Capitolo I

 

 

 

"Questo era l'ultimo".

Harry Potter chiuse con rabbia il libro che per più di un'ora aveva esaminato.

"Abbiamo perso tutto il pomeriggio chiusi qui a cercare informazioni su degli stramaledetti armadi svanitori e non abbiamo trovato nulla di più di quello che ci ha detto il signor Weasley durante le ultime vacanze, e tutto per colpa di quello sporco mangiamorte di Malfoy" il bambino sopravvissuto era furioso.

"Harry, per favore calmati o madama Prince ci caccerà via" lo riprese Hermione.

"Ci siamo solo noi Hermione!" ribatté il ragazzo.

"Si, ma non è molto saggio usare certi termini e fare certi nomi, potrebbe sentirti!".

"Harry, secondo me sei paranoico" disse Ron "non vedo cosa potrebbe tramare quel furetto, è assurdo! Diglielo anche tu Hermione!".

"Ron mi spiace ma stavolta devo dargli ragione. All'inizio anch'io la pensavo come te, ma ci sono troppe cose strane, i conti non tornano! È da quando siamo tornati a Hogwarts che Malfoy si comporta in modo diverso dagli altri anni. Non è più l'arrogante e spocchioso ragazzino codardo. È sempre solo, tutti i suoi amici, fatta eccezione per Zabini e quella faccia da carlino della Parkinson, lo hanno allontanato. È pensieroso, non tocca cibo e guarda che occhiaie!" rispose la riccia.

"Vedo che l'hai tenuto d'occhio parecchio ultimamente per aver notato tutte queste cose!" ribattè piccato il rosso. Nonostante stesse con Lavanda e non perdessero occasione di dare spettacolo nei corridoi, Ron non aveva smesso di essere geloso di lei, ma la ragazza sapeva che adesso, a differenza del quarto anno e della sfuriata la sera del ballo del ceppo, si trattava di una gelosia fraterna, come quella che provava verso Ginny.

"Ron, non essere sciocco, non c'è bisogno di prestare chissà quale grande attenzione per notarlo. Malfoy ci ha tormentati per anni e adesso invece ci ignora. Deve esserci per forza un motivo serio" ridacchiò Hermione "dai, scherzi a parte, anche io non sono pienamente convinta, a differenza di Harry, che sia un mangiamorte a tutti gli effetti, così come non riesco ad immaginare cosa possa volere Voldemort da un sedicenne, ma devi ammettere che...."

"Oh andiamo Hermione! Cosa vuoi che faccia, che ti mostri il marchio nero? Perché non capite, è uno di loro! Era da magie sinistre, di tanto in tanto sparisce e sono pronto a scommettere che va nella stanza delle necessità visto che non è sulla mappa del malandrino! Era ai tre manici di scopa il giorno che Katie Bell è stata affatturata, e poi quella conversazione con Piton, il voto infrangibile! Di cos'altro avete bisogno!" sbottò il prescelto "per come la vedo io, ha qualcosa in mente e Piton vuole aiutarlo! Non so di cosa si tratti, ma di sicuro non è uno scherzo ai danni di qualche Grifondoro e io ho intenzione di scoprirlo!".

"Si ma cosa intendi fare? Di certo non puoi pedinarlo, anche perché se se ne accorgesse, non riesco a pensare a quello che potrebbe succedere!" disse Ron.

"Potrei usare il mantello dell'invisibilità ed entrare nel dormitorio dei Serpeverde!" rispose il moro.

"Harry, ma sei forse impazzito? Ron ha ragione, stai esagerando con questa storia! Continueremo a tenerlo d'occhio e quando avremo più certezze, decideremo sul da farsi" Hermione stava proprio perdendo la pazienza.

"Si, e nel frattempo lo lasceremo libero di affatturare tutta la scuola!". Harry era arrabbiato; stavolta i suoi amici sembravano non capire la gravità della situazione, ma se avessero continuato a dubitare e a sottovalutare Malfoy, avrebbe agito da solo.

 "Harry, adesso basta, rimettiamo i libri al loro posto e raggiungiamo Ginny in sala grande, ci sta aspettando e siamo già in ritardo". Hermione, con il suo solito tono autoritario, mise fine alla conversazione e si trascinò dietro un perplesso Ron e un Harry leggermente più calmo. Il solo pensiero di vedere Ginny gli aveva fatto tornare il buon umore, prima o poi avrebbe dovuto dirle quello che provava. Lei e Dean si erano lasciati e, durante le vacanze trascorse alla Tana, si erano quasi baciati se non fosse stato per quella pazza di Bellatrix.

 

 

 

Dalla sala grande proveniva un gran vociare, i tre ragazzi lo udirono dal corridoio.

Quel sabato di gennaio l'uscita ad Hogsmeade era stata annullata a causa della tempesta di neve che imperversava fuori, e tutta la scuola si era praticamente riversata lì. Gli studenti erano impegnati nelle più svariate attività e al tavolo dei Grifondoro il magico trio vide Ginny giocare agli scacchi magici con Neville. Giusto il tempo di raggiungerli e la rossa lo aveva già battuto. Evidentemente il talento per gli scacchi era una dote di tutti i Weasley.

