Note alla storia

Questa storia ha partecipato al concorso "Beatles Contest" indetto da Indiceindaco sul forum di Efp classificandosi al quarto posto.
Le regole del concorso prevedevano di scegliere una canzone, in questo caso Penny Lane, alla quale, senza che l'autore potesse saperlo al momento della scelta, era abbinato un personaggio, in questo caso James Potter ed un oggettosituazione, in questo caso "ricordo".
L'autore avrebbe dovuto scrivere una storia che includesse questi tre elementi ed in cui la canzone scelta costituiva il leit motiv della storia.


Giugno 1980, Godric’s Hollow
L’estate stava arrivando e, anche in Scozia, quell’anno sembrava fare molto caldo.  Non pioveva dall’aprile precedente ed i terreni ne stavano soffrendo.
 Il giardino di fronte al piccolo cottage portava i segni dell’arsura: l’erba era bruciata in più punti e i piccoli bulbi che Lily aveva piantato sembravano aver rinunciato a germogliare quell’anno. Soltanto qualche margherita selvatica pareva essere riuscita a spuntare, incauta e inconscia del caldo che avrebbe patito.
Lily sospirò, rialzandosi con cautela dal dondolo sotto il salice. Detestava l’estate, il caldo, il sudore che faceva appiccicare addosso i vestiti. Tutto di quella stagione le dava noia.
Inoltre,  aspettare un figlio con quel clima rendeva il caldo ancora più fastidioso. 
James sarebbe dovuto tornare a momenti.
Non lo vedeva da un paio di giorni: Silente l'aveva mandato con Caradoc ad incontrare una talpa e, per questioni di sicurezza, non aveva potuto rivelarle in che parte del Paese fosse.
Impensierita dall'imbrunire del cielo, rientrò in casa. Forse a James avrebbe fatto piacere trovare una cena diversa dal solito, col suo dolce preferito, magari.
Magari sarebbe stato contento, sereno almeno per qualche ora.
Avrebbe dovuto trovare calore ed amore, non appena fosse rientrato.
Più tardi, Lily si chiese, per l'ennesima volta, per quale motivo stesse mescolando il succo di limone con lo zucchero a velo sbattendo vigorosamente il tutto.
James non avrebbe mangiato la ciambella che gli stava preparando. Nemmeno se era la sua preferita. Nemmeno se sopra ci fosse stata la glassa al limone, che lui amava tanto.
James non l'avrebbe neanche toccata e nemmeno avrebbe leccato il cucchiaio con cui lei aveva preparato quella copertura al gusto di limone.
James sarebbe tornato a casa dalla missione per conto dell'Ordine, le avrebbe sorriso, dato un veloce bacio sulla guancia e poi, dicendole che era stanco, si sarebbe messo subito a letto.
Inghiottendo una lacrima, Lily  continuò a mescolare lo zucchero a velo che aveva aggiunto, in maniera da dare una consistenza maggiore alla glassa.
Era sempre così, negli ultimi tempi.
James si era fatto sempre più magro e sempre più stanco. Non aveva più voglia di fare nulla, persino il Quidditch, la sua grande passione, non suscitava alcun interesse in lui.
Lily non riusciva a varcare il cuore dei suoi pensieri. Lui le diceva soltanto di essere un po' stanco, un po' debole. Era la pressione della guerra, diceva. Girare il Paese e combattere lo sfiniva. Ma presto sarebbe passato tutto. Non doveva preoccuparsi. Presto sarebbe passato tutto. Lei avrebbe solo dovuto stare tranquilla. Harry sarebbe nato nel corso del prossimo mese ed ogni cosa sarebbe andata a posto.
Lily smise improvvisamente di controllare la glassa. Lasciò cadere il cucchiaio sul tavolo di noce e si appoggiò alla sedia. Harry stava scalciando nella sua pancia. Si accarezzò il ventre e mormorò qualche parola dolce all'indirizzo di quel figlio non ancora nato, mentre qualche lacrima le rigava il bel volto.
Maledisse se stessa per aver creduto per troppo tempo a quelle scuse accampate da James.
Come aveva potuto non accorgersene? Dov'era, dov'era mentre James soffriva? Dov'era, dov'era mentre il dolore e la preoccupazione lo scavavano e lo rovinavano e lo avvolgevano a poco a poco?
Perché era stata così egoista? Perché non era in grado di badare a lui con lo stesso amore con cui lui si curava di lei?
Perché aveva dato la colpa alla stanchezza e ad un'influenza passeggera fino a quando non lo aveva visto singhiozzare nella notte?
“Non posso farcela, Lily, non posso! Non posso!”
“Perché, perché ti ho condannato ad una vita così?”
“Cosa posso dare ad Harry se non sangue e morte? Sangue e morte! Lo cercherà... lo cercherà... cercherà nostro figlio! Lo cercherà... e non sarò in grado di proteggerlo. Non sono in grado di proteggerlo...  non sono in grado di proteggerlo! Non sono in grado di proteggerlo!”
Soltanto allora Lily aveva capito. Aveva capito la sua paura. Aveva capito che nessuna parola sarebbe stata una consolazione.
L'aveva solo stretto forte, forte, forte e, come una nenia, gli aveva ripetuto all'orecchio che lo amava.
 
