Note alla storia

Titolo:Dietro la maschera
Autore/data: Ida59 – 5-16 dicembre 2011
Beta-reader:nessuno
Tipologia:one-shot
Rating:per tutti
Genere:angst, drammatico, introspettivo
Personaggi: Severus, Minerva, Silente (ritratto), Neville, Fratelli Carrow.
Pairing: nessuno
Epoca: 7° anno
Avvertimenti: missing moment
Riassunto: L’uomo, dietro la maschera, con tutto il suo dolore, il suo coraggio, la sua determinazione. Ecco perché anche Severus Piton può vestirsi da Babbo Natale la notte della vigilia.
Parole/pagine:3940 - 12
Nota: scritta per la sfida FF n. 12 “Il Segreto di Babbo Natale” del Magie Sinister Forum; si è classificata al 1° posto.


 

Dietro la maschera

1. Torture e minacce
2. Macchinazioni
3. Pensieri
4. Salvataggio
5. Dietro la maschera

Titolo:Dietro la maschera
Autore/data: Ida59 – 5-16 dicembre 2011
Beta-reader:nessuno
Tipologia:one-shot
Rating:per tutti
Genere:angst, drammatico, introspettivo
Personaggi: Severus, Minerva, Silente (ritratto), Neville, Fratelli Carrow.
Pairing: nessuno
Epoca: 7° anno
Avvertimenti: missing moment
Riassunto: L’uomo, dietro la maschera, con tutto il suo dolore, il suo coraggio, la sua determinazione. Ecco perché anche Severus Piton può vestirsi da Babbo Natale la notte della vigilia.
Parole/pagine:3940 - 12
Nota: scritta per la sfida FF n. 12 “Il Segreto di Babbo Natale” del Magie Sinister Forum; si è classificata al 1° posto.


 

Dietro la maschera

1. Torture e minacce
2. Macchinazioni
3. Pensieri
4. Salvataggio
5. Dietro la maschera



Dietro la maschera

1. Torture e minacce



Di nuovo lo schiocco secco di un sortilegio, un altro breve urlo seguito da un gemito sommesso, infine il tonfo di un corpo che cade in ginocchio, senza più energie per opporsi, solo il coraggio estremo di tenere alta la testa davanti ai suoi torturatori.
Severus deglutì a fatica, i pugni, celati dal mantello, serrati stretti dietro la schiena fino a farsi sbiancare le nocche.
Un altro lampo, un gemito prolungato, e il mago serrò forte i denti, quasi a farli scricchiolare. Non poteva fare nulla, solo assistere impotente alla tortura di Neville Paciock che, nonostante tutti i calderoni fatti esplodere durante le lezioni di Pozioni, sembrava però aver ereditato il coraggio e la determinazione dei suoi poveri genitori.
Il mago strinse le labbra, imponendosi di reprimere ogni emozione di pietà, di dominare qualsiasi tentativo di impossibile reazione. Non poteva chiudere gli occhi e turarsi le orecchie; doveva continuare ad assistere, impotente, con quell’orribile ghigno inciso nel marmoreo pallore del viso, fissare quegli occhi in cui, più la forza si spegneva, più un orgoglioso coraggio risplendeva tra le lacrime di dolore.
Severus torse le mani dietro la schiena conficcandosi le unghie nei palmi, quindi si morse a sangue l’interno delle guance per reprimere un inaccettabile sospiro di pietà. Il giovane Paciock, il volto pesto e sanguinante, non ce la faceva più: aveva un assoluto bisogno che le torture si interrompessero, almeno per un poco, per riuscire a riprendere respiro e chiudere gli occhi su quell’orrore.
Il mago avanzò deciso spingendo a lato Amycus: se proprio non poteva fare altro per aiutare il ragazzo, allora quello avrebbe fatto. Estrasse di scatto la bacchetta, le labbra immobili nel volto pallido, senza espressione, gli occhi neri come abissi senza fondo che ingoiavano l’oscurità: un lampo esplose dalla punta del legno e colpì in pieno petto lo studente che proruppe in un acuto urlo di dolore per accasciarsi subito dopo al suolo, svenuto.
- Eccoti servito, Paciock! – sibilò secco, riponendo la bacchetta nelle pieghe del mantello.
- Al diavolo, Piton! - urlò Amycus rivoltando il corpo del ragazzo con la punta del piede per metterlo supino e scrutargli il viso. Infine, scrollò la testa e borbottò rabbioso: - Vedi di controllare la tua rabbia: ci bruci sempre il divertimento!
Gli occhi neri di Piton lampeggiarono:
- Devo forse ricordarti chi comanda, qui a Hogwarts? – sibilò secco il preside. – È necessario che ti rammenti che sono io che poi devo giustificare con i genitori gli “incidenti” che accadono ai loro ragazzi? O magari è necessario che ti ricordi gli ordini precisi del nostro padrone? – chiese insinuante facendo cenno di avvicinarsi.
Amycus si ritrasse spaventato:
- No, no, Piton, non intendevo…
Il preside avanzò di un passo fulminandolo di nuovo con lo sguardo:
- Ora, fuori tutti! – sibilò in tono da non ammettere replica. - Ho del lavoro da sbrigare prima di cena e non voglio essere disturbato da altri problemi causati dalla vostra incapacità di controllarvi!
I Mangiamorte uscirono veloci dalla cella sotterranea borbottando sottovoce; solo Amycus si soffermò per un istante sul limitare della porta e, voltando le spalle a Piton, si girò verso il corpo inanimato di Neville e minacciò sghignazzando:
- Neppure Babbo Natale potrà salvarti: domani sarai il nostro divertimento del giorno di festa!
- Fuori! – ordinò Piton spingendolo rude.
Il preside fu l’ultimo a lasciare la stanza; con studiata lentezza si chiuse alle spalle la pesante porta di ferro, proprio mentre un sottile raggio di luce usciva dalle ampie volute del suo nero mantello e raggiungeva il ragazzo inondandolo di una luminescenza azzurrognola: i lineamenti di Neville, irrigiditi dal dolore anche nell’incoscienza, si rilassarono di colpo, come se un potente balsamo, cosparso con cura da una generosa mano, avesse magicamente alleviato le sue ferite.
Piton sospirò appena e si allontanò con passo deciso: il ragazzo, per ora, era salvo.
Ma doveva ancora trovare la soluzione definitiva.




