. Non si era mai sentito così vivo, così libero. Stava per raggiungere il cane, doveva coprire solo pochi metri…
“Temo che ci siamo persi, Sev!”.
“Te lo avevo detto di non allontanarci!”.
Voci, persone nei paraggi. Fu improvviso, non riuscì a controllare la sorpresa, si fermò di colpo e senza neanche volerlo tornò umano. Maledizione, non riusciva a padroneggiare ancora bene la trasformazione! Doveva solo sperare che non gli succedesse davanti a Moony.
Le gambe gli tremavano per lo sforzo fisico e si dovette appoggiare contro un albero per mantenere l’equilibrio, il cane gli si avvicinò con due balzi e gli diede un colpetto con il muso contro la mano,  come a dire: -Ehi amico, tutto, ok?-.
 James gli sorrise e gli carezzò la testa energicamente. Aveva la stazza di un orso, Padfoot.
“Ma che diavolo?! Potter!” escamò la voce più odiosa che James potesse riconoscere.
Mocciosus.
E che palle.
E dietro di lui tra gli alberi sbucò Lily Evans. Era carina imbacuccata dentro un pesante mantello che sembrava troppo grande per lei e con gli occhi arrossati che tradivano preoccupazione.
“Ma guardatevi: sembrate due bimbi sperduti!” esclamò James spavaldo “La mamma non vi ha insegnato che è pericoloso addentrarsi da soli nel bosco?”.
Snape non rispose alla provocazione, troppo impegnato osservare con diffidenza l’enorme e inquietante mastino nero che il ragazzo continuava ad accarezzare.
“Suvvia Potter, non darci fastidio.” scattò la rossa, stringendosi il mantello al collo “E poi evidentemente  neanche tua mamma ha fatto un lavoro eccellente”.
James scoppiò a ridere “Ci ha provato!” esclamò allegramente, poi facendosi serio aggiunse “Evans si sta facendo buio, dovete andare via, questo èsul serio un posto pericoloso”.
“Quel cane, è… è incredibile” commentò Lily ignorando il suo monito “E’ tuo? Ora capisco perché gironzoli tranquillamente per la Foresta Nera come se fossi in un maledetto parco giochi”.
“Si, è il mio cane” mentì.
“Stronzate!” esclamò finalmente Snape “Non è permesso tenere animali di taglia così grande ad Hogwarts!”.
“Eww… già infatti Hagrid lo tiene per me” mentì nuovamente.
“Sul serio, Potter? Devi sempre essere al di sopra delle regole tu, non è vero? Non puoi avere un gufo o un rospo come noi comuni mortali! No, tu devi avere… che diamine è? Sembra un Gramo!”scattò Severus caustico.
Fantastico, doveva di nuovo fare i conti con i sensi di inferiorità di quell’idiota. Prima che potesse rispondere Lily Evans si mise tra loro: “Come…come  si chiama? Sembra buono” disse avvicinandosi all’animale e dandogli una grattatina dietro l’orecchio. L’enorme bestia scodinzolò allegramente.
Divertito James mentì per la terza volta, ogni volta diventava sempre più facile, bastava focalizzarsi sul motivo per cui lo faceva, o meglio sulla persona per cui lo faceva.
Remus…
“Si chiama Ringo” rispose sbrigativo.
Il cane ringhiò.
“Penso che non gli piaccia”commentò la rossa.
L’imbrunire era giunto, James uscì dalla tasca la bacchetta e mormorò “Lumos”, lo stesso fecero Lily e Severus. “Adesso dobbiamo proprio andare” tagliò corto “Il sole è tramontato e presto la foresta non sarà un luogo adatto a nessuno di umano” disse rivolgendosi esclusivamente e ostinatamente a Lily.
“Stai scherzando? E’ proprio adesso che il Fiore del Crepuscolo sboccia!”.
“Che?! Dovete raccogliere un fiore? E’ pazza?!” disse volgendosi sta volta verso Snape, il quale lo ignorò ma ribadì a Lily che era meglio andare.
Poi lo sentì. Echeggiò sopra ogni altro suono della foresta un forte ululato.
Moony era uscito dalla Stamberga. Puntuale al sorgere della luna Wormtail, evitando abilmente i rami del Platano Picchiatore, aveva aperto per lui il passaggio in modo che fosse libero, in modo che non si facesse del male da solo…
Ciò fece nascere in James un serie di emozioni che era fisicamente incapace di controllare:

  1. Panico. Doveva portare quei due fuori dalla foresta immediatamente. Non poteva in alcun modo proteggerli nella sua forma umana, non senza ferire il lupo con la bacchetta.
  2. Impazienza. Voleva vedere Moony, voleva vedere la sua selvaggia indomita potenza, che non era mai ferocia lontano dagli esseri umani…  Voleva correre con lui nei meandri più oscuri e sperduti di quella foresta, perché non c’era animale o creatura magica che non li temesse quando erano Moony, Padfoot e Prongs.
  3. Desiderio. Sentiva che come era tornato in forma umana sentendo voci umane, adesso all’udire del richiamo di Moony potesse trasformarsi nel cervo da un momento all’altro. Ogni fibra del suo corpo era tesa.

