Note al capitolo

Disclaimer: I personaggi ed i luoghi presenti in questa storia non appartengono a me bensì, prevalentemente, a J.K. Rowling e a chi ne detiene i diritti. I luoghi non inventati da J.K. Rowling e la trama di questa storia sono invece di mia proprietà ed occorre il mio esplicito e preventivo consenso per pubblicare/tradurre altrove questa storia o una citazione da essa.
Questa storia non è stata scritta a scopo di lucro, ma per puro divertimento, nessuna violazione del copyright è pertanto intesa.

Nota: Questa storia fa parte della serie “Micizia”, la quale vuole essere il seguito ideale della ff “Smile”. Ogni storia può essere letta come storia a sé stante, tuttavia è mia intenzione mantenere un filo cronologico che leghi gli eventi. Per questo motivo indicherò man mano in un indice l’esatta cronologia in cui leggere le varie fanfiction.

Cronologia storie:
1. Smile
2. Micizia – Quando tutto ebbe inizio (in fase di stesura)
3. Micizia – Insieme
4. Micizia – Routine

Tagliare, sminuzzare, tritare, ridurre in polvere sottile.
Azioni consuete, che hanno il pregio di chiuderti in una bolla nella quale sei il re indiscusso. Azioni che per te sono comuni quanto il respirare.
Quanto il vivere – potresti aggiungere – e non è un gioco di parole, non ora che alzarti al mattino, lavorare, leggere ed andare a dormire la sera sono appuntamenti con cui hai finalmente fatto pace, nessun dovere assoluto a cui aggrapparti per andare avanti.
Tu basti ed avanzi per camminare senza più incertezze o angosce lungo il percorso della vita.
L’incantesimo di Appello fa volare il barattolo di vetro direttamente nella tua mano. Con calma e perizia vi poni la corteccia di salice tagliata grossolanamente in pezzi disuguali. Richiudi tutto ermeticamente ed il barattolo torna lentamente a posarsi da dov’era venuto, sul ripiano della cucina, ma questa volta accanto ai suoi simili già colmi di altri ingredienti.
Prima abitudine cambiata, Severus, è inutile che ti ripeti il contrario.
La preparazione di ogni sostanza per le tue pozioni l’hai sempre fatta in cantina, alla luce delle due fiaccole sul soffitto e della piccola finestra a bocca di lupo che dà sul fazzoletto di giardino sul retro. Non è vero che ora hai bisogno di più illuminazione, sapresti suddividere qualsiasi cosa anche bendato.
Neghi l’evidenza con tutto te stesso, tentando di non guardare altrove, di non alzare gli occhi per incontrarne altri due, gialli, che non perdono di vista nemmeno un tuo movimento, un tuo sospiro.
Non è vero che hai portato la cesta sul tavolo della cucina per avere compagnia, non è assolutamente vero. Semplicemente vuoi evitare altri episodi come quello di questa mattina, quando hai cercato questo batuffolo dal pelo nero per mezza casa. Non ti ha preoccupato la dote di esploratore curioso che appartiene a tutti i cuccioli, ma piuttosto il fatto che potesse cacciarsi in qualche guaio senza che tu potessi intervenire.
È pur sempre una piccola vita che ti è stata affidata. Con quattro zampe, baffi e coda, ma a te spetta averne cura. E sei deciso a farlo più che mai, soprattutto adesso che è ancora piccolo ed ha bisogno di te.
No, no ed ancora no, non sei tu che hai bisogno di lui. È entrato nella tua vita solo ieri mattina, per Merlino, non facciamo i sentimentali!
Però lo hai cercato, qualche ora fa. Prima in silenzio, osservando accuratamente ogni angolo della casa. Sotto i mobili, nella camera da letto, sotto la poltrona. Niente, Smile sembrava scomparso nel nulla. Poi ti sei rassegnato a chiamare il suo nome, sottovoce, quasi vergognandoti di quella preoccupazione così insolita, sperando in un miagolio che t’indicasse dove guardare.
È stato in quel momento che l’hai rivisto. È passato davanti a te, come in un ricordo in un Pensatoio o in un film Babbano che scorre sul televisore.
Un bambino piccolo e gracile, dai profondi occhi neri ed i capelli corvini, l’aria triste di chi non sa trovare un suo posto nel mondo. Un bambino in cerca di un cantuccio remoto tra queste pareti, in cerca di un nascondiglio per non sentire, non vedere.
Non esistere.
Con un disperato bisogno di amare ed essere amato, di essere accettato per quello che è, anche se malvestito, anche se strano.
Hai scosso la testa, lasciando che il ricordo tornasse ad essere solo immagine sbiadita nelle pieghe del tempo. Difficile – anzi impossibile – posare gli occhi su qualsiasi punto di questa casa e non lasciarsi andare a memorie che appartengono ad un lontano passato, ad un’altra vita che talvolta sembra così distante e che a tratti, invece, irrompe nei tuoi pensieri con la delicatezza di un Troll in un negozio di cristalli.
Fino a quando il dondolio del mantello appeso in entrata non ti ha insospettito e ti ha riportato al presente. Quel che è stato un tempo non ti spaventa più, ma ha ancora il potere di donarti una goccia di tristezza che si mescola inesorabile alla pace che si sta costruendo attorno a te, riuscendo per qualche istante ad offuscarla come nebbia sottile.
Intanto hai ritrovato il tuo gatto, perfettamente mimetizzato tra l’altro, aggrappato alla stoffa con tutte e quattro le zampe come un alpinista disperato che cerca di conquistare la vetta più ambita. Ancora qualche centimetro e sarebbe finito inevitabilmente in una delle tasche… ma non c’erano proprio altri posti da esplorare, eh?
L’appunto mentale di un collarino colorato – verde, magari – balza in cima alla lista delle cose che devi comprare l’indomani a Diagon Alley e già immagini la faccia sbalordita del commesso che se lo vedrà chiedere da parte di Severus Piton.
Gli hai riservato la tua occhiata dei tempi migliori, quella con cui eri solito intimorire Potter colto in flagrante dopo aver combinato qualche guaio. Ma nel frattempo una parte di te ha respirato di sollievo e deciso di non lasciarsi andare ad alcun tipo di rimprovero, limitandosi ad un controllo a vista nella cucina illuminata da un pallido sole autunnale.
Bene, è venuto il momento di ridurre in polvere la corteccia.
Il pestello macina senza sosta, il movimento e la rotazione del polso che imprimono forza e frantumano sono da manuale, come sempre.
Il tempo scorre veloce, ci sei solo tu ed il tuo lavoro di pozionista, sempre perfetto, sempre accurato. I lunghi capelli corvini ti ricadono in avanti coprendoti il volto, ma non hai bisogno di vedere per sapere a che punto fermare la macinatura, ti basta sentirne la consistenza sotto l’utensile di marmo.
Nell’altra stanza il pendolo batte dodici rintocchi.
Per l’ennesima volta in poche ore un altro barattolo di vetro vola nella tua mano.


