Capitolo 1: L’Evoluzione Della Specie

 

Hermione non aveva mai amato particolarmente l’antropologia. Aveva letto e riletto L’Evoluzione Della Specie di Darwin ma, c’erano punti che a lei rimanevano ancora oscuri e incomprensibili: in primis come avesse fatto Darwin ad avere quella brillante intuizione che lo portò a collegare la scimmia all’uomo ma, forse, lo aveva intuito perché anche lui aveva un amico come Ronald Weasley.
Erano oramai sette anni che Hermione si chiedeva se essere disgustata o divertita dal suo modo di mangiare. Alla fine aveva optato per una cosa a giorni alterni: se non era dell’umore giusto ne rimaneva disgustata e lo rimproverava; se invece era dell’umore adatto ci scherzava volentieri su con Harry e Ginny.
Ma oggi, oggi non era proprio dell’umore adatto.
«Ronald, chiudi la bocca quando mangi!»
«Scu..sa, Hemion..e» bisticciò con la bocca aperta da cui fuoriuscivano pezzetti di cibo.
«Ron, è più educata una scimmia di te» esclamò Ginny sorseggiando il suo the prima di rivolgere un sorriso radioso a Harry, che si sedette accanto a lei, donandole un bacio.
Hermione li osservò, con una punta d’invidia, scambiarsi tenerezze e sorrisi sinceri prima della separazione che sarebbe avvenuta in meno di un’ ora, quando entrambe avrebbero fatto ritorno ad Hogwarts per i M.A.G.O, senza Ron e Harry.
Si voltò ad osservare ancora Ron, gli rivolse un timido sorriso, ma venne palesemente ignorata dato che la signora Weasley portò in tavola un altro, abbondante, piatto di salsicce. – forse lui aveva saltato qualche passaggio fondamentale dell’evoluzione –
Sbuffò guadagnandosi un’occhiata curiosa da George.
Davvero il cibo era più interessante di lei?
Osservò ancora una volta Harry e Ginny e poi Ron infilarsi in bocca uova e pancetta contemporaneamente; pensò che non aveva assolutamente nulla da invidiare al cibo, – trascurando l’attenzione e devozione che vi rivolgeva, pari solo a quella per il Quidditch – Ron era solo un po’ distratto, così come Harry era stato, cieco prima e imbranato poi, con Ginny.
Per una frazione di secondo si ritrovò a pensare che gli uomini dovessero essere per forza una specie a parte, perché davvero, non poteva essere realmente così imbranato, doveva avere qualche mutazione in un gene a caso di cui anche Mendel ignorava l’esistenza.
Poteva sempre compiere lei delle ricerche a riguardo.
Fase uno: Lanciare un impulso.
«Vado a ricontrollare d’aver messo tutto nel baule»
Fase due: Osservare la reazione del soggetto.
«Va bene Herm, ti aspettiamo qui» disse Harry con un sorriso, mentre Ginny annuiva alle sue parole. Tornò ad osservare Ron che a sua volta osservava l’ultima salsiccia – come un leone con una gazzella –
Fase tre: Giungere a una conclusione.
Madre Natura aveva decisamene privato Ronald Weasley di qualche gene fondamentale durante l’evoluzione.
Fase quattro: Esporre i risultati.
«Hai un pezzo di uovo sul naso, Ronald» a quelle parole lui arrossì leggermente cercando di afferrare il tovagliolo.
Hermione voltò le spalle al suo primate preferito e salì le scale cercando di evitare di pensare che, forse, Madre Natura aveva privato anche lei di qualche gene fondamentale per innamorarsi così.
 