Afferrò il polso di Lily Evans, l’avrebbe condotta fuori di lì con la forza se fosse stato necessario e poi sarebbe tornato indietro, veloce come il vento. Si aspettava una strenua resistenza ma Lily si mostrò arrendevole, quel lamento infernale l’aveva allarmata non poco e aveva cancellato dal suo grazioso viso ogni traccia di baldanza. Lei gli fece un segno di assenso, poi a sua volta strinse la mano di Severus e così, legati l’un l’altro come la più assurda delle catene umane e scortati da un mastodontico cane nero, scapparono via dai suoni della notte.
Il cuore di James batteva forte, come poco prima quello di Prongs. Adesso purtroppo aveva perso l’acutezza dei suoi sensi, ma Padfoot poteva percepire il pericolo e abbaiò forte.
Merda.
Si stava avvicinando. Velocemente.
“Vai!” urlò a Padfoot, il cane ubbidì e corse incontro alla creatura che li aveva fiutati, che per un indomabile istinto primordiale sentiva il bisogno di affondare le sue zanne nella loro carne, non per ucciderli,ma per creare altri esseri uguali a lui. La stessa creatura che in assenza dalla luna piena nel cielo aveva una dipendenza dalle barrette di cioccolata fondente, dormiva nel letto accanto al suo e aveva il sorriso più mite e rassicurante che James avesse mai visto in vita sua.
I tre corsero senza guardarsi indietro finché finalmente non giunsero nel parco di Hogwarts e solo a quel punto le loro mani si separano.
Osservò Lily: era piegata in avanti per lo sforzo fisico, i capelli rossi le si riversavano a cascata in morbide onde davanti al viso. Inspiegabilmente fu molto dispiaciuto che non fosse riuscita a raccogliere il suo stupido fiore. Snape le si avvicinò posandole una mano tremante sulla piccola spalla: “Torniamo al castello” le disse. Lei annuì.“Tu vieni?” chiese rivolta a James.
“Si, tra poco… Lo devo aspettare… sai… il cane. Tornerà a breve. Voi andate pure”.
“E’ quello che faremo!” sbottò Snape.
“Sev, non è carino. Non vuoi che aspettiamo con te?” chiese Lily.
Cos’era quella? Premura? 
“No Evans, stai tremando, vai a scaldarti dentro. Ci vediamo al castello” disse facendole  un occhiolino malizioso. L’aveva sempre fatto: provocarla… era semplicemente il modo più veloce ed efficace per infastidire Mocciosus. Si chiese quando esattamente era diventato vittima del suo stesso gioco, a furia di fingere interesse si era davvero preso una cotta pazzesca per Lily Evans. Lo comprese appieno quando invece di alzare gli occhi al cielo disgustata lei con serietà gli disse sentitamente:“Grazie.”e lui sperimentò per la prima volta quello che la gente chiamava “farfalle allo stomaco”.
Li guardò allontanasi verso le luci e il calore del Castello e si concesse un solo, breve istante per considerare quanto Lily Evans fosse diventata bella. Di quella bellezza che lascia un po’ storditi, che fa sentire impacciati.
Poi si voltò. Uno, due, tre passi e di nuovo il rumore degli zoccoli contro il terreno diventò incessante quanto il martellare del suo cuore.
 
