Partecipante al contest "Maschere ad Hogwarts" di sole :). Prima classificata
Personaggio: Draco Malfoy - Zorro
Prompt: abito

Notte di Carnevale

 

Era un soleggiato pomeriggio di fine gennaio, insolito considerando il mese e il fatto che fossimo nel bel mezzo della campagna inglese.

Draco Malfoy non era mai stato tanto infastidito dalla luce in vita sua. Teneva una mano sopra gli occhi per non venire nuovamente abbacinato dai raggi del sole che, poco prima, avevano ferito la sua vista. Da più di mezz'ora ormai, stava camminando con una certa celerità per le proprietà dei Greengrass alla ricerca dell'erede secondogenita di quel casato.

Quel giorno tutti i colori del paesaggio sembravano aver preso un nuovo vigore, come se volessero celebrare il ritorno del sole dopo quel lungo periodo di piogge e nuvole plumbee.

Finalmente la vide poco lontano, seduta all'ombra di un'enorme quercia dalle fronde nodose, la cui ombra si stagliava longilinea sul prato facendola sembrare, se possibile, ancora più imponente. Ma ad un bambino di dieci anni qualunque cosa sembra avere dimensioni più grandi del dovuto.

- Si può sapere perché diavolo sparisci sempre senza dire niente? - Chiese esasperato il bambino, ripensando al volto austero e contratto dalla rabbia di Dionysus Greengrass. Sentì un brivido corrergli lungo la schiena e sperò vivamente di non dover tornare al maniero a mani vuote.

Astoria sbuffò profondamente e alzò gli occhi al cielo.

- Che noia! Non avevo voglia di stare in casa. Guarda che bella giornata!

A Draco piacevano molto i suoi occhi, ne era sempre stato affascinato. Forse per via di quella particolare sfumatura di indaco intenso o per la loro incondizionata sincerità e incapacità di mentire. Come il nobile è segretamente attratto da ciò che è volgare, anche ciò che è oscuro è attirato da un animo puro. Benché a quell'epoca Draco non fosse particolarmente perfido, più che altro altezzoso e piuttosto strafottente. Solo in quel momento il giovane Malfoy si accorse che la bambina stava cucendo un... qualcosa.

- Che stai facendo? - Chiese tentando di celare il suo vivo interesse.

Astoria si impettì appena e assunse un'aria fiera e orgogliosa, poi tese le braccia per mostrare meglio il disordinato ammasso di stoffa nera che giaceva sulle sue gambe incrociate.

- Un abito da Zorro! - Draco inarcò un sopracciglio.

- Un cosa? - Astoria sospirò nuovamente un po' seccata, come se quelle domande le stessero rubando del tempo prezioso. Prese in mano l'ago, che nel frattempo aveva appoggiato sul suo ginocchio, e ricominciò a imbastire quella che doveva essere una manica, o forse la gamba di un pantalone; in ogni caso era troppo corta.

- Un abito da Zorro. – Ripeté scandendo meglio le parole: - È il personaggio di un libro Babbano che ho letto; me lo aveva regalato la mamma. È un eroe mascherato che lotta contro le ingiustizie. L'ho fatto per Carnevale – Disse indicando il vestito.

Draco continuava a non capire. Non aveva nemmeno idea di che cosa fosse questo “Carnivale”.

- E che roba è? - Domandò con un certo disgusto al pensiero che “quella roba” avesse a che fare con i Babbani. Ormai era abituato alle idee strambe di Astoria, anche se non sempre le condivideva. Anzi, quasi mai.

- Carnevale è una festa in cui i Babbani si mascherano da quello che vogliono.

- È la cosa più stupida che abbia mai sentito – Astoria non si degnò di rispondergli e proseguì imperterrita il suo lavoro.

- Aspetta, ma quello non è un costume da femmina. Non vorrai dirmi che vuoi travestirti da maschio?! - Disse temendo la risposta della bambina, sperando che le sue intuizioni fossero del tutto errate.

- Non è per me, è per te. Io mi vestirò da fata dei boschi, è ovvio! - Draco la guardò accigliato, visibilmente contrariato.

- Non penserai davvero che io indossi quella... cosa. È ridicolo!

- Dai, mi sono impegnata tanto per farlo... - Lo pregò con il tono più lamentoso e supplichevole di cui fosse capace (e le sue capacità non erano di certo indifferenti).

- Scordatelo. Non sono uno sporco Babbano.

