Note alla storia

E dopo un sacco di tempo, torno a scrivere di uno dei miei pairing preferiti. Mi sono sempre piaciuti un sacco Albus e Minerva insieme, li trovo adorabili, dichiarazioni della Rowling o no. Questa storia è stata scritta per contest Florence and Harry Potter, indetto sul forum di EFP da Sunflower Bright, a cui si è classificata terza. Ho scelto la canzone The hardest of hearts, cui era associato Silente... E tadan!
Quarantacinquesimo giorno di latitanza. Godric’s Hollow.
 
Quest’anno si sta rivelando sempre più difficile.
 
Non credevo avrei trovato una tale resistenza in Cornelius, e gli eventi potrebbero precipitare da un momento all’altro mentre quel testone si concentra a distruggere la mia immagine e la scuola, cieco e stolto com’è.
 
Voldemort attende solo un passo falso, e il suo collegamento con Harry diventa ogni giorno più pericoloso. Ed io, per la prima volta dopo tutti questi anni, non so cosa fare.
 
Ironia della sorte, il blando tentativo di arrestarmi del Ministro mi ha concesso molto più tempo per riflettere.
 
Costretto alla fuga, sono tornato nella nostra vecchia casa a Godric’s Hollow, rimasta abbandonata da quasi un secolo. Avevo bisogno di stare solo, nelle ombre dei miei errori di gioventù, per cercare di capire quale sia la prossima mossa da compiere in questa sporca guerra, e Grimmauld Place non è il luogo più sereno e silenzioso del mondo.
 
Non ero pronto a questo, però: quando stamattina ho aperto il giornale e ho visto la tua foto… Mi sono sentito morire.
 
Un trafiletto confuso e vago su un tuo ricovero in ospedale, che non basta a tranquillizzarmi. Devo tornare nel mondo e capire che è successo.



Primo giorno di ricovero. Paziente: Minerva McGranitt.
Ferite lievi da Schiantesimi. Sotto osservazione per evitare effetti collaterali.

 
Sono un’invalida. Ciò che il tempo non è riuscito a fare al mio fisico… Be’ si ringrazia l’Auror Dawlish per il suo impegno.
 
Della notte scorsa, l’ultima cosa che ricordo sono i lampi rossi degli Schiantesimi che mi hanno colpito al petto. Devo essere caduta, poi, ma non ne sono sicura.
 
Quando mi sono risvegliata, in questo letto d’ospedale, il guaritore si è premurato di ricordarmi che per nessuna ragione dovrò alzarmi senza il suo permesso.
 
È stato curioso vedere un mio ex studente balbettare queste raccomandazioni cercando di apparire comunque serio e professionale… Ma è stata l’unica cosa buona di questa brutta disavventura.
 
Ho lasciato la scuola in mano a quella strega. Non dovrei dirlo, visto la mia natura, ma non riesco a pensare a un’altra parola per definire Dolores Umbridge. Con Albus lontano, era mio compito rimanere lì a sorvegliare la situazione, e ora ho fallito.
 
Liscio le lenzuola che ricoprono il mio corpo, nervosa. Mi sento così vicina a crollare che mi auguro che non entri nessuno nella stanza per un po’. Non sopporterei che qualcuno mi vedesse piangere.
 
Ho fallito, Albus. Non so dove sei da troppo tempo, non so cosa devo fare. Mi hai lasciata sola, quando è evidente che io non sono in grado di proteggere la scuola e i nostri ragazzi.
 
Avrei dovuto fare di meglio per sollevarti da almeno alcune delle tue preoccupazioni, se è questo l’unico modo per amarti. Sei così deciso a rimanere solo e inavvicinabile che non ti accorgi neanche dei miei sentimenti… E nemmeno dei tuoi, se è per questo.
 
