Note alla storia

Titolo: Butterfly Autore/data: pingui79 – febbraio 2012 Beta-reader: nessuno Tipologia: one-shot Rating: per tutti Tipologia: introspettivo Personaggi: Severus Piton, Luna Lovegood, Neville Paciock, Ginny Weasley, fratelli Carrow, Harry Potter. Pairing: nessuno Epoca: più di un’epoca Riassunto: a volte, per capire veramente come vanno le cose, è sufficiente guardarle in un modo diverso. Luna Lovegood e Severus Piton: una storia, due punti di vista. Nota: storia scritta per il terzo turno del concorso “Sei personaggi in cerca d’autore” indetta dal Magie Sinister Forum. Si è classificata al primo posto.

 

BUTTERFLY

 

 

 

“Quello che il bruco chiama la fine del mondo,

 il maestro la chiama una farfalla.”

(Richard Bach, Illusioni.)

 

 

 

 

*** Spread your wings… ***

 

Crack!

I rami secchi gemono sotto i tuoi piedi, spezzandosi sonoramente.

È da quasi un’ora che vaghi senza una meta, con incedere molle e quasi goffo. Il nero mantello struscia tristemente a terra senza la sua proverbiale eleganza.

Sembri una vecchia bambola rotta che nessuna magia è più in grado di riparare.

Hai gli occhi sbarrati, ma non sono certo gli alberi quelli che vedi, né tantomeno il sentiero: vedi il futuro che ti attende tra breve, ancora più tremendo e spaventoso del passato che è alle tue spalle.

Crack.

No, non è il sottobosco questa volta: è il tuo cuore che si frantuma, ancora, ancora ed ancora. Sono anni che sta andando in mille pezzi, è uno stillicidio mortale, ma coraggiosamente non ti vuoi sottrarre. Peggio, ora non ti puoi più sottrarre, perché alla condanna che ti sei inflitto da solo si è aggiunto anche il destino, che beffardamente sta giocando a dadi con la vita di Albus.

Dal limitare della Foresta Proibita assisti al tramonto del sole.

Un altro giorno che muore. Un giorno in meno da condividere con colui che per te è diventato un padre ed un amico da rispettare ed amare. E da uccidere.

Quel vecchio testardo ti ha appena rimproverato come solo lui sa fare, perforandoti l’anima con il limpido azzurro dei suoi occhi. Calmo e irremovibile, è stato dolcemente spietato: un delicato cappio di velluto che ha soffocato ogni tuo proposito di venire meno al Voto Infrangibile e alla promessa fatta.

Sai che cosa ti fa più male, vero? Il fatto che abbia ragione.

Ti volti per tornare al castello, ma all’improvviso una bionda cascata di capelli ed un volto al contrario invadono il tuo spazio visivo, riscuotendoti da ogni cupo pensiero.

Per la barba di Merlino, cosa ci fa una studentessa su ramo a testa in giù, in tutta tranquillità?

Che assurdità è mai questa?

Ah no, è soltanto Luna Lovegood.

Pacata, fuori dall’ordinario, semplicemente disarmante. Strana, anzi no: speciale, te ne sei accorto anche tu, anche se preferisci ironizzare spesso sulla sua sanità mentale. Ma se fosse una pozione non hai dubbi: il Distillato della Pace le si addice alla perfezione.

Ricomponi la solita espressione fatta di indifferenza e cinismo; nulla deve trapelare della tempesta che infuria dentro di te.

«Buonasera, professor Piton, anche lei da queste parti?» La voce sognante è sempre la stessa, nemmeno lontanamente incrinata per lo sforzo di stare al contrario.

«Lovegood, è troppo chiederle di rivolgersi ad un insegnante in una modalità perlomeno civile?» Sibili minaccioso, cercando di assumere quel contegno che da sempre è lo spauracchio di ogni studente.

«Oh, è vero!»

Nulla da fare, non ti riesce proprio d’intimidirla mai e poi mai.

Si raddrizza e scende dal ramo con un piccolo balzo, atterrando sul terriccio con i piedi nudi. Le hanno nascosto ancora gli effetti personali. Studenti teste di legno.

