Note alla storia

DISCLAIMER: Harry Potter e tutti i personaggi della saga sono di proprietà di JK Rowling e di chiunque ne possieda i diritti. Questa storia non ha alcun fine di lucro, né intende infrangere alcuna legge su diritti di pubblicazione e copyright.
ATTENZIONE: tutti i personaggi di questa storia sono immaginari e non hanno alcun legame con la realtà. Qualsiasi nome e riferimento a fatti o persone reali è da ritenersi ASSOLUTAMENTE casuale.
 

Titolo: An Almost Victorian Tale
Autrice: Aynav – Lyrael
Beta: Aynav
Rating: PG13
Pairing: Harry/Narcissa
Genere: Introspettivo, romantico.
AvvertimentiBoh, nessuno in realtà. A bit of angst?
Sommario: A volte basta un innocente invito a cena per muovere scenari inaspettati.
Disclaimer: Come detto sopra, i personaggi non sono miei. La zia Jo è stata più veloce di me a tirarli fuori dal cilindro. E a me è rimasto solo il coniglio. (AynaV propone di farlo per cena)
Nota dell’autrice: E' la prima Het che scrivo. Probabilmente rimarrà anche l'unica. Ma questo strano e inusuale paring, scaturito dalla mente di Aynav, mi ha stuzzicato, e mi ha spinto ad affrontarlo. Spero di esserci almeno in parte riuscita. Debbo per correttezza aggiungere che non sono lei l'ha pensata, ma anche trascritta, betata e controllata. In pratica, si è sobbarcata almeno il 75% del lavoro.
Forse il modo di esprimersi dei protagonisti potrà sembrare un po' strano, ma l'idea di fondo è che questa storia rassomigli come atmosfere a un romanzo di Jane Austen, pur senza che io abbia la presunzione di compararla davvero!

E' tutta per te, dolcissima Vanya. Per un sacco di motivi diversi. Ti voglio bene. Ly.

An Almost Victorian Tale

 

Capitolo 1 – Harry – Uno strano invito

 

Il cartoncino trasuda eleganza, ricchezza, opulenza, anche se poggiato sulla mensola del mio camino.

E' arrivato due giorni fa, via gufo anonimo, ma dall'istante in cui l'ho visto ho capito che sarebbe stato uno spartiacque.

Un semplice invito a cena, vergato in elegante grafia da una mano delicata, femminile e soprattutto attenta. Si avverte dalla scelta delle parole, formali certo, ma condite da qualche accento di troppo per essere solo impersonalmente gentili e cordiali.

 

Caro Signor Potter,

le saremmo grati se volesse onorarci della Sua presenza per un pranzo informale presso la nostra abitazione, nella serata di venerdì prossimo alle ore 7 p.m., sperando che questo non incida sui Suoi certamente prioritari impegni personali.

Narcissa Black Malfoy

r s v p

 

Formale e forbito, indubbiamente, ma comincia con un “Caro Signor Potter”.

“Caro”. Non “Egregio”, “Distinto” o “Gentilissimo”. “Caro” è un appellativo personale, sentito, senza dubbio scelto, poiché non credo che Narcissa Malfoy abbia scritto il biglietto di getto, senza averlo prima meditato, ponderato.

Quindi “Caro” è stato deciso, selezionato per essere associato al mio nome, da una donna che avrò visto sì e no tre volte in vita mia, l'ultima delle quali mentre me la salvava, la vita. Se per puro egoismo materno nei confronti di suo figlio, in quel momento ancora in pericolo mortale, o per un'estensione di amore femminile nei confronti di un ragazzo dell'età del suo e che, come il suo, si trovava dove non avrebbe voluto essere, non so davvero dirlo. Tuttavia i fatti restano quelli, passati ma ancora tangibili, come quel biglietto che continua ad occhieggiarmi da sopra il marmo bianco.

Devo decidermi a rispondere. É già mercoledì e, come loro mi hanno lasciato il tempo di decidere se accettare o meno, io a loro debbo concederlo per prepararsi. Non che io abbia pretese di sorta, ma so per certo che non rispondere, non andare senza una declinazione scritta, o presentarsi altresì senza aver accettato formalmente, sarebbero comportamenti ugualmente scortesi e maleducati. Quindi, al di là del fatto che devo almeno rispondere, sta la decisione su cosa scrivere di rimando.

Rifiutare sembra l'opzione più semplice e leggera, quella preferibile, considerato da chi giunge la missiva, ma quel “Caro” continua a risuonarmi in testa insidioso, imperioso in un certo qual modo. Mi fa sentire in colpa, insomma, nel caso declinassi l'invito.

Accettando, invece, mi troverei davanti a una porta chiusa, oltre la quale non so cosa mi aspetterebbe, benché questo non mi abbia mai fermato, semmai incitato a spalancarla per affrontare l'ignoto con la classica spavalda incoscienza Grifondoro.