Solitamente era questa la prassi che regolava i rapporti tra Draco e Astoria: lei faceva insolite, se non improponibili richieste e lui acconsentiva solo dopo lunghe insistenze, accompagnate da uno sporgente labbro inferiore e occhi dolci; sempre che ciò non riguardasse il coinvolgimento di terze o quarte persone. Era come un gioco stabilito secondo silenziose regole. Ma il tempo delle spensieratezze infantili stava per volgere al termine e Draco ne era cosciente. Di lì a qualche mese sarebbe andato ad Hogwarts e non avrebbe più avuto tempo per simili fandonie.

Astoria aprì la bocca per controbattere, ma il bambino la precedette.

- Senti, lascia perdere queste scemenze. Non avresti dovuto nemmeno averla questa stupida idea. Sei una Purosangue e non una Babbana qualsiasi, vedi di ricordartelo – Aveva mantenuto una voce risoluta , che non ammetteva repliche, come quella di suo padre quando lo istruiva su ciò che era giusto o sbagliato, e in fondo - molto in fondo - si rammaricava di essere stato così duro. Ma doveva esserlo. Se Astoria non avesse cambiato atteggiamento e non avesse lasciato perdere il Carnevale e altre simili scempiaggini, prima o poi si sarebbe messa nei guai.

Il bambino si voltò per tornare sui suoi passi, verso la residenza dei Greengrass.

- Sbrigati a tornare se non vuoi che tuo padre ti metta di nuovo in punizione.

Non sentì, come si aspettava, alcuna replica o supplica. Si udiva solo il lieve mormorio del vento e il fruscio dei suoi passi sull'erba fresca.

 

...

 

Qualcuno bussò alla porta.

- Avanti – Disse Draco seccato per essere stato risvegliato così bruscamente dai suoi pensieri.

Narcissa entrò con la mani conserte in grembo. Il suo viso portava i segni profondi di una battaglia a lungo combattuta, ma persa inesorabilmente.

- Tuo padre ti aspetta di sotto. È ora di andare – Il ragazzo annuì e oltrepassò la madre senza risponderle.

Scese lentamente le scale, come se in quel modo avesse potuto ritardare l'inizio della sua prima missione come Mangiamorte; o più propriamente la seconda, dato che non era ancora stato in grado di uccidere Albus Silente.

Lucius Malfoy era in piedi vicino alla porta di ingresso, vestito con un lungo mantello di seta nero e rosso all'interno e dal colletto era rialzato. In mano teneva una busta che sembrava stesse per esplodere tanto era stracolma; di cosa Draco non lo sapeva. Quando l'uomo vide suo figlio, si avvicinò e tese il braccio:

- Tieni questa, dentro ci sono alcuni travestimenti Babbani. - Il suo volto si contrasse in una smorfia di disgusto: - Scegline uno e vai a cambiarti. Dolohov e gli altri ci attendono nel luogo dell'incontro.

Draco prese la busta e tornò in camera sua. Ormai conosceva il piano a memoria, suo padre si era ben visto dal ripeterglielo un migliaio di volte, visti i suoi recenti fallimenti ad Hogwarts. Quella sera sarebbero andati in un quartiere Babbano di Londra, Notting Hill, dove un traditore si era rifugiato. Pare che in quel periodo dell'anno, il posto si riempisse di gente mascherata e si organizzassero grandi festeggiamenti. Benché nessuno amasse l'idea di indossare abiti Babbani, avevano preso quella decisione all'unanimità: se fossero andati in giro come se niente fosse sarebbero stati sicuramente individuati e il loro bersaglio sarebbe fuggito. Quindi si sarebbero mossi con molta cautela, nell'ombra e senza scatenare il pandemonio, almeno finché non avessero portato a termine la loro missione.

Rovesciò i costumi sul suo letto e cercò il più... normale possibile. Ve ne erano di varie fattezze e colori, ma lui scelse un abito piuttosto sobrio: una camicia nera lunga appena qualche centimetro sotto l'inguine, con un ampio scollo a V che ricordava molto gli indumenti latino-americani. I pantaloni e il mantello erano dello stesso colore; quest'ultimo aveva dei fini ricami dorati sui bordi all'altezza delle spalle. Indossò inoltre un cappello dalla cupola dritta e piatta e dalla falda circolare e rigida, insieme ad una bandana con due fori per gli occhi. Intorno alla vita allacciò una cintura, grottesca a suo dire, larga e con delle linee puntinate in oro che le giravano tutto intorno. Al centro era disegnata una grande e sinuosa “Z”. Si guardò allo specchio, sentendosi non poco ridicolo, ma se non voleva rimetterci la pelle avrebbe dovuto aspettare in silenzio la fine della missione.

