Note al capitolo

{Prima classificata al contest "Time to say "I do". Accio, wedding ring! " di _Piratessa}
«Eddai, mi fai ancora il muso per quella storia dopo nove mesi?!»
Ma Angelina Johnson era irremovibile: camminava con la testa alzata e la bocca stretta in una smorfia irritata, senza degnare di uno sguardo Fred, che le trotterellava intorno.
«Passino le cugine mezze Veela di tua cognata, ma che diamine aveva quella di particolare?!»
Il ragazzo si piazzò davanti a lei e la fissò serio.
«Angelina, seriamente: come giocatore di Quidditch non potevo ignorare i due Bolidi che si ritrovava al posto delle - ahia!»
«Possibile che voi uomini pensiate solo alla taglia di reggiseno?!»
E filò diritta verso casa, cercando di non pensare alla sua seconda scarsa, agli usi impropri dell’Engorgio e, soprattutto, al fatto che Fred ci provasse con un’altra perfino in sua presenza: ma, in fondo, che cosa poteva aspettarsi da uno che, per vivere, inventava scherzi? L’unica cosa in cui lui aveva una parvenza di serietà era il suo lavoro e quand’era in onda su Potterwatch, e neanche sempre. Angelina tirò su col naso, cacciando via qualche lacrima ribelle col dorso della mano: ma perché s’era dovuta innamorare proprio di lui, quando a Hogwarts c’erano ragazzi ben più seri che le facevano il filo? Non poteva negare che Fred aveva avuto il suo fascino, negli anni di scuola, il tipo “ribelle” in versione comica: tuttavia, a lungo andare, forse non s’era rivelata una scelta sensata. In fondo anche lei sognava mazzi di rose, cioccolatini e cenette a lume di candela per festeggiare San Valentino, come qualsiasi ragazza della sua età, ed invece non riceveva altro che Gerani Zannuti, Gelatine Tuttigusti +1 ricoperte di cioccolato e biglietti per la prossima partita di Quidditch della loro squadra preferita.
Aveva provato a lasciarlo, oh se ci aveva provato! Aveva perfino accettato d’essere prestata ad una squadra canadese per la stagione 1996/’97 pur di lasciarsi Fred Weasley alle spalle: ma la vita a Toronto s’era rivelata noiosa e grigia, nonostante la sicurezza di un paese non in guerra, nonostante avesse incontrato un ragazzo che aveva l’aria d’essere il principe azzurro che sognava da bambina.
"Però non ti faceva ridere.”
Le sussurrò una vocina nella sua testa.
Già, era quella la dote –o il difetto- che più l’attraeva di Fred: il fatto che fosse capace di ridere di tutto. Il fatto che fosse capace di farla ridere di tutto: per quanto buia potesse essere una situazione, per quanto giù lei si sentisse, lui riusciva sempre a donarle un raggio di sole con una semplice risata. Gli era grata, per questo, oh come lo era! Ma negli ultimi tempi e con quello che stava accadendo, Angelina sentiva il bisogno di sicurezza, di avere un progetto per il futuro che andasse ben oltre il sopravvivere e, sempre più spesso, s’era chiesta se Fred fosse capace di darle quel di più che abbisognava in quel momento, tanto che un paio di volte era stata sul punto di contattare il principe azzurro di Toronto.
«Mi hai fatto male.»
Con un leggero pop Fred era apparso davanti alla porta del suo appartamento: si massaggiò lo stinco ancora un po’, quindi si alzò e pose le mani sui suoi omeri.
«Non credevo che ti offendessi, scusa.»
«Scansati e tieni per te le tue lacrime di coccodrillo, Fred Gideon Weasley!» ringhiò Angelina spingendolo via e armeggiando con la porta di casa. «Ma che...»
Fred aveva infilato il piede fra la porta e lo stipite per non essere chiuso fuori: per un po’ ci fu un duello di forza fra loro, ma alla fine lui riuscì ad entrare.
«Mi hai fatto di nuovo ma- parti?»
Fissò basito i biglietti ed il passaporto sul tavolino e la valigia quasi finita sul tappeto. Angelina fece spallucce e incrociò le braccia sul petto.
«Sto contrattando con i Terrifics ed il cinque maggio devo essere a Toronto per definire le opzioni del contratto.»
«È fra una settimana... credevo che non ti fossi trovata bene in Canada.»
«Posso cambiare idea, no? Inoltre lì avrei la possibilità di finire la stagione di Quidditch senza preoccuparmi dei Mangiamorte che invadono il campo.»
Fred annuì, guardando accigliato quegli oggetti nel bel mezzo del salotto.
«Per quanto tempo dovresti andar via?»
«Tre stagioni rinnovabili. E non azzardarti a dire che non ti avevo detto niente: sei tu che non mi ascolti mai quando parlo!»
Angelina si sentì rabbrividire: perché la prospettiva di tornare a Toronto aveva perso improvvisamente tutta la sua attrattiva?
Lui non rispose, limitandosi ad annuire a quell’accusa, poi si gettò per terra simulando delle convulsioni: lei lo guardò, ancor più arrabbiata da quella sceneggiata, ignorando le sue lamentele. Tuttavia, dopo dieci minuti buoni, non resse più e si inginocchiò accanto a lui.
«Ok, ok, te la do questa medicina, dimmi solo dov’è.»
Sbuffando, frugò fra le tasche della sua giacca e, dopo un po’, ne estrasse una pallina: era una di quelle sfere di plastica trasparente che i Babbani erano soliti trovare in certe macchinette, di cui la strega ignorava la finalità, ed in cui abitualmente si trovava un premio di poco valore.
«Ange...lina sbrigati... sento che... mi sta venendo... un attacco... di... Percy...ite... a...cuta...»
Ma dentro la sfera, c’era solo un anello di stagno, uno di quelli che i Babbani usavano per il classico scherzetto della stretta di mano con la scossetta elettrica.
«Che cosa dovrei farci con questo coso? Usarlo come defibrillatore?»
Fred prese l’anello e glielo infilò al dito e, al semplice contatto con l’anulare di Angelina, acquistò quello che doveva essere il suo vero aspetto: un claddagh con un rubino a forma di cuore. Lei guardò basita l’anello e poi fissò i propri occhi in quelli di lui.
«Forse una Veela con la quinta di reggiseno può farmi prendere una sbandata, ma non potrà mai togliermi la voglia di sentire la tua risata ogni giorno, anche quando sarai vecchia, decrepita e rincitrullita.»
Angelina deglutì, sentendosi improvvisamente la bocca asciutta: quella era la prima volta che aveva sentito Fred parlarle con quel tono, la prima volta che gli vedeva quell’espressione sul viso, quella luce negli occhi...
«Seriamente?»
«Te l’ho detto, no, che mi stava venendo un attacco di Percy-ite acuta.»
Gli occhi di lei si riempirono di lacrime e, tirato su col naso, si gettò su di lui e lo baciò appassionatamente: il mago la cinse con le braccia, stringendola a lui e ricambiando il bacio con altrettanta passione.
«Tre stagioni, non rinnovabili. E l’Ordine della Fenice deve spicciarsi a vincere la guerra: non vorrei vederti giocare nella squadra di cui è tifoso Faccia-di-Serpente per vincere una coppa.»
Lei annuì ridendo, e lo baciò di nuovo: le mani di Fred accarezzarono la sua schiena, una s’infilò sotto la maglia mentre l’altra scivolò sotto la cinta dei jeans.
«Ahia!» esclamò lui, agitando la mano e guardando Angelina, che era rotolata sul tappeto ridendo. «Mutande Mordicchiose?»
Lei gli scoccò un sorriso felino e sensuale, ed annuì piano.
«Mutande Mordicchiose.»

