Note al capitolo

Ho letto i libri di Harry Potter a grande distanza di tempo l’uno dall’altro e non ricordo ogni dettaglio. Con l’aiuto di numerosi siti in rete, ho cercato di scrivere questa fanfiction attenendomi il più possibile a quanto descritto della Rowling. Quindi, se individuate degli errori, probabilmente sono involontari, se invece notate un po’ di OOC… beh, considerate che l’aver posto i personaggi in un provvisorio “universo alternativo”, ossia il mondo babbano, richiede per forza alcuni adattamenti.

There is a world elsewhere…

William Shakespeare, The Tragedy of Coriolanus

* * *

Capitolo 1 – A world elsewhere

Hermione Granger non è di questo mondo, più la osservo e più me ne convinco.

Ron Weasley si passò una mano fra i capelli spettinati, poi sbadigliò sguaiatamente; erano due giorni che non chiudeva occhio decentemente, in pratica da quando Harry aveva accettato di lavorare al caso del signor McKenzie.

Antony Cooper McKenzie era un ricco avvocato di Chelsea con la passione per l’arte. Era famoso nell’alta società londinese per essere un appetibile scapolo, proprietario di una magnifica pinacoteca privata.
Appena un paio di giorni prima, in una mattina uggiosa, la sua limousine aveva attraversato il quartiere di Soho, svoltato per una minuscola stradina e parcheggiato presso l’edificio di quattro piani, in cemento e mattoni faccia-vista, sede dell’agenzia di investigazioni private Potter&Weasley.
McKenzie era sceso dall’auto con l’ombrello in mano e il cappotto grigio avvolto al braccio destro. Era salito al secondo piano ed era entrato nell’ufficio di Harry e Ron chiedendo aiuto senza nemmeno presentarsi.

Ron l’aveva preso subito in antipatia.

Harry, invece, si era mostrato molto interessato al caso: un po’ perché si trattava di un furto d’opere d’arte da una collezione privata - raro da quelle parti - un po’ perché Harry si lasciava facilmente affascinare da certe coincidenze. Non gli sembrò casuale, infatti, che la denuncia del signor McKenzie avvenisse in concomitanza all’apertura di una mostra di quadri presso Villa Malfoy, prevista per il fine settimana.
Harry Potter non vedeva di buon grado le attività organizzate da Draco Malfoy, perché giravano voci preoccupanti sul ragazzo, alimentate dal suo comportamento eccentrico ed evasivo; così, nonostante il disappunto di Ron, aveva accettato il caso.

Da allora Ron Weasley aveva trascorso le sue giornate chiuso in un’auto appostata presso Villa Malfoy, come un avvoltoio, in attesa di qualcosa d’insolito che non era affatto sicuro di poter individuare.

Anche perché tutto ciò che circondava la Villa era insolito.

Si chiese come fosse possibile riconoscere la stranezza in mezzo alla stranezza…

Hermione Granger… anche lei era insolita in quel contesto.

Ron l’aveva vista entrare nella Villa sicura e a testa alta, ma aveva percepito un lieve disagio. La camicetta bianca sotto ad un tailleur antracite, ordinato e sobrio, la invecchiava di qualche anno. Non vestiva lo stile mondano degli altri invitati, per cui era facile indovinare che fosse una giornalista piuttosto che una donna d’alta società; eppure non era stato questo insieme di discordanze a turbare Ron, bensì la sensazione che la sua presenza fosse avulsa all’evento… come se provenisse da un mondo alieno, parallelo.

L’arrivo improvviso di Harry lo fece sobbalzare e lo distolse dalle proprie congetture.

« Sandwich con formaggio. Il prosciutto era finito, » affermò il detective porgendogli dal finestrino aperto un pacchetto di carta con la cena.

Ron fece una smorfia di protesta.
Harry entrò in macchina e si sedette al suo fianco. Cominciò a scartare il proprio panino e, con un cenno della testa, indicò il piccolo schermo ricevitore che l’amico teneva sulle ginocchia.

« Novità? » domandò.