 
 
Agosto 1978, Diagon Alley
 
 
“Ti ricordi com'era qui fino a qualche anno fa?” gli chiese Lily, osservando, mesta, l'insegna sbilenca di Gambol & Japes, un tempo luminosa e con le lettere che si mescolavano indicando gli affari esposti.
“Lì io e Sirius abbiamo acquistato quanto di meglio esistesse per  far tremare il vecchio Gazza!” esclamò James, in risposta allo sguardo di Lily, posato su quella vetrina che ora mostrava soltanto qualche piccolo effetto di stregoneria.
Diagon Alley, sebbene l'inizio dell'anno scolastico ad Hogwarts fosse più che prossimo, era semi deserta. Chi doveva compiere acquisti lo faceva nel minor tempo possibile e gli impiegati del Ministero cercavano di percorrere in fretta quelle strade. Una squadra di Auror pattugliava costantemente il quartiere e vivo negli occhi di tutti era ancora l'attentato della primavera precedente.
“Finirà, Lily. Deve finire.” disse piano James, con decisione. Avrebbe fatto quanto avrebbe potuto per porre fine a quella devastazione.
“Guarda! Florian Fortebraccio ha mantenuto i tavolini fuori!” Lily, in risposta, indicò la gelateria che, come un piccolo antro speranzoso, riempiva il selciato di tavolini ed ombrelloni colorati.
“Ti ho mai detto che la prima volta che sono stata qui, ad undici anni, mio padre canticchiava continuamente Penny Lane? In Penny Lane there is a barber showing photographs, of every head he's had the pleasure to know and all the people that come and go... stop and say hello!”
Lily prese a canticchiare, sorridente. Saltellò  nella melodia, fino alla bottega di Madama McClan e poi passò dal Serraglio Stregato.
“Era così che la immaginavo, James. Come la Penny Lane di Lennon e McCartney... questo posto fiabesco in cui poteva accadere di tutto.”  James le sorrise di nuovo e le strinse la mano. Lily spesso trovava dei parallelismi con la musica che ascoltava nella vita quotidiana e sapeva che le canzoni di quel gruppo Babbano che lui aveva dovuto, giocoforza, imparare a conoscere rappresentavano il suo piccolo rifugio segreto, quasi che avessero una parola per lei ogni volta che ne avesse bisogno.
“Mi sembrava tutto così meraviglioso quella volta! Io e mio padre osservavamo tutto con così tanta curiosità! E facevamo di quelle domande alla gente! Ricordo che chiedemmo se era necessario allegare una rubrica con gli indirizzi al gufo che papà mi aveva appena comprato!” Lily fece appena una pausa, prima di riprendere a raccontare di quella giornata.
“Per prima cosa, avevo voluto andare da Olivander... Ci pensi, James? Una bacchetta magica, per me che neanche sapevo di essere una strega fino ad un mese prima!”
“Anche la mia prima tappa negli acquisti pre Hogwarts fu Olivander! La bacchetta... è quella che negli occhi di un bambino ti rende un mago. Ricordo ancora come la trovai... e quello che mi disse Olivander: “Mogano, 11 pollici, flessibile... Interessante, Interessante giovane Potter. E' un legno caldo, potente... al profumo di sottobosco.” Voglio dire... sarà stupido, Lily, però quando mi sono trasformato in Prongs per la prima volta ho ripensato a quelle parole... E' sciocco forse.” raccontò James, sorridendo, mentre, quasi per l’imbarazzo, si grattava la testa.
“Oh. No che non lo è!” lo rassicurò Lily, con entusiasmo. Gli sorrise di nuovo, fece due passi, si voltò verso di lui e riprese nuovamente a parlare.
“Per me Diagon Alley conserva ancora la speranza di quel giorno... e l'odore di muffa di Olivander e il profumo di carta del Ghirigoro. E la voce di Paul in sottofondo... per me Diagon Alley è Penny Lane.”
 