Raggiunse in fretta suo padre e insieme si smaterializzarono. Comparvero in uno stretto vicolo, dai muri alti e scuri. Un vento gelido attraversò la camicia di Draco, che strinse il mantello a sé. Una musica ritmata, ricca di percussioni rimbombava tra quelle pareti. Proveniva da lì vicino.

Poco più in là scorse due uomini e una donna. I due erano vestiti uno da pirata, il secondo con strani vestiti sgargianti e la faccia dipinta di bianco e rosso*, mentre l'altra indossava semplicemente un abito da strega color porpora. Sicuramente in quel contesto l'appariscenza sarebbe passata più inosservata dell'ordinario.

- Rodolphus, Bellatrix, Dolohov – Suo padre salutò gli altri Mangiamorte mentre il ragazzo si limitò a fare un lieve cenno con il capo.

- Mi raccomando, non dobbiamo farci notare NE' – disse Lucius soffermandosi con lo sguardo sui coniugi Lestrange - creare confusione. Almeno finché non avremo trovato Naster. Gli altri sono già andati a cercarlo.

- Faremo in fretta, – esordì Bellatrix con un ghigno che fece rabbrividire Draco. Sentiva che il cuore gli martellava nel petto al ritmo frenetico dei tamburi; quasi non osava avvicinarsi troppo ai suoi “compagni” per paura che lo sentissero. Strinse i pugni e sentì le mani umide. Stava sudando freddo.

- Bene allora andiamo e dividiamoci. Qualunque cosa accada ci ritroveremo qui. Ricordate che non abbiamo molto tempo.

Il giovane Malfoy camminò al seguito degli altri Mangiamorte, finché, svoltato l'angolo, non si dispersero tra la folla. Uomini e donne di tutte le età giravano per strada con in dosso i costumi più sfarzosi e stravaganti che Draco avesse mai visto, creando una magnifica parata di colori che sarebbe stata sufficiente ad illuminare quella notte priva di stelle, o meglio dire offuscata dalle luci dei lampioni e delle numerose decorazioni appese da un lato all'altro della via. Alcuni si dilettavano in ridicoli giochi di prestigio, altri eseguivano strani giochi di destrezza o di equilibrio con svariati oggetti. Scorse una fila di ragazze che, con abiti orientali che variavano dal blu al rosa, ballavano una danza vorticosa e sensuale, ma in quel momento Draco non aveva tempo di pensare a certe cose. Trovare una persona in quella fiumana di gente sarebbe stato un compito non poco arduo.

Camminò nelle zone in cui la concentrazione di persone era minore, con passo rapido e misurato, scrutando con attenzione ogni volto e ogni abito. Secondo le loro informazioni infatti, Abraham Naster si sarebbe travestito da Dorsorugoso di Norvegia.

<< Che assurdità >> pensò il ragazzo. Astoria si sarebbe sicuramente divertita, doveva essere quello il Carnevale di cui gli aveva parlato anni fa.

Si maledì per aver pensato anche per un solo istante una cosa simile. Col passare del tempo i rapporti tra il giovane Malfoy e l'erede dei Greengrass erano molto cambiati, se non scomparsi del tutto. Da quando la ragazza era stata smistata nella casa dei Corvonero, aveva deciso che era meglio per tutti se la loro amicizia finisse lì. Aveva sempre saputo che Astoria non sarebbe mai entrata nei Serpeverde, ma aveva osato sperare fino all'ultimo istante, quando il Cappello Parlante le aveva sfiorato il capo. Rimanere in buoni rapporti con qualcuno che non era stato degno di appartenere all'onorevole casa di Salazar, avrebbe messo in cattiva luce lui e tutta la sua famiglia. Aveva avuto paura. Aveva lasciato che un sentimento così vile rovinasse un legame puro e innocente. Ma non aveva potuto fare altrimenti, aveva messo da parte ogni rimorso, il rimpianto e il dolore. Aveva salvato la sua reputazione, ma aveva perso la persona che gli era stata più vicina in tutta la sua vita. Quella era stata la scelta più giusta.

Girovagò senza meta per circa mezzora. D'un tratto sentì il tintinnio di un tamburello poco distante da lui. Girandosi, notò una piccola cerchia di persone che batteva il tempo con le mani o strumenti improvvisati. Al centro danzava una ragazza di certo molto giovane, forse anche più di lui. Si muoveva leggiadra e frenetica al tempo stesso seguendo il ritmo cadenzato della musica. I suoi lunghi boccoli corvini ondeggiavano insieme al suo vestito verde che le ricadeva sui fianchi fin sopra al ginocchio, definendo delle curve non estremamente flessuose. Lo colpì in modo particolare la gonna, che sembrava fatta di foglie di quercia. Portava inoltre una cavigliera ornata da campanellini argentei, che si intonavano alla maschera sottile e allungata sui lati che le copriva gli occhi. Un uomo anziano, evidentemente arzillo, si alzò in piedi e si unì alla ragazza che lo accolse con un sorriso, cominciando a girare su se stessa.