Hai così tanto amore dentro di te, Albus, che risplende in maniera inequivocabile: vorresti dedicare a Harry Potter molto più tempo e attenzioni di quanto non ti sei concesso quest’anno, ma sei così spaventato da quello che dovresti fare, se Voldemort riprendesse di nuovo controllo del ragazzo, che ti sei allontanato da lui in maniera quasi crudele.
 
Ha bisogno di te, e tu di lui.
 
Come me. Anche se non sono degna del tuo amore, visto che sono finita qui dentro come una vecchia incapace. Vorrei che fossi qui, lo vorrei tanto…
 
 
 
Pomeriggio. Grimmauld Place, numero 12.
 
«Voleva impedire che portassero via Hagrid… Sono stati dei vigliacchi», conclude Remus con un’aria mesta che gli è fin troppo congeniale.
 
Non mi basta. Devo sapere di più, ne ho bisogno! «Ma come sta?»
 
Con un profondo sospiro, il mio amico racconta che nessuno dell’Ordine è stato ammesso dai guaritori nella sua stanza, nemmeno quando l’ospedale è stato informato che non hai nessun parente prossimo. Sono furibondo, ma non posso darlo a vedere. Devo impedire al mio cuore di mostrare il mio dolore, renderlo più duro e resistente, per l’ennesima volta.
 
«In ogni caso è fuori pericolo, Albus, stai sereno. Entro una settimana al massimo la dimetteranno… Per cui la Umbridge potrà godersi appieno il suo regno di terrore solo per poco».
 
Vorrei dire a Remus che ogni tentativo di fare dello spirito è fuori luogo ma, invece, da buon inglese chiedo a Molly se può prepararmi una tazza di tè. Devo riflettere e impedirmi di compiere una sciocchezza.
 
E mentre tutti si affaccendano intorno a me, come se fosse un giorno come un altro, mi maledico per quello che sono diventato. Un vecchio capace solo di attendere, senza più nerbo, senza più niente.
 
Dov’è finito il ragazzo che avrebbe voluto conquistare il mondo insieme al suo migliore amico? Che fine ha fatto, quell’Albus Silente? Lui si sarebbe precipitato all’ospedale, incurante di tutto, pensando soltanto a te.
 
No, ascoltare le chiacchiere dei miei cosiddetti compagni non servirà a nulla. Sarà meglio uscire, per schiarirsi le idee.



Tarda sera. San Mungo.

 
Non è venuto nessuno a trovarmi. In tutto il giorno. Ho fatto della solitudine la mia corazza per così tanto tempo che è quasi patetico ora lamentarsene.
 
Tuttavia, oggi davvero vorrei il conforto di un amico. Chiunque mi conosca abbastanza da poter accettare la mia debolezza. Perché la rigida, severa professoressa McGranitt non può essere così umana da mostrare dei sentimenti, o da cedere alla sua tristezza.
 
Eppure, eccomi qua. Una vecchietta in un letto d’ospedale, sola e sull’orlo del pianto. Guarda cosa mi hai fatto diventare…
 
«Minerva?»
 
Filius. Chi altro poteva venire, se non lui?
 
Cerco di ricompormi e di sfoderare un bel sorriso. «Filius, non dovevi venire… Chissà che ti dirà quella megera».
 
Ma basta che tu mi guardi, per capire la verità: grazie, grazie per non avermi lasciata sola.
 
«Perdonami, ma quella perfida vecchiaccia non ci lasciava liberi… È scomparsa da un paio d’ore, nessuno l’ha più vista, così ne ho approfittato», spiega lui con uno strano nervosismo. «Come ti senti?»
 
«Sono un po’ debole», ammetto sapendo che qualunque risposta che neghi il mio stato sarebbe accolta con un invito a essere sincera. «Tra qualche giorno mi lasceranno tornare».
 
E non vedo l’ora, Filius, non posso neanche spiegarti quanto desideri di essere di nuovo a casa. Lì ad attendere il ritorno di Albus, ad accoglierlo come merita. Ci devo essere.
 