Note di fine capitolo

Note: se non si fosse capito (nonostante Angelina dica la data della sua partenza :P ) questa storia ha luogo fra il 28 ed il 29 aprile, quindi pochi giorni prima della Battaglia di Hogwarts.
Nei libri non è indicato se Angelina abbia o meno partecipato al matrimonio di Bill e Fleur, ma solo che Fred avesse flirtato con le cugine della cognata: non sapendo quali fossero i loro rapporti in quel momento, tutti gli scenari sarebbero corretti.
Forse la fissa per le tette è OOC, ma questo è un punto comune a molti uomini ù_u
Non sapendo quale carriera abbia intrapeso Angelina dopo Hogwarts, ho immaginato che si sia lanciata nel Quiddich professionista.
Gideon: il secondo nome di Fred non sarà canon, ma è stato scelto in onore del fratello di Molly Weasley caduto durante la prima guerra (e George ha come secondo nome quello dell’altro fratello –gemello del primo?-, ovvero Fabian, il ché rende le iniziali dei gemelli le une speculari delle altre- FG e GF)
La Percy-ite: terrrribbbile malattia che colpisce i gemelli Weasley e che li costringe ad essere seri... per cinque minuti!
Claddagh: tipico anello di fidanzamento/fede nuziale irlandese, costituito da due mani che reggono un cuore coronato. L’uso ed il messaggio (libera, fidanzata, sposata, vedova) è dato dalla mano a cui lo si indossa e dal verso del cuore.
Faccia-di-Serpente: trovo che, in bocca ai gemelli, sia più adatto di Chi-Sai-Tu.
Mutande Mordicchiose: servono spiegazioni? :-P

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