Quindi, cosa fare? La signora Malfoy ha specificato che si tratterà di un pranzo informale, ma chi saranno gli altri ospiti oltre a me? E Lucius e Draco? Presenzieranno?

Nonostante tutti i miei dubbi, la curiosità prende decisamente il sopravvento. Afferro una pergamena dal cassettino dello scrittoio e rispondo accettando. “Sarò lieto di...” eccetera, cercando di fare del mio meglio per non sembrare uno zoticone analfabeta al suo confronto.

Non ha parlato di accompagnatori, quindi presumo di dovermici recare da solo, ma è meglio così. Non sarei certo in grado di spiegare a Hermione, né tanto meno a Ron, il perché della mia decisione, che non comprendo appieno nemmeno io, o estendere a uno dei due un invito che li porterebbe a guardarmi inorriditi.

Ormai è fatta. Edvige è appena uscita dalla finestra e io cenerò con Narcissa Malfoy.

Onestamente, a ben pensarci, non mi curo di chi altri ci sarà, sono solo curioso di capire cosa passa per la testa della signora Narcissa Black Malfoy, come si è firmata, quasi a voler sottolineare una sorta di legame con il sottoscritto, legame che lei per prima ha contribuito a spezzare senza possibilità di appello. Sapeva benissimo a cosa avrebbe portato il suo tradimento nei confronti di Sirius, e la sua morte è di certo imputabile a lei per prima, quindi non ho intenzione di scacciare l'ombra di dolore che mi attanaglia e sono sicuro traspaia da me ogni qual volta penso al mio padrino. Voglio che sappia che la ritengo responsabile al pari e forse più degli altri. Messo in chiaro questo punto, vedremo come andranno le cose.

§§§§§

“Sono lieta che abbia accettato il mio invito.”

Suo.

Non di Lucius e consorte, non della Famiglia Malfoy. Suo.

Una sua decisione, alla quale gli altri due componenti della stirpe si sono dovuti adeguare. Non senza una certa riluttanza, a vedere l’espressione sospettosamente neutra di Draco. Lucius invece sembra in imbarazzo, un sentimento che non l’avrei mai creduto capace di provare o esternare. Eppure…

Narcissa Black Malfoy ha fatto una scelta, gli altri non sono riusciti a dissuaderla. Mi rendo conto che questa donna è la vera colonna portante di un antico lignaggio che le appartiene in realtà solo per acquisizione, non per discendenza di sangue. Lei, che nei piani di un Lucius Malfoy più giovane e sprezzante avrebbe forse rappresentato null’altro che un accessorio, una possibilità di continuazione del suo nome, ne diviene ora il baluardo, la roccia su cui fondare un nuovo modo di essere. Perché sono certo che Narcissa abbia tracciato, con un semplice invito a cena, una linea invalicabile a ritroso, un punto di non ritorno. Gli altri due sono stati posti davanti a un bivio cruciale: appoggiarla e riacquistare prestigio, anche ai suoi occhi, oppure contrastarla. Credo non sarebbero comunque riusciti a farle cambiare idea.

È sincera quando dice di essere lieta della mia presenza, lo vedo nei suoi occhi, lo avverto nel tono della sua voce; ho imparato a riconoscere la verità negli atteggiamenti degli altri. E lei non mente.

“Ringrazio lei per il gradito invito,” rispondo cercando di suonare credibile. Se ha dei dubbi rispetto alle mie parole, non lo dà a vedere. “Le confesso di aver accettato perché ero…” ma non so se proseguire. Mi mostrerei vulnerabile a confessarle di aver praticamente agito d’istinto? Probabilmente sì.

“Curioso? Non mi sorprende. Immagino di avere io sorpreso lei. Il motivo per cui ho pensato di agire così è che non credo di essere stata in grado di ringraziarla adeguatamente, dopo quello che ha fatto per me e la mia famiglia.”

Abbasso gli occhi un istante, nel tentativo di decidere se mostrarmi scortese o meno. Decido di ribattere con franchezza, chiedendomi comunque perché io mi senta a disagio al pensiero di offenderla.

“Non l’ho certo fatto per voi, signora Malfoy. Forse non l’ho nemmeno fatto per il mondo magico. Ho avuto tempo per pensarci su, e le posso confessare che chiunque è passato in secondo piano nel momento delle decisioni difficili che sono stato costretto a prendere. Tutti, tranne me. Per una volta nella vita credo di aver agito per puro egoismo, anche se questo non verrà mai trascritto nei libri di storia, né alcuno si sognerà di sostenerlo.”