*
 
Draco Malfoy aveva riscoperto da qualche mese il piacere della lettura e, da qualche mese, aveva scoperto anche d’essere un appassionato d’antropologia.
Mai si sarebbe immaginato a leggere libri babbani, ma trovava la lettura, di qualsiasi genere, estremamente rilassante ed era il passatempo perfetto - silenzioso e solitario – da compiere in notti insonni disturbate da incubi fin troppo reali e ricordi troppo vividi.
E, mentre rileggeva per l’ennesima volta La Scimmia Nuda, arrivò quasi ad accettare se stesso, - ciò che era stato e di cui portava ancora la prova sull’avambraccio sinistro – perché in ognuno di noi c’era, c’è, una tendenza al male che neanche la migliore educazione riesce a vincere.
Quasi, però. Il ricordo di Tiger che cadeva nell’Ardemonio fece riemergere in lui sensi di colpa così prepotenti da costringerlo ad interrompere la lettura. Chiuse gli occhi tentando di scacciare il ricordo quando la porta si socchiuse lentamente attirando la sua attenzione, un rumore di passi leggeri sul pavimento, il materasso che si abbassava leggermente sotto il peso di una persona, di sua madre dato il profumo di rose che invase le sue narici.
Una mano fresca gli spostò un ciuffo di capelli dal viso, gli occhi ostinatamente ancora chiusi nel tentativo di fingere, il libro abbandonato lì accanto sul letto.
«Non hai dormito neanche questa notte» non era una domanda, bensì una semplice constatazione. Lui scosse leggermente la testa per poi aprire gli occhi e incontrare quelli preoccupati della madre.
«Mi riposerò un po’ sul treno» tentò di rassicurala. Lei sorrise a quel tentativo, inutile, del figlio.
«La colazione è pronta» disse solo alzandosi e aprendo le tende, permettendo ai raggi del sole di filtrare e illuminare il volto pallido e spossato e del figlio. Gli riservò un’ultima occhiata intrisa d’amore materno per poi uscire dalla stanza.
Draco riprese in mano il libro da dove lo aveva lasciato, tanto non avrebbe fatto colazione.
 
Tra tutti i non specializzati, forse le scimmie e gli scimmioni sono i più opportunisti. Come categoria essi si sono specializzati nel non specializzarsi.
 
*
 
Il binario 9 e ¾ era leggermente meno affollato degli anni precedenti, infatti, Hermione non ebbe difficoltà ad intravedere Neville e Luna che raggiunse insieme a Ginny dopo essere stata salutata calorosamente da tutti i Weasley, che si congedarono poco dopo.
Harry e Ron invece sarebbero rimasti fino alla partenza dell’espresso.
«Bah, guardate chi ha avuto la faccia tosta di ritornare.» commentò con disprezzo Ron, circa una decina di minuti più tardi la partenza dei Weasley. Seguirono tutti la direzione del suo sguardo fino in un angolo isolato della stazione dove, una donna dai capelli color grano e un ragazzo dai capelli quasi bianchi, opalescenti, si scambiavano gli ultimi saluti.
«Almeno Lucius ha avuto il buon senso di non venire» commentò Neville, per nulla turbato dalla presenza dell’ultimo dei Malfoy.
«Mi stupisco di come la McGranitt gli abbia permesso di tornare» continuò Ron.
«Io credo abbia fatto bene» disse Harry lasciando Ron senza parole.
«Infondo lui ha abbassato la bacchetta quando doveva uccidere Silente, e non ci ha voluto riconoscere a Malfoy Manor.»
«Per me rimane sempre un mangiamorte» borbottò.
«Ron» lo riprese Hermione. Lui scosse le spalle e tornò a parlare con gli altri ricercando attimi di normalità perduti da tempo.
Hermione riservò un’ultima occhiata a quello squarcio di famiglia, o quello che ne rimaneva. Narcissa Black in Malfoy teneva una mano del figlio stretta alla sua mentre gli riservava una carezza che trasudava amore puro.
Narcissa Malfoy teneva una mano del figlio stretta alla sua per fargli sentire la sua presenza, il suo amore – fatto di carezze vellutate come petali di rosa -
Il fischio del treno la riscosse avvisandola che era arrivata l’ora dei saluti.
Si voltò verso gli amici di una vita e la tristezza e la paura la invasero. Non aveva mai affrontato nulla senza di loro, come avrebbe fatto?  Come sarebbe sopravvissuta al dolore che Madre Natura le avrebbe portato quando sarebbe tornata tra quelle antiche mura che avevano osservato l’evoluzione di una società per millenni?
Hermione si lasciò consolare dall’abbraccio di Harry - forte di dolcezza e amore -, poi si voltò verso Ron che con le mani in tasca la osservava con un mezzo sorriso a cui lei rispose. Lo abbracciò timidamente beandosi per un istante del suo profumo – pasta dentifricia alla menta, erba tagliata, pergamena nuova – e stupendosi di trovarsi rasserenata da quel contatto, ma non quanto avrebbe dovuto – sperato, desiderato -, non vi badò e lanciò loro un’ultima occhiata prima di salire sul treno seguita da Ginny.
Il suo sguardo vagò sul binario e lo vide: Lucius Malfoy osservava il figlio salire sul treno, nascosto dietro una colonna e, anche se il viso era quasi completamente in ombra, Hermione giurò d’aver visto un’espressione di dolore – una crepa nel cuore – attraversare quelle iridi solitamente fredde come il ghiaccio ma, che quando si posarono sulla schiena del figlio, si addolcirono avvolgendolo da lontano in un abbraccio che aveva lo stesso colore del cielo e il sapore amaro del rimpianto.
 
