Note alla storia

Vi consiglio di rileggervi il capitolo "I ricordi di Piton" tratto da "Harry Potter e l'Ordine della Fenice" perchè l'episodio che ho descritto averrebbe immediatamente dopo a quello che Harry vede nel Pensatoio. In questo modo, ritroverete molti sottili riferimenti e la comprensione del dialogo sarà più completa.

Era già trascorso qualche giorno da quando Piton si era appostato fuori dalla Sala Comune dei Grifondoro minacciando di dormire proprio lì se Lily non fosse venuta a parlare con lui. A seguito di quella feroce discussione lei l’aveva sempre evitato o,  meglio, non era mai andato a cercarlo. Sapeva di essere nel giusto - certe parole non possono “scappare” all’improvviso, si continuava a ripetere - ma non gli aveva dato la possibilità di spiegarsi - d’altronde che cosa avrebbe potuto dire a sua discolpa? - e anche se non si pentiva di quello che gli aveva detto le dispiaceva il modo in cui le parole le erano uscite di bocca - nessuno merita di venire aggredito così, soprattutto se sembra davvero dispiaciuto, come Sev.  Aveva fatto la dura con Severus, il suo amico d’infanzia, il suo amico di una vita, perché era molto arrabbiata con lui - e ne ho tutte le ragioni - ma, in fondo nel suo cuore, era perché sperava che quella scenata gli facesse aprire gli occhi una volta per tutte. Era la sua ultima possibilità di cambiare idea: se non fosse successo il loro rapporto avrebbe oltrepassato il punto di non ritorno. La loro amicizia era appesa ad un filo. Lily voleva essere ferma nelle sue convinzioni, perciò non poteva andare da lui, ma… Era anche vero che Sev aveva sempre detestato Potter e i suoi amici e di fronte a loro non voleva, non poteva, dimostrarsi debole, anche se nei confronti della sua più cara amica (si sa quanto il maschio sia estremamente orgoglioso); e poi, era stato aggredito di fronte a tutti, era stato umiliato e in quel momento era imbarazzato e sicuramente carico d’ira nei confronti di tutti quelli che lì presenti ridevano di lui. Tutti possono sbagliare, no? “Errare è umano. Perdonare è divino.” Se dunque Lily avesse dovuto diventare una dea per non perdere il suo migliore amico, l’avrebbe fatto.

Da parte sua, anche Severus aveva mantenuto le distanze. Negli ultimi tempi le discussioni con Lily erano diventate sempre più frequenti, è vero, ma lui non era mai arrivato a tanto e nemmeno lei: non aveva ricordi di essere mai stato guardato da qualcuno con tanta asprezza in volto, un’asprezza però che nascondeva anche un velo di delusione. E la delusione nasce solo tra persone che si vogliono bene, in un modo o nell’altro. Non l’avrebbe più delusa. A dirla tutta, non l’avrebbe mai fatto se non fosse stato per quel Potter. Era sempre colpa sua. Aveva appena finito l’esame per i G.U.F.O. di Difesa contro le Arti Oscure, era ancora immerso nel compito a cui teneva particolarmente ed era stressato per quel periodo di studio intenso e Potter doveva stuzzicarlo proprio in quel momento. Non avrebbe mai detto una cosa del genere se non fosse stato in quelle condizioni, non a Lily perlomeno. Era stato solo uno spiacevole incidente. Lei era una Nata-Babbana, è vero, ma era sua amica e per questo nessuno dei suoi compagni Serpeverde l’avrebbe sfiorata se lui avesse detto loro di non farlo. Lei non meritava quello che altri avrebbero subito. Aveva allora tutto il diritto di tornare da lei e chiarire la situazione una volta per tutte: sapeva di aver sbagliato, ma non era un buon motivo per andare strisciando da lei a implorarla. Tuttavia era sincero e per questo Lily non poteva rifiutargli il suo perdono.

Il venerdì successivo la vide scendere le scale che portavano in sala grande poco prima di cena. Si avvicinò e le chiese di dedicarle un poco del suo tempo per parlare. Lei gli diede appuntamento dopo cena, alle nove, nella Galleria delle Armature al Terzo piano, che sarebbe stata sicuramente deserta a quell’ora.