Draco rimase a guardare in disparte, rapito, non riuscendo a staccare gli occhi da quella scena plebea ma divertente al tempo stesso. Quella ragazza sembrava quasi una fata, una fata dei boschi.

La musica si fermò e tutti quanti applaudirono, alzandosi in piedi, alcuni fischiando in segno di vivo apprezzamento, ma lei sembrò non curarsene e si limitò a inchinarsi e a salutare. Poi, casualmente, il suo sguardo si posò su di lui. Per un attimo sembrò che ogni strumento avesse smesso di suonare e che le grida delle persone si fossero acquietate. Draco distolse lo sguardo quasi subito. Non aveva mai visto occhi di un colore così particolare, o per lo meno, aveva cercato di dimenticarli. Ma era sicuramente un'errore, non poteva essere lì.

Si girò per continuare la sua ricerca, ma non fece in tempo a fare qualche passo che sentì una mano battergli gentilmente sulla spalla. La ragazza era dietro di lui e lo fissava con uno sguardo indefinito.

- Bel costume – esordì. Anche la voce era simile a quella della sua amica d'infanzia, ma era anche molto diversa, più calda e matura. Non avrebbe saputo dire se fosse stata la sua, in fondo non parlavano da ben sei anni.

- Non è mio – Rispose lui prima di voltarsi nuovamente.

- Aspetta! - La ragazza rafforzò la presa attorno al suo braccio, ma lo lasciò subito.

- Non sei di queste parti, vero?

- Sono solo di passaggio.

- Vieni da Hogwarts? - Draco si accigliò, non sapendo bene se temere o no quella domanda. Cominciava a sentirsi irritato: non aveva tempo da perdere.

- Come fai a saperlo? - La ragazza sorrise.

- Intuizione - Sbatté le palpebre, forse per colpa di un coriandolo che le andò negli occhi. Proprio in quel momento la musica cambiò in un ritmo lento, più dolce e rilassante.

- Ti va di ballare?

- Ho da fare... - Rispose evasivo cercando di aggirarla. Doveva mantenere la calma per evitare di attirare attenzione su di sé. Non fosse stato per l'aspetto non poco gradevole della ragazza avrebbe di sicuro risposto in modo molto più brusco.

- Per favore, – chiese con tono languido – Solo per questa canzone. Cinque minuti.

Draco avrebbe voluto incolpare la pioggia di coriandoli che scendevano leggeri e volteggiavano sospinti da una calma brezza, o la musica con il suo suadente violino, ma la realtà era che, in quel momento, nessuna ragione sembrava così valida per negarsi cinque minuti di libertà. Si lasciò trascinare dalla stretta lieve della ragazza e cominciarono a ballare seguendo il tempo.

- Come mai ti sei vestito da Zorro? - chiese divertita, come se quel fatto lo fosse.

- Te l'ho detto, non l'ho scelto io – Non seppe perché aveva deciso di mentire.

- Capisco – La ragazza abbassò lo sguardo, mordicchiandosi appena il labbro inferiore.

Nessuno dei due parlò per qualche instante.

- Come mai uno studente di Hogwarts è qui di passaggio? - Chiese lei improvvisamente.

- Stai facendo un po' troppe domande per i miei gusti – Rispose Draco ironico. Suo malgrado lo divertiva il modo in cui i pensieri della ragazza fossero palesi.

- Scusami – rise lei – È che sono curiosa di natura.

- Ora è il mio turno. Come mai, se sei una strega, non sei ad Hogwarts anche tu, invece di essere qui?

- Avevo voglia di divertirmi – Dal suo sguardo trapelava l'eccitazione e l'euforia di un bambino che ha appena combinato una marachella.

- Come ci si fa a divertire in un modo simile? Non ha senso. In mezzo ai Babbani, vestiti in modo assurdo.... - La ragazza sospirò profondamente.

- Il Carnevale ha origini molto antiche, una volta era anche una festività magica, ma con il tempo si è persa ed è diventata esclusivamente babbana. Ma ora penso che questo non sia altro che un modo per fuggire dalla realtà e lasciarsi alle spalle tutti i problemi, anche solo per un giorno, o per una sera – Lo guardò fisso, come se volesse studiare la sua reazione.