 
 
Lily conservava gelosamente quel ricordo. Era il ricordo di una giornata serena, di un periodo felice.
Lei e James erano felici e, nei momenti come quello che stavano attraversando, Lily si aggrappava con forza a quei ricordi.
In quei mesi la guerra infuriava, loro, troppo giovani, ne stavano già portando le cicatrici. E quel figlio, quel figlio così amato prima ancora di nascere, sul cui capo pendeva una pericolosa spada di Damocle.
 
Ecco giungere il solo col potere di sconfiggere l'Oscuro Signore...
nato da chi lo ha tre volte sfidato, nato sull'estinguersi del settimo mese...
l'Oscuro Signore lo designerà come suo eguale, ma egli avrà un potere a lui sconosciuto...
e l'uno dovrà morire per mano dell'altro, perché nessuno dei due può vivere se l'altro sopravvive...
il solo col potere di sconfiggere l'Oscuro Signore nascerà all'estinguersi del settimo mese.
..
 
 
Quelle parole le rimbombavano nella testa. Avrebbe solo voluto che suo figlio fosse normale, che fosse un bambino felice, che potesse crescere circondato da affetto.
“Voglio solo che sia normale, James! Non mi importa che sia un eroe... Voglio solo che sia normale!”
Lily lo aveva ripetuto più e più volte e, ogni volta, James aveva asciugato le sue lacrime. L'aveva rassicurata, le aveva detto che sarebbe andato tutto bene, che l'avrebbero protetto ad ogni costo.
Non si era mai stancato di ripeterlo, tutto purché lei stesse tranquilla e non si affaticasse troppo negli ultimi mesi di gravidanza.
Non aveva smesso di ripeterlo nemmeno quando il tarlo della paura si era fatto strada in lui, costringendolo a non credere alle sue stesse parole. Non aveva smesso di ripeterlo nemmeno la notte in cui Lily lo vide piangere.
Nei silenzi che seguirono le giornate successive, Lily più volte si chiese se dovesse ammirare James per la forza che mostrava con lei o se, invece, avrebbe dovuto rimproverargli di non aver condiviso una paura così grande che li accomunava.
In quel momento, invece, davanti alla ciambella con la glassa al limone, Lily si chiese solo perché era stata così cieca e così sorda, perché aveva lasciato che il silenzio e la paura li divorassero e li allontanassero.
Sentiva che James le stava sfuggendo dalle mani, con la stessa velocità dei granelli di sabbia tra le dita.
Si ripeteva che sarebbe andato tutto bene, ma aveva paura. Aveva paura per Harry e per James, tormentato da qualcosa che lei non riusciva a curare.
James. Lo rivoleva. Rivoleva il suo James, rivoleva le sue risate e quel modo insopportabilmente unico che aveva di scompigliarsi i capelli o di farle il verso quando lo riprendeva per qualche sciocchezza.
Lily voleva indietro tutto quanto. Non riusciva più a vederlo così. 
Sebbene si ripetesse di dover essere forte e di doversi mostrare in quel modo davanti a lui, la paura la attanagliava.
Non sapeva quando tutto sarebbe finito. Non sapeva quando sarebbe tornato James. Non sapeva che cosa avrebbe potuto fare lei.
Voleva solo che James stesse bene. Solo quello era importante.
Rivoleva solo la sua Penny Lane.
 