PARTE TERZA – LILY

Non riusciva a prendere sonno. Si sentiva terribilmente in colpa per aver messo in pericolo la vita sua e quella di Severus per nient’altro che un capriccio. Si sentiva stupida. E si chiedeva dove diavolo fosse finito James Potter. “Ci vediamo al castello” aveva detto. Eppure non si erano visti, né a cena nella Sala Grande, né durante la sera nella Sala Comune. Era preoccupata, doveva ammetterlo. Se non fosse rientrato al castello dopo di loro? Se fosse rientrato nella foresta per cercare il suo cane e gli fosse successo qualcosa? Persino lui non poteva essere così folle, eppure… Se non era rientrato doveva dare l’allarme, era suo dovere. Però se non era rientrato ma era al sicuro, magari in giro con i suoi amici, lo avrebbe messo nei guai. Non sapeva che fare, era tentata di salire nel mezzo della notte in Guferia per scrivergli. Ma se era rientrato senza che lei lo avesse visto probabilmente adesso dormiva e non avrebbe letto la lettere comunque fino a doman…
Fu così, nel mezzo dei suoi pensieri, che sprofondò in un sonno agitato, pieno di sogni di cui al risveglio non ricordava nulla, ma che nello scivolare via dalla sua memoria avevano lasciato una strisciante sensazione di amarezza.
“Mar mi presti la tua gonna rossa?”si scosse dal suo torpore scoprendo che Alice desiderava da Marlene la sua gonna rossa. Era domenica mattina, le ragazze normali si preparavano per andare ad Hogsmeade con i propri fidanzati e la loro unica preoccupazione era…
“Sicuro che non mi ingrassa?”.
Appunto.
Lei invece si chiedeva come si sarebbe sentita se quella mattina Silente avesse annunciato che James Potter era stato ritrovato esanime nella Foresta Proibita. Se avesse dato l’allarme forse lo avrebbero potuto salvare. I sensi di colpa potevano ucciderla?
Stava impazzendo.
Saltò giù da letto e corse in bagno a prepararsi per la colazione. Le sue amiche perdevano tempo, così decise di andare sola in sala Grande. Di lui ancora nessuna traccia... Bè dopo cinque anni conosceva abbastanza James Potter da sapere che di domenica mattina non sarebbe mai sceso dalla torre di Grifondoro così presto per fare colazione. Dunque decise di aspettare prima di farsi prendere dal panico.
Osservò Severus al tavolo dei Serpeverde, ma lui non la guardò di rimando. Stava avendo una fitta conversazione con Narcissa Black e Rodolphus Lestrange, rispettivamente quinto e sesto anno. Adesso sembravano di nuovo lontani anni luce, pensò con tristezza.
Spiluccò la sua colazione con estrema lentezza, sorrise educatamente ad un paio di battute di Frank Longbotton, ma era troppo distratta per ascoltare veramente. Tornò nella sala comune e ciondolò lì sperando di scorgere il ragazzo dai capelli spettinati che la stava facendo morire d’ansia. Lesse per circa un’oretta davanti al camino, giocò a scacchi magici con Marlene, si mise a scrivere il suo saggio di Storia della Magia e rispose a una lettera di sua madre sussultando ogni volta che si apriva l’ingresso della Signora Grassa o che qualcuno scendeva le scale dei dormitori maschili. Quando rintoccarono le 12 fu semplicemente troppo e fu lei stessa che si avviò su per le scale dei dormitori.
Bussò alla porta dei ragazzi del quinto anno.
Nessuna risposa.
Bussò ripetutamente, lasciandosi infine prendere dal panico.
Poi un assonnatissimo Sirius Black aprì la porta, sbraitando: “Che diamine c’è?!”.
Ma che diavolo? Alle spalle di Black notò che la stanza era immersa nell’oscurità e le tende dei baldacchini erano tutte tirate.
Stavano ancora dormendo? Era quasi ora di pranzo, per Diana!
Improvvisamente si sentì in imbarazzo.
“Ehm stavo cercando James”.
“Ok, allora mi sembra profondamente ingiusto che tu abbia svegliato me mentre lui continua a dormire!” rispose Black sogghignando malvagiamente.
Grazie a Merlino quello scemo era vivo.
“Jimmy!” tuonò Black.
Lily sentì un verso di pura sofferenza provenire da dietro le cortine rosse di uno dei baldacchini. Quello era Minus. Dormivano proprio tutti, pensò mortificata.
 “Sirius piantala” lo implorò Lily “Sta dormendo, è tutto ok, volevo solo sapere se era tornado al castello”.
“JIMMY HAI VISITE! Ah, e solo io posso chiamarlo Jimmy, Evans” disse Sirius sogghignando.  Le tende di un altro letto si aprirono, un insonnolito James Potter ne uscì fuori stropicciandosi gli occhi. Si sedette sul bordo del letto, si passò una mano tra i capelli corvini e poi la fissò perplesso.
Lei si sentì così a disagio da voler sprofondare nel pavimento.
“Io torno a letto, fate piano” disse Black sornione. Perché ogni sua maledetta frase aveva un doppio senso?
“Scusami” disse subito Lily “Non volevo svegliarti, mi dispiace. Mi chiedevo solo se stessi bene.”
“Non fa niente” disse subito lui “Vieni, ho qualcosa per te.”
Incuriosita Lily gli si avvicinò e James uscì fuori dal cassetto del suo comodino un mazzolino di fiori legati con un filo di spago che, ingannati dall’oscurità della stanza, splendevano di luce bianca.  
Lily si portò entrambe le mani alla bocca, strozzando un urlo di sorpresa.
“Sei tornato indietro! Lo sapevo! Sei totalmente fuori di testa, Potter!”.
“Dovevo recuperare il cane” mentì una volta.
“Li ho trovati per caso” mentì due volte.
E Lily lo sapeva.
Era tutto così strano: la stanza buia, loro due che si fissavano, James seduto sul letto e lei in piedi davanti a lui, il mazzolino di fiori che gli illuminava il viso. Lily si concesse un attimo per notare che James Potter aveva gli occhi da cerbiatto ed era bello… di quella bellezza tentatrice che vuole essere ammirata e che vuole essere toccata.
Prese tra le mani il mazzolino di fiori, sfiorando le sue.
“Se hai bisogno di altro, chiedi! Non avventurarti nella foresta”.
“Non dovresti farlo neanche tu, Potter”.
“Già”.
“…”.
“…”.
“Grazie” disse lei di nuovo.

Fin

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