Ron grugnì seccato: « A palate. »

Dopo un lungo silenzio meditabondo Harry bofonchiò con la bocca piena di pane: « He-mione? »

« Niente, » Ron scrollò le spalle, poi prese un morso del proprio tramezzino, « non fa altro che scrutare quei quadri. Li fissa, annuisce, scrive appunti. Sempre uguale. È snervante per quanto è meticolosa, » borbottò prima di addentare nuovamente il panino.

Harry sperava ci fosse dell’altro; continuando a masticare fissò Ron, il quale finì per perdere la pazienza: « Lasciamo stare, dai, Malfoy è pulito! »

Harry socchiuse gli occhi in un’espressione d’evidente scetticismo: « Cosa te lo fa credere? ».

Ron non poté fare a meno di lamentarsi fra sé e sé per la caparbietà del compagno. « Sono quadri acquistati onestamente, lo capisco da come Hermione scrive sul taccuino… se fossero quadri rubati, - ridacchiò - …avrebbe riempito pagine. Invece fa solo qualche cenno col capo, ogni tanto, poi annota qualcosa. »

Una luce brillò nello sguardo di Harry, fu come se i suoi sospetti avessero trovato una nuova fonte di alimentazione. « Cenni di che tipo? » domandò curioso.

« Di nessun tipo! Dammi retta, Harry, è roba pulita! » sbuffò Ron, « e poi … è Hermione, cavoli! Riconoscerebbe un furto dall’odore! »

Harry chinò lo sguardo e fissò il cruscotto dell’auto.
Ron ebbe il tempo di mandar giù due interi bocconi del proprio panino.
Il terzo boccone gli andò di traverso: Harry lo stava fissando folgorato da un’idea geniale.

« Chiedile il taccuino, » ordinò.

« Che cosa?! »

« Chiedi il taccuino a Hermione, dobbiamo vedere se ha scritto qualcosa di importante. »

« Tu sei pazzo! Potrebbe uccidermi per una cosa del genere! »

* * *

La facciata di Villa Malfoy che dava sul viale d’ingresso ricordava i templi dell’antica Grecia. Era composta da blocchi angolari in marmo bianco inframmezzati con mattoni faccia a vista. Al piano terra dominava un grande portone di legno, mentre il primo piano era decorato da quattro colonne ioniche poste ai lati di un poggiolo, soprastante l’ingresso, sul quale si apriva un’ampia finestra.

All’interno, un via vai di ricchi esponenti dell’alta società affollava i locali.

Hermione scivolò fra gli eleganti invitati facendosi largo con qualche contenuto colpo di gomito. Quando finalmente raggiunse la sala laterale, sulla sinistra del salone principale, tirò un sospiro di sollievo: era decisamente meno affollata delle altre stanze.
Immediatamente si portò la mano destra fra i capelli. Fingendo di sistemarli, controllò che la minuscola telecamera, che Ron e Harry le avevano chiesto di portare con sé, fosse ancora ben nascosta dai ricci voluminosi.
Non aveva capito cosa cercassero precisamente i due detective, ma era una prassi normale, per lei, dar loro una mano nelle investigazioni. Spesso erano state proprio le sue idee a sbloccare le indagini, a smascherare mariti infedeli e mogli adultere.
Era una grande osservatrice, abile nel notare piccoli dettagli, e possedeva buone capacità logiche. Al “The Art Newspaper”, uno dei più famosi settimanali d’arte di Londra, l’avevano assunta per questo… e per la sua straordinaria abilità descrittiva, con la quale sapeva tratteggiare un quadro come se avesse vita propria.
Da circa due anni lavorava in redazione e, fin da subito, era spiccata fra i colleghi per il suo talento; quindi nessuno aveva trovato strano che il biglietto d’invito per la chiacchierata mostra fosse indirizzato personalmente a lei, piuttosto che al caporedattore.

Appena ricevuta la partecipazione, Hermione era stata divorata dalla curiosità di poter sbirciare all’interno della maestosa Villa Malfoy.