Si avvicina e prende la sedia per sistemarsi accanto al mio letto, anche se senza il suo solito rialzo mi devo quasi sporgere per potergli vedere il viso. Parliamo del più e del meno, gli spiego che esami mi hanno fatto, il parere del guaritore.
 
Il mio amico e docente ascolta, ma sembra molto angustiato, come se qualcos’altro lo distraesse.
 
«Senti, so che non dovrei angustiarti con altri problemi…», dice alla fine. «Sai se l’Ordine aveva qualcosa in programma? Ho incrociato diverse persone qui, e tutti con delle facce lunghe, quasi da funerale».
 
«No, non sono informata», replico lentamente, cercando di contenermi. Ma se fosse… «Hai visto Albus? Sta bene?», domando torcendomi le dita.
 
«So che è rientrato a Hogwarts con Harry, me l’ha detto il signor Weasley», risponde lui tranquillamente. «Non è venuto qui?»
 
Scuoto la testa, in preda delle mie emozioni al punto di non riuscire più a parlare. Sollievo, tristezza, rabbia per essere lasciata all’oscuro di tutto. Troppo, in questo momento.
 
«Gli farò sapere che sono venuto a trovarti, e cercherò di tenerti informata su quello che succede». Sottinteso: se trovo Albus, nonostante il mio scarso metro e mezzo, gli farò rimpiangere di non essere passato qui. Ti adoro, Filius. «Ora devo andare, il guaritore mi ha detto di non farti stancare».
 
Mi dà un bacio sulla guancia e va verso la porta. «Ci manchi tanto, Minerva, la scuola non è la stessa senza te e Albus. Non lasciarci ancora a lungo nelle mani di quel demonio in rosa, è orribile».
 
Non sai cosa darei per venire via con te, amico mio.
 
«Farò del mio meglio per rimettermi in sesto e tornare da voi, promesso».
 
Ed è la pura verità.
 
Non sarò più la sconfitta di qualche ora fa, mai più. Albus, non vedrai mai la debolezza che mi ha preso oggi, lo giuro. Tornerò a essere quella di sempre, così che tu possa fare affidamento su di me, ancora. In silenzio e discretamente, ma ci sarò, tenace e pronta a celare i miei sentimenti, perché tu possa appoggiarti a me.
 
Ti amo da sempre. E torneremo a casa, insieme.
 
 
 
Primo giorno di nuovo a Hogwarts. Studio del Preside.
 
Dopo centocinquant’anni dovrei essere abituato agli scherzi del fato, ma con quello che è successo oggi mi sento totalmente disarmato.
 
Tutte le mie paure, tutte le mie preoccupazioni di quest’ultimo periodo… Tutto è crollato come un castello di carte. Ho tenuto lontane le persone che amo e che si fidano di me, convinto di fare la cosa giusta, eppure eccoci qua.
 
Sirius è morto e Harry forse non crederà mai più a una sola parola detta da me. La consapevolezza che, se non altro, Cornelius finalmente si è deciso a credermi è quasi ridicola, in questo momento.
 
Dovrei dormire, o almeno provarci, ma ora come ora mi è davvero impossibile. Ho bisogno di te. Tu che mi conosci da sempre, che mi hai visto in tutte le mie storture, i miei errori, il mio fosco passato e mi sei rimasta accanto lo stesso.
 
È folle, non sono venuto nemmeno a vedere come stai, e ancora sono altrettanto egoista. Non ti merito, non merito tutto quell’amore che nascondi al mondo e che mi permetti d’intravedere appena.
 
Così lascio Hogwarts nell’oscurità della notte, senza che nessuno mi veda o mi segua, e quando sono fuori dai confini della scuola mi Smaterializzo per ricomparire davanti al San Mungo.
 
Un potente incantesimo di Disillusione e con il caos di stanotte potrò aggirarmi tra i reparti indisturbato. Entro, e troppi volti familiari mi saltano subito agli occhi: i Weasley sono tutti qui, probabilmente in attesa di sapere se il loro ragazzo ha subito danni permanenti, Remus seduto in un angolo a piangere. È rimasto davvero solo, stavolta.
 