*
 
Draco Malfoy osservava distrattamente il paesaggio scorrere al di fuori del finestrino dello scompartimento nel quale era seduto – silenzioso e solitario
Nessuno aveva avuto l’ardire di entrare, si limitavano ad additarlo come la più spregevole delle bestie e ad osservarlo con l’odio negli occhi.
Si rigirò la sua nuova bacchetta tra le mani – biancospino e corda di cuore di drago – simile se non uguale a quella che gli aveva sottratto Potter.
Era stato sfacciatamente fortunato, Olivander gliene aveva procurata una nuova quando invece lui credeva che l’avrebbe come minimo affatturato vedendolo entrare nel suo negozio. Ma non era stato così.
- La stavo aspettando signor Malfoy – lo aveva accolto così, un sorriso stanco sulle labbra, i capelli bianchi e qualche ruga in più di come se lo ricordava – maltrattato e impaurito –
Ma d’altronde non si aspettava neppure di poter tornare ad Hogwarts, aveva creduto che il suo ultimo ricordo sarebbe stato quello della scuola a pezzi. Ora, invece, avrebbe potuto sostituirlo con uno nuovo.
Spostò di nuovo la sua attenzione dalla bacchetta al finestrino fino a che il rumore della porta dello scompartimento che si apriva non lo riscosse.
Sentì dei passi avvicinarsi a lui, il rumore prodotto dal baule trascinato, un incantesimo di levitazione sussurrato, ma non alzò gli occhi fino a che non lo udì sedersi di fronte a lui, e quando lo fece incontrò due occhi del colore dell’erba più rigogliosa.
«Come stai?» chiese Theodore Nott con un sorriso appena accennato.
«Seduto» rispose tranquillamente Draco. Theodore non riuscì a non farsi sfuggire una piccola risata che contagiò anche Draco facendo apparire sul suo volto un sorriso – di tranquillità ritrovata e pace –
Seguì qualche minuto di silenzio interrotto da Theodore.
«Sta sbiadendo. Credo che non ne rimarrà più traccia tra un po’.» disse riferendosi alla maledizione che portavano entrambi ancora impressa sull’avambraccio.
«Non spariranno i nostri problemi con lui» mormorò Draco lanciando un’occhiata fugace all’avambraccio sinistro. Entrambi si zittirono ripensando ai problemi che il loro passato – fatto di decisioni e costrizioni, dolore e punizioni – avrebbe portato in un futuro nemmeno troppo lontano.
«Carrello!! Il carrello!! Qualcosa dal carrello?» urlò una voce facendosi sempre più vicina. I due ragazzi si scambiarono uno sguardo d’intesa e un sorriso complice.
«Qualcosa dal carrello?»
 