La ragazza sorrise radiosa al fratello e ai suoi amici che si stavano avvicinando. Nel giro di pochi minuti, Ginny, Ron e Harry erano già immersi in una conversazione sul Quidditch a proposito della partita della settimana successiva tra Grifondoro e Tassorosso, ed Hermione, per nulla interessata, tirò fuori dalla sua borsa un libro babbano, comprato durante un pomeriggio di shopping natalizio con sua madre.

Dopo aver letto solo una pagina vide Katie Bell entrare dall'enorme porta in legno.

"Harry, Harry" urlò "c''è Katie Bell, guarda è tornata!".

Harry si precipitò a salutarla con grande disappunto di Ginny, poi si sarebbe scusato pensò, ma adesso aveva assolutamente bisogno di parlare con Katie e scoprire se era stato Malfoy a darle la collana.

"Ciao Katie, bentornata! Come stai?" iniziò il moro.

"Ciao Harry, adesso sto bene, mi sono ripresa, grazie" rispose la ragazza. Nel frattempo anche Hermione e Ron si erano avvicinati e avevano salutato la loro compagna.

"Senti, mi dispiace, non vorrei essere indelicato, ma avrei bisogno di sapere come sono andate le cose quel giorno al pub di madama Rosmerta. Chi è stato a darti la collana?" disse Harry.

"Mi dispiace, ma non ricordo, l'ho detto anche ai professori; io non so di preciso quello che è successo, ricordo solo di essere andata in bagno e...." la ragazza non finì la frase. Proprio in quel momento Draco Malfoy stava varcando la soglia della sala grande e lei rimase come paralizzata, con lo sguardo fisso su di lui, sembrava terrorizzata.

Malfoy si stava dirigendo al tavolo dei Serpeverde ma, quando alzando gli occhi la vide, si bloccò di colpo. Anche lui, come Katie, la fissava con gli occhi sbarrati e un'espressione di preoccupazione mista a stupore. Sembrava fosse sul punto di svenire: cominciò ad allentare il nodo della cravatta, quasi come se stesse soffocando e dopo pochi istanti si voltò e uscì a passo svelto.

Mentre Harry, colpito dalla reazione dei due ragazzi, continuò a fare domande a Katie, Ron era scioccato: quello che era appena successo dimostrava che i sospetti del suo migliore amico erano fondati: Malfoy c'entrava davvero con quella storia. Nessuno dei due si accorse che anche un'altra persona era uscita diretta nella stessa direzione del biondo. Hermione era stata l'unica a leggere negli occhi chiari di Draco e quello che vi aveva scorto era stato paura.

 

 

 

Hermione lo seguì fino al sesto piano.

 Aveva il fiatone, Malfoy era davvero svelto e lei aveva dovuto fare una grande fatica per stargli dietro, per non parlare di tutte quelle scale! Il ragazzo sembrava non essersi accorto di lei, perso com'era nei suoi pensieri.

Quando entrò in bagno, la ragazza ne approfittò per riprendere fiato appoggiata al muro. La porta era socchiusa, Draco nella fretta non si era curato di sigillarla.

Quando, dopo uno, forse due minuti, si fu ripresa, udì dei singhiozzi provenire dall'interno, si sporse di qualche centimetro e quello che vide la lasciò senza quel poco fiato che aveva recuperato.

Il ragazzo stava in piedi, di fronte ai lavandini, con le mani poggiate sul marmo bianco; aveva tolto il maglione e la cravatta, rimanendo solo con la camicia; aveva il viso e parte dei capelli bagnati e stava piangendo singhiozzando sommessamente. Non avrebbe mai creduto di assistere ad una simile scena, pensava che Malfoy non fosse neanche in grado di piangere!

Aprì silenziosamente la porta, continuando a fissare la schiena di lui e il capo chino; sembrava così fragile, vulnerabile e impaurito che, quasi senza accorgersene, Hermione pronunciò il suo nome, non Malfoy, ma Draco.

Mai davanti a lui lo aveva chiamato così, aveva sempre usato il cognome o al massimo qualche appellativo poco gentile del tipo furetto, platinato, Malferret...Ma quella volta, inconsciamente si rivolse a lui chiamandolo semplicemente Draco; fu solo un sussurro, ma il ragazzo lo aveva sentito.

Alzò fulmineo gli occhi e la vide attraverso lo specchio. Quella sporca mezzosangue si era permessa di seguirlo, lo aveva visto in quello stato e lo guardava con gli occhi pieni di lacrime. Stava provando pietà per lui e come se non bastasse si era rivolto a lui chiamandolo per nome, in tanti anni non lo aveva mai fatto.

Il biondo si voltò, la guardò, ma non riuscì a vederla, le lacrime, ma soprattutto la rabbia, lo stavano accecando; tirò fuori la bacchetta dalla tasca e le lanciò uno schiantesimo.

Hermione non se lo aspettava; per un attimo, quando lui si era voltato, si era persa nel suo sguardo, nei suoi occhi solitamente argentati ma in quel momento chiarissimi e lucidi. Non riuscì a prendere la bacchetta, ma si spostò di lato mancandolo per un soffio.