Non vedo Tonks con lui, ma è stata a sua volta colpita da Bellatrix Lestrange, quindi è probabile che anche lei stia facendo degli accertamenti.
 
Una rapida occhiata al registro e scopro in che stanza ti hanno ricoverata, quindi prendo le scale con un passo fin troppo rapido per non dare nell’occhio, ma la gente qui è talmente in panico da non notarmi neanche. In effetti, l’atmosfera in ospedale è angosciante: le notizie, confuse e frastagliate, rimbalzano da un piano all’altro in un tripudio di paura e sconvolgimento. Tutto ciò che volevo evitare un anno fa e che ora non potrò controllare. Troppo, per essere affrontato questa notte.
 
Raggiungo la tua camera, apro lentamente la porta e mi avvicino, titubante. Non ho idea di come stai, e ho paura. L’idea di perderti mi uccide. Eccoti, però: stesa sul tuo letto, che dormi inconsapevole di tutto ciò che è accaduto nelle ultime ore.
 
Sembri la solita Minerva, un po’ affaticata… Ma niente di più. Ed io sono più sereno. Non ci sono fogli sulle tue condizioni, e non è il caso di chiamare un guaritore per fargli delle domande, mi basta sapere che stai bene.
 
Questi quarantacinque giorni sono sembrati un’eternità, senza di te. Senza i tuoi consigli, e i rimproveri velati fino a un certo punto, senza la tua tenacia. E quel cuore che mostri duro e intoccabile, ma che io so essere così vivo da commuovere.
 
All’inizio di quest’anno scolastico ti avevo promesso che avrei tenuto la scuola, in ogni caso, e che, se davvero volevo sostenere gli attacchi di Cornelius e dei suoi sottoposti, avrei fatto in modo di mantenere comunque il normale ordine delle cose. Che avresti sempre potuto fidarti di me e su di me appoggiarti. Aggrapparti al mio cuore, che è davvero coriaceo e ormai avvizzito, una pietra per simili tempi di morte e distruzione.
 
E, invece, ti ho lasciata sola ad affrontare tutto questo. Non ho tenuto fede alla mia parola, e ti ho abbandonata per quarantacinque lunghi e maledettissimi giorni. Spero che un giorno mi perdonerai, almeno tu… Perché io non sarò mai in grado di perdonare me stesso, per aver tradito la tua fiducia e per molto altro. Per Harry, che stanotte mi ha guardato come se fossi il suo peggior nemico, per Sirius, che è morto per la mia stupidità e il mio orgoglio…. E per tanti rimorsi che non mi daranno mai la pace.
 
Ti guardo dormire pensando a quanto tu appaia vulnerabile, per una volta, e a quanto sia bella. Vorrei svegliarti e parlare con te, confidarti i dubbi che devo nascondere a tutti gli altri, ma non ora. Non subito, non sarebbe giusto.
 
Rimango a osservarti, felice di averti ancora con me. Il tempo passa lento e pacifico, come se avessi chiuso il mondo fuori dalla porta di questa stanza d’ospedale. Solo quando le prime luci dell’alba fanno capolino attraverso gli scuri della finestra, mi decido ad andarmene. Non ho chiuso occhio tutta la notte, ma mi sento un uomo nuovo.
 
Vederti mi ha dato di nuovo la forza per tenere tutto sotto controllo, per mantenere il mio cuore severamente chiuso… E tu non vedrai mai che pazzo sono stato in queste ore, o non mi riconosceresti più.
 
Depongo un bacio sui tuoi capelli, per una volta sciolti sul cuscino, e a questo contatto per un attimo mi sento sciogliere. Solo tu hai questo potere su di me, sei così importante, perciò ti faccio una promessa: quando tornerai, mi prenderò il tuo cuore… Così che tu possa spezzare il mio.
 
A presto, Minerva.
 
 
 
 

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