- Sarà come dici tu – Disse Draco dopo un po'. Gli occhi le si illuminarono di una viva allegria.

Per quanto la voce, l'altezza e persino la forma del viso, più affilato e sottile, non preservassero più molto della loro infantilità, il ragazzo continuava ad essere affascinato dalla somiglianza che intercorreva tra la ragazza di fronte a lui e la bambina a cui da tempo non rivolgeva la parola. In più non riusciva a scacciare quell'inopportuna sensazione di familiarità e di calore che invadeva il suo petto e tutta l'atmosfera circostante, così vi si abbandonò semplicemente, quasi senza accorgersene.

Continuarono a ballare finché la musica non finì. Era arrivato il momento di separasi. Stava per salutarla ma lei lo anticipò:

- Senti io...

Un forte boato squarciò il cielo, scintille scarlatte sprizzarono verso l'alto come fuochi d'artificio. La notte si macchiò con il simbolo del Marchio Nero. La risata acuta e sadica di Bellatrix Lestrange riecheggiò nell'aria. Il panico dilagò tra la folla e tutti cominciarono a correre qua e là come fossero impazziti. In un attimo, si spensero tutte le luci, e i colori che fino a quel momento avevano illuminato le strade più di qualunque altra fonte di elettricità, parvero sbiadire e spegnersi. Un uomo dalla stazza imponente urtò la ragazza che cadde in avanti. Draco la prese al volo tra le braccia. Fu inebriato da un leggero aroma d'ambra, dolce e soffice.

- Tutto bene? - Lei annuì. - Devi andartene via di qui – Le disse guardandosi freneticamente attorno. I Mangiamorte erano riusciti a trovare Naster, oppure lui li aveva visti ed era fuggito.

- La mia Passaporta si trova laggiù – La ragazza indicò una libreria poco distante, dalle porte e le finestre blu cobalto.

Malfoy corse verso il punto indicato, tenendola sempre per mano, per paura che potesse essere travolta dalla folla, come una conchiglia sulla spiaggia da un'onda del mare. Non aveva idea di quello che stesse facendo e sopratutto del perché. Probabilmente aveva smesso di pensare logicamente già da un bel po', da quando aveva cominciato a ballare o forse da quando aveva riconosciuto i suoi occhi color indaco che dicevano più delle sue parole. Seguiva l'istinto, senza badare alla sua anima razionale che, indignata, protestava con foga e gli ordinava di tornare al suo punto d'incontro e di lasciare lì quella perfetta sconosciuta. Ma l'uomo, si sa, è un'animale come gli altri e quando l'istinto prende il sopravvento, in certi casi non si può fare altro che seguirlo.

Arrivarono entrambi ansanti; il ragazzo si piegò e appoggiò le mani sulle ginocchia per riprendere fiato.

- Io devo andare – Disse la ragazza. Si avvicinò e lo guardò intensamente, come se fosse l'ultima volta che si sarebbero visti.

- Fai attenzione, Draco – Prima di andarsene lo baciò delicatamente sulla guancia, sfiorando appena le labbra, poi corse verso la porta e se la richiuse alle spalle. Il ragazzo rimase a guardare per qualche attimo il legno blu davanti a sé, incapace di mettere ordine e dare delle priorità ai suoi pensieri. La gente continuava a urlare e a fuggire per la via.

- Anche tu, Astoria.

Forse esisteva della magia anche in una festività babbana come il Carnevale. Com'era possibile che avesse provato in quel breve momento così tante emozioni se non per colpa della magia? Probabilmente, in una situazione qualunque non avrebbe nemmeno accettato l'invito della ragazza. Ma questo era un pensiero che si sarebbe portato fin nella tomba.

Si voltò e corse alla ricerca dei suoi compagni.

 

 

* Si parla di un clown

Note di fine capitolo

Trovare una scusa per far travestire Malfoy da Zorro è stata davvero un'impresa... Già non ce lo vedo che partecipa ad un'usanza babbana del genere, figuriamoci vestirsi da eroe mascherato!
Ciancio alle bande, questa storia in realtà l'ho ideata sulla trama di una long Draco/Astoria che sto scrivendo, ma è perfettamente fruibile anche per chi non l'ha letta, anche se non ho potuto approfondire molti aspetti per via del limite di lunghezza.
Non ho usato il prompt in maniera specifica, è un po' sparso qua e là, come emblema del Carnevale. È un abito che fa litigare Draco e Astoria, ed è sempre grazie ad un abito che Draco si riavvicinerà a lei.
A presto


Changing

Posta una recensione

Devi fare il login (registrati) per recensire.