«Ero nel bel mezzo di una riflessione, non mi ero accorta che fosse così tardi.»

Quanto enorme sarà il punto interrogativo che senti comparire sul viso? Tanto, dal momento che lei inclina la testa di lato e ti guarda meravigliata, giocherellando con la collana di tappi di Burrobirra e sistemandosi meglio la bacchetta dietro l’orecchio sinistro. Non osi nemmeno immaginare di quali invisibili creature ti starà credendo vittima.

«Non le capita mai di avere un problema da risolvere?»

Un problema? Uno? Merlino, non sai da dove cominciare per fare l’elenco e sei indeciso se ridere o piangere per la domanda appena posta.

Albus da uccidere, Potter da proteggere con tutto te stesso, Draco da preservare. Ognuno di questi nomi porta con sé un’infinità di implicazioni, tutte spiacevoli e strazianti.

Non hai un problema, ne hai una miriade e di soluzioni invece nemmeno a parlarne, tanto che a momenti hai voglia di scappare da qualche parte, isolarti ed urlare a squarciagola fino a quando fa male, fino a restare senza fiato né voce. Prima o poi esploderai come uno dei proverbiali calderoni di Paciock.

Non rispondere e dirle di non occuparsi degli affari altrui è la cosa più logica che puoi fare.

«Ovviamente no, non ne ho, signorina Lovegood.»

E ovviamente quando si tratta di Luna la logica decide di non cooperare. Così ti ritrovi a mentire, come sempre in fin dei conti, no?

«Oh, lei è davvero fortunato.»

Aspetta, questa te la devi proprio segnare, è la considerazione più tragicamente comica ed errata che tu abbia mai sentito.

«Io invece» prosegue lei, ignorando beatamente il tuo sopracciglio inarcato «quando non so come risolvere un problema seguo il consiglio di mio padre: “se una situazione ti sembra troppo complicata, prova a guardarla da un’altra prospettiva.”»

Da quando è scesa da quel ramo non ha mai smesso di guardarti con indulgenza, come se l’alunno incapace di comprendere fossi tu e necessitassi di essere seguito pazientemente. Nemmeno Albus osa tanto.

Ti lascia congedandosi con un piccolo inchino ed un sorriso sulle labbra, avendo l’ultima parola: è difficile anche per te replicare a tono alle sue affermazioni, soprattutto con lo stato d’animo che ti ritrovi adesso.

Alzi gli occhi.

Vedere le cose da un’altra prospettiva.

L’ultima volta che hai intravisto cielo e terra invertirsi i ruoli avevi quindici anni, una buona dose di riscatto da cercare, tanta solitudine da colmare e un grande amore da donare. E’ stato il giorno in cui hai davvero mandato all’aria il tuo mondo con una sola e irrimediabile frase sbagliata.

Non ti basterebbe un’intera vita a testa in giù per riaggiustare il tutto.

Provi invidia per la tranquilla semplicità di lei, che sfugge ad ogni atto di derisione dei compagni e ad ogni tuo tentativo di comprenderla razionalmente.

E’ come una farfalla: le basta un piccolo battito d’ali per vedere la vita da un’altra prospettiva.

Pacata, fuori dall’ordinario, semplicemente disarmante, speciale.

Leggera.

***

Entri e con mossa fulminea ti addossi alla porta della tua stanza con tutto il peso del corpo, respirando a pieni polmoni e con il cuore impazzito, fino a che non ti lasci scivolare a terra privo di forze.

Sei un inutile guscio vuoto, buono solo ad essere calpestato e gettato.

Il pavimento di pietra è duro e freddo, ma mai quanto la realtà delle cose che il Preside ti ha appena sbattuto in faccia.

Lily. Albus. Harry.

Tra le pareti si spande l’eco dei singhiozzi che ti squassano il petto. Hai un unico desiderio: addormentarti per sempre – lì, ora, subito – e non svegliarti mai più.