«Eccomi!» Lily era appena arrivata. Si mostrava calma ma dentro di sé si sentiva come una confezione di Gelatine Tuttigusti+1 perché erano diverse le sensazioni che provava: ansia per il desiderio di sapere cosa Sev le volesse dire, timore di poterlo perdere e speranza di vederlo prendere la decisione giusta.

«Di cosa volevi parlarmi?» Si era decisa a rompere il ghiaccio perché il ragazzo non sembrava aver intenzione di aprir bocca. Non aveva usato un tono provocatorio ma dolce, perché sapeva che, in fondo, il suo Sev era lì e che poteva ancora ritrovarlo.

«Volevo chiederti scusa ancora una volta. Tu sei un’amica importante per me e non voglio perderti a causa di un mio errore.» Erano scuse degne di Severus Piton quelle. Il ragazzo non guardava in basso ma aveva il volto rivolto verso l’alto e la voce sicura. Scuse degne di un Serpeverde: sincere ma altisonanti allo stesso tempo.

Lily non riuscì a trattenere un sorriso. Non era ancora del tutto perduta la speranza di un suo cambiamento. Severus sorrise timidamente a sua volta, rassicurato dal sorriso di lei. Dopo qualche istante, però, Lily divenne seria.

«Devo pensare allora che la smetterai di frequentare gente come Avary.» Il suo tono era quanto meno potesse esserci di accusatorio. Era piuttosto un incitamento il suo, un incoraggiamento, una proposta di cui si attende presto conferma dall’altro interlocutore. E con un tono più dolce, la ragazza continuò. «Sai che non sono pregiudizi, i miei, nei confronti dei tuoi compagni, perché sono la prima ad essere amica di un Serpeverde!» Non stava supplicando, ma Lily aveva tanta paura di perderlo che l’idea di farlo l’aveva perfino sfiorata. «Se le tue scuse sono sincere, come credo, devi essere coerente: se rispetti me devi rispettare qualsiasi mago, strega o Babbano.» Lily respirò a fondo aspettando fiduciosa la reazione di Severus.

Il ragazzo, però, si era poco a poco rabbuiato da quando l’amica aveva iniziato a parlare. Cercava di pensare ad una risposta che non complicasse la situazione, ma in quel momento non riusciva a ragionare. Lei non capiva. Lei non era come tutti gli altri Nati-Babbani. Lei era diversa. Lei era Lily, la sua Lily.

«Lily, tu non ti devi preoccupare di nulla. Sei mia amica e non permetterò a nessuno di farti del male!»

«Io non sono preoccupata che qualcuno faccia del male a me, Sev. Io temo che TU possa fare del male a qualcuno!» La sua voce si era leggermente incrinata, ma restava sicura. «Lascia perdere Tu-Sai-Chi e tutti gli altri che lo seguono. Tu non sei uno di loro!»

«Loro sono i miei compagni, sono i miei amici. So quello che faccio. E comunque non sono io quello che gira per il parco ad affatturare gli altri studenti solo per puro divertimento!»

«Oh, ma smettila!» Severus aveva superato il limite e Lily aveva finito la pazienza. «A me non interessa quanto Potter possa essere meschino e arrogante. A me interessa che tu non vada a scalfire le guance di altri ragazzi, chiunque essi siano! A me interessa che tu non vada ad aggredire giovani maghi solo perché sono Nati-Babbani! Sei sempre a confrontarti con Potter, eh? Se la metti così siete uguali voi due: entrambi non avete nessun valido motivo per importunare chicchessia!»

«Lily, stai dicendo stupidaggini! Se noi facciamo qualcosa vuol dire che un c’è motivo valido! La situazione non è così semplicistica come la fai tu!» Severus si era alterato. Essere paragonato a Potter era l’ultima cosa che voleva sentirsi dire, soprattutto dalla sua Lily e in un momento come quello.

«Certo che è semplice, invece!» Lily aveva abbassato il tono di voce, ma era piena di rabbia. Coma faceva Severus ad essere così cieco? I suoi occhi diventarono lucidi per l’ira, ma non scendevano lacrime sulle sue guance. «Sev, è necessario decidere da che parte vuoi stare una volta per tutte. Non ti sto chiedendo di scegliere che amico preferisci. Il problema è decidere se vuoi appoggiare la arti oscure e la violenza che esse portano con sé o se vuoi difendere il buono che c’è in ogni persona, senza distinzione di origine.» Come faceva a non capire quale fosse la parte del bene? Lily di certo non si azzardava a pensare che il suo Severus potesse volontariamente schierarsi dalla parte di chi il male lo provoca.

