Note alla storia

Pubblicata su EFP.

Astoria uscì dal San Mungo raggiante.
Finalmente, dopo tanti tentativi, lacrime e fallimenti, aspettava un bambino. O una bambina, pensò sorridendo, mentre si accarezzava il ventre impercettibilmente arrotondato.
Guardò di sottecchi Draco, che le teneva distrattamente una mano. Non era mai stato particolarmente incline a mostrare le proprie emozioni, ma in quella circostanza sperava che almeno avrebbe incrinato quella maschera di strafottenza dietro la quale spesso si nascondeva. Tuttavia, nonostante avesse appena scoperto di aspettare il tanto agognato erede, il suo volto non lasciava trapelare nulla.
Quando il medimago aveva dato loro la lieta notizia, Draco non si era sforzato di sorridere. Aveva soltanto commentato "bene" in maniera molto laconica. Il medimago aveva alzato un sopracciglio, un gesto di riprovazione, ma poi aveva preferito non commentare, mantenendo un profilo estremamente professionale. Astoria gliene era stata grata: non voleva che nessuno le rovinasse quel momento tanto desiderato.
Sapeva che la loro relazione era ormai giunta al capolinea da diverso tempo, ulteriormente complicata dalla questione dei figli che tardavano ad arrivare, ma credeva (sperava) che questo piccolino avrebbe rappresentato la speranza di un nuovo inizio. Evidentemente, Draco non la pensava come lei. Per lui, il matrimonio era semplicemente stata una questione sociale e finanziaria.
Legarsi con una famiglia Purosangue così potente, i Greengrass, in un momento in cui la propria non veniva certo vista di buon occhio, gli era sembrata l'occasione d'oro per riconquistare il prestigio perduto. Il giorno del fidanzamento, Draco aveva preso da parte Astoria e le aveva sussurrato, in maniera crudele che da lui non avrebbe mai avuto amore. Rispetto, complicità forse. Ma mai amore.
Ed aveva mantenuto la promessa: avevano trascorso momenti felici insieme, lui la trattava come una regina viziandola e dandole uno stile di vita lussuoso ed esclusivo.

I suoi desideri erano soddisfatti prima ancora che potesse esprimerli. Ma i suoi gesti così cortesi e premurosi nei suoi confronti non erano dettati dall'amore. E questo faceva male.
Astoria, invece, lo aveva amato fin dal primo momento, nonostante all'epoca fosse ancora una bambina e lui non l'avesse degnata di uno sguardo.
Amava la sua espressione sprezzante, il ghigno malevolo, i capelli perfettamente pettinati, la carnagione lattea sotto la quale si poteva scorgere un arabesco di vene. Lo amava disperatamente.
Sulle spalle del nascituro gravava una grossa responsabilità: ravvivare un legame che non era mai davvero esistito. Astoria cerco di asciugarsi le lacrime di nascosto, per poi sorridere amabilmente al compagno. Il quale, senza tante cerimonie, le strinse il braccio per smaterializzarsi.

Una volta giunti al Manor, Draco biascicó qualcosa su un improbabile mal di testa e, dopo aver allontanato con un gesto impaziente gli adoranti elfi domestici che si erano assiepati intorno a lui, si chiuse nel suo studio. Aveva bisogno di riflettere. Di capire. E di cercare di sventare il peggio. Astoria non se n'era accorta, troppo ansiosa per il responso sulla propria gravidanza ma tra le corsie del San Mungo non erano soli. Al ricordo di ciò che aveva visto, dovette trattenere un conato di vomito. La Granger e Weasley. Quel pezzente del rosso aveva esultato per qualcosa che gli aveva appena detto lei, cimentandosi in un balletto davvero poco dignitoso. Le guance della Granger si erano imporporate leggermente, aveva sorriso e si era portata istintivamente una mano al ventre.
Poi, lo aveva scorto. Si era ricomposta immediatamente e gli aveva fatto un cenno di saluto, mentre Weasley - accortosi della sua presenza - lo aveva guardato in cagnesco. Patetico.
Nel momento in cui gli occhi di Hermione avevano incontrato i suoi, il terrore lo aveva pervaso. Aveva paura che potesse scorgere verità sotterrate, ma lei si era limitata a guardarlo con occhi placidi per poi distogliere lo sguardo. Era ritornato ad essere niente per lei. A rappresentare un nemico di un passato lontano, verso cui il rancore era quasi del tutto scemato. Questo era estremamente rassicurante ed, allo stesso tempo, estremamente doloroso. Anche se non lo avrebbe mai ammesso neppure a se stesso.


Hermione era una donna felice. Circondata dal calore della famiglia Weasley e dagli amici più cari, con un bambino in arrivo, sentiva che niente avrebbe potuto scalfire la serenità che si era faticosamente costruita. Guardando Ron che, seduto alla sua destra, si ingozzava senza ritegno avvertì il suo cuore traboccare di amore. 
La sera, ripercorrendo i momenti di quella giornata così importante (la scoperta della gravidanza e la felicità di condividere una notizia così importante con le persone a loro più care), nella sua mente fecero capolino due occhi grigi . Inconfondibili in effetti.
Aveva incontrato Malfoy ma non vi aveva dato troppo peso, ancora troppo stordita. Ora, nella tranquillità della sua stanza, cullata dal confortante russare del marito, si rese conto che Malfoy l'aveva guardata guardingo e supplichevole. La scrutava come se avesse paura che lei potesse compiere chissà quale empietà. Ma perché ? Qualcosa le sfuggiva. Quando i suoi occhi si erano posati su di lui, istintivamente aveva avvertito una strana sensazione alla bocca dello stomaco.
Non sapeva come spiegarselo, ma era come se tra i due si fosse instaurata una complicità , sebbene incomprensibile. Sospirò, troppo stanca per capire. Ben presto Morfeo l'accolse fra le sue braccia.

Draco fece un rapido calcolo a mente : dovevano essere passati due mesi dal giorno del fattaccio. Si vergognò di se stesso: come aveva potuto tradire così impunemente la fiducia di sua moglie ? Astoria incarnava tutto ciò che ci si aspetterebbe dalla moglie di un Purosangue: era bella, raffinata e sempre pronto a compiacerlo. Ma lui non l'amava. Non l'avrebbe mai amata. Il suo cuore era sempre e solo appartenuto ad un'altra donna, anche se nessuno avrebbe mai potuto immaginare di chi si trattasse.
Non aveva mai rivelato i suoi sentimenti, neppure agli amici più cari. Sarebbe stato estremamente imbarazzante, forse non avrebbero capito.  Poi era accaduto quel che era accaduto... Ed ora, si trovava a dover gestire una situazione potenzialmente catastrofica. Ulteriormente complicata dalla gravidanza di Astoria. 
Era contento, anche se non l'aveva certamente dimostrato. La famiglia aveva sempre rivestito un ruolo centrale nella sua vita, ed ora sarebbe diventato lui stesso padre.  Non era stato semplice concepirlo... Forse la natura aveva cercato fino all'ultimo di far comprendere loro che tra di loro non esisteva alcuna compatibilità.
Ormai era fatta.  Si sarebbe andato ad instaurare un nuovo equilibrio fra lui ed Astoria, forse lui sarebbe stato persino felice.
Ma ora, uno stupido errore di una notte rischiava di rovinare tutto.

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