Quindici anni fa una parte di te è morta con Lily. Tra qualche mese un’altra se ne andrà assieme ad Albus. Ora sai che quando dovrai guardare il ragazzo negli occhi e fargli sapere che dovrà morire, quello sarà il tuo momento di dire addio alla vita. Dopo di lui non ti sarà rimasto più nulla, non avrai più alcun motivo per andare avanti.

Resti lì, nero fagotto che trema sulla nuda pietra ed è lì che il mattino ti trova, rannicchiato su te stesso, infreddolito, indolenzito, con gli occhi gonfi di pianto e la testa che ti scoppia.

Il nuovo giorno inizia e ti richiama ai tuoi doveri. Non ti tirerai indietro, non sei un codardo.

Ti rialzi, ti rendi perlomeno presentabile ed i minuti che passano ora più che mai li senti scorrere come sabbia tra le dita, non puoi fermarne nemmeno un granellino senza inevitabilmente perderne altri.

La vita non è giusta.

“Se una situazione ti sembra troppo complicata, prova a guardarla da un’altra prospettiva.”

Ti devi aggrappare alla spalliera della poltrona fino a conficcarci le unghie, per evitare di correre fuori come un forsennato e chiedere alla Lovegood “come si fa? come fai?”. Quasi quasi ti precipiti sul serio a metterti penzoloni da un ramo, sia mai che riesca ad alleviare il macigno che ti pesa sullo stomaco.

Saresti un pipistrello sotto tutti i punti di vista, te lo immagini?

Lo immagini eccome, così distintamente che inizi a ridere e non ti fermi più; ridi talmente tanto che ti salgono nuovamente le lacrime agli occhi. Piangi e ridi, piegato in due e con il volto tra le bianche mani affusolate.

E non puoi fare a meno di chiederti quanto dolore un uomo può sopportare prima di impazzire del tutto.

***

Il silenzio è insostenibile e pesante. Nessuno fiata. Non i ritratti dei presidi, non i tre ragazzi appena sorpresi per le scale con la spada di Grifondoro ancora in mano, non tu, che stai cercando di escogitare – e in fretta – un rimedio per sottrarli alla follia dei Carrow.

I tuoi occhi d’ebano lanciano strali che inibiscono ogni protesta.

Ecco il previsto e temuto scalpiccio dietro la porta – ancora non ti è venuto in mente nulla, dannazione! – e i due Mangiamorte fanno la loro comparsa, tronfi del loro ruolo di insegnanti dispensatori di Cruciatus. Sorridono crudelmente, pregustando una lunga notte di punizioni su inermi studenti. Ti fanno ribrezzo.

Fulmini Paciock e la Weasley con occhiate di fuoco e quelli diventano pallidi come cadaveri. Come li togli ora dai guai? E cosa è saltato in mente alla Lovegood…

… che non ti guarda. Anzi, non sta guardando nessuno di voi. Appoggiata alla finestra osserva fuori con aria sognante, contemporaneamente presente ed estranea.

Piccola farfalla, da quale prospettiva stai vedendo questa intricata situazione, eh? Cosa c’è là fuori di tanto interessante?

La Foresta Proibita.

Clic.

L’associazione di idee scatta repentina ed è un autentico colpo di fortuna.

Una Corvonero appesa ad un ramo, giusto pochi mesi fa. Quattro studenti del primo anno in punizione notturna con Hagrid, ne è passato invece di tempo.

La Foresta Proibita.

Non trattieni il ghigno di soddisfazione, né tantomeno la luce di vittoria che traspare dagli occhi, mentre decreti il castigo.

I Carrow sorridono compiaciuti della tua malvagità. Idioti. Non sapranno mai che ti sei invece appena preso gioco di loro.

***

Ti stringi un po’ di più nel mantello per ripararti dal freddo. I minuti stanno trascorrendo lenti, troppo per il tuoi gusti. Dovrebbero essere già di ritorno, perché non si vedono ancora?

All’abbaiare di Thor rilasci un sospiro di sollievo, la fiammella nella lanterna di Hagrid illumina tre sagome che ti sono note. Visto? Non c’era alcun motivo di preoccuparsi sul serio.