 

2. Macchinazioni



- Sia chiaro, Minerva: non tollererò alcuna violazione ai miei ordini, questa volta! – sibilò il preside con durezza, lo sguardo impassibile fisso sul volto dell’anziana collega. – Fai in modo che siano rispettati, altrimenti le punizioni fioccheranno severe anche il giorno di Natale.
Minerva McGranitt alzò un poco il mento e gli rese un rabbioso sguardo di sfida, gli occhi verdi che brillavano alla luce del fuoco.
- Farò io stesso la ronda, questa notte, e se troverò in giro anche un solo ragazzo, mascherato da Babbo Natale, saranno guai per tutti, perché lo prenderò come un affronto personale! - precisò Piton con secca e sgradevole decisione. – La mia pazienza è finita, Minerva! – minacciò, gli occhi neri lampeggianti. – Non osare sfidarmi ancora!
La strega strinse le labbra e represse a fatica la tagliente risposta che, irruente, le era salita alle labbra di fronte alle minacce dell’assassino di Albus, del codardo che aveva tradito la fiducia di tutti loro schierandosi dalla parte di Voldemort solo per salvare la propria schifosa vita messa in pericolo dal Voto Infrangibile. Ancora non riusciva a credere che Severus, sì, proprio Severus, avesse potuto… Al diavolo, gli avrebbe dimostrato lei di che pasta era fatta la scuola con tutti i suoi studenti e i professori! Ci sarebbero stati così tanti Babbi Natale a gremire i corridoi, che Piton e i suoi maledetti Mangiamorte non avrebbero potuto farci proprio un bel niente!
Rimase a fissarlo in silenzio, l’odio che le bruciava negli occhi e il petto che si sollevava, lo sdegno a fatica trattenuto.
- Nient’altro? – scandì infine la strega, il cuore che le batteva forte. – Nessun altro sgradevole ordine da parte di un traditore, di un assassino? – sputò con irrefrenabile odio.
Il volto di Piton rimase immobile, sempre dello stesso spettrale pallore, ma ogni luce si spense nella nera profondità dei suoi occhi e, come sempre accadeva davanti alle sue accuse, a Minerva sembrò che per un attimo il mago non riuscisse neppure più a respirare. Era una ben magra consolazione, ma le piaceva illudersi, con i suoi attacchi diretti, di riuscire a far provare a Severus almeno un poco di vergogna, o magari anche rimorso, per le sue terribili azioni. Qualche volta le era persino parso di intravvedere un’ombra di dolore aleggiare nel pallore mortale di quel viso imperscrutabile. Sì, proprio come in quel momento: Severus aveva dischiuso appena le labbra, come a cercare l’aria, lottando per farla entrare nei polmoni e respirare di nuovo, e l’ombra cupa del dolore si era impossessata per un fugace istante dei suoi occhi neri trasformandoli in un ardente rogo di sofferenza. Solo per attimo, poi il mago aveva ripreso subito il controllo e il suo sguardo glaciale era tornato ad essere impenetrabile come sempre.
- Nient’altro. – rispose con freddo distacco. – Puoi andare.
Minerva McGranitt girò le spalle avviandosi ad uscire a testa alta e con passo deciso.
La porta della presidenza sbatté forte nel silenzio.
- Severus?
Il ritratto di Albus Silente osservava preoccupato il giovane preside che da pochi mesi aveva occupato il suo posto.
Severus Piton aveva gli occhi chiusi e le labbra sottili serrate strette; una lacrima gli scendeva lenta sulla guancia.
- Mi dispiace…
Severus tremò e strinse forte i pugni, quindi deglutì il lancinante dolore che lo soffocava e riaprì gli occhi, disperatamente neri, fissandoli in quelli dipinti sul quadro:
- Sono sicuro che questa notte Hogwarts sarà invasa da un’orda di Babbi Natale determinati a sfidare i miei ordini, come sempre. – mormorò a fatica, la voce colma di rassegnata sofferenza.







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