Severus, da parte sua, stava perdendo il controllo della situazione. Come erano arrivati a questo punto? Lui voleva solo chiederle scusa e sistemare le cose una volta per tutte. Non si era mai sentito così distante da lei come in quel momento. Era diventato insicuro di sé e di quello che doveva dire, ma, soprattutto, aveva paura. Le prese le mani e se le portò al petto. Se la teneva stretta lei non sarebbe potuta scappare lontano da lui. La sua voce era quasi un sussurro, ma tra quelle fredde mura si distingueva chiaramente.

«Lily, ascoltami. Io non voglio perderti, ma non posso lasciarmi tutto alle spalle. Noi abbiamo dei progetti, dei grandi progetti! Non sono come credi tu…» Lily aveva iniziato a guardarlo come era successo poche sere prima: il suo viso era pieno di delusione e di incredulità. Lei stava indietreggiando ma senza distogliere lo sguardo dal ragazzo, da quel ragazzo che era stato il suo amico di una vita intera. Lui le teneva ancora le mani ma lei era sempre più distante e presto la presa si sarebbe sciolta.

«Ascolta, Lily. Ti spiegherò chiaramente cosa abbiamo in mente, così capirai anche tu. Così non mi dovrai lasciare. Poi non ti sembrerà orribile, vedrai. Ti devo solo spiegare… » La voce di Severus stava cominciando a tremare mentre sentiva che le mani di lei lentamente scivolavano via dalle sue.

«Hai ragione tu, Sev, non capisco.» Non stava piangendo Lily, ma stava morendo dentro. «Ma temo di non poter capire mai. Non credevo fosse possibile, ma abbiamo scelto due strade diverse…»

«Aspetta…» Ormai le sue mani tenevano strette solo le punte delle dita della ragazza che ancora lo guardava con i suoi bellissimi occhi verdi.

«E per questo non posso esserti più amica.»

Le mani si erano ormai lasciate. Gli occhi color smeraldo lo guardarono per un’ultima volta pieni di affetto e infine lo abbandonarono nella sua solitudine. L’unico suono che accompagnava quel momento era quello dei suoi passi leggeri che si allontanavano per sempre da lui. La sua Lily era perduta per sempre.

 

Lily non tornò immediatamente nel suo dormitorio, ma fece tappa nel bagno dei prefetti. Lì avrebbe potuto riflettere con calma su ciò che era appena successo. Si chiuse la porta dietro di sé e vi si appoggiò per un attimo. Il suo respiro stava rallentando e tornando lentamente a ritmi normali. Si avvicinò al lavandino più vicino e si appoggiò ai bordi con le braccia tese.

«Era inevitabile.» Si disse. Lo aveva saputo fin dall’inizio, ma non ci aveva voluto credere. La speranza di ritrovare il Sev di una volta si era ormai dileguata del tutto. Si guardò allo specchio. Fu allora che le guance cominciarono ad essere rigate dalle lacrime che i suoi occhi non erano più in grado di contenere. Lacrime versate perché il suo amico di sempre non poteva esserle più caro. Perché la sua infanzia si era definitivamente conclusa con quel gesto estremo. Si era ormai affacciata alla realtà e questa realtà non si prospettava molto felice. Come avrebbe affrontato il mondo senza avere a fianco la persona che le era stata sempre vicina in tutti questi anni? Su chi poteva contare ora che non c’era più il suo migliore amico? Si sentiva insicura e impaurita ora che Severus non era più lì con lei a rassicurala.

Chiuse per un attimo gli occhi. Un ricordo la avvolse. Due occhi neri la guardavano intensamente. Sentiva il suono di una voce che fino a poco tempo prima le era amica. Allora le bastavano quelle poche parole per sentirsi serena e spensierata, anche se solo per un momento.

«Non preoccuparti, Lily. Ci sono io con te. Sempre!»

Note di fine capitolo

Ho voluto scrivere di Lily e Severus perchè avevo un'immagine tutta mia di come doveva essere andata quella volta.

Aspetto volentieri le vostre recensioni!

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