Ti stagli in tutta la tua imponenza sul grande portone, ancora più minaccioso e terribile con la luce dell’atrio alle tue spalle. Rimandi il Mezzogigante alla sua capanna con un cenno imperioso del capo, ai ragazzi rivolgi una sola parola che non ammette repliche.

«Dentro.»

I due Grifondoro ti lanciano occhiate d’odio feroce prima di dirigersi verso la torre. Questo è il ringraziamento per averli salvati da qualcosa di ben peggiore che una passeggiata notturna di qualche ora. Questo è quello che riceverai ogni volta, quando interverrai a modo tuo per proteggere gli studenti senza rischiare di farti scoprire.

Luna invece è sempre diversa dagli altri, anche in quest’orrore che sembra non avere fine.

«È stato molto gentile da parte sua aspettarci. Buonanotte, professor Piton.»

Ti guarda ancora con umanità e indulgenza, senza un briciolo di rancore o ipocrisia. E l’unica costante positiva che ti sia rimasta e solo Merlino sa quanto tu ne abbia bisogno, ma di ringraziarla non ti è concesso, né di ricambiare sinceramente il saluto. Né ora né mai. Indugi su di lei che cammina a saltelli verso il suo dormitorio, chiudendo il pesante portone con grande clangore.

Lo sferragliare delle serrature copre il tuo “buonanotte” che nessuno è in grado di udire.

 

 

*** … and fly away ***

 

La vista ti si sta indebolendo, in modo lento ma inesorabile; il respiro inizia a mancare ed è sempre più faticoso tenere gli occhi aperti. Non senti dolore, solo tanto freddo, fuori e dentro di te.

Non può finire così, hai ancora un compito da assolvere, non è giusto, no!

Le assi di legno scricchiolano piano e Potter compare dal nulla al tuo fianco, togliendosi il mantello dell’invisibilità. Da quanto tempo era in ascolto dietro quella parete? Avrà capito a chi sei sempre stato fedele? Non lo sai, ma lo speri; si china su di te e non c’è traccia d’odio nel suo sguardo, solo due limpide pozze color verde smeraldo in cui la tua sete d’amore si placa.

Raccogli le energie nello sforzo sovrumano di dargli i tuoi ricordi, assieme alla consapevolezza della missione che lo attende. Gli doni te stesso in lunghi filamenti d’argento, scintillanti come una cerva simbolo di un amore perduto per sempre.

In questi ultimi istanti che ti restano tornano vivi mille momenti diversi, le scelte che hai fatto e quelle che non avresti mai dovuto compiere, le strade giuste e quelle sbagliate, le offerte di fedeltà e le menzogne.

E, soltanto adesso, capisci: nulla accade per caso, nulla è accaduto invano nella tua vita, non ciò che sei stato, non ciò che hai fatto, né tantomeno la morte che dolcemente si avvicina.

Impari finalmente a guardare la tua vita da un’altra prospettiva, non dall’alto di un ramo, ma steso tra la polvere e il sangue: non è vero che sei un guscio vuoto, l’amore che ha dettato i tuoi gesti è stato totale; non è vero che sei arrivato al termine e non è vero che non ti resta più nulla.

C’è ancora una cosa da fare, la più bella.

Uscire dal bozzolo, spiegare le ali ed immergerti nel verde.

Della tenebra che fino ad ora ti aveva avvolto non c’è più alcuna traccia.

Non è la fine. E’ un nuovo inizio.

E’ tempo di andare incontro alla pace che giunge spiccando il volo, libero e per la prima volta davvero a tuo agio.

Leggero.

***

E… hop! Un ultimo colpo di bacchetta e la credenza della cucina si riempie di variopinti colibrì, che si aggiungono ai fiori e agli insetti dipinti con cui hai appena rimesso a nuovo la stanza.

Seduto in disparte su una sedia, tuo padre non ti perde di vista nemmeno un istante. Guardalo, sembra invecchiato di almeno cent’anni, anche se ora il suo aspetto è sereno: ogni ruga scavata sul volto è la chiara dimostrazione di quanto abbia temuto per te. Gli lanci un breve sorriso, mentre sali la stretta scala a chiocciola: hai ancora un ultimo lavoro da fare, il più importante.