Ho tenuto un’arringa. A difesa del mio comportamento, ah, così nobile. In fondo volevo solo vivere in pace. O morire in pace. Purché quello stillicidio finisse. Non l’ho mai confessato ad alcuno, benché sia certo che Hermione qualche sospetto, nascosto e prontamente soffocato, l'abbia avuto. Ma ora non me lo direbbe mai, per non ferirmi. In ogni caso, stavolta ci sono arrivato da solo.

Ma lei può capire. Anche la sua vita è stata largamente improntata all’egoismo, o non sarebbe sopravvissuta a lungo in quell’ambiente soffocante ed ipocrita che è l’aristocrazia magica.

“Comprendo appieno le sue ragioni, gliel’assicuro. Per questo credo che lei comprenderà le mie.”

Oh, senza dubbio signora Malfoy.

“Inoltre, non abbiamo avuto molte occasioni per incontrarci… pubblicamente, diciamo così. Come si sarà reso certamente conto, abbiamo rarefatto la nostra partecipazione ad eventi mondani.”

In altre parole, sono stati esclusi da qualunque occasione importante, ballo, cena, commemorazione. Respinti a godere da reclusi della loro ritrovata libertà in un palazzo che risuona a vuoto di futuro, e troppo pieno di un passato vergognoso da dimenticare. E per Narcissa Malfoy, come già sei anni fa per almeno metà del mondo magico, il futuro sono io.

Sapevo che sarebbe finita così, e all’improvviso ne sono disgustato, ma lei pare accorgersene e mi sorride.

“No, signor Potter, non è per il motivo che sta pensando che l’ho invitata qui. Ho agito più da donna e da madre che da nobile decaduta, glielo assicuro. Le devo la cosa più preziosa che mi rimane: la vita di mio figlio. Non la baratterei mai con un inutile tentativo di rientro in società, se questo costasse la sincerità della mia gratitudine e del mio comportamento. Quindi, la prego, accetti la nostra ospitalità e non si senta in alcun modo costretto a ricambiare. Ciò che lei mi ha permesso di mantenere, al di là dei beni materiali che oggi per me contano ben poco, è la presenza di mio marito e di mio figlio, le uniche cose cui do effettivamente un valore.”

Non so davvero come ribattere. Sono stregato dalla regalità di questa donna che proclama di essere ricca nell’indigenza, solo perché ha conservato ciò che nessuno avrebbe mai detto essere importante per lei. Non si conosce mai fino in fondo una persona.

§§§§§

Dopo un inizio di serata piuttosto teso, scopro di trovarmi abbastanza a mio agio con i miei ospiti. Lucius Malfoy si dimostra educato, sebbene non amichevole; Draco mi sembra più che altro stanco, quasi rassegnato, non tanto alla mia presenza quanto alla vita in generale. Non riesco più a scorgere alterigia o disprezzo nei suoi occhi, tanto che la vecchia tensione che avevo paura riaffiorasse mi lascia per una volta in pace, permettendomi anche di godermi la cena.

Narcissa Malfoy è una sorpresa. Gentile senza essere affettata, arguta e perspicace quel tanto da capire se una delle sue domande, o di Lucius o Draco, mi mette in imbarazzo, e sufficientemente abile da deviare intelligentemente il discorso.

Così, tra qualche reminiscenza che ci lascia pensierosi e desiderosi di normalità, arriviamo a fine serata in un’atmosfera che non avrei mai ritenuto possibile si sviluppasse tra noi quattro.

Ricevo persino un invito a visitare la proprietà da parte di Lucius ed a tornare per giocare a Quidditch da parte di Draco. Narcissa si limita a sorridere serena.

Lascio Malfoy Manor con una strana sensazione di irrealtà, lo ammetto. Non so davvero cosa aspettarmi da quelle tre persone, non so nemmeno se devo considerare questa strana e tuttavia illuminante serata come un episodio a se stante o solo l’inizio di un tentativo di manipolazione.

Certo, per ora non ho ricevuto richieste, ma solo offerte, quindi al momento sono alquanto sollevato. Affronterò eventuali complicazioni nel momento e nel caso in cui si presenteranno.

Pensiero che mi si ripresenta quando il sabato mattina ricevo un invito per un the al Maniero per il sabato successivo. Decidere se accettare avrà stavolta un peso ben più importante rispetto alla prima volta. Pur con tutte le esitazioni del caso, sono incline al sì.

Spero francamente che l’occasione non vedrà come protagonisti anche Draco e Lucius, se non marginalmente. Preferirei passare un pomeriggio con Narcissa. Ho cominciato a provare rispetto e una sorta di ammirazione per quella donna, cosa alla quale non avrei mai pensato.

Si sta dimostrando una persona interessantissima, colta al punto che l’apprezzerebbe perfino Hermione, eppure la sua superbia non si è mostrata neppure una volta nel nostro unico incontro di un certo spessore. Non credo fingesse mitezza, nessuno sarebbe in grado di recitare tanto a lungo.

Ho deciso.

Accetto. 

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