 Fine Ottobre 1979, Godric’s Hollow
 
Era la loro prima notte di nozze. La prima che trascorrevano nella loro nuova casa.
Stava iniziando a fare freddo ed il camino era già acceso.
Lily stava sdraiata sul pavimento con la testa appoggiata sulle ginocchia di James, che le accarezzava delicatamente i capelli.
Nessuno dei due stava parlando. Non era necessario. 
“Lily… ti ricordi quel giorno che eravamo a Diagon Alley e mi hai detto che la prima volta che venisti con i tuoi genitori, tu e tuo padre canticchiavate Penny Lane?” James ruppe il silenzio, senza smettere di accarezzarla.
Lei annuì, aprendosi in un sorriso. Si tirò su, per assaporare meglio le parole di James, con gli occhi  verdi che le brillavano dalla felicità, lasciandoli incontrare il guizzo nocciola di quelli di lui.
“Io voglio che casa nostra sia così. Che conservi l’allegria, il tepore e la serenità di quel tuo ricordo sulle note di Penny Lane!” esclamò James, con impazienza. Da quelle mura la guerra coi suoi orrori avrebbe dovuto restare fuori. Quel cottage doveva essere il loro piccolo mondo incantato.
Lily annuì di nuovo, commossa, e lo strinse forte.
“Sarà la nostra Penny Lane. Casa nostra sarà la nostra Penny Lane!”  gli disse, prima di baciarlo come rare volte aveva fatto.
 
 
 
 
Lily lasciò la cucina e corse in salotto,  nell’angolo opposto al camino, dove c’era il giradischi che suo padre le aveva donato quando si era sposata. Cercò tra i vinili quello dalla copertina più consunta, sebbene avesse cercato di conservarla meglio che potesse.
Era il singolo del 1967, Lily lo aveva portato via dalla casa dei suoi genitori dopo la loro morte.
Da allora lo ascoltava spesso, preferendolo al Magical Mystery Tour. Quel singolo apparteneva a suo padre ed aveva con sé tutto l’affettuoso profumo dell’infanzia.
Lasciò che la puntina sfrigolasse sul vinile, mentre la voce di Paul inondava la stanza.
 
 
Penny lane is in my ears and in my eyes
There beneath the blue suburban skies,
Penny lane

 
 
 
Non seppe per quanto tempo rimase lì seduta, muovendosi solo per far riprendere da capo la canzone.
Non riuscì nemmeno ad accorgersi del ritorno di James, finché non ne sentì la mano sulla spalla.
“Sono a casa, tesoro. Sono a casa. Penny Lane è ancora qui.”
Lily dal tono delle sue parole comprese che James era tornato. Tornato davvero.
“Penny Lane non è mai andata via.” Gli sussurrò, prima di abbracciarlo stretto, perdendosi dentro di lui.
“Penny lane is in my ears and in my eyes”intonò Lily, appoggiata al suo petto.
“Penny Lane siamo noi, Lily. Io e te. Ed Harry.” Le rispose James, accarezzando delicatamente il ventre di sua moglie.

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