*
 
«Non ci credo!! Non è possibile che non ci sia neppure uno scompartimento vuoto!! Mi era sembrato ci fosse anche meno gente prima, al binario, invece..» esclamò un’ esausta Ginevra Weasley trascinando per il corridoio il baule e seguita da un’alquanto seccata Hermione Granger.
«Mi basterebbe uno scompartimento i cui occupanti non mi guardino come fossi la reincarnazione di Morgana!!» disse Hermione.
Continuarono ad avanzare ignorando le occhiate curiose della maggior parte degli occupanti del treno. Hermione, imprecando sommessamente, si chiese dove si fossero cacciati Neville e Luna – forse avevano avuto più fortuna di loro nella caccia alla scompartimento – ma non fece in tempo a terminare questo pensiero che dovette reggersi alla parete del treno per non rischiare di cadere addosso a Ginny che osservava uno scompartimento.
«Dimmi che è vuoto» sospirò Hermione. Ginny scosse la testa senza staccare lo sguardo dallo scompartimento. Hermione curiosa le si affiancò e sbarrò gli occhi dalla sorpresa.
Theodore Nott e Draco Malfoy commentavano le figurine delle cioccorane, l’uno di fronte all’altro, nello scompartimento che sembrava contenere l’intera gamma di prodotti proposti dal carrello.
Theodore Nott e Draco Malfoy sorridevano.
Theodore Nott e Draco Malfoy sembravano sereni.
«O qui o in piedi. Tanto ci ignoreranno» disse sicura Ginny e senza aspettare una risposta aprì la porta dello scompartimento. Entrambi si voltarono di scatto e le osservarono.
Draco Malfoy dopo averle squadrate prese la bacchetta e la alzò, istintivamente Hermione si fece avanti con una mano già pronta a scattare sulla bacchetta. Lui alzò un sopracciglio, e la mosse leggermente senza dire nulla. In un secondo lo scompartimento ritornò all’ ordine e tutti i loro acquisti si posizionarono ordinatamente sul tavolino.
Hermione lanciò un’occhiata a Ginny che avanzò lentamente e ripose il baule.
«Se ti aspetti che io prenda la bacchetta e inizi a lanciare maledizioni a destra e manca invocando il nome del Signore Oscuro hai sbagliato persona, Granger» esclamò Draco. Hermione non si era neanche resa conto di essere rimasta ferma sulla porta; imitò i gesti dell’amica e si sedette di fronte a lei, il più lontano possibile da Draco.
La tensione era palpabile nell’aria.
«Leggi?» chiese Theodore a Draco cercando di svincolare.
«È tutto quello che posso fare.» rispose Draco spostando lo sguardo sul libro poggiato accanto a lui – compagno di notti insonni fatte di incubi troppo reali e ricordi troppo vividi –
«Libri babbani?» chiese ancora alzando un sopracciglio mentre un sorriso si faceva largo sul suo viso.
«Non sono poi così male»
«E tuo padre cosa ne pensa?»
«Solitamente non gli parlo. Non mi sono neanche posto il problema ad essere sincero.»
«Dovresti..»
«No» lo interruppe bruscamente Draco. «Non mi importa»
Theodore strinse le labbra e lo osservò preoccupato mentre prendeva il libro e si isolava da una realtà dolorosa - lottando per scordare un passato che gli stava squarciando l’anima -
Hermione a quelle parole portò la sua attenzione sul ragazzo biondo, ora assorto nella lettura di un libro che conosceva bene, e ricordò la figura di Lucius Malfoy alla stazione.
«Hermione» la chiamò Ginny «Mi chiedevo se ti andava di venire ad assistere alle selezioni di Quidditch, quest’anno sarò io il capitano e mi farebbe piacere se tu fossi lì. Mi aiuterebbe.»
«Ma certo» rispose Hermione con un sorriso.
«I Greengrass ti odiano» disse Theodore in un sussurro perfettamente udibile da tutti ma, il cui unico destinatario ignorava.
«Draco..» lo richiamò ancora. E sia Hermione che Ginny si ritrovarono immediatamente curiose – c’è chi dice che la curiosità è donna – ma il ragazzo biondo fece finta di non sentire, continuò a divorare avido le parole di quel libro come se fosse stato la chiave per risolvere un mistero che lo assillava da troppo tempo, e forse lo era.
«Draco!!» ripeté più forte.
«Vuoi iniziare l’anno schiantato?» rispose allora il biondo con un ghigno in volto – il suo marchio di fabbrica, ereditato di generazione in generazione, evoluto a ogni generazione –
Theodore sbuffò tra lo spazientito e il divertito, forse non era la prima volta che veniva minacciato così, chissà se aveva anche sperimentato.
«Rompere il contratto di matrimonio con Astoria Greengrass non è stato per nulla carino da parte tua» esclamò Theodore in tono canzonatorio. Draco sembrò non reagire.
«Le avrai spezzato il cuore. Povera..»
«Stupeficium!!»
«Protego!!» esclamò per difendersi dall’attacco di Draco. Si scambiarono uno sguardo complice e sorrisero.
Osservandoli, Hermione si chiese quante forme di amicizia esistessero al mondo, e se loro fossero una specie rara – da osservare, studiare, preservare – o una piccola percentuale.
 