***


Abitudinarie operazioni di riordino.
I recipienti vengono portati in cantina, allineati con cura sugli scaffali, aggiunti ad una fornita collezione che supera di gran lunga molti altri maestri di pozioni del mondo magico. Sul tavolo della cucina resta solo la corteccia non trattata, da richiudere accuratamente in un sacchetto di tela grezza e poi…
No!
Smile non sembra essere del tuo stesso parere e balza fuori dalla cesta. Il cordino che dovrebbe legare il sacchetto diventa in un attimo al centro di un tiro alla fune improvvisato, artigli felini contro mano umana. Era stato troppo buono fino ad ora, è logico che adesso voglia giocare.
Tu però devi finire di mettere in ordine!
Non cedi e nemmeno lui, in una lotta che sembra quella tra uno gnomo ed un gigante.
In un angolo di te, da qualche parte imprecisata, un bambino dal viso smunto e gli occhi d’ossidiana esce dal suo nascondiglio nel buio e si lascia andare ad una piccola risata allegra e sorpresa. Forse sta succedendo sul serio: qualcuno vuole giocare con lui e non guarda se ha brutti vestiti, se è povero e malmesso, se è “strano”, forse… no, non è possibile, è troppo bello per essere vero.
Ti arrendi ed abbandoni la battaglia, questa non è l’unica cordicella che possiedi per chiudere un sacchetto di tela. L’oggetto della contesa è lasciato al tuo avversario, per questa volta siete pari.
Smile ti fissa stupito, la testa reclinata di lato. Sdraiato sulla schiena e con il cordino tra le zampe smette di dimenarsi, osservandoti con occhi curiosi e con un’espressione simile ad un broncio.
O almeno così ti pare.
Beh, umano, non vuoi più giocare con me?
Ciò che aveva scatenato la lotta perde ogni interesse e viene lentamente lasciato andare, mentre quello sguardo impossibile da fraintendere non sembra intenzionato a sparire e continua a fissarti.
Lui non vuole nessun cordino.
Vuole te.
Il bambino dagli occhi neri aspetta trepidante la tua risposta, gli occhi che implorano una richiesta importante più della sua stessa vita, fame d’amore mai stata saziata. Allo stesso modo fa la tua palletta di pelo su questo tavolo vecchio e un po’ malmesso, le zampine che annaspano all’aria alla ricerca di una carezza, di un contatto, di un gioco di cucciolo.
La corteccia di salice può attendere, Severus, il mondo non finisce domani se tardi a chiudere questo benedetto sacchetto.
Torni a stendere la mano e la lotta riprende.
Il bambino dai vestiti sempre troppo grandi per lui ricomincia a sorridere felice.

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