I cinque visi sorridenti di Harry, Ron, Hermione, Ginny e Neville non ti bastano più; la lista per commemorare coloro che hanno combattuto con te questa dura battaglia è molto più lunga e la vuoi onorare tutta. Su quel che resta del soffitto e alle pareti dipingi i membri dell’ES, poi, con calma e precisione, fanno capolino anche gli insegnanti di Hogwarts. Con un po’ di giocosa irriverenza orni d’argento la lunga barba di Silente, mentre commossa addolcisci l’espressione della McGranitt.

Alla fine c’è giusto uno spazio libero proprio lì, tra il vecchio Preside ed Harry, quasi fosse il posto d’onore. Con la mano ancora a mezz’aria chiudi gli occhi, per far sì che solo i ricordi possano guidare le magiche pennellate.

Dì la verità, c’eri cascata come gli altri, eh? Proprio tu, che da sempre sei stata abituata a non fermarti alle apparenze, a vedere lo straordinario nell’ordinario. Ciò che è speciale in ciò che sembra normale, oltre il velo.

Da un’altra prospettiva.

Ecco i primi tratti del contorno…

L’umanità dietro il perenne sarcasmo.

… gli inconfondibili lineamenti del volto…

La solitudine nelle profondità di un sotterraneo e nelle altezze di uno studio da Preside.

… i lunghi capelli corvini.

Un uomo come tutti gli altri, con pregi e difetti.

E tuttavia hai vacillato, nella fredda e tetra prigionia a villa Malfoy. Hai versato lacrime di amaro dolore e non c’è stata nessun’altra prospettiva da cui vedere la situazione, nessun conforto; ti sei sentita di nuovo una piccola bambina di nove anni che piangeva per la morte della propria mamma, ma questa volta nessun papà è arrivato a prenderti in braccio, per cullarti dolcemente e distrarti con una variopinta farfalla, che si dondolava al contrario su una grande foglia di melo selvatico, là, nel giardino di casa, per poi trarre da essa un prezioso insegnamento.

Hai pianto, ma non per te. Per lui.

E, per la prima volta, hai provato della vera rabbia. Contro quello che tutti chiamavano Oscuro Signore, contro i Mangiamorte, contro l’uomo che vi aveva traditi. Non più velo da sollevare, non più apparenze da sfatare, niente di meraviglioso da scoprire: il professor Piton era spietato quanto coloro che ti avevano rapita; chissà, forse era stato su suo ordine che eri stata prelevata dall’Espresso, visto che nella scuola tu e gli altri dell’ES godevate di troppo favore presso i compagni, appoggiati dall’esterno dal Cavillo. E quando il galeone vi ha chiamati tutti a raccolta non hai esitato, era doveroso combattere e cacciare lui e i Carrow da Hogwarts.

È dovuto intervenire Harry per ribaltare nuovamente ogni considerazione.

Riapri gli occhi e li fissi in quelli scuri quanto la notte più buia e profonda, che ti guardano di rimando dall’alto del soffitto: nonostante tutti i tuoi buoni propositi non avresti mai immaginato che nascondessero così tanto. Di tutta quell’immensità sei riuscita a coglierne davvero solo una piccola parte, infinitesimale a quanto pare.

Peccato.

Però una cosa puoi farla, almeno adesso, almeno qui in questa stanza che racchiude tutto il tuo mondo. E poco importa se prima non è andata proprio così, ora senti che è vero, che è tutto finalmente a posto.

L’ultimo colpo di bacchetta dà il via alla decorazione cui tieni di più, che lentamente si snoda e avvolge ogni viso con i suoi svolazzanti caratteri dorati, sfiorando delicatamente il contagioso sorriso di Fred, il bizzarro cappello a punta di Silente, il severo chignon della McGranitt.

L’ebano di due iridi sembra rifulgere di luce propria, screziarsi di bagliori impalpabili fino a quasi prendere vita, all’abbraccio di quell’unica parola che instancabile si ripete all’infinito.

Amici.

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