*
 
Il resto del viaggio fu tranquillo, come previsto da Ginny furono ignorate e poterono conversare tranquillamente senza essere tartassate di domande che avrebbero riportato a galla dolorosi ricordi.
Draco Malfoy sembrava perso nel suo mondo – silenzioso e solitario – fatto di parole e carta e solo di tanto in tanto si risvegliava richiamato da Theodore Nott che lo coinvolgeva in qualunque genere di conversazione o lo rendeva partecipe di qualche pensiero.
Hermione si ritrovò a pensare che quel giorno la fortuna le aveva decisamente voltato le spalle perché, una volta scesa dal treno con Ginny, si ritrovò a dividere pure la carrozza con Malfoy e Nott.
Tutti e quattro osservarono con un velo di dolore negli occhi i Thestral che trainavano le carrozze e immediatamente ognuno di loro si perse nel ricordo del perché, doloroso e vivido.
Hermione si spaventò quando, a metà della strada che conduceva al castello, Draco si alzò e bloccò il Thestral, lanciò un occhiata e Theodore e poi scese dalla carrozza dirigendosi a passo sicuro verso il molo.
«Dove sta andando?» si lasciò sfuggire Hermione. Nott la guardò con un misto di rimprovero e stupore.
«Va a dire grazie, Granger» le spiegò mentre faceva riprendere al Thestral il suo cammino. Hermione capì ciò che intendeva solo una volta scesa dalla carrozza, quando il suo sguardo vagò fino al molo.
Draco Malfoy era andato a dire grazie a Severus Piton che lo aveva protetto e salvato non solo dal pronunciare quelle parole che gli avrebbero spezzato l’anima – avada kedavra – ma anche dalla mania omicida di Voldemort – Tu hai ucciso Silente, la bacchetta risponde a te. Quando io ti ucciderò, finalmente risponderà a me
Draco Malfoy era andato a dire grazie all’uomo che loro avevano tanto odiato ma che più di una volta gli aveva salvati.
Draco Malfoy aveva detto grazie e lei, loro no.
Draco Malfoy sapeva dire grazie.
Per la prima volta Hermione si vergognò di non aver avuto il coraggio – la forza – di Draco Malfoy per pronunciare quella parola di fronte a una lapide – a quel che rimaneva di una macchia di sangue, nel luogo in cui lei aveva visto la vita abbandonare i suoi occhi – grazie, grazie, grazie.
«Grazie» mormorò al nulla prima di dirigersi in Sala Grande ma con un’intensità tale che il cielo sembrò accorgersene e la pioggia cadde placida a nascondere le lacrime di chi, con fatica, tentava di ricucire la propria anima.
 

Posta una recensione

Devi fare il login (registrati) per recensire.