Gli occhi del ragazzo divennero improvvisamente di un grigio scuro e se fossero stati in grado di uccidere lei sicuramente sarebbe morta in quel momento. Draco la guardava con un tale disprezzo e un odio che lei mai gli aveva visto, neanche quando al secondo anno, dopo aver insinuato che si era comprato l'ammissione nella squadra di Quiddich, lui per la prima volta l'aveva chiamata mezzosangue.

"Come hai osato raggiungermi e spiarmi, sudicia sanguesporco" iniziò.

"Draco, io..." cercò di ribattere la ragazza.

"Non azzardarti mai più a chiamarmi così, io per te sono solo Malfoy, non sei degna di pronunciare il mio nome".

Stavolta fu Hermione a diventare livida di rabbia; prese la bacchetta e pronunciò "Everte statum", ma Malfoy fu troppo veloce, l'incantesimo colpì il rubinetto di uno dei lavandini e l'acqua cominciò a uscire copiosa bagnando il pavimento.

"Sei stato tu ad affatturare quella collana, non è così?" disse la Grifondoro sempre più arrabbiata.

"Non so di cosa tu stia parlando, adesso vattene e se fai parola di quello che hai visto con qualcuno considerati già morta" rispose il biondo.

"Sei un mangiamorte Malfoy?"

"Va via, mezzosangue, o non so quello che potrebbe succedere in questo bagno, potresti ritrovarti a fare compagnia a Mirtilla Malcontenta!".

"Cosa vai a fare nella stanza delle necessità e perché hai bisogno di un armadio svanitore?"

"Vedo che tu e i tuoi amichetti non avete perso il vizio di impicciarvi di fatti che non vi riguardano, nonostante questo vi abbia causato parecchi problemi in passato".

"Cosa vuole Voldemort da te, cosa ti ha chiesto di fare? Parlane con Silente, noi ti possiamo aiutare!". La riccia continuava a fargli domande a raffica, sperando di ottenere qualche risposta, di farlo cedere.

"Noi, noi? Ma cosa stai dicendo? È secondo te se avessi bisogno d'aiuto verrei a chiederlo a voi?" replicò Malfoy.

"No, ma almeno accetta quello di Piton! Non essere così testardo! È qualcosa di troppo grande per te, non puoi farcela da solo!"

Draco non era mai stato tanto furioso in vita sua. Ma come si permetteva quella stupida Grifondoro di seguirlo, spiarlo e offrirgli il suo aiuto! Non sapeva neanche quello che stava dicendo, non sapeva nulla di lui e di quello che il Signore Oscuro gli aveva ordinato di fare! Lei e quegli idioti dei suoi amici pretendevano di salvare il mondo e di avere sempre una soluzione. Maledetto Godric e tutta la sua casata!

Ma lui, possibile che si fosse scoperto tanto? "Mi hai proprio stufato Granger,ti avevo avvertito, cruc.."

 

 

 

"Non credo non ricordi nulla. Insomma quando ha visto Malfoy, hai visto anche tu la sua espressione! Secondo me ha solo paura, paura che quel bastardo possa farle del male! Questa ė la prova concreta di cui parlavi tu Hermione, adesso lo abbiamo in pugno!". Harry si voltò verso la sua amica "Hermione, Hermione! Ron ma dov'è?".

I due ragazzi si guardarono intorno, scrutarono ogni angolo della sala grande, ma della ragazza non c'era traccia.

"Harry, non so dove sia, era qui con noi poco fa. Ginny tu l'hai vista?" chiese il rosso alla sorella.

"L'ho vista uscire di corsa, ma non so dove fosse diretta, ma mi spiegate cosa sta succedendo?".

"Era accanto a me quando è entrato Malfoy, è stata lei ad indicarmelo...Malfoy, oh no Malfoy! Harry lo ha seguito, ma cosa..non posso crederci, Harry dobbiamo trovarli!". Ron era incredulo. Ma cosa diavolo le era saltato in mente?

"Andiamo" rispose il moro "Ginny vieni con noi."

 

 

 

"Harry credo che sarebbe meglio controllare sulla mappa. Il castello è enorme, anche dividendoci non sarebbe facile trovarli." Ginny era l'unica ad essere più calma e questo le permetteva di riflettere meglio. Forse perché non sapeva ancora tutta la storia; le avevano solo detto che Hermione era corsa dietro a Draco e che avrebbero dovuto trovarli al più presto prima che si uccidessero a vicenda.

"Si, hai ragione." Harry si bloccò nel corridoio e, approfittando che non ci fosse nessuno in giro, prese la mappa dalla tasca del mantello. Ultimamente la portava sempre con sè, proprio per tenere d'occhio il biondo.

"Giuro solennemente di non avere buone intenzioni".

Quando ogni singolo angolo del castello fu apparso, i tre ragazzi, come pietrificati, videro i nomi che cercavano, pericolosamente vicini nei bagni del sesto piano.

Fu Harry il primo a riprendersi e iniziò a correre, seguito a ruota dai fratelli Weasley.

 

 

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