L’edificio era costruito su due piani. La pianta interna prevedeva un elegante salone centrale, nel quale erano esposti i pezzi più interessanti della mostra. Il ballatoio soprastante si apriva s’un alto soffitto decorato da affreschi. I vani laterali del piano terra conducevano, sulla sinistra, ad un paio di stanze dedicate all’esposizione ed alla sala da pranzo; sulla destra ad uno studio ed ai bagni che, aveva potuto costatare Hermione, erano ampi quanto il monolocale in cui viveva.
Sulle stanze che s’affacciavano al ballatoio, raggiungibile tramite due scalinate in marmo poste di fronte all’ingresso, la giornalista aveva potuto fare solo supposizioni, poiché non era consentito l’accesso al piano superiore.

Immaginava che lassù si rifugiasse Draco Malfoy, notoriamente insofferente ad eventi mondani così affollati.

Dell’eccentrico ragazzo si sapeva solo che aveva perso i genitori e che era unico erede di quell’enorme ricchezza. Si diceva un po’ di tutto sul suo nome e sulle sue origini; egli, tuttavia, non sembrava preoccuparsene, sfuggiva alla gente come una serpe fra il sottobosco, senza smentire alcun pettegolezzo.

Sistematasi i capelli, Hermione tornò al proprio lavoro. La penna riprese a tingere le pagine del taccuino ad un ritmo sostenuto. Con poche parole, scritte in una calligrafia ordinata e leggera, la giornalista iniziò a descrivere il quadro appeso al centro della parete di fronte, ma non ebbe il tempo di concludere.

All’improvviso, fu come se avessero spalancato una finestra in pieno inverno ed un ondata di freddo l’avesse investita.

Senza un reale motivo sentì crescere la paura.

Un brivido le scese dietro la nuca e capì che qualcuno le stava alle spalle.

Come una preda che percepisce la presenza del cacciatore, drizzò la schiena e trattenne il fiato, guardando fissò avanti a sé.

« Hermione Granger del The Art Newspaper, vero? » Il sibilo gelido a pochi centimetri dal suo orecchio destro le fece schizzare il cuore in gola.

Si voltò di scatto.

Solo la sua magistrale capacità di autocontrollo le impedì di gridare: Draco Malfoy la fissava con sguardo di pietra, rendendo impossibile capire se la sua domanda fosse formalità o provocazione.
Hermione deglutì, fece un cenno d’assenso e chinò subito la testa.

Non avrebbe mai immaginato di incontrare Malfoy di persona, men che meno di parlargli faccia a faccia.

Dello stesso avviso sembravano anche gli altri presenti. Hermione si consolò di non essere l’unica, in quella stanza, a provare il terrore che lui potesse leggere nel pensiero e conoscere, così, tutti i pettegolezzi sul suo conto condivisi da mezza Londra.

« Che cosa ne pensi della mia collezione? » Draco Malfoy parlò a bassa voce, sicuro.

Hermione fu attraversata dalla sensazione che fosse sceso al piano terra soltanto per parlare con lei.

Inspirò, poi rispose in tono abbastanza alto, sperando di soddisfare la curiosità di tutti gli sguardi puntati su di lei.

« Sensazionale, signor Malfoy… sono opere di grande qualità, tenute magnificamente. Questa in particolare, sembra quasi… » iniziò indicando il quadro di fronte, ma lui l’interruppe. Alzò il mento con aria arrogante e rispose con lo stesso tono, alto e un po’ strafottente: « A voi giornalisti escono dalla bocca un sacco di stupidaggini. »

Lei rimase dapprima sorpresa, poi capì che si trattava di un avvertimento.

Non farlo più.

La conversazione sarebbe dovuta rimanere riservata e lei aveva sprecato l’occasione.

« Questa sera, a cena, farò aggiungere un posto per te, Granger. » Il tono era di nuovo basso, misurato, per questo più minaccioso: « Il The Art Newspaper non vorrà perdere l’opportunità… »

Hermione, lo sguardo fisso a terra, fece appena un cenno e sussurrò l’unica risposta possibile: « Ci sarò. »

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