Sono un’anima solitaria. Sono un’anima abitudinaria. Lo sai, non modifico i mie comportamenti e non abbandono i due luoghi nei quali si snoda la mia esistenza: la mia triste e buia casa di Spinner’s End e gli oscuri e freddi sotterranei di Hogwarts.
Ma non questa volta.
Ho fatto un qualcosa di diverso, che per una persona con il mio carattere equivale a dire osare, trasgredire: mi sono allontanato da Hogwarts ignorando per un istante il fatto di esserne la più alta carica.
Perché? Non credo di sapermi dare una risposta.
Ho trentotto anni. Da qualche parte, in qualche stupido testo babbano, ho letto che gli uomini della mia età entrano in crisi, comunemente definita come “crisi di mezza età”. Non credo che questo sia il mio problema, anche se presumo di essermi comportato per un istante come un uomo lacerato dai capelli grigi che iniziano a spuntare alle sue tempie. I miei capelli per assurdo sono sempre più corvini, scuri come la mia anima.
No, decisamente non è questo il motivo della mia fuga.
Ricordo solo che camminavo su e giù nello studio che fino a qualche mese fa’ apparteneva ad Albus Silente e mi sono improvvisamente riscoperto in trappola. Le pareti sembravano chiudersi su di me e il mio cuore ha iniziato a martellare ferocemente dentro il petto; l’aria sembrava non saziare i miei polmoni; nausea e vertigini parevano farmi impazzire e mi sono sentito debole, come se stessi perdendo il controllo. Ho agito d’istinto e dopo una veloce corsa al di fuori dei cancelli della scuola mi sono smaterializzato e mi sono ritrovato qui.
Dublino.
Non ho mai visitato l’Irlanda ma è un paese che ha sempre avuto un certo fascino nei miei confronti, complici le storie di maghi che ho studiato da ragazzo nei libri di scuola.
Ti ricordi di quando trascorrevamo interminabili ore immaginando la nostra vita dopo Hogwarts? Quante volte abbiamo stilato un elenco dei posti che ci sarebbe piaciuto visitare assieme, sdraiati nella piccola radura che era diventata il nostro rifugio, a Spinner’s End?
L’Irlanda era in cima alle nostre liste. Avremmo cominciato da lì a costruire il nostro futuro.
Poi cosa è successo? La mia anima debole si è lasciata affascinare dalle Arti Oscure, allontanandomi da te. Sono stato uno stupido. Un incosciente.
Cammino per le verdi colline attorno la città, ammirandola dall’alto. Il clima è freddo e in lontananza una coltre di nubi grigie minaccia la quiete di questo ultimo giorno dell’anno. L’atmosfera di festa, la gioia delle persone mi hanno spinto a muovermi dal fulcro della città fino ai suoi margini estremi. E’ un po’ la sintesi della mia esistenza: non sono mai stato un protagonista, ma un acuto osservatore. Mi è sempre mancato il coraggio di mettermi in primo piano, di agire alla luce del sole, preferendo muovere i fili della mia esistenza in silenzio da dietro le quinte. Ad un certo punto credo di essere diventato un semplice attore, un qualcuno a cui si impartiscono degli ordini, a cui si dice come agire, cosa fare, cosa dire e che obbedisce senza discussioni. Ma sono stanco.
Ecco, Lily, credo sia esattamente questo il motivo per cui mi trovo qui: la stanchezza.
Inizio ad accusarla proprio adesso ed è paradossale perché non siamo mai stati così vicini alla fine come in questo momento. Tuo figlio ha il tuo stesso coraggio, l’ho visto con i miei stessi occhi qualche notte fa’ mentre sfidava il gelo per distruggere un pezzo dell’anima di Voldemort. Sei stupita, o ne sei al corrente? Non l’ho mai abbandonato in tutti questi anni, ma ciò non significa che sia stato semplice, o che non ne fossi tentato. Ho anche meditato di lasciare Hogwarts al suo arrivo nella scuola, di mandare tutto in malora. I tuoi occhi mi osservavano con curiosità dal volto di James Potter e più di una volta ho creduto di non farcela. Ma non l’ho fatto. Forse perché il suo arrivo è stato provvidenziale: sull’orlo della pazzia credevo di aver immaginato tutto, di aver vissuto una menzogna. Sono stato sul punto di credere che non fossi mai esistita, che fossi frutto della mia fantasia, ma sono bastati i tuoi occhi a riportarmi prepotentemente alla realtà. Eri viva, sei viva in lui. Sei reale.
Un tuono squarcia il cielo e illumina a giorno il paesaggio. Sono qui immobile da così tanto tempo che non sento più il freddo. Qualche goccia di pioggia inizia a bagnarmi la fronte. Perché stai piangendo, Lily? Come me, senti il presagio della morte?
Da quando lui è tornato so di avere i giorni contati: mi sveglio ogni giorno chiedendomi se sarà l’ultimo o se avrò mai il privilegio di rivedere il sole sorgere ancora una volta. Questo non significa però che io abbia paura di lasciare questo mondo, credo di essere pronto.
Sai, a volte desidero ardentemente avere una seconda possibilità, rivivere la mia vita in modo da poter cambiare tutto.
Mi avresti mai scelto? Se avessi avuto il coraggio di dichiararti il mio amore, avresti scelto me?
Chissà, magari oggi saresti stata qui al mio fianco e mi avresti trascinato tra la folla festante di questa città per festeggiare insieme l’arrivo del nuovo anno, tenendomi per mano.
Mi manca il tuo tocco lieve e gentile, il calore della tua pelle, così diversa dalla mia, ruvida e fredda. Ancora oggi mi pento di non averti mai baciata, durante l’ultimo Natale ad Hogwarts che abbiamo festeggiato insieme: eri bellissima avvolta nella sciarpa verde smeraldo che ti avevo regalato, il colore si fondeva perfettamente con quello dei tuoi occhi e faceva risplendere i tuoi capelli di una luce nuova. Avrei voluto prendere il tuo viso tra le mie mani e poggiare le mie labbra sulle tue, invece non l’ho fatto.
Ecco, una seconda cosa che mi piacerebbe cambiare se avessi la possibilità di tornare indietro sarebbe proprio questo mio carattere chiuso ed introverso. In fondo è stato proprio questo ad allontanarmi da te. Se fossi stato più aperto, più intraprendente, più come James, tu non ti saresti mai allontanata da me per colpa della mia impulsività e saresti sicuramente ancora qui. Forse non saresti con me, ma di sicuro saresti qui, su questa terra, e avresti potuto godere dello spettacolo di questa città, di queste colline, e i tuoi capelli sarebbero liberi nel vento.
La tempesta si rivela in tutta la sua intensità mentre tra i tuoni riesco a percepire le urla della folla che gioiosamente accoglie il nuovo anno. Un botto. Due. La pioggia scrosciante non ferma i festeggiamenti o i tentativi di esplodere qualche fuoco d’artificio.
Alzo la testa verso il cielo nero e lascio che le gocce d’acqua mi bagnino la fronte, gli occhi, le labbra. Per un attimo ho come la sensazione che non sia la pioggia a bagnarmi, ma la tua bocca calda e morbida: è come se fossimo sotto lo stesso cielo, come se tu fossi qui con me. Sorrido a me stesso. Mi illudo che le brutte sensazioni provate stamattina siano state scatenate da te, per portarmi qui, per festeggiare insieme il nuovo anno, per indurmi a fuggire per una sola sera da quella farsa che è la mia vita e a correre via dal palcoscenico.
“Buon anno, Lils.” sussurro.
Buon anno, Sev.” . Sussulto e mi giro, cercandoti con lo sguardo. Ho sentito la tua voce oppure era solo il vento? Sei qui con me Lily? Sei davvero qui con me? Un frusciò di foglie alle mie spalle cattura la mia attenzione e dopo pochi istanti una bellissima cerva esce dal suo nascondiglio fatto di cespugli.
Non sorrido più. Sto ridendo. Una risata felice e liberatoria. Rido per la prima volta dopo anni.
Nuovamente sollevo il capo e lascio che le gocce scivolino sulle mie